Imposta di circolazione: “Aumento contenuto per le auto più vecchie”

Imposta di circolazione: “Aumento contenuto per le auto più vecchie”

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI ha spiegato la nuova formula. “Pensata per favorire le automobili a basso impatto ambientale”

Come noto, lo scorso mese di giugno il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione. L’intenzione del Governo, tenendo conto delle tempistiche legate all’iter parlamentare e all’evasione delle iniziative popolari penenti (l’invito dell’Esecutivo è quello di considerare il nuovo testo di legge come controprogetto all’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più giusta” e di respingere invece l’iniziativa “Gli automobilisti non sono bancomat”, ndr), è di potere applicare il nuovo sistema di calcolo a partire dal 1. gennaio 2020. 
La formula di calcolo, lo ricordiamo, prevede la somma della massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso pari a 0.11 e delle emissioni di CO2 moltiplicate per un coefficiente variabile.
Nel frattempo è però montata la polemica su un’imposta che andrebbe a colpire nel portafogli i proprietari di auto vecchie e poco potenti. Polemica che ha spinto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a prendere posizione sul tema.
“Il nuovo calcolo per l’imposta di circolazione delle automobili nasce con molteplici obiettivi, tra cui figura quello della semplificazione della formula, la volontà di creare una base di calcolo più solida e prevedibile, favorire le automobili a basso impatto ambientale e soprattutto eliminare quelle grandi differenze di importo che, in alcuni casi, penalizzavano fortemente determinate tipologie di vetture nel confronto con gli importi pagati in altri Cantoni”, ha ribadito in un post su Facebook.
Gobbi ha in seguito spiegato che le automobili più datate sono, “come prevedibile in virtù del progresso tecnologico”, maggiormente inquinanti rispetto agli stessi modelli sviluppati e commercializzati in tempi più recenti.
“La crescente sensibilità ecologica ha visto tutti gli attori concordi nel considerare le emissioni (il CO2) quali criterio principale per il calcolo della nuova imposta di circolazione. Alcune automobili, in particolare le più recenti e meno inquinanti, vedranno quindi ridursi l’imposta di circolazione rispetto al metodo di calcolo attuale, il tutto per favorire – nella scelta di un’automobile – l’acquisto di un modello o di una motorizzazione maggiormente rispettosa dell’ambiente”.
“Ovviamente nell’elaborazione della nuova formula abbiamo rilevato che alcune automobili più datate sarebbero state confrontate con un incremento dell’imposta di circolazione – ha proseguito – Tuttavia un rapido confronto tra modelli equivalenti ma distanti tra loro anche oltre una decina d’anni ha messo in evidenza che la differenza d’importo annuale tra gli stessi si assesta di regola a non più di qualche centinaio di franchi”.
“L’aumento delle vetture più anziane, che in alcuni casi arriva appunto a qualche decina di franchi al mese (ma sono anche molti i casi in cui l’importo resta pressoché invariato o, addirittura, diminuisce), non è tale da “costringere” i proprietari di vetture più datate a cambiarle con una vettura più nuova (e del resto la differenza di valore tra una vettura con oltre dieci anni a una “nuova” non giustificherebbe tale scelta e da un punto di vista economico). La nuova formula è invece stata pensata affinché, qualora un conducente si trovi confrontato nella scelta di acquisto per una vettura, indipendentemente dal valore e dall’età dell’auto, venga incentivato nell’acquisto di quella più rispetto dell’ambiente”, ha concluso il Consigliere di Stato.

