Insieme al casellario salta l’armonia

Insieme al casellario salta l’armonia

Dal Corriere del Ticino | Per favorire la firma dell’accordo sui frontalieri l’Esecutivo intende abolire la richiesta sistematica del certificato Norman Gobbi: «La maggioranza ha ceduto alle pressioni» – Manuele Bertoli: «Scelta nell’interesse del Cantone»

Sia Berna sia Roma l’avevano definita una «pietra d’inciampo» sulla strada che portava alla sottoscrizione del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Ora, a 26 mesi dall’introduzione decisa dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi per motivi di sicurezza, l’esperienza del casellario giudiziale obbligatorio per i richiedenti di un permesso di dimora (B) o per lavoratori frontalieri (G) si avvia al capolinea. Il Governo ha deciso di fare un passo indietro «per togliere l’ultimo ostacolo alla firma di questo accordo». Di fatto una volta raggiunta l’intesa tra Svizzera e Italia – che l’Esecutivo si attende in tempi rapidi – la prassi verrà modificata, lasciando spazio all’autocertificazione e alla presentazione del certificato penale su base volontaria e non più sistematica. La scelta rischia però di lasciare degli strascichi in Governo: a favore del ritiro del provvedimento si sono schierati il presidente Manuele Bertoli e i consiglieri di Stato Paolo Beltraminelli e Christian Vitta , mentre contrari si sono detti i leghisti Claudio Zali e Gobbi. E proprio quest’ultimo non ha mancato di esprimere la sua contrarietà commentando su Facebook la decisione dell’Esecutivo. Successivamente lo abbiamo interpellato: «Il tema del controllo dell’immigrazione non è solo mio, ma di tutti i ticinesi che più volte l’hanno ribadito. Parliamo di una misura che non è sfociata in alcun ricorso da parte di chi l’ha subita, che ha portato effetti positivi se pensiamo ai 400 casi sensibili analizzati e ai 119 di revoca o diniego del permesso e che ha ottenuto successi a livello federale. Successi che, con la decisione del Governo, vengono indeboliti così come la nostra posizione a Berna».

«Cadrà un privilegio»

Il Governo nel maggio del 2016 aveva dato un anno di tempo a Gobbi per individuare una soluzione efficace quanto la richiesta sistematica del casellario ma compatibile con gli accordi internazionali: «Ma soluzioni alternative di pari efficacia, per quanto verificate e ricercate, non ve ne sono» rileva il direttore delle Istituzioni, aggiungendo quindi che «per noi era insostenibile rimanere sprovvisti di questo tipo di controllo». Sì perché secondo Gobbi operare «ora diventa più difficile e qualora in futuro dovesse accadere qualcosa la colpa sarà sempre dell’Ufficio della migrazione del Dipartimento delle istituzioni». La scadenza fissata l’anno scorso, va detto, era comunque coincisa con il sostegno alla misura di tutto il Governo. E ciò anche alla luce dei suoi effetti. Ma non è tutto, poiché nel frattempo anche il Gran Consiglio aveva accolto due iniziative cantonali per estendere il modello di controllo ticinese a tutta la Svizzera. Negli scorsi mesi erano poi giunti i primi riscontri positivi nelle commissioni del Consiglio degli Stati e del Nazionale. Perché, dunque, cambiare rotta? «Era prioritario concludere l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri – risponde Bertoli – per una serie di ragioni che fanno l’interesse del Cantone. Prima di tutto perché il nuovo impianto porta con sé una misura anti-dumping dal momento che il lavoratore frontaliere non avrà un privilegio fiscale, come sinora, rispetto al connazionale attivo in Italia». Per quanto riguarda invece il maggior introito stimato sul fronte svizzero Bertoli precisa che «si va dai 15 ai 30 milioni da suddividere tra Comuni, Cantone e Confederazione».

