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Articolo apparso nell’edizione di giovedì 15 marzo 2018 de La Regione

Serie A e B: Gobbi impone ai club ticinesi la verifica sistematica dei tifosi presenti. Per i disordini alla Valascia del 14 gennaio individuata una quarantina di violenti.

Le principali squadre di hockey e calcio ticinesi dovranno dotare i loro stadi di sistemi informatici che registrino alle casse i volti dei tifosi in entrata confrontandoli con i loro documenti d’identificazione. Scopo: verificando le generalità dei presenti, sarà più facile risalire ai responsabili di eventuali disordini. Un metodo deterrente a beneficio della sicurezza di tutti. Lo ha riferito ieri sera la Rsi citando il consigliere di Stato Norman Gobbi. Interpellato dalla ‘Regione’, il capo del Dipartimento istituzioni, con un passato di arbitro d’hockey, conferma di aver sottoposto recentemente questa soluzione ai club di serie A e B. Ignota per ora la risposta. «Ai sodalizi che non accetteranno – specifica – il Dipartimento revocherà la possibilità di giocare le partite in presenza di pubblico a partire dal prossimo campionato. Dove applicata – aggiunge –, la misura ha ottenuto ottimi risultati». Nel moderno impianto di Zugo, ad esempio, «ha permesso di ridurre sensibilmente il dispositivo di sicurezza interno e anche l’impiego della polizia. Quanto ai costi di acquisto e gestione, sono contenuti». E a chi potrebbe gridare allo scandalo per l’ennesimo presunto attacco alla privacy, «rammento che non si tratta di una novità. In taluni parchi divertimento già avviene e talvolta viene chiesta anche l’impronta digitale del pollice».

Quello che si dice “inviare un forte segnale”. L’ha fatto ieri mattina la Polizia cantonale bussando alla porta di 13 ticinesi fra i 41 e i 17 anni (si tratta di un solo minorenne) che nel pomeriggio del 14 gennaio avevano preso parte alle violenze scoppiate dentro la Valascia a margine dell’incontro con il Losanna, i cui supporter avevano dato il via agli scontri. Mentre i 13 ticinesi venivano trasferiti in centrale e interrogati – comunicano gli inquirenti – le loro abitazioni sono state perquisite e in talune è stato trovato materiale pirotecnico. Un blitz che alcuni supporter biancoblù non hanno gradito, ritenendolo eccessivo. Ciò che più conta, secondo Polizia e Procura, è che grazie al “minuzioso lavoro d’inchiesta” sono stati identificati una quarantina della sessantina di facinorosi scontratisi; 17 sono ticinesi, habitués della Valascia, mentre gli altri risiedono nei Cantoni Vaud, Uri, Svitto, Berna e Lucerna, le cui Polizie eseguiranno oggi e nei prossimi giorni blitz analoghi. Idem in Germania, a Jena, da dove provenivano 15 supporter della squadra calcistica del Carl Zeiss gemellati con quelli del Losanna. I ticinesi interrogati e poi rilasciati riceveranno dal procuratore pubblico Nicola Respini, titolare delle indagini, proposte di condanna con decreti d’accusa cui potranno opporsi accettando così di sottoporsi a un processo in Pretura penale. A ciò si aggiungeranno le misure anti hooliganismo, in primis il divieto d’accesso agli stadi per alcuni mesi/anni. Diverse le accuse mosse: sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sulle armi e gli esplosivi nonché dissimulazione del volto. Proprio il fatto che in gran parte avessero il volto coperto ha complicato – ma non reso impossibili – le operazioni d’individuazione. D’aiuto sono stati l’impianto di videosorveglianza interno ed esterno della pista di ghiaccio e le immagini registrate dalle tv presenti.

