Immigrazione di massa: e la volontà popolare?

Immigrazione di massa: e la volontà popolare?

Dal Corriere del Ticino | Cosa sarebbe la Svizzera senza la democrazia diretta? Un sistema tanto affascinante quanto invidiato da tanti popoli. Un sistema che consente ai cittadini di essere protagonisti e sovrani della vita politica del proprio Paese, grazie a decisioni prese attraverso il voto popolare. Voto che non può e non deve essere ignorato. Delude quindi – e sorprende anche – la decisione presa venerdì scorso dalla maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, la quale ha il compito di valutare le proposte per l’attuazione del voto contro l’immigrazione di massa del 9 febbraio 2014. Andrò dritto al punto e non sceglierò mezze parole: si tratta per certi versi di un aborto politico! E non sono certo i cittadini svizzeri a uscirne vincitori, la cui volontà viene aggirata.

Infatti, il risultato presentato dalla maggioranza della Commissione è il prodotto dei dibattiti interni, che hanno visto unirsi la posizione liberale e quella socialista, con l’aggiunta in seguito dei popolari democratici con la loro sedicente proposta federalista. Un fine lavoro di patchwork, ma a conti fatti non è altro che una mera trascrizione di quanto già prevede l’Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l’Unione europea (e i suoi Stati membri) per poter adottare misure di regolazione del mercato del lavoro (come ad esempio alcune misure fiancheggiatrici), con la sola novità dell’obbligo d’annuncio (Meldepflicht) per favorire potenzialmente la manodopera indigena. Potenzialmente, poiché – e ribadisco sorprendentemente – la maggioranza PLR-PPD-PS della Commissione ha deciso di delegare la decisione sull’attuazione di qualsiasi misura di controllo dell’immigrazione a un organo terzo, ossia al comitato misto Svizzera-UE. Ed è per questo che la proposta dipinta dal PPD come federalista, tale non è. Infatti, dal testo proposto dalla maggioranza commissionale emerge che il Cantone può sì richiedere, la Confederazione può anche proporre, ma è il comitato misto a poter decidere. In poche parole i Cantoni non saranno altro che organi richiedenti ma non potranno mai attuare misure che dovrebbero – anzi devono! – essere di loro competenza. D’altronde, anche il progetto denominato «bottom-up» prevedeva una forma di automatismo delle misure a tutela del mercato del lavoro – settoriale, regionale o nazionale – che però è stato criticato fortemente dall’UE e dai suoi Stati membri, Italia in primis. Ora con la proposta della maggioranza commissionale PLR-PPD-PS non solo si cede la sovranità decisionale (indebolendo la posizione contrattuale già esigua del Consiglio federale), ma – peggio – si rinuncia pure all’automatismo delle misure, che saranno sempre e comunque verificate dal comitato misto. La presunta vittoria sui frontalieri tanto declamata negli scorsi giorni è invece da interpretare come una perdita ulteriore di terreno verso il vero obiettivo, ossia di controllare l’accesso al mercato. Infatti, senza automatismi, il sistema «bottom-up» di per sé già limitativo a livello di forza d’intervento – considerato che i parametri da raggiungere per poter attuare una misura sarebbero comunque troppi – diventa inutile.

La realtà è che la soluzione proposta venerdì scorso si distanzia notevolmente dalla volontà popolare espressa il 9 febbraio 2014. Popolo che – ricordo – quel giorno ha detto in modo chiaro il proprio volere, andando contro la stessa maggioranza formata da PLR, PPD e PS, che oggi mette i bastoni tra le ruote – nuovamente – all’attuazione della volontà popolare, e pensando di far meglio, peggiora ulteriormente le nostre posizioni nei confronti dell’UE.

Sembra che la storia non abbia insegnato nulla ai rappresentanti di quelli che vengono definiti partiti storici. Eppure, in passato, le cittadine e i cittadini dello splendido Paese in cui viviamo hanno dimostrato di essere stati più lungimiranti dei loro rappresentanti. E a mio modo di vedere, il 9 febbraio 2014 è stata una di quelle occasioni.

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

Dal Corriere del Ticino | Il presidente federale UDC Albert Rösti esorta a dire «sì» a Prima i nostri – Norman Gobbi: «Ho simpatia per l’iniziativa».

