Il Direttore del DI alla Conferenza RSS a Losanna

Il Direttore del DI alla Conferenza RSS a Losanna

Comunicato stampa

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parteciperà domani, giovedì 16 maggio, a Losanna alla 4a Conferenza della Rete Integrata Svizzera per la Sicurezza (RSS) nella sua funzione di presidente. Tema centrale della giornata sarà il ruolo del settore privato nell’ambito della sicurezza, la collaborazione tra pubblico e privato, nonché la necessità di un partenariato pubblicato-privato in caso di crisi.
La Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) comprende tutti gli strumenti in materia di politica di sicurezza della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. Essa è stata creata all’indomani del rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza Svizzera 2010. I suoi organismi (piattaforma operativa e piattaforma politica) servono alla consultazione e al coordinamento in merito a decisioni, mezzi e misure della Confederazione e dei Cantoni riguardo a sfide comuni in materia di politica di sicurezza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è presidente della piattaforma politica della RSS per l’anno 2018-2019, e in questa veste domani a Losanna terrà la relazione finale. Nel forum politico della RSS è presente anche la capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, la Consigliere federale Karin Keller-Sutter, che interverrà sul tema: “Quali necessità sussistono di legiferare a livello federale?” nell’ambito del settore della sicurezza privata. Diversi relatori, responsabili a livello nazionale, cantonale e comunale parleranno del rapporto di collaborazione oggi in essere tra le agenzie di sicurezza privata e gli organi di Polizia, la Protezione civile e l’Esercito.
Norman Gobbi al termine dei lavori si soffermerà brevemente anche sulla 2a Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS19) agendata per il prossimo novembre. Come si ricorderà, la prima esercitazione di questo genere venne organizzata in Svizzera nel 2014, con il Ticino protagonista in diverse attività, che permisero di tastare il polso sulla capacità di intervento coordinato in caso di una grave penuria di energia elettrica e di una pandemia influenzale. L’esercitazione nel prossimo novembre metterà alla prova le strutture, l’organizzazione e le procedure in caso di minaccia terroristica.

 

Aggregazioni: Vico e Morcote avanti da sole

Aggregazioni: Vico e Morcote avanti da sole

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 maggio 2019 del Corriere del Ticino

I Municipi dei due Comuni hanno chiesto al Consiglio di Stato l’autorizzazione a effettuare uno studio
Scartata l’ipotesi della fusione a tre con Melide – Il sindaco Angelo Geninazzi: «Mancano i presupposti»

Morcote e Vico Morcote corrono da sole verso l’ipotesi dell’aggregazione. Lunedì i due Municipi si sono incontrati per firmare un’istanza che chiede al Consiglio di Stato l’autorizzazione ad eseguire uno studio per la fusione. Ora è attesa la risposta del Governo, che potrebbe arrivare già tra una decina di giorni. Dopo la serata che ha avuto luogo lo scorso 30 aprile a Melide, alla presenza dei sindaci dei tre Comuni e del capo della Sezione Enti Locali Marzio Della Santa, sembra quindi scartata l’ipotesi di un’aggregazione a tre con il Comune del sindaco Angelo Geninazzi. «Vedo meglio le collaborazioni intercomunali – aveva detto in quell’occasione Geninazzi – in particolare con Bissone. L’aggregazione ci farebbe perdere identità e non porterebbe vantaggi concreti». La serata era stata organizzata dal gruppo di lavoro coordinato da Abbondio Adobati e nato per approfondire lo scenario ipotizzato dal Cantone. Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) vedeva piuttosto una fusione a tre.

«Abbiamo molte similitudini»
Con Melide fuori dai giochi, gli altri Comuni non ci hanno pensato due volte: nel corso delle riunioni dei due Esecutivi, che hanno avuto luogo la scorsa settimana, tutti i municipali si sono detti d’accordo a commissionare lo studio.
«Siamo molto simili, – spiega il sindaco di Vico Giona Pifferi – perché quindi non valutare se c’è l’opportunità di crescere insieme con investimenti mirati? Con uno studio avremo delle indicazioni precise su pregi e difetti di una fusione: solo i numeri oggettivi sapranno dirci come andrebbe».
«Questa fusione – spiega dal canto suo il sindaco di Morcote Nicola Brivio – è già quasi una realtà, perché abbiamo diverse cose in comune, come la scuola dell’infanzia e le elementari. Siamo già molto uniti, basti pensare che per raggiungere dei piccoli quartieri di Morcote sono raggiungibili solo passando da Vico».
«Le persone che abitano a Vico – continua Pifferi – vivono molto anche Morcote, abbiamo un coefficiente finanziario simile (Morcote 169 e Vico 178) e siamo due comuni residenziali».
«Era emersa una chiusura da parte loro – gli fa eco Brivio – una non volontà di entrare in materia, mentre tra noi ci sono più similitudini».

