Servizio civile in crescita

Servizio civile in crescita

Da www.rsi.ch/news

Le ammissioni nella Svizzera italiana sono passate da 236 nel 2011 a 372 nel 2017

Le ammissioni al servizio civile sono in aumento nella Svizzera italiana: si è passati dalle 236 del 2011 alle 372 dello scorso anno. Si tratta di una tendenza comune a tutto il paese, che però preoccupa il Consiglio federale.
L’anno scorso i civilisti hanno prestato quasi 1’800’000 giorni in tutto il territorio elvetico, circa 82’000 dei quali negli istituti dell’area italofona. La maggior parte viene svolta in ambito sanitario, sociale, scolastico e ambientale.
Per porre un freno a questa crescita, l’Esecutivo ha deciso di mettere in consultazione sette nuove misure che mirano ad inasprire le condizioni di ammissione, in particolare per i giovani già incorporati nel servizio militare.
Oggi, secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese Norman Gobbi, il servizio civile rappresenta “una scappatoia troppo comoda” per chi non intende servire la propria comunità attraverso l’esercito.

 

Alleanza Patriziale Ticinese in assemblea

Alleanza Patriziale Ticinese in assemblea

Presenti anche anche il consigliere di Stato Norman Gobbi e la presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli

L’Annuale assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) si è svolta a Cademario il 16 giugno 2018. Erano presenti oltre 230 persone, a rappresentare 98 patriziati, con circa 200 delegati. Presenti tra le autorità cantonali e locali anche il consigliere di stato Norman Gobbi e la presidente del Gran Consiglio Ticinese Pelin Kandemir Bordoli. I lavori assembleari sono stati diretti dal presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti. A nome del comitato di organizzazione ha rivolto parole di saluto e di ringraziamento il presidente Giancarlo Ruggia. Per l’Associazione dei patriziati del Malcantone, organizzatrice della giornata, ha preso la parola il suo presidente Marco Marcozzi, che ha sottolineato come i 17 patriziati malcantonesi sono proprietari di ben 2900 ettari di territorio, soprattutto boschi e alpeggi. Saluti e ringraziamenti sono stati portati pure del Vicesindaco di Cademario e presidente del locale Patriziato, Antonio Rezzonico.

La presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli ha messo in risalto l’amore per la terra da parte dei patriziati e la buona collaborazione con i servizi e gli uffici cantonali. Importante, ha detto Kandemir, anche “la conservazione della memoria” da parte dei patriziati, alla luce del recente progetto dei patriziati malcantonesi di recuperare e valorizzazione i propri archivi. Per il Comitato centrale della Federazione Svizzera dei Patriziati era presente il membro Sandro Forster, che ha messo in evidenza come la data dell’Assemblea, il 16 giugno, sia un giorno speciale, non solo per l’assemblea ALPA, ma anche perché è il giorno dell’anniversario del proprio matrimonio e il compleanno del presidente dell’ALPA.

Tiziano Zanetti, nella sua relazione presidenziale ha ricordato il buon lavoro e lo spirito positivo che vige in seno al nuovo Consiglio direttivo dell’ALPA entrato in carica lo scorso anno; ha accennato al nuovo settore del Sito Internet dell’ALPA con le “Informazioni pratiche”. Funzionano bene, ha ricordato Zanetti, i Fondi cantonali destinati ai finanziamenti di progetti patriziali. E a questo proposito egli ha sottolineato il grande lavoro svolto dai Patriziati. Riguardo alla revisione parziale della Legge Organica Patriziale (LOP), Zanetti ha spiegato che le osservazioni dei singoli Patriziati, inoltrate nei mesi scorsi, sono state integrate, nel limite del possibile, nel testo di revisione della LOP. Il testo completo revisionato sarà in consultazione presso i Patriziati nel corso dell’estate. La modifica principale introdotta da questa revisione parziale riguarda l’introduzione del Registro elettronico cantonale per la gestione dei dati di tutti i Patriziati. Zanetti non ha dimenticato la stretta collaborazione tra Patriziati e Comuni e i contatti costanti con gli Uffici del cantone, gli Enti e le Associazioni. Un accenno è infine stato riservato alla promozione tra i giovani, che in numero sempre crescente, siamo a quota 3000 quest’anno, partecipano d’estate ai Corsi di Lingue e Sport con attività organizzate in collaborazione con i Patriziati per far conoscere il nostro Territorio e le nostre tradizioni. La relazione presidenziale, che trovate in forma completa in un articolo separato, è stata accettata all’unanimità.

