Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Comunicato stampa

Il 19 maggio 2019 la popolazione svizzera ha approvato alle urne la Legge federale del 28 settembre 2018 concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). Tale riforma abolisce in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Di conseguenza, in Svizzera, tutte le persone giuridiche dovranno essere tassate sull’utile alle stesse condizioni.
A seguito delle modifiche federali, una buona parte dei Cantoni ha annunciato o già messo in pratica una riduzione delle aliquote riferite all’imposta sull’utile delle aziende, in diversi casi anche in maniera importante.

In questo contesto vi è ora la necessità di adeguare anche il quadro legislativo del nostro Cantone, cercando anche di assicurare al Ticino e al suo tessuto economico un adeguato livello di competitività nel confronto, in particolare, con il resto della Svizzera. Allo stato attuale il Ticino rientra infatti tra i Cantoni a fiscalità ordinaria elevata per le imprese e, in assenza di interventi, la sua posizione è destinata a peggiorare sensibilmente in ragione delle riduzioni di aliquota previste nel resto del Paese, scivolando nelle ultime posizioni della graduatoria intercantonale.

In questo senso gli interventi proposti, ed in particolare il progressivo avvicinamento in due tappe alla media intercantonale dell’onere fiscale delle persone giuridiche riducendo l’aliquota di imposizione prima all’8% (per il periodo 2020-2024) e a seguire al 5.5% (dal 2025), mirano a consolidare il substrato fiscale a beneficio del Cantone e dei Comuni, garantendo la possibilità di erogare servizi a favore della popolazione ticinese. In questo modo si riduce altresì il rischio di partenza dal nostro territorio anche delle aziende tassate ordinariamente ed in particolare delle tante piccole e medie imprese che compongono il nostro tessuto economico, le quali, in assenza di adeguamenti legislativi, potrebbero essere indotte a trasferirsi in altri Cantoni dove saranno praticate aliquote fiscali più vantaggiose.

La riforma federale ha introdotto anche un ulteriore margine di manovra a favore dell’innovazione e delle attività di ricerca e sviluppo nel nostro Paese, che si intende sfruttare in modo che il nostro Cantone possa rafforzare ulteriormente la propria strategia di sviluppo economico che pone l’accento sulle attività innovative a beneficio di una crescita equilibrata del nostro territorio.

Accanto all’imposizione delle imprese, la riforma cantonale proposta interviene anche sulla fiscalità delle persone fisiche attraverso una riduzione in due tappe del coefficiente d’imposta cantonale, di cui beneficeranno tutte le categorie di contribuenti. La prima fase prevede una riduzione del coefficiente cantonale d’imposta dall’attuale 100% al 98% (2020-2024), con possibilità di proroga e ulteriore riduzione al 96% su decisione del Gran Consiglio a far tempo dal 2025, qualora nel frattempo non sia entrata in vigore una riforma generale della nostra Legge tributaria. Il Governo intende infatti affrontare, nell’ambito della corrente legislatura, una revisione generale della Legge tributaria (i cui contenuti portanti risalgono al 1976), avendo un occhio di riguardo in particolare al tema della fiscalità delle persone fisiche. In questo ambito saranno considerati, oltre i cambiamenti generali in atto nella nostra società, anche gli atti parlamentari più rilevanti presentati in questi ultimi anni.

Dal profilo finanziario la riforma presentata risulta essere equilibrata sia per il Cantone che per i Comuni, per i quali sono state previste misure mirate nell’ottica di limitare l’impatto dei cambiamenti legislativi federali e cantonali e di aumentarne l’autonomia in ambito fiscale, permettendo un miglior adattamento al singolo contesto. In particolare si prevede un riversamento annuo ai Comuni di 9 milioni di franchi da parte del Cantone e l’introduzione, a partire dal 2025, della possibilità per i Comuni di differenziare il moltiplicatore comunale tra persone fisiche e persone giuridiche con un differenziale massimo di 20 punti percentuali, ritenuta una soglia minima del 40%. Questi cambiamenti saranno accompagnati con un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020, così come con una proposta per evadere le due iniziative legislative dei Comuni depositate a inizio 2019.

Il Governo sostiene all’unanimità il messaggio di riforma fiscale presentato, auspicando che il dibattito politico possa essere affrontato con un approccio costruttivo e lungimirante.

