Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Da LiberaTV | Norman Gobbi ricorda l’evasione dalla Stampa: “Erano le sei del mattino. In otto tentarono la fuga con la complicità di una guardia. Seguì uno scontro a fuoco: ci furono tre morti”

Proprio oggi cade l’anniversario di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone. Il ministro delle Istituzioni: “Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”

BELLINZONA – “Verso le sei del mattino di 25 anni fa avvenne la tentata evasione dal carcere cantonale La Stampa”. Comincia così il ricordo di Norman Gobbi di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone.

Un anniversario non certo felice da ricordare per il Ticino, ma che il ministro delle Istituzioni ha voluto ricordare come ringraziamento a chi si trovò ad affrontare quel momento difficile e a tutto il personale degli agenti di custodia che operano nelle strutture carcerarie ticinesi.

“Erano otto – scrive Gobbi – i detenuti che il 3 ottobre 1992, con la complicità di un agente di custodia, tentarono di evadere e la loro fuga si risolse con uno scontro a fuoco tra evasi e polizia. I detenuti in fuga infatti erano armati di tre pistole, un coltello e una granata. Con loro si trovavano tre guardie carcerarie, solo due delle quali, si apprese successivamente, erano state prese in ostaggio. Il bilancio fu di tre morti: due detenuti e la guardia carceraria complice”.

“Il quarto di secolo passato – prosegue Gobbi – ha permesso di prendere diversi provvedimenti volti ad aumentare la sicurezza delle nostre strutture carcerarie. In particolar modo nel corso degli ultimi 3 anni sono state attuate ulteriori misure, che hanno permesso al personale di custodia di adempiere meglio alla propria missione e di aumentare il grado generale di controllo interno. Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”.

Articolo su http://www.liberatv.ch/it/article/35860/un-alba-ticinese-di-sangue-di-25-anni-fa-norman-gobbi-ricorda-l-evasione-dalla-stampa-erano-le-sei-del-mattino-in-otto-tentarono-la-fuga-con-la-complicit-di-una-guardia-segu-uno-scontro-a-fuoco-ci-furono-tre-morti

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato ieri, nella sala del Gran Consiglio, gli allievi della Scuola cantonale di polizia. I 38 aspiranti agenti hanno iniziato la loro formazione lo scorso 1. marzo, in vista degli esami federali previsti nel febbraio del prossimo anno.

Per i futuri agenti di polizia, l’incontro organizzato a Palazzo delle Orsoline costituisce un’occasione privilegiata – e ormai tradizionale – di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile per la sicurezza in Ticino. Gli aspiranti hanno così colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale in questi anni, anche in relazione ai cambiamenti che sta vivendo la nostra società.

Particolare interesse è stato dedicato all’evoluzione che sta vivendo il settore della sicurezza in Ticino; al Consigliere di Stato è stato chiesto ad esempio quali saranno i prossimi sviluppi delle nuove forme di collaborazione tra la Polizia cantonale e i corpi comunali. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha risposto con piacere a tutte le sollecitazioni e infine rivolto i propri auguri a tutti gli aspiranti della Scuola di polizia, ricordando loro l’importanza del lavoro che svolgeranno quotidianamente a favore del benessere di tutti i cittadini e della prosperità del nostro Cantone.

La Scuola di polizia del V Circondario – questo il nome ufficiale dell’istituto – prevede dodici mesi di formazione, durante i quali gli aspiranti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Con questa impostazione, il percorso formativo mira a fornire gli strumenti necessari a svolgere i compiti, di crescente complessità, ai quali i futuri agenti saranno confrontati nella loro attività professionale.

