Pretura di Riviera: designazione della Pretore supplente

Pretura di Riviera: designazione della Pretore supplente

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato informa di aver nominato l’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti quale Pretore supplente del Distretto di Riviera al 30% a contare da oggi 20 febbraio sino al 12 marzo 2019.
Si è svolta oggi a Bellinzona, alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, della Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, del Presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani e del Presidente della Pretura penale Marco Kraushaar la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dell’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti, chiamata a sostituire nella misura del 30% l’avv. Patrizia Gianelli, titolare della Pretura del distretto di Riviera. La designazione si è resa necessaria per l’incapacità lavorativa al 50% per malattia dell’avv. Gianelli. L’avv. Bernasconi Matti si occuperà delle pratiche penali legate all’attività presso la Pretura penale della Pretura della Riviera. L’attività in ambito civile continua ad essere garantita dalla Pretora titolare.
Il Governo formula i migliori auguri per un pronto ristabilimento alla Pretore avv. Patrizia Gianelli e gli auguri di buon lavoro alla Pretore Elettra Orsetta Bernasconi Matti.

Quei «baffoni» lunghi ben 27 anni

Quei «baffoni» lunghi ben 27 anni

Da www.cdt.ch

A fine mese Marzio Eusebio lascerà la carica di sindaco del Comune altoleventinese e la politica attiva
«Tornerei soltanto se il Cantone continuasse ad insistere sulle fusioni», dice con il sorriso

Gli ultimi nove giorni. E poi calerà il sipario su un’importante pagina nella storia di Dalpe. Il sindaco Marzio Eusebio si appresta a lasciare “per sempre” la politica attiva dopo 27 anni al timone del Comune altoleventinese. Le dimissioni, come noto, le aveva comunicate a metà dicembre durante la seduta prenatalizia del Legislativo. Non ha cambiato idea nel frattempo?, chiediamo. “Guardi, potrei tornare in sella solamente qualora il Cantone continuasse ad insistere con le aggregazioni. L’ho già detto in tono scherzoso anche al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi”, ci risponde con un sorriso sornione dietro i grandi baffi. Non è un mistero, infatti, che Eusebio sia da sempre contrario al cantiere delle fusioni. “Preferisco le cose piccole condotte bene”, taglia corto con la sua innata schiettezza. Sotto la sua guida Dalpe è diventato un paese attrattivo, non solamente dal punto di vista fiscale, ma soprattutto per quanto riguarda i servizi offerti. La sua più grande soddisfazione e il rimpianto che non la lascia dormire la notte? “Sono semplicemente orgoglioso di aver sempre fatto il mio dovere andando d’accordo con tutti. Per il resto spetta agli altri giudicare il mio operato”, chiosa Marzio Eusebio. Il quale potrà ora concentrarsi esclusivamente sul suo ruolo di presidente della Delegazione consortile della Casa leventinese per anziani Santa Croce e della Fondazione Elena Celio che nel settembre scorso hanno inaugurato la struttura per la terza età a Giornico costata circa 27 milioni di franchi.

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Leadership al femminile – un Simposio a Lugano

Comunicato stampa
Quali sono le difficoltà che le donne ancora incontrano nell’ottenere ruoli dirigenziali? Parlare di leadership al femminile significa creare uno stereotipo pericoloso per il ruolo della donna nella società? E le donne sono leader migliori o peggiori degli uomini? A queste e ad altre domande si cercherà di dare risposta nel corso di una serata pubblica promossa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che avrà luogo mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 20.00 nell’Aula magna dell’Università della Svizzera Italiana a Lugano.
Nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dall’ottenimento del diritto di voto per le donne in Ticino, il Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’evento “Leadership al femminile” intende approfondire e discutere il ruolo odierno della donna in posizioni di responsabilità nelle realtà aziendali pubbliche e private.
La serata sarà introdotta con una relazione della Capo Settore Servizio giuridico della Polizia cantonale Bernadette Rüegsegger e in seguito la giornalista Simona Galli modererà la discussione con otto dirigenti che si stanno distinguendo nel loro ambito professionale.
Si tratta di:

Alessandra Alberti
Direttrice Chocolat Stella

Frida Andreotti
Direttrice Divisione della Giustizia del Dipartimento delle istituzioni