Accanto allo stesso il Consiglio di Stato si impegna, pure all’unanimità, a portare avanti, nell’ottica di un accordo più esteso, una serie di misure e progetti, volti a rispondere alle esigenze future e a risolvere alcuni problemi aperti. In particolare, nel periodo 2020-2024 saranno adottate delle nuove misure, nel settore dell’educazione e della socialità, per un onere complessivo di circa CHF 30 Mio che permetteranno di rispondere alle esigenze presenti nel settore dell’educazione avendo riguardo particolare per la scuola dell’obbligo e della socialità in particolare per le fasce di popolazione più bisognose e deboli. Le misure saranno sviluppate nel dettaglio durante l’estate predisponendo i necessari atti legislativi o esecutivi da considerare in modo complementare alla riforma fiscale. In ambito previdenziale sarà presentato entro la fine dell’anno un messaggio per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensione espresse dall’IPCT e quantificate al momento in CHF 500 Mio e si collaborerà con la Commissione del Parlamento che si occupa del tema alla ricerca di una definitiva ed equa soluzione per il futuro sistema previdenziale concernente i Consiglieri di Stato. Infine, il Governo si pone l’obiettivo di presentare il Preventivo 2020 in equilibrio, definendo per gli anni futuri delle priorità d’intervento.

Violenza domestica: pubblicato il bando di concorso per la nuova figura di coordinamento istituzionale della tematica presso la Direzione della Divisione della giustizia

Violenza domestica: pubblicato il bando di concorso per la nuova figura di coordinamento istituzionale della tematica presso la Direzione della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che martedì 9 luglio 2019 è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del Cantone il bando di concorso pubblico per la posizione di Collaboratore/trice scientifico/a presso la Direzione della Divisione della giustizia, che fungerà, d’intesa con la Direttrice di Divisione, da coordinatore/trice istituzionale per il tema della violenza domestica.
Nell’estate 2018 il Consiglio di Stato ha attribuito alla Divisione della giustizia la gestione istituzionale della tematica relativa alla violenza domestica, argomento tanto sensibile quanto trasversale, coinvolgendo diversi servizi pubblici ed enti sul territorio. A seguito degli incontri e degli eventi puntuali con gli attori interessati, la Divisione della giustizia ha ritenuto essenziale istituire un interlocutore istituzionale che svolga un’attività proattiva di coordinamento in questo importante settore. Un’esigenza rafforzata nell’ottica dell’implementazione della Convenzione di Istanbul, entrata in vigore per la Svizzera lo scorso anno e che prevede una serie di obblighi per i Cantoni.
Questa nuova figura avrà quindi il compito di fungere, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, da coordinatore/trice istituzionale per il tema della violenza domestica, predisponendo il piano di azione cantonale e i vari progetti volti alla messa in atto della Convenzione di Instanbul e delle leggi federali in materia. Oltre alla rappresentanza istituzionale in gruppi di lavoro e conferenze nazionali e inter-cantonali, la medesima coordinerà altresì la comunicazione completa, le campagne di sensibilizzazione nonché la formazione sul tema, garantendo e promuovendo i contatti con tutti i partner del settore a livello cantonale, inter-cantonale e federale.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica (bachelor + master) in ambito sociale, economico, giuridico, che disponga di esperienza nello sviluppo e nella gestione indipendente di progetti così come nel coordinamento degli stessi. Capacità decisionale, analitica e orientata al risultato, attitudine al lavoro indipendente e di gruppo, all’ascolto e alla mediazione, affidabilità e accentuato spirito di iniziativa, come pure ottime conoscenze linguistiche (il tedesco costituirà titolo preferenziale dovendo partecipare a riunioni inter-cantonali), sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 23 luglio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

“Resistiamo alle fake news che ci raccontano sui migranti!”

“Resistiamo alle fake news che ci raccontano sui migranti!”

