Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Il secondo tempo tra Cantone e Comuni tra Dichiarazione d’intenti e modifica costituzionale

Sancito il tentativo di cambio di passo dopo l’impasse di Ticino2020.
Gobbi: ‘Più autonomia, rispetto e soluzioni condivise’. Dafond: ‘Davvero, però…’

Rapporti tra Cantone e Comuni, inizia il secondo tempo. O meglio, questa è l’intenzione di tutti considerati da un lato «l’impasse» di Ticino 2020, il progetto di riforma dei flussi di competenze e finanziari tra i due enti fermo al palo, e dall’altro tutti i problemi che restano ancora in campo e che, giocoforza, necessitano di una ripartenza.
Il tentativo c’è. Ed è stato ufficializzato oggi a Locarno, all’incontro istituzionale tra il Cantone e i cento Comuni ticinesi, con i rispettivi sindaci, con la firma della Dichiarazione d’intenti a favore del federalismo che può essere interpretata come prima pietra di una modifica costituzionale atta a migliorare, appunto, i rapporti e ad aumentare l’autonomia dei Comuni.

“Dare un fondamento concreto al nostro assetto istituzionale”
Con ordine. «Quella che firmiamo – afferma davanti alla platea di sindaci il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese e che ha tre principi fondamentali». Il primo, specifica Gobbi, «è un’autonomia vera e riconosciuta». Nel senso che «si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale. L’obiettivo del Consiglio di Stato – rimarca Gobbi – è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale». Insomma, «è giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione».

“Dialogo strutturato e continuo”
Il secondo principio della Dichiarazione è all’insegna di «un dialogo strutturato e continuo». Il presidente del governo infatti rileva che «la Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise». E quindi, «per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano».
Il terzo principio è, invece, «un impegno morale e simbolico, per evitare il muro contro muro». Quindi, assicura Gobbi, «la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato redigerà un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni». Il percorso descritto, riprende Gobbi, «è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese, un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni».

“Ticino2020 resta un esercizio istituzionale e finanziario”
A margine dell’incontro, è lo stesso Gobbi che, parlando alla stampa, sottolinea come «sia importante porre le basi per poter rilanciare un dialogo che negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco: per me, in questo anno alla presidenza del governo, è fondamentale porre nuove basi per il futuro, e questa modifica costituzionale che proporremo chiarirà il ruolo e la funzione dei Comuni garantendogli il rispetto istituzionale che meritano». La traduzione di tutto questo è spedire in soffitta Ticino2020? «Come ho già avuto modo di dire è un po’ in impasse, per vincoli posti dal Consiglio di Stato ma anche dai Comuni – risponde Gobbi –. Comuni che dovranno fornire delle richieste di recupero di autonomia operativa. Ticino2020 rimane comunque un esercizio di carattere istituzionale ma anche finanziario, che ha permesso di chiarire i relativi flussi ma anche di capire dove sono le aderenze dei livelli istituzionali, penso all’erogazione dei servizi nell’ambito degli anziani».
A cambiare sarà anche la Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, spiega ancora Gobbi. «Chiediamo che entrambi gli enti si diano una struttura più solida, che permetta di consolidare le prese di posizione. Il modello cui ci ispiriamo è quello della Conferenza dei governi cantonali che, pur avendo accenti differenti, trovano posizioni da inoltrare al Consiglio federale». Stringendo, conclude il presidente del governo, «vogliamo normalizzare i rapporti a beneficio della popolazione, dare stabilità istituzionale tra gli enti è un elemento che ci deve contraddistinguere».

Dafond: “I problemi vanno risolti”
Il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi (Act), Felice Dafond, dal canto suo sottolinea come «siamo enti pubblici che dobbiamo dialogare nell’interesse dei cittadini, che lo sono sia del Comune dove risiedono sia del Cantone. Ricordando che il Comune non è uno sportello del Cantone». Inoltre, per Dafond, «il dialogo serve per trovare soluzioni a problemi che abbiamo: ben vengano quindi le parole rispetto, condivisione, solidarietà… ma poi bisogna anche concretizzarle». Da parte dei Comuni, ci si aspetta «sicuramente maggior rispetto perché i nodi da sciogliere sono molti: partendo dalle competenze, dal chi fa cosa, chi porta una responsabilità e chi la paga. La perequazione intercomunale oggi ha parametri poco trasparenti, e tanti temi devono innestare un’altra marcia. Penso soprattutto alle Polizie comunali, al territorio, alla prossimità». Ticino2020 è in soffitta? È morto? «Possiamo chiamarlo come vogliamo, possiamo declinare come vogliamo i nomi: ma i problemi restano, vanno affrontati e risolti», chiosa Dafond.

