Cartoline dal Vaticano…

Cartoline dal Vaticano…

Da www.liberatv.ch

Il comandante Matteo Cocchi racconta l’impegno della Polizia per le Guardie del Papa

Lunedì scorso, 6 maggio, anniversario del Sacco di Roma, avvenuto il 6 maggio del 1527, il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha partecipato, insieme a una delegazione di politici e rappresentanti delle istituzioni ticinesi, alla cerimonia di giuramento delle nuove Guardie Svizzere Pontificie.

Comandante, immaginiamo che il viaggio al Vaticano sia stato un’occasione per rinsaldare ulteriormente la collaborazione tra Polizia cantonale e Guardie Svizzere avviata nel 2016…
Certo, la cornice dell’edizione 2019 del Giuramento, della quale il Ticino era Cantone ospite, ha rivestito una particolare valenza anche alla luce dell’attività di collaborazione tra la nostra Polizia cantonale e la Guardia Pontificia Svizzera, collaborazione che oggi si può definire consolidata. I differenti moduli di formazione che si sono svolti negli ultimi anni in Ticino, sotto la direzione e la supervisione di istruttori del nostro Corpo, è riconosciuta come altamente professionale. Un fattore sottolineato in modo ufficiale da parte del Comandante della Guardia, Christoph Graf, nel corso dei festeggiamenti, e che sicuramente costituisce per noi un motivo di soddisfazione. Un ringraziamento va a coloro che negli anni hanno creduto in questo progetto, che grazie allo spirito propositivo che ci contraddistingue, ha raggiunto lo scopo di ulteriormente affinare talune attività nell’ambito della sicurezza del Santo Padre.

Una collaborazione che coinvolge anche il comando della Forze Speciali dell’Esercito. Come vi coordinate?
La collaborazione con l’Esercito e in particolare il Comando delle Forze Speciali di stanza al Monte Ceneri, ci permette di poter effettuare tutte le attività di addestramento sulla piazza d’armi di Isone. Luogo ideale per i contenuti che vengono trattati sull’arco delle 4 settimane di corso. Ma la collaborazione non è legata solo a questa attività: si estende ad altri ambiti formativi a conferma gli ottimi rapporti affinati negli anni tra Esercito e Polizia. Questo gioco di squadra ci permette di poter usufruire di infrastrutture moderne e funzionali.

Chi segue la carriera di Guardia pontificia può trovare sbocchi futuri nella Polizia cantonale?
Certo, nei nostri ranghi ci sono diversi agenti che hanno prestato servizio in Vaticano. Pur non costituendo un corridoio preferenziale, l’esperienza acquisita nella Guardia Svizzera Pontificia, è sicuramente un valore aggiunto alle qualità richieste ad un agente di Polizia. Disciplina, valori, senso del dovere e predisposizione particolare ad attività fuori dal comune, sono alcuni degli elementi che possono ben rientrare nel profilo di un gendarme.

Ci sono altri progetti futuri nell’ambito della collaborazione?
Per quanto riguarda la formazione di base, si può affermare che quanto messo in campo è da considerarsi come un caposaldo della formazione delle future Guardie Pontificie. A conferma di ciò, attualmente il Comando di Roma sta affinando un ulteriore progetto in collaborazione con la Sezione formazione della Polizia cantonale allo scopo di allineare i concetti formativi, erogati in Ticino, anche al resto degli alabardieri. Attività questa che si può indentificare come “continua” e che permetterà quindi in futuro di introdurre novità tecniche e tattiche relative all’impiego di Polizia. Accorgimenti che potranno essere aggiornati proprio in ragione dell’evoluzione che si rileva anche in questo importante ambito.

Nella foto (LiberaTV) Cocchi insieme al sergente istruttore Guillaume Favre che annualmente segue le reclute durante i corsi svolti in Ticino.

