Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna il consolidamento del personale ausiliario della Polizia giudiziaria: cinque unità sono confermate alla Sezione Reati economico-finanziari e una al Gruppo criminalità informatica (GCI). La spesa è già stata introdotta nel messaggio sul preventivo per il 2018. Il Dipartimento delle istituzioni preparerà entro la fine del mese di luglio del 2018 un rapporto nel quale approfondirà anche una serie di misure riorganizzative del settore sia in seno al Ministero pubblico che all’interno della Polizia cantonale.

Il Canton Ticino è toccato quotidianamente dalla criminalità legata a reati informatici, economici e finanziari, i quali sono dovuti anche alla sua posizione geografica a ridosso del confine italiano e alla precaria situazione sociale che interessa l’Italia. Nel 2016 le inchieste di natura economica e finanziaria aperte dalla Polizia cantonale ammontavano a 253. Per far fronte al crescente carico di lavoro e rimediare al ritardo accumulato nell’evasione delle pratiche, a partire dal 2014 sono stati assunti all’interno della Sezione Reati economico-finanziari e del Gruppo criminalità informatica alcuni collaboratori con lo statuto di “ausiliario” e con un contratto di lavoro a tempo determinato. Questo adeguamento temporaneo di personale ha fornito un supporto tangibile agli ispettori inquirenti nel recupero del lavoro straordinario accumulato e ha permesso di ridurre sensibilmente i costi per le perizie finanziarie del Ministero pubblico.

Alla luce del difficile contesto economico e della tendenza all’aumento dei reati economici, finanziari e informatici il Consiglio di Stato, in accordo con il Ministero pubblico, ha pertanto deciso di assumere definitivamente i sei collaboratori con contratto a termine, confermando la volontà di agire concretamente nell’arginare un fenomeno che tocca da vicino il settore economico e finanziario del nostro Cantone.

Il Consiglio di Stato, cosciente del fatto che occorre individuare una soluzione a lungo termine per far fronte all’incremento dei procedimenti per reati di natura economicofinanziario, ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di analizzare la situazione dell’Equipe finanziaria del Ministero pubblico (EFIN) e della Sezione Reati economicofinanziari della Polizia cantonale (REF) allo scopo di individuare una serie di misure di ottimizzazione, la distribuzione delle responsabilità a più livelli e la revisione dei flussi di lavoro per ottimizzare l’impiego delle risorse attualmente disponibili. Un rapporto sarà trasmesso al Governo entro il 31 luglio 2018.

Il Governo approva il credito di 3,3 milioni di franchi per la prima fase della strategia informatica della Polizia cantonale

Il Governo approva il credito di 3,3 milioni di franchi per la prima fase della strategia informatica della Polizia cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone al Parlamento di stanziare un credito da 3,3 milioni di franchi per attuare la strategia informatica della Polizia cantonale: sarà così possibile concretizzare un primo pacchetto di misure per l’aggiornamento tecnologico delle forze dell’ordine, e completare il progetto strategico «Visione 2019» che consentirà alla Polizia cantonale di affrontare con gli strumenti adeguati le sfide in ambito di sicurezza che si presenteranno nei prossimi anni.

La decisione odierna del Consiglio di Stato conferma l’importanza di soddisfare le accresciute esigenze della Polizia cantonale in ambito informatico: un passaggio dovuto per consentire alle forze dell’ordine di tutelare la sicurezza di fronte alle nuove minacce e all’accresciuto livello di rischio internazionale – in particolare per quanto riguarda la lotta al terrorismo e la gestione dei flussi migratori. La strategia informatica delineata all’interno del progetto strategico «Visione 2019» e approvata dal Governo nel dicembre del 2014 verrà concretizzata in due momenti distinti con l’intento di assicurare un impiego adeguato, razionale e proficuo delle nuove tecnologie.

Grazie alle misure che saranno introdotte con l’attuazione della prima fase, la Polizia cantonale potrà in particolare contare su un aggiornamento tecnologico che interesserà anche la vita quotidiana degli agenti; il loro equipaggiamento di lavoro sarà infatti a breve arricchito anche da uno smartphone di servizio. La decisione del Governo è stata di optare per uno strumento al passo con lo stato attuale della tecnica, approfittando degli indubbi vantaggi dei nuovi dispositivi. Le forze dell’ordine avranno ad esempio accesso diretto ad applicativi che facilitano il lavoro sul terreno, e potranno comunicare in modo più rapido con i colleghi di altre Polizie; sarà infine aumentato il grado di prontezza degli agenti anche fuori dal servizio, grazie a sistemi di allarme più efficaci che potranno essere attivati in caso di emergenza. Inoltre, sarà anche possibile estendere il sistema informatico ABI per allineare le procedure ticinesi allo standard svizzero.