Da www.laregione.ch

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Rapporti tra Cantone e Comuni, firmata una dichiarazione d’intenti
L’obiettivo: più struttura tra i compiti e maggior federalismo – Cambia anche il modello di dialogo tra i due livelli istituzionali

Questo mercoledì il Governo ticinese ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni ticinesi. Un pomeriggio che ha portato delle novità per quanto riguarda la collaborazione tra i due livelli istituzionali. La prima è stata la firma di una dichiarazione d’intenti, la seconda riguarda la piattaforma di dialogo tra Cantone e Comuni che lascerà il posto a un modello più simile a quello che avviene con la Conferenza dei governi cantonali. E non è tutto: è stato prospettato anche un messaggio governativo per fissare nella Costituzione cantonale il principio dell’autonomia cantonale. Una modifica che dovrebbe comunque passare al vaglio del popolo.
Riguardo alla dichiarazione d’intenti, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha indicato ai microfoni di SEIDISERA che l’obiettivo è quello di costruire un federalismo più autentico: “Negli ultimi anni abbiamo visto frizioni a seguito di contrapposizioni, ma anche di sovrapposizioni nello svolgere i compiti di interesse pubblico”. L’invito fatto ai Comuni è quindi quello di “darsi una struttura per essere un partner più solido nei confronti dell’amministrazione cantonale”.
Per il dialogo tra Cantone e Comuni si vuole un cambio di struttura, l’attuale piattaforma verrà sostituita da “un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali”, si legge nel comunicato del Cantone.
“Ticino 2020”, la riforma dei rapporti tra Cantone e Comuni non è dunque più attuale? “’Ticino 2020’ ha fatto una fotografia su quello che sono i flussi e le competenze tra i due livelli istituzionali”, ha affermato Gobbi. Con la nuova struttura si vuole “evitare situazioni in cui si scaricano gli oneri sull’altro senza assumersene la responsabilità politica”.
E per il cittadino cosa cambia? “Il fatto di avere talvolta più chiarezza su chi fa cosa e soprattutto avere un elemento di equivalenza fiscale. Quindi se pago le imposte al Comune è per determinate servizi, se le pago al Cantone è per altri tipi di servizi”, spiega Gobbi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Rapporti-tra-Cantone-e-Comuni-firmata-una-dichiarazione-d%E2%80%99intenti–3105734.html

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I cento Comuni e il Consiglio di Stato per rilanciare il dialogo tra le parti

I due livelli istituzionali si sono incontrati a Locarno – Il Governo ha annunciato l’intenzione di presentare una modifica della Costituzione cantonale per rafforzare l’autonomia degli Enti locali, ma anche una riforma della Piattaforma Cantone-Comuni

Una modifica della Costituzione. Un nuovo organo di confronto politico che sostituirà l’attuale Piattaforma Cantone-Comuni. Una dichiarazione d’intenti a favore del federalismo. E l’impegno morale a rilanciare il dialogo tra i due livelli istituzionali. Tutto ciò, in un momento simbolico per il nostro territorio: il traguardo, raggiunto proprio nell’aprile di quest’anno, di un cantone formato da «soli» cento Enti locali.
Al Palacinema di Locarno ieri pomeriggio si è tenuta una vera e propria celebrazione delle istituzioni ticinesi, durante la quale il Consiglio di Stato in corpore ha incontrato i sindaci e le sindache dei 100 Comuni che formano il nostro territorio. E per l’occasione, appunto, sono state presentate diverse novità: tutte con l’obiettivo di rilanciare un dialogo tra i due livelli istituzionali che negli ultimi tempi – non è un segreto – è diventato sempre più complesso.
Una giornata voluta dallo stesso Gobbi, come ha spiegato ai media durante la giornata, «per festeggiare il traguardo simbolico e istituzionale di un Ticino a 100 Comuni. Ma anche per prendersi l’impegno di migliorare i rapporti tra le parti, capendo che siamo tutti – Cantone e Comuni – chiamati a servire la nostra popolazione ». Concretamente, per fare ciò i sindaci dei cento Comuni e il Governo hanno firmato una dichiarazione d’intenti che Gobbi nel suo discorso ufficiale ha definito «una lettera d’amore per il federalismo svizzero nella sua versione ticinese». Una dichiarazione che, come rilevato dal Consiglio di Stato nella nota stampa dedicata alla giornata, «si fonda su tre principi»: una modifica della costituzione cantonale volta a rafforzare l’autonomia comunale che sarà prossimamente presentata dal Governo al Parlamento e poi, ovviamente, in ultima battuta anche al popolo; una riforma della Piattaforma Cantone- Comuni, che lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali; l’impegno morale a riaffermare il principiosecondo cui «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».