Definita la data della votazione consultiva per l’aggregazione tra Collina d’Oro e Muzzano

Definita la data della votazione consultiva per l’aggregazione tra Collina d’Oro e Muzzano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato lo studio di aggregazione tra i comuni di Collina d’Oro e Muzzano, che rientra negli scenari indicati dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Nel progetto è stato aggiornato l’aspetto che riguarda l’organizzazione del servizio di polizia comunale, per il quale si prevede ora l’accorpamento della polizia strutturata di Collina d’Oro nella Polizia Ceresio Sud. La votazione consultiva è stata fissata per domenica 20 ottobre 2019, in concomitanza con le elezioni federali.
La Commissione di studio per l’aggregazione di Collina d’Oro e Muzzano ha trasmesso al Consiglio di Stato la propria proposta di aggregazione nel mese di maggio dello scorso anno. A seguito delle prospettate evoluzioni relative all’organizzazione del servizio di polizia locale, il Consiglio di Stato ha in seguito chiesto alla Commissione un aggiornamento dello studio aggregativo su questo aspetto. La futura organizzazione prevede ora, invece dello svolgimento in proprio del servizio di polizia indicato nello studio, l’integrazione del Corpo di polizia di Collina d’Oro in quello di Ceresio Sud, tramite accordo con il Comune di Paradiso. L’intesa è in fase avanzata di elaborazione.
Lo studio aggregativo è accompagnato dai preavvisi favorevoli dei due municipi, allestiti come prevede la legge dopo aver sentito i rispettivi consigli comunali, il cui parere non è vincolante. Questi ultimi hanno espresso preavviso favorevole a Collina d’Oro (unanimità) e contrario di stretta misura a Muzzano (10 favorevoli, 11 contrari).
La proposta di aggregazione, conforme agli scenari contenuti nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) attualmente al vaglio del Gran Consiglio, concretizza la volontà politica dei due municipi di consolidare i rapporti tra gli attuali comuni per una maggiore efficienza nella gestione delle risorse territoriali, umane e finanziarie del comprensorio.
Con l’aggregazione di Collina d’Oro (4’911 abitanti a fine 2017) e Muzzano (812) si propone di far nascere un nuovo Comune dal nome “Collina d’Oro”, con una popolazione di quasi 6’000 abitanti e oltre 3’000 posti di lavoro. La prospettata situazione finanziaria del nuovo Comune si presenta come solida, con risorse fiscali ben superiori alla media cantonale e moltiplicatore d’imposta molto favorevole, che al 65% garantirebbe un equilibrio stabile e un autofinanziamento annuo di circa 3,8 milioni di franchi. Alla luce di tale positiva situazione, non sono previsti supporti finanziari da parte del Cantone.
Lo studio prevede che il nuovo Comune di Collina d’Oro venga amministrato da un municipio di 7 membri e da un consiglio comunale di 35, con possibilità di istituire circondari elettorali corrispondenti alle giurisdizioni dei comuni originari (Agra, Carabietta, Gentilino, Montagnola e Muzzano).
La votazione consultiva avrà luogo domenica 20 ottobre 2019, in concomitanza con le elezioni federali.

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto: pubblicato un concorso pubblico per una nuova funzione

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto: pubblicato un concorso pubblico per una nuova funzione

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che venerdì 3 maggio 2019 è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per la posizione di Collaboratore/trice scientifico/a incaricato/a presso la Direzione della Divisione della giustizia, con il compito di coadiuvare quest’ultima nell’ambito del progetto di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto.
Proseguono i lavori della Divisione della giustizia contestualmente al progetto di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto. In quest’ottica, è in corso la mappatura dei costi e dei ricavi finanziari delle attuali sedici Autorità regionali di protezione, demandata dal Consiglio di Stato a una società di revisione esterna, mentre ad inizio anno il Governo ha istituito il Gruppo di progetto con il compito di approfondire la “cantonalizzazione” amministrativa delle Autorità regionali di protezione, il cui funzionamento è oggi di competenza comunale, all’interno dell’Amministrazione cantonale. Parimenti, continuano gli incontri della Divisione della giustizia, unitamente alla Camera di protezione del Tribunale di appello, Autorità di vigilanza del settore, con i Comuni sede delle Autorità regionali di protezione a seguito delle ispezioni congiunte terminate nel corso del 2018, tesi infine a rafforzare a corto termine l’operatività delle Autorità regionali di protezione.
La Direzione di questo importante progetto di riorganizzazione è di spettanza della Divisione della giustizia, che potrà avvalersi in tal senso di una risorsa dedicata per la quale il 3 maggio 2019 è stato aperto un bando di concorso pubblico nella funzione di Collaboratore/trice scientifico/a incaricato/a sino al 31 dicembre 2020. Questa nuova figura avrà il compito di coordinare e coadiuvare, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, il progetto di “cantonalizzazione” delle Autorità regionali di protezione e del riordino del settore della protezione del minore e dell’adulto. La medesima coordinerà e fungerà in particolare da punto di riferimento per l’attività dei Sottogruppi di progetto tematici e/o Gruppi di lavoro che verranno costituiti su impulso del Gruppo di progetto principale. Inoltre, fungerà altresì da punto di riferimento per quanto attiene al settore della protezione del minore e dell’adulto – con riguardo ai molteplici attori interessati da questo settore sensibile –, anche nell’ambito dell’attività corrente della Divisione della giustizia.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa rilasciata da un’università svizzera, preferibilmente in economia aziendale, diritto, informatica o ingegneria gestionale, che disponga di esperienza nella gestione di progetti. Capacità analitica e orientata al risultato, attitudine all’ascolto e alla mediazione, affidabilità e spirito di iniziativa, come pure ottime capacità redazionali, sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 17 maggio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