Gobbi passa di grado: «Soddisfatto»

Gobbi passa di grado: «Soddisfatto»

Da Tio.ch | Il Consigliere di Stato è stato promosso a Tenente colonnello dell’Esercito svizzero

BELLINZONA «Dopo 10 anni da maggiore era giunto il momento di avanzare». Il Consigliere di Stato Norman Gobbi si congratula (con sé stesso) su Facebook per la promozione, di cui ha appena ricevuto notizia, al grado di tenente colonnello. In un posto odierno, il ministro delle Istituzioni si dice «soddisfatto» e pubblica la missiva con cui il Brigadiere Silvano Barilli, che dirige lo Stato maggiore del Capo dell’esercito, ha annunciato la decisione. Gobbi spiega di avere «seguito nel mese di giugno per alcune settimane a Kriens il corso di formazione di stato maggiore II» il cui esito è stato, appunto, la promozione.

L’articolo su Ticinonline: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1166986/Gobbi-passa-di-grado–Soddisfatto-/

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Dal Mattino della domenica | La magistratura deve evolvere con la società, ottimizzando i propri mezzi

L’organizzazione della giustizia ticinese è salita diverse volte agli onori della cronaca cantonale durante quest’anno.

Se ne è parlato a inizio maggio, quando è stato pubblicato il concorso per la ricerca di un successore al procuratore generale John Noseda che dalla fine di giugno 2018 beneficerà della pensione. Se n’è parlato anche a inizio dello scorso mese, quando i media hanno ipotizzato il futuro sito per risolvere la difficile situazione logistica del Palazzo della giustizia, traslocando gli attuali spazi di via Pretorio in un nuovo edificio.

Che si parli di persone, di spazi o di strumenti, è sempre importante domandarsi come si possa davvero garantire in maniera ottimale il funzionamento del terzo potere, sempre tenendo conto dell’impegno dello Stato verso il cittadino. Garantire quindi che i soldi pubblici siano, anche in questo caso, utilizzati nel migliore dei modi, che non siano perciò sperperati, ma nemmeno che si risparmi laddove è invece necessario un impegno maggiore di risorse.

Qualche giorno fa abbiamo presentato, con il Consiglio di Stato, il preventivo 2018. Un anno che, dopo molti, è positivo: questo grazie agli sforzi fatti per contenere le spese. L’ambito della Magistratura è stato preservato, salvo l’unica misura che ha richiesto la diminuzione di un’unità dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Misura che il popolo ha ritenuto ammissibile.

Quello della giustizia è un ambito in continua evoluzione, che va di pari passo con la nostra società: una maggiore complessità nei reati che sfruttano le nuove tecnologie, implicazioni sempre più internazionali. In Ticino la giustizia funziona bene, lo indica annualmente il Consiglio della Magistratura, ma ne sono coscienti pure gli addetti ai lavori che si potrebbe operare ancor più efficientemente ed efficacemente nel lavoro di inchiesta, come di giudizio, grazie a nuovi strumenti – legislativi, tecnologici – e risorse adeguate – umane e non.

Proprio in questo senso stiamo portando avanti anche dei progetti informatici per agevolare il lavoro delle autorità giudiziarie, come l’introduzione degli eDossier, ovvero una digitalizzazione degli incarti cartacei. Un impulso verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa che viene dal Tribunale federale e che il Ticino ha deciso di aderire.

Come spesso tengo a ricordare, sono però prima di tutto le persone e le loro predisposizioni caratteriali che fanno la differenza, ed è per questo che anche nella scelta del futuro procuratore generale sarà importante trovare la risorsa giusta, competente professionalmente, ma anche con delle specifiche attitudini richieste da questa importante funzione giudiziaria.

La sfida principale nei prossimi anni sarà quella di mostrare di aver sfruttato appieno le risorse a disposizione, ed eventualmente adeguare e aumentare le stesse, laddove giustificato, ma sempre nel rispetto dei cittadini che chiedono allo Stato efficienza ed efficacia nei suoi investimenti. Ed è questo l’obiettivo del progetto Giustizia 2018, uno “screening” di tutto l’apparato giudiziario che permetta di rivelarne la salute, e gli eventuali punti laddove è possibile apportare delle migliorie, per dotare il nostro Cantone di una Giustizia moderna, efficace ed efficiente.

