“Non tutti hanno la sensibilità del canton Ticino”

“Non tutti hanno la sensibilità del canton Ticino”

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 giugno 2019 del Corriere del Ticino

Un 42.enne italiano, con precedenti penali e un ordine di carcerazione emesso dalla procura di Chieti, è stato estradato negli scorsi giorni in Italia dal Ticino, dove sembra abbia anche beneficiato dell’assistenza.
La vicenda ha fatto scattare l’interpellanza di Fiorenza Dadò e Giorgio Fonio (PPD), alla quale ha risposto ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi. Il direttore delle Istituzioni ha precisato che il permesso di soggiorno era stato rilasciato all’uomo negli scorsi anni dal Canton Argovia, e non in Ticino. «Non tutti i cantoni hanno la stessa sensibilità nel trattare questi casi», ha spiegato Gobbi, che ha infine voluto precisare che al momento di ricevere l’incarto l’uomo non figurava ancora nella banca dati della FedPol.

“Speriamo che le ricadute per il Ticino siano migliori di quelle per l’Expo…”

“Speriamo che le ricadute per il Ticino siano migliori di quelle per l’Expo…”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi replica scherzosamente a Matteo Salvini: “Milano potrà riscoprire il suo ruolo di grande città”

Uno scambio di battute da leghista… a leghista.
Non si è fatta attendere la replica di Norman Gobbi alle dichiarazioni di Matteo Salvini il quale, in esclusiva per TeleTicino, ha spiegato come l’assegnazioni delle Olimpiadi a Milano potrebbe portare vantaggi al Ticino.
“Speriamo che le ricadute sul Ticino siamo migliori di quelle viste per Expo 2015 – commenta sorridendo il direttore del Dipartimento delle istituzioni – A parte gli scherzi, con le Olimpiadi Milano però potrà riscoprire il suo ruolo di grande città alla porta delle Alpi, soprattutto verso il Ticino perché ricordo che l’asse del Gottardo è uno dei principali. Sicuramente ci saranno delle ricadute, ma non facciamoci illusioni. Expo 2015 ci ha insegnato molto”.

http://teleticino.ch/il-tg/le-olimpiadi-sotto-casa-LM1349278

 

Protezione civile Camorino: misure per il periodo estivo

Protezione civile Camorino: misure per il periodo estivo

Comunicato stampa congiunto DSS / DI

In vista del periodo estivo, il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), in collaborazione con il Dipartimento delle Istituzioni (DI) ha disposto delle misure volte a migliorare le condizioni dell’alloggio nei centri collettivi per richiedenti l’asilo.

Il Ticino dispone di 4 centri collettivi per l’alloggio di richiedenti l’asilo, la cui gestione è affidata alla Croce Rossa Svizzera sezione Sottoceneri. Allo stato attuale, il grado di occupazione dei centri di Cadro, Paradiso e Castione è prossimo al 90%, con un ridotto margine di posti disponibili destinati alle nuove attribuzioni ricorrenti, decise da parte della Segreteria di Stato e della Migrazione (SEM). Mentre, nel centro di Camorino sono attualmente alloggiati 32 uomini soli, di questi: 22 sono in attesa dell’esito alla domanda d’asilo e 10 devono lasciare la Svizzera poiché l’autorità federale competente non ha riconosciuto loro lo statuto di rifugiato.
Per i richiedenti in attesa dell’esito alla domanda d’asilo è previsto un percorso di integrazione all’interno dei centri collettivi della durata di circa 9 mesi, in vista della loro successiva uscita in appartamento nel caso ottenessero il diritto a restare in Svizzera. Per gli altri, in attesa della partenza dalla Svizzera, è prevista una presa a carico limitata a vitto, alloggio e cure sanitarie. Va sottolineato che nella maggior parte dei casi il rimpatrio di queste persone può essere eseguito solo su base volontaria, quindi la loro permanenza sul territorio può durare anche anni.
Tenuto conto dell’annunciata canicola estiva e considerando la situazione creatasi la scorsa estate, il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), in collaborazione con il Dipartimento delle Istituzioni (DI), ha disposto delle misure per evitare l’innalzamento delle temperature all’interno del Centro. Si prevede in particolare la chiusura della struttura dalle 09:00 alle 18:00 in modo da consentire l’attivazione del sistema di areazione misto in linea con quanto previsto per le strutture protette di questo tipo. Contestualmente alla chiusura diurna, il DSS ha trasferito la distribuzione dei pasti nella struttura esterna adiacente al Centro, dove avevano già luogo le attività d’integrazione. Sono altresì state predisposte delle migliorie logistiche quali l’istallazione di una rete WI-FI e TV, a complemento della possibilità di fruire gli spazi verdi all’esterno.
La messa in atto di queste misure, finalizzate a migliorare le condizioni di vita degli ospiti, è stata loro comunicata durante un incontro in presenza di mediatori interculturali e delle autorità preposte. Le competenti autorità hanno preso atto che non è stato purtroppo colto lo spirito costruttivo con cui si è deciso di intervenire in chiave migliorativa. Al fine di ulteriormente migliorare la situazione sono previsti alcuni spostamenti in altri centri collettivi nell’ottica di ristabilire gli equilibri all’interno del Centro.

