Giumaglio: due arresti ma si indaga ancora

Giumaglio: due arresti ma si indaga ancora

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Diciannovenni dietro le sbarre per il pestaggio di sabato: aggressione, lesioni gravi e vie di fatto le ipotesi di reato.
Rimangono da chiarire diversi punti oscuri – Norman Gobbi: «La violenza va sempre prevenuta e combattuta»

Aggressione, lesioni gravi e vie di fatto. Sono le ipotesi di reato a carico dei due 19.enni finiti ieri dietro le sbarre perché sospettati di aver partecipato al violento alterco di sabato notte al carnevale estivo di Giumaglio, che ha portato nel reparto di cure intensive con la milza lesionata un 17.enne della regione. I due – chiariscono il Ministero pubblico e la Polizia cantonale in una nota – sono stati dapprima fermati ed interrogati. Durante il confronto con gli inquirenti è nato il forte sospetto che, con ruoli e responsabilità differenti, i giovani – entrambi cittadini svizzeri, domiciliati in valle – siano stati coinvolti in prima persona nella vicenda che tanta eco ha avuto negli scorsi giorni in tutto il cantone. «La loro identificazione e il loro successivo arresto – prosegue il comunicato – sono stati resi possibili dagli accertamenti scaturiti dall’apposita inchiesta della Polizia cantonale». Inchiesta che è coordinata dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo.

E mentre i due 19.enni hanno visto chiudersi dietro di loro le sbarre del carcere giudiziario della Farera, gli inquirenti continuano ovviamente ad indagare a tutto campo sulla vicenda. In primo luogo «per fare piena luce sull’accaduto», determinando anche se vi siano altri potenziali responsabili del ferimento del 17.enne, le cui condizioni continuano a migliorare. Considerata la presenza di diverse centinaia di persone al carnevale estivo valmaggese, vi è da presumere che interrogatori e accertamenti proseguiranno ancora per diverso tempo. Da chiarire inoltre se la coppia di arrestati abbia alle spalle altri eventi simili. Fin dalle prime ore dopo il pestaggio, avevano iniziato a rincorrersi voci sul coinvolgimento di almeno uno di loro in episodi di violenza sportiva a margine di incontri di hockey. Il suo rapporto con la tifoseria più accesa di uno dei club ticinesi parrebbe ormai assodato. Da capire, però, se in tale ambito sia stato effettivamente oggetto di provvedimenti restrittivi e in che misura.

Nel frattempo, mentre il Gruppo giovani organizzatore della manifestazione di Giumaglio ha deciso di sospenderla, almeno per qualche anno, le autorità della valle, preoccupate dagli ultimi sviluppi, stanno valutando eventuali misure concrete per evitare il ripetersi di fatti come quelli verificatisi due anni fa e nello scorso fine settimana.

Vasta, come detto, l’eco suscitata dalla vicenda e anche sull’arresto di ieri sono stati in molti ad esprimersi attraverso i social media. Come il consigliere di Stato Norman Gobbi, che nel suo profilo pubblico su Facebook ha commentato l’arresto dei due 19.enni. « Se le indiscrezioni trapelate mezzo stampa venissero confermate – ha scritto il direttore del Dipartimento delle istituzioni – questi due fermi servono a chiarire che – dentro e fuori gli stadi – la violenza non è parte della nostra comunità. Solidarietà al ragazzo ferito brutalmente dalla cieca violenza durante una manifestazione apprezzata dentro e fuori la Vallemaggia. La violenza va sempre prevenuta e combattuta».

Sempre ieri sull’episodio si è espresso anche il presidente del carnevale Nebiopoli di Chiasso, Alessandro Gazzani. «La nostra organizzazione, membro da sempre del Gruppo carnevali in sicurezza – ha postato nella pagina Facebook – condanna fortemente questi episodi e questi avvenimenti. È veramente peccato che la poca intelligenza di pochi rovini il grande lavoro di molti e che soprattutto si possa così deliberatamente cercare di ferire una persona».

Fra gli altri, sul tema si è espresso anche il granconsigliere PPD Giorgio Fonio, che, in particolare, ha auspicato la continuazione del carnevale estivo valmaggese, «per non darla vinta a pochi delinquenti che con il loro agire mettono in difficoltà decine e decine di volontari (oltre che la salute delle vittime!) che con grande passione (e sacrificio!) mettono a disposizione il proprio tempo libero per organizzare il divertimento degli altri».

Strade: così si muovono i radar semi-stazionari

Strade: così si muovono i radar semi-stazionari

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 15 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Ecco quali distretti ticinesi sono stati visitati dai due nuovi apparecchi nei loro primi sei mesi di lavoro Effettuati ottanta controlli della velocità – Lugano, Bellinzona e Locarno in testa alla speciale classifica

Dal 1. gennaio di quest’anno, se ne saranno accorti in tanti, c’è una nuova presenza sulle strade ticinesi: i due radar semi-stazionari che, appunto, vengono spostati regolarmente da una località all’altra del cantone per scattare qualche fotografia ai conducenti più indisciplinati. Due apparecchi di color grigio nuovi fiammanti e, vista la loro importante stazza, anche ben visibili che da sei mesi hanno mandato in pensione i nove radar fissi fino ad allora presenti in Ticino. E se «a livello statistico è prematuro trarre delle conclusioni» sul loro operato, come ci spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni nell’intervista qui a fianco, abbiamo comunque approfittato delle informazioni disponibili per andare a vedere come si sono spostati negli ultimi sei mesi i due fotografi meno apprezzati del cantone. Ogni venerdì, infatti, la Polizia cantonale comunica le località in cui, nella settimana successiva, verranno effettuati i controlli della velocità mobili. Ma non solo, vengono appunto anche segnalati i Comuni (generalmente tre o quattro nell’arco di una settimana) dove andranno posizionati i due radar semi-stazionari. E così li abbiamo suddivisi negli otto distretti ticinesi per vedere quali sono le «zone calde» nel nostro cantone.

