Servizio di (C) TeleTicino
Servizio di (C) TeleTicino
Il cocktail senza età necessario per governare questa società globale e complessa. Dici giovane e, immediatamente, pensi a: entusiasmo, gioia di vivere, energia, visione e innovazione. Poi, magari, pensi anche ai 20 anni: ai tuoi e a quelli altrui. Poco originale, ma logico, visto che, proprio tra i 18 e i 22 anni per le donne e tra i 20 e i 25 per gli uomini, lo sviluppo fisico giunge a compimento. E poi… poi pensi ai giovani d’oggi, a quelli che si presentano per chiedere un posto di lavoro e ai quali si risponde domandando: “Ha fatto esperienze? e, in caso affermativo, quali?”. Pensi ai giovani che stanno lavorando come volontari e a quelli che viaggiano per il mondo cercando di capire come “gira” fuori dai protettivi confini nazionali. Pensi a quelli che hanno rinunciato ai loro sogni e a quelli che stringono i denti perché i loro sogni li vogliono realizzare. Giovani!… A cadenze regolari – e le elezioni sono una di queste – vengono blanditi e coccolati. Di questi tempi soprattutto. Avere in lista uno o più giovani, sembra costituire – quasi esistesse una tacita proprietà transitiva – un segno di vitalità per il partito che li propone. Ma… c’è un ma.
Il limitar di gioventù
La speranza media di vita, in Svizzera, dal 1900, é praticamente raddoppiata: da 46 a più di 80 anni per gli uomini e da 49 a 85 anni per le donne. Nel 1981 era di 72,4 anni per gli uomini e di 79,2 per le donne; nel 2011 siamo a 80,3 per gli uomini e a 84,7 per le donne. In altri termini: lo sviluppo fisico continua a terminare tra i 22 e i 25 anni, ma il “limitar di gioventù” si è innalzato. A 35, 36, 37 si è ancora giovani (anagraficamente parlando).
È così che negli ultimi 30 anni, il Ticino ha eletto cinque consiglieri di Stato “giovani”: Fulvio Caccia, Rossano Bervini, Marina Masoni, Marco Borradori e Norman Gobbi. È così che, adesso, a sollecitare un mandato per il Gran Consiglio, ci sono ben 106 candidati al di sotto dei 30 anni. Giovani che parlano ai giovani? Giovani che hanno visioni anche per una società che invecchia sempre più? Giovani che vogliono essere tali o che, semplicemente, nella società del tutto dovuto, percorrono vie che piacciono agli anziani: chiusura dei confini, chiusura degli spazi di cultura alternativa, chiusura per una maggiore sicurezza e una minore libertà, supremazia del diritto nazionale su tutti gli altri? Ce n’è, davvero, per tutti i gusti. Dove li si trovano, i giovani? Il partito che propone il maggior numero di candidati è l’MPS-PC (29), quello che ne propone meno: i Verdi del Ticino (11).
Votare giovane?
Personalmente rispondo sì. La mia candidata, il mio candidato, deve però possedere i tre elementi base del cocktail che, negli aperitivi di partito, sono in pochi ad offrire: forza, visione, saggezza. E, senza far torto a Bertrand Russel quando sostiene che «Se non sei socialista a 20 anni vuol dire che non hai cuore, ma se non sei conservatore a 50 vuol dire che non hai cervello», continuo ad essere convinta che per governare un Paese oggi sia indispensabile un genio. Quello, per capirci, proposto da Edgard Lee Masters con il suo Alexander Throckmorton : “Quando ero giovane, avevo ali forti e instancabili, ma non conoscevo le montagne. Quando fui vecchio, conobbi le montagne, ma le ali stanche non tennero più dietro alla visione. Il genio è saggezza e gioventù”.
Matilde Casasopra (RSI)
Dal Mattino della domenica, 22.03.2015. La riorganizzazione della Polizia voluta da Norman Gobbi rafforzerà la sicurezza dei Ticinesi.
Norman Gobbi, il nostro 4×4 della politica per la sicurezza, non si ferma e alle parole preferisce sempre i fatti. A chi in questa lunga campagna elettorale lo accusa del fatto che il Ticino non sia più un posto sicuro a causa dell’amministrazione leghista, il nostro Norman risponde con i dati oggettivi (- 20% di furti tra il 2013 e il 2014, come ha riferito la R$I !!!) e soprattutto con la realizzazione dei progetti che rafforzano la sicurezza sul nostro territorio. Progetti portati avanti in questi quattro anni dal ministro Gobbi e frutto della tenacia che ha sempre contraddistinto il suo operato.