Ruoli da chiarire
La dichiarazione d’intenti, ha spiegato Norman Gobbi parlando con i media, «è un impegno morale per rilanciare un dialogo che – ha ammesso – negli ultimi tempi è diventato un po’ stanco». Un impegno che, concretamente, il Governo mira a mettere nero su bianco nella Costituzionale cantonale: «Un elemento – ha aggiunto il presidente del Governo che permetterà di chiarire il ruolo e la funzione dei Comuni, ma soprattutto di ribadire il rispetto che meritano gli Enti locali». Anche la Piattaforma Cantone- Comuni, come detto, è destinata a cambiare. Lo stesso Gobbi nel suo discorso ha definito il gremio «un’esperienza che ha fatto il suo tempo ». Motivo per cui il Consiglio di Stato, con il coinvolgimento dei Comuni, intende proporre una riforma di tale organo, ispirandosi al modello della Conferenza dei governi cantonali. «Chiederemo ai Comuni – ha rilevato Gobbi – di darsi una struttura più solida. Che permetta di consolidare le loro prese di posizione nei confronti del Cantone». L’obiettivo, dunque, è avere un «dialogo più forte, più strutturato». E ovviamente «trovare soluzioni che non schiaccino un livello istituzionale piuttosto che l’altro, ma siano al servizio della popolazione». E la «famosa» riforma Ticino2020? «È in un momento d’impasse, per vincoli imposti dal Consiglio di Stato, ma anche dai Comuni», ha affermato Gobbi. «Ora i Comuni dovranno fornire al Cantone richieste di recupero della propria autonomia e così facendo rilanciare la discussione. Che magari non passerà attraverso Ticino2020, ma tramite altre misure più puntuali, nell’ottica di migliorare i rapporti ».

Una questione di rispetto
Presente alla giornata, va da sé, anche il presidente dell’Associazione dei Comuni ticinesi,Felice Dafond. Il quale ha insistito sull’importanza del dialogo tra le parti: «È una giornata importante – ha affermato ai media poco prima della cerimonia – Siamo enti pubblici che devono dialogare, nell’interesse dei cittadini. Perché sono cittadini sia dei Comuni, sia del Cantone. E dialogare significa trovare soluzioni condivise a problemi, i quali non mancano di certo».
Dunque, ha aggiunto Dafond, «ben vengano le parole di rispetto (nei confronti dei Comuni,n.d.r.). Ma poi bisogna anche concretizzarle». Sì, perché – non nasconde il presidente dell’associazione – da parte dei Comuni ci si attende certo un maggiore rispetto. Perché il Comune non è uno sportello del Cantone». E quindi «se questa giornata permetterà di raggiungere un migliore dialogo fra i vari livelli, poi bisognerà mettersi al tavolo per affrontare i problemi, che sono tanti». Come dire: dalle parole occorrerà passare ai fatti. La prima pietra è stata posata, ma il cantiere è ancora lungi dall’essere terminato.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 settembre 2025 del Corriere del Ticino

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

Discorso in occasione dell’incontro con le Sindache e i Sindaci dei Comuni ticinesi

– Fa stato il discorso orale – 

Stimate Sindache e Stimati Sindaci,
Stimate Vicesindache e stimati Vicesindaci,
Stimato signor Presidente del Gran Consiglio,
Stimate Gran Consigliere, Stimati Gran Consiglieri,
Cara collega Consigliera di Stato, Cari colleghi Consiglieri di Stato,
Gentili signore e signori,