Resta in corsa la contropartita

In merito all’urgenza di intervenire sul casellario senza attendere eventuali decisioni da Berna sulle iniziative cantonali o sul sistema europeo di scambio di informazioni ECRIS, Bertoli invece sottolinea: «È stata una scelta difficile ma necessaria. Contingenza vuole che se oggi intendiamo mandare avanti questo accordo il passo indietro lo dobbiamo fare noi. Sappiamo che la situazione politica in Italia potrebbe cambiare presto con le elezioni e quindi tutto potrebbe cadere. Insomma, ora o mai più. Inoltre portando la questione sul piano nazionale, alla fine la Confederazione dovrà decidere. E se dovesse estendere l’obbligo del casellario a tutti questo varrà anche per il Ticino e, come speriamo, avremo salvato capra e cavoli». Nel quadro delle ricadute dell’accordo sui frontalieri per il Cantone si era parlato di una possibile contropartita di una ventina di milioni da parte di Berna. Uno scenario che Bertoli non esclude: «I progressi fatti oggi anche verso Berna aiuteranno a fare passi avanti anche in questa direzione». E proprio su eventuali pressioni del Consiglio federale Bertoli evidenzia: «Siamo stati stimolati più volte nell’andare in questa direzione, anche di recente con una lettera della presidente della Confederazione». Ma su questo punto Gobbi è d’altro avviso: «Si è ceduto a delle pressioni che anche il sottoscritto ha ricevuto dalla presidente del Consiglio federale e da altri consiglieri federali. Il rischio è che come nel 1974 il Ticino sia l’unico a pagare la fattura a fronte di un beneficio per tutto il Paese che dal punto di vista della Confederazione va bene ma non dal mio di consigliere di Stato del Ticino. Seppur si parli di cifre importanti si è sacrificato un mandato popolare e parlamentare in tema immigrazione, che io prediligo, sull’altare di un potenziale interesse fiscale». Sollecitato sul rischio di una spaccatura in Governo Bertoli per contro conclude: «Dico solo una cosa. Quando possibile, e accade molto spesso, il Governo prende le decisioni in modo unanime. Vi sono però dei casi dove le scelte sono a maggioranza. E concludo con una battuta: se ogni volta che il sottoscritto resta in minoranza dovesse fare un post o un tweet probabilmente i vostri archivi ne conterebbero un certo numero».

(Articolo di Massimo Solari e Viola Martinelli)

Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Da RSI.ch | Il Governo ticinese spaccato, rivede le procedure per l’ottenimento dei permessi per consentire l’intesa sulla fiscalità dei frontalieri

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontalieri-addio-casellario-9210670.html

Sparisce l’obbligo sistematico di presentare l’estratto del casellario giudiziario per i lavoratori stranieri che chiedono rilascio e rinnovo dei permessi di dimora (B) e per lavoratori frontalieri (G). Lo ha deciso il Consiglio di Stato ticinese, che mercoledì sottolinea di aver compiuto tale scelta dopo aver “valutato approfonditamente i pro e i contro del progetto di nuovo accordo tra Berna e Roma sulla fiscalità dei frontalieri”.

Il Governo cantonale rimarca che così facendo si rimuove “l’ultimo ostacolo che si frappone alla sua conclusione”, pur consapevoli che tale intesa non risponde “pienamente alle aspettative del Ticino”.

Il nuovo quadro normativo, rimarcano i consiglieri di Stato nella nota, definisce giuridicamente lo statuto di frontaliere fiscale e stabilisce l’assoggettamento alla fonte in Svizzera (limitazione d’imposta al 70%) dei frontalieri residenti in Italia. Il rispetto delle norme di diritto interno italiane dei frontalieri attivi in Svizzera causerà loro un progressivo “aumento del carico fiscale, rendendo meno attrattivo “questo statuto dal punto di vista fiscale”. Così insomma, si dovrebbe contribuire alla lotta contro il dumping salariale in tutto il cantone.

L’obbligo di sottoporre il casellario giudiziario sarà sostituito, secondo i ministri ticinesi, da un “nuovo sistema che prevede, accanto all’autocertificazione già richiesta in passato, anche la presentazione del certificato penale su base volontaria”. Rimane attiva la possibilità per l’ufficio competente, di richiedere in caso particolare l’estratto del casellario.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la prima seduta ordinaria del 2017 – la 43. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha anzitutto preso atto dell’imminente apertura della seconda fase della consultazione in merito al Piano cantonale delle aggregazioni, che si concentrerà sulle modalità per l’attuazione dei nuovi scenari individuati e sugli incentivi finanziari previsti per la riorganizzazione amministrativa e gli investimenti a carattere socio-economico.

