I patriziati ticinesi in Assemblea

I patriziati ticinesi in Assemblea

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I patriziati chiedono l’abbattimento del lupo

Il tema è stato al centro dell’assemblea generale dei delegati tenutasi a Lugano Tiziano Zanetti: «Tra poche settimane tutti gli alpeggi saranno caricati con il bestiame da reddito» Le autorità hanno ribadito l’importanza delle singole realtà per lo sviluppo economico delle regioni

«La situazione è ingestibile e lo sarà ancora di più tra poche settimane, quanto tutti gli alpeggi saranno caricati». A tenere banco durante l’assemblea dell’Alleanza patriziale ticinese (APLA), tenutasi sabato a Lugano, è stato il lupo. I delegati dei 199 patriziati hanno espresso grande «preoccupazione» per l’evolversi della presenza in Ticino del grande predatore. «Le continue predazioni non possono non preoccupare le autorità, anche in corrispondenza dell’imminente presenza massiccia di animali da reddito sugli alpeggi », ha commentato Tiziano Zanetti, riconfermato alla presidenza dell’ALPA. «La morfologia del cantone, in particolare quella degli alpeggi, non consente di applicare le misure di protezione contro i grandi predatori», ha osservato Zanetti, secondo cui «il Ticino, rispetto ad altri cantoni, vive una situazione eccezionale». Di qui, la risoluzione approvata sabato dall’assemblea dei delegati: «Analizzando l’allarmante contesto chiediamo al Consiglio di Stato di allinearsi al Canton Vallese nella richiesta, presentata al Consiglio federale, di aprire la caccia al lupo per alcuni mesi e di affiancare ai guardiacaccia i cacciatori sperimentati, così come avviene nel cantone Uri e nella caccia agli ungulati e ai cinghiali». Il numero di predazioni avute in Vallemaggia è diventato insostenibile, ha aggiunto Zanetti, ricordando come tutto il settore primario sia sotto pressione, in particolare, l’attività pastorizia.

«Una risorsa economica»
Durante l’assemblea si è discusso anche del ruolo presente e futuro dei patriziati. A questo proposito, il sindaco di Lugano, Michele Foletti, in riferimento ai 15 patriziati presenti nel circondario, ha ribadito il valore delle corporazioni che «costituiscono una risorsa economica e uno strumento di sviluppo per tutta la città». Un concetto ribadito anche dal direttore del DI, Norman Gobbi: «In Ticino vogliamo dei patriziati che siano protagonisti dello sviluppo economico, ambientale e culturale del territorio. Noi ci siamo. Siamo al vostro fianco». Senza il sostegno del Comune e del Cantone per molti patriziati sarebbe impossibile far fronte a diversi impegni, ha affermato, dal canto suo, Rinaldo Gobbi, del patriziato di Castagnola e presidente del giorno. Una collaborazione apprezzata anche dal presidente Zanetti, il quale ha sottolineato «il prezioso dinamismo tra patriziati, comuni e cantone, secondo un modello collaudato nel tempo e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Segretariati congiunti
Non mancano, tuttavia, «alcuni punti da migliorare», ha aggiunto Zanetti, in particolare nella gestione amministrativa e corrente di alcuni enti. « La maggior parte dei patriziati ha già introdotto la nuova gestione secondo
i canoni imposti dalla legge». Ai piccoli patriziati che invece si devono ancora adeguare, Zanetti ha lanciato una proposta: «Si potrebbe istituire dei segretariati congiunti, che raggruppano quattro o cinque piccoli patriziati di una regione, con lo scopo di gestire, in maniera professionale e non più a titolo volontario, l’amministrazione corrente».

Un posto negli ERS
Zanetti ha poi ribadito il ruolo dei patriziati nello sviluppo del territorio a valenza turistica. « La collaborazione con le Organizzazioni turistiche (OTR) e con gli Enti regionali di sviluppo (ERS) sono fondamentali». L’obiettivo dei prossimi anni, ha concluso Zanetti, sarà di chiedere e ottenere l’ingresso di un rappresentante dei patriziati in tutti e quattro i vertici degli ERS, «con lo scopo di affinare questa preziosa collaborazione ». 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 giugno 2022 del Corriere del Ticino

“Collaborazione Lugano-Cantone per avere più sicurezza sul lago”

“Collaborazione Lugano-Cantone per avere più sicurezza sul lago”

Norman Gobbi presenta alcune particolarità della campagna “Acque sicure”

Questa settimana terminano le scuole. C’è aria di vacanza e i recenti ponti festivi hanno dimostrato come il Ticino potrà contare su un buon afflusso di turisti. I nostri corsi d’acqua, i nostri laghi e le piscine saranno ben frequentati (tempo permettendo). Un sollievo per attenuare il caldo e un piacere per molti che usano fiumi e laghi per fare sport. Affinché il tempo libero sia davvero sempre un piacere occorre però prestare qualche attenzione. In questo senso, per un “Ticino sicuro”, il Dipartimento delle istituzioni sta puntando molto sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione, con campagne mirate. “In concomitanza con la fine delle scuole è partita la nostra campagna “Acque sicure”. Un impegno a 360 gradi per sensibilizzare non solo i turisti, ma pure i residenti a godere le bellezze del Ticino, senza però correre inutili rischi, che potrebbero trasformare una giornata spensierata in una tragedia”, afferma il Consigliere di Stato e responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Quest’anno tra le note positive vi è una rafforzata collaborazione con i Comuni. Con la Città di Lugano, per esempio, la commissione cantonale Acque sicure ha attivato un rapporto più stretto, in particolare per la zona della Foce del Cassarate (ma non solo), dove lo scorso anno vi sono stati due annegamenti. Questa collaborazione è benvenuta e permette di fare un lavoro ancora più approfondito di prossimità. Chi meglio dei luganesi può centrare la tematica dei pericoli alla Foce? Nessuno. Questo discorso sulla competenza legata alla prossimità è decisivo per dare le giuste risposte ai problemi delle ticinesi e dei ticinesi. Inoltre la collaborazione tra il Cantone e il Comune permette di sviluppare forme di prevenzione utilizzate in modo efficace in altre parti del Ticino. Per esempio Lugano ha deciso di introdurre i pattugliatori, ossia quelle persone che “sorvegliano” gli spazi vicini alle acque (in questo caso alla Foce), che già hanno dato buoni risultati lungo i fiumi Maggia e Verzasca”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Il 2021 ha registrato un alto numero di annegamenti in Ticino: ben nove. “Questo è uno dei motivi che ci spinge a fare ancora più prevenzione e sensibilizzazione. L’ho sempre sostenuto: anche un solo annegamento è già un annegamento di troppo. Ogni occasione deve essere sfruttata per rendere attenti ai pericoli, che sono insiti nella natura (e nella forza della natura). Senza spaventare nessuno, perché il tempo libero deve poter essere sfruttato per rigenerarsi, per trovare piacere approfittando della bellezza del nostro territorio. Basta solo metterci un po’ di… prudenza, perché fa la differenza!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese

– Fa stato il discorso orale –  

Egregio Presidente dell’Alleanza patriziale ticinese (caro Tiziano),
Gentili Signore ed egregi Signori membri del Consiglio direttivo,
care e cari concittadini patrizi,  

l’annuale assemblea dell’ALPA rappresenta un appuntamento fisso e tradizionale nell’agenda del Direttore del Dipartimento delle istituzioni, che in virtù della sua responsabilità istituzionale e politica è chiamato ad esprimere il punto di vista cantonale sulla realtà dei patriziati ticinesi, sia su quanto viene fatto sia – in prospettiva – su quanto si vorrà fare.  
È sempre un vero piacere per me partecipare alla vostra assemblea, che anche quest’anno vede la partecipazione di numerosi aderenti, a testimonianza del ruolo ricoperto dall’Alleanza patriziale e, soprattutto, del grande attaccamento che molte cittadine e molti cittadini ticinesi hanno per il mondo patriziale.
Quest’anno un ringraziamento particolare va sicuramente rivolto ai 15 Patriziati presenti nel comprensorio della Città di Lugano, che si sono assunti l’onere – e sicuramente anche l’onore – di organizzare l’assemblea dell’ALPA. Credo si possa affermare che la realtà luganese rispecchi sotto molti aspetti, in scala ridotta, l’eterogeneità del mondo patriziale a livello cantonale: patriziati urbani e di montagna, enti finanziariamente fragili ed altri con basi più solide, realtà che si dedicano prevalentemente alla gestione e cura del territorio ed altre che si concentrano ad esempio su attività culturali e comunitarie, e gli esempi potrebbero continuare. Insomma, una ricchezza di approcci e di iniziative che, in forma ancora più ricca e più ampia, troviamo in tutto il Cantone Ticino. Questa ricchezza e questa eterogeneità (e forse anche una certa ignoranza – nel senso di non conoscenza – di tutto quello che sono, rappresentano e fanno i patriziati) sono state tra i motivi che hanno indotto la Città di Lugano, in collaborazione con i patriziati del suo comprensorio, a promuovere negli scorsi anni la lodevole iniziativa denominata “PatriziAmo”, un’occasione di incontro con i cittadini (patrizi e non) e una vetrina di presentazione della variegata realtà patriziale e delle molteplici attività svolte dai Patriziati luganesi. Trovo particolarmente azzeccato il nome che è stato scelto per quell’evento: “PatriziAmo”. Da un lato perché rappresenta, con questa sorta di “neologismo verbale”, un richiamo collettivo a voler conoscere (ed apprezzare) il lavoro dei patriziati; d’altro lato, “PatriziAmo” contiene al suo interno il concetto di amore, di attaccamento, di identificazione con il nostro territorio e con la nostra storia.
Ecco, questo forte attaccamento e questa identificazione credo rappresentino il comune denominatore di tutti i patriziati ticinesi: è un valore importante, molto prezioso, che non deve essere tradotto in sterili rivendicazioni di eventuali privilegi, bensì nella difesa di valori collettivi di pubblico interesse. È quanto prevede, del resto, l’art. 1 della legge di riferimento per i patriziati ticinesi, la LOP: “Il patriziato è una corporazione di diritto pubblico, autonoma nei limiti stabiliti dalla Costituzione e dalle leggi, proprietaria di beni d’uso comune da conservare e utilizzare con spirito viciniale a favore della comunità”.  
Sono perfettamente cosciente del fatto che l’esecuzione di questo compito pubblico richiede spesso molto impegno e quindi anche in questa sede, come più volte ho già fatto in passato, ringrazio sinceramente tutte le cittadine e i cittadini che si mettono a disposizione (il più delle volte a titolo volontario) per permettere il funzionamento dei nostri Enti locali. Sono altresì cosciente delle difficoltà pratiche, nonché delle ristrettezze finanziarie e in termini di risorse umane che alcuni patriziati si trovano costretti a dover affrontare.
Come dicevo poc’anzi, la realtà patriziale ticinese è estremamente eterogenea e questo genera anche una marcata diversità di esigenze: quello che comunque accomuna tutti i 199 patriziati ticinesi è la qualifica di ente pubblico, con i suoi diritti e i suoi doveri.
Il Cantone, il Dipartimento delle istituzioni che dirigo crede fermamente nell’importanza dei patriziati e continuerà quindi ad investire concretamente nella loro difesa e promozione.
L’anno scorso, ad Airolo, vi presentavo la visione definita nello Studio strategico recentemente elaborato: in Ticino vogliamo avere dei Patriziati che siano protagonisti dello sviluppo economico, ambientale e culturale del proprio territorio.
I riscontri che osservo quotidianamente e le relazioni di chi mi seguirà nel prosieguo dell’assemblea indicano che tanto si sta già facendo e molte sono le lodevoli iniziative. Evidentemente, anche in questo ambito come in qualsiasi altro, si può ancora migliorare. Noi ci siamo, siamo al vostro fianco per aiutarvi, per consigliarvi e, laddove necessario, anche per correggervi, perché questo è il compito che la legge ci affida.
La mia vicinanza personale alle problematiche dei patriziati porta poi a iniziative puntuali. Un esempio è legato alle prevedibili difficoltà che gli alpeggi ticinesi conosceranno questa estate a causa della prolungata siccità di questo inverno e di questa primavera, con scarsissime precipitazioni nevose anche in alta quota. In modo preventivo ho così chiesto al collega Vitta, responsabile del Dipartimento delle finanze e dell’economia, di proporre attraverso la Sezione cantonale dell’agricoltura eventuali misure di sostegno, pronti a fare la nostra parte.
Non posso, né tanto meno voglio, esimermi, prima di concludere il mio intervento, dall’affrontare due tematiche che sicuramente stanno a cuore (e in un certo senso anche preoccupano) a molti di voi: l’allestimento e l’aggiornamento dei registri patriziali (e quindi l’accesso a Movpop) e il tema delle cave di proprietà patriziale.  

