La popolazione svizzera si sente sicura, ma è poco aperta

La popolazione svizzera si sente sicura, ma è poco aperta

Da www.tio.ch

Pessimismo, invece, viene mostrato per il resto del mondo

I cittadini svizzeri si sentono al sicuro nella Confederazione, ma la situazione politica mondiale preoccupa sempre di più. È quanto rileva lo studio annuale sulla sicurezza dell’Accademia militare e del Center for Security Studies del Politecnico federale di Zurigo (ETH).
La buona situazione economica e il sistema politico attuale della Svizzera sono fonte di ottimismo per la popolazione, si legge nel rapporto presentato oggi a Berna. Nel 2019, il 95% degli intervistati si sente «generalmente al sicuro», in linea con la quota di un anno prima.

In aumento vi è la fiducia nelle autorità e nelle istituzioni, rileva lo studio condotto dall’istituto LINK nel corso del mese di gennaio su un campione di 1213 cittadini svizzeri di tutte e tre le maggiori regioni linguistiche. Nelle prime posizioni vi sono polizia, tribunali, il Consiglio federale e l’economia elvetica, mentre media e partiti politici – così come nel 2018 – occupano gli ultimi posti nell’indice di fiducia. L’esercito, dal canto suo, gode di buona fiducia e una netta maggioranza dei cittadini lo ritiene necessario.

Per quanto riguarda la fiducia nei confronti del parlamento federale, gli intervistati in Ticino si sono mostrati molto più positivi rispetto al resto della Svizzera.

Pessimismo per il resto del mondo – Le tensioni tra Stati Uniti, Cina e Russia rappresentano un pericolo per i cittadini svizzeri, i quali valutano in modo pessimistico la situazione politica a livello mondiale rispetto al sondaggio effettuato l’anno prima. La maggior parte degli intervistati ritiene che la politica degli Usa danneggi l’economia elvetica, ma continua a considerare gli Stati Uniti un partner commerciale affidabile.

La maggioranza degli intervistati si mostra poco incline all’apertura: solo una piccola parte è favorevole a un avvicinamento o a un’adesione all’Ue o alla NATO. Inoltre, le forme di cooperazione che implicano un’integrazione senza vincoli istituzionali in organizzazioni internazionali vengono nettamente respinte.

L’inchiesta mostra che l’autonomia economica e politica del Paese continua a riscuotere ampio consenso, così come le forme blande di cooperazione senza vincoli istituzionali. Dal sondaggio emerge inoltre che la popolazione svizzera attribuisce una grande importanza alla neutralità della Confederazione e al suo mantenimento, anche se questa non dovesse più portare vantaggi al Paese.

Il Canton Ticino è da record al Campagna

Il Canton Ticino è da record al Campagna

Da www.swissshooting.ch

129’843 partecipanti al Tiro federale in campagna 2019
La partecipazione al tiro federale in campagna federale hanno avuto lo stesso successo del 2014. Dal 24 al 26 maggio, 129’843 persone hanno eseguito il programma di tiro in campagna in un poligono svizzero. Sono 2’519 i partecipanti (2%) in più rispetto allo scorso anno. I tiratori hanno dimostrato in modo convincente che lo sport del tiro vive in Svizzera e che il voto del 19 maggio, che è andato a scapito dei tiratori, non può cambiarlo.
Luca Filippini, presidente della Swiss Shooting Sport Association, aveva auspicato un numero record di tiratori partecipanti al tiro federale in campagna, dopo il voto favorevole alla modifica della Legge federale sulle armi lo scorso 19 maggio. La sua chiamata è stata ascoltata: anche se è stato mancato con 129’843 tiratori l’obiettivo di 130’000 partecipanti complessivi. Ma la partecipazione alla più grande manifestazione popolare di tiro al mondo è stata la maggiore dal 2014. Il numero di partecipanti è cresciuto di ben 2’519 rispetto all’anno precedente, che equivale al 2% in più. Per la federazione svizzera sportiva di tiro (FST) questo è un segnale chiaro: la tradizione del tiro è viva in Svizzera – indipendentemente da una decisione negativa dalle urne.

Non sorprende che, come il 19 maggio, il Ticino rappresenti la sorpresa positiva. Il Ticino, quale unico Cantone, aveva respinto la nuova legge sulle armi al voto di domenica scorsa. Ora il Ticino ha anche stabilito un record in termini di aumento del numero di partecipanti. 6’337 tiratori sono stati coinvolti nelle competizioni in campagna a Sud del San Gottardo, quasi mille in più (+18,69%) rispetto all’anno precedente. Anche Uri (+15,03%) e Obvaldo (+11,47%) hanno registrato ampi tassi di crescita.

Il tiro federale in campagna, la cui storia risale al 1872 (fucile) e al 1919 (pistola), ha raccolto esiti positivi a livello nazionale come un grande evento popolare. Si può considerare un buon segnale il fatto che un gran numero di svizzere e svizzeri di tutte le classi di età abbia preso parte al tiro in campagna, impegnandosi così a favore della Svizzera e delle sue tradizioni. Per la federazione svizzera sportiva di tiro questo elemento è – dopo la sconfitta alle urne – una conferma della via scelta a favore del tiro e delle sue tradizioni. La FST continuerà a lavorare con il massimo impegno per la tradizione dei tiratori svizzeri.

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

26 maggio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa giornata di festa, ma anche di riflessioni, indetta per l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino.

Già Stefano Franscini scriveva che la Gola del Piottino non era forse famosa come il Ponte del Diavolo sul versante urano del San Gottardo, ma per caratteristiche presentava lo stesso scenario, con un tremendo quanto affascinante orrido che ha costituito da sempre uno spauracchio per viandanti e viaggiatori.

Grazie ai lavori di recupero che oggi possiamo apprezzare, torniamo anche noi a godere con più tranquillità di tale spettacolo straordinario, inserito in questo itinerario che stiamo percorrendo assieme.

L’opera, promossa dalla Pro Media Leventina, è di proprietà della Degagna generale di Osco e ha potuto quindi essere oggetto di un importante contributo (100’000 franchi) da parte del Fondo di aiuto patriziale.
Proprio ieri ho partecipato all’assemblea dell’Alleanza Patriziale, evidenziando in quella circostanza come sia sempre più necessario l’intervento dei Patriziati – in questo caso con l’aiuto della Pro Media Leventina – per migliorare il nostro territorio e le proposte anche di carattere turistico-culturale-sociale.

Questi lavori assumono una valenza simbolica. Siamo ai piedi del massiccio del San Gottardo, emblema nazionale per noi svizzeri. È la “montagna madre” della Svizzera, da cui partono i quattro fiumi principali che hanno disegnato il nostro territorio da sud a nord, da est a ovest. Come una pianta con le sue radici, il San Gottardo rappresenta la nostra storia, fatta di scambi, di incontri, di scontri, e da sempre è il valico alpino più importante nel cuore dell’Europa, nel cuore della Svizzera. La “via delle Genti” non per nulla: una strada veloce per il trasporto delle persone e delle merci, mai priva di pericoli. E nonostante la sua morfologia, il Passo del San Gottardo ha raggiunto, come detto, una grande importanza europea.

