Il 5 giugno diciamo NO all’iniziativa «A favore del servizio pubblico»!

Il 5 giugno diciamo NO all’iniziativa «A favore del servizio pubblico»!

Dal Mattino della Domenica del 22 maggio 2016

Un’iniziativa pericolosa e controproducente

Tra i temi sui quali il Popolo svizzero dovrà esprimersi il prossimo 5 giugno 2016 vi è anche quello relativo all’iniziativa popolare “A favore del servizio pubblico”. Un titolo che è tutto un programma, dato che può essere interpretato in diversi modi: chi di noi infatti non ha a cuore la qualità del nostro servizio pubblico? Un titolo del genere ha tutto per risultare seducente agli occhi dei cittadini, in particolare quelli provenienti da Cantoni periferici come il Ticino, che negli anni ha dovuto subire pesanti conseguenze occupazionali a causa del ridimensionamento delle ex regie federali. Un aspetto maggiormente sentito dagli abitanti delle nostre valli, come posso testimoniare in prima persona, che hanno visto sparire alcuni servizi federali storici presenti sul territorio.

Se leggiamo con attenzione il testo in votazione ci accorgiamo però come questa iniziativa sia un mero specchietto per allodole. Vietare alle FFS, alla Swisscom e alla Posta di conseguire profitti non significa affatto favorire il servizio pubblico, anzi! Con questa iniziativa, come vogliono far credere i suoi fautori, non aumenteranno i posti a sedere sui treni né riapriranno gli uffici postali nei villaggi delle nostre valli. Gli abbonamenti per il cellulare non costeranno meno, la rete internet superveloce non arriverà fino a Fusio e i treni non saranno più puntuali. Il risultato, se questa iniziativa dovesse essere approvata, sarebbe al contrario una drastica riduzione delle risorse finanziarie a disposizione di queste aziende, con il rischio di un’ulteriore riduzione dei servizi e dunque anche dei posti di lavoro. Questo proprio in un momento di difficoltà per l’economia ed il mercato del lavoro ticinesi. Per la serie: oltre al danno la beffa! Al di là dei margini di miglioramento in alcuni settori che nessuno nega, il servizio offerto oggi ai cittadini svizzeri rappresenta un’eccellenza a livello mondiale; un’eccellenza che molti cittadini di altri Paesi ci invidiano!

L’iniziativa rischia dunque paradossalmente di mettere in ginocchio il servizio pubblico, con FFS, Swisscom e La Posta che si ritroverebbero nella situazione di non poter conseguire profitti. Un obiettivo tanto inviso alla sinistra – al solito schierata ideologicamente sulle sue posizioni – che rappresenta uno stimolo per queste aziende alfine di migliorare la qualità del servizio così come l’efficienza dell’utilizzo delle risorse, evitando sprechi di denaro pubblico. Senza utili queste aziende non potrebbero inoltre continuare ad investire in modo importante nell’economia svizzera come hanno fatto finora. Prendiamo ad esempio la Posta, che ogni anno acquista prestazioni da oltre 12’000 fornitori per un totale di 3,3 miliardi di franchi. E quasi tutti questi fornitori sono svizzeri! Senza dimenticare poi che queste aziende occupano complessivamente 106’000 persone e formano ogni anno circa 4’300 apprendisti. Posti di lavoro che verrebbero minacciati da questa iniziativa. Non da ultimo, quest’ultima avrebbe delle conseguenze negative per le casse pubbliche: basti pensare che, solo nel 2014, le aziende di servizio pubblico hanno versato allo Stato 1,3 miliardi di franchi! Mettere a rischio queste risorse significa giocare una scommessa azzardata, della quale a pagarne il prezzo saranno alla fine tutti i cittadini elvetici, specialmente quelli dei Cantoni periferici come il Ticino. Per tutti questi motivi, ma soprattutto per continuare a garantire la qualità del nostro servizio pubblico, è importante dire «NO» il 5 giugno all’iniziativa «A favore del servizio pubblico». Un’iniziativa dal titolo fuorviante, un’iniziativa pericolosa per tutti i cittadini!

Verso la giustizia di domani, con la massima collaborazione

Verso la giustizia di domani, con la massima collaborazione

Discorso che ho pronunciato in occasione in occasione dell’Assemblea generale ordinaria dell’Ordine degli avvocati, 19 maggio 2016

Signor Presidente,
Signori Magistrati,
Gentili signore, egregi signori avvocati,

è per me un grande piacere portare il saluto del Consiglio di Stato e del Dipartimento delle istituzioni alla vostra Assemblea generale ordinaria e vi ringrazio anche quest’anno per il vostro cortese invito.

La vostra Assemblea è un momento privilegiato di dialogo e di scambio d’informazioni – al quale do sempre volentieri seguito. Un’occasione imperdibile durante la quale ho la possibilità di darvi una panoramica dei progetti in corso nell’ambito della giustizia – ma non solo! – e di condividere con voi gli sviluppi relativi a quei campi d’attività che toccano da vicino il vostro operato. Ci tengo a sottolineare che non si tratta dell’unico momento di scambio con l’Ordine degli avvocati. La collaborazione anche nel corso dello scorso anno è stata valida e preziosa. In questo contesto mi preme mettere in evidenza l’ottima collaborazione che si è creata tra la Direzione delle Strutture carcerarie cantonali e l’Ordine degli avvocati per il tramite del suo Presidente. Mi riferisco in particolar modo al recente accordo raggiunto per quel che concerne il tempo massimo giornaliero da concedere ai prevenuti per parlare con il loro patrocinatore e alle modalità comunicative in caso di urgenza. Mi sono giunti importanti segnali di soddisfazione relativi al rapporto con gli avvocati difensori, che riescono a lavorare nel pieno rispetto delle disposizioni – anche per certi aspetti rigide – volute dalla Direzione delle nostre carceri.
Un’ottima collaborazione quindi, non solo con il sottoscritto ma anche con i miei funzionari dirigenti e in particolar modo con la Divisione della giustizia.
Divisione che da febbraio può contare su una nuova responsabile: Frida Andreotti è, infatti, la nuova Direttrice che ha sostituito Giorgio Battaglioni alla testa della Divisione.
Cambiano le persone ma non cambiano i buoni auspici né l’intenzione di continuare a collaborare in modo proficuo ed efficace con l’Ordine.