Vaticano a tinte rosse e blu

Vaticano a tinte rosse e blu

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino ospite d’onore della cerimonia di giuramento delle 23 nuove guardie svizzere pontificie

Il Vaticano si è tinto di rosso e blu, lunedì mattina, in occasione della cerimonia di giuramento delle 23 nuove guardie svizzere pontificie. Per l’occasione, era presente una delegazione guidata dal presidente del Consiglio di Stato ticinese, Christian Vitta.
Presenti, tra gli altri, anche i Cantori della Turrita, che hanno accompagnato la funzione all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro.
Il giuramento delle nuove guardie svizzere si svolgerà nel tardo pomeriggio nel cortile di San Damaso, per commemorare la morte dei 147 soldati elvetici caduti in difesa del Papa Clemente VII nel Sacco di Roma (1527) proprio nel cortile del Palazzo Apostolico.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vaticano-a-tinte-rosse-e-blu-11730863.html

 

E adesso diamo ai ticinesi più libertà e meno imposte

E adesso diamo ai ticinesi più libertà e meno imposte

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi fissa alcuni obiettivi per i prossimi quattro anni
L’ho detto durante la campagna elettorale: uno degli obiettivi principali per questo nuovo quadriennio è garantire ai Ticinesi maggiore libertà. Negli ultimi anni, assieme ai collaboratori del Dipartimento e con l’appoggio dei colleghi di Governo, abbiamo dato a questo Cantone un elevato grado di sicurezza, in un contesto locale e internazionale per niente facile.
Dare più libertà significa innanzitutto alleggerire il peso di una burocrazia invasiva e snellire quelle procedure amministrative che troppo spesso impastoiano cittadini e imprese. È un fronte sul quale già ho avuto modo di intervenire, ma si può fare di più. Anzi: si deve fare di più! Perché se si vuole che il Ticino cresca e che il benessere dei residenti aumenti dobbiamo sostenere e non penalizzare il singolo cittadino nella sua attività privata, così come le aziende nelle loro pratiche per investire, assumere e proporre nuovi progetti.

Automobilisti… più liberi
Fare degli esempi rende più facile la comprensione di quanto dico. Prendiamo la Sezione della circolazione e in particolare il servizio che si occupa delle immatricolazioni. È tra gli sportelli più sollecitati dell’intera amministrazione cantonale. E soprattutto sui tratta di un servizio che coinvolge tutti i Ticinesi in possesso di un’auto o di una moto. La continua crescita di pratiche – e nonostante gli sforzi dei collaboratori – ha provocato un aumento dei tempi di attesa per chi si recava a Camorino. In media le pratiche giornaliere (tra settembre 2017 e marzo 2018) erano 736, con tempi d’attesa di 40 minuti, ma che potevano in alcuni casi e momenti salire sopra l’ora e venti minuti. Una situazione non più sostenibile ai miei occhi e che ci ha spinti ad adottare misure incisive con l’obiettivo di far scendere a 20 minuti i tempi medi di attesa e a 40 minuti quelli massimi. Oggi possiamo dire non solo di aver raggiunto l’obiettivo, ma di averlo migliorato: nel mese di marzo i tempi di attesa sono stati mediamente di 10 minuti! I vantaggi per privati e garagisti sono quindi evidenti.

