“Porte ben aperte al servizio del cittadino”

“Porte ben aperte al servizio del cittadino”

A proposito di assenze per malattia e infortunio nel Dipartimento delle istituzioni

“Mi è capitato di leggere su un domenicale che non è il Mattino un titolo roboante e preoccupante, se fosse vero: “Il pubblico impiego chiuso per malattia”. Letto il testo, ho capito che non c’era proprio nulla di cui preoccuparsi, come d’altronde già ben sapevo. L’amministrazione cantonale, sotto questo profilo, gode di buona salute…”,
ci dice il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Il tema delle giornate di lavoro perse a causa di malattia o infortunio (sia esso professionale o non professionale) è però tra quelli che interessano molto l’opinione pubblica. “E giustamente – osserva Gobbi – perché il cittadino con le sue imposte paga per una pletora di servizi che vuole ricevere al meglio delle possibilità, ossia in modo puntuale (cioè celere) e con la qualità che lo standard elvetico impone. E anche perché spesso nell’ambito pubblico è innegabile che ci si ammali più frequentemente e c’è anche chi ne approfitta…
In questo senso, come Dipartimento delle istituzioni, abbiamo preso di petto la questione, attivando misure interne, in modo da ridurre effettivamente le assenze a differenza del resto AC. Tenendo comunque conto che – purtroppo – ci sono anche casi di lunga assenza per mali incurabili.”.
E com’è allora la situazione? “Il Governo si era chinato sul tema già nel primo decennio di questo secolo. In particolare nel 2007 ha messo in atto una riorganizzazione dell’intero sistema di gestione delle assenze e ha creato il Servizio medico del personale che si occupa di analizzare i certificati medici per ogni assenza. Lo scopo non è solo quello di avere un controllo, necessario, ma pure di favorire il recupero del collaboratore ammalato o infortunato. Il sistema ci permette di avere anche dei dati statistici importanti, anche se le statistiche vanno pure lette a dovere”. In che senso? “Per esempio nell’articolo che ricordavo poc’anzi, dalle prime righe sembrava che nel Dipartimento delle istituzioni vi fosse il maggior tasso di assenze dell’amministrazione dovute a malattia o infortunio.
È vero invece il contrario e questo nonostante all’interno del DI vi siano professioni che mettono il lavoratore molto sotto pressione, come può essere il caso della Polizia cantonale. Il fatto è che il mio
Dipartimento è il più numeroso per numero di funzionari, per cui non si deve prendere il dato complessivo delle giornate d’assenza sull’arco di un anno, ma calcolare quanti giorni d’assenza risultano per collaboratore. E qui allora possiamo osservare come i collaboratori del Dipartimento delle istituzioni mediamente – grazie alle misure introdotte – sono meno assenti per malattia o infortunio rispetto alla media generale dei dipendenti dell’Amministrazione cantonale”.
È un segnale incoraggiante per lei… “Devo dire che in termini generali sono soddisfatto, anche se come in tutti i campi si potrebbe fare meglio. Tra l’altro mi rallegra la situazione all’interno del Corpo della Polizia cantonale: sappiamo che il lavoro dell’agente (di polizia ma pure degli agenti di custodia delle strutture carcerarie) è soggetto a forte stress, oltre che a pericoli oggettivi. Ebbene, i dati ci mostrano che i poliziotti si ammalano meno dei loro colleghi attivi in altri rami dell’amministrazione. Il men che si può dire è che sono di buona costituzione fisica… Ma più in generale, ritengo che un fattore importante affinché il collaboratore presenti meno problemi di salute sia costituito dall’ambiente che si crea sul posto di lavoro. E qui allora risulta sempre più decisiva la scelta dei quadri superiori. Penso al comando per quanto attiene alla Polizia, ma pure alle direzione della Divisione della giustizia e a quella delle varie Sezioni, senza dimenticare per esempio la direzione delle Strutture carcerarie che dipende dalla stessa Divisione della giustizia.
Saper motivare il collaboratore, rispettandolo nel suo ruolo e fornendogli competenze specifiche e aggiornate è la strada da percorrere per arrivare a buoni risultati. E per tenere sempre ben aperte le porte al servizio dei cittadini”,
conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Rimpatriata della Scuola reclute 1998, Artiglieria 234