Rafforzare la sicurezza dei Ticinesi
L’obiettivo di Norman Gobbi è sempre stato quello di aumentare la sicurezza del Canton Ticino, sia oggettiva – quella delle statistiche per intenderci – che soggettiva, ovvero quella che ognuno di noi percepisce. E per farlo in questi quattro anni ha dotato la Polizia cantonale di mezzi tecnologici migliori, perché possa intervenire ancor più in maniera efficace per tutelare noi cittadini. Ha inoltre deciso sul medio-lungo termine, come organizzare le sedi di polizia sul territorio cantonale e non da ultimo, il nostro ministro ha dato più agenti alla Cantonale, ma non per star dietro alle scrivanie, ma per essere sul campo a fronteggiare i delinquenti stranieri che pensano di venire a delinquere indisturbatamente nel nostro Paese e tornarsene poi a casa loro in libertà. Ah già. Tutte balle della Lega populista e razzista (e da qualche settimana anche “fascista”) che siamo invasi anche dai criminali stranieri! Ebbene, anche per far fronte all’ondata di criminalità d’importazione, Norman Gobbi ha promosso la nuova organizzazione della Gendarmeria della Polizia cantonale. Se fino ad oggi le unità mobili partivano dalle sedi cantonali di Camorino e Pambio-Noranco, dal 1. luglio l’attività della Gendarmeri verrà regionalizzata a favore di una maggior presenza degli agenti sul territorio e suddivisa in cinque reparti: Mendrisiotto, Luganese, Locarnese e Valli, Bellinzonese e Alto Ticino, Stradale. Una nuova organizzazione che permetterà di aumentare l’efficacia e la rapidità degli interventi della Polizia; una nuova organizzazione che riporterà gli agenti di Polizia vicino ai cittadini!
Una misura a favore del Mendrisiotto
Il Mendrisiotto vive da alcuni anni una situazione non facile, in particolare a causa della sua vicinanza con le frontiere che gli europeisti – liblab, PPDog e P$ – hanno voluto aprire con i Bilaterali (grazie!). Una decisione scellerata a cui solo la Lega dei ticinesi si è sempre opposta, fin dal principio! Per questo motivo Norman Gobbi è voluto tornare ad un maggior presidio del territorio, anche in questa regione, costituendo il I° Reparto della Gendarmeria proprio nel Mendrisiotto. Una misura che consentirà di ottimizzare pure la collaborazione tra la Polizia cantonale, le Comunali e le Guardie di confine, fondamentale, con queste ultime in particolare, alfine di tenere sotto controllo le nostre frontiere.
Continuare a lavorare per la nostra sicurezza
Norman Gobbi in questi quattro anni ha sempre lavorato per la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi: ha aumentato il numero di agenti presenti sul territorio, riorganizzando la Polizia cantonale e dotandola di mezzi moderni per compiere il suo importante lavoro, stimolando pure la collaborazione interforze. La chiusura notturna dei valichi secondari, spinta a Berna dalla nostra Roberta Pantani e sostenuta fermamente dal ministro leghista Gobbi, sarà un’altra importante misura che renderà più sicuri i nostri confini. Tutti i leghisti sono dunque in campo per migliorare la sicurezza del Canton Ticino, capitanati dal nostro “4×4 della politica per la sicurezza” Norman Gobbi che, in questi quattro anni, si è impegnato con dedizione alfine di accrescere la sicurezza di ogni singolo Ticinese! Avanti così!
Lega dei Ticinesi
25 anni del Mattino: per continuare sulla strada segnata abbiamo bisogno di tutti i Ticinesi!
Quanto manca il Nano al nostro Cantone, al Ticino che lui tanto aveva a cuore? Molto, moltissimo. Manca la sua genialità nell’affrontare i diversi temi e soprattutto la sua capacità di comprendere i bisogni dei cittadini Ticinesi. Una capacità innata ma frutto anche del fatto che il Nano, con la gente, ci stava veramente. Come amava ricordare, lui il sabato non andava a giocare a golf in un qualche club esclusivo, ma al contrario accoglieva nel suo ufficio tutte le persone che ogni giorno si rivolgevano a lui per chiedere una mano, un aiuto. E il Nano era sempre lì, pronto ad ascoltarli e a cercare di trovare una soluzione alle loro preoccupazioni. Era da qui che probabilmente nasceva la sua naturale propensione a capire il Popolo ticinese.
