La domenica elettorale

La domenica elettorale

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 aprile 2019 del Corriere del Ticino

SuperNorman dalla dieta ai fornelli

Nella legislatura passata il leghista Norman Gobbi ha perso ben 30 chili. C’è chi sostiene che proprio la sua nuova immagine fisica abbia contribuito ad attirargli simpatie e a fargli incassare il maggior numero di voti tra i candidati al Governo. Può essere: aspirazioni, frustrazioni e tormenti del sovrano sono a volte insondabili. Un’altra teoria sostiene che alleggerito possa correre come una gazzella: la dieta sarebbe quindi stata studiata con malvagio anticipo per bruciare il compagno di lista Claudio Zali. Ora che gli obiettivi sono stati centrati qualche nostalgia del ristorante del nonno a Piotta inizia a venire a SuperNorman. Già ieri, nella sua cucina di Nante, mentre leggeva con soddisfazione i primi risultati elettorali, non ha resistito alla passione per i fornelli. Dai, prepari un buon pranzo anche a Zali.

 
 

 

«Dipartimento poco simpatico, ma ci resto»

«Dipartimento poco simpatico, ma ci resto»

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 8 aprile 2019 del Corriere del Ticino

«Io il più votato? Un riconoscimento per il lavoro svolto negli ultimi otto anni»

Quattro anni fa aveva dovuto attendere fino all’ultimo per sapere se avrebbe conservato il seggio, e il collegato Claudio Zali l’aveva staccato di diecimila voti. Questa tornata elettorale,invece, per Norman Gobbi si è rivelata essere quasi l’esatto opposto. Una rielezione tranquilla e più preferenziali del collega, il quale forse deve ringraziarlo per essere stato riconfermato. Infatti Gobbi è stato tra i principali fautori dell’unione delle liste con l’UDC per la corsa in Governo, una scelta che ha concesso ai due una rielezione tranquilla.

Dopo Claudio Zali e Marco Borradori, c’è una nuova locomotiva nella Lega?
«Nella Lega tutti sono motrici, più che locomotive. Perché la Lega è uno stato di emozioni di momenti. Evidentemente ci sono momenti in cui va più un tema, o una personalità».

È soddisfatto della sua votazione?
«Mi sono impegnato fortemente in prima persona in questa campagna e i risultati personali li abbiamo lì da vedere. Questo perché credevo fortemente nella congiuzione di liste per il Consiglio di Stato con l’UDC e in questo senso sarebbe stato poco corretto fare una campagna elettorale sottotono, limitandosi a dare per scontata la rielezione. Con l’impegno sono riuscito a raccogliere sostegni dal profondo sud dal Ticino al profondo nord. Credo anche che sia un riconoscimento per il lavoro fatto negli ultimi otto anni sul territorio, malgrado guidi un Dipartimento (ndr. quello delle istituzioni) percepito come poco simpatico, visto che non eroghiamo molti crediti, diamo multe e togliamo permessi. Dall’altra parte però diamo anche un senso di sicurezza e di ordine, e penso che questo elemento sia stato recepito».

Al netto del buon risultato personale, la Lega ha però vissuto un netto calo rispetto a quattro anni fa.
«Nonostante Giuliano Bignasca sia scomparso ormai sei anni fa, la Lega continua continua a essere una forza importante. Magari oggi ha più difficoltà che in passato a trovare il suo modo di essere, che non è più quello di vent’anni fa, né quello di dieci. Ma questo è nello stato delle cose: dobbiamo trovare la nostra forma,e una via è proprio l’alleanza con l’UDC. Mi dispiace comunque un po’ per il risultato di squadra, visto che abbiamo subito una flessione. Flessione marcata da un lato dalla minor partecipazione, e dall’altro dal non aver avuto un vero avversario da combattere per il seggio in Governo. i liberali hanno detto che puntavano al seggio dei socialisti, e per il PS era di conseguenza una battaglia di esistenza. Per il PPD era invece una battaglia interna per cambiare il cavallerizzo che correva per loro. Tutto ciò sommato credo che questo sia stato un po’ un handicap per noi in questa battaglia, visto che sia la rielezione di Claudio che la mia erano date quasi per assodate fin dall’inzione».