La politica dona il sangue

La politica dona il sangue

Da www.tio.ch

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1377083/la-politica-dona-il-sangue

Lunedì e martedì si è svolta un’azione di sensibilizzazione sul gesto di solidarietà. Una postazione speciale è stata allestita a Palazzo delle Orsoline.
Tra ieri e oggi la fondazione Servizio trasfusionale CRS della Svizzera italiana, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, ha organizzato un’azione speciale per promuovere la donazione di sangue. Oltre ai centri CRS di Bellinzona, Lugano e Locarno, anche Palazzo delle Orsoline, per il secondo anno, ha ospitato le postazioni per la donazione di sangue, dedicato ai membri del Governo e del Parlamento, e ai collaboratori dell’Amministrazione cantonale. L’intento è di sensibilizzare la popolazione ticinese sull’importanza di questo gesto di solidarietà, grazie anche alla partecipazione di membri della politica cantonale.
All’Ospedale San Giovanni di Bellinzona sarà possibile donare il sangue ancora fino alle 17.30, al Palazzo della Corporazione Borghese di Locarno fino alle 19.00 e all’Ospedale Civico fino alle 17.00. 

Bando di concorso per aspiranti Agenti di custodia presso le Strutture carcerarie cantonali

Bando di concorso per aspiranti Agenti di custodia presso le Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa
Oggi, venerdì 21 giugno, sul Foglio Ufficiale è stato pubblicato il bando di concorso volto all’assunzione di aspiranti Agenti di custodia per le Strutture carcerarie cantonali. Una serata informativa rivolta agli interessati si terrà lunedì 1° luglio 2019 dalle ore 20.00 presso il Centro d’istruzione della Protezione civile di Rivera.
La professione di Agente di custodia assume all’interno delle nostre istituzioni un’importanza sempre crescente. Analogamente all’Agente di polizia, anche per questa funzione viene organizzata una specifica formazione, con lo scopo di fornire alle donne e agli uomini che intendessero intraprendere questo lavoro i migliori strumenti conoscitivi per affrontare l’impegnativo percorso professionale. Al termine della scuola sarà quindi rilasciato l’Attestato cantonale, che consentirà di accedere al posto di lavoro all’interno delle Strutture carcerarie. Il percorso formativo proseguirà quindi con il percorso volto al conseguimento dell’Attestato professionale federale, valido su tutto il territorio elvetico.
Per meglio informare coloro che volessero intraprendere la formazione, il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia assieme ai responsabili delle Strutture carcerarie, organizza una serata informativa prevista il 1° luglio 2019, con inizio alle ore 20.00 presso il Centro d’istruzione della Protezione civile di Rivera. Saranno presenti alla serata il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, il Responsabile del personale Enrico Ghilardi, il Responsabile della formazione Jean-Claude Corazzini e diversi Agenti di custodia.
La Scuola per agenti di custodia, della durata di 8 mesi, prenderà avvio nel primo trimestre del 2020. Il concorso è aperto a donne e uomini nati fra il 1974 e il 1995. Le candidature dovranno pervenire entro il 22 luglio ed esclusivamente on-line, attraverso il sito www.ti.ch/concorsi. Tutte le informazioni sui requisiti, le competenze e i compiti richiesti agli aspiranti, possono pure essere reperite consultando il sito www.ti.ch/carcere.

