I patriziati, valore aggiunto per la collettività

I patriziati, valore aggiunto per la collettività

Vedo entusiasmo, passione e spirito corporativo

L’evento “PatriziAmo”, organizzato a inizio mese dalla Città di Lugano in concomitanza con la Festa d’Autunno, mi offre la possibilità di tornare a parlare di un tema a me caro e spero sia lo stesso per tutti i ticinesi.
Desidero dapprima ringraziare Michele Foletti, l’ideatore di queste giornate, il sindaco Marco Borradori e il portavoce di tutti i patriziati di Lugano Giorgio Foppa per il sostegno alla manifestazione.
I Patriziati sono una parte integrante della nostra società: si tratta di enti storici che hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che contribuiscono a costruire. Insomma, essi non sono i custodi di fredde ceneri, come qualcuno tende riduttivamente a pensare, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.
Il mio Dipartimento, proprio perché consapevole della loro centralità e perché intimamente convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, mette a disposizione la sua consulenza attraverso i propri Servizi, così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, noi – il Cantone e il Dipartimento – ci siamo! In questo contesto di costruttiva collaborazione, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), con la quale portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, l’ALPA sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Un patrimonio su cui possiamo contare
A confermare la tesi che si tratti di un ente radicato e ancora attuale, oggi in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi. Essi sono proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Si occupano con passione, spirito corporativo e con assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie quali i boschi, ma anche le cave, gli alpi, i caseifici, oltre alle infrastrutture sportive e turistiche. Insomma: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare.

Tra difficoltà e sensibilizzazione
Nel corso della presentazione della prima edizione dell’evento, è emersa anche la difficoltà di coinvolgere nell’universo patriziale nuove persone, soprattutto i giovani. La questione è sentita da tempo, anche se la Legge Organica Patriziale (LOP) – entrata in vigore nel 1992 – aiuta, visto che contempla la possibilità di diventare patrizi secondo varie modalità. Trovare persone che mettano a disposizione tempo ed energie è un problema in generale di tutto il volontariato. Il dinamismo non manca, ma occorre toccare le corde giuste per stimolare le nuove generazioni. E a proposito di sensibilizzazione dei giovanissimi, le idee ci sono: quest’estate, tanto per fare un esempio, oltre 3’000 bambini hanno partecipato alle attività organizzate con Lingue e Sport in collaborazione con diversi Patriziati. Essi hanno dato vita con entusiasmo a uscite ambientali o culturali per conoscere il territorio, dalla Leventina al Mendrisiotto. Piccoli patrizi crescono?

Una realtà propositiva
So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che la volontà non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato si muove all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone. Innesca un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Settore dei registri: una struttura adeguata alle necessità

Settore dei registri: una struttura adeguata alle necessità

Portata a termine un’altra importante riorganizzazione

La capacità di rinnovarsi e innovarsi è fondamentale per un Dipartimento che auspico reattivo e sempre vicino ai bisogni della popolazione. L’Amministrazione cantonale deve facilitare la vita ai cittadini, riducendo la burocrazia e i tempi di risposta.
Per questo motivo, negli anni ho concordato con i miei funzionari dirigenti l’avvio di numerose riorganizzazioni interne per snellire i processi lavorativi con l’introduzione di moderni strumenti di lavoro. Si tratta di individuare delle soluzioni attuabili in tempi ragionevoli, con modalità semplici e, se possibile, mettendo in pratica le misure di risparmio previste dal Governo.
L’introduzione di un numero maggiore di servizi online e il ricorso alle nuove tecnologie informatiche, che consentono la crescita della produttività attraverso l’automatizzazione, hanno permesso lo spostamento di alcuni collaboratori in settori in cui la criticità è più elevata. Questo significa che il numero di dipendenti non è diminuito, ma che è stato trovato loro un impiego più funzionale.
Nelle ultime settimane, con la concretizzazione della nuova struttura, è stata portata a compimento la riorganizzazione del settore dei registri della Divisione della giustizia. Sono particolarmente soddisfatto della nascita della Sezione dei registri, che sarà gerarchicamente subordinata alla Divisione della giustizia diretta dall’avvocato Frida Andreotti.
Una Sezione che esisteva già in passato e che è stato deciso di riproporre anche per uniformare la gestione delle prassi e limitare il potere d’apprezzamento dei vari Uffici. A richieste simili devono corrispondere risposte univoche a cittadini e professionisti del settore.
Ricordo che la Divisione incorpora, oltre alla Sezione dei registri, il settore esecutivo e fallimentare e il settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Inoltre, questa Divisione riveste anche l’importante ruolo di contatto tra il Potere esecutivo e la Magistratura.