Accesso a Movpop
Come vi è stato comunicato negli scorsi mesi, a seguito di una verifica della conformità giuridica (legata in particolare al tema della protezione dei dati personali) della Convenzione stipulata nel 2010 tra il Cantone e Inclusione andicap (ex FTIA) per l’accesso alla banca dati Movpop, la stessa è stata disdetta, con effetto al 31.12.2022. Coscienti del fatto che numerosi patriziati (oltre 100) fanno capo a Inclusione andicap per lavori amministrativi di diverso genere, fra cui anche l’allestimento e l’aggiornamento dei registri patriziali, e che quindi la disdetta della Convenzione avrebbe causato disagi a molti patriziati, il DI, attraverso la SP (con la collaborazione della SEL) ha messo in atto delle “misure accompagnatorie” con l’obiettivo di risolvere, o perlomeno mitigare fortemente, i problemi con i quali i patriziati si potrebbero trovare confrontati. In sostanza, nelle prossime settimane tutti i Patriziati riceveranno una comunicazione da parte della Sezione della popolazione in cui si ricorderà in primo luogo che la modalità principale per aggiornare i dati dei vostri patrizi è quella in cui il patriziato effettua autonomamente tale compito. Tutti i patriziati che attualmente svolgono in prima persona l’aggiornamento dei dati dei propri patrizi – mediante l’accesso diretto alla banca dati MovPop – potranno naturalmente proseguire in tale modalità. In via subordinata, al fine di facilitare la transizione dopo il termine della succitata convenzione, i patriziati che non dispongono delle condizioni per svolgere in modo autonomo l’aggiornamento dei dati dei propri patrizi potranno, per giustificati motivi, affidare tale compito ad un ente di pubblica utilità senza scopo di lucro, come per esempio inclusione andicap ticino. La delega di tale compito (ma non della competenza decisionale in merito, che rimane del Patriziato) avverrà attraverso la sottoscrizione di una specifica convenzione tra la Sezione della popolazione (Servizio Movpop), il Patriziato e l’ente di pubblica utilità che svolgerà concretamente il mandato. La firma di tale convenzione, di cui tutti i Patriziati che ne faranno richiesta riceveranno un modello-tipo, sarà di competenza dell’Ufficio patriziale (non sarà quindi necessario sottoporre la questione al Legislativo). Approfitto di questa occasione per aggiornarvi inoltre sul tema della banca dati cantonale dei cittadini patrizi. Anche a seguito delle richieste della vostra Associazione, ma soprattutto per concretizzare un compito di legge (art. 57a LOP) e per dotare i Patriziati di un moderno strumento di gestione amministrativa, nelle scorse settimane ho deciso di chiedere un’accelerazione del progetto, che come ben sapete comporterà difficoltà e un impegno non indifferenti (soprattutto da parte dei Patriziati), ma che nondimeno voglio che sia avviato e portato a compimento. So che proprio negli scorsi giorni la SEL e il CSI – responsabile per la parte tecnico-informatica del progetto – si sono sentiti per attualizzare ed avviare concretamente il progetto.  