Prevenzione motociclisti: guidare in sicurezza sui passi alpini

Prevenzione motociclisti: guidare in sicurezza sui passi alpini

Comunicato stampa
Dopo il successo riscontrato lo scorso anno, il Dipartimento delle istituzioni, nell’ambito del progetto “Strade Sicure”, e il V° reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale ripropongono una giornata di prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti. In questo senso, sabato 6 luglio 2019 agenti esperti accompagneranno in moto gli amanti delle due ruote sul passo del Lucomagno. La giornata prevede la partenza dal Centro Sci Nordico Campra di Olivone dopo una breve parte teorica incentrata sui consigli per affrontare un determinato percorso e sulle ultime modifiche introdotte nel settore. Al mattino il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi porterà il suo saluto ai partecipanti.
Il Dipartimento delle istituzioni intende sensibilizzare i motociclisti sul fatto che il superamento dell’esame pratico di guida non tramuta da subito i conducenti in esperti. In tal senso, seguire periodicamente nuovi corsi di perfezionamento è una scelta responsabile e cruciale per ogni amante delle due ruote che tenga alla propria sicurezza e a quella degli altri utenti della strada.
Proprio in quest’ottica si inserisce l’appuntamento organizzato il prossimo 6 luglio in Valle di Blenio, che prevede anche la presenza di un apposito stand informativo al Centro Sci Nordico Campra con informazioni utili sul progetto “Strade sicure” e sulla campagna nazionale “Rifletti”, entrambe curate dal Dipartimento delle istituzioni.
Il ritrovo è previsto alle 9.00 al Centro Sci Nordico Campra di Olivone. Da lì, i partecipanti saranno accompagnati da motociclisti esperti della polizia fino al Passo del Lucomagno, i quali durante il percorso forniranno ai partecipanti le nozioni di base e pratici consigli da applicare in questi particolari contesti di guida.
È possibile iscriversi alla giornata fino a venerdì 5 luglio 2019 consultando il sito www.ti.ch/strade-sicure.

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Saignelégier – 23 giugno 2019

– Fa stato il discorso orale –

Che onore!
Grazie!

Gentili signore, egregi signori

In questa giornata ricca di significati sono estremamente felice di rivolgermi a voi a nome del Governo ticinese, del Cantone che più di tutti volle, fortissimamente volle, seguire l’anelito di libertà, di autonomia, ma pure di progettualità delle cittadine e dei cittadini giurassiani.

Sono onorato e orgoglioso di quanto fecero i ticinesi. Per questioni anagrafiche io non partecipai al plebiscito nei confronti della nascita del ventiseiesimo Cantone elvetico. Lo fecero sicuramente i miei genitori.

54’109 ticinesi andarono a votare. 50.956 misero il loro sì a favore della creazione del nuovo Cantone. Con una percentuale “bulgara”: il 95,1 per cento! Da Leventinese sono fiero di constatare che ben 7 Comuni del mio distretto votarono senza alcuna opposizione alla nascita del Canton Giura. E li voglio citare: Anzonico, Bedretto, Calonico, Calpiogna, Campello, Rossura e Sobrio. In totale furono 26 i Comuni ticinesi in cui tutte le cittadine e tutti i cittadini misero il loro SÌ nell’urna!

In quell’occasione il Consiglio di Stato trasmise alla Costituente della Repubblica e Cantone del Giura il seguente telegramma: “Il Governo del Cantone Ticino saluta con lo splendido voto del suo popolo il Giura assunto oggi a dignità di Cantone. Si rinnova e si consolida, in autentico spirito democratico, la Svizzera che vive nel costante confronto di stirpi e culture diverse, uguali in dignità e libertà”.

Sono nato ai piedi del massiccio del San Gottardo, ma a sud, non a nord. Dalla parte quindi di una minoranza. Il Ticino è entrato a far parte della Confederazione nel 1803 attraverso l’Atto di Mediazione voluto/imposto da Napoleone Bonaparte, che aumentò il numero di Cantoni. Questi Cantoni potevano così partecipare al funzionamento federalista della Confederazione Elvetica, e con un’ampia autonomia legata alle profonde differenze – di lingua e di religione in particolare – che avevano tra loro.

La vostra storia rappresenta l’autodeterminazione di un popolo, che all’interno di un quadro di riferimento imposto dal Congresso di Vienna ha voluto affermare le proprie caratteristiche: una lingua diversa, una religione diversa, dunque una cultura diversa.

Il vostro è un processo democratico – peraltro in sé non ancora concluso – che ha rafforzato nella grandissima maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri il profondo spirito elvetico fondato sulla libertà, e che fa della Svizzera una Willensnation grazie al suo federalismo. Quella votazione è stata come una ventata d’aria fresca per la democrazia. Il vostro slancio ha risvegliato molte coscienze, confermando la grandezza del nostro sistema federalista.