L’approvazione del credito di 3,3 milioni da parte del Consiglio di Stato è un ulteriore passo avanti per la Polizia cantonale, nell’intento di garantire alla popolazione ticinese più sicurezza sul proprio territorio e, di riflesso, una migliore qualità di vita. Le misure contemplate nella prima fase sono considerate prioritarie dalla Polizia cantonale; una volta concretizzate, saranno seguite da una seconda fase, oggetto di un futuro messaggio del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato nomina Bernadette Rüegsegger responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Bernadette Rüegsegger responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha nominato Bernadette Rüegsegger quale responsabile del
settore giuridico della Polizia cantonale, in seguito alla recente riorganizzazione
interna del servizio. Si tratta dell’undicesima funzionaria dirigente donna del
Dipartimento delle istituzioni, un dato che riflette l’impegno della Direzione
dipartimentale nel promuovere le pari opportunità tra i propri dirigenti.

In qualità di responsabile del settore giuridico della Polizia cantonale, Bernadette
Rüegsegger, avrà il compito di dirigere il servizio garantendo il supporto e la consulenza giuridica al Comandante e alla Direzione nonché a tutto il Corpo della Polizia cantonale.

Inoltre, tra le varie mansioni, dovrà anche rappresentare la Polizia cantonale davanti alle Autorità giudiziarie. Nata nel 1979 e madre di un figlio, dal 2014 è procuratrice pubblica al Ministero pubblico del Canton Zurigo. Dopo aver conseguito la licenza in diritto nel 2007 all’Università di Zurigo ha completato la sua formazione ottenendo una specializzazione in scienze forensi (nel 2011 il Certificato e nel 2013 il Master in Advanced Studies in Forensics) alla Hochschule di Lucerna. Una volta conclusi gli studi, dopo aver svolto due anni di pratica giudiziaria e una prima esperienza professionale, nel 2009, è entrata alle dipendenze del Ministero pubblico di Zurigo (Zürich-Limmat) in veste di segretaria giudiziaria e assistente del procuratore. Nel 2012 è invece passata, già quale procuratrice pubblica, al Ministero pubblico di Winterthur dove è rimasta fino al 2014. Bernadette Rüegsegger, oltre a essere perfettamente bilingue in italiano e tedesco, dispone di un Certificate of Proficiency in inglese.

Il Consiglio di Stato formula a Bernadette Rüegsegger i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi le novità legate all’entrata in vigore al 1° gennaio 2018 del nuovo ordinamento sanzionatorio derivante principalmente dalle modifiche del Codice penale.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale dell’ordinamento delle sanzioni penali di cui al Codice penale, volta ad accrescere l’efficacia e la credibilità del diritto penale. Una riforma, come indicato in Conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, a seguito delle ripetute critiche mosse anche da parte dei Cantoni, dei parlamentari federali e dagli specialisti del settore nei confronti del diritto penale riveduto nel 2007.

Come spiegato dal Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti, punto essenziale della revisione del Codice penale è il ripristino delle pene detentive di breve durata, a partire da un minimo di 3 giorni, con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere. La sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria è eliminata. È reintrodotto il lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante ed è introdotta la sorveglianza elettronica della persona condannata quale forma di esecuzione (Electronic Monitoring), dopo anni di sperimentazione di un progetto pilota che ha coinvolto anche il Canton Ticino. L’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero, già esistente prima della revisione del Codice penale del 2007, viene reintrodotta come altra misura connessa con la commissione di un reato.

I Cantoni devono adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è parte, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018. I citati regolamenti precisano in particolare le condizioni di applicazione, la procedura e l’attuazione dell’esecuzione delle pene nella forma del lavoro di pubblica utilità, della semiprigionia e sotto sorveglianza elettronica.