Ceto medio… più leggero
Allo stesso tempo il mio impegno verrà sviluppato assieme ai colleghi di Governo, per portare stimoli e trovare soluzioni che vadano nella direzione proprio di migliorare il contatto tra cittadino e amministrazione, così da rendere virtuoso il rapporto Stato-economia-cittadini. Per virtuoso si intende favorire l’iniziativa e la responsabilità individuale, con lo Stato in un ruolo sussidiario, ossia di sostegno a quanto le persone, le aziende e le società residenti in Ticino promuovono. Proprio questa settimana il Consiglio di Stato ha preso posizione sul tema federale in votazione il 19 maggio prossimo riguardante la riforma fiscale e il risanamento dell’AVS. Abbiamo detto sì perché vediamo benefici importanti sul breve e medio termine per le aziende e un aiuto quasi immediato al finanziamento del fondo per l’AVS, così che possa essere sempre in grado di erogare la rendita agli anziani ogni inizio mese. Inoltre a livello fiscale questa riforma lascia ai Cantoni un margine di manovra interessante. Ed è proprio qui che il Ticino farà la sua parte e io spero che si riesca a migliorare le condizioni fiscali dei cittadini residenti, che pagano le imposte. Su questo punto andrà il mio impegno, che non riguarda solo le aziende o la tassazione dei contribuenti più facoltosi, ma che sarà incentrato soprattutto a favore del ceto medio: è tempo e ora di intervenire positivamente per quei cittadini che sono la colonna portante della nostra società!