E chi resta fuori?
Nessun rimpianto da parte del sindaco di Melide, anzi. «Il Municipio è diretto all’unanimità in un’altra direzione. – commenta Angelo Geninazzi – Non siamo contro la fusione in modo dogmatico, ma mai come oggi il Comune è lontano da quelli che sono i presupposti del Piano cantonale delle aggregazioni». Geninazzi, che ha ribadito l’apertura a collaborazioni intercomunali, sottolinea inoltre come «negli ultimi sei anni il Comune ha investito il doppio rispetto a quanto fatto negli ultimi sedici». «Negli ultimi anni – continua – abbiamo ampliato i servizi alla popolazione, creando sale per anziani, mense, doposcuola e altro. Inoltre, parlando di operatività finanziaria, mai nella storia di Melide come oggi il capitale proprio, il gettito finanziario e i ricavi sono stati così alti». Infine, «la partecipazione politica è in crescita».

La procedura sarà lunga
L’istanza inviata a Bellinzona per analizzare l’aggregazione tra Vico e Morcote è solo la prima fase di una lunga procedura. Dopo un eventuale rapporto di studio sulla fusione, toccherà ai Legislativi e ai Municipi dare i propri preavvisi e, nel caso di un’approvazione dello studio, sarà la popolazione a decidere se vorrà o meno questo «matrimonio».

(Foto: www.vicomorcote.ch)

“La prossimità alle polcom”

“La prossimità alle polcom”

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 maggio 2019 de La Regione

L’Associazione delle polizie comunali: no a compiti che ci fanno perdere il contatto con i cittadini
Bossalini: strutturate ed effettivi, stiamo valutando un modello alternativo

Sì a nuovi compiti, no però a quelli che potrebbero sottrarre tempo e risorse alla missione principale delle forze dell’ordine locali, cioè la sicurezza di prossimità, che passa pure «dal contatto quotidiano con i cittadini». Ok alla formula quindici agenti più il comandante affinché una polizia comunale possa definirsi strutturata, anche se «al nostro interno stiamo valutando uno scenario che garantirebbe la copertura delle 24 ore con le ‘strutturate’ attuali», incluse quindi quelle con cinque agenti più il responsabile, il numero minimo riconosciuto dalla legge odierna. No alla possibilità per i Comuni di stipulare convenzioni con il Cantone, anziché con altre polizie comunali, poiché questo aprirebbe le porte «alla polizia unica». L’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) prende posizione sulle proposte del Dipartimento istituzioni di modifica della LcPol, la Legge sulla collaborazione tra Polizia cantonale e comunali. Lo ha fatto ieri, con le parole del suo presidente Dimitri Bossalini, in occasione dell’assemblea tenutasi nella sede della Polcom di Chiasso. Il progetto di revisione della LcPol, normativa votata dal Gran Consiglio nel 2011, in vigore dal 2012 e implementata nel corso dei successivi tre anni, è stato messo a punto dal gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ costituito dal Consiglio di Stato nel dicembre 2016. Una riforma che il Dipartimento vorrebbe sottoporre a governo e Gran Consiglio entro fine anno, come ha annunciato un paio di mesi fa. Sui prospettati cambiamenti normativi si pronuncia intanto l’Associazione delle polcom. E non a tutti dà luce verde. È d’accordo con l’assunzione da parte delle Comunali di nuovi compiti. Ma «siamo scettici», ha puntualizzato Bossalini, sull’attribuzione ai corpi locali «di competenze anche in materia di incidenti con ferimento, furti, danneggiamenti e di legge sugli stranieri». Il motivo? «Indagini» e «burocrazia» derivanti dall’adempimento di queste mansioni «ci costringerebbero a ridimensionare la nostra attività di polizia di prossimità, a diretto contatto con il cittadino». Nessuna obiezione, per citare ancora il presidente dell’Apcti, al mantenimento dei «sette poli», ovvero delle attuali regioni di polizia comunali facenti capo ad altrettanti Comuni polo (Chiasso, Mendrisio, Lugano, Locarno, Ascona, Bellinzona e Biasca). Neppure alla riduzione in un secondo momento, come ventilato dal Dipartimento istituzioni, da sette a cinque regioni di polizia, con un solo polo per il Mendrisiotto e uno solo per il Locarnese. «Sarà comunque necessario il consenso delle parti interessate», ha rilevato Bossalini, ricordando che l’associazione «già a suo tempo riteneva ottimale la soluzione a cinque». Capitolo effettivi. La proposta del Dipartimento di elevare il numero minimo di poliziotti perché una polcomunale venga considerata strutturata è condivisa parzialmente dall’Apcti: va bene l’ipotesi quindici agenti più il comandante, che però non deve essere il primo passo verso ‘strutturate’ formate da almeno venti agenti più il capo. Ad ogni modo, ha fatto sapere Bossalini, «l’associazione sta studiando un modello alternativo, che vedrebbe nelle regioni un’accresciuta collaborazione fra le attuali ‘strutturate’, comprese pertanto le Comunali con cinque agenti più il comandante, per garantire l’attività sulle ventiquattro ore». L’Apcti boccia poi le modifiche di legge che permetterebbero di dar vita a posti di polizia misti, composti di agenti della Cantonale e di agenti delle polcom, e agli enti locali di stringere convenzioni con il Cantone invece che con polizie strutturate di altri Comuni. Queste alcune delle proposte dipartimentali su cui si è soffermato il presidente dell’associazione.

