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«Ogni vittima di femminicidio è un fallimento dello Stato»
Berna e i Cantoni vogliono intensificare la lotta alla violenza domestica e sessuale – Jans: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini» – C’è «necessità assoluta» di ulteriori strumenti – Gobbi: «Sorveglianza elettronica dal 2027»
Solo nel 2025, i reati di violenza domestica in Svizzera hanno superato i 22 mila casi. Sono oltre sessanta ogni giorno. Un numero mai raggiunto prima e che suona come un campanello d’allarme. A che punto siamo con la lotta contro questo fenomeno? E su quale strada si deve proseguire? Domande che si è posto ieri il consigliere federale Beat Jans, illustrando il bilancio della «Roadmap contro la violenza domestica e sessuale» a cinque anni dall’avvio del progetto.
«Le cifre dipingono un quadro ancora negativo», ha sottolineato Jans, mettendo in chiaro un aspetto: «Si tratta soprattutto di una questione di uomini ». La gran parte degli autori di reati è infatti di sesso maschile, così come la gran parte delle vittime è di sesso femminile. Di più. Il luogo più pericoloso è rappresentato dalle quattro mura domestiche. Un aspetto sottolineato a più riprese ieri.
Undici campi d’azione
La Roadmap contiene undici campi d’azione: tra questi, figurano ad esempio la gestione delle minacce, la formazione continua di chi lavora in questo ambito, i mezzi tecnici (come la sorveglianza elettronica), la protezione dei minori esposti alla violenza domestica, nonché le misure che riguardano anche gli autori di atti di violenza domestica. E c’è poi una misura particolarmente attesa: il numero di telefono centrale per le vittime di reato. Ovvero il «142», che entrerà in funzione venerdì (vedi in basso).
Il rapporto sull’attuazione della Roadmap mostra che la strada intrapresa è quella giusta, ma c’è la «necessità assoluta di ulteriori strumenti ». «Il bilancio è positivo. Ma per chi è colpito da questo fenomeno, il bilancio non conta nulla», ha riassunto dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi, intervenuto a Berna in qualità di membro del comitato della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP).
Una lotta di tutta la società
L’obiettivo, ora, è di fissare standard comuni tra tutti i Cantoni, « ad esempio nella gestione delle minacce », ci spiega Gobbi, aggiungendo che bisogna anche garantire una buona presa a carico di ogni vittima. Proprio per questo, l’attivazione del numero «142», da venerdì, è un altro segnale importante. «I progressi in questo ambito, però, non cadono dal cielo: servono volontà politica, risorse e coordinamento », ha sottolineato il ticinese. « Deve diventare una lotta di tutta la società».
« Dietro ogni caso, c’è una persona », hanno ribadito a più riprese Beat Jans, Norman Gobbi e anche Mathias Reynard, presidente del governo vallesano e della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS). Il vallesano, dal canto suo, ha anche ricordato che le cifre (già elevate) sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno sistemico. L’accesso alle prestazioni per le vittime di violenza domestica e sessuale, oggi, varia enormemente da Cantone a Cantone, ha deplorato Reynard, aggiungendo che la roadmap ha dimostrato l’importanza di attuare misure complementari. Il numero «142», da solo, non è sufficiente. Il Canton Vallese, ad esempio, ha deciso che darà seguito a ogni chiamata al numero unico con «un approccio proattivo», sia nei confronti delle vittime, sia nei confronti degli autori di violenza.
Prima che l’autore passi all’atto
Ieri si è parlato tanto di prevenzione. In Ticino è attivo il Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della polizia. «È un’unità che ha già permesso di gestire, ma soprattutto di riconoscere, le situazioni di minaccia. L’importante è saper cogliere questi segnali premonitori di allarme, prima che il potenziale autore passi all’atto », riconosce Gobbi, che si è poi anche espresso sull’implementazione della sorveglianza elettronica. «Il Ticino è stato tra i Cantoni pilota su questo fronte. L’obiettivo è che dal 2027 i Cantoni possano ricorrere alla sorveglianza elettronica ». Per Beat Jans, questo Electronic Monitoring ha permesso di rafforzare notevolmente la protezione delle vittime. Dai progetti pilota cantonali (in particolare quello di Zurigo) è emersa l’importanza di questo strumento che sarà implementato a breve.
