Dai patriziati un manifesto per i rustici

Dai patriziati un manifesto per i rustici

L’assemblea dell’ALPA si è svolta a Biasca – I suoi membri vogliono rafforzare il proprio ruolo

I patriziati garantiscono stabilità e coesione custodendo l’identità ticinese, è stato detto sabato a Biasca, dove negli storici stabili delle officine ai piedi della cascata di Santa Petronilla si sono incontrati i rappresentanti dell’ALPA, l’alleanza che raggruppa circa 200 patriziati e 90’000 patrizi nel cantone.
Si è discusso di rafforzarne il ruolo, in collaborazione anche con gli enti regionali di sviluppo, per portare avanti un’annosa battaglia fortemente legata proprio all’identità ticinese e alla gestione del territorio, quella sui rustici.
I 142 delegati hanno sottoscritto un vero e proprio manifesto per promuovere il restauro. “Se non riusciamo a invertire la tendenza entro i prossimi dieci anni”- ha affermato ai microfoni della RSI il granconsigliere Aron Piezzi, membro del consiglio direttivo – “rischiamo di perdere uno dei nostri patrimoni”. Accanto al citato manifesto sono previste anche mozioni e iniziatiative parlamentari: si cerca il sostegno del Governo perché si attivi presso i cantoni alpini per promuovere una revisione della legge sulla pianificazione territoriale, di competenza federale.
Il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha promesso attenzione nella promozione della specificità dello spazio alpino e della sua agricoltura e nella difesa della sua vitalità.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Dai-patriziati-un-manifesto-per-i-rustici-16312540.html

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 10 giugno 2023 de Il Quotidiano

Sezione femminile, adesso si accelera

Sezione femminile, adesso si accelera

La Commissione della Gestione ha firmato all’unanimità il rapporto per lo stanziamento dei 3 milioni necessari per le nuove celle Sirica (PS): «Passo importante per la nostra società» Fonio (Il Centro): «Si sana una situazione al limite» – Andreotti: «Rispetteremo i tempi previsti»

Il progetto per la creazione di una nuova sezione per le detenute ora procede spedito. Ieri, a poco più di due mesi dal via libera del Consiglio di Stato all’apposito messaggio, la Commissione gestione e finanze ha firmato all’unanimità il rapporto per lo stanziamento dei circa 3 milioni di franchi che serviranno per la creazione di 11 celle riservate alle donne alla Stampa. «Si tratta di un passo importante per la nostra società », ha commentato al termine della riunione commissionale Fabrizio Sirica (PS), co-relatore del rapporto che andrà in Gran Consiglio nella prossima sessione, tra due settimane. «Mi fa particolarmente piacere – ha aggiunto – che il progetto abbia raccolto il sostegno di tutti i gruppi parlamentari, a dimostrazione dell’urgenza del tema. Le donne incarcerate in Ticino, infatti, oggi si vedono negare il diritto a svolgere attività di risocializzazione e di reinserimento nel mondo del lavoro ». Non solo. A differenza dei detenuti di sesso maschile, «sono costrette a trascorrere in cella 22 ore al giorno e, nelle ore d’aria, non possono neppure vedere il cielo visto che le sbarre sono ovunque». La nuova sezione – che secondo i piani dovrebbe essere aperta tra poco meno di due anni – «permetterà di sanare una situazione al limite », ha evidenziato da parte sua il co-relatore del rapporto Giorgio Fonio (Il Centro). Inoltre, «consentirà di dare maggiore sostegno a chi lavora all’interno della struttura carceraria, visto che anche il personale è fortemente sotto pressione ». Soddisfatta anche la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, che ci ha tenuto a ringraziare la Commissione «per la celerità con cui ha evaso un tema che ridà dignità al nostro cantone in materia di detenzione femminile ». Una volta ottenuto l’avallo del Parlamento, ha evidenziato Andreotti, «procederemo con tutte le incombenze per poter attivare la struttura nei tempi previsti», ossia 20 mesi.

Il progetto e i costi
Nel nostro cantone, lo ricordiamo, la sezione femminile era stata chiusa nel 2008. Da quel momento, quindi, le donne condannate a una pena breve vengono collocate alla Farera, che però è un carcere giudiziario e, come tale, ha regole molto più rigide. Le detenute che invece devono scontare una pena più lunga vengono trasferite fuori cantone, nel carcere di Hindelbank (BE) o nella struttura di La Tuilière di Lonay (VD) «con tutte le conseguenze sia a livello personale (lingua, distacco dai legami familiari), che si ripercuotono pure sul percorso di risocializzazione delle detenute, sia a livello di costo », fa notare la Commissione nel rapporto. Solo nel 2022, infatti, il Ticino ha speso 800 mila franchi per i collocamenti negli altri cantoni.
La Commissione «saluta quindi positivamente il progetto che vuole fornire finalmente una risposta a questa criticità che da tempo richiede un intervento concreto per assicurare la parità di trattamento delle detenute donne rispetto ai detenuti uomini che eseguono una pena nelle strutture del nostro cantone, perseguendo pure un miglioramento nell’onere di presa a carico del personale penitenziario». Nel dettaglio, le 11 celle – una delle quali destinate alle mamme con figli – saranno ricavate ristrutturando la Sezione D, prima riservata agli autori di reati contro l’integrità sessuale. Dal profilo logistico, i costi si aggirano attorno a un milione e 250 mila franchi.
Ma la creazione di una sezione femminile comporterà soprattutto il reclutamento di personale. Stando ai calcoli del Governo, serviranno 7 agenti di custodia in più, «idealmente di sesso femminile», un capo sorvegliante, un capogruppo e un sostituto capogruppo. Inoltre, occorreranno almeno cinque persone per l’ambito socioeducativo e amministrativo. Il tutto, per un costo di quasi 1,8 milioni. Complessivamente, quindi, per creare la nuova sezione serviranno circa 3 milioni di franchi. Un costo che – scrivono i commissari della Gestione – «risulta finanziariamente circoscritto e limitato, pensando ai benefici attesi con la risoluzione dell’annosa problematica legata alla carcerazione femminile in Ticino, così come le ricadute positive per la gestione di tali detenuti sul nostro territorio». Questo «passo avanti», concludono i due relatori, «non rappresenta un “lusso” o un’accresciuta sensibilità per le condizioni detentive della popolazione carceraria, ma il minimo per smettere di discriminare le donne rispetto ai detenuti uomini».

Stabile Efg, a settembre si decide il suo destino

Stabile Efg, a settembre si decide il suo destino

Sull’acquisto dell’immobile a Lugano la commissione ha fissato una scadenza: il Gran Consiglio si pronuncerà nella prima sessione dopo la pausa estiva

Perlomeno c’è una scadenza. L’ha fissata ieri la commissione parlamentare della Gestione: nella sessione del prossimo mese di settembre, in agenda dal 18 al 20, il Gran Consiglio si pronuncerà sul destino dello stabile Efg a Lugano, che nelle intenzioni del governo dovrebbe accogliere un buon numero delle autorità giudiziarie cantonali. Alla ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, il plenum deciderà quindi se acquistare o no l’edificio ex Banca del Gottardo. Anche perché su uno dei principali capitoli dell’annoso dossier legato alla logistica della magistratura ticinese occorre arrivarne a una. Il messaggio con cui l’Esecutivo propone al Gran Consiglio lo stanziamento di 80 milioni di franchi per acquisire l’immobile è infatti sui tavoli della Gestione da tre anni e mezzo. Non solo. Oggi non esiste alcun piano B o alternativa valida rispetto alla soluzione costituita dallo stabile Efg, hanno ricordato in mattinata i vertici del Dipartimento istituzioni nell’audizione davanti alla commissione. Oltre al direttore Norman Gobbi e alla responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, era presente all’incontro con la Gestione il giudice d’Appello e presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani.
Per ora c’è un solo rapporto commissionale. È favorevole all’operazione ed è firmato al momento solo dai liberali radicali. «Entro il 5 settembre si attendono eventuali altri rapporti, in ogni caso occorre finalmente decidere», sostiene Matteo Quadranti. Per il deputato del Plr, un eventuale no all’acquisto «sarebbe una mancanza di considerazione del lavoro e delle necessità della magistratura». Dice il capogruppo socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch: «Come Ps ci pronunceremo dopo aver visto i contenuti della manovra finanziaria di rientro e la posizione degli altri partiti sulle misure di compensazione legate alle pensioni degli assicurati all’Ipct». Sulla stessa lunghezza d’onda il deputato e presidente del Centro Fiorenzo Dadò: «Prima di approvare una spesa così importante vogliamo vedere quali sono le misure di risanamento delle finanze cantonali. Restiamo poi scettici su un eventuale accentramento della giustizia a Lugano». Afferma il capogruppo della Lega Boris Bignasca : «Si vada in aula e in caso di luce verde del Gran Consiglio all’acquisto sia poi il popolo a esprimersi e ad avere quindi l’ultima parola».

