Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito

Saluto pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del nuovo magazzino a corridoi stretti del Centro logistico dell’esercito |

Gentili ed egregi ospiti,

è davvero un piacere essere nuovamente qui con voi, sul Monte Ceneri, a quattro anni dalla cerimonia per la posa della prima pietra di questo Centro logistico del nostro Esercito.
Quel giorno, il 7 dicembre 2012, avevo espresso l’auspicio che potessimo ritrovarci – nel 2016 – per celebrare l’inaugurazione della nuova struttura. Beh, eccoci qui, come promesso, ad ammirare questo nuovo magazzino a corridoi stretti: ma soprattutto, a ricordare che il Canton Ticino è protagonista all’interno dei progetto dell’Esercito, al centro di uno sforzo di potenziamento della Logistica che coinvolge anche i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).
Quella di oggi è quindi una giornata importante, determinante per il nostro territorio, che si unisce idealmente a due altri importanti traguardi: il centesimo anniversario della logistica e della Piazza d’armi del Monte Ceneri e – tra meno di un mese – l’inaugurazione della stazione ferroviaria di Bellinzona, legata al progetto del tunnel di base del San Gottardo.
L’ho detto quattro anni fa, lo ribadisco oggi non solo in veste di direttore del Dipartimento istituzioni, ma anche come semplice cittadino ticinese: galleria di base del Gottardo, strada cantonale, autostrada e ferrovia sono i fili di un asse di transito che passa dal Monte Ceneri e capaci di trasmettere tra nord e sud la linfa economica e l’identità del nostro Paese. Sarebbe facile citare i grandi condottieri che hanno calcato queste strade in passato, superando questo colle con le loro truppe: Federico Barbarossa, il generale Suvorov alla guida delle truppe russe, l’esercito agli ordini di Napoleone Bonaparte. E la divisione tra sopra e sotto Ceneri non è cosa recente. Già l’imperatore romano Augusto (1° sec. a.C.) pose sul Monte Ceneri il confine tra due mondi: a Nord la Rezia celtica e a sud la Regio XI Transpadana dell’impero romano. Perché non è solo la mobilità odierna, ma anche la Storia a parlarci di questo luogo come di uno snodo determinante.
È con la consapevolezza di questa centralità, dettata dall’assetto delle vie di comunicazione e dalla Storia, che oggi inauguriamo questa infrastruttura del Centro logistico. A breve sono previste altre opere importanti per il risanamento dell’attuale edificio amministrativo e per l’insediamento delle nuove officine e del parco veicoli dell’esercito, attualmente a Bellinzona. Per questo progetto il mio Dipartimento si è adoperato per fare in modo che la realizzazione avvenisse nei tempi auspicati. L’insieme di queste installazioni ci permetterà di centralizzare in un unico luogo, facilmente accessibile, diverso materiale da mettere a disposizione delle truppe a prontezza elevata. Proprio per questo si avvarrà della collaborazione di 300 persone impiegate principalmente in Ticino ma anche nei Cantoni di Uri, Vallese e Grigioni per la gestione quotidiana della logistica, a favore di tutti i militi che stazionano in questi territori.
Da Direttore del Dipartimento delle istituzioni, guardo inoltre con grande fiducia alle collaborazioni che potranno essere sviluppate con la Protezione civile, con le Autorità cantonali e con i servizi di soccorso, per aiutarci a gestire emergenze come ad esempio inondazioni o incendi. L’esercizio Odescalchi che ha avuto luogo con successo ha infatti mostrato i punti forti della collaborazione tra tutti i partner coinvolti.
Salutiamo quindi questo centro anche come un nuovo importante tassello, all’interno di un sistema a rete che riesca in futuro a rispondere sempre meglio e sempre più in fretta alle esigenze della nostra popolazione; perché per i cittadini che siamo chiamati a servire, sicurezza e prevenzione non sono semplici slogan ma dati di fatto, elementi fondamentali della qualità di vita.
La Confederazione, le Autorità militari e il Divisionario Baumgartner prima e il Divisionario Kaiser dopo hanno dato al nostro Cantone l’opportunità di essere parte integrante e attiva di un progetto così importante e strategico per il nostro Paese. Li ringraziamo, e li ringrazieremo anche in futuro con il nostro impegno e la nostra collaborazione quotidiana. Non vogliamo essere un partner positivo solo con le parole, ma anche coi gesti e con gli sforzi che porteranno questo edificio a divenire il cuore operativo logistico per eccellenza per le attività dell’Esercito a Sud delle Alpi.
Ho iniziato questo discorso ricordando la cerimonia di posa della prima pietra di questi edifici. Una prima pietra alla quale molte altre sono seguite e molte altre seguiranno. Ora sta solo a noi far sì che questo centro diventi anch’esso una realtà solida come pietra: una pietra miliare per la presenza militare e la sicurezza in Ticino e in Mesolcina.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Zali e Gobbi a Göschenen per il Gottardo

