Jason Solari si mette al collo il bronzo europeo

Jason Solari si mette al collo il bronzo europeo

Il ticinese sale per la prima volta sul podio della pistola aria compressa 10m

Jason Solari ha conquistato la sua prima medaglia individuale ai Campionati Europei di tiro sportivo. A Osijek, in Croazia, il ticinese ha fornito una grandissima prestazione nella finale della pistola aria compressa 10m, in cui è rimasto freddo dopo i primi dieci colpi e ha battuto la concorrenza dell’argento olimpico Federico Nilo Maldini per mettersi al collo la medaglia di bronzo. Il 25enne ha flirtato pure con il secondo posto, ma alla fine si è dovuto arrendere al ceco Pavel Schejbal. L’oro è invece andata allo slovacco Juraj Tuzinsky, tornato sul gradino più alto a distanza di quattro anni. La giornata si è trasformata in trionfo con il titolo a squadre miste conquistato dalla coppia Audrey Gogniat e Jan Lochbilder nella carabina a 10 metri.

https://www.rsi.ch/sport/altri/Jason-Solari-si-mette-al-collo-il-bronzo-europeo–2657787.html

 

Michele Moor eletto presidente della Società degli ufficiali

Michele Moor eletto presidente della Società degli ufficiali

Il colonnello SMG di Cureglia aveva già presieduto la SSU dal 2005 al 2008 – «Felice di mettere le mie competenze a disposizione, affinché torni a essere uno degli attori principali della politica di sicurezza svizzera»

Sono tempi di grossi cambiamenti a livello internazionale per la difesa e la sicurezza. Mentre fa discutere la difficile situazione interna del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), per gli ufficiali svizzeri si chiude un ciclo e se ne apre un altro. Oggi a Le Signal de Bougy (VD) la Società svizzera degli ufficiali (18 mila membri) ha scelto il nuovo presidente al posto di Dominik Knill, già contestato lo scorso anno in occasione dell’assemblea a Lugano per essere ritenuto troppo vicino al dipartimento. È stato eletto il ticinese Michele Moor. Erano due i candidati alla successione: insieme al colonnello di Stato Maggiore Generale (SMG) di Cureglia, il brigadiere Yves Charrière, vodese di 56 anni.
Moor, 60 anni, era già stato presidente della SSU fra il 2005 e il 2008. «In passato, uno dei principali attori della politica di sicurezza in Svizzera era la SSU, che consentiva a un gruppo molto importante di cittadini, gli ufficiali, di dare un contributo significativo alla creazione e al mantenimento di un adeguato livello di sicurezza. Purtroppo, nonostante gli eventi in ambito di sicurezza a livello internazionale siano stati importanti e gravi, negli ultimi mesi la SSU è praticamente scomparsa dalla scena politica», ha dichiarato proprio ieri al CdT l’ufficiale ticinese. «Infatti, sia internamente che esternamente e purtroppo anche sui media, è apparsa divisa e inconcludente».
Forte della sua precedente presidenza, Moor promette di guidare la SSU con competenza e indipendentemente dal DDPS, dipartimento «che ho avuto il coraggio di criticare, anche se sempre in modo costruttivo e solo quando necessario». L’ufficiale ticinese, attivo civilmente nella gestione patrimoniale, dice di avere approfondito le sue conoscenze sui temi più importanti della politica di sicurezza e di essere felice di mettere le sue competenze a disposizione della SSU, affinché questa torni a essere uno degli attori principali della politica di sicurezza svizzera. «Sono convinto di essere la persona giusta».

Presente anche Viola Amherd
All’assemblea dei delegati a Bougy-Villars è intervenuta anche la consigliera federale dimissionaria Viola Amherd, responsabile del Dipartimento federale della difesa, la quale ha sottolineato l’importanza dell’ordine di sicurezza europeo. «La guerra di aggressione russa ha avuto un impatto significativo sul contesto di sicurezza della Svizzera e gli sconvolgimenti geopolitici hanno recentemente assunto un ritmo preoccupante», ha detto.
La sicurezza della Svizzera è «indissolubilmente legata a quella dell’Europa», ha aggiunto Amherd. Per questo motivo, oltre al riarmo dell’Esercito svizzero, sono stati compiuti intensi sforzi per approfondire la cooperazione in materia di politica di sicurezza con gli Stati europei della NATO e dell’UE.
Inoltre, la sicurezza non è una questione che riguarda solo il DDPS. La situazione attuale ci impone di fare fronte comune, anche nella politica e nella società, ed è per questo che «il tema della sicurezza nella popolazione deve venire messo ancora più in risalto».