L’alleanza con l’UDC ha quindi messo in cassaforte il secondo seggio?
«A mio modo di vedere sì, anche se non abbiamo ancora la controprova numerica. Ma sono convinto che senza questa congiunzione avremmo avuto molte difficoltà in più a ottenere entrambe le riconferme. Congiunzione che per me è naturale, perché l’UDC e la Lega rappresentano un’area politica simile – pur con delle sfumature differenti – e sui temi cari ai ticinesi siamo veramente allineati».

Ci sarà un volto nuovo in Governo all’insediamento di mercoledì: cosa si attende da Raffaele De Rosa?
«Conosco Raffaele ormai da diversi anni. Giocavamo assieme nella squadra di calcio del Gran Consiglio, e siamo parte dello stesso club enogastronomico, che adesso diventerà il più potente del Ticino (ride, ndr.)! Ma alla fine a prevalere sarà la capacità mettersi al tavolo e affrontare temi e problemi per quel che sono, con l’obiettivo di trovare soluzioni nell’interesse del Ticino e dei ticinesi».

Con De Rosa crescono i rappresentati del Sopraceneri in Governo.
«Se guardo i risultati di De Rosa e i miei posso vedere come la barriera del Ceneri – che è una barriera psicologica – pian pianino si sta alzando. Si alzerà completamente con l’apertura del tunnel ferroviario nel 2020 che metterà a un quarto d’ora di distanza il centro di Lugano da quello di Bellinzona. Sono dati che dimostrano come i ticinesi ormai scelgono i loro rappresentanti indipendentemente dal territorio di provenienza. Credo che sia un cambio di mentalità importante per il nostro Cantone».

Nel suo futuro c’è ancora il Dipartimento delle istituzioni o ha voglia di cambiare?
Qualora venissi eletto come più votato del Consiglio di Stato e malgrado, come detto, quello delle istituzioni sia il Dipartimento meno simpatico, chiederei di tenerlo. Fare altrimenti sarebbe ingiusto soprattutto nei confronti dell’elettorato. Ma anche nei confronti dei miei collaboratori, che mi hanno sostenuto in questi ultimi otto anni».

Gobbi batte Zali. Anche a Lügan

Gobbi batte Zali. Anche a Lügan

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 8 aprile 2019 de La Regione

La lista unica tra Lega e Udc perde il 4,3 per cento rispetto a quattro anni fa, quando si presentarono da sole, fermandosi al 27,8%. Confermati i due consiglieri di Stato uscenti, e in via Monte Boglia si festeggia comunque: ‘Siamo ancora i più votati’.
Dopo la locomotiva Borradori e la locomotiva Zali… la locomotiva Gobbi