Da Ticinonews.ch | Cantoni e Comuni si sono trovati nel Canton Uri per discutere del progetto. Nel 2017 il Consiglio federale si esprimerà

Su invito dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) si è riunita oggi per la prima volta a Göschenen la commissione politica di progetto sulla seconda canna della galleria autostradale del San Gottardo. Ne fanno parte rappresentanti dei Cantoni Uri e Ticino e dei Comuni interessati a nord e a sud del traforo.

I Cantoni Uri e Ticino nonché i Comuni dei due versanti del Gottardo devono essere coinvolti attivamente nel progetto, ricevere regolarmente informazioni sugli sviluppi e sullo stato di avanzamento dei lavori e farsi portavoce delle richieste e degli interessi della popolazione locale: questo, in sintesi, l’obiettivo della commissione, neo costituita oggi a Göschenen.

All’incontro erano presenti i Consiglieri di Stato ticinesi Claudio Zali e Norman Gobbi, e i loro omologhi urani Roger Nager e Urban Camenzind. Della commissione fanno parte anche i rappresentanti delle autorità comunali di Biasca, Airolo, Göschenen, Wassen, Seedorf, Gurtnellen e Flüelen. La commissione si riunirà presumibilmente due o tre volte all’anno secondo le necessità.

I piani per il nuovo traforo si trovano in fase di “progetto generale“, che verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio federale con molta probabilità nella prima metà del 2017. Seguirà il progetto esecutivo, che sarà depositato per la pubblica consultazione.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quarta seduta ordinaria del 2016 – la 41. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito in particolare di verificare lo stato di avanzamento del progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020».

Nella riunione odierna la Piattaforma è stata informata riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». È stato comunicato l’avvio secondo il programma dei lavori da parte dei sette gruppi paritetici, incaricati di analizzare altrettante aree tematiche: previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e perequazione. La Direzione di progetto si è detta fiduciosa che i tempi vengano rispettati e ha presentato in anteprima la nuova pagina internet dedicata alla riforma, che potrà essere consultata a partire dalla fine del mese di settembre.
In vista della discussione parlamentare sulla manovra di risanamento delle finanze cantonali, la Piattaforma ha preso atto delle proposte di modifica formulate dalla maggioranza della Commissione gestione e finanze del Parlamento.
I rappresentanti dei Comuni hanno poi presentato una serie di osservazioni in merito alla revisione della Legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali. Il progetto elaborato dal Dipartimento del territorio è considerato una buona base; durante la fase di allestimento del messaggio governativo, andrà ora verificata la coerenza della nuova normativa con i principi della riforma «Ticino 2020», in particolare riguardo alla ripartizione delle responsabilità fra Cantone e Comuni.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine anticipato che saranno prossimamente forniti i dettagli su un nuovo incentivo previsto dalla Legge cantonale sul sostegno alla cultura; i Comuni che sussidiano l’iscrizione dei giovani ad attività organizzate dalle scuole di musica riconosciute potranno, in futuro, beneficiare di un rimborso.
La Piattaforma è stata informata anche su alcune proposte di modifica alla Legge organica comunale, che saranno prossimamente contenute in un messaggio sottoposto al Gran Consiglio; fra i temi affrontati figurano l’applicazione delle multe di competenza comunale, il ruolo degli organi di quartiere e i rapporti con i dipendenti.
In apertura di riunione, è stata ratificata la designazione dei membri che – fino alla fine dell’attuale Legislatura – rappresenteranno i Comuni ticinesi all’interno della Piattaforma. La prossima seduta è prevista per mercoledì 23 novembre.

