Tribunale di appello: il Consiglio di Stato decide il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale

Tribunale di appello: il Consiglio di Stato decide il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha deciso il potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale. Quest’ultimo a fine 2016 aveva portato all’attenzione del Governo una richiesta di aumento degli effettivi per far fronte all’importante crescita degli incarti registrata negli ultimi anni. Una richiesta preavvisata favorevolmente dal Consiglio della Magistratura. All’Autorità giudiziaria interessata verranno attribuiti due Vicecancellieri supplementari a tempo pieno fino a fine 2018; nel contempo, verrà monitorata l’attività del Tribunale penale cantonale, per valutare l’evoluzione della sua attività connessa con le esigenze future.

A fine 2016, il Tribunale penale cantonale aveva postulato un potenziamento di quattro Vicencancellieri a tempo pieno, visto il carico di lavoro notevolmente aumentato negli ultimi anni. Una situazione preoccupante, considerate le implicazioni sull’operatività dell’Autorità giudiziaria e in ultima analisi sulla garanzia del principio di celerità, fondamentale per una giustizia efficiente, efficace e vicina alle esigenze del cittadino. In data 15 maggio 2017 il Consiglio della Magistratura ha preavvisato favorevolmente la richiesta di potenziamento del Tribunale penale cantonale.

Il Consiglio di Stato ha analizzato la richiesta dell’Ufficio giudiziario, contestualizzandola nel quadro generale dell’Amministrazione cantonale, in particolare della situazione complessiva delle finanze cantonali. Una situazione per la quale il Governo ha varato un’importante manovra di risanamento, tesa a perseguire il pareggio di bilancio entro il 2019. In quest’ottica, il Consiglio di Stato, sentiti anche i rappresentanti del Tribunale di appello e del Tribunale penale cantonale, così come nuovamente il Consiglio della Magistratura, ha deciso di optare per un potenziamento temporaneo del Tribunale penale cantonale nella misura di due Vicecancellieri a tempo pieno. Ciò tenuto conto di come il Tribunale di appello stia valutando ulteriori soluzioni interne a livello di personale, volte a supportare il Tribunale penale cantonale. Una decisione che tiene conto sia delle necessità dell’Ufficio giudiziario sia degli obiettivi finanziari stabiliti dal Governo e approvati dal Parlamento.

I due Vicecancellieri supplementari rimarranno in funzione fino al termine del 2018. Nel frattempo, il Governo, d’intesa con il Consiglio della Magistratura, continuerà a monitorare l’attività del Tribunale penale cantonale, per valutare le prospettive future e segnatamente le esigenze a livello di organico. Tali riflessioni verranno estese a tutte le Autorità che compongono la cosiddetta “catena penale”, le quali negli ultimi anni hanno conosciuto un aumento generalizzato degli incarti.

La rapida risposta del Consiglio di Stato alle sollecitazioni del Potere giudiziario è stata resa possibile dai contatti intrattenuti dal Dipartimento delle istituzioni con i rappresentanti della Magistratura; rapporti consolidatisi negli ultimi tempi anche grazie all’istituzione di incontri regolari tra i rappresentanti dei due poteri dello Stato. Un dialogo accresciuto e rafforzato che, nel caso puntuale del Tribunale penale cantonale, ha permesso di trovare una soluzione in tempi brevi che andrà infine a beneficio della Giustizia ticinese e della cittadinanza tutta.

Nuovo diritto sanzionatorio: il Dipartimento delle istituzioni apre la consultazione

Nuovo diritto sanzionatorio: il Dipartimento delle istituzioni apre la consultazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha preso atto dei contenuti del progetto di messaggio, allestito dal Dipartimento delle istituzioni, relativo all’adeguamento della legislazione cantonale al nuovo diritto sanzionatorio federale, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2018. Un adeguamento che avrà un impatto sull’attività sia di alcuni servizi dell’Amministrazione cantonale – in particolare riferiti al settore esecuzione pene e misure del Dipartimento delle istituzioni – sia di talune Autorità giudiziarie del settore penale. In questo senso, il Governo ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni ad avviare una procedura di consultazione che coinvolga la Magistratura. Una decisione che s’inserisce nell’accresciuto dialogo tra Potere esecutivo e Potere giudiziario, voluto dal Dipartimento delle istituzioni che ha di recente istituito degli incontri regolari tra i rappresentanti di questi due poteri dello Stato.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale
dell’ordinamento delle sanzioni penali (Titolo quarto del Codice penale svizzero), volta ad accrescere l’efficacia del diritto penale. Una riforma richiesta sia dalla popolazione che dalle autorità del perseguimento penale, in merito alla quale il Consiglio federale ha fissato al 1° gennaio 2018 l’entrata in vigore.

I punti principali della revisione del Codice penale svizzero sono i seguenti:

  • ripristino delle pene detentive di breve durata (a partire da un minimo di 3 giorni), con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere;
  • eliminazione della sospensione condizionale e della sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria;
  • reintroduzione del lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante;
  • introduzione della sorveglianza elettronica del condannato quale forma di esecuzione (cosiddetto Electronic Monitoring);
  • reintroduzione dell’istituto giuridico dell’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero;
  • rinuncia all’esecuzione per giorni (o giorni separati);
  • chiarimento dell’esecuzione delle misure riguardo all’autorizzazione delle forme di regime penitenziario aperto;
  • aumento da 22 a 25 anni dell’età massima per l’applicazione delle misure del diritto penale minorile.

I Cantoni hanno dovuto adoperarsi alfine di adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è membro a titolo parziale, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi allestito un progetto di messaggio di adeguamento della legislazione cantonale, che prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti, che avranno un impatto sull’attività di alcuni servizi dell’Amministrazione cantonale, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Dipartimento delle istituzioni e sull’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Presso quest’ultima autorità giudiziaria, è stata altresì proposta la facoltà di attribuzione da parte del Presidente dell’Ufficio di una serie di competenze decisionali di carattere prettamente amministrativo ai funzionari giuristi ivi operanti, così da sgravare l’onere lavorativo dei magistrati. Il progetto di messaggio prevede inoltre la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di massimo due anni, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Il Consiglio di Stato ha preso atto dei contenuti del progetto di messaggio, autorizzando il Dipartimento delle istituzioni a organizzare nel corso dell’estate una procedura di consultazione che coinvolga gli interessati.