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Metti una sera a cena con… Norman.

Metti una sera a cena con… Norman.

Da LiberaTV | L’evento di beneficenza all’Atenaeo del Vino di Mendrisio frutta 17’000 franchi a favore del Servizio Ambulanze. Ritirati seduta stante dal direttore, Paolo Barro – Per il secondo anno consecutivo ai fornelli dell’Atenaeo del Vino si è messo il ministro Norman Gobbi, scegliendo il menu cucinato insieme alla brigata del patron del ristorante, Mirko Rainer

MENDRISIO – Diciassettemila franchi. A tanto ammonta la somma raccolta venerdì sera in occasione della cena di beneficenza per il Servizio ambulanze di Mendrisio (SAM).
Per il secondo anno consecutivo ai fornelli dell’Atenaeo del Vino si è messo il ministro Norman Gobbi, scegliendo il menu cucinato insieme alla brigata del patron del ristorante, Mirko Rainer.

Questa volta niente tavolate, ma uno standing dinner di 16 portate. Piatti forti: raviolini del plin, maltagliati al ragù di cinghiale, risotto al burro dell’alpe di Piora con porcini, mirtilli e spinaci, cosciotti di maiale al forno, cotti nel ‘Green Egg’ per 9 ore. E alla fine, oltre a diversi dolci, una forma di formaggio dell’alpe Ravina messa a disposizione dallo stesso Gobbi.

La somma raccolta, consegnata seduta stante al direttore del SAM, Paolo Barro, è il frutto della partecipazione dei circa 70 commensali, oltre che dell’asta finale, durante la quale sono state messe in palio una maglia del Lugano (di Luca Fazzini), una firmata dai giocatori dell’Ambrì, e il casco della sciatrice Lara Gut.
Il tutto ha fruttato poco più di 16’000 franchi, arrotondati a 17’000 grazie a un’anonima benefattrice di Tremona.

Il tema della serata era basato sulla poesia visiva del pittore Angelo Maugeri: “Uomo unità di misura”.
Il risultato non sarebbe stato possibile senza il contributo di diversi sponsor: Gialdi, Brivio, Paolo Basso Wine, Fratelli Corti, Salumificio del Castello, Ortofrutticola Oberti, impresa Martinelli, Securca, VideoPro, Rainer Coltelli, Arreda, Chicco d’Oro… E senza il coordinamento dell’evento da parte del sindaco di Vico Morcote, Giona Pifferi.

Articolo e foto su http://www.liberatv.ch/it/article/35838/metti-una-sera-a-cena-con-norman-l-evento-di-beneficenza-all-atenaeo-del-vino-di-mendrisio-frutta-17-000-franchi-a-favore-del-servizio-ambulanze-ritirati-seduta-stante-dal-direttore-paolo-barro

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri |

Egregi signori,
Gentili signore,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato ancora una volta qui sul Monte Ceneri, per festeggiare simbolicamente l’inizio di un’ulteriore tappa di questa importante opera per l’Esercito in Ticino.

È passato ormai più di un anno da quando ci siamo trovati in occasione dell’inaugurazione della prima fase di realizzazione del nuovo Centro logistico, nella quale sono stati sviluppati spazi adeguati al deposito, alla movimentazione e alla manutenzione del materiale e dei veicoli, garantendo un netto miglioramento delle prestazioni logistiche. Il nuovo magazzino a scaffalatura alta e il risanamento dell’arsenale sono stati un investimento di oltre 12 milioni di franchi da parte della Confederazione. Assieme a questa seconda fase, che comporterà ulteriori investimenti per un totale di più di 37 milioni di franchi, verranno assicurati i compiti logistici e infrastrutturali per il Ticino, il Grigioni italiano, il Canton Uri e parte dell’Alto Vallese.