Contro i facili “pufat” e l’economia malata

Contro i facili “pufat” e l’economia malata

Il Consigliere di Stato Gobbi e la strategia per arginare un fenomeno dannoso
Più di due mesi fa il Dipartimento delle istituzioni ha presentato alcune novità organizzative presso l’Ufficio dei fallimenti.
Questa settimana, invece, una statistica a livello nazionale, ha messo in evidenza la presenza in tutti i Cantoni di personaggi che aprono società e poi fanno fallimento con troppa disinvoltura, tenuto conto che sommano anche dieci-venti e più fallimenti nel giro di un solo decennio.
Anche il Ticino conosce questo fenomeno. “È un problema che esiste anche da noi – sottolinea subito il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Non mi riferisco solo a questi numeri da record legati a poche persone, ma alla tendenza all’aumento dei fallimenti in generale. Le conseguenze di un fallimento aziendale o societario sono ben note e hanno ripercussioni negative sia sulle persone impiegate e le loro famiglie sia sulle stesse casse del Cantone e dei Comuni.
Non abbiamo dovuto aspettare quest’ultima statistica per mettere maggiori paletti grazie ai quali tentare di arginare il fenomeno”.
Che cosa intende dire? “Beh, oltre a una riorganizzazione in corso presso l’Ufficio dei fallimenti che siamo riusciti ad avviare con l’approvazione di un messaggio da parte del Gran Consiglio, avente lo scopo proprio di rendere più performante il lavoro in questo settore – e qui ringrazio tutti i funzionari coinvolti in questi cambiamenti – alla fine del mese di aprile il Governo ha nominato un “perito contabile”, direttamente subordinato alla direzione della Divisione della giustizia. È una nuova figura professionale messa al servizio degli Uffici dei fallimenti per l’analisi, la verifica e le valutazioni di tipo contabile e finanziaria degli incarti.
Il tutto in stretta collaborazione con i funzionari già operanti, così da essere in grado di predisporre le eventuali segnalazioni al Ministero pubblico quando c’è odore di bruciato”.
L’obiettivo è chiaro. “Si, certo – ribadisce il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Vogliamo avere più strumenti a disposizione per rendere maggiormente incisiva la lotta contro i cosiddetti fallimenti “fraudolenti” o “pilotati”. Sia contro i “pufat” quasi di mestiere, ma anche contro coloro che potrebbero celare attività ben poco nobili. E qui mi riferisco a società di comodo legate ad attività criminali”.
“Non possiamo aspettarci miracoli dall’oggi al domani. Siamo però ben consci che un lavoro coordinato tra l’Ufficio dei fallimenti, il Ministero pubblico e la stessa Polizia cantonale possa portare risultati tangibili. E il tutto a beneficio di una piazza economica, quella ticinese, e dei suoi lavoratori che ha bisogno di un tessuto sano in cui operare, con partner affidabili, solvibili. In una parola: seri!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Le valli tra solidarietà e povertà di spirito

Le valli tra solidarietà e povertà di spirito

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 6 settembre 2019 de La Regione

Ho letto con profonda tristezza della diatriba tra le comunità di Cevio e Lavizzara riguardo a una sezione scolastica, la cui presenza in alta valle avrebbe permesso di ravvivare e occupare il centro scolastico edificato a Sornico dopo l’aggregazione. L’autorità di Cevio ha invece deciso diversamente.

Spesso le valli richiamano l’attenzione, chiedendo solidarietà e sostegno. E spesso – anzi molto spesso – tale sostegno è garantito dal Cantone e dagli altri Comuni.
Poi capitano situazioni come quella avvenuta in alta Vallemaggia, dove la solidarietà interna a una valle cade e primeggia la povertà di spirito. Rattrista, poiché quella stessa comunità che ha detto “no” a Lavizzara ha sempre rimproverato al Cantone di essere poco solidale e di fare troppo poco per le zone periferiche È un peccato che alla prima occasione di dimostrarsi solidale con i cugini della Lavizzara il Municipio di Cevio abbia fatto il contrario di quanto chiede al Cantone.

Da valligiano sono triste, poiché significa che si è giunti davvero alla fine. Quando la solidarietà tra comunità di valle viene a mancare, si dimostra che non sta più a cuore il bene delle valli in generale, ma che si lascia prevalere una visione miope e a breve termine. Diventano così solo enunciati declamatori tutte le belle parole e le buone intenzioni pronunciate in altre circostanze. Non nego che anche l’arresto – per volontà della commissione di studio – del progetto aggregativo tra Cevio e i Comuni della Rovana sia un segnale pessimo sulla capacità del polo regionale di fungere da catalizzatore e virtuoso elemento di coesione.

Le sfide che attendono le zone periferiche sono spesso in salita, ma se sul percorso sono gli stessi attori protagonisti a mettere tronchi e pietre, beh, alla fine il Cantone potrà fare poco, anche se si è sempre adoperato per aiutare e sostenere queste comunità, come i progetti d’investimento stanno a dimostrare.