La nuova organizzazione del settore dei registri
Alla nuova Sezione dei registri, che entrerà in funzione dal 1° dicembre 2018 e che conta una cinquantina di collaboratori, competerà la direzione dello specifico settore, composto dagli Uffici del registro fondiario distrettuali, dall’Ufficio del registro di commercio, dall’Ufficio del registro fondiario federale e dalla nuova Autorità cantonale unica di I. istanza in materia della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE).
La direzione è stata affidata all’avvocato Simone Albisetti, mentre l’avvocato Andrea Carri assumerà la presidenza della LAFE. Due nomine decise dal Governo questa settimana. L’avvocato Claudia Adami e l’avvocato Elisa Quadri Parravicini dirigeranno gli Uffici distrettuali del Sopraceneri rispettivamente del Sottoceneri. L’avvocato Andrea Porrini e il Signor Valerio Salvi sono stati confermati alla guida dell’Ufficio del registro di commercio e dell’Ufficio del registro fondiario federale.

Mi complimento con le persone che sono state nominate in settimana dal Consiglio di Stato e con tutti i funzionari dirigenti che compongono la nuova Sezione. Un ringraziamento particolare va pure alle collaboratrici e ai collaboratori del settore dei registri che hanno partecipato attivamente a un processo sicuramente non semplice. Quelli che abbiamo compiuto rappresentano ulteriori passi concreti che vanno nella direzione auspicata e che, una volta di più, confermano con i fatti la volontà di attuare in tempi ragionevolmente brevi progetti di riorganizzazione che – come ho detto in apertura – ritengo prioritari.

Prevenire il terrorismo senza cedere alla paura

Prevenire il terrorismo senza cedere alla paura

Basilare la collaborazione tra le forze di sicurezza e militari

Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di ospitare a Bellinzona il Governatore militare di Parigi e Generale di corpo d’armata Bruno Le Ray, uno dei più alti ufficiali dell’Esercito transalpino. L’occasione per questo evento, avvenuto nella sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline, è stato il tradizionale incontro che il Dipartimento delle istituzioni organizza con gli ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Un momento di dialogo e di condivisione cui tengo molto, durante il quale le autorità politiche cantonali e militari si confrontano su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone. Grazie all’ottimo lavoro del Capo della Sezione del Militare Ryan Pedevilla e dei suoi più stretti collaboratori, quest’anno abbiamo potuto ascoltare le parole del Generale Bruno Le Ray, che ha descritto in modo chiaro e coinvolgente cosa accadde nel novembre del 2015, il mese degli attacchi terroristici al Bataclan e allo Stade de France e come la Francia ha reagito.

Non farsi cogliere impreparati
Il tema della lotta al terrorismo, che di fatto vede impegnata la Francia dagli anni ’80, ha avuto una netta accelerazione in quella tragica estate, periodo in cui il livello di guardia è stato notevolmente alzato. Le Ray ha fatto riferimento all’Operazione Sentinella (Opération Sentinelle) che tuttora contempla il dispiegamento su Parigi di 10.000 soldati, impegnati sul territorio in permanenza e a rotazione, con scopi persuasivi e dissuasivi. Operazione Sentinella che si fonda sulla collaborazione tra le Forze armate e le Forze di sicurezza interne nella capitale francese. Un principio, quest’ultimo, che – fatte le debite proporzioni – possiamo applicare anche nel nostro contesto. Stiamo infatti attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. Tra le preoccupazioni che contraddistinguono la società in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente. Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune molto vicine a noi, come la stessa Francia) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Niente e nessuno può garantirci la perenne incolumità. Purtroppo, non avremo mai la certezza che attacchi terroristici di portata drammatica non possano toccare anche noi. Non siamo immuni dagli attentati ora, esattamente come non lo eravamo in passato. Dobbiamo pertanto vigilare senza sottovalutare niente e nessuno.

Non cedere all’immotivata paura
Dobbiamo però anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti. Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza, del quale non tutti hanno piena consapevolezza. Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio. Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle.

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

1 ottobre 2018 – Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

quello dei Patriziati è un tema a me caro in quanto considero questi storici enti una parte integrante e rappresentativa della nostra società. Noto, purtroppo, che a volte la loro importanza passa un po’ in secondo piano e che c’è chi ne dimentica il fondamentale ruolo che essi ricoprono. Un ruolo che attraverso le aggregazioni comunali – e la Città di Lugano ne è una testimonianza significativa – ha trovato una nuova energia, oserei dire una nuova vita. E qui faccio riferimento tanto alle aggregazioni di valle quanto a quelle urbane. Pensiamo ad esempio a quanto accaduto di recente nella Nuova Bellinzona, dove i Patriziati sono stati integrati quali elementi di collante territoriale e di salvaguardia delle numerose comunità confluite nell’agglomerato urbano. Un meccanismo che ha unito e non certo diviso. La Città di Lugano, come accennato, ha vissuto un’esperienza simile, seppur maggiormente dilatata nel tempo, e ora la nuova realtà comunale conta 15 Patriziati solidi, armonici e con un’interessante storia da raccontare.