Lugano in testa
Complessivamente nei loro primi sei mesi di lavoro i due radar semi-stazionari sono stati spostati ottanta volte. In alcuni Comuni ben più di una volta. Nei comunicati della Polizia cantonale, sommando le località, in cima alla lista figura il distretto di Lugano, con 25 controlli effettuati nei suoi Comuni. Al secondo posto, a pari merito con tredici controlli a testa, troviamo invece il distretto di Locarno e quello di Bellinzona, seguiti a ruota dal Mendrisiotto (12). Meno toccato, probabilmente anche per ovvie ragioni demografiche e quindi di minor traffico, troviamo l’Alto Ticino con le sue valli. In questa regione il distretto più controllato è quello della Leventina (9), seguito dalla Riviera (5), dalla Vallemaggia (2) e dal distretto di Blenio con un solo controllo. Nella classifica tra Sottoceneri e Sopraceneri la spunta quest’ultimo con 43 controlli contro 37.

Guidate con prudenza
I radar, si sa, scaldano spesso gli animi degli automobilisti e sicuramente sono amati da ben pochi di essi. Tuttavia, come fa la Polizia cantonale in ogni suo comunicato sui radar, a questo punto è comunque importante ribadire una cosa: la velocità elevata è una delle maggiori cause di incidenti, con esiti a volte anche letali. Che vi piacciano o meno i radar, occorre guidare con prudenza.

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«Il loro scopo preventivo è già parzialmente raggiunto»

Dal 1. gennaio di quest’anno sono andati in pensione i cosiddetti radar fissi sulle strade cantonali. Al loro posto sono arrivati i due radar semi-stazionari. Come giudicate, in generale, i primi sei mesi di questo cambiamento?
È stato positivo per la sicurezza stradale? 
«A livello puramente statistico è prematuro trarre delle conclusioni dopo solo 6 mesi di funzionamento. Segnalo tuttavia che la presenza dei due radar semi-stazionari, già solo per la loro mole assai imponente, ha dimostrato un effetto preventivo e dissuasivo significativo. In sostanza, lo scopo di indurre l’automobilista a una guida corretta è già stato parzialmente raggiunto».

Dall’inizio del 2018, inoltre, comunicate ogni settimana anche le località in cui verranno posizionati i radar semi-stazionari. Ha avuto un impatto positivo questa attività d’informazione?
«Questa forma per segnalare la presenza dei radar è la risposta a una mozione parlamentare del 2014. Si era riusciti a trovare un compromesso tra l’esigenza di non andare contro la legge federale sulla circolazione stradale e la necessità di fare prevenzione. C’è chi ritiene tale misura inutile e chi invece dimostra ancora interesse verso questo tipo di intervento di carattere preventivo. Per ora continuiamo con tale prassi e monitoriamo l’interesse che suscita tra i cittadini».

Come viene deciso dove posizionare i radar semi-stazionari? Quali criteri vengono utilizzati? 
«Vengono posizionati secondo il principio di una costante ed omogenea rotazione sull’intero territorio cantonale, tenendo in particolare in considerazione i tratti di strada dove vengono segnalati importanti superamenti della velocità. La Polizia cantonale tiene in considerazione il tasso di incidentalità e le richieste di privati ed enti pubblici, il tutto coordinato tramite una piattaforma informatica, che considera pure l’ubicazione dei radar installati dalle Polizie comunali».

Nel dicembre dello scorso anno in una nostra intervista il comandante Matteo Cocchi affermava: «Sarà inoltre introdotta la possibilità per le autorità comunali come pure per i cittadini di richiedere alla Polizia cantonale di effettuare controlli della velocità con le nuove postazioni semi-stazionarie lungo le tratte ritenute pericolose». Avete avuto richieste in questo senso dai Comuni oppure da cittadini?
«Le richieste sono numerose, tanto che con l’attuale dotazione di apparecchi non siamo in grado di esaudirle tutte in tempo ragionevole. La cittadinanza apprezza la presenza dei semi-stazionari e li richiede, proprio per raggiungere lo scopo di ridurre le velocità laddove sono presenti obiettivi sensibili, come scuole o centri abitati».

Una curiosità. I nove apparecchi fissi sono già stati venduti all’asta? 
«Posso anticipare che gli apparecchi fissi verranno messi all’asta in occasione della giornata delle porte aperte della Polizia cantonale, prevista sabato 5 ottobre sull’aerodromo di Lodrino».

Il finto ex cuoco di Berlusconi è stato espulso

Il finto ex cuoco di Berlusconi è stato espulso

Da www.ticinonews.ch

Su decisione della Segreteria di stato della migrazione, ll 48enne ha dovuto lasciare la Svizzera lo scorso giugno

Il 48enne italiano Salvatore Carpinteri, che si vantava di essere l’ex cuoco di Silvio Berlusconi, è stato espulso dalla Svizzera. Come riferisce Il Caffè, la decisione è stata presa dalla Segreteria di Stato della migrazione su proposta delle autorità ticinesi lo scorso giugno.
Carpinteri, ricordiamo, era recentemente stato oggetto di un’interrogazione del deputato dell’MPS Matteo Pronzini, nella quale si chiedeva come fosse possibile che con il suo bagaglio di condanne gli fosse stata concessa l’autorizzazione di aprire la propria ditta nel Canton Ticino.
Ma in realtà, come precisato dal Consiglio di Stato rispondendo all’atto parlamentare di Pronzini, il 48enne non ha mai ricevuto il permesso di esercitare in Svizzera. Infatti la sua richiesta era stata respinta nel 2017 “per ragioni di ordine pubblico”. Tuttavia, sfruttando i termini del ricorso, l’uomo è potuto rimanere in Ticino fino alla primavera scorsa quando gli è stato intimato il divieto d’entrata in Svizzera.