Cave patriziali
Il tema delle cave patriziali è tanto importante (non da ultimo per le entrate finanziarie che garantisce a diversi Patriziati), quanto complesso e delicato. Il Cantone, da diversi anni, si sta adoperando affinché anche questo ambito possa essere correttamente regolamentato, in primo luogo da un profilo pianificatorio, ambientale ed edilizio. Si tratta di un’esigenza imprescindibile, se si vuole garantire stabilità a lungo termine al settore, a beneficio evidentemente di tutti gli attori (tra cui i Patriziati). Sappiamo tutti molto bene quale destino ha avuto il recente tentativo di introdurre una legislazione specifica: un naufragio. Ciò nondimeno, deve rimanere l’obiettivo di regolamentare – in primis dal profilo pianificatorio – il settore. Cosciente delle difficoltà oggettive che in molti comparti si incontrano, con il collega Direttore del Dipartimento del territorio ho discusso a più riprese la problematica, giungendo a un accordo, che forzatamente è e deve essere provvisorio, ritenuto che l’obiettivo finale è una regolamentazione secondo quanto stabilito nella scheda V8 del Piano direttore. In sostanza, per riconoscere gli sforzi e le buone intenzioni di quegli attori (Comuni in primis, quali enti responsabili della pianificazione locale) che concretamente hanno avviato la procedura pianificatoria, verrà concessa la possibilità (ovviamente in caso di richiesta e qualora i requisiti di legge siano adempiuti) di ottenere l’esonero dal pubblico concorso per contratti d’affitto di media durata (5 anni). Per contro, nei comparti in cui concretamente non è stato fatto nulla per ottemperare agli obblighi sanciti dal PD, il rinnovo dei contratti potrà essere al massimo annuale. Non ci saranno particolari limitazioni temporali imposte dal Cantone, per contro, in quei Comuni in cui è consolidata una pianificazione locale specifica. Nell’esecuzione dei compiti che la legge – ed ancor prima di essa l’attaccamento ai vostri patriziati e il senso di responsabilità verso di essi – vi attribuisce potete sempre contare sul supporto e la collaborazione, e laddove necessario anche la vigilanza, del Dipartimento che dirigo, ma anche – e questo è doveroso sottolinearlo in questa sede – del Consiglio direttivo dell’ALPA. Nel corso dei vostri lavori assembleari procederete alla nomina del vostro presidente e del vostro organo direttivo: non è mio compito, evidentemente, esprimermi nel merito, tuttavia ritengo opportuno in primo luogo pronunciare parole di sincero ringraziamento per le persone che hanno deciso di non più postulare una candidatura (Rachele Allidi di Ascona, Germano Mattei di Cavergno, Rino Poma di Riva San Vitale e Carlo Scheggia di Novaggio).
A tutti gli altri formulo i migliori auguri, nella convinzione che anche in futuro il mio Dipartimento e i suoi Servizi potranno contare sulla schietta collaborazione dell’Alleanza patriziale ticinese.   Termino il mio intervento ringraziando nuovamente tutte le persone che si dedicano costantemente alla cura e alla promozione del nostro magnifico territorio, alla salvaguardia dei valori comunitari e di solidarietà viciniale che ci sono stati tramandati dai nostri avi, alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Voglio altresì rinnovare un accorato appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini patrizi affinché colgano quella che già in passato ho definito la sfida della modernità. Bisogna avere ben presente nel proprio cuore le radici secolari che ci ancorano al territorio ticinese e che fanno scorrere la linfa vitale nelle nostre vene, ma al contempo bisogna permettere a questa linfa di giungere fino ai rami più piccoli e far così germogliare sempre nuove gemme. I piedi ben piantati per terra, quindi, ma gli occhi e lo sguardo rivolti verso il futuro! Conosco e apprezzo già numerosi esempi di Patriziati che si sono dotati di moderni strumenti di gestione amministrativa, che accolgono tra i loro ranghi nuove leve pronte a riprendere il testimone patriziale, che si dimostrano in grado di promuovere con successo progetti di valorizzazione del territorio, di riconversione di proprietà patriziali in nuove attività economiche (dall’ambito agricolo a quello turistico, per esempio). Ecco, questi sono esempi virtuosi di Patriziati che hanno raccolto e stanno vincendo la sfida della modernità, che – detto in altri termini – si stanno dimostrando protagonisti dello sviluppo economico, ambientale e culturale del proprio territorio. Sono convinto che tanti altri Patriziati sapranno seguire questo esempio: il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione anche con l’Alleanza patriziale ticinese, è pronto ad affiancarvi e a sostenervi, perché crede fermamente nell’importante compito pubblico che i Patriziati ticinesi ricoprono nel nostro panorama istituzionale. Vi ringrazio per l’attenzione.

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale del San Gottardo

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale del San Gottardo

– Fa stato il discorso orale –  

Gentili signore, egregi signori
con grande piacere porto il saluto mio personale e del Consiglio di Stato a questo importante appuntamento, che segna una data storica per uno dei manufatti più significativi del Canton Ticino e dell’intera Svizzera.
Essere qui oggi – in qualità di Consigliere di Stato – a inaugurare il rinnovato Museo Nazionale del San Gottardo è un onore ancora più grande, essendo nato e cresciuto ai piedi del massiccio-simbolo della nostra Nazione: il San Gottardo.
Quando guardo dalla finestra di casa è il San Gottardo che vedo!
Una montagna che è storia. L’ho sempre guardata con rispetto. L’ho sempre percepita come madre e come padre al tempo stesso, sin da piccolo. Crescendo ho però compreso meglio il valore simbolico del San Gottardo. Se il Cervino è una cartolina per immaginare la Svizzera, il San Gottardo è la storia della Svizzera.
Il Museo rappresenta dunque la volontà di tramandare i nostri valori storici e tradizionali, per cementare la nostra identità svizzera. La sua collocazione all’interno dell’edificio che era la vecchia Sosta e che era usato come dogana e albergo per i passeggeri che transitavano con le diligenze caratterizza al meglio il concetto di luogo per eccellenza della memoria, della tradizione.
Memoria di cosa? Memoria della Via delle genti: il collegamento più diretto tra nord e sud nel cuore dell’Europa e dunque fondamentale dal punto di vista economico, strategico-militare, politico, culturale. Non per nulla il San Gottardo è la montagna con più trafori e gallerie scavate al suo interno, proprio per permetterne, da un lato, l’attraversamento veloce e, dall’altro lato, perché è luogo strategicamente decisivo per l’intera Nazione. Ma non mi dilungo su questo aspetto, essendo ben nota l’importanza della Via delle genti per la Svizzera, per il Ticino.
Il Museo – o la vecchia Sosta – sono collocati in cima al Passo, completamente in territorio ticinese. Per noi ticinesi è un indubbio motivo di vanto e ci piace ribadirlo.
Oggi sottolineiamo un importante intervento, voluto per rinnovare lo spazio espositivo. Voluto per inserire il Museo Nazionale del San Gottardo in un contesto moderno. Il visitatore potrà così scoprire o riscoprire la storia di questa montagna da cui nascono quattro importanti fiumi europei come il Reno, la Reuss, il Ticino e il Rodano –  e che, ripeto, è la storia stessa della Svizzera – con dei sussidi didattici all’avanguardia.
Riuscire a rendere attrattiva un’esposizione è la chiave per mantenere un buon afflusso di visitatori e di semplici curiosi. Un merito non da poco per chi, in prima persona, si occupa e si preoccupa del Museo Nazionale del San Gottardo.
E qui vorrei dare merito al lavoro della Fondazione. Al suo presidente (Dick Marti). Al suo responsabile, direttore, deus ex machina, (Marzio Eusebio). Ma anche a tutte quelle persone che si impegnano a titolo volontario per sostenere l’attività della Fondazione, l’attività del Museo. È grazie a loro, è grazie alla loro dedizione che si può garantire successo qui in cima al San Gottardo. Senza dimenticare anche chi negli anni e nei decenni scorsi ha dedicato intelligenza e impegno al Museo. Grazie alla Fondazione siamo oggi in grado di ridare smalto all’attività qui sul Passo. Un lavoro non facile, se si pensa alla brevità della stagione, che si può sviluppare sull’arco di soli sei mesi. Per questo ancora più meritoria.
Per un cittadino dell’Alta Leventina come il sottoscritto, la Fondazione è uno strumento quasi di famiglia per far funzionare qualcosa che ci appartiene, a cui teniamo e che vogliamo – con spirito resiliente – tramandare ai nostri figli e a tutti coloro che ci seguiranno nel tempo.
I lavori che si sono sviluppati negli ultimi due anni sono stati sostenuti in modo importante dal Canton Ticino. In particolare grazie al prestito a fondo perso di un milione di franchi e al ¼ del prestito assicurato dai 4 Cantoni della regione del San Gottardo: Uri, Vallese, Grigioni, oltre al Ticino, con quota parte di 250mila franchi. In questa occasione voglio quindi ringraziare a nome del Governo ticinese le autorità cantonali e federali che si sono adoperate per garantire il futuro del Museo in una veste moderna ed attrattiva.
Negli scorsi giorni ho già potuto in anteprima visitare i nuovi spazi espositivi. Per questo posso assicurarvi che li troverete molto attativi. Li visiteremo assieme. Con un auspicio comune: che questa esposizione possa affascinare negli anni a venire molte persone, cosi tramandare la nostra identità elvetica da generazione in generazione.
Auguro al Museo Nazione del San Gottardo tanto successo, almeno quanto importante è il significato simbolico che rappresentata per l’intera Svizzera, per tutto il Canton Ticino.  
Una Polizia cantonale pronta alle nuove sfide