È stato quindi valutato lo stato di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», e sono stati indicati i primi elementi della nuova impostazione prevista per il sistema di perequazione delle risorse. Entro la fine dell’anno è attesa la consegna del rapporto conclusivo con le misure proposte nei sei ambiti di «priorità 1» – assicurazioni sociali, assistenza, famiglie, anziani, scuole, mobilità, perequazione –, che nel corso del 2018 dovrebbero essere consolidate in un messaggio al Gran Consiglio.

Il Dipartimento del territorio ha poi informato la Piattaforma riguardo al disegno di revisione della Legge sui beni culturali e del suo regolamento, che risponde alle richieste dell’iniziativa popolare «Un futuro per il nostro passato». Le modifiche normative proposte puntano in particolare ad accelerare la procedura per la protezione degli immobili di interesse cantonale, mantenendo l’autonomia decisionale dei Comuni sugli oggetti di rilevanza locale e riequilibrando i contributi finanziari pubblici per la conservazione. È stato deciso che una consultazione sul progetto sarà effettuata tramite la Piattaforma, con l’obiettivo che il messaggio del Consiglio di Stato sia pubblicato entro l’autunno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito presentato la proposta di rivalutazione delle modalità di calcolo degli effettivi delle Polizie comunali, condividendo con la Piattaforma i risultati della consultazione condotta negli scorsi mesi; è stato stabilito che i parametri attuali saranno modificati unicamente per le zone di retroterra e montagna.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcuni aggiornamenti in merito alla nuova Legge cantonale sui pompieri, a temi energetici e alla politica fiscale.

In merito al progetto per l’introduzione del voto elettronico, la Piattaforma ha espresso il proprio sostegno per questa modalità di espressione della volontà popolare ed è stata informata sui progressi compiuti dal Gruppo di lavoro istituito dal Cantone e sulle discussioni in corso con la Sottocommissione parlamentare.

Il prossimo incontro della Piattaforma è previsto per mercoledì 23 agosto.

Gobbi è “su tutte le furie”

Gobbi è “su tutte le furie”

Da Ticinonews.ch | I due leghisti hanno votato contro l’abolizione della richiesta del casellario. “Sono fortemente contrariato”

È un Norman Gobbi “su tutte le furie”, come scrive lui stesso su Facebook, quello che commenta la decisione presa oggi a maggioranza dal Consiglio di Stato ticinese di rinunciare alla richiesta del casellario giudiziale per l’ottenimento del permesso B (dimoranti) o G (frontalieri).

“La misura del casellario sarà eliminata alla firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri da parte di Svizzera e Italia” scrive Gobbi. “Così ha deciso oggi la maggioranza del Consiglio di Stato ticinese, contro la mia volontà e del collega Claudio Zali.”

“Una misura per la nostra sicurezza, la sicurezza di tutto il Cantone che verrà quindi presto a cadere” prosegue il consigliere di Stato leghista. “Una misura che – lo ricordo – ha raccolto ampi consensi nella popolazione ticinese e che sta facendo breccia anche a Berna.”

“Sono fortemente contrariato e continuerò a far sentire la voce del Ticino che vuole un’immigrazione controllata” conclude il direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Non smetterò di combattere per il bene e la sicurezza del nostro Paese e della sua gente!”

Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione: entrano in vigore le modifiche legislative

Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione: entrano in vigore le modifiche legislative

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella propria seduta odierna il Consiglio di Stato ha stabilito che il 15 giugno 2017 entreranno in vigore le modifiche alla Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear) e il relativo regolamento. Gli esercizi pubblici potranno perciò posticipare alle 2.00 la loro chiusura ogni venerdì, sabato e nei giorni prefestivi.

La decisione segue il voto del Gran Consiglio, che lo scorso 11 aprile ha approvato il controprogetto all’iniziativa popolare legislativa elaborata «Ticino 3.0 – Bar aperti fino alle 03.00». Il Consiglio di Stato ha ora stabilito che le modifiche legislative adottate dal Parlamento entreranno in vigore il 15 giugno 2017.

Si tratta di un passo importante per il nostro Cantone, che il Governo – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha voluto compiere con la massima celerità possibile, in modo da rispondere alle esigenze del settore turistico, in vista dell’imminente inizio della stagione estiva riconoscendo l’importanza del settore turistico e alberghiero per l’economia ticinese e fornendo strumenti adeguati e flessibili per le sfide future.