Monica Bonfanti
Comandante della Polizia cantonale di Ginevra

Rosy Croce
Membro di Direzione Cooperativa Migros Ticino, Responsabile Dipartimento Risorse umane

Monica Duca-Widmer
Direttrice EcoRisana SA e Presidente del Consiglio dell’USI

Beatrice Fasana
Direttrice generale della Sandro Vanini SA e membro del Consiglio dei Politecnici federali

Maruska Ortelli
Presidente del Consiglio comunale di Lugano

Dounia Rezzonico
Procuratore federale capo, Responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione

Chiuderà il Simposio l’intervento della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir-Bordoli.
La serata è aperta a tutta la popolazione; gli interessati sono pregati di iscriversi entro giovedì 28 febbraio 2019 all’indirizzo di posta elettronica di-comunicazione@ti.ch oppure compilando il formulario presente su www.ti.ch/eventidi

La Cantonale al Cpi, ‘presidio e senso di sicurezza’

La Cantonale al Cpi, ‘presidio e senso di sicurezza’

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/play/tv/rsi-news/video/il-dipartimento-delle-istituzioni-sul-territorio?id=11447195

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11448410

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 febbraio 2019 de La Regione

Tra circa un anno sarà operativo il ‘Commissariato del Mendrisiotto’.
Da Lugano a Chiasso una sezione intera della Polizia giudiziaria.

Quella che oggi è una struttura grezza, in futuro sarà l’ultimo tassello che andrà a completare un «unicum in Svizzera»: tutte le forze in campo sotto un unico tetto. Si è detto, visto e scritto tanto del Centro di pronto intervento di Mendrisio e, ora, una volta completata anche la ‘Fase 2’, il disegno – dal lato architettonico curato da Mario Botta – sarà completo. Tra circa un anno, infatti, la ‘Porta di Mendrisio’ – oltre a Polizia Comunale, pompieri e protezione civile – ospiterà anche la Gendarmeria della Polizia cantonale. La visita al cantiere di ieri, per il Dipartimento delle istituzioni guidato dal consigliere di Stato Norman Gobbi, è stata anche l’occasione per fare il punto sulla strategia adottata nel merito della delocalizzazione dei servizi dell’Amministrazione cantonale. Dagli spostamenti avvenuti, quali il trasferimento del Registro di commercio a Biasca, la creazione di un contact center e di un Centro di competenza precetti dell’Ufficio di esecuzione a Faido nonché la riorganizzazione del settore stranieri (con la chiusura dei Servizi regionali); si è arrivati ai progetti futuri: il centro di controllo del traffico pesante a Giornico, il trasferimento della Sezione del militare e protezione della popolazione (nonché della Scuola di polizia) da Bellinzona al Monteceneri, sino alla revisione delle strutture carcerarie. E anche il Mendrisiotto, gendarmeria a parte, sarà toccato da alcuni cambiamenti.

Droga, tratta di esseri umani e prostituzione illegale
Con l’arrivo della Cantonale al Cpi di Mendrisio, che ne sarà della sede di Chiasso? Ebbene: sul confine si implementerà l’attività della Polizia giudiziaria. Lo ha spiegato ieri il Comandante della Cantonale Matteo Cocchi, assicurando che la cittadina «non rimarrà sguarnita». Gli spazi lasciati vuoti permetteranno infatti «di trasferire una sezione completa di Polizia giudiziaria da Lugano appunto, a Chiasso». Nello specifico, agli uomini che attualmente si occupano di contrastare il traffico di stupefacenti si uniranno quelli dediti a combattere «la tratta di esseri umani e la prostituzione illegale». Al Cpi di Mendrisio invece, come detto, la sede della Gendarmeria andrà a completare la riorganizzazione in atto su tutto il territorio Cantonale. Una sorta di ritorno al passato che, a detta di Cocchi, porterà non pochi vantaggi: si «garantirà infatti un presidio regionale permanente, accessibile alla popolazione, ai partner e alle autorità». Uno degli elementi analizzati durante la strategia di regionalizzazione, ha spiegato il Comandante, è anche quello legato al forte traffico che, di fatto, ha «obbligato a decentralizzare per essere più celeri negli interventi».