Una Polizia cantonale pronta alle nuove sfide

Comunicato stampa
Negli scorsi giorni, all’Auditorium dell’Istituto Cantonale di Economia e Commercio (ICEC) di Bellinzona si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. Dopo un anno di assenza dovuta alla pandemia, agenti, inquirenti e personale amministrativo si sono nuovamente riuniti per ripercorrere e trarre un bilancio degli ultimi due anni di attività.
 
In prima battuta, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato le principali sfide globali e gli elementi di instabilità che caratterizzano l’attuale situazione internazionale, come ad esempio i conflitti in corso, i flussi migratori, il pericolo della scarsità di risorse, gli eventi meteorologici estremi e i cyber attacchi. Tale contesto – ha sottolineato – impatta inevitabilmente anche sulla realtà locale e richiede pertanto tutto l’impegno e un’attenzione accresciuta da parte delle forze di polizia. Il contrasto al crimine organizzato, il coordinamento degli interventi in ambito di mobilità, gli interventi per violenza domestica e per violenza nello spazio pubblico sono solo alcuni degli impegni che in questi ultimi anni hanno assunto un’importanza sempre più rilevante nell’attività quotidiana dellaPolizia cantonale. Per quanto riguarda gli obiettivi interni, il Consigliere di Stato ha annunciato un processo di ottimizzazione della struttura relativa all’assetto attuale della polizia sul territorio cantonale. Questo allo scopo di ulteriormente migliorare l’efficienza e l’efficacia delle attività di polizia
a tutti i livelli a favore della sicurezza della cittadinanza.
Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo ripercorso, a parole e in immagini, le attività svolte, gli obiettivi che s’intendono raggiungere tenendo conto della VISIONE 2025 e le sfide alle quali si è stati confrontati durante gli scorsi due anni, segnati dalla pandemia. In quest’ultimo ambito, il Comandante ha evidenziato lo sforzo considerevole messo in campo da tutto il Corpo durante i mesi dell’emergenza sanitaria e in particolare il ruolo di coordinatore assunto dalla Polizia cantonale nello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) secondo i compiti demandati dalla Legge sulla protezione della popolazione. Inoltre – ha precisato – se da una parte in questo periodo si è constatata una diminuzione di determinati fenomeni criminali, dovuti anche al generalizzato calo delleattività umane causate dalle misure sanitarie, dall’altra parte è fondamentale considerare che tali fenomeni sono sempre presenti e che il lavoro di polizia non si è mai fermato. In questo senso, il Comandante ha messo in risalto l’apporto fondamentale delle risorse umane: uomini e donne che ogni giorno, grazie al loro impegno, garantiscono la sicurezza di tutta la popolazione. È stata pure evidenziata l’importanza delle competenze professionali dei generalisti, che in un contesto moderno devono però essere affiancate da figure specialistiche, dato il continuo progresso soprattutto sul piano della tecnologia. Un punto importante è poi stato toccato menzionando la Legge sulla polizia del 1989, che oggi necessita un aggiornamento dettato dall’evoluzione delle competenze, dei compiti e della società. In chiusura il Comandante ha rinnovato a tutti e a tutte l’auspicio a continuare ad assicurare un’elevata qualità del lavoro offerto e ha ringraziato per la flessibilità dimostrata negli ultimi due anni.
La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato Maggiore, al maggiore Thomas Ferrari a capo della Polizia giudiziaria e al maggiore Marco Zambetti a capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolte nel 2020 e nel 2021 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di stretta competenza della Polizia cantonale. Un elemento ribadito più volte dai relatori è stato quello dell’importanza della collaborazione, sia all’interno del Corpo sia con i partner della sicurezza e con le istituzioni presenti in Ticino e attive anche al di fuori dei confini cantonali. Lo sguardo è ora rivolto sui progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali il Corpo sarà confrontato nell’immediato futuro. Progetti, obiettivi e attività a favore della sicurezza in una prospettiva di evoluzione nel segno della continuità.
Cerimonia di consegna dell’Attestato federale di agente di custodia  

Cerimonia di consegna dell’Attestato federale di agente di custodia  

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline di Bellinzona è stata teatro della cerimonia di consegna degli attestati federali di agente di custodia attivi presso le Strutture carcerarie cantonali. Un momento significativo che ha sottolineato l’importanza che riveste il ruolo dell’agente di custodia nel garantire la sicurezza in quanto rappresentanti della legge, della dignità e della legalità dello Stato. La cerimonia che di regola viene organizzata dall’Organo responsabile degli esami federali per il personale dell’esecuzione delle sanzioni penali a Friborgo, si è tenuta eccezionalmente in Ticino a causa delle restrizioni derivanti dalla pandemia.