Lasciatemi fare qualche numero: a confermare la tesi che si tratti di un ente radicato e ancora attuale, oggi in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi. Essi sono proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Si occupano con passione, spirito corporativo e con assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie quali i boschi, che citavo poc’anzi, ma anche le cave, gli alpi, i caseifici, oltre alle infrastrutture sportive e turistiche. Insomma: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare. L’attaccamento alle nostre radici, alla nostra identità, non è un limite, bensì una preziosa risorsa. Infatti, un albero per crescere ha bisogno di radici profonde per poter svettare e resistere alle tempeste.

Fortunatamente, il Ticino può affidarsi a Patriziati che guardano al futuro con entusiasmo, sostenuti in questo atteggiamento costruttivo dai Comuni e dal Cantone, con i quali collaborano attivamente. So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che il dinamismo non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato vive all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone, innescando un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Il mio Dipartimento, proprio perché consapevole della centralità dei Patriziati e perché intimamente convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, mette a disposizione la sua consulenza (attraverso i propri Servizi), così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, noi – il Cantone e il Dipartimento – ci siamo!

In questo contesto di costruttiva sinergia, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), con la quale portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, l’ALPA sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Termino con una promessa: con il Dipartimento e i miei collaboratori, partendo dal Capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa, continueremo a impegnarci per dare il nostro contributo a favore dei Patriziati ticinesi. Belle iniziative come la vostra, caro Sindaco e caro Presidente, non fanno altro che portare abbondante acqua al mulino dei Patriziati, rinnovandone la nomea e avvicinandoli ancor di più a coloro che non ne conoscono azioni e finalità. Apprezzo davvero molto l’idea di dedicare un evento – inserendolo oltretutto in un contesto nobile come il patio del Municipio di Lugano – alle attività dei Patriziati e ai prodotti che ne derivano. Essi hanno molto da offrire, rappresentano un servizio essenziale alle comunità locali, valorizzano il prodotto indigeno, promuovono il territorio e la cultura tenendo ben salda la barra della tradizione, coniugata però con l’innovazione.

I Patriziati hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che concorrono a costruire. L’albero della Città di Lugano può contare su vive e profonde radici, rappresentate dai suoi 15 Patriziati, e su esso continua a crescere nell’interesse di tutto il Cantone.
Insomma, i Patriziati non sono i custodi di fredde ceneri, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Confermare la tendenza al ribasso della criminalità

Di recente ho partecipato alla giornata di “porte aperte” della Scuola di Polizia a Isone: si tratta di un momento in cui gli aspiranti agenti presentano a famigliari e amici ciò che hanno appreso nelle prima fase di formazione. Per rispondere alle nuove minacce, la professione di agente di polizia nel corso degli anni si è trasformata: la percezione di sicurezza della popolazione è cambiata e nella quotidianità si è confrontati con scenari sempre più complessi e spesso imprevedibili.
Rispetto al passato, gli agenti sono ora impegnati non solo a garantire la sicurezza del nostro Cantone, ma anche quella nazionale e internazionale: la criminalità sta infatti assumendo una dimensione sempre più transfrontaliera. La formazione deve quindi tenere conto di questi scenari ed evolvere di conseguenza, in modo da permettere alle forze dell’ordine di raggiungere gli obiettivi operativi stabiliti.
Da parte mia, nel ruolo di Direttore del Dipartimento delle istituzioni continuerò a intrattenere contatti regolari con le autorità politiche degli altri Cantoni, della Confederazione e delle altre nazioni. Questo perché la collaborazione e il flusso informativo tra le parti è fondamentale per l’attività di prevenzione.
Non bisogna però dimenticare che il nostro Cantone resta un territorio sicuro: le statistiche sulla criminalità confermano un regolare calo dei reati penali strettamente correlato alle novità introdotte e agli strumenti messi a disposizione degli inquirenti.
Purtroppo, vi sono però delle tendenze negative da non sottovalutare: penso ad esempio agli episodi di violenza presso esercizi pubblici (in particolare discoteche) oppure all’ambito famigliare.
I futuri agenti avranno quindi il compito di confermare i buoni risultati raggiunti e di combattere le minacce cui saremo in futuro confrontati.

Una formazione solida e di qualità
Gli aspiranti che quest’anno hanno avuto la possibilità di frequentare la Scuola di polizia (SCP) sono 44, di cui 6 donne. Si tratta di un percorso formativo orientato allo sviluppo delle necessarie competenze, che fornisce strumenti indispensabili per gestire compiti impegnativi. L’intento è di formare dei validi poliziotti attraverso l’istruzione teorica, tecnica e pratica impartita da professionisti e specialisti di materia. Il programma segue un piano d’insegnamento condiviso a livello nazionale: si compone di materie di cultura generale e di materie specifiche per lo sviluppo di competenze professionali di polizia quali circolazione stradale, Polizia di prossimità, Polizia giudiziaria, sicurezza personale, tecniche d’intervento, diritto, etica e psicologia. Un periodo di stage in un contesto lavorativo completa il periodo di formazione.