È in un clima di festa, con la musica popolare e l’aroma del risotto con le luganighe (offerti) a fare da sottofondo, che si è svolto l’evento organizzato dall’UDC Ticino al Mercato coperto di Mendrisio per sostenere l’iniziativa popolare Prima i nostri, in votazione il prossimo 25 settembre. Il fulcro della giornata è stato raggiunto con la partecipazione del presidente dell’UDC Svizzera Albert Rösti , giunto a Mendrisio per l’occasione. Nella conferenza stampa svoltasi a margine della festa, Rösti ha letto il proprio intervento, «Prima i nostri, ora più che mai», in italiano, segno della considerazione che ha per il cantone. «Il Ticino è colpito in modo particolare da una migrazione al di sopra della media, la situazione dell’asilo ne è una parte, la problematica dei frontalieri è l’altra, e anche la situazione del traffico non è certo da invidiare. È perciò salutare, a seguito delle scandalose conclusioni della Commissione delle istituzioni politiche, sostenere qui, con Prima i nostri, un’iniziativa che mira proprio ad affrontare il problema», ha detto. Rösti, che sull’applicazione del 9 febbraio ha rilasciato dichiarazioni al Corriere del Ticino (vedi pagina 7), ha esortato «la popolazione ticinese a porre mano direttamente ai propri problemi e nel contempo a dare un chiaro segnale al Parlamento federale che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa deve essere attuata». All’appuntamento erano presenti anche il consigliere nazionale Marco Chiesa e il presidente di UDC Ticino Piero Marchesi . Chiesa ha sottolineato come «ora l’iniziativa Prima i nostri diventi ancora più importante. Nella proposta scaturita dalla Commissione non saranno conteggiati i frontalieri e non condividiamo le posizioni di Christian Vitta e Marco Romano. Tutto questo ci lascia molto amaro in bocca e lo consideriamo un sabotaggio al 9 febbraio». Ai circa 300 ospiti Marchesi ha presentato il comitato per il sì all’iniziativa e ha tenuto a sottolineare che «Prima i nostri non è solo sostenuta dall’UDC ma anche da altri partiti o parlamentari di altre aree politiche. Ad esempio l’iniziativa è condivisa dalla Lega, dal gruppo parlamentare dei Verdi esclusi Francesco Maggi e Michela Delcò Petralli e dai liberali radicali Andrea Giudici, Peter Rossi ed Elio Del Biaggio, oltre che da una decina di imprenditori. C’è un’economia in Ticino che già applica il principio di Prima i nostri e che non ha paura dell’iniziativa». Presente in forze il movimento di via Monte Boglia, che ha colto l’occasione per tenere una riunione dei vertici (vedi articolo a fianco), alla quale hanno partecipato anche i due consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali. E tra i leghisti presenti è corsa voce che la decisione del Governo relativa al sostegno al controprogetto non fosse unanime. Abbiamo rivolto la domanda a Gobbi che ci ha risposto: «Il Governo ha preso la sua decisione. Quello che posso dire è che ho simpatia per l’iniziativa». Ricordiamo che Prima i nostri è in votazione il prossimo 25 settembre con il controprogetto.

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Da il Mattino della domenica | Ci ha lasciati negli scorsi giorni Mauro Malandra, e mi è sembrato importante e necessario ricordarlo sul Mattino di questa domenica. Se oggi sono un Consigliere di Stato di questo Cantone è anche, e soprattutto, grazie a lui.

Le radici profonde di Mauro a Monte Carasso sono state un aspetto importante della sua vita. Come Monte Carasso è sviluppata su piano e su montagna, lo sono anche le sue più grandi passioni che voglio ricordare.

Professionalmente, tra le varie at­tività, Mauro è stato anche un col­laboratore del Dipartimento che oggi io dirigo, dell’allora Diparti­mento militare cantonale. Ha in seguito avviato la sua attività ul­tratrentennale in tipografia, atti­vità sulla quale ritornerò più tardi nel mio scritto, per rievocare qual­che ricordo. Tra le sue varie passioni c’è stata sicuramente all’inizio quella del calcio, una passione che l’ha unito a molti suoi amici. Poi la passione del tennis, che da Bellinzona l’ha portato fino alle alture di San Ber­nardino. Quest’ultimo è stato il suo nido di recupero delle forze e delle energie, ma soprattutto luogo delle sue amicizie. Amicizie con le quali godeva della sua voglia di vivere, con i quali si intratteneva in maniera non solo famigliare… ma anche goliardica.

