Ora tutti lodano il Ticino per il casellario giudiziale

Ora tutti lodano il Ticino per il casellario giudiziale

Ai tempi la misura voluta da Gobbi fu definita “discriminatoria”. Ma il vento è cambiato

Improvvisamente tutta la Svizzera si è messa a guardare al Ticino con occhi pieni di ammirazione. È bastato l’arresto di quattro mafiosi residenti a Roveredo (GR) per stravolgere l’opinione dei nostri connazionali sulla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale agli stranieri che richiedono un permesso di dimora.

“Inammissibile” per Sommaruga
“ È inammissibile”, scrisse nel 2015 l’allora consigliera federale Simonetta Sommaruga in una missiva indirizzata al fautore della misura, il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi. “ Non è conforme agli accordi bilaterali”, aggiungeva la SEM, mentre da parte italiana veniva chiesto l’intervento della Commissione UE contro quella che era considerata a tutti gli effetti una “ discriminazione”.

Ora la si vuole copiare
Oggi invece in molti sembrano rendersi conto che forse il Ticino non aveva poi tutti i torti nel voler verificare i precedenti penali di chi si presenta alla porta. Nei Grigioni è il PLR Samuele Censi a proporre di imitare il Ticino e introdurre l’obbligo di allegare l’estratto del casellario giudiziale alla richiesta di un permesso di dimora. Da Zurigo invece è la liberale NZZ a rivolgere lo sguardo verso il Ticino e chiedersi se non sia il caso di generalizzare la prassi. “ Il Ticino richiede ai cittadini dell’UE un estratto del casellario giudiziario per il rilascio del permesso di soggiorno, sebbene ciò sia in contrasto con la libera circolazione delle persone – scrive il quotidiano zurighese -. L’arresto di presunti membri della ’ndrangheta e della Camorra getta una nuova luce su questa pratica”.

Sostegno anche a sinistra
Persino a sinistra c’è oggi chi giustifica la richiesta del casellario giudiziale, nella persona del consigliere nazionale socialista Bruno Storni, secondo cui “ bisogna fare qualcosa” per contrastare le attività illegali e il riciclaggio di denaro. Anche una socialista vodese, Brigitte Crottaz, ha sottoscritto un atto parlamentare dell’UDC che chiede di estendere la misura ticinese all’intera Confederazione. Tuttavia, interpellata dal Tages Anzeiger, la consigliera nazionale si distanzia dal contenuto della mozione. “ Ho sbagliato a firmarla”, dice Crottaz, secondo cui generalizzare l’obbligo sarebbe “ esagerato”.

954 casi in un anno
Ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Ad ogni modo i fatti dimostrano l’utilità della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale. Non solo nel caso dei mafiosi di Roveredo (GR), uno dei quali era stato respinto dalle autorità migratorie ticinesi proprio grazie a questa misura.
Stando alle statistiche contenute nel rendiconto 2025 del Consiglio di Stato, l’anno scorso il numero complessivo di decisioni negative, decisioni di revoca e ammonimenti ha fatto registrare un incremento di 110 unità. Non è dato sapere quante di queste decisioni siano legate alla presenza di precedenti penali nel casellario giudiziale, poiché il dato non viene estrapolato. Si sa però che le domande di rilascio o di rinnovo di un permesso B o C, rispettivamente i permessi revocati, sono stati in totale 954.

“Ci davano dei fuorilegge”
“ La richiesta del casellario giudiziale consente al nostro Cantone di approfondire e, laddove vi siano le condizioni legali, di impedire l’entrata di cittadini che hanno dei trascorsi criminali all’estero – sottolinea il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi -. Qualcuno per questa pratica ci ha dato dei fuorilegge. È un giudizio che respingo. Questa è una misura straordinaria proposta dal nostro Dipartimento e sostenuta dal Consiglio di Stato a tutela della sicurezza del territorio in attesa che sia disponibile una valida alternativa. Si pensi in particolare alla richiesta di adesione della Svizzera allo European Criminal Records Information System (ECRIS) tuttora pendente”. È proprio a causa della mancanza di alternative che, da ormai più di dieci anni, il Consiglio federale lascia che il Ticino richieda l’estratto del casellario giudiziale, nonostante si tratti di una misura non conforme agli accordi bilaterali con l’UE. Non conforme ma efficace. E ora non è detto che i recenti fatti di cronaca non riescano a convincere anche altri Cantoni, se non l’intera Confederazione, della bontà di questa misura.

