“Se il maiale grugnisce, il piatto gioisce”…

“Se il maiale grugnisce, il piatto gioisce”…

Da Liberatv.ch

Norman Gobbi lancia la “Settimana della cazzoeula nei giorni della merla”. E rende omaggio al “ciugn” rievocando i giorni estivi all’alpe Manegorio, in Val Bedretto .
Da domani, sabato 27 gennaio, e fino al 4 febbraio avrà luogo in oltre 40 ristoranti la quinta Settimana ticinese della cazzoeula. Una rassegna che si svolge nei giorni che nella tradizione popolare sono definiti “della merla”

Da domani, sabato 27 gennaio, e fino al 4 febbraio avrà luogo in oltre 40 ristoranti la quinta Settimana ticinese della cazzoeula. Una rassegna che si svolge nei giorni che nella tradizione popolare sono definiti “della merla” (www.ticinoatavola.ch)

In questi giorni caratterizzati da pioggia, freddo e neve – soprattutto nell’Alto Ticino – capita che la mente, anche solo per un breve istante, corra alle calde giornate estive. Ed è proprio a uno dei momenti estivi che preferisco – le passeggiate in montagna, in mezzo alla natura rigogliosa – che ripensavo di recente, complice anche il profumo di alcuni piatti che portiamo sulle nostre tavole in queste settimane.

Ma mi spiego meglio. Durante le scampagnate domenicali, capita spesso agli amanti delle tradizioni custodite nelle cascine e negli alpeggi di riscoprire i versi di animali tipici delle nostre montagne. Suoni quasi dimenticati, se non sconosciuti, nelle nostre realtà urbane, perché non siamo più abituati a sentirli: mi riferisco nel caso specifico ai grugniti dei maiali.

È proprio nel corso della bella stagione che i grugniti – ben sintetizzati dal valore onomatopeico del nome stesso – aumentano sensibilmente, come se i suini volessero far sapere che gradiscono in modo particolare gli scarti provenienti dai ghiotti prodotti della tradizione casearia degli alpeggi. Infatti, il maiale è una presenza importante nelle nostre realtà rurali, che però con il passare del tempo sta scomparendo, salvo in alcuni allevamenti.

Come nell’alpe Manegorio, in Valle Bedretto, di proprietà del Patriziato di Sobrio e gestito (o come si dice in gergo alpigiano “caricato”) da Ari Lombardi di Airolo; è uno dei luoghi con il più grande allevamento di maiali del nostro territorio.

Si tratta anche di una struttura facilmente accessibile anche per colo che hanno disabilità motorie. Un luogo gradevole da visitare anche per le famiglie: mi fa sempre sorridere vedere i miei bimbi che guardano incuriositi le bestiole grufolare e provano a riprodurre i loro grugniti.

“Ol ciugn” – così viene definito nel mio dialetto leventinese – è anche il protagonista indiscusso di molti piatti della tradizione culinaria ticinese e lombarda, che in queste settimane viene spesso proposto con i mitici “oss in bogia”.

Ed è proprio con questa pietanza che trova conferma il detto “del maiale non si butta via niente”. Un altro classico della cucina di casa nostra sono senza ombra di dubbio gli insaccati crudi o da cuocere, così come pure il piatto più ricco per varietà di parti di maiale, ovvero la cazzoeula.

L’usanza vuole che questo piatto invernale venga realizzato con la verza ancora congelata e proprio per questo motivo la settimana in cui si celebra nelle nostre cucine  questa prelibatezza avviene nei giorni più freddi dell’anno, che conosciamo, appunto, come i “giorni della merla”.

La quinta edizione di questa rassegna riserva ai cultori e ai curiosi gastronomici una vasta scelta di locali in cui gustare le diverse ricette di questo squisito piatto. Sono infatti ben 43 i ristoranti che hanno aderito all’iniziativa promossa dal “Cazzoeula Club Ticino” con il supporto di GastroTicino e l’organizzazione di “Ticino a tavola”: due nel Locarnese, una dozzina nel Bellinzonese e Valli, un locale mesolcinese, otto nel Luganese e oltre quindici nel Mendrisiotto. Nell’allegro ambiente di questi locali, i grugniti sono poco opportuni, ma come amo ricordare: se il maiale grugnisce il piatto della tradizione gioisce.
Non mi rimane che augurare a tutti buon appetito!