Il messaggio di adeguamento della legislazione cantonale prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti. L’impatto del nuovo ordinamento sanzionatorio avrà effetti sull’attività, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Il messaggio prevede quindi la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di due anni al massimo, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, come pure la valutazione dell’attività del predetto ufficio e della citata autorità giudiziaria, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Alla conferenza stampa odierna è altresì intervenuta Luisella Demartini-Foglia, capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che ha illustrato i principi dell’Electronic Monitoring, nonché la tecnologia della sorveglianza elettronica in uso nel Canton Ticino da inizio anno. È infine stata svolta una dimostrazione pratica dell’uso della cavigliera elettronica dotata di radio frequenza e di geolocalizzazione.

La Divisione della giustizia, l’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana e l’Ordine degli avvocati hanno organizzato per il 5 dicembre 2017 alle ore 17.00 presso l’Auditorium USI, Lugano, una formazione specifica sul nuovo diritto sanzionatorio destinata a magistrati, avvocati e a tutti gli interessati. Interverranno il Prof. Dr. Nicolas Queloz, professore ordinario di diritto penale e criminologia all’Università di Friborgo e l’Avv. Blaise Péquignot, segretario generale del Concordato latino sulla detenzione penale degli adulti, del quale il Ticino è membro a titolo parziale. Anche in questa occasione sarà presentata, tramite una dimostrazione pratica, la nuova cavigliera elettronica in uso nel nostro Cantone.

Abrogazione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici

Abrogazione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Nella scorsa seduta, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone l’abrogazione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici del 12 dicembre 1907 (LMSP), fra le più datate del Cantone.

Il messaggio del Governo propone l’abrogazione della legge, i cui articoli sono stati aggiornati e ripresi in due leggi più recenti che regolano l’attività degli enti locali:

  • Nella Legge organica comunale (LOC) sono collocati gli articoli della LMSP che riguardano le Aziende comunali, finora denominate «Aziende municipalizzate», l’assunzione di servizi pubblici da parte del Comune e la concessione di servizi pubblici.
  • Nella Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’approvvigionamento elettrico (LA-LAEl) sono riprese le norme che disciplinano la distribuzione dell’energia elettrica nel Cantone.

La revisione normativa – che segue in larga parte le indicazioni del rapporto consegnato nel 2015 al Governo da un Gruppo di lavoro specifico – è già stato sottoposto ai Comuni e alle Aziende distributrici, che ne hanno condiviso la sostanza. La proposta del Messaggio tiene comunque conto dei suggerimenti emersi durante la fase di consultazione.

Grazie a questa importante revisione legislativa oltre ad aggiornare gli strumenti legislativi a disposizione mantenendoli al passo con i tempi si provvede anche ad alleggerire il numero delle leggi in vigore semplificando il lavoro degli enti locali e degli addetti ai lavori.

Nominato il nuovo capo della Sezione degli enti locali

Nominato il nuovo capo della Sezione degli enti locali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha nominato Marzio Della Santa quale nuovo capo della Sezione degli enti locali in sostituzione di Elio Genazzi, che dal 1. aprile 2018 beneficerà del pensionamento.

Marzio Della Santa, classe 1966, ha conseguito un dottorato in Scienze economiche e sociali all’Università di Friburgo e un master in Salute pubblica all’Università di Ginevra, dedicandosi dapprima all’attività accademica come ricercatore e assistente. In seguito ha lavorato in qualità di consulente del settore pubblico per un’azienda privata, come economista e come capoprogetto all’interno dell’Amministrazione cantonale e dell’Ente Ospedaliero Cantonale. Di quest’ultimo ente dal 2012 è responsabile del Servizio sviluppo aziendale.

Il nuovo Capo sezione avrà in particolare il compito di portare avanti i progetti strategici avviati in ambito comunale come il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020, continuando gli importanti sforzi intrapresi negli scorsi anni. Due importanti assi d’intervento che consentiranno di disegnare la futura nuova organizzazione comunale e regionale del nostro Cantone.