Come non ricordare le sue espe­rienze (che alcune volte sono state riprese anche sul Mattino della do­menica con gli acronimi “CO-MI­VA”, che poi ogni tanto diventavano anche “CO-MI-ti­VA”) con chi saliva nel suo regno a cogliere o meglio come inten­deva lui rubare i funghi. Con il suo fare goliardico, Mauro e qualche amico prelevava dai cestini delle auto targate “CO-MI-VA” i fun­ghi, a mo’ di sanzione. E questo rubare i funghi, nel suo spirito di Robin Hood, lo faceva in maniera goliardica, mettendosi una divisa non propriamente ufficiale, ma reale per la “guardiafungo” di SanBe. Dei funghi prelevati ne fa­ceva condivisione con gli amici. E questo era l’aspetto più impor­tante, che sicuramente faceva pia­cere a tutti al di là della goliardia: l’amicizia e il voler condividere, attorno alla tavola.

Come ho detto prima, se oggi sono quello che sono è anche grazie a lui, perché il 17 gennaio 1991 Mauro, Giuliano e Flavio hanno fondato la Lega dei Ticinesi. Mauro magari, un po’ più distante dalla realtà luganese, in realtà co­nosceva il Nano sin dagli Anni Settanta. Attilio in quel momento era a St. Moritz; e spesso il Nano faceva le cose quando Attilio era distante, così da evitare discus­sioni. In quel giorno si è fatto qualcosa d’importante: quello che forse poteva apparire come una goliardata, dopo 25 anni si è svi­luppata in una realtà popolare e politica, ancorata nella comunità ticinese. Mauro era fiero e orgo­glioso di aver dato vita a un movi­mento politico in Svizzera, cosa che non succede evidentemente tutti i giorni, soprattutto se pen­siamo al successo che ha avuto. Mauro è stato uno dei tre padri fondatori del nostro movimento della Lega dei Ticinesi, e per que­sto gliene saremo sempre grati.

Mauro però era di animo molto più prudente del Nano. Se pen­siamo alla manifestazione del ’92 sul Pontediga – io avevo 15 anni e l’ascoltavo via radio – possiamo dire che non erano sicuramente momenti facili, e evidentemente significava anche confrontarsi con la polizia. Dopo varie discussioni Mauro ha detto “Nano, fa’ pö chel che te vö”. E il Nano chiaramente ha fatto come voleva, ma racconto questo a dimostrazione che Mauro era una persona di riferimento. Nano lo ascoltava spesso, come ha fatto con tutti noi,… anche se poi alla fine decideva di testa sua.

Il mio primo incontro con Mauro è avvenuto nel 1996, da giovane candidato per il Consiglio Comu­nale di Quinto. Mi sono recato da lui in tipografia per stampare il vo­lantino. Mauro mi ha subito im­pressionato per il suo animo, visto che pur non conoscendomi, mi consigliò su cosa mettere e non mettere nel volantino. Consigli utili per me che allora avevo meno di vent’anni ed ero sostanzial­mente un bambino politicamente parlando. Era la mia prima espe­rienza politica, ma mi ha subito istradato spiegandomi delle cose del lavoro tipografico che faceva. Alla fine penso di essere diventato un esperto di comunicazione anche grazie a lui. Ero estraneo al mondo della tipografia fino a quel momento, ma poi a vent’anni ho scoperto cos’era, e per questo l’ho davvero apprezzato.

Mauro non era mai gentile, ma buono sì. Non era gentile nel senso delle buone maniere perché, lo sappiamo, non utilizzava spesso “forme filosofiche” per esprimere determinati concetti. Ma sicuramente il suo animo buono lo conoscevamo tutti, visto che anche negli ultimi anni, quando lo incontravo nella sua Monte Carasso, al ristorante “Er Pipa” da sua sorella Miria e suo nipote Andrea, al di là della bat­tuta si discuteva, si ricordava, si condividevano opinioni. E tutti sappiamo che dietro questa voce roca, marcata anche dalle siga­rette, c’era una persona che aveva qualcosa di particolare. E per sot­tolinearlo alcuni amici mi hanno raccontanto che, e forse non tutti lo sapranno, era un po’ “il Besomi di San Bernardino”. Il suo andare ogni mattina a comprare il cibo per i gatti del villaggio era una te­stimonianza del suo animo che, dietro alla voce brontolona e roca, nascondeva un grande cuore gene­roso e sensibile. Ci stringiamo nel dolore della mo­glie Lula e di tutti i famigliari.

