E’ morto Silvano Bergonzoli

E’ morto Silvano Bergonzoli

Da www.ticinonews.ch

L’ex deputato e municipale della Lega era da tempo malato. Gobbi: “Se il Cantone Ticino ha definito chiaramente i colori della sua bandiera, lo dobbiamo ad una sua mozione”

E’ morto a 82 anni Silvano Bergonzoli. L’ex deputato e municipale leghista è scomparso dopo una lunga malattia. Un leghista della prima ora dal carattere combattivo, come dimostrato anche durante i suoi ultimi anni di attività politica, quando era già in difficili condizioni fisiche.

A ricordarlo il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Se il Cantone Ticino ha definito chiaramente i colori della sua bandiera, lo dobbiamo proprio ad una sua mozione che chiarì il nostro rossoblù. A te caro Silvano, lottatore instancabile, che sei stato per molto tempo la nostra bandiera nel Locarnese, vada la nostra gratitudine per quanto hai fatto. Alla moglie, ai figli e ai famigliari esprimo la nostra vicinanza. Riposa in pace, Mago Silvan!”.

La redazione di Ticinonews coglie l’occasione per porgere le più sentite condoglianze alla famiglia Bergonzoli.

Quella volontà di lottare contro tutte le tirannie

Quella volontà di lottare contro tutte le tirannie

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 26 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Ricorre domani la Giornata della memoria, che riporta le nostre menti e le nostre coscienze al 27 gennaio del 1945, quando venne liberato il campo di concentramento di Auschwitz. Questa Giornata è un’accorata dedica alla sofferenza dei popoli oppressi, ma è anche un momento di profondo significato che deve risvegliare in noi la volontà di lottare contro tutte le tirannie, le dittature, le ingiustizie e le paure che condizionano e negano la libertà di ogni essere umano. Non dobbiamo mai smettere di condannare le violenze del passato e di lottare contro quelle attuali, fisiche o verbali; dobbiamo impegnarci quotidianamente a favore della nostra società e della dignità di ogni individuo, pur sempre nello stato di diritto.

Il dolore e la riflessione dovrebbero essere di tutti e tutti dovremmo impegnarci a fondo affinché questa terribile tragedia non accada mai più, e invece c’è qualcuno che non la pensa così. Per quanto incomprensibile, paradossale e inumano possa apparire, ancora oggi c’è infatti chi minimizza o nega quanto è accaduto nei terribili anni della Seconda guerra mondiale, quando l’uomo si rese protagonista di comportamenti criminali e abominevoli. Sto parlando dei cosiddetti negazionisti: questi signori, in base a tesi tanto fantasiose quanto offensive, minimizzano, banalizzano, addirittura negano fatti assodati e con i quali siamo chiamati a fare i conti, senza se e senza ma.

Ai soldati e agli ufficiali che entrarono per primi nei campi di concentramento e si ritrovarono di fronte a scene surreali, mai viste prima e destinate a segnarli per la vita, il generale americano, nonché 34° presidente degli Stati Uniti, Dwight Eisenhower, ordinò di registrare tutte le prove, filmare ogni cosa, raccogliere tutte le testimonianze possibili, circostanziare ogni fatto, fissare in un modo o nell’altro ciò che stavano vedendo perché – e riprendo le sue esatte parole – «lungo la strada della storia qualcuno si alzerà e dirà che queste cose non sono mai accadute». Ebbe, ahimè, ragione… Quel qualcuno si è davvero fatto avanti, sdoganando tesi assurde che hanno alimentato l’immenso dolore provocato dai deliri della presunta onnipotenza nazista.

Negare o banalizzare equivale a iniettare il veleno del dubbio, significa causare un danno enorme, vuol dire nascondere ciò che la Storia ci ha lasciato in eredità. Non dobbiamo sottovalutare il danno potenziale ed effettivo che simili prese di posizione possono arrecare specie nelle nuove generazioni, tenendo poi ben presente che maggiore è la distanza che ci separa dal periodo 1939-1945, più efficace diventa il veleno.