Infine il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere un pensiero di gratitudine a Elio Genazzi per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua pluriennale esperienza professionale e per rivolgergli i migliori auguri di un sereno pensionamento e formula i propri auguri a Marzio Della Santa per la sfida che lo attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Votazione – Per una civica più robusta

Votazione – Per una civica più robusta

Dal Corriere del Ticino | I favorevoli al compromesso chiedono di rafforzare l’attuale insegnamento trasversale Siccardi: «Il rischio è di farla sparire» – Pelli: «Perplesso dall’opposizione della scuola»

Per motivare le ragioni del sì, il fronte a sostegno della soluzione di compromesso sull’insegnamento della civica – in votazione il 24 settembre – ha scelto l’immagine della marmellata pronta per essere distribuita sul pane. «Più la si spalma, più diventa sottile, tanto da rischiare di sparire» ha affermato ieri a Bellinzona Alberto Siccardi, primo firmatario dell’iniziativa popolare «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)» a partire dalla quale il Gran Consiglio ha elaborato la modifica di legge sulla quale saranno chiamati a esprimersi i cittadini. L’obiettivo è dunque quello di rafforzare un insegnamento che attualmente è sì affrontato, ma trasversalmente all’interno di più materie. «Non ci pentiamo di aver portato il tema al voto» ha chiarito Siccardi, facendo riferimento alla decisione di non ritirare l’iniziativa nonostante la condivisione del compromesso accolto in Parlamento e pronto a essere attuato da DECS e Governo. Il motivo? «Temevo che ritirandola potesse fare la fine dell’iniziativa popolare lanciata nel 2000 e poi ritirata dai Giovani liberali, a cui era stato promesso un’insegnamento della civica in più materie. Cosa di fatto non riuscita» ha proseguito il promotore. Sui potenziali rischi di un no popolare Siccardi ha quindi ammesso: «Abbiamo corso il rischio, ma è vero: non mi aspettavo una resistenza così marcata da parte degli insegnanti. La speranza e la pretesa è che aver discusso talmente della civica porti in ogni caso la scuola a iniziare a insegnarla».

Sulla battaglia condotta dal mondo magistrale si è soffermato anche il già consigliere nazionale liberale radicale Fulvio Pelli. «Questa pesante opposizione di una sorta di establishment scolastico mi lascia perplesso e mi infastidisce. Sembra quasi proibito proporre un metodo d’insegnamento diverso. E forse una parte dell’opposizione va ricondotta proprio alla difficoltà nell’insegnare la civica. Anche per questa ragione ritengo necessari degli specifici corsi per i docenti». Pelli ha quindi parlato di «una scossa che ci vuole e che l’iniziativa ha fornito», salutando positivamente la modifica della legge sulla scuola: «Bisogna fare qualcosa di fronte alla scarsezza delle conoscenze civiche della cittadinanza». E se le dinamiche del dibattito pubblico sono state definite da Pelli «un po’ strane: tutti per la civica ma tutti contro l’iniziativa», i recenti ripensamenti in casa PS, PPD e PLR sono stati analizzati così: «Forse perché non sempre le decisioni prese vengono approfondite a sufficienza».

A elaborare il compromesso poi accolto in aula era stato il deputato della Lega e membro della Commissione scolastica Michele Guerra: «Una via terza, pragmatica a ragionevole che porta a un miglioramento dell’insegnamento della civica». Un insegnamento che, stando a un’indagine realizzata dal professore dell’Università di Friburgo Nicolas Schmitt, zoppica in tutta la Svizzera. «In tutti i Cantoni i poteri pubblici – ha indicato l’esperto – deplorano la mediocrità degli allievi in termini di conoscenze della civica, ma allo stesso tempo non si danno gli strumenti necessari alla scuola dove assistiamo a un insegnamento completamente trasversale che porta la materia a dissolversi. Ne consegue una visione pedagogica che non risponde alle esigenze politiche». Un quadro «in chiaroscuro» l’ha quindi definito il già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, che sul compromesso in votazione ha tenuto a ricordare «l’appoggio del Consiglio cantonale dei giovani, che per primi possono capire lo stato della situazione attuale». Facendo eco a Siccardi, Dillena ha quindi dichiarato: «La soluzione della marmellata è sbagliata».

Da parte sua il già consigliere nazionale PLR ed ex procuratore pubblico Luciano Giudici ha ricordato: «Non votiamo su una legge Siccardi ma su una modifica legislativa approvata dal Gran Consiglio che non stravolge l’insegnamento della civica. Anzi, questa potrà portare i giovani a interessarsi di più della politica, delle decisioni che interessano la società e soprattutto alla necessaria conoscenza dei meccanismi istituzionali del nostro Paese».