Uccidere la libertà degli svizzeri non migliora la sicurezza nell’UE

Uccidere la libertà degli svizzeri non migliora la sicurezza nell’UE

L’opinione di Norman Gobbi sul voto che riguarda la Legge sulle armi

Passate le elezioni cantonali, si avvicina un appuntamento con le urne – la votazione federale del 19 maggio sulle modifiche alla Legge federale sulle armi – molto importante per la Svizzera. La posta in palio infatti è quella di garantire anche in futuro la possibilità di autodeterminarci in quanto Stato, evitando ingerenze provenienti dall’UE.
Su questa specifica votazione bisognerebbe capovolgere il ragionamento e chiederci: “Tenuto conto del nostro efficiente sistema di sicurezza, dell’elevato grado di controllo che abbiamo definito nel campo della vendita e possesso delle armi con la nostra legislazione e della grande tradizione (unica al mondo) che fa sì che ogni cittadini svizzero abbia una vicinanza particolare nei confronti di un’arma, fatta di rispetto, attenzione e sicurezza – perché così “educato” dal servizio militare obbligatorio – che bisogno abbiamo di accettare direttive imposte dall’Unione europea proprio in una materia in cui non abbiamo nulla da imparare da nessuno?” È questa la domanda che dobbiamo porci di fronte al diktat voluto dall’UE, accolto con una fretta quasi sospetta dal Consiglio federale e dalla maggioranza del Parlamento e che ci porterà giustamente a votare (benedetta democrazia diretta!) il prossimo 19 maggio sulla modifica della Legge federale sulle armi.
Questa imposizione che giunge dall’UE – che non migliorerà di una virgola la sicurezza contro il terrorismo – mina il rapporto di fiducia tra l’autorità federale, cantonale o comunale e il cittadino. Abbiamo costruito la prosperità e le fortune del nostro Paese soprattutto sulle libertà individuali. Con la scelta fatta dalla maggioranza del Parlamento si mette in discussione la buona fede di migliaia di cittadini nel loro essere tiratori, cacciatori o collezionisti di armi. Cittadini che si sono sempre comportati correttamente e che invece, se passerà questa modifica di legge, considereremo tutti potenzialmente “colpevoli”. È un approccio inverso rispetto a ciò che abbiamo sempre conosciuto, perché in Svizzera l’autorità ha sempre avuto e ha fiducia dei suoi cittadini, contrariamente a quello che fa l’Unione europea nei confronti dei cittadini di qualunque Stato.
La nostra legislazione in materia di armi è molto efficace. Consente all’autorità di sequestrare l’arma al possessore sprovvisto dei requisiti di legge, mediante l’emanazione di una decisione amministrativa subito esecutiva. Una persona perde i requisiti se dà motivo che possa esporre se stesso o gli altri a pericolo, oppure se è condannata per reati che denotano carattere violento o pericoloso, o per crimini o delitti commessi ripetutamente e iscritti nel casellario giudiziale. Non è necessario che i delitti siano in relazione alle Legge federale sulle armi: possono essere di qualsiasi natura. Tenuto conto che a eventuali ricorsi è tolto l’effetto sospensivo, la decisione di sequestro è immediatamente effettiva. Nella pratica succede che sono gli agenti di polizia a recarsi al domicilio della persona e a procedere al sequestro dell’arma. Le nuove norme servirebbero unicamente ad aumentare la burocrazia con il conseguente appesantimento del carico amministrativo per la nostra Polizia, senza peraltro alcun riscontro effettivo dal punto di vista pratico della sicurezza.
A comprova dell’efficacia della legge attuale bastano alcune cifre, riferite al Canton Ticino: il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata della Polizia cantonale tratta annualmente circa 2’200 casi. Nel 2018 sono state sequestrate 13 armi (17 nel 2017); non è stato concesso il permesso all’acquisto di un’arma in 17 casi (21 l’anno prima) ed è stato negato il dissequestro in 6 casi (7 nel 2017). Vi sono stati inoltre altri 7 casi, lo stesso numero dell’anno precedente, di conferma di sequestro.
Un’ultima considerazione, ma non per importanza: oggi chi sostiene le modifiche alla Legge imposte dall’UE ci dice che se non dovessero venir accettate usciremmo automaticamente dall’accordo Schengen. Si tratta della solita “clausola ghigliottina” (“se non accetti questo ti tolgo anche quello”). A parte il fatto che proprio una clausola del genere avrebbe dovuto sconsigliare di entrare in materia sui cambiamenti della nostra legge sulle armi, addirittura però al momento del voto nel 2005 su Schengen non ci era stato detto che la legislazione svizzera avrebbe dovuto essere aggiornata automaticamente rispetto ai cambiamenti che sarebbero intervenuti in ambito europeo in questo specifico ambito. Come si vede tutto l’approccio è sbagliato, non è per nulla svizzero e non tiene conto dell’alto livello di sicurezza raggiunto in Svizzera anche nel contrasto al terrorismo. Comunque: l’Europa ha tutto l’interesse che la Confederazione rimanga inserita nell’accordo Schengen, e soprattutto noi saremo in grado di restare agganciati alle misure che Schengen produce in ambito di controllo delle persone.
Il voto del 19 maggio ci dà la possibilità – se vogliamo davvero un Paese in grado di autodeterminarsi e di mantenere la propria libertà e indipendenza – di schierarci: votando NO alle modifiche della Legge federale sulle armi.