“Il santo è valso la candela: è una questione di valori”

Dal Corriere del Ticino l Intervista ad un anno dell’introduzione del divieto di dissimulazione del volto. Di Massimo Solari. 

A un anno dall’entrata in vigore delle nuove leggi sulla dissimulazione del volto e sull’ordine pubblico qual è il suo bilancio?

Come responsabile della sicurezza in Ticino sono pienamente soddisfatto di questo primo anno trascorso dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative per quel che concerne l’ordine pubblico e la dissimulazione del volto. In quest’ultimo caso tengo a sottolineare e a ricordare che siamo stati il primo Cantone ad avere introdotto una legge ad hoc, che non ha suscitato crisi diplomatiche ma che è stata recepita positivamente anche dai turisti in visita. Un risultato raggiunto anche e in particolar modo grazie al lavoro di squadra con le Autorità federali e i partner attivi nel settore turistico e alberghiero. Ma il merito va anche ai Corpi di polizia – cantonale e comunali – che si sono impegnati con professionalità e determinazione a far rispettare le nuove disposizioni.

Guardando i numeri relativi alle infrazioni emergono i pochissimi procedimenti avviati nei confronti di donne velate. Il santo, e quindi la legge, è valso la candela?

Da quando i cittadini e le cittadine ticinesi hanno votato a favore dell’iniziativa popolare che chiedeva di introdurre il divieto di nascondere il viso, sapevamo che si trattava di una questione di valori e non di grandi cifre. È stato chiaro fin da subito che non era il numero di persone che giravano a volto coperto sul nostro territorio il problema. La Legge sulla dissimulazione del volto, infatti, è stata introdotta per una questione di principio: da un lato per tutelare maggiormente la nostra sicurezza e dall’altra per salvaguardare quei valori e quelle peculiarità legate alle nostre tradizioni e alla nostra cultura. Per rispondere alla sua domanda quindi sì, il santo è valso la candela soprattutto perché come Autorità politica abbiamo attuato la volontà del Popolo ticinese.

Insistiamo. Ma il fatto che si sia assistito a così poche infrazioni è perché la legge ha avuto un effetto deterrente e di sensibilizzazione o semplicemente perché affronta un non problema?

L’ho sempre ribadito: l’obiettivo della nuova legge non era quello di sanzionare. A questo proposito abbiamo lavorato molto sull’informazione preventiva e sulla sensibilizzazione grazie soprattutto alla collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri in contatto costante con le rappresentanze diplomatiche dei Paesi dell’area musulmana. Un lavoro d’informazione avvenuto anche a livello locale grazie all’ottimo lavoro dei rappresentanti del settore turistico e alberghiero del nostro Cantone che hanno contatti diretti con i turisti provenienti da queste regioni. In fondo, le cifre diffuse dal settore turistico di recente mostrano che i turisti provenienti dai Paesi di fede musulmana sono in aumento. Ciò dimostra che i turisti sono disposti ad accettare le nostre regole e a mostrare il volto, rispettando le nostre tradizioni e i nostri valori.

Alla luce di questa esperienza annuale, e visto il dibattito in corso sul piano nazionale, consiglierebbe alla Confederazione di adottare un dispositivo legislativo sulla dissimulazione del volto come quello ticinese?

Quello ticinese si è dimostrato un modello vincente ed efficace. Nei miei numerosi incontri Oltre Gottardo mi capita spesso di spiegare ai colleghi responsabili della sicurezza negli altri Cantoni le peculiarità del nostro caso. In fondo non vogliamo discriminare nessuno ma vogliamo tutelare la sicurezza del nostro territorio ma soprattutto i nostri valori.

Sul fronte dell’ordine pubblico spiccano i dati legati all’accattonaggio. C’è un allarme in Ticino?

Assolutamente no. La legge sull’ordine pubblico doveva essere modificata poiché era una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico: era, infatti, stata adottata dal Governo cantonale nel 1941. In più di ottanta anni – e la storia ce lo ricorda – il nostro modo di vivere e la situazione politica non solo locale ma mondiale ha subito dei grandi cambiamenti: siamo passati dalla seconda guerra mondiale, alla caduta del muro di Berlino e al crollo delle Torri gemelle – per citare solo alcuni degli eventi che hanno segnato indelebilmente la nostra era. Era necessario quindi dotarsi di una legge dinamica e adatta al Ticino dei nostri giorni, per questo motivo siamo intervenuti colmando una serie di lacune. E il fenomeno dell’accattonaggio – che ha un effetto diretto sulla percezione della nostra sicurezza – doveva essere gestito e controllato in maniera più rigida e definita. Grazie alle nuove disposizioni contro gli accattoni sono diminuite le segnalazioni dei cittadini a dimostrazione della bontà e dell’efficacia della nuova legge.

Per il bene del nostro Cantone non cedo a pressioni!

Per il bene del nostro Cantone non cedo a pressioni!

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “Non ci fermeremo: continuerò a impegnarmi per più controlli sull’immigrazione!”

Mercoledì scorso sarà un giorno che non dimenticherò facilmente: un giorno infausto per la storia politica del nostro Cantone. Mercoledì 7 giugno 2017 è stato infatti il giorno in cui la volontà popolare dei Ticinesi è stata sacrificata a favore dell’accordo fiscale tra Svizzera e l’Italia. Un accordo che non ha mai convinto fino in fondo. Un accordo che sarà figlio di una sorta di ricatto: o la misura straordinaria sul casellario viene annullata o non si firma l’accordo. Stiamo parlando però di due atti di natura diversa: la misura sul casellario è una misura per la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Un’azione introdotta per avere più controllo sull’immigrazione – come il Popolo ticinese ha più volte espresso in votazione popolare – e per evitare che sul nostro territorio entrassero a soggiornare o a lavorare persone con precedenti penali gravi o gravissimi. La firma dell’accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri – lo dice anche il nome – è di carattere fiscale e finanziario.

