“Con Cassis, il problema dei frontalieri sarà preso sul serio”

“Con Cassis, il problema dei frontalieri sarà preso sul serio”

Da Ticinonews.ch | Norman Gobbi sull’elezione odierna. “A ciascuno il suo turno. Oggi è un giorno di festa per il Ticino”

Il consigliere di Stato ticinese ed ex candidato al Consiglio federale Norman Gobbi (LEGA/UDC) definisce l’elezione di Ignazio Cassis come “un giorno di festa per il Ticino”.L’entrata di uno svizzero-italiano in governo apre la strada a una migliore presa in considerazione degli interessi dei Ticinesi a Berna, ha dichiarato Gobbi all’ats. Anche il problema dei frontalieri sarà meglio considerato, secondo il leghista.

Alla domanda se per lui non fosse troppo doloroso non essere stato eletto nel 2015 quale candidato UDC alla successione di Eveline Widmer-Schlumpf, il ticinese ha risposto in maniera molto filosofica: “a ciascuno il suo turno, allora non era il mio turno”.

L’articolo su Ticinonews.ch: http://www.ticinonews.ch/ticino/409152/con-cassis-il-problema-dei-frontalieri-sara-preso-sul-serio

Gran finale in vigna per S.Pellegrino Sapori Ticino

Gran finale in vigna per S.Pellegrino Sapori Ticino

Da CdT.ch | La Festa della Vendemmia alla tenuta Colle degli Ulivi di Coldrerio ha salutato gli ospiti di S.Pellegrino Sapori Ticino chiudendo un’edizione ricca di successi

COLDRERIO – Un appuntamento gourmet all’ombra di uno dei vigneti più belli e caratteristici del Ticino e non solo. Il gran finale dell’undicesima edizione di S.Pellegrino Sapori Ticino è andato in scena domenica 17 settembre alla Tenuta Colle degli Ulivi di Coldrerio di Bernardino Caverzasio, dove in 140 si sono dati appuntamento per uno dei riti collettivi più amati: la vendemmia.
Durante la mattinata, infatti, l’enologo della tenuta Eliano Meroni insieme ai suoi collaboratori hanno accompagnato gli ospiti a visitare la vigna, pronta a farsi spogliare dei suoi frutti per realizzare i grandi vini del Colle degli Ulivi vinificati da Zanini.

A realizzare il menu della giornata sono stati 4 grandi nomi della cucina ticinese e non solo: Martin Dalsass, Alessandro Fumagalli, Egidio Iadonisi e Ambrogio Stefanetti. Alta cucina declinata in piatti e sapori semplici eppure studiati nei dettagli, per una giornata dedicata interamente ai sapori popolari che ben si conciliano con la festa della vendemmia, uno dei momenti più folcloristici del festival enogastronomico. Ad affiancare i piatti dei grandi chef sono stati i vini di Bernardino Caverzasio, i vari Collivo (in versione bianco, rosato e rosso) e l’omonimo Bernardino, la più ricercata delle etichette di casa.

La location del Colle degli Ulivi è il miglior biglietto da visita per dare l’arrivederci ai tanti ospiti che hanno seguito da vicino l’edizione del 2017 di S.Pellegrino Sapori Ticino: tantissimi gli appuntamenti che sono andati a comporre un festival tra i più importanti d’Europa, che anno dopo anno si è guadagnato un posto al sole nel settore. E questo grazie ai grandi nomi della cucina, che hanno trasformato il canton Ticino in un palcoscenico gourmet.

Articolo e foto su: http://www.cdt.ch/ticino/mendrisiotto/182999/gran-finale-in-vigna-per-s-pellegrino-sapori-ticino

Kooperation notwendig

Da Behoerdenspiegel newsletter | Der Schweizer Staatsrat Norman Gobbi machte klar, dass Katastrophenschutz heutzutage nicht mehr allein bewältigt werden kann.

(BS) Katastrophen- und Bevölkerungsschutz können heute nur noch durch die
Zusammenarbeit verschiedener Akteure realisiert werden. Das wurde auch beim Vorabendempfang zum diesjährigen Europäischen Katastrophenschutzkongress in der Schweizer Botschaft in Berlin deutlich.