25 anni per il Ticino e i Ticinesi
Proprio per il Popolo ticinese, 25 anni fa il Nano si è lanciato, insieme a Flavio Maspoli, in quella fantastica avventura dal nome “Il Mattino della Domenica”. Un giornale per la gente; un giornale contro la partitocrazia e volto a dare voce a chi, di voce, prima di quel fatidico 18 marzo 1990 non ne aveva. Ricordo ancora quando, durante la mia adolescenza, la domenica mattina mi recavo trepidante a prendere il Mattino. Furono proprio gli ideali difesi dal giornale a conquistarmi e a spingermi ad abbracciare il nostro Movimento! Negli anni il Mattino, insieme a tutta la Lega, ha combattuto diverse battaglie in favore del Canton Ticino. Dai Bilaterali alla manodopera frontaliera, siamo sempre stati lì, in prima linea e prima di tutti, per tutelare gli interessi dei Ticinesi. C’era chi, nel 1990, dava sei mesi di vita al Mattino; c’era chi, nelle cantonali del 2007, pregustava la fine della Lega; c’era chi, due anni fa, dava sei mesi di vita al giornale dopo la scomparsa del nostro Nano. Noi invece non abbiamo mai mollato e, dopo 25 anni, il Mattino e la Lega sono ancora qui, per il Ticino e i Ticinesi!
Ticinesi: abbiamo bisogno di voi!
Ora siamo chiamati a proseguire sulla strada segnata dal Mattino e dal nostro presidente a vita. Il Nano guida sempre il nostro operato e i suoi insegnamenti sono vivi dentro tutti noi. Personalmente, anche assumendo importanti cariche istituzionali non ho mai perso lo spirito leghista, quello spirito che si traduce nella volontà di lavorare a favore del Canton Ticino. Se il Nano oggi fosse qui metterebbe tutti in guardia. La sfida che ci attende il 19 aprile è di quelle difficili: siamo l’avversario da battere e tutti gli altri partiti sognano di scalzarci dalla nostra posizione. Ancora una volta, non dobbiamo mollare! Dobbiamo continuare ad impegnarci, ogni giorno, a favore dei nostri cittadini, ascoltando le loro preoccupazioni e adoperandoci per trovare delle soluzioni concrete ai loro problemi. Questo è uno degli insegnamenti più grandi che ci ha lasciato il Nano, questo è il motivo per cui 25 anni fa nasceva il Mattino e per cui nel 1991 è stata fondata la Lega. Un giornale per la gente, un Movimento per i Ticinesi!
GRAZIE!
Norman
Il Cantone Ticino ha avviato da diversi anni ormai la politica delle aggregazioni e le esperienze fatte hanno permesso di constatare una sostanziale soddisfazione per le scelte compiute e un apprezzamento per i cambiamenti qualitativi vissuti dai cittadini dei nuovi Comuni aggregati. Un fattore non indifferente, in quanto in ogni processo di aggregazione comunale si sa cosa si lascia, mentre le certezze su quanto si andrà ad avere non sono complete.
Oggi con la vostra festa per i 10 anni dall’aggregazione di Cadenazzo con Robasacco siete la migliore dimostrazione dei risultati ottenuti.
La volontà politica dell’autorità cantonale di seguire la via del riordino istituzionale dei Comuni ticinesi ebbe inizio alla fine degli anni Novanta da una parte in risposta alle difficoltà di molti comuni con finanze deficitarie, strutture amministrative carenti e quindi servizi inadeguati; dall’altra dalla necessità di attuare una strategia di rilancio competitivo a livello regionale all’insegna di uno sviluppo sostenibile.
Voi tra i primi avevate capito che nella politica delle aggregazioni e dei flussi tra Cantone e Comuni, non si deve perdere di vista un aspetto centrale: il servizio alla cittadinanza. In questo senso piccole realtà comunali, benché ben organizzate, non possono garantire medesimi servizi di qualità e quantità paragonabile a istituzioni comunali più strutturate. Ognuno con le proprie peculiarità, ma con una convergenza di vedute sui temi regionali e sulla necessità d’affrontare i problemi in maniera unita per realizzare una regione più dinamica sul piano economico, sociale e culturale.
Alla ricerca di una maggiore efficienza nella gestione delle risorse territoriali, finanziarie ed umane, il vostro progetto ha assunto una spiccata valenza di solidarietà intercomunale.
Il Municipio di Cadenazzo, ritenuto che l’aggregazione non avrebbe portato alcun
pregiudizio finanziario ai suoi cittadini visto il risanamento di cui avrebbe beneficiato Robasacco, ritenne infatti che fosse assolutamente necessario poter aiutare i cittadini di questo Comune a mantenere o ritrovare i diritti che gli devono essere garantiti.
Anche per Cadenazzo esistevano dei vantaggi come una razionalizzazione nell’accompimento di alcuni servizi tuttoggi svolti in comune, nonché la possibilità di gestire un territorio più ampio e con maggiori potenzialità.