Ma l’uomo – perlomeno l’ampia parte di umanità non ottenebrata da false e opportunistiche credenze – ha eretto robusti argini, confinando l’indecenza di simili posizioni in spazi chiusi e angusti: il negazionismo, inteso come negazione del genocidio del popolo ebraico e di alcuni altri eventi come il genocidio degli armeni, è infatti punito in Svizzera, Francia, Austria, Belgio, Germania, Svezia, Portogallo, Polonia, Spagna, Romania e anche in Canada e Australia. In Svizzera dal 1994 è in vigore una legge che per questo specifico reato prevede una pena detentiva fino a 5 anni.

Il tempo passa e il ricordo rischia di affievolirsi: ecco che una Giornata come questa assume un valore essenziale perché lo rafforza, lo perpetua, lo ravviva e lo attualizza. Dimenticarsi di ricordare, fare finta di nulla o – peggio! – negare sono un’offesa nei confronti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle i dolori più atroci, delle loro famiglie e verso chi crede ancora nella nobiltà dell’animo e dell’anima umani.

Educhiamo quindi i nostri giovani alla consapevolezza, spieghiamogli ciò che è successo, non nascondiamogli nulla, mettiamoli a confronto con il passato: in questo modo si svilupperà, forte e indistruttibile, la certezza che tragedie simili non accadano più. Abbiamo tutti una grande responsabilità: impegniamoci con serietà a favore della nostra società e della dignità di ogni singolo individuo che la compone. Lunga vita alla memoria, allora. Memoria che in ogni sua forma – dalla storia al racconto, dall’arte visiva alla musica – è importante poiché, appunto, ci permette di non cadere ancora nell’errore. La memoria non è fine a se stessa. Essa ci fa un regalo enorme: permette di comprendere fino in fondo la realtà che ci circonda, analizzandola in relazione ai fatti che storicamente conosciamo.

Kommission tritt auf Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes ein

Kommission tritt auf Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes ein

Mediemitteilung

Für die Sicherheitspolitische Kommission des Nationalrats (SiK-N) ist die Stärkung des Bevölkerungs- und Zivilschutzes zentral. Sie ist deswegen einstimmig auf die vom Bundesrat vorgeschlagene Totalrevision (18.085) eingetreten. Da sie indes grössere Differenzen zwischen den Kantonen und dem Bundesrat zur genauen Ausgestaltung der Vorlage feststellte, möchte sie eine Subkommission einsetzen, die offene Fragen klärt.

Die SiK-N anerkennt Anpassungsbedarf im Bevölkerungs- und Zivilschutz, um den aktuellen und künftigen Schutzbedürfnissen der Schweizer Bevölkerung und der veränderten Risikosituation Rechnung zu tragen. Das Eintreten war entsprechend unbestritten.

Vor der Diskussion hörte die SiK-N eine Delegation der Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr (RK MZF) an, die der Kommission umfangreiche Änderungsanträge unterbreitete. Die Kommission stellte in diesem Zusammenhang fest, dass zwischen Bundesrat und Kantonen insbesondere im Bereich der Rechtsetzungsdelegation, der Transparenz der Kostenfolgen sowie strategischer Grundlagen grössere Differenzen bestehen. Vor diesem Hintergrund entschied sie mit 11 zu 9 Stimmen bei 3 Enthaltungen, dem Büro des Nationalrats die Einsetzung einer Subkommission zu beantragen. Letztere soll sich aus 7 Mitgliedern (2 SVP, 1 SP, 1 FDP, 1 CVP, 1 Grüne, 1 GLP) zusammensetzen. Sie erhält den Auftrag, die Anliegen der Kantone zu prüfen und der Kommission bis Ende April die notwendigen Änderungen vorzuschlagen.

Aus Sicht der SiK-N kann durch das Einsetzen einer Subkommission das Ziel, eine konsensfähige Vorlage zu verabschieden, am schnellsten und erfolgversprechendsten vorangetrieben werden. Andere Anträge, welche die Vorlage an den Bundesrat zurückweisen bzw. Bestimmungen zu Telekommunikationssystemen separat verabschieden wollten, lehnte sie mit 15 zu 8 Stimmen bzw. mit 13 zu 8 Stimmen bei 2 Enthaltungen ab.

Nationales sicheres Datenverbundsystem

Die Kommission entschied ohne Gegenstimme, ihren Entscheid über den Verpflichtungskredit für das nationale und sichere Datenverbundsystem (18.088) zu vertagen. Mit der Vorlage werden 150 Millionen Franken für die Entwicklung und Beschaffung des Systems beantragt. Die Regelung der Zuständigkeiten und der Finanzierung des Systems zwischen Bund, Kantonen und Dritten sind jedoch in der Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes enthalten. Aufgrund dieser engen Verknüpfung entschied die Kommission, die Arbeiten der Subkommission abzuwarten und die Behandlung des Geschäfts zu sistieren.