So unterstrich etwa Staatsrat Norman Gobbi, Präsident der Regierungskonferenz
Militär, Zivilschutz und Feuerwehr der Eidgenossenschaft: “Krisenbewältigung ist inzwischen nur noch durch die Kooperation unterschiedlicher Stellen möglich.” Und die Schweizer Botschafterin in der Bundesrepublik, Ihre Exzellenz Christine Schraner-Burgener, betonte: “Katastrophen kennen inzwischen keine Grenzen mehr.”

http://www.behoerden-spiegel.de/

I “campioni” ticinesi del risotto

I “campioni” ticinesi del risotto

Da ticinonews.ch | Ecco i vincitori tra gli chef e i gruppi di carnevale che hanno cucinato in Piazza Grande a Locarno

Nonostante la pioggia, oltre 3mila persone hanno fatto da splendida cornice alla quarta edizione del “Festival del risotto” organizzato venerdì 15 e sabato 16 settembre in Piazza Grande a Locarno da GastroLagoMaggiore e Valli con il patrocinio di Ticino a Tavola.

Marino Lanfredini, chef dell’Hotel Serpiano, ha vinto venerdì sera il “4° Campionato ticinese” con il risotto allo Zincarlin della Valle di Muggio in crema di barbabietola con bottarga d’uovo e germogli di crescione. Al secondo posto si è classificato Enrico Pistoletti, del Ristorante San Maurizio 1619 “Truffle Bistro” di Lugano, con il risotto alla Formaggella della Valle di Blenio e tartufo nero di Alba, mentre sul terzo gradino del podio è salito Luca Merlo, chef del Ristorante Cereda di Sementina, con il risotto ai funghi porcini e verdure.

La giuria – presieduta dalla sommelier Elena Mozzini con co-presidente il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ha consegnato il Trofeo Sandro Vanini SA e gli importanti premi della Riseria di Taverne, Rapelli SA, Prodega Transogurmet e Centro Dannemann Brisssago.

Ecco gli altri partecipanti in ordine casuale: Giuseppe Virgilio (Albergo Ristorante America, Locarno), Federico Palladino (Hotel Coronado, Mendrisio), Rosanna Gagliardi ed Emanuele Rizzuti (Fourchette verte Ticino), Remi Agustoni (Casa del Vino Ticino, Morbio Inferiore), Paolo De Michelis (Ristorante Piazza, Locarno), Giovanni Boglio (Ristorante Fox Grill, Mendrisio), Alessandro Cassaro (Ristorante Portico, Locarno), Giuseppe Cautiero e Samuele Calloni (Ristorante Buffet della Stazione, Lugano), Nicolò Ferrari (chef neo-diplomato di GastroTicino – fuori concorso).

Tra i carnevali e i gruppi in gara sabato sera, invece, la giuria popolare ha emesso il seguente “verdetto”: primo il Carnevale di Gordevio Re Painach con il risotto ai funghi e pepe Vallemaggia, secondo l’Ente Manifestazioni Maggesi con il risotto ai funghi porcini ai profumi della Vallemaggia e terzo il Carnevaa dal Picet di Savosa con il Risott dal Picet; apprezzato anche il risotto “Carioca” cucinato dall’Associazione RIGnam.

Ad arricchire la manifestazione musica, degustazione con il Birrificio San Martino di Stabio, la presenza del Centro Dannemann di Brissago con la ruota della fortuna e l’arrotolamento dei sigari dal vivo, il wine-bar con vini della regione e l’esposizione di auto Sant’Antonio Car Locarno.

Un grande evento reso possibile dalla preziosa collaborazione dei ristoranti di Piazza Grande, della Città di Locarno in omaggio a “Locarno Città del Gusto 2015” quando il Festival del risotto fu il grande evento di chiusura ed è ora suo evento ricorrente, e di numerosi altri partner.

Foto e articolo da: http://www.ticinonews.ch/ticino/408637/i-campioni-ticinesi-del-risotto

Giornata cantonale dell’integrazione: incontro informativo sul tema della migrazione

Giornata cantonale dell’integrazione: incontro informativo sul tema della migrazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Migrazione e integrazione nel contesto ticinese saranno i temi al centro dell’evento annuale organizzato dal Delegato per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni.

L’appuntamento – aperto al pubblico tramite iscrizione con il modulo online – è fissato per

Venerdì, 22 settembre 2017
dalle ore 13.00 alle 17.15
a Biasca
nella sala Polivalente del Centro scolastico SPAI

Dopo un’introduzione dedicata ai saluti da parte delle Autorità cantonali e comunali, tra le quali il Consigliere di Stato Norman Gobbi, e successivamente alla presentazione della rivista FORUM “Migrazione e integrazione: focus sul Ticino” seguiranno nel corso del pomeriggio due tavole rotonde.

