“Piange il mio cuore”

“Piange il mio cuore”

Lutto ad Airolo. È morto nel giorno del suo 47esimo compleanno il vicesindaco Luca Ceresetti. Molto legato al territorio, Ceresetti ha partecipato lo scorso aprile al voto di ballottaggio per la poltrona di sindaco.

Questo il ricordo del Consigliere di Stato Norman Gobbi sui social: “Oggi, nel giorno del suo 47esimo compleanno, Luca Ceresetti ci ha lasciato, dopo una brevissima malattia. Un amico da sempre e una persona cordiale, sorridente, disponibile e competente. Da poco meno di 2 anni era ufficiale subalterno del Reparto della Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale. Ci mancherà il suo impegno per la realizzazione operativa del futuro Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico. Mi mancherà la sua allegria e la sua capacità di mettersi al servizio della nostra comunità, anche a livello comunale come vicesindaco di Airolo. Il mio cuore piange, nel pensiero della compagna Conny, della mamma Flavia, di tutti i famigliari e di tutti i colleghi. Ciao Cere, grazie per avermi accompagnato lungo questo – troppo breve – tratto di vita”.

Da www.liberatv.ch

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Lutto per la morte del vicesindaco Luca Ceresetti
Si è spento a causa dell’aggravarsi di una patologia

Il municipale Plr è deceduto ieri, giorno del suo 47esimo compleanno, a causa dell’improvviso aggravarsi nelle ultime settimane di una patologia di cui soffriva da un paio d’anni.
Giunge come un fulmine a ciel sereno la notizia della scomparsa di Luca Ceresetti, vicesindaco liberale radicale di Airolo deceduto ieri, nel giorno del 47esimo compleanno, a causa dell’improvviso aggravarsi nelle ultime settimane di una patologia di cui soffriva da un paio d’anni. Persona carismatica e attaccata al paese altoleventinese, dopo l’elezione in Municipio avvenuta lo scorso aprile aveva successivamente partecipato al voto di ballottaggio per la poltrona di sindaco che aveva visto prevalere il popolare democratico Oscar Wolfisberg. Classe 1975, Ceresetti era stato nominato ufficiale della Polizia cantonale nel febbraio del 2020 e avrebbe dovuto assumere, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, la direzione del Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico la cui inaugurazione è attesa quest’anno. Questa nuova funzione è stata introdotta con l’obiettivo di seguire lo sviluppo del progetto e la formazione degli agenti e degli assistenti di polizia che prenderanno servizio a Giornico.
Dopo aver terminato la formazione accademica (bachelor in scienze politiche e militari presso l’Accademia militare Eth di Zurigo), Ceresetti ha maturato un’esperienza professionale in Svizzera e all’estero con funzioni dirigenziali in importanti studi d’ingegneria. Dal 2003 al 2007 è stato Ufficiale professionista dell’Esercito ricoprendo diverse funzioni. Nel 2007 ha poi assunto il comandato del Centro d’intervento del San Gottardo ad Airolo e dal 2013 fino al 2020 è stato caposezione sicurezza ed esercizio di infrastrutture di traffico presso lo studio d’ingegneria Lombardi. I funerali si terranno in forma privata lunedì 17 gennaio.

Il ricordo dell’amico Norman Gobbi
Il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha ricordato con affetto Ceresetti tramite un post pubblicato sui social: “Un amico da sempre e una persona cordiale, sorridente, disponibile e competente. Da poco meno di 2 anni era ufficiale subalterno del Reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. Ci mancherà il suo impegno per la realizzazione operativa del futuro Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico. Mi mancherà la sua allegria e la sua capacità di mettersi al servizio della nostra comunità, anche a livello comunale come vicesindaco di Airolo. Il mio cuore piange, nel pensiero della compagna Conny, della mamma Flavia, di tutti i famigliari e di tutti i colleghi. Ciao Cere, grazie per avermi accompagnato lungo questo – troppo breve – tratto di vita”.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 15 gennaio 2022 de La Regione

Formazione delle pattuglie miste tra Svizzera e Italia: la lotta alla criminalità non ha confini