Per la Rivista Patriziale Ticinese, il redattore responsabile Gustavo Filliger ha ricordato che i 4 numeri annuali sono stampati in 3000 copie e ogni numero conta oltre 60 pagine di contenuti diversi legati alle attività patriziali, a temi sul territorio in generale e di carattere culturale. Rachele Allidi, presidente della Commissione di coordinamento, ha messo in evidenza il ruolo determinante della Commissione quale “trait d’union” tra i Patriziati e il Cantone, in particolare con il lavoro svolto per la revisione parziale della LOP. Patrizia Gobbi, rappresentante ALPA nella Commissione del Fondo di aiuto e del Fondo per la gestione del territorio ha informato che i due Fondi cantonali hanno erogato nel 2017 sussidi per circa mezzo milione di franchi. Carlo Scheggia, rappresentante ALPA in seno alla Nuova Federlegno ha passato brevemente in rassegna le attività che ruotano attorno alla produzione e alla gestione del legname indigeno. In particolare egli ha fatto un accenno al nuovo progetto cantonale di travatura lamellare eseguita con legno di castagno.

Per l’associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori, Germano Mattei ha messo in guardia in merito al grosso problema della presenza di lupi e linci sul territorio cantonale. I conti consuntivi 2017 e i preventivi 2018 dell’Alleanza Patriziale Ticinese sono stati presentati dal segretario e contabile dell’ALPA Gianfranco Poli.

I conti sono stati approvati all’unanimità, come pure tutte le relazioni presentate nel corso dell’Assemblea. Ricordiamo che l’ALPA ha un consuntivo di spese di oltre 110’000 franchi. L’ultimo intervento della giornata è stato quello del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Egli ha messo in risalto un aspetto importante del ruolo dei Patriziati in una società in evoluzione: quello di offrire un servizio essenziale garante della vicinanza con i cittadini, una sorta di “quarto livello” del nostro federalismo, svolto con buona volontà e dinamismo da parte dei patrizi stessi. Oggi, ha ricordato Gobbi, i Patriziati non si limitano a gestire il proprio patrimonio fondiario e immobiliare, ma sono chiamati a valorizzare i beni, in risposta ai bisogni della società contemporanea, sempre più attenta ai temi ambientali e alla qualità di vita. Ed è importante anche l’offerta culturale, sportiva, di approvvigionamento idrico, di promozione tra i giovani, eccetera che oggi i Patriziati mettono a disposizione in mille forme diverse.

A proposito della revisione parziale della LOP, il Consigliere di Stato ha spiegato la necessità di adattarla ad alcuni cambiamenti normativi già entrati in vigore in altri ambiti legislativi, per esempio nella Legge Organica Comunale. Si intende pure dare risposte tempestive ad alcuni problemi pratici che condizionano il buon funzionamento dei patriziati ticinesi. L’elemento principale dell’intera revisione sarà l’introduzione del registro elettronico dei patrizi, fortemente voluto dall’ALPA. Esso potrà facilitare in modo notevole il compito degli Uffici patriziali. Gobbi ha concluso il suo intervento ricordando che «I Patriziati non sono solo un retaggio del passato ma rappresentano una forte radice per il nostro futuro».

Al termine dei lavori assembleari è stata designata la regione che ospiterà l’Assemblea ALPA 2019. L’Assemblea si svolgerà in Valle di Muggio, organizzata dai Patriziati di Castel San Pietro, Morbio Superiore, Bruzella, Cabbio e Muggio. La giornata assembleare è proseguita dopo mezzogiorno con l’aperitivo, il pranzo in comune e le visite guidate a scelta: Colle San Bernardo, Selva castanile e Punto panoramico, Frutteto di conservazione di antiche varietà di castagno, Selva castanile Squillin recuperata.