Metti un ministro in cucina…

Metti un ministro in cucina…

Da Liberatv.ch | Norman Gobbi veste i panni dello chef e si produce in una cena benefica all’Atenaeo del Vino. In tavola prodotti rigorosamente nostrani. Al Servizio autoambulanze di Mendrisio un assegno da 16’000 franchi

Il menu era: taglieri di salumeria nostrana, tortino di patate con formaggio della Valle di Muggio, risotto mantecato al burro dell’alpe Piora con fiori di zucchine, cosciotto di maialino ticinese cotto nel forno a legna.

Il ristorante era: l’Atenaeo del Vino di Mendrisio.

Il cuoco era: il ministro Norman Gobbi, al quale per l’occasione è stata “cucita” una giubba da chef con tanto di nome ricamato in verde.

Aiutato dalla brigata di cucina del titolare del locale, Mirko Rainer, venerdì scorso il consigliere di Stato ha realizzato una cena a base di prodotti rigorosamente ticinesi. Ha scelto il menu, selezionato le materie prime, cucinato, impiattato e intrattenuto in sala la sessantina di partecipanti, che hanno potuto seguire le operazioni di cucina su uno schermo grazie a una web-cam.

È stata una cena a scopo benefico, organizzata per contribuire a finanziare l’Associazione servizio autoambulanze del Mendrisiotto. “Per un’associazione come la nostra – ha detto il direttore del SAM, Paolo Barro – iniziative del genere sono sempre più importanti in quanto contribuiscono a contribuire il disavanzo a carico dei comuni. I costi crescono infatti parallelamente alla professionalizzazione del nostro servizio”.

Barro ha organizzato l’evento in collaborazione con Giona Pifferi, sindaco di Vico Morcote, e Max Tettamanti, anima della Vineria dei Mir.

Alla fine Gobbi ha confermato le sue doti culinarie e la sua passione per l’enogastronomia, e il Servizio autoambulanze ha ottenuto un contributo di ben 16’000 franchi, grazie alla quota versata dai partecipanti ma anche a tre aste, due delle quali “da derby”. Al termine della cena sono stati messi in palio due bastoni da hockey, firmati dal giocatore del Lugano Luca Fazzini e dal capitano dell’Ambrì Paolo Duca, e un’opera dell’artista Angelo Maugeri.

Furti, se il ladro resta chiuso fuori

Furti, se il ladro resta chiuso fuori

Dal Corriere del Ticino | Il bilancio estivo segna un calo dei furti nelle abitazioni, scesi del 30% in otto mesi: la regione più colpita è il Luganese – Claudio Ferrari: «La collaborazione con la popolazione è decisiva».

Dall’inaugurazione di AlpTransit all’emergenza migranti, passando poi per gli appuntamenti calcistici e la maxi-esercitazione italo-svizzera Odescalchi. Quella che la Polizia cantonale si è lasciata alle spalle è stata un’estate bollente. Anche perché, accanto ai grandi eventi citati, il lavoro «di routine» per contrastare furti, incidenti e borseggi non va mai in vacanza. Per tracciare un bilancio dell’attività degli scorsi mesi abbiamo sentito Claudio Ferrari , sergente maggiore capo, addetto alla prevenzione della Polizia cantonale.