Personalmente mi sento molto vicino allo spirito che vi ha animato e che vi anima tutt’ora. Il mio percorso politico è nato battendomi per affermare il ruolo del Ticino all’interno della Confederazione. Per fare aprire gli occhi sulla pericolosità di non accordare forza e valore alla minoranza italofona elvetica. Per far capire che Berna non poteva trattare il Ticino come una periferia negletta della Confederazione. In un sistema federalista ogni Cantone deve poter esercitare la sua autonomia e il potere federale non può accollarsi tutti i compiti.

Perché questo amore per la causa giurassiana da parte dei Ticinesi? Il nostro Cantone nacque sotto il motto “Liberi e Svizzeri”. L’amore per la libertà, l’indipendenza e la coscienza di essere “particolari” ci unisce in questo Paese confederato, dove – ricordiamolo – i Cantoni non sono delle circoscrizioni amministrative, bensì piccoli Stati con tutta la loro dignità. Infatti, il Ticino e il Giura sono entrambi Repubbliche e Cantoni.
Allora, questo motto “Liberi e Svizzeri”, avantutto liberi e poi svizzeri, è il legame profondo che ci unisce e che ha permesso di accogliere il vostro Popolo libero come 26esimo Cantone svizzero.

Viva quindi tutti i Cantoni svizzeri.
Viva la Repubblica e Cantone del Giura.
Viva la libertà.

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Il Consigliere di Stato spiega la nuova imposta di circolazione

L’obiettivo era chiaro da alcuni anni: far pagare meno imposte di circolazione ai ticinesi. Con il nuovo sistema di calcolo approvato dal Governo settimana scorsa il risultato è stato raggiunto. “Una sfida non facile – commenta il Consigliere di Stato Norman Gobbi – perché i fattori in gioco erano molteplici. Da un lato favorire chi circola con vetture efficienti, che producono meno emissioni di CO2 e quindi meno inquinamento, ma dall’altro nemmeno penalizzare eccessivamente chi guida un’auto, diciamo, normale. Si è tenuto conto anche dell’impatto che una vettura ha sull’infrastruttura stradale e dei costi che genera.  E poi il criterio più importante era quello di far rientrare l’importo di queste imposte nella media svizzera o al di sotto. Ci siamo riusciti, abbassando del 5% il totale della cifra che i ticinesi pagano allo Stato per viaggiare sulle strade. Una diminuzione di 5 milioni di franchi. Mi sembra per il momento una buona operazione, pensando che si può sempre fare meglio, ma che non sempre il meglio è pure fratello del giusto”.

Intanto però piovono le critiche, che non sono mancate in tutta la fase che ha preceduto questa proposta fatta propria dal Governo: “Beh, lo sappiamo: l’imposta di circolazione – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzione Norman Gobbi – è uno dei temi più sentiti, perché tocca sostanzialmente tutti noi. Adesso vedremo che cosa deciderà di fare il Parlamento (al quale affidiamo pure la possibilità di intervenire direttamente nei prossimi anni definendo il gettito totale da prelevare mediante l’imposta di circolazione) e capiremo pure se questa soluzione verrà sottoposta al giudizio del popolo. Ricordo che sono state presentate due iniziative popolari a tal riguardo. Da parte mia sono soddisfatto del risultato ottenuto, perché finalmente con questa formula semplice si premiano le vetture che hanno un minor impatto dal punto di vista ambientale e da quello dell’uso dell’infrastruttura stradale, riuscendo a ridurre mediamente in costi per gli automobilisti ticinesi e a essere per tante categorie di vetture molto al di sotto dei costi che invece pagano i cittadini del resto della Svizzera. Respingo poi categoricamente la critica di chi sostiene che non si diminuirà l’incasso totale sulle imposte di circolazione. Se dovessimo mantenere l’attuale sistema di calcolo, nelle casse dello Stato – facendo le proiezioni – entrerebbero 112 milioni di franchi nel 2022. Con la soluzione proposta invece i ticinesi pagheranno in totale 103,7 milioni di franchi nel 2022. Una bella differenza! In più le entrate legate all’imposta di circolazione corrispondono ai costi per il mantenimento dell’infrastrutturale stradale. Sbaglia quindi chi sostiene che non c’è il nesso di causalità”.