È stato il Consigliere di Stato Norman Gobbi a consegnare gli attestati, accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, e dal direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha evidenziato l’importanza della professione di agente di custodia. “Una professione da un lato poco conosciuta e che dall’altro merita di essere maggiormente valorizzata per l’importante e fondamentale ruolo che ha nella nostra società. Gli agenti di custodia sono a diretto contatto, 24 ore su 24, con persone che nella vita hanno sbagliato. Il loro lavoro è mirato a garantire l’esecuzione della pena in un contesto di risocializzazione dei detenuti. La creazione di un ambiente sicuro all’interno del carcere è premessa indispensabile per raggiungere l’obiettivo e ciò passa dalla cultura di chi vi opera, dalla responsabilità, dal coinvolgimento e della correttezza nelle azioni di tutti i giorni”.
Dal canto suo la Direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti ha sottolineato il fondamentale percorso formativo che le agenti e gli agenti seguono per essere in grado di confrontarsi con un impiego che richiede molte competenze sia professionali che personali, sfociato nell’attestato federale. Una formazione svoltasi al Centro svizzero di competenza in materia di sanzioni penali di Friborgo, con colleghe e colleghi di altri Cantoni.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini si è quindi congratulato con i 10 neo appuntati per il raggiungimento di questo importante traguardo che rappresenta solo l’inizio di una professione complessa quanto arricchente, in continua evoluzione.
Alla cerimonia hanno partecipato numerosi famigliari e amici dei neo diplomati. Ecco i nominativi degli agenti di custodia che hanno ottenuto il certificato federale di capacità: Sylvie Bucher Cherbuin; Ferhad Zukanovic; Carmine Di Domenico; Boban Kostadinov; Alan Luchessa; Massimiliano Parisi; Christian Pologna; Gabriele Rosa; Raffaele Vigliante; Luca Berni.
All’appuntato Alan Luchessa è stato assegnato il Premio dei concordati per il miglior risultato ottenuto all’esame di professione 2021 del Concordato sull’esecuzione delle pene privative di libertà e delle misure concernenti gli adulti e i giovani adulti nei cantoni latini, che comprende anche il Canton Ticino.

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‘Acque sicure’ si rafforza dopo l’‘annus horribilis’ 2021

Giovani e turisti sono le categorie più a rischio

Il 2021 è stato un “annus horribilis” per quanto riguarda gli annegamenti in Ticino, con 9 vittime (5 nei laghi, 3 nei fiumi e 1 in piscina). Un bilancio che ha spinto le autorità ad aumentare gli sforzi per la campagna di prevenzione “Acque sicure” del 2022. È quanto emerge dalla conferenza stampa di presentazione, avvenuta ieri al circolo velico di Lugano. «Un luogo – ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi – che la scorsa estate è stato il tragico teatro di alcuni annegamenti». E proprio la spiaggetta sulle rive del Cassarate sarà al centro di alcune delle novità più importanti, come la presenza di pattugliatori durante i fine settimana e le giornate più affollate. «Il nostro territorio può sembrare una località marittima agli occhi degli stranieri, ma non è così. Dobbiamo far capire che ci sono dei pericoli, come le correnti dei fiumi, senza però spaventare chi arriva qui per trascorrere le vacanze». Sono infatti i turisti la categoria maggiormente a rischio, come mostrano i dati relativi agli annegamenti dello scorso anno. «Nove incidenti mortali è un numero decisamente elevato. La media degli ultimi anni è stata intorno alle 5 unità. Il profilo più a rischio, lo dimostrano i dati, è quello del giovane turista che entra in acqua per svolgere attività sportiva», ha affermato il presidente della commissione cantonale “Acque sicure” Boris Donda. Un dato in controtendenza rispetto a quello nazionale, dove gli annegamenti sono scesi da 46 (2020) a 37 (2021). Proprio il grande afflusso di turisti avvenuto la scorsa estate, hanno spiegato le autorità, è stato all’origine di un numero così alto di annegamenti.

‘Raggiungere il turista prima che arrivi in Ticino’
Ma come agire per ridurre il più possibile questi incidenti? «La parola d’ordine è: prevenzione. Dobbiamo raggiungere specialmente la popolazione più giovane», ha dichiarato la capoprogetto della commissione cantonale “Acque sicure” Fabienne Bonzanigo. «Abbiamo messo in campo un impegno supplementare rispetto allo scorso anno. Agiremo attraverso diversi canali, puntando molto anche sui social con la creazione di una pagina su Instagram e una su Facebook». I volantini informativi, che si potranno trovare a tutti gli eventi legati all’acqua, da quest’anno saranno tradotti (oltre che in tigrino, farsi, arabo e somalo) anche in russo e ucraino. Una scelta necessaria visto il grande numero di rifugiati che trascorrerà l’estate in Ticino. A essere potenziata sarà anche la cartellonistica, che raggiungerà i turisti in viaggio verso il Sud delle Alpi ancora prima di varcare il Gottardo. «Vogliamo essere al passo con i tempi, ad esempio sensibilizzando già ora sui rischi dello stand-up paddle. Da noi non ha ancora causato incidenti, ma la Suva lo segnala come possibile origine di infortuni agli arti superiori».