Da www.cdt.ch

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Il ticinese Moor a capo della Società ufficiali

Il ticinese Michele Moor è il nuovo presidente della Società svizzera degli ufficiali (Ssu) per i prossimi tre anni: il 60enne di Cureglia, colonnello di Stato maggiore generale (Smg), è stato eletto dall’assemblea generale dei delegati a Bougy-Villars (Vd), dove è intervenuta anche la consigliera federale dimissionaria Viola Amherd, responsabile del Dipartimento federale della difesa.
Moor, ingegnere diplomato al Politecnico federale di Zurigo e licenziato in economia all’Università di San Gallo, è già stato presidente della Ssu dal 2005 al 2008. Ora subentra al colonnello Dominik Knill, che non si è ricandidato dopo quattro anni di mandato.
La Ssu ha discusso degli attuali sconvolgimenti geopolitici. Un ordine mondiale sempre più multipolare, l’ascesa di Stati autoritari, la guerra in Ucraina: queste sono sfide importanti per la nostra politica di sicurezza, si legge in un comunicato. La Ssu ha convenuto che la capacità di difesa è di nuovo una priorità. Ciò richiede una solida pianificazione e la volontà politica di stanziare le risorse finanziarie necessarie il più rapidamente possibile. “Switzerland first” (prima la Svizzera) non significa “Switzerland alone” (Svizzera sola), è stato aggiunto.
Nel suo discorso, Amherd ha sottolineato l’importanza dell’ordine di sicurezza europeo. “La guerra di aggressione russa ha avuto un impatto significativo sul contesto di sicurezza della Svizzera e gli sconvolgimenti geopolitici hanno assunto un ritmo preoccupante”. La nostra sicurezza è “indissolubilmente legata a quella dell’Europa”. Per questo motivo, oltre al riarmo dell’esercito, sono stati compiuti intensi sforzi per approfondire la cooperazione con gli Stati europei della Nato e dell’Ue.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 marzo 2025 de La Regione

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Michele Moor nuovo presidente della SSU: “Voglio riportarla ad essere quello che era”

Michele Moor è stato eletto sabato presidente della Società svizzera degli ufficiali all’assemblea generale dei delegati riunitasi nel Canton Vaud.
A Ticinonews è intervenuto per spiegare le ragioni che lo hanno spinto ad accettare la carica e le sue prospettive di carriera.

Michele Moor è da sabato il nuovo presidente della Società svizzera degli ufficiali. Il ticinese, già presidente della SSU dal 2005 al 2008, è subentrato al colonnello Dominik Knill, che non si è ricandidato dopo quattro anni di mandato. Il 60enne ricoprirà il ruolo per i prossimi tre anni ed è stato eletto dall’assemblea generale dei delegati a Bougy-Villars, nel Canton Vaud. Michele Moor, ospite a Ticinonews, ha parlato delle motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la carica e della sua visione dell’esercito.

Lei aveva ricoperto questa carica tra il 2005 e il 2008. Con che spirito affronta questa sfida?
“Ho accettato come cittadino e come ufficiale osservando come la Società svizzera degli ufficiali è un po’ scomparsa dalla scena di politica di sicurezza. Una volta era uno dei principali attori in caso di eventi in ambito di politica di sicurezza veniva subito interpellata. Negli ultimi anni non è più stato così, anche a seguito di vicissitudini interne alla società. Ho voluto mettere a disposizione le mie capacità e le mie risorse per cercare di portarla a essere quello che era”.


Come ha intenzione di ritornare al centro della scena?
“La situazione attuale è molto interessante e c’è spazio per proporre delle idee e delle soluzioni. Si è creato un vuoto dove ogni tanto entra qualcuno. L’importante è presentarsi ai media, alla popolazione e alla politica”.


La situazione a livello nazionale e internazionale è complicata. Ci sono state le dimissioni di Viola Amherd, quella del capo dell’esercito, quello del direttore del servizio delle attività informative della Confederazione. Cosa sta succedendo all’esercito elvetico?
“La situazione è grave, perché la situazione geopolitica è grave. Proprio mentre la situazione è grave, se ne vanno il capo dipartimento e due o tre persone importanti dell’esercito. Il perché non lo so, magari lo saprò presto”.

Süssli aveva dichiarato che “in caso di guerra le forze armate svizzere potrebbero resistere solo poche settimane”. Chi ci dovrebbe attaccare?
“È giusto che il capo dell’esercito faccia degli scenari e che sappia quello che può fare e quello che non può fare. È vero che purtroppo le capacità di difesa dell’esercito svizzero, non è sufficiente. Adesso non ci attacca nessuno, però bisogna rendersi conto che non ci si può preparare immediatamente, quindi è importante essere sempre pronti”.https://www.ticinonews.ch/svizzera/michele-moor-nuovo-presidente-della-ssu-voglio-riportarla-ad-essere-quello-che-era-408946