Ma ieri a Chiasso c’è pure chi ha invitato l’Apcti «a guardare anche al futuro». L’invito è di Roberto Torrente, alla testa della polizia della Città di Lugano e vicepresidente della stessa associazione: «Anche occupandoci di furti semplici e di danneggiamenti creiamo un rapporto di fiducia con la popolazione». Senza dimenticare, ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, quello che è l’obiettivo delle forze dell’ordine: «Garantire un contesto sicuro ai cittadini e alle aziende presenti sul territorio», per renderlo attrattivo.


Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Polizie comunali: «Non toglieteci la prossimità»

Il progetto di «Polizia ticinese», promosso dal Dipartimento delle istituzioni e in fase di consultazione, ha tenuto banco all’assemblea dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi. Quest’ultima ha preso posizione sulle 8 proposte di nuovi compiti messe sul tavolo dallo speciale gruppo di lavoro dipartimentali per allinearli con la riforma Ticino 2020. «In linea di massima quanto previsto ci soddisfa» precisa il presidente Dimitri Bossalini, confermato alla guida. Nell’ambito della revisione della legge per la collaborazione tra Polizia cantonale e comunali c’è però un aspetto su cui l’associazione intende battersi. «Siamo contrari al concetto di posti misti e vogliamo evitare d’inserire nella legge la possibilità per i Comuni di convenzionarsi con il Cantone» ci spiega Bossalini. Il motivo? «Le attività della Polizia cantonale e dei corpi comunali, per quanto complementari, sono diverse tra loro. Non vogliamo che delle inchieste che generano una marea di burocrazia ci impediscano d’assolvere al meglio il compito di prossimità, che è la nostra peculiarità». Per quanto riguarda l’aumento graduale degli effettivi delle polizie strutturate, l’APCTi ha auspicato che il concetto 15 agenti +1 comandante possa essere concretizzato a tendere entro il 2025 e non entro il 2020 come previsto. «Ho inoltre avanzato una controproposta: permettere alle polizie strutturate di mantenere l’organico minimo 5+1 a condizione di una fattiva collaborazione nella copertura del territorio sulle 24 ore» indica Bossalini. Intervenuto all’assemblea, il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha precisato: «È necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun corpo di polizia, in modo da consentire un ulteriore miglioramento in termini di sicurezza».