La prima, dedicata al tema della Politica d’integrazione, sarà moderata dalla giornalista e Direttrice del Giornale del Popolo Alessandra Zumthor. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sarà uno degli ospiti che prenderanno la parola durante la discussione.

La seconda tavola rotonda, moderata dalla giornalista Christelle Campana, sarà invece
focalizzata sul tema del lavoro e dell’integrazione.

Un’anima per la roccia

Un’anima per la roccia

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia d’inaugurazione delle Cave di Arzo |

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e ringrazio il Patriziato di Arzo per avermi invitato a questa cerimonia d’inaugurazione per i lavori di riqualifica e valorizzazione delle vostre cave.

Lo scrittore francese François-René de Chateaubriand una volta disse « La scultura dona un’anima al marmo ». Se ci pensiamo, in effetti, il marmo è semplicemente una roccia. Di ovvia e innegabile bellezza, ma rimane solo una roccia, finché l’uomo non gli dona un’anima. Oggi festeggiamo la nuova vita delle Cave di Arzo che, grazie al lavoro del Patriziato, potremmo dire che hanno acquisito, con questo progetto, la loro personale “anima”.

L’attività alle Cave di Arzo ha una lunga storia che, come ben sapete, risale a un periodo attorno al 1300. Da allora il marmo di Arzo ha preso vita in numerose opere sparse per l’Europa, dal più vicino Duomo di Milano o di Como, fino a monumenti nella lontana Varsavia. In tutte queste località – riprendendo il concetto dello scrittore francese – il marmo di Arzo ha trovato più volte la sua anima, ma lo ha fatto spesso al di fuori del suo luogo d’origine. Il lavoro del Patriziato di Arzo ha invece un aspetto particolare, poiché dona un significato unico alla cava, proprio laddove tutto il processo nasce, richiamando l’attenzione verso la fase originale della lavorazione e sull’elemento dal quale nasce questo prezioso materiale, ovvero la terra, le nostre montagne, e in particolare il Poncione d’Arzo, che è anche l’elemento principale del nuovo stemma del Patriziato.

Proprio dai movimenti geologici che hanno interessato il nostro territorio nasce la bellezza naturale del marmo, che racconta la storia delle nostre terre e la porta all’interno dei prodotti della sua lavorazione. Come nel progetto del Patriziato, grazie al marmo la storia si incontra con la natura creando in questo modo un valore aggiunto per entrambe. La cava, che un tempo richiamava gli scalpellini per il lavoro di estrazione, con questo progetto si trasforma in un luogo per attività culturali che richiama invece tutta la popolazione verso la propria storia, poiché il lavoro alla cava era una parte essenziale dell’economia locale e quindi della vita quotidiana dei nostri avi. Grazie al progetto quindi, oltre a conoscere il processo che ha portato questa nostra peculiare eccellenza a essere riconosciuta a livello internazionale, possiamo finalmente riscoprire una parte del nostro passato, e quindi una parte di noi stessi.

Questa è la missione più importante, a mio avviso, che hanno i patriziati: mantenerci saldi a quei valori di tradizione e cultura locale che hanno costruito negli anni la nostra identità, l’identità ticinese, che ci rende unici e che ci caratterizza. Un ruolo fondamentale che ci tengo sempre a evidenziare, e che diventa sempre più una responsabilità inderogabile. Proprio per questo, nei miei incontri con i patriziati cerco di ricordare quanto sia importante che ognuno di questi enti diventi una realtà sempre più presente all’interno delle comunità locali e che diventi un partner sempre più affidabile per i Comuni e per il Cantone.

Il Patriziato di Arzo, grazie anche a progetti di valorizzazione del territorio come questo che oggi inauguriamo, dimostra una dinamicità e una volontà di innovazione esemplari, che ci fanno ben sperare. L’auspicio è che anche in futuro la nostra identità venga sempre tramandata con la stessa passione e la stessa buona volontà di ora. Una passione e una volontà che sono il tratto distintivo di ogni persona che ha messo il proprio cuore e le proprie braccia in questo progetto e in ogni altro realizzato in passato, donando a ogni opera una sua personale anima.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il pragmatismo Svizzero: ecco come il Ticino ha gestito i flussi migratori!

Il pragmatismo Svizzero: ecco come il Ticino ha gestito i flussi migratori!

