Comunicato stampa della Fondazione Alpina per le Scienze della Vita

Comunicato stampa della Fondazione Alpina per le Scienze della Vita

La Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV), con sede ad Olivone/Blenio e attiva dal 2005, comunica quanto segue:

– Avvicendamenti nel Consiglio di Fondazione:
Il Consiglio di Stato ha nominato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in qualità di rappresentante del Cantone nel Consiglio di Fondazione, in sostituzione del dimissionario (per raggiunti limiti) Gianni Moresi; parallelamente la Fondazione ha preso atto delle dimissioni dell’avv. Luca Borner. Il Presidente della Fondazione Marino Truaisch e i membri del Consiglio ringraziano i due uscenti per l’impegno profuso in questi anni a favore della FASV, salutando nel contempo la qualificata entrata del Consigliere di Stato che assume la vicepresidenza della Fondazione.

– Avvicendamenti alla Direzione della FASV:
Il Consiglio di Fondazione ha deciso di procedere ad alcuni avvicendamenti alla direzione della FASV. Dopo aver dato avvio alla oltre decennale attività della FASV ed essendone stato il motore trainante, nell’ambito della normale pianificazione della successione delle funzioni chiave, Ario Conti lascia la direzione della Fondazione. Il Consiglio di Fondazione ringrazia calorosamente e con profonda gratitudine il dr. Ario Conti per il suo impegno profuso in questi anni nel sviluppare le attività della Fondazione, che ricordiamo vanno dalle analisi chimiche e tossicologiche, al laboratorio didattico frequentato regolarmente dagli istituti scolastici ticinesi e non. Il Consiglio di Fondazione ha deciso di affidare la direzione della FASV ai due responsabili dello IACT (Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia) Maria Teresa Pinorini ed Elia Grata, i quali condurranno la Fondazione con una co-direzione sino alla fine del 2017.

Per ulteriori informazioni si può contattare il signor Marino Truaisch, Presidente del Consiglio di Fondazione.

Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella seduta di martedì, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio relativo alla modifica dell’articolo 9a della Legge sulla polizia del 12 dicembre 1989 (LPol) concernente l’allontanamento e il divieto di rientro in ambito di violenza domestica. Nello specifico, la modifica proposta dal Governo prevede che spetterà sempre, come ora, all’Ufficiale di polizia decidere l’allontanamento di una persona dal suo domicilio così come il divieto di frequentare determinati luoghi, se questo mina alla sicurezza dei suoi familiari. Ciò senza tuttavia più coinvolgere sistematicamente la Magistratura, come avviene oggi. Verrà inoltre creata la base legale che permetterà al servizio competente per il sostegno e la consulenza agli autori di violenza domestica (Ufficio dell’assistenza riabilitativa) di ricevere tutte le decisioni di allontanamento e di contattare tutti gli autori. Una modifica tesa ad accrescere la sicurezza delle persone toccate da episodi di violenza domestica.

L’attuale art. 9a LPol è stato adottato il 27 febbraio 2007 quale misura preventiva con l’obiettivo di assicurare la protezione immediata della vittima indipendentemente dalla perseguibilità penale dell’atto di violenza. L’Ufficiale di polizia può decidere l’allontanamento per dieci giorni di una persona dal suo domicilio e vietargli l’accesso a determinati locali e luoghi, se essa rappresenta un serio pericolo per l’integrità fisica, psichica o sessuale di altre persone facenti parti della stessa comunione domestica. La vigente norma prevede il coinvolgimento sistematico del Pretore, che deve decidere la conferma o la revoca della misura dell’allontanamento.

Dall’esperienza di questi anni risulta che tutte le decisioni emanate dalla Polizia sono state confermate (dal 1. gennaio 2008 al 31 dicembre 2016 ben 616 decisioni di allontanamento), ad eccezione di una decisione, annullata a causa di lacune formali. Il Consiglio di Stato propone quindi di rinunciare al coinvolgimento obbligatorio del Magistrato per la conferma o revoca della misura dell’allontanamento. Tale provvedimento potrà comunque essere contestato, entro tre giorni dalla notifica, davanti al Pretore, ciò che consentirà la salvaguardia dei diritti delle persone interessate.

Il messaggio contempla anche la proposta di prevedere nella LPol la base legale per la trasmissione automatica delle decisioni di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), servizio competente per il sostegno e la consulenza in materia di violenza domestica, alfine di rendere possibile a quest’ultimo una presa di contatto proattiva con tutti gli autori di violenza domestica. L’approccio proattivo implicherà la presa di contatto con le persone violente, allo scopo di informarle rapidamente sui loro diritti e doveri e di dimostrare loro che possono ricorrere all’aiuto di servizi specializzati. Per fornire alcune cifre, nel 2016 l’UAR ha preso a carico, con il consenso dell’autore 81 persone nell’ambito della violenza domestica, contro le 76 del 2015.