L’amore ingannevole: la duplice violenza delle truffe romantiche

L’amore ingannevole: la duplice violenza delle truffe romantiche

Norman Gobbi si esprime su un fenomeno in preoccupante crescita

Le truffe, in generale, rappresentano atti spregevoli, nati per sfruttare la vulnerabilità delle persone a fini puramente economici. Tuttavia, quando tali inganni si fondono con la manipolazione dei sentimenti e dei legami affettivi, come nel caso del falso nipote, delle telefonate choc o della “Love scam” (truffa dell’amore), l’offesa affonda radici nella più profonda intimità delle persone. “In questi scenari”, esordisce il Consigliere di Stato Gobbi, “il truffatore non si limita a sottrarre denaro, ma tradisce la fiducia e sfrutta il bisogno primario di appartenenza e amore che tutti noi coltiviamo. Il dolore causato da queste frodi va oltre il danno materiale: ferisce il cuore e mina il tessuto stesso delle relazioni umane, lasciando cicatrici difficili da rimarginare. È una duplice violenza, quella economica e quella emotiva, che colpisce in maniera insidiosa chi, cercando un aiuto o un segno di affetto, si ritrova vittima di un inganno crudele”.
La difesa da tali attacchi richiede non solo una maggiore attenzione e consapevolezza, ma anche il sostegno di una comunità informata e pronta a proteggere i più esposti da chi intende sfruttare le emozioni per il proprio tornaconto, come nel caso della “Love o Romance scam”:
“Nel panorama odierno della ricerca dell’amore”, continua Gobbi, “internet si configura come un vasto oceano di opportunità, in cui chi sogna una relazione autentica si trova sommerso da un’infinità di profili apparentemente in grado di offrire il compagno o la compagna ideale. Dietro a questa molteplicità, però, si celano potenziali inganni, basati sulla creazione di falsi profili sui social network e sui siti di incontri, che sfruttano la fragilità emotiva di chi desidera disperatamente affetto e intimità, inducendo le vittime a credere in un legame profondo e genuino.”
Il metodo dei truffatori è estremamente ben orchestrato. Inizialmente, l’ingannatore contatta la potenziale vittima usando un’identità fasulla; in pochi scambi di messaggi, complimenti e dichiarazioni appassionate, la relazione virtuale si trasforma in una storia d’amore. Spesso, la figura proposta assume il volto di un top manager internazionale, di un militare impegnato in missioni lontane o di un individuo dal fascino inconfondibile, mentre il genere del truffatore è irrilevante: l’obiettivo rimane quello di conquistare fiducia e affetto per poi ottenere un sostegno economico.
“Man mano che la relazione si sviluppa”, insiste Gobbi, “solitamente tramite piattaforme come Skype o WhatsApp, vengono fatti progetti per un futuro insieme e persino ipotizzati incontri di persona. È proprio all’orizzonte di questi appuntamenti che l’inganno si fa più evidente: il truffatore, all’ultimo momento, inventa una scusa – un incidente, una malattia improvvisa o persino un furto – per giustificare la richiesta di denaro destinato a coprire spese impreviste. La vittima, ormai emotivamente coinvolta, si ritrova a inviare somme sempre maggiori, intrappolata in una spirale di trasferimenti economici che raramente si interrompe”.
Quando il destinatario comincia a nutrire sospetti o si rifiuta di inviare ulteriori fondi, il truffatore intensifica le pressioni ricorrendo a minacce e ricatti. In alcuni casi, si ricorre alla “Sextortion”: foto intime, precedentemente inviate in segno di fiducia, vengono usate per esercitare ulteriori pressioni, costringendo la vittima a cedere alle richieste. Altre volte, un finto legale o un presunto rappresentante di un’autorità straniera entra in scena, sostenendo di aver sequestrato il denaro illecito e imponendo il pagamento di una “tassa amministrativa” per consentirne il rilascio.
“È importante comprendere che cadere in queste trappole non va considerato un motivo di vergogna”, sottolinea Gobbi. “Chiunque, spinto dalla solitudine e dal desiderio di affetto, può diventare preda di questi stratagemmi. Le forze dell’ordine, quindi, non giudicano affatto le vittime, ma si impegnano a smantellare le reti criminali che operano in questo ambito. Denunciare ogni episodio, fornendo dettagli utili – dai dati bancari agli indirizzi email, dai numeri di telefono ai nomi dei profili online – è essenziale per prevenire ulteriori danni e contribuire a fermare questi reati”.
Educarsi e riconoscere i segnali d’allarme (comportamenti sospetti che precedono richieste economiche ingiustificate) diventa pertanto fondamentale: “Solo attraverso un approccio critico e l’adozione di misure di sicurezza è possibile navigare serenamente nel mare delle relazioni virtuali, evitando di lasciarsi travolgere da illusioni seducenti ma pericolose. La consapevolezza e l’informazione sono le armi migliori per difendersi, affinché la ricerca dell’amore online si trasformi in un’esperienza positiva e sicura”, conclude Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 9 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Digitalizzazione della giustizia, la roadmap ticinese

Digitalizzazione della giustizia, la roadmap ticinese

Implementazione di Justitia 4.0, Andreotti (Dipartimento istituzioni): ‘Entro fine mese il progetto di messaggio governativo in consultazione’
 
Non esita a definirla una «rivoluzione». Perché «inciderà in maniera importante sull’attività di magistrati, avvocati e rispettivi collaboratori», evidenzia dal Dipartimento istituzioni la direttrice della Divisione giustizia. «La trasformazione digitale della giustizia, approvata dalle Camere federali lo scorso dicembre, è – aggiunge Frida Andreotti – una priorità anche per la giustizia ticinese, che entro il 2032, termine ultimo che si ipotizza verrà assegnato da Berna ai Cantoni, dovrà modificare le proprie modalità di lavoro, passando dalla gestione cartacea degli incartamenti a quella digitale. In base alla legge federale votata di recente la nuova modalità di lavoro sarà obbligatoria sia per le autorità giudiziarie sia per i rappresentanti legali delle parti interessate da un procedimento civile, penale o amministrativo federale». Il 2032 «sembra lontano ma in realtà non lo è», avverte Andreotti. E preannuncia: «Come Dipartimento contiamo entro la fine di questo mese di avviare la consultazione presso i vari organi della magistratura sul progetto di messaggio governativo riguardante le risorse umane necessarie a concretizzare nel cantone la trasformazione digitale, che figura peraltro negli indirizzi strategici per la giustizia ticinese indicati pochi mesi fa dal Consiglio di Stato al parlamento».