L’alta Vallemaggia deve affrontare ancora una sfida: la realizzazione della nuova casa anziani, che Lavizzara vorrebbe edificare con un concetto innovativo a Broglio, mentre altri opterebbero per innalzare di un piano il centro sociosanitario di Cevio (con tutti i problemi di gestione del cantiere e di convivenza tra ospiti e nuova costruzione). Speriamo che almeno sugli anziani si trovi quella solidarietà che per i bambini non si è sciaguratamente trovata; altrimenti, l’unica cosa che accomunerà l’alta valle sarà la gestione dei campisanti…

«Finalmente anche a Giornico si può partire»

«Finalmente anche a Giornico si può partire»

Intervista a Marco Guscio (responsabile del V. Reparto Gendarmeria stradale della Polizia cantonale) pubblicata nell’edizione di giovedì 5 settembre 2019 del Corriere del Ticino

Centro di controllo veicoli pesanti, a concorso il posto di responsabile

Dopo dieci anni di attesa finalmente qualcosa a Giornico si sta muovendo. Oltre ai mezzi di cantiere che stanno bonificando i terreni dell’ex Monteforno e realizzando gli accessi alla infrastruttura attesa, si sta approntando l’organizzazione operativa del Centro di controllo dei veicoli pesanti (CCVP). Sull’ultimo numero del Foglio ufficiale è infatti stato pubblicato il bando di concorso per la nomina dell’Ufficiale della Polizia cantonale cui spetterà il compito di dirigere il Centro.
Un concorso che ci dà lo spunto per parlare con il capitano Marco Guscio, responsabile del V. Reparto Gendarmeria stradale, della tanto attesa infrastruttura nella quale verranno controllati a campione i TIR che transitano lungo l’A2 in direzione della galleria del San Gottardo.

Capitano Guscio, transitando lungo l’A2 tra Bodio e Giornico ci si imbatte nel cantiere per la realizzazione degli accessi al futuro Centro di controllo veicoli pesanti (CCVP) e all’annessa area di servizio. Quando inizieranno i lavori di costruzione veri e propri del Centro?
«La procedura per l’assegnazione dei vari appalti è in corso, quindi per l’inizio dei lavori è questione di mesi. È utile precisare che il CCVP ci verrà consegnato “chiavi in mano” dall’Ufficio federale delle strade (USTRA) cui compete la costruzione dell’infrastruttura. Parallelamente si sta lavorando al risanamento dei terreni un tempo occupati dalla Monteforno, così come alla realizzazione degli accessi al CCVP, compreso il nuovo svincolo autostradale che potrà essere utilizzato da tutti gli utenti dell’autostrada».

Verrebbe da dire finalmente. La realizzazione del CCVP è attesa ormai da parecchio tempo.
«Venerdì il centro gemello di Ripshausen nel Canton Uri festeggerà i dieci anni di attività, mentre a Giornico si parte concretamente solo oggi con i lavori di costruzione. Ricordo però che il via alla realizzazione dei due centri venne dato contemporaneamente. Ribadisco, nel Canton Uri si opera da dieci anni con 50 persone in una struttura concepita espressamente per il controllo dei veicoli pesanti in transito lungo l’autostrada, in Ticino saremo pronti tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023. Quindi con 13 anni di ritardo rispetto ai colleghi urani. Siamo comunque contenti che i lavori di costruzione siano finalmente partiti».

E proprio ieri è stato pubblicato il bando di concorso per l’ufficiale responsabile del CCVP di Giornico. Che requisiti dovranno soddisfare i candidati che ambiscono a questo posto?
«Il ventaglio è abbastanza ampio: si va dall’ingegnere in tecnica automobilistica all’ufficiale o al sottufficiale di polizia con esperienza pluriennale, senza escludere persone con esperienza in funzioni direttive nel campo della sicurezza in generale. Abbiamo lasciato aperte più porte per non escludere profili adatti ad assumere questa funzione che prevede anche il ruolo di sostituto del sottoscritto alla guida del Reparto Gendarmeria stradale. E dovrà anche subentrarmi nella funzione di capo progetto del CCVP per quanto attiene agli aspetti di polizia. Sebbene la costruzione del Centro sia gestita dall’USTRA, noi siamo coinvolti affinché le nostre esigenze siano tenute in considerazione per la fase realizzativa. Non da ultimo, l’ufficiale responsabile sarà chiamato a selezionare i 34 assistenti di polizia del CCVP che lavoreranno insieme ai 16 agenti della Gendarmeria».