Bertoli e Gobbi – Il Consiglio di Stato e l’insolita scelta della libertà di voto

«Governo e Parlamento invitano a votare…». È la classica formula che si può leggere all’interno dell’opuscolo informativo. Non è però il caso per gli oggetti in votazione il 24 settembre, per i quali compare la sola indicazione del Gran Consiglio. «È stata fatta una discussione in Governo e si è optato per lasciare libertà di voto ai singoli membri» spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. Una scelta rara negli ultimi anni. Perché? «Nel caso della civica – precisa – c’è stato un atto del tutto imprevisto e inusuale, ovvero la richiesta degli iniziativisti di voler andare al voto su un testo che senza la chiamata alle urne sarebbe entrato in vigore. In questo caso le cose cambiano e non si tratta più di confermare una posizione su un compromesso, perché per decisione degli stessi iniziativisti la questione è stata riportata a un livello più di principio. E allora a questo punto se i promotori vogliono andare al voto quando non è necessario, io da un lato posso dire in modo conseguente a quanto espresso in Gran Consiglio che siamo pronti a dar seguito al compromesso come “minore dei mali” e nonostante la direzione sia sbagliata. Ma dall’altro se ora ci si chiede di dire sì o no di principio io propendo per il restiamo dove siamo, naturalmente migliorando le cose come a suo tempo indicato dalla SUPSI». Si voterà però sul compromesso. «Ma lo si farà secondo una modalità non richiesta e non opportuna» ribadisce Bertoli: «La democrazia – sottolinea – si dà delle forme affinché vengano anche rispettate. E questa votazione non può essere tradotta in una sorta di plebiscito su qualcosa di già deciso. Questo aspetto ha avuto sicuramente un peso nella discussione in Governo».

Sulla scelta del Governo abbiamo contattato anche il consigliere di Stato Norman Gobbi: «C’è una bella differenza – spiega – tra il prendere posizione individualmente ed essere membro di un comitato. Nel pieno rispetto del principio di collegialità, insieme ai miei colleghi, abbiamo deciso di lasciare libertà d’espressione a ognuno. È raro, ma può accadere. Per quel che mi concerne sono a favore dell’inserimento della civica nel piano orario della scuola obbligatoria e in quella postobbligatoria, pertanto ho deciso di dire la mia in articoli di opinione e interviste nonché – come capitato anche per altre votazioni – ho dato la mia disponibilità come “testimonial” a essere presente sul materiale informativo dei favorevoli».

(Articolo di Massimo Solari)

Canapa light in Consiglio di Stato

Canapa light in Consiglio di Stato

Da RSI.ch | Norman Gobbi intenzionato a sollecitare una discussione. Possibile un allineamento alle norme federali

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Canapa-light-in-Consiglio-di-Stato-9509269.html

La canapa light arriverà sul tavolo del Consiglio di Stato ticinese. Quello della marijuana a basso contenuto di THC è un tema che divide il Ticino, unico cantone in tutta la Svizzera dove una legge ne regola sia la produzione, sia la vendita.

Memori di quanto avvenuto nei primi anni 2000, negli ultimi mesi alcuni comuni come Chiasso, Balerna e Minusio hanno emesso ordinanze che mirano a impedire la coltivazione e il commercio della canapa light, legale secondo la legge federale. Dinnanzi all’interesse che sta suscitando il prodotto, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha intenzione di portare il tema in Governo per capirne gli intendimenti. Si tratterà di valutare costi e benefici di una regolamentazione restrittiva rispetto a un allineamento alle norme federali.

Ricordiamo che l’attuale legge cantonale risale a 15 anni fa, quando nacque con l’obiettivo di frenare l’apertura incontrollata dei canapai. Una normativa pensata per porre un freno alla vendita e alla coltivazione di canapa stupefacente.

Rete – Quei politici alle prese con i social

Rete – Quei politici alle prese con i social

Dal Corriere del Ticino | Gli aneddoti, i vantaggi e i numerosi pericoli: ecco le esperienze di Beltraminelli, Bertoli, Gobbi e Vitta Tra l’effetto boomerang e i fraintendimenti prevale la possibilità di comunicare con i propri elettori

Il popolo dei social network ha superato la soglia dei tre miliardi di persone. Un mezzo per comunicare questo che ha cambiato non solo la nostra quotidianità, ma anche la politica. Tanto che persino il presidente americano Donald Trump affida spesso l’informazione a Twitter. Ma come e quanto i social hanno influenzato il modo di fare politica? Lo abbiamo chiesto a Oscar Mazzoleni, mentre i consiglieri di Stato Paolo Beltraminelli, Manuele Bertoli, Norman Gobbi e Christian Vitta ci rivelano come e quanto usano le reti sociali. Per contro Claudio Zali non è presente sui social.