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 14 maggio 2019 del TG di Teleticino

http://teleticino.ch/il-tg/polizie-comunali-cosi-perdiamo-la-prossimita-DY1199432

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

14 maggio 2018 – Chiasso

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,
Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa vostra assemblea annuale.
Non vi nascondo che per me incontrare tutti i responsabili delle Polizie comunali delle sette Regioni rappresenta un momento importante. Prima di tutto per esprimervi il ringraziamento per il lavoro che portate avanti quotidianamente. I cambiamenti di quest’ultimo decennio – che hanno toccato la nostra società, il nostro tessuto economico e concretamente la vita dei Ticinesi – hanno spinto ad apportare altrettanti conseguenti cambiamenti nella costruzione e nella definizione del nostro “sistema sicurezza”. In questo senso, è fondamentale che ogni elemento della catena operi secondo le proprie competenze, in modo coordinato e armonico, con la finalità di trovare le opportune contromisure in ogni situazione. Questo processo passa inevitabilmente attraverso il compimento di adeguate soluzioni organizzative.
Voi conoscete l’impegno personale che investo nel mio ruolo di capo del Dipartimento delle istituzioni proprio sul fattore sicurezza. Sono convinto – e con me sicuramente lo siete anche voi – che il benessere del nostro Cantone passi anche, se non soprattutto, dalla possibilità di dare ai cittadini la garanzia di vivere in un contesto sicuro. Ciò comporta da parte delle autorità cantonali, una visione globale volta a trovare soluzioni locali e puntuali, adeguate e proporzionate a ogni singola realtà. Anche nei prossimi anni, questo impegno costante permetterà inoltre di ottimizzare ulteriormente l’impiego delle risorse. Risorse che in ogni ambito e in ogni settore sono per definizione limitate. Pertanto una sovrapposizione d’investimenti dei diversi Corpi di Polizia può rivelarsi insidiosa e già oggi è tema di discussione a livello politico.

In questi anni gli sforzi sono stati incentrati sul consolidamento dell’assetto legato alla legge del 2011, che ha generato molteplici aspetti positivi, ma che racchiude in sé ancora diversi limiti e criticità. Ora però è necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun Corpo di Polizia, in modo da consentire un ulteriore miglioramento.

Le Polizie comunali sempre di più dovranno privilegiare la loro azione nell’ambito della prossimità. Ciò significa anche intervenire puntualmente in caso d’incidenti, di liti o problemi di vicinato come pure in molteplici altri ambiti prettamente locali. Un aspetto rilevante delle vostre competenze consiste quindi nell’intensificare il contatto con la popolazione, che deve garantire il compito demandato ai Comuni del controllo abitanti. Tale vicinanza consentirà di segnalare tempestivamente situazioni potenzialmente problematiche.

È fondamentale che il tutto avvenga attraverso un coordinamento della Polizia cantonale, in modo da consentire lo sviluppo di attività specializzate e strutturate di contrasto alla criminalità. Solo in questo modo sarà possibile far fronte a fenomeni che travalicano i confini comunali e quindi rientrano nelle competenze cantonali.

Da sempre ho ritenuto fondamentale un concetto chiave nell’ambito della sicurezza: la collaborazione. Infatti, laddove questa è consolidata e rispettosa dei ruoli, i risultati sono lì ad attestarne la validità. È una strada obbligatoria e dalla quale non si può deviare. Infatti la rete “della sicurezza”, che comprende molteplici attori sia a livello comunale sia a livello cantonale, come pure sul piano nazionale e internazionale, funziona grazie alla condivisione e al coordinamento delle informazioni. I successi di operazioni di Polizia ottenuti negli ultimi anni indicano come la collaborazione sia la chiave del successo.
Il nostro Cantone può fregiarsi attualmente della più moderna centrale d’allarme a livello nazionale. Infatti la CECAL dispone dei moderni sistemi informatici che permettono, rispetto al passato, di fornire una più celere risposta al cittadino e garantire un coordinamento cantonale delle forze in campo relative al primo intervento.
Nell’ambito del grande cantiere legato a Ticino 2020, Cantone e Comuni stanno portando avanti una serie di riflessioni sui flussi di competenze e sui flussi finanziari. Insomma: chi fa che cosa e chi paga. La sicurezza è ovviamente un tema centrale nelle discussioni. Tali riflessioni sono portate avanti dal gruppo di lavoro “Polizia ticinese”.