L’importanza di una struttura morale adeguata
Mi preme sottolineare l’aspetto etico che deve sempre accompagnare lo svolgimento dei compiti degli agenti. Sulle loro spalle grava una significativa responsabilità: quali tutori dell’ordine, essi sono costantemente esposti a critiche, sia a livello pubblico che privato. La popolazione e i media si attendono da loro un comportamento esemplare. Ogni scelta è importante e va, nel limite del possibile, condivisa con chi ha più esperienza facendo tesoro dei consigli di chi ne sa di più. Il senso di responsabilità e la disciplina (nel lavoro e nella vita privata), unitamente al coraggio e la forza di volontà, contribuiscono a sviluppare il senso di appartenenza al corpo di Polizia.

Sono convinto che la nostra Scuola di Polizia continuerà a formare degli ottimi agenti. Dei validi professionisti – siano essi impiegati nella Polizia cantonale, nelle polizie comunali o negli altri partner della sicurezza – ai quali verrà affidato il delicato incarico di custodire la sicurezza sul nostro territorio. Forze nuove che vanno a integrarsi in una struttura qualificata portando dinamismo e altre modalità di lavoro.

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Verso una ristrutturazione ragionata

A inizio agosto il carcere della Stampa di Lugano-Cadro ha tagliato il traguardo dei 50 anni di esistenza. Lungo l’arco di questo periodo non sono certo mancate le riflessioni sul futuro di una struttura che oggi – e tutti ne siamo consapevoli – necessita di un restyling. Da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di risolvere, o perlomeno attenuare, l’ormai cronico problema della mancanza di spazi e la conseguente sovraoccupazione (sovraffollamento). Preoccupazioni di varia natura che il Dipartimento delle istituzioni ha fatto sue ormai da diversi anni, proponendo concrete soluzioni e fornendo il necessario appoggio per interventi puntuali di riqualifica e di mantenimento dell’attuale struttura. Ci troviamo confrontati con una situazione oggettivamente particolare e con l’urgenza di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena, rispetto della dignità del detenuto e reinserimento sociale: concetti ineludibili che, a loro volta, vanno però inseriti in un contesto economico di non facile lettura e che ci impone profonde riflessioni. Cosa che abbiamo fatto. La prospettata ristrutturazione del penitenziario ha pertanto subito un ridimensionamento dovuto proprio a necessità di bilancio: da un progetto di 142 milioni di franchi siamo passati a uno di poco più di 35. Così come ho già avuto modo di spiegare, è stata una mia scelta, maturata in piena autonomia, coscienza e responsabilità. Abbiamo compiuto minuziose ponderazioni allo scopo di meglio ottimizzare gli investimenti, un esercizio che è stato fatto e andrà ancora fatto in altri settori dello Stato.

Guardiamo al domani
Ma ciò non significa che l’idea di costruire un nuovo penitenziario sia caduta né tantomeno che si intenda sottovalutare l’importanza di questa struttura. Anzi. Il Consiglio di Stato, ed è storia recente, ha conferito al mio Dipartimento e alla Sezione logistica il mandato di intraprendere una valutazione di ubicazioni alternative proprio in vista della realizzazione di un nuovo complesso carcerario. Non è però per domani. Il domani prevede invece interventi puntuali, ragionati e soprattutto atti a mantenere l’alto livello di sicurezza garantito fin qui dal penitenziario della Stampa. Il carcere persegue l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale, ma è altrettanto chiaro che per prima cosa è un luogo di espiazione della pena e questo va garantito in un contesto di totale e granitica sicurezza. Fatto sta che sono previsti anche alcuni nuovi spazi e si sta vagliando la possibilità di riaprire il Naravazz di Torricella-Taverne per adibirlo a carcere femminile per detenute che devono scontare pene contenute.

Un po’ di storia
La Stampa ha quindi tagliato un significativo traguardo. In precedenza, il carcere sorgeva in piena Lugano, sul terreno delle Suore Cappuccine. L’inaugurazione risale al 1. luglio 1873 e il primo direttore fu Fulgenzio Chicherio, illuminato avvocato, giurista, sociologo e umanista, che propose una gestione innovativa del carcere imperniata sul rispetto della dignità dell’uomo e sulla sicurezza. A quasi 150 anni di distanza è un punto di vista ancora attuale e io non posso che essere d’accordo con lui. Quando fu chiaro a tutti che il carcere di Lugano aveva ormai fatto il suo tempo, prima di scegliere Cadro si scartarono altre ipotesi: Piano del Vedeggio, Piano di Magadino, Castello di Trevano e Boscone di Biasca. Per ragioni logistiche e pratiche, la spuntò l’attuale ubicazione. Sono appunto trascorsi 50 anni.
Ora è tempo di un compiere un ulteriore sforzo che permetterà al nostro Cantone di continuare a disporre di una struttura all’avanguardia, in grado di opportunamente soddisfare le esigenze di tutti.