Il nome in codice: Vietnam2

«Se osserviamo le cifre – ci dice Ferrari – il bilancio di quest’estate non può che essere positivo poiché si conferma la tendenza emersa lo scorso anno alla diminuzione dei reati». Statistiche alla mano, nel periodo compreso dal 1. gennaio al 31 agosto in Ticino si è infatti registrato un calo generale dei furti con scasso pari al 30%. A fare la parte del leone, per quanto concerne i mesi estivi, il Locarnese, dove la flessione ha toccato il 55%. Seguono poi Mendrisiotto (–50%), Bellinzonese (–35%) e infine Luganese (–10%). «A giocare un ruolo decisivo quale deterrente verso i ladri è soprattutto la presenza di agenti sul territorio», continua Ferrari. «Prendiamo ad esempio il Mendrisiotto: con la pressione migratoria ai valichi il numero di pattuglie nel distretto è aumentato. E questo ha scoraggiato molti malviventi che hanno così deciso di optare per altre zone». Come ad esempio il Luganese? «Forse. Le statistiche dimostrano che il Luganese, pur registrando un calo dei furti rispetto all’anno scorso, risulta essere il distretto più colpito. In particolar modo il Malcantone che, specialmente in questo periodo, è una zona a rischio». Per cercare di dare scacco matto a ladri e scassinatori, la Polizia cantonale ha messo in atto due operazioni. Nome in codice: Operazione controllo rustici e Operazione Vietnam2. Quest’ultima in particolare, si è concentrata nelle prime settimane di agosto e ha visto in azione sette pattuglie di agenti che, in divisa e in civile, hanno controllato l’Alto Malcantone e la zona della Penudria. Regione questa chiamata appunto «Vietnam» perché negli anni ’60 il grande boom edilizio ha riempito il territorio di buche. «È stata un’operazione necessaria – continua Ferrari – questa zona conta infatti numerose case di vacanza che rimangono a lungo disabitate e sono un bersaglio ottimale per i ladri», precisa Ferrari, «basta infatti pensare che, dall’inizio dell’anno, sono stati oltre una quarantina i furti». Un’operazione che però sembra aver portato i frutti sperati poiché, secondo quanto registrato dalle forze dell’ordine, fino ad ora non si sono più verificati reati.

Di strade e borseggi

A caratterizzare l’operato 2016 della Polizia cantonale anche l’attività legata agli incidenti stradali. «Quest’estate abbiamo registrato un aumento di quelli che sono gli interventi per incidenti con danni materiali», ci spiega il nostro interlocutore, «questi sono passati dai 534 del 2015 a 665. Mentre invece, gli incidenti che hanno visto coinvolti dei feriti sono stati 193, una cinquantina in meno dell’estate scorsa». Infine, gli scontri con esito mortale sono stati 4. Uno in più del 2015. «Commentare queste cifre è difficile – continua Ferrari – si fa di tutto affinché il bilancio sia pari a zero ma, purtroppo, non è facile». Nota positiva invece per quanto riguarda i borseggi e l’accattonaggio. Se i primi sono passati da 100 casi nel 2015 ai 90 di quest’anno, il numero di questuanti è decisamente in calo. «Capita che vi siano ancora casi di persone che, dall’Italia, arrivano per un giorno e chiedono l’elemosina davanti ai supermercati. Ma rispetto ai mesi precedenti sono in netta diminuzione», dichiara Ferrari. Un calo questo che, proprio come per i furti, è da ricondurre non solo all’aumento di agenti sulle strade, ma anche alla crescente collaborazione da parte della popolazione. «Si nota come tra i cittadini emerga sempre di più la voglia di essere partecipi nella propria sicurezza – aggiunge Ferrari – per questo motivo, anche in un’ottica futura cerchiamo di perseguire su questa strada promuovendo incontri di prevenzione con la popolazione. Insomma, il cittadino diventa sempre più attento, vigile e osservatore. Poi è chiaro, l’intervento spetta alle forze dell’ordine».

Gobbi sbotta dopo i fatti di Chiasso

Gobbi sbotta dopo i fatti di Chiasso

Da Ticinonews.ch | Il ministro pubblica le immagini dei disordini. “In risposta a chi ha voluto minimizzare”.

Continua a far parlare la manifestazione non autorizzata tenutasi ieri per le strade di Chiasso.

A far discutere, più che il messaggio portato avanti dai manifestanti, sono però i danneggiamenti e gli atti di violenza da loro compiuti.

Inizialmente c’è chi aveva parlato di una protesta pacifica, ma la Polizia cantonale ha precisato in serata che gli atti di danneggiamento compiuti da manifestanti mascherati sono stati una quarantina, alcuni dei quali importanti, e che durante il corteo sono stati sparati diversi fumogeni e bombe carta anche in presenza di persone, bambini e animali.

Non esattamente una manifestazione pacifica, quindi, come sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sul suo profilo Facebook, postando pure alcune immagini dei disordini avvenuti a Chiasso.

“La manifestazione odierna dei no-borders a Chiasso ha palesato il loro strano concetto di libertà anti-fascista: minacciano i media e i giornalisti, danneggiano le proprietà private, attaccano le forze dell’ordine, marciano nonostante la manifestazione non fosse autorizzata” scrive Gobbi. “Qualcuno ha voluto minimizzare gli attacchi e i danneggiamenti (vedi foto), rilevando però che alla fine il corteo è diventato – oltre contro le forze di polizia – anche politico, contro le posizioni leghiste (quindi mie) a favore del controllo dell’immigrazione.”