Credevo e resto convinto che la misura ticinese – che ha ottenuto il consenso del Popolo e del Parlamento cantonale e ora pure federale – sia una misura efficace! Sono state infatti 119 le persone cui abbiamo negato il permesso negli ultimi due anni. Numeri irrilevanti dice qualcuno, se confrontati con le quasi 48’000 domande trattate nello stesso periodo dall’Ufficio della migrazione. Non direi proprio! Si tratta di 119 persone che hanno commesso crimini molto gravi. Appropriazione indebita, omicidio, rapina, detenzione illegale di armi e munizioni nonché “distruzione di cadavere continuato”. Che cosa vuol dire? Significa che questo criminale, che grazie alla nostra misura, non aveva potuto entrare in Svizzera, aveva strangolato un anziano signore e in seguito aveva dato fuoco al suo cadavere! Bagatelle secondo i soliti compagni…

Ma queste cifre dimostrano anche che la misura del casellario non è un atto discriminatorio. Ribadisco che si tratta di una misura di sicurezza e di ordine pubblico e non economica! 47’483 persone infatti hanno ottenuto il rilascio o il rinnovo del loro permesso: chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere. E non va dimenticato l’effetto dissuasivo ottenuto grazie alla misura. Ma d’altra parte la stessa misura ha trovato la comprensione e l’approvazione da parte dei cittadini stranieri che non hanno mai inoltrato reclami contro la richiesta del casellario. Ora il Ticino potrebbe essere l’agnello sacrificale e – come avvenuto anche nel 1974 – rischiamo di essere gli unici a dover pagare la fattura per un accordo di cui beneficerà tutto il Paese.

Nel corso dell’anno abbiamo valutato se ci fossero soluzioni alternative ma nessuna delle opzioni vagliate aveva la stessa efficacia e gli stessi risultati, quindi la variante era chiara: mantenere in vigore la misura sul casellario.

Non tutti i colleghi di Governo però erano della mia stessa opinione e forse hanno ceduto ad alcune pressioni. Claudio Zali ed io ci siamo trovati in minoranza e la misura sul casellario verrà a cadere quando Berna e Roma firmeranno l’accordo “sui frontalieri”. La voce della Lega dei Ticinesi – da sempre in prima linea per difendere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi – non è stata ascoltata. E ahimè la volontà popolare purtroppo è stata spazzata via in una mattina di giugno.

Su questo rimetto l’accento e non sulla rottura della collegialità come alcuni hanno sostenuto negli scorsi giorni. Questa decisione rischia di indebolire la nostra posizione oltre Gottardo. Ho espresso pubblicamente la mia opinione e il mio disappunto: questo è legittimo. Rispetterò la collegialità nella misura in cui come Capo Dipartimento applicherò la scelta del Governo, anche se non la condivido. Sono contrariato ma mai mi sognerei di venire meno ai miei doveri di membro del Collegio governativo.

Con i servizi del mio Dipartimento continuerò a mantenere alta la guardia su questo fronte e continuerò a far sentire la voce dei Ticinesi che, come il sottoscritto, vogliono un’immigrazione controllata. Non mi arrenderò e continuerò a combattere per il bene e la sicurezza del nostro Paese e di tutti i suoi cittadini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

L’accordo fiscale (ab)batte il casellario

L’accordo fiscale (ab)batte il casellario

Dal Giornale del Popolo | Viene meno l’ultimo ostacolo che si frapponeva alla firma del testo tra Svizzera e Italia.

Addio all’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale per i lavoratori stranieri che chiedono rilascio e rinnovo dei permessi di dimora (B) e per lavoratori frontalieri (G). A deciderlo è stato ieri il Consiglio di Stato, che ha di fatto eliminato l’ultimo ostacolo oggettivo che si frapponeva alla firma del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri tra Svizzera e Italia. Una decisione attentamente ponderata, quella dell’Esecutivo, che non ha comunque evitato le spaccature interne, con il fronte leghista compatto nell’avversare l’eliminazione del casellario. Al suo posto tornerà la richiesta per il lavoratore di fornire un’autocertificazione e, su base volontaria, anche un certificato penale. In casi particolari poi, precisa il Governo, sarà comunque possibile richiedere il casellario. Il passo indietro del Governo è volto a rendere più rapida la firma dell’accordo che dovrebbe stabilire un nuovo quadro normativo, migliorando l’attuale regime d’imposizione per i lavoratori frontalieri e sostituendo di fatto il documento varato nel lontano 1974.

Lega e UDC furiosi

La decisione dell’Esecutivo ha mandato letteralmente su tutte le furie la Lega dei Ticinesi, che parla di «tradimento» della volontà dei cittadini e del Parlamento, di un indebolimento della credibilità ticinese a Berna, dove la deputazione si è impegnata a difesa delle due iniziative cantonali sul tema, e di una perdita di sicurezza per il Cantone. Secondo il movimento di Via Monte Boglia, inoltre, l’Italia non sarebbe molto intenzionata ad arrivare a una firma dell’accordo. E del resto la nuova normativa «non sarebbe così interessante nemmeno per il Ticino», che perderebbe così la possibilità di bloccare i ristorni, vedendo andare in fumo un valido strumento di pressione politica nei confronti della vicina Italia. Anche il presidente dell’UDC, Piero Marchesi, si è espresso duramente, non mancando di criticare il Consiglio di Stato: «Il Governo ticinese interrompe una procedura che ha permesso di conoscere, anche penalmente, chi vuole vivere in Ticino. Una misura che non dovrebbe essere neppure in discussione perché fa parte dei controlli minimi che uno Stato deve attuare per garantire la sicurezza interna del Paese. Ovviamente il Governo ticinese si è piegato, ancora una volta, di fronte alle pressioni di Berna e di Roma. Cosa si inventeranno per non firmare? Il nostro ticinese è un Governo debole, molto molto debole».