Dal Mattino della domenica | Il Consigliere di Stato Norman Gobbi stila un primo bilancio dell’estate 2017 sul fronte delle entrate illegali nel nostro Paese

Davanti all’incertezza e all’imprevedibilità dell’evolversi della pressione migratoria ai nostri confini, il Ticino non si è fatto cogliere impreparato; nello stile che caratterizza l’essenza della Confederazione elvetica, con pragmatismo e concretezza abbiamo trovato la soluzione ottimale e funzionale per far fronte a quella che – di fatto lo è – un’emergenza che varca i nostri confini e che colpisce tutto il continente europeo. Con questo spirito, per far fronte all’importante afflusso che ha colpito le nostre frontiere nella calda estate del 2016, ci siamo organizzati per gestire una situazione di emergenza. Facciamo quindi un passo indietro, e torniamo all’estate dello scorso anno quando, grazie al nostro lavoro e alla nostra intraprendenza, abbiamo offerto un servizio non solo a tutta la popolazione ticinese ma anche al resto della Svizzera! Un anno fa, infatti, abbiamo dovuto gestire un cambio di tendenza: i migranti non bussavano più alla nostra porta per richiedere l’asilo nel nostro Paese ma volevano semplicemente usare la Svizzera come via di transito per raggiungere il nord Europa e quei Paesi con un approccio differente in materia di rifugiati. Secondo gli accordi di Dublino però, questo non era – e non lo è tuttora – possibile e queste persone devono far rientro nello Stato nel quale sono stati registrati, ovvero l’Italia. Per questo motivo abbiamo dovuto ideare un dispositivo che consentisse di velocizzare le pratiche con un gran numero di persone da riammettere in Italia e al contempo offrire una struttura sicura, in una località adatta a questo genere di finalità. Le strutture della protezione civile, situate perlopiù nei centri abitati dei Comuni del Mendrisiotto, non si prestavano a questa necessità, pertanto abbiamo realizzato il Centro di Rancate. Una struttura che si adatta perfettamente alle esigenze di accoglienza e flessibilità necessarie in un contesto mutevole come quello dei flussi migratori.

Ma dallo scorso anno qualcosa in effetti è cambiato. Le stime della Confederazione sugli arrivi sono state smentite nel corso dell’estate che – complice anche il calo delle temperature – si sta concludendo. È presto per tirare un bilancio definitivo. Ma sicuramente possiamo fare una serie di valutazioni. Un fenomeno nuovo ha caratterizzato i mesi estivi: nonostante il numero di sbarchi sulle coste italiane sia rimasto immutato rispetto al 2016, la pressione migratoria a Chiasso è calata notevolmente rispetto allo steso periodo dello scorso anno. Ma allora, dove sono finite queste persone? È proprio questo il punto centrale: non abbiamo segnali che ci possano confermare che il grande numero di persone giunte in Italia e presenti tutt’ora sul territorio italiano non siano intenzionate a seguire le rotte che sono state utilizzate negli scorsi anni. Evidentemente il grande e minuzioso controllo che è stato attivato dalla Confederazione e dal Cantone alla frontiera sud della Svizzera ha giocato un ruolo deterrente, scoraggiando coloro che volevano attraversare l’Europa utilizzando il nostro Paese come corridoio. Questa è sicuramente un’ipotesi valida. Ma oltretutto non va dimenticato che i nostri vicini italiani hanno finalmente iniziato a giocare la propria parte – complici anche gli aiuti stanziati dall’Unione europea ai singoli Stati – per gestire la crisi migratoria. Di conseguenza hanno iniziato a registrare in maniera sistematica le persone in arrivo sul loro territorio e si sono anche adoperati per migliorare la gestione dei centri di affluenza. Sono due letture che possono spiegare i motivi che hanno portato un minor numero di persone a presentarsi alla nostra frontiera sud. Calate le cifre, qualcuno ha quindi ben pensato di domandarsi se avesse senso mantenere una struttura come quella di Rancate. E la mia risposta è ovviamente sì. Un sì convinto, perché quella del mendrisiotto è la struttura di cui si necessitava per far fronte ai repentini cambiamenti che caratterizzano i flussi migratori. Un centro per il quale, va rammentato, la Confederazione finanzia i costi legati alla sicurezza. Un centro che resterà operativo fino alla fine del 2018. Così infatti ha deciso il Governo. E non dimentichiamo che se non ci fosse stato Rancate, queste persone avrebbero dovuto pernottare per una sola notte nel centro di nuclei abitati. E non da ultimo anche grazie a questa struttura nella zona vi è stato un accrescimento del dispositivo di sicurezza, grazie alle numerose forze dell’ordine in servizio nel territorio mo’mo’.