Cinquanta milioni… lungimiranti
Parli di Mendrisiotto e, volenti o nolenti, affronti anche il discorso della percezione della sicurezza: il Distretto – ha ricordato Norman Gobbi – «è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello, citato, della sicurezza. Ed è proprio da Mendrisio che siamo ripartiti – ha aggiunto – per riportare le sedi della Gendarmeria della Cantonale sul territorio; proprio per aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione». A queste parole hanno fatto eco quelle del capodicastero sicurezza pubblica di Mendrisio Samuel Maffi: «Abbiamo raggiunto obiettivi invidiabili e impensabili fino a pochi anni fa. Dei livelli di sicurezza oggettiva che sono veramente difficili da raggiungere». E qui scende in campo il Cpi: «Una storia molto importante fatta di decisioni politiche coraggiose e dalla perseveranza» Senza dimenticare «la lungimiranza del Municipio di decenni fa nell’intravvedere nel sedime (dove ora trova spazio la struttura, ndr) la possibilità di costruire un Centro di pronto intervento con più enti legati alla sicurezza». Un investimento da più di cinquanta milioni di franchi.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 febbraio 2019 del Corriere del Ticino

Sforzi e progetti della politica di delocalizzazione

La delocalizzazione dei servizi, volta a favorire l’insediamento di posti di lavoro nelle diverse regioni del Cantone, è uno dei progetti strategici condotti dal Dipartimento delle istituzioni (DI). A questo proposito, sono stati presentati ieri al Centro di pronto intervento di Mendrisio il bilancio degli sforzi intrapresi nel corso delle due passate legislature e i progetti previsti in futuro. Un luogo che non è stato scelto a caso, come ha indicato il direttore del DI Norman Gobbi: «Il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo motivo la regione necessita di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro dell’Amministrazione cantonale». Gobbi ha in seguito illustrato i passi intrapresi dal Governo per procedere con la mappatura degli impieghi cantonali sul territorio e identificare possibili dislocazioni nelle regioni periferiche. «È proprio da Mendrisio che siamo partiti quattro anni fa per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio, – ha aggiunto Gobbi – così da aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione». Tra le misure principali portate a termine spiccano il trasferimento del Registro di commercio a Biasca, la creazione del Contact Center dell’Ufficio di esecuzione a Faido, la realizzazione del centro di competenza dei precetti esecutivi sempre a Faido e le riorganizzazioni della Polizia cantonale. A questo proposito il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha posto l’accento sui vantaggi dell’operazione: garantire un presidio regionale permanente, accessibile alla popolazione, ai partner e alle autorità. Da parte sua il capodicastero di Mendrisio Samuel Maffi ha sottolineato l’importanza per l’intera regione della presenza della Polizia cantonale, che ha contribuito all’aumento della sicurezza soggettiva. Tra i progetti futuri, l’apertura del nuovo centro di pronto intervento della Polizia di Mendrisio e la creazione del nuovo centro controllo del traffico pesante a Giornico, che permetteranno di continuare il riequilibrio degli impieghi in tutti i distretti.

 