Oggi si parte con la seconda tappa della realizzazione del Centro, che comporta l’insediamento delle officine veicoli e dell’autorimessa. Un ulteriore passo verso la conclusione del progetto logistico che coinvolge, oltre al Ticino, i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).

La scelta del Monteceneri, come ribadito più volte dal sottoscritto in questi anni, non è casuale: dalla sua importanza storica come via di passaggio sia in ambito civile sia in ambito militare, alla sua posizione strategica al centro del nostro Cantone, vicino alla rete autostradale che lo rende facilmente raggiungibile da un lato e dall’altro permette il rapido reinserimento nella circolazione.

Il nuovo sito per l’officina veicoli e l’autorimessa del quale inauguriamo i lavori oggi ha quindi un forte valore poiché, trasferendo anche questa struttura dal centro di Bellinzona a questa nuova ubicazione, unisce i maniera logica i veicoli al resto del materiale.

Intendo sottolineare quanto detto un anno fa: questo investimento da parte dell’Esercito in Ticino non è scontato, ed è stato profondamente supportato dal nostro Cantone, con la volontà di essere parte integrante e attiva di un progetto capace di cambiare strategia e in modo da garantire capillarmente un servizio necessario qualora la truppa dovesse entrare in servizio a favore delle autorità.
Ancora una volta quindi il Ticino si dimostra un partner affidabile per la Confederazione e per l’Esercito quando si tratta di sicurezza del nostro Paese.

Come ho già affermato durante l’inaugurazione dello scorso anno, la presenza militare sul Monte Ceneri non sarà un valore aggiunto solo per l’Esercito, ma anche per la popolazione ticinese, poiché le sinergie che si potranno sviluppare con tutti i partner della Protezione della Popolazione garantiranno una pronta e ottimale reazione in caso si emergenza, come ad esempio episodi d’inondazioni e incendi. Come noi tutti ben sappiamo, proprio in questi casi il fattore tempo è essenziale: la tempestività del soccorso, la preparazione dei militi e dei soccorritori, la possibilità di poter fare a capo a mezzi all’avanguardia ma soprattutto adeguati alle possibili situazioni che si possono presentare, hanno un’importanza vitale. Il centro logistico del Monte Ceneri non è quindi solo un punto d’appoggio per l’Esercito in caso d’istruzione o d’impiego, ma è anche una garanzia per la popolazione al Sud delle Alpi in caso di necessità.

L’Esercito deve garantire sì la preparazione dei militi, ma deve anche essere in grado di offrire loro gli strumenti necessari per far fronte al loro compito. Quando parliamo di logistica pensiamo a un servizio ausiliario all’attività, ma dobbiamo pensare che si tratta invece di parte integrante dell’attività, poiché senza il necessario equipaggiamento, dei veicoli pronti all’uso, e l’essenziale per la sussistenza, difficilmente i militi potranno garantire la loro prestazione in maniera ottimale e duratura. E questo materiale deve essere disponibile per garantire un’ottimale attuazione del concetto di mobilizzazione dell’Esercito, che prevede ventiquattr’ore per garantire la prontezza operativa di un corpo di truppa. Questo è, e sarà sempre più fondamentale, non solo a fini militari ma anche a supporto dei civili.

In conclusione vorrei ringraziare Fulvio Chinotti per il lavoro svolto fino ad ora, e auguro a Renato Bacciarini un buon inizio per il suo incarico futuro. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni saluto con piacere i passi già intrapresi dall’Esercito per la sua presenza sul nostro territorio, fiducioso che anche in futuro potremo essere parte integrante dei suoi progetti e poter garantire le nostre competenze a favore della sicurezza del nostro Paese.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Abrogazione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici

Abrogazione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Nella scorsa seduta, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone l’abrogazione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici del 12 dicembre 1907 (LMSP), fra le più datate del Cantone.