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

18 settembre 2018 – Bellinzona

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Lasciatemi dapprima esprimere la mia soddisfazione personale nel poter essere qui, oggi, all’inaugurazione ufficiale di una struttura che non esito a definire di rilevanza primaria. Una struttura che è nata di fatto nell’ottobre 2012, all’indomani di un concorso a procedura libera per architetto e team di progettisti indetto dalla Sezione della logistica, ma di cui si è cominciato a discutere ben prima. Infatti, il Dipartimento che dirigo ha da subito creduto in questa idea, tanto da affidarla a un capoprogetto (Christian Cattaneo) e a un suo sostituto (Athos Solcà) che ne hanno coordinato passo dopo passo lo sviluppo, dall’idea iniziale all’odierna festosa giornata. E permettetemi di ringraziare anche la Sezione Logistica del DFE, il Centro Sistemi Informativi, gli architetti e le aziende coinvolte a vario titolo nel progetto per la proficua collaborazione. L’opera è dunque stata portata a compimento nel modo e nei tempi previsti e, come tutti possono vedere, il risultato ottenuto è davvero eccellente.

A fine 2008, il DI e il CGCF hanno avviato contatti con l’obiettivo di esplorare la linea da seguire per favorire la creazione di una Centrale d’allarme unica che potesse riunire, oltre ai partner della protezione della popolazione cantonali, anche le Guardie di Confine. I rispettivi enti hanno successivamente confermato l’adesione al principio di approfondire questa opportunità e, dal canto suo, il Governo ha istituito un Gruppo di lavoro per l’allestimento di uno studio di fattibilità e per verificare l’interesse di integrare nella CECAL anche gli altri enti di primo intervento, cosa poi avvenuta. In questo modo, dopo anni di discussioni parlamentari sul nuovo Comando della polizia cantonale, si è privilegiato la politica del fare e del trovare delle soluzioni pragmatiche.

Un’altra data da citare è il 19 ottobre 2011, giorno che ha coinciso con la richiesta di un credito di 1,76 milioni di franchi per la progettazione di un Centro comune di condotta e la ratifica di una Convenzione che regolasse i rapporti tra Cantone e Confederazione per la realizzazione del progetto stesso. Il via libera del Gran Consiglio è arrivato il 13 marzo 2012, ed esattamente un anno dopo la preposta Giuria ha scelto in un lotto di 17 qualificati progetti quello denominato “AL DI LÀ DAL FIUME”, presentato dalla comunità di lavoro composta dagli architetti Luca Pessina di Camorino e Simone Tocchetti di Lugano. Un percorso lineare per un progetto condiviso e universalmente apprezzato.

Con l’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale ha mutato radicalmente aspetto: esso ha ora assunto, unitamente alle altre attività di supporto (penso ad esempio alla gestione reperti, alla piazza di mobilitazione per i servizi di mantenimento e avvenimenti di forza maggiore, eccetera), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accumunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti. E va da sé – quasi inutile ricordarlo – che poter lavorare sotto lo stesso tetto, confrontandosi così nel quotidiano e senza barriere di spazio e di tempo, rappresenta un valore aggiunto che faciliterà i contatti reciproci e, di riflesso, renderà più semplice lo svolgimento delle operazioni.

La nuova Centrale comune di allarme rappresenta dunque un passo avanti per quanto concerne l’efficienza e la prontezza di intervento sul territorio cantonale: sapete bene quanto sia significativo, in un ambito delicato come quello della sicurezza, garantire al cittadino la massima tempestività di intervento. Egli si attende che a un’azione o a una sollecitazione corrisponda una nostra reazione, coordinata, efficace e puntuale. Insomma: da noi il cittadino si aspetta risultati concreti. In questo senso, la situazione precedente, non era ottimale: vista la compresenza a livello cantonale di numerose Centrali d’allarme e Centrali operative, caratterizzate da sistemi indipendenti di condotta, era da considerarsi dispersiva e di non semplice gestione. Ora la lacuna è colmata.

La CECAL ha risolto alcuni problemi: in primis, ha ottimizzato le risorse disponibili; poi, ha reso perfettamente efficiente la catena di trasmissione delle informazioni, azzerando, o perlomeno limitando al massimo, le perdite di tempo e la gestione non performante delle stesse; inoltre, ha creato un solido punto di riferimento del soccorso, e questo a livello cantonale. Infine, ma non certo in ordine di importanza, il Canton Ticino dispone ora di una sede idonea per la gestione coordinata di eventi maggiori e catastrofi. Si tratta quindi di una sede perfettamente in grado di accogliere tutti i partner di primo intervento, il che permetterà anche di migliorare la gestione delle urgenze, offrendo a chi ne fa riferimento i mezzi tecnici adeguati.