Il consigliere di Stato conclude con alcuni hashtag: “#iostoconleforzedellordine #sicurezza #ticino #svizzera”

Intanto le forze dell’ordine stanno procedendo alle verifiche del materiale probatorio raccolto e non escludono eventuali segnalazioni alla Magistratura.

“Stato ficcanaso”? Stiamo parlando di sicurezza!

“Stato ficcanaso”? Stiamo parlando di sicurezza!

Da il Mattino della domenica | Una legge per proteggerci dal terrorismo e dal crimine organizzato

Qualche anno fa si sentiva parlare di terrorismo. Ma era lontano dalla nostra realtà, dai nostri usi e dalle nostre abi­tudini. Nel corso dell’ultimo anno l’Europa è stata colpita al cuore e quel concetto lontano ha iniziato a toccarci più da vicino. La cronaca quest’estate ci ha pure rivelato che ci sono fanatici che vivono in piccoli centri simili ai nostri paesini, in Germania e negli Stati limitrofi, pronti a commettere una strage, in qualsiasi momento, nel nome di Allah. E non è solo il terrori­smo a preoccupare. L’Ufficio federale di polizia ha infatti rilevato negli ul­timi anni l’insediamento di organizza­zioni mafiose nel nostro Paese. La nuova legge sulle attività informative (LAIn), in votazione il prossimo 25 settembre, vuole dotare i nostri 007 di strumenti adatti alla lotta contro nuove minacce.

Attacchi terroristici imprevedibili?

Parigi, Bruxelles, Nizza, Baviera: at­tacchi incontrollabili e imprevedibili? Forse non del tutto. Prendiamo ad esempio Nizza. Qualche giorno dopo la strage, appaiono sui giornali dettagli inquietanti rilasciati dalle autorità fran­cesi. L’attentatore avrebbe svolto delle ricerche quasi quotidiane sui canti re­ligiosi usati dall’IS come propaganda e sulle recenti azioni terroristiche come la strage di Orlando, e avrebbe effettuato un sopralluogo – visibile da alcune telecamere di sorveglianza ­sulla Promenade des Anglais nei giorni che precedevano la strage. In­formazioni che forse, se fossero arri­vate prima nelle mani dell’intel­ligence, avrebbero evitato che succe­desse l’irreparabile. Ho parlato di un altro Paese europeo, vicino alla nostra realtà.

Non dobbiamo però dimenticare che a inizio 2016, più precisamente ad aprile, un caso di fondamentalismo ci ha toccato – o meglio sfiorato – da vi­cino. Sto parlando dello jihadista di Lecco che frequentava giornalmente il nostro Cantone per allenarsi in una pa­lestra di Canobbio e si era avvicinato all’islam radicale. Fortunatamente, grazie al lavoro della nostra Polizia cantonale e agli inquirenti italiani, il giovane è stato arrestato prima che po­tesse commettere un attacco.

Migliorare lo scambio di informazioni

La Svizzera oggi non dispone di una protezione sufficiente in relazione alle minacce attuali. Perché come ho già detto a più riprese la minaccia terrori­stica rimane alta e il pericolo zero non esiste. Nemmeno alle nostre latitudini. Sebbene la Svizzera non risulti essere un obiettivo primario dei terroristi, non possiamo non essere vigili. Ma per farlo dobbiamo avere gli strumenti adeguati. I mezzi di cui dispone attual­mente l’intelligence svizzera non sono sono sofisticati e aggiornati come quelli delle altre nazioni europee.

La legge sulle attività informative in votazione il prossimo 25 settembre permetterebbe alla Svizzera di essere al passo con gli altri Paesi e di miglio­rare ulteriormente lo scambio d’infor­mazioni con essi, darebbe quindi la possibilità al Servizio delle attività in­formative della Confederazione (SIC) di individuare prontamente le minacce esistenti e di avvertire tempestivamente le autorità competenti. Il nostro Paese sarebbe inoltre più indipendente, non dovendo più contare solo sulle infor­mazioni degli 007 di altre nazioni.