Gobbi: se del caso spiegheremo al popolo la validità dell’investimento
Dato l’importo in ballo il referendum finanziario non è per nulla da escludere. «Se così sarà, avremo l’occasione di spiegare ai cittadini la validità di questa acquisizione – osserva Norman Gobbi –. Un acquisto che quanto a importi è in linea con la politica cantonale di investimenti e ristrutturazioni riguardanti altri immobili. È vero, siamo confrontati al momento con ristrettezze finanziarie, ma sono gli stessi operatori economici a chiedere di non fermare gli investimenti pubblici, perché altrimenti si ferma l’economia cantonale. E l’acquisto dello stabile Efg, lo ribadisco, non è una spesa, è un investimento. Un investimento in un bene patrimoniale. Un investimento del Cantone per la giustizia ticinese». «Sono anni che il messaggio del Consiglio di Stato è pendente in Gestione – evidenzia il presidente della commissione Michele Guerra (Lega) –. Per questo abbiamo voluto stabilire un termine entro cui bisogna avere una posizione definitiva. È pertanto sicuro che il Gran Consiglio deciderà sul tema nella seduta di settembre».

CONSUNTIVO 2022 Conti, in aula con due rapporti
Ieri sui banchi della Gestione anche il Consuntivo 2022 del Cantone, che registra un avanzo d’esercizio di 3 milioni di franchi a fronte di un disavanzo preventivato di circa 135 milioni. Due i rapporti commissionali che saranno sotto la lente del plenum del Gran Consiglio nella sessione che si aprirà il 19 giugno. Con quello di minoranza – firmato da Ps e Verdi – che boccia i conti. “In sede di Preventivo 2022 – scrive il capogruppo socialista Ivo Durisch– la pandemia di Covid-19 ha messo a nudo la fragilità delle finanze cantonali, evidenziando una marcata riduzione delle entrate fiscali. Riduzione che però si è verificata in modo molto meno incisivo del previsto. Nonostante questo abbia permesso di arrivare a un avanzo di esercizio di 3 milioni, rispetto a un disavanzo preventivato di 135, non possiamo sottacere che questo è avvenuto solo grazie ai 164 milioni di versamenti straordinari della Banca nazionale”. La situazione finanziaria “continua a mostrare disavanzi strutturali fino al 2024 con un ulteriore peggioramento nel 2025, dovuto all’introduzione dell’aliquota del 5,5% sull’utile delle imprese. Il Preventivo 2023 è la dimostrazione delle finanze fragili: mostra un disavanzo di circa 230 milioni, se si includono il mancato versamento della Banca nazionale, le minori entrate dovute alla modifica dell’imposta di circolazione e il più che probabile aumento dei sussidi cassa malati”. Per il relatore di minoranza “la politica fiscale irresponsabile praticata da governo e parlamento negli ultimi cinque anni ha creato un disavanzo strutturale alle finanze del Cantone di circa 250 milioni, se non consideriamo i proventi derivanti dagli utili della Banca nazionale”. E alludendo al decreto Morisoli, aggiunge: “Oggi a causa di un disgraziato decreto di freno alla spesa, da noi combattuto, bisogna arrivare al pareggio di bilancio entro il 2025 e per arrivarci si potrà agire unicamente sulle uscite, ossia bisognerà effettuare pesanti tagli alla spesa. Questo significa tagli a servizi e prestazioni, che andranno a intaccare importanti politiche sociali, sanitarie e scolastiche, che sono essenziali per il Paese. Nonostante questo disavanzo e i tagli all’orizzonte, si continuano a proporre politiche fiscali a beneficio principalmente delle persone molto benestanti, giustificandole con la promessa dell’arrivo di globalisti e milionari”. Continua Durisch: “Questo disavanzo strutturale accompagnato dal freno alla spesa mette la politica in ginocchio e la priva di ogni possibilità di progettualità, in un momento in cui è necessario affrontare velocemente le nuove sfide, se non vogliamo venirne travolti. L’impressione è che la maggioranza di governo e parlamento non solo siano paralizzati nella progettualità, ma anche nel trovare le misure di risparmio. Una politica poco responsabile e poco lungimirante che si è messa in un angolo da sola”.

Chiede invece al plenum del Gran Consiglio di dare luce verde al Consuntivo il rapporto stilato dal leghista Michele Guerra, che alla ‘Regione’ dichiara: «Trovandoci all’inizio di una nuova legislatura avremmo potuto far slittare il consuntivo a settembre. Abbiamo però deciso di rispettare i termini previsti dalla Legge, portando il Consuntivo in parlamento questo mese. Anche perché si tratta di un Consuntivo positivo, che chiude con tre milioni di avanzo». Un eventuale slittamento a settembre, prosegue Guerra, «avrebbe significato accavallare Consuntivo 2022 e Preventivo 2023, quindi con l’importante cantiere di risanamento dei conti con orizzonte 2025». Scenario futuro che, come si legge nel rapporto di maggioranza, sottoscritto da Lega, Plr e Centro, rimane incerto: “L’incertezza del contesto economico globale, accentuato dal perdurare del conflitto in Ucraina, si ripercuote negativamente sulla crescita dell’economia mondiale. L’avanzo d’esercizio registrato nel 2022 non deve quindi illudere. Nei prossimi anni sul fronte delle finanze cantonali ci attendono sfide importanti che richiederanno sforzi non indifferenti per riportare i conti del Cantone in equilibrio”. Il primo passo sarà l’elaborazione di un Preventivo 2024 con un disavanzo massimo di 40 milioni di franchi. Per raggiungere questi obiettivi governo e parlamento sono chiamati a un’assunzione di responsabilità”.
«Il mio auspicio – dice il capogruppo della Lega Boris Bignasca – è che il Consuntivo venga approvato e dunque liquidato affinché ci si possa poi concentrare sui grossi dossier che ci attendono: manovra di rientro, Preventivo 2024, Ipct e stabile Efg».

CARCERE Luce verde alla sezione femminile
Non è tutto. La commissione della Gestone ha anche dato via libera alla realizzazione della sezione femminile al carcere della Stampa. Ha quindi firmato il rapporto di Giorgio Fonio (Centro) e Fabrizio Sirica (Ps) favorevole al messaggio governativo che chiede “lo stanziamento di un credito complessivo di 3’082’730 franchi presso il Penitenziario cantonale, di cui 1’250’000 franchi destinati alla realizzazione della nuova Sezione femminile e all’adeguamento degli spazi da destinare a detenuti anziani e a detenuti con disabilità fisica o motoria e 1’832’730 franchi annui quali spese ricorrenti per il personale aggiuntivo necessario alla gestione della sezione femminile”. Il progetto proposto dal Consiglio di Stato, si ricorda nel documento redatto da Fonio e Sirica, prevede “la creazione di una nuova Sezione femminile presso il Carcere penale La Stampa, ristrutturando la relativa Sezione D, nel frattempo dismessa quale settore riservato agli autori di reati contro l’integrità sessuale e delle persone, e riconvertendo la stessa realizzando in sostanza un comparto esclusivamente dedicato alle detenute donne”. La nuova sezione femminile “sarà composta da undici posti cella, numero che deriva dall’attuale struttura della Sezione D: una cella del comparto sarà appositamente concepita per permettere l’eventuale gestione di donne con figli, fino al massimo ai tre anni di età”. Il nuovo comparto femminile (“concretizzazione” in venti mesi) “disporrà di un passeggio e di un laboratorio riservati esclusivamente per le detenute donne”. «Si va a sanare una situazione oggi estremamente critica per le donne che vengono incarcerate in Ticino – evidenzia, da noi contattato, Giorgio Fonio –. Una situazione resa ancor più delicata quando le detenute hanno figli in tenera età che devono accudire, figli che loro malgrado vengono coinvolti nella realtà carceraria». Al plenum del Gran Consiglio la parola.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 7 giugno 2023 de La Regione

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C’è una scadenza per lo stabile EFG E si fa strada anche il voto popolare
Il dossier si è sbloccato in Commissione della Gestione – Niente accordo sull’acquisto della struttura, ma sulle tempistiche Il tema andrà in Gran Consiglio nella sessione di settembre – La Lega intanto auspica che sia il popolo ad avere l’ultima parola nelle urne

Un «piano B» all’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la Cittadella della Giustizia? Non c’è. E se il popolo fosse chiamato a decidere in ultima battuta sul maxicredito di 230 milioni (80 dei quali per aggiudicarsi l’edificio progettato da Mario Botta)? Sarebbe un’opportunità. È questa, in sintesi, la posizione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, sentito in audizione dalla Commissione gestione e finanze. Un incontro, quello di ieri, per fare il punto sull’annoso dossier e per provare a uscire da un’impasse che dura ormai da tre anni. E qualcosa, in Commissione, si è mosso. Di accordi politici sull’acquisto dello stabile, per il momento, non se ne vede nemmeno l’ombra. Tuttavia, la Commissione ha trovato un’intesa sulle tempistiche (politiche) dell’operazione. Il tema, infatti, andrà in Gran Consiglio nella sessione di settembre, dopo la pausa estiva.