«Swiss-Eagle»
Nello specifico, il dispositivo si chiama «Swiss-Eagle». È un sistema « che permette una sorveglianza attiva e passiva » e si tratta di una soluzione pensata per tutti i Cantoni (24 su 26) che fanno parte dell’associazione Electronic Monitoring (EM).
Quasi la metà dei Cantoni nei prossimi mesi condurrà una fase di test ( l’obiettivo è di avere una prassi coordinata a livello federale), ma si sta valutando anche la creazione di una centrale di sorveglianza comune per tutta la Svizzera. Affinché questo strumento sia efficace, «occorre un’attuazione coordinata a livello intercantonale, in particolare mediante una centrale di sorveglianza nazionale plurilingue e il coordinamento sovraregionale degli interventi di polizia», si legge nel rapporto.
«Tuttavia, non esiste una bacchetta magica contro la violenza», ha più volte ripetuto Vassilis Venizelos, consigliere di Stato vodese e presidente dell’associazione Electronic Monitoring. A suo avviso, lo Stato deve essere presente per prevenire, accompagnare e proteggere. «Perché ogni femminicidio e ogni tentativo è un fallimento per lo Stato».
In attesa della politica
Ci sono poi altre misure di rilievo che attendono di essere implementate. Il Consiglio federale ha infatti proposto lo scorso autunno delle modifiche alla legge concernente l’aiuto alle vittime di reati: l’obiettivo è di facilitare l’accesso alle prime cure prestate da personale specializzato. Oltre a ciò, la documentazione medico- legale (utilizzabile come prova) sarà gratuita e sarà possibile ottenerla anche senza dover sporgere denuncia immediata. È pure previsto che i cantoni potenzino l’offerta di alloggi di emergenza. Questa revisione sarà discussa a giugno dal Consiglio nazionale.
Da sapere
I servizi sul territorio: dalle case protette alle unità della polizia
Riservatezza e anonimato
Il «142», a partire da venerdì, sarà il numero di riferimento (gratuito e anonimo) per chi è vittima di violenza. In caso di urgenze, però, si può contattare la polizia (117), l’ambulanza (144) o eventualmente anche il Telefono Amico (143). Oltre a ciò, tra i servizi presenti sul territorio del Canton Ticino ci sono anche Case protette per vittime di violenza domestica (donne con o senza figli): per il sopraceneri c’è Casa Armònia (0848 33 47 33) e nel sottoceneri l’Associazione Consultorio e Casa delle donne (078 624 90 70). Il numero unico «142» andrà a sostituire l’attuale numero del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati. Il Servizio LAV è distribuito su tre sedi regionali: Bellinzona e Valli, Locarno e Valli, Lugano e Mendrisio. Riservatezza e anonimato sono garantiti.
Anticipare il pericolo
Sul fronte degli interventi nei confronti dei possibili autori di reati, è attivo anche un servizio della polizia cantonale denominato Gruppo Prevenzione e Negoziazione (GPN), il cui compito è anche quello di anticipare il possibile passaggio all’atto violento. Ad esempio, attraverso il riconoscimento e la valutazione di specifici segnali premonitori, anche (ma non solo) nell’ambito della violenza domestica.