Entrambe le proposte elencate vanno nella direzione auspicata dalla deputata Delcò
Petralli con la mozione del 27 giugno 2012 “Procedura in ambito di violenza domestica”.
Il Consiglio di Stato non ritiene tuttavia opportuno affrontare nell’ambito della LPol la questione del sostegno riabilitativo obbligatorio per gli autori di violenza domestica, pure richiesto dalla deputata nell’atto parlamentare citato. Tale questione necessita di approfondimenti che verranno effettuati dalla Commissione di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica. Con il messaggio in questione l’Esecutivo propone infine di istituire la base legale affinché le Polizie comunali, intervenute per conflitti in ambito famigliare, siano tenute a trasmettere automaticamente alla Polizia cantonale copia della documentazione relativa a tali interventi.

In generale, il messaggio governativo è volto ad accrescere la sicurezza delle persone
coinvolte in episodi di violenza domestica, mediante risposte più rapide ed efficaci da
parte delle autorità competenti. Un ambito, quello della violenza domestica, delicato e
sensibile, toccando la famiglia e quindi il nucleo della nostra società per il quale la
collettività chiede un intervento, a tutela anche delle generazioni future. Un ambito
all’interno del quale la sicurezza rappresenta un bene ancor più primario agli occhi delle persone toccate, che richiede un intervento deciso e responsabile da parte delle
Istituzioni.

Informato come direttore delle Istituzioni

Informato come direttore delle Istituzioni

Inchieste su ISIS e Argo 1: il consigliere di Stato dice la sua su magistratura e politica
Dopo settimane di parole dette e altre non dette, il Corriere del Ticino ha intervistato a tutto campo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sulla tormenta che ha investito lui, Paolo Beltraminelli e, di riflesso, il palazzo della politica. Gobbi per la prima volta spiega a che titolo era informato dell’inchiesta sull’uomo alle dipendenze della società di sicurezza Argo 1 accusato di essere un reclutatore dell’ISIS in Ticino. Parla dei rapporti all’interno del Governo, del momento difficile, della separazione dei poteri, delle storie di fantasia, della confusione e delle storie da bar.

I due scandali che hanno colpito il palazzo della politica, sembrano avere incrinato i rapporti all’interno del Consiglio di Stato. Si è passati dalla fiducia al sospetto?
«Assolutamente no. Semmai è il contrario. Da attento osservatore della politica qual è lei, sono sicuro che non faticherà a trovare casi del passato in cui i consiglieri sono stati messi alla gogna per decisioni dello stesso Governo. Noi stiamo invece facendo gioco di squadra per risolvere responsabilmente delle situazioni che devono essere risolte nel rispetto della cittadinanza e delle istituzioni che rappresentiamo. Al nostro interno mi sembra che, nonostante quello che si dica, siamo trasparenti e ognuno è pronto ad assumersi, nei confronti dei colleghi, le proprie responsabilità».

In particolare nelle ultime sedute sarebbero stati sollecitati chiarimenti sulla vicenda dei mandati alla Argo 1 assegnato dal DSS. Vero o falso?
«Ci mancherebbe che non fosse così. In quanto Governo sarebbe sbagliato trarre delle conclusioni prima che questi chiarimenti avvengano, anche con il supporto del Controllo cantonale delle finanze».

A chi ritiene che, anche alla luce della vicenda dei permessi falsi che la tocca in veste di politico responsabile del Dipartimento delle istituzioni, la legislatura sia già compromessa, come replica?
«Siamo a metà legislatura e non vedo come possa essere compromessa. Quelle che lei riporta sono delle speculazioni politiche e rispondono al gioco dell’arena politica, al quale, evidentemente, non mi sottrarrò. Al momento però gestisco questa situazione da membro dell’Esecutivo, collaborando con gli inquirenti e con gli organi di controllo dell’Amministrazione e del Parlamento, per far chiarezza su quanto successo. La mia occupazione quale direttore delle Istituzioni è anche quella di elaborare degli strumenti affinché il rischio del ripetersi di situazioni come quelle che stiamo vivendo abbia a tendere a zero e, naturalmente, favorirne l’introduzione».

Tra lei e Paolo Beltraminelli i rapporti sono cambiati?
«In questi giorni ho sentito raccontare tante storie di fantasia, tipo che il sottoscritto abbia influenzato la tempistica dell’inchiesta federale con l’unico scopo di danneggiare il presidente del Governo. Chi pensa che questo sia possibile non conosce il funzionamento dello Stato e sottovaluta la sacralità della separazione dei poteri e la piena autonomia della Magistratura. Per tornare alla sua domanda i rapporti fra me e Paolo non sono cambiati: sono collaborativi, cordiali e amichevoli, anche se non abbiamo sempre la stessa opinione».

Ma tra voi cinque cosa è cambiato alla luce degli scandali?
«Ne avremmo fatto volentieri a meno, ma la situazione che stiamo vivendo ci ha coeso nel voler assicurare ai ticinesi uno Stato irreprensibile. Accanto alla gestione degli affari quotidiani, lavoriamo insieme e in modo trasversale per fare in modo che la fiducia del cittadino nelle istituzioni possa essere ristabilita e non più essere compromessa».