“Diamo alla Giustizia i mezzi per combattere il crimine”

“Diamo alla Giustizia i mezzi per combattere il crimine”

L’importanza del potenziamento del Ministero Pubblico

“Se vogliamo mantenere e migliorare il livello di sicurezza in Ticino occorre fare di più nell’ambito dei reati economico-finanziari. È un’esigenza che nasce direttamente dal settore economico e che dobbiamo ascoltare. Per questo tra gli obiettivi che ho posto per questa nuova legislatura vi era proprio quello di un potenziamento nella lotta a questi reati. E il Consiglio di Stato ha seguito questa impostazione”. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi proprio questa settimana è riuscito a far passare la proposta di un rafforzamento del Ministero Pubblico. ”In sintesi – ci dice il Consigliere di Stato – si tratta di attribuire al Ministero pubblico un procuratore in più, che potrà avere un segretario giudiziario e un collaboratore amministrativo, così da creare una nuova “colonna” che incentrerà il suo lavoro sul contrasto alla criminalità finanziaria, in collaborazione con la Polizia giudiziaria. Una forma di criminalità che apparentemente non fa rumore, ma che se non intercettata e combattuta rischia di minare la nostra piazza economica”. Nel messaggio preparato dal Dipartimento delle istituzioni e approvato dal Governo figurano poi altre misure volte a migliorare il lavoro del Ministero pubblico. “Per esempio – precisa Norman Gobbi –si prevede un’ estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari, in particolare nel settore delle contravvenzioni, così da sgravare i procuratori pubblici ordinari da questi compiti. In tempi brevi, poi, assegneremo alla Procura tre nuovi segretari giudiziari, anche loro con il compito di supportare – almeno parzialmente – gli inquirenti per i reati appena ricordati”.
“La scelta del Governo di dare maggiori strumenti alla lotta contro la criminalità, subdola, economico finanziaria nella stessa seduta in cui abbiamo varato le proposte per la riforma fiscale non la considero casuale. La sicurezza della nostra piazza economica è centrale per la creazione di benessere in Ticino. Se vogliamo far crescere le attività economiche nel nostro Cantone dobbiamo garantire il più possibile che non vi siano infiltrazioni malavitose o atteggiamenti criminali da parte di singoli individui. Ne va della credibilità di tutto il settore e quindi della sua attrattività nei confronti di potenziali investitori e clienti. Siamo un Cantone di confine e potenzialmente quindi più a rischio rispetto ad altre realtà del resto della Svizzera. Allo stesso modo risulta determinante che il potere giudiziario riesca a concludere le inchieste e a portare a giudizio gli autori di reati in tempi ragionevoli. Una Giustizia che venga amministrata in tempi che siano compatibili con il mondo moderno, che viaggia sempre più velocemente. Attendere anni per poter ottenere una condanna muta la percezione di giustizia della cittadinanza e porta alla sfiducia verso le istituzioni, oltre che permettere l’espandersi di forme criminali pericolosissime per tutto il nostro sistema economico. Sono convinto – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – che la proposta di potenziare il Ministero pubblico, assieme ad altre misure già introdotte per aumentare la sicurezza dei cittadini, contribuirà a migliorare la nostra qualità di vita, sostenendo le attività produttive e le iniziative innovative che crescono nel nostro Cantone”.
MDD

Divisione della giustizia: pubblicato il bando di concorso per il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Divisione della giustizia: pubblicato il bando di concorso per il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che oggi, venerdì 12 luglio 2019, è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del Cantone il bando di concorso pubblico per la posizione di Capo/a dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa nell’ambito del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure.
Dopo un’esperienza ultratrentennale nel settore dell’esecuzione delle pene e delle misure, l’attuale responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini-Foglia, passerà a beneficio della pensione nell’autunno prossimo.
In quest’ottica, la Divisione della giustizia è alla ricerca di un/una sostituto/a alla direzione dell’Ufficio, chiamato a svolgere un servizio fondamentale in un settore sensibile dello Stato. In particolare, l’Ufficio ha come compito la prevenzione e il controllo del rischio di recidiva tramite l’azione educativa e la reintegrazione sociale, assicurando, durante la detenzione, l’assistenza sociale a tutte le persone che ne fanno richiesta. L’Ufficio propone e controlla anche l’esecuzione delle misure penali previste dal Codice penale nei casi di malattie psichiche, dipendenze, giovani adulti e internamento. Si occupa pure della tematica relativa alla violenza domestica, per quanto concerne il sostegno e la gestione di autori o autrici. Inoltre gestisce l’esecuzione delle pene alternative contestualmente alla sorveglianza elettronica e al lavoro di pubblica utilità.
Il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa assicurerà la direzione – conduzione, gestione, coordinamento, pianificazione e controllo – dell’Ufficio nei suoi ambiti di competenza, implementando le modifiche legislative e normative in materia di esecuzione delle pene e delle misure attinenti all’assistenza sociale, al reinserimento e alla prevenzione della recidiva. Aspetto centrale sarà posto sulla garanzia del rispetto delle norme etiche e deontologiche e del perseguimento degli obiettivi di esecuzione nella presa a carico delle persone detenute o sottoposte a mandato ed affidate all’Ufficio. Il/la responsabile dell’Ufficio si occuperà altresì, d’intesa con la Divisione della giustizia, del tema della violenza domestica, con particolare riguardo al sostegno e alla gestione di autori o autrici.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa (master o licenza) in scienze umane, specificatamente in ambito sociale, economico, giuridico e criminologico, che disponga di predisposizione e/o esperienza di conduzione di un ufficio o di un gruppo, come pure nello sviluppo e nella gestione di progetti e nel loro coordinamento. Capacità decisionale, analitica e orientata al risultato, attitudine al lavoro indipendente e di gruppo, all’ascolto e alla mediazione, affidabilità, discrezione e accentuato spirito di iniziativa, come pure buone conoscenze linguistiche – dovendo partecipare o condurre riunioni inter-cantonali –, sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.