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi interviene sulle vicende di casa nostra e internazionali
La vicenda dell’imbarcazione battente bandiera olandese “Sea Watch 3”, che ha tenuto banco in Italia e in mezza Europa per giorni e giorni, “racchiude tutte le contraddizioni, mette in evidenza tutta l’ideologia ed evidenza tutti gli errori attorno al grande fenomeno dell’immigrazione a livello mondiale. Nello stesso tempo – mutatis mutandi – qui in Ticino stiamo convivendo con manifestazioni non autorizzate, denigrazione delle autorità e fumo negli occhi alla cittadinanza gettate da una manciata di immigrazionisti ostinati che ci hanno proposto, mi si passi il termine, una fake sentimental story: due facce della stessa medaglia”.
È questa l’opinione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha voluto in primo luogo, attraverso un post su facebook, mettere i puntini sulle “i” sulla questione che riguarda il nostro Cantone: “Tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news!
Primo. Il presunto sciopero della fame? È durato – udite bene – un solo pasto. I migranti hanno infatti volontariamente saltato un unico pranzo; cosa che molti lavoratori ticinesi fanno per poter recuperare faccende arretrate, e non per puro e semplice diletto mediatico.
Secondo. Le condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino sono state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito.
Terzo. Gli immigrazionisti si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non possono più restare sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM).
Quarto. Si è parlato di un migrante apparentemente scomparso. La realtà? Si tratta di un “caso Dublino”, ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d’asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta”.
“Mi ha colpito – prosegue Norman Gobbi – una frase del giornalista italiano Domenico Quirico, uno che se ne intende di questo fenomeno perché ha vissuto, visto e raccontato decine e decine di storie e fatti riguardanti i migranti nel Mar Mediterraneo, che vi giungevano da Africa e Medioriente: “Dopo otto anni, scudisciati da delusioni e amarezze, è giunto il momento di riconoscere che il peccato originale è stato credere che si potesse vincere la battaglia sulla Migrazione utilizzando l’arma della pietà, della empatia verso chi soffre. È stato anche il mio errore. La compassione non dimostra nulla. Non porta a nulla. (…) La compassione, anche se grande, come avviene nel buon medico, deve passare oltre la piaga che si vuole sanare. Palpare e non ascoltare i gemiti. Suturare. Comporre. Guarire. Questo conta”.
Il buonismo sul tema migrazione a ogni livello non risulta pagante, anche se posso comprendere le persone che in buona fede e non per scopi ideologici/politici si prendono a cuore queste storie.
Ma non sempre, come purtroppo constatiamo giornalmente nell’ambito dell’accoglienza dei migranti, ciò che raccontano corrisponde a verità e spesso il loro comportamento è arrogante verso chi si deve occupare della loro presenza sul nostro territorio. Abbiamo una legge sull’asilo che deve essere rispettata e messa in pratica. L’ha voluta la maggioranza del popolo svizzero attraverso diversi processi di adattamento, tenendo conto di quanto la Svizzera può fare nel contesto internazionale e tenendo conto del diritto internazionale. Le autorità hanno il compito di dar seguito a questa volontà. L’attracco non consentito della nave Sea Watch a Lampedusa è stato applaudito come un atto sovversivo contro leggi cattive verso i migranti. Ma è davvero così? Non è invece più sovversivo, in questo contesto globale, chi fa rispettare le leggi? Se ciò accadesse a ogni livello, se anche in tutte nel nazioni africane o mediorientali vigesse uno stato di diritto, forse a quel momento si riuscirebbe a proporre migliori soluzioni al fenomeno dei grandi flussi migratori”.

Tifo: se calcio e violenza vanno a braccetto

Tifo: se calcio e violenza vanno a braccetto

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 luglio 2019 del Corriere del Ticino
 
L’analisi delle partite di Super League e Challenge League della scorsa stagione ha rilevato disordini nel 46% dei casi Paul Winiker: «Troppi problemi avvengono fuori dallo stadio» – Norman Gobbi: «In Ticino abbiamo già fatto molto»
Il mondo del calcio ha un problema, e si chiama violenza fuori e dentro gli stadi. Secondo uno studio pubblicato ieri, basato per la prima volta su tutte le partiti di Super League e Challenge League di un’intera stagione (2018/2019), ovvero 457 incontri, nel 46% dei casi sono stati rilevati disordini. In sostanza, in Svizzera la violenza è presente in quasi la metà dei match del calcio professionistico. «Il 46% è troppo», ha spiegato Paul Winiker, consigliere di Stato lucernese e membro della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP), nel commentare i dati presentati in conferenza stampa a Berna. Secondo Winiker, per affrontare il problema, sarà necessario verificare se le misure previste dal Concordato intercantonale anti-hooligan debbano essere adattate. Entro il primo trimestre del 2020 è atteso un primo rapporto in questo senso, ma Winiker ha precisato che bisognerà agire prima e quindi, nel frattempo, le misure già esistenti dovranno essere applicate con maggiore fermezza e in modo più omogeneo.
Ricordiamo che, proprio in questo senso, la consigliera federale Viola Amherd, in collaborazione con l’Associazione Svizzera di Football (ASF) e la Swiss Football League (SFL), ha presentato martedì scorso le tre priorità del suo Dipartimento contro la violenza durante le partite di calcio. Priorità che prevedono di «emanare in modo coerente i divieti di accedere agli stadi», «migliorare la collaborazione tra i club e le autorità» e infine di «verificare i certificati dei club nell’ambito della sicurezza». A tal proposito, ieri il segretario generale della CDCGP Roger Schneeberger ha spiegato che i divieti di accesso saranno emanati il prima possibile e l’obbligo di presentarsi in Polizia verrà applicato in modo più rigoroso. Inoltre, ha sottolineato Schneeberger, il processo di identificazione e di sanzione dei tifosi violenti sarà intensificato e armonizzato a livello intercantonale.
 