Formazione delle pattuglie miste tra Svizzera e Italia: la lotta alla criminalità non ha confini

Comunicato stampa

Il territorio di Chiavenna è stato al centro nelle scorse settimane di un intenso ciclo formativo che, per due giorni, ha coinvolto agenti della Polizia cantonale ticinese, della Polizia del canton Grigioni, dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) nonché dei Carabinieri delle province di Como, Varese, Sondrio e Bolzano. Un programma di addestramento incentrato principalmente sul tema dei pattugliamenti misti previsti dagli accordi bilaterali in materia e che ha impegnato in totale (sotto il coordinamento del Comando provinciale Carabinieri di Sondrio e del Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso) una sessantina di agenti e una ventina di formatori. A una parte teorica su quelle che sono le basi legali dei servizi congiunti ne è seguita una più pratica dove sono state approfondite ed esercitate le procedure operative sia svizzere sia italiane.
Si è dunque aggiunto un ulteriore tassello nel lavoro congiunto che vede impegnate le forze dell’ordine nell’ambito dell’accordo sulla cooperazione di polizia e doganale entrato in vigore nel novembre 2016. Obiettivo: rafforzare in maniera integrata e ancor più efficace la lotta ai fenomeni criminali nelle zone di confine. 

Non per forza a cinque Comuni

Non per forza a cinque Comuni

I sindaci di Prato e Quinto si dicono possibilisti anche su un’aggregazione ridotta

Prove di rilancio per l’aggregazione dell’Alta Leventina. A larghissima maggioranza, lo scorso 20 dicembre il Consiglio comunale di Prato ha infatti invitato il locale Municipio ad «analizzare concretamente in tempi brevi quali scenari aggregativi siano attuabili e cosa comportino», conferma da noi interpellato il sindaco Davide Gendotti. Nelle prossime settimane, come anticipato dal CdT, saranno dunque contattati Airolo, Quinto, Dalpe e Bedretto per chiedere «quali siano le loro intenzioni e se siano disposti ad approfondire il tema». L’obiettivo di Gendotti è quello di arrivare a una soluzione «entro la fine della legislatura corrente». Una soluzione che potrebbe essere anche quella di procedere a tappe: «Sono possibilista per un’eventuale fusione anche solo con Quinto», afferma il sindaco di Prato Leventina, ricordando come ormai da diversi anni si parli di una possibile aggregazione in alta valle senza però essere mai riusciti ad arrivare a una conclusione. Dalla votazione popolare pre-consultiva del 2007 era emersa la spaccatura tra i comuni più piccoli di Dalpe, Bedretto e Prato Leventina schieratisi per il ‘No’, e i poli di Airolo e Quinto invece favorevoli. Il processo si era quindi interrotto, per riprendere parzialmente slancio nella direzione di unire unicamente Quinto e Airolo salvo poi essere nuovamente congelato nel 2018 quando tutti i cinque Comuni avevano deciso di rinviarlo a questa legislatura. Ora i tempi sembrano nuovamente maturi, quantomeno per discuterne. Gendotti è dell’avviso che l’aggregazione porterebbe a «un’ottimizzazione delle risorse sia a livello gestionale sia a livello politico. Attualmente abbiamo infatti cinque amministrazioni comunali che spesso svolgono lo stesso lavoro». Il sindaco di Prato Leventina dubita tuttavia che si possa arrivare a corto termine a una fusione a cinque, ma ritiene che si possa almeno fare un primo passo: «Anche solo un’unione con Quinto potrebbe portare a un coordinamento migliore a livello di progettualità». Ma innanzitutto bisogna capire quali siano le intenzioni degli altri Comuni: «Vogliamo discutere nel dettaglio e capire quali sono i pro e i contro secondo ogni ente locale coinvolto. L’intenzione non è infatti quella di forzare qualcuno ad aggregarsi. Tuttavia, sarebbe ideale iniziare a fare un primo passo e poi vedere cosa accadrà in futuro».
Un primo passo che in realtà è già stato fatto dal legislativo di Prato, riportando di attualità il discorso e tendendo in particolare la mano a Quinto. Un Comune «che è sempre stato pro aggregazione», rileva il sindaco Aris Tenconi, il quale vede di buon occhio l’intervento di Prato: «È sicuramente positivo, visto che in questo modo si rilancia la discussione in tutta la regione». Tenconi inoltre ribadisce che una fusione potrebbe portare dei vantaggi al futuro Comune in termini di turismo, infrastrutture e grandi progetti. E per quanto riguarda una prima tappa a due? «Non vedo controindicazione a un’aggregazione iniziale con Prato». Potrebbe dunque essere una possibilità, anche se prima «bisogna ancora discuterne, cercando anche di capire le intenzioni degli altri Comuni».