La soluzione ticinese quindi ancora una volta si è rivelata efficace e utile. Ma questo è appunto il frutto del pragmatismo che ci contraddistingue. Da una parte il rispetto del sacrosanto principio del federalismo, che regge il nostro sistema politico. Il nostro Cantone – spesso officina di quei fenomeni che interesseranno solo in un secondo tempo il resto del Paese – ha trovato la soluzione ideale e concreta per tutta la Svizzera. Una soluzione di cui beneficiano tutte le istituzioni dei vari livelli del federalismo: i Comun, tutti gli altri Cantoni e anche la Confederazione. Ci tengo una volta ancora a ribadire e a sottolineare i punti di forza del Centro di Rancate. Perché si sa che da noi, soprattutto per la sinistra casalinga, è più facile puntare il dito contro quando le cose non funzionano piuttosto che riconoscere quando invece funzionano, a beneficio di sicurezza e legalità! Un plauso al Ticino e quindi a tutti noi, che siamo riusciti a concretizzare l’essenza del federalismo svizzero con una soluzione concreta e funzionale!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Visita aziendale alla Fondazione alpina per le scienze della vita

Visita aziendale alla Fondazione alpina per le scienze della vita

Comunicato stampa del Diparitmento delle finanze e del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) e il Dipartimento delle
istituzioni (DI) comunicano che negli scorsi giorni il Consigliere di Stato Christian
Vitta e il Consigliere di Stato Norman Gobbi hanno visitato la Fondazione Alpina
per le Scienze della Vita (FASV) di Olivone.

Nell’ambito del programma di visite aziendali che il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, sta portando avanti sul territorio ticinese, è stata inserita anche la Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV) di Olivone. Ciò dimostra l’elevata attenzione nei confronti delle regioni periferiche, che contribuiscono alla creazione di valore aggiunto e di posti di lavoro interessanti, a favore dello sviluppo economico di tutto il Cantone.
Alla visita ha preso parte, in veste di Vice Presidente del Consiglio di Fondazione della FASV, anche il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

I due Consiglieri di Stato, accompagnati da Marino Truaisch, Presidente della FASV,
Maria Teresa Pinorini e Elia Grata, Direttori della FASV e responsabili dell’Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia (IACT), e Michela Pedrioli, Responsabile della Scuola Alpina, hanno potuto visitare la nuova aula didattica e i laboratori di chimica e tossicologia.

È stata inoltre colta l’occasione per rendere visita, alla presenza di Marco Bignasca,
Capoufficio dell’Ufficio dello sport, anche al Centro Gioventù e Sport di Olivone, che
organizza stage professionali e corsi per le scuole sulla natura, la cultura e la storia delle regioni alpine. Il pomeriggio si è concluso con un incontro conviviale con il personale della FASV e del Centro Gioventù e Sport.

Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV)
La FASV è situata ad Olivone, in Valle di Blenio, e ad oggi conta 15 collaboratori. Il suo scopo è quello di offrire, tramite l’Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia (IACT) un servizio di analisi negli ambiti della chimica forense, della tossicologia, della farmaceutica e del biomonitoraggio, nonché quello di promuovere progetti di ricerca in questi ambiti.

Grazie alla sua Scuola Alpina, inoltre, la FASV sostiene anche la formazione di giovani e adulti nell’ambito delle scienze della vita, della conoscenza delle piante medicinali e aromatiche e delle molecole e/o dei principi attivi in esse contenute.

Si ricorda che, nell’ambito del Prix Montagne 2016, la FASV si è classificata al terzo
posto assoluto: ciò dimostra che, con un concetto valido e spirito imprenditoriale, anche nelle regioni di montagna è possibile raggiungere il successo.

Centro Gioventù e Sport di Olivone
La struttura di Olivone è la location perfetta per chi desidera praticare sport tipici di montagna ed essere a contatto con la natura. Conta 120 posti letto, suddivisi in tre
blocchi separati tra di loro con camere da 6/8 posti e servizi indipendenti; un servizio di ristorazione organizzato da G+S che propone pasti variati; 2 sale teoria; 1 sala muscolazione e numerosi spazi per attività sportive all’esterno della struttura.

In caso di brutto tempo gli ospiti del Centro G+S hanno a disposizione la struttura del Polisport equipaggiata per la pratica di diverse attività sportive tra cui una parte di arrampicata indoor di grandi dimensioni con tutti i gradi di difficoltà.