Ciao Mauro, stam ben.

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nella giornata odierna ricorre un importante anniversario per la storia del «Governo elettronico» nel nostro Cantone. Esattamente vent’anni fa, il 4 settembre 1996, il Dipartimento delle istituzioni pubblicò le sue prime pagine informative su internet – all’epoca consultabili digitando l’indirizzo http://www.governo-ti.ch – e attivò una serie di indirizzi di posta elettronica, offrendo ai cittadini una nuova forma di comunicazione diretta con alcuni servizi dello Stato.
Vent’anni fa solo 8’000 cittadini ticinesi erano dotati di accesso alla rete internet. Il Dipartimento delle istituzioni fu il primo a percepire le potenzialità di questo nuovo mezzo per avvicinare i ticinesi allo Stato e lanciò il primo sito dell’Amministrazione cantonale. Il neonato sito internet dava allora la possibilità di trovare indicazioni sulle nuove leggi cantonali e le procedure di consultazione, visualizzare elenchi telefonici e indirizzari dell’Amministrazione cantonale – e anche formulare richieste o inviare suggerimenti, grazie ad alcuni indirizzi di posta elettronica. Il successo fu immediato: già nelle prime due settimane dopo la pubblicazione, le pagine di www.governo-ti.ch registrarono oltre 18’000 consultazioni.
Nel corso dei successivi due decenni, la semplificazione delle relazioni fra cittadino e Stato grazie ai nuovi strumenti informatici è rimasta un obiettivo strategico per il Dipartimento delle istituzioni, che negli ultimi anni ha dedicato particolare attenzione allo sviluppo dei servizi di e-Government del Cantone.
Alcune delle principali innovazioni introdotte in questo ambito hanno interessato la Sezione della circolazione, che nel 2014 è stata dotata di un nuovo applicativo informatico e ha potuto notevolmente ampliare la paletta dei servizi offerti via web alla cittadinanza. L’ultima aggiunta, che risale a solo qualche settimana or sono, consiste nella possibilità di modificare online, tramite un formulario digitale, l’indirizzo personale che figura su patenti e licenze di circolazione.

Sicurezza: più vicini, più organizzati!

Sicurezza: più vicini, più organizzati!

Dal Mattino della domenica | Avanti con la collaborazione tra polizia cantonale e polizie comunali

Polizia cantonale e polizie comunali: compiti e responsabilità differenti ma un unico e comune obiettivo, quello di garantire la sicurezza sul territorio cantonale, il nostro territorio. Infondo, ognuno di noi, quando incontra per strada un agente di polizia, vede la stessa uniforme blu e non conta quale sia lo stemma che porta sul braccio. Quello che conta è che i nostri agenti di polizia svolgano la loro attività mantenendo sicuro il nostro Cantone. Un anno fa, il 1. Settembre 2015, è entrata a regime la legge che definisce la collaborazione tra le polizie: un importante passo, un passo concreto che ha permesso ai corpi di polizia di operare sul territorio in modo più coordinato ed efficace.

A un anno dall’applicazione della legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol) possiamo fare il punto della situazione. Tutte le convenzioni sono state consolidate. 111 Comuni hanno infatti stipulato un accordo di collaborazione con uno dei Comuni dotati di un corpo di polizia strutturato o polo (così sono definiti i grandi centri). In alcune regioni sono state identificate delle soluzioni alternative: in Valle Verzasca è stato ratificato un accordo transitorio con la Polizia del piano. Nelle Tre Valli la soluzione trovata è quella della creazione di un posto di polizia misto.