Quattro anni dopo, anzi otto – è entrato in governo nel 2011 – e «42 chili» in meno. Persi «in un paio d’anni», aggiunge. Scendere di peso fa bene fisicamente. Ed elettoralmente. Sì, perché qui in alta Leventina a casa di Norman Gobbi i primi dati di una domenica speciale vedono il consigliere di Stato leghista, in corsa per la terza legislatura, in testa alla lista per l’Esecutivo frutto del matrimonio fra il movimento di via Monte Boglia e i democentristi. È il più votato in diverse località sia del Sopraceneri sia, e per certi versi inaspettatamente, del Sotto (persino a Lugano come si saprà in serata). Piazzandosi quindi davanti a Claudio Zali, definito dopo l’esito della tornata del 2015 la nuova macchina di voti della Lega. Marco Borradori, l’ex giudice e ora lui. Stavolta a condurre la macchina è il già “4X4 della politica della sicurezza”, per citare lo slogan usato nella campagna per le precedenti ‘cantonali’. E anche lo slogan ha perso… parole: semplicemente “Pronti!”.
A Nante, frazione di Airolo, 1’400 metri circa sopra il livello del mare, la temperatura non è proprio primaverile in questo pomeriggio elettorale. Impossibile non riconoscere la dimora, stile chalet, del ministro, praticamente a inizio paese: bandiera svizzera, quella del Ticino, drappo dell’Hcap, una sorta di scultura in legno nel prato raffigurante la mostrina degli autisti in grigioverde («L’ha fatta e me la regalata nel 2001 una mia recluta, quando ero comandante di compagnia») e soprattutto, per sciogliere ogni dubbio, il manifesto elettorale su cui campeggiano “Pronti!” e la foto sorridente del consigliere di Stato per otto anni e verosimilmente per i prossimi quattro alla testa del Dipartimento istituzioni («Andare a dirigerne un altro? Non vedo alcun motivo. Siamo una squadra fortissima!»). A Nante ha radunato per il pranzo e per l’attesa dei risultati una ventina di amici stretti. Oggi tutti da Norman e dalla sua famiglia: la moglie Elena e i figli Gaia e William. Fuori la colonnina di mercurio indica 5 gradi. Ad alzarla ci pensano i piatti del cuoco Gobbi: per l’occasione affettati, minestra di zucca e costine. «Tutta produzione propria», puntualizza alludendo alla carne ricavata da «due miei maiali». La precedenza sempre e comunque ai nostri, anche con i suini. Ma a Nante ad alzare la temperatura ci pensano soprattutto le proiezioni che si susseguono durante la giornata. Passano le ore e il padrone di casa risulta il candidato più gettonato (alla fine racimolerà 71’312 voti: il primo della lista, il primo in assoluto). «Gobbi dimagrisce, ma cresce!». La battuta del consigliere di Stato è senz’altro azzeccata. «Sono ovviamente soddisfatto della performance personale, perlomeno finora – dice verso le 16 al cronista della ‘Regione’ –. E questo pur dirigendo un Dipartimento difficile, considerato non di rado come dispensatore di multe: alla luce di questo risultato credo però che sia percepito anche e soprattutto come un dispensatore di sicurezza». I radar anti-velocità, le multe, le imposte di circolazione. Ma anche il dossier aggregazioni comunali non rende sempre agevole la direzione del Dipartimento istituzioni. Eppure chi dal 2011 ne ha in mano le redini è oggi il più votato. Come se lo spiega, Gobbi? «Forse la gente è più matura di alcuni rappresentanti politici, è un po’ quello che ha dimostrato il recente sondaggio della Sezione enti locali dove la predisposizione verso le aggregazioni è spesso più forte nella popolazione che nei municipi». Mauro, locarnese, uno degli amici del ministro presenti a Nante, sostiene che il successo elettorale di Gobbi sia da ricondurre anche ad altri fattori. «Mi aspettavo questo risultato – racconta –. Norman è uno molto alla mano, è concreto, schietto e nello stesso tempo umile. Sono qualità che la gente apprezza». Prima di scendere a Lugano, nel quartier generale leghista di via Monte Boglia, il riconfermato Gobbi commenta: «Il risultato del movimento è per taluni aspetti sotto le aspettative». E preannuncia: «Molto probabilmente come governo usciremo con un messaggio per l’introduzione del maggioritario per gli esecutivi. Ormai si votano soprattutto le persone». Se lo dice il più gettonato…

Ecco il nuovo volto del Governo ticinese

Ecco il nuovo volto del Governo ticinese

Da www.tio.ch

Si è concluso lo scrutinio delle schede provenienti dai 115 Comuni ticinesi. Confermati Gobbi, Zali, Vitta e Bertoli. De Rosa scalza Beltraminelli