Come detto ora la parola passa al Gran Consiglio. Il Governo dal canto suo chiede che questo disegno di legge venga considerato quale controprogetto all’iniziativa popolare “Per un’imposta di circolazione più giusta”, mentre esorta a respingere l’altra iniziativa del PPD “Gli automobilisti non sono bancomat”.

Emissioni e peso: fatta la tassa

Emissioni e peso: fatta la tassa

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 giugno 2019 de La Regione

Il governo approva all’unanimità il nuovo calcolo, che tiene conto al 70% delle emissioni di CO2 e al 30% della massa del veicolo.
Gobbi: ‘Parametro necessario vista l’usura della strada’.
Più l’auto inquina e pesa, più costosa sarà la targa. Il nuovo calcolo dell’imposta di circolazione, approvato all’unanimità dal Consiglio di Stato nella seduta di una settimana fa, semplifica drasticamente l’attuale formula (basata sul principio bonus/malus), considerata oltre che troppo complessa anche non più adatta al parco veicoli attuale. L’impatto ambientale dei mezzi continuerà a costituire il parametro principale per stabilire l’ammontare della tassa, grazie al valore di emissioni di CO2 (che impatta per i due terzi sull’importo complessivo). Valore considerato dal governo come “criterio semplice e conosciuto, di utilizzo ormai generalizzato” anche se – ci permettiamo di constatare – non è registrato sulla carta grigia ma va cercato sulle schede tecniche delle automobili. Valore che poi va moltiplicato per un coefficiente “con l’obiettivo di privilegiare le vetture meno inquinanti e maggiormente rispettose dell’ambiente”, scrive il governo. A questo si aggiunge il secondo parametro, quello della massa a vuoto. «L’elemento del peso del veicolo deve essere considerato visto l’impatto che il mezzo ha sul manto stradale, e conseguente usura dell’asfalto», osserva Norman Gobbi durante la presentazione alla stampa del messaggio governativo, frutto degli approfondimenti di un gruppo di lavoro. Il capo del Dipartimento delle istituzioni è consapevole che è proprio quell’elemento – il peso del veicolo – ad aver suscitato reazioni contrarie in sede di consultazione, e non solo. È ancora pendente l’iniziativa popolare del Ppd che suggerisce di rinunciare a questo parametro per non penalizzare le famiglie (leggi sotto). Ma anche sul fronte delle automobili elettriche il peso «penalizza» di fatto una categoria, come ammette anche Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione. «Considerato che si tiene conto in misura maggiore delle emissioni di CO2 (per le auto elettriche pari a zero, ndr), riteniamo che questi veicoli siano già adeguatamente promossi». Ad essere promosse, stando agli “esempi pratici” elencati dall’Esecutivo, sono soprattutto le categorie di auto medie, coupé/sportive e di lusso. Mentre ci saranno conducenti delle auto più piccole che si troveranno in busta un aumento della fattura. Se così vorrà il Gran Consiglio, cui ora compete l’esame del messaggio, e al quale il governo prevede di lasciare un margine di manovra non per ritoccare il calcolo, bensì per intervenire sul gettito complessivo dell’imposta. Intanto, sulla base delle proiezioni, le entrate che il nuovo sistema dovrebbe generare dal prossimo anno di fatturazione (2020) «sono già state considerate» dal governo «nell’ambito del Preventivo 2020 del Cantone e della pianificazione finanziaria per i prossimi quattro anni», fa sapere il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ricordando che il tema imposta di circolazione «rientra in un discorso più ampio», che vede «l’ente pubblico portare avanti anche politiche di tutela ambientale». Tornando ai soldoni, nel messaggio varato la settimana scorsa il Consiglio di Stato stima che con la nuova formula il gettito “nel 2022 sarà di circa 13 milioni di franchi inferiore al gettito previsto senza la riduzione di cinque milioni di franchi annui” decisa dallo stesso governo nel luglio 2018. Riduzione applicata dopo l’accoglimento parziale, da parte della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello, dei ricorsi di tre conducenti (rappresentati dal Fat, il Fronte automobilisti Ticino) contro l’impennata dell’imposta del 2017. Un motivo in più per rivedere la formula del balzello.