Il risultato è una maggiore presenza sul territorio e una migliore coordinazione delle azioni intraprese. In diverse occasioni e in diverse zone del Cantone il nuovo approccio collaborativo ha già dato i suoi frutti. Nelle scorse settimane gli agenti della comunale, ad esempio, hanno potuto collaborare – per gli ambiti che li concernono – in maniera ottimale a fianco delle Guardie di confine e della Polizia cantonale per gestire la situazione dei migranti alla frontiera sud. Grazie all’esperienza maturata nel primo anno, l’organizzazione e la struttura delle attuali suddivisioni regionali in qualche zona del Cantone magari necessita qualche correttivo, e l’esperienza ci aiuterà a capire cosa è importante migliorare per trarre il meglio dal lavoro dei nostri agenti. Per ora però la nuova legge mostra già i primi risultati positivi, che a mio avviso potranno solo essere confermati nei prossimi mesi e anni. Un ulteriore passo verso l’obiettivo che porto avanti dalla mia entrata in Governo: accrescere la sicurezza e il senso di sicurezza di ogni ticinese.

Ma per stare al passo con i tempi e adattare anche i bisogni della cittadinanza in materia di sicurezza, occorre anche in questo ambito essere pronti ad affrontare i cambiamenti e le sfide a cui sarà confrontato il nostro Cantone in futuro. Un Ticino che con l’apertura del tunnel ferroviario di base del San Gottardo deve essere pronto ad evolvere non solo in ambito sociale ed economico ma anche a reagire alle nuove esigenze di sicurezza che si prospettano negli anni a venire. Per questo motivo uno dei dossier che affronterò nel corso della legislatura è quello della Polizia ticinese. Un concetto differente da quello della Polizia unica passato sul tavolo del Governo. Si tratta di un modello al quale dovremo tendere in futuro, e pertanto la sua creazione è un obiettivo che mi prefiggo per il medio/lungo termine. Non mi stancherò mai di ripeterlo: al cittadino che chiede l’intervento della polizia non importa il colore delle mostrine cucite sulla manica della divisa blu che indossa l’agente. Quel che conta è che sul luogo in cui è stato commesso un reato o si è verificato un incidente giungano tempestivamente agenti di polizia competenti, in grado quindi di assolvere al meglio le mansioni attribuite loro. Ma questo non deve tuttavia far pensare che gli sforzi per la messa in atto della LCPol saranno vanificati: questa è una modifica che andava fatta, e siamo soddisfatti di come si sta attuando.

Grazie ai nostri agenti, agli sforzi comuni della Polizia cantonale e alle Polizie comunali, ma soprattutto grazie a voi ticinesi, che come sentinelle sul territorio aiutate le autorità segnalando situazioni sospette e di pericolo. Con uno sforzo comune possiamo fare molto per migliorare la qualità di vita sul nostro territorio!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Dal Mattino della domenica l Fuggono dall’Africa in cerca di un nuovo futuro in Europa. Nella loro testa ci sono i Paesi del nord: funzionanti, puliti, ricchi, senza problemi; insomma, offrono quello che loro cercano. Ma i paesi che vogliono raggiungere sono lontani, il viaggio è complesso e fra l’Africa e la terra “promessa” ci sono altre nazioni che devono essere attraversate.

L’anno scorso abbiamo seguito la si­tuazione in Grecia: ancora oggi decine di migliaia di persone sono bloccate in campi profughi che non sono certo adeguati a sostenere i bisogni del nu­mero di migranti che ospitano. Quando la rotta dei Balcani è stata chiusa, poiché alcuni Paesi non vole­vano più accogliere migranti, il flusso si è concentrato verso l’Italia. Un altro paese Europeo con la sola colpa di af­facciarsi sul Mediterraneo si è trovato a gestire migliaia di migranti in arrivo sulle sue coste.

Ripartizioni inesistenti
Quando i migranti vengono tratti in salvo dal mare, e portati negli hotspot della penisola, dovrebbero essere ri­partiti nei paesi dell’Unione Europea, secondo un accordo sancito lo scorso anno. Ma questo non succede, e i paesi accoglienti come l’Italia – che oltre­tutto devono far fronte già a diversi problemi interni – si devono accollare tutti i problemi. Ciò che è stato scritto su carta, che sembrava semplice e fun­zionale, in realtà ha fallito misera­mente. O forse è abilmente fallito, infatti i Paesi dell’Unione Europea, una volta di più, dimostrano di essere solidali solo laddove conviene esserlo. L’esempio a dimostrazione di questo fatto lo si trova proprio nella gestione di un altro capitolo del viaggio dei mi­granti: quello dei viaggi con i barconi! In quell’ambito la collaborazione fun­ziona e tutti portano il loro contributo per fare in modo che gli sbarchi siano contenuti, per quanto questa parola poco rappresenta il numero di migranti che arriva sulle coste italiane. È quando i migranti devono prenderli in casa, per dare ossigeno all’Italia, o semplicemente per osservare gli ac­cordi che loro stessi hanno sottoscritto, che i Paesi dell’UE fanno orecchio da mercante.