Tutte le informazioni e i requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 12 agosto 2019, sono consultabili alla pagina web www.ti.ch/concorsi.

Rancate: chiude il centro migranti

Rancate: chiude il centro migranti

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 12 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Dal 2020 la struttura potrebbe sorgere a Stabio o nella cittadina di confine
Tra un anno il centro per i migranti di Rancate molto probabilmente chiuderà. Il Governo cantonale, come confermato alla RSI dal consigliere di Stato Norman Gobbi, è infatti in fase di trattativa con la SEM (la Segreteria di Stato della migrazione) e le parti sono alla ricerca di una soluzione alternativa. Tra le ipotesi – a dipendenza che si tratti di una soluzione provvisoria o più a lungo termine – c’è quella di trasferire il centro a Chiasso o a Stabio.

Entrate in calo
Della chiusura del centro di Rancate (tecnicamente si tratta di un centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata) si era già parlato esattamente un anno fa ed era stato deciso di prolungare l’attività fino all’estate di quest’anno ed eventualmetne estenderla – come appunto è stato ora deciderlo – fino al luglio dell’anno prossimo. I motivi della chiusura sono da ricercare nella drastica diminuzione delle entrate di migranti in Ticino. Aperto nel giugno del 2016, tra l’agosto di quell’anno e il dicembre dell’anno successivo aveva ospitato oltre 10.000 persone.
Sempre stando alla RSI il Governo e la SEM starebbero discutendo due ubicazioni alternative per la nuova sede. Una sarebbe la protezione civile di Stabio. E il ministro Gobbi invece, direttore del Dipartimento delle istituzioni, starebbe anche valutando un ipotesi che prevede la creazione di un centro unico a Chiasso, agli ex magazzini FFS. Un centro che unirebbe le guardie di confine (incaricate dei primi controlli in ambito migratorio), la stessa SEM e il Dipartimento istituzioni competenti in ambito di asilo. Gli ex magazzini sono tra l’altro già allestiti, senza però essere mai stati utilizzati, come dormitorio. Il numero di migranti in entrata in Ticino, come detto, è diminuito in modo sostanzioso. Stando alle informazioni fornite ieri a Rancate avrebbero soggiornato da inizio anno circa tre persone al giorno. Nel 2018 il centro è costato circa 670.000 franchi (le spese sono state coperte da cantone e Confederazione). Un drastico calo che giustifica la chiusura di Rancate ma – a detta di Norman Gobbi – non dovrebbe vanificare la possibilità di pianificare soluzioni più a lungo termine. Non si può infatti assolutamente escludere, nei prossimi anni, un riacutizzarsi dei dei fenomenti migratori e, di conseguenza, dei tentativi di raggiungere il nostro Paese.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de Il Quotidiano
Rancate, Centro verso la chiusura
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11967569

 

Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

Il 30 giugno 2019 si è conclusa la fase di raccolta delle candidature dell’edizione 2020 del premio “Comune innovativo”. Al concorso hanno preso parte 12 Comuni ticinesi che hanno presentato un totale di 21 progetti nelle due sezioni previste dalla competizione, ovvero “Comunità SMART” e “Innovazioni in Comune”. La proclama-zione dei vincitori avverrà nel mese di febbraio del 2020.
La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collabora-zione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), esprimono soddisfazione per il buon interesse dimostrato dagli enti locali al concorso “Comune inno-vativo”. Sono stati infatti 21 i progetti presentati da 12 Comuni ticinesi: nello specifico 13 candidature sono state inoltrate nella sezione generale “Innovazioni in Comune” (rivolta ai progetti organizzativi) mentre 8 iniziative sono state invece proposte nella sezione “Comu-nità SMART” (dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie).
La buona adesione alla competizione testimonia l’impegno costante dei Comuni ticinesi nel cercare di trovare soluzioni innovative per soddisfare i bisogni della comunità e al con-tempo conferma la sensibilità delle realtà locali nell’identificare progetti all’avanguardia per assolvere i propri compiti istituzionali e migliorare la propria organizzazione.
I vincitori del concorso saranno decretati in occasione della seconda edizione del Simposio Cantone-Comuni che avrà luogo nel corso del mese di febbraio del 2020.

Elenco dei progetti candidati al premio “Comune innovativo”

 

 

Titolo

Comune

Sezione del concorso

Comunità SMART

Innovazioni in Comune

1 Incentivare il ripopolamento Acquarossa

 

X

2 Pubblicazione su Acquarossa Acquarossa  

X

3 Aula nel Bosco Bioggio  

X

4 Bar baretto nel Parco Bioggio  

X

5 Servizio di trasporto dedicato alle persone anziani per l’aiuto alla spesa Bioggio  

X

6 Sportello zanzara tigre Bioggio  

X

7 Re-innovation for re-population Blenio, Acquarossa  

X

8 Sportello lavoro Cadenazzo  

X

9 Apiario didattico Capriasca  

X

10 Lugaggia Innovation Community Capriasca

X

 
11 Record management e archiviazione elettronica Locarno  

X

12 Piattaforma eGov Lugano  

X

13 Rinnovo scuola elementare Massagno

X

X

14 Revisione immagine turistica Melide

X

 
15 SmartxME Mendrisio

X

 
16 SoernGO Sorengo  

X

17 App Comune di Stabio Stabio

X

 
18 Archiflow Stabio

X

 
19 Instagram Stabio

X

 
20 Sportello elettronico Stabio

X

 
21 Ufficio eneregia Stabio  

X

 

 

 

Meno tasse per tutti

Meno tasse per tutti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

La manovra fiscale accolta all’unanimità dal Consiglio di Stato prevede la riduzione del moltiplicatore cantonale e dell’aliquota dell’imposta sugli utili delle aziende.
Vitta (Dfe): ‘Se non facessimo nulla scivoleremmo agli ultimi posti della classifica.