Il SIC attualmente può acquisire infor­mazioni soltanto in luoghi pubblici: la nuova legge permetterebbe loro di mo­nitorare i computer e le telecomunica­zioni, scoprendo da messaggi su telefono o e-mail se è in atto una pre­parazione per un atto terroristico, o smascherando una rete di criminalità organizzata tramite intercettazioni te­lefoniche.

Presenza della mafia sul territorio

Non è stato solo il terrorismo però ad aver toccato da vicino la sicurezza del nostro Cantone e della nostro Paese negli scorsi anni. Alcuni fatti di cro­naca hanno richiamato all’attenzione dell’opinione pubblica la presenza d’infiltrazioni di stampo mafioso al­l’interno del nostro territorio. Dal ‘banchiere’ della ‘ndrangheta di Va­callo, all’operazione Hydra, fino al­l’operazione Helvetia che scoperchiò la cellula ‘ndranghetista di Frauenfeld. Le nuove disposizioni legislazioni agevolerebbero il lavoro degli inqui­renti anche in questo campo.

Proteggere i dati personali

C’è chi però disegna lo Stato come fic­canaso. Il referendum contro la legge fa leva sulla paura della violazione della privacy, la paura che la nostra sfera privata venga intaccata. Disegna lo Stato come una telecamera del Grande Fratello, che vuole scoprire cosa facciamo e cosa scriviamo in ogni momento della vostra vita. Ma non si tratta di questo e anzi, per ov­viare ogni possibilità di nuocere al cit­tadino, le nuove misure saranno vincolate da procedure di autorizza­zione molto severe per proteggere i dati personali. La nuova legge non li­mita in alcun modo la libertà di chi, come noi, è un cittadino onesto, poi­ché le informazioni che non hanno nessuna relazione con una possibile minaccia non potranno essere utiliz­zate e dovranno essere distrutte. In pratica: a meno che siate dei terroristi intenti a preparare un attacco, i dati le­gati alla vostre attività online non ver­rebbero salvati in nessun database!

Chi ha proposto il referendum fa leva sulla paura di essere spiati e porta avanti la sua campagna politica mo­strando uno Stato invadente. I promo­tori di questo referendum stanno giocando contro la sicurezza del no­stro Paese, accettando ogni tipo di comportamento e atteggiamento anche estremista, proclamandosi pro­tettori dei diritti fondamentali e della libertà individuale a tutti i costi. La verità è che contrapporre la libertà in­dividuale alla sicurezza collettiva è una scelta molto rischiosa e fuor­viante. Un concetto non esclude l’al­tro: è necessario quindi trovare l’equilibrio tra questi due principi fon­damentali dello Stato democratico.

Io sono convinto che la sicurezza sia il bene più prezioso di ognuno di noi. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni lavoro ogni giorno per portare maggiore sicurezza e quindi maggior benessere a ogni ticinese. Ora è però il momento per ognuno di noi di agire. Il popolo è chiamato a votare: facciamo valere il nostro di­ritto di sentirci più sicuri in casa no­stra!

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRET­TORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Da laRegione | Riorganizzazione in arrivo: Giudicature di pace ridotte da 38 a 17 – Al Dipartimento istituzioni ultimato il progetto di messaggio.

La riforma dell’apparato giudiziario ticinese ‘Giustizia 2018’ passa anche dalle giudicature di pace. In questi giorni la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha terminato l’allestimento del progetto di messaggio sulla riorganizzazione del settore. Si propone fra l’altro una riduzione del numero sia delle giudicature che dei giudici di pace. «L’obiettivo principale è di uniformare il carico di lavoro, definendo comprensori di dimensioni per quanto possibile omogenee e mantenendo almeno una giudicatura di pace in ciascun distretto», spiega alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione Frida Andreotti. «Oggi – ricorda – ci sono giudicature molto sollecitate con più di 30mila abitanti e oltre mille incarti all’anno, altre invece con meno di mille abitanti e una decina di pratiche all’anno». Di qui la necessità «di un maggiore equilibrio lavorativo, affinché il singolo giudice possa svolgere l’attività a titolo accessorio».