La storia del nostro Cantone è fortemente influenzata dalla gestione e dallo sviluppo del territorio alpino. Le vie di comunicazione attraverso il San Gottardo sono da sempre un elemento decisivo per la vita economica e sociale di noi Ticinesi. Di tutti i Ticinesi. Siamo stati fortunati a nascere nella vallata a sud di questo massiccio, definita dal fiume Ticino. Abbiamo goduto di una centralità geografica che da sempre è stata il motivo del nostro benessere.

Con l’apertura di AlpTransit – e domani ancora di più con la seconda galleria autostradale del San Gottardo – la Leventina rischia però di diventare un territorio sempre più periferico sulla mappa cantonale. Perché le persone nemmeno vedono la Leventina, quando, comodamente sedute sui treni veloci all’interno della galleria di base, raggiungono Bellinzona, Lugano o Milano. Questo isolamento va assolutamente evitato, attraverso un’attenta politica regionale e cantonale, con misure concrete per accrescere l’attrattività della Leventina. In primis con la salvaguardia della linea di montagna delle FFS, con collegamenti regolari.

La valorizzazione delle Valli è una questione che, come ben sapete, mi sta particolarmente a cuore e che mi vede costantemente in prima linea.  Contro il rischio di spopolamento occorre investire in progetti importanti, come il raddoppio della galleria autostradale e la copertura dell’area autostradale di Airolo. O come la benefica presenza di strutture dell’esercito, che garantiscono importanti posti di lavoro e notevole indotto. Oppure, ultima arrivata, la realizzazione della nuova Pista della Valascia.

In questa configurazione – tra pericolo di isolamento e nuove opportunità – il settore che maggiormente potrà trarre giovamento è quello turistico. Le bellezze naturalistiche proprio non ci mancano!
Bisogna invece migliorare da un lato le infrastrutture ricettive e dall’altro le attrazioni da offrire al potenziale ospite.

Ecco, questo bellissimo itinerario, importante per i suoi contenuti storici e naturalistici, si inserisce proprio in tale discorso. Anche per questo ho detto all’inizio che l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino aveva una valenza simbolica.

Sono quindi molto contento di essere qui con voi, portando il mio saluto, ma soprattutto il mio apprezzamento per quanto è stato fatto. Un ringraziamento che esprimo a nome del Consiglio di Stato.
Un Grazie che va alla Pro Media Leventina, in particolare al suo presidente ingegner Nicola Cappelletti e a tutti i membri dell’Associazione; alle autorità federali – e qui ringrazio per la presenza e per il suo intervento Hans Peter Kistler, dell’Ufficio federale delle strade; ai servizi cantonali; alle autorità comunali e a tutte le persone che si sono date da fare in questo bel progetto.

Grazie per l’attenzione, e continuiamo il nostro cammino assieme.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Un nuovo inizio per la Gola del Piottino

È stata inaugurata ieri con una festa popolare allietata da alcune compagini musicali della zona la via storica della Gola del Piottino, resa di nuovo accessibile dopo l’ultima fase dei lavori di ripristino a seguito di frane e cedimenti, durata 4 anni e costata 1,37 milioni. Numerosi gli interventi durante la parte ufficiale, tra cui quelli del consigliere di Stato Norman Gobbi e del suo omologo del canton Uri Dimitri Morelli. I lavori sul sedime di proprietà della Degagna di Osco sono stati promossi dall’associazione Pro Media Leventina.

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Servizio all’interno dell’edizione di domenica 26 maggio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11809484

Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

L’Annuale assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) si è svolta a Castel San Pietro il 25 maggio 2019.
Erano presenti 220 persone, a rappresentare 93 patriziati, con circa 160 delegati. Presenti tra le autorità cantonali e locali il consigliere di stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Ticinese Claudio Franscella, il Consigliere Nazionale Marco Romano.
I lavori assembleari sono stati diretti dal presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti. La giornata è stata organizzata dai Patriziati della Valle di Muggio: Bruzella, Cabbio, Castel SanPietro, Morbio Superiore e Muggio.In apertura di seduta, dopo i saluti di rito da parte del Comitato di organizzazione, Loris Spinelli ha presentato le 5 realtà patriziali della valle, evidenziandone le caratteristiche, e la vastità del loro territorio.
Il presidente del Gran Consiglio ticinese Claudio Franscella ha sottolineato il fatto che “Essere patrizi in Ticino non è solo un privilegio, è pure un impegno sociale e istituzionale, una responsabilità nel mantenere vivo il passato e la nostra storia e una dedizione collettiva di servizio pubblico a livello locale a favore di tutta la comunità. Siete nel pieno dell’era dei Patriziati-imprenditori dove cercate di utilizzare in maniera redditizia le vostre proprietà fondiarie generando un indotto finanziario e anche un miglioramento del nostro territorio.”Il saluto del Comitato centrale della Federazione Svizzera dei Patriziati è stato portato da Gaspard Studer, membro di comitato.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sempre molto attento e vicino alla realtà patriziale, ha evidenziato aspetti molto importanti: “Prendo spunto da un dato di fatto incontestabile: il Patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese e piace alla classe politica cantonale. Dico questo, forte del sostegno che la recente revisione parziale della Legge organica patriziale ha ottenuto davanti al Gran Consiglio. Modifiche legislative accolte all’unanimità dal Parlamento, segno che quanto viene portato avanti trova i favori e un convinto sostegno. … Il Patriziato – lo voglio ribadire a chiare lettere – dovrà sempre mantenere le sue due caratteristiche che ne definiscono la natura stessa: avere cura e promuovere il territorio che ancestralmente è chiamato ad amministrare, ed essere custode nel solco della tradizione dell’identità e cultura locale.”
Il tema della revisione parziale della Legge organica patriziale è stato un punto importante anche nella relazione del presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti: “L’approvazione all’unanimità da parte del Gran Consiglio è anche dovuta al contributo dei singoli Patriziati, grazie all’importante ingaggio in fase di consultazione preventiva delle modifiche.” Zanetti sottolinea anche “il ruolo attivo dei Patriziati che si stanno mostrando in gran parte sempre più forti anche verso l’autorità cantonale, riuscendo a raggiungere quelle visioni di alcuni anni or sono, dove vi è stato un importante cambio di rotta verso una nuova dimensione dei Patriziati stessi, nel lavoro mirato alla conservazione e alla promozione del nostro patrimonio territoriale.” La relazione presidenziale ha toccato pure il tema dell’aggiornamento dello studio strategico sui Patriziati del 2009. “Si tratterà di capire quali sono stati gli effetti dopo l’introduzione del Fondo per la gestione del territorio o se vi sono situazioni particolari che possono essere migliorate in modo anche d’identificare dei progetti strategici per valorizzare in maniera appropriata il Patriziato ticinese. Questa necessità è dettata dalla consapevolezza che in questi dieci anni vi sono stati degli importanti mutamenti e anche la realtà patriziale del nostro Cantone è andata modificandosi. Ciò potrebbe portare a degli aggiustamenti in alcuni ambiti ma anche a delle importanti opportunità per l’entità patriziale, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente gli Enti patriziali.
L’ALPA è coinvolta in questo nuovo studio strategico all’interno di un’apposita commissione istituita ad hoc. Dopo questo studio si vorrebbe poi partire con un’ulteriore miglioramento dell’offerta per le Amministrazioni patriziali: la creazione dell’elenco elettronico dei Patrizi ticinesi, deciso nell’ambito della revisione parziale della LOP.”Per la Rivista Patriziale Ticinese, il redattore responsabile Gustavo Filliger ha fornito i dati statistici del trimestrale dell’ALPA: abbonati sostanzialmente stabili, attorno alle 2000 unità, tiratura leggermente aumentata a 3200 copie per numero e prezzo dell’abbonamento fermo da parecchi anni a 20 franchi all’anno.Patrizia Gobbi, rappresentante ALPA nella Commissione del Fondo di aiuto e del Fondo per la gestione del territorio ha informato sui sussidi erogati nel 2018: complessivamente quasi 800 mila franchi.
Carlo Scheggia, rappresentante ALPA in seno a Federlegno.ch, ha evidenziato lo sforzo di promuovere il legno quale materiale da costruzione e d’energia. Uno sforzo che coinvolge in maniera sempre più marcata tutta la filiera, con la possibilità di lavorare spalla a spalla tra operatori di diversi ambiti: impresario forestale, segantino e falegname, carpentiere. Questo ha dato anche risultati pratici di rilievo: citiamo soltanto il progetto dei lamellari di castagno, che ha impegnato costantemente Federlegno negli ultimi 3 anni, dovendosi così confrontare con il mondo produttivo.Per l’associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori, Germano Mattei ha riportato l’attenzione sui pericoli legati alla presenza dei lupi sul territorio cantonale.
I conti consuntivi 2018 e i preventivi 2019 dell’Alleanza Patriziale Ticinese sono stati presentati dal segretario e contabile dell’ALPA Gianfranco Poli. I conti sono stati approvati all’unanimità, come pure tutte le relazioni presentate nel corso dell’Assemblea. L’ALPA ha un consuntivo di spese di oltre 110’000 franchi e quest’anno ha chiuso con un leggero avanzo di esercizio di circa 4000 franchi.
Al termine dei lavori assembleari è stata designata la località che ospiterà l’Assemblea ALPA 2020. L’Assemblea si svolgerà ad Airolo, organizzata dal locale Patriziato. La giornata assembleare è proseguita dopo mezzogiorno con l’aperitivo, il pranzo in comune a base di prodotti locali e le visite guidate a scelta: Museo etnografico Valle di Muggio – Cabbio, Mulino di Bruzella – Bruzella, Vivaio cantonale di Lattecaldo – Morbio Superiore.
 