Giù il moltiplicatore cantonale di due punti percentuali, eventualmente anche di quattro dal 2025. E un «accordo politico» in seno al Consiglio di Stato che promette, dopo l’estate, misure mirate in ambito scolastico e per le fasce più bisognose della popolazione per una spesa di circa 30 milioni nel periodo 2020-2024. Così il governo bilancia l’operazione di ritocco fiscale – aliquota dell’imposta sull’utile delle imprese dal 9% all’8% dall’anno prossimo fino al 2024, poi al 5,5% dal 2025 – che trae origine dalla riforma federale, volta a tassare alle stesse condizioni l’utile delle persone giuridiche abolendo i regimi privilegiati. «Tutti i cantoni stanno abbassando l’onere complessivo per le persone giuridiche: se non facessimo nulla, scivoleremmo agli ultimi posti della classifica intercantonale, perdendo competitività», mette in guardia Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia, presentando la manovra fiscale alla stampa. «L’obiettivo della riforma cantonale – prosegue – è quello di mantenere il substrato fiscale delle persone giuridiche e proporre un sistema aggiornato alle esigenze odierne per le persone fisiche». La riduzione del coefficiente cantonale d’imposta avanzata dal governo è temporanea, ed è pronta a cadere quando vedrà la luce la riforma della Legge tributaria cantonale a cui l’Esecutivo inizierà a lavorare già nel corso della legislatura, con l’obiettivo di proporre interventi più mirati e differenziati fra varie categorie di contribuenti. Stando però allo stato attuale delle cose, l’impatto complessivo del pacchetto fiscale presentato ieri implicherà dal 2025 un minor incasso per lo Stato di poco superiore ai 100 milioni, e per i Comuni di poco inferiore ai 50 milioni.

Comuni compensati
L’onere della riforma sugli enti locali sarà in parte compensato dal Cantone con un contributo di 9 milioni di franchi l’anno. Nell’ottica poi di «rafforzarne l’autonomia» sarà concesso ai Comuni di applicare, dal 2025, un moltiplicatore differenziato tra persone giuridiche e persone fisiche, spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Tra i due moltiplicatori non ci potrà tuttavia essere una differenza superiore al 20%, a partire da un moltiplicatore minimo fissato al 40%. Misure peraltro discusse con gli enti locali e volute per non aprire sfide troppo fratricide, scongiurando il rischio di ‘dumping fiscale’». Evitando cioè che i comuni con poche aziende sul territorio possano approfittarne proponendo prelievi fiscali irrisori. «Tenendo poi presente che le persone giuridiche non votano…», rileva ancora Gobbi.

Accordo politico in cinque punti
Nel patto concluso al tavolo del Consiglio di Stato, con cui di fatto è stato possibile assicurare l’appoggio del ministro socialista Manuele Bertoli agli sgravi fiscali (leggi a lato), non sono compresi soltanto i milioni destinati alla scuola e alla socialità, di cui abbiamo detto in apertura. I punti dell’accordo sono cinque: ai due crediti milionari si aggiunge la volontà di presentare “entro la fine del 2019” un messaggio “per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensioni” degli statali e “quantificate al momento a 500 milioni”. Sempre in ambito di previdenza, si promette l’adozione di una “definitiva” e soprattutto “equa soluzione” concernente il futuro sistema previdenziale dei consiglieri di Stato, “tenendo conto dei lavori di approfondimento già effettuati dalla commissione del Gran Consiglio che si occupa del tema” (come noto, quello dei vitalizi dei ministri è uno dei dossier rimasti bloccati in parlamento la legislatura scorsa). E da ultimo vi è l’obiettivo condiviso “di presentare il preventivo 2020 in equilibrio”, con la necessità di “definire delle priorità d’intervento per gli anni a venire”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

La riforma: Un fisco più leggero per stare al passo
Sì unanime del Governo al nuovo piano di sgravi: a regime l’impatto sarà di 106 milioni – Giù l’onere per le imprese Scenderà anche l’imposizione per le persone fisiche – È accordo politico su educazione, socialità e Cassa pensioni

Un pacchetto fiscale da 106 milioni di franchi (a regime dal 2025) che sgrava società e cittadini e attribuendo ai Comuni maggiore autonomia fiscale. Ma non è tutto. La notizia, politicamente parlando, è che il Governo ha accolto all’unanimità la riforma, che sarà accompagnata da investimenti per una trentina di milioni nel settore della scuola e della socialità, unitamente ad una maxi-iniezione da 500 milioni di franchi, per il risanamento della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato.