Due ipotesi sul tavolo
«Dopo anni di discussioni, proprio perché su questo tema non sembra esserci convergenza, si è deciso di porre quale termine il 5 settembre affinché tutti i gruppi parlamentari arrivino con eventuali osservazioni e le loro posizioni definitive », spiega il presidente della Gestione, il leghista Michele Guerra. Insomma, il tira e molla sulla Città della Giustizia, un dossier fermo in Gestione da oltre tre anni, ora ha una data di scadenza. Va però detto, a questo punto, che il destino dell’operazione resta comunque più che incerto. Anche perché, allo stato attuale l’unico partito apertamente favorevole all’acquisto dello stabile è il PLR. Stando così le cose, dunque, a settembre il dossier andrebbe incontro a una chiara bocciatura da parte del Parlamento. Tuttavia, c’è un’altra possibilità che sta prendendo piede: una votazione popolare, innescata dal referendum finanziario dopo il voto favorevole del Gran Consiglio.
Una possibilità, quest’ultima, caldeggiata in particolar modo dalla Lega. «Per noi era importante far uscire il dossier dalla Commissione della Gestione e andare in aula», commenta il capogruppo Boris Bignasca. «Se poi il Gran Consiglio dovesse dare luce verde all’acquisto dello stabile sarà importante chiedere il referendum finanziario obbligatorio e quindi far decidere il popolo per questa importante spesa». Ma quindi la Lega in aula voterebbe a favore? Ancora Bignasca: «Per noi ciò che conta è che si esprima il popolo. Se per fare ciò dovremo dare il nostro assenso formale in aula penso che il nostro gruppo parlamentare potrebbe orientarsi in questa direzione».

Legato alla manovra di rientro
Una parziale soddisfazione per lo «sblocco» del dossier (almeno nelle tempistiche) viene espressa dal PLR, con il relatore dell’unico rapporto commissionale ( favorevole all’acquisto) oggi sul tavolo della Gestione, Matteo Quadranti. «Oggi il nostro rapporto è stato sottoscritto dal gruppo del PLR. Sarà quindi probabilmente di minoranza. Da parte nostra avevamo chiesto di andare subito in aula, ma la maggioranza ha preferito aspettare».
Per questo motivo, spiega poi Quadranti, «abbiamo preteso perlomeno un termine entro il quale facciano un altro rapporto di maggioranza», anche perché « il dossier è ormai fermo da tre anni e mezzo». Detto diversamente: vada come vada, per il PLR l’importante è che a settembre se ne parli e si arrivi a una decisione.
Una posizione piu attendista, invece, viene espressa dai socialisti. Il PS, infatti, preferisce aspettare settembre prima di decidere da che parte stare. E questo perché proprio a settembre, con la presentazione del Preventivo 2024, verranno annunciate le misure di risparmio per il riequilibrio delle finanze cantonali. «Prima di prendere posizione – spiega il capogruppo Ivo Durisch – attendiamo di sapere che cosa succederà sul fronte della manovra di rientro e sul fronte della Cassa pensioni dello Stato».
Altrimenti detto: se i tagli alla spesa riguarderanno le fasce più deboli della popolazione, il PS non sosterrà l’acquisto dello stabile. E questo perché, come rimarcato dal co-presidente Fabrizio Sirica, la posizione del partito su questo fronte è chiara: «Prima vengono le persone, poi le strutture».

Gli argomenti del Dipartimento
Ma quali sono state le argomentazioni del Dipartimento delle istituzioni a favore di questo investimento? Durante l’audizione, Gobbi ha in particolare fatto leva su quattro punti, illustrati in una presentazione. Primo: ad oggi non esiste alcun «piano B» rispetto alla proposta di acquisto dello stabile EFG. Nel Luganese, infatti, non ci sono spazi disponibili per accogliere gli attuali occupanti di Palazzo di giustizia. Secondo: l’acquisto dello stabile EFG è un progetto nell’interesse della Giustizia, che da tempo, a Lugano, opera in condizioni difficoltose e che mal si prestano all’immagine del terzo potere dello Stato agli occhi della cittadinanza e delle imprese. Terzo: l’investimento, seppur ingente, è ritenuto sostenibile per le finanze dello Stato, lungimirante e rispettoso delle esigenze di una Giustizia moderna che opererà in digitale con Justitia 4.0. A questo proposito, Gobbi ha fatto notare che per implementare questo progetto federale sarebbe necessario un ennesimo cerottone per adeguare l’attuale stabile in via Pretorio, che andrebbe ad aggiungersi a quello da 12 milioni di franchi per alcuni interventi urgenti (vedi l’edizione dello scorso 6 febbraio, ndr). L’investimento, inoltre, sarebbe solido e di lungo termine oltre ad avere un’importanza simbolica in quanto il Cantone annovererebbe nel suo patrimonio immobiliare il primo edificio di pregio e di rilevanza storica dell’architetto Mario Botta.
Insomma, il palazzo EFG sarebbe un simbolo dignitoso della Giustizia un po’ come lo è Palazzo delle Orsoline per Governo e Parlamento. Quarto: la possibilità che l’ultima parola spetti ai cittadini in virtù del referendum finanziario obbligatorio è vista come un’opportunità per parlare ai cittadini della Giustizia, del suo ruolo e dei suoi bisogni.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 7 giugno 2023 del Corriere del Ticino

“Non si risparmi (troppo) sulla giustizia”

“Non si risparmi (troppo) sulla giustizia”

È il messaggio lanciato in occasione dell’inizio dell’anno giudiziario in Ticino
I risparmi non devono intaccare eccessivamente il settore della giustizia in Ticino: è l’appello che è stato lanciato oggi, lunedì, dal Palazzo dei Congressi di Lugano in occasione dell’inizio formale dell’anno giudiziario.
Sono stati due gli interlocutori istituzionali che hanno preso la parola, il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, e il presidente del Tribunale d’Appello Damiano Bozzini.
Hanno affrontato il tema della disciplina finanziaria obbligata del cantone, come pure la necessità di digitalizzare il settore, come previsto dalla Confederazione, entro il 2026 nel progetto “Iustitia 4.0”. Per Gobbi, adattare un ambito tradizionalmente cartaceo e analogico alle tecnologie digitali, necessità anche di nuove soluzioni logistiche. Ecco allora emergere uno dei temi politici più spinosi degli ultimi mesi, quello dell’acquisto dello stabile ex EFG a Lugano da tramutare in una sorta di città della giustizia, ma il progetto rischia di arenarsi.
“Oggi abbiamo solo due stabili che hanno la predisposizione tecnica per poter gestire la nuova piattaforma che nascerà a livello nazionale per lo scambio dei documenti su base elettronica; questo mi preoccupa, proprio perché significa che se non si interviene a livello di soluzione logistiche, la giustizia ticinese sarà zoppa”, spiega Gobbi.
Domani, la Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio incontrerà proprio il Dipartimento delle istituzioni per salvare il salvabile. Un rapporto di minoranza targato PLR, favorevole all’acquisto dello stabile, è pronto ma occorrerà convincere altri parlamentari, tra cui alcuni leghisti, colleghi di movimento di Gobbi.
“Il mio obiettivo – spiega Gobbi stesso ai nostri microfoni – è di convincere tutti: proprio perché non deve essere un messaggio di bandiera, ma un atto di sostegno a favore del terzo potere, quello della giustizia”.
L’acquisto dello stabile EFG rientra nel contesto delle ristrettezze economiche del cantone. “L’auspicio è che anche in questa fase di riequilibrio dei conti non si adottino misure che incidano negativamente sul buon funzionamento della giustizia, che è un elemento fondamentale delle nostre istituzioni”, sottolinea per parte sua il presidente del Tribunale d’Appello Damiano Bozzini.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Non-si-risparmi-troppo-sulla-giustizia-16299595.html

Da www.rsi.ch/news

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Giustizia ticinese, si alla digitalizzazione e no ai tagli

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16300831

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 5 giugno 2023 de Il Quotidiano

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‘Giustizia sguarnita, effetti negativi per tutti’
Apertura anno giudiziario 2023-2024, il presidente del Tribunale d’appello sulla manovra di risparmio: la politica valuti attentamente l’impatto delle misure

Tra codici da applicare, sentenze da emettere… e risparmi da effettuare. «La magistratura sente già ora i primi effetti tangibili di questa intensa ricerca di margini per ridurre i costi ricorrenti. La preoccupazione è concreta». Il presidente del Tribunale d’appello Damiano Bozzini dedica l’ultima parte del suo discorso, tenuto ieri a Lugano all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2023-2024, al principale tema dell’agenda politica cantonale, che si riverbera e si riverbererà anche sulla magistratura: la manovra di rientro cui sta lavorando il Consiglio di Stato per conseguire entro fine 2025 l’agognato pareggio di bilancio delle finanze pubbliche. Un percorso impegnativo, ostico. E inevitabile, soprattutto dopo il sigillo popolare al decreto Morisoli taglia spese, o meglio per contenere la crescita “fuori controllo” della spesa pubblica, per dirla con i fautori del provvedimento. Già, risparmiare. Dove? Come? Di qui l’appello del responsabile della massima autorità giudiziaria ticinese a governo e Gran Consiglio affinché valutino attentamente «le conseguenze estremamente negative su cittadini e imprese di un sistema giudiziario che dovesse ritrovarsi inadeguatamente dotato di mezzi finanziari, logistici e umani». Avverte Bozzini: «La contingenza politica delle finanze cantonali passa, invece il buon funzionamento della magistratura è stato ed è una costante del nostro cantone che va assolutamente preservata: i magistrati ne saranno garanti».