La politica di delocalizzazione dei servizi del DI

La politica di delocalizzazione dei servizi del DI

Comunicato stampa

La delocalizzazione dei servizi è uno dei progetti strategici del Dipartimento delle istituzioni volto a favorire l’insediamento di posti di lavoro cantonali nelle diverse regioni del Cantone. Il bilancio degli sforzi intrapresi nel corso delle due passate legislature e una fotografia di quanto previsto in futuro sono stati presentati questa mattina in conferenza stampa a Mendrisio.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Municipale della Città di Mendrisio Samuel Maffi, ha presentato in conferenza stampa al Centro di Pronto intervento (CPI) di Mendrisio il bilancio della strategia di delocalizzazione attuata dal Dipartimento delle istituzioni dal 2011 al 2018. Al termine del momento informativo, il Direttore del DI ha visitato, assieme all’architetto Mario Botta, il nuovo Centro di Pronto intervento e ha ufficialmente preso in consegna gli spazi “grezzi” che ospiteranno nel prossimo futuro la Polizia cantonale.
“Non abbiamo scelto a caso il luogo dell’evento odierno: il Mendrisiotto è una regione che sente più di altre la pressione della vicina Italia in diversi ambiti: da quello dell’economia privata a quello della sicurezza. Per questo motivo la regione necessita di una particolare attenzione da parte dello Stato per preservare i posti di lavoro dell’Amministrazione cantonale” ha dichiarato in apertura il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Ed è proprio da Mendrisio che siamo partiti quattro anni fa per riportare le sedi della gendarmeria della Polizia cantonale sul territorio; proprio per aumentare il presidio e il senso di sicurezza percepito dalla popolazione”.
Il Direttore del DI ha illustrato i passi intrapresi dal Consiglio di Stato che nel febbraio del 2013 ha incaricato un gruppo di lavoro interdipartimentale di procedere con la mappatura degli impieghi cantonali sul territorio e identificare possibili dislocazioni nelle regioni periferiche. Dopo una serie di rapporti intermedi, nel settembre del 2016 l’Esecutivo cantonale ha quindi deciso di chiudere il progetto e di non intraprendere nuovi passi operativi per rendere effettiva la dislocazione di impieghi dell’Amministrazione cantonale. Ha tuttavia autorizzato il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Sezione della logistica, a proseguire con i propri progetti di dislocazione.
Norman Gobbi ha continuato ricordando le principali misure portate a termine tra cui spiccano il trasferimento del Registro di commercio nel 2011 a Biasca, la creazione del Contact Center dell’Ufficio di esecuzione a Faido nel 2016, la realizzazione del centro di competenza dei precetti esecutivi a contare dal 2017 sempre a Faido e le riorganizzazioni della Polizia cantonale.
A questo proposito il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha quindi posto l’accento sui vantaggi che sono derivati dalla regionalizzazione della Gendarmeria: garantire un presidio regionale permanente, accessibile alla popolazione, ai partner e alle autorità.
Nel suo intervento il Capodicastero Samuel Maffi ha evidenziato i motivi che hanno spinto il Comune a optare per il raggruppamento dei servizi, sottolineando l’importanza per l’intera regione della presenza della Polizia cantonale, resa possibile dalla delocalizzazione dei posti principali di polizia nell’ambito della riorganizzazione della gendarmeria del 2015. Operazione che ha contribuito all’aumento della sicurezza soggettiva.
In conclusione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha menzionato alcuni dei progetti che diventeranno realtà in futuro e che permetteranno di continuare il riequilibrio degli impieghi in tutti i distretti ovvero il trasferimento dell’Ufficio esecuzione di Biasca a Faido, l’apertura del nuovo centro di pronto intervento della Polizia di Mendrisio e la creazione del nuovo centro controllo del traffico pesante a Giornico.

Giustizia 4.0

Giustizia 4.0

“Affinché la strada della Giustizia non passi più attraverso montagne di carta”: è lo slogan – che dice più di tanti discorsi –  adottato per il lancio del progetto nazionale Justitia 4.0 volto a informatizzare tutte le pratiche giuridiche su suolo elvetico. “Il Ticino è parte attiva in questo progetto, vista l’importanza della posta in gioco. Siamo entrati nell’era digitale e il mio dipartimento sta producendo gli sforzi necessari per essere protagonisti e non per subire i cambiamenti. La digitalizzazione degli atti in tutti gli ambiti del diritto rappresenta quindi uno dei passi decisivi”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quanto sinora fatto in Svizzera nella digitalizzazione della Giustizia è stato presentato questa settimana a Lucerna. Erano presenti magistrati di ogni ordine, nonché i consiglieri di Stato dei Governi cantonali.  Il progetto Justitia 4.0 mira a sostituire i dossier cartacei oggi in uso con i dossier elettronici. L’introduzione dell’obbligo di scambi giuridici per via elettronica e la validità giuridica degli atti elettronici comporterà un adeguamento legislativo che è già stato avviato sotto l’egida dell’ufficio federale di giustizia. Maggior celerità nelle pratiche, più sicurezza e minori spese: è l’obiettivo di Justitia 4.0. I frutti dovrebbero essere colti a partire dal 2026. Ma è da oggi che occorre prepararsi. “E noi lo stiamo facendo”, conclude Norman Gobbi.

 

Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Confronto costruttivo: è questa la definizione che meglio riassume il primo Simposio Cantone-Comuni che ha avuto luogo giovedì a Castione. È stata davvero una bella e proficua occasione per affinare la reciproca conoscenza, approfondire il variegato universo delle aggregazioni e per guardare con occhio costruttivo al futuro. Questo Simposio non è che il primo di una serie di incontri regolari che spero si riveli lunga e capace di soddisfare le reciproche esigenze, portando gli enti locali a una maturazione armoniosa e congiunta. In fondo, è quanto si attendono i ticinesi, che vogliono abitare in un contesto sempre più solido, forte e stabile, in cui tutti si assumano appieno le rispettive responsabilità. Lo ripeto: i segnali sono davvero incoraggianti e lo dico non solo come Direttore del DI, ma anche come Consigliere di Stato e cittadino di questo Cantone.