Die Kommission hat am 21./22. Januar 2019 unter dem Vorsitz von Nationalrat Werner Salzmann (SVP, BE) und erstmals in Anwesenheit von Bundesrätin Viola Amherd, Chefin des VBS, in Bern getagt.

Tutto pronto per la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”

Tutto pronto per la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”

Giampiero Storelli: “Ecco la ricetta proposta dallo chef Luigi Veronelli”

Il presidente del “Cazzoeula Club Ticino” spiega i motivi per cui ha fondato l’associazione nel 1994: “Volevo valorizzare le pietanze ticinesi. Ma è stato un po’ anche per ritorsione verso mia figlia…”
Prenderà il via giovedì 24 gennaio e durerà fino al 3 febbraio la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”, organizzata da Ticino a Tavola su idea del “Cazzoeula Club Ticino”, presieduto da Giampiero Storelli.
In scia allo straordinario successo riscosso nelle precedenti edizioni, anche quest’anno “sono molti – dichiara Storelli a Liberatv – i ristoranti che hanno deciso di aderire a questa speciale rassegna”.
“La Cazzoeula – continua – è un piatto invernale che continua a riscuotere grande successo, nonostante il passare degli anni.
I segreti per una Cazzoeula perfetta? Esistono innumerevoli ricette e varianti, ma di sicuro non possono mancare piedini, costine, cotenne, testa, la verza e i salamini”.
Ma come si prepara un piatto tanto semplice quanto complesso? Ecco la ricetta fornita dall’Associazione di Storelli al sito di Ticino a Tavola, tratta dal libro “La pacciada – Mangiabere in pianura padana” scritto da Gianni Brera e dallo chef Luigi Veronelli.
“Spacco il piedino di maiale nella lunghezza, lo lavo e lo metto in una casseruola con la cotenne bene raschiate, passate alla fiamma e nettate; li copro abbondantemente d’acqua e passo in cottura a calore moderato. Sgocciolo prima le cotenne, dopo circa di cottura, poi il piedino dopo altri 30-40 minuti; taglio le cotenne a pezzi rettangolari, il piedino a tronchetti; tengo a parte 3 decilitri del liquido di cottura. Taglio a pezzi le costine; bucherello i salamini; sfoglio e lavo le verze. Metto in un tegame il trito e la noce di burro; lo faccio imbiondire a calore moderato; aggiungere le costine, le cotenne e i tronchetti di piedino. Condisco con sale e pepe: bagno con 3 decilitri del liquido di cottura tenuto da parte e faccio prendere l’ebollizione; continuo la cottura per un’ora mescolando sovente; aggiungo salamini e verze e cuocere tutto insieme. Servo caldissimo”.
Nell’anno appena iniziato, il ‘Cazzoeula Club Ticino’ spegnerà le 25 candeline. Un traguardo importante per Storelli e compagni, anche se il presidente è intenzionato a gettare la spugna. “Ho 81 anni, non ho più tutte le energie di un tempo. L’associazione è nata con lo scopo di valorizzare le pietanze ticinesi, anche se la Cazzoeula, qui in Ticino, è stata importata dalla Brianza. Non a caso, durante la rassegna, i ristoranti del Mendrisiotto sono presi d’assalto”.
“Il secondo motivo per cui ho fondato questo club di amici è un po’ per ritorsione verso mia figlia. Mi spiego, abitavamo nel Bellinzonese e lei continuava a dire che a Lugano c’era il McDonald’s e ristoranti vari, mentre Bellinzona era una città di miseria. Poi sono spuntate le prime pizzerie e i primi kebabbari. A quel punto mi sono detto: “ma perché non valorizzare e dare importanza ai nostri piatti e le loro tradizioni…””.