‘Non chiediamo privilegi’
Al suo secondo e ultimo anno alla testa del Tribunale d’appello, Bozzini soppesa le parole, rivolgendosi a colleghi magistrati, avvocati e vertici del Dipartimento istituzioni, inclusi quelli della Divisione giustizia. Nei prossimi mesi, riprende il giudice, Consiglio di Stato e parlamento «saranno impegnati nella nota manovra definita “di riequilibrio delle finanze”, perseguendo un obiettivo contabile di “pareggio dei conti” voluto dal Gran Consiglio e approvato dai cittadini» con il sì, poco più di un anno fa, al decreto Morisoli. I Tribunali, rammenta, «non sono parte dell’apparato amministrativo cantonale, ma gli oneri finanziari del funzionamento di questo ‘terzo potere’ saranno oggetto di decisioni politiche degli altri due poteri statali, all’opera per il raggiungimento del citato obiettivo di finanza pubblica», ovvero il pareggio di bilancio nei conti del Cantone. «Posso assicurare – tiene a precisare Bozzini – che da sempre i tribunali prestano attenzione all’uso razionale delle risorse». Consiglio di Stato e Gran Consiglio, riconosce, «hanno in più occasioni preso atto delle accresciute esigenze della magistratura e, prestando la giusta attenzione al buon funzionamento della giustizia, hanno approvato negli anni i necessari adeguamenti, con l’assunzione dei relativi costi. Ebbene, il mio auspicio è che anche con l’esame che si apprestano a compiere nell’ottica dell’allestimento del Preventivo 2024 i membri del governo e del parlamento dedichino la medesima attenzione alle conseguenze estremamente negative su cittadini e imprese di un sistema giudiziario che dovesse ritrovarsi inadeguatamente dotato di mezzi finanziari, logistici e umani. Non si chiede alcun privilegio per i magistrati. Si chiede un’attenzione accresciuta a garanzia di una funzione istituzionale essenziale». Specie in un momento in cui «la conflittualità sociale» è aumentata. E «le difficoltà economiche per le famiglie e le imprese si ripercuotono anche sul lavoro della magistratura: le vertenze causano un numero maggiore di procedimenti, ma soprattutto è la loro complessità ad aumentare». Rammenta Bozzini, chiudendo la relazione: «Giovedì scorso in occasione di un’importante conferenza nazionale, che ha riunito a Lugano magistrati e avvocati provenienti da tutto il Paese, il sindaco Michele Foletti ha tenuto a sottolineare l’importanza del funzionamento della giustizia, ricordando come le decisioni celeri e la certezza del diritto siano elementi di garanzia delle condizioni quadro di un Paese. Prendo in prestito le sue parole e ripropongo qui il suo invito ai magistrati a “tenere duro” e in particolare la sua esortazione alla politica ad “avere un occhio di riguardo”».

Logistica, sull’acquisto dello stabile Efg Gobbi non molla
Il presidente del Tribunale d’appello cita e fa proprie le considerazioni del sindaco leghista di Lugano, leghista come il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, che nel suo intervento all’apertura dell’anno giudiziario 2023-2024 si sofferma tra l’altro sullo scottante e annoso dossier riguardante la logistica del potere giudiziario. E dunque sull’acquisto a Lugano dello stabile Efg: una spesa/investimento di duecento milioni e passa, se si considera pure il risanamento del vicino Palazzo di giustizia. Un importo rilevante sul quale in seno alla commissione parlamentare della Gestione i partiti sono profondamente divisi. In altre parole, manca attualmente una maggioranza d’accordo con l’operazione, anche e soprattutto per le non indifferenti implicazioni finanziarie. Gobbi però non molla. «Confermo – sostiene il consigliere di Stato – la validità della proposta governativa contenuta nel messaggio licenziato nel novembre 2019”, la proposta cioè “di acquistare l’immobile ex Banca del Gottardo, oggi Efg, volto a ospitare il Tribunale di appello e altre autorità giudiziarie e amministrative legate all’amministrazione della giustizia». Non solo: con questo edificio, prosegue il ministro accennando alla prospettata digitalizzazione in Svizzera della giustizia, «avremmo una certezza in più di poter implementare entro i tempi definiti dal parlamento federale il progetto nazionale ‘Justitia 4.0’, progetto che difficilmente senza investimenti milionari a Palazzo di giustizia e nello stabile delle Preture in via Bossi a corto termine potremo realizzare». Un immobile, sottolinea il consigliere di Stato, destinato «alla giustizia ticinese». Un immobile «istituzionalmente rappresentativo, di indubbio pregio architettonico e di rilevanza storica, in quanto concepito da un architetto ticinese di fama mondiale», Mario Botta.

‘Confido nella lungimiranza del parlamento’
Il capo del Dipartimento istituzioni si augura allora che il Gran Consiglio «sappia essere lungimirante, anche in un momento di difficoltà finanziaria, investendo – ripeto, investendo – in uno stabile di pregio, già edificato e funzionale a corto termine per le esigenze digitali, riconoscendo così implicitamente il ruolo fondamentale del potere giudiziario in uno Stato di diritto. E spero che a questo mio pensiero si associ il vostro quali magistrati, addetti ai lavori e cittadini tutti, in favore della giustizia cantonale». Se l’operazione non andasse in porto, chiarisce Gobbi avvicinato dalla ‘Regione’, «si farebbe uno sgarbo non al sottoscritto, bensì alla giustizia ticinese». Stamattina l’incartamento concernente l’immobile Efg dovrebbe tornare sui banchi della commissione della Gestione, con la prevista audizione di Gobbi. Si profila un piano B per sbloccare il dossier logistica?

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 6 giugno 2023 de La Regione

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Un occhio di riguardo per la Giustizia tra finanze cantonali e stabile EFG
Il presidente del Tribunale d’appello ha chiesto a Governo e Parlamento «un’attenzione accresciuta» per il terzo potere in vista della manovra di rientro
Gobbi non demorde sulla «cittadella della Giustizia», mentre Quadranti annuncia: «Il rapporto in aula anche se di minoranza»

Sulla manovra di riequilibrio delle finanze cantonali la preoccupazione della Magistratura ticinese «è concreta». Essa chiede dunque a Governo e Parlamento «un’attenzione accresciuta», in particolare a garanzia del buon funzionamento del «terzo potere» nel nostro cantone. A dirlo, senza troppi giri di parole, è stato il presidente del Tribunale d’appello, Damiano Bozzini, in occasione del tradizionale discorso per l’apertura dell’anno giudiziario, tenutosi ieri mattina al Palazzo dei Congressi di Lugano.
«Nei prossimi mesi Governo e Parlamento saranno impegnati nella nota manovra di riequilibrio delle finanze, perseguendo un obiettivo contabile di pareggio dei conti, voluto dal Parlamento e approvato dai cittadini», ha innanzitutto ricordato Bozzini. «La Magistratura – ha proseguito – sente già ora i primi effetti tangibili di questa intensa ricerca di margini per ridurre i costi ricorrenti. La preoccupazione è concreta». E, in questo senso, Bozzini ha pure ricordato che «da sempre i Tribunali prestano attenzione all’uso razionale delle risorse», così come «Governo e Parlamento hanno in più occasioni preso atto delle accresciute esigenze e, con la giusta attenzione al buon funzionamento della Giustizia, hanno approvato i necessari adeguamenti, con l’assunzione dei relativi costi». Fatte queste premesse, concretamente l’auspicio di Bozzini è che «anche con l’esame che si apprestano a compiere» con il Preventivo 2024, «i membri del Governo e del Parlamento dedichino la medesima attenzione alle conseguenze estremamente negative su cittadini e imprese di un sistema giudiziario che dovesse ritrovarsi inadeguatamente dotato di mezzi finanziari, logistici e umani». Insomma, occorre prestare la massima attenzione alle conseguenze negative (per la società tutta) di eventuali tagli alla Giustizia. Ad ogni modo – ha tenuto a precisare il presidente del Tribunale d’appello – «non si chiede alcun privilegio per i magistrati », ma «un’attenzione accresciuta a garanzia di una funzione istituzionale essenziale». Detto diversamente: «La contingenza politica delle finanze cantonali passa, ma il buon funzionamento della Magistratura è una costante del nostro cantone che va assolutamente preservata».
Nel suo discorso, Bozzini ha pure brevemente fatto riferimento agli aspetti logistici della Magistratura, ossia all’acquisto dello stabile EFG a Lugano per la cosiddetta «cittadella della Giustizia ticinese». Un’operazione – dal costo complessivo di oltre 200 milioni di franchi – ormai da anni ferma nella Commissione della Gestione, senza una solida maggioranza parlamentare favorevole.
«Da decenni – ha rimarcato Bozzini – si attendono scelte lungimiranti da Governo e Parlamento. È urgente dotare la Magistratura di adeguate e rimodernate strutture». E questo perché «condizioni di lavoro ottimali migliorano il buon funzionamento dei Tribunali, a beneficio dei cittadini e delle aziende. Il 2023 dovrebbe essere un momento decisivo al riguardo, restiamo fiduciosi ».