 
(Foto: sito web Alpa)

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Servizio all’interno dell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de Il Quotidiano
 
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Proprietari di mezzo cantone

Nonostante il meteo inclemente, sabato si è svolta a Castel San Pietro l’assemblea annuale dell’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). All’appuntamento hanno detto ‘presente’ circa 200 delegati dei patriziati locali, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, nonché diversi membri delle Autorità nazionali e regionali. «Un successo» secondo gli organizzatori, che hanno lamentato soltanto di non essere riusciti a svolgere la visita in programma al Mulino di Bruzella per via della pioggia. «Siamo molto felici che tutti i patrizi abbiano avuto la possibilità di vedere la Valle di Muggio» ha riferito alla ‘Regione’ Marialuce Valtulini, segretaria del comitato organizzatore. Durante gli interventi di rigore, Tiziano Zanetti, presidente dell’Alpa, Gobbi e Franscella hanno tutti quanti sottolineato l’importanza dei patriziati, in particolare «in un momento storico in cui mutano i confini giurisdizionali dei comuni». «Il processo aggregativo – ha affermato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – può raggiungere i suoi obiettivi, cioè portare vantaggi di carattere sociale ed economico ai residenti, solo se sappiamo mantenere e sviluppare sul territorio tutte le potenzialità presenti nelle nostre comunità». In questo senso Gobbi si è detto convinto che «il patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese». Per il presidente dell’Alpa le situazioni di aggregazioni comunali sono state delle «opportunità per dimostrarsi partner affidabili e di supporto ai nuovi grandi comuni». Inoltre, secondo Zanetti, i patriziati hanno assunto un ruolo sempre più marcato nella rete di gestione territoriale del Cantone, «e questo impegno influenza positivamente anche il trend economico del Ticino». A questo proposito è stato Claudio Franscella a ricordare che «più della metà del territorio cantonale è occupato dal bosco, patrimonio prevalentemente di proprietà dei patriziati che, con il Cantone, hanno il compito di gestirlo». Il presidente in carica del Gran Consiglio ha anche salutato con favore ciò che ha definito «il nuovo ruolo dei ‘patriziati-imprenditori’» che ha generato un importante indotto finanziario a favore dell’industria turistica ticinese.

Oibò: tre controlli radar su quattro sono effettuati dalle Comunali

Oibò: tre controlli radar su quattro sono effettuati dalle Comunali

Ma non era Norman Gobbi lo spietato manovratore degli apparecchi che misurano la velocità?

Le cifre parlano chiaro: i tre quarti dei controlli radar nel nostro Cantone vengono effettuati dalle Polizie comunali; il rimanente quarto dagli agenti della Cantonale. Ma vediamo questi dati, che si riferiscono all’anno scorso. In totale i controlli mobili sono stati 1’615. Gli agenti della Cantonale ne hanno effettuato 427; i Corpi delle Polizie comunali ne hanno svolti 1’188. La modalità con cui sono stati eseguiti: 1’291 con radar, 324 con pistola laser. Per quanto riguarda i radar: 980 sono i controlli degli agenti delle Comunali e 311 quelli della Cantonale. Con il laser sono intervenuti 208 volte gli agenti delle Comunali e 116 volte gli agenti della Cantonale. C’è, come abbiamo detto, un rapporto di uno su quattro negli interventi tra Polizia cantonale e Corpi delle Polizie comunali.
E qui ci salta la mosca al naso: noi credevamo – visto quanto viene comunemente fatto capire alla gente – che i controlli fossero maggiormente effettuati dalla Polizia cantonale, sotto la responsabilità quindi del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Anche perché soprattutto in campagna elettorale lo stesso Gobbi veniva sempre associato a questi controlli sulla velocità. E invece scopriamo che sono i Comuni a richiedere ai loro agenti un intervento di questo tipo. Rimaniamo solo ai centri più importanti e andiamo a vedere chi sono i capi dicastero: A Chiasso, Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno sono tutti politici del PLR. Però, tutti zitti questi ultimi, intanto c’è Gobbi a fare da parafulmine…
“L’intervento delle Comunali è spesso voluto dai cittadini stessi, che chiedono maggiore sicurezza su tratti di strada considerati pericolosi. È un loro diritto e la Polizia che per prossimità interviene è naturalmente quella comunale” – spiega al Mattino della Domenica il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. È però singolare che nell’opinione pubblica sia sempre il sottoscritto a essere preso di mira per questi controlli. I dati che presentate dimostrano un’altra realtà. Ma ho le spalle abbastanza larghe per sostenere questo peso, anche perché un peso non è”. Ci spieghi… “Non lo è nella misura in cui i controlli radar a livello cantonale vengono inseriti in una strategia coordinata di prevenzione, e anche l’intervento repressivo rientra in questa strategia. Abbiamo un obiettivo unico: far capire agli automobilisti che adottare un comportamento confacente alla guida dà vantaggi a tutti, in primis agli stessi automobilisti”. I risultati ottenuti negli ultimi anni, con una diminuzione di vittime sulle nostre strade, e più in generale di incidenti, è confortante. “Esatto. Ciò dimostra, per rimanere in tema, che stiamo percorrendo la strada giusta e a una velocità corretta. Perché non si vuole esagerare nell’approntare misure repressive, che devono in ultima battuta sempre essere finalizzate al loro scopo principale: la prevenzione”.