Norman Gobbi, socio del Cazzoeula Club Ticino

Migranti: Rancate prima e dopo

Migranti: Rancate prima e dopo

Presentato un Rapporto sul primo anno e mezzo di attività del Centro temporaneo di accoglienza di Rancate – Norman Gobbi: «Problemi non ce ne sono stati».

Sino alla fine del 2018 il Centro per migranti resterà a Rancate. Anche perché il fenomeno delle persone decise a dirigere a nord, e non a chiedere asilo alla Svizzera, non si esaurirà a breve, sebbene il numero delle presenze fluttui (la notte di mercoledì, ad esempio, ne sono stati ospitati 5). E dal gennaio 2019 cosa succederà? Le opzioni logistiche sono ancora aperte. Una cosa è certa, soprattutto a mente di Norman Gobbi: la struttura non sarà più in un capannone, ma semmai modulabile sulle esigenze del momento (e della pressione migratoria), e soprattutto dovrà situarsi nelle vicinanze della frontiera. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni per ora non si sbilancia più di tanto: i prossimi mesi serviranno, del resto, ai servizi cantonali per trovare una soluzione adeguata, di concerto con l’autorità federale, che dal 2017 si è fatta carico dei costi per la sicurezza. E qui viene naturale pensare in particolare allo stabile della Confederazione in via Motta a Chiasso, l’attuale Centro di registrazione e procedura per richiedenti l’asilo destinato a ‘traslocare’ in località Pasture, fra Balerna e Novazzano. «Via Motta potrebbe essere una possibilità – ammette il consigliere di Stato -, inserendovi però tutti gli altri punti di triage che al momento utilizzano già sia la Sem (la Segreteria di Stato della migrazione, ndr) che le Guardie di confine. E questo per ‘liberare spazi’ in stazione o nelle altre superfici private attorno all’infrastruttura ferroviaria adibite a queste operazioni. È lì, peraltro, che si trova il fulcro. Vi devono essere, comunque, altre varianti da valutare». Sono già state individuate? «Non ancora. È una discussione – conferma Gobbi – che dovremo fare con la Confederazione, visto che ha partecipato e partecipa al finanziamento dell’operatività della struttura, con l’intento appunto di identificare soluzioni definitive – che non siano in affitto in un capannone industriale come oggi – anche alla luce del nuovo assetto pianificato dalla Sem». L’ubicazione, però, è un tema sensibile per Chiasso, Balerna e Novazzano, che in una lettera al governo hanno esternato i loro sentimenti: il Centro d’asilo a Pasture basta e avanza, quindi si suggerisce di guardare oltre il ponte diga di Melide (cfr. ‘laRegione’ del 4 dicembre). «Di fatto è un controsenso, parlando di riammissioni verso l’Italia – risponde a distanza il capo del Di -. Da qui la bontà della scelta di Rancate, dove in questo anno e mezzo di problemi, d’altro canto, non ce ne sono stati. La prossimità al confine deve essere data, dovendo collaborare con la Polizia di frontiera italiana. C’è una necessità e sussiste un vincolo che non deve generare maggiori costi operativi di quelli che potrebbero essere, invece, ridotti in una nuova struttura: distanze più lunghe comportano più trasporti, con quello che ne consegue». Restando sulle spese sostenute: grazie a un accordo stretto con l’Amministrazione federale delle dogane, gli oneri 2017, come detto, saranno coperti da Berna. Non solo, il Consiglio di Stato attende di conoscere l’esito della mozione presentata dal consigliere agli Stati Fabio Abate su possibili aiuti finanziari ai Cantoni che gestiscono centri simili a quello di Rancate: la disponibilità del Consiglio federale e della Camera alta sono state dichiarate, ora tocca al Nazionale. Potrebbe modificare i termini della convenzione? «Di fatto fisserebbe una base legale formale a maggiore sostegno di quanto la Confederazione già fa adesso – spiega ancora Gobbi -. Non a caso abbiamo cercato, nel comune interesse, di ridurre le risorse investite nella gestione, al fine di ottimizzare i costi e rivedere determinate procedure, senza venire meno alla tutela dei diritti di chi è coinvolto. In tal senso si è rivisto il dispositivo e faremo meno appoggio a enti esterni». In altre parole, più agenti di polizia e guardie di confine e meno sicurezza privata, da modulare sulle presenze giornaliere. I dati sono tutti in un ‘Rapporto informativo’ vergato dal governo che sarà consegnato al parlamento. Un bilancio che fra le righe ribadisce i buoni rapporti con i vicini – «chi reclama non ha per nulla ragione: sono parte molto diligente» – e fa emergere la dignità della soluzione, riconosciuta anche dalla Commissione nazionale della tortura.