Avremo modo di confrontarci quindi nel prossimo futuro su questi aspetti. Attendiamo i risultati del citato gruppo di lavoro e poi affrontiamo la discussione, così auspico, con spirito di apertura al fine di essere pronti anche a intraprende cambiamenti, sempre orientati però al fine ultimo: la sicurezza dei Ticinesi.

Tradizione: A Vevey si parlerà anche dialetto

Tradizione: A Vevey si parlerà anche dialetto

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Il canton Ticino sarà ospite d’onore il 27 luglio alla Fête des vignerons con uno spettacolo firmato Daniele Finzi Pasca
Il regista: «Esibizione ricca di emozioni e magia»
Norman Gobbi: «Evento eccezionale che omaggia la nostra storia»

Il Ticino è pronto a scrivere un pezzo di storia. Il 27 luglio il nostro cantone sarà infatti ospite d’onore alla Fête des vignerons, la manifestazione patrimonio dell’UNESCO che dal 1797 celebra il settore vitivinicolo e che ogni 25 anni anima la cittadina di Vevey, nel canton Vaud, attirando oltre mezzo milione tra appassionati e curiosi. «È un evento eccezionale e per il Ticino è un onore poter prendere parte a una manifestazione che omaggia la tradizione e la storia della Confederazione», ha rimarcato il vicepresidente del Governo Norman Gobbi. Una presenza rossoblù che, nell’ambito dei festeggiamenti in programma dal 18 luglio all’11 agosto, metterà in evidenza «l’amore del nostro cantone per il suo territorio e l’importanza di prendersi cura della propria terra», ha continuato il direttore delle Istituzioni sottolineando come «quest’amore passa anche dal saper coniugare tradizione e innovazione».

Dietro l’atmosfera
Ma questa 12. edizione della Fête des vignerons vedrà il nostro cantone giocare un ruolo ancor più importante. Sì perché lo spettacolo che contraddistingue la manifestazione porta la firma di uno dei maggiori artisti ticinesi: Daniele Finzi Pasca. «Racconteremo il lavoro di quegli uomini che, per tutto l’anno, si impegnano per far crescere la vigna in una rappresentazione ricca di emozione e magia», ha spiegato il regista che non ha voluto svelare troppo dello spettacolo promettendo però di «far immergere lo spettatore in un’esperienza sensoriale fatta di musica e luci. Abbiamo lavorato molto a questo progetto perché volevamo capire cosa c’è dietro a questa febbre che, tutto d’un tratto, esplode e per un mese trasforma Vevey. Insomma è un’atmosfera unica: basta pensare che nove mesi dopo la Fête des vignerons si registra un decisivo incremento demografico nella cittadina». Ironia a parte, a fungere da fil rouge della rappresentazione saranno un nonno e la sua nipotina, Julie, che accompagneranno gli spettatori alla scoperta delle tradizioni legate alla vigna. «La Fête des vignerons è cambiata rispetto al passato – ha aggiunto Finzi Pasca – ed è tuttora in evoluzione. Abbiamo quindi voluto presentare uno spettacolo che fosse, insieme, tradizione e innovazione. Per far sì piacere ai tradizionalisti, ma anche per saper affascinare i più giovani. Perché sono loro, sono le prossime generazioni che saranno chiamate a portare avanti questa tradizione». Uno spettacolo che si preannuncia «effervescente» e che vedrà 5.500 attori darsi il cambio sul palco di un’arena «ancora più grande rispetto al passato e capace di accogliere 20.000 spettatori. Un’arena – ha annunciato creatore artistico – che rappresenta anche una prima mondiale dal momento che il pavimento sarà interamente ricoperto di uno strato di LED capace di illuminare e far danzare i figuranti sulla luce».

Un’amicizia confederale
Detto dello spettacolo, la presenza del nostro cantone sulle rive del Lemano raggiungerà il suo culmine il 27 luglio, quando appunto «una delegazione ticinese sfilerà assieme a rappresentanti dei Cantoni della Svizzera centrale. Una scelta questa che vuole rimarcare l’amicizia confederale che ci lega», ha spiegato il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri precisando inoltre come per l’intera durata della manifestazione «saranno molteplici gli appuntamenti e gli eventi che metteranno in risalto le peculiarità del nostro cantone quale terra vitivinicola». Una vetrina unica dove non mancherà «Sapori Ticino che, in collaborazione con Ticino Turismo, proporrà le eccellenze nostrane alla Maison Ticino», ha aggiunto il cancelliere.