Come noto, la revisione normativa introduce la possibilità di posticipare la chiusura degli esercizi pubblici alle 2.00 il venerdì, il sabato e durante i giorni prefestivi; ogni esercente manterrà comunque la possibilità di anticipare la chiusura del proprio locale, fino a un massimo di due ore prima dell’orario notificato al Comune, tramite un semplice avviso alla Polizia comunale territoriale competente. Inoltre nell’ambito del mantenimento dell’ordine e della quiete è stata rafforzata la figura del gerente, la cui competenza è stata estesa oltre che all’interno dei locali, alle immediate vicinanze dell’esercizio pubblico.

Va infine sottolineata la possibilità di estendere la durata dei permessi speciali dagli attuali 15 giorni a 3 mesi, mantenendo la competenza per il loro rilascio ai Comuni, con il preavviso del Cantone. Ciò risponde alla crescente importanza assunta dalle manifestazioni organizzate sul territorio ticinese, che contribuiscono in larga misura a favorire la coesione sociale e la promozione del settore del turismo e hanno ripercussioni economiche rilevanti sia per i Comuni sia per il Cantone.

Uniformazione dei gradi e delle condizioni di stipendio dei Corpi di polizia cantonale e comunali

Uniformazione dei gradi e delle condizioni di stipendio dei Corpi di polizia cantonale e comunali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo Regolamento che uniforma i gradi e le condizioni di stipendio fra i Corpi di Polizia comunali e la Polizia cantonale. La misura permetterà di aumentare la stabilità degli organici delle forze dell’ordine ticinesi, eliminando in particolare uno dei fattori che regolarmente sono all’origine dello spostamento di agenti.

La Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali – approvata dal Parlamento il 16 marzo 2011 – aveva conferito al Consiglio di Stato una delega legislativa, incaricandolo di proporre un sistema retributivo e lavorativo armonizzato per tutti i Corpi di polizia attivi sul territorio cantonale. Il progetto approvato dal Governo nella seduta odierna – frutto delle riflessioni di un gruppo di lavoro costituito nel maggio 2015 – risponde al mandato e permette di creare condizioni salariali uniformi, eliminando uno dei fattori che comportano regolari spostamenti di agenti. In questo modo, sarà assicurata una maggiore stabilità all’assetto delle varie Polizie ticinesi.

Occorre evidenziare che il progetto proposto non concerne unicamente l’uniformazione dei gradi e degli stipendi degli agenti, ma getta anche le basi per procedere con l’uniformazione in futuro anche delle modalità di avanzamento e di promozione, così come delle norme che regolano le indennità e le modalità di compensazione del lavoro straordinario nonché la formazione dei quadri.

A livello pratico, i Comuni avranno ora due anni di tempo – dall’entrata in vigore del nuovo sistema – per adeguare i gradi dei propri agenti. Per quanto riguarda invece gli avanzamenti salariali, in futuro avverranno in base alle disposizioni della nuova Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti; al momento dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, i Comuni avranno comunque la facoltà di decidere se riconoscere ai propri agenti in carica i diritti salariali acquisiti.
Il prossimo passo nell’armonizzazione del sistema consisterà in una nuova definizione delle responsabilità fra Polizia cantonale e Corpi comunali, e sarà tematizzato dal gruppo di lavoro Polizia ticinese.

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione inoltrata dai Municipi di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito all’istanza di aggregazione sottoscritta il 15 maggio 2017 dai quattro Municipi dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio che allestirà lo studio di aggregazione del comprensorio ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.

Il Governo valuta positivamente l’iniziativa promossa dai quattro Comuni in vista di un consolidamento istituzionale, ritenuta la vocazione territoriale del comparto della Valle della Tresa e le numerose interrelazioni già oggi esistenti al suo interno. La proposta si inserisce peraltro in modo coerente nel comprensorio Malcantone Ovest definito nel progetto di Piano cantonale delle aggregazioni.

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Croglio membro Margherita Manzini, Sindaca  (supplente Roberto Ghiazza, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Monteggio membro Piero Marchesi, Sindaco (supplente Mauro Zoccatelli, Municipale)
  • per il Comune di Ponte Tresa membro Daniel Buser, Sindaco (supplente Rinaldo Marchesi, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Sessa membro Sergio Antonietti, Sindaco (supplente Giuliano Zanetti, Vice Sindaco)

I Comuni hanno concordato tra loro che il coordinamento dei lavori venga assunto dal Comune di Monteggio. La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

La Commissione è stata invitata a presentare il proprio rapporto al Consiglio di Stato entro il 31 dicembre 2017.