Rancate: tra bilanci e previsioni per il centro migranti

Rancate: tra bilanci e previsioni per il centro migranti

Articolo apparso nell’edizione di venerdì 26 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Sono state 10.830, con tendenza al calo, le persone che dal 1. settembre 2016 al 31 dicembre 2017 hanno pernottato al centro temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata con sede a Rancate. I dati sono stati resi noti ieri dal Dipartimento delle istituzioni; la nota diffusa conferma inoltre l’approvazione da parte del Consiglio di Stato del Rapporto informativo 2017 sulla gestione del centro.

Il Dipartimento è però già attivo nel valutare opzioni alternative a questa struttura: «Il centro è nato per essere provvisorio, – ci ha detto il capo Dipartimento Norman Gobbi – è un capannone industriale adattato in modo da svolgere al meglio il proprio compito». È naturale quindi che vengano considerate opzioni papabili per continuare a fornire il servizio, ha spiegato Gobbi. Il Cantone ha messo a disposizione degli ospiti di Rancate spazi consoni anche ai migranti bisognosi di attenzioni particolari. L’adeguatezza della struttura è stata riconosciuta anche dalla Commissione nazionale per la tortura che ha espresso una valutazione positiva, si ricorda nella nota del Cantone. Il Dipartimento, come detto, sta quindi ancora valutando dove spostare il servizio offerto attualmente dalla struttura. Ancora non si sa se i migranti accolti a Rancate verranno in futuro ospitati in un centro a Balerna: «È un opzione tuttora in esame», ha precisato Gobbi, per poi aggiungere che la lettera mandata dai Comuni della zona in opposizione alla costruzione di questa struttura è stata presa in considerazione. «Sarà la Confederazione a valutare in ultima istanza e, in base alla soluzione trovata, si conosceranno anche le tempistiche della chiusura di Rancate», ha concluso il ministro.

Polizia:  far fronte a ogni genere di minaccia

Polizia: far fronte a ogni genere di minaccia

Articolo apparso nell’edizione di giovedì 25 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Al via il concorso per aspiranti agenti – Ecco come sta cambiando la formazione dei futuri tutori dell’ordine.
I responsabili: «Adeguate anche le tecniche di intervento per i casi di follia omicida e gli attacchi terroristici»