La piattaforma ‘justitia.swiss’
La responsabile della Divisione giustizia è nel Comitato di progetto nazionale ‘Justitia 4.0’, in rappresentanza della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia per il settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Portato avanti da Confederazione e Cantoni, ‘Justitia 4.0’ mira allo scambio elettronico di dati e atti giudiziari fra le parti di un procedimento. Atti oggi cartacei sostituiti quindi da quelli elettronici, affinché “la strada della giustizia non passi più per montagne di carta”, si afferma su www.justitia40.ch. «Autorità giudiziarie e avvocati di tutta la Svizzera – spiega Andreotti – comunicheranno per via elettronica tramite un’apposita piattaforma, denominata ‘justitia.swiss’. L’accesso agli incarti sarà immediato e la sicurezza nello scambio delle informazioni garantita». L’obiettivo della trasformazione digitale «è di contribuire a velocizzare i tempi della giustizia». Una «rivoluzione» alla quale, ricorda la direttrice della Divisione, «il nostro Cantone sta lavorando dal 2019, da quando il progetto nazionale è stato avviato». E al progetto «il Ticino ha dato e dà un rilevante contributo: nei gruppi di esperti ci sono infatti rappresentanti della magistratura, del Centro sistemi informativi dell’Amministrazione cantonale e della stessa Divisione». Sempre nell’ottica della digitalizzazione della giustizia in Ticino, osserva Andreotti, «è tuttora pendente in Gran Consiglio il messaggio licenziato dal governo nel novembre 2021 per la digitalizzazione del settore notarile, con l’introduzione dell’autentica elettronica di firma e della certificazione elettronica della copia di un documento e con l’allestimento di copie autentiche in forma elettronica certificata. Senza dimenticare la realizzazione dell’archivio notarile elettronico, con conseguente archiviazione digitale degli atti».

Ammodernamento del sistema informatico
Adesso però si è alle prese con il piatto forte, ovvero con l’attuazione alle nostre latitudini di ‘Justitia 4.0’. «Il Consiglio di Stato – riprende Andreotti – ha intanto avallato, era lo scorso dicembre, l’ammodernamento del sistema informatico ‘Juris/Agiti’ – utilizzato in Ticino da tutti gli uffici giudiziari, nonché dalle autorità amministrative del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure – con l’acquisto dal medesimo fornitore, LogObject, dell’aggiornamento del software: il nuovo applicativo si chiama ‘MyAbi/Juris’. Un investimento di circa 1,5 milioni di franchi sull’arco di tre anni – l’importo è stato ricavato dal budget del Dipartimento istituzioni e inserito nel Piano finanziario degli investimenti –, indispensabile per consentire alle nostre autorità giudiziarie di interfacciarsi con la piattaforma ‘justitia.swiss’ e mettere in tal modo a disposizione delle parti gli atti di un procedimento. Cosa impossibile con l’attuale versione dell’applicativo informatico. Si è trattato dunque di un passo fondamentale verso l’implementazione in Ticino di ‘Justitia 4.0’».Implementazione al centro del messaggio che il Dipartimento diretto da Norman Gobbi sta affinando, pure per quanto riguarda la richiesta dei relativi mezzi finanziari, e che intende sottoporre, per consultazione, alla magistratura ancora questo mese. «Il testo definitivo del messaggio, che sarà allestito tenendo conto anche delle osservazioni che giungeranno dagli organi giudiziari interpellati e previa approvazione del governo, verrà trasmesso al Gran Consiglio: in caso di luce verde al messaggio – continua Andreotti – potremo partire con il primo test in Ticino legato alla digitalizzazione della giustizia. Secondo i nostri programmi, nel gennaio del 2026».

‘Quell’ufficio giudiziario dispone dell’infrastruttura necessaria’
La sperimentazione si svolgerà alla Pretura di Riviera, con sede a Biasca. Anche perché possiede “l’infrastruttura (rete e cablaggi) necessaria per accogliere la digitalizzazione dell’attività”, ha scritto la Divisione giustizia in una lettera indirizzata in febbraio al Consiglio della magistratura per informarlo delle prossime tappe della trasformazione digitale della giustizia ticinese previste dal Dipartimento. Il quale, dice Andreotti, «ha individuato nel pretore di Riviera Elisa Bianchi Roth, la persona idonea a condurre, insieme con i propri collaboratori, il progetto pilota e a occuparsi pure, con il supporto del Centro sistemi informativi, della configurazione del nuovo programma informatico per il collegamento alla piattaforma ‘justitia.swiss’». Identificato il magistrato di riferimento, «il Dipartimento ha proposto al Consiglio della magistratura, che nel frattempo si è detto d’accordo, di sgravare Bianchi Roth dall’attività a favore della Pretura penale (i giudici delle Preture di valle fungono anche da pretori penali, ndr) per il periodo 2025-2030». In seno alla Pretura di Riviera Bianchi Roth dedicherebbe pertanto metà del proprio tempo lavorativo al test sulla digitalizzazione e a tutti i passi correlati, l’altra metà alle decisioni, in veste di magistrato, sulle cause civili che approderanno all’ufficio giudiziario di Biasca.