I ticinesi, chiamati oggi alle urne per eleggere Governo e Parlamento, hanno riconfermato quattro dei cinque consiglieri di Stato uscenti: 2 della Lega-UDC e 1 a testa di PLR e PS. Il membro del PPD nell’Esecutivo sarà Raffaele De Rosa e non più Paolo Beltraminelli.
Questo in estrema sintesi l’esito dell’elezione per il Consiglio di Stato in Ticino. Come quattro anni fa, tutti gli eletti in Governo sono uomini. Solo uno di loro proviene dal Sottoceneri.
Stando ai risultati definitivi dei 115 Comuni scrutinati pubblicati sul sito della Cancelleria di Stato, il tandem Lega-UDC è risultato il primo partito col 27,86% delle preferenze. Seguono il PLR (24,49%), il PPD (18,23%) e il PS (17,06%).
Il Partito socialista ha quindi riconfermato agevolmente il proprio rappresentante nell’Esecutivo, Manuele Bertoli (42’070 voti), responsabile del Dipartimento dell’educazione.
Non hanno avuto problemi neppure gli uscenti Norman Gobbi (il più votato in assoluto, 71’312), Claudio Zali (66’689) e Christian Vitta (66’819). Anziché l’uscente Paolo Beltraminelli (33’838), per il PPD è stato eletto il granconsigliere uscente e sindaco di Riviera Raffaele De Rosa (44’648).
In totale, 13 partiti, con 53 candidati, erano in corsa per l’esecutivo, mentre 757 persone, suddivise tra 18 partiti, aspirano ad occupare un seggio nel Gran Consiglio, i cui risultati saranno resi noti domani.
Con lo scrutinio di Locarno si è chiusa una lunga giornata elettorale. Una tornata che ha visto la piena riconferma delle forze partitiche in Governo (2 Lega, 1 PLR, 1 PPD, 1 PS), ma non dei loro rappresentanti.
Se Norman Gobbi, Claudio Zali, Christian Vitta e Manuele Bertoli torneranno a Palazzo delle Orsoline per altri quattro anni, così non sarà per Paolo Beltraminelli. L’ex direttore del DSS è infatti stato battuto del granconsigliere e sindaco di Riviera Raffaele De Rosa.

Ecco i risultati dei cinque consiglieri di Stato per la legislatura 2019-23:

Norman Gobbi: 71’312
Claudio Zali: 66’689
Christian Vitta: 66’819
Raffaele De Rosa: 44’648
Manuele Bertoli: 42’070

Pronti! … una campagna “Ticinese”

Pronti! … una campagna “Ticinese”

Care amiche e cari amici,
in questo intensi mesi ho avuto l’opportunità di visitare nuovamente ogni angolo del nostro Cantone e di incontrare tantissima gente, che mi ha dimostrato affetto e apprezzamento.
Avete rappresentato un costante sostegno e uno stimolo a portare avanti con convinzione le mie, anzi le nostre idee e per questo vi dico… GRAZIE!

Norman Gobbi

 

“Basta ricorsi, li archiviamo tutti”

“Basta ricorsi, li archiviamo tutti”

Da www.ticinonews.ch

Il TF ha nuovamente dato torto a due cittadine italiane cui erano stati negati dei permessi B

Ricordate la lunga e intricata vicenda giudiziaria di due cittadine italiane di 50 e 34 anni, madre e figlia, che negli scorsi mesi avevano hanno chiesto la ricusa del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Consiglio di Stato, del Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) e del giudice del Tribunale federale (TF) Hans Georg Seiler dopo la decisione, confermata in ultima istanza, di revocare i loro rispettivi permessi di dimora e di non concederne degli altri?
Ebbene, negli scorsi giorni i supremi giudici losannesi si sono nuovamente chinati sulla questione. Più precisamente su un’istanza di revisione delle sentenze del TF del 25 febbraio 2019 fondate sulla mancata ricusazione del Giudice federale Seiler. Le ricorrenti domandano che, pronunciata la sua ricusa e designato un Giudice istruttore in sua sostituzione, siano annullate e revisionate le ultime due sentenze con cui erano loro stati negati i permessi di dimora richiesti.
Anche in questo caso, però, la Corte federale ha dato loro torto respingendone in toto le argomentazioni. “Come già spiegato alle istanti, l’inoltro di un’istanza di revisione non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è chiesta la revisione rispettivamente di rimetterne in discussione la valutazione giuridica – si legge nella sentenza dello scorso 21 marzo – Va poi osservato che, contrariamente a quanto esse ritengono, dalla partecipazione del Giudice federale Seiler a decisioni terminate con un esito a loro sfavorevole non può essere dedotta alcuna prevenzione” in quanto “le loro impressioni (sono) puramente soggettive”.