Il Legislativo sia lungimirante
Proprio il tema dello stabile EFG è stato affrontato nel suo discorso anche dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Palazzo di giustizia a Lugano soffre da anni di carenze strutturali. Ho preso atto di quanto indicato nel rapporto annuale 2022 dal Consiglio della magistratura, che ha evidenziato come “la situazione logistica generale (…) è da troppo tempo indiscutibilmente critica”». Condivido le parole del Consiglio della magistratura e confermo la validità della proposta del Governo », presentata nel messaggio del novembre 2019, «di acquistare l’ex Banca del Gottardo/ oggi EFG (…) per ospitare il Tribunale di appello e altre autorità giudiziarie e amministrative legate all’amministrazione della Giustizia».
Insomma, malgrado oggi non ci sia una maggioranza parlamentare a favore di quel messaggio, Gobbi non demorde. E questo anche perché si tratta di «un immobile istituzionalmente rappresentativo, di indubbio pregio architettonico e di rilevanza storica», ma soprattutto perché si tratta di «un immobile per la Giustizia cantonale nel Luganese che agli occhi dei cittadini verrebbe indubbiamente col tempo associato alla Giustizia ticinese – come oggi avviene per il Palazzo di giustizia – e a una Giustizia moderna, capace di rispondere » alle esigenze della società. L’auspicio del direttore del DI è quindi «che il Parlamento cantonale sappia essere lungimirante, anche in un momento di difficoltà finanziaria, investendo in uno stabile di pregio, già edificato e funzionale a corto termine per le esigenze digitali, riconoscendo così implicitamente il ruolo fondamentale del Potere giudiziario in uno Stato di diritto».

Una strada in salita
Proprio questa mattina Norman Gobbi e Damiano Bozzini saranno nuovamente sentiti dalla Commissione gestione e finanze per discutere dell’acquisto dello stabile EFG. Difficile, in ogni caso, che l’audizione di oggi possa sbloccare il dossier. Tuttavia, il relatore del rapporto favorevole all’acquisto dello stabile (ad oggi l’unico rapporto pronto sul dossier), Matteo Quadranti (PLR), non intende aspettare oltre. Da noi contattato, infatti, afferma: «L’idea è di mandarlo in aula comunque, anche se sarà di minoranza. Il gruppo parlamentare del PLR (ndr, attualmente l’unico partito favorevole all’operazione) lo firmerà in questi giorni e poi staremo a vedere che cosa succederà in Gran Consiglio». Quadranti, in ogni caso, è cosciente che la strada sarà in salita: «Vedremo come andrà il dibattito in Gran Consiglio. Ma, d’altronde, un “piano B” oggi non c’è, se non quello di bocciare tutto e tornare alla situazione del 2015, quando si chiese al Governo di cercare altre soluzioni, che vennero poi tutte scartate». E nel frattempo, ricorda il liberale radicale, «il dossier è rimasto fermo per oltre tre anni. Decidere di non decidere è sì un’opzione politica, ma di certo non è una soluzione».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 6 giugno 2023 del Corriere del Ticino

Discorso pronunciato in occasione dell’Apertura dell’anno giudiziario 2023/24

Discorso pronunciato in occasione dell’Apertura dell’anno giudiziario 2023/24

– Fa stato il discorso orale – 

Gentili signore ed egregi signori, 

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e mio personale in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni per la dodicesima volta. È infatti dal 2011 che ho l’onore di esprimermi in occasione di questo annuale appuntamento che segna con l’ufficialità l’apertura del nuovo anno giudiziario 2023/24. E apprezzo molto questa opportunità datami annualmente, per condividere le mie riflessioni afferenti l’amministrazione giudiziaria, con il sempre rinnovato auspicio, di stimolare il dibattito sul tema della giustizia cantonale e contribuire a migliorare la risposta di giustizia attesa dalla collettività. Collettività che deve avere fiducia nello Stato, nelle sue istituzioni e nella giustizia.

È un tema a me caro quello della fiducia nelle Istituzioni da parte dei cittadini, anche perché faccio parte di un collegio eletto direttamente dal Popolo. Colgo quindi fortemente questa fiducia riposta con grande responsabilità e rinnovata motivazione, mettendomi anche in discussione; e ogni giorno mi prefiggo di contribuire sensibilmente alla crescita e allo sviluppo delle Istituzioni del nostro Cantone, dove la giustizia cantonale trova uno spazio speciale.    

Alla domanda “Cos’è una giustizia moderna per i cittadini?” ho ottenuto la seguente risposta.
Vi leggo una citazione: “Una giustizia moderna per i cittadini è un sistema giudiziario equo, trasparente e accessibile per la collettività tutta. Questo sistema deve garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la tutela della dignità delle persone e la protezione dei più deboli. Inoltre, deve essere in grado di garantire la rapida risoluzione delle controversie, la prevenzione della criminalità e la punizione dei reati in modo giusto ed efficace. Una giustizia moderna deve anche essere in grado di adattarsi ai cambiamenti sociali e tecnologici, utilizzando le tecnologie digitali per migliorare l’efficienza e l’accessibilità del sistema giudiziario”. Fine della citazione.  

La fonte? ChatGPT edizione gratuita, in risposta – come detto – alla domanda cos’è una giustizia moderna per i cittadini. Impressionante. Impressionante non solo per il contenuto, risultato della raccolta di informazioni da parte di algoritmi generativi, ma anche perché ritrovo in questo testo di ChatGPT molti elementi sui quali come Dipartimento delle istituzioni e per esso la Divisione della giustizia stiamo lavorando.  

  • Il tema della trasparenza e dell’accessibilità alla giustizia avantutto. Dopo la recente approvazione di una mozione da parte del Parlamento sul tema pubblicità del Potere giudiziario, è stato avviato un progetto che farà uso dell’intelligenza artificiale, in tutta sicurezza dei dati, per anonimizzare e riassumere le decisioni giudiziarie e catalogarle nel nuovo sito internet accessibile a tutti www.sentenze.ti.ch, che conta oggi oltre 500 utenze giornaliere. Questo progetto, che nel corso dell’autunno vedrà coinvolti i rappresentanti della Magistratura, imporrà una discussione sul tema della pubblicità e informazione del Potere giudiziario.    

Dalla citazione di ChatGPT emerge anche il tema della protezione dei più deboli.  

  • Un tema, questo, che concretizza la storica riforma in atto dell’organizzazione delle Autorità di protezione votata dal Popolo ticinese lo scorso novembre.  
  • Una riforma che persegue l’obiettivo di cogliere l’evoluzione naturale dell’attuale organizzazione amministrativa comunale delle Autorità di protezione verso un’organizzazione giudiziaria, allo scopo di migliorare la risposta dello Stato in questo ambito sensibile, a tutela della popolazione più fragile residente nel nostro Cantone.  
  • Una riforma che vedrà la creazione delle Preture di protezione, nuove autorità giudiziarie sancite dalla Costituzione cantonale, specializzate nel diritto di protezione del minore e dell’adulto, presenti su tutto il territorio cantonale con un assetto organizzativo innovativo e moderno per l’amministrazione della Giustizia cantonale.  

ChatGPT ci rammenta anche il tema dei tempi ragionevoli di evasione delle procedure.  

  • Quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, non posso che auspicare che la Giustizia venga amministrata in tempi ragionevoli. “Giustizia ritardata è giustizia negata”, osservava Montesquieu.  E non è solo una questione di risorse, come già indicato negli scorsi anni in questa medesima sede, ma anche di conduzione, definizione di obiettivi, comunicazione con i propri collaboratori e valutazione annuale degli stessi come disposto dalla legge; strumento – quello della valutazione con la definizione di obiettivi – oggi non utilizzato dalla Magistratura, tranne poche eccezioni.

Tornando all’estratto di ChatGPT: una giustizia moderna deve essere in grado di garantire la prevenzione della criminalità e la punizione dei reati in modo giusto ed efficace.  

  • E come Stato ci siamo attivati su vari fronti in ambito di prevenzione e sensibilizzazione.   Se penso al Dipartimento che dirigo, faccio riferimento al concetto di sicurezza a 360 gradi denominato “Ticino sicuro”. Ma penso anche ai progetti di prevenzione in ambito di violenza domestica e violenza in generale che toccano anche tutti i Dipartimenti, ma anche ai progetti avviati in ambito di sicurezza informatica, importantissimi in un contesto di digitalizzazione della nostra società.  
  • Quanto alla punizione dei reati: tengo qui in particolare a menzionare la ristrutturazione del carcere penale della Stampa per ospitare le detenute donne in esecuzione di pena, un progetto che dà maggior dignità all’esecuzione delle pene femminili nel nostro Cantone.  

Una giustizia moderna – secondo ChatGPT – deve anche essere in grado di adattarsi ai cambiamenti sociali e tecnologici, utilizzando le tecnologie digitali per migliorare l’efficienza e l’accessibilità del sistema giudiziario”.  

La giustizia è un cantiere in continua evoluzione, proprio perché espressione della nostra società.   Ed è quindi del tutto naturale che occorra adeguare non solo la legislazione, ma anche le istituzioni e la loro organizzazione alla realtà sociale e giuridica odierna, innegabilmente sempre più complessa. E questo è il compito assegnato del Dipartimento delle istituzioni per mezzo della Divisione della giustizia, con il necessario contributo – visto la nostra organizzazione attuale – del Potere giudiziario.  