Le mosse italiane

Da parte italiana a più riprese era stata chiesta l’eliminazione del casellario giudiziale, considerata una misura discriminatoria nei confronti dei lavoratori della vicina Penisola, pena la mancata firma dell’accordo. Eliminato l’ostacolo dovrebbero quindi appianarsi le divergenze e portare Roma a firmare il documento in tempi ragionevoli. Se la situazione appare ormai sbloccata, potrebbe essere ora l’instabilità politica italiana ad allungare i tempi, e in questo senso molto dipenderà dalla data scelta per le prossime elezioni nazionali. I bene informati sostengono che una firma ufficiale potrebbe arrivare già entro agosto, ma perché l’accordo possa entrare in vigore dovrà passare al vaglio dei due rami del Parlamento italiano (Camera e Senato), chiamati alla stesura degli accordi attuativi, con i lavori che potrebbero durare un paio di anni, facendo slittare l’entrata in vigore al 2019 o al 2020.

Vacilla l’armonia all’interno del Governo

«Un anno fa ci eravamo impegnati con il consigliere federale Maurer per trovare una soluzione alternativa che fosse compatibile con il quadro giuridico. L’unica soluzione praticabile si è rivelata essere la presentazione solo volontaria del casellario», spiega il presidente del Governo Manuele Bertoli. «Per noi era prioritario arrivare alla conclusione dell’accordo fiscale e abbiamo quindi deciso di assecondare questa richiesta consci che nel contempo il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio hanno proposto che il tema venga trattato da Berna. Contiamo alla fine di poter “salvare capra e cavoli”, ossia da un lato di arrivare alla firma dell’accordo fiscale e dall’altro lato speriamo che Berna possa introdurre la richiesta sistematica di estratti del casellario giudiziario ai cittadini UE che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera per tutti i Cantoni, compreso il Ticino». Il timore di Bertoli e colleghi è che, con le elezioni del nuovo Governo italiano alle porte, l’accordo possa saltare dopo anni di trattative: «A breve termine era fondamentale preservare l’accordo. Roma aveva individuato due ostacoli alla firma: l’articolo 121a sulla regolamentazione dell’immigrazione, superato con la legge d’applicazione votata ormai qualche mese fa dalle Camere federali, e il casellario giudiziale. Ora tocca agli italiani fare la propria parte e apporre la firma all’accordo». Ma l’addio al casellario, come detto, non ha fatto l’unanimità dei consensi in seno al Governo, con i ministri Gobbi e Zali, fortemente contrari alla proposta di rimuoverlo. Una rottura che però non sembra preoccupare Bertoli: «Il Governo agisce molto spesso all’unanimità, cercando punti di equilibrio. Non di rado sono io a restare in minoranza, quindi so bene che non sempre è possibile giungere a un compromesso che soddisfi tutti. Posso capire il punto di vista dei colleghi, che però guardano solo al casellario, dimenticando invece la questione dell’interesse del Ticino in materia fiscale». Di parere opposto il collega di Esecutivo Norman Gobbi che non usa mezzi termini: «Da questa decisione il Ticino esce indebolito. E per più ragioni. Il mandato popolare dei ticinesi è sempre stato molto chiaro con votazioni come “Prima i Nostri” o sui contingenti. In sostanza i cittadini hanno chiesto maggiori controlli in ambito migratorio. Una volontà confermata anche dal Gran Consiglio con due iniziative parlamentari approdate a Berna e che abbiamo difeso e per le quali abbiamo ottenuto il sostegno da parte delle commissioni federali». Ma l’abolizione del casellario giudiziale, agli occhi del ministro della Lega, indebolisce il Ticino anche agli occhi dell’Assemblea federale: «Non è semplice spiegare le ragioni per le quali prima introduciamo questa misura e poi la togliamo». L’altro aspetto fondamentale secondo Gobbi riguarda il controllo sull’immigrazione in Ticino. «Nonostante tutto questa misura ha messo in luce tre aspetti: anzitutto che i diretti interessati e cioè i frontalieri non si sono mai opposti. Nessuno, infatti, ha impugnato la richiesta di presentare il casellario. In secondo luogo i ticinesi hanno sempre apprezzato la misura. Tanto più che il Parlamento l’ha fatta propria e portata davanti alle Camere federali. In terzo luogo ha permesso, preventivamente, di tener distante persone non desiderate. Ricordo che su circa 400 casi approfonditi, a 119 casi è stata negata l’autorizzazione di ricevere un permesso. Con questa misura il controllo era sistematico ed efficace e non è stato necessario investire troppe risorse per le verifiche. Ora, con la decisione del Governo, il DI dovrà comunque mantenere alta la pressione sugli arrivi, ma con gli strumenti che abbiamo. E questo nell’interesse del mandato popolare ricevuto», spiega. Infine, il consigliere di Stato aggiunge: «Credo che ogni consigliere di Stato abbia soppesato anche le pressioni ricevute da Berna e, in occasione del voto su questo tema, ha deciso dove porre l’accento. Io e Zali abbiamo scelto di mettere l’accento sul mandato popolare e cioè più controlli in ambito migratorio. Ora la palla è nel campo italiano e dovrà dimostrare che intende rispettare l’accordo».