Il messaggio del Governo propone l’abrogazione della legge, i cui articoli sono stati aggiornati e ripresi in due leggi più recenti che regolano l’attività degli enti locali:

  • Nella Legge organica comunale (LOC) sono collocati gli articoli della LMSP che riguardano le Aziende comunali, finora denominate «Aziende municipalizzate», l’assunzione di servizi pubblici da parte del Comune e la concessione di servizi pubblici.
  • Nella Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’approvvigionamento elettrico (LA-LAEl) sono riprese le norme che disciplinano la distribuzione dell’energia elettrica nel Cantone.

La revisione normativa – che segue in larga parte le indicazioni del rapporto consegnato nel 2015 al Governo da un Gruppo di lavoro specifico – è già stato sottoposto ai Comuni e alle Aziende distributrici, che ne hanno condiviso la sostanza. La proposta del Messaggio tiene comunque conto dei suggerimenti emersi durante la fase di consultazione.

Grazie a questa importante revisione legislativa oltre ad aggiornare gli strumenti legislativi a disposizione mantenendoli al passo con i tempi si provvede anche ad alleggerire il numero delle leggi in vigore semplificando il lavoro degli enti locali e degli addetti ai lavori.

«Die Tessiner haben eine soziale Seele»

«Die Tessiner haben eine soziale Seele»

Da Die Weltwoche | Der Tessiner Lega-Staatsrat Norman Gobbi hat 35 Kilogramm abgenommen. Dies habe er mit Willenskraft und Disziplin erreicht. Auf ein Glas Wein verzichte er nicht. Er sagt, was das Tessin vom neuen Bundesrat Ignazio Cassis erwartet und was die Schweiz von Italien unterscheidet. Von Philipp Gut

Herr Gobbi, Sie haben 35 Kilogramm abgenommen. Wie haben Sie das geschafft?
Mit Willenskraft und Disziplin. Und in der Politik diszipliniert zu sein, ist nicht so einfach.

Sie denken an die vielen Apéros und an die Weissweinfraktion im Bundeshaus?
Das Glas Wein habe ich beibehalten, ich verzichte auf das Gebäck, das Bier und die schweren Alkoholika. Ich unterwerfe mich einem strengen Diätregime. Entscheidend war ein Arztbesuch Anfang dieses Jahres. Der Arzt wollte mir Pillen gegen den Bluthochdruck verschreiben. Dagegen sträubte ich mich, lieber wollte ich abnehmen.

Wie fühlt sich der neue Körper an?
Es ist einfacher beim Wandern und Treppensteigen, das habe ich sofort gespürt. Negativ ist: Ich musste die Garderobe erneuern, das geht ins Geld.

Beeinflusst das Körpergewicht Geist und Charakter eines Menschen?
Mein Charakter hat sich nicht gross geändert. Meine Körperfülle war aber immer ein Markenzeichen von mir, ich musste also ins Marketing investieren und den Leuten sagen, dass ich immer noch der Norman bin.

Es soll Leute geben, die Sie gar nicht mehr erkannt haben.
So ist es.

Werden Sie jetzt anders wahrgenommen?
Man kann mich wegen meines Gewichts zumindest nicht mehr attackieren, wie es die Linksextremen gern getan haben.

Gibt es so etwas wie ein Idealgewicht für einen Politiker?
Ich habe mich bis Ende vergangenes Jahr wohl gefühlt und mich dann entschieden, eine Kehrtwende zu machen.

Mit Ignazio Cassis hat das Tessin endlich wieder einen Bundesrat. Wie wurde die Wahl von Ihren Tessiner Landsleuten aufgenommen?
Ich war in diesem Moment nicht im Tessin, ich war in Bern.

Aber Sie kennen die Befindlichkeit der Tessiner Volksseele.
Die Wahl von Ignazio Cassis wurde mit Genugtuung zur Kenntnis genommen, aber sicher nicht von allen. Das liegt in der Natur der Sache: Das Tessin ist fast immer gespalten. Einhelligkeit ist nicht unser Ding.