Quali profili sono previsti per il personale che lavorerà al CCVP?
«Sono previste diverse funzioni: una fetta consistente sarà formata da addetti con conoscenze della meccanica che saranno impiegati nella verifica dello stato dei veicoli. Dovremo però gestire anche l’aspetto amministrativo, quindi avremo bisogno anche di questo tipo di profilo professionale. Altri addetti saranno tenuti a gestire il traffico sul piazzale e il dosaggio dei veicoli verso la galleria del San Gottardo. Ci saranno anche dei tecnici specialisti per l’analisi delle merci pericolose trasportate dai TIR e alcuni addetti alla manutenzione del Centro. Infine verrà messo prossimamente a concorso il posto per un informatico che avrà il compito di gestire l’intera tecnologia che sarà presente nel Centro e che dovrà seguire anche la fase finale di edificazione. Siamo dunque alla ricerca di parecchi profili interessanti che evidentemente contiamo di poter individuare nella regione così da poter dare un contributo all’economia locale».

Al CCVP lavoreranno comunque anche degli agenti di polizia.
«Sì, ne sono previsti 16. Il loro reclutamento è già integrato nella selezione dei prossimi aspiranti che inizieranno la loro formazione in marzo alla Scuola di polizia del V. circondario. Con loro l’organico del CCVP sarà di 50 persone il cui stipendio sarà assicurato dalla Confederazione tramite un mandato di prestazione. Restando sugli aspetti meramente finanziari, stimiamo un introito derivante dalle multe di alcuni milioni di franchi all’anno che andranno a beneficio dello Stato. Quindi, sempre dal profilo finanziario, mi sembra un ottimo esercizio. Senza dimenticare che grazie al CCVP verrà creato un nuovo svincolo autostradale a favore di tutti gli utenti dell’A2 e che saranno risanati dei terreni che probabilmente senza questa infrastruttura sarebbero rimasti nello stato catastrofico in cui si trovano dalla chiusura dell’acciaieria. Quindi, sommando tutti questi vantaggi, mi chiedo come mai si siano dovuti attendere dieci anni per avviare la costruzione del Centro che, non dimentichiamocelo, contribuirà in maniera determinante a migliorare la sicurezza sull’asse autostradale del San Gottardo».

Evidentemente non si potrà passare al setaccio la totalità dei TIR diretti a nord sull’A2: con quale modalità verranno scelti i veicoli pesanti da controllare?
«I 1.500 veicoli pesanti che in media transitano giornalmente verso nord verranno controllati a scandaglio in base ad una strategia che tiene conto della provenienza e del genere di merci trasportate. Evidentemente ci si baserà anche sul controllo visivo. Passarli al setaccio tutti sarebbe in effetti impossibile, anche perché un controllo ha una durata minima di mezz’ora. Se poi si individua qualcosa che non va i tempi si possono allungare di parecchio».

In attesa dell’entrata in funzione del CCVP, come si svolgono oggi i controlli dei TIR in transito verso nord sull’A2?
«Abbiamo un mandato della Confederazione che ci impone il controllo di circa 13.000 veicoli pesanti all’anno. Un’attività anche questa che è interamente finanziata dall’USTRA. Detto in altre parole, svolgiamo grosso modo lo stesso numero di controlli che effettueremo nel futuro CCVP con la grossa differenza che li eseguiamo da nomadi sfruttando le aree di sosta in Riviera e in Leventina senza alcuna struttura fissa se non un furgone dove ripararci per le pratiche amministrative in caso di maltempo. Si tratta di due controlli fissi alla settimana più quelli che svolgono le pattuglie quando notano qualcosa di anomalo nei TIR in transito sull’A2. Con il nuovo Centro, che posso definire a cinque stelle, il salto di qualità sarà davvero notevole».