L’intesa in pillole

Nel dicembre del 2015 Italia e Svizzera avevano parafato il testo, concludendo ufficialmente le trattative sulle questioni di natura tecnica e trovando un’intesa sui contenuti. In prima battuta, la firma ufficiale era attesa nel corso dello scorso anno, in modo da permettere la graduale entrata in vigore dell’accordo a partire dal 2018. Il nuovo accordo – in sostituzione del precedente, vecchio ormai di 40 anni – si applicherà unicamente ai frontalieri di fascia (coloro che risiedono entro la fascia di 20 km dal confine, ndr.), che, gradualmente, verranno equiparati ai fuori fascia. La Svizzera applicherà sul reddito dei frontalieri un’imposta preventiva, pari al 70% di quella applicata oggi. Per fare un esempio semplice: se oggi vengono trattenuti 1.000 franchi di imposta alla fonte, in futuro ne verranno trattenuti 700 come imposta preventiva. Il frontaliere dovrà poi pagare le imposte anche in Italia, un’aliquota che verrà calcolata sull’intero reddito, sottraendo l’imposta preventiva già pagata in Svizzera. Per contro, decadranno i ristorni ai Comuni italiani di frontiera, a cui oggi il Ticino rigira il 38% dell’imposta trattenuta ai frontalieri. Ai frontalieri l’Italia riconoscerà una franchigia di 7.500 euro di reddito, entro i quali Roma non tasserà il lavoratore. Il salasso sarà così per coloro che guadagnano cifre superiori ai 4mila franchi lordi, con decurtazioni fino al 15-20%. Per contro, chi percepisce salari inferiori ai 3mila, andrà incontro solo a perdite marginali. La strada è comunque ancora lunga e bisognerà capire se in sede di ratifica saranno inseriti sconti ulteriori.

Il casellario della discordia

L’obbligo del casellario giudiziale è stato introdotto, quale misura straordinaria, nell’aprile del 2015 per tutti coloro che chiedevano il rilascio o il rinnovo dei permessi B e G. A mente del Governo la misura, lungi dall’avere carattere discriminatorio, è volta a garantire la sicurezza nel Cantone e ad assicurare il mantenimento dell’ordine pubblico. Secondo i dati aggiornati alla fine di aprile, a due anni dalla sua introduzione le domande totali presentate sono state 47.829. Di queste 47.483 hanno portato al rilascio o al rinnovo del permesso, mentre per le restanti 396 è stato necessario un approfondimento perché sussistevano elementi di natura penale. Infine, in 119 casi il permesso è stato negato o revocato. Nel maggio dell’anno scorso il Governo si era dato un anno di tempo per trovare una misura alternativa al casellario che fosse compatibile con gli accordi internazionali. Anche il Gran Consiglio si era mosso sostenendo un’iniziativa cantonale affinché questo strumento potesse essere esteso a tutti i Cantoni svizzeri. E qualche tempo fa sono arrivati i primi riscontri positivi anche in sede federale, nelle Commissioni del Consiglio degli Stato e del Nazionale.

(Articolo di N. Mazzi e M. Salvini)

Il casellario per una firma

Il casellario per una firma

Da laRegione | Priorità all’accordo con l’Italia sui frontalieri, il Consiglio di Stato è pronto a cancellare la misura straordinaria: quando Roma firmerà l’intesa fiscale, per i permessi B e G basterà l’autocertificazione.

«La questione – spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli -va chiusa ora». Prima di eventuali elezioni anticipate italiane. Perché un nuovo governo di Roma potrebbe mandare all’aria tutto, riportando l’orologio delle trattative fiscali tra Svizzera e Italia indietro di anni. E così ieri i consiglieri di Stato di Plr, Ppd e Ps hanno messo in minoranza i due leghisti, optando per l’abolizione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale per chi richiedeva il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di frontaliere (G). Si torna all’autocertificazione. Con buona pace della misura voluta a suo tempo dal Dipartimento delle istituzioni (Di) di Norman Gobbi, in vigore da due anni e che nel suo periodo di attività ha bloccato l’emissione di 119 documenti. Ma soprattutto una misura, si ricorda nel comunicato dell’esecutivo, che rappresentava “l’ultimo ostacolo alla firma” dell’accordo fiscale sui frontalieri. Da qui il passo indietro. Un passo indietro ponderato: «Il casellario rimarrà obbligatorio – sottolinea infatti Bertoli – finché non ci sarà la firma di Svizzera e Italia in calce all’accordo». Una sottoscrizione che il governo ticinese attende a breve giro di posta. «Abbiamo qualche segnale in questo senso. E quel che è certo è che ora l’Italia non ha più scuse». Non ha più scuse per non avallare un accordo che “malgrado non risponda pienamente alle aspettative del Ticino (…) – si legge nella nota stampa – è globalmente positivo per il nostro Cantone”. «L’intesa – ricorda Bertoli – è interessante per il Ticino da più punti di vista, in particolare perché introduce una misura anti-dumping indiretta». E le due iniziative votate dal Gran Consiglio e che chiedevano di prevedere una simile misura in tutta la Svizzera? Sarà requiem? Non per il presidente del Consiglio di Stato. «Le nostre richieste sono ormai sul tavolo federale, che ha già aperto qualche porta in questo senso. E se alla fine si dovesse trovare una regola nazionale sulla questione della sicurezza – conclude il presidente – avremmo ottenuto due obiettivi». A Roma e a Berna. «Questa decisione – ritiene invece il direttore del Di Norman Gobbi – rischia di indebolire la nostra posizione» oltre Gottardo. E anche per questo su Facebook Gobbi si è subito detto “su tutte le furie” e “fortemente contrariato”. «Diciamo che più che un colpo gobbo è stato un colpo… al Gobbi. La maggioranza del governo – dichiara il capo del Di – ha preso una decisione secondo scienza e coscienza, subendo forse delle pressioni. Io e il collega Zali abbiamo per contro preferito prediligere gli interessi cantonali, anche alla luce delle sensibilità popolari che chiedono più controlli dell’immigrazione». D’accordo. Ma la misura alternativa ed eurocompatibile al casellario che il capo del Di andava cercando? Non la si è trovata o è stata ignorata al governo? «Si sono valutate tutte le possibili alternative. Nessuna di queste – spiega Gobbi – era in grado di garantire la medesima efficacia e gli stessi risultati». E adesso? «Adesso aspettiamo l’Italia. Con il mio dipartimento intendiamo in ogni caso mantenere alta la guardia su questo fronte. Anche perché se in futuro capiterà qualcosa in questo ambito, la colpa sarà sempre e solo dell’Ufficio migrazione e del Di». Ieri in Ticino era presente anche il segretario di Stato Jörg Gasser. Il governo gli ha comunicato la decisione prima di scrivere formalmente a Berna. Nella missiva all’indirizzo di Palazzo federale saranno contenute una serie di raccomandazioni. Tra cui quella di stimolare gli italiani a firmare subito.