UDC «Noi non cambiamo idea sulla civica»

UDC «Noi non cambiamo idea sulla civica»

Dal Corriere del Ticino | Sostegno unanime alla modifica della legge in votazione il 24 settembre – Le frecciatine a PS, PPD e PLR Marchesi: «Su Prima i nostri ci vuole la volontà di tutti» – Gobbi: «Le scelte partono da chi comanda»

È tortuosa la strada che porta al ristorante Castagno di Mugena, luogo eletto dall’UDC per il proprio Comitato cantonale. Chissà, forse è proprio per non affrontare le numerose curve che a partecipare è stata una ventina di persone. «Non tantissime considerando i 60 membri», ha rimarcato il presidente dell’UDC Piero Marchesi . A rispondere all’invito c’era anche un «outsider»: il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi , che possiede ancora la tessera del partito. «Con Gobbi abbiamo un buon rapporto, è il consigliere di Stato più vicino all’UDC. Porta avanti i nostri valori», ci ha risposto Marchesi quando l’abbiamo sollecitato sulla presenza del politico di via Monte Boglia. Valori che passano anche attraverso i temi all’ordine del giorno: la modifica della legge sulla civica in votazione il 24 settembre e l’applicazione dell’iniziativa popolare Prima i nostri. Sul primo punto Marchesi ha lanciato un appello: «Vorrei che il nostro partito dimostri che non cambia idea rispetto a quanto portato avanti in Parlamento, votando in modo chiaro e compatto il sostegno alla legge sull’insegnamento della civica, contrariamente a quanto hanno fatto gli altri partiti: il PS, il PPD e il PLR che si sono rimangiati la parola. Trovo non sia stato rispettoso nei confronti del lavoro dei loro rappresentanti in Gran Consiglio».

A prendere la parola è stato anche Gobbi: «In tante persone mi hanno chiesto perché un consigliere di Stato si è schierato. È importante che Lega e UDC confermino le proprie posizioni a difesa dei valori tradizionali. La democrazia diretta è uno strumento fondamentale, ma bisogna conoscerlo. Per formare cittadini liberi è importante che siano consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri». Per dovere di cronaca, occorre ricordare che il Governo non ha preso posizione lasciando libertà di voto ai suoi membri. Alla fine, con 23 sì, il sostegno all’iniziativa è stato unanime. Il partito ha anche deciso di sostenere l’altro oggetto cantonale in votazione, il controprogetto all’iniziativa popolare della VPOD «Uno per tutti, tutti per uno».

Sul banco c’era però anche un altro tema al centro del dibattito politico ticinese, l’applicazione dell’iniziativa popolare Prima i nostri. Marchesi ha ribadito che «i margini per applicare l’iniziativa ci sono, come c’erano per il 9 febbraio. Prima i nostri può essere applicato attraverso la soluzione proposta dall’UDC». E Marchesi ha colto anche l’occasione per «tirare le orecchie alla maggioranza del Consiglio di Stato quando dice che Prima i nostri non può essere applicata al settore privato. I presenti sono esclusi perché so che Gobbi la pensa in modo diverso». Ora la palla è in mano al Gran Consiglio: «Spero che i parlamentari si mettano una mano sulla coscienza, resto fiducioso ma manca un anno e mezzo alle votazioni cantonali e questo inciderà in modo negativo sull’applicazione dell’iniziativa». Chiamato in causa, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha fatto qualche precisazione: «Le scelte partono da chi comanda e nel caso del mio Dipartimento Prima i nostri viene applicata. L’ambito di manovra c’è nelle assunzioni e nell’ambito dell’attribuzione dei mandati». «Ci vuole la volontà di tutti», ha voluto sottolineare Marchesi, «ma finora in Governo non c’è stata».

Anche i Giovani UDC, in una nota stampa, hanno dato le proprie indicazioni di voto. Sugli oggetti cantonali, hanno deciso di sostenere legge sulla civica, mentre lasciano libertà di voto sul controprogetto «Uno per tutti, tutti per uno» a causa della «poca chiarezza del testo costituzionale in votazione e delle lacunose spiegazioni sull’opuscolo informativo». I giovani dell’UDC invitano poi ad approvare il decreto federale sulla sicurezza alimentare e a respingere i due oggetti concernenti la revisione del sistema pensionistico.

(Articolo di Michelle Cappelletti)