LE DOMANDE
1.
Perché e quando ha deciso di aprire un profilo Facebook?
2. Che cosa pensa in generale di questi mezzi di comunicazione?
3. In media quanto tempo pensa di passare sulle reti sociali?
4. Twitter, Facebook, Snapchat, Instagram: quale rete preferisce oppure non ama? Perché?
5. Quali i rischi per un politico che usa i social?
6. E le opportunità?
7. Per lei è un problema il fatto che questi mezzi di comunicazione vengano usati per veicolare messaggi politico-istituzionali?
8. Ritiene che le diano una mano in più a raggiungere l’elettorato?
9. Si è mai pentito di avere postato qualcosa e di non essere riuscito a ritirarlo in tempo?

Paolo Beltraminelli
1. Se non vai con il tempo con il tempo te ne vai. Oggi moltissime persone sono presenti su Facebook, che quindi è un ottimo sistema per comunicare direttamente e senza intermediari le tue idee, ricevere apprezzamenti, critiche e commenti. Sono stato tra i primi ad utilizzare Facebook, all’inizio le critiche non sono mancate, oggi lo utilizzano tutti.
2. Facebook, Twitter e altri strumenti sono importanti ma devono essere usati in modo accorto perché ciò che è scritto resta. Evidentemente non sono gli unici, hanno il grande pregio (e rischio) della tempestività.
3. Nei momenti liberi, non dettano il ritmo alla mia agenda e non mi creano dipendenza. Utilizzo di regola la pagina Facebook comune (limitata a 5.000 amici), ma con notizie pubbliche, è più simpatica, coinvolgente e famigliare.
4. Twitter è eccellente per comunicare immediatamente una notizia o un pensiero rapido e per leggere notizie riassuntive, con Facebook si può approfondire e commentare.
5. I rischi sono legati alla tempestività, allo scrivere troppo velocemente, comunicando notizie non confermate.
6. Comunicare le tue idee e le tue passioni a moltissime persone, direttamente e in tempo reale, soprattutto a chi, e sono sempre di più, giovani ma non solo, si informa maggiormente sui social rispetto ai media tradizionali.
7. No, naturalmente nel rispetto delle regole della collegialità che valgono anche per gli altri media.
8. Certamente si raggiungono molte persone, comunicando regolarmente non puoi però nasconderti, la gente ti conosce meglio, con tutti i rischi connessi.
9. Certamente, ma cosa fatta capo ha. Anche se prima di scrivere ci penso bene, il rischio di essere frainteso, strumentalizzato di non essere ben compreso esiste, ma fa parte dei rischi del nostro mestiere.
Manuele Bertoli
1. Sono su Facebook da alcuni anni, di sicuro comunque quando un buon numero di persone aveva già iniziato ad usare questo canale di comunicazione. Trovo che possa essere un buon mezzo per colloquiare con la gente, cosa di una certa rilevanza per un politico.
2. Penso che possono essere utili per un contatto più diretto con le persone, ma che, se usati male, possono produrre conseguenze spiacevoli.
3. Poco, quello necessario per postare alcune considerazioni, quando lo reputo opportuno o interessante.
4. Non uso le immagini, o molto poco, e per i testi reputo che un minimo di spazio per esprimere un pensiero sia necessario. Quindi utilizzo piuttosto Facebook. Eventualmente Twitter per lanciare dei post.
5. Il rischio a mio avviso è quello di perdersi in cose banali, poco dignitose per la funzione che si ricopre.
6. I social media permettono di sicuro di dire alcune cose in modo meno ingessato e offrono anche l’opportunità di rispondere direttamente a chi ci contatta.
In un tempo in cui poi si diffondono facilmente informazioni false permette in alcuni casi di poter intervenire celermente per tentare di evitare che una scintilla non divampi in incendio.
7. Credo che lo Stato debba scegliere con cura quali servizi debbano usare questi mezzi e quali no e le modalità con cui questa comunicazione può essere fatta.
8. Possono di sicuro aiutare a raggiungere una certa cerchia di persone, è però difficile sapere se in misura importante o meno.
9. Non direi. Va detto che l’uso che faccio dei social mi permette di agire dopo un lasso di tempo di riflessione.
Norman Gobbi
1. Come la maggior parte degli utenti, ho aperto per curiosità un profilo Facebook quando anche alle nostre latitudini è esplosa la moda. In seguito ho trasformato il mio profilo in pagina: la modalità più appropriata per interagire con un pubblico più ampio. Ritengo importante per un politico essere presente su questo nuovo media perché mi permette di interagire in modo diretto con i cittadini.