Il Ticino ospita la conferenza annuale dei servizi cantonali della migrazione della Svizzera latina

Il Ticino ospita la conferenza annuale dei servizi cantonali della migrazione della Svizzera latina

Comunicato stampa

Giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2019 si è tenuta a Mendrisio l’annuale conferenza che riunisce tutti i responsabili dei servizi della migrazione dei Cantoni Latini alla quale ha pure preso parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Un momento privilegiato di confronto e di aggiornamento che permesso alle Autorità cantonali ticinesi di evidenziare l’importante lavoro del Ticino, quale porta d’accesso a sud per la Svizzera, in ambito migratorio.
Ogni anno i capi dei servizi cantonali della migrazione del Canton Ticino e dei Cantoni romandi si riuniscono in una riunione plenaria per discutere dei temi di attualità che concernono il loro settore così come per aggiornarsi reciprocamente sulle tendenze in atto a livello nazionale e internazionale. Il Ticino ha avuto l’onore di ospitare l’edizione 2019 dell’annuale appuntamento, al quale oltre ai responsabili del settore della migrazione dei Cantoni Ticino, Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Vallese e Vaud hanno anche partecipato i rappresentati delle città di Berna, Bienne e Losanna così come alcuni collaboratori dei servizi federali preposti.
Nel primo pomeriggio di giovedì è stato organizzato un seminario durante il quale sono intervenuti alcuni esperti del settore della migrazione che hanno trattato temi di attualità quali la revisione della legge sull’asilo e la sua attuazione da parte dei Cantoni e l’evoluzione dei fenomeni migratori a livello locale e globale.
Durante la giornata di venerdì i partecipanti hanno preso parte a una visita ufficiale del Centro federale d’asilo (CFA) di Chiasso.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni saluta positivamente questo genere di incontri istituzionali, che permettono alle Autorità politiche cantonali e federali di conoscere da vicino e peculiarità geografiche ed economiche del Canton Ticino che lo rendono una realtà unica in Svizzera per la sua predisposizione a vivere e a gestire fenomeni globali che toccheranno solo in seguito i cantoni d’oltralpe. La gestione dei flussi migratori e la pressione alla frontiera con l’Italia né è stata un esempio nel recente passato.

Sicurezza privata, nuove norme

Sicurezza privata, nuove norme

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de La Regione

Più formazione (anche continua), quattro tipi di autorizzazione…
Progetto di legge in consultazione Il governo attende le osservazioni delle cerchie interessate entro fine luglio

Era un auspicio anche della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dossier Argo 1, dal nome dell’agenzia cui il Dipartimento sanità e socialità aveva affidato, senza però la necessaria risoluzione governativa, la sorveglianza dei centri per richiedenti l’asilo: serve “una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore”. Quello appunto delle società di sicurezza private. Ebbene, a poco meno di quattro mesi dalla pubblicazione del rapporto, e relative raccomandazioni, della Cpi, il Dipartimento istituzioni presenta una proposta di modifica della Lapis, la Legge cantonale sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Un’ampia modifica. Anzi, “una revisione totale” del testo in vigore dal 1976. Insomma una nuova legge. Con un nuovo nome: “Legge sulle prestazioni private di sicurezza”, Lpps. La riforma mira tra l’altro a rafforzare la formazione degli agenti e dei responsabili delle agenzie, a rendere maggiormente efficace il regime autorizzativo e ad aggiornare l’elenco delle attività che necessitano del nullaosta del Cantone. Si tratta, sottolinea in conferenza stampa il consigliere di Stato titolare delle Istituzioni Norman Gobbi, di adeguare le disposizioni alla situazione odierna. Che in Ticino “registra un centinaio di agenzie”, contro la “ventina circa” degli anni Settanta quando ha visto la luce la Lapis, come si ricorda nella bozza di messaggio governativo che accompagna il disegno di legge. Quest’ultimo e il relativo progetto di regolamento sono da ieri in consultazione. Per due mesi, fa sapere Gobbi. Entro fine luglio quindi il Consiglio di Stato attende le osservazioni delle cerchie direttamente interessate (le ditte di sicurezza e di investigazione e gli indipendenti, nonché l’Associazione imprese svizzere servizi di sicurezza), della Procura, del Tribunale cantonale amministrativo, dell’Associazione delle polizie comunali, dei Municipi, dei sindacati e della Commissione paritetica sicurezza. L’adempimento dei compiti da parte degli agenti e degli investigatori privati incaricati richiede elevata professionalità: per questo si pone l’accento sulla formazione. Rafforzandola. In che modo? “Prevedendo una formazione di base specifica a dipendenza del ruolo e una formazione continua a moduli”. Si prospetta poi l’introduzione di quattro tipi di autorizzazione: «Per la ditta di sicurezza, per chi la dirige, per i collaboratori della stessa e per gli agenti indipendenti», spiega il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polizia cantonale, che hanno messo a punto il progetto di legge. Dunque, citando la bozza di messaggio in consultazione, si parla di un’autorizzazione per l’esercizio della società di sicurezza o di investigazione, di una per dirigere l’agenzia, di una per gli agenti o per gli investigatori privati alle dipendenze di una ditta e di un’autorizzazione “per coloro che svolgono attività di sicurezza o di investigazione a titolo indipendente”. Altra novità: l’autorizzazione (validità tre anni, ovviamente rinnovabile) accordata all’agente sarà “legata alla sua persona”, cosa che gli permetterà di esercitare “anche per più di un’impresa di sicurezza”. Agli agenti privati la Polizia cantonale rilascerà una tessera di legittimazione. Quella di riconoscimento sarà invece rilasciata dall’agenzia, “così da poter identificare il datore di lavoro”. Non solo; per il responsabile della ditta di sicurezza o di investigazione, sottolinea Arrigoni, «sono previste una formazione accresciuta e l’obbligo di iscriversi nel registro di commercio». Il disegno di legge, inoltre, inserisce nella lista delle mansioni che vanno autorizzate (“Sorveglianza e controlli; gestione del traffico; protezione di persone e beni; trasporti securizzati; investigazione”) anche la “gestione di centrali d’allarme con sorveglianza audio e/o video”.
«Le proposte vanno nella giusta direzione: l’obiettivo è anche di evitare il ripetersi di gravi disfunzioni che hanno interessato alcune agenzie, a scapito degli agenti e della sicurezza», dice alla ‘Regione’ Giangiorgio Gargantini del sindacato Unia. Con lui, alla conferenza stampa di ieri, Oswaldo Formato, da marzo ispettore cantonale per l’unità di controllo istituita dalla Commissione paritetica del contratto collettivo di lavoro per il settore agenzie di sicurezza privata.