è un grande piacere per me accogliervi qui oggi a Locarno, insieme alla collega e ai colleghi, per una giornata speciale che il Governo ha fortemente voluto organizzare.
La nostra idea è che oggi ci troviamo qui, tutti insieme, per un momento che vuole andare oltre la semplice celebrazione – e, soprattutto, non vuole affatto trasformarsi in un’auto-celebrazione.
È un atto simbolico, quindi, ma è soprattutto l’occasione per assumerci tutte e tutti insieme un impegno concreto – quello di costruire un federalismo più autentico, all’altezza della nostra Storia e del futuro che vogliamo, fondato su una collaborazione leale tra Cantone e Comuni. 
Nel mese di aprile di quest’anno, il Ticino ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta nella nostra storia i Comuni sono esattamente 100. Un numero tondo, che racconta i cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni – dai 245 Municipi del 2000 alla situazione di oggi – e che ci ricorda quanto sia cambiata la trama delle istituzioni che amministrano il nostro territorio.
Se i numeri cambiano, la sostanza però resta la medesima – in Svizzera i Comuni sono stati e saranno sempre il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini.
Certo, siamo tutti consapevoli che la realtà attorno a noi sta cambiando, e velocemente. Il nostro federalismo sta attraversando una fase complessa della sua lunga e gloriosa storia – qualcuno lo ritiene ormai troppo lento o complicato per i ritmi forsennati dell’epoca digitale. Io credo invece che proprio questa sua capacità di radicarsi nei territori e di adattarsi nel tempo sia la chiave per renderlo più vivo e attuale che mai.
Non possiamo ignorare le difficoltà che in questi anni hanno segnato il nostro dialogo. L’esperienza di Ticino 2020, oggi in una fase di impasse, ne è una dimostrazione evidente. Lo stesso vale per il delicato dossier della polizia ticinese: spesso, dopo un lungo lavoro di ricerca di soluzioni condivise, le stesse decisioni vengono rimesse in discussione da chi le aveva volute.
Questo meccanismo di avanzare e poi ritrattare non rafforza né il Cantone né i Comuni: al contrario, rischia di indebolire entrambi.
L’Associazione dei Comuni ticinesi e l’ERS-Luganese hanno svolto in questi anni un ruolo importante per cercare di federare le realtà comunali ticinesi. Ma proprio per questo è necessario che oggi si dotino di strumenti e strutture che coordinino la pluralità delle realtà locali, così che la voce di tutti i Comuni possa trovare spazio in modo coeso ed equilibrato, in processi decisionali che siano rapidi e condivisi.
Dobbiamo quindi imparare a lavorare meglio insieme, con maggiore chiarezza e fiducia reciproca. La responsabilità di un federalismo che funziona non appartiene a una sola parte: richiede l’impegno condiviso e il rispetto delle decisioni assunte.
Come sindache e sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, vivete ogni giorno gli effetti concreti di queste tensioni. In un contesto sociale fragile – con le famiglie sempre più sotto pressione, costi della vita in crescita, e la fiducia reciproca che rischia di venire meno – i Comuni sono spesso il primo punto di riferimento per la popolazione.
Lo sapete voi e lo sappiamo noi: per svolgere davvero questo ruolo, sempre più delicato, quel che serve sono strumenti adeguati, chiarezza di intenti e il giusto riconoscimento dalle istanze superiori.
È con questo spirito che oggi vogliamo sottoscrivere una dichiarazione d’intenti.
Una dichiarazione che ha scopi e finalità precise: offrire una nuova base di dialogo che superi la vecchia piattaforma Cantone-Comuni, e che rilanci in modo più strutturato e leale il confronto tra i nostri due livelli istituzionali.
Il sentimento che ci anima è quello di chi si accinge a gettare le basi per un percorso verso il futuro. Quella che firmiamo, insomma, è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese – una lettera d’amore che non vuole restare uno svolazzo di inchiostro sulla carta, ma ambisce a ispirare un’azione politica e istituzionale.
I principi fondamentali di questa intesa sono tre: 

Il primo principio è un’autonomia vera e riconosciuta.
Come sa bene chi va in montagna, il primo passo è sempre il più importante: nel nostro caso, si tratta di inserire nella Costituzione, in maniera chiara e operativa, il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta solo di una dichiarazione di principio, ma di un modo per dare fondamento concreto al nostro assetto istituzionale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è duplice: migliorare il riconoscimento e chiarire meglio la ripartizione dei compiti, secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.
È giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti: perciò proporremo al Gran Consiglio e poi al Popolo ticinese una modifica costituzionale che va in questa direzione.