Nelle scorse settimane, con questo spirito, la nuova Direttrice ha inviato all’attenzione del vostro Presidente una lettera in cui lo ha informato sulla manovra di risanamento delle finanze cantonali presentata il 26 aprile dal Governo in corporae ai media.
Scopo della manovra è quello di migliorare il precario stato di salute dei conti dello Stato raggiungendo il pareggio di bilancio entro il 2019.
Questo significa recuperare 180 milioni: ogni Dipartimento in questo senso ha fatto la sua parte e ha trovato al suo interno una serie di misure – attualmente al vaglio del Gran Consiglio – da aggiungere al pacchetto di risanamento.
Alcune di queste misure vi toccano più da vicino, per questo motivo vi sono state illustrate nel dettaglio una volta reso pubblico il progetto.
Mi soffermerò brevemente su alcune anche stasera.
Anzitutto mi preme mettere l’accento sulla riorganizzazione delle giudicature di pace.
Un progetto confermato nell’ambito del risanamento ma che non è una novità.
Si tratta difatti di un tema già approfondito nell’ambito del progetto “Giustizia 2018”.
Cosa andremo a cambiare?
Sostanzialmente ridurremo il numero delle giudicature di pace, verrà soppressa la figura del giudice di pace supplente e il sistema retributivo sarà adeguato di conseguenza.
Colgo l’occasione per ribadire l’impegno del Governo e del Dipartimento nel voler proseguire con il progetto che vuole rivedere l’assetto della giustizia del nostro Cantone nell’ottica di offrire un servizio di qualità assicurando il rispetto del principio della trasparenza nei confronti dei nostri cittadini ma anche di tutti gli addetti ai lavori.
Un cantiere, quello della giustizia ticinese, che, ribadisco – come fatto lo scorso anno in questa sede – sta andando avanti grazie anche – e soprattutto – grazie alla vostra collaborazione e al vostro impegno che non avete mai negato.
Di questo ve ne sono davvero grato.

Dopo questo breve excursus su “Giustizia 2018” riporto il focus sul risanamento delle finanze cantonali e in generale su altre riorganizzazioni che abbiamo inserito come misure da attuare nel corso della legislatura.
Riorganizzazioni di alcuni settori come quello delle esecuzioni, dei fallimenti e dei registri.
Riorganizzazioni che oltre a contribuire al raggiungimento del pareggio dei conti perseguono pure l’obiettivo di migliorare significativamente il servizio offerto alla cittadinanza e agli addetti ai lavori ottimizzando al contempo le risorse a disposizione.
Un tema, quello delle riorganizzazioni, al quale credo e a cui ho sempre dedicato attenzione da quando sono entrato in Consiglio di Stato.
Un aspetto di fondamentale importanza a cui l’amministrazione pubblica non può e non deve sottrarsi per stare al passo con i tempi e rispondere puntualmente e tempestivamente alle nuove esigenze di tutta la popolazione dettate soprattutto dal contesto di continua evoluzione – soprattutto tecnologica – nel quale ci situiamo oggi.

Altri cantieri, altre sfide ci attendono quindi nel corso della corrente legislatura.
Sfide anche ambiziose – non lo nego – ma sulla cui riuscita sono fiducioso di poter contare, ancora una volta, sullo scambio d’opinioni con il vostro Ordine all’insegna del dialogo e della trasparenza. Essendo la manovra per risanare le finanze il centro dell’attività del Governo ho ritenuto di dover ribadire e approfondire anche in questa sede alcune sfaccettature. Sono tuttavia cosciente che le carte sul tavolo, anche da parte vostra, sono numerose e – lo sottolineo – saranno affrontate. In questo senso la Direttrice della Divisione della giustizia vi ha dato la sua disponibilità ad approfondire alcune considerazioni sul tema dell’avvocatura di Stato sollevate lo scorso mese di febbraio alla nostra attenzione.
Per poter raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati tutti gli attori coinvolti, Istituzioni comprese, devono fare la loro parte. Per poter arrivare all’ambizioso e storico traguardo che ci siamo prefissati serve oltre alla vostra preziosa e valida cooperazione anche – e soprattutto – una presa di coscienza collettiva. Confido che anche in futuro continueremo a mantenere dialogo e condivisione quali principi fondati delle nostre interazioni.
“Nostre” intese come delle istituzioni e non solo e unicamente del sottoscritto.

A questo proposito tengo a riformulare i miei ringraziamenti a voi tutti partendo dal vostro Presidente, dai membri del Consiglio e da tutti gli altri affiliati coinvolti.

Vi ingrazio per l’attenzione.