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 25 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Sicurezza: agenzie private senza zone d’ombra

In consultazione la nuova legge per regolamentare in modo più chiaro le attività di sorveglianza e d’investigazione Autorizzazioni meglio definite e tessere per identificare gli agenti
Gobbi: «Settore da riordinare anche dopo Argo1»

«Quello delle attività private di sicurezza è un settore che periodicamente necessita di essere riordinato». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha sottolineato l’urgenza di una nuova legge che regoli il funzionamento del settore della sorveglianza e dell’investigazione in Ticino. A maggiore ragione alla luce dell’età dell’attuale impianto legislativo, la cosiddetta LAPIS, in vigore ormai dal 1976. Anche a seguito della sospensione a tempo indeterminato del concordato intercantonale, il Consiglio di Stato ha deciso di rompere gli indugi e presentare un progetto «al passo con i tempi» per dirla sempre con Gobbi. «Vanno aggiornati diversi aspetti e chiarite alcune zone grigie, tenuto conto dell’evoluzione di un settore che è in crescita» ha aggiunto, illustrando i cardini della neo legge sulle prestazioni private di sicurezza (LPPS) ora posta in consultazione fino a fine luglio. Nel dettaglio, ha indicato il consigliere di Stato, «vogliamo regolamentare in maniera chiara e precisa un settore delicato, aumentare gli standard in materia di formazione, e al contempo mantenere elevati requisiti personali e professionali a fronte di un ambito sensibile che si affianca all’attività dello Stato». Un cambio di marcia, questo, richiesto da diversi atti parlamentari e soprattutto – ha ricordato Gobbi – «dalla Commissione parlamentare d’inchiesta istituita per fare luce sul caso Argo1» (vedi la scheda a lato), l’agenzia privata finita nell’occhio del ciclone anche per la sua conduzione operativa tutto fuorché trasparente. «Questo caso – si legge nel messaggio governativo –ha infatti portato alla luce alcune fragilità del sistema attualmente in vigore; fragilità che sono state oggetto di due rapporti: il primo della Commissione della gestione e delle finanze e il secondo della Commissione speciale scolastica. Questi due rapporti, pur evidenziando problematiche diverse, sono entrambi giunti alla conclusione che delle modifiche si rendevano necessarie».

«Non una delega di compiti»
Non a caso tra le novità più importanti della legge figura un nuovo regime autorizzativo obbligatorio, declinato a seconda dell’importanza del ruolo all’interno delle agenzie di sicurezza, «che definirà in modo chiaro le attività soggette e andrà a sostituire l’attuale obbligo di notifica» ha spiegato il responsabile dei Servizi generali della polizia cantonale Elia Arrigoni. «Lo scopo non è quello di autorizzare l’ente pubblico a delegare i suoi compiti al privato, ma permettere allo Stato di avvalersi di questo partner per ottimizzare l’uso di risorse più care e specialistiche della polizia cantonale» ha aggiunto Arrigoni. Il tutto precisando anche quei compiti di «minore importanza» che potranno passare nelle mani delle società private. A fronte anche delle richieste sindacali, verso un settore spesso contraddistinto da impieghi provvisori e per più datori di lavoro, come detto pure la formazione e l’ambito dei controlli sarà rafforzato (seppur semplificato). «Sarà istituita la figura del rappresentante responsabile, il cui ruolo legale nei confronti di terzi richiederà una formazione accresciuta così come l’iscrizione al registro di commercio» ha indicato Arrigoni. Per poi aggiungere: «La novità per gli agenti riguarda la personale autorizzazione a operare, che non sarà più legata a una determinata agenzia ma sarà rilasciata singolarmente». Non solo. Al fine di permettere alla polizia cantonale e alle autorità di verificare la legittimazione a operare, saranno introdotte due tessere d’identificazione per gli agenti privati: quella di legittimazione, rilasciata dalla polizia e che l’agente dovrà portare in modo visibile, e quella di riconoscimento, concessa dall’agenzia e necessaria per riconoscere il datore di lavoro. E, va di pari passo, il rispetto del Contratto collettivo di lavoro in vigore nel settore.

Attive 92 società
Stando ai dati resi noti dalla polizia cantonale attualmente sono registrate 92 agenzie di sicurezza a livello cantonale, per un totale di oltre 1.100 agenti. Come detto per poter esercitare sul terreno varranno quattro tipi di autorizzazione tutte valide per un periodo di 3 anni: una per l’esercizio di un’impresa di sicurezza o di investigazione, un’autorizzazione per dirigere un’impresa di sicurezza, un’autorizzazione per gli agenti di sicurezza o investigatori privati che sono alle dipendenze di un’impresa di sicurezza e un’ultima autorizzazione per colo che svolgono attività di sicurezza o investigazione a titolo indipendente. Per quanto concerne invece la formazione, se i moduli non cambieranno per i normali agenti di sicurezza diverso sarà il discorso per chi ambisce a operare quale indipendente o rappresentante responsabile. I rispettivi percorsi, è stato spiegato, saranno rafforzati attraverso dei nuovi moduli relativi alla conoscenza della legislazione cantonale (per gli indipendenti) e alla gestione aziendale e operativa (per la figura responsabile).


La scheda

La cronistoria
Attualmente in Ticino fa stato la legge sulle attività private d’investigazione e sorveglianza (LAPIS), entrata in vigore nel 1976. Nel 2013 il Canton Ticino ha aderito al concordato sulle prestazioni di sicurezza effettuate da privati promosso dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. A seguito del passo indietro dei Cantoni Berna e Zurigo l’entrata in vigore del Concordato è stata sospesa a tempo determinato. Di qui la decisione del Governo di procedere con una nuova legge cantonale.

Il settore
Attualmente in Ticino sono registrate 92 agenzie di sicurezza. Nel complesso gli agenti riconosciuti sono 1.121, mentre sono 55 le figure che operano quali indipendenti sia nel settore della sicurezza sia in quello dell’investigazione. A livello svizzero ci sono invece più di 900 ditte con circa 22.000 dipendenti che lavorano nel campo dei servizi di sicurezza.

Le norme da rivedere
Attraverso una revisione totale dell’attuale impianto legislativo, è proposta la nuova normativa (e la nuova denominazione) «Legge sulle prestazioni private di sicurezza» (LPPS). Il Governo ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di avviare una procedura di consultazione sul nuovo progetto di legge. Le prese di posizione sono attese entro il 31 luglio 2019.

La richiesta della CPI
Nel suo rapporto sul caso Argo1, la Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) aveva avanzato una serie di raccomandazioni al Consiglio di Stato, tra cui una riferita all’ambito delle agenzie di sicurezza private e in particolare all’istruzione del personale. «Constatato come il concordato intercantonale concernente le agenzie di sicurezza private non è stato sottoscritto da alcuni Cantoni, invitiamo il Dipartimento delle istituzioni a valutare la possibilità di presentare una modifica della Lapis che meglio disciplini questo delicato settore. Già è stato compiuto un importante lavoro a livello della formazione, sia degli agenti sia dei quadri dirigenti». Il progetto di nuova legge si prefigge di rispondere a questa raccomandazione.