Un momento storico
Non esito a definire “storico” questo momento destinato a ridefinire i rapporti tra i due livelli istituzionali: PCA, Ticino 2020, revisione della LOC sono i veicoli che ci proietteranno in un futuro che si preannuncia positivo e che, appunto, ci dirà con chiarezza quale sarà il ruolo del Comune. Comuni più forti e dinamici conducono a un Cantone a sua volta più forte e dinamico: questo assunto, quando si parla dell’importante tema dell’aggregazione, non va mai dimenticato, e questo al di là dei molti cambiamenti che hanno interessato, interessano e interesseranno il nostro territorio e i cittadini che lo popolano e che stanno mutando il volto del nostro Cantone. Il Comune di uno o due decenni fa non è ovviamente più quello attuale: in molti casi, esso va oggi considerato alla stregua di un’azienda. Emergono con intensità sempre maggiore dinamiche fondate sulla qualità del prodotto e sulla soddisfazione dei bisogni degli utenti. In questo contesto, parlando di “utenti” mi riferisco ai Cittadini che, a prescindere da qualunque ragionamento, devono sempre restare al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni di ogni Comune. Anche questo è un concetto ineludibile, che tutti noi – indipendentemente dal nostro ruolo – dobbiamo tenere in debita considerazione.

Per un Ticino ancora migliore
Proprio nell’ottica di costruire un Ticino sempre migliore, efficiente ed efficace, ci siamo dotati di alcuni strumenti che ci permettono di lavorare in modo costruttivo e con obiettivi chiari: Attraverso il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) stiamo compiendo dei decisi passi verso la concretizzazione di una visione che a medio-lungo termine potrebbe condurre a un Ticino composto da 27 Comuni. Si tratta di un percorso iniziato di fatto alla fine degli anni ’90 con il lancio della politica aggregativa cantonale, che ha sempre puntato al coinvolgimento dei Comuni stessi e pertanto dei cittadini, chiamati attraverso il voto a decidere del destino del proprio ente locale. Imposizioni dall’alto non ce ne devono essere e anche sui questo non deve esserci né dubbio né speculazione. Per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati occorre poter contare su un consenso “reale” ed evitare forzature che si dimostrerebbero controproducenti.

Comuni forti, vitali e progettuali
Poniamoci ora un apparentemente semplice quesito: quanto sono importanti i Comuni all’interno del “sistema Cantone”? La risposta non può che essere una e univoca: tanto, anzi tantissimo. Aggiungo subito che migliori e meglio gestiti saranno gli enti locali, migliore sarà il Cantone nel suo insieme. A 20 anni di distanza, l’obiettivo inserito nello studio “Il Cantone e i suoi Comuni, l’esigenza di cambiare”, che nel 1998 di fatto ha dato il via alla Riforma istituzionale dei Comuni ticinesi, resta quindi quanto mai d’attualità. Non lo dico io, ma lo dicono i fatti: la strada tracciata a suo tempo è quella corretta. L’obiettivo di fondo era e rimane quello di ridare al Ticino un panorama di Comuni forti e attivi, esaltandone vitalità e progettualità, nonché rafforzandone struttura e capacità amministrativa.

La reale autonomia dell’ente locale
Negli ultimi 20-25 anni la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che, appunto, ha quale perno centrale il PCA. Stiamo quindi assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e tra poco più di un anno il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Ma la statistica che ritengo più eloquente si riferisce al moltiplicatore politico: in un breve lasso di tempo, il numero dei Comuni con un’aliquota pari al 100% è passato da 112 (16% della popolazione) a 15 (2%). Cosa significa? Significa che l’ente locale ha visto la sua forza finanziaria migliorare, cosa perfettamente aderente agli intendimenti del Cantone. Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al citato Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. La strategia è chiaramente data: si tratta di rivedere i rapporti di competenza e i flussi finanziari fra Cantone e Comuni secondo i citati criteri di efficienza ed efficacia, e che mettano tutti d’accordo.