In attesa di dare il via alla manifestazione,a sottolineare l’importanza della presenza ticinese alla Fête des vignerons è stato anche François Margot, presidente e abate della Confrérie des vignerons, che ha evidenziato il legame che unisce Vaud e Ticino. «Forse non sembra – ha affermato – ma il canton Vaud è molto vicino al Ticino e condivide con voi molti valori. Ecco perché siamo contenti della vostra presenza ad un evento storico ed eccezionale. Un evento capace di unire tutti i cantoni attorno ad una manifestazione culturale che è diventata parte integrante delle nostre radici. Non ho problemi a dirlo: questo appuntamento è diventato un tassello chiave della nostra identità». E di identità ha parlato anche Milena Folletti, vicedirettrice della RSI, che ha precisato come l’emittente «sarà presente per riportare i volti e le emozioni non solo del Ticino, ma di tutta la Svizzera» grazie anche a una serie di documentari dedicati a chi, del vino, ne ha fatto la propria passione. «Vogliamo portare oltralpe l’imprenditorialità della Svizzera italiana quando si parla di vino – ha precisato Folletti – mostrare a tutti l’eccellenza che caratterizza il nostro territorio».

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 13 maggio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11757788

Il Ticino partecipa alla Fête des Vignerons 2019

Il Ticino partecipa alla Fête des Vignerons 2019

Comunicato stampa

Il Ticino ha presentato oggi i contenuti della propria presenza all’edizione 2019 della Fête des Vignerons, in programma dal 18 luglio all’11 agosto a Vevey (VD), durante la quale anche il nostro Cantone parteciperà per rendere omaggio alla tradizione e alla cultura identitaria svizzera. Diverse sono le attività in programma, con il coinvolgimento degli operatori turistici e del settore vinicolo. Daniele Finzi Pasca ha inoltre fornito alcune anticipazioni sul grande spettacolo del quale è curatore e regista.

Il 27 luglio 2019 il Cantone Ticino parteciperà alla prossima edizione della Fête des Vignerons con una giornata cantonale, i cui contenuti sono stati anticipati nel corso della conferenza stampa. Il Consiglio di Stato, rappresentato oggi dal Vicepresidente Norman Gobbi, intende con questa presenza ufficiale omaggiare la tradizione identitaria svizzera. Nel corso dell’incontro informativo sono stati illustrati – da parte del Presidente e Abate della Confrérie des Vignerons, François Margot – i contenuti della manifestazione, dal punto di vista storico e culturale. Daniele Finzi Pasca, il creatore, con Julie Hamelin Finzi, della Fête des Vignerons 2019 e regista dello spettacolo, ha fornito alcune anticipazioni sui contenuti dello spettacolo e della rappresentazione artistica. La RSI ha infine presentato i dettagli della copertura mediatica dell’evento da parte del servizio pubblico radiotelevisivo, che dedicherà particolare attenzione alla giornata ticinese.
Il Canton Ticino sarà presente a Vevey con una rappresentanza istituzionale con attività di promozione turistica coordinate da Ticino Turismo all’interno di uno spazio espositivo, con momenti folcloristici e musicali e con attività di promozione del settore vitivinicolo ticinese; a questo scopo, va menzionata la presenza di Ticinowine all’interno del padiglione nazionale di Swiss Wine. Va ricordata inoltre un’iniziativa della rassegna gastronomica «Sapori Ticino», che darà vita alla «Maison Ticino», per promuovere alcune eccellenze del nostro territorio.
L’Abate e Presidente della Confrérie des Vignerons François Margot si rallegra della bella presenza del Cantone Ticino a Vevey durante la Festa. Si felicita pure che la scelta del ticinese Daniele Finzi Pasca quale creatore dello spettacolo abbia permsso di rinforzare i legami confederali e di mostrare che la Svizzera è ricca di creatori di fama internazionale capaci di tenere viva la tradizione per un pubblico contemporaneo.