In questo modo – specificano Procura e Polizia cantonale – s’intende “inviare un forte segnale, affinché si possa godere in sicurezza dello spettacolo offerto dagli eventi sportivi”. Quanto al 14 gennaio, spunta l’aggravante della presenza di numerose famiglie con bambini. Durante gli interrogatori quasi tutti i 13 ticinesi hanno motivato il loro agire con la necessità di rispondere all’attacco. Quel pomeriggio, ricordiamo, sono volati fumogeni, seggiolini, spranghe, girelli conta-persone. Gli agenti hanno esploso proiettili di gomma. In un comunicato diffuso ieri sera, l’Hcap ribadisce le proprie scuse al pubblico e confida che “nelle sanzioni si possa distinguere fra chi ha provocato e chi ha reagito seppure con l’eccesso, e che si tengano in dovuta considerazione il principio di proporzionalità e di parità di trattamento con altri avvenimenti in ambiti sportivi e non sportivi”.

Intervista all’interno dell’edizione del 15 marzo 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10246463

Chiusura temporanea Sezione della circolazione e interruzione servizi online

Chiusura temporanea Sezione della circolazione e interruzione servizi online

Il Dipartimento delle istituzioni informa che venerdì 30 marzo 2018 tutti gli uffici e i servizi della Sezione della circolazione rimarranno eccezionalmente chiusi per permettere l’introduzione della nuova banca dati federale concernente l’ammissione alla circolazione. Per poter collegare il nuovo sistema, l’applicativo informatico della Sezione della circolazione sarà infatti messo fuori rete dal 30 marzo al 2 aprile 2018; pertanto anche i servizi online non saranno utilizzabili per tutta la durata dei lavori di manutenzione e saranno nuovamente disponibili a partire da martedì 3 aprile 2018.

L’attuale sistema composto da quattro diverse banche dati – MOFIS (che registra i dati relativi all’immatricolazione dei veicoli), FABER (che raccoglie i dati relativi ai conducenti) ADMAS (che documenta le misure amministrative) e TARGA (che raccoglie i dati relativi ai certificati tipo dei veicoli) – attivo da oltre trent’anni è ormai obsoleto e la manutenzione è possibile unicamente con notevole dispendio di risorse e di energie.

Da questa necessità e dal bisogno di centralizzare queste quattro differenti banche dati, è nata l’esigenza da parte dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) di offrire un nuovo sistema centralizzato – denominato sistema informativo di ammissione alla circolazione (SIAC) – molto più performante e capace di eliminare le ridondanze dovute alla presenza di dati di medesimi soggetti in diverse banche dati e sovrapposizioni tra Cantoni.

La scelta di introdurre il sistema nel fine settimana pasquale è stata concordata tra l’USTRA e tutti i Cantoni della Svizzera al fine di permettere l’installazione del sistema SIAC su tutti gli applicativi informatici delle varie Sezioni della circolazione cantonali.

Il Dipartimento delle istituzioni conferma il proprio impegno nello snellire le procedure burocratiche, così da rendere più rapida e soddisfacente l’interazione fra la cittadinanza e l’autorità cantonale. La Sezione della circolazione, uno degli uffici più sollecitati dell’Amministrazione cantonale, si conferma così una volta ancora all’avanguardia nell’alleggerimento delle procedure e nel miglioramento della qualità del servizio.

Val Mara: costituita la Commissione di studio per l’aggregazione

Val Mara: costituita la Commissione di studio per l’aggregazione

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato, sulla base dell’istanza congiunta dei Municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio del 21 novembre 2017, ha formalmente istituito una commissione incaricata di elaborare un rapporto per l’aggregazione dei Comuni della Val Mara. Nella sua decisione il Governo ha preso atto della volontà del Municipio di Bissone di non intraprendere la procedura aggregativa.

Convinti che i tempi siano maturi per la costituzione di un Comune unico, i Municipi intendono concretizzare un’aggregazione definita d’opportunità. Si tratta, infatti, di quattro realtà locali oggi amministrativamente autonome, che vogliono tuttavia consolidare il proprio assetto politico-amministrativo nell’interesse dei cittadini. L’Esecutivo di Bissone ha deciso, dal canto suo, di non partecipare al progetto.