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 24 maggio 2019 de Il Quotidiano

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Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA)

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA)

25 maggio – Castel San Pietro

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato e personalmente in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ringraziandovi per l’invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.
Sono felice di essere in un territorio molto fortunato. Da un lato un Comune attento alle proprie radici, pensando al recupero del complesso dei Cuntìtt, e ora fortunatissimo visto che può vantare uno dei moltiplicatori comunali più bassi del Cantone. Dall’altro perché il Patriziato di Castel San Pietro che ospita questa assemblea ha sempre avuto una grande progettualità fondata sulla tradizione, sulla cui importanza e sulla cui attività avrò modo di ritornare nel corso del mio intervento. Ringrazio pure gli altri Patriziati della Valle di Muggio che hanno partecipato a organizzare i lavori assembleari, con il pranzo e le visite guidate del pomeriggio: Morbio Superiore, Bruzella, Cabbio, Muggio.

Prendo spunto da un dato di fatto incontestabile: il Patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese e piace alla classe politica cantonale. Dico questo, forte del sostegno che la recente revisione parziale della Legge organica patriziale ha ottenuto davanti al Gran Consiglio. Modifiche legislative accolte all’unanimità dal Parlamento, segno che quanto viene portato avanti trova i favori e un convinto sostegno.

È un elemento non trascurabile su cui continuare a scrivere il nostro lavoro di valorizzazione dell’ente patriziale. Un risultato che ho accolto con grande soddisfazione, perché avvalora il percorso che in questi anni abbiamo compiuto assieme, tra l’Alleanza Patriziale e il mio Dipartimento, segnatamente la Sezione enti locali con il suo capo Marzio Della Santa e i suoi funzionari che più direttamente seguono la vita dei Patriziati.

Cito solo marginalmente i contenuti di questa revisione della LOP, essendovi ben noti. Un aspetto però deve essere sottolineato: questa revisione – oltre ad aver aggiornato tutta una serie di articoli rendendoli più conformi alla realtà odierna – ci ha stimolato a guardare oltre il momento contingente e a puntare verso obiettivi strategici che permettano di valorizzare ulteriormente il Patriziato nel nostro contesto cantonale, in modo che il Patriziato stesso continui a essere al passo con i tempi, al passo cioè con una realtà socio-economica, ma anche istituzionale, che si è modificata in modo sensibile.

Il Patriziato – lo voglio ribadire a chiare lettere – dovrà sempre mantenere le sue due caratteristiche che ne definiscono la natura stessa: avere cura e promuovere il territorio che ancestralmente è chiamato ad amministrare, ed essere custode nel solco della tradizione dell’identità e cultura locale. Avere quindi quel ruolo di vicinanza nei confronti dei cittadini di questo nostro magnifico Cantone che gli consenta di perpetuare l’anima ticinese, la radice ticinese, l’identità ticinese.

Ciò ha ancora più importanza proprio in questo momento storico, in cui mutano i confini giurisdizionali dei Comuni, come la realtà di Castel San Pietro ha già conosciuto. Il processo aggregativo può raggiungere i suoi obiettivi – e cioè portare vantaggi di carattere sociale ed economico ai residenti – solo se sappiamo mantenere e sviluppare sul territorio tutte le potenzialità presenti nelle nostre comunità. Il Patriziato – potendo offrire un valore identitario imprescindibile – rappresenta dunque un elemento di forza. Per questo va sostenuto; per questo va valorizzato.

Assodato questo concetto centrale, giocoforza avere una strategia rivolta al futuro che ci consenta di raggiungere tale obiettivo. Lo studio strategico avviato in questi mesi, per il quale sono state organizzate proprio nelle scorse settimane tre serate di presentazione e di condivisione sulle modalità d’esecuzione alla presenza di Victoria Franchi, collaboratrice scientifica e capo progetto di questo studio, è la risposta concreta di questa nostra volontà.

Dico nostra, intendendo quella dei Patriziati – e per essi questa vostra assemblea – assieme al Dipartimento e i suoi funzionari, con il supporto generoso di BancaStato. La parola collaborazione ha sempre contraddistinto i rapporti tra l’ALPA e il Dipartimento delle istituzioni. Abbiamo operato assieme su tutti i fronti che toccano l’attività patriziale. I risultati ottenuti sono sempre stati ottimi. E sono più che sicuro che questo spirito collaborativo proseguirà anche in futuro, grazie all’affinità che abbiamo sul valore, sull’importanza e sulle potenzialità dei Patriziati.
Assieme al vostro Presidente e il vostro Consiglio direttivo vi chiedo di seguirci dunque su questa strada che ci porterà verso una definizione sempre più moderna del ruolo del Patriziato, fermo restando le osservazioni che ho fatto poc’anzi.

Sarà un processo che non si concretizzerà dall’oggi al domani. Analogamente a quanto facciamo con i Comuni, grazie al progetto di riforma Ticino 2020, così vogliamo fare con i Patriziati. Anzi: per noi l’orizzonte è ancora più importante.
Vogliamo immaginare il Patriziato del 2030 nella convinzione che il Patriziato ha un futuro. Deve avere un futuro per il bene della collettività ticinese!

Ricordo gli effetti positivi che lo studio avviato nel 2009 ebbe sui Patriziati.Quello studio portò come principale innovazione l’istituzione di un secondo fondo a sostegno della vostra attività. Con la revisione parziale della Legge organica patriziale approvata dal Gran Consiglio il 13 febbraio 2012 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2013 il Fondo per la gestione del territorio ha promosso interventi di gestione e manutenzione del territorio e dei suoi beni, in collaborazione tra enti patriziali e comunali.
Analogamente – se tanto mi dà tanto – auspico che pure questo nuovo studio strategico possa portarci a introdurre nuovi e adeguati strumenti per migliorare l’impatto positivo dei Patriziati sul tessuto sociale ed economico del Ticino.

Certo, in primo luogo si tratterà sempre di continuare a sostenere e accompagnare il Patriziato, sia per quanto riguarda la gestione- e qui penso all’introduzione del nuovo modello di contabilità, oppure al registro dei nomi . Ma allo stesso tempo dobbiamo essere aperti alle nuove sfide e alle nuove opportunità.

All’inizio di questo mio intervento avevo promesso di ritornare sul Patriziato di Castel San Pietro che ci ospita per questa assemblea. Proprio mercoledì scorso la commissione del Fondo per la gestione del territorio e del Fondo di aiuto patriziale si è riunita ad Arzo. Una riunione extra muros in un luogo che è testimonianza di intraprendenza da parte del locale Patriziato, in grado di valorizzare il proprio patrimonio con un intervento di carattere turistico-ricreativo e culturale sulle cave di Arzo, divenute grazie al Patriziato – e faccio i complimenti in primo luogo al presidente Aldo Allio – un luogo di incontri e un’attrattiva che sostiene il turismo locale. Ma torniamo alla riunione di mercoledì: la commissione ha accordato il sostegno su un credito di 1 milione e 600 mila franchi per la ristrutturazione completa dell’Alpe Caviano, che sarà inserita nel progetto di “albergo diffuso”. Un progetto che dovrà aumentare l’attrattiva turistica della Valle di Muggio e dell’intera zona del Monte Generoso.