“Più efficace se in tutti i Cantoni”
“ È uno strumento che ha anche un effetto deterrente, perché per ottenere un permesso è necessario presentare una documentazione che attesti l’assenza di precedenti rilevanti”, afferma ancora Gobbi, che nelle ultime settimane ha ricevuto parecchie sollecitazioni da Oltralpe. Tutti vogliono ottenere maggiori ragguagli sulla misura da lui promossa, tutti gli chiedono consigli. E il consigliere di Stato leghista ne ha in particolare uno da fornire: “ Questa soluzione sarebbe ancora più efficace se venisse adottata da tutti i Cantoni”.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica

Il lavoro politico inizia con l’ABC

Il lavoro politico inizia con l’ABC

La politica più vicina ai cittadini, essere consiglieri comunali tra sfide e soddisfazioni

Era il 14 aprile 1996 quando Norman Gobbi muoveva i primi passi nella vita politica, entrando in Consiglio comunale a Quinto per la Lega dei Ticinesi. Appena diciannovenne aveva deciso di mettersi a disposizione della propria comunità, partendo dal livello più vicino ai cittadini, là dove la politica assume un volto concreto e quotidiano. « Ero rimasto colpito dalle idee del Nano », ricorda. « Ho visto nella Lega un movimento che lottava per la difesa degli interessi del Canton Ticino, con un forte desiderio di preservare l’identità del nostro territorio. Non è stato facile all’inizio, avevo appena raggiunto la maggiore età e mi sono trovato confrontato con colleghi navigati ». Un ingresso precoce, ma già l’anno successivo, nel 1997, Gobbi assume la presidenza del Consiglio comunale e nel 2008 viene eletto Municipale alla guida del Dicastero sicurezza ed economia pubblica. «Non era evidente fare il leghista nelle valli a quei tempi», osserva. « C’era un confronto diretto, talvolta troppo acceso, ma è stata una vera palestra politica ». Un cammino iniziato in un piccolo Comune di valle che richiama anche oggi il valore dell’impegno personale: mettersi a disposizione della propria comunità, con spirito di servizio e concretezza.

Segnali da cogliere
Impegnarsi in prima persona nella vita pubblica richiede tempo, dedizione e capacità di assumersi responsabilità. Chi lo fa mette in conto ore di preparazione, di discussione e inevitabilmente qualche mal di pancia. Emblematico quanto accaduto lo scorso dicembre in Consiglio comunale a Bellinzona. A seguito della dimissione di un consigliere comunale per motivi di salute, la lista dei subentranti è stata spulciata come non era mai successo prima. La prima subentrante ha detto no. Idem il secondo e il terzo. I motivi erano diversi, da questioni personali a professionali o di studio. La quarta papabile aveva invece nel frattempo cambiato domicilio. Anche a Chiasso la complicata sostituzione di una consigliera comunale ha riacceso i riflettori su un tema complesso: la difficoltà nel reperire candidati.

Una guida accessibile
Per sostenere chi decide di intraprendere questo cammino e fornire gli strumenti necessari fin dall’inizio, la Sezione degli Enti locali del Dipartimento delle Istituzioni ha pubblicato la nuova edizione dell’ABC del Consigliere comunale. Si tratta di una guida chiara e accessibile che accompagna passo dopo passo nella comprensione dei meccanismi istituzionali e nel ruolo di chi si mette al servizio della collettività. La pubblicazione è disponibile online sul sito internet www.ti.ch/sel e offre una panoramica completa sul funzionamento dei Consigli comunali, sui diritti e doveri delle consigliere e dei consiglieri, e sugli strumenti di partecipazione politica. La nuova edizione introduce importanti novità: grazie a link e codici QR, è possibile accedere a mini corsi digitali, video e risorse didattiche attraverso una piattaforma formativa dedicata. Un passo deciso verso una formazione più accessibile, concreta e al passo con i tempi.

Mettersi a disposizione
« Con questa nuova edizione dell’ABC compiamo un passo importante verso una formazione più moderna che risponde ai bisogni concreti di chi opera nei nostri Comuni», sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «È anche un modo per incentivare l’assunzione di cariche pubbliche e facilitare il compito a chi decide di intraprendere questo percorso». E tornando indietro cosa direbbe oggi il Consigliere di Stato al Norman Gobbi diciannovenne appena eletto in Consiglio comunale a Quinto? «Gli direi di essere coraggioso, lo preparerei a un viaggio sulle montagne russe. Gli direi che dev’essere fiero di impegnarsi per il suo Cantone e per il suo Comune e che dopo 30 anni avrà qualche capello bianco ma ancora lo spirito degli albori».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 aprile 2026 de Il Mattino della domenica