Una locomotiva “dedicata” a Norman Gobbi

Una locomotiva “dedicata” a Norman Gobbi

Da www.cdt.ch

Il consigliere di Stato posta le foto dei graffiti con il suo nome disegnati su un treno di FFS Cargo – “Grazie del pensiero ma è un reato”

“Una locomotiva Re420 di FFS Cargo a mio nome? Grazie del pensiero, ma imbrattare è un reato e non va bene!”: ha commentato così, su Instagram, le foto della locomotiva “a suo nome” il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Sulla locomotiva, che gira sulla linea e ieri si trovava a Chiasso, un graffito con il nome e il cognome del direttore del Dipartimento delle Istituzioni, ma nessun insulto o improperio nei suoi confronti. Non è chiara quindi l’intenzione dell’anonimo sprayer: forse proprio una dedica su rotaia a Norman Gobbi?

Poliziotti ticinesi a Ginevra per la sicurezza del papa

Poliziotti ticinesi a Ginevra per la sicurezza del papa

A vegliare su papa Francesco a Ginevra domani (leggi pagina a lato) ci sarà anche una sessantina di agenti della Polizia cantonale e di alcune Polizie comunali. “Gli agenti provenienti dal Ticino – si legge in una nota – assicureranno la sicurezza dell’evento a carattere religioso di livello internazionale, coordinati dalla Polizia cantonale del canton Ginevra”. L’arrivo del pontefice all’aeroporto di Cointrin è previsto giovedì mattina, poco dopo le 10. Successivamente sarà accolto dal presidente della Confederazione Alain Berset. Verso le 11 papa Francesco raggiungerà la sede del Consiglio ecumenico delle Chiese, dove sono previsti una preghiera comune e altri appuntamenti relativi alla giornata dedicata all’ecumenismo tra cristiani. Alle 17.30 al Palexpo si svolgerà la messa, alla presenza di oltre 41mila fedeli. Il pontefice ripartirà poi per Roma alle 20. La richiesta di cooperazione sul fronte della sicurezza, giunta dal Consiglio di Stato del cantone Ginevra, si inserisce nell’ambito del ‘Groupement de Mantien de l’Ordre’ concernente l’impiego di forze di polizia intercantonali ed è stata approvata dal governo ticinese e dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. “Questo in base alla stretta collaborazione tra i vari corpi di polizia elvetici in caso di impieghi rilevanti e a dimostrazione del supporto reciproco all’interno della Confederazione”. Sessantaquattro agenti di polizia (47 della Polizia cantonale, 6 della Polizia della città di Lugano, 3 di quella di Bellinzona, 2 da Locarno, 2 da Mendrisio, 2 da Chiasso, un agente da Losone e uno della Polizia Ceresio Nord) saranno quindi a disposizione domani e dopo per la sicurezza dell’importante avvenimento mondiale. I poliziotti saranno stazionati a Ginevra “garantendo attività di protezione a persone e strutture in collaborazione con le locali forze di sicurezza”. Le spese sopportate dal canton Ticino – conclude la nota – saranno fatturate al canton Ginevra, conformemente ai principi che figurano nel concordato che regola la cooperazione in materia di polizia nella Svizzera romanda.

Pronzini attacca, Gobbi risponde

Pronzini attacca, Gobbi risponde

Se Matteo Pronzini non demorde sulla questione dei rimborsi spese del governo, si registra che il Consiglio di Stato stoicamente rende pariglia. Ieri, a sorpresa ma fino a un certo punto, è stato il turno di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, aprire il libro. Analizzando i rendiconti del Di, Pronzini ha chiesto come mai alla voce ‘spese di rappresentanza’ il dipartimento retto da Gobbi avesse speso 31mila franchi a fronte delle poche, pochissime migliaia degli altri dipartimenti. Alludendo, neanche troppo velatamente, che ci fosse qualcosa di marcio. Ma non c’è niente di marcio in Ticino, replica Gobbi: «Un numero importante di conferenze, soprattutto intercantonali, le ha organizzate il mio dipartimento». E soprattutto: «Come sa, sono a dieta, difficile che li abbia mangiati io». E su questo siamo sicuri.