2. Sono interessanti, hanno un nuovo tipo di approccio rispetto ai loro predecessori. Chiunque sui social media può prendere la parola all’interno di un discorso, indipendentemente dal proprio status.
3. È difficile dirlo, anche perché con gli smartphone si ha sempre la possibilità di dare un’occhiata veloce. Succede diverse volte in giornata, ma piuttosto per brevi attimi.
4. Twitter è probabilmente il mio preferito. Ho creato un feed che mi permette di essere informato su quanto accade ad ampio raggio, quindi non solo in Ticino o in Svizzera ma anche nel resto dell’Europa e del mondo. Di Twitter mi piace molto la modalità di comunicazione: veloce e diretta. Da qualche tempo poi mi sto appassionando anche a Instagram, con il quale posso raccontare qualcosa di me attraverso le immagini. Il voto più basso invece lo do a Snapchat, ma probabilmente solo perché faccio parte di una generazione che non comprende il senso di creare dei contenuti che dopo 24 ore scompaiono.
5. Come dicevo prima, tutti possono partecipare al discorso, tutto è reso pubblico e senza una gerarchia che ne definisca l’importanza. Questo può portare a una deformazione della realtà e alla creazione di casi che nemmeno si basano su informazioni non veritiere ma che provocano una vera e propria esecuzione pubblica.
6. Quello che più apprezzo è il contatto diretto con ogni cittadino e le sue necessità. Cittadini che si sentono più vicini e in confidenza proprio grazie allo stile di comunicazione utilizzato in questi media.
7. Assolutamente no, anzi, sono felice che ci sia anche questa possibilità, più democratica.
8. Non direi elettorato, ma popolazione. Quello che cerco sui social più che il consenso, è il confronto.
9. No, anche perché sono dell’idea che una cosa diventa pubblica dal primo secondo dopo la sua pubblicazione: in ogni caso il tentativo di ritirarlo difficilmente va a buon fine e anzi, rischia di creare un effetto boomerang.
Christian Vitta
1. Se ben ricordo, nel 2010. Sono da sempre molto interessato al mondo tecnologico e a tutte le novità che emergono nell’ambito e quindi, pur se in quel momento Facebook esisteva già da qualche anno, incuriosito ho aperto il mio profilo.
2. I social media sono uno strumento interessante, che permette di restare in contatto con diverse fasce di utenti. La potenza e la velocità di comunicazione che hanno raggiunto, però, non sono da sottovalutare. Ritengo, inoltre, che se ne debba fare un utilizzo equilibrato per evitare di perdere il contatto con la realtà.
3. È difficile da quantificare. Utilizzo principalmente i social media quale fonte di informazione e mi connetto nei tempi morti della giornata, che sono pochi, per tenermi aggiornato o per inserire delle nuove informazioni.
4. Il social media che preferisco, e che utilizzo maggiormente, è Twitter. Mi permette infatti di condividere informazioni mirate, principalmente di carattere politico, che possono poi essere riprese velocemente dai media. Inoltre, con Twitter mi posso informare sulle tematiche d’attualità che riguardano la mia attività.
5. I social media sono un canale di comunicazione interattivo e potente, da utilizzare con cura. Ogni atto di comunicazione è pubblico e può avere un’influenza immediata: sbagliare un post, o un tweet, può essere dannoso per un politico. Bisogna inoltre prestare particolare attenzione agli eventuali commenti che la discussione sui social potrebbe generare.
6. Permettono sia di raggiungere diverse fasce della popolazione in modo estremamente rapido e dinamico, sia di tenersi costantemente aggiornati sui principali temi d’attualità.
7. No, fermo restando che il dibattito politico non deve limitarsi al mondo dei social media. Per le comunicazioni ufficiali, di un certo peso e di una certa valenza politica, ritengo preferibile l’utilizzo di canali ufficiali.
8. Penso che non siano l’elemento centrale ma va riconosciuto che, al giorno d’oggi, aiutano in modo importante, soprattutto per avvicinarsi ad alcune fasce di popolazione che, altrimenti ,si raggiungerebbero con più difficoltà.
9. No.

(Articolo di Michelle Cappelletti)