Pretura penale: potenziamento e modifiche legislative
«Per non creare ulteriori difficoltà alla Pretura penale (sede a Bellinzona, ndr), che soprattutto negli ultimi anni ha registrato un aumento non indifferente del carico di lavoro, come Dipartimento abbiamo anche espresso al Cdm la volontà di sostituire Bianchi Roth, nell’appena citata autorità giudiziaria, con un pretore straordinario sino al 2030 nella misura del 50 per cento, affiancato da un vicecancelliere straordinario con analoga percentuale lavorativa. Ed è ciò che prospetteremo nel messaggio governativo sulla trasformazione digitale», fa sapere la direttrice della Divisione giustizia. C’è di più. «Considerate le implicazioni del progetto di digitalizzazione – prosegue Andreotti –, coglieremo l’occasione di questo messaggio per sottoporre all’approvazione del Gran Consiglio il già pianificato potenziamento ordinario della Pretura penale con l’elezione di un pretore aggiunto a tempo pieno, supportato dal necessario personale giuridico e amministrativo, prospettando anche una modifica delle competenze della stessa autorità».

Sfida nella sfida, la questione logistica
C’è però una sfida nella sfida rappresentata dalla trasformazione digitale. L’implementazione di ‘Justitia 4.0’, avverte Andreotti, «presuppone sedi della magistratura con cablaggi adeguati alla digitalizzazione dell’attività. È uno degli aspetti principali che consideriamo nella ricerca di soluzioni logistiche dopo il no popolare all’acquisto dello stabile Efg a Lugano. Mi riferisco in particolare ai quattro blocchi identificati dal governo nell’autunno scorso per il comparto della giustizia nel Luganese». Il 2032 intanto si avvicina. «E il Ticino vuole farsi trovare pronto».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 marzo 2025 de La Regione

Le carceri sono ancora piene

Le carceri sono ancora piene

Dopo alcuni mesi di relativa tranquillità, le strutture di detenzione ticinesi sono di nuovo al completo – Una ventina anche le donne Il direttore Stefano Laffranchini: «Siamo in allerta, è una fase molto delicata» – A incidere sono soprattutto alcune inchieste per traffico di droga

Ci risiamo. Dopo alcuni mesi di relativa tranquillità, nelle ultime settimane la situazione nelle strutture carcerarie ticinesi è tornata a essere piuttosto complicata a causa dell’elevato numero di detenuti. «Siamo in una fase molto delicata. Non ancora di crisi, ma certamente d’allerta», ammette in effetti il direttore Stefano Laffranchini. Il problema, spiega, nasce da una serie di inchieste legate all’infrazione della legge sugli stupefacenti. «Inchieste da cui, come di consueto, si sviluppano vari filoni che conducono poi in carcere molte persone». Al carcere giudiziario della Farera al momento si trovano 84 persone su un totale di 88 posti disponibili, mentre quello penale della Stampa è al completo. « Nei momenti peggiori, lo scorso anno, siamo arrivati a ospitare alla Farera ben 93 persone. Oggi ci troviamo alle prese con una situazione un po’ meno tesa, che riusciamo ancora a gestire con un po’ di creatività », spiega il direttore. Rilevante, però, è anche il numero di donne incarcerate: sono infatti 20 le detenute presenti alla Farera. «Sempre più spesso – commenta Laffranchini – assistiamo a un fenomeno preoccupante: le donne vengono coinvolte nei traffici di droga o nei furti dai loro compagni e mariti, finendo poi in manette». Per le detenute, come noto, è prevista la realizzazione di una sezione ad hoc. « I lavori sono iniziati un mese fa e tutto sta procedendo secondo i piani», dice Laffranchini, che prevede di poter utilizzare la nuova ala «a partire dal prossimo autunno o, al più tardi, all’inizio del 2026».

Le misure messe in campo
A preoccupare, ora, è però il carico di lavoro degli agenti di custodia, che si trovano a dover gestire un numero elevato di detenuti. «Da due anni a questa parte è un problema che si ripropone ciclicamente. Non siamo però rimasti con le mani in mano», assicura il direttore. Per fronteggiare la situazione, infatti, nei mesi scorsi sono state predisposte una serie di misure. « Innanzitutto si è deciso di esternalizzare la ronda esterna al carcere, permettendoci così di recuperare tre unità. Inoltre, abbiamo implementato alcune soluzioni tecniche che ci consentono di sostituire la presenza umana per alcuni compiti specifici, ottimizzando le risorse». Tra i provvedimenti attuati, anche la creazione – nel settembre del 2023 – del comparto di sicurezza, una sorta di «carcere nel carcere»: «Si tratta di nove celle in cui trovano posto i detenuti più pericolosi o comunque più problematici da gestire, che necessitano quindi di presa a carico continuativa. Il fatto di poter raggruppare queste persone in un unico luogo ci facilita il lavoro, consentendoci anche di gestire meglio il sovraffollamento generale delle ultime settimane ». Proprio in quest’area – ossia all’interno del cortile della sezione di sicurezza – saranno collocati i cinque container (quattro per ospitare i detenuti più uno per le docce) previsti per aumentare il numero di posti a disposizione. «Saranno posti preziosissimi perché sono polivalenti: possono quindi ospitare persone che necessitano di una sorveglianza accresciuta, come i detenuti del comparto di sicurezza, ma anche i prevenuti, sgravando così la Farera».