Wer sieht Cassis kritisch? Ihre eigene Partei, die Lega dei Ticinesi?
Wenn wir seine Wahlresultate in der Vergangenheit anschauen, dann war da nie Hochglanz. Die Unterstützung der SVP für Ignazio Cassis ist kein Blankoscheck. Sie wird genau beobachten, was er als Aussenminister entscheidet.

Was erwarten Sie von Cassis?
Wir müssen im Tessin – und das gilt auch für die anderen Grenzregionen – mit unterschiedlichen Wirtschaftssystemen entlang der Grenze leben. Für unsere spezifischen Probleme erhoffen wir uns von Bundesrat Cassis Gehör. Zur Schweiz gehören verschiedene Sprachregionen und Minderheiten. Ihr Einbezug ist wichtig, das war auch eines meiner Themen, als ich vor zwei Jahren selbst für den Bundesrat kandidierte.

Trauern Sie dieser verpassten Chance nach?
Nein, das bringt nichts. Ich sage immer: Man muss zur richtigen Zeit am richtigen Ort
sein. Ich war nicht zur richtigen Zeit dort, Herr Cassis war es.

Haben Sie ihm durch Ihre Kandidatur den Weg geebnet?
Es wäre noch unverständlicher gewesen, jetzt nicht den Tessiner zu wählen. Der Durchbruch erfolgte 2015 mit drei Welschen. Jetzt war es einfacher, dass ein Tessiner nachrückte.

Die Solidarität unter den Lateinern spielte in diesem Fall allerdings gar nicht.
Die lateinische Schweiz lebt nur, wenn die Interessen der Romands zum Zug kommen. Als Tessiner treffen wir meist auf mehr Verständnis bei Deutsch- als bei Westschweizern. Unsere innen- und aussenpolitische Haltung seit der EWR-Abstimmung 1992 ist ein Hemmnis für engere Beziehungen zur Westschweiz.

Ist die Idee einer lateinischen Schweiz ein Konstrukt?
Mit den Romands verbindet uns eine gewisse kulturelle Nähe, aber geografisch sind wir Tessiner Teil der Gotthardachse. Diese geografische Nähe wird immer wichtiger. Wir arbeiten mit den Innerschweizern zusammen, zum Beispiel in Polizei- und Sicherheitsfragen oder auch in der Asylfrage.

Wo sehen Sie die drängendsten Probleme Ihres Kantons?
Nehmen Sie die Löhne: Ein junger Schweizer Ingenieur von der ETH Zürich hat eine erste Lohnerwartung von 6000 bis vielleicht 7000 Franken monatlich. Ein Italiener, der das Polytechnikum Mailand abschliesst – es ist von der Qualität her nicht so schlecht, es zählt zu den besten zehn Universitäten in Europa –, erwartet einen Anfangslohn von 1200 Euro. Wenn er im Tessin eine Arbeit für 2000 Franken kriegt, ist er mehr als zufrieden. Für uns ist das untragbar. Weiter erleben wir eine Verschlechterung unserer beruflichen Kultur. Wir verlieren an Know-how. Auch wenn die Ausbildungsqualität in Italien vergleichbar ist mit der unseren – die Ausführung, die Umsetzung, die Regeln in der Schweiz und in Italien sind nicht dieselben. Am Schluss bleiben die Tessiner nördlich des Gotthards, und die Italiener ziehen zu uns. Dass diese Entwicklung nicht gut ist, liegt auf der Hand.

Ist Cassis der Richtige, um die Probleme des Tessins im Bundesrat zu lösen?
Er ist Teil der Landesregierung und muss als Teil dieser Regierung agieren. Sicher hoffen wir auf mehr Gehör. Aber es ist immer noch die Aufgabe der Tessiner Kantonsregierung, unserem Kanton Gehör zu verschaffen. Und zwar bei allen Bundesräten,
nicht nur bei unserem Tessiner Landsmann. Es wäre eine Verminderung seiner Rolle, wenn Ignazio Cassis nur für die Tessiner da wäre.