In quest’ottica il Consiglio di Stato ha deciso di accogliere l’istanza di aggregazione dei quattro Comuni, istituendo nel contempo la Commissione di studio incaricata di allestire la proposta aggregativa. I quattro Comuni promotori del progetto aggregativo hanno infatti espresso la volontà di non interferire con la decisione di Bissone, ritenendo che l’aggregazione proposta sia conforme al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) nel quale i Comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio appartengono allo scenario aggregativo “Val Mara”.

La Commissione designata dal Governo è formata da:
• per il Comune di Arogno: Corrado Sartori, Sindaco (supplente: Claudio Firpo, Vicesindaco)
• per il Comune di Maroggia: Jean-Claude Binaghi, Sindaco
• per il Comune di Melano: Daniele Maffei, Sindaco (supplente: Davide Cresta, Vicesindaco)
• per il Comune di Rovio: Riccardo Costantini, Sindaco
e dai rispettivi segretari comunali, questi ultimi con un ruolo tecnico.

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.


Servizio all’interno de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10251974

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: fermate 13 persone

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: fermate 13 persone

Il Ministero pubblico, la Magistratura dei minorenni e la Polizia cantonale comunicano che oggi, nell’ambito di un’apposita operazione, sono state fermate in Ticino 12 persone di età compresa tra i 41 e i 18 anni nonché un minorenne diciasettenne. Si tratta di persone che il 14.01.2018 ad Ambrì, in occasione dell’incontro di disco su ghiaccio HCAP-HC Losanna, hanno partecipato a vario titolo e con varie responsabilità ai disordini scoppiati a margine della partita. Grazie al minuzioso lavoro d’inchiesta degli inquirenti della Polizia cantonale, è stato possibile identificare una quarantina di persone, appartenenti alla tifoseria locale e a quella losannese, sospettati di sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sulle armi e gli esplosivi nonché dissimulazione del volto. Durante le perquisizioni è stato trovato del materiale pirotecnico. Sono previste in altri cantoni svizzeri e all’estero, ulteriori operazioni per il fermo di altri pseudotifosi. In questo modo la Polizia cantonale, in collaborazione con altre autorità di polizia, intende inviare un forte segnale, affinché si possa godere in sicurezza dello spettacolo offerto dagli eventi sportivi, punendo chi si macchia di episodi di violenza, quel giorno con l’aggravante della presenza di numerose famiglie con bambini. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico capo Nicola Respini e dalla Magistratura dei minorenni. Al momento non verranno rilasciate ulteriori informazioni.

Sempre allacciati, anche sui sedili posteriori

Sempre allacciati, anche sui sedili posteriori

Dimostrazione TCS sull’uso delle cinture di sicurezza

Oggi a Tesserete il Touring Club Svizzero, in collaborazione con il Progetto Strade Sicure e la Polizia cantonale, ha messo in atto una dimostrazione sui rischi derivati dal mancato utilizzo delle cinture di sicurezza anche nei sedili posteriori. Se i dati dell’Ufficio Prevenzione Infortuni (UPI) relativi alle persone – conducente e passeggero – che siedono sui sedili anteriori sono confortanti, lo stesso non si può certo dire per quanto avviene nel retro della vettura.
Non allacciare le cinture sui sedili posteriori è un comportamento a rischio elevato che continua a mietere inutili vittime sulle nostre strade. In particolare sui brevi tragitti, quale può essere quello casa-scuola, che vede spesso protagonisti i bambini, o lo spostamento a corto raggio nei dintorni del domicilio. Una tendenza purtroppo confermata dai dati della Polizia cantonale relativi alle contravvenzioni.
Prendendo in considerazione gli anni tra il 2014 e il 2017, la statistica degli incidenti denota una costante diminuzione dei sinistri che vedono implicati i passeggeri (sia anteriori sia posteriori), mentre è costante il numero degli stessi che ha riportato gravi conseguenze (serie ferite o decesso). Nel 2017 gli incidenti nei quali sono stati coinvolti passeggeri di veicoli che hanno riportato ferite leggere hanno toccato quota 116, mentre sono stati 12 quelli con vittime che hanno riportato ferite gravi o hanno perso la vita. Queste cifre non sono imputabili unicamente al mancato uso delle cinture, ma devono comunque far riflettere. Per quanto riguarda le multe comminate dalla Polizia cantonale per mancato uso delle cinture di sicurezza dei passeggeri (OMD 800.1) o per il trasporto di bambini con età inferiore ai 12 anni non assicurati (OMD 312.2), negli ultimi 6-7 anni si evidenzia che hanno mantenuto un andamento costante, con un leggero incremento nel 2014.