Procuratore pubblico supplente: dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Procuratore pubblico supplente: dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Oggi pomeriggio l’Avv. Cinzia Luzzi, designata nella giornata di ieri a titolo temporaneo dal Consiglio di Stato alla carica Procuratore pubblico supplente, ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, rendendo effettiva la sua funzione.

Il Procuratore pubblico supplente, ricordiamo, sostituirà il Procuratore pubblico titolare Avv. Francesca Lanz, assente per motivi personali.

Alla cerimonia di giuramento, svoltasi a Bellinzona presso Palazzo delle Orsoline, hanno preso parte il Presidente del Governo Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Presidente del Consiglio della Magistratura Werner Walser e il Procuratore generale del Ministero pubblico John Noseda.

Risorse finanziarie solide per i Comuni delle valli

Risorse finanziarie solide per i Comuni delle valli

Dalla Voce di Blenio | di Norman Gobbi, Consigliere di Stato, Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Nella scorsa edizione della “Voce di Blenio” Tarcisio Cima, già capo dell’allora Ufficio delle regioni di montagna e quindi profondo conoscitore delle realtà delle nostre regioni, solleva la questione dei canoni d’acqua, e meglio del rischio di un netto ridimensionamento degli stessi, così come in discussione a livello federale. Cima riconosce, correttamente, “l’imbarazzo” della classe politica ticinese, combattuta tra il difendere un importante introito per il Cantone – e parzialmente per i Comuni – e la necessità di salvare la stabilità finanziaria delle Aziende idroelettriche e la loro capacità di mantenere e sviluppare gli impianti di produzione di energia. Queste ultime sono infatti un gioiello strategico non indifferente per il Ticino, oltre ad essere già oggi importanti attori economici e preziosi datori di lavoro nelle regioni di montagna.

Non è mia intenzione entrare in questo scritto nelle riflessioni sui canoni d’acqua, in quanto non di mia stretta competenza e ritenuto che, assieme ai colleghi del Consiglio di Stato, faremo tutto quanto in nostro potere per difendere gli interessi ticinesi.

Desidero invece ritornare sulla questione che più tocca i Comuni di montagna ticinesi. Secondo la Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale (LPI), ai canoni d’acqua è legato l’importo che il Cantone devolve a titolo di Contributo ricorrente per gli oneri derivanti dalla localizzazione geografica (che noi chiamiamo contributo “LocGeo”), nella misura in cui quest’ultimo equivale ben al 30% dei canoni incassati dal Cantone.

Cima definisce “improvvida e poco lungimirante” la decisione, risalente al 2010, di abbandonare la “Iniziativa di Frasco” e legare il contributo LocGeo all’ammontare dei canoni d’acqua, sia perché ciò avrebbe “scippato” una ventina di milioni all’anno ai comuni di montagna, sia poiché ora questi corrono il rischio di vedersi ridurre pesantemente il suddetto contributo.

Certo, col senno di poi lo si può ammettere.

Come lo stesso Cima scrive, va però ricordato che l’attuale impostazione è frutto di un compromesso con i fautori della “Iniziativa per la ripartizione dei canoni d’acqua tra Cantone, Comuni e Patriziati”, conosciuta appunto come “Iniziativa di Frasco”. Questa chiedeva di ripartire i canoni d’acqua in ragione del 30% al Cantone, del 5% ai Patriziati e del restante 65% ai Comuni: a tutti i comuni indiscriminatamente, in funzione della loro superficie. Quale sarebbe stato l’esito della votazione popolare sull’iniziativa se questa non fosse stata ritirata non possiamo saperlo, ma è ovvio che i Comuni correvano il rischio di restare con un pugno di mosche in mano.
Di sicuro, grazie al controprogetto indiretto deciso dal Gran Consiglio (che ha portato al ritiro dell’iniziativa), i Comuni delle valli hanno visto più che triplicare il contributo LocGeo, passato dai circa 5 Mio di allora, agli attuali 16.4 Mio (da notare che questi stessi comuni, fosse stata accettata l’iniziativa, riceverebbero oggi circa 27 Mio).