Un intenso 2018 per la Sezione della circolazione

Un intenso 2018 per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione resta uno fra i servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. I dati del 2018 mostrano infatti che sono state poco più di 575’000 le pratiche evase, con una media di circa mille telefonate ricevute ogni giorno. Il fatturato totale si è attestato a poco più di 173 milioni di franchi.
Il rendiconto della Sezione della circolazione mostra un andamento in linea con l’anno precedente: sono state 575’079 le pratiche gestite dai diversi settori durante lo scorso anno, per un introito finanziario complessivo di 173’386’800 franchi.
La situazione sul fronte delle immatricolazioni smentisce una tendenza in atto da diverso tempo; infatti, il parco veicoli del Cantone Ticino è diminuito per la prima volta dopo anni, seppur in modo molto contenuto (-0,3%), passando dai 328’139 veicoli del 2017 ai 327’063 di fine 2018. In leggera diminuzione è anche il dato relativo agli autoveicoli che sono passati da 254’446 a 252’486 (-0,7%). I motoveicoli in circolazione invece sono nuovamente aumentati passando da 47’081 a 47’296 (una crescita pari a +0,5%).
Particolarmente significativi risultano anche i dati dell’Ufficio tecnico, il quale ha potuto beneficiare della nuova procedura di collaudo la quale prevede che ogni veicolo sia gestito da un tecnico esperto (la cosiddetta procedura “1-1”). Grazie all’installazione di otto nuovi lift per visionare i veicoli dotati di strumenti all’avanguardia il numero di collaudi eseguiti sono aumentati del 23.74% passando dai 58’674 del 2017 ai 72’601 del 2018.
Si rimarca per contro una flessione dell’attività dell’Ufficio giuridico, in controtendenza rispetto agli scorsi anni, con 66’423 decisioni emanate che corrispondono a una diminuzione dell’8,9% rispetto al 2017 (-6’423 pratiche) dovute principalmente a un problema tecnico al nuovo applicativo ideato per la gestione delle multe; in questo senso sono stati accumulati ritardi nell’evasione delle numerose procedure amministrative e contravvenzionali il cui recupero sarà evaso definitivamente nel corso del 2019.
Per quanto riguarda infine il contatto con i cittadini, il 2018 è stato il sesto anno di attività del “Contact center”: le sollecitazioni si sono confermate molto alte, con un totale di 230’541 chiamate telefoniche. Nel mese di dicembre è stato introdotto il sistema con una risposta vocale interattiva (il noto “IVR” ovvero “Interactive Voice Response”) che offre la possibilità all’utente di selezionare tramite la tastiera il servizio desiderato. Questa nuova modalità di interazione garantirà una gestione migliore della telefonata con un’evasione più rapida e funzionale delle circa 1’000 chiamate giornaliere.
A livello informatico si è notata una leggera flessione delle visite al sito web che rimane tuttavia uno dei più visitati dell’intera Amministrazione cantonale con quasi 500’000 visite e 2.7 milioni di pagine visualizzate. Nel corso del 2018, la Sezione della circolazione si è adoperata per la revisione e il rifacimento grafico del portale, online dall’inizio del 2019. Il nuovo sito è stato sviluppato con un approccio più orientato all’utenza, meno nozionistico e con la predisposizione di procedure guidate. In questo senso si rimarca come siano sempre particolarmente apprezzati e utilizzati dai cittadini i numerosi servizi online offerti dalla Sezione della circolazione quali la modifica della data del collaudo, la modifica dell’indirizzo di domicilio, l’appuntamento per l’esame pratico e la ristampa targhe.
Infine, si segnala che l’introito complessivo delle aste targhe online organizzate nel 2018 ammonta a 800’950 franchi, mentre quello della vendita diretta delle targhe a 203’300 franchi, per un totale complessivo di 1’004’250 franchi. Come avveniva già per le aste tradizionali, una parte dei ricavi viene devoluto ai programmi di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e “Acque sicure” e da quest’anno anche al nuovo programma “Montagne sicure”.
La semplificazione delle relazioni fra cittadino e Stato è un obiettivo strategico al quale il Dipartimento delle istituzioni dedicherà particolare attenzione anche nel corso della legislatura 2019-2022; in quest’ottica si svilupperà nei prossimi mesi il progetto dipartimentale “cinque stelle” volto a migliorare la qualità dei servizi offerti all’utenza.

Rete integrata Svizzera:  “Sicurezza a livello nazionale”

Rete integrata Svizzera: “Sicurezza a livello nazionale”

Intervista a Norman Gobbi, presidente della Piattaforma elvetica

Nelle ultime settimane è stato presentato il bilancio 2018 sull’attività della Polizia cantonale. In generale in Ticino la lotta contro la criminalità ha dato buoni risultati, così come le campagne che mirano a ridurre gli incidenti della circolazione, tanto che i Ticinesi avvertono un maggior senso di sicurezza, sostenuto – appunto – da dati oggettivi.

È un lavoro che ha contraddistinto il Consigliere di Stato della Lega Norman Gobbi in questi 8 anni alla testa del Dipartimento delle istituzioni. Pochi però sanno che tale impegno viene svolto da Gobbi anche a livello nazionale. “In quanto membro e quest’anno presidente della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) porto le riflessioni e i problemi che toccano da vicino i Cantoni, coordinando l’attività degli organismi dedicati alla sicurezza a livello nazionale per giungere a mettere in campo gli interventi più opportuni”.