Dal peso alla massa. Quella a vuoto, che “è più sociale”
Oggi sulla licenza di circolazione, comunemente nota come ‘carta grigia’, figura la dicitura ‘peso’ (a vuoto e totale). Un domani, se la nuova formula per il calcolo dell’imposta di circolazione otterrà luce verde dal Gran Consiglio, si parlerà di massa. Che sarà uno dei due criteri – l’altro sono le emissioni di CO2, il principale – per la quantificazione del balzello. Per la precisione verrà presa in considerazione la massa a vuoto.
“La massa – spiega anzitutto il Consiglio di Stato nel messaggio – è di fatto il solo criterio che permette di valutare l’impatto di un veicolo sull’infrastruttura stradale, anche se per quanto riguarda i veicoli leggeri le differenze tra un’automobile e l’altra e quindi l’impatto in base alla massa sono tutto sommato ridotte”. Detto questo, per quale ragione si userà la ‘massa a vuoto’ nel calcolare l’imposta? “Due – premette il governo – sono le tipologie di massa che possiamo considerare: quella ‘totale’ (termine con cui intendiamo il carico massimo con cui la vettura può circolare) e quella ‘a vuoto’ (ovvero il peso del veicolo pronto all’uso a cui viene sommato il peso del conducente)”. Ora, la massa totale, continua il messaggio, “è il dato teoricamente più corretto per definire l’impatto di un veicolo sulle strade: si tratta però di un’unità di misura poco sociale. La scelta di un veicolo più grande, e quindi generalmente più pesante e in grado di accogliere più persone, a volte è una necessità legata a questioni di praticità oggettiva: pensiamo alle famiglie numerose. A titolo d’esempio, tra una vettura sportiva e una familiare con la stessa ‘massa a vuoto’, basandosi sulla ‘massa totale’ quella familiare sarebbe tassata più di una vettura sportiva semplicemente per il fatto che può trasportare più persone, ciò che ne aumenta la ‘massa totale’”. Ragion per cui, annota il Consiglio di Stato, “la ‘massa a vuoto’ è il criterio da preferire in quanto tiene maggiormente conto degli aspetti sociali”.
Passando al criterio principale di imposizione, come ci si regolerà con le 7mila automobili (pari a circa il 3 per cento dei veicoli immatricolati nel cantone, indica il governo) che in Ticino non dispongono del dato concernente le emissioni di CO2? Sono veicoli provenienti dall’estero o da altri cantoni, soprattutto sono mezzi vecchi. “Il problema – assicura l’Esecutivo – è in ogni caso risolvibile calcolando questo valore facendo capo alla formula che viene utilizzata anche in altri casi simili”. Senza dimenticare che il numero di questi veicoli è in “progressiva diminuzione”.

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Strade Un colpo di gas per essere più svizzeri
Via libera dal Governo al nuovo calcolo per l’imposta di circolazione. Ad incidere saranno emissioni e peso dell’auto. Le fatture saranno meno salate e più vicine alla media nazionale. Al Parlamento il compito di controllare le entrate.

Il nuovo sistema per il calcolo dell’imposta di circolazione è servito. Dopo un iter tortuoso fatto di curve a gomito e una consultazione che aveva evidenziato non pochi malumori, il Consiglio di Stato ha presentato la formula sulla quale intende puntare per sostituire l’attuale modello bonus/malus, diventato insostenibile visto il progressivo aumento sulle nostre strade di automobili efficienti. In sintesi, se supererà lo scoglio del Parlamento a partire dal 2020 il calcolo dell’imposta di circolazione si baserà su due parametri: la massa a vuoto del veicolo e le emissioni di CO2. Il primo criterio – che inciderà per il 30% sulla fattura – verrà moltiplicato per un coefficiente fisso pari a 0,11, mentre per le emissioni di CO2 – che influiranno per il 70% sui costi – il coefficiente varierà da un minimo di 0,5 a un massimo di 3,4 in base al grado di inquinamento del veicolo (vedi anche grafico a lato). Un decisivo cambio di marcia che a mente del direttore delle Istituzioni Norman Gobbi consentirà di «favorire le vetture meno inquinanti e più leggere», permettendo al contempo di «allineare l’imposta di circolazione ticinese alla media nazionale, riducendo la fattura nei casi in cui la differenza con gli altri Cantoni era davvero significativa».