Il TF ha quindi ritenuto inammissibile la domanda di ricusa e infondata quella di revisione e si riserva il diritto di archiviare senza risposta nuovi scritti concernenti le sentenze del 25 febbraio scorso. Le ricorrenti dovranno nuovamente pagare 800 franchi di spese giudiziarie.

Difesa: partenze a sorpresa nell’esercito

Difesa: partenze a sorpresa nell’esercito

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 5 aprile 2019 del Corriere del Ticino

Il capo Philippe Rebord lascia la carica per motivi di salute – Emerge anche una donna fra i possibili candidati.
Con lui se ne va il responsabile dell’istruzione Baumgartner – Gobbi: «Peccato succeda ora, a riforma iniziata»

Due vertici dell’esercito abbandonano la loro funzione. Il timing non è dei più propizi. Philippe Rebord, capo dell’esercito, ha dato le dimissioni. Lascerà a fine 2019. La sua scelta giunge a sorpresa. La ragione: problemi di salute. Dopo una trombosi a inizio anno, dovrà infatti subire un’operazione all’anca a dicembre. Il 61.enne vallesano aveva ottenuto l’incarico nel 2017 e il suo contratto era stato prorogato oltre il suo pensionamento, fino a fine 2020, per garantire la riorganizzazione dell’esercito (il nome del programma è «Ulteriore sviluppo dell’esercito»), attualmente in corso.
Il fatto che Rebord mantenga la sua posizione ancora fino al 31 dicembre dà la possibilità di scegliere il suo successore in tutta calma, ha affermato la consigliera federale Viola Amherd davanti ai media a Berna. Ora toccherà alla commissione responsabile della scelta del sostituto selezionare possibili candidati. E dovrà trovarli in fretta. Il nuovo e l’uscente capo dell’esercito, ha affermato la titolare del Dipartimento della difesa, dovrebbero già lavorare assieme a partire dall’autunno, in modo da potersi organizzare in un passaggio di testimone senza strappi. I requisiti per la ricerca del sostituto non sono di tipo politico, ha affermato Amherd. Più importanti saranno le cosiddette «soft skills», come ad esempio la capacità di lavorare in team. Competenze che, a detta di Amherd, a Rebord non mancano.

«Ragioni personali»
Amherd ha ringraziato Rebord della buona collaborazione e del lavoro svolto avviando la riforma dell’esercito. La notizia della partenza era stata anticipata giovedì dai giornali dei gruppi editoriali Tamedia e CH Media. A inizio mattinata il Dipartimento della difesa ha poi invitato i giornalisti alla conferenza stampa in cui l’informazione è stata infine confermata.

Di sicuro il successore di Rebord non sarà Daniel Baumgartner, comandante di corpo e capo dell’istruzione. «Per ragioni personali» di cui la consigliera federale ha preferito non dire di più, Baumgartner ha chiesto di ottenere un’altra funzione. Secondo il «Tages-Anzeiger» il quadro sarebbe interessato a un posto di addetto alla difesa a Washington.

Baumgartner era stato coinvolto nello scandalo delle «spese allegre» pagate con il budget dell’esercito nell’ambito di seminari per quadri e che hanno incluso cene costose e voli in elicottero per le compagne dei militari. Per l’accaduto il capo dell’istruzione si era scusato pubblicamente. L’affare avrebbe però macchiato la sua carriera.