Scetticismo ad Airolo, Dalpe e Bedretto
A differenza di Prato e Quinto, tra i sindaci degli altri tre Comuni coinvolti sembrerebbe prevalere lo scetticismo. Sul tema si mostra molto tiepido il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg: «Premettendo che dall’inizio della nuova legislatura non ne abbiamo ancora discusso all’interno del Municipio, il mio parere personale è che sia prematuro rilanciare il discorso dell’aggregazione», afferma interpellato da ‘laRegione’. A sostegno della propria opinione, Wolfisberg – come Tenconi eletto sindaco nell’aprile 2021 – cita l’importanza dell’autonomia comunale «per dare priorità agli importanti progetti avviati da Airolo», su tutti la progettazione della riqualifica del fondovalle con copertura di circa un chilometro di autostrada destinata a cambiare volto al paese, attesa entro il 2026 nell’ambito dei lavori per la realizzazione del secondo tubo del San Gottardo. «Siamo pronti a sederci al tavolo con gli altri Comuni, ma credo che per quanto riguarda Airolo sia meglio attendere l’avvio di alcuni importanti cantieri e nel frattempo continuare a collaborare. Su determinati temi puntuali, come scuole, determinate infrastrutture e servizi, si lavora infatti già in un’ottica di sinergia dell’alta valle». Anche a Dalpe non sembrano esserci segnali di apertura verso un’aggregazione, nemmeno limitata a due o tre: «Attualmente non vediamo benefici particolari derivanti da una fusione, nemmeno a livello finanziario», sottolinea il sindaco Mauro Fransioli. Già nel 2007 la popolazione si era nettamente espressa contro con quasi l’80% di no. «E attualmente non mi sembra che ci sia un cambiamento di tendenza in corso. Sarebbe quindi illogico andare a proporre una fusione se la popolazione non è di questo avviso». In ogni caso la porta non viene totalmente chiusa: «Siamo tuttavia sicuramente disposti a discuterne e a valutare i pro e i contro», afferma Fransioli, precisando che Dalpe è comunque disposto «a migliorare ulteriormente le collaborazioni con gli altri Comuni e a unire le forze per realizzare determinati progetti». Chiara la volontà del Comune di Bedretto di rimanere indipendente, ribadita al nostro giornale dal sindaco Ignazio Leonardi: «È giusto parlarne e ci sarà l’occasione di farlo con gli altri municipi, ma non saliremo sul carro. La nostra posizione non è cambiata da quando nel 2007 (82% di ‘No’, ndr) anche la popolazione aveva chiaramente respinto l’idea di approfondire il discorso aggregativo. Finché ci sono le forze, e sono fiducioso che nuove leve subentreranno a questo Municipio, Bedretto preferisce continuare sulle proprie gambe e proseguire, come fatto bene finora, sulla strada delle collaborazioni».