Sovraffollamento
Ma continuiamo con il viaggio dei mi­granti. Viaggiano lungo tutta l’Italia e arrivano a nord. C’è sovraffollamento. La situazione diventa complessa. Mi­gliaia di persone, tra Milano e Como, si accalcano al confine italo-svizzero. Quando raggiungono Como, hanno la possibilità di chiedere asilo in Sviz­zera, vengono accompagnati dalle guardie al Centro di registrazione a procedura di Chiasso, dove, sotto la re­sponsabilità della Segreteria di Stato della migrazione, viene valutata quindi la loro domanda.

I migranti che non vogliono chiedere asilo e non hanno i documenti, se­condo la Legge sugli stranieri, sono considerati degli illegali ed entrano nella procedura di riammissione sem­plificata in Italia. Se la riammissione non è possibile entro la mezzanotte ­orario dopo il quale la Polizia di fron­tiera italiana non ha più la possibilità di riammetterli sul loro territorio – ven­gono accompagnati nel nuovo Centro unico temporaneo predisposto a Ran­cate, dove il Cantone garantisce loro un soggiorno dignitoso sul territorio ti­cinese, di rifocillarsi e di trascorrere la notte sotto un tetto. Il giorno dopo ven­gono riaccompagnati dalle Guardie di confine alla frontiera, affinché siano riammessi in Italia.

Più uomini alla frontiera
In Ticino ci siamo preparati da tempo sapendo che – volenti o nolenti – ci sa­remmo ritrovati in mezzo. Abbiamo portato più uomini alla frontiera, per aiutare le guardie già impegnate a Chiasso. Abbiamo trovato una solu­zione e grazie all’impiego dei militi dell’esercito e della protezione civile, e siamo riusciti in pochissimo tempo, a creare una struttura che potesse ospi­tare in un ambiente adeguato, nella struttura di Rancate, gli illegali che de­vono passare la notte sul nostro terri­torio, portandoli lontani dai centri abitati. Domani ricominceranno le scuole, e il centro di Rancate è ideale per una situazione che sarebbe dovuta rimanere eccezionale ma che è diven­tata quotidianità, perché di tutti i mi­granti che passano il confine italo-sviz­zero, i due terzi, quindi la stragrande maggioranza, non intende fermarsi in Svizzera. Alcuni di loro tenta più volte di passare il confine, così da raggiun­gere l’obiettivo di depositare una do­manda d’asilo nei paesi del nord (prima tra tutti, la Germania), ma non funziona così. Questo modo di proce­dere dimostra che non si sentono real­mente minacciati, prerogativa fondamentale per ricevere l’asilo, per­ché, se sentissero la loro esistenza re­almente in pericolo, la loro priorità sarebbe chiedere asilo, e non chiederlo in una determinata nazione.

Escamotage
L’escamotage allora diventa quello di chiedere asilo politico con l’intento di scappare durante la verifica della loro pratica. I dati ci indicano che oltre la metà dei richiedenti l’asilo si dà alla macchia e prima o poi la signora Si­monetta Sommaruga, dovrebbe avere l’onestà di rendere pubbliche queste cifre, anche per far capire ai suoi com­pagni che presidiano la stazione di Como imboccando i migranti, che non forniscono loro un servizio, perché quando questi verranno fermati dalle autorità di altri Paesi, sempre sulla base di quegli accordi di cui i socialisti fanno finta di conoscere l’esistenza, verranno riportati in Svizzera, proprio laddove non vogliono stare. Non è che si usa la scusa dell’aiuto umanitario per egoistici motivi ideologici e poli­tici? A pensar mal si fa peccato…

NORMAN GOBBI

“Gli arabi sono stati più intelligenti”

“Gli arabi sono stati più intelligenti”

Da ticinonews.ch l Norman Gobbi teme che le provocazioni possano danneggiare i moderati. “Continueremo con la nostra linea”

“I turisti arabi sono stati più intelligenti.” Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi commenta sul Corriere del Ticino la nuova provocazione di Nora Illi, al centro insieme a una sua amica di un video pubblicato ieri dal Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS) che le ritrae mentre fanno shopping al FoxTown o mangiano una pizza a Lugano indossando il niqab. Indumento che, come noto, dallo scorso 1° luglio è vietato dalla legge in applicazione del volere del popolo ticinese.