Sicurezza e segnali dal territorio

Sicurezza e segnali dal territorio

Da La Regione del 19 maggio 2016

Norman Gobbi all’assemblea dell’Associazione polizie comunali: controllo abitanti, compito importante – Dimitri Bossalini: «La criminalità organizzata sta erodendo il tessuto economico ticinese».

Preoccupa il terrorismo, «ma mi preoccupa maggiormente la criminalità organizzata, che secondo me sta erodendo il tessuto economico ticinese e non solo. Qui qualcosa in più si potrebbe fare». Dimitri Bossalini , presidente dell’Apcti, l’Associazione delle polizie comunali, è uno che soppesa le parole. Così ha fatto ieri a Bellinzona, in occasione dell’assemblea. Poche, chiare parole con cui Bossalini, alla testa della Polizia del Vedeggio, ha voluto richiamare l’attenzione dei colleghi comandanti su uno dei principali temi attuali in materia di sicurezza interna. Il crimine organizzato di stampo mafioso. Che oggi vuol dire soprattutto ’ndrangheta. La quale, come attestano in questi ultimi anni diverse inchieste giudiziarie italiane ed elvetiche, movimenta denaro e propri affiliati anche al di qua del confine. E allora cosa potrebbero fare le polcomunali, abbiamo chiesto al responsabile dell’Apcti, per fronteggiare la criminalità organizzata? «Dobbiamo vigilare, dobbiamo essere in grado di cogliere certi segnali, di analizzare determinate informazioni e passarle poi alle autorità di perseguimento competenti, in primis la Polizia giudiziaria federale».

Vigilare sul territorio. Per contrastare, fra l’altro, «la realtà dei finti dimoranti e delle società di comodo», ha sottolineato il capo del Dipartimento istituzioni intervenendo all’assemblea. «Il controllo abitanti è un compito che va preso seriamente dai municipi e dalle polizie comunali», ha aggiunto Norman Gobbi . Non solo. Per rispondere alle «grandi e piccole» minacce «è fondamentale la collaborazione» tra le forze dell’ordine. Fra comunali, Polcantonale, guardie di confine… e «partner istituzionali» anche di altri Paesi, nel nostro caso gli investigatori «italiani». La cooperazione, dunque. Concetto che ha ispirato la messa a punto della LcPol, la Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le polcomunali, entrata in vigore a tutti gli effetti lo scorso settembre. E che contempla otto regioni di polizia comunale facenti capo ad altrettanti Comuni polo. Una riforma «epocale», l’ha definita Bossalini nella sua relazione, che «concretizza la polizia di prossimità». Una riforma «ideale di polizia ticinese», difesa a spada tratta (con successo) dall’Apcti quando il Gran Consiglio era chiamato a pronunciarsi sulla proposta, sostenuta dal governo, del deputato liberale radicale Giorgio Galusero di dar vita in Ticino a un solo corpo di polizia, unendo Cantonale e comunali. Il modello introdotto dalla LcPol potrebbe tuttavia essere affinato, ha rilevato Bossalini. Il comitato dell’Associazione delle polcom «ha infatti intravisto delle opportunità di ottimizzazione, con una possibile riduzione, previo consenso dei municipi e dei consigli comunali coinvolti, del numero di Poli e la fusione tra alcune polizie strutturate (almeno sei agenti, comandante compreso, ndr)». Operazione che «dovrà comunque tener conto dell’ampiezza del territorio e della densità di popolazione».

Sotto la lente dell’assemblea anche la petizione lanciata online in marzo a livello svizzero dall’associazione ticinese ‘Amici delle forze di polizia’ (guidata da Stefano Piazza ) per un inasprimento delle sanzioni nei confronti degli autori di aggressioni, fisiche e verbali, a danno dei funzionari pubblici. «Quasi settemila», ha fatto sapere Piazza, le firme sinora raccolte. Per incrementarne il numero, il comandante della polcomunale di Locarno Silvano Stern ha suggerito anche la versione cartacea della petizione.

SEGNALAZIONE RADAR MOBILI – ‘Occhio ai rischi’

La segnalazione della presenza di radar mobili «inciderebbe negativamente» sulla sicurezza stradale, «poiché quei pochi conducenti che sono soliti non osservare i limiti di velocità rallenterebbero unicamente in prossimità della postazione». E «rimarrebbero così impuniti». Con «un aumento del rischio di messa in pericolo per loro e per gli altri utenti della strada». Ovvero, con un possibile conseguente «aumento degli incidenti dovuti alla velocità». Quanto dichiarato in un’intervista alla ‘Regione’ pochi giorni prima della decisione del Gran Consiglio (seduta del 18 aprile) di introdurre l’obbligo di indicare le postazioni radar mobili, Bossalini lo ha ribadito ieri nel corso dell’assemblea dell’Apcti. Assemblea in cui si è parlato pure delle nuove disposizioni sull’ordine pubblico, in vigore dal prossimo primo luglio. Fra cui quella che vieta di celare il volto in pubblico: saranno quindi messi al bando anche burqa e niqab. Le violazioni della legge saranno punite con multa decisa dai municipi, ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini : «Una volta constatata dall’agente di polizia l’infrazione, bisognerà evitare che quest’ultima venga perpetuata: se la donna che indossa il burqa si oppone, ricordo che c’è un reato perseguibile d’ufficio, quello di impedimento di atti dell’autorità».