Dipartimento finanze soddisfatto, iniziative ticinesi deluse

Non solo a Bellinzona: divide anche a Berna l’addio alla richiesta del casellario giudiziale per chi chiede o rinnova permessi Be G deciso ieri a maggioranza dal Consiglio di Stato. A Berna dove da un lato sorride il Dipartimento federale delle finanze diretto da Ueli Maurer, dall’altro piangono le due iniziative cantonali ticinesi che chiedevano l’introduzione di tale misura a livello nazionale. Sollecitata dalla ‘Regione’, la Segretaria di Stato per le questioni finanziarie internazionali fa infatti sapere via e-mail di aver preso nota “della decisione del governo ticinese”. Una decisione “positiva” e che “soddisfa l’ultima condizione posta dall’Italia per giungere alla sottoscrizione del nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri”. “La Svizzera – continua l’email – è pronta a firmare l’accordo e attende quindi che la firma da parte dell’Italia avvenga al più presto”. Rischiano per contro di inciampare le due iniziative cantonali che avevano faticosamente trovato l’appoggio delle commissioni Istituzioni politiche del Consiglio nazionale e degli Stati. «Deploro la decisione del Consiglio di Stato. Si tratta – chiosa il granconsigliere Ppd Maurizio Agustoni che assieme ad Amanda Rückert (Lega) era stato sentito dai commissari di Berna – di un segnale contraddittorio che toglie peso ad atti parlamentari che erano riusciti a trovare consenso a Palazzo federale: una cosa più unica che rara». E ora? «Ora – rileva Agustoni – auspico che il direttore del Dipartimento istituzioni metta in atto le misure sostitutive che si era impegnato a elaborare l’anno scorso».

Per la Lega è ‘tradimento’. Ppd: ‘Altro errore’. Plr e Ps: Quando si tratta…’

Il men che si possa dire è che la Lega non approvi. Con l’addio al casellario giudiziale si “tradisce la volontà di cittadini (la misura aveva fatto oggetto di una petizione firmata da 12mila ticinesi) e parlamento” e “mina la credibilità del Ticino a livello federale; la deputazione ticinese a Berna si è spesa collegialmente e a più riprese a sostegno della misura, convincendone dell’evidente validità vari colleghi di altri Cantoni” si legge in una nota diffusa dal movimento di via Monte Boglia. La mossa ticinese, prosegue il comunicato, “non ci farà avanzare di un centimetro nei dossier aperti con l’Italia, mentre danneggia pesantemente la sicurezza interna del nostro Cantone”. D’altro avviso il presidente del Plr Bixio Caprara: «In una trattativa si soppesano pro e contro e poi si gioca l’asso quando serve – ci dice -. La questione del casellario è solo una parte della questione; dall’altra c’è anche un accordo fiscale che porterà a una sorta di misura anti-dumping indiretta a favore del Ticino». Insomma, «l’interesse prioritario era di trovare un accordo». E le proposte del Gran Consiglio di richiedere il casellario a livello federale? Una mossa per fare pressione? «Certo. D’altronde – conclude Caprara – è giusto segnalare i nostri problemi». Diretto il presidente Ppd Fiorenzo Dadò: «Questa decisione è un errore». «Si tratta – aggiunge Dadò – dell’ultimo atto di una capitolazione iniziata quando Gobbi ha rinunciato a richiedere il certificato dei carichi pendenti. Quello era il documento che permetteva di compiere veri controlli: il casellario non è sufficiente, vale quanto una ricerca su ‘google’». «A un certo momento – chiosa il presidente Ps Igor Righini – anche noi ticinesi dobbiamo capire che non siamo onnipotenti e che dobbiamo essere in grado di negoziare». E quando si negozia, annota Righini, «bisogna tener conto delle proprie volontà, ma anche di quelle degli altri: e l’Italia, piaccia o non piaccia, rimane pur sempre un nostro partner economico rilevante». Con il casellario, commentano dal canto loro i Verdi in un comunicato, Lega e Ppd pensavano “di ingannare la popolazione facendo credere che con questa norma si possano risolvere i problemi di infiltrazioni malavitose e di dumping salariale”.

‘Partita finita. Tocca alla politica’

Nessuna sorpresa in Italia: la decisione del Consiglio di Stato era nell’aria. Anche perché Berna e Roma si erano impegnate a porre fine a una soluzione insostenibile. «Da parte nostra siamo sempre stati molto chiari: via il casellario giudiziale, se volete firmare l’accordo sul nuovo sistema fiscale per i frontalieri», dice Vieri Ceriani, braccio destro del ministro Carlo Padoan nella trattativa con la Svizzera. «Un accordo che economicamente conviene anche al Ticino». E ora? «Per quanto mi riguarda la partita è chiusa. Tocca alla politica», conclude Ceriani. E se in Italia si andrà alle elezioni anticipate, la nuova tassazione rischia di diventare un tema caldo: i frontalieri temono una stangata, gli altri lavoratori parlano invece di equità. «Ma non bisogna dimenticare le specificità dei frontalieri – osserva Sergio Aureli, sindacalista di Unia e vicepresidente del Csir (Consiglio sindacale interregionale) Ticino-Lombardia-Piemonte -. Gli aspetti che ancora debbono essere definiti riguardano la franchigia, le quote delle tasse da pagare, la gradualità della definitiva entrata a regime dell’accordo». Secondo l’accordo la franchigia per abbattere l’imponibile dovrebbe ammontare a 7’500 euro (i sindacati chiedono 12mila), mentre sarebbe di dieci anni il periodo prima dell’entrata a regime.