Cittadinanza svizzera, altezza minima di 170 centimetri per gli uomini e di 160 centimetri per le donne, nessun tatuaggio che esprima messaggi discriminatori o offensivi. Sono alcuni dei requisiti per accedere alla scuola di polizia che prenderà il via il 1. marzo 2019. È infatti stato pubblicato settimana scorsa sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi agenti. Un percorso declinato in base ai canoni di un programma quadro nazionale che integra tuttavia regolarmente nuovi elementi tematici. Per fare il punto sulle sfide che attendono i futuri agenti abbiamo interpellato Manuela Romanelli-Nicoli , responsabile del Centro formazione di polizia, e il capitano Cristiano Nenzi , capo della Sezione formazione della polizia cantonale.
Tra migrazioni ed estremismi
«Le esigenze del contesto in cui la polizia si trova oggi a operare – spiegano – determinano i contenuti della formazione.
Le pressioni dettate dall’evolversi dei flussi migratori hanno per esempio visto intensificarsi la collaborazione con lo specifico centro di competenza della Gendarmeria, incrementando le lezioni sulla Legge federale stranieri e la Legge asilanti. Sono anche state aumentate le ore con la sezione di polizia giudiziaria specializzata in ambito di tratta di esseri umani (TESEU) e con la prossima scuola sarà rinnovata la formazione sulla e contro la cybercriminalità. In un recentissimo passato, anche le tecniche e le tattiche di intervento in casi di follia omicida (il cosiddetto «Amok») e attacchi terroristici sono state adeguate, implementando sul territorio cantonale quanto è stato sviluppato da un gruppo di lavoro interpolizie».
La scuola di polizia si evolve non solo nei contenuti, ma anche nei pubblici di riferimento: se da un ventennio le polizie comunali formano i loro aspiranti con quelli della polizia cantonale, da qualche anno anche la polizia dei trasporti FFS, la polizia militare e la polizia del canton Grigioni possono iscrivere i loro aspiranti alla scuola, che dallo scorso anno ha voluto sottolineare questa apertura oltre i confini ticinesi modificando il nome da Scuola cantonale a Scuola di polizia del V circondario.
«Con il nuovo appellativo si integrano tutti gli aspiranti agenti di lingua italiana assunti da corpi di polizia riconosciuti e i cui collaboratori possono portare il titolo di agente di polizia con attestato professionale federale» spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi. «Inoltre (e lo si può leggere anche sul bando di concorso), come già era stato fatto con le SCP del 2014 e del 2015, fra le persone in formazione si torneranno a contare anche aspiranti ispettori di polizia giudiziaria. I requisiti per concorrere a questa posizione sono in parte diversi; questo per rispondere alle esigenze di un diverso ruolo e per assicurare le necessarie caratteristiche anche rispetto a chi viene assunto in polizia giudiziaria dopo un’esperienza di Gendarmeria, il superamento di selezioni aggiuntive e l’assolvimento di formazioni complementari».
Test, assessment e colloqui
Ma quali sono le competenze richieste ai futuri agenti? «Le candidate e i candidati devono mostrarsi performanti sul piano fisico, cognitivo, personale, comunicativo e in termini di cultura generale. Per questo, oltre a soddisfare i requisiti formali del bando in termini di studi, integrità personale e morale, età, altezza, stato di salute, nazionalità, eccetera, l’iter selettivo prevede il superamento di prove fisiche, di test di italiano, di verifiche sulla conoscenza del territorio e delle sue istituzioni, di test psicoattitudinali, di assessment psicologici e il confronto con alti ufficiali di polizia in un colloquio finale. Chi si candida quale aspirante ispettore si troverà inoltre confrontato con prove psicologiche, conoscitive e di competenze linguistiche aggiuntive, come illustrato nelle direttive d’esame pubblicate sul sito della polizia cantonale».
Anche per l’immediato futuro sono previste delle novità: la SCP prepara a un esame federale e assegna valore alla pratica e alle sinergie scuola-posto di lavoro. Le modalità per garantire un’adeguata esperienza pratica sono state modificate più volte. Da 2014 si propone un impianto che completa l’anno di scuola, previo superamento degli esami al termine dei 12 mesi, con un periodo di «introduzione alla professione».
In questa fase si vuole sostenere il processo di consolidamento delle competenze, promuovendo nei neo-agenti la consapevolezza rispetto alle azioni svolte. Grazie alla guida di un collega di rodata esperienza e con l’obbligo di compilare schede in cui sintetizzare gli interventi realizzati evidenziandone gli aspetti giuridici, emotivi e procedurali, si intende aiutare il consolidamento dei principi che reggono l’azione di polizia e la capacità di agire in modo consapevole ed efficace.
«Anche in virtù del nostro modello formativo, segnaliamo un nuovo concetto nazionale per la formazione, già in avanzato stadio di progettazione, che vuole raddoppiare i tempi della formazione di base, obbligando tutti i Corpi di polizia a formare i propri aspiranti su due anni: un anno di scuola con piccoli stage pratici, a cui seguirà un secondo anno prevalentemente pratico», concludono Romanelli-Nicoli e Nenzi. La formazione di base si chiuderà al termine del secondo anno, con il superamento degli esami federali. L’implementazione di questo concetto non è prevista in Ticino prima del 2020.
gi.m
Da segnalare infine la serata informativa in cui saranno presentate le possibili carriere e il processo di selezione. Appuntamento domani, venerdì 26 gennaio, dalle 19, all’Istituto cantonale di economia e commercio di via Franscini 32 a Bellinzona.
Tifosi: sì ai controlli preventivi

Tifosi: sì ai controlli preventivi

Articolo apparso sull’edizione di mercoledì 24 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Lugano e Ambrì Piotta sono pronti a investire in sistemi d’identificazione Gobbi: «Basta episodi di violenza negli stadi, occorrono misure drastiche»