Dodici anni fa – giorno più, giorno meno – davanti a questa stessa platea in occasione della mia prima apertura dell’anno giudiziario, mi rivolgevo a voi con l’auspicio di “Modernizzare e specializzare la Giustizia ticinese”, indicandovi come mi sarei impegnato a promuovere l’informatizzazione della giustizia, la de-materializzazione degli incarti e la comunicazione telematica, in un’ottica di uso più efficace delle risorse come pure degli spazi, ottimizzando i costi, e proiettando così anche la giustizia ticinese nel nuovo millennio.  

Nel frattempo il mio auspicio è stato concretizzato nei fatti con, in particolare, il Progetto nazionale di comunicazione digitale in ambito di giustizia denominato “Justitia 4.0” e gli interventi logistici, uno su tutti la proposta di acquisto dello stabile EFG di Lugano quale sede del Tribunale di appello e altre Autorità giudiziarie e amministrative della giustizia già oggi presenti a Lugano.  

Mi soffermo ora su questi due grandi progetti. La rivoluzione tecnologica in corso nel mondo e anche nel nostro Paese, trasformerà anche l’amministrazione della giustizia, rendendo il suo accesso più facile e meno costoso. Il progetto nazionale “Justitia 4.0”, voluto dai Cantoni e dalla Confederazione, nonché dai Tribunali e dai Ministeri pubblici, costituirà una grandissima sfida che toccherà a breve tutte le autorità giudiziarie come pure gli avvocati.  

È infatti stato chiarito dal recente Messaggio licenziato il 15 febbraio 2023 dal Consiglio federale concernente la piattaforma per la comunicazione elettronica nella giustizia, ora oggetto di discussione nella preposta commissione parlamentare federale, che la giustizia che opera nell’ambito civile e penale, dovrà comunicare in forma elettronica nell’ambito dei rispettivi procedimenti giudiziari, presumibilmente a partire dal 2026, con un periodo transitorio di alcuni anni.  

Questo importante cambiamento legislativo avrà un impatto sostanziale sul modo di operare della giustizia che vedrà scomparire l’incarto cartaceo e, di conseguenza, le competenze e l’abilità per lavorare in digitale diventeranno un requisito fondamentale per tutti.  

Grazie alla gestione elettronica dell’incarto, i documenti saranno disponibili simultaneamente per tutti in qualsiasi momento: in ufficio, in tribunale, in aula udienze o a casa, l’incarto elettronico sarà sempre accessibile. Non sarà quindi più necessario far capo alla posta e agli spostamenti fisici con un’ottimizzazione dei tempi e quindi dei costi. Grazie alla comunicazione elettronica in ambito giudiziario, tutti avranno lo stesso livello di informazione perché verranno eliminati i ritardi causati dagli scambi postali.

La cessazione del coordinamento delle attività amministrative e logistiche quali l’organizzazione del lavoro di fotocopiatura, di trasmissione degli incarti dal Tribunale allo Studio legale, ecc., implicherà una diminuzione delle attività amministrative a beneficio dell’attività giudiziaria, che porterà verosimilmente a una maggior celerità e di riflesso a una riduzione dei costi della giustizia.  

E questi sono solo alcuni dei cambiamenti prospettati. Inevitabile che i progressi tecnologici permeeranno ancor di più i procedimenti giudiziari. E qui penso all’uso dell’intelligenza artificiale e della cosiddetta “giustizia predittiva”, oggetto di vari progetti in alcuni Stati europei. Pensate poi che al Ministero pubblico di Shanghai Pudong è stato assunto il primo procuratore-robot. L’algoritmo è limitato a 8 tipi di reati, dalle scommesse alla guida pericolosa fino al furto e alla truffa, e fa capo a migliaia di casi avvenuti sull’arco di un periodo di tempo determinato. L’accuratezza delle decisioni è stata attestata nella misura di ben il 97%! Dati che fanno paura ma anche riflettere!

Tornando a “Justitia 4.0”: il progetto coinvolgerà più di 15’000 Magistrati e collaboratori della Magistratura e circa 12’000 avvocati e il loro personale che dovranno comunicare tra loro attraverso una piattaforma accessibile tramite un’identità digitale, di scambio di documenti, attiva 24 ore su 24, denominata «Justitia.Swiss». I costi del progetto nazionale sono di quasi 100 milioni di franchi suddivisi secondo criteri definiti tra Confederazione, Cantoni e Autorità giudiziarie. In Ticino stimiamo che siano all’incirca 2’500 le persone coinvolte dal progetto di digitalizzazione della giustizia, con investimenti finanziari di alcuni milioni di franchi, ancora in fase di valutazione.

Mi preme precisare che anche il nostro Cantone è attivo da tempo a livello svizzero nella realizzazione del progetto tramite la Divisione della giustizia, alcuni Magistrati e funzionari dell’Amministrazione cantonale, tra essi vari rappresentanti informatici del Centro dei sistemi informativi del Cantone. Tengo qui a ringraziarli del lavoro svolto fino a oggi, esprimendo loro un sentimento di fiducia e sostegno nell’affrontare questo progetto complesso e importante per la giustizia svizzera, in ritardo dal punto di vista della digitalizzazione per rapporto ad altri Stati europei. Anche l’Ordine degli avvocati è coinvolto attivamente nel progetto e come Cantone intendiamo organizzare in futuro dei momenti comuni di presentazione di “Justitia 4.0”.     L’investimento in termini finanziari e di risorse è importante e verrà giocoforza potenziato a livello cantonale prossimamente, visto l’obbligo d’uso della piattaforma che con tutta probabilità verrà imposto con l’approvazione del Parlamento federale del Messaggio la piattaforma per la comunicazione elettronica nella giustizia.

“Justitia 4.0” sarà un cambiamento obbligato del modo di lavorare della giustizia e di tutti coloro che vi operano, con il quale bisognerà confrontarsi. E sappiamo che i cambiamenti sono per tanti difficili da affrontare. La paura del cambiamento andrà affrontata con un atteggiamento fiducioso e soprattutto con la presa di coscienza da parte degli interessati dei benefici che porterà. Questo aspetto è un tema affrontato dal Progetto nazionale “Justitia 4.0” con uno specifico sottogruppo di lavoro denominato “Trasformazione”. Un tema centrale per la riuscita del progetto, che nel corso del prossimo anno, intendiamo affrontare con i collaboratori ammnistrativi, giuridici e i magistrati del Potere giudiziario cantonale. “Justitia 4.0” rappresenta una sfida da cogliere e conseguire.

Ma per implementarla da parte delle istituzioni giudiziarie cantonali e anche da parte degli studi di avvocatura, occorrono anche le strutture logistiche. Palazzo di giustizia a Lugano soffre da anni di carenze strutturali. Ho preso atto di quanto indicato nel Rapporto annuale 2022 dal Consiglio della magistratura che ha evidenziato come – cito: «… la situazione logistica generale (…) è da troppo tempo indiscutibilmente critica. Poter disporre di strutture adeguate, che garantiscono standard minimi a livello di spazi, sicurezza, supporto tecnologico, igiene non è un lusso ma la condizione minima per poter lavorare in un contesto decoroso e offrire i servizi dovuti al cittadino, che ha anch’esso il diritto di poter essere accolto dignitosamente. L’immagine dello Stato passa anche attraverso la qualità degli stabili, soprattutto quelli aperti al pubblico». Fine della citazione.

Condivido le parole del Consiglio della Magistratura e confermo la validità della proposta del Governo presentata nello specifico Messaggio n. 7761 del 27 novembre 2019 di acquistare l’ex Banca del Gottardo/oggi EFG, Stabile Botta a Lugano per ospitare il Tribunale di appello e altre autorità giudiziarie e amministrative legate all’amministrazione della giustizia.

Con lo stabile dell’ex Banca del Gottardo/EFG avremmo una certezza in più di poter implementare entro i tempi definiti dal Parlamento federale il progetto nazionale “Justitia 4.0”, progetto che difficilmente senza investimenti milionari a Palazzo di giustizia e nello stabile delle Preture in via Bossi a corto termine potremo realizzare.

Un immobile destinato, ed è meglio ricordarlo, alla Giustizia ticinese e non al Capo dipartimento come talvolta qualcuno afferma, dato che la sede governativa è Bellinzona. Un immobile istituzionalmente rappresentativo, di indubbio pregio architettonico e di rilevanza storica, in quanto concepito da un architetto ticinese di fama mondiale. Un immobile per la Giustizia cantonale nel Luganese che agli occhi dei cittadini verrebbe indubbiamente col tempo associato alla Giustizia ticinese – come oggi avviene per il Palazzo di giustizia – e a una Giustizia moderna, capace di rispondere a quelle esigenze che ben ha riportato il testo estratto redatto dall’intelligenza artificiale.

II mio auspicio è che il Parlamento cantonale sappia essere lungimirante, anche in un momento di difficoltà finanziaria, investendo in uno stabile di pregio, già edificato e funzionale a corto termine per le esigenze digitali, riconoscendo così implicitamente il ruolo fondamentale del Potere giudiziario in uno Stato di diritto. E mi auguro che questo mio pensiero si associ il vostro quali Magistrati, addetti ai lavori e cittadini tutti, in favore della Giustizia cantonale.  