Penalizzati perché autonomi

Da LaRegione del 18 maggio 2016, un articolo di Chiara Scapozza

Il governo taglia il contributo di sostegno ai Comuni periferici che non si sono ancora aggregati

“La manovra sarà neutra per i Comuni”. Il Consiglio di Stato lo aveva garantito già prima di presentare il messaggio sul risanamento delle finanze cantonali e lo ha confermato illustrando i dettagli dell’operazione. Andando però a spulciare tra le misure (ne parliamo anche nella pagina seguente), casca l’occhio sulla “riduzione del contributo di localizzazione geografica in base allo stato di avanzamento delle aggregazioni”. Un risparmio di poco più di tre milioni di franchi per il Cantone, che si traduce in una minore entrata per una quarantina di Comuni e che ha fatto rizzare i capelli in testa ad alcuni amministratori locali. Ai municipi è di recente stata recapitata, da parte della Sezione degli enti locali, una circolare con la quale si ricapitola “l’impatto sui Comuni della manovra di risanamento finanziario cantonale”. Si spiegano i benefici (derivanti in gran parte dalla rivalutazione delle stime immobiliari) e le compensazioni (eliminazione tra l’altro del riversamento ai Comuni della tassa sugli utili immobiliari). Tirata la riga, l’operazione risulta globalmente neutra. Poi seguono le “altre misure”, di cui fa parte la citata riduzione del contributo di localizzazione geografica. Contributo introdotto a sostegno dei Comuni periferici che hanno costi legati alla gestione del territorio più elevati della media (superfici molto estese) e potenziato nel 2010 a seguito della cosiddetta ‘Iniziativa di Frasco’, che voleva riversare buona parte del provento dei canoni d’acqua alle zone periferiche quale indennizzo per lo sfruttamento delle acque per la produzione di energia elettrica. Fu allora il Consiglio di Stato a proporre, quale “compromesso”, il potenziamento del contributo di localizzazione geografica “dagli attuali 5,6 milioni di franchi, ad un importo corrispondente al 30% dell’introito lordo dei canoni d’acqua”, come si legge nel messaggio governativo di allora. Compromesso che venne accettato dal parlamento e dagli iniziativisti, che ritirarono così le loro pretese.

Importo all’80% o al 50%

“A differenza dell’iniziativa – specificava l’Esecutivo – questo montante non sarà ripartito tra tutti i Comuni ma solamente tra quelli periferici che già beneficiano del contributo di localizzazione geografica”. Si calcolava allora di raggiungere i 12 milioni di franchi all’anno. L’importo stimato per il 2016 ammonta a 16,5 milioni di franchi, mentre a mente della Sezione degli enti locali si potrebbe mantenere fermo a poco più di 13. Come? Suddividendo in tre categorie i Comuni beneficiari “a dipendenza della loro situazione in ambito aggregativo, in riferimento al Piano cantonale delle aggregazioni” (Pca). I Comuni già aggregati conformemente al Piano “percepiscono l’intero contributo”. Si tratta di Capriasca, Centovalli, Gambarogno, Onsernone, Acquarossa, Blenio, Serravalle, Faido. Quelli che “hanno già perlomeno portato a termine con successo un’aggregazione, rispettivamente quelli che hanno già votato a favore di un progetto poi abbandonato, hanno diritto all’80% del contributo”: Breggia, Castel S. Pietro, Alto Malcantone, Aranno, Bioggio, Cademario, Lugano, Miglieglia, Monteceneri, Brione Verzasca, Corippo, Frasco, CugnascoGerra, Mergoscia, Sonogno, Vogorno, Avegno Gordevio, Cevio, Lavizzara, Maggia, Pianezzo, S. Antonio. “Tutti gli altri ricevono il 50% dell’importo calcolato”. Sono Arogno, Rovio, Lavertezzo, Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Linescio, Isone, Airolo, Bedretto, Bodio, Dalpe, Giornico, Personico, Pollegio, Prato Leventina, Quinto. A loro il compito di far quadrare comunque i conti.

LE REAZIONI
Gobbi: ‘Strumento di stimolo. Va letto positivamente’. Badasci: ‘Possibilista’

Ritoccare il contributo di localizzazione geografica significa ritrattare il compromesso sull’iniziativa sui canoni d’acqua (‘Iniziativa di Frasco’). Come giustifica questa scelta il Consiglio di Stato? «Uno dei problemi evidenziati dal provvedimento è che ha bloccato determinati processi aggregativi: queste maggiori risorse hanno condizionato la volontà, o la necessità, di unire le forze per meglio gestire il territorio – risponde Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni –. Quindi la riduzione del contributo non rappresenta uno strumento di politica di risparmio, bensì di stimolo a quella aggregativa. Va letta in maniera positiva». Certo è che all’epoca dell’Iniziativa di Frasco la controproposta del governo fece breccia e si trovò un accordo politico… «Anche questa è una scelta politica, perché non si vanno a toccare indistintamente tutti i Comuni – replica Gobbi –. Chi ha già fatto i passi dovuti verso un progetto aggregativo non ne risentirà». Si tratta comunque di slegare il contributo dal concetto di sfruttamento dell’acqua e di legarlo al Piano cantonale delle aggregazioni. «Parzialmente sì. Perché il contributo non dev’essere visto come un pretesto per mantenere delle autonomie locali. Non dimentichiamo che parliamo di Comuni piccoli, che beneficiano ampiamente degli aiuti senza erogare servizi alla cittadinanza (scuole, infrastrutture ecc)». Ci sarebbe poi il discorso dei moltiplicatori d’imposta bassi… Gobbi si limita ad auspicare che il tutto serva da incentivo. «A livello aggregativo, affinché non trascorrano altri quattro anni senza che accada nulla. E a livello di discussione: mi auguro che il Gran Consiglio capisca la necessità d’intervenire. L’autonomia comunale è sì garantita, ma non assoluta e non in disprezzo della necessità di un riordino territoriale. Voluta, peraltro, dallo stesso parlamento». L’analisi del Legislativo è agli inizi. Fabio Badasci , deputato leghista e capofila nella “lotta” sui canoni d’acqua in qualità di sindaco di Frasco, non si sbilancia. «A primo acchito non posso dirmi soddisfatto, ma resto possibilista – spiega –. Bisognerà svolgere gli approfondimenti del caso». Chissà che non si trovi un (altro) modo per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta…