Die Tessiner Behörden haben gegenüber Italien im Steuerstreit verschiedentlich Mittel ergriffen, die rechtlich umstritten waren und in Bern auf Kritik stiessen. So wurde ein Strafregisterauszug für Grenzgänger verlangt, und ein Teil der bei den Grenzgängern erhobenen Steuern wurde vorübergehend blockiert. Funktioniert diese Widerstandsmethode? Wie muss man mit Italien umgehen, um Erfolg zu haben?
Für mich ist das die einzige Methode, um bei den Italienern etwas zu bewirken. Wenn wir immer «ja, ja» sagen und uns darauf einlassen, die Dinge später zu regeln, erreichen wir nichts. Das Später-Regeln «vergessen» die Italiener gerne. Das haben wir etwa bei der Freizügigkeit der Finanzdienstleister gesehen, die man in einer späteren Phase regeln wollte. Doch dann haben die Italiener eine Gesetzgebung gemacht, die diese Freizügigkeit nur für Firmen erlaubt, die einen Sitz in Italien haben – unter italienischen Regeln notabene. Das ist keine grenzüberschreitende Dienstleistung mehr. Punto. Das zeigt, wie die Italiener agieren: Es geht immer nur um den Schutz von eigenen Interessen. Das müssen wir als Schweizer nicht nur zur Kenntnis nehmen, wir
müssen darauf konsequent reagieren.

Sind die Deutschschweizer in den Verhandlungen mit Italien zu naiv, zu korrekt?
Das ist meine Überzeugung. Ignazio Cassis hat es auch gesagt: Wenn die Schweizer Behörden mit den italienischen Behörden auf Englisch diskutieren, dann verlieren sie schon einen Teil der Informationen und der Spitzfindigkeiten, die auf der italienischen Sprache basieren. Wir müssen hart, aber fair mit den Italienern verhandeln: fair in der Form, hart in den Inhalten. Sonst gewinnen wir nichts. Ich bleibe bei meinen Positionen: Der Strafregisterauszug wird weiter gefordert, nicht nur für die Grenzgänger, auch vor allem für diejenigen, die bei uns wohnen möchten. Diese Haltung wurde von den Betroffenen fast nie in Frage gestellt, nur von den italienischen Behörden. Das beweist: Es ist mehr eine Grundsatzfrage für die Italiener, operativ ist es überhaupt kein Problem.

Das Tessin gilt als Hochburg von Clans, die teils über Generationen dominieren. Wie wichtig sind sie noch?
Heute ist das nicht mehr so wichtig, die Gesellschaft ist offener geworden. Es gab einflussreiche Gruppierungen, die teilweise auch hinter den Kulissen das Geschehen beeinflussten. Mit dem Aufstieg der Lega ist dieses Spiel ein bisschen gestört worden. Viele haben darunter gelitten: Sie haben nie Verantwortung übernommen, aber Politik «von hinten» betrieben.

Aus der Protestbewegung der Lega ist eine Partei mit Regierungsverantwortung geworden. Wo führt ihr Weg noch hin?
Wir müssen unseren Weg weitergehen, das heisst kritisch bleiben, auch gegenüber meiner
Tätigkeit oder der Tätigkeit meiner Kollegen in der Regierung. Wir sind die einzige politische Kraft im Tessin, die das Referendum ergriffen hat gegen eine Vorlage eines eigenen Staatsrats, nämlich bei der Abfallsteuer. Das Beispiel zeigt, wie wichtig die direkte Demokratie für uns ist. Oder nehmen Sie das Ja zum Staatskundeunterricht am letzten Wochenende: Die Lega und die SVP waren die einzigen Parteien, die sich von Anfang an dafür eingesetzt haben. Wir spüren besser, was die Bevölkerung will.