Il secondo principio è un dialogo strutturato e continuo.
La Piattaforma Cantone-Comuni è stata un’esperienza di crescita per tutte e tutti i partecipanti: un’esperienza che ha fatto il suo tempo. Oggi serve un vero spazio politico di confronto, a cadenza regolare e con uno spirito di franchezza: il modello al quale ci ispiriamo è la Conferenza dei governi cantonali. Vogliamo un organo che dia ai Comuni una voce autorevole e univoca nei rapporti con il Cantone: solo così possiamo rafforzare la fiducia reciproca e costruire insieme soluzioni condivise.
Per rendere ancora più operativo questo dialogo, è mia intenzione proporre al Consiglio di Stato di introdurre una novità concreta: in ogni Dipartimento sarà designato un referente stabile per i rapporti con i Comuni. Una figura che fungerà da punto di contatto, capace di accompagnare le pratiche, chiarire i nodi e dare continuità al confronto quotidiano.

Il terzo principio è un impegno morale e simbolico.
Il Governo sa che la dichiarazione che firmiamo oggi non ha valore vincolante, ma è convinto che ne abbia uno ancora più importante: è un impegno morale, per ognuna e ognuno di noi, a nome delle cittadine e dei cittadini che rappresentiamo. Nella Città che 100 anni fa ha ospitato la firma di un trattato internazionale di pace, in una fase storica tesissima a livello mondiale, nel nostro piccolo scegliamo di dire a voce alta che la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel «muro contro muro».

Oggi celebriamo una tappa importante, ma non un punto d’arrivo. I 100 Comuni sono una conquista di tutte e tutti noi, ma soprattutto la premessa per un Ticino più forte, più coeso e più attento ai bisogni delle sue comunità. Continuiamo quindi questo cammino fianco a fianco, con la convinzione che solo unendo le forze potremo garantire al nostro Cantone un futuro prospero e solido.
A partire da domani, la nostra promessa è che questa dichiarazione non resti soltanto un atto simbolico. Quel che seguirà è un percorso concreto e operativo: il Consiglio di Stato proporrà, dopo gli approfondimenti e la condivisione necessaria con i Comuni, un messaggio all’attenzione del Gran Consiglio per proporre una modifica della Costituzione cantonale, che rafforzi in modo chiaro l’autonomia dei Comuni.
Per concretizzare la riforma della Piattaforma di dialogo politico tra Cantone e Comuni, è necessario – nel dialogo con il Cantone – che i Comuni ticinesi si dotino di una struttura capace di rappresentare la pluralità comunale, e di coordinare le posizioni e le proposte dei 100 enti comunali. A livello intercantonale, e per questo saluto l’intervento che seguirà da parte di Thomas Minger, lo facciamo da oltre un trentennio. Tramite la Conferenza dei governi cantonali, i Cantoni sono riusciti a dimostrarsi partner affidabili e ad avere un dialogo strutturato con il Consiglio federale su numerosi temi, preservando il sistema federalistico elvetico.
Il percorso che vi sto descrivendo è istituzionale, politico e morale: lo stiamo imboccando perché sentiamo che è giusto dare nuovi strumenti ai Comuni, consolidare la collaborazione e il dialogo tra i due livelli di governo e rafforzare il federalismo ticinese – un federalismo che funzioni davvero, vicino alle persone e rispettoso dello spirito dei luoghi e delle regioni.
Per dimostrarvi il nostro impegno, abbiamo voluto dare una dimensione tangibile al passo formale che compiamo con la dichiarazione d’intenti di oggi. Sul palco vedete qui accanto i piccoli alberi da frutto allevati nel vivaio cantonale di Lattecaldo. Sono il simbolo di questo percorso.
Questi alberi da frutto saranno consegnati prossimamente a ciascun dei 100 Comuni ticinesi.
Sono alberi autoctoni, che con il tempo, nel terreno fertile che troveranno presso i vostri Comuni, porteranno i loro frutti. Così dovrà essere anche il nostro cammino comune: fondato su radici solide, orientato alla crescita condivisa e capace di dare frutti che appartengano a tutta la comunità ticinese.
Care sindache e cari sindaci, vicesindache e vicesindaci, e municipali, la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile – è necessaria. Non possiamo permetterci di restare fermi, né tantomeno di assistere in modo passivo al venire meno della fiducia reciproca. Siamo state e stati eletti per decidere nell’interesse della popolazione, e nel rispetto di questo mandato abbiamo il dovere di rilanciare un federalismo che funzioni – che sia vicino alle persone, rispettoso delle diversità locali e capace di dare risposte ai bisogni reali delle ticinesi e dei ticinesi.
Con la firma di questa dichiarazione, vogliamo celebrare il coraggio di credere insieme nel Ticino, nelle nostre comunità, nella capacità delle cittadine e dei cittadini e dei Comuni di costruire un futuro migliore. Vogliamo celebrare l’impegno di chi come voi, ogni giorno, si dedica alla cosa pubblica con passione e responsabilità – rendendo il nostro Cantone un luogo più giusto, prospero e dinamico.
Come il piccolo albero da frutto indigeno che vi regaliamo oggi, le nostre azioni hanno radici profonde e frutti che verranno raccolti dalle generazioni future. Lo dice anche un proverbio che magari avete sentito: «solo uno sciocco pianta un albero per sé stesso». Lo facciamo per chi verrà dopo di noi, nella speranza che questo albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro – e nella speranza che chi verrà dopo di noi, quando noi non ci saremo più, ci ricordi come buoni antenati.
Fieri del nostro passato, consapevoli delle sfide del presente, guardiamo insieme al futuro del Ticino con determinazione e orgoglio: questo Paese è fatto delle sue persone, dei suoi Comuni e di una comunità che a ogni occasione dimostra di sapere cooperare, proteggere le proprie radici e coltivare i propri frutti.
Firmando questa dichiarazione, oggi scriviamo un nuovo capitolo nella storia del Ticino. Un capitolo che parla di collaborazione, di federalismo autentico e di futuro. E insieme, siamo pronti a scriverlo con coraggio, responsabilità e passione.