Servono più agenti
Ma la priorità, per il direttore delle strutture carcerarie, non è solo quella di avere più spazio, ma anche più personale. « Servono tra i 10 e i 15 agenti di custodia in più, che speriamo di poter reclutare con il bando di concorso aperto nei mesi scorsi e che si chiuderà alla fine del mese». Eppure, trovare nuovi agenti, negli ultimi tempi, si sta rivelando piuttosto complicato. «Finora ci sono arrivate un centinaio di candidature, ma abbiamo prolungato il bando di un mese per poterle aumentare ancora, in modo da avere un bacino più ampio da cui poter attingere», dice Laffranchini, spiegando che « il tasso di riuscita è solo del 10% ». In pratica, quindi, su cento candidature appena dieci persone poi vengono effettivamente assunte. «Per fare l’agente di custodia occorre avere una certa autorevolezza, carisma ma anche una buona empatia. Requisiti difficili da trovare e soprattutto che è complicato saper bilanciare ». I candidati scelti, prima di entrare in funzione, devono seguire una formazione specifica di otto mesi. Ma, come detto, già la fase di selezione è molto complessa. «Ci sono una prova fisica, un test di cultura generale e due giorni di assessment psicologico. Quest’ultimo, in particolare, riveste un ruolo fondamentale nella procedura di selezione, perché andiamo a verificare le attitudini caratteriali, fondamentali per poter svolgere il ruolo dell’agente di custodia».

Rivisti i limiti d’età
Per cercare di attrarre più candidati, nell’ultimo concorso aperto sono state anche modificate alcune condizioni. Prima, ad esempio, potevano proporsi soltanto persone tra i 25 e i 45 anni, ora invece la fascia di età è stata estesa dai 21 ai 48 anni: «Nonostante sia necessaria una certa esperienza per svolgere questa mansione, non vogliamo precluderci nulla. E l’assessment psicologico, tra le altre cose, valuta proprio il grado di maturità del candidato ». Il limite massimo di età, invece, è dettato da ragioni mediche. « Lavorare a turni, dopo i cinquant’anni, comporta alcune problematiche di salute. Quindi, in accordo con il medico del personale, abbiamo stabilito la soglia massima per candidarsi a 48 anni». Il salario previsto, assicura invece Laffranchini, non è un fattore che scoraggia le candidature. Secondo quanto si legge sul bando di concorso, lo stipendio, durante la formazione, si aggira sui 4.300 franchi. Una volta entrato in servizio l’agente di custodia riceve 4.466 franchi per tredici mensilità, mentre arriva al massimo salariale, se non fa carriera, a 7.630 franchi. «È chiaro, però, che non è un lavoro adatto a tutti. Questa professione, che può dare grandi soddisfazioni, necessita di competenze relazionali fuori dal comune. Bisogna saper gestire il rapporto con le persone detenute mostrando sì umanità, ma anche fermezza nel far rispettare le regole ».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 marzo 2025 del Corriere del Ticino

Primo giorno di Scuola polizia per 26 aspiranti agenti

Primo giorno di Scuola polizia per 26 aspiranti agenti

Al via la scuola di polizia 2025

Partecipano 26 giovani allievi che conseguiranno l’Attestato professionale federale di agente di polizia – I risparmi hanno portato a un forte ridimensionamento – Cerinotti: “Per noi è un momento di incertezza”

Lunedì alle 08.00 a Giubiasco il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi aspiranti poliziotti.
Ha infatti preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2025) alla quale partecipano 26 giovani allievi. Quindici sono gli aspiranti gendarmi (12 uomini e 3 donne) assunti dalla polizia cantonale. Frequenteranno la Scuola pure 8 aspiranti delle Polizie comunali (6 uomini e 2 donne), 2 aspiranti della Polizia dei Trasporti (1 uomo e 1 donna), nonché 1 aspirante agente della Polizia cantonale dei Grigioni (uomo).
Il numero è fortemente ridimensionato rispetto agli anni precedenti e questo a causa delle misure di risparmio decise dal Governo ticinese e il prossimo anno – ricordiamo – la scuola potrebbe saltare.
La prospettiva preoccupa il capo della formazione Christoph Cerinotti: “Per noi è un momento di incertezza. – dichiara a SEIDISERA – Bisogna anche pensare soprattutto a chi deve dirigere le aree come la gendarmeria oppure anche le polizie comunali. Se non dovessimo avere la scuola del ’26, sapendo che ne partono circa 30 all’anno e che ne assumiamo circa 15, se saltiamo quella del ’26 sarà secondo me un disastro. Ci troveremo infatti nel ’28 ad avere una carenza di 65-75 persone. Su un corpo come la polizia cantonale, rispettivamente la gendarmeria che conta un po’ più di 400 persone è enorme. Speriamo di non dover arrivare al punto di dover dire alla cittadinanza che per un determinato tipo di cose non interveniamo perché non abbiamo i mezzi “. 

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Al-via-la-scuola-di-polizia-2025–2640834.html

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Al via la scuola di polizia 2025, “Speriamo sia l’inizio di una nuova vita”

Ventisei aspiranti agenti, tra polizia cantonale ticinese e grigionese, polizie comunali e dei trasporti, questa mattina hanno iniziato la formazione di due anni. Ma per il futuro regna l’incertezza. “Se la scuola non prenderà il via nel 2026, il rischio è che mancheranno molti agenti in futuro”, precisa Christophe Cerinotti, capo della Sezione formazione.