 

Giornata cantonale dell’integrazione: “Orientiamoci insieme”

Giornata cantonale dell’integrazione: “Orientiamoci insieme”

Comunicato stampa

La Giornata cantonale dell’integrazione quest’anno fa tappa a Bellinzona, dove verrà proposta una camminata d’orientamento in Città abbinata a una merenda per tutti nel Villaggio allestito al Centro Gioventù + Sport e animato da comunità straniere, associazioni sportive e operatori del settore.
Il Servizio per l’integrazione degli stranieri (SIS) – in collaborazione con l’Ufficio dello sport – organizza sabato 12 ottobre 2019 a Bellinzona la manifestazione Orientiamoci insieme nell’ambito della Giornata cantonale dell’integrazione.
L’obiettivo di questa giornata, che fa parte del Piano d’integrazione cantonale (PIC), è di sensibilizzare la popolazione ticinese sul tema dell’integrazione utilizzando, questa volta, lo sport come denominatore comune per avvicinare culture differenti e nel contempo agevolare il contatto tra comunità straniere, operatori di settore e associazioni sportive attive sul nostro territorio. Lo sport, è risaputo, è da sempre uno strumento efficace per creare relazioni sociali e avvicinare le persone.
Nel corso del pomeriggio sono previsti due momenti: si inizierà con una camminata d’orientamento che combina il concetto classico della più conosciuta disciplina sportiva con elementi tipici di una manifestazione sportivo/culturale: i punti di controllo saranno animati da proposte sportive ed etniche. L’iscrizione (entro venerdì 27 settembre, formulario su www.ti.ch/giornata-integrazione) è aperta a gruppi (con un massimo di sei persone) e a partecipanti singoli.
Il punto di partenza e arrivo è situato al Centro Gioventù e sport e il percorso comprenderà otto tappe (cartina 1:5000). La partenza, libera, avverrà dalle 14.00 alle 14.30 e il tempo di percorrenza totale sarà indicativamente di 120-150 minuti. La camminata non ha scopo competitivo e dunque i tempi non verranno registrati.
Dalle 16.30, sempre al Centro G+S, dove per tutto il pomeriggio sarà allestito un Villaggio informativo e di svago, si terrà la parte ufficiale e una ricca merenda, anche in collaborazione con alcune comunità straniere.
La manifestazione, che si terrà con qualsiasi tempo, può contare sulla preziosa collaborazione della Città di Bellinzona, dell’Associazione sportiva ticinese e della Scuola professionale per sportivi d’élite.
Ci auguriamo che le varie comunità straniere e la popolazione locale possano rispondere positivamente all’invito a prendere parte a questa manifestazione.

Cevio, sospesa l’aggregazione

Cevio, sospesa l’aggregazione

Da www.rsi.ch/news

Il Governo rimanda il progetto di fusione con i comuni della Val Rovana a causa delle richieste finanziarie

Il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni, ha deciso di sospendere il progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio e di sciogliere la Commissione di studio istituita nel 2016.
Il Governo ha constatato che le richieste finanziarie formulate dalla Commissione sono sensibilmente distanti da quanto può essere ragionevolmente ipotizzato per questa aggregazione.
Dopo il rinnovo dei poteri comunali con le elezioni del prossimo aprile 2020, l’Esecutivo ticinese auspica che i futuri amministratori locali del comprensorio possano attivare nuovamente la procedura sulla base di presupposti più attuabili.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cevio-sospesa-laggregazione-12143443.html

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Da www.teleticino.ch
http://teleticino.ch/il-tg/stop-all-aggregazione-cevio-rovana-AI1648031

“I rapporti con l’Italia saranno più difficili”

“I rapporti con l’Italia saranno più difficili”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi sul cambio di Governo: “Il Ticino perderà interlocutori che conoscevano bene le realtà di confine”

L’Italia ha un nuovo Governo. Dopo un mese di polemiche, trattative serrate e votazioni on line, le elezioni anticipate paiono definitivamente scongiurate: sarà Conte Bis. Un Esecutivo di cui faranno parte il movimento 5 stelle, il partito democratico, Liberi ed uguali. L’esperienza leghista, almeno per il momento, è dunque consegnata alla storia. Ma quel che succede al di là della frontiera può avere un certo peso anche a casa nostra. Secondo il direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, interpellato da TeleTicino, la perdita degli interlocutori leghisti complicherà i rapporti tra Svizzera ed Italia.
“C’erano persone a livello di Ministero e sottosegretari che conoscevano molto bene le realtà di confine. Molti provenivano dalle Province di Como e Varese” spiega il Consigliere di Stato. “Mancando questi interlocutori, dobbiamo riallacciare le discussioni. Avevamo dei contatti diretti che ci permettevano di anticipare e sensibilizzare su certi problemi, soprattutto la questione di Campione, che rimarrà ancora irrisolta. Se il Governo italiano non vorrà seguire quanto proposto, come per esempio posticipare l’entrata di Campione nello spazio doganale europeo e italiano, ci saranno gravi conseguenze per i campionesi e per noi, che dovremo rivedere determinati accordi e risolvere la questione finanziaria”.
Tra i vari fronti ancora aperti non c’è soltanto Campione d’Italia, ma anche quell’accordo fiscale che da anni giace impolverato sui tavoli della politica. Dato per morto a più riprese ormai sono in pochi a crederci ancora. Tra di loro sicuramente non figura Norman Gobbi