La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

Comunicato stampa

Così come avvenuto negli scorsi anni, anche in occasione del WEF 2019 di Davos la Polizia cantonale, rinforzata da un agente della polizia comunale Ceresio Nord, mette a disposizione un contingente a favore della sicurezza dell’importante evento di risonanza mondiale.
Per la sua riuscita, questa operazione di polizia può contare sulla partecipazione di tutti i Corpi a livello nazionale.
In questi giorni infatti, gli agenti sono stazionati nella cittadina grigionese garantendo attività di protezione a persone e a strutture in collaborazione con le locali forze di sicurezza.
Fra le diverse missioni, i nostri agenti sono pure chiamati ad assicurare la protezione dell’eliporto di Davos e di edifici particolarmente sensibili, mentre un ulteriore gruppo di agenti garantisce la scorta ravvicinata di alcune personalità presenti.

Matteo Salvini vuole Baragiola in galera in Italia

Matteo Salvini vuole Baragiola in galera in Italia

Da www.laregione.ch

Molto difficilmente la Confederazione darà luce verde all’estradizione dell’ex brigatista elvetico per scontare la pena per la strage Moro

“Salvini lo trovo politicamente allucinante. Paura non me ne fa, non temo possa venire qua”. Sono le parole dell’ex brigatista Alvaro Lojacono-Baragiola, condannato all’ergastolo in Italia per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro e attualmente in Svizzera.
L’ex brigatista, oggi 63enne, ha rotto il silenzio rilasciando varie interviste, anche sulla politica “allucinante” di Salvini contro i migranti. E sulla sua eventuale estradizione: “Di grandi dichiarazioni di impegni di arresti di esuli ce n’è a pacchi. È chiaro che adesso io sono il secondo in lista…”.

La reazione inviperita del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sui propri profili social, è stata immediata: “Essere insultato da un assassino terrorista in vacanza in Svizzera per me è una medaglia: rida finché è in tempo, faremo tutto il possibile perché finisca finalmente in galera in Italia”, ha commentato.

Anche, la Lega dei ticinesi chiede che l’ex brigatista – arrestato nel giugno del 1988 a Lugano e condannato nell’ottobre dell’anno successivo – venga riconsegnato alle autorità italiane. “La giustizia anche se lunga dev’essere fatta: l’invito di Salvini di far scontare la pena a Lojacono-Baragiola è più che giusto” ha detto il consigliere di Stato uscente Norman Gobbi al ritrovo leghista a Pregassona. Mentre dal “Mattino”, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri anticipa una mozione “per cambiare le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta, quando ci sono di mezzo terroristi assassini”.

Alvaro Lojacono-Baragiola è cittadino svizzero e difficilmente la Confederazione darà il via libera alla sua estradizione. L’ex brigatista – che partecipò al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro – ha concesso un’intervista anche a ticinonline in cui si dichiara pronto sia ad essere giudicato in Svizzera sia a scontare le pene inflitte in Italia, anche l’ergastolo cui è stato condannato nel 1996 per il Moro Quater.

Lui, oggi assistente all’Università di Friborgo, non nega le sue responsabilità: «Non mi nascondo, le scelte le ho fatte io: se l’Italia fa una domanda per tutto il cumulo delle pene che ho, io l’accetto». Starebbe dunque all’Italia presentare alla Svizzera una richiesta di esecuzione della pena.

Ricordiamo i fatti. Nato a Roma, da padre italiano e madre svizzera, nel 1986 ottenne la cittadinanza svizzera e riuscì a cambiare il suo cognome da Lojacono a Baragiola (quello della madre). Nel 1988 – come ricostruisce ‘il Caffè’ – la Svizzera scoprì la presenza sul proprio territorio del brigatista ricercato in Italia. Abitava a Castelrotto, insieme alla madre, e lavorava alla Rsi come ideatore di quiz. Fu processato e condannato a Lugano nel 1989, per l’omicidio del giudice Girolamo Tartaglione avvenuto a Roma nel 1978. Scontò 11 anni alla Stampa. Da quando è uscito dal carcere fa una vita lontano dai riflettori.