“Speriamo che questa avventura sia l’inizio di una nuova vita”. È con questo auspicio che un’aspirante poliziotta questa mattina alle 8 a Giubiasco ha iniziato, insieme ad altri venticinque aspiranti, la Scuola di polizia del V circondario d’esame. Il programma prevede due anni di formazione: durante il primo, gli allievi frequenteranno la scuola, mentre il secondo anno sarà dedicato alle attività pratiche nel proprio corpo di appartenenza. L’obiettivo è di offrire una formazione una formazione uniforme per tutte le forze dell’ordine, senza distinzioni tra i vari corpi di polizia. Per dare il benvenuto ai futuri agenti erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, il capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini.

Chi ha iniziato la scuola

Ad aver iniziato la scuola sono 15 aspiranti gendarmi (12 uomini e 3 donne) della Polizia cantonale, 8 (6 uomini e 2 donne) delle Polizie comunali, 2 (1 uomo e 1 donna) della Polizia dei trasporti, nonché un aspirante della Polizia cantonale dei Grigioni. Il percorso formativo che conduce all’esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, viene ricordato in una nota, prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione o agente in formazione nei Corpi di appartenenza. 

Un’unica formazione per tutte le forze dell’ordine
Il responsabile della formazione della Polizia cantonale, Andrea Pronzini, ha sottolineato come il piano formativo sia uguale per tutti: “La scuola di Polizia del quinto circondario è convenzionata con tutte le polizie cantonali, comunali, dei trasporti, militare e la polizia cantonale dei Grigioni. Tutti beneficiano della stessa formazione.” L’uniformità del percorso garantisce un alto livello di preparazione, indipendentemente dal corpo di polizia in cui gli allievi entreranno in servizio.

Le tre tappe fondamentali della formazione
Il percorso formativo prevede tre tappe principali: il superamento della scuola di polizia, che permette di accedere alla fase successiva; l’esame preliminare dell’esame federale, che consente di iniziare il secondo anno di formazione; l’esame principale dell’esame federale, al termine del secondo anno, necessario per diventare operativi nel proprio corpo di appartenenza.

Le difficoltà finanziare e l’incertezza 2026
Uno degli aspetti critici del programma riguarda le difficoltà finanziarie, che hanno portato a una riduzione del numero di allievi: quest’anno sono 15 gli aspiranti della Polizia cantonale, in calo rispetto ai 19 del 2024. Inoltre, il futuro della Scuola di polizia 2026 è ancora incerto. Christophe Cerinotti, capo sezione della formazione, ha spiegato le conseguenze di un possibile stop: “Se nel 2026 la scuola non verrà avviata, significa che nel 2028 non avremo nuovi agenti operativi. Considerando che ogni anno perdiamo circa 30 poliziotti tra pensionamento e dimissioni e che ne assumiamo solo 15, il rischio di carenza di personale nel 2028 e nel 2029 è evidente.”

https://www.ticinonews.ch/ticino/al-via-la-scuola-di-polizia-2025-speriamo-sia-linizio-di-una-nuova-vita-408593

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https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2641479

Gara di sci dei parlamentari della Svizzera orientale ad Airolo

Gara di sci dei parlamentari della Svizzera orientale ad Airolo

L’evento si è svolto venerdì. Per la quinta volta consecutiva, Dölf Alpiger del Canton Appenzello esterno ha trionfato nella categoria uomini fino al 1975.
Ha avuto luogo venerdì scorso, sulle piste della stazione sciistica di Airolo-Pesciüm, la Gara di sci dei Parlamentari della Svizzera orientale, giunta alla sua 60esima edizione ed ospitata per la prima volta dal Canton Ticino. La manifestazione ha ottenuto un notevole successo – tanto che il nostro Cantone è già stato incaricato di organizzare la 70ª edizione – grazie ad un’organizzazione perfetta in una giornata splendida per le condizioni meteo e di innevamento. La competizione, articolata in due manches, è stata gestita dallo Sci Club Airolo. Hanno preso parte un’ottantina di parlamentari delle Camere federali e dei Parlamenti cantonali di Appenzello Interno, Appenzello Esterno, Glarona, Grigioni, San Gallo, Sciaffusa, Svitto, Turgovia, Zurigo e Ticino.

I vincitori
Nella categoria donne, la vittoria è andata alla Consigliera di Stato del Canton Appenzello esterno Astride Bishof, per la categoria uomini fino al 1975 si è riconfermato per la quinta volta consecutiva Dölf Alpiger del Canton Appenzello esterno mentre per la categoria uomini dal 1976 e più giovani la vittoria è andata al Gran consigliere di San Gallo Markus Bonderer.

Beretta Piccoli e Ghisla i migliori tra i ticinesi
Si sono inoltre imposti come Campioni ticinesi la Gran consigliera Sara Beretta Piccoli (8. tempo nella sua categoria) davanti a Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini. Per la categoria uomini, si è riconfermato Campione ticinese il Gran consigliere Alessio Ghisla (5. tempo nella sua categoria), davanti a Alex Gianella e Alessandro Mazzoleni. Hanno partecipato anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i deputati Alessandro Corti e Massimo Mobiglia.