‘La responsabilità resta dell’individuo’
«Noi cerchiamo di fare il massimo, ma la responsabilità finale resta di chi entra in acqua. L’invito è a tenere sempre gli occhi aperti su quello che ci sta succedendo intorno», ha aggiunto il municipale di Lugano Tiziano Galeazzi. La Città ha avviato un nuovo programma di prevenzione, in collaborazione con il Cantone, dopo che la scorsa estate due persone hanno perso la vita nella zona del delta del Cassarate. «È un punto sensibile, ma sfatiamo il mito dei mulinelli. Non ce ne sono. Gli elementi di rischio son altri: corrente, sbalzo termico e fondo instabile». Oltre alla presenza dei pattugliatori, che «non sono bagnini, visto che ci troviamo in acque libere», è stata potenziata anche la cartellonistica. «Abbiamo scelto un’immagine ad effetto, ma che permette di far capire il messaggio senza bisogno di grandi spiegazioni». Dal 2006, quando la foce è stata riqualificata, sono stati 6 gli annegamenti (2 solo nel 2021). «È una zona che attira molto. Per questo l’attenzione deve essere massima».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 giugno 2022 de La Regione

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«La prudenza fa la differenza»
Al via la campagna di sensibilizzazione «Acque sicure» – Volantini anche in ucraino

Per usare le parole del direttore del DI, Norman Gobbi, il 2021 è stato un vero e proprio annus horibilis per quanto riguarda gli annegamenti in Ticino: il triste bilancio parla di nove vittime, di cui 5 nei laghi, 3 nei fiumi e 1 in piscina. Dati che hanno spinto la Commissione cantonale Acque sicure a rafforzare il suo impegno, aumentando i contatti con i Comuni e con le associazioni partner del progetto. Ne è un esempio la collaborazione instaurata con la Città di Lugano per rendere più sicura la zona balneare della foce del Cassarate, da sempre teatro di incidenti. «La forte presenza di turisti in Ticino ha reso molto intenso l’afflusso di persone sui laghi e sui fiumi ticinesi. Si spiega anche così il numero di vittime nel 2021. Per questo l’azione di prevenzione e di sensibilizzazione riveste un’importanza ancora maggiore », ha sottolineato Gobbi. Ed è proprio nella sede del Circolo Velico di Lugano, vicino alla foce, che ieri è stata presentata la campagna di prevenzione «Acque sicure» 2022, che si inserisce nel concetto più ampio di «Ticino sicuro». La stessa si basa sullo slogan «la prudenza fa la differenza!» ed è modulata per i diversi target di riferimento (residenti, turisti, bambini, anziani, torrentisti e stranieri) e per i diversi luoghi, ossia laghi, corsi d’acqua e piscine pubbliche. La sensibilizzazione verrà portata avanti in italiano, tedesco, francese e inglese e per i canyonisti anche in spagnolo. Ma anche in tigrino, farsi, arabo e somalo. Una novità quest’anno: gli opuscoli informativi “laghi e fiumi” in ucraino e in russo. Oltre agli opuscoli informativi, verranno organizzati eventi mirati, un’infoline delle officine idroelettriche e incontri informativi e di sensibilizzazione con le comunità straniere. Anche quest’anno ci sarà un importante servizio di pattugliamento quotidiano dei torrenti Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto.

A proposito di collaborazione tra Cantone e Comuni, Il municipale a capo del Dicastero Consulenza e gestione, Tiziano Galeazzi, ha confermato che la Città di Lugano provvederà anche a «informare centri di formazione superiore e scuole internazionali e introdurrà l’attività di pattugliatori alla foce del Cassarate».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 8 giugno 2022 del Corriere del Ticino

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 7 giugno 2022 de Il Quotidiano

Acque sicure 2022

Acque sicure 2022

Comunicato stampa

Sotto il segno della collaborazione: prende avvio la campagna di sensibilizzazione e di prevenzione “Acque sicure” 2022. Confermando lo slogan “la prudenza fa la differenza”, nei prossimi mesi estivi è stata programmata una fitta azione di comunicazione con il fine ultimo di informare sui pericoli che si nascondono anche nello svolgimento di un’attività ludica, rigenerante e rilassante come può essere fare il bagno in uno dei nostri meravigliosi laghi, nuotare in piscina o immergersi nei magnifici fiumi delle nostre valli. Il bilancio negativo registrato durante l’estate 2021 (9 annegamenti in totale, di cui 5 nei laghi, 3 nei fiumi e 1 in piscina) ha spinto il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Commissione cantonale Acque sicure a rafforzare il suo impegno, aumentando i contatti con i Comuni e con le associazioni partner del progetto. Ne è un esempio la collaborazione instaurata con la Città di Lugano per rendere più sicura la zona balneare della Foce, da sempre teatro – purtroppo – di incidenti.

I contenuti della campagna “Acque sicure” 2002 sono stati presentati nella sede del Circolo Velico di Lugano, proprio a contatto con la zona della foce del Cassarate. Un luogo scelto non a caso: quest’anno la Commissione cantonale Acque sicure ha rafforzato ancor di più la stretta collaborazione con la Città di Lugano, già in vigore da 5 anni, e segnatamente con il Dicastero Consulenza e gestione. Le due vittime dello scorso anno (su un totale di 5 morti nei laghi) ha portato alla definizione di un ulteriore programma di prevenzione.
Alla presentazione della nuova campagna erano presenti il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Municipale di Lugano Tiziano Galeazzi, il presidente della Commissione cantonale Acque sicure Doris Donda e la capo progetto della campagna cantonale Fabienne Bonzanigo.

Prevenzione a 360 gradi con “Ticino sicuro”
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha dapprima inquadrato Acque sicure nel concetto più ampio di “Ticino sicuro”. “Le sempre crescenti e mutevoli sfide a cui siamo confrontati hanno portato il Dipartimento delle istituzioni a sviluppare un concetto di sicurezza a 360 gradi che punta sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione. In quest’ottica s’inseriscono le 5 compagne: “Strade sicure”, nata nel 2002, “Acque sicure” (sviluppatasi in questa forma nel 2016, dopo l’esperienza della Commissione “Fiumi sicuri” già presente dal 2001), “Montagne sicure”, attivata nel 2018, così come “Stop radicalizzazione”, e infine “Cyber sicuro”, voluto dal Dipartimento e dal Consiglio di Stato nel 2020”. Il Consigliere di Stato ha ricordato l’”Annus horribilis” 2021. “La forte presenza di turisti in Ticino, nonché la decisione di molti residenti di non partire all’estero per le vacanze hanno reso molto intenso l’afflusso di persone sui laghi e sui fiumi ticinesi. Si spiega anche così il numero di vittime nel 2021. Per questo l’azione di prevenzione e di sensibilizzazione riveste un’importanza ancora maggiore”, ha sottolineato.