In conclusione, ciò che accomunava i due Enti era la convinzione che fosse necessario mirare ad un Comune moderno, dotato della forza necessaria per affrontare con maggior dinamismo e razionalità le sfide poste da una società sempre più esigente e da un territorio sempre più complesso da gestire. Senza perdere l’identità locale perché una realtà comunale più vasta non annulla comunque le piccole e vitali identità di paese, ma anzi le rafforza.
Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni abbiamo continuato a credere che il progetto di aggregazione sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio elaborando un Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) ed al contempo sviluppando la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni. Una riforma che non sia soltanto prerogativa dei Comuni, ma che consenta di estendersi al Cantone stesso attraverso l’alleggerimento dell’apparato statale, con riduzione dei relativi compiti e dei corrispettivi oneri. La stessa si ripercuoterà sui Comuni, ma sarà al tempo stesso ampiamente compensata localmente dal sostanziale recupero in competenze, autonomia, e posti di lavoro.
In questo importante processo di riforma istituzionale rientrano anche i Patriziati che, nei nuovi Comuni aggregati, devono giocare e in taluni casi già giocano sempre più un ruolo di collante territoriale, profilandosi anche quali aggregatori sociali. Una funzione sempre più determinante e complementare al Comune.
Con la revisione parziale della Legge organica patriziale, in vigore il 1° gennaio 2013, si è creato il nuovo Fondo per la gestione del territorio, tramite il quale, per la prima volta si è introdotto un meccanismo di collaborazione diretta fra Comuni e Patriziati per interventi di gestione e manutenzione dello stesso. Il Governo ha così voluto riconoscere ai Patriziati, oltre al tradizionale ruolo legato al senso di appartenenza, al legame con il territorio e alle tradizioni locali, anche un ruolo sussidiario in collaborazione con i Comuni.
In questa visione rientra il pieno appoggio che il Governo ha appena confermato al progetto dell’aggregazione del Bellinzonese, progetto in cui anche voi come Comune di Cadenazzo vi rimettete nuovamente in gioco, convinti, ancora una volta, che sia la politica giusta.
Saranno sempre i Cittadini a dover decidere il prossimo autunno, ma i primi passi sembrano essere di buon auspicio.
Mi complimento quindi con tutti voi per l’atto di fiducia compiuto con lungimiranza 10 anni fa verso il futuro in cui le incognite erano molte e per la nuova sfida che avete scelto.
Un Ticino forte deve poter contare su Comuni sempre più in grado di ottimizzare ed ampliare la competenza amministrativa e l’offerta di strutture e di servizi a beneficio dei propri cittadini.
Le aggregazioni comunali hanno sin qui avuto il pregio di ridare più forza e più autonomia al Comune, riequilibrando parzialmente i rapporti fra Cantone e Comuni.
Vi ringrazio dell’attenzione.
Norman Gobbi Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dei 10 anni dall’aggregazione di Cadenazzo con Robasacco. 21 marzo 2015 – Cadenazzo
– Fa stato il discorso orale –
Mi complimento con voi e vi ringrazio a nome del Consiglio di Stato per l’importante lavoro svolto dal Gruppo operativo e dalla Commissione di studio che ha portato oggi alla presentazione del progetto.
Un progetto aggregativo complesso, ambizioso, ma estremamente importante per l’assetto istituzionale del Cantone. Per questo motivo Il Governo ribadisce la propria disponibilità a sostenerlo in modo importante perché mira a rendere il Bellinzonese una regione più forte sul piano socio-economico, in grado di affrontare le sfide del futuro in modo propositivo e di ridurre sostanzialmente la dipendenza dai contributi perequativi.
È stata inoltre molto apprezzata la volontà dei Municipi di mettersi al voto insieme: per la prima volta nella storia ticinese infatti 17 Comuni hanno sottoscritto un’unica istanza di aggregazione. Ognuno con le proprie peculiarità, ma con gli stessi obiettivi per realizzare una regione più dinamica sul piano economico, sociale e culturale.
Il prossimo passo ora spetta al Consiglio di Stato che si impegnerà ad approvare il progetto il più presto possibile in modo da confermare la data del 18 ottobre per la votazione consultiva.
La tempistica inizialmente ipotizzata conduceva alla costituzione del nuovo Comune in concomitanza con le elezioni generali di aprile 2016. La consistenza del progetto ha ovviamente portato ad una dilatazione dei tempi che, secondo l’attuale legge, potrebbe vedere prorogata la legislatura solo in caso di un voto consultivo favorevole di tutti i Comuni. Così, se anche solo un Comune dovesse esprimersi contro l’aggregazione, un’ipotesi non del tutto impossibile, le elezioni dovrebbero tenersi per tutti nella primavera 2016, senza possibilità di posticipo. E dopo neanche un anno nuove elezioni comunali per la costituzione del nuovo Comune aggregato.