Questa iniezione di risorse, unitamente (in alcuni casi) ai risanamenti erogati in occasione delle aggregazioni, ha permesso un generale e netto miglioramento della situazione finanziaria dei Comuni valligiani, che hanno potuto in diversi casi ridurre i moltiplicatori di imposta, fino a quel tempo storicamente ancorati al 100%, pur mantenendo una buona capacità di fornire servizi e realizzare investimenti. Certo, si può sempre fare meglio, ma la soluzione trovata – sebbene complessivamente più modesta rispetto all’iniziativa – ha avuto il pregio di indirizzare in modo più mirato nuove risorse ai Comuni delle valli.

Ora rimane il problema delle conseguenze della riduzione prospettata dei canoni d’acqua sui Comuni. Da parte mia sono perfettamente cosciente di ciò che significa, e farò il possibile – assieme ai miei colleghi in Consiglio di Stato – per trovare una soluzione che mantenga l’attuale livello di risorse nelle zone periferiche, così come auspicato anche da Tarcisio Cima. Sono convinto che la risposta concreta, nell’ottica di una revisione generale del sistema di perequazione intercomunale, sarà uno dei risultati della discussione in atto tra Cantone e Comuni nel progetto Ticino 2020 (www.ti.ch/ticino2020). Infatti, le valli e i nostri Comuni di montagna anche in futuro avranno bisogno delle importanti risorse che oggi la LocGeo mantiene sul territorio di produzione idroelettrica.

Articolo: http://www.vocediblenio.ch/archivio.php

Nomina del Capo dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative

Nomina del Capo dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha nominato Silvia Marconcini quale nuova capoufficio all’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative della Divisione della giustizia in sostituzione di Tiziano Schira prossimo al pensionamento. La signora Marconcini sarà la decima funzionaria dirigente donna del Dipartimento delle istituzioni; un dato che riflette l’impegno della Direzione dipartimentale nel rispettare le pari opportunità.

Silvia Marconcini, attinente di Morbio Inferiore e domiciliata a Breggia, è attualmente responsabile «Parts contratti e nuovi lanci» presso la CNHI International SA, azienda con sede a Paradiso. Classe 1966, madre di un figlio, dopo la scuola di commercio, si è diplomata presso la Scuola alberghiera Svizzera di Lucerna. Le esperienze professionali successive, l’hanno tuttavia portata sin da subito a confrontarsi con società di trading attive in campo internazionale all’interno delle quali ha consolidato le proprie competenze fino ad assumere negli anni novanta, vari ruoli di responsabilità. Accanto all’attività lavorativa, essa ha seguito varie formazioni continue, tra cui un executive master specifico per il settore industriale “Operations & Supply-Chain Management”, volto in particolare ad accrescere le competenze e gli strumenti per raggiungere gli obiettivi. Negli anni, la Signora Marconcini ha quindi maturato una solida esperienza nel settore contabile-finanziario e pure nella conduzione del personale, acquisendo altresì importanti competenze nell’ambito della procedura di incasso.

In qualità di responsabile dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative, avrà il compito di garantire le attività di incasso delle multe, delle pene pecuniarie, delle tasse e delle spese giudiziarie emesse dalle Autorità giudiziarie civili e penali, come pure assicurare l’esecuzione della pena detentiva sostitutiva per le multe amministrative di altri Cantoni, per le multe militari e per le multe doganali, oltre che provvedere al recupero dell’assistenza giudiziaria concessa ai cittadini. Nell’ottica di un rafforzamento e miglioramento costante dell’attività svolta dall’Ufficio, essa si occuperà inoltre della riorganizzazione dello stesso in vista anche del suo trasferimento logistico a Bellinzona, una riorganizzazione che permetterà di valorizzare il ruolo quale punto di riferimento per la contabilità e la gestione finanziaria delle autorità giudiziarie, d’intesa con la Direzione della Divisione della giustizia.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere un sentito ringraziamento a Tiziano Schira per l’apprezzato impegno durante la sua pluriennale esperienza all’interno dell’Amministrazione cantonale, in particolare nella creazione nel gennaio 2007 dapprima del Servizio incassi dell’allora Sezione esecuzione pene e misure della Divisione della giustizia, divenuto nel 2011 Ufficio dell’incasso e delle pene