In prigione il pirata della strada

In prigione il pirata della strada

Da www.tio.ch

Il 43enne era stato condannato in contumacia nel mese di febbraio del 2017 a Lugano a 30 mesi di carcere di cui 12 da scontare

«Ride bene chi ride ultimo. Nient’altro da aggiungere se non che giustizia è fatta. Avanti così.»
È il commento soddisfatto che il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha affidato a Facebook in merito all’incarcerazione del pirata della strada tedesco che lo aveva sfidato nei mesi successivi alla sentenza. L’uomo, che a febbraio 2017 era stato condannato in contumacia a Lugano a 30 mesi di carcere (dei quali 12 da scontare), non aveva dimostrato alcun pentimento e anzi aveva commentato di non essere interessato al verdetto: «Erano le 23 e avevo fame. Ho già visto tutto della Svizzera, non ho più bisogno di tornarci».

Queste dichiarazioni arroganti avevano fatto infuriare il direttore del Dipartimento che si è successivamente prodigato per far subire al 43enne «tutta la forza della legge svizzera» e per farlo «finire dietro alle sbarre».
La prova di forza aveva però fatto sorridere il pirata della strada che aveva risposto: «Gobbi non mi fa paura». Ma come recita il vecchio adagio citato all’inizio, ride bene chi ride ultimo.
E ora l’uomo – come confermato al Blick dall’Alta Corte di Stoccarda – dovrà passare dodici mesi dietro alle sbarre del carcere tedesco.

La vicenda – Il 43enne, ricordiamo, si era reso protagonista di innumerevoli reati stradali nel 2014, con tanto di sorpassi ad alta velocità nella galleria del San Gottardo e di fuga dalla polizia a oltre 200 chilometri orari. Non contento il pirata della strada si era in seguito divertito a sbeffeggiare la giustizia svizzera e i conducenti elvetici.

Come fermare i contromano

Come fermare i contromano

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

L’impegno di autorità, enti e associazioni per limitare un pericolo sempre più frequente sulle nostre strade

Gli automobilisti che imboccano le autostrade ticinesi (e svizzere) entrando in senso contrario sono un fenomeno sempre più frequente in questi ultimi mesi. L’incidente avvenuto il 25 aprile sulla superstrada A13 verso Locarno e causato da una 77enne che ha percorso un tratto in contromano prima di centrare un automobilista poi deceduto in ospedale, è solo l’ultimo di una serie di casi.

È possibile rimediare a queste situazioni? Molte le proposte e le ipotesi. Tra queste quella di dotare gli svincoli di speroni tranciagomme simili a quelli che impediscono di uscire dall’entrata dei centri di autonoleggio negli Stati Uniti o di predisporre una segnaletica luminosa e acustica “imponente”, che si attivi al passaggio di un veicolo che viaggia in senso contrario.

Abbiamo parlato di queste ipotesi – e di quanto è già in cantiere o in funzione  – con il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, con il portavoce della filiale di Bellinzona dell’USTRA (Ufficio strade nazionali), Eugenio Sapia e con Renato Gazzola, del Touring Club Svizzero (sezione Ticino).

Il “ministro” ha confermato che il cantone sta affrontando di petto la problematica, in perfetta sinergia con le autorità federali precisando poi che “l’idea degli speroni è di sicuro efficace, ma creerebbe problemi ai soccorsi”. Eugenio Sapia, dal canto suo, ha presentato quanto si sta testando in Ticino: un  dispositivo che emette segnali luminosi e acustici al momento in cui un veicolo imbocca l’autostrada nel senso sbagliato, facendo scattare nel contempo un allarme alla centrale della polizia stradale ticinese. “Un test, questo, che permetterà di valutare concretamente se gli avvisatori luminosi e fonici sono sufficienti per bloccare l’incauto utente”.