È evidente che uno scenario come questo è un impegno troppo gravoso e fuori dell’ordinario, soprattutto se consideriamo che coinvolge un intero agglomerato! Per questo motivo, il Cantone ha recentemente sottoposto al Gran Consiglio una proposta di
modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni volta a salvaguardare lo svolgimento di un progetto cosi importante: se il Gran Consiglio la accoglierà (la Commissione speciale che se ne è occupata si è già espressa positivamente), una proroga potrà essere concessa, anche in assenza di un voto unanime, per lo meno a quei Comuni che si saranno espressi favorevolmente.
Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni crediamo che il progetto di aggregazione sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio. L’obiettivo è che ogni regione sia in condizione di valorizzare appieno il proprio potenziale profilandosi quale motore dello sviluppo economico e sociale locale.
Una aggregazione come quella bellinzonese è il passo giusto per ridare al nostro Cantone un nuovo assetto per favorire una crescita competitiva. Negli anni il divario tra Sopra e Sottoceneri è aumentato favorendo una concentrazione di attività economiche e di popolazione verso il Luganese. Questa evoluzione provoca grandi squilibri. È quindi necessario che ogni regione possa valorizzare le proprie specificità.
Il sostegno indicato alla Commissione di studio da parte del Governo è il riconoscimento di un progetto unico per dimensione e contenuto a livello cantonale: la creazione di una governance territoriale unica per un’intera agglomerazione urbana. Un sostegno che, con la costituzione della nuova città, avrà sul medio termine effetti positivi su tutto il Cantone, Comuni paganti compresi, poiché l’obiettivo già citato di ridurre la dipendenza dalla perequazione avrà ricadute dirette sui flussi intercomunali. Un sostegno che farà da base per gli altri progetti aggregativi di agglomerato urbano e per gli ulteriori progetti che coinvolgono le aree extra-agglomerato.
L’aggregazione comunale, passo compiuto già da molti Comuni, è un passo fondamentale per consentire la revisione di compiti e dei flussi finanziari tra Cantone e Comuni; la riuscita di questa riforma dipende primariamente da un assetto istituzionale più snello, contraddistinto da un numero più limitato di Comuni.
Le esperienze fatte sino ad oggi hanno permesso di constatare una sostanziale soddisfazione per le scelte fatte e un apprezzamento per i cambiamenti qualitativi vissuti dai cittadini dei nuovi Comuni aggregati. Alcuni problemi sono nati, è giusto riconoscerlo, laddove non si è proceduto con una certa analisi e una condotta stretta del processo di costituzione del nuovo ente locale.
L’impegno futuro collettivo di Comuni e Cantone deve rimanere quello di offrire ai propri cittadini servizi di qualità, forniti dal giusto livello istituzionale, per permettere una ottimizzazione delle risorse impiegate nella loro erogazione. Oggi il Ticino è confrontato con diverse sfide: vi saranno delle trasformazioni radicali che modificheranno la conformazione del Cantone sia a livello economico che territoriale; cambiamenti che, se il Ticino riuscirà a valorizzare le sue potenzialità, potranno costituire delle opportunità di crescita.
La visione “Città-Ticino” implica un ripensamento del ruolo dei Comuni per sviluppare una visione d’insieme di tutto il Cantone.
Auspico quindi che il progetto del Bellinzonese possa essere una storia di successo, e sia di esempio e di stimolo per quei Comuni che non hanno ancora deciso di intraprendere questa strada. Il Bellinzonese è il terreno chiave per iniziare a definire il Ticino di domani, e questa sfida dobbiamo affrontarla apertamente e con la fiducia di coloro che stanno creando le basi per un Ticino più coeso al suo interno e meglio capace di rispondere alle domande del futuro.
Vi ringrazio dell’attenzione.
Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della presentazione del Progetto di aggregazione del Bellinzonese
Auch im Tessin steigt die Zahl der Gewalttaten gegen Beamte. Staatsrat, Stadträte und Polizeigewerkschaft fordern eine grundsätzlich härtere Bestrafung der Täter.