Rimpatriata della Scuola reclute 1998, Artiglieria 234

Da www.tio.ch

Per ricordare quei momenti, i militi si sono dati appuntamento proprio dove si svolse il servizio militare

Numerosi militi della Batteria 2 della Artiglieria 234 si sono ritrovati per una grande rimpatriata, a distanza di ben 21 anni dalla loro scuola reclute, che si svolse nell’estate del 1998 alla Caserma del Monte Ceneri.
Per ricordare quei momenti, i militi si sono dati appuntamento proprio dove si svolse il servizio militare: alla Cantina della Caserma.
Erano presenti la Sezione Cannonieri (comandata dal ten Indenmini), la Sezione Trasmissioni (comandata dal ten De Micheli e dal ten Tschannen) e la Sezione Comando (comandata dal ten Sciaroni), nonché i militi della compagnia Autisti, tra cui il consigliere di Stato Norman Gobbi, allora caporale.
Alla cena era presente anche l’Istruttore di unità, colonnello Franco Piffaretti.
La scuola reclute del 1998 rappresenta l’ultimo anno dell’artiglieria nel Canton Ticino.

La tua vita non vale un fungo!

La tua vita non vale un fungo!

Comunicato stampa

La stagione della raccolta di funghi si annuncia buona ma i pericoli sono sempre dietro l’angolo. Di nuovo, nell’ambito del progetto “Montagne sicure” del Dipartimento delle Istituzioni, torniamo a sensibilizzare i raccoglitori di funghi e gli escursionisti che percorrono boschi e vallate del Ticino. Negli scorsi anni vi sono stati diversi infortuni ed è estremamente importante seguire i consigli di prevenzione per evitare cadute anche con esiti letali.

Preparare l’escursione per evitare infortuni
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri e i boschi. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta:
gialla per i sentieri escursionistici, gialla con punta bianco – rosso – bianco per i sentieri di montagna e blu con punta bianco – blu – bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Adattare l’attrezzatura alle condizioni
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso, una cartina e un cellulare (numero di emergenza 117 o 112).

Prestare attenzione al ritmo
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento.

Concedersi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fare attenzione ai bambini

In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 117 o il 112 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.

Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto
di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero.
A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini di stato). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

 

Italia, crisi sentita in Ticino

Italia, crisi sentita in Ticino

Da www.rsi.ch/news

Alcuni dossier aperti rimarranno in sospeso.
La collaborazione con la Lombardia può comunque continuare

La crisi italiana conclamata mercoledì con le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha ripercussioni anche in Ticino.
Alcuni dossier aperti tra Svizzera e Italia rimarranno dunque in sospeso. In particolare, quello legato all’accordo fiscale sui frontalieri. “Questa interruzione della continuità verso Roma da parte del Governo lombardo sicuramente interrompe anche questi passi che si erano compiuti su questo fronte, ma anche su altri, penso in particolar modo anche all’altro dossier che è molto caldo, perché non è sul confine, ma proprio all’interno del nostro territorio che è il caso di Campione d’Italia sul quale c’eravamo più volte confrontati con loro”, ha sottolineato il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Ma non ci sono solo notizie negative, la collaborazione con il Governo lombardo, che non decade con quello centrale, continua, ha affermato Gobbi. “L’importate per noi è continuare a lavorare con la regione Lombardia e risolvere i problemi puntuali nell’ambito delle nostre competenze, ma di continuare anche a lavorare nella risoluzione di oggetti, che non sono nostre competenze, ma che vorremo sottoporre ai rispettivi Governi nazionali”.

Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città: designazione del Pretore supplente

Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città: designazione del Pretore supplente

Comunicato stampa

Questa mattina l’avv. Luisa Delmué ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, assumendo, a contare dal 21 agosto 2019, la carica di Pretore supplente della Giurisdizione di Locarno-Città. L’avv. Luisa Delmué, attiva presso la Pretura di Locarno-Città in qualità di Segretaria assessore, sostituirà temporaneamente il Pretore titolare avv. Marco Agustoni, assente per infortunio. Alla cerimonia hanno partecipato il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti e il Presidente del Consiglio della magistratura, Werner Walser.
Classe 1989, l’avv. Luisa Delmué ha conseguito nel 2013 il Master in diritto all’Università di Friborgo, ottenendo in seguito il certificato di capacità di avvocato in Ticino nel 2015. A partire dallo stesso anno ha svolto il ruolo di Segretaria assessore presso la Pretura di Locarno-Città, all’interno della quale ha potuto consolidare il proprio percorso di crescita segnatamente dal punto di vista professionale, rafforzando le proprie conoscenze e competenze tecnico-giuridiche.
Il Governo tiene a formulare i migliori auguri per una buona convalescenza al Pretore Marco Agustoni, ringraziando Luisa Delmué per la disponibilità ad assumere temporaneamente la carica di Pretore supplente della Giurisdizione di Locarno-Città.

Foto (da sin.): la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il neo pretore supplente, Luisa Delmué, l’usciere Sergio Thoma e il presidente del Consiglio della Magistratura, Werner Walser.

 

Legge fiduciari, le novità in consultazione

Legge fiduciari, le novità in consultazione

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 agosto 2019 de La Regione

In consultazione l’adeguamento della normativa cantonale alle nuove disposizioni varate a Berna Il Dipartimento: ‘I finanziari saranno assoggettati alla vigilanza federale.
Per i commercialisti e gli immobiliari autorizzazioni invece da mantenere’.

Si propone di abolire il regime autorizzativo per i fiduciari finanziari, visto che saranno assoggettati “alla vigilanza a livello federale”, ma di mantenerlo per i commercialisti e gli immobiliari. Inoltre, vengono suggerite alcune “puntuali” modifiche normative, ad esempio per quel che riguarda i requisiti per l’ottenimento del nullaosta a operare. L’annunciato progetto di revisione della LFid, la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario, è dall’8 agosto in consultazione. Elaborata dalla Divisione giustizia del Dipartimento istituzioni, in collaborazione con l’Autorità di vigilanza sui fiduciari, per adeguare il testo ticinese alle leggi federali sugli istituti finanziari (LIsFi) e sui servizi finanziari (LSerFi), la bozza di messaggio governativo è stata sottoposta – oltre che alla Ftaf, la Federazione delle associazioni fiduciarie, e alla stessa Autorità di vigilanza – al Ministero pubblico, al Tribunale d’appello, all’Ordine degli avvocati e a quello dei notai, all’Associazione bancaria, a quelle dei consumatori (Acsi) e degli inquilini (Asi), alla Camera di commercio, alla Camera dell’economia fondiaria (Catef) e ai sindacati. Alle cerchie interessate il capo del Dipartimento Norman Gobbi e la direttrice della Divisione Frida Andreotti hanno dato un mese – fino all’8 di settembre – per formulare eventuali osservazioni sui cambiamenti prospettati. Il tempo d’altronde stringe. Le due leggi federali dovrebbero infatti entrare in vigore il prossimo gennaio (il condizionale è d’obbligo). A inizio 2020 sarà quindi pronta anche la rivista normativa cantonale? Il Dipartimento istituzioni lo spera, consapevole comunque che molto dipenderà dal contenuto delle prese di posizione degli enti consultati e dall’iter della revisione legislativa in Gran Consiglio.

Gli operatori: 1’500 a fine 2018
In Ticino l’attività di fiduciario è disciplinata per legge dal 1985: da allora per svolgere le professioni di fiduciario finanziario (gestione patrimoniale…), di fiduciario commercialista o di fiduciario immobiliare occorre un’autorizzazione. Che dal 2012 viene rilasciata dall’Autorità di vigilanza, organo indipendente dall’Amministrazione cantonale. Le dimensioni (e l’importanza) del parabancario sono riassunte anche nei numeri menzionati nel documento in consultazione. Alla fine dello scorso anno in Ticino, annota la Divisione giustizia, “le persone autorizzate a esercitare iscritte nell’albo cantonale dei fiduciari erano 1’500 (tre in più rispetto al 2017), per un totale di 1’841 autorizzazioni: 1’184 fiduciari con una sola autorizzazione, 282 con due autorizzazioni e 34 con le tre autorizzazioni (finanziario, commercialista, immobiliare ndr)”.