Quando il tribunale di Berna respinse la rogatoria

Baragiola ha trascorso 11 anni di carcere alla Stampa, per l’omicidio del giudice italiano Tartaglione, avvenuto nel 1978. Ergastolo ridotto in appello a 17 anni, di cui 11 scontati. L’ex brigatista potrebbe tuttavia dover tornare dietro le sbarre per scontare la sua pena legata al delitto Moro. C’è effettivamente stata la richiesta di eseguire la pena in Svizzera per Moro, come ci spiegano dal Dipartimento federale di giustizia e polizia: «Il 30 settembre 2011 il Tribunale d’appello del Canton Berna ha deciso di non entrare nel merito di una rogatoria italiana del 2006 che chiedeva l’esecuzione, da parte della Svizzera, di una sentenza italiana del 1996 la quale condannava all’ergastolo un ex brigatista per omicidio plurimo, e in particolare per l’omicidio dell’importante esponente politico Aldo Moro nel 1978. La Svizzera non ha potuto estradare l’interessato perché di nazionalità svizzera», ci spiega la portavoce Ingrid Ryser.

Ma c’era stata una precedente richiesta alla Svizzera. Nel 1988 l’Italia chiedeva di perseguire l’ex brigatista in via sostitutiva, per duplice omicidio e altri reati. In base a tale rogatoria, l’interessato è stato condannato in Ticino a 17 anni. «In tale occasione – precisano sempre da Berna – il procedimento riguardante l’omicidio di Aldo Moro è stato archiviato per mancanza di prove. Nel 1991 il Tribunale federale ha confermato in ultima istanza la pena di 17 anni per omicidio e tentata rapina. Nel 1999 l’ex brigatista, avendo scontato i due terzi della pena, è stato rilasciato con la condizionale per un periodo di prova di 4 anni, poi trascorso senza dare adito a reclami».

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

Comunicato stampa congiunto DT-DI

Il Dipartimento del territorio (DT) e il Dipartimento delle istituzioni (DI) comunicano che proseguirà per il quinto anno consecutivo la promozione “Trasporto pubblico e terza età” volta a diffondere l’utilizzo del trasporto pubblico, a contribuire alla sicurezza stradale e a proporre un’alternativa di mobilità sostenibile a prezzo ridotto, per limitare gli inconvenienti legati alla rinuncia volontaria della patente.

Scegliere di rinunciare alla licenza di condurre può non essere semplice, ma rappresenta un passo importante verso un nuovo approccio alla mobilità. Per questo motivo DT e DI, con FFS e la Comunità tariffale Arcobaleno, hanno scelto di proseguire anche nel 2019 nel premiare con abbonamenti del trasporto pubblico a prezzo agevolato chi rinuncerà responsabilmente alla licenza di condurre, per limitare gli inconvenienti che possono derivare dal rinunciare al mezzo privato.
Come?
I conducenti che depositeranno volontariamente e in modo definitivo la propria licenza riceveranno dalla Sezione della circolazione una lettera di conferma del deposito, insieme ai buoni-offerta.
I buoni sono così suddivisi: 300 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento Arcobaleno a partire da 2 zone, 200 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di seconda classe, 250 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di prima classe. Tutte le offerte sono valide per un anno. Inoltre, sarà possibile acquistare un abbonamento metà-prezzo in prova per due mesi al prezzo speciale di 33 franchi. Il buono prescelto dovrà essere presentato agli sportelli delle aziende di trasporto pubblico all’atto d’acquisto, insieme alla lettera di conferma emessa dalla Sezione della circolazione (che è personale e serve da giustificativo), un documento d’identità valido e una foto formato passaporto.
Anche in questo caso, il trasporto pubblico si pone come un’alternativa concreta alle difficoltà imposte dal traffico veicolare garantendo un viaggio più fluido e rilassante, senza dimenticare che la rinuncia responsabile della patente può essere in ogni caso una scelta difficile, per questo motivo meritevole di sostegno pubblico.

 

Da www.tio.ch

Ogni anno 1’500 anziani rinunciano alla patente

Cresce l’interesse per l’iniziativa “Trasporto pubblico e terza età”: sono 112 le persone che nel 2018 hanno poi usufruito dell’agevolazione per l’abbonamento dei mezzi, il primo anno erano 21

Rinunciare alla patente? Non è facile, ma dal 2015 anche in Ticino gli anziani che fanno questa scelta hanno poi la possibilità di acquistare a prezzo agevolato un abbonamento per i mezzi pubblici. L’iniziativa, che si chiama “Trasporto pubblico e terza età”, quest’anno viene proposta per la quinta volta. E le adesioni sono in costante aumento: se nel 2015 il buono per l’abbonamento era stato utilizzato da 21 persone, lo scorso anno sono state 112. Dopo che per un paio d’anni il numero si era stabilizzato attorno alla settantina.