Non si deve abbassare la guardia
Nonostante i dati non riescano a sviscerare la reale portata della problematica, la Polizia cantonale, il progetto “Strade Sicure” del Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero in un’ottica di prevenzione rendono attenti i cittadini, chiedendo loro di non abbassare la guardia, poiché a farne le spese sono in particolare bambine e bambini. Evitare anche un solo un incidente è sicuramente un risultato positivo. È necessario quindi continuare a insistere, in ambito di prevenzione, sull’importanza di allacciare le cinture, al fine di garantire la sicurezza di tutti i passeggeri con un semplice gesto.

 

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Bilancio del 2017 e obiettivi 2018

Di recente si è tenuto l’annuale rapporto di Corpo della Polizia cantonale. E’ stata l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività svolta nel 2017 e per presentare gli obiettivi strategici e operativi per il 2018.

Nel mio intervento mi sono complimentato con gli agenti, gli inquirenti e i collaboratori amministrativi per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo e per i successi ottenuti lo scorso anno, dimostrato con un calo dei reati commessi e i recenti arresti di bande organizzate. La Polizia è stata chiamata a intervenire in situazioni pericolose ed estreme, reagendo in modo professionale con unità d’intenti e spirito di Corpo, meritandosi sul terreno il rispetto della popolazione ticinese. Infatti, il livello di sicurezza oggettiva odierna è più che apprezzabile.

La società evolve e le forze dell’ordine devono adattarsi al continuo cambiamento, per dare una risposta efficace alle possibili minacce: il terrorismo, le infiltrazioni criminali, la radicalizzazione, la mobilità delle persone e altro ancora. Si tratta di essere pronti ad intervenire contro questi fenomeni, che potrebbero toccarci da vicino, senza però creare inutili allarmismi. Di questi scenari dobbiamo tenere conto e impegnarci per essere pronti nel caso effettivo.

Il compito della Polizia cantonale è quello di garantire ai cittadini un senso di protezione e di benessere che negli ultimi anni credo di poter dire sia stato raggiunto con la professionalizzazione dei differenti servizi specialistici e il continuo adattamento ai nuovi bisogni della società.

La reattività, ma anche la visione a lungo termine
In aggiunta all’ordinaria attività di prevenzione sul territorio, nel 2017 sono stati sviluppati diversi progetti che rientrano in una visione più a lungo termine del Corpo di Polizia. In particolare è stata realizzata la nuova Centrale comune d’allarme che entrerà in funzione prossimamente: creerà le basi ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi e il rafforzamento della collaborazione tra i partner di sicurezza. Un altro importante progetto prevede invece di mettere a disposizione dei differenti servizi nuovi strumenti informatici, così da agevolare lo scambio regolare di informazioni e favorire la tempestività dell’intervento.  Ricordo inoltre i vari impieghi con coinvolgimenti nazionali e internazionali, nonché le operazioni di polizia giudiziaria sempre più numerose e impegnative.