Cena al Caseificio
Nella competizione a squadre, ha primeggiato il Canton Grigioni seguito dai Cantoni Appenzello esterno e Glarona. Alla cerimonia di premiazione hanno partecipato e portato il proprio benvenuto agli ospiti, il Presidente del Gran Consiglio, Michele Guerra, il Sindaco di Airolo, Oscar Wolfisberg e il Direttore dell’Organizzazione turistica regionale Bellinzonese e Alto Ticino Juri Clericetti.
La giornata si è degnamente conclusa con una cena conviviale presso il Caseificio di Airolo.  

https://www.ticinonews.ch/ticino/gara-di-sci-dei-parlamentari-della-svizzera-orientale-ad-airolo-408616

Scuola di polizia 2025

Scuola di polizia 2025

Comunicato stampa

Oggi alle 08.00 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2025). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi e le nuove aspiranti con discorsi ufficiali.

La Polizia cantonale comunica di aver assunto 15 nuovi/e aspiranti gendarmi (12 uomini e 3 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 8 aspiranti delle Polizie comunali (6 uomini e 2 donne), 2 aspiranti della Polizia dei Trasporti (1 uomo e 1 donna), nonché 1 aspirante agente della Polizia cantonale dei Grigioni (uomo).

Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione o agente in formazione nei Corpi di appartenenza.

Biasca trionfa ad un Rabadan da record

Biasca trionfa ad un Rabadan da record

Vittoria per i Maninchiaghi e per gli Schpakanos. Il corteo si è svolto in un pomeriggio di festa, allegria e tanta satira.

Una giornata baciata dal sole ha incoronato il gruppo Schapakanos di Biasca e il carro de I Maninchiaghi, ancora di Biasca. Ben 40mila persone (un’affluenza da record!) hanno assistito alla tradizionale sfilata, cui hanno preso parte 3’000 comparse.
Oltre ai già citati gruppo e carro di Biasca, premiati i Crêpe de la crêpe di Bellinzona col premio simpatia 2025.
Il corteo è stato, come ogni anno, il cuore pulsante del Carnevale Bellinzonese, e la meteo straordinaria ha contribuito a creare l’atmosfera ideale per una festa in maschera a cielo aperto.
L’intera edizione del carnevale bellinzonese ha per ora superato ogni aspettativa, con 140mila partecipanti totali nelle giornate di festa, che continueranno domani con eventi dedicati ai bambini e alle famiglie e con l’atteso Rabathlon in serata, a partire dalle 21.00, con iscrizioni ancora aperte.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1819625/rabadan-bellinzona

Un vuoto ai vertici senza precedenti

Un vuoto ai vertici senza precedenti

Thomas Süssli e Christian Dussey hanno annunciato il loro addio – Con la partenza di Viola Amherd, si è creato uno sconvolgimento istituzionale nel panorama della sicurezza

Un’ondata di dimissioni eccellenti ha scosso il settore della sicurezza in Svizzera: Thomas Süssli, comandante dell’Esercito, e Christian Dussey, capo del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno annunciato il loro addio. Questo sconvolgimento istituzionale segue l’uscita della Consigliera federale Viola Amherd dal vertice del DDPS, lasciando un vuoto di leadership senza precedenti nel panorama della sicurezza nazionale.

Sebbene le partenze di Amherd, Süssli e Dussey possano anche considerarsi programmate, avvengono in un momento particolarmente delicato. Nonostante la percezione di stabilità, la Svizzera è infatti esposta a minacce su più fronti, tra cui attacchi informatici, operazioni di intelligence straniere sul nostro territorio e campagne di disinformazione volte a destabilizzare il Paese.

La situazione è stata ulteriormente complicata da una gestione della comunicazione a dir poco inefficace da parte del DDPS, caratterizzata da scarsa trasparenza e mancanza di professionalità nella diffusione delle informazioni, che ha comportato un incremento dell’incertezza in un settore che richiede estrema chiarezza e trasparenza.

L’attuale fase di instabilità impone pragmatismo e vigilanza costante. Gli equilibri geopolitici in gioco sono significativi, come dimostrano le negoziazioni sulla crisi ucraina e le richieste di compensazione avanzate dall’amministrazione Trump, e offuscano l’illusione di un sistema internazionale pacifico e armonioso.

Particolarmente critica è la situazione dei servizi d’intelligence. L’uscita di Dussey rappresenta un ulteriore indebolimento di un apparato già reso fragile da continue riorganizzazioni e dall’assenza di una strategia chiara. I servizi segreti sono un elemento essenziale per la sicurezza del Paese e per contrastare le attività di spionaggio, particolarmente intense sul territorio svizzero.

Il nuovo responsabile del DDPS dovrà insomma affrontare sfide cruciali: ricostruire la capacità difensiva, sviluppare un concetto di protezione integrata, modernizzare le forze armate, gestire le conseguenze dello scandalo Ruag, riformare il SIC, creare condizioni favorevoli per l’industria della difesa, rafforzare il principio di milizia e il servizio militare obbligatorio, oltre a migliorare il coordinamento tra politica estera e sicurezza nazionale.

Ora più che mai, la politica di sicurezza e il rafforzamento delle capacità difensive devono diventare una priorità assoluta, con un impegno condiviso e concertato, considerato lo scarso tempo a disposizione, da parte dell’intero Consiglio federale.

Opinione pubblicata nell’edizione di domenica 2 marzo 2025 de La Domenica