Ora, la Legge federale sugli istituti finanziari e la Legge federale sui servizi finanziari, approvate dalle Camere poco piu di un anno fa per rafforzare la tutela dei clienti, rendono necessaria una revisione della ticinese LFid. In base alle disposizioni varate a Berna, anche i fiduciari finanziari saranno assoggettati alla vigilanza della Finma. Sarà quest’ultima, autorità federale che vigila sui mercati finanziari, ad autorizzare l’esercizio dell’attività, spiega il Dipartimento istituzioni. Il quale propone di sopprimere in Ticino il regime autorizzativo per i fiduciari finanziari, essendo prossimamente sottoposti “alla vigilanza federale e non più a quella cantonale”. Chiede invece di conservare il citato regime per i commercialisti e gli immobiliari: anche in futuro la loro attività andrebbe autorizzata. Nel progetto di messaggio si suggerisce poi di apportare dei correttivi alla legge cantonale. Per esempio aggiungendo “un ulteriore requisito ai fini dell’ottenimento dell’autorizzazione”: il fiduciario che la sollecita, “oltre a non trovarsi in stato di insolvenza comprovata da un attestato di carenza beni o in stato di fallimento, non deve trovarsi in stato di sovraindebitamento certificato da un estratto dell’Ufficio esecuzione per debiti indipendenti da eventuali precetti relativi alla propria attività di fiduciario (ad esempio tasse o premi di cassa malati o assicurativi non pagati)”.

‘LFid efficace’
L’adattamento della normativa ticinese alle nuove direttive federali è stato per il Dipartimento istituzioni anche l’occasione per interrogarsi sull’“efficacia” della legge cantonale sui fiduciari. E al riguardo non ha dubbi: “La LFid deve essere mantenuta”. E questo “tenuto conto dell’importanza economica del settore, della credibilità e della necessità di mantenere un’immagine positiva e attrattiva della piazza economica ticinese, della volontà di proteggere i clienti sul mercato finanziario ticinese e svizzero, della buona fede delle attività commerciali, nell’ottica di garantire una stabilità in un settore oggetto di frequenti pressioni nel rispetto della concorrenza tra i professionisti attivi”. Ma la legge cantonale va conservata “anche per motivi economici e politici di ordine generale”: in Ticino, si osserva nella bozza di messaggio, “negli ultimi decenni il parabancario si è sviluppato in maniera importante, crescendo in quantità ma anche in qualità dei servizi offerti, una garanzia solida di continuità per il futuro e per il benessere del nostro cantone”.

Il Governo ticinese in gita

Il Governo ticinese in gita

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 20 agosto 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12094924

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Da www.rsi.ch/news

Le priorità del Governo

Tra i temi: la riforma fiscale, la pianificazione ospedaliera e la riforma Ticino 2020

La gita del Consiglio di Stato ticinese nel Sopraceneri è stata un piacevole momento conviviale, ma sicuramente anche un’occasione di discussione informale sulle sfide che attendono il Governo e i singoli dipartimenti da domani, mercoledì, quando è prevista la prima riunione a Palazzo delle Orsoline.

La RSI ha colto l’occasione per chiedere ai consiglieri di Stato le loro priorità per il nuovo anno politico:

Christian Vitta, direttore del Dipartimento Finanze ed Economia
“Sono molti i cantieri aperti, ci terrei su tutti. Due esempi: il tema del mercato del lavoro e la riforma fiscale”.

Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento Educazione, Cultura e Sport
Legandosi alla riforma fiscale , ha precisato che è uno dei primi dossier che il Governo tratterà con il rientro dopo la pausa estiva “l’abbiamo già un po’ esplicitata nell’accordo che abbiamo trovato a luglio, in cui presenteremo un messaggio che riguarda migliori condizioni di insegnamento e di apprendimento nella scuola dell’obbligo. Il messaggio è quasi pronto quindi spero che settimana prossima il Governo potrà accoglierlo”.

Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento Sanità e Socialità
“Priorità ce ne sono molte: la pianificazione ospedaliera da ricostruire, la pianificazione anziani 2030, il pacchetto sociale con delle misure sui sussidi di cassa malati rispettivamente gli assegni famigliari e gli assegni prima infanzia”

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni
“Sicuramente abbiamo molte priorità quella del piano cantonale delle aggregazioni, ma soprattutto Ticino 2020 è quello che più ci occuperà visto che si tratta della riforma interna del canton Ticino”.

Claudio Zali, direttore del Dipartimento del Territorio
“Per il quadriennio, non solo per quest’anno, l’obiettivo è quello di andare avanti con grandi progetti infrastrutturali e quindi non nell’ordine d’importanza, ma in ordine sparso: il collegamento veloce Bellinzona-Locarno, che è un po’ tema caldo di queste settimane, ma anche tram-treno e al circonvallazione Agno-Bioggio”.

Ci saranno alcuni dossier che non mancheranno di far discutere anche in Parlamento, ed eventualmente alle urne. In particolare, il pacchetto fiscale bis e quello sul salario minimo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Le-priorit%C3%A0-del-Governo-12094765.html

Servono riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali

Servono riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali

Intervista a Renzo Galfetti (avvocato) pubblicata nell’edizione di martedì 20 agosto 2019 del Corriere del Ticino

Agenti di polizia che «inciampano» nelle maglie della giustizia. Il penalista di lungo corso che c’è in lei li considera casi singoli o un male più profondo?
«Non c’è alcun male profondo, è fisiologico che qualcuno inciampi, non è proprio il caso di preoccuparsi. Si può certamente essere fieri e soddisfatti del lavoro delle nostre forze di polizia. Ciò non significa però che non ci siano correttivi anche importanti da apportare».

Accade nel corpo della cantonale e in quelli delle comunali. L’impressione è però che la gestione degli agenti presenta maggiore difficoltà a livello locale. Quale la sua lettura?
«Preciso il concetto dei correttivi importanti detti prima: una miriade di corpi di polizia in un Paese di 300.000 abitanti è anacronistico, fuori dal tempo. Bisogna avere il coraggio di dire (e rimediarvi) che le polizie locali vanno semplicemente “accorpate” nella Polizia cantonale».

Il Ticino da sempre è terra di divisioni e di particolarismi, tanto più quando in ballo c’è il sottile equilibrio tra politica e potere. Vede un problema tra gli organi Esecutivi come i Municipi e quelli preposti alla sicurezza come i corpi di Polizia?
«Nella sua domanda c’è già la risposta: politica e potere. Ora, come tutto il mondo certamente ricorda, io sono stato il Capo (maiuscola voluta) della Polizia. Negli anni Settanta ero infatti capodicastero polizia del Comune di Arzo, con un solo agente a tempo parziale. Ecco: quello che lei chiama sottile equilibrio è solo vanità di politicanti dilettanti, di milizia, che pur con tutta la buona volontà non possono competere con professionisti del ramo formati per fare fronte alle mutate esigenze di sicurezza pubblica».

L’opzione Polizia unica torna alla ribalta ciclicamente e una raccolta di firme a questo scopo è stata recentemente ventilata. Magari potrebbe essere questa la panacea di tutti i mali?
«No, sarebbe l’adeguamento indispensabile all’evoluzione dei tempi. Pochi decenni fa la Coop aveva un negozio in ogni paese ed ora? Se li avesse mantenuti sarebbe fallita da tempo».

A livello cantonale il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha sempre fatto della serietà e della credibilità delle forze dell’ordine un suo punto di forza, formulando anche critiche. Questo basta oppure no?
«E no che non basta. Bisogna proporre e mettere in atto riforme radicali, senza paura di scontrarsi con i poteri locali».