Le priorità operative e la vicinanza ai cittadini
Per quanto riguarda invece il 2018, l’evoluzione del Corpo dovrà continuare per tenere il passo con i tempi. Tra le priorità ci sarà un sempre maggiore e capillare presidio del territorio e una intensa collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali così da ridurre le infrazioni. Nel corso dell’anno verrà introdotto il progetto pilota “Via libera”, che consentirà di accelerare la riapertura dei tratti stradali dopo incidenti o altri eventi. Continuerà pure l’attività di prevenzione dei reati economico-finanziari e informatici: malversazioni finanziarie, reati fallimentari e società bucalettere.
La vicinanza al cittadino sarà invece garantita da numerose campagne di sensibilizzazione (su tutte “strade sicure” e “acque sicure”), dall’utilizzo dei principali social media e dell’App per smartphone per un dialogo facilitato e continuo. Non dobbiamo infine dimenticare il contatto diretto con la gente, favorito da serate sul tema della prevenzione (furti, truffe e sicurezza stradale) e dalla partecipazione ad eventi fino all’organizzazione di giornate delle porte aperte.

Come Direttore del Dipartimento, credo molto nella promozione dell’immagine della Polizia cantonale tra la popolazione. Desidero infatti che i servizi offerti siano conosciuti e soprattutto cerco il coinvolgimento dei ticinesi nel collaborare con le varie forze dell’ordine per mantenere la sicurezza nel nostro Cantone. Più volte ho definito i cittadini “le sentinelle” presenti sul territorio e molti interventi della polizia sono stati agevolati dalle preziose informazioni fornite proprio dai cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni

Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Le duecento professioni offerte dall’esercito svizzero

Articolo apparso sull’edizione di venerdì 9 marzo 2018 del Corriere del Ticino.

Tra i vari stand di Espoprofessioni, l’appuntamento che si concluderà domani al centro Conza di Lugano, vi è quello delle professioni dell’esercito che ieri ha accolto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi (nella foto, ai comandi del simulatore dell’F/A-18 assieme al divisionario Lucas Caduff). Un’occasione per scoprire i vari mestieri che questa istituzione offre al di fuori dei mestieri in uniforme. Fino alla chiusura ci sarà l’oppportunità di scoprire professioni per tutte le età e per tutti i gusti.
Se si pensa ai mestieri dell’esercito, la mente corre subito ai professionisti in uniforme; ma, in realtà, la Difesa offre lavoro a 9.000 collaboratori, di cui solo un terzo sono militari: contempla 200 professioni diverse in 100 ubicazioni in tutta la Svizzera; con più di 500 apprendisti per 30 apprendistati in 50 luoghi di formazione, di cui 27 al Monteceneri (5 sono ancora i posti di apprendistato vacanti per il prossimo anno formativo) in 7 mestieri differenti. Ad Espoprofessioni si possono incontrare apprendisti e formatori di vari settori: impiegato in logistica, meccatronico di automobili, veicoli leggeri e utilitari così come operatore di edifici e infrastrutture. Anche SPHAIR, l’ente preposto per il reclutamento di piloti civili e militari di aerei ed elicotteri, così come di esploratori paracadutisti, è presente insieme ad un pilota per rispondere alle domande dei giovani interessati. Ci sono pure i pompieri del Centro intervento del San Gottardo, i militi di SWISSINT impegnati ed impiegati nei servizi di promovimento della pace all’estero e i militari, ufficiali e sottufficiali, di professione.

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2018 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione. Anche quest’anno i Cantoni latini – Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vallese e Vaud – e numerose città elvetiche collaboreranno per lanciare una campagna di sensibilizzazione, secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”

L’edizione 2018 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.

L’evento speciale in programma per quest’anno sarà dedicato al progetto “Lugano Città Aperta”, promosso dalla Fondazione Spitzer e la Città di Lugano (da gennaio e aprile 2018) con una serie di eventi per valorizzare la tradizione umanitaria di Lugano e della Svizzera italiana verso chi ha subito l’oppressione politica, raziale, religiosa e la negazione della libertà.
Il progetto culminerà con l’inaugurazione del “Giardino dei Giusti al Parco Ciani” di Lugano il 26 aprile 2018; Giardino che vuole rendere omaggio a quattro figure di Ticinesi che con il loro impegno determinante hanno contrastato l’oppressione e/o salvato la vita di chi era perseguitato.

Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Articolo apparso sull’edizione di mercoledì 7 marzo 2018 del Corriere del Ticino

A Piazza del Corriere le sfide e le priorità per l’apparato giudiziario e il futuro timoniere del Ministero pubblico Andrea Pagani: «Precedenza ai reati finanziari, la politica sia ricettiva» – Norman Gobbi: «Il dialogo non manca»

Che volto avrà la giustizia che verrà? Sicuramente, dal 1. luglio, quello di Andrea Pagani, futuro procuratore generale e ospite ieri sera a Piazza del Corriere su TeleTicino. Una puntata, quella moderata dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che ha cercato di sviscerare le strategie e soprattutto le necessità dell’apparato giudiziario cantonale. «Dove vogliamo arrivare? Il problema attuale del Ministero pubblico risiede nella sezione dei reati economico-finanziari» ha sottolineato Pagani, annunciando «una riunione tra le parti coinvolte nelle prossime settimane». E in tal senso il futuro pg ha lanciato un «appello alla politica, affinché nei prossimi mesi si dimostri ricettiva a delle eventuali richieste di ulteriori mezzi che dovessero giungere dalle analisi del Ministero pubblico». Riprendendo le parole del procuratore generale uscente John Noseda, Pagani ha infatti confermato come quelli nel settore dei reati finanziari «siano investimenti e non spese, con la possibilità di bloccare averi patrimoniali dei quali, in caso di confisca, potrebbe beneficiare anche lo Stato».

Una prima sollecitazione raccolta in parte dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «A Pagani spetterà il compito, grazie al cruciale lavoro di squadra, di dare degli accenti maggiori dove necessari, e penso alla malaeconomia. Voglio però precisare che il Governo e Dipartimento hanno già fornito risposte concrete, mettendo a disposizioni sei analisti in più e un ulteriore segretario giudiziario per un caso specifico. A dispetto di ciò che talvolta appare, il dialogo dunque c’è». Sempre in merito, e per sottolineare la posta in palio, l’avvocato Edy Salmina ha però ammonito: «Ma in gioco c’è molto di più, e cioè l’integrità e la competitività della piazza economica ticinese. Dobbiamo evitare che un’economia di mercato si trasformi in un’economia di sottobosco».

Per far sì che la Procura intervenga in tempi celeri, a Palazzo di giustizia andranno ad ogni modo prese anche decisioni di tipo organizzativo. «Viene enfatizzato eccessivamente il concetto di squadra, in contrasto con quella che è la missione solitaria e in piena autonomia dei procuratori pubblici» ha affermato in merito l’avvocato Renzo Galfetti. Per poi mettere sul tavolo criticità e possibile soluzione: «Il problema di fondo riguarda le persone. Ecco perché è determinante intervenire nella selezione iniziale, istituendo il sacrosanto periodo di prova per i nuovi procuratori». Detto fatto, Righinetti ha sottoposto la richiesta al futuro procuratore generale. E pronta è stata la risposta di Pagani: «Dico no al periodo di prova, perché consisterebbe in un paletto temporale arbitrario. Dopo un anno si possono aver già fatto piccoli disastri». Per questa ragione, oltre che annunciare la volontà di introdurre una sorta «di scuola interna per i nuovi coordinata dal pg e dai suoi sostituti», Pagani ha individuato un’altra via: «Serve una grossa selezione iniziale, ma non tramite un test psicologico, quanto attraverso un esame sulla risoluzione di un caso pratico. Soprattutto però è necessario dare nuovo lustro alla Commissione d’esperti indipendenti, che mantiene la sua ragione d’essere ma deve essere pensata a geometria variabile. Non è pensabile che al suo interno non figuri il procuratore generale se si tratta di nominare un procuratore pubblico».