Es ist Anfang März in Lugano-Paradiso: Zwei Polizisten kontrollieren abends ein Fahrzeug. Dieses steht im Parkverbot. Der Besitzer kommt hinzu, die Beamten wollen eine Personenkontrolle durchführen. Daraufhin beschimpft sie der 26-Jährige, steigt ins Auto, setzt zurück – um plötzlich mit Vollgas auf die beiden Polizisten zuzusteuern. Der eine Beamte zieht sich mittelschwere Verletzungen an Beinen und Schultern zu, der andere kann rechtzeitig zur Seite springen. Der Lenker wird etwas später von anderen Polizisten angehalten und verhaftet.
Ähnliches geschah eine Woche zuvor in Brissago. Ein Taxifahrer wollte sich in den frühen Morgenstunden durch Flucht einer Kontrolle entziehen. Dabei geriet ein Polizeibeamter unter das Auto, wurde 30 Meter mitgeschleift und trug dennoch nur eher leichte Verletzungen davon. Der Taxifahrer aus Locarno raste rücksichtslos davon, weil er über keine Konzession für die Region verfügte. Er wurde nach einer Verfolgungsjagd gestoppt und wegen Strassen-Piraterie und Gewalt gegen Beamte verzeigt.
Die beiden Fälle lassen aufhorchen. Es handle sich um Gewaltakte im Rahmen banaler Vorgehen, die mit Problemen des Strassenverkehrs zu tun hätten, sagt Andrea Pomponio, Ko-Präsident der Sektion Polizei der Gewerkschaft VPOD. Laut seinen Worten ist dies beunruhigend, weil sich die tätlichen Aggressionen nicht mehr auf Sondersituationen wie Handgemenge oder Sportanlässe beschränken. In Pomponios Augen ein deutlicher Beweis für die «Eskalation» der Gewalt gegen Polizisten.
Immer banalere Gründe
Klar ist auch der Standpunkt des Verbandes Schweizerischer Polizeibeamter (VSPB): Die Situation könne schon bei normalen Verkehrskontrollen heftig werden, sagt Generalsekretär Max Hofmann. Die zwei Tessiner Fälle seien keine Seltenheit, seit Jahren registriere man landesweit steigende Zahlen, was massive Drohungen und Gewalt gegen Polizisten angehe. Im Jahr 2000 wurden 774 solcher Fälle verzeichnet, letztes Jahr waren es 2776 – dies stellt einen Anstieg von 259 Prozent dar. «Das Problem ist explodiert», so Hofmann. Sein Verband fordert bessere Prävention und Massnahmen der Abschreckung. Für Pomponio gehört auch härtere Bestrafung zur Prävention: Ihm schweben statt Bussgelder unbedingte Haftstrafen vor. Diese Forderungen stossen beim Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements auf offene Ohren: Die Wiedereinführung kurzer Haftstrafen wäre ein wichtiges erstes Abschreckungsmittel, erklärt Norman Gobbi (Lega). Er sieht die Zahl Gewaltakte nicht nur gegen Polizisten, sondern generell gegen Beamte im Steigen begriffen. Dies interpretiert Gobbi als Ausdruck einer gewissen gesellschaftlichen Verwahrlosung und des fehlenden Respekts gegenüber dem Staat. Daher sollte das Image des Polizisten-Berufes gezielt «aufgewertet» werden.
Gobbi unterstützt die Forderungen des Polizisten-Verbands. Er erinnert an die Petition des VSPB von 2009 zuhanden von Bundesrat und Parlament, die eine härtere Bestrafung fordert und trotz positiven Reaktionen noch immer der definitiven Behandlung seitens der Parlamentskommissionen harrt. Zudem reichte im Januar 2014 das Tessin eine kantonale Initiative ein: Sie gesellt sich zu jenen der Kantone Waadt und Genf. Das nationale Parlament will diese Vorlagen, die eine entsprechende Gesetzesverschärfung verlangen, heuer behandeln. Über die Notwendigkeit politischer Sofortmassnahmen gehen die Meinungen allerdings auseinander. – Auch Luganos Polizeivorstand, der freisinnige Stadtrat Michele Bertini, mag keine Milde mehr walten lassen. Gemäss dem «Corriere del Ticino» hatte er kurz vor Weihnachten gefordert, die behördliche «Gutwilligkeit» gegenüber Gewalttätern zu beenden. Dies, nachdem an drei Wochenenden hintereinander in Lugano Polizeibeamte tätlich angegriffen worden waren – ein eher städtisches Phänomen. Bertini erinnerte auch an die Prügel-Aktion gegen zwei Polizisten während des Eishockeyspiels Lugano gegen Ambri-Piotta im Herbst 2013 und jene während der Fasnacht 2014 in Montagnola. Es brauche nun eine gewisse Strenge, so Bertini. Derlei Vorfällen könne man nicht mehr mit normaler Prävention Einhalt gebieten.