Ecco: Castel San Pietro, così come Arzo, sono due esempi – non certo gli unici – di una interpretazione in chiave moderna del ruolo e dell’attività del Patriziato. Un ruolo nuovo dei Patriziati, mantenendo inalterata la loro funzione di cellula identitaria fondamentale e garante del vasto territorio sotto la sua protezione.

Lunga vita ai patriziati e ai patrizi ticinesi.

Discorso pronunciato in occasione del centenario del Dono Nazionale Svizzero

Discorso pronunciato in occasione del centenario del Dono Nazionale Svizzero

Tenero – 24 maggio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Un vero “Dono” svizzero

Gentili signore, egregi signori,

Il nome stesso “Dono Nazionale Svizzero” racchiude in sé la bellezza di una iniziativa che, soprattutto nei primi decenni d’attività, ha dato lustro alla società elvetica, ma che non manca ancora oggi di marcare positivamente la crescita della nostra nazione. E la manifestazione a cui noi oggi partecipiamo – per la quale ringrazio tutti gli organizzatori e in particolare Marco Netzer, vice presidente del Dono e responsabile dei festeggiamenti che si tengono in Ticino, e naturalmente il presidente Werner Merk – ne è un valido esempio.
Nella Svizzera che usciva dal primo conflitto mondiale, con decine di migliaia di cittadini-soldati che avevano sacrificato anche per un lungo periodo le proprie attività – e le proprie famiglie! – per garantire protezione al nostro territorio nazionale, in questa Svizzera in cui le assicurazioni sociali erano ancora “in nuce” e soprattutto l’assicurazione perdita di guadagno –per non parlare dell’AVS- non era ancora contemplata tra le conquiste sociali che poi man mano videro la luce, in questa Svizzera alcuni illuminati uomini del nostro Esercito, e diverse donne, compresero l’importanza di intervenire per risollevare finanziariamente ma non solo le sorti di migliaia di concittadini-soldati.

Come ci ha ricordato il presidente Werner Merk il Dono Nazionale Svizzero affiancò in modo munifico l’azione dell’Esercito per aiutare e sostenere soldati, ex soldati e le loro famiglie. Se immagino il Ticino e questo luogo in particolare 100 anni fa – nel 1919 – vedo una terra in cui l’attività principale è legata all’agricoltura. Vedo gli ingenti lavori iniziati nel corso della Prima Guerra Mondiale per la bonifica del Piano di Magadino e l’incanalamento del fiume Ticino che permisero il recupero di importanti aree da destinare al settore primario. Ma nel 1919 sotto il profilo sociale anche il Ticino viveva le conseguenze negative della Grande Guerra. Un po’ meno che negli altri Cantoni, ma la “spagnola” aveva colpito anche da noi. Politicamente il Governo era dominato dal Partito liberale radicale. Da nemmeno due decenni era nato il Partito Socialista e solo nel 1920, l’anno dopo quindi, sarebbe stato costituito il Partito agrario, per la difesa degli interessi dei contadini.