Ma le rinunce volontarie della patente sono molte di più, come si evince dai dati della Sezione della circolazione. Soltanto nel 2018 sono infatti 1’508 le persone che hanno deciso volontariamente di non mettersi più al volante. Un dato, questo, che negli ultimi anni è rimasto più o meno stabile (c’è stato un leggero aumento tra il 2015 e il 2017, ossia da 1’386 rinunce a 1’518). «A deposito avvenuto della licenza, trasmettiamo all’interessato la conferma scritta e relativi buoni sconto per l’acquisto di un abbonamento per il trasporto pubblico» ci dice quindi Aldo Barboni, sostituto caposezione.

Al momento, soltanto una bassa percentuale di persone decide però di usufruire dell’agevolazione. «È un dato che non ci sorprende, perché l’iniziativa non rappresenta un incentivo, bensì una misura d’accompagnamento in uno specifico momento della vita» conclude Nadia Bellicini del Dipartimento del territorio.

 

 

La Lega non trema il Ps di Righini sì

La Lega non trema il Ps di Righini sì

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 de La Regione

È stato un fine settimana all’insegna delle promesse elettorali per quattro formazioni – Lega, Udc, Ps e Verdi – tutte in pista per aprile.
A parte qualche mal di pancia, anzi di denti (per il verde Franco ora Udc), che ha fatto dire a Lara Filippini che ‘si rischierà (ndr. per il voltamarsina) di perdere voti’, sulla destra, l’alleanza LegaUdc è stata benedetta come una lettera alla posta.
Con questa mossa i due consiglieri uscenti, Norman Gobbi e Claudio Zali, hanno la rielezione in tasca, pur dicendo di temere qualche zampata Plr.
A dire il vero l’avevano già anche prima, un po’ per il vento che spira (che premia la Lega partito ‘territoriale’), un po’ per il lavoro che stanno facendo in CdS, e un po’ per la mancanza di concorrenti fuoriclasse in casa altrui.
E pensare che, prima che il Nano scendesse in campo con la sua armata brancaleone oggi partito di maggioranza relativa, sia Plrt che Ppd potevano vantare una doppia rappresentanza in governo, ritenuta inespugnabile. Ma è inutile piangere sul latte versato e i tempi (molto) andati.
Lega e Udc a parte, questo è stato anche il fine settimana della presa di coscienza pubblica del Ps che – detto in parole povere ma chiarissime – ‘o la va o la spacca’. Per il partito di Igor Righini, con tanto di casco e bandiera rossa per la storica battaglia, le prossime undici settimane saranno di passione. I socialisti sentono che, come detto, il vento soffia a destra e che non è facile far passare le loro idee a chi ne ha in realtà bisogno: tanti elettori che prima davano loro maggiormente retta, sia nel ceto medio che (soprattutto) in quello ancor meno fortunato/tutelato, negli anni si sono spesso ritenuti sempre più rappresentati da chi ha fatto proprie le rivendicazioni del ‘primanostrismo’ nostrano. La paura, non è una novità, fa novanta. Il congresso Ps è quindi stata l’occasione propizia per ribadire da che parte è stato e sta il partito: nella storia, dietro le conquiste che oggi diamo per acquisite/scontate in ambito sociale (Avs, Ai); in ambito professionale, a sostegno dei contratti di lavoro; sul fronte della parità dei diritti e salariale fra uomo-donna, sempre in prima linea; nella tutela della qualità dell’ambiente pure. Ma, si sa, non basta guardare al passato quando si governa nel presente, quando la memoria è corta e quando si deve srotolare un programma elettorale che guarda al futuro, perché le elezioni servono a riavere un nuovo mandato di fiducia dai cittadini per i prossimi quattro anni. Così il Ps si è sforzato di mostrare con tutta una serie di testimonianze di persone ai margini, qual è la sua azione politica: donne rimaste senza lavoro dopo una gravidanza, pensionati che non ce la fanno più sotto il peso dei premi delle casse malati e via dicendo si sono raccontate. Persone alle quali il Ps ha voluto dar voce e che hanno fiducia nella socialità e negli aiuti promossi dalla sinistra, nella convinzione che la torta vada distribuita più equamente.
Mentre ascoltavamo quelle persone, che dicevano di credere nelle ricette Ps, ci siamo però chiesti: ma quanti altri cittadini meno fortunati, trovandosi nella loro stessa situazione, hanno optato per votare Lega/Udc?
Molto probabilmente non pochi se ci troviamo a discutere di possibile estromissione della sinistra dal governo, mentre la Lega punta anche alla maggioranza relativa in parlamento riaffidandosi al grande vecchio Attilio. Il dibattito (eterno) fra libertà e giustizia sociale e sul come coniugarle fra loro è quindi più lanciato e attuale che mai. Certo è che, se il Ps dovesse rimanere fuori dalla stanza dei bottoni – in un sistema politico come il nostro che si regge sulla ricerca del compromesso – dovremo abituarci a maggiori sollecitazioni: iniziative, referendum e qualche sfilata per le nostre strade. La Francia insegna.
 