Materiale pirotecnico
Dai dati presentati ieri è inoltre emerso che negli stadi il problema principale riguarda il materiale pirotecnico: durante la stagione 2018/2019, il 44,6% delle infrazioni era infatti legato al suo utilizzo. Tuttavia, ha voluto evidenziare Paul Winiker, la maggior parte delle violenze e dei danni materiali avvengono al di fuori dello stadio, a margine della partita. In particolare lungo il percorso dall’impianto sportivo alle stazione, spesso teatro di cortei dei tifosi. Il presidente della SFLHeinrich Schifferle, a questo proposito, ha spiegato che in futuro i treni speciali destinati ai tifosi non potranno più avere finestrini che si possono aprire, per evitare che vengano lanciati oggetti dal convoglio in corsa. L’introduzione di biglietti nominali e personalizzati, invece, è in fase di studio ma al momento non sembra essere una valida alternativa, ha fatto capire il presidente della SFL.

Registrati 1.579 supporter
A fine giugno di quest’anno, il registro degli hooligan (HOOGAN) conta 1.579 persone. Tra le misure messe in atto figurano 573 divieti di accesso allo stadio, 371 divieti di perimetro e in venti casi vi è l’obbligo di presentarsi in un posto di polizia. Tra i casi maggiormente citati e perseguiti vi sono infrazioni della legge sugli esplosivi (289 casi), violazione del divieto di coprirsi il volto (225) e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari (135).

«Semplificare le misure»
Nel nostro cantone la questione ha fatto parecchio discutere e ha visto in particolare attivo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, per trovare delle soluzioni per combattere il fenomeno. Gobbi ha infatti elaborato lo scorso anno una serie di misure che i club sportivi sono stati chiamati a implementare entro la fine della stagione: due delle quali – il rafforzamento della video sorveglianza e il vincolo licenza sportiva-sicurezza – sono in linea che le priorità proposte dalla consigliera federale Viola Amherd. Un Ticino precursore in questo ambito? «Sì, io stesso – ci spiega Norman Gobbi – come ha fatto il consigliere di Stato lucernese Paul Winiker oggi (ieri per chi legge, nrd.), diversi mesi fa ho chiesto una valutazione del Concordato intercantonale anti-hooligan, proprio per verificare se questo strumento sia efficace nel reprimere un fenomeno presente nel calcio svizzero». Con quale obiettivo? «L’obiettivo generale è di rafforzare le misure ed evitare di dover fare troppi scalini per tenere i violenti fuori dagli stadi. In quest’ambito dovremo cercare di semplificare le misure: penso soprattutto all’obbligo di presentarsi in Polizia. Ci vuole sempre troppo tempo per attuare questo genere di misure. È necessario, altrimenti si fa solo il gioco dei violenti, e non l’interesse dello sport. E poi – prosegue Gobbi – se penso alla realtà ticinese, al Comunale, al Riva IV o a Cornaredo, è necessario sottolineare che all’interno dello stadio grossi problemi non ce ne sono mai stati. È invece il tragitto tra la stazione e lo stadio a rappresentare un grosso problema. E qui sarà necessario anche l’aiuto delle ferrovie». Serve una maggiore collaborazione tra autorità, club e ferrovie? «Sì, deve essere un gioco di squadra il più ampio possibile. Evidentemente il gioco principale devono farlo le federazioni e, se posso permettermi, quella di calcio a differenza di quella dell’hockey ha un po’ sottovalutato il fenomeno cercando di portare dei piccoli correttivi. Ma sappiamo che i problemi principali li abbiamo riscontrati nel calcio e non nell’hockey». E il Ticino a che punto si trova? «Abbiamo già fatto molto. Penso in particolare al rafforzamento della video sorveglianza per poter identificare i violenti ed essere sicure della loro identità: perché spesso è il modo in cui cercano di nascondersi alla giustizia».