Si prospetta allora una diminuzione dei comprensori, che permetterebbe di passare dalle attuali 38 giudicature di pace a «17». «Alla luce anche delle statistiche del Consiglio della magistratura e della popolazione attribuita ai circondari, il tutto con riferimento al periodo 2011-2015, abbiamo ipotizzato – riprende Andreotti – un carico di lavoro pari a circa 400/450 incarti all’anno, che si traduce in uno o due giorni di lavoro alla settimana». Il numero complessivo dei giudici di pace scenderebbe a ventisei. «Per mantenere all’interno dei comprensori una ripartizione equilibrata, prevediamo la presenza di due giudici di pace nei circondari di Mendrisio, Balerna e Ceresio, cinque nel circondario di Lugano, tre in quello di Bellinzona e un giudice per ognuna delle restanti dodici giudicature di pace», indica ancora la direttrice della Divisione. Per quanto attiene al Bellinzonese si è già tenuto conto dell’aggregazione. «Nel corso dell’estate – aggiunge Andreotti — abbiamo esaminato diversi scenari. Per finire suggeriamo quello a tre giudici, proponendo un comprensorio unico con tutti i Comuni del Distretto di Bellinzona e il Comune di Claro del Distretto di Riviera, che partecipa alla Nuova Bellinzona».

La riorganizzazione concepita dal Dipartimento istituzioni contempla inoltre un «rafforzamento» della formazione, un «nuovo» sistema retributivo e l’«abolizione» della figura del giudice supplente. I giudici di pace continuerebbero a essere eletti «dal popolo» e ad essere competenti «per le cause patrimoniali sino a un valore di 5mila franchi». Il progetto di messaggio, prosegue la titolare della Divisione giustizia, «verrà sottoposto in particolare all’Associazione dei giudici di pace e al Consiglio della magistratura, dopodiché lo trasmetteremo al direttore del Dipartimento Norman Gobbi per l’approvazione del testo da parte del governo».

“Nekkaz e Illi, due provocatori che mancano di rispetto alla democrazia. E pure agli arabi…”

“Nekkaz e Illi, due provocatori che mancano di rispetto alla democrazia. E pure agli arabi…”

Da Mattinonline.ch | Nei giorni scorsi, questa volta a Lugano, si è registrata una nuova sceneggiata di Nora Illi. Costei, giustamente sconosciuta ai più, è la svizzera convertita al­l’islam radicale che fa da valletta al sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue becere provocazioni contro il divieto di burqa votato dal popolo ticinese. La Illi si è quindi recata in niqab sulle rive del Ceresio e, all’arrivo della polizia, si è rifiutata di togliersi il panno dalla faccia. La vicenda pone il problema di come sanzionare adeguatamente questo genere di dimostrazioni di disprezzo nei confronti della Costituzione e della legge ticinese.

La nuova legge sull’ordine pubblico prevede al massimo una multa di 10mila Fr. Ma, se le contravvenzioni le paga qualcun altro (ad esempio il Nekkaz di turno) è chiaro che l’effetto dissuasivo su provocatrici da tre e una cicca come la Illi è nullo.

Norman Gobbi, è immaginabile/auspicabile una correzione della nuova legge sul­l’ordine pubblico che preveda, in casi estremi di violazione del divieto di dis­simulazione del viso, anche una pena detentiva, ciò anche in considerazione del fatto che il bene protetto da questa legge, oltre alla sicurezza, sono i valori fondamentali della società occidentale?
Sia chiaro: non si vuole impedire a nessuno di esprimere la propria fede reli­giosa. Non è questo il punto! Ma in que­sto caso è evidente che siamo di fronte a provocazioni che perseguono lo scopo palese di ot­tenere cinque minuti di visibilità me­diatica per un islam radicale. Il dissimulare il volto non è un precetto religioso né una libertà di vestiario come taluni fanno intendere, bensì il voler imporre regole non nostre e quindi contrarie al nostro vivere co­munitario e al nostro costume. Una provocazione che peraltro manca di rispetto alla democrazia diretta – ele­mento fondante del nostro Paese – e a tutti i cittadini ticinesi che con il loro voto hanno detto un chiaro “sì” alle nuove disposizioni contro la dissimu­lazione del volto. Una provocazione che sarà evidentemente sanzionata e – come previsto dalla legge in caso di recidiva – il Municipio potrà stabilire di aumentare l’importo della multa. Dall’introduzione della nuova legge abbiamo avuto riscontri positivi – a dimostrazione della bontà della nostra scelta! – anche dal mondo arabo e continueremo quindi ad applicare quanto votato dal Popolo con fer­mezza anche davanti a provocazioni plateali.