Nella vicenda Argo 1 è stato tirato in ballo anche lei, per l’inchiesta aperta nei confronti di quello che sarebbe un reclutatore dell’ISIS in Ticino. Ci fa un breve riassunto delle tappe principali?
«Sulla scorta di evidenze raccolte dall’intelligence della Polizia cantonale il Ministero pubblico della Confederazione, come è noto, ha aperto un procedimento penale nei confronti di un presunto reclutatore dell’ISIS che ha commesso reati ricollegabili al terrorismo. Nell’ambito di questa inchiesta sono emersi degli elementi da essa disgiunti collegati alla ditta Argo 1 e ai suoi vertici, che hanno dato origine in un secondo tempo all’inchiesta cantonale per i reati di usura e di sequestro di persona, di competenza cantonale».

Lei dice che sapeva, seppure non tutto. Ma la vera domanda è: a che titolo lei sapeva?
«Le inchieste per reati collegabili al terrorismo sono facilmente compromettibili, quindi le informazioni sono riservatissime e vanno gestite in maniera attenta. Sono stato informato in virtù del mio ruolo di direttore del Dipartimento delle istituzioni e le informazioni erano di carattere generale. Sapevo unicamente che sul nostro territorio si stava indagando su un possibile reclutatore. Ancora oggi le informazioni di dettaglio non mi sono note, anche perché non sono autorizzato a conoscerle. Gli scambi di informazione fra i vari servizi della Confederazione e i Cantoni rispondono a delle prassi regolamentate».

La separazione dei poteri impone che quello giudiziario debba essere autonomo e indipendente. Allora perché da politico era informato?
«Attorno a questa vicenda c’è un po’ di confusione. Attualmente sono in corso due inchieste. La prima, come le dicevo poco fa, è portata avanti dal Ministero pubblico della Confederazione e concerne un presunto reclutatore dell’ISIS. La seconda è condotta dal Ministero pubblico ticinese e riguarda invece la società Argo 1, per la quale il presunto reclutatore lavorava, e i cui responsabili sono indagati per i reati di usura e di sequestro di persona. Le autorità giudiziarie lavorano nella piena indipendenza. In qualità di Direttore del Dipartimento che ha la responsabilità della sicurezza, seguendo la prassi regolamentata, sono stato unicamente informato che sul nostro territorio si stava indagando su un possibile reclutatore, ma non ero autorizzato a conoscere le informazioni né sull’inchiesta né sulle persone coinvolte».

L’informazione le è giunta tramite canali ufficiali, direttamente dalla procura federale o cantonale, o per effetto della realtà del paese piccolo nel quale la gente mormora? Spesso anche chi non dovrebbe sapere, qualcosa sa.
«Per farle il verso mi verrebbe da dire che chi non deve sapere, normalmente crede di sapere, ma, pur non sapendo, si esprime pubblicamente creando confusione e, spesso, gettando fango sull’operato delle istituzioni che svolgono il loro operato in maniera più che egregia. Sarebbe più proficuo focalizzarsi sul fatto che le verifiche durate mesi siano sempre rimaste tutelate dal segreto e alla fine siamo riusciti a fermare un presunto reclutatore prima che fosse troppo tardi. Ma comprendo che sia una notizia meno allettante di altre. Vengo informato nell’ambito della mia funzione, non certo a seguito di commenti da bar».

Replicando al Caffè ha sollevato il segreto istruttorio. Ma la sua osservazione, dato il suo ruolo politico, non è stata poco pertinente?
«Lo ha detto lei prima. Esiste una separazione netta tra i tre poteri. In queste settimane sembra però che in molti se ne siano dimenticati. Il comandante della Polizia cantonale è stato liberato dal segreto istruttorio direttamente dal procuratore generale John Noseda per poter informare il Consiglio di Stato sul filone ticinese dell’inchiesta in corso. Questo per sottolineare che la Polizia cantonale, sebbene sia uno dei settori di mia competenza, agisce in modo indipendente nello svolgimento delle indagini giudiziarie».

Quando le hanno parlato della Argo 1 per la prima volta quale è stato il suo pensiero, dato che l’autorizzazione ad operare in Ticino non è stata data dal DSS di Beltraminelli ma dalla polizia?
«Nessun pensiero particolare. La polizia, per competenza, ha rilasciato l’autorizzazione a operare sul nostro territorio alla ditta di sicurezza in questione perché rispettava i requisiti richiesti dalla legge. Come ho avuto modo di approfondire a seguito di una domanda formulata dalla deputata Michela Delcò-Petralli in Parlamento, al momento del rilascio dell’autorizzazione le disposizioni in vigore erano rispettate, quindi il dossier è stato gestito nell’ambito delle disposizioni di legge. Illeciti che avvengono dopo l’autorizzazione, una volta constatati, danno eventualmente adito a un’inchiesta e poi alla revoca dell’autorizzazione, come puntualmente avvenuto».