Gobbi: ‘A determinate condizioni ben visto anche un progetto intermedio’
Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) che da tempo auspica un’alta valle riunita in un unico Comune, commenta positivamente la mossa del Consiglio comunale di Prato. «È sempre una buona notizia quando si constata il dinamismo di un legislativo anche sul tema delle aggregazioni. Vuol dire che il discorso rimane sempre aperto, nella ricerca di un coinvolgimento attivo. Non dimentichiamo che ogni progetto aggregativo trova la sua forza se lo stesso viene proposto dal basso, sul territorio interessato». Chiediamo al consigliere di Stato se un’aggregazione a tappe, con una prima fase che non per forza coinvolga tutti i cinque comuni, sarebbe comunque accolta favorevolmente dal Di. «Pensare che un’aggregazione, anche a tappe, possa avere successo solo sommando i vari addendi è limitativo. Occorre, come detto, un progetto che preveda il miglioramento della qualità di vita residenziale degli abitanti e delle aziende toccate. Se questo si realizza allora è ben visto anche un progetto intermedio che esprime la volontà della popolazione. D’altro canto, per rimanere in valle, l’esempio del Comune di Faido (ente locale che ha vissuto tre fasi aggregative nel 2006, nel 2012 e nel 2006, ndr) attesta la validità di questa mia affermazione». Restando in Leventina, il prossimo 13 febbraio i cittadini di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio saranno chiamati a esprimersi in votazione popolare consultiva in merito al progetto aggregativo che mira a costituire un unico Comune della Bassa Leventina denominato Sassi Grossi.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 gennaio 2022 de La Regione

Utile e concreta: la Protezione Civile avvia una nuova campagna comunicativa

Utile e concreta: la Protezione Civile avvia una nuova campagna comunicativa

Comunicato stampa

Sin dall’inizio della pandemia da COVID-19 la Protezione Civile (PCi) è stata uno dei partner della protezione della popolazione più presenti “al fronte” e maggiormente in vista agli occhi dell’opinione pubblica. Ha fornito il suo supporto e ha messo a disposizione le sue competenze in favore di strutture sanitarie e sociosanitarie così come della popolazione e delle autorità comunali. Per valorizzare però i numerosi compiti di protezione, assistenza e sostegno che la Protezione Civile svolge regolarmente a favore della popolazione ticinese, è stata avviata una campagna comunicativa dallo slogan “Anche qui: utili e concreti” volta a mettere in luce e a far conoscere i numerosi impieghi svolti lontano dai riflettori.

In questi giorni alle sei Regioni di Protezione Civile sono stati consegnati alcuni banner raffiguranti tre ambiti di intervento “tradizionali”: il supporto tecnico (interventi di ripristino a seguito di eventi metereologici o di altra natura), l’assistenza a persone bisognose e la protezione dei beni culturali. Questi manifesti in futuro verranno affissi dalle Regioni di Protezione civile in prossimità del luogo in cui saranno temporaneamente svolti interventi puntuali da parte dei militi di PCi, quali il ripristino di sentieri, l’assistenza ad ospiti di case anziani o l’allestimento di un inventario di beni degni di protezione.
Un modo per ricordare che la Protezione civile… è utile e concreta.   

Auto in coda per il test Covid

Auto in coda per il test Covid

Con la diffusione della variante Omicron, anche in Ticino i nuovi contagi giornalieri restano molto alti. E in tale contesto i test rappresentano un pilastro fondamentale per il contenimento del virus. Ecco dunque che, com’era già accaduto il weekend di Capodanno, anche negli ultimi due giorni le autorità cantonali hanno provveduto a mantenere un’adeguata offerta di test sul territorio. Stavolta anche con un drive-in.
Un drive-in – organizzato al Centro della protezione civile di Rivera – che ha fatto il pienone. Sabato sono stati effettuati quasi 400 test, mentre domenica sono stati superati i 600, ci dice Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, tracciando un bilancio positivo.
La capacità era di circa 520 test giornalieri. Una cifra, questa, che ieri è tuttavia stata superata. «Siamo passati da due a tre linee di test» ci spiega. Questo per far fronte, domenica, al ridotto dispositivo delle farmacie e al suggerimento delle autorità sanitarie di effettuare un test prima del rientro a scuola.
Il drive-in sarà quasi sicuramente riproposto anche il prossimo weekend, ci anticipa Pedevilla. Anche in vista dell’inizio della scuola reclute, previsto per il 17 gennaio, che richiede un test di conferma prima dell’entrata in servizio.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 gennaio 2022 di 20Minuti