L’idea che ha trovato i favori di Gobbi, dettosi per contro avverso alla proposta del proprio partito, la Lega, tesa all’elezione popolare del procuratore generale. Il consigliere di Stato ha inoltre dichiarato di preferire un’altra soluzione al periodo di prova: «Lasciare al Parlamento la nomina del procuratore generale e dei suoi sostituti, delegando invece quella dei neo procuratori pubblici alla stessa direzione del Ministero pubblico». Uno scenario definito senza mezzi termini «un trappolone» da Galfetti, che ha difeso a spada tratta l’opzione del periodo di prova: «Perché hai voglia a riorganizzare il Ministero pubblico se quattro o cinque procuratori su venti non lavorano come devono». Da parte sua, e anche alla luce delle controverse partenze dell’ultimo biennio, Salmina ha evidenziato l’importanza di un altro attore: «In caso di problemi interni va chiesto al Consiglio della magistratura di fare fino in fondo il suo lavoro». In questo quadro Pagani ha precisato ad ogni modo come «non ci si trovi in presenza di un problema tra il Ministero pubblico e il Consiglio della magistratura. Piuttosto così come dotato tale organo trova delle difficoltà enorme sul piano della celerità nelle decisioni che gli spettano per legge».

Tornando poi sulle segnalazioni del recente passato, il futuro pg ha ammesso: «Si tratta di episodi che fanno male a tutto l’ufficio, così come si vive male il fallimento di un’inchiesta che si traduce in una sconfitta non del singolo procuratore ma del Ministero pubblico». Procura che come detto da luglio avrà una nuova guida. «E il far fronte alle resistenze interne sarà forse la principale sfida del neodesignato» ha indicato Gobbi. Ma Pagani sarà un leader? ha chiesto Righinetti al diretto interessato: «Non nella misura in cui calerò delle lezioni dall’alto, quanto invece nel far sì che la maggioranza dell’ufficio trovi la necessaria convergenza per perseguire e raggiungere determinati obiettivi».


Puntata di Piazza del Corriere su Teleticino

http://teleticino.ch/home/piazza-del-corriere-06-03-2018-giustizia-quo-vadis-FC150645

Gobbi: «Il Nano non approverebbe la scelta di Salvini di esportare il federalismo al sud, ma…»

Gobbi: «Il Nano non approverebbe la scelta di Salvini di esportare il federalismo al sud, ma…»

Intervista apparsa su Ticinonline.ch

Il consigliere di Stato analizza la svolta dei cugini della Lega, fresca vincitrice col Movimento 5 Stelle delle elezioni politiche italiane. “Il tema ‘fascismo-antifascismo’ è superato”

“Non è una svolta neo nazionalista, ma il tentativo di portare il pensiero federalista nel resto del Paese” sostiene il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi. “Penso però che il Nano, come del resto Umberto Bossi, non avrebbe approvato la decisione di occuparsi dell’intera Italia”. Riflessioni di consigliere di Stato, ma soprattutto di “cugino leghista” che ha seguito con interesse il successo ottenuto dalla Lega di Matteo Salvini alle elezioni politiche italiane.

Via l’attributo “Nord” e impronta tricolore al movimento… Quello di Salvini è stato un “tradimento” oppure una scelta inevitabile per poter governare?
“Non si tratta di un tradimento – risponde Norman Gobbi – bensì di un cambiamento del modo di proporsi della Lega. In passato l’interesse era limitato al Nord Italia, mentre ora lo si sposta sotto la linea del Po e su tutto il territorio italiano. Questa non è una svolta neo nazionalista, ma il tentativo di portare il pensiero federalista nel resto del paese, dato che lo stato nazionale così come è in Italia, non può durare a lungo. La scelta è chiara: la Lega con Salvini ha ambizioni di governo e deve pertanto raccogliere voti ovunque”.

Su questa decisione quali fattori possono aver influito?
“Direi prioritariamente due fattori: il primo, quello che dimostra come le secessioni in Europa non abbiano, in questa fase storica, grandi possibilità di riuscita e quindi sia subentrata una certa sfiducia, il secondo, quello che porta a credere che ora ci siano le premesse giuste per espandersi in considerazione della crisi dello Stato. Diversi temi, tra cui certamente la crisi economica e il problema dell’immigrazione, hanno aperto un ampio spazio a destra, che altri partiti della coalizione con le loro posizioni non sembrano in grado di riempire. Non si tratta di una sfida semplice, anche perché gli interessi di Nord e Sud restano comunque divergenti. L’atteggiamento di Salvini tiene in considerazione l’evoluzione dei tempi: non più prima il Nord ma prima l’Italia, poiché le priorità si sono spostate negli anni più sul piano nazionale e internazionale”.