Ho già detto di alcuni dei benefici più significativi che questa struttura porta in dote, facendo espresso riferimento al concetto di sicurezza del cittadino. Tengo ancora a evidenziare un tema a me caro, ma sono sicuro che valga lo stesso per voi, ovvero quello della capillare copertura del territorio: grazie alla coabitazione di Polizia cantonale e Corpo delle Guardie di confine nella medesima centrale, sarà possibile coordinare più facilmente la presenza preventiva di forze sul territorio, con interventi di accresciuta qualità. Anche in questo caso, a tutto vantaggio della popolazione.

Non posso quindi che salutare con orgoglio la messa in funzione, che ormai risale a qualche mese fa, del nuovo stabile: è il più moderno in Svizzera per apparecchiature e centralizzazione delle risorse e impiega operatori multidisciplinari appositamente formati. Esso garantisce altresì il perfezionamento di tutti gli interventi, nonché il potenziamento della collaborazione tra gli altri partner di sicurezza presenti sul territorio cantonale.

Un doveroso accenno finale va poi alla recentissima approvazione del messaggio di 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom, progetto coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. La rete Polycom si inserisce perfettamente nel solco del discorso precedente, quando facevo riferimento alla necessità di far fronte nel modo più efficace ed efficiente alle diversificate sollecitazioni esterne. La società muta, cambia, si trasforma e mette sul tavolo sfide sempre nuove: noi dobbiamo essere pronti al cambiamento – anzi, lo dobbiamo anticipare! – in modo da fornire la giusta risposta alle attuali possibili minacce. Alludo qui al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione, così come ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone.  Ma se la criminalità si sposta sempre più velocemente, la stessa cosa facciamo noi attraverso supporti tecnologici sempre più ottimizzati e all’avanguardia. Se gli altri corrono, noi facciamo altrettanto e di certo non ci facciamo distanziare!

Il livello qualitativo degli scambi di informazioni determina sempre più il confine tra un successo e un insuccesso operativo. Agire in anticipo, leggere le varie situazioni e interpretarle in modo corretto, disporre della migliore tecnologia e di uomini preparati, essere appunto veloci e proattivi… Tutto questo non farà altro che migliorare ulteriormente i nostri già ottimi risultati.

Verzasca: passo decisivo verso il nuovo comune

Verzasca: passo decisivo verso il nuovo comune

Le aggregazioni favoriscono la progettualità

I processi aggregativi non sono progetti fini a se stessi, ma hanno un chiaro obiettivo: creare comuni solidi per gettare le basi di quello che sarà il Ticino di domani. Uno slancio necessario per ridare vitalità alle diverse regioni del nostro Cantone.
Con questo spirito ho proposto al Consiglio di Stato il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Una riforma ambiziosa realizzata con la Sezione degli enti locali, che serve a fissare gli scenari a cui i nostri Comuni potranno ambire. La ricetta del successo è prediligere le iniziative spontanee che nascono dagli enti locali stessi: un presupposto che ho voluto evidenziare anche nel PCA.
Realtà come Bellinzona ci hanno infatti insegnato che la via maestra che conduce alla creazione di Comuni forti, aggregando realtà già esistenti, consiste nell’affidare ai diretti interessati il compito di promuovere l’iniziativa.
Ed è quello che è successo anche in Valle Verzasca: lo scorso 10 giugno la votazione consultiva ha visto l’adesione compatta di tutti i Comuni coinvolti e complessivamente ha raggiunto l’84% dei consensi. La popolazione ha dunque detto sì al nuovo Comune denominato Verzasca.
Nella seduta settimanale di Consiglio di Stato, è stato approvato il messaggio che propone al Gran Consiglio l’aggregazione dei Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in valle di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo. L’aiuto finanziario di 18.4 milioni di franchi è stato confermato: esso consentirà al nuovo comune di svilupparsi su basi finanziarie stabili. Questa realtà diverrà operativa nella primavera del 2020 con le Elezioni comunali e la nascita di un comune moderno di quasi 900 abitanti.

Un interlocutore unico per crescere più rapidamente
Un comune deve essere capace di proporre alla popolazione un’ampia paletta di servizi nonché disporre di un forte potere contrattuale verso le istituzioni con le quali si troverà spesso a negoziare. Con il loro voto, i cittadini verzaschesi hanno dimostrato la volontà di rendersi più autonomi. Grazie a una dimensione più rilevante e un’organizzazione più strutturata, ora il Comune dispone di una maggiore capacità decisionale. Queste sono le premesse ideali per la realizzazione in tempi ragionevoli del Piano di sviluppo elaborato dall’Associazione dei Comuni della Valle Verzasca. La nuova realtà comunale dovrà quindi assumere da subito un ruolo propositivo, generando il consenso e lo spirito collaborativo degli attori presenti sul territorio, siano essi pubblici o privati.