Un EOC forte per assicurare un futuro agli ospedali di valle

Un EOC forte per assicurare un futuro agli ospedali di valle

Da La Regione del 18 maggio 2016, una mia opinione sul tema in votazione il prossimo 5 giugno 2016

Sono passati più di 20 anni da quando ho varcato per l’ultima volta la porta del pronto soccorso dell’ospedale di Faido. Mi ero tagliato un dito affilando la falce e occorreva qualche punto di sutura. Fu l’ultima esperienza diretta con il nosocomio leventinese e in generale con altri ospedali, ma è indubbio che da allora il settore si è evoluto e in maniera molto veloce.
L’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), nato ad inizio Anni Ottanta, stava ancora risanando la voragine di debiti (ben 250 milioni di franchi!) ereditati dai 10 ospedali distrettuali che prima dell’Ente funzionavano in base a un numero eccessivo di letti, giornate di cura, doppioni e prestazioni non sempre all’insegna della qualità. Purtroppo, allora il miglior medico dei ticinesi era il famoso treno per Zurigo.

L’EOC è riuscito in pochi anni a guadagnare credibilità medica e politica, raggiungendo una stabilità finanziaria, anche grazie a regole di gestione volte a favorire cure appropriate, efficaci ma anche finanziariamente sostenibili che i promotori del referendum e dell’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali” rigettano perché secondo loro – e cito -“sono rette da una logica mercantile”.

Grazie a queste regole l’EOC è diventata un’azienda moderna e di qualità, che ha continuato a investire nelle zone periferiche; una scelta fondata su ragioni di politica regionale e resa possibile grazie a finanze divenute nel frattempo sane. Alcuni esempi tra i tanti: è stato rifatto l’ospedale di Faido, sono state costruite la Lavanderia e la sterilizzazione centrale a Biasca.
Oggi attorno al settore socio-sanitario ruotano oltre 1300 impieghi nelle sole Tre Valli, opportunità lavorative qualificate commisurate ai fabbisogni di cura. Ha dunque fatto bene il Parlamento ad allineare strutture e risorse in funzione dei nuovi bisogni. Bisogni di assistenza e cura derivati dall’andamento demografico (leggi invecchiamento della popolazione), dal progredire delle scienze mediche e dall’emergere di nuove specialità. Sfide che costringono, come nel caso della pianificazione ospedaliera, anche i piccoli ospedali a trasformarsi per rimanere al passo con le esigenze della popolazione e competitivi rispetto ai nosocomi d’Oltralpe: non specialistici – perché la massa critica è insufficiente – ma rivolti a percorsi di accoglienza più contenuta, rimanendo però un’unità di riferimento per la comunità.

Nello specifico, la nuova pianificazione ospedaliera approvata dal Gran Consiglio, manterrà sostanzialmente le attività negli ospedali di valle, soprattutto nell’intensità della presa a carico. Le due strutture di Acquarossa e Faido continueranno ad essere garantiti il fabbisogno di ricoveri a bassa intensità della popolazione della regione. Per Faido si apre invece l’opportunità di diventare terzo polo cantonale nella riabilitazione, assieme alla Clinica Hildebrand di Brissago e alla Clinica di Novaggio; ciò grazie anche alla riforma della legge sull’EOC, in votazione il 5 giugno, che chiarisce le regole in base alle quali l’Ente dovrà attenersi per stringere collaborazioni con il privato. Anche per i servizi di pronto soccorso si prevede di garantire come oggi un presidio sanitario in grado di prestare le prime cure per patologie non gravi, rispettivamente di stabilizzare i pazienti prima di trasferirli nei centri ospedalieri. Come del resto 20 anni fa quando mi sono recato per l’ultima volta.

Ben più importante a mio modo di vedere è invece il numero di posti di lavoro, ad oggi sono un’ottantina ad Acquarossa e una novantina a Faido (unità a tempo pieno), che potrebbero svilupparsi ulteriormente nelle Tre Valli, grazie appunto alla pianificazione ospedaliera che – ammettiamolo – favorisce lo sviluppo delle zone periferiche. L’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”, per quanto animata da intenti protettivi, è invece dannosa perché propone un ritorno al passato, fatto di letti in sovrannumero, doppioni e inefficienze. In caso di sua adozione, per Faido sfumerà probabilmente l’opportunità di diventare terzo polo cantonale nella riabilitazione. Mentre si fermerebbero i lavori per la realizzazione di un nuovo ospedale ad Acquarossa, previsto entro i prossimi 5-6 anni, quale futuro punto di riferimento per il Polo socio-sanitario bleniese con prospettive di conferma anche dei relativi posti di lavoro.

Il prossimo 5 giugno vi invito a sostenere con un Sì convinto la riforma della Legge cantonale sull’EOC, parallelamente a respingere l’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”. Avere un Ente ospedaliero cantonale competitivo, finanziariamente forte e progettuale è condizione imprescindibile per assicurare la presenza di impieghi qualificati nelle regioni periferiche, di servizi sanitari di qualità e di investimenti che garantiscano un futuro alle strutture ospedaliere di Faido ed Acquarossa.