Tra Smart e Porsche

E le cifre lo dimostrano. Come evidenziato da Cristiano Canova, a capo della Sezione della circolazione, con la nuova formula i proprietari di una vettura di categoria «media» quale una Skoda Octavia riceveranno in bucalettere una fattura più leggera del 36,7% rispetto ad oggi (da 619 a 391 franchi). Buone notizie anche per le categorie sportive: per i conduenti di una Porsche Carrera l’imposta di circolazione scenderà del 49%, passando dagli attuali 1.623 a 825 franchi. Per contro, a sorridere un po’ meno saranno i proprietari di vetture più piccole quali Smart o Volkswagen Polo. I primi vedranno la fattura salire da 179 a 189 franchi mentre per i secondi l’aggravio sarà di circa venti franchi (da 211 a 230 franchi). «È chiaro che andando a toccare i parametri che definiscono la formula anche il risultato cambia – ha spiegato Canova –. Con il nuovo sistema di calcolo ad essere preponderanti saranno le emissioni di CO2. Di conseguenza, le automobili che pesano poco ma inquinano molto verranno tassate maggiormente. Allo stesso modo va ricordato che con la nuova formula l’imposta ticinese si avvicina alla media nazionale e in alcuni casi risulta ben più conveniente».

Parola al Gran Consiglio

Fatture più leggere che, va da sé, si tradurranno in minori entrate per le casse cantonali. Un minor gettito che «è già stato considerato nel Preventivo 2020 – ha assicurato il direttore del DFE Christian Vitta – come pure nella pianificazione finanziaria dei prossimi quattro anni». Detto in soldoni, a fronte di un aumento continuo del parco veicoli il Cantone ritiene che la nuova formula permetterà di contenere le entrate al di sotto dei 106 milioni di franchi l’anno. E qui sta un’altra delle novità. «Tenendo in considerazione che l’ente pubblico deve poter contare su risorse a sua disposizione», si legge nel messaggio, il Governo intende «introdurre un coefficente di adeguamento del gettito (ovvero una sorta di «moltiplicatore» non delle imposte comunale ma della circolazione, n.d.r.), la cui applicazione sia di competenza del Gran Consiglio e che permetta, in caso di necessità, di ottenere il gettito stabilito». Detto in altre parole spetterà al Parlamento decidere se, e in quale misura, ritoccare il coefficiente per generare un aumento o una diminuzione delle entrate andando così ad incidere sui bilanci dello Stato.

Chi accelera e chi frena

La palla passa ora nel campo del Gran Consiglio, ma le reazioni non si sono fatte attendere. In particolare, se il presidente dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Roberto Bonfanti ha salutato con piacere il nuovo modello evidenziando che «riflette quella che è diventata una collaborazione sempre più stretta tra Stato ed economia privata», a tirare il freno è il PPD. Nel 2017, ricordiamo, il partito di Fiorenzo Dadò aveva lanciato due iniziative popolari denominate «Gli automobilisti non sono bancomat» e «Per un’imposta di circolazione più equa» – che avevano raccolto 23.116 sottoscrizioni – chiedendo non solo la restituzione dell’aumento deciso dal Governo per il 2017, ma anche di instaurare un’imposta di circolazione «più semplice ed equa». «Siamo soddisfatti solo a metà e di sicuro è presto per parlare di un ritiro delle iniziative», ha commentato a caldo Dadò. «Inoltre, noi avevamo chiesto di introdurre un tetto massimo di 80 milioni alle entrate mentre mi sembra che nella soluzione presentata la cifra sia ancora troppo alta. Per il momento, l’unico aspetto positivo è che grazie alle nostre iniziative il Consiglio di Stato si è attivato e il progetto presentato risolve alcuni problemi. Ma non tutti».

 

«Noi abbiamo tracciato la rotta, ma la decisione sarà dei cittadini»

Quando si parla di imposta di circolazione gli animi si accendono e trovare un sistema che accontenti tutti è una strada in salita. Perché la formula presentata dovrebbe trovare ampio sostegno?
«In questi ultimi mesi abbiamo visto che sul tema non c’è un’unità d’intenti. Da un lato c’è chi chiede di dare ancora più peso al criterio delle emissioni di CO2 mentre altri sostengono che la via migliore da percorrere sia quella di un sistema “50 a 50’’, dove massa e consumi della vettura incidano in egual misura nel calcolo. Da parte nostra abbiamo cercato di dare una risposta a tutte le necessità, in primis quella di ridurre il prelievo. E la nuova formula permette di diminuire considerevolmente il gettito annuo rispetto a quanto preventivato. Detto del fattore economico, il modello proposto risponde poi a una richiesta più ambientale: puntando l’attenzione sulle emissioni di CO2 favoriamo le auto efficienti senza andare a penalizzare la dimensione del veicolo che “pesa’’ sulla fattura solo nella misura del 30%. Allo stesso modo, introducendo la massa nel calcolo, non dimentichiamo l’impatto dei veicoli sull’usura delle strade. Mi sembra quindi che la soluzione proposta risponda pienamente alla richiesta di rendere più equa l’imposta di circolazione».