Sempre più pressione su Lauber

Sempre più pressione su Lauber

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 maggio 2019 de La Regione
Le reazioni in Ticino

(…)

Il Ticino è sede di una delle antenne del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) presenti sul territorio nazionale. «In questi anni la collaborazione del nostro Cantone con Lauber e con la Procura federale in generale è stata sempre buona, se non ottima – premette il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, da noi interpellato –. Mi dispiace della situazione venutasi a creare e in ogni caso bisognerà dimostrare che ciò che si rimprovera a Lauber sia qualcosa di effettivamente problematico. Ora, il primo che può fare chiarezza è lo stesso Lauber, il quale ha comunque sempre riservato una certa attenzione al Ticino. La recente promozione di una ticinese, la procuratrice federale capo Dounia Rezzonico, a responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione ne è una dimostrazione».

Detto questo, prosegue Gobbi, «occorrerebbe semmai riflettere sull’intero sistema di perseguimento penale federale, sulla sua organizzazione. Se guardiamo all’attività, alla produttività del Ministero pubblico della Confederazione, qualche domanda è senz’altro lecito porsela». Non sono certo tanti i casi di competenza della Procura federale che finiscono sotto la lente dei giudici, quantomeno in tempi ragionevolmente brevi. «A conti fatti – riprende Gobbi –, non sarebbe stato meglio quando si trattò di riformare il Ministero pubblico della Confederazione fissare un accordo quadro con i Cantoni per rendere più incisivo il perseguimento di determinati reati?».

Cartoline dal Vaticano…

Cartoline dal Vaticano…

Da www.liberatv.ch

Il comandante Matteo Cocchi racconta l’impegno della Polizia per le Guardie del Papa

Lunedì scorso, 6 maggio, anniversario del Sacco di Roma, avvenuto il 6 maggio del 1527, il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha partecipato, insieme a una delegazione di politici e rappresentanti delle istituzioni ticinesi, alla cerimonia di giuramento delle nuove Guardie Svizzere Pontificie.

Comandante, immaginiamo che il viaggio al Vaticano sia stato un’occasione per rinsaldare ulteriormente la collaborazione tra Polizia cantonale e Guardie Svizzere avviata nel 2016…
Certo, la cornice dell’edizione 2019 del Giuramento, della quale il Ticino era Cantone ospite, ha rivestito una particolare valenza anche alla luce dell’attività di collaborazione tra la nostra Polizia cantonale e la Guardia Pontificia Svizzera, collaborazione che oggi si può definire consolidata. I differenti moduli di formazione che si sono svolti negli ultimi anni in Ticino, sotto la direzione e la supervisione di istruttori del nostro Corpo, è riconosciuta come altamente professionale. Un fattore sottolineato in modo ufficiale da parte del Comandante della Guardia, Christoph Graf, nel corso dei festeggiamenti, e che sicuramente costituisce per noi un motivo di soddisfazione. Un ringraziamento va a coloro che negli anni hanno creduto in questo progetto, che grazie allo spirito propositivo che ci contraddistingue, ha raggiunto lo scopo di ulteriormente affinare talune attività nell’ambito della sicurezza del Santo Padre.

Una collaborazione che coinvolge anche il comando della Forze Speciali dell’Esercito. Come vi coordinate?
La collaborazione con l’Esercito e in particolare il Comando delle Forze Speciali di stanza al Monte Ceneri, ci permette di poter effettuare tutte le attività di addestramento sulla piazza d’armi di Isone. Luogo ideale per i contenuti che vengono trattati sull’arco delle 4 settimane di corso. Ma la collaborazione non è legata solo a questa attività: si estende ad altri ambiti formativi a conferma gli ottimi rapporti affinati negli anni tra Esercito e Polizia. Questo gioco di squadra ci permette di poter usufruire di infrastrutture moderne e funzionali.

Chi segue la carriera di Guardia pontificia può trovare sbocchi futuri nella Polizia cantonale?
Certo, nei nostri ranghi ci sono diversi agenti che hanno prestato servizio in Vaticano. Pur non costituendo un corridoio preferenziale, l’esperienza acquisita nella Guardia Svizzera Pontificia, è sicuramente un valore aggiunto alle qualità richieste ad un agente di Polizia. Disciplina, valori, senso del dovere e predisposizione particolare ad attività fuori dal comune, sono alcuni degli elementi che possono ben rientrare nel profilo di un gendarme.