In questa fase tutti stanno indagando per cercare di capire. Lo sta facendo anche la Sottocommissione di vigilanza e il suo coordinatore Alex Farinelli che ha ipotizzato di andare a sentire anche il procuratore generale John Noseda. Farinelli è andato un po’ lungo o trova che vada bene così?
«Il sentore è che vista la complessità della vicenda ci sia difficoltà a identificare le competenze delle differenti istituzioni dei diversi livelli. Anche in questo caso vige la separazione dei poteri, ma non credo che Alex Farinelli sia andato lungo, per usare le sue parole. Come coordinatore della Sottocommissione, lui è libero di prevedere gli approfondimenti che crede siano necessari per assolvere al suo mandato. Se posso permettermi di formulare un invito a tutti, e non solo a Farinelli, è quello di approfondire prima di rendere pubbliche delle affermazioni. In caso contrario si rischia di generare ulteriore confusione su una vicenda già molto complessa e su cui non si sono risparmiate speculazioni».

Tra l’altro il Controllo cantonale delle finanze ha tirato il freno alla Sottocommissione a proposito del battibecco del 2013 tra lei e il giudice Marco Villa sull’andazzo dei permessi B. Ma di quanto sollevato non si troverebbe traccia: 1-0 per Gobbi nei confronti di Farinelli e compagnia?
«Trovo la questione troppo importante per ridurla ad una partita di hockey (o di qualsiasi altro sport). Spero che chiunque sia coinvolto nei processi istituzionali lo faccia con lo scopo di fare chiarezza per il bene dello Stato. Se così non fosse significherebbe che saremmo già in campagna elettorale e mi sembra ragionevolmente un po’ presto. È comunque mia intenzione chiedere spiegazioni su queste affermazioni così come pure su alcune presunte sentenze del Tribunale federale citate dal PLR in un comunicato stampa a febbraio: al sottoscritto e ai miei servizi non risulta traccia di quanto da loro riportato. Ma se avessero delle indicazioni più precise da darci potrebbe sicuramente essere d’aiuto per fare chiarezza, altrimenti sarebbe solo ulteriore fumo».

Dal Corriere del Ticino del 27 marzo 2017, una mia intervista a cura di Gianni Righinetti

I radar saranno meno nascosti

I radar saranno meno nascosti

Dal Corriere del Ticino | L’ubicazione dei dispositivi mobili verrà indicata in modo generico: si conoscerà la regione, non il luogo e l’ora Il direttore delle Istituzioni: «Soluzione equilibrata che evade le richieste parlamentari e ne rispetta lo spirito»

In futuro i radar mobili saranno meno nascosti in Ticino. È quanto ha deciso il Governo, dando seguito alle indicazioni del Gran Consiglio che nell’aprile dello scorso anno aveva richiesto un cambio di registro a livello di controlli di velocità. Il volere del Legislativo – che mirava alla segnalazione dei dispositivi 200 metri prima della loro ubicazione – non sarà però applicato in tutto e per tutto. A essere attuati, ha infatti precisato ieri l’Esecutivo con una nota, saranno dei provvedimenti che rispettano «lo spirito» della decisione parlamentare. Come? Non verrà posato nessun cartello d’avviso – come avviene per i radar fissi – ma l’automobilista verrà reso attento della presenza di un dispositivo mobile in modo generico. «In sostanza – indica il Consiglio di Stato – i controlli radar saranno annunciati tramite i canali istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del cantone sono previsti rilevamenti di velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari d’attività». Ciò avverrà però solo sulle strade cantonali e comunali e non sulla A2, in quanto l’USTRA «ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza» fa sapere il Governo.

Una soluzione, questa, che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritiene «equilibrata, di buon senso e che evade le richieste parlamentari». Ad aver fatto cilecca – come anticipato lo scorso 20 settembre dal Corriere del Ticino – è invece stata la segnalazione dei radar mobili, proposta dalla maggioranza del Gran Consiglio con l’appoggio a due mozioni del 2014. E in tal senso il parere inserito dal Consiglio di Stato nel rapporto inviato a tutti i parlamentari non lascia dubbi: «Dai dati emerge che, quantomeno fra il cartello segnalatore e l’apparecchio di rilevamento, gli automobilisti abbiano viaggiato commettendo al massimo delle infrazioni lievi, mentre al di fuori dei 200 metri di distanza che superano la segnalazione e l’apparecchio, il sorpasso dei limiti di velocità avviene in maniera pressoché sistematica». L’Esecutivo evidenzia inoltre come durante il test della polizia cantonale «sono state commesse infrazioni aggravate e, in alcuni casi, anche particolarmente gravi e pericolose, tanto da farne considerare i conducenti, secondo la vigente legislazione federale, pirati della strada».