http://teleticino.ch/il-tg/i-rapporti-saranno-piu-difficili-NI1648690

 

 

Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni, ha deciso di sospendere il progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio e di sciogliere la Commissione di studio istituita nel 2016. Questo, nell’attesa di poter verificare l’esistenza delle condizioni favorevoli a un accordo, dopo le comunali del 2020.
Nel luglio del 2016 il Consiglio di Stato ha ufficialmente dato avvio al progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio, costituendo la Commissione di studio composta da rappresentanti dei municipi di Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Cevio e Linescio. La Commissione ha allestito un proprio rapporto nel 2018, sottoponendolo per esame preliminare alla Sezione degli enti locali.
Il Governo, preso atto dei contatti nel frattempo intercorsi tra la Commissione e il Dipartimento delle istituzioni, ha constatato che le richieste finanziarie formulate dalla Commissione sono sensibilmente distanti da quanto può essere ragionevolmente ipotizzato per questa aggregazione.
Pur con il riguardo – anche finanziario – che sempre è riconosciuto alle regioni discoste, come concretamente verificabile alla luce delle numerose aggregazioni realizzate, aspettative come quelle finora prospettate in questo caso sono del tutto inconciliabili con un realistico impegno cantonale. La procedura avviata nel luglio 2016 è pertanto sospesa e la Commissione di studio è sciolta, come peraltro richiesto dalla Commissione stessa.
Il Governo auspica che i futuri amministratori locali dei comuni del comprensorio possano attivare nuovamente la procedura sulla base di presupposti più attuabili, dopo il rinnovo dei poteri comunali del prossimo aprile 2020, ritenuto che il percorso aggregativo è in primo luogo nell’interesse delle comunità coinvolte e delle prospettive regionali nel contesto di oggi.

(immagine da www.cevio.ch)

Deboli contro la mafia

Deboli contro la mafia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 settembre 2019 de La Regione

Il fenomeno sarebbe sottovalutato in Svizzera, mancando norme specifiche
Il deputato Matteo Quadranti domanda maggiore coordinazione tra Mpc e Procura cantonale

In una recente intervista al portale swissinfo.ch, il procuratore generale della repubblica di Cantanzaro Nicola Gratteri ha affermato che “la ’ndrangheta è presente da decenni in Svizzera. Malgrado la buona collaborazione con l’Italia, il sistema giudiziario elvetico non è adeguato alla realtà criminale presente sul suo territorio”. Il magistrato italiano ha anche affermato che alcuni reati, come per esempio quello di associazione mafiosa, in Svizzera sono trattati in maniera più lieve rispetto al sistema legislativo italiano. “Questo è un problema che non riguarda solo il sistema giudiziario elvetico, ma tutta l’Europa dato che negli ordinamenti non c’è il reato di associazione di stampo mafioso. Il reato che in Svizzera gli si avvicina è quello di associazione segreta (organizzazione criminale, art. 260 ter C.P, ndr), la cui pena va da uno a cinque anni. Una pena ridicola se si pensa che in Italia corrisponde alla condanna che rischia una persona in possesso di una pistola con matricola abrasa”. “Per le mafie è quindi conveniente delinquere in Svizzera, così come è conveniente farlo nel centro e nel Nord dell’Europa. Le pene sono molto basse e il rischio di essere indagati esiste solo se le polizie italiane fanno delle indagini”. Il deputato al Gran Consiglio Matteo Quadranti (Plr), proprio partendo da questa intervista del magistrato Gratteri, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere come funziona la collaborazione tra Ministero pubblico della Confederazione, presente con un’antenna in Ticino, e l’autorità giudiziaria cantonale. Quadranti ricorda che l’art. 260 ter del Codice penale prevede anche che «quando l’attività mafiosa o legata a un’organizzazione criminale si svolge all’estero ma con risultati anche in Svizzera, fosse anche il transito di denaro e quindi poi il reato di riciclaggio ai sensi dell’art. 305 bis, la Svizzera può e deve di principio attivarsi per sanzionare e catturare i responsabili ovunque si trovino». Ed è qui che Quadranti fa l’esempio del traffico di stupefacenti e in particolare di cocaina che sarebbe – almeno in Europa – per gran parte in mano alla ‘ndrangheta e alla mafia albanese. «Il denaro transita anche dal sistema svizzero», fa notare il deputato liberaleradicale. Anche in Ticino – continua – la cronaca spesso e volentieri tratta di traffico internazionale di stupefacenti (da Albania, Kossovo, Repubblica Dominicana, Colombia e Brasile). «Le autorità penali ticinesi reprimono tale attività, ma nelle rete cadono solo i pesci piccoli, mentre più raramente sul nostro territorio si arriva a colpire i trafficanti più grossi sino a eventualmente smantellare le attività criminali di tipo mafioso a livello internazionale», ci dichiara Quadranti che ricorda anche che dal potenziamento del Ministero pubblico per i reati fallimentari «ci si potrebbe attendere qualche filone d’indagine internazionale relativo alla provenienza di fondi illeciti per creare aziende dove magari il credito bancario è ristretto: artigianato edile e ristorazione, per esempio».