Basi solide per un solido progetto
Quanto ho avuto modo di ascoltare giovedì scorso, mi induce a pensare che l’obiettivo che il mio Dipartimento si è posto – ovvero giungere a stabilire rapporti ancora migliori tra Cantone e Comuni – è ormai molto più di una semplice ipotesi di lavoro. Le difficoltà, così come le discussioni, non sono mancate e non mancheranno, ma le basi costruite attraverso la convergenza di idee e propositi sono solide. Confrontarsi come abbiamo fatto finora e come faremo ancora nel prossimo futuro non potrà che facilitare il processo di maturazione in corso. Saluto, infine, con soddisfazione l’esito positivo del sondaggio che abbiamo proposto alla popolazione ticinese e che verteva proprio su tematiche legate all’aggregazione: il cittadino aggregato, tanto per fare un esempio, riconosce nel nuovo Comune una forza politica e un potere contrattuale maggiori, così come ne evidenzia un’accresciuta efficienza. La via è senza dubbio quella giusta.

Primo incontro del tavolo enti locali della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Primo incontro del tavolo enti locali della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa

Si è tenuto oggi a Mezzana (Cantone Ticino), presso la sala conferenze di Villa Cristina, sede della Comunità di lavoro, l’incontro con i Comuni membri della Regio Insubrica.

All’incontro, condotto dal Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi e dall’Assessore di Regione Lombardia agli Enti locali, montagna e piccoli comuni con delega ai rapporti con la Confederazione svizzera, Massimo Sertori, rispettivamente Presidente e membro dell’Ufficio Presidenziale della Comunità di lavoro, sono intervenuti i rappresentanti delle Province di Como, Lecco e Verbano Cusio Ossola e i Comuni rispettivamente per il Cantone Ticino Brusino Arsizio, Chiasso, Coldrerio, Lugano, Locarno, Melano, Ponte Tresa e Riva San Vitale; per la Provincia di Como i Comuni di Como, Binago, Cernobbio, Faloppio, Olgiate Comasco, Rodero, Uggiate Trevano e Valmorea; per la Provincia di Varese Lavena Ponte Tresa, Laveno Mombello, Luino e Porto Ceresio, per la Provincia del Verbano Cusio Ossola la città di Verbania.

In un clima collaborativo si è discusso, tra le altre cose, della qualità delle acque con specifico riferimento al torrente Faloppia e alle microplastiche presenti nei laghi; della mobilità riferendosi in particolare al car sharing, ai posteggi di confine, alla ferrovia AlpTransit; del turismo transfrontaliero e della ferrovia di Valmorea; e della sicurezza in relazione ad auspicabili interventi coordinati Italia – Svizzera e alla chiusura notturna dei valichi secondari. Si sono inoltre affrontate le tematiche relative al Comune di Campione d’Italia e alle possibili conseguenze a partire da gennaio 2020 e alla imminente riapertura della programmazione Interreg 2014-2020 (secondo bando che prevede risorse solo per Asse 3 Mobilità e trasporti, Asse 4 sociale e socioassistenziale e Asse 5 Governance transfrontaliera).

In particolare, i Comuni italiani e svizzeri del Lago Maggiore hanno sollevato con preoccupazione il prospettato innalzamento minimo estivo del livello delle acque del Verbano a 1,5 metri sopra lo zero idrometrico di Sesto Calende, paventando il pericolo di esondazione e danni al settore turistico ai due lati della frontiera. Il Presidente della Regio Insubrica Norman Gobbi ha accolto le preoccupazioni dei Comuni e ha assicurato di voler portare le questioni più urgenti con rito abbreviato innanzi l’Ufficio Presidenziale della Comunità di lavoro.

Al termine dell’incontro si è formalmente costituito il tavolo “Enti locali” che si riunirà almeno una volta l’anno con lo scopo di affrontare e monitorare gli sviluppi delle tematiche d’interesse comune.

“Gobbi sarà presente, Beltra no. Denti invece…”

“Gobbi sarà presente, Beltra no. Denti invece…”

Da www.ticinonews.ch

E’ ufficialmente scattato il conto alla rovescia per “Sotto a chi tocca”, più che un talk show politico una vera e propria maratona di 10 ore dove ben 70 candidati al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio, conosciuti o meno noti al grande pubblico, avranno la possibilità di presentarsi, far conoscere le proprie idee politiche o, al contrario, mostrarsi sotto una luce meno “istituzionale”.