Alla base di tutto c’è una parola magica: credibilità. Ecco, alla luce di questi fatti, più e meno recenti, la nostra Polizia è in perdita di credibilità?
«La nostra Polizia cantonale è assolutamente efficiente ed ha diversi corpi specializzati di notevole preparazione. Si pensi ad esempio alla Scientifica, riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale. Non credo affatto che la polizia sia in perdita di credibilità. Polizia non significa solo controlli della velocità lungo le nostre strade».

Al cittadino un po’ adirato che potrebbe affermate «questi poliziotti che mi multano perché non ho allacciato la cintura poi ne fanno di tutti i colori», lei cosa si sente di dire?
«Gli direi che i colori fanno parte dell’arcobaleno, che la perfezione non fa parte della natura umana, che i poliziotti possono sbagliare come sbagliano gli avvocati e pure i giudici, compresi quelli del Tribunale Federale, come si è visto recentemente».

Quando è l’agente a violare la legge

Quando è l’agente a violare la legge

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 agosto 2019 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi: non dimentichiamo i casi degli agenti poi prosciolti
Dimitri Bossalini: ad aumentare, semmai, è stata la violenza contro i funzionari
Paolo Bernasconi: la polizia è sana, ma è giusto che le persone restino vigili sul tema

Fanno discutere i poliziotti finiti al centro di inchieste penali e processi – L’autorità e gli interrogativi dei cittadini.
C’è il rischio che questi casi intacchino la fiducia verso le forze dell’ordine?
Gobbi: «Il Corpo è sano, non violento»

«Con che coraggio lei multa i normali cittadini?». Questa domanda retorica – pronunciata settimana scorsa in aula dal procuratore pubblico Arturo Garzoni durante il processo nei confronti dell’ex agente della Comunale di Lugano accusato di favoreggiamento – ben riassume il sentimento di una parte dei cittadini di fronte alle notizie emerse in questi ultimi mesi riguardanti poliziotti al centro di inchieste penali. Un tema che ha tra l’altro recentemente spinto il granconsigliere Matteo Quadranti a presentare un’interrogazione in cui chiede al Governo di fornire una statistica dei reati commessi da agenti di polizia negli ultimi 15 anni. Una statistica che aiuterà a rispondere alla domanda che qualcuno in questi giorni si sta ponendo: c’è un problema in polizia (indipendente che sia la Cantonale o le Comunali, anche perché a ben guardare i casi sembrano essere equamente ripartiti)? Il caso dell’ex agente di Lugano – tra l’altro assunto per un breve periodo come vicecomandante a Collina d’Oro – è solo uno di quelli emersi nell’ultimo periodo. Trentottenne, non aveva segnalato il fatto di essere venuto a conoscenza che una minorenne (con cui aveva una relazione sentimentale) guidava l’auto senza patente. Il 14 agosto si è invece saputo che tre agenti della Cantonale sono stati raggiunti da un decreto d’accusa (sequestro di persona e abuso di autorità) per aver ammanettato nel 2017 un richiedente l’asilo a una doccia della Protezione civile di Camorino. Una settimana prima tre agenti della Comunale di Biasca erano stati condannati – non essendosi opposti al decreto – per abuso di autorità, favoreggiamento e violazione della Legge federale sulla caccia. Il 5 agosto un agente della Cantonale è stato sospeso – e messo sotto inchiesta – in quanto sospettato di aver sottratto alcune pistole oggetto di sequestro giudiziario. Casi a cui si può aggiungere la condanna (in Appello, risalente al 24 giugno) di un agente della Comunale di Lugano che prese a calci e pugni – nel 2016 – una persona sotto gli occhi delle telecamere della centrale di via Beltramina. E poi – in questo caso l’inchiesta ha portato il 16 luglio a due decreti d’accusa – ci sono i due poliziotti (uno della Malcantone Est e uno della Malcantone Ovest) che «graziarono» un collega della Cantonale durante un controllo alcolemico. In aprile un agente di Mendrisio è stato pizzicato mentre viaggiava a 151 all’ora (il limite era 80) nel Canton Uri. Senza dimenticare il caso – risalente alla fine del 2018 – della poliziotta della Cantonale indagata per alcune truffe a danno delle assicurazioni, o quello dell’agente che finì in una scarpata a Ronco Sopra Ascona e se ne andò senza avvisare. E c’è anche stato il caso dell’agente con simpatie naziste (poi promosso tra mille polemiche). Comprensibile, mettendo questi casi uno in fila all’altro, che ci si ponga delle domande, anche se una cosa va puntualizzata. È vero che sono notizie emerse (o riemerse) recentemente, ma non significa che i fatti siano accaduti in breve sequenza. Di fatto si parla di accuse risalenti in alcuni casi perfino al 2015. Abbiamo chiesto un parere al Consigliere di Stato Norman Gobbi. Il ministro non ha dubbi: il Corpo della polizia cantonale è sano. «Occorre dire – ci spiega – che oltre a questi episodi ce ne sono anche diversi in cui le accuse sono cadute attraverso un decreto d’abbandono o un proscioglimento. Non abbiamo una polizia violenta. Si rafforzerà comunque la sensibilizzazione sulla proporzionalità degli interventi. E parlando di proporzionalità mi viene in mente il caso di Brissago e penso a come il nostro gendarme abbia passato quell’anno e mezzo trascorso (a un certo punto era indagato per omicidio intenzionale per aver sparato ad un asilante che, armato di coltelli, era andato in escandescenza, n.d.r.) prima di vedersi completamente scagionato. Per evitare situazioni come quella prodottasi a Camorino, abbiamo recentemente introdotto la base legale per la custodia di polizia, ora però sub iudice al Tribunale federale». Gobbi poi ribadisce: «Il corpo è sano». Per il Consigliere di Stato bisogna comunque «tenere alta l’attenzione, anche per quanto riguarda il reclutamento». E il fatto che sia aumentata l’importanza degli esami psicologici è molto importante per evitare di arruolare aspiranti agenti che poi potrebbero creare problemi. «Lasciatemi sottolineare – continua Gobbi – che riceviamo anche molte email e lettere di ringraziamento da parte dell’utenza. Persone che ci ringraziano per la cortesia e l’attenzione che le nostre pattuglie dimostrano».