Certificazione ISO 9001:2015 brillantemente superata dalla Sezione della circolazione

Certificazione ISO 9001:2015 brillantemente superata dalla Sezione della circolazione

Comunicato stampa
Il Dipartimento delle istituzioni comunica che l’Ufficio tecnico (gestione dei collaudi per i veicoli stradali e gestione dei permessi di trasporti speciali) della Sezione della circolazione di Camorino ha di recente ottenuto in modo brillante la certificazione di qualità ISO 9001. Un’attestazione che dimostra la costante ricerca delle migliori soluzioni per soddisfare la numerosa clientela che si rivolge a questo essenziale servizio dell’amministrazione cantonale.
La Sezione della circolazione ha avviato nel corso del 2018 un progetto organizzativo per l’analisi dei processi interni, dei flussi e delle competenze volto all’ottenimento della Certificazione ISO 9001:2015.
Il progetto per la Certificazione ISO ha riguardato i seguenti campi d’applicazione:

  • esecuzione di controlli tecnici (collaudi) conformemente all’Ordinanza concernente le esigenze tecniche per i veicoli stradali (OETV);
  • gestione dei permessi di trasporti speciali.

Le audizioni svolte nel corso del mese di maggio hanno permesso alla Sezione della circolazione di ottenere la Certificazione ISO 9001:2015 con il massimo punteggio da parte dell’Ente di accreditamento, che ha evidenziato l’eccellente qualità organizzativa e la rapidità nell’erogazione del servizio all’utenza.
Nelle ultime due legislature il Dipartimento delle istituzioni si è impegnato nello snellire le procedure burocratiche, così da rendere più rapida e soddisfacente l’interazione fra la cittadinanza e i servizi cantonali. La Sezione della circolazione ha quindi evoluto le proprie prestazioni per dare una risposta sempre più mirata alle aspettative dei cittadini e dei partner di riferimento. Nei prossimi mesi si intende proseguire con quanto avviato dando ancora più risalto alla qualità dei servizi offerti.

Didascalia:
Il Capo sezione avv. Cristiano Canova (sulla sinistra) con l’ing. Christian Cattaneo Capo Ufficio tecnico con la Certificazione ISO 9001.

Gobbi difende il bunker: «Solo storie farlocche e fake news»

Gobbi difende il bunker: «Solo storie farlocche e fake news»

Da www.tio.ch

Sulla presunta “scomparsa” di uno dei migranti, prelevato lunedì dalla polizia durante lo sciopero della fame: «Un “caso Dublino”»

La “scomparsa” di uno dei migranti presenti allo sciopero contro le condizioni di detenzione nel bunker di Camorino – denunciata ieri dal collettivo R-Esistiamo -, è certamente servita ad alimentare la polemica che da giorni è stata risollevata attorno al centro rifugiati.
«Lunedì mattina primo luglio è stato prelevato dalla polizia ticinese, portato alla SEM di Chiasso per accertamenti e da allora si sono perse le tracce», segnalava ieri il collettivo in difesa dei migranti. «Fake news», ha replicato Norman Gobbi in un lungo sfogo affidato ai social.
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha scelto Facebook per fare il punto della situazione proponendo un punto di vista alternativo non solo sul presunto scomparso, ma tutto ciò che gravita da giorni attorno al bunker.
«Solo fake news» – «Tra manifestazioni non autorizzate, denigrazione di autorità e funzionari e fumo negli occhi alla cittadinanza, di questi giorni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori dalla manciata di immigrazionisti ostinati – esordisce Gobbi seccamente -. E tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news».
Per prima cosa, secondo il direttore del DI, lo sciopero sarebbe durato «un solo pasto». Riguardo, poi, alle condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino «sono – secondo Gobbi – state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito».
«Statuti diversi, quindi diritti diversi» – Quindi incalza contro gli immigrazionisti: «Si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti a Camorino avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non hanno più diritto di rimanere sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM)».
E sul caso di James conclude svelando l’arcano della scomparsa: «Si tratta di un “caso Dublino”, ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d’asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta».