Proprio qui a Tenero il Dono Nazionale Svizzero ha scritto una grande pagina. Una pagina che continua a tutt’oggi. E mi riferisco alla nascita della “Fondazione stabilimento di cura Tenero”. Eravamo nel 1921 e su sollecitazioni del colonnello Carl Hauser, medico capo dell’Esercito, il Dono Nazionale Svizzero, nato due anni prima, acconsentì a istituire una fondazione autonoma incaricata di creare e amministrare un istituto di cura e di riqualifica professionale per soldati affetti da malattie non troppo debilitanti e dolorose, la cui guarigione sarebbe potuta avvenire attraverso un’attività regolare e adeguata in un’azienda agricola. Il preventivo dell’opera era stato fissato in 525mila franchi, dei quali 300mila sarebbero stati versati dal Dono Nazionale Svizzero a condizione che la Confederazione versasse il restante importo.Ciò che avvenne. La ricerca del terreno idoneo su cui ospitare lo stabilimento infine si indirizzò proprio qui a Tenero, sul delta del fiume Verzasca. Le condizioni climatiche favorevoli, una natura incontaminata – bei tempi! – e il costo contenuto dei terreni – bei tempi!! – avevano convinto il DNS a concretizzare l’opzione Tenero. Senza poi dimenticare la vicinanza con la clinica militare federale di Novaggio, attraverso la quale poteva avvenire il passaggio tra cura acuta e ripresa lavorativa. Tutto questo vasto terreno- il Dono Nazionale Svizzero divenne proprietario di ben 51 ettari, 35 dei quali di coltivo e 16 ettari di incolto – su cui oggi sorge questo gioiello dedicato ai giovani sportivi di tutta la Svizzera e che risponde al nome di Centro sportivo Nazionale di Tenero – ha avuto origine dalla presenza, avviata quasi 100 anni fa, di uno stabilimento di cura a favore dei militi svizzeri, che venivano curati e reinseriti nella professione attraverso il lavoro in una grande fattoria. Una fattoria che venne data in gestione nel 1922 ad Albert Feitknecht, contadino proveniente dal Canton Berna, che assieme alla moglie Martha riuscì a far crescere sia dal punto di vista agricolo, sia per quanto riguarda il lavoro di reinserimento, la fattoria, diventata per tutti la “Cura”. In dieci anni qui a Tenero vennero seguiti 1’396 pazienti militari, di questi 1’073 lasciarono lo stabilimento guariti al termine di un soggiorno di cura della durata media di 92 giorni. E tutto questo poté essere realizzato proprio grazie al sostegno del Dono Nazionale Svizzero.
Nei decenni successivi la Cura ebbe momenti altalenanti per quanto riguarda le presenze. Un picco fu raggiunto ancora negli anni della Seconda Guerra Mondiale: tra il 1940 e il 1945 Tenero accolse ben 3’732 pazienti-militari.
Poi l’evoluzione della nostra società fece in modo che questa benemerita iniziativa si trasformasse.
Bisogna dire che un piccolo colpo affinché la “Cura” venisse in un certo modo sminuita nella sua originaria destinazione lo diede anche il Governo ticinese. Si era nel 1959 e con l’introduzione dell’Assicurazione invalidità Tenero avrebbe potuto diventare – nei desideri della Fondazione – un Centro cantonale di recupero degli invalidi militari e civili. Il Consiglio di Stato preferì invece privilegiare la destinazione di Stabio. Se quel passo fu, assieme ad altri, decisivo per chiudere l’esperienza di cura a favore dei militari qui a Tenero – ma la fattoria proseguì nella parte agricola ancora per anni e sempre sotto i Feitknecht, il figlio Rodolfo con la moglie Elisabetta – quel passo divenne però altrettanto decisivo per dare inizio a qualcosa di grande e che vediamo davanti ai nostri occhi. Se questi terreni non fossero stati di proprietà del Dono Nazionale Svizzero credo che difficilmente si sarebbe sviluppato questo fiore all’occhiello, costituito dal Centro sportivo nazionale. Quindi grande merito va dato a questa istituzione centenaria.
E sono contento di portare il mio personale ringraziamento e quello dell’attuale Consiglio di Stato ticinese a voi, caro presidente Merk e vice presidente Netzer e a tutti gli ospiti qui presenti. Il Dono Nazionale Svizzero continua però ad adempiere il suo scopo originario anche ai giorni nostri. Risulta infatti essere l’ente che finanziariamente sostiene in modo più cospicuo il Servizio Sociale dell’esercito. Quel servizio che – mutatis mutandi – ha ripreso negli ultimi decenni gli scopi originari che 100 anni fa spinsero a creare il Dono Nazionale Svizzero.
Un sostegno quello del Servizio Sociale dell’esercito a cui tutti i nostri militi, soprattutto i giovani che partecipano alla scuola reclute, possono accedere, per risolvere problemi d’ordine finanziario e di gestione personale. Senza dimenticare il sostegno che viene dato per la Lavanderia del soldato di Münsingen, il Dono contribuisce a mantener viva l’identità elvetica fondata sulla sussidiarietà, sul federalismo e sulla solidarietà.
È una fiamma che dovrebbe animare ogni cittadino svizzero e il vostro operato e ciò che ha rappresentato in questi 100 anni dovrebbero davvero essere portati a mo’ di esempio. Il Dono nazionale svizzero è decisamente l’emblema della sussidiarietà: davanti a un problema – anche grande come quello che si verificò al termine della Prima Guerra Mondiale – alcune persone hanno voluto impegnarsi a fondo per dare una risposta a questo problema.
Senza aspettare l’aiuto dello Stato, ma chiamando a sostegno altre persone che avrebbero potuto portare il loro contributo.
L’appello lanciato da pochi ha saputo raggiungere tanta altra gente. Ed è così che la prima colletta voluta da queste persone ha raccolto in Svizzera la cifra stratosferica – per quei tempi – di 8 milioni di franchi!!!
Soldi che divennero benzina per alimentare la macchina della solidarietà, ossia della vicinanza ai problemi dei concittadini e quindi della soluzione ai loro problemi.
Tra parentesi: emblematico è il fatto che questo slancio, questo spirito sia nato da cittadini impegnati nell’esercito a testimonianza del fatto che questa istituzione è un cuore pulsante per la nostra Nazione e che oggi come ieri contribuisce in maniera decisiva a rendere sempre migliore la nostra Patria. E questo – permettetemelo di dirlo – alla faccia di chi la vorrebbe abolire o impoverire. Sull’onda di questo spirito che va a cogliere l’essenza del nostro essere svizzeri, il Dono Nazionale contribuisce a sostenere in modo mirato alcune iniziative.
Come ticinese è doveroso e bello qui ricordare, ultimo tra altri aiuti, il finanziamento della piccola funicolare che permette ai visitatori di accedere al Sasso Gottardo. Una fortezza-emblema del nostro passato, la cui riscoperta ci dà la possibilità di capire chi siamo stati, quanta importanza abbia avuto il massiccio del San Gottardo per la storia della Svizzera e quale ruolo decisivo abbia infine avuto e ha il nostro Esercito per dare sostanze alle scelte politiche di neutralità e di libertà. Il Grazie diventa quindi doveroso, anche per il contributo alla Rivista militare svizzera di lingua italiana, distribuita a tutti gli ufficiali e sottufficiali della Svizzera italiana, che pure contribuisce a rafforzare questo spirito.
E anche per questo evento celebrativo dei 100 anni del Dono Nazionale Svizzero con la scelta di suddividerlo in tre precisi e separati momenti per toccare le tre regioni linguistiche. Una celebrazione che ci permetterà, dopo questi discorsi, di vedere e ascoltare la messa in scena dell’opera di Gaetano Donizetti dal titolo “Betly” a cura del direttore Igor Longato. Un grazie al Maestro Longato per aver con tutta la sua equipe non solo “riscoperto” questa opera, ma per la cura che è stata dedicata a tutti i dettagli, come avremo modo di apprezzare tra poco. Non una scelta casuale, non un’idea casuale quella del responsabile per la tappa ticinese dei festeggiamenti del centenario Marco Netzer, sostenuta con entusiasmo da parte del Consiglio del Dono. Per due motivi: il primo perché tale opera è ambientata in Svizzera e ha tra i protagonisti principali un sergente dell’esercito svizzero.
Il secondo perché ha permesso a distanza di tanti anni di recuperare un’opera musicale che ebbe grande diffusione al momento della sua composizione, ma che poi cadde in disuso.
Sarà un ulteriore merito da ascrivere a questo centenario: la conoscenza del compositore bergamasco che ebbe tante affinità con la Svizzera.
Concludo questo mio intervento per ribadire la fierezza di ricordare in quanto svizzero, in quanto ticinese, in quanto militare la benemerita attività portata avanti in cento anni dal Dono Nazionale Svizzero.
Sono sicuro che il Dono, oltre ad aver sostenuto centinaia di migliaia di soldati, possa rappresentare anche in futuro non solo un aiuto concreto, ma pure un esempio e un modello a cui ispirarsi per avere anche in futuro una Svizzera libera, forte e neutrale!
Grazie

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Dono nazionale svizzero al Cst per il centenario

Quest’anno il Dono nazionale svizzero celebra il suo centenario. Il secondo evento nell’ambito delle manifestazioni per la celebrazione del giubileo si è tenuto al Centro sportivo di Tenero. Tra i circa 250 ospiti presenti anche il consigliere federale Ignazio Cassis e il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi. Non è stato un caso che la celebrazione si sia tenuta al Cst: il Dono nazionale svizzero e il centro sportivo sono uniti da uno stretto legame. Nel 1921 il consiglio di fondazione del Dono nazionale aveva deciso di autorizzare un credito per l’acquisizione di una proprietà a Tenero. Qui doveva sorgere un istituto di cura e di riqualificazione professionale per pazienti militari affetti da malattie polmonari. La “cura” fu infine attiva fino al 1961. Dopo la sua chiusura furono ideati progetti per la costruzione di un centro sportivo nazionale sull’area. Il consiglio di fondazione acconsentì alla vendita del terreno. Il Centro sportivo fu infine inaugurato ufficialmente nel 1985.

Il terzo e ultimo evento per la celebrazione del giubileo si svolgerà il 6 giugno a Yverdon-les-Bains.

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato stampa

Il Bellinzonese ha ospitato giovedì 23 e venerdì 24 maggio 2019 due edizioni del corso «SMEPI 19». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono alternate tra Monte Carasso, Castione, Camorino e Sant’Antonino.
Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione primaverile 2019 prevedeva due giornate di esercitazioni, durante le quali una trentina di operatori hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.
Per l’occasione sono state preparate quattro simulazioni: un incendio in una fattoria, un’evacuazione di persone nel settore di Monte Carasso-Mornera (compresa la funivia), un problema di ordine pubblico presso un centro commerciale e un cedimento strutturale all’interno di alcuni magazzini di stoccaggio. I partecipanti hanno avuto così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, l’applicazione dei protocolli di condotta unitamente all’assunzione del ruolo di capo dello Stato Maggiore e di responsabili dei servizi chiamati a intervenire sul posto.
Gli aspetti logistici del programma sono stati gestiti dal Corpo civici pompieri di Bellinzona, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari delle infrastrutture, protezione civile, soccorso alpino,…).