Detto della nuova formula una delle grandi novità è anche il passaggio del potere decisionale al Gran Consiglio che fungerà da «controllore». Con questa mossa il Consiglio di Stato vuole mettersi al riparo da future critiche?
«Mi sembra che quando il Governo si è assunto questa responsabilità qualcuno ci ha puntato il dito contro, accusandoci di esserci arrogati troppe competenze. Non da ultimo la Camera tributaria del Tribunale d’appello. Con questa modifica diamo veramente nelle mani del Parlamento, e in definitiva dei cittadini e degli automobilisti, il controllo su questo prelievo. Poi è chiaro che nella nuova formula abbiamo fissato noi i parametri per dare un deciso orientamento politico».

Quando Norman Gobbi sedeva tra i banchi del Gran Consiglio come deputato si è sempre detto contrario al sistema bonus/malus. Da consigliere di Stato perché attendere così tanto prima di presentare questa revisione?
«Innanzitutto posso dire di essere coerente perché il sistema bonus/malus non mi è mai piaciuto, non mi piace tuttora e infatti l’abbiamo superato. È però vero che c’è voluto molto tempo per un cambio di marcia. Il problema, quando si parla di imposta di circolazione, è che si può discutere quanto si vuole dei massimi sistemi ma, alla fine, ognuno guarda alla propria situazione. E trovare un modello che possa andare bene a tutti è praticamente impossibile. In questo senso l’obiettivo della nuova formula è quello di guardare al domani andando a premiare sempre di più i veicoli elettrici che, alla fine, pagheranno quasi unicamente in base al peso».

A rilanciare il dibattito era stata la stangata del 2017 alla quale, quest’anno, è seguito uno sconto del 5% sull’imposta. Si è trattata di una contromossa leghista?
«Non direi. La stangata arrivata con l’imposta non era dovuta al consigliere di Stato leghista ma rientrava nell’ambito del piano di risanamento. Poi l’evoluzione delle entrate ha permesso di rivedere questi rincari sulla fattura causati, non da ultimo, dal sistema bonus/malus dove a pagare erano sempre meno automobilisti. Per contro il vantaggio di questo nuovo sistema è che tutti verranno trattati allo stesso modo, indipendentemente dall’anno di immatricolazione (ma con l’eccezione delle auto d’epoca). Insomma: sarà premiata l’efficienza».

Se gli iniziativisti dovessero decidere di tirare dritto sarà per fare uno sgambetto al consigliere di Stato leghista?
«L’auspicio è che si arrivi a condividere questa soluzione. E il motivo è semplice: se una delle due iniziative dovesse passare l’intero meccanismo verrebbe rallentato e a perderci sarebbero gli automobilisti ticinesi».

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 18 giugno 2019 de Il Quotidiano

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L’imposta di circolazione cambia

L’imposta di circolazione cambia

Da www.rsi.ch/news

Il Governo ticinese ha approvato il nuovo sistema di calcolo, basato sulle emissioni di CO2 e la massa del veicolo

Il Consiglio di Stato ticinese ha approvato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione, che tiene in considerazione le emissioni di CO2 e la massa a vuoto del veicolo.
Con l’approvazione del messaggio governativo, è stato ricordato martedì nel corso di una conferenza stampa, “viene data evasione anche alle due iniziative popolari pendenti: il Governo invita pertanto il Parlamento a considerare il nuovo testo come controprogetto all’iniziativa ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’ e a respingere invece l’iniziativa ‘Gli automobilisti non sono bancomat’”.
Entrando nel merito, la nuova formula di calcolo proposta prevede la somma della massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso pari a 0.11 e delle emissioni di CO2 moltiplicate per un coefficiente variabile. L’intenzione del Governo, tenendo conto delle tempistiche legate all’iter parlamentare e all’evasione delle iniziative popolari, è di potere applicare il nuovo sistema di calcolo a partire dal 1. gennaio 2020.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Limposta-di-circolazione-cambia-11889098.html