In conclusione, siamo tutti chiamati – membri del potere giudiziario, avvocatura, professori, funzionari dediti all’amministrazione della giustizia, giornalisti, ecc. – a lavorare insieme per costruire una società dove la giustizia continui a costituire un valore fondamentale. In tanti di voi vedo la passione e lo spirito di servizio, caratteristiche che ho sempre riconosciuto al compianto John Noseda, già Procuratore generale, scomparso lo scorso anno, che ricordiamo oggi con stima e riconoscenza. Una Giustizia moderna che dovrà essere capace in futuro anche di assumersi maggiori autonomie amministrative, che necessitano di strutture resistenti e capaci di coniugare questo auspicio con la responsabilità, non solo budgetaria, ma anche di un uso parsimonioso delle risorse.

Grazie quindi per il vostro lavoro e per il vostro impegno quotidiano e con fiducia, uniamoci, nel rispetto delle reciproche funzioni, per una giustizia efficace, efficiente, moderna, nella quale la collettività continui a riporre fiducia.  

Vi ringrazio dell’attenzione.

Per i “bisonti della strada” e per i bus controlli rafforzati

Per i “bisonti della strada” e per i bus controlli rafforzati

Gobbi commenta positivamente i primi mesi d’attività del CCVP di Giornico

Nelle ultime settimane, con l’arrivo dei ponti festivi e delle vacanze nei Cantoni svizzeri e nei Länder tedeschi, il traffico di transito sull’autostrada ticinese ha conosciuto come ogni anno una forte impennata. Accanto alle migliaia di vetture e alle migliaia di camion sono decine e decine gli autobus che portano i turisti al Sud dell’Europa e che poi le riportano in patria. “Per garantire la sicurezza sulle nostre strade i veicoli in circolazione devono essere in regola. Lo devono essere a maggior ragione anche gli automezzi pesanti e i bus che trasportano persone. La sicurezza sulla strada è una delle nostre priorità. Da qui l’importanza della realizzazione del Centro di controllo veicoli pesanti di Giornico (CCVP)”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Un centro in funzione dal 1. ottobre 2022, ma a pieno regime dall’inizio di quest’anno. L’operazione di controllo effettuata tra il 28 e il 29 maggio dagli agenti del V Reparto Gendarmeria stradale con il supporto dello Stato Maggiore della Polizia cantonale e dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), per esempio, è una delle misure di prevenzione che vengono condotte, accanto alla regolare attività del CCVP”.
Questa operazione ci dà lo spunto per parlare del Centro di Giornico. Si può già tracciare un bilancio di questa attività? “È sicuramente presto, ma a livello statistico si può di sicuro dire che riusciremo a raggiungere gli obiettivi fissati da USTRA (l’Ufficio federale delle strade, ndr) in ambito di controllo degli automezzi pesanti. Come ogni nuovo progetto operativo, alcune correzioni sono state prese dopo le prime esperienze e altre saranno da prendere, per evitare – ad esempio – di rallentare il traffico merci interno, quando l’asse è caricato dal numeroso traffico internazionale. Giornico si sta dimostrando da subito il luogo ideale per effettuare questi controlli. Il tutto a beneficio della sicurezza anche degli automobilisti ticinesi, confrontati con un traffico massiccio sulla A2, perché sappiamo che quando in un incidente sono coinvolti i “bisonti della strada” o i bus il tutto si può trasformare in tragedia. Grazie a USTRA che copre i costi abbiamo a disposizione una cinquantina di assistenti di polizia, specializzati nei controlli sullo strato dei veicoli e sul rispetto delle norme che regolano il lavoro dei conducenti professionisti di veicoli pesanti e di autobus. Inoltre per la Leventina questo Centro rappresenta un’infrastruttura che crea valore aggiunto, con ripercussioni positive anche su altri settori economici presenti in Valle”.04
“La prevenzione, come sottolineo costantemente, è un asse di intervento determinante nell’attività del Dipartimento delle istituzioni. Il CCVP fa parte di uno dei tanti strumenti attraverso i quali garantire e migliorare la qualità di vita residenziale in tutto il Ticino, con l’impegno – in questo specifico caso – di diminuire gli incidenti stradali”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

 

Ticino 2020 presentato ai Comuni «È un progetto di cultura politica»

Ticino 2020 presentato ai Comuni «È un progetto di cultura politica»

Molti i campi d’azione toccati dalla riforma, ma oltre agli aspetti finanziari a incidere maggiormente saranno due settori sensibili: anziani e scuola
Marzio Della Santa, capo sezione Enti locali: «È il miglior compromesso politico immaginabile su un tema tanto complesso»

«Ticino 2020 è solo in apparenza un progetto tecnico. In realtà è un progetto al 100% politico. Di cultura politica di questo cantone». Marzio Della Santa, capo sezione Enti locali, ha a lungo accompagnato la riforma Cantone-Comuni. Una riforma laboriosa, che ha dovuto superare numerosi ostacoli e il cui risultato finale non soddisfa appieno le parti. Banalmente, nel corso del tempo sono stati inseriti tanti paletti che non hanno permesso il raggiungimento completo dell’obiettivo finale: chiarire e semplificare i rapporti tra i due livelli istituzionali.

Ristabilire un principio
Negli ultimi sessant’anni, il Ticino dei Comuni ha cambiato pelle, ricorda Della Santa. «Si è assistito a un progressivo trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone». Piccoli paesi che, non sapendo come far fronte alle nuove sfide amministrative, politiche e finanziarie, chiedevano a Bellinzona di riprendere o farsi carico di determinate responsabilità. Venendo però meno al principio di equivalenza, secondo cui «se è il Cantone a decidere una determinata politica, è giusto che se ne assuma anche l’intero onere», dice il capo sezione. Detto in altre parole: chi decide, deve assumere il costo delle proprie decisioni.

La spinta aggregativa che ha attraversato da nord a sud l’intero territorio ticinese negli ultimi 20 anni – si è passati da 245 Comuni ai poco più di 100 di oggi – ha però reso evidente la necessità di rimettere ordine fra le cose. Ma oramai bisognava muoversi in una realtà nuova, con differenze sempre più crescenti fra piccoli e grandi. «Un contesto che non ha certo facilitato il raggiungimento della totalità degli obiettivi», sottolinea Della Santa. «Ma aggiungo anche che neppure il Cantone, oggi, ha le stesse libertà di ieri. Prendiamo ad esempio il settore degli anziani, regolato da una legge a livello federale. Oggi, la risposta che si cerca di dare ai bisogni della società è talmente complessa che su alcuni grossi temi – come appunto gli anziani o la scuola – la competenza è quantomeno cantonale». Ticino 2020, dunque, è un compromesso. «Il miglior compromesso politico immaginabile su un tema tanto complesso». Anche alla luce della volontà – non prevista dal progetto originale ma inserita in un secondo momento – di rendere l’intero progetto finanziariamente neutro non solo per il cittadino, bensì anche per Cantone e l’insieme dei Comuni.

Meno direzioni, ma più solide
Riassumendo all’osso: il grosso delle competenze trasferite in esclusiva dagli enti locali al Cantone, riguarda flussi finanziari. «Ma si chiede ai Comuni, su altre questioni, come l’assistenza, di giocare comunque un ruolo in termini esecutivi. Più che altro per mantenere la prossimità al cittadino», spiega il capo sezione. «I veri compiti dati ai Municipi con la riforma, riguardano gli anziani e la scuola». Due settori molto sensibili, e che toccano da vicino la popolazione. «Per quanto riguarda la politica scolastica, bisogna essere consapevoli che la competenza, oggi, è del Cantone, visti anche gli accordi Harmos», premette Della Santa. «Detto questo, con Ticino 2020 la responsabilità esecutiva rimane condivisa fra i due livelli istituzionali. Tuttavia, ciò che il Cantone ha chiesto ai Comuni è di creare degli istituti di una dimensione tale da garantire le condizioni necessarie per un’istruzione di qualità».

La proposta comprende dei requisiti minimi da rispettare, come il numero delle sezioni (7), il numero di allievi (150) e il numero di abitanti serviti dal comprensorio (2.500). Se almeno due di questi criteri sono rispettati, allora verrà concessa la possibilità di disporre di un istituto scolastico comunale. È verosimile, quindi, che in futuro ci saranno meno istituti sul territorio cantonale, una cinquantina in tutto. «Ma ciò non si tradurrà necessariamente con meno sedi scolastiche », evidenzia Della Santa. «Il Comune inteso come autorità politica potrà infatti determinarsi a livello di localizzazione delle sedi scolastiche che fanno parte di quell’istituto». In pratica, verranno raggruppateuna o più sedi in comprensori più ampi. Cambierà dunque la mappa organizzativa. «Avremo meno direzioni, ma più solide. Scompariranno le forme consortili: i tre consorzi oggi esistenti in Ticino sono destinati a estinguersi, a vantaggio dei comuni-sede che potranno stabilire delle convenzioni con i paesi della zona.
Di conseguenza, all’interno del nuovo istituto bisognerà chiarire come ripartire i costi. Un Comune convenzionato, avendo i numeri, può anche decidere di mantenere aperta una sede anche quando razionalmente converrebbe centralizzare ». Tanto farà la coerenza politica dei Municipi, i quali dovranno riuscire nell’esercizio di equilibrare le finanze e l’attrattività del Comune. «In alcuni comprensori sarà necessario un vero dibattito locale sul tema», rileva Della Santa. «Per alcuni Comuni periferici il mantenimento di una sede scolastica non è solo una questione di attrattività, ma di sopravvivenza. Ciò detto, non si può sacrificare a oltranza la corretta istruzione degli adulti di domani. La comunità locale deve trovare il giusto equilibrio ».