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Dal Mattino della domenica l La misura ha permesso di vietare l’entrata in Ticino a 33 potenziali criminali

33. È questo il numero di criminali a cui nell’ultimo anno è stato negato il permesso di soggiorno per venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone. Tra queste persone figurano persone condannate per reati quali appropriazione indebita, omicidio, rapina, detenzione illegale di armi e munizioni nonché “distruzione di cadavere continuato”. Leggendo quest’ultimo termine mi sono chiesto a cosa si riferisse. Sono andato a verificare. Questa persona a cui abbiamo negato il permesso di entrata in passato aveva strangolato un anziano di 90 anni e in seguito aveva dato fuoco al suo cadavere! Non propriamente reati lievi, quindi, che permettono di comprendere l’importanza della misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per frontalieri G.
Una misura pienamente sostenuta dai cittadini in particolare attraverso le 12’192 raccolte mediante la petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, da sempre in prima linea per difendere la sicurezza del nostro Cantone e di tutta la popolazione.

Più sicurezza sul nostro territorio! È questo il risultato che abbiamo ottenuto grazie all’introduzione di questa misura straordinaria. Un provvedimento che ha fatto discutere, soprattutto oltre confine, ma che si è rivelato molto efficace. Un’efficacia riconosciuta da tutto il Governo, che ha deciso di mantenere questa misura in vigore, incaricando il Dipartimento delle istituzioni da me diretto di approfondire possibili misure alternative che consentano di ottenere analoghi risultati. Una misura, tengo a sottolineare, di sicurezza e di ordine pubblico, non economica, come qualcuno ha voluto far credere. Inoltre, non si tratta assolutamente di un atto discriminatorio, come dimostrano i dati statistici riferiti al primo anno della sua applicazione. Su un totale di 17’468 domande esaminate dall’Autorità cantonale, 17’276 hanno portato infatti al rilascio o al rinnovo del permesso. Insomma, come ho sempre ripetuto: chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere! Proprio per questo motivo la misura ha trovato pure la comprensione da parte dei cittadini stranieri che vogliono lavorare o dimorare onestamente sul nostro territorio.

Il mantenimento della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale è da salutare positivamente, poiché permetterà di continuare a salvaguardare la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. I fatti ci dicono che la conoscenza approfondita di una persona che vuole entrare nel nostro Paese è di vitale importanza per tutelarci anche di fronte a fenomeni gravi e preoccupanti come ad esempio il crimine organizzato oppure le attività terroristiche; fenomeni che oggi purtroppo possono toccare da vicino anche la Svizzera. Il concetto è molto semplice: chi farebbe entrare a vivere nella propria casa una persona senza conoscere meglio il suo vissuto? Credo proprio nessuno. E questo non per una chiusura tout court, come indicano i soliti fautori del “buonismo” a tutti costi, che a livello pratico non consente però di trovare delle soluzioni concrete ai problemi ai quali siamo confrontati. Fin dal mio primo giorno in Consiglio di Stato ho messo la sicurezza al centro del mio operato; un obiettivo che continuerò a perseguire anche in futuro. Perché la sicurezza, oltre ad essere un bene primario, rappresenta un valore fondamentale del nostro Paese. Un valore che lo Stato è chiamato a garantire ogni giorno, anche attraverso decisioni come quella da me presa nell’aprile 2015. Una decisione efficace, un atto dovuto nei confronti di tutti i cittadini!

Norman Gobbi

A Gudo il meglio della lotta svizzera

A Gudo il meglio della lotta svizzera

A 45 anni dall’ultimo grande evento organizzato in Ticino (nel 1971 a Sementina), la lotta svizzera si appresta a fare il suo ritorno a Sud delle Alpi.

L’evento, come scrive La Regione, è in programma sabato 25 e domenica 26 giugno al campo sportivo di Gudo, dove 120 atleti si sfideranno nell’ambito della prima “Festa ticinese di lotta svizzera”.

Si tratterà quasi esclusivamente di atleti provenienti da Oltralpe, ma ci saranno comunque anche 5 o 6 ticinesi affiliati all’Associazione cantonale di lotta svizzera, che si allenano al Centro sportivo nazionale della gioventù di Tenero.

Padrino della manifestazione sarà il consigliere di Stato Norman Gobbi. Per il pubblico saranno a disposizione circa 1’000 posti a sedere, oltre a una ricca offerta culinaria e numerose attività collaterali, tra cui una suggestiva esibizione del Coro delle Alpi.

Per maggiori informazioni: www.festalottasvizzera.ch

L’USI al servizio della Polizia cantonale in un workshop

L’USI al servizio della Polizia cantonale in un workshop

Giovedì 12 e venerdì 13 maggio l’USI ha ospitato gli Ufficiali della Polizia cantonale, che hanno frequentato un breve corso e un workshop ideati appositamente per loro dal prof. Paulo Gonçalves, direttore all’USI del Master of Advanced Studies in Humanitarian Logistics and Management (MASHLM). Il workshop aveva come obiettivo quello di trasferire al contesto ticinese alcune tecniche e metodologie di lavoro finora adottate nel campo dell’aiuto umanitario internazionale con lo scopo di applicarle concretamente in un altro settore, ossia nel miglioramento dei processi di collaborazione fra le diverse forze di polizia in Ticino.