“Ognuno avrà la possibilità di giocarsi le proprie carte come meglio crede”, commenta Matteo Pelli, deus ex machina del programma. In effetti, tramite una serie di minigiochi, i candidati potranno cambiare le sorti della loro apparizione in video, anche per quanto riguarda il tempo di permanenza in quella che è destinata a diventare la poltrona simbolo di questa campagna elettorale.
“Ma di più non posso dirvi su quello che succederà, dovrà essere una sorpresa anche per gli stessi partecipanti”, commenta il direttore di TeleTicino, che per questo programma ha lavorato tre settimane senza sosta con un team di diverse persone, allestendo uno studio davvero importante, che non mancherà di riservare alcuni colpi di scena.

Sarà però possibile avere qualche anticipazione, almeno sugli ospiti? “Posso dirvi che Norman Gobbi verrà, mentre Paolo Beltraminelli sarà assente perché fuori dal Ticino. E Gobbi non sarà l’unico Consigliere di Stato presente…”, spiega Pelli che aggiunge: “Dopo 3 ore avevamo già raggiunto il numero massimo di iscrizioni, con tutti i candidati che abbiamo selezionato che ci hanno confermato la loro presenza, anche per le fasce orarie notturne”.

Appunto, la diretta avrà inizio alle 17 per terminare alle 3 di notte: uno tra gli ultimi nomi che si presenteranno in studio? “Franco Denti, così impara a cambiare tutti quei partiti” ride il presentatore. Che per prepararsi al meglio all’evento si è sottoposto a una “rigida” dieta: “Pizza ogni giorno, rigorosamente fatta in casa. E poi sono ritornato a fare i morning show alla radio la mattina per riabituarmi alle lunghe ore di diretta. L’adrenalina per il ritorno in televisione farà il resto. Insomma, tutto ormai è pronto, quindi adesso…. Sotto a chi tocca!”

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 febbraio 2019 de La Regione

Gobbi: ‘Finalmente!

Ieri a Lucerna ha preso ufficialmente il via il progetto Justitia 4.0, che accompagnerà la giustizia elvetica nel mondo digitale. Promuovendo questo cambiamento, questo ammodernarsi in tutti i settori del diritto: procedura penale, civile e amministrativa. «Finalmente!», commenta a nostra domanda il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, presente all’evento ieri mattina. Finalmente perché «se da un lato è avvenuta grazie a varie spinte, prima del Tribunale federale e poi di Cantoni e Confederazione in generale, è vero che quella digitale è una rivoluzione già in atto». Già, perché «prenotiamo le ferie, compriamo i biglietti, organizziamo tutto attraverso il digitale, facciamo acquisti e molte attività online nella nostra quotidianità, ma la giustizia, in questo ambito, fa ancora fatica. E siamo indietro in confronto ad altri Paesi». Justitia 4.0 quindi è una sfida ambiziosa, che «consiste nel diventare sempre più efficienti, nel garantire maggiore trasparenza e responsabilizzazione di tutte le parti nei procedimenti». Per non parlare «della gestione degli spazi, considerando che da palette di carta usate anche per un singolo incarto, finiremo col parlare al massimo di terabyte». Justitia 4.0, si legge in un comunicato del Dipartimento delle istituzioni, “è molto più di un semplice progetto informatico. Con la digitalizzazione occorrerà giocoforza ottimizzare l’ambiente di lavoro dei funzionari coinvolti. L’infrastruttura e i processi dovranno essere rivisti e adeguati: dalla comunicazione elettronica, all’esame dei dossier presso i Ministeri pubblici e quindi nei tribunali, fino alla trasmissione dei dati alle autorità penitenziarie e infine ai servizi preposti all’archiviazione”. Un cambio di paradigma quindi, a tutti gli effetti. Del quale, stando alle intenzioni, non beneficerà solo il ‘sistema giustizia’, ma la cittadinanza tutta. Sì, perché “i cittadini potranno beneficiare di un accesso facilitato e più esteso alla giustizia. I dati presenti nel sistema saranno in futuro disponibili in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Il tutto sarà più efficiente, perché Confederazione, Cantoni, potere giudiziario ed esecutivo remano nella stessa direzione”.