Su alcuni temi sollevati da Quadranti, abbiamo interpellato il Ministero pubblico cantonale il quale ci ha risposto che “da prassi, non si esprime su tematiche sollevate in atti parlamentari pendenti”. «Risponderemo a Quadranti, con i tempi e i modi previsti dalla legge», afferma invece il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni.

Dissimulazione del volto, sì alle modifiche

Dissimulazione del volto, sì alle modifiche

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 settembre 2019 de La Regione

Dopo lo stop di Losanna, luce verde dalla ‘Costituzione e leggi’ al messaggio governativo

I motivi di carattere politico o commerciale sono da considerarsi come eccezioni alla Legge sulla dissimulazione del volto. Lo ha deciso ieri la Commissione parlamentare Costituzione e leggi, sostenendo il rapporto di Carlo Lepori che dà il via libera al messaggio governativo risalente a metà gennaio. Salvo una parola. Sì, perché ammettendo i rilievi mossi dal Tribunale federale accogliendo il ricorso dei giuristi Filippo Contarini e Martino Colombo, il governo decise di modificare la legge parlando di “manifestazioni di carattere politico”. E invece no, rilancia il rapporto di Lepori. Meglio “tralasciare il riferimento al termine ‘manifestazioni’, perché si presta a interpretazioni differenti. Lo spiega lui stesso raggiunto dalla ‘Regione’: «Con questo termine, ad esempio, non sarebbe tutelata una singola persona che decide di fare una dimostrazione a volto coperto. Meglio parlare di ‘motivi’, anche perché vi è già una sufficiente giurisprudenza del Tribunale federale”. Insomma, sta per trovare la sua forma definitiva un provvedimento che prende le mosse dall’iniziativa anti-burqa e anti-niqab lanciata dal losonese Giorgio Ghiringhelli, approvata dal popolo ticinese il 22 settembre 2013 con il 65,4 per cento di favorevoli. Iniziativa che aveva, appunto, inserito nella Costituzione il divieto di dissimulare il volto. Nel marzo 2015 il Consiglio di Stato ha varato il progetto di riforma della Legge sull’ordine pubblico, approvata poi dal Gran Consiglio il 23 novembre dello stesso anno. È stata poi la volta del ricorso al Tribunale federale di Contarini e Colombo, si diceva. Ricorso che l’Alta Corte di Losanna ha parzialmente accolto, costringendo così a rivedere la legge contro la dissimulazione del volto in modo che prevedesse eccezioni anche per ragioni politiche, commerciali e pubblicitarie. Un verdetto cui Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, replicò affermando come il Consiglio di Stato sarebbe “intervenuto con un messaggio puntuale per apporre alla Legge i correttivi richiesti dalla sentenza”. Correttivi apposti all’inizio di quest’anno – “allineando le leggi cantonali a quanto disposto dal Tribunale federale” – e ieri ‘vidimati’ dalla Commissione Costituzione e leggi.