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Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi: “L’asilante ‘scomparso’? Un caso Dublino”
Il direttore del DI replica al Collettivo R-Esistiamo. “A Camorino condizioni ‘pietose’ spesso causate dagli stessi migranti”

Le recenti prese di posizione del Collettivo R-Esistiamo sulla situazione al Centro asilanti di Camorino non sono passate inosservate alla politica. In una nota stampa diffusa ieri, ricordiamo, il Collettivo aveva denunciato la scomparsa di un asilante nigeriano che è stato prelevato dalla Polizia e di cui si sarebbero perse le tracce.
Una versione dei fatti che non è andata giù al direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, il quale ha voluto replicare via social a quanto affermato negli scorsi giorni. “Tra manifestazioni non autorizzate, denigrazione di autorità e funzionari e fumo negli occhi alla cittadinanza, di questi giorni ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori dalla manciata di immigrazionisti ostinati – ha tuonato su Facebook – E tra le cose intollerabili vi sono proprio i racconti e le storie sentimentalmente farlocche inventate dagli immigrazionisti, equiparabili a vere e proprie fake news!”
Gobbi tiene quindi a fare alcune precisazioni: “Primo. Il presunto sciopero della fame? È durato – udite bene – un solo pasto. I migranti hanno infatti volontariamente saltato un unico pranzo; cosa che molti lavoratori ticinesi fanno per poter recuperare faccende arretrate, e non per puro e semplice diletto mediatico”.
“Secondo”, prosegue il consigliere di Stato leghista, “le condizioni definite “pietose” nel posto sanitario protetto di Camorino sono state spesso causate dagli stessi migranti, incapaci di gestirsi autonomamente e di rispettare le infrastrutture che lo Stato mette a loro disposizione, mentre il fatto che non lo volessero abbandonare è dovuto alla presenza al suo interno del wi-fi gratuito”.
E ancora: “Terzo. Gli immigrazionisti si son ben guardati di spiegare che i migranti presenti a Camorino avevano statuti diversi, quindi con diritti diversi: alcuni di loro, infatti, non hanno più diritto di rimanere sul nostro territorio e lo devono abbandonare al più presto (NEM)”.
Infine, Gobbi ha chiarito anche il caso dell’asilante scomparso. “La realtà? Si tratta di un “caso Dublino”, ovvero di un migrante che in base agli accordi internazionali deve essere riconsegnato alle autorità del Paese competente per la sua procedura d’asilo. Le autorità sono chiamate a far rispettare la legge ma anche richiamare l’attenzione su una corretta informazione alla cittadinanza su casi resi pubblici in maniera parziale o distorta”.
In conclusione il consigliere di Stato invita a “resistere alle ‘fake sentimental stories'”: “Io sto con chi dice le cose come stanno, con chi rispetta le regole e con chi – presente legalmente – vuole integrarsi”.