Anche per questo motivo, si aggiunge, «la segnalazione della rilevazione della velocità, così come chiesta dal Legislativo, sembra infondere una sensazione di falsa protezione nei conducenti». Il tutto, rileva il Governo, non contribuendo «né alla prevenzione né ad accrescere la sicurezza sulle strade». Le conclusioni contenute nel rapporto governativo sono quindi perentorie: «L’Esecutivo è ben cosciente che chi sarà colto in flagrante si sentirà perseguitato e vessato e tenderà a considerare il provvedimento un subdolo mezzo nelle mani di Cantone e Comuni utilizzato con l’unico scopo di “far cassetta”, anziché vederlo per quello che è: una conseguenza di un comportamento inosservante delle disposizioni e punibile dalla legge». Per contro con la soluzione degli annunci generici – tramite la pagina internet, l’app e i profili social della polizia cantonale, ma ripresa anche da radio, tv e giornali – il Consiglio di Stato reputa di non «azzerare il valore del controllo stesso, aumentandone inoltre il valore preventivo». Ma fino a che punto ci si spingerà nell’informare gli automobilisti? abbiamo chiesto a Gobbi. «Questa – ci spiega – sarà una delle decisioni che dovranno prendere dal punto di vista operativo i comandanti della polizia cantonale e dei corpi comunali, con l’obiettivo di avere un’applicazione uniforme sul territorio». Sulle tempistiche, invece, Gobbi non si sbilancia: «Il nuovo sistema sarà in ogni caso implementato nel 2017».

Da subito il Governo ha invece incaricato le Istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie comunali. L’obiettivo? «Inserire l’obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strade che deve essere posta sotto controllo» precisa il Governo.

(Articolo di Massimo Solari)

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approfondito cinque aspetti sollevati dal Gran Consiglio nell’aprile 2016 sul tema dei controlli di velocità e approvato, nella sua seduta odierna, l’introduzione di una serie di misure per aumentare la sicurezza sulle strade del Cantone. Nel rispetto della volontà del Parlamento, il Governo ha, in particolare, deciso che gli apparecchi mobili di rilevamento della velocità saranno utilizzati dai Corpi di polizia ticinesi come strumenti di prevenzione e di controllo, attraverso una campagna di informazione anticipata.

Votando su due mozioni dedicate al tema dei controlli della velocità sulle strade ticinesi, nella seduta del 18 aprile 2016 il Gran Consiglio aveva incaricato il Consiglio di Stato di analizzare la fattibilità di alcune misure per la prevenzione degli incidenti. Il Governo ha svolto gli approfondimenti richiesti e ha ora presentato una serie di provvedimenti che rispettano lo spirito della decisione parlamentare.

Tra le decisioni del Gran Consiglio, come noto, figurava anche l’obbligo di segnalare la posizione degli apparecchi radar mobili. Grazie a una serie di esperimenti sul campo e a un confronto con le prassi in vigore in altri Cantoni, il Consiglio di Stato ha richiesto di individuare una soluzione per avvertire gli automobilisti – come auspicato dal Parlamento – senza per questo annullare completamente l’efficacia dei controlli. In sostanza, i controlli radar saranno annunciati tramite i canali di informazione istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del Cantone sono previsti rilevamenti della velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari di attività. Per quanto riguarda invece l’autostrada A2, l’Ufficio federale delle strade ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza.
Per evitare il sovrapporsi di controlli radar a distanza troppo esigua nel tempo e nello spazio, il Consiglio di Stato ha inoltre incaricato il Dipartimento delle istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali; l’intento è di inserire un obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strada che deve essere posta sotto controllo.

Il Consiglio di Stato rimane convinto che la prevenzione sia lo strumento più efficace nell’ambito della lotta agli incidenti stradali e del miglioramento della sicurezza. Come già accade oggi, gli apparecchi mobili per il rilevamento della velocità continueranno a essere utilizzati come opzione secondaria, solo nei punti per i quali le misure di prevenzione non portano ancora ai miglioramenti auspicati.

Giustizia: la sfida del futuro

Giustizia: la sfida del futuro

Dal MDD l Il voto delle e dei Ticinesi di domenica scorsa, favorevole alla riduzione da 4 a 3 dei giudici dei provvedimenti coercitivi, è stato un segnale chiaro a sostegno delle scelte del Governo e del Parlamento nel programma di risanamento delle finanze cantonali. Quella dei giudici è stata la sola che toccava una riduzione nell’ambito della Giustizia ticinese, la quale dovrà affrontare la stessa sfida che attende tutta la pubblica amministrazione: fare di più con le stesse risorse.

Il fronte sindacale e della sinistra asseriva, durante la campagna sul referendum per la riduzione da tre a quattro dei giudici dei provvedimenti coercitivi, che si trattava di un risparmio minimo e che si sarebbe incrinata la garanzia dei diritti fondamentali a coloro colpiti da misure di privazione di libertà o interessati da procedimenti penali. Questo punto di vista è quello di un vecchio modo di pensare il funzionamento in generale della Pubblica amministrazione, che non mette in discussione il modus operandi e continua con la mortale affermazione “abbiamo sempre fatto così”.