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Quelle assunte oggi dal Cantone non sono state misure prese alla leggera e c’è chi critica Berna, che impone ai Cantoni di agire autonomamente e senza assumersi le proprie responsabilità, anche finanziarie
“In poche settimane siamo passati da essere il Cantone con l’incidenza più bassa a quello con l’incidenza più alta, oltre a essere quello più colpito dalla variante Omicron”. Delle soluzioni, seppur sofferte, erano quindi necessarie: nella stessa giornata, il Consiglio di Stato ha deciso per l’introduzione dell’obbligo della mascherina per tutte le classi di scuola elementare, nonché una nuova stretta per i grandi eventi sportivi e culturali, nei quali, oltre all’esibizione del certificato 2G, vigerà l’obbligo di indossare la mascherina, di restare seduti e di consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione, nonché la chiusura delle curve negli stadi e la loro occupazione per massimo due terzi della capacità. “Sono però misure che vogliono permettere la continuità di queste manifestazioni”, ha spiegato a Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
 
Un approccio politico che non funziona
Inutile dire che, comunque, i club sportivi si trovano in difficoltà: “Con queste misure abbiamo stimato una perdita di circa 100mila franchi a partita”, ha dichiarato il presidente dell’Hcap Filippo Lombardi, raggiunto dai colleghi della redazione sportiva. “È comunque apprezzabile che il Consiglio di Stato ci abbia consultati prima di prendere queste decisioni”. In effetti, la critica di Lombardi è rivolta soprattutto all’attuale meccanismo “federalistico” di gestione della crisi sanitaria: l’ex consigliere agli Stati è scettico in particolare nei confronti dell’operato del Consiglio federale, il quale demanda la presa di decisioni ai Cantoni, “senza prevedere in questo modo degli adeguati indennizzi. Ciò mette in difficoltà i club, ma politicamente anche i Cantoni”, che si trovano costretti a prendere decisioni non facili. “Sono sbalordito che il Consiglio federale si sia riunito la scorsa settimana, e solo su esplicita richiesta di una sua rappresentante, ma che non lo faccia questa settimana”, commenta Lombardi. “O siamo in una situazione di crisi e il Consiglio federale gioca il proprio ruolo fino in fondo, oppure non lo siamo e la smettiamo di sottomettere la società a delle misure così strane, facendo pressione sui governi cantonali attraverso l’Ufsp”.

Come durante la prima ondata
Una reazione forte, quella del presidente della squadra biancoblù, e alla quale Gobbi accosta un paragone con l’inizio della prima ondata, quando il Ticino era chiamato “a gestire la situazione da solo”. Come allora con il coronavirus originario, “Quando la variante Omicron toccherà gli altri cantoni nella stessa misura del Ticino, ci si sveglierà anche a Berna”, profetizza il “ministro” leghista. Per il momento, dunque, Bellinzona si deve muovere da sola, cercando di trovare una non evidente quadratura del cerchio: da un lato si vuole “premiare chi ha scelto di vaccinarsi, permettendogli di continuare ad assistere a partite e spettacoli”, dall’altro “gestire una diffusione di Omicron che, lo abbiamo visto, colpisce anche chi è vaccinato”.
Una mossa preventiva per tentare di limitare contagi e quarantene

Una mossa preventiva per tentare di limitare contagi e quarantene

Il direttore del DI: «Con Ambrì e Lugano stiamo valutando eventuali aiuti puntuali»