Sicuri in montagna nella bella stagione

Sicuri in montagna nella bella stagione

Comunicato stampa

La bella stagione è il momento privilegiato per rilassarsi ma anche per incrementare l’esercizio fisico alla scoperta dei sentieri ticinesi, sempre più gettonati dai residenti e dai numerosi turisti che soggiornano per le ferie in Ticino. La pratica dell’escursionismo, unitamente alla ricerca di funghi, richiede particolare attenzione poiché è sufficiente una piccola disattenzione per mettere un piede in fallo e cadere, infortunandosi anche in maniera grave e, nei casi più seri, perdendo la vita. Per quanto riguarda gli ultimi anni i dati purtroppo testimoniano un incremento degli infortuni. Anche per questo motivo negli scorsi mesi il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, ha promosso un nuovo programma di prevenzione denominato “Montagne sicure”. In quest’ambito sono previste campagne di prevenzione con l’obiettivo di sensibilizzare sui pericoli della montagna fornendo utili consigli per evitare gli infortuni. A tale scopo è stato quindi realizzato un apposito flyer in quattro lingue, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, che sarà distribuito a livello cantonale nelle prossime settimane.
L’escursionismo è l’attività sportiva maggiormente praticata in Svizzera. In effetti recenti stime fanno stato di oltre 2,5 milioni di persone che lo praticano. Da un lato questo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altro ogni anno nel nostro paese si registrano in media oltre 20’000 infortuni di escursionisti e una quarantina di loro perdono la vita, come testimoniano i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI). Negli ultimi tre anni solo in Ticino, dove è forte pure la presenza di cercatori di funghi, si contano 34 infortuni in montagna di cui 20 con esito letale (10 nel solo 2018).
In particolare nella bella stagione la Polizia cantonale, per il tramite del Gruppo Ricerche e Costatazioni, e i suoi partner sono sempre più chiamati a intervenire nei boschi e nelle vallate del nostro Cantone per incidenti e scomparse di escursionisti e di cercatori di funghi. Con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni, grazie alla nuova campagna di prevenzione estiva di “Montagne Sicure” s’intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna, affinché questo tipo di escursioni permanga un momento di svago e di divertimento in piena sicurezza. Per questo motivo in collaborazione con la Cancelleria dello Stato è stato realizzato un nuovo flyer declinato in quattro lingue da distribuire a livello cantonale, nel quale si ribadiscono i seguenti semplici consigli di sicurezza, in particolare per escursionisti e per cercatori di funghi:

Preparare l’escursione per evitare infortuni
Un buono stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario e non cambiatelo.

Adattare l’attrezzatura alle condizioni
È fondamentale scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono inoltre mancare indumenti contro la pioggia e il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso, una cartina e un cellulare (numero di emergenza 117 o 112).

Prestare attenzione al ritmo
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento.

Concedersi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fare attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.

Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso d’infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Il bagno nei laghi, un rischio mortale.

Il bagno nei laghi, un rischio mortale.

Da www.liberatv.ch

I consigli di Donda: “Bagnarsi gradualmente è fondamentale. E mai dimenticare…”
Il presidente delle società di salvataggio Regione Sud e della Commissione di “Acque Sicure”: “Ecco la regola numero uno: mai sottovalutare i bagni nelle acque libere”

“La maggior parte dei fiumi e laghi del Cantone Ticino, che rappresentano una suggestiva attrazione turistica per il loro ambiente naturale e paesaggistico, sono pure un luogo ideale per lo svago e la pratica di numerosi sport.
Ma per la loro conformazione, i corsi d’acqua possono nascondere insidie anche per le persone più esperte. Le acque gelide, i sassi sdrucciolevoli, le forti correnti, i mulinelli e le cascate sono tutti pericoli da non sottovalutare e che richiedono la massima cautela. Lo stesso vale per laghi e piscine”.
Quelle appena citate sono le parole utilizzate dal programma di prevenzione “Acque sicure”, il progetto pensato dal DI per attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti in acqua.
Incidenti che, spesso, portano alla morte come nel caso di Florijana Ismaili, la calciatrice della Nazionale Svizzera “inghiottita” sabato pomeriggio dalle acque del Lario e, probabilmente, vittima di uno shock termico.
Di pericoli in acqua e prevenzione ne abbiamo parlato con Boris Donda, presidente delle società di salvataggio Regione Sud e presidente della Commissione di “Acque sicure”.
Presidente, si può affermare che regola numero uno è non sottovalutare mai i bagni nelle acque libere?
“Certo. È la regola base quando si va al lago, al fiume, al mare o in piscina. Ma poi, ovviamente, ce ne sono delle altre…”.

Prego…
“Bhè, è sempre importante rispettare le (poche) regole di prevenzione come il bagnarsi gradualmente prima di immergersi in acqua e dopo essere stati esposti al sole. Non vanno sottovalutate nemmeno le insolazioni. Motivo per cui, oltre a delle creme di protezione solari, è altrettanto importante coprirsi il capo con un cappellino o una bandana. Tuffarsi “a caldo” non va mai bene”.

Perché?
“Perché poi si creano gli incidenti fatali. Buttarsi in acqua senza essersi bagnati prima può causare uno shock termico perché la differenza tra la temperatura corporea e quella dell’acqua può causare non pochi problemi”.

Si parla spesso, in questi giorni come in tutte le estati, di shock termico, ma cosa succede al nostro corpo?
“Il repentino sbalzo di temperatura può comportare la perdita del controllo della respirazione. Questo comporta, spesso, anche una perdita dei sensi. Se una persona viene colta da un malore sott’acqua si cade “a peso morto” verso il fondale. E in acque particolarmente fredde, poi, è difficile risalire”.

