Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, accompagnato dalla Procuratrice federale Dounia Rezzonico, responsabile dell’antenna distaccata di Lugano e dal portavoce André Marty. Questo terzo incontro ha permesso un nuovo aggiornamento reciproco su temi legati alla sicurezza, e ha confermato l’unità di intenti fra le autorità cantonali e il Ministero pubblico della Confederazione.

Il Procuratore generale Michael Lauber ha anzitutto espresso apprezzamento per l’interesse dimostrato con regolarità dal Governo ticinese verso le attività del Ministero pubblico della Confederazione e per l’ottima collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura. Ha quindi ricordato i risultati ottenuti grazie alla riorganizzazione completata nel 2015, in particolare con le nuove modalità di lavoro e la suddivisione delle responsabilità fra la sede centrale di Berna e l’antenna distaccata di Lugano.
Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, la vigilanza va mantenuta a un alto livello in Ticino, per contrastare le infiltrazioni dei gruppi mafiosi italiani nell’economia e combattere il riciclaggio di denaro. A questo