La linea di Salvini, da alcuni è stata ribattezzata “fascio-leghista” per via delle sue frequentazioni con gruppi dell’estrema destra. Umberto Bossi diceva “mai con i fascisti”, anche qui si tratta di aver tradito lo spirito delle origini?
“La Lega Nord, così come interpretata da Umberto Bossi, rimane un grande partito popolare immune da richiami “fascisti” o neo nazionalisti come nel caso di Casa Pound. Tra l’altro il tema “Fascismo-Antifascismo” è un tema elettorale usato dalla sinistra radicale ma che nessun cittadino normale percepisce, trattandosi di definizioni ormai totalmente superate dal post moderno. L’Italia è confrontata con tutta una serie di problemi che necessitano di essere affrontati in modo urgente per trovare delle soluzioni concrete. Salvini cerca di risolvere i problemi con un approccio deciso, che attira comunque su di sé consensi da destra a sinistra”.

La Lega dei ticinesi aveva un’anima molto sociale con Bignasca. Cosa crede penserebbe oggi il Nano della svolta salviniana?
“Probabilmente non approverebbe né la decisione di occuparsi dell’intera Italia né i modi piuttosto duri utilizzati negli ultimi mesi di campagna elettorale. L’attenzione e la dedizione con cui il Nano si occupava (e cercava di anticipare) dei problemi della quotidianità dei ticinesi era resa possibile dall’osservazione di un territorio di dimensioni ridotte. Per ovvi motivi, aumentando il territorio la stessa attenzione non sarebbe più fattibile. Per quanto riguarda invece i modi, ritengo che i tempi siano cambiati assai velocemente e alcuni problemi siano stati inaspriti e oggi necessitano di nuove strategie anche dure. Penso ad esempio, come già evidenziato, al problema dell’immigrazione esistente in Italia. Non si sono mai create le premesse per una corretta e rispettosa gestione degli immigrati. L’esplosione degli arrivi, dei problemi, delle azioni criminali con il trascorrere del tempo hanno reso necessari degli interventi puntuali e l’atteggiamento si è fatto inevitabilmente più rigido. La sensibilità e la comprensione della gente di fronte a continui episodi negativi diminuisce velocemente. La svolta di Salvini va pure incontro alle mutate aspettative della gente. Si potrebbe dire che il Nano condividerebbe questa svolta solo in parte, come ha più volte detto di non approvarla Umberto Bossi. Ciò, a conferma che in passato entrambi erano spesso sulla medesima linea di pensiero e condividevano in un certo senso lo stesso spirito “secessionista””.

Anche la Lega dei Ticinesi in un futuro indefinito potrebbe rinunciare all’aggettivo “ticinese” e assumere un profilo “nazionale”?
“Direi di no. La gestione di un movimento cantonale è ben diversa da quella di un movimento a livello nazionale. La necessità di persone, strutture e risorse diventerebbe troppo onerosa e impegnativa per una realtà che abbiamo voluto snella e reattiva per rispondere velocemente ai bisogni della popolazione ticinese. Ancora oggi, nonostante numerosi successi e una maggioranza relativa in Ticino, siamo rimasti un movimento così come deciso 25 anni fa. I partiti possono invece contare su strutture organizzative molto più sviluppate, che spesso però si dimostrano troppo ingombranti. Inoltre, la Lega è sempre stata focalizzata sul Canton Ticino e sulla popolazione che ci abita. Quanto succede al Sud delle Alpi è difficilmente esportabile in altri contesti cantonali, come in più occasioni è stato dimostrato. Lo stesso dicasi ad esempio del Mouvement Citoyens Genevois, una realtà politica ben radicata sul territorio ginevrino ma che non si è mai spinta oltre”.