La sfida che attende l’amministrazione pubblica, e quindi anche l’amministrazione della Giustizia, è saper affrontare l’evoluzione dei bisogni e del lavoro, rispondendo “presente!” e facendo fronte al lavoro con meno risorse o al maggior lavoro con le stesse risorse disponibili. Sono sforzi che dobbiamo compiere per non dilatare all’insostenibile – finanziariamente parlando – i costi dello Stato e delle sue prestazioni.

La Giustizia deve però operare secondo leggi, codici e codici di procedura, si potrebbe obiettare. Vero, ma in taluni casi le prassi instaurate potrebbero essere semplificate, grazie anche ai progetti che a livello intercantonale si stanno promuovendo per una sempre maggiore digitalizzazione del funzionamento della giustizia, sia civile che penale. A monte ci vuole una parziale riorganizzazione, che stiamo portando avanti con il progetto “Giustizia 2018”, che vuol rivedere organizzazione e funzionamento interno dei vari settori della magistratura. Inoltre, è auspicabile una collaborazione tra i vari settori della giustizia ticinese nel condividere risorse non utilizzate appieno.

Una sfida non facile da cogliere, ma che – di questi tempi – deve essere presa di petto da tutti gli attori in campo, con coscienza e responsabilità. Le spese dello Stato nei settori sensibili della socialità cresceranno in futuro, dovute in particolare a invecchiamento della popolazione, crisi economica e dumping salariale; di conseguenza, il “sistema Stato” deve saper far meglio con minori risorse in tutti i suoi settori di attività, Giustizia inclusa. 

In conclusione, ringrazio le cittadine e i cittadini Ticinesi per il loro voto favorevole alla riduzione da 4 a 3 giudici dei provvedimenti coercitivi, per aver dimostrato un atto di fiducia nei confronti di Governo e Parlamento, lanciando così la sfida all’apparato statale del “saper far di più con meno”.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore DI

Votazione cantonale: tre sì per il bene del nostro Cantone!

Votazione cantonale: tre sì per il bene del nostro Cantone!

Dal Mattino della domenica | Una scelta responsabile per tutti i ticinesi
Mancano due settimane a domenica 12 febbraio. Ognuno di noi – dal vivo o con il voto per corrispondenza – si recherà alle urne per esprimersi su quattro oggetti a livello Cantonale: oltre alla protezione giuridica degli animali, voteremo su due modifiche di legge nell’ambito della socialità e sulla riduzione da quattro a tre giudici dei provvedimenti coercitivi. Quest’ultime sono tre misure che abbiamo proposto come Governo nell’ottica di risanare le finanze cantonali, misure poi approvate dal Parlamento.

Il pareggio dei conti del Cantone è l’ambizioso obiettivo che ci siamo posti come Consiglio di Stato nel corso della legislatura. Quello del Governo è un atto di responsabilità: vogliamo essere certi di poter consegnare alle generazioni future un Ticino finanziariamente sano, che dia la possibilità ai ticinesi di porsi davanti alle sfide future sapendo di poterle affrontare con le giuste capacità. L’obiettivo è quindi questo: migliorare l’utilizzo delle risorse pubbliche, senza tuttavia intaccare l’efficacia dei servizi, nel rispetto dello stato di diritto e soprattutto a favore di chi ne ha più bisogno.

Assistenza e cura a domicilio
Il risanamento finanziario chiesto dal Parlamento tocca tutti gli ambiti e i servizi dello Stato, ai quali è richiesto un uso parsimonioso delle risorse. I Servizi di assistenza e cura a domicilio (SACD) hanno accettato di fare la loro parte, di rivedere i propri processi operativi e risparmiare 2,5 milioni di franchi. Ogni servizio, tramite la modifica della legge in votazione, dovrà proporre e attuare entro due anni (quindi entro il 2019) le misure organizzative necessarie per ottimizzare i propri mezzi senza avere un impatto sulle prestazioni fornite agli utenti e senza chiedere un contributo finanziario agli utenti.

Soglie di accesso alle prestazioni sociali
La votazione del 12 febbraio interesserà anche il settore delle prestazioni sociali. La modifica di alcune soglie di accesso permetterà di disciplinare più equamente l’erogazione di contributi, in funzione del numero di membri della famiglia e con particolare attenzione ai nuclei più fragili. La modifica permetterà inoltre di ottenere nuove risorse, che saranno in parte reinvestite a favore della conciliabilità tra lavoro e famiglia, confermando quindi il Ticino ai primi posti tra i cantoni più generosi.

Riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi
Non da ultimo, fra due settimane andremo alle urne per votare sulla diminuzione da quattro a tre giudici dei provvedimenti coercitivi, e l’attribuzione di un giurista già impiegato all’interno all’Amministrazione cantonale. Questa misura porterà a un risparmio annuale di 256’000 franchi, ossia un milione sul quadriennio. Con questa formula garantiamo la qualità delle decisioni prese dai giudici; infatti, negli ultimi sei mesi del 2016 tale ufficio ha funzionato e funziona tuttora con soli tre giudici, senza evidenziare grossi problemi di operatività. Una misura sostenibile e garante della legalità.