Possibili candidati ticinesi?
Da noi contattato, il consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente della Conferenza governativa dei direttori cantonali del militare, della protezione civile e dei pompieri, nonché membro della commissione che aveva selezionato Philippe Rebord, trova «peccato che ad andarsene, proprio durante la fase di implementazione della riforma dell’esercito, siano sia il capo dell’esercito sia il capo dell’istruzione». È importante, aggiunge, che il successore di Rebord, che era stato «scelto appositamente per condurre questa delicata fase», mostri di avere «le stesse sensibilità», in particolare «le stesse attenzioni verso i bisogni delle nuove generazioni», in primis per riuscire a far combaciare meglio formazione e servizio militare. Fino a qui, dice Gobbi, la riforma (che mira a incrementare la prontezza dell’esercito, a migliorare l’istruzione e l’equipaggiamento e a rafforzare il radicamento delle forze armate a livello regionale) è avanzata positivamente, senza i tipici «mali d’infanzia» che spesso si osservano nelle prime fasi delle ristrutturazioni di questo tipo.
Ora, con la disdetta di due vertici, si aprono delle possibilità per possibili candidati ticinesi. Il membro del Governo ticinese non vuole fare nomi, ma – afferma – nel nostro cantone «la qualità c’è».
Per i vertici dell’esercito le sfide nei prossimi anni non mancano. Gli effettivi dell’esercito non aumentano, anzi. E sono previste grosse spese per i futuri acquisti di armamenti.

Una subentrante?
Intanto a Berna ci si azzarda già a fare alcuni nomi di possibili candidati. Tra questi figura quello di Germaine Seewer. Tra i 53 alti ufficiali superiori Seewer (brigadiere al comando della brigata d’aiuto alla condotta) è l’unica donna. Sarebbe la prima a diventare capo dell’esercito svizzero.
Fra gli altri nomi figura quello di Claude Meier, capo dello Stato maggiore dell’esercito, esperto di jet militari (altro tema del momento) e con buoni contatti in Parlamento.
Gli altri nomi sono quelli di Daniel Keller (comandante dell’istruzione superiore dei quadri dell’esercito, capo di Stato maggiore dell’istruzione operativa e sostituto capo comando istruzione), Thomas Süssli (capo della base d’aiuto alla condotta dell’esercito, responsabile per la cyber defence), Melchior Albrecht Stoller (consulente di politica militare di Amherd) , Aldo C. Schellenberg (capo comando operazioni e sostituto capo dell’esercito ed ex comandante delle forze aeree) e Hans-Peter Walser (comandante della divisione territoriale 2).

Sangue nelle vene di Lavizzara

Sangue nelle vene di Lavizzara

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 5 aprile 2019 de La Regione

Norman Gobbi sulla necessità di concretizzare il progetto di collegamento con la Leventina
Il ministro leghista si schiera per la galleria del Sassello: ‘Non possiamo dimenticare l’unica parte di territorio senza sbocchi a Nord’

«Dimenticare la parte di territorio più ampia del cantone – quella valmaggese – che è l’unica senza sbocchi a Nord, secondo me sarebbe ingiusto. È invece auspicabile che questo territorio possa avere più “respiro”, che la sua linfa vitale possa fluire con più facilità». Anche il ministro delle Istituzioni Norman Gobbi si schiera affinché il nuovo progetto di galleria del Sassello, fra Lavizzara e Leventina, non rimanga soltanto un’estemporanea “boutade”. Da leventinese lo fa in una nota diramata unitamente a Barbara Pervangher, municipale per la Lega ad Airolo, e a Marzio Demartini, leghista anch’egli, di Brontallo. Proprio dando conto del pensiero dei “leghisti leventinesi e valmaggesi”, il rilancio del progetto di collegamento montano in galleria promosso dai Comuni di Airolo e Lavizzara, con il sostegno del Dipartimento del territorio, viene “accolto positivamente” dai tre esponenti politici. Un progetto che, ricordano, “da oltre 50 anni giace – come idea e pre-studi – negli archivi cantonali”, ma che “in un’ottica di rilancio dell’Alto Ticino e della mobilità integrata e dell’Alta Valle Maggia e Alta Leventina, esso assume oggi una valenza di coesione interna fortissima. Infatti, se in linea d’aria i due territori distano circa 4 chilometri, di fatto per recarsi da Airolo a Fusio sono oggi necessarie quasi 2 ore di auto. Con un collegamento (tunnel) semplice e poco costoso, a una sola corsia per esempio, si potrebbero ridurre questi tempi a qualche manciata di minuti, permettendo anche ai sottocenerini di raggiungere l’Alta Valle Maggia in autostrada fino ad Airolo e poi via tunnel stradale, riducendo in modo non indifferente traffico e tempi di percorrenza”, scrivono.