L’Ufficio federale delle strade ha reso noto che sulla rete autostradale elvetica, lo scorso anno, vi sono stati tredici incidenti provocati da chi è entrato in autostrada in contromano, un dato che rappresenta lo 0,2 permille dei sinistri registrati complessivamente.

Renato Gazzola, portavoce del TCS in Ticino, nota però che in questi incidenti causati da un contromano le persone coinvolte erano di ogni età. E sottolinea che, come in altri tipi d’incidenti, è la condizione psico-fisica di chi guida a fare la differenza e non l’età. Ed è per questo che è soprattutto sulla prevenzione e l’informazione che ci si deve attivare ulteriormente.

Riflessi giudiziari

Riflessi giudiziari

Articolo pubblicato all’interno dell’edizione di martedì 19 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi: «Nessun atto intimidatorio con la lettera inviata al giudice Mauro Mini»

A entrare a gamba tesa sul tema dei rimborsi spese del Consiglio di Stato, lo scorso 28 maggio, era stato anche il neopresidente del Tribunale d’appello Mauro Mini. Nella parte introduttiva dell’intervento tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario il giudice aveva infatti criticato duramente l’atteggiamento del Governo sul dossier. Esternazioni, queste, che non erano andate giù allo stesso Esecutivo che il 30 maggio aveva inviato una lettera a Mini chiedendo spiegazioni. Una decisione finita al centro di un’interpellanza di Matteo Pronzini (MPS), che aveva parlato di «separazione di poteri a geometria variabile», sottintendendo un’invasione di campo da parte governativa. Pronta, in aula, è però giunta la replica del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «Non si è trattato di un atto intimidatorio» ha precisato il consigliere di Stato. Per poi aggiungere: «Abbiamo chiesto semplicemente delle spiegazioni, ma questo non ha nulla a che vedere con l’operato della magistratura o con eventuali interferenze nello stesso».

A far storcere il naso al Governo era in particolar modo stata l’affermazione di Mini secondo cui «qualche membro del Consiglio di Stato voleva indicare alla magistratura come fare le inchieste». Una considerazione che, ha ribadito Gobbi di fronte al Gran Consiglio, «poteva essere interpretata in senso contrario rispetto ai due decreti d’abbandono firmati dal procuratore generale John Noseda. E rammento che anche i membri del Governo beneficiano come chiunque altro della presunzione di innocenza».

Ma non è tutto, poiché Gobbi si è soffermato anche sugli appunti mossi indirettamente da Mini al titolare del dossier sul fronte penale: «Il quarto potere non ha brillato per spirito critico» e «la Magistratura poteva essere forse più coraggiosa» aveva affermato il giudice. «Parlare di passo falso è prematuro» ha evidenziato il direttore delle Istituzioni, che non ha però escluso l’intervento dell’organo di vigilanza in ambito giudiziario. «Non nego che il Consiglio della magistratura possa ora aprire un incarto sulle affermazioni avanzate dal presidente del Tribunale d’appello nei confronti dell’agire di un collega» ha notato Gobbi. Già nella lettera a Mini il Governo d’altronde scriveva: «Non comprendiamo su quali basi lei abbia potuto esprimere la predetta opinione visto che gli atti del procedimento non le sono noti».

I patriziati ticinesi: una risorsa preziosa per gestire il terrotorio

I patriziati ticinesi: una risorsa preziosa per gestire il terrotorio

Il Canton Ticino negli ultimi anni è cambiato con l’attuazione di numerose aggregazioni che hanno ridotto sensibilmente il numero di Comuni. Lo scorso fine settimana è stata approvata la creazione del nuovo comune “Verzasca”, mentre altri scenari – in primis Val Mara e Valle della Tresa – sono allo studio.
Come più volte sottolineato, l’obiettivo delle aggregazioni – che per avere successo devono nascere dal basso – è di predisporre dei Comuni forti e delle amministrazioni comunali ben strutturate, in grado di affrontare al meglio i cambiamenti nella società e le nuove aspettative della popolazione.