Queste tre misure, se viste singolarmente, possono sembrare poca cosa; stiamo invece parlando di 20 milioni di franchi. Invito quindi ognuno di noi ad agire responsabilmente, accompagnando la propria scelta di voto con uno sguardo ampio su tutta la manovra finanziaria proposta. Votiamo 3 volte sì, per un unico obiettivo: il bene del nostro Cantone!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato nella sua seduta settimanale ha approvato il rapporto che illustra gli indirizzi dei progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni. Grazie a queste misure sarà possibile garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche e procedere a una revisione dei compiti dello Stato risparmiando circa 3 milioni di franchi come previsto nella manovra.

Durante la discussione del “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali” avvenuta lo scorso 20 settembre 2016, il Gran Consiglio decise di rinviare alla Commissione della gestione l’esame della modifica della Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LALEF). A questo proposito il Consiglio di Stato ha quindi elaborato un rapporto che ha l’obiettivo di presentare il tema della distribuzione degli impieghi dell’Amministrazione cantonale sul territorio, in particolare illustrando in modo più esteso i progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni fornendo una visione d’insieme dei cambiamenti in atto.
Nel documento inviato alla Commissione della gestione sono stati riassunti brevemente i principali ambiti del Dipartimento delle istituzioni toccati dalle riorganizzazioni, che mirano da una parte ad accrescere l’efficienza e l’efficacia del servizio fornito alla cittadinanza e dall’altra rispondono alle esigenze della società in continuo mutamento.

Le riorganizzazioni interesseranno principalmente i seguenti servizi:

Ufficio di esecuzione (Divisione della giustizia), con la creazione del contact center, del centro di competenza per i precetti esecutivi e dell’Ufficio delle Tre Valli a Faido e la riorganizzazione del settore con razionalizzazione delle risorse;

Ufficio dei fallimenti (Divisione della giustizia), con la centralizzazione delle attività del Sopraceneri a Locarno, mantenendo uno spazio a Bellinzona per svolgere alcune prestazioni. Per il Sottoceneri saranno mantenute le sedi attuali;

Settore del registro fondiario e di commercio (Divisione della giustizia), prevede la ricostituzione della Sezione del registro fondiario e di commercio, la creazione dell’autorità di I. istanza LAFE unica e la ridefinizione della struttura degli uffici dei registri distrettuali, misure contenute in un apposito messaggio, che sarà sottoposto al Governo prossimamente;

Uffici dello stato civile (Sezione della popolazione), con l’istituzione di un’unica sede circondariale di riferimento per le Tre Valli, mantenendo spazi nelle altre sedi distrettuali per svolgere alcune prestazioni.;

Ufficio della migrazione (Sezione della popolazione), nuova procedura di richiesta, rilascio, rinnovo e modifica dei permessi per stranieri allo scopo di migliorare il controllo, con la progressiva riduzione delle sedi dei servizi regionali degli stranieri riallocando il personale secondo la nuova organizzazione.

Si ricorda che ci sono altri progetti del Dipartimento delle istituzioni, non indicati nella manovra, che permetteranno di dislocare/creare impieghi cantonali:

a contare dal 2021 con l’apertura del Centro di controllo del traffico pesante della Polizia cantonale saranno creati altri 50 posti di lavoro in Leventina;

la creazione del nuovo centro comune di formazione della Protezione civile e della Polizia e il trasferimento della Sezione del militare e della protezione della popolazione prevedono di dislocare circa 25 impieghi da Bellinzona/Giubiasco a Monteceneri.

Il Consiglio di Stato ritiene che per poter rispondere in modo adeguato alle mutate esigenze della collettività e raggiungere l’obiettivo del risanamento delle finanze pubbliche è fondamentale rivedere l’organizzazione dei servizi. Grazie al progetto di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni sarà possibile ottenere un risparmio di circa 3 milioni di franchi come previsto dalla manovra.

Casellario giudiziale, secondo sì da Berna

Casellario giudiziale, secondo sì da Berna

Da liberatv.ch l Casellario giudiziale per i permessi di residenza e lavoro, PPD e Lega esultano per il voto della Commissione diritti politici del Nazionale: “La misura voluta da Gobbi si è dimostrata efficace e non lede la libera circolazione”. E via Monte Boglia attacca PLR e socialisti: “Per loro in Svizzera devono entrare anche i delinquenti”

La Lega: “Questa misura va estesa a livello nazionale: nel senso che tutti i Cantoni devono avere facoltà di introdurre la richiesta sistematica”

BERNA – La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha dato seguito oggi alle due iniziative cantonali ticinesi relative alla richiesta sistematica del casellario giudiziale nell’ambito delle procedure di ottenimento di permessi di lavoro e di residenza. E sul tema si registrano oggi due prese di posizione, da parte del PPD e della Lega.