Ci sono altri progetti futuri nell’ambito della collaborazione?
Per quanto riguarda la formazione di base, si può affermare che quanto messo in campo è da considerarsi come un caposaldo della formazione delle future Guardie Pontificie. A conferma di ciò, attualmente il Comando di Roma sta affinando un ulteriore progetto in collaborazione con la Sezione formazione della Polizia cantonale allo scopo di allineare i concetti formativi, erogati in Ticino, anche al resto degli alabardieri. Attività questa che si può indentificare come “continua” e che permetterà quindi in futuro di introdurre novità tecniche e tattiche relative all’impiego di Polizia. Accorgimenti che potranno essere aggiornati proprio in ragione dell’evoluzione che si rileva anche in questo importante ambito.

Nella foto (LiberaTV) Cocchi insieme al sergente istruttore Guillaume Favre che annualmente segue le reclute durante i corsi svolti in Ticino.

Definita la data della votazione consultiva per l’aggregazione tra Collina d’Oro e Muzzano

Definita la data della votazione consultiva per l’aggregazione tra Collina d’Oro e Muzzano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato lo studio di aggregazione tra i comuni di Collina d’Oro e Muzzano, che rientra negli scenari indicati dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Nel progetto è stato aggiornato l’aspetto che riguarda l’organizzazione del servizio di polizia comunale, per il quale si prevede ora l’accorpamento della polizia strutturata di Collina d’Oro nella Polizia Ceresio Sud. La votazione consultiva è stata fissata per domenica 20 ottobre 2019, in concomitanza con le elezioni federali.
La Commissione di studio per l’aggregazione di Collina d’Oro e Muzzano ha trasmesso al Consiglio di Stato la propria proposta di aggregazione nel mese di maggio dello scorso anno. A seguito delle prospettate evoluzioni relative all’organizzazione del servizio di polizia locale, il Consiglio di Stato ha in seguito chiesto alla Commissione un aggiornamento dello studio aggregativo su questo aspetto. La futura organizzazione prevede ora, invece dello svolgimento in proprio del servizio di polizia indicato nello studio, l’integrazione del Corpo di polizia di Collina d’Oro in quello di Ceresio Sud, tramite accordo con il Comune di Paradiso. L’intesa è in fase avanzata di elaborazione.
Lo studio aggregativo è accompagnato dai preavvisi favorevoli dei due municipi, allestiti come prevede la legge dopo aver sentito i rispettivi consigli comunali, il cui parere non è vincolante. Questi ultimi hanno espresso preavviso favorevole a Collina d’Oro (unanimità) e contrario di stretta misura a Muzzano (10 favorevoli, 11 contrari).
La proposta di aggregazione, conforme agli scenari contenuti nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) attualmente al vaglio del Gran Consiglio, concretizza la volontà politica dei due municipi di consolidare i rapporti tra gli attuali comuni per una maggiore efficienza nella gestione delle risorse territoriali, umane e finanziarie del comprensorio.
Con l’aggregazione di Collina d’Oro (4’911 abitanti a fine 2017) e Muzzano (812) si propone di far nascere un nuovo Comune dal nome “Collina d’Oro”, con una popolazione di quasi 6’000 abitanti e oltre 3’000 posti di lavoro. La prospettata situazione finanziaria del nuovo Comune si presenta come solida, con risorse fiscali ben superiori alla media cantonale e moltiplicatore d’imposta molto favorevole, che al 65% garantirebbe un equilibrio stabile e un autofinanziamento annuo di circa 3,8 milioni di franchi. Alla luce di tale positiva situazione, non sono previsti supporti finanziari da parte del Cantone.
Lo studio prevede che il nuovo Comune di Collina d’Oro venga amministrato da un municipio di 7 membri e da un consiglio comunale di 35, con possibilità di istituire circondari elettorali corrispondenti alle giurisdizioni dei comuni originari (Agra, Carabietta, Gentilino, Montagnola e Muzzano).
La votazione consultiva avrà luogo domenica 20 ottobre 2019, in concomitanza con le elezioni federali.