Vista l’evoluzione della pandemia in Ticino, giudicata «preoccupante», il Consiglio di Stato ha adottato nuove misure anche nell’ambito dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di 1.000 spettatori).
Durante la riunione di lunedì, l’Esecutivo ha deciso di introdurre da subito alcune restrizioni che limiteranno in particolare l’hockey su ghiaccio.
«Fino a metà dicembre il Ticino era uno dei Cantoni con l’incidenza più bassa a livello nazionale, ma l’arrivo della variante Omicron ha rapidamente portato a un peggioramento della situazione epidemiologica », sottolinea Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Visto l’elevato numero di contagi giornalieri, era necessario agire ». Al momento l’impatto delle infezioni sul settore ospedaliero rimane limitato, eppure le quarantene e gli isolamenti (circa 25.000 persone in Ticino stanno vivendo questa condizione) stanno cominciando a influenzare alcuni servizi essenziali e le attività economiche. Di qui, dunque, la mossa preventiva del Governo, che non ha aspettato le (eventuali) decisioni del Consiglio federale. Le misure saranno valide da subito e almeno fino al 16 gennaio.
«Entro quella data potremo capire l’impatto delle nuove misure», spiega Gobbi. Da notare che anche il circo Knie, in arrivo in questi giorni in Ticino per una serie di serate, dovrà sottostare alle stesse regole previste dai grandi eventi. A essere penalizzati dalle nuove misure cantonali sono però Ambrì e Lugano, che subiranno un danno economico. «Assieme alle società stiamo cercando di capire se c’è margine per qualche aiuto puntuale », ribadisce il consigliere di Stato. «Tuttavia, queste misure si traducono in un mancato incasso: e un mancato incasso non è coperto, in tutti gli ambiti. I casi di rigore riguardano misure particolari. In passato sono state coperte solo le spese sostenute per rafforzare il dispositivo di protezione. Ma in questo caso i club non hanno dovuto sostenere un simile investimento». 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 gennaio 2022 del Corriere del Ticino

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino e ha introdotto nuove misure cantonali per limitare la diffusione della «variante Omicron». Gli spettatori dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di mille spettatori) dovranno esibire un certificato «2G», indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti e potranno consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero massimo di spettatori presenti sarà inoltre limitato ai due terzi della capacità delle strutture. Nelle scuole, che riapriranno regolarmente il 10 gennaio, verrà introdotto da subito l’obbligo dell’uso della mascherina a partire dalla I elementare. La misura sarà valida sino al 25 febbraio 2022.

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri – in parte in presenza e in parte in videoconferenza – per analizzare la situazione epidemiologica in Ticino. L’evoluzione rimane preoccupante, con un numero di nuovi casi giornalieri molto elevato. L’impatto sul settore ospedaliero rimane al momento limitato, nonostante un aumento di persone ospedalizzate, mentre il numero molto elevato di isolamenti e quarantene inizia a influenzare alcuni servizi alla popolazione e attività economiche essenziali.
Il Governo ha convenuto che per il momento non sono necessarie misure drastiche, come la chiusura di attività economiche: ha tuttavia introdotto alcuni provvedimenti nei settori che prevedono contatti sociali numerosi e prolungati, come la scuola e i grandi eventi.
Per quanto riguarda i grandi eventi sportivi e culturali – quelli che prevedono più di mille spettatori – lo svolgimento resterà autorizzato, ma gli spettatori dovranno essere in possesso di un certificato di vaccinazione o guarigione (cosiddetto «2G»), indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti al proprio posto e potranno consumare bibite o cibo solo nelle strutture della ristorazione, dove restano in vigore le disposizioni federali. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero di spettatori verrà inoltre limitato ai due terzi della capacità massima delle strutture. Queste disposizioni cantonali resteranno in vigore fino al 16 gennaio 2022.
In vista della ripresa scolastica del prossimo 10 gennaio 2022, il Consiglio di Stato ha deciso di introdurre l’obbligo dell’uso della mascherina chirurgica a partire dalla I elementare, adottando le medesime modalità già in uso prima di Natale a partire dalla IV classe. Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport raccomanda inoltre ai genitori e agli allievi di ogni ordine scolastico di eseguire un autotest il giorno prima del rientro in classe, ovvero domenica 9 gennaio 2022. In caso di positività si dovrà evitare la frequenza scolastica per la prima settimana.  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ricordare che restano in vigore tutte le disposizioni federali già note, come l’obbligo del telelavoro e le disposizioni particolari per le attività al chiuso e gli incontri privati. La popolazione è invitata ad assumere comportamenti prudenti, limitando al minimo la frequenza e il numero di contatti sociali, rispettando scrupolosamente le norme di protezione personali (mascherina, distanza, igiene delle mani e arieggiamento dei locali) e facendosi testare al minimo sintomo.