L’importanza della formazione
Simile anche il parere di Dimitri Bossalini, comandante della polizia di Locarno e presidente dell’Associazione delle polizie comunali. «Io ho avuto la fortuna – ci spiega – di lavorare in tre diversi Corpi (a Paradiso, con la polizia del Vedeggio e ora a Locarno) e non ho mai avuto casi di questo tipo. Quello che posso dire è che sia durante la Scuola di polizia che durante il reclutamento, grazie all’introduzione dello psicologo di polizia, il metro di giudizio è migliorato. Abbiamo dei filtri superiori. Ma ad essere aumentata è di certo la violenza verso i funzionari. Poi sui casi, tenendo conto che in Ticino ci sono circa 1.000 agenti, c’è purtroppo chi non si comporta come si deve. Non dovrebbe succedere, è vero, ma i Comandi sono i primi a segnalare queste situazioni. Non c’è alcuna volontà di non farli emergere».

La piramide del controllo
Abbiamo chiesto un parere anche all’avvocato (ed ex procuratore pubblico) Paolo Bernasconi. Anche secondo lui non c’è un problema in polizia («Soprattutto – ci spiega – paragonando situazioni che si vedono all’estero»). «È un mestiere difficile e spesso gli agenti devono intervenire in situazioni (e con persone) problematiche. Percentualmente i casi di mancanze sono pochi, anche se è giusto che le persone si pongano delle domande e pretendano l’assenza totale di errori». Per Bernasconi è importante tenere in considerazione «la piramide del controllo». «Una piramide che ha tre vertici: la Magistratura, lo Stato e dunque i cittadini, e i superiori diretti. La Magistratura deve garantire che non ci sarà impunità. Poi ci sono i cittadini che vedono, controllano e vigilano. Il terzo vertice è rappresentato dai superiori, che devono intervenire quando vedono comportamenti scorretti. Se non lo fanno si rendono corresponsabili».