“Agire così significa non riconoscere il principio fondamentale della democrazia diretta e mancare di rispetto ai cittadini svizzeri” dichiara Gobbi. “Ricordiamoci che questa è anche una questione di sicurezza: sotto il burqa può celarsi chicchessia. Io non voglio impedire a nessuno di esprimere la propria fede, ma questa è chiaramente una provocazione a cui non bisogna dare troppo peso: Nora Illi è solo in cerca di visibilità. Continueremo con la nostra linea di fermezza: provocazione sanzionata, ma non raccolta.”

Il consigliere di Stato leghista non è preoccupato per le annunciate ulteriori azioni di protesta della 32enne svizzera convertitasi all’islam radicale, ma teme che queste possano avere un effetto negativo sull’opinione pubblica. “Se guardo l’atteggiamento dei turisti arabi, è più intelligente di molti contrari, anche svizzeri, che invece cercavano lo scontro. Come pensavamo, abbiamo più problemi con il nostro territorio che dall’estero, e questo conferma la bontà della scelta. Ma persone come Nora Illi rappresentano idee non maggioritarie nell’islam elvetico e danneggiano quindi i moderati, che evidentemente vengono mischiati nella discussione.”

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

Da Cdt.ch l Su Facebook i pensieri di Norman Gobbi e Boris Bignasca per l’uomo che diede vita nel 1991 al partito ticinese insieme al “Nano” e Flavio Maspoli

È morto ieri il terzo cofondatore della Lega dei Ticinesi, Mauro Malandra, che nel 1991 diede vita al partito insieme a Flavio Maspoli e Giuliano Bignasca. A ricordare l'”eroe dei nostri tempi” è proprio il figlio del “Nano”, Boris Bignasca sulla sua pagina Facebook, facendo eco al post del consigliere di Stato Norman Gobbi che, sempre sui social network, ha voluto ricordare il “caro Mauro” con una foto che li ritrae insieme.

Norman Gobbi dopo l’addio all’amico leghista appena scomparso, promette: “Continueremo quanto avete iniziato…continueremo a batterci per i nostri ideali, per il bene del nostro Cantone e dei Ticinesi”.

Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale

Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni, 31 agosto 2016 | Il Consiglio di Stato ha posto in consultazione a partire da oggi il messaggio relativo alla revisione della legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale dell’8 novembre 1994, che mira a renderla compatibile con il nuovo diritto federale. La procedura, che si estende a tutti i Comuni, all’Associazione dei Comuni ticinesi, ai Partiti politici e a diverse Autorità amministrative e giudiziarie, si concluderà il 30 settembre.

Oltre a dare la possibilità ai destinatari della consultazione di formulare osservazioni puntuali, la procedura si concentrerà sull’approccio generale del messaggio del Consiglio di Stato, sulla competenza e le modalità di organizzazione dei corsi di lingua italiana e cittadinanza e, infine, sull’iter decisionale a livello comunale e cantonale.

Sullo sfondo delle modifiche normative cantonali vi sono le trasformazioni che, a livello federale, hanno interessato questo ambito della vita civica. Il 20 giugno 2014 l’Assemblea federale ha infatti adottato la riveduta Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera. Nello scorso mese di giugno il Consiglio federale ha poi adottato l’ordinanza sulla cittadinanza svizzera e stabilito che la riveduta legge e la relativa ordinanza di esecuzione entreranno in vigore il 1° gennaio 2018.