La materia, per i non addetti ai lavori, è di quelle ostiche. Andiamo quindi con ordine. La necessità di questa riforma a livello cantonale nasce dal voto popolare a livello federale dello scorso 19 maggio, quando gli elettori svizzeri hanno approvato la legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) che entrerà in vigore il primo gennaio del prossimo anno e abolirà in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Tutti i Cantoni hanno quindi iniziato ad adattarsi a queste nuove disposizioni. E il Ticino non fa eccezione: «Se non facciamo nulla, siamo fuori dal mercato», ha affermato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta nel presentare la riforma. E così, per compensare la fine dei regimi privilegiati, la riforma cantonale prevede la riduzione in due fasi dell’aliquota dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che passerà dall’attuale 9% all’8% nel periodo transitorio 2020-2024, e infine al 5,5% a partire dal 2025, quando l’imposizione unica delle imprese sarà effettivamente a regime. Christian Vitta ha quindi sottolineato che, senza questa misura, il nostro cantone rischierebbe di trovarsi negli ultimi posti della «graduatoria» dell’onere fiscale massimo: in parole povere, il Ticino rispetto al resto della Svizzera sarebbe tra i meno attrattivi dal punto di vista fiscale per le imprese. La riforma è quindi stata impostata per mantenere il cantone nella media nazionale. Ma il progetto presentato ieri non si ferma qui. La riforma prevede infatti anche una riduzione del moltiplicatore cantonale in due fasi: dal 100% passerà al 98% nei quattro anni di transizione, per poi fermarsi al 96% dal 2025. Questa ultima riduzione del 2%, però, potrà avvenire solo su decisione del Gran Consiglio. Va poi segnalato che, come annunciato da Vitta, il Governo intende presentare nel corso di questa legislatura una revisione generale della Legge tributaria che potrebbe sostituire quest’ultima misura sul moltiplicatore cantonale.

Un’altra questione che ha fatto discutere negli ultimi mesi riguarda la perdita che i Comuni registreranno in seguito alla riduzione dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche. Per limitare l’impatto sugli Enti locali, nella riforma il Governo ha previsto un contributo annuale di 9 milioni di franchi per i Comuni, che quindi dovrebbero registrare una perdita complessiva intorno a 60 milioni di franchi. Ma, anche in questo caso, non è tutto. Come spiegato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, a partire dal 2025 il progetto prevede di permettere ai Comuni di differenziare il loro moltiplicatore tra persone fisiche e persone giuridiche. «Si tratta di una misura che rafforza l’autonomia comunale. Dobbiamo ricordarci che il nostro federalismo è anche fiscale. Con il moltiplicatore differenziato a livello comunale diamo più autonomia agli Enti locali», ha sottolineato il consigliere di Stato, che ha poi precisato: «Le uniche limitazioni riguardano il differenziale massimo tra il moltiplicatore per le persone fisiche e giuridiche che non potrà superare il 20%, e il moltiplicatore minimo che non potrà scendere sotto il 40%». Gobbi ha infine precisato che queste misure saranno accompagnate da un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020.

Detto delle misure della riforma fiscale, veniamo ora all’impatto che queste avranno sui conti cantonali e comunali. Le ripercussioni finanziarie durante il periodo di transizione 2020-2024 dovrebbero essere quantificate in una perdita di 34,8 milioni per il Cantone e 10,2 per i Comuni. L’ulteriore impatto previsto dal 2025 porterebbe a una perdita di 71,2 milioni per il Cantone e 36 per i Comuni. L’impatto complessivo della manovra dovrebbe dunque essere il seguente: meno 105,9 milioni di franchi per il Cantone e meno 46,2 milioni per i Comuni. In questo senso, va detto, il consigliere di Stato Christian Vitta ha evidenziato: «L’obiettivo del Governo è di presentare il prossimo anno un preventivo in equilibrio. Dal 2021, invece, sarà necessario darsi una rotta per mantenere sostenibile l’impatto della riforma».

 

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

Il governo dà luce verde al potenziamento della Procura: messaggio in consultazione fino al 16 agosto.
Segretari giudiziari con competenze decisionali in ambito contravvenzionale. Nel frattempo l’Esecutivo ne attribuisce altri tre.

Potenziamenti nella magistratura penale, il governo compie un ulteriore importante passo. Dopo aver dato luce verde in maggio all’aumento da quattro a cinque del numero dei giudici del Tribunale penale cantonale, ieri il Consiglio di Stato ha avallato la proposta del Dipartimento istituzioni di rafforzare pure organico e azione del Ministero pubblico. Concretamente: un procuratore “ordinario” in più, da destinare al gruppo di inquirenti che si occupa delle inchieste sui reati economico-finanziari e l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari sul fronte del cosiddetto penale minore, ovvero nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali, che costituiscono “circa il dieci per cento delle entrate annuali del Ministero pubblico”. Per ora quello del governo è un sì “di principio”, come lo stesso Esecutivo precisa in una nota. Salvo sorprese (assai poco probabili), il sì formale arriverà dopo l’esito della consultazione sul progetto di messaggio messo a punto dal Dipartimento diretto da Norman Gobbi.

Consultazione che «partirà domani (oggi, ndr)» e che «terminerà il 16 agosto», fa sapere la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. E che coinvolgerà il procuratore generale, il presidente del Consiglio della magistratura, i giudici alla testa del Tribunale d’appello e della Corte dei reclami penali (Mauro Mini dirige entrambe le autorità), del Tribunale penale, della Corte d’appello e revisione penale, dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, della Pretura penale nonché il Magistrato dei minorenni, il comandante della Polizia cantonale e l’Ordine degli avvocati.
«Il messaggio definitivo – sostiene Gobbi – dovrebbe venir licenziato dal Consiglio di Stato a settembre». E dovrebbe ricalcare la bozza del documento posta in consultazione sino alla metà del prossimo mese. Toccherà poi al parlamento, sotto la cui lente c’è già la richiesta del quinto giudice per il Tribunale penale cantonale, pronunciarsi sugli interventi volti a potenziare il Ministero pubblico, che per essere concretizzati necessitano di una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Nel frattempo – ed è l’altra novità in materia dell’ultima seduta governativa prima della pausa estiva – l’Esecutivo, facendo capo a quella che è una propria competenza, ha deciso di assegnare alla Procura altri tre segretari giudiziari. Tre nuovi segretari – a breve usciranno i concorsi per la loro assunzione – che “supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria, in particolare ma non esclusivamente, nel settore dei reati economico-finanziari, rispondendo anche alle esigenze derivanti dall’introduzione della figura del perito contabile all’Ufficio dei fallimenti”, voluta dal governo per rendere maggiormente incisivo il contrasto ai crac “abusivi”.