I club ticinesi di hockey sono pronti a dare un giro di vite sui controlli dei tifosi all’entrata delle piste. Si inizia dunque a studiare come mettere in pratica queste verifiche preventive, suggerite dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , per evitare il ripetersi di tafferugli tra le tifoserie. È quanto emerso ieri sera nel dibattito di Piazza del Corriere, su TeleTicino. Sollecitati dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti hanno discusso attorno a questo tema lo stesso Gobbi che ha portato come esempio Zugo dove è stato introdotto un sistema di controllo dell’identità. In prima battuta, si è detto più che favorevole a implementare simili misure anche in Ticino, perché «agirebbe da deterrente, tenendo lontani i malintenzionati». Determinato a procedere in questo senso è Michele Orsi , direttore generale dell’Hockey club Ambrì Piotta, il quale ha chiaramente indicato: «Una maggiore prevenzione si impone, e sono dell’opinione che sarebbe auspicabile applicare dei controlli anche al complesso della tifoseria, e non solo agli ospiti. Chi non ha nulla da nascondere non dovrebbe sentirsi infastidito da una verifica più severa. È un mio parere personale, ma certamente il tema sarà affrontato nel corso del prossimo Consiglio d’amministrazione». D’altro canto, interpellato sulla medesima questione, il direttore amministrativo dell’Hockey club Lugano Jean-Jacques Aeschlimann ha replicato: «Anche noi dovremo fare certamente una riflessione in questo senso, visti i buoni risultati ottenuti dal modello di Zugo. Sono però propenso a credere che sarebbero sufficienti dei controlli limitati al settore ospiti».

Allo stato attuale delle cose, i club supportano una spesa di circa «mezzo milione di franchi all’anno, per garantire la sicurezza all’interno dello stadio» è quanto affermato da Orsi e subito confermato anche da Aeschlimann. Gobbi, al quale è stato chiesto quale fosse l’ammontare della spesa per i dispositivi di polizia a carico dei contribuenti, ha risposto che «è nell’ordine del milione e mezzo o due all’anno, ma bisogna ricordare come questi costi siano comprensivi anche delle fasi di preparazione e trasferta degli agenti coinvolti, i quali lasciano scoperti i pattugliamenti e tutti i servizi che di norma sono garantiti nei comuni. Per questo è necessario tenere a distanza questi violenti, cosi da poter ridurre i dispositivi di polizia dispiegati per questi eventi». Decio Cavallini , capo della gendarmeria della Polizia cantonale, ha poi aggiunto: «Per scongiurare questi episodi di inciviltà occorre essere più severi, queste persone vanno tenute lontane dagli stadi, vanno diffidate, ma per farlo sono necessarie prove concrete». Il fenomeno dell’omertà è stato infatti denunciato da tutti gli ospiti di Piazza, che riscontrano come siano pochi coloro che trovano il coraggio di denunciare chi delinque. Per contro, nel corso della trasmissione, sono piovute molte telefonate passate in diretta di tifosi arrabbiati. Orsi, interrogato sulla gestione del tifo organizzato, ha affermato: «Permettiamo ai nostri tifosi di organizzare bancarelle per vendere gadget al fine di raccogliere fondi per la creazione di coreografie». Gobbi, sollecitato invece in merito ai fenomeni di sfida nei confronti della polizia che spesso si manifestano, ha sostenuto che «misure chiare a sostegno della polizia sarebbero opportune, è veramente difficile difendere il pubblico e allo stesso tempo difendersi dagli attacchi dei violenti».

Piazza del Corriere: la violenza allo stadio inquieta e fa paura

Piazza del Corriere: la violenza allo stadio inquieta e fa paura

Sport e violenza spesso vanno a braccetto. Di chi è la colpa? È dello sport che arriva ad esaltare gli istinti più beceri dell’uomo oppure l’indice va puntato verso la società in genere e le sue deviazioni? Insomma, tutti colpevoli, nessun colpevole?

Sia quel che sia è ora di agire perché la recente brutta domenica di botte e distruzione alla Valascia non lascia indifferenti. Piazza del Corriere accende i riflettori su un tema che fa discutere e che interroga: è normale che la sessantina di teppisti del Losanna, per ora, l’abbiano fatta franca? Era davvero impossibile fermarli? Chi ha sottovalutato quella partita? Dobbiamo abituarci ad andare allo stadio scortati dalla polizia? Perché lo stadio è considerato da taluni una zona franca dove, impunemente, si può fare di tutto? Nel corso degli anni disordini si sono verificati anche a Lugano e c’è chi chiede alle società un intervento risoluto contro le deviazioni del tifo organizzato. Oppure la paura di ritorsioni porta sempre ad un sostanziale buonismo? La soluzione è la schedatura dei tifosi?

Presenti: Norman Gobbi, Decio Cavallini, J.J. Aeschlimann e Michele Orsi.

Teleticino, questa sera ore 20.30.