Le aggregazioni e il rafforzamento dei patriziati nella cura dell’identità e del territorio
Il numero di amministratori diminuisce con le aggregazioni. Si rende quindi necessaria una presenza più marcata dei patriziati nella gestione e nel controllo del territorio. L’attività dei patriziati, oltre al compito di salvaguardare l’identità locale e amministrare i beni patriziali, diventa fondamentale per garantire l’uso pubblico delle risorse e per dare risalto alle tradizioni locali. Il patriziato non deve sostituirsi al ruolo del comune, bensì deve prendersi a carico alcuni importanti compiti, dando valore agli odierni quartieri con la proposta di servizi utili alla popolazione. Gli esempi in tal senso sono numerosi e il Dipartimento che dirigo, attraverso il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio, sostiene concretamente i progetti, che spaziano dalla valorizzazione del paesaggio con il recupero di alpeggi, pascoli, boschi e zone di svago, a interventi più mirati quali ad esempio il ripristino di sentieri, la realizzazione di strade forestali, la sistemazione della riva di un lago, il restauro di una Via Crucis, la ristrutturazione di una passerella. Questi e numerosi altri progetti, molto spesso promossi nelle regioni periferiche del nostro Cantone, beneficiano della consulenza e del sostegno finanziario  – nell’ordine di un milione di franchi annui – del Dipartimento delle istituzioni, attraverso la Sezione degli Enti locali.

La revisione parziale della Legge posta in consultazione presso tutti i Patriziati
L’ultima revisione totale della Legge organica patriziale (LOP), entrata in vigore nel 2013, ha confermato l’importanza dei Patriziati ticinesi quali partner affidabili dei comuni e del Cantone in particolare nella cura, gestione e promozione del territorio.
Per mantenere aggiornata la legge e fornire agli Enti patriziali gli strumenti per svolgere efficacemente i compiti affidati, il Governo lo scorso agosto ha incaricato la Commissione di coordinamento patriziale di elaborare una revisione parziale della LOP. Il Dipartimento ha voluto cogliere questa occasione anche per porre le basi legali per una gestione più moderna, performante e semplice dei registri patriziali. Si tratta di un’esigenza specifica, segnalata dall’ALPA e dai Patriziati, alla quale si intende dare una risposta concreta attraverso il progetto di un registro elettronico che favorirà l’allestimento e l’aggiornamento dell’elenco dei patrizi.

I Patriziati ticinesi sono in gran parte gestiti da volontari che hanno a cuore il bene la propria storia ed identità locale e il proprio territorio; queste donne e questi uomini devono poter contare sugli strumenti opportuni nello svolgimento delle attività che la popolazione si aspetta. Le modifiche proposte dal nostro Dipartimento, oltre a dimostrare la reattività dei miei servizi su temi che toccano da vicino i cittadini, vanno nella direzione di agevolare i patriziati nel loro prezioso compito di prossimità, sempre più importante e utile con i profondi cambiamenti in atto sul nostro territorio.

 

Confine: i valichi secondari non si chiudono più

Confine: i valichi secondari non si chiudono più

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 15 giugno 2018 de Il Quotidiano

Chiusura valichi bocciata
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10590159


Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 16 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale boccia il progetto: «Debole impatto sulla criminalità» – Si propone di posare delle barriere Norman Gobbi: «Berna ha ascoltato l’Italia invece che il Ticino» – Roberta Pantani: «L’alternativa è un contentino»

Sulla chiusura notturna dei valichi secondari in Ticino è calato definitivamente il sipario. In una lettera al Consiglio di Stato, Berna ha comunicato che non intende estendere il progetto pilota rilevando come la misura – che ha interessato per sei mesi i valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga – non ha prodotto un impatto tangibile sulla criminalità transfrontaliera. Ma ad influire sulla decisione del Consiglio federale è stato anche un altro fattore: le criticità espresse da oltre frontiera. Come si legge nella missiva inviata a Bellinzona «da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini non sarebbe ben vista e porterebbe a dissapori». Dissapori che, evidenzia la lettera firmata dal presidente della Confederazione Alain Berset, «a loro volta potrebbero ripercuotersi negativamente sulla collaborazione in materia di migrazione (riammissione di migranti illegali)». Nato sullo slancio di una mozione presentata nel 2014 dalla consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, il provvedimento è stato archiviato da Berna che, quale contropartita, propone delle «misure alternative». Ovvero la posa di barriere nei valichi secondari che verranno però «chiuse solo in caso di necessità». Un accorgimento questo che andrà ad affiancare le misure già in essere quali il rafforzamento della collaborazione in ambito di polizia con l’Italia, l’aumento degli effettivi delle guardie di confine e l’installazione di telecamere di videosorveglianza.