Se il Gran Consiglio darà a sua volta l’ok al procuratore “ordinario supplementare” – una misura «strutturale», sottolinea Gobbi –, il numero dei pp (procuratore generale compreso) passerebbe a ventidue. Al nuovo magistrato inquirente verrebbero assegnati un segretario giudiziario (un posto a costo zero dato che lo si ricaverebbe all’interno del Ministero pubblico “a seguito di un previsto pensionamento”) e un funzionario con compiti amministrativi. Il rinforzo, secondo gli intenti di pg e Consiglio di Stato, opererà nella sezione di procuratori dediti al perseguimento degli illeciti finanziari. I relativi incarti, si evidenzia nel progetto di messaggio, registrano un incremento “costante e rilevante, sia a livello di numeri che dal punto di vista della loro complessità per implicazioni finanziarie per numero importante di parti, con conseguente dilatazione delle tempistiche decisionali e rischi concreti di prescrizione dell’azione penale”. E “ottenere risposte alla domanda di giustizia costituisce per la cittadinanza e per l’economia un fattore di fiducia e credibilità dell’ordinamento giudiziario”. Anche per evitare la politica dei ‘cerotti’, nella bozza di messaggio si stabilisce che la Procura “indirizza al Consiglio di Stato, entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio, un rapporto in merito alla riorganizzazione del Ministero pubblico, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Giustizia: Il Ministero pubblico tira il fiato

Il Consiglio di Stato tende la mano alla Magistratura ticinese dando luce verde all’atteso potenziamento.
Il PG Pagani: «Le nostre preoccupazioni sono state condivise» – Gobbi: «Coscienti della mole di lavoro»

Una boccata d’ossigeno per il Ministero pubblico. Dopo le diverse richieste indirizzate al Consiglio di Stato, l’Esecutivo ha deciso di tendere una mano alla magistratura ticinese, da anni confrontata con un crescente carico di lavoro. Nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Governo – nel messaggio di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria – ha deciso di fornire una risposta alle esigenze manifestate a più riprese dal settore giudiziario. In particolare, su proposta del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi e della Divisione della giustizia, arriverà un nuovo procuratore pubblico ordinario che andrà a supportare l’attività della magistratura inquirente sul fronte dei reati economico-finanziari. Una risorsa, questa, che sarà assistita da un segretario giudiziario e da un collaboratore amministrativo, che andranno a costituire una nuova «colonna» all’interno dell’organico a disposizione della Procura.

«Ascoltate le nostre richieste»
«Le richieste del Ministero pubblico sono state condivise dall’Esecutivo e per questo devo ringraziare il Consiglio di Stato», commenta il procuratore generale Andrea Pagani. «Si tratta – prosegue – di un passo che va ad inserirsi in un discorso più ampio, volto a migliorare l’efficacia dell’attività della magistratura inquirente, soprattutto nel ramo finanziario, uno dei settori maggiormente sotto pressione». Dati alla mano, i fascicoli legati ai reati di natura economica non accennano infatti a diminuire e proprio in questo ambito, precisa Pagani, «si registra da un lato un aumento delle pratiche in entrata (in termini numerici ma anche dal profilo della complessità degli incarti) e dall’altra una problematica dettata dall’avvicendamento del personale». Negli ultimi otto anni, il 70% dei procuratori che si occupavano del settore non lavora più al Ministero pubblico. Si tratta di «un turnover enorme, anche perché ogni partenza lascia un’eredità di incarti che devono essere gestiti e studiati. A tutto ciò si somma il nuovo flusso di lavoro che il procuratore riceve». Tanto per fare un esempio, per riuscire ad essere efficace, un procuratore dovrebbe occuparsi al massimo di 200-250 incarti, mentre alcuni arrivano a toccare quota 500.

Tre nuovi giuristi come jolly
Insomma, grazie al potenziamento deciso dal Governo, se il Parlamento darà il proprio avallo, la magistratura inquirente potrà finalmente tirare il fiato. Non solo grazie all’introduzione di un nuovo procuratore. Il Ministero pubblico potrà contare infatti anche su tre nuovi segretari giudiziari che saranno assegnati internamente dal procuratore generale in base alle necessità che di volta in volta si presenteranno. «I tre giuristi potranno essere attivi presumibilmente a partire da settembre-ottobre e saranno distribuiti in modo da coadiuvare i procuratori in base a puntuali necessità e ai diversi sovraccarichi», precisa Pagani.

Infine, la terza misura andrà a beneficio della sezione di polizia, attribuendo ai segretari giudiziari la competenza delle contravvenzioni, ossia i reati per cui la legge commina esclusivamente una multa. «Un altro aiuto concreto che permetterà di sgravare il lavoro dei procuratori, considerando che si tratta di circa mille incarti sui 12 mila totali di ogni anno», annota il procuratore generale.

«Fornita una risposta strutturale»
Da parte sua, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Gobbi rileva come la risposta del Governo abbia «riconosciuto quanto fatto in termini di riorganizzazione interna nel primo anno di lavoro del nuovo procuratore generale Pagani. Ricordo a questo proposito la decisione di trasferire un procuratore pubblico dall’ambito dei reati di polizia a quello economico». Inoltre, prosegue, «l’introduzione dei tre segretari con una funzione di jolly ha già dimostrato negli scorsi mesi di essere efficace, producendo gli effetti sperati».