L’iniziativa nasce dalla volontà del Comandante Matteo Cocchi di «trovare nuove metodologie di leadership per la Polizia cantonale, approfittando della qualità e dell’offerta che l’USI può vantare a tutto beneficio degli enti presenti sul territorio cantonale». Il corso, che per buona parte si è svolto nella forma di un workshop interattivo, si è basato su un approccio, ideato dal Prof. Gonçalves nell’ambito del suo programma di Master, grazie al quale le competenze e le esperienze dei partecipanti possono fungere da motore per lo sviluppo di soluzioni di pianificazione strategica. La particolarità di questo workshop interattivo è stato il suo carattere competitivo e cooperativo: i gruppi di partecipanti hanno formulato soluzioni che sono state messe a confronto e selezionate. Per il Prof. Gonçalves, «l’obiettivo di questa sorta di ‘torneo’ è di ottenere l’1% di idee ‘eccezionali’, per poi attuarle concretamente. Si arrivano ad esempio a stimolare fino a 300-400 idee per poi ricavarne tre o quattro che possono in seguito essere davvero applicate per migliorare la gestione delle situazioni di intervento. Più in generale, sviluppare processi e soluzioni significa imparare anche a stabilire delle priorità di azione». Gradita la visita durante i lavori del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ha salutato positivamente questa iniziativa di collaborazione tra l’USI e il Comando della Polizia cantonale.

Campagna informativa «Acque sicure»

Campagna informativa «Acque sicure»

In vista dell’estate 2016 ha preso avvio la campagna informativa «Acque sicure», con la quale il Dipartimento delle istituzioni intende tutelare la sicurezza dei residenti e dei turisti che frequentano fiumi e laghi del nostro Cantone.

La costante diminuzione di incidenti e morti nei corsi d’acqua ticinesi – legata anche alle campagne promosse negli ultimi 15 anni dalla Commissione cantonale «Fiumi ticinesi sicuri» – si è confermata anche nel 2015. Per quel che concerne i corsi d’acqua le statistiche hanno registrato un unico decesso contro una media di 5/6 negli anni peggiori; un calo particolarmente importante, alla luce dell’aumento dei bagnanti. Per contro, è rimasto elevato il numero degli infortuni: se da un lato desta attenzione l’aumento dei praticanti di sport estremi (canyoning, immersioni, canoa, tuffi grandi altezze, ecc.), anche nei laghi va mantenuta sotto controllo la condivisione delle acque tra le più svariate utenze, anche queste in crescita. I quattro annegamenti verificatisi nel 2015 nei laghi Ceresio e Verbano, con un andamento in controtendenza, indicano la necessità di mantenere alta la vigilanza. In generale, preoccupa infatti la noncuranza verso le regole basilari della sicurezza.
Da inizio 2016, nell’ambito del rinnovo delle Commissioni consultive del Consiglio di Stato per il quadriennio 2016-2019, il Governo – con l’intento di estendere la prevenzione anche alla balneazione nei laghi – ha costituito la nuova commissione “Acque sicure”, in sostituzione della Commissione cantonale “Fiumi ticinesi sicuri” che per più di un decennio si è dedicata con impegno e serierà alla sicurezza dei bagnanti su tutto il territorio cantonale.
È quindi partita in questi giorni la campagna di sensibilizzazione «Acque sicure», con affissioni in quattro lingue lungo le strade di tutto il Cantone. L’azione di prevenzione, che beneficia del patrocinio di Swisslos e si protrarrà sino all’inizio di ottobre, è organizzata dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Società di salvataggio svizzera, Ticino Turismo, l’associazione mantello delle aziende elettriche della Svizzera italiana (ESI), la SUVA e il Dipartimento della sanità e socialità. Il programma di prevenzione «Acque sicure» prevede – accanto ai manifesti – l’invio entro il mese di giugno di un opuscolo informativo a tutti gli attori turistici (alberghi, campeggi, enti turistici locali, cancellerie comunali, ecc.) e una campagna di informazione nei luoghi di ristoro durante tutta l’estate.
Per i mesi di luglio e agosto 2016 è stato poi confermato il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca, a Ponte Brolla e a Lavertezzo. Una misura coordinata già da alcuni anni dall’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli, che si è rilevata molto efficace. Grazie alla collaborazione con le Officine idroelettriche, gli amanti del canyoning potranno sempre annunciare a infolines telefoniche la propria presenza nei torrenti per poter svolgere la propria attività in tutta sicurezza. A questo proposito si rammenta che il sito www.hydrodaten.admin.ch fornisce aggiornamenti in tempo reale sulla portata d’acqua di quasi tutti i fiumi in Svizzera.
Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia lacuale colgono l’occasione per invitare tutti i bagnanti alla prudenza: più che dalle leggi, la sicurezza dipende soprattutto dal buon senso e dalla responsabilità di ogni persona.
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito internet www.ti.ch/acque-sicure.

Permessi, il casellario resta

Permessi, il casellario resta

Da LaRegione del 12 maggio 2016

Casellario giudiziale, il provvedimento straordinario voluto dal Dipartimento delle istituzioni, con 33 permessi negati su 17.468 domande, è stato giudicato efficace anche dal Governo all’unanimità – Una variante «eurocompatibile» sarà elaborata entro un anno.