Grazie di cuore per l’impegno che mettete ogni giorno al servizio delle vostre cittadine, dei vostri cittadini e del Ticino.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Il Ticino celebra i suoi 100 Comuni e rilancia il federalismo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi, a Locarno, le sindache e i sindaci dei 100 Comuni ticinesi, per una celebrazione delle istituzioni del nostro Cantone. Al termine della giornata è stata firmata una dichiarazione d’intenti che punta a rafforzare la collaborazione democratica e a gettare le basi per un federalismo più solido.

Nel suo intervento introduttivo, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato che «i Comuni sono il volto dello Stato sul territorio, là dove le politiche smettono di essere principi generici e diventano servizi, risposte e vicinanza alle cittadine e ai cittadini».  

Con la firma della dichiarazione d’intenti odierna, Governo e Comuni si impegnano ad avviare un percorso comune: «Quella che firmiamo – ha sottolineato Gobbi – è una lettera d’amore al federalismo svizzero nella sua versione ticinese. Parole che non devono restare svolazzi sull’inchiostro, ma ispirare un’azione politica e istituzionale».   La dichiarazione d’intenti si fonda su tre principi:  

  • Un’autonomia riconosciuta: il Consiglio di Stato intende proporre al Gran Consiglio – e successivamente al Popolo ticinese – una modifica costituzionale per rafforzare l’autonomia comunale, chiarendo anche la ripartizione dei compiti secondo i principi di sussidiarietà ed equivalenza fiscale.  
  • Un dialogo strutturato: la Piattaforma Cantone-Comuni lascerà spazio a un nuovo organo di confronto politico continuo, sul modello della Conferenza dei Governi cantonali, per permettere ai Comuni di esprimere in modo univoco la propria voce e di partecipare più incisivamente ai processi decisionali.  
  • Un impegno morale: la dichiarazione d’intenti non ha valore giuridico, ma rappresenta un atto simbolico per i firmatari, riaffermando – proprio a Locarno, città che cento anni fa ospitò un trattato internazionale di pace – che «la forza è nella collaborazione e non nel conflitto, nel dialogo e non nel muro contro muro».  

Il Consiglio di Stato si impegnerà a tradurre questi principi in atti concreti: l’elaborazione di un messaggio, all’attenzione del Gran Consiglio, con la proposta di modifica costituzionale sull’autonomia comunale, la riforma della Piattaforma Cantone-Comuni e il coinvolgimento dei Municipi nelle prossime fasi, affinché il percorso sia il frutto di una volontà condivisa.  

A simboleggiare lo spirito con il quale è stato organizzato l’incontro, sul palco del PalaCinema Locarno sono stati esposti alcuni piccoli alberi da frutto provenienti dal vivaio forestale cantonale di Lattecaldo, che saranno consegnati prossimamente ai Comuni ticinesi – come espressione tangibile di un impegno che mette radici oggi e porterà frutti domani.

«È sciocco piantare un albero pensando a sé stessi», ha concluso il Presidente del Governo Norman Gobbi: «Lo facciamo sempre rivolgendoci verso chi verrà dopo di noi, nella speranza che l’albero cresca sano e forte, come simbolo del lavoro condiviso, della fiducia e della speranza nel futuro».