Seelische Schäden
Pomponio und Hofmann erinnern auch an die psychischen Folgen bei den betroffenen Beamten. Laut ihren Worten gibt es Polizisten, die dauerhafte körperliche oder seelische Versehrungen davontragen und das Erlebte immer vor Augen haben. Auch Drohungen seien nicht zu unterschätzen, weil ein Beamter bereits dann ein Gefühl der Unsicherheit entwickeln kann. Und dieses findet seinen Widerhall im Berufs- wie auch Privatleben.
http://www.nzz.ch/schweiz/mit-vollgas-gegen-polizisten-1.18503536
Peter Jankovsky, Bellinzona 17.3.2015 (NZZ) – Bild: Gabriele Putzu / Keystone
Oggi, martedì 17 marzo, alla presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Sindaco di Mendrisio Carlo Croci, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e del Comandante della Polizia comunale di Mendrisio Patrick Roth, si è volto un incontro con i media per presentare la nuova organizzazione della Gendarmeria della Polizia cantonale ticinese.
Per incrementare qualità, efficienza e rapidità delle prestazioni della Polizia cantonale, dal 1. luglio prossimo, l’attività della Gendarmeria sarà riorganizzata sul territorio cantonale in cinque reparti: Mendrisiotto, Luganese, Locarnese e Valli, Bellinzonese e Alto Ticino, Stradale. Rispetto all’attuale strutturazione, verrà costituito nella Regione del Mendrisiotto il I° Reparto di Gendarmeria. Nella prima fase della regionalizzazione esso troverà la propria sede principale al posto di gendarmeria di Chiasso, nella seconda fase, presso l’edificando Centro di Pronto Intervento di Mendrisio.
La creazione del nuovo Reparto nel Mendrisiotto è giustificata non solo dalla critica situazione di questa regione di confine, interessata da fenomeni criminali e confrontata quotidianamente con una difficoltosa mobilità stradale che complica gli interventi di polizia, ma anche dalla necessità di meglio coordinare l’attività di polizia sul territorio con le Polizie comunali e le Guardie di confine.
Questa riorganizzazione rappresenta il corollario di una più ampia rivisitazione strategica in materia di sicurezza implementata nel quadriennio dal Dipartimento delle istituzioni. Oltre a definire gli indirizzi strategici del settore logistico della Polizia e a dotarla di risorse tecniche e informatiche atte ad aumentarne l’efficienza e l’efficacia, il Governo ha anche approvato lo scorso anno l’adeguamento del numero di agenti entro il 2017; ed è in particolare grazie a quest’ultima decisione che è stato possibile concretizzare il nuovo reparto nel Mendrisiotto.
La realizzazione del Centro di Pronto Intervento di Mendrisio è un progetto di grande rilevanza territoriale che rientra peraltro nelle linee strategiche definite in ambito di sicurezza sia del Cantone, sia della Città di Mendrisio. Il nuovo Centro, che riunirà sotto un unico tetto polizia, pompieri e protezione civile, ha lo scopo di creare sinergie, complementarità e soluzioni logistiche a vantaggio di un migliore servizio a favore della popolazione. Un esempio di collaborazione proficua a favore della sicurezza di tutti.
Permettere la posa di cimici e telecamere, consentire sorveglianza della corrispondenza postale come pure le intercettazioni telefoniche preventive al di fuori dei procedimenti penali, raccogliere e conservare informazioni su persone potenzialmente pericolose per il nostro Paese e per altre Nazioni: tutte queste azioni a tutela della nostra sicurezza oggi in Svizzera non sono possibili. La motivazione? La nostra attuale legge non ce lo permette. Ma da questo pomeriggio, qualcosa potrebbe cambiare. Nella seduta odierna, il Consiglio nazionale dibatterà difatti proprio sulla nuova legge sul Servizio delle attività informative della Confederazione, ovvero i nostri 007.
Pensata ancor prima degli attentati di matrice islamica perpetrati in Europa all’inizio di quest’anno, la nuova Legge federale sulle attività informative persegue lo scopo di contribuire a garantire i fondamenti della democrazia e dello Stato di diritto della Svizzera, oltre che incrementare la sicurezza della popolazione svizzera e degli svizzeri all’estero, sostenere la capacità d’azione del nostro Paese e, non da ultimo, contribuire a salvaguardare gli interessi internazionali in materia di sicurezza. Una legge importante quindi, perché permetterà – assieme alla nuova Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni che verrà verosimilmente discussa nel corso della prossima sessione parlamentare – una più incisiva attività di intelligence, affinché la Confederazione possa essere indipendente dai servizi segreti esteri nel garantire la propria sicurezza interna e nel contempo possa affiancare gli altri Stati europei nella valutazione e prevenzione delle minacce e dei possibili pericoli.