Was unterscheidet einen Tessiner von einem Deutschschweizer?
Es gibt Differenzen. Wir haben es bei der Abstimmung über die Rentenreform gesehen: Die Tessiner haben eine soziale Seele. Wir sind zwar katholisch, haben eine südländische Kultur, aber gegenüber den Behörden sind auch wir kritisch. Zudem sind die Tessiner treu. Es ist nicht zuletzt den Stimmen aus dem Tessin zu verdanken, dass die Schweiz vor 25 Jahren nicht dem EWR beitrat. Seitdem haben wir uns in der politischen Haltung ein bisschen von den Romands entfernt und mehr den Deutschschweizern angenähert, vor allem bei der Migration und in aussenpolitischen Angelegenheiten.

Inwiefern unterscheidet sich die Tessiner Mentalität von der italienischen?
Zum Glück haben wir noch eine schweizerische Tradition bei uns. Ich denke vor allem an den Umgang mit den Institutionen und die Korrektheit. Wir dürfen nie vergessen, dass wir für die Bürger da sind und nicht die Bürger für uns. In Italien ist es umgekehrt: Der Staat sieht in den Bürgern Diebe und Betrüger, und wenn diese negative Haltung besteht, ist auch die Gegenreaktion der Bürger verständlich: die Untreue gegenüber dem Staat.

Was regt Sie an den Deutschschweizern auf?
In den 1970er und 1980er Jahren befürchteten viele Tessiner eine Verdeutschschweizerung des Tessins. Doch das sind tempi passati. Das Zusammenleben zwischen Tessinern und confederati funktioniert seit Jahren sehr gut. Problematischer ist oft die Koexistenz unter den Deutschschweizern selber, wenn ich auf die vielen Beschwerden für Bauvorhaben schaue, die Deutschschweizer im Tessin gegen Deutschschweizer einreichen.

Letzte Frage: Fast noch wichtiger als die politischen Gräben scheinen im Tessin die sportlichen zwischen den Eishockeyvereinen Ambri-Piotta und HC Lugano.
Das ist so. Das geht viel tiefer als die Politik. Ein paar Monate, bevor ich Kantonsratspräsident wurde, trat ich in den Vorstand von Ambri- Piotta ein. Mich fragte nie jemand, wie es im Grossen Rat läuft, alle wollten wissen, wie es mit unserem Ambri steht. Das zeigt uns Politikern, wo die Leidenschaften der Bevölkerung liegen. Es relativiert unsere Rolle und ist gut für unsere geistige Gesundheit. Wir dürfen uns nicht zu ernst nehmen.

“Riaperti i valichi, allora tornino le Guardie a presidiare”

“Riaperti i valichi, allora tornino le Guardie a presidiare”

Da Ticinonews.ch | L’amarezza di Gobbi per la riapertura dei valichi secondari: “Berna non ci ha informato, così non si fa”

Norman Gobbi non ha preso affatto bene la decisione della Confederazione di riaprire i valichi secondari durante le ore notturne tra il Ticino e l’Italia. E, in un post su Facebook, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni scrive:

“A quanto pare a Berna hanno deciso di riaprire durante la notte i valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Un’informazione che ho appreso dai media e non dai diretti interessati… Così non si fa! Si tratta di una misura chiesta a più riprese dalla politica – quella ticinese – ma soprattutto dalla popolazione che vive vicino al confine con l’Italia è condivisa dal Governo federale. Che senso ha riaprire i valichi domenica e tornare – forse – a chiuderli ancora in futuro dopo che il Consiglio federale avrà fatto le proprie valutazioni?”

“Mi aspetto – conclude Gobbi – che i funzionari della Berna federale che hanno preso questa decisione poi siano coerenti e conseguenti: facciamo tornare le Guardie a presidiare i valichi! Sulla nostra sicurezza non si scherza!”