Amarezza e poca considerazione
Ma come è stata presa la decisione in Ticino? Da noi contattato, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi non ha mancato di esprimere amarezza di fronte alla scelta di Berna. «Possiamo dire che il Consiglio federale ha ascoltato di più l’Italia che non la popolazione ticinese e i Comuni della fascia di confine che, di recente, avevano scritto a Berna sostenendo la mozione Pantani. Insomma, il Consiglio federale ha preferito non aprire un fronte con l’Italia su un tema che, visto il cambio di Governo nella vicina Penisola, forse poteva essere ridiscusso». Dello stesso avviso Pantani che non usa mezzi termini nel definire le misure alternative «dei contentini». Ma non solo. «Ritengo – ci spiega – che i cittadini residenti nelle zone di confine e in particolare nelle vicinanze dei valichi secondari abbiano il diritto di sentirsi sicuri. Per questo, a suo tempo, erano state fatte delle raccolte firme e la mia mozione voleva essere un aiuto in questo senso. È chiaro che ora bisognerà valutare i passi da fare. Prendo atto della decisione del Consiglio federale, ma non escludo di tornare ad insistere sulla questione delle chiusure notturne». A farle eco è stato anche il collega al Nazionale Marco Romano (PPD) che su Facebook ha parlato di «decisione inaccettabile e irrispettosa della volontà del Parlamento. La sicurezza non è fatta solo da statistiche, ma anche da elementi e aspetti soggettivi. I valichi secondari vanno chiusi di notte, senza concessioni e senza remore». Ma la decisione, rileva Gobbi, è di competenza federale e di conseguenza alle autorità cantonali non resta che rassicurare la popolazione, «ricordando che l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le nostre forze dell’ordine che continueranno a seguire con attenzione l’evolversi della situazione. Viste le problematiche della porta Sud della Svizzera, la necessità di presidiare le zone di confine – visto che non si vuole chiudere i valichi secondari – rimane prioritaria».

Di coraggio e lunghe attese
Infine, malumori sono stati espressi anche dai sindaci dei Comuni toccati dal progetto. In particolare, il primo cittadino di Novazzano Sergio Bernasconi si dice deluso non da ultimo a causa della lunga attesa per la decisione di Berna. «Mesi e mesi per partorire una decisione che scontenta tutti e con aspetti ancora da chiarire, come quello relativo all’uso futuro di barriere “solo in caso di necessità’’ – rileva – con tutto il tempo trascorso, si sarebbe potuto anche trovare un accordo con l’Italia invece di giungere a questa conclusione». Dispiaciuta ma non sorpresa è Sonia Colombo-Regazzoni, capodicastero Sicurezza pubblica di Chiasso. «Personalmente – afferma – ero consapevole che la misura sarebbe stata di difficile attuazione». Lo sbarramento notturno dei valichi secondari, aggiunge, avrebbe probabilmente avuto uno scarso impatto dal profilo oggettivo, ossia in termine di riduzione del numero di reati, ma avrebbe certamente rafforzato la percezione soggettiva di sicurezza degli abitanti nelle zone a confine con l’Italia. L’auspicio della municipale chiassese è dunque che venga mantenuto un occhio di riguardo per le realtà di frontiera, magari accrescendo il numero di guardie di confine. Misura, questa, ritenuta «più fattibile e anche più efficace per il mantenimento della sicurezza». Dal Mendrisiotto al Luganese, a non nascondere un certo «dispiacere» è anche il sindaco di Monteggio Piero Marchesi, interessato dal provvedimento per il valico di Ponte Cremenaga: «Se misurare dei mutamenti in termini oggettivi risultava difficile, visto anche la corta durata della fase pilota, sul piano della sicurezza percepita gli abitanti avevano notato un netto miglioramento». In merito alla decisione di Berna ad ogni modo Marchesi non si dice sorpreso: «Non mi stupisce, quando ci vuole coraggio il Consiglio federale è spesso assente. Le contromisure? Non le ritengo efficaci».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 16 giugno 2018 de La Regione