Senza queste nuove norme di legge, il nostro Paese non dispone di capacità di controllo per rispondere efficacemente a situazioni potenzialmente pericolose oppure alla prevenzione di reati gravi, lasciandoci così esposti a situazioni a rischio, come la presenza di seguaci di organizzazioni terroristiche sul nostro territorio. Grazie alle nuove misure di acquisizione di informazioni previste dalla nuova legge, la Svizzera disporrà dunque di strumenti efficienti che permetteranno di prevenire atti legati al terrorismo, all’estremismo violento ma anche al furto di dati personali su internet, alla proliferazione di armi di distruzione di massa oppure ad attacchi a infrastrutture critiche. Sarà difatti possibile raccogliere informazioni a titolo preventivo, monitorando situazioni o individui di cui già si sospetta la pericolosità attingendo a molteplici fonti, così da poter garantire un’individuazione tempestiva e una valutazione completa delle minacce per la sicurezza interna ed esterna del nostro Paese. È il caso per esempio dei controlli sui 64 “foreign fighters” registrati in Svizzera nel febbraio scorso, ovvero europei e stranieri residenti in Europa che si recano per combattere nei territori oggetto di conflitti armati in cui l’ISIS è coinvolta, ma non solo.
Con la revisione della Legge sulla sorveglianza delle telecomunicazioni sarà poi possibile verificare anche il traf¬fico via social media e app, penso in particolare alle comunicazioni via Skype oppure via Whatsapp. Questi ulteriori strumenti contribuiranno a ridurre il rischio in maniera importante, nella consapevolezza che il rischio zero non potrà tuttavia mai esistere. Come ha ricordato Markus Seiler, Capo del Servizio delle attività informative della Confederazione, che nel mese di febbraio è stato mio gradito ospite per una conferenza sul tema, la Svizzera non è un’isola. Anche il nostro Paese è confrontato con le minacce che ho elencato sopra. In un contesto globale contraddistinto da grande instabilità, dobbiamo poter disporre di mezzi efficaci capaci di tutelare la nostra sicurezza. Ecco perché la nuova legge che verrà discussa quest’oggi alla Camera bassa deve essere sostenuta.
È pur vero, come hanno fatto notare alcuni, che le nuove norme limiteranno i diritti fondamentali e le libertà individuali di taluni. Tuttavia, l’importanza di agire a titolo preventivo, nel pieno rispetto del principio della proporzionalità e con la necessaria autorizzazione da parte di un tribunale ad agire, permetterà di ossequiare le nostre garanzie costituzionali. Per la sicurezza di tutti, limitiamo la libertà di alcuni, ricordando nondimeno, che in una società libera come la nostra, la sicurezza assoluta non esiste. Dotarsi degli strumenti adeguati per operare, come quelli della nuova Legge federale sulle attività informative è un passo urgente più che necessario, oltre che obbligatorio. Solo così potremo difatti ridurre le minacce e i pericoli con i quali anche il nostro Paese è confrontato.
Giornale del popolo
Opinione CdS Gobbi 16 marzo 2015
Revisione Legge federale sulle attività informative
Aumento globale degli effettivi delle forze dell’ordine del 2%. In Ticino l’incremento in due anni è stato del 7%. Il numero degli agenti di polizia attivi in Svizzera è aumentato di 400 unità a livello nazionale durante il 2014, di cui 59 solo in Ticino. A segnare la maggior progressione in termini numerici il Ticino che ha visto gli agenti delle polizie comunali e di quella cantonale crescere dalle 871 unità di fine 2013 a 930 di inizio 2015, ossia un incremento del 7%.
Globalmente, progredendo del 2%,il numero di poliziotti è di 17.700. Ne danno notizia i domenicali svizzero-tedeschi sulla base di una pubblicazione della Conferenza svizzera di comandanti delle polizie cantonali. In tutti i cantoni e comuni svizzeri si è assistito ad una crescita degli effettivi. Solo i cantoni di Lucerna, Svitto e Uri sono in controtendenza.
Pure in netto aumento gli agenti attivi nei cantoni Argovia (da 886 a 925), Ginevra (da 1.374 a 1.431) e Vaud (da 1.840 a 1.916). Meno pronunciate gli aumenti negli altri cantoni romandi. Malgrado questa lievitazione numerica, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ritiene che sul territorio nazionale manchino 7.000 effettivi.
http://www.rsi.ch/news/svizzera/Pi%C3%B9-poliziotti-in-Svizzera-4059854.html