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Dal Giornale del Popolo | Un nuovo sistema di segnaletica è stato introdotto sulle strade ticinesi allo scopo di prevenire incidenti con la fauna selvatica nelle zone più sensibili

La sicurezza stradale si sta rinnovando negli ultimi giorni soprattutto per quanto riguarda l’attraversamento da parte di animali selvatici delle strade cantonali. Ne sono la prova i due nuovi dispositivi appena posati sul territorio ticinese. Uno si trova a Claro (zona ex motel Riviera) mentre il secondo nella zona di Serravalle (zona Legiüna). Il dispositivo, ancora in fase di verifica, consiste in una segnaletica luminosa che si accende quando un sensore percepisce il movimento da parte di un animale selvatico sulla carreggiata. Oltre a segnalare l’animale, per rendere attenti i conducenti, esso indica la velocità da seguire (40 km/h) fino alla fine della tratta in questione.

«L’apparecchiatura non è un radar – ha chiarito Marco Guscio, responsabile del Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia Cantonale – si tratta comunque di un’indicazione di velocità da rispettare». Una misura presa in considerazione come progetto pilota da parte del Dipartimento del Territorio, dall’Ufficio della Caccia e della Pesca, dal Dipartimento delle Istituzioni con il progetto «Strade sicure» insieme alla Polizia Cantonale. Uno degli scopi consiste nel diminuire gli interventi daparte degli agenti di Polizia per incidenti che riguardano ungulati. Sono infatti più di 500 gli incidenti causati ogni anno dalla fauna in Ticino (in Svizzera superano i 20.000) e il 95% di essi si risolvono con un grande spavento da parte del conducente, e
ingenti danni materiali. Il discorso è diverso quando pensiamo ai centauri che sono molto più a rischio nelle zone sopracitate. Il progetto, quindi, propone una segnalazione più attiva rispetto ai classici cartelli di segnaletica passiva, che richiamano l’attenzione degli automobilisti al pericolo della fauna sulla strada, ma che molte volte vengono sottovalutati. La segnaletica
attiva entra in funzione solamente quando c’è un pericolo. «La popolazione ticinese, insieme a quella degli ungulati, è in continuo aumento, per questo motivo il problema non può essere risolto con delle semplici recinzioni. Serve una segnaletica intelligente che possa permetterci di convivere con la fauna creando una maggiore prevenzione e sicurezza», ha spiegato ieri alla stampa il consigliere di Stato Claudio Zali. «Ora, dopo la fase di verifica, metteremo in funzione l’impianto e con il tempo constateremo se ci saranno meno incidenti e quindi quale impatto avrà la nuova segnaletica».

Gli incidenti di questo tipo sono molto più frequenti nelle zone di periferia dove la fauna è maggiormente presente e i danni materiali si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi all’anno. «Il pericolo è presente tutto l’anno e soprattutto nel periodo che va da novembre a marzo dove gli ungulati scendono a valle: infatti, abbiamo verificato che un incidente su 5 avviene nelle località», ha dal canto suo spiegato Fabienne Bonzanigo, responsabile del progetto «Strade sicure».

I luoghi per la sistemazione dei nuovi impianti sono stati decisi in base alla pericolosità del tratto stradale data dal numero di incidenti legati alla fauna e dal tipo di animale che si trova nella regione. «È chiaro che un impatto con un cervo da 200 chili è diverso rispetto ad uno con un tasso» ha aggiunto Bonzanigo. È stato ulteriormente preponderante il contributo da parte dei Comuni. Si dicono infatti soddisfatti il sindaco di Serravalle, Luca Bianchetti, e il vicesindaco di Claro, Luigi Calanca. I due Comuni hanno inoltre avuto un sostegno essenziale da parte di Tiziano Putelli dell’Ufficio Caccia e Pesca che grazie a dei segnalatori GPS posizionati su dei cervi ha potuto inquadrare le aree preferite dagli animali per l’attraversamento della strada.

Il costo totale di un impianto è di circa 60.000 franchi, a dipendenza della morfologia della zona interessata.