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28.04.2026 del Corriere del Ticino
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Violenza domestica, siamo a metà del guado
Per Confederazione e Cantoni è positivo il bilancio della roadmap lanciata nel 2021. Annunciate ulteriori misure contro i femminicidi. Numero 142 operativo da venerdì
Lanciata cinque anni fa, la roadmap contro la violenza domestica e sessuale si è rivelata efficace. Lo ha affermato lunedì, tracciando un bilancio dei lavori, il consigliere federale Beat Jans. Tuttavia, ulteriori strumenti sono necessari per combattere in particolare il fenomeno dei femminicidi. L’attuazione di diverse misure a livello federale e cantonale ha permesso di compiere progressi notevoli, indica in un comunicato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp). «Ma l’impegno di Confederazione e Cantoni prosegue: le cifre dipingono un quadro ancora negativo», ha aggiunto nel corso di una conferenza stampa a Berna Jans.
Tra i passi avanti effettuati, ha evidenziato il basilese, la sorveglianza elettronica ha permesso di potenziare notevolmente la protezione delle vittime. Dai progetti pilota cantonali è emersa l’importanza di questo mezzo, che può variare a seconda della situazione. Inoltre, per la gestione delle minacce, i Cantoni hanno definito standard qualitativi uniformi, accolti con favore da tutti gli attori. Essi aiutano a individuare tempestivamente i rischi di violenza, valutarli e contenerli.
Il Consiglio federale ha invece agito proponendo delle modifiche alla legge concernente l’aiuto alle vittime di reati, che facilitano l’accesso alle prime cure prestate da personale specializzato e prevedono la gratuità della documentazione medico-legale, utilizzabile come prova. È pure previsto che i Cantoni amplino l’offerta di alloggi di emergenza. L’aumento dei casi di abusi fra le mura di casa e dei femminicidi richiede però altri provvedimenti, è stato fatto notare durante l’incontro con i media. Nel 2025 vi sono state 22’066 infrazioni legate alla violenza, ossia un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente, ha ricordato il presidente del governo vallesano e della Conferenza dei direttori cantonali delle opere sociali (Cdos) Mathias Reynard.
Numero 142 operativo a giorni
«Non siamo ancora al traguardo», ha confermato il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, presente in qualità di membro del comitato della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp). Secondo il leghista, «gli ultimi anni ci hanno mostrato che i progressi sono possibili, ma non cadono dal cielo. Ci vogliono volontà politica, risorse e coordinamento». «La violenza domestica non verrà tollerata, è una mia priorità, così come punire i colpevoli», ha promesso dal canto suo Jans. Tra le novità, a brevissimo termine (dal 1° maggio) sarà operativo il 142, il numero nazionale per le vittime, che offrirà un accesso rapido ai servizi di assistenza. «Dispenserà consigli 24 ore su 24», ha spiegato Reynard.
Più a lungo termine, il Parlamento sta attualmente discutendo l’eventuale necessità di una legge nazionale sulla protezione contro la violenza, con l’obiettivo di uniformare le norme in materia.
Il Consiglio degli Stati ha già approvato alcuni interventi parlamentari e anche il Consiglio federale è favorevole.
Rafforzata anche la prevenzione
Il Dfgp sottoporrà all’esecutivo, presumibilmente agli inizi del 2027, un pacchetto con misure volte a migliorare la tutela dalla violenza domestica nel diritto civile e nel diritto processuale civile, ha sottolineato Jans. L’idea è che le autorità verifichino con maggiore cura il rischio di soprusi all’interno delle famiglie, tenendone conto nell’attribuzione della custodia e dell’autorità parentale. Un altro scopo è tutelare le vittime nelle procedure civili, risparmiando loro il confronto diretto con l’aguzzino. Il Dfgp ha pure in programma una revisione del diritto sulle armi.
Stando a Jans, anche la prevenzione verrà rafforzata. Le Camere federali hanno infatti deciso di estendere la campagna sul tema – intitolata ‘L’uguaglianza previene la violenza’ – avviata nel novembre 2025. Inoltre, nella primavera dell’anno prossimo verrà probabilmente adottata una nuova strategia nazionale.
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 28 aprile 2026 de La Regione