La decisione di optare per un procuratore ordinario (e non quindi straordinario come ipotizzato inizialmente), sottolinea ancora Gobbi, è dettata dal fatto che «siamo ben coscienti dell’elevato turnover del personale: a differenza del passato il magistrato non è più un mestiere per la vita. A mente del Governo serviva dunque poter sgravare il lavoro dei singoli procuratori, fornendo una risposta strutturale e non solo temporanea».

Un milione il costo stimato
A livello di costi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni stima che le diverse misure varate dall’Esecutivo per sgravare il Ministero pubblico costeranno circa un milione di franchi. In generale, osserva, «abbiamo chiesto che la giustizia ticinese renda maggiormente conto del proprio operato, non solo per quanto concerne gli incarti e le decisioni, ma anche in termini di funzionamento interno, in modo da essere maggiormente trasparenti e dimostrare la necessità delle misure introdotte».

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 10 luglio 2019 de Il Quotidiano

Un nuovo procuratore per reati finanziari
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11963417

 

Il Governo vara le misure di potenziamento del Ministero pubblico

Il Governo vara le misure di potenziamento del Ministero pubblico

Comunicato stampa

Nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Consiglio di Stato si è chinato sulle richieste di potenziamento del Ministero pubblico. Il Governo, aderendo alle proposte del Dipartimento delle istituzioni, ha fornito una risposta puntuale alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia penale cantonale.

Il Governo ha approvato il principio di potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare, con il relativo messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria che sarà posto in consultazione in questi giorni. La proposta governativa – che recepisce le indicazioni del procuratore generale circa l’importante evoluzione dell’attività nel settore economico-finanziario e la relativa complessità di trattazione degli incarti – verte sull’attribuzione al Ministero pubblico di un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare che andrà a supportare l’attività della magistratura inquirente nel contesto dei reati economico-finanziari. Il/la procuratore pubblico aggiuntivo/a sarà coadiuvato/a da un/a segretario/a giudiziario/a e da un/a collaboratore/trice con compiti amministrativi, che andranno quindi a costituire una nuova “colonna” all’interno dell’organico del Ministero pubblico.

Nella proposta governativa posta in consultazione è parimenti prevista l’estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari del Ministero pubblico, segnatamente nell’ambito delle contravvenzioni. Una proposta che mira a sgravare l’attività dei procuratori pubblici, attivi nella sezione di polizia in particolare, responsabilizzando i loro stretti collaboratori giuristi. Spetterà al procuratore generale autorizzare puntualmente l’estensione delle competenze nei confronti dei segretari giudiziari.

Il Governo ha infine deciso di accompagnare la proposta suindicata con due misure puntuali: la prima, di competenza propria e di carattere urgente, volta a potenziare nell’immediato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari, che supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria, in particolare, ma non esclusivamente, nel settore dei reati economico-finanziari, rispondendo altresì anche alle esigenze derivanti dall’introduzione della nuova figura del perito contabile presso l’Ufficio dei fallimenti, contestualmente alla lotta contro gli abusi fallimentari. Queste tre risorse aggiuntive – per le quali a breve verranno pubblicati i relativi concorsi – saranno direttamente attribuite al procuratore generale, che potrà assegnarle internamente, avendo una visione d’insieme sull’attività, a seconda delle necessità afferenti i procedimenti penali, con un occhio di riguardo ai rischi di prescrizione e di riflesso, alla percezione della giustizia e alla credibilità del nostro sistema del perseguimento penale da parte della cittadinanza.

La seconda misura accompagnatoria rileva della competenza del Ministero pubblico ed è volta a migliorare la sua efficienza ed efficacia. A mente del Governo – che ha riconosciuto quanto predisposto organizzativamente dal procuratore generale in questo suo primo anno di attività – il potenziamento proposto con una nuova “colonna” e con tre segretari giudiziari aggiuntivi deve essere da stimolo e contribuire alla riorganizzazione interna del Ministero pubblico, tenendo conto segnatamente delle valutazioni espresse dallo specifico gruppo di lavoro contestuale al progetto “Giustizia 2018”, alle considerazioni del Rapporto del Consiglio della magistratura su Ministero pubblico del 30 giugno 2009 nonché delle indicazioni relative all’organizzazione interna del Ministero pubblico di cui alla sentenza del Consiglio della magistratura inerente al suo operato in un’importante e complessa inchiesta finanziaria, in particolare circa la necessità di istituzione di un sistema di controlling interno operativo, strutturato e costantemente applicato, verificato e migliorato da parte del procuratore generale in particolare. Entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Parlamento, il Ministero pubblico dovrà quindi presentare al Governo un rapporto in merito alla propria riorganizzazione, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’Autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse.

Le misure di potenziamento del Ministero pubblico, attentamente ponderate negli ultimi mesi, sono frutto di un dialogo costruttivo intercorso tra il Ministero pubblico e il Consiglio di Stato, partendo dall’incontro avvenuto nell’estate 2018 tra il Governo e la nuova Direzione del Ministero pubblico. Un dialogo tessuto in particolare dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia chiamata a svolgere un fondamentale ruolo quale anello di congiunzione tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario cantonali. Queste misure si aggiungono ai recenti potenziamenti decisi dal Consiglio di Stato per quanto attiene all’organico del Tribunale di appello in particolare, a dimostrazione della volontà del Governo – e per esso del Dipartimento delle istituzioni – di fornire una risposta chiara alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia cantonale.