L’importanza della collaborazione
Il municipale e responsabile del Dicastero Consulenza e gestione Tiziano Galeazzi ha presentato l’attività di prevenzione specifica per la foce del Cassarate, inserita nel concetto generale della campagna cantonale. “Una collaborazione fattiva tra i due enti Comune/Cantone – ha detto Galeazzi – per un approccio pragmatico al problema. Una collaborazione che vi è sempre stata, ma che quest’anno abbiamo voluto potenziare, propria alla luce dei due annegamenti dello scorso anno”. Per questo la Città ha realizzato nuovi cartelli informativi in acqua e fuori dall’acqua; procederà alla distribuzione capillare degli opuscoli informativi cantonali; promuoverà una pubblicità dinamica su battelli e bus; procederà a informare taxisti, centri di formazione superiore e scuole internazionali; fornirà di sottopiatti piscine, lidi ed esercizi pubblici; introdurrà l’attività di pattugliatori alla foce del Cassarate; fornirà informazioni nei centri di accoglienza migranti, ecc.

Innumerevoli misure di prevenzione
Il presidente della commissione cantonale Boris Donda e la capo progetto di Acque sicure Fabienne Bonzanigo hanno invece snocciolato la composita serie di misure pensate per il 2022. Una campagna modulata per i diversi target di riferimento (residenti, turisti, bambini, anziani, torrentisti e stranieri) e per i diversi luoghi (laghi, corsi d’acqua e piscine pubbliche). Una promozione condotta nelle quattro lingue (I, F, D, E) e per i canyonisti anche in spagnolo. Ma anche in tigrino, farsi, arabo e somalo. Una novità quest’anno: gli opuscoli informativi “laghi e fiumi” in ucraino e in russo per sensibilizzare i nuovi rifugiati sui comportamenti corretti da adottare nelle acque libere del nostro territorio.

Oltre agli opuscoli informativi in più lingue, si possono citare le affissioni stradali e digitali, la sensibilizzazione sui mezzi di trasporto pubblici, articoli di giornale, spot in radio, pubblicità su riviste. E ancora: la partecipazione a eventi mirati, l’infoline delle officine idroelettriche che informano i torrentisti. Ma anche gli incontri informativi e di sensibilizzazione sui rischi presenti nelle acque libere con le comunità straniere in collaborazione con il Servizio integrazione stranieri (SIS). E a livello d’informazione tramite social, vi è da segnalare come nei prossimi mesi estivi sarà aperta una nuova pagina Instagram di Ticino sicuro, dopo quella su Facebook dello scorso anno. Confermato anche quest’anno l’importante servizio di pattugliamento quotidiano dei torrenti Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto.

Al termine della conferenza stampa il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha mostrato un’immagine della campagna che verrà proiettata sull’acqua alla foce del Cassarate durante le serate del periodo estivo per mantenere anche in quei momenti alta l’attenzione sui possibili rischi delle acque libere. Un ulteriore strumento per richiamare tutti a un’attività responsabile anche in un contesto di svago e di divertimento. Perché alla fine… la prudenza fa la differenza!

Gobbi: “Evitare di gettare la Svizzera nell’instabilità”

Gobbi: “Evitare di gettare la Svizzera nell’instabilità”

“Occorre reagire contro la politica rosso verde” – Energia e aerei da combattimento sono due esempi

Socialisti, Verdi e il Gruppo per una Svizzera senza esercito hanno annunciato di aver raccolto le 100mila firma necessarie per la riuscita della loro iniziativa che chiede di vietare l’acquisto degli F-35. Le cittadine e i cittadini svizzeri sono attoniti nel constatare che dopo meno di due anni dal voto popolare sul sì agli aerei da combattimento per il nostro esercito si parli nuovamente di vietarne l’acquisto. “E soprattutto – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – in un contesto come quello attuale, in cui i venti di guerra soffiano alle porte di casa nostra, con dirette conseguenze anche per la Svizzera. Questa situazione di crisi, benché avvenga in Europa dopo 70 anni dall’ultimo conflitto mondiale e 30 anni dalla guerra dei Balcani, non costituisce una sorpresa. La pace e il rispetto per la sovranità delle Nazioni sono un processo per nulla scontato, che va alimentato e creato con costanza. Dare invece per acquisito, come fanno socialisti, Verdi e il Gruppo per una Svizzera senza esercito che la guerra non può capitare – lo vediamo oggi – è un grave errore. Dire che la Svizzera non ha bisogno di un esercito aggiornato per la difesa dei propri confini, della sua popolazione e della propria neutralità è un’eresia. Sono i fatti purtroppo a dimostrarlo. Il fronte rosso verde ci vuole invece portare a cancellare questa sacrosanta necessità di affermare e difendere la nostra indipendenza, la nostra libertà, spingendoci ad essere succubi di altre potenze e di altre nazioni e della loro politica”.

“D’altra parte – continua il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – lo stesso fronte rosso verde – con l’aggiunta del PPD e in particolare dell’allora consigliere federale Doris Leuthard – ci sta portando in una situazione di forte instabilità e incertezza nel campo dell’approvvigionamento energetico a causa della “strategia energetica 2050”. Oggi – o forse meglio dire: fino all’altro ieri – la Svizzera dispone/va di un approvvigionamento energetico sicuro e conveniente. Con “strategia energetica 2050” che vuole favorire solo le fonti rinnovabili si inizia già a parlare di possibili black out energetici a livello nazionale. La stabilità in ogni settore – istituzionale, politico, economico, giuridico, sociale – ha fatto da sempre la forza del nostro Paese. La crisi ucraina e quindi le sanzioni e le contro sanzioni economiche ci mettono in difficoltà. Portare il nostro Paese a una situazione di instabilità sul fronte energetico, e quindi economico, è politicamente un grave errore, perché si ripercuote sul benessere delle cittadine e dei cittadini svizzeri. Battersi contro questa politica rosso verde sinora era come battersi contro i mulini a vento. Che serva una guerra alle nostre porte per aprire gli occhi è ancora più sconsolante, soprattutto se si pensa che in molti non vedono i pericoli che stiamo correndo, occhi coperti dalla benda rossoverde che vuole renderci meno indipendenti e forti nel contesto europeo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.