(Articolo di Paolo Ascierto e Luca Berti)

Insieme al casellario salta l’armonia

Insieme al casellario salta l’armonia

Dal Corriere del Ticino | Per favorire la firma dell’accordo sui frontalieri l’Esecutivo intende abolire la richiesta sistematica del certificato Norman Gobbi: «La maggioranza ha ceduto alle pressioni» – Manuele Bertoli: «Scelta nell’interesse del Cantone»

Sia Berna sia Roma l’avevano definita una «pietra d’inciampo» sulla strada che portava alla sottoscrizione del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Ora, a 26 mesi dall’introduzione decisa dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi per motivi di sicurezza, l’esperienza del casellario giudiziale obbligatorio per i richiedenti di un permesso di dimora (B) o per lavoratori frontalieri (G) si avvia al capolinea. Il Governo ha deciso di fare un passo indietro «per togliere l’ultimo ostacolo alla firma di questo accordo». Di fatto una volta raggiunta l’intesa tra Svizzera e Italia – che l’Esecutivo si attende in tempi rapidi – la prassi verrà modificata, lasciando spazio all’autocertificazione e alla presentazione del certificato penale su base volontaria e non più sistematica. La scelta rischia però di lasciare degli strascichi in Governo: a favore del ritiro del provvedimento si sono schierati il presidente Manuele Bertoli e i consiglieri di Stato Paolo Beltraminelli e Christian Vitta , mentre contrari si sono detti i leghisti Claudio Zali e Gobbi. E proprio quest’ultimo non ha mancato di esprimere la sua contrarietà commentando su Facebook la decisione dell’Esecutivo. Successivamente lo abbiamo interpellato: «Il tema del controllo dell’immigrazione non è solo mio, ma di tutti i ticinesi che più volte l’hanno ribadito. Parliamo di una misura che non è sfociata in alcun ricorso da parte di chi l’ha subita, che ha portato effetti positivi se pensiamo ai 400 casi sensibili analizzati e ai 119 di revoca o diniego del permesso e che ha ottenuto successi a livello federale. Successi che, con la decisione del Governo, vengono indeboliti così come la nostra posizione a Berna».

«Cadrà un privilegio»

Il Governo nel maggio del 2016 aveva dato un anno di tempo a Gobbi per individuare una soluzione efficace quanto la richiesta sistematica del casellario ma compatibile con gli accordi internazionali: «Ma soluzioni alternative di pari efficacia, per quanto verificate e ricercate, non ve ne sono» rileva il direttore delle Istituzioni, aggiungendo quindi che «per noi era insostenibile rimanere sprovvisti di questo tipo di controllo». Sì perché secondo Gobbi operare «ora diventa più difficile e qualora in futuro dovesse accadere qualcosa la colpa sarà sempre dell’Ufficio della migrazione del Dipartimento delle istituzioni». La scadenza fissata l’anno scorso, va detto, era comunque coincisa con il sostegno alla misura di tutto il Governo. E ciò anche alla luce dei suoi effetti. Ma non è tutto, poiché nel frattempo anche il Gran Consiglio aveva accolto due iniziative cantonali per estendere il modello di controllo ticinese a tutta la Svizzera. Negli scorsi mesi erano poi giunti i primi riscontri positivi nelle commissioni del Consiglio degli Stati e del Nazionale. Perché, dunque, cambiare rotta? «Era prioritario concludere l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri – risponde Bertoli – per una serie di ragioni che fanno l’interesse del Cantone. Prima di tutto perché il nuovo impianto porta con sé una misura anti-dumping dal momento che il lavoratore frontaliere non avrà un privilegio fiscale, come sinora, rispetto al connazionale attivo in Italia». Per quanto riguarda invece il maggior introito stimato sul fronte svizzero Bertoli precisa che «si va dai 15 ai 30 milioni da suddividere tra Comuni, Cantone e Confederazione».

Resta in corsa la contropartita

In merito all’urgenza di intervenire sul casellario senza attendere eventuali decisioni da Berna sulle iniziative cantonali o sul sistema europeo di scambio di informazioni ECRIS, Bertoli invece sottolinea: «È stata una scelta difficile ma necessaria. Contingenza vuole che se oggi intendiamo mandare avanti questo accordo il passo indietro lo dobbiamo fare noi. Sappiamo che la situazione politica in Italia potrebbe cambiare presto con le elezioni e quindi tutto potrebbe cadere. Insomma, ora o mai più. Inoltre portando la questione sul piano nazionale, alla fine la Confederazione dovrà decidere. E se dovesse estendere l’obbligo del casellario a tutti questo varrà anche per il Ticino e, come speriamo, avremo salvato capra e cavoli». Nel quadro delle ricadute dell’accordo sui frontalieri per il Cantone si era parlato di una possibile contropartita di una ventina di milioni da parte di Berna. Uno scenario che Bertoli non esclude: «I progressi fatti oggi anche verso Berna aiuteranno a fare passi avanti anche in questa direzione». E proprio su eventuali pressioni del Consiglio federale Bertoli evidenzia: «Siamo stati stimolati più volte nell’andare in questa direzione, anche di recente con una lettera della presidente della Confederazione». Ma su questo punto Gobbi è d’altro avviso: «Si è ceduto a delle pressioni che anche il sottoscritto ha ricevuto dalla presidente del Consiglio federale e da altri consiglieri federali. Il rischio è che come nel 1974 il Ticino sia l’unico a pagare la fattura a fronte di un beneficio per tutto il Paese che dal punto di vista della Confederazione va bene ma non dal mio di consigliere di Stato del Ticino. Seppur si parli di cifre importanti si è sacrificato un mandato popolare e parlamentare in tema immigrazione, che io prediligo, sull’altare di un potenziale interesse fiscale». Sollecitato sul rischio di una spaccatura in Governo Bertoli per contro conclude: «Dico solo una cosa. Quando possibile, e accade molto spesso, il Governo prende le decisioni in modo unanime. Vi sono però dei casi dove le scelte sono a maggioranza. E concludo con una battuta: se ogni volta che il sottoscritto resta in minoranza dovesse fare un post o un tweet probabilmente i vostri archivi ne conterebbero un certo numero».

(Articolo di Massimo Solari e Viola Martinelli)

Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Il Quotidiano – Cade l’obbligo del casellario

Da RSI.ch | Il Governo ticinese spaccato, rivede le procedure per l’ottenimento dei permessi per consentire l’intesa sulla fiscalità dei frontalieri

Il servizio al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontalieri-addio-casellario-9210670.html

Sparisce l’obbligo sistematico di presentare l’estratto del casellario giudiziario per i lavoratori stranieri che chiedono rilascio e rinnovo dei permessi di dimora (B) e per lavoratori frontalieri (G). Lo ha deciso il Consiglio di Stato ticinese, che mercoledì sottolinea di aver compiuto tale scelta dopo aver “valutato approfonditamente i pro e i contro del progetto di nuovo accordo tra Berna e Roma sulla fiscalità dei frontalieri”.

Il Governo cantonale rimarca che così facendo si rimuove “l’ultimo ostacolo che si frappone alla sua conclusione”, pur consapevoli che tale intesa non risponde “pienamente alle aspettative del Ticino”.

Il nuovo quadro normativo, rimarcano i consiglieri di Stato nella nota, definisce giuridicamente lo statuto di frontaliere fiscale e stabilisce l’assoggettamento alla fonte in Svizzera (limitazione d’imposta al 70%) dei frontalieri residenti in Italia. Il rispetto delle norme di diritto interno italiane dei frontalieri attivi in Svizzera causerà loro un progressivo “aumento del carico fiscale, rendendo meno attrattivo “questo statuto dal punto di vista fiscale”. Così insomma, si dovrebbe contribuire alla lotta contro il dumping salariale in tutto il cantone.

L’obbligo di sottoporre il casellario giudiziario sarà sostituito, secondo i ministri ticinesi, da un “nuovo sistema che prevede, accanto all’autocertificazione già richiesta in passato, anche la presentazione del certificato penale su base volontaria”. Rimane attiva la possibilità per l’ufficio competente, di richiedere in caso particolare l’estratto del casellario.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la prima seduta ordinaria del 2017 – la 43. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha anzitutto preso atto dell’imminente apertura della seconda fase della consultazione in merito al Piano cantonale delle aggregazioni, che si concentrerà sulle modalità per l’attuazione dei nuovi scenari individuati e sugli incentivi finanziari previsti per la riorganizzazione amministrativa e gli investimenti a carattere socio-economico.

È stato quindi valutato lo stato di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», e sono stati indicati i primi elementi della nuova impostazione prevista per il sistema di perequazione delle risorse. Entro la fine dell’anno è attesa la consegna del rapporto conclusivo con le misure proposte nei sei ambiti di «priorità 1» – assicurazioni sociali, assistenza, famiglie, anziani, scuole, mobilità, perequazione –, che nel corso del 2018 dovrebbero essere consolidate in un messaggio al Gran Consiglio.

Il Dipartimento del territorio ha poi informato la Piattaforma riguardo al disegno di revisione della Legge sui beni culturali e del suo regolamento, che risponde alle richieste dell’iniziativa popolare «Un futuro per il nostro passato». Le modifiche normative proposte puntano in particolare ad accelerare la procedura per la protezione degli immobili di interesse cantonale, mantenendo l’autonomia decisionale dei Comuni sugli oggetti di rilevanza locale e riequilibrando i contributi finanziari pubblici per la conservazione. È stato deciso che una consultazione sul progetto sarà effettuata tramite la Piattaforma, con l’obiettivo che il messaggio del Consiglio di Stato sia pubblicato entro l’autunno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito presentato la proposta di rivalutazione delle modalità di calcolo degli effettivi delle Polizie comunali, condividendo con la Piattaforma i risultati della consultazione condotta negli scorsi mesi; è stato stabilito che i parametri attuali saranno modificati unicamente per le zone di retroterra e montagna.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcuni aggiornamenti in merito alla nuova Legge cantonale sui pompieri, a temi energetici e alla politica fiscale.

In merito al progetto per l’introduzione del voto elettronico, la Piattaforma ha espresso il proprio sostegno per questa modalità di espressione della volontà popolare ed è stata informata sui progressi compiuti dal Gruppo di lavoro istituito dal Cantone e sulle discussioni in corso con la Sottocommissione parlamentare.

Il prossimo incontro della Piattaforma è previsto per mercoledì 23 agosto.

Gobbi è “su tutte le furie”

Gobbi è “su tutte le furie”

Da Ticinonews.ch | I due leghisti hanno votato contro l’abolizione della richiesta del casellario. “Sono fortemente contrariato”

È un Norman Gobbi “su tutte le furie”, come scrive lui stesso su Facebook, quello che commenta la decisione presa oggi a maggioranza dal Consiglio di Stato ticinese di rinunciare alla richiesta del casellario giudiziale per l’ottenimento del permesso B (dimoranti) o G (frontalieri).

“La misura del casellario sarà eliminata alla firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri da parte di Svizzera e Italia” scrive Gobbi. “Così ha deciso oggi la maggioranza del Consiglio di Stato ticinese, contro la mia volontà e del collega Claudio Zali.”

“Una misura per la nostra sicurezza, la sicurezza di tutto il Cantone che verrà quindi presto a cadere” prosegue il consigliere di Stato leghista. “Una misura che – lo ricordo – ha raccolto ampi consensi nella popolazione ticinese e che sta facendo breccia anche a Berna.”

“Sono fortemente contrariato e continuerò a far sentire la voce del Ticino che vuole un’immigrazione controllata” conclude il direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Non smetterò di combattere per il bene e la sicurezza del nostro Paese e della sua gente!”