Su quali aspetti si focalizza oggi l’attività della Piattaforma? “Gli ambiti d’intervento sono numerosi. Per una Nazione che si regge sul federalismo, avere una Piattaforma che coordini i progetti e gli interventi, facendo dialogare al meglio tra loro il contesto federale con quello rappresentato dai 26 Cantoni, è essenziale e in questo contesto si inserisce il ruolo politico della Rete nazionale Svizzera per la sicurezza. Per quanto riguarda invece l’operatività posso citare almeno quattro ambiti: quello della lotta contro la radicalizzazione, per la quale abbiamo messo in atto un piano nazionale in cui tutti i Cantoni sono coinvolti; il contrasto alla cyber criminalità, che è diventato un dossier sempre aperto sul nostro tavolo di lavoro e, terzo, l’organizzazione della seconda esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS). Il quarto aspetto riguarda invece la verifica degli strumenti di supporto in caso di crisi, come una rete di comunicazione funzionante e performante, oppure la disponibilità di sufficienti risorse sul personale di sicurezza, sia esso pubblico o privato”.

Può anticipare qualcosa sull’esercitazione della RSS? Quando si terrà? “I più attenti – ci dice Norman Gobbi – si ricorderanno della prima grande esercitazione nazionale, che si è tenuta nel 2014. La prossima ci sarà nel corso del mese di novembre di quest’anno. L’ERSS 2019 sarà incentrata sul terrorismo, ossia su uno scenario che riguarda principalmente la sicurezza interna. Si tratta di verificare l’interazione tra polizia ed esercito nella gestione di situazioni di minaccia. L’esercito svolge infatti un ruolo cruciale a supporto dei partner della protezione della popolazione (polizia, pompieri, sanità pubblica, servizi tecnici, protezione civile) nell’ambito degli impieghi sussidiari di sicurezza, ad esempio per la protezione di infrastrutture critiche. Ancora una volta anche il Ticino sarà coinvolto da questa esercitazione. Verrà simulato un processo con terroristi al Tribunale penale federale di Bellinzona, con tutte le misure da mettere in atto in questi casi nel campo della sicurezza. Le esercitazioni di questo tipo forniscono un contributo essenziale alla condotta operativa nelle situazioni di crisi”.

Vi è poi tutto l’aspetto delle agenzie private di sicurezza. “Proprio su questo tema, tenuto conto delle varie reazione che suscita nell’opinione pubblica, a livello nazionale vi è un forte dibattito sulla necessità di legiferare. E sarà uno degli argomenti principali che discuteremo nell’ambito della 4° Conferenza della RSS che si terrà il 16 maggio a Losanna”.

“Come Ticinese sento di avere una responsabilità ancora più grande nel trovare soluzioni comuni, che possano aumentare la sicurezza delle svizzere e degli svizzeri”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Equipaggiamento in moto, non solo casco in testa!

Equipaggiamento in moto, non solo casco in testa!

Comunicato stampa

Proteggere la testa con il casco è ormai divenuta da anni una buona abitudine, ma lo stesso non si può certamente dire per il resto del corpo di molti motociclisti. Troppo sovente, in particolare sul breve tragitto casa lavoro, l’equipaggiamento di taluni centauri lascia molto a desiderare, inconsapevoli dei rischi di incidenti e cadute in cui potrebbero incorrere. Per questo motivo è di estrema importanza dotarsi dell’equipaggiamento adeguato. Casco, giacca, pantaloni, guanti e stivaletti appropriati dovrebbero sempre essere indossati, anche per pochi chilometri.