 

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11335554


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Alla festa leghista fissati gli obiettivi elettorali: confermare i due consiglieri di Stato e crescere in Parlamento.
Zali: “I liberali radicali non mirano al seggio del PS”
Gobbi: “Corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato”

Salametto, polenta, brasato e un buon Merlot ticinese a bagnare il tutto. Le tradizioni non vanno cambiate e, come alla vigilia delle cantonali del 2015, la Lega ha lanciato la sua campagna verso il 7 aprile al capannone di Pregassona. Seicento le porzioni previste, per altrettante persone accorse alla festa del movimento di via Monte Boglia. E tra un canto popolare e un selfie con il candidato preferito, sono state presentate le liste per il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio. L’obiettivo? C’è chi come il sindaco di Lugano Marco Borradori che ha invitato a restare con i piedi ben piantati a terra: “La Lega è ormai una realtà consolidata, ma basta un passo falso per creare degli squarci che altri partiti sarebbero subito pronti a occupare. Ricordo che nel 2015 abbiamo staccato il PLR solo per 400 schede. Teniamo dunque duro, questa è la battaglia più importante». Borradori ha inoltre difeso l’alleanza con l’UDC: “Ho percepito malumore e amarezza, ma questo è un sentimento sbagliato. L’unione delle forze è una scelta strategica, anche in prospettiva. Avere le spalle coperte dal primo partito nazionale non è qualcosa di scontato”. Parole, queste, che si sono parzialmente scontrate con quelle del consigliere di Stato uscente Claudio Zali: “Solo noi garantiamo di governare senza secondi fini e senza dover rispondere a un partito nazionale. Abbiamo le mani libere e i ticinesi lo sanno”. Zali non ha mai menzionato l’UDC, ma su un aspetto ha seguito Borradori, indicando a più riprese il principale avversario politico: “Il PLR è dietro l’angolo, non credete che miri al seggio del PS. La loro lista guarda a destra, è evidente. È tornato il tempo di contarsi e cruciali saranno le schede di partito». Zali ha quindi posto l’asticella per il 7 aprile: «Confermare il sottoscritto e Norman in Governo e crescere in Parlamento. Sono fiducioso, nell’aria c’è la stessa elettricità di 4 anni fa”.

Attenti a quei due o a quei tre?
Un obiettivo condiviso anche dal collega Norman Gobbi: “È giunto il momento di rilanciare la necessità di avere due leghisti in Governo”. Gobbi ha quindi difeso il matrimonio con i democentristi: “Questa volta corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato e l’attuale assetto non potrà durare per sempre”. Lanciando lo slogan “identità, sicurezza e territorio”, Gobbi ha poi difeso il proprio operato e attaccato gli avversari: “Immaginate se alla testa del Dipartimento delle istituzioni vi fosse un socialista, chiamato a decidere sulla politica d’immigrazione. Chi mi dà del fascista 50 anni fa difendeva brigatisti come Lojacono Baragiola, per il quale ritengo sia giusto rendere conto al Paese di origine dando seguito alla richiesta di Matteo Salvini”. Tornando alla corsa al Governo, se Gobbi e Zali sono scesi in campo al motto di «Attenti a quei due”, altri contendenti hanno voluto osare. “Attenti a quei due, ma c’è anche un terzo” ha affermato Daniele Caverzasio: “Perché no, sogniamo una maggioranza chiara in Consiglio di Stato” ha rilevato, alludendo al terzo seggio e invitando i presenti “a non mollare. Nei Comuni c’è ancora chi si vergogna di affermare di essere leghista. Non fatelo: bisogna essere orgogliosi di appartenere alla Lega. Dobbiamo continuare a essere presenti dove c’è difficoltà e ingiustizia. Prima i ticinesi”.