Le possibilità di sviluppo e di indotto in Valle
Il compito principale del nuovo Comune sarà di rivitalizzare le prospettive economiche e sociali della regione dopo decenni in cui la perdita di velocità delle Valli è stata evidente a tutti. Sarà fondamentale identificare le opportune misure per incoraggiare lo sviluppo territoriale e demografico, oltre a quello  turistico, agricolo e culturale. L’espansione delle attività economiche consentirà un incremento dell’indotto e di riflesso il Comune disporrà di entrate superiori con la possibilità di nuovi investimenti. Tra gli scenari percorribili, intravvedo per la Valle soprattutto la possibilità di potenziare la sua naturale vocazione turistica puntando sull’imprenditorialità.

Di recente, partecipando ai festeggiamenti per i dieci anni dell’aggregazione Cugnasco-Gerra, ho avuto conferma che, dopo un iniziale periodo di rodaggio, l’attività corrente dei Comuni risulta semplificata. Ho visto una realtà felice, finanziariamente solida, capace di proporre progetti e in cui le decisioni sono state velocizzate. Anche per questo, le autorità comunali non escludono a priori la possibilità di altre fusioni. Sono certo che la stessa cosa accadrà per il nuovo Comune di Verzasca.

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Una maggiore tempestività al servizio del cittadino

Nell’ultima seduta di Consiglio di Stato è stato approvato il messaggio che chiede al Gran Consiglio un credito di 6.55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom. Sarà così garantita la funzionalità e la disponibilità della rete fino almeno al 2030 attraverso un aggiornamento della piattaforma attuale. Il progetto è coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione.
Sono soddisfatto del sostegno ottenuto dai colleghi di Governo poiché si tratta del principale sistema di comunicazione delle autorità e delle organizzazioni attive nel campo della sicurezza e del salvataggio. Sono infatti oltre 55’000 gli utenti della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni che possono trasmettere conversazioni e piccole quantità di dati tramite un’infrastruttura condivisa.
Le soluzioni tecnologiche innovative che possono facilitare il lavoro quotidiano sono da implementare in quanto necessarie per incrementare l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza degli interventi.
La società evolve e occorre adattarsi al cambiamento per fornire la giusta risposta alle possibili minacce odierne: penso in particolare al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione e alla mobilità accresciuta delle persone. La criminalità si sposta rapidamente e non possiamo limitarci al solo controllo del nostro territorio. Lo scambio di informazioni diventerà sempre più importante e farà la differenza tra un successo e un insuccesso operativo. Per questo, oltre all’aggiornamento della rete radio, per i servizi della Polizia cantonale sono previsti ulteriori strumenti informatici e la connessione alle più ampie banche dati settoriali. Questo per semplificare gli impieghi nazionali e internazionali e le operazioni di polizia giudiziaria. La possibilità di disporre di strumenti al passo con i tempi permette di agire con maggiore tempestività, ma soprattutto di lavorare d’anticipo sulla prevenzione.

Una rete radio più performante
La rete Polycom consente la comunicazione criptata che, contrariamente a quanto accadeva in passato con la radio analogica, impedisce l’ascolto da parte di privati o organizzazioni criminali. In Ticino vi sono oltre 2’500 radio portatili, sui veicoli e fisse nelle centrali, gestite dal servizio tecnico della Polizia cantonale. Inoltre, la rete Polycom di proprietà del Cantone verrà a breve resa resistente ai blackout per almeno tre giorni consecutivi con il potenziamento delle batterie e la collaborazione con la Protezione civile. Con il rafforzamento della rete Polycom sarà facilitata la trasmissione di volumi superiori di dati, voce, immagini e altro.

Una migliore prontezza d’intervento
Sempre con l’obiettivo di una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità, il prossimo 19 settembre verrà inaugurata la nuova Centrale comune d’allarme (CECAL): essa creerà le premesse ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi sul territorio rafforzando la collaborazione tra i partner (Polizia cantonale e Guardie di confine). La scelta di mettere sotto un unico tetto le principali unità d’intervento non potrà che agevolare il lavoro, anche grazie alla prossimità degli uffici. La CECAL fungerà da mezzo di condotta (numeri telefonici 112 e 117), coordinerà e dispiegherà i mezzi di soccorso attraverso la rete Polycom. Nel 2020 si concluderà l’integrazione con l’inserimento della Centrale cantonale d’allarme dei pompieri (118), attualmente gestita dal Corpo civici pompieri di Lugano. Pertanto, l’unico numero d’emergenza che non sarà integrato è quello di Ticino Soccorso (144).