Come comportarsi, se si è in compagnia, quando si percepisce il pericolo?
“Bisogna dire che valutare la situazione immediatamente non è facile. Bisogna però tenere sott’occhio i bambini e le persone che non sanno nuotare o hanno poca dimestichezza con l’acqua. Generalmente, se una persona non riemerge dopo qualche secondo è bene allarmarsi…Anche perché le correnti rischiano di complicare le ricerche”.

E cosa fare in questi casi?
“Allertare i soccorsi deve essere la priorità, ma non bisogna esitare a tuffarsi in acqua e prestare soccorso, se necessario. Inoltre, lanciare in acqua un remo, un salvagente, una corda può sempre essere utile”.

Quali sono i suoi consigli per evitare spiacevoli incidenti?
“Io consiglio sempre di portare sempre con sé un salvagente o un giubbotto di salvataggio, oltre alle raccomandazioni già elencate prima. Inoltre, è bene ricordare di evitare assolutamente di tuffarsi in acqua senza aver digerito. È un aspetto spesso sottovalutato, ma che può avere conseguenze drastiche…”.

Tifo violento, sì ai controlli d’identità per le partite a rischio

Tifo violento, sì ai controlli d’identità per le partite a rischio

Da www.ticinonews.ch

Raggiunto un accordo con HC Lugano e HC Ambrì-Piotta. Gobbi: “In Ticino casi gravi non ce ne sono più stati”

Dopo gli ennesimi episodi di violenza negli stadi svizzeri, la ministra Viola Amherd ha avanzato ieri il suo piano anti-hooligan, un tema decisamente caldo anche in Ticino.
Per i club ticinesi, però, non dovrebbe cambiare molto. Due delle tre misure anti hoolingan proposte ieri – il potenziamento della videosorveglianza negli stadi e il rafforzamento del vincolo licenza sportiva-sicurezza – sono già state implementate a livello cantonale. “La videosorveglianza è stata rafforzata alla Corner Arena, alla Valascia e allo stadio di Cornaredo.
La sicurezza interna è un obbligo già imposto, non solo dagli organi di polizia ma anche da quelli di sicurezza”, ha dichiarato il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni di TeleTicino.
Nuova, per contro, la misura che impone alle società sportive di procedere di fronte a casi concreti al divieto d’entrata senza tentennamenti. Per legge, infatti, non serve il giudizio di un tribunale.
“È una novità, ma caldeggiata dal sottoscritto già un anno fa – ha spiegato Gobbi – Ci rendiamo conto come l’attuale strumentario di misure (il divieto d’accesso allo stadio, d’area e l’obbligo d’annuncio in posto di polizia, ndr) richiede troppo tempo ed è troppo garante nei confronti delle persone che devono essere subito allontanate dagli stadi”.
Il giro di vite chiesto a livello federale dalla ministra dello Sport giunge dopo una stagione calcistica segnata da diversi episodi di violenza che hanno portato alla sospensione di due partite a Lucerna e Sion. Più positivo, per contro, il bilancio in Ticino dove la riforma del direttore del DI, portata avanti dopo i fatti della Valascia del gennaio 2018, sembra aver dato i suoi primi frutti.
“Casi gravi non ce ne sono stati”, ha commentato Gobbi. “E questo grazie al potenziamento della videosorveglianza e al maggiore flusso di informazioni tra club e autorità”.
Passi avanti anche per la controversa misura del controllo dell’identità all’entrata, invisa a tutte le società sportive del Cantone.
In primis all’Ambri Piotta, che un anno fa prese posizione ufficiale con una nota stampa. Nelle scorse settimane è infatti stato trovato un accordo con HCL e HCAP:
“C’è stato un incontro con i due club ticinesi e con il responsabile della sicurezza della Lega nazionale, i quali ci hanno mostrato le misure che saranno implementate per migliorare i controlli. Abbiamo anche concordato l’introduzione dell’obbligo di identificazione degli ospiti presenti nelle partite a rischio in modo da ridurre i pericoli ed evitare che le persone segnalate entrino illegalmente”, ha concluso Gobbi.

http://teleticino.ch/il-tg/si-ai-controlli-d-identita-per-le-partite-a-rischio-XJ1380321

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 3 luglio 2019 de Il Quotidiano

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