‘Queste misure sono cerotti’

Il Consiglio federale decide di non introdurre la chiusura notturna dei valichi secondari. Saranno posate delle barriere da utilizzare in caso di necessità. La delusione di Roberta Pantani. ‘Non mollo: valuterò ulteriori interventi’.

I valichi secondari saranno muniti di barriere che verranno chiuse solo in caso di necessità, per esempio quando la polizia organizza una ricerca. Niente chiusure notturne, quindi, come postulato dalla consigliera nazionale leghista, e vicesindaco di Chiasso, Roberta Pantani in una mozione presentata nel 2014. La decisione è stata presa ieri dal Consiglio federale a seguito dei sei mesi di prova che, dal 3 marzo al 30 settembre dell’anno scorso, hanno interessato i valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Durante questo periodo, spiega il Dipartimento federale delle finanze in un comunicato, “è risultato che una chiusura a livello cantonale dei valichi di confine non avrebbe una notevole incidenza sul tasso di criminalità. Da colloqui con l’Italia è inoltre emerso che una chiusura notturna dei confini potrebbe ripercuotersi negativamente sulla buona collaborazione nell’ambito della sicurezza dei confini e della migrazione”. Roberta Pantani non nasconde la sua delusione. «Le misure comunicate dal Consiglio federale sono dei cerotti rispetto alla richiesta della mia mozione che chiedeva di chiudere tutti i valichi secondari durante la notte. Se ne erano individuati alcuni e si sarebbe solo dovuto continuare con la misura – commenta la consigliera nazionale –. La posa di barriere da usare alla bisogna mi sembra una soluzione di ‘menavia’». Il rammarico deriva anche dal fatto che «dall’altra parte del confine oggi la politica è quella del prima chiudere e poi discutere. Il Consiglio federale non ha avuto questo coraggio». Roberta Pantani non ha intenzione di arrendersi. «Sono delusa – conclude – ma non mollo: valuterò ulteriori interventi». Il Consiglio federale sottolinea di essere “consapevole dell’importanza del confine meridionale per la sicurezza”. Negli anni passati “sono state adottate varie misure per garantire la sicurezza del Canton Ticino”. E inoltre “il rivisto accordo in materia di polizia con l’Italia permette ora una migliore collaborazione transfrontaliera. L’effettivo delle Guardie di confine in Ticino è stato aumentato e la centrale cantonale di allarme a Bellinzona consente una più stretta collaborazione per garantire la sicurezza del confine”.

La sicurezza rimane prioritaria
Il Dipartimento delle istituzioni aveva sostenuto la richiesta contenuta nella mozione di Roberta Pantani. Prendendo atto della decisione e in attesa delle analisi svolte dai servizi federali per comprendere le ragioni che hanno portato il Consiglio federale a rinunciare alla chiusura notturna dei valichi secondari, in una nota il Dipartimento “intende rassicurare la popolazione ticinese, e in particolare i residenti nella fascia di confine. L’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera rimane un ambito prioritario per le forze dell’ordine del nostro Cantone, che continueranno a seguire con la massina attenzione l’evolversi della situazione sul terreno”. Le autorità ticinesi “intendono vigilare sull’attuazione delle misure complementari annunciate dalla Confederazione e sulla loro efficacia per l’attività di contrasto alla criminalità transfrontaliera”. Si rileva inoltre come, in generale, il numero di furti commessi sul territorio cantonale stia ulteriormente diminuendo anche in questi primi mesi del 2018, a seguito delle varie misure adottate dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Polizia cantonale in collaborazione con il Corpo federale delle Guardie di confine e le Polizie comunali ticinesi.