La prontezza d’intervento risulta spesso fondamentale. In questo contesto, la creazione di un unico spazio condiviso come la CECAL e il rafforzamento dell’efficienza della rete Polycom non potranno che giovare a tutti i cittadini ticinesi. Un traguardo importante per la sicurezza del nostro Cantone.

 

Discorso pronunciato in occasione della 36. Festa centrale dell’Associazione svizzera dei paraplegici

Discorso pronunciato in occasione della 36. Festa centrale dell’Associazione svizzera dei paraplegici

– Fa stato il discorso orale –

 

Gentili signore, egregi signori

Ben volentieri ho accolto l’invito a presenziare a questa giornata di festa dedicata all’Associazione svizzera dei paraplegici e organizzata qui a Lugano dal Gruppo in carrozzella InSuperAbili.

In una società come la nostra, che a volte tende purtroppo a dimenticare quanto sia importante il sostegno reciproco, l’Associazione svizzera dei paraplegici rappresenta un esempio virtuoso di cosa significhi la parola “solidarietà”. Termine, questo, che ne richiama subito alla mente un altro, anch’esso di centrale rilevanza, ovvero “inclusione”. Per “inclusione” intendo la possibilità di svolgere e di portare avanti giorno dopo giorno, nel nostro quotidiano, le attività che amiamo e attraverso le quali la nostra vita si realizza in modo compiuto. “Inclusione” significa mantenere, se non addirittura rafforzare, il proprio ruolo all’interno della società.

L’“inclusione” è anche la via maestra per evitare il grave pericolo dell’emarginazione. I quasi 2.000 volontari e collaboratori a titolo onorifico sui quali può contare l’Associazione svizzera dei paraplegici, rappresentano un patrimonio umano di inestimabile valore: in questi anni di apprezzata attività in favore del prossimo, queste donne e questi uomini che si mettono al servizio degli altri si sono rivelati un pilastro ineludibile, sono una granitica certezza di affidabilità. A loro va il mio ringraziamento che, ne sono assolutamente certo, riassume quello dell’intera comunità svizzera. La vostra dedizione non passa inosservata.

Non vanno ovviamente dimenticate le altre colonne portanti dell’Associazione svizzera dei paraplegici: mi riferisco ai 100 collaboratori fissi, alle decine di freelance, ai membri del Comitato direttivo, ai 27 Gruppi carrozzella e ai tanti che la sostengono con il loro operato.
Una squadra bene affiatata è il preambolo necessario affinché si raggiunga il risultato sperato: nel caso specifico, la premessa è senza dubbio data e l’obiettivo raggiunto!

Conosco praticamente da sempre l’attività dell’Associazione svizzera dei paraplegici, in quanto da bambino ricevevamo in casa la sua rivista.
Cosa che accade peraltro tuttora.

Le sfide da affrontare sono molteplici, intriganti quanto complesse. Gli obiettivi non sono facili da raggiungere: essi richiedono energia e tempo, così come un’infinita volontà da parte di tutti gli attori in gioco. Si tratta di obiettivi nobili e, lasciatemelo dire, da condividere al cento percento!

L’Associazione si è consolidata negli anni, diventando un punto di riferimento per chi si trova costretto – per una ragione o per l’altra – ad affrontare prove molto gravose e difficilmente superabili senza un sostegno esterno. In questo contesto, spicca il ruolo dello sport: coniugato in ogni sua forma, rappresenta un veicolo di reinserimento sociale di enorme portata, un momento di condivisione di valori forti, nonché di libertà individuale. Quest’estate ho avuto occasione di vedere alla televisione alcune gare dei Campionati europei paralimpici di atletica leggera, che si sono svolti a Berlino.

Ho ammirato lo spirito e la tenacia di questi incredibili atleti capaci di ottenere risultati di altissimo livello e riscontri cronometrici di valore assoluto.
Mi ha particolarmente colpito il loro atteggiamento, che prescindeva in modo assoluto dal loro andicap: ecco un esempio concreto di inclusione del tutto scevro da inutili moti compassionevoli.

Non posso che sottolineare la mia ammirazione nei confronti di chi è stato capace di superare difficoltà che posso solo immaginare, attingendo alla sua forza interiore, alla sua tenacia e facendo riferimento al supporto incondizionato di chi gli sta attorno.

Per finire, porgo un particolare saluto al Gruppo in carrozzella InSuperAbili, organizzatore di questo evento. Nato nel 2012 ed entrato a far parte dell’Associazione svizzera dei paraplegici l’anno successivo, ha lo scopo di offrire e incentivare la pratica di discipline sportive e di attività ricreative a persone con disabilità.
Riprendersi dopo un grave incidente o una grave malattia può risultare estremamente faticoso sia fisicamente che mentalmente: l’aiuto e l’esperienza del Gruppo in carrozzella Insuperabili permette di farlo con maggiore serenità.

Grazie per l’attenzione e… buona festa!