Sulla fiducia. Il Consiglio di Stato ha deciso di giocarsela così. Provando a distendere i rapporti tra Roma e Berna promettendo, entro l’entrata in vigore dell’accordo fiscale, una misura di sicurezza e di ordine pubblico per chi richiede un permesso di soggiorno compatibile con il diritto internazionale. Ma nel frattempo nessun dietrofront: la richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale per tutti i cittadini Ue/Stati Terzi che chiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (il ‘B’) o per frontalieri (‘G’) resta in vigore. E questo nonostante da parte italiana sia stato più volte manifestato sconcerto per la misura voluta dal Dipartimento delle istituzioni, con la Svizzera federale a domandare al Ticino di revocare il provvedimento per permettere ai due Stati di concludere, con la firma prevista a luglio, le trattative fiscali in corso. La strategia è stata decisa all’unanimità dal governo cantonale ieri, che ha preso atto del bilancio a un anno dall’introduzione della “misura straordinaria” e ne ha condivisi gli obiettivi in termini di efficacia. «Prima di tutto constatiamo come non vi sia stata discriminazione – ha rilevato il presidente Paolo Beltraminelli incontrando la stampa –. Nel 99% dei casi il permesso è stato rilasciato». Mentre «a livello di sicurezza, 192 domande hanno richiesto valutazioni più approfondite, che hanno condotto in 33 casi a negare il permesso a persone potenzialmente pericolose». Detto dei risultati, l’Esecutivo ha quindi deciso di «incaricare il Dipartimento delle istituzioni di presentare entro un anno delle varianti compatibili con il diritto internazionale». Nel frattempo, come detto, la richiesta sistematica dell’estratto del casellario «resta in vigore». Dovrà essere sostituita da una misura analoga (ma legalmente più solida) da attuare «al più tardi con l’entrata in vigore degli accordi fiscali con l’Italia, verosimilmente non prima del 1° gennaio 2018».

Basterà questa garanzia a distendere i rapporti bilaterali e condurre in porto (infine) le trattative? «Il gesto lo abbiamo fatto – risponde ancora il presidente del Consiglio di Stato –. Noi crediamo di aver fatto i passi attesi a favore di un accordo che riteniamo importante, così come riteniamo importante muoverci a difesa del nostro territorio». Quanto riferito ieri pubblicamente sarà scritto nero su bianco in una missiva indirizzata al consigliere federale Ueli Maurer, a capo del dossier fiscale. «Il contenuto della lettera dovrebbe rasserenare Berna – prosegue Beltraminelli –. È chiaro che bisogna dare fiducia al Ticino e all’impegno che ci siamo presi nel trovare una variante compatibile, ma altrettanto efficiente. Noi riteniamo, in questo modo, di intraprendere quegli sforzi necessari per non essere d’intralcio alla conclusione delle trattative». Bisognerà capire se basterà questo impegno, messo nero su bianco all’indirizzo di Maurer, a scongelare non soltanto il ministro delle Finanze, ma soprattutto la controparte italiana.

BOTTA… – Gobbi: ‘L’Italia sa essere formale solo quando vuole’

«Trentatré persone potenzialmente pericolose non sono giunte sul nostro territorio. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale si è rivelata una misura equa ed efficace». Così Norman Gobbi , capo del Dipartimento delle istituzioni, presenta alla stampa il bilancio a un anno dall’introduzione del provvedimento. «Un provvedimento di sicurezza e di ordine pubblico, non economico, come qualcuno ha voluto sostenere». E che gode di un sostegno piuttosto compatto, come ha ricordato ancora il consigliere di Stato: in primis del Gran Consiglio, che tramite risoluzioni votate dal plenum ha tentato (con poca fortuna) di difenderlo a Berna (settimana scorsa l’incontro con la Commissione degli Stati, vedi ‘laRegione’ di mercoledì); poi anche da 12’192 cittadini, che hanno sottoscritto la petizione lanciata dalla Lega; e non da ultimo «dai cittadini stranieri richiedenti, che non hanno mai reclamato per la pretesa. Vale il vecchio adagio: ‘Chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere’». Ieri, come detto, si è aggiunto l’appoggio del collegio governativo, che ha chiesto al Dipartimento di studiare una misura che porti agli stessi risultati, ma che sia compatibile con gli accordi bilaterali. «L’anno di tempo concesso dall’Esecutivo ce lo prenderemo tutto – afferma ancora Gobbi –. Mi permetto di osservare comunque che c’è un Paese vicino a noi (l’Italia, ndr) che sa essere molto formale quando vuole, e meno quando gli fa comodo. Ad esempio sostenendo che la nuova imposizione fiscale per i frontalieri dopo la firma andrà a regime solo nel giro di 5-10 anni…».

… E RISPOSTA – ‘Numeri alla mano la misura è inutile’
Le prime reazioni che giungono da oltre confine sono critiche. La “distensione” auspicata sembra lontana… «Per noi è inaccettabile che rimangano norme discriminatorie – commenta perentorio Mauro Guerra , deputato alla Camera per il Pd –. Bisognerà che la misura sia sottoposta a verifica all’interno della Confederazione: è evidente che ci sono posizioni diverse e il Ticino da tempo va per la sua strada. Una linea che alla fine però dovrà fare i conti con la convergenza tra Italia e Svizzera». «La rigidità non aiuta nessuno – aggiunge Antonello Formenti , consigliere regionale lombardo (Lega) –. Il dato emerso riguardo ai permessi negati non è così significativo per prendere una posizione netta». Ancor più deluso Alessandro Fermi , sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, che aveva partecipato all’incontro tra Roberto Maroni e Norman Gobbi, quando il primo aveva definito la misura “vessatoria”. «Gobbi aveva promesso di verificarne l’utilità. La decisione presa oggi (ieri, ndr) è offensiva: numeri alla mano la misura risulta inutile. La parola che aveva dato era un’altra».