Nel 2018 in Ticino sono stati constatati ben 411 incidenti con il coinvolgimento di un motoveicolo. In 249 occasioni hanno comportato il ferimento da lieve a grave di centauri e/o passeggeri. Parte dei ferimenti è sicuramente dovuto alla scarsa attenzione all’equipaggiamento, non corretto o non sufficientemente adeguato alle circostanze.
Chi circola in moto è maggiormente soggetto a cadute rispetto agli altri utenti della strada. Le due ruote hanno infatti una maggior probabilità di incorrere in un incidente con il conseguente risultato della caduta a terra del centauro. Strisciare sul manto stradale con una maglietta o una giacca leggera provoca delle abrasioni estremamente dolorose. Ne consegue che l’abbigliamento dovrebbe essere sempre curato e adeguato cosi da evitare, oltre alle abrasioni, pure le ferite agli arti.
Solamente giacca e pantaloni in materiale resistente alle abrasioni causate dallo sfregamento sull’asfalto nonché stivaletti da motociclista con gambali alti e parti rinforzate offrono una vera e propria protezione. Pure importanti i guanti poiché in caso di caduta, le mani sono le più esposte alle ferite. Protezioni per la schiena, gomiti e ginocchia dovrebbero inoltre completare l’equipaggiamento del motociclista. Non bisogna neppure dimenticare gli inserti riflettenti, sia che siano inseriti in un gilet protettivo o applicati direttamente sulla giacca, in quanto bisogna rendersi visibili agli altri utenti della strada.
Il casco di protezione deve essere sempre ben pulito così come la visiera che deve permettere una buona visione del campo stradale. In caso di caduta o di urto sul casco è necessario farlo controllare per verificare che possa ancora garantire una buona protezione. In caso contrario bisogna sostituirlo.
La motocicletta è una passione non priva di pericoli. Purtroppo gli incidenti capitano quando meno ce lo aspettiamo. Prepariamoci e proteggiamoci quindi per tempo!

“Tuer la liberté des Suisses n’améliore pas la sécurité dans l’UE”

“Tuer la liberté des Suisses n’améliore pas la sécurité dans l’UE”

Da www.rts.ch

Parmi les conseillers d’Etat, Norman Gobbi (Lega/TI) nage à contre-courant dans la campagne de votation du 19 mai. Contrairement à la majorité de ses colleguès, il est opposé à la loi qui vise un meilleur contrôle des armes en circulation.

Dans cette directive qui s’adapte aux mesures anti-terroristes édictées par l’Union européenne (UE), l’élu de la Lega dénonce une attaque frontale contre la souveraineté de la Suisse. “Cette modification de la loi est exigée par une directive de l’UE. Or, dans notre pays, on a bâti toutes nos plus belles réalisations sur la liberté individuelle, une valeur aujourd’hui mise en cause”, fustige-t-il au micro de La Matinale mercredi.

“En Suisse, l’attitude est celle de la confiance envers les citoyens, y compris les chasseurs, tireurs et collectionneurs d’armes, une approche qui n’est pas celle de l’UE. Une modification de la loi n’amènerait pas plus de sécurité en Suisse et en Europe, elle tuerait en revanche la liberté individuelle des Suisses”, souligne le Tessinois, qui pratique lui-même le tir sportif.

“Je réfute cette mise sous pression”

Dans ce scrutin, le maintien de la Suisse dans l’accord de Schengen-Dublin représente l’un des arguments principaux pour le oui. La Suisse est en effet tenue d’adapter sa législation sur les armes si elle veut rester dans l’alliance des Etats Schengen et Dublin. En cas de “non” le 19 mai, la coopération prendrait fin automatiquement après six mois.

“Je réfute cette façon de faire de l’UE, ses clauses guillotine, la mise sous pression. On ne peut pas avaler tout ce qui vient de Bruxelles”, conteste Norman Gobbi.

Les fusillades de Paris n’ont pas été perpétrées avec des armes venues de Suisse, mais avec des armes illégales, illustre-t-il. “Ce n’est pas en mettant en cause les bons citoyens suisses qu’on va améliorer cette situation.”

“Pas dans l’intérêt de l’UE”

Devant la menace d’une exclusion des accords Schengen-Dublin, l’élu léguiste affiche sa confiance. “La Suisse a toujours trouvé des solutions”, avance-t-il, s’appuyant sur le fait qu’une expiration pourrait être évitée si tous les Etats de l’UE et la Commission européenne acceptent, dans un délai de 90 jours suivant le vote – de faire une concession à la Suisse. “Ce n’est pas du tout dans l’intérêt de l’UE d’éjecter la Suisse”, estime-t-il encore.

L’UDC, avec les milieux du tir, est le seul parti à prôner le non dans les urnes le 19 mai.

https://www.rts.ch/play/tv/redirect/detail/10372446