Secondo le nuove disposizioni federali, la naturalizzazione presuppone il permesso di domicilio, almeno dieci anni di soggiorno in Svizzera e un’integrazione riuscita nel nostro Paese. I criteri per definire se una persona sia integrata in Svizzera sono l’osservanza della sicurezza e dell’ordine pubblico, il rispetto dei valori della Costituzione federale, le conoscenze di una lingua nazionale, la partecipazione alla vita economica o l’acquisizione di una formazione, la promozione e il sostegno dell’integrazione dei familiari e la familiarità con le condizioni di vita svizzere. Chi ambisce alla naturalizzazione non deve peraltro esporre a pericolo la sicurezza interna o esterna della Svizzera.

Cerca e trova un’altra multa

Cerca e trova un’altra multa

Dal Corriere del Ticino, 31 agosto 2016 | Seconda sanzione ieri a Lugano per Nora Illi, la donna che si batte contro il divieto di nascondere il volto – Norman Gobbi: «Manca di rispetto al popolo svizzero, i turisti arabi sono stati più intelligenti».

È più un atto di sfida irrispettoso della legge e del popolo che l’ha votata oppure l’attuazione del diritto di ognuno di poter sempre esprimere le proprie convinzioni, anche a costo di pagarne le conseguenze? Di certo, a differenza dell’invito dell’imam Samir Jelassi ai musulmani in Ticino di partecipare domenica scorsa alle funzioni religiose cattoliche, la campagna di Nora Illi contro il divieto d’indossare il burqa e il niqab non contribuisce ad alleviare le tensioni in tema d’integrazione. Dopo la multa ricevuta a Locarno per aver camminato in piazza Grande con il volto coperto, l’attivista ha fatto il «bis» a Lugano, dove, come anticipato da Liberatv, è stata fermata dalla polizia comunale in piazza Rezzonico e si è rifiutata di togliere il velo. A quel punto la donna è stata accompagnata alla centrale per il verbale di contravvenzione. Essendo lei recidiva, la multa potrà superare i 100 franchi. Sarà il Municipio a decidere l’entità. «Non mi lascio imprigionare solo perché amo l’Islam» ha commentato Illi su Twitter invocando il principio della libertà religiosa.

«Divieto tirannico»

La campagna di Nora Illi è sostenuta dal Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS) di cui l’attivista fa parte in qualità di Capo del Dipartimento per gli Affari Femminili, come si legge sul profilo Twitter della donna. Ieri, sempre sulla nota rete sociale, il CCIS ha pubblicato un messaggio che non lascia spazio a molte interpretazioni: «Due donne musulmane con il niqab sfidano il tirannico divieto del burqa in Ticino e mangiano la pizza a Lugano». La frase è accompagnata da un video in cui Illi e un’altra signora con il volto coperto passeggiano per la città, si siedono a un ristorante e infine vengono multate. «Qual è il vostro obiettivo?» ha commentato un utente deprecando l’iniziativa.

«Danneggia l’islam moderato»

Sulla domanda iniziale (atto di sfida o diritto di parola?) il consigliere di Stato Norman Gobbi non ha nessun dubbio: «Agire così significa non riconoscere il principio fondamentale della democrazia diretta e mancare di rispetto ai cittadini svizzeri». Dov’è, quindi, il limite alla libertà di esprimere le proprie idee? «Ricordiamoci che questa è anche una questione di sicurezza: sotto il burqa può celarsi chicchessia. Io non voglio impedire a nessuno di esprimere la propria fede, ma questa è chiaramente una provocazione a cui non bisogna dare troppo peso: Nora Illi è solo in cerca di visibilità. Continueremo con la nostra linea di fermezza: provocazione sanzionata, ma non raccolta ». Il ministro non è nemmeno troppo preoccupato che la campagna possa attecchire: «Se guardo l’atteggiamento dei turisti arabi, è più intelligente di molti contrari, anche svizzeri, che invece cercano lo scontro. Come pensavamo, abbiamo più problemi con il nostro territorio che dall’estero, e questo conferma la bontà della scelta» (fra l’altro, il Dipartimento Istituzioni sottolinea di aver preso atto da fonti diplomatiche svizzere che negli Emirati Arabi Uniti il divieto sarebbe stato accolto generalmente in modo buono). Il problema in Ticino, secondo Gobbi, è l’effetto sull’opinione pubblica: «Persone come Nora Illi rappresentano idee non maggioritarie nell’Islam elvetico e danneggiano quindi i moderati, che evidentemente vengono mischiati nella discussione ».