Niente Sardegna per il conte zio
Un messaggio, quello finale di Caverzasio, molto vicino al “primanostrismo” democentrista, difeso a spada tratta di fronte ai presenti anche dai due candidati UDC Piero Marchesi e Roberta Soldati. “A sinistra – ha evidenziato il presidente democentrista – ci si sfalda, a destra invece ci uniamo e siamo più forti. Nella nostra agenda politica, prima di tutto, ci sono i ticinesi. E in tal senso anch’io ho un sogno: tre nostri consiglieri di Stato che possano dare le giuste risposte ai cittadini”. Cittadini che, ha affermato Soldati, «devono poter tornare a decidere liberamente senza essere continuamente costretti a vigilare sul rispetto delle decisioni prese”. Esponente femminile della lista, Soldati ha pure aggiunto: “Rappresento le donne, ma non per una questione di quote rosa, che sono una boiata. Piuttosto voglio impegnarmi su misure puntuali a favore della conciliabilità tra famiglia e lavoro”. Ad accompagnare gli applausi ai candidati al Governo sono quindi stati quelli ai 90 in corsa per il Parlamento. E tra loro è tornato a fare capolino Attilio Bignasca. “Niente Cuba e niente Sardegna, a volte ritornano” ha dichiarato Antonella Bignasca, chiamando “il conte zio” sul palco. Da parte sua il diretto interessato ha motivato così la nuova discesa in campo: “Perché credo che il popolo ticinese meriti un Gran Consiglio più reattivo e meno polemico, rispetto a quello attuale. E penso che la mia esperienza possa servire in questo senso”. Per l’ex coordinatore “crescere in termini percentuali il 7 aprile sarà difficile”, mentre secondo la figlia “se il terzo consigliere di Stato è impossibile, un buon risultato sarebbe la conquista di un seggio in più in Parlamento”.

I candidati della Lega Al Gran Consiglio

Luganese
Eolo Alberti, Sabrina Aldi, Luisa Aliprandi, Carmen Benagli, Lukas Bernasconi, Gianmaria Bianchetti, Attilio Bignasca, Boris Bignasca, Philippe Bouvet, Antonio Caggiano, Gabriele Caldelari, Jon Campagna, Felice Campana, Daniele Casalini, Andrea Censi, Claudio Firpo, Michele Foletti, Marina Leardo, Guido jr. Lepori, Nicholas Marioli, Massimo Masucci, Maloa Morandi-Realini, Alessandra Noseda, Maruska Ortelli, Enea Petrini, Caprice Prestinari, Stefano Quadri, Paolo Ronchetti, Amanda Rueckert, Giancarlo Seitz, Marco Taminelli, Pierre Vescovi, Raffaella Zucchetti.

Locarnese
Fabio Badasci, Omar Balli, Glen Brändli, Bruno Buzzini, Valentina Ceschi, Darwin Dadò, Mauro Damiani, Jackie De Carli, Marzio Demartini, Bea Duca, Antoine Durighello, Ewan Freddi, Alessandro Gnesa, Marco Grassi, Orlando Guidetti, Carlo Maggetti, Marco Radaelli, Nenad Radivojevic, Marco Rogantini, Ivan Sargenti.

Bellinzona
Devis A Marca, Elia Ambrosini, Joel Bognuda, Claudia Boschetti-Staub,Natasha Caccia, Alberto Dellamora, Giulio Deraita, Patrizio Farei, Norma Ferrari-Conconi, Matteo Gadoni, Sem Genini, Michele Guerra, Lelia Guscio, Luca Madonna, Mattia Melera, Mauro Minotti, Giovanni Morici, Barbara Pervangher, Pascal Schultess, Matteo Simoni.

Mendrisiotto
Orlando Anastasi, Gianpaolo Betti, Claudio Canonica, Daniele Caverzasio, Antonella Cristinelli, Katia Fabris, Ivano Lurati, Roger Lustenberger, Fabio Martello, Andrè Prada, Massimiliano Robbiani, Simona Rossini, Gianfranco Scardamaglia, Lorenzo Solcà, Enrico Spadini, Stefano Tonini, Andrea Zanini.