‘L’Alta Valle langue’
Contattato dalla “Regione”, Gobbi sottolinea che «la competenza è del Dipartimento del territorio, che ha finora gestito il dossier con i 2 Comuni. Lo ha fatto con un mandato per un’analisi di fattibilità, benché già esistano studi compiuti mezzo secolo fa per quanto riguarda gli aspetti geologici e quelli riguardanti il miglior percorso possibile per ottimizzare i costi». Un lavoro “pionieristico”, quello rievocato da Gobbi, che era stato effettuato dallo studio d’architettura e ingegneria Fratelli Guscetti, che aveva promosso il progetto ed in seguito l’aveva allestito su incarico di Franco Zorzi. «Parlo – prosegue Gobbi – di una semplice vena che permetta di far fluire del sangue vivo in Alta Lavizzara. In Leventina il problema non esiste: siamo fortunatamente connessi alle reti nazionali stradali e alla rete ferroviaria regionale. L’Alta Valle Maggia e la Lavizzara questa fortuna non l’hanno». Tecnicamente parlando, il consigliere di Stato accenna alle opere di premunizione che sarebbero necessarie per uscire dal Lago del Sambuco, ma anche al progetto di innalzamento della diga; questo, per ipotizzare un collegamento a quella fase di cantiere che comprenderà anche uno spostamento della strada che conduce al Naret. E ancora, tornando alla situazione valmaggese: «I dati sullo sviluppo demografico indicano che il Distretto di Vallemaggia è cresciuto, ma lo è grazie all’evoluzione in Bassavalle: ad Avegno-Gordevio e a Maggia. Cevio, la Rovana e la Lavizzara invece languono. Inserisco quindi il collegamento in un discorso di rilancio. Inoltre, a livello di traffico vi sarebbe un miglioramento per chi dalla Leventina vuole recarsi in Alta Valle Maggia, ma anche un alleggerimento – seppur lieve, visto lo scopo del tunnel – sul già sollecitato asse Bellinzona-Locarno».

(Foto: La Regione)

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Comunicato stampa

Anche lo scorso anno gli incidenti stradali provocati dalla disattenzione sono risultati in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo del telefonino durante la guida.
In questo senso, nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure”, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e tutte le Polizie comunali, nel mese di aprile protrarranno l’azione della campagna «Distratti mai!».
A seguito delle due precedenti campagne, promosse rispettivamente nel 2017 e nel 2018 e rivolte principalmente all’uso degli smartphone alla guida, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di avviare un nuovo sforzo di prevenzione durante il mese di aprile, al fine di sensibilizzare e responsabilizzare tutte le categorie di utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete viaria cantonale, nell’intento di prevenire e ridurre il numero di incidenti.
Si ricorda che utilizzando il telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, i tempi di reazione si allungano. Infatti dare un’occhiata allo smartphone alla velocità di 100 km/h equivale a percorrere 400 metri al buio, a 50 km/h equivale a percorrerne 98. Inoltre nel 2018 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’752 incidenti della circolazione; di questi, la disattenzione al volante è una delle maggiori cause rilevate, nella misura del 10% in incidenti con soli danni e del 20% in quelli con ferimento. Molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto del telefonino. Anche le statistiche della Polizia cantonale mostrano come questi comportamenti rappresentino una delle principali cause di violazione del codice stradale con 3’289 infrazioni nel 2018, rispettivamente 4’041 nel 2017. La campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» si concentra in particolare sui giovani tra i 18 e i 24 anni, fascia che registra un tasso superiore alla media di infrazioni legate alla disattenzione.
«Distratti mai!» intende quindi coinvolgere tutti gli utenti della strada: automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni, i quali saranno sensibilizzati sui pericoli legati all’utilizzo del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade.
Il materiale informativo è disponibile sul sito internet www.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/.