Sei comprensori regionali
L’altro ambito sensibile toccato dalla riforma Ticino 2020 è il settore degli anziani. Un settore che, visti i dati sull’invecchiamento della popolazione, vedrà fortemente aumentare i bisogni. Non potendo modificare la chiave di riparto per garantire l’obiettivo di neutralità (i costi rimarranno all’80% a carico dei Comuni, mentre il Cantone continuerà a coprire il rimanente 20%, ndr), per il principio di equivalenza abbiamo voluto riconoscere maggiore autonomia decisionale ai Municipi». Il tutto si è tradotto nella creazione di 6 comprensori regionali (Mendrisiotto, Luganese, Malcantone e Vedeggio, Bellinzonese, Tre Valli e Locarnese e Valli) e di altrettante commissioni regionali, che dovranno discutere e decidere, per esempio, come ottimizzare l’offerta sul proprio territorio. «Sarà fondamentale, a questo proposito, la messa in rete delle strutture sociosanitarie comunali e private», spiega Della Santa. «Attraverso queste entità regionali, si è dunque voluto dare maggiore autonomia e responsabilità esecutiva ai Comuni ». Con la semplificazione e il raggruppamento degli attori attivi in questo settore, si creano le premesse per scongiurare il rischio di frammentazione, che avrebbe potuto pregiudicare il raggiungimento pieno degli obiettivi – molto importanti – della Pianificazione integrata 2021-2030.

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I prossimi passi
Durante l’estate arriveranno i dettagli

Misurare l’impatto
Giovedì sera, con l’ultimo appuntamento di Locarno, si sono concluse le quattro serate di presentazione del progetto ai Municipi. Successivamente, durante il mese di luglio, arriveranno – per ogni singolo Comune – i risultati dettagliati dell’impatto della riforma.

In vigore nel 2025
Una volta inviata tutta la documentazione, si aprirà la fase di consultazione, che si concluderà nel mese di ottobre.
I Comuni saranno chiamati a esprimersi sulla totalità del progetto Ticino 2020, non sulle singole aree toccate dalla riforma. Una volta valutate le proposte e le osservazioni, il Governo licenzierà il messaggio al Parlamento (la data prevista è aprile 2024). Il progetto, nelle intenzioni del Dipartimento delle Istituzioni, dovrebbe entrare in vigore a partire dal gennaio 2025.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 giugno 2023 del Corriere del Ticino

‘Per un’azione politica più responsabilizzata’

‘Per un’azione politica più responsabilizzata’

Terminato il giro di presentazioni del progetto – ‘non perfetto ma politicamente sostenibile’ – che rivede compiti e flussi finanziari tra Cantone e Comuni

«Un risultato frutto di un processo funambolico durato otto anni». Così è stato definito – durante la prima delle quattro serate informative tenutesi tra il 23 maggio e ieri in differenti luoghi – il progetto ‘Ticino 2020’, la riforma di riorganizzazione dei compiti svolti dal Cantone e dai Comuni e dei relativi flussi finanziari. Serate che hanno visto al centro la presentazione del Rapporto della Direzione di progetto e a cui seguirà, a partire da luglio, la procedura di consultazione dei Municipi che saranno chiamati a esprimersi su alcuni aspetti della proposta. «Si tratta di un documento frutto di anni di intenso lavoro che dà seguito alla volontà politica di perseguire l’obiettivo di semplificare i rapporti istituzionali tra Cantone e Comuni», ha esordito il direttore del Dipartimento istituzioni nonché presidente del Comitato strategico di ‘Ticino 2020’ Norman Gobbi. «Uno dei motivi che ci ha portato ad affrontare questo percorso è la mancanza di trasparenza dei flussi finanziari attestata anche da un’indagine esterna – ha evidenziato Gobbi –. Questo è avvenuto con l’evolversi della storia del nostro Cantone e ha generato come conseguenza di rendere poco responsabilizzante l’azione politica. Perciò tra gli scopi della riforma c’è anche quello di recuperare un’appropriata azione politica per ogni elemento del nostro sistema federale». Concretamente, in questa prima fase del progetto, sono state ridefinite le responsabilità esecutive e finanziarie tra i due livelli istituzionali su diversi punti prestazionali: le assicurazioni sociali (con responsabilità dissociate fatta eccezione per le prestazioni complementari Avs/Ai che rimangono condivise), l’assistenza sociale (totalmente a carico del Cantone), la politica a sostegno della famiglia (soppressa la partecipazione comunale per le misure di protezione dei minorenni), la presa a carico degli anziani (che resterà compito condiviso, ma con un ruolo esecutivo rafforzato sul fronte comunale), le autoambulanze (con l’allineamento del contributo pro capite a carico dei Comuni in quattro comprensori su cinque), le scuole comunali (nessuna dissociazione delle responsabilità ma rafforzamento dell’autonomia comunale nella gestione degli istituti scolastici, che dovranno raggiungere una dimensione minima), e il trasporto pubblico (che continuerà a prevedere il principio del cofinanziamento).

Per assicurare la neutralità finanziaria del progetto tra Cantone e Comuni, questi ultimi trasferiranno parte delle loro risorse fiscali al Cantone. Viene inoltre proposta una riforma del sistema perequativo intercomunale che ha per obiettivo di continuare ad assicurare risorse finanziarie adeguate a tutti i Comuni, eliminando le disfunzioni riscontrate nel sistema attuale. Tutto questo avrà comunque un impatto sugli enti locali (verso inizio luglio ogni Comune riceverà una valutazione ah hoc sulle conseguenze prospettate dal punto di vista finanziario) e per finalizzare la neutralità orizzontale si è pensato a un contributo transitorio di compensazione per un periodo di tempo limitato: due le variabili su cui si dovranno esprimere gli esecutivi.

Tre – ricapitolando – sono per contro gli assi principali di intervento su cui si è voluto lavorare. Ovvero ridare autonomia residua ai Comuni, con i compiti secondo il principio di sussidiarietà. Assicurare piena responsabilità finanziaria ai due livelli istituzionali, con flussi secondo il principio di equivalenza. E aggiornare lo strumento di solidarietà, quindi il sistema perequativo, secondo i principi di trasparenza, efficacia ed efficienza.

Un percorso in salita e tortuoso
A ripercorrere la cronistoria di «un percorso in salita e tortuoso» e a presentare le proposte punto per punto sono stati Marzio Della Santa, capoprogetto per il Cantone, e Michele Passardi, capoprogetto per i Comuni: «Si tratta di una riforma all’apparenza molto tecnica, ma che in realtà ha una fortissima componente politica e afferisce a un cambiamento di natura prevalentemente culturale. Una cultura dei rapporti tra Cantone e Comuni che si è costruita sull’arco di oltre 60 anni e che di fronte all’evoluzione della società ha visto un progressivo trasferimento delle responsabilità politiche dai Comuni al Cantone e dell’assunzione di nuovi compiti prevalentemente da parte di quest’ultimo». Quanto a costi, la soluzione sviluppata ha permesso di essere «parsimoniosi», ha affermato Gobbi. Dei crediti inizialmente allestiti (6,4 milioni) è stato usato il 43%, ovvero 2,78 milioni ripartiti in misura uguale tra Cantone e Comuni. Secondo il direttore del Di, «quanto presentiamo non è una soluzione perfetta, perché i compromessi non lo sono mai. Questi però hanno il pregio di essere maggiormente sostenibili dal punto di vista politico». A ribadirlo è stato Felice Dafond, presidente dell’Associazione Comuni ticinesi e membro del Comitato strategico: «La soluzione identificata raggiunge solo parzialmente gli obiettivi iniziali. Si tratta tuttavia di un buon risultato, ottenuto dopo un intenso lavoro di confronto in un contesto poco incline al cambiamento». D’altronde il punto finale è ancora ben lontano dall’essere posto, come rilevato da Dafond: «Il cantiere non è ancora giunto al termine, questo è un primo passo a cui ne dovranno seguire altri». Dai presenti alla prima serata tenutasi nella capitale – in gran parte municipali del Bellinzonese e Valli – non sono mancate domande e considerazioni: dalla richiesta di sapere se nella consultazione tutti i Comuni avranno lo stesso peso; all’impressione che ci si aspetti più un atto di fede che non una presa di posizione su un progetto dai delicatissimi equilibri. Dalla preoccupazione che si semplifichino i rapporti tra Cantone e Comuni ma si complichino quelli tra Comuni; a qualche timore sulle minori entrate fiscali o per il criterio di dimensione minima degli istituti scolastici. I relatori hanno cercato di dare risposte e qualche rassicurazione, dicendosi aperti ad altri incontri chiarificatori. La procedura di consultazione si concluderà il 20 ottobre. Dopodiché ci sarà la valutazione sulle risultanze. Gli auspici del Comitato strategico sono che dopo il licenziamento del messaggio governativo il dibattito parlamentare sia svolto in tempo utile per l’entrata in vigore nel gennaio 2025.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 2 giugno 2023 de La Regione