“La misura introdotta dal Ticino nel 2015 si dimostra efficace. Il PPD saluta favorevolmente la decisione ed evidenzia il ruolo centrale del Partito, come già avvenuto agli Stati, nella creazione della maggioranza commissionale – si legge nella nota dei popolari democratici -. I membri ticinesi della citata commissione – consiglieri nazionali Marco Romano e Roberta Pantani – sono riusciti a costruire una maggioranza risicata grazie ai gruppi PPD e UDC. Ora il Consiglio federale dovrà elaborare una base legale per consolidare la prassi. Secondo il PPD l’ottenimento di un permesso presuppone la presentazione del casellario giudiziale: documento ufficiale largamente diffuso in vari ambiti.

Il PPD ritiene la misura utile ad aumentare la sicurezza interna; la sola autocertificazione si è dimostrata inefficace. La misura è di carattere interno, non lede la libera circolazione e non crea situazioni discriminatorie. Un Cantone ha e deve avere la possibilità di prendere misure atte a garantire il controllo di chi chiede un permesso di lavoro o di residenza. Il PPD respinge tutti gli argomenti che cercano di relativizzare e combattere la misura. La libera circolazione è rispettata e uno Stato sovrano deve tutelare la propria sicurezza interna”.

Anche La Lega dei Ticinesi “prende atto con soddisfazione della decisione della Commissione delle istituzioni politiche a favore delle iniziative cantonali ticinesi. Questa prassi, introdotta in Ticino per volontà del Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi nell’aprile 2015, ha dimostrato la propria efficacia, come confermano le cifre trasmesse dal governo cantonale alla commissione.

Non c’è dunque alcun motivo per abbandonarla, ma va anzi estesa a livello nazionale: nel senso che tutti i Cantoni devono avere facoltà di introdurre la richiesta sistematica. L’autocertificazione dei richiedenti il premesso B o G sui propri precedenti penali si è infatti a più riprese dimostrata insufficiente ed inefficace. Ciò che era ampiamente prevedibile.

Per la Lega dei Ticinesi è in ogni caso evidente che la richiesta sistematica del casellario giudiziale da parte delle autorità ticinesi deve continuare ad oltranza. Ora anche a livello di Camere federali si consolida una maggioranza che dà ragione alla Lega e al Ticino: anche perché la richiesta del casellario è una questione di manifesto buonsenso.

Per l’approvazione nella Commissione delle iniziative cantonali ticinesi pro-casellario è stato determinante il voto dei due esponenti ticinesi Roberta Pantani (Lega) e Marco Romano (PPD): onore al merito. La Lega dei Ticinesi deplora invece che contro il casellario – e quindi contro la sicurezza del nostro Cantone – si sia schierata in blocco non solo la sinistra (la cui opposizione era scontata) ma anche il PLR. Malgrado il capogruppo PLR alle camere federali sia il ticinese Ignazio Cassis. Dopo la deplorevole prestazione del tandem PSS-PLR in materia di affossamento del 9 febbraio, adesso i due partiti fanno il bis. Evidentemente anche per il PLR, come per il PSS, in Svizzera “devono entrare tutti”, delinquenti compresi”.

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Casellario giudiziale: il Governo scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio nazionale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato – analogamente a quanto fatto lo scorso novembre con la Commissione del Consiglio degli Stati – ha inviato ieri una lettera alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio nazionale invitandola a confermare il sostegno alle iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il Governo ha inoltre fornito i nuovi dati che riguardano la misura straordinaria introdotta dal Dipartimento delle istituzioni nell’aprile 2015 a tutela della sicurezza del territorio ticinese: il numero totale di decisioni negative emesse è salito a 64 (+11 casi negli ultimi due mesi).

Lo scorso mese di novembre, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati aveva trattato e sostenuto le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale. Salutando positivamente questo sostegno, il Consiglio di Stato ha espresso – tramite una lettera inviata ieri – l’auspicio che anche la Commissione del Consiglio nazionale segua questa posizione.

Nella lettera, il Governo ha sostenuto questa richiesta sottolineando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri).

A poco più di un anno e mezzo dall’adozione del provvedimento – avvenuto il 2 aprile 2015 – su 40’703 casi domande esaminate dalla Sezione della popolazione in 40’353 (pari al 99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso senza particolari problemi e a dimostrazione dell’equità della misura. In 350 occasioni (pari allo 0.86%) sono invece emersi elementi di natura penale (condanne oppure procedimenti penali pendenti), e sono state quindi analizzate nel dettaglio e valutate con attenzione: 64 di queste richieste si sono concluse con una decisione negativa.

Il Consiglio di Stato ha inoltre colto l’occasione per sottolineare che l’Autorità amministrativa (Sezione della popolazione) non dispone di alcun tipo di accesso a banche dati di polizia. L’identificazione di eventuali elementi di rischio accresciuto è quindi possibile unicamente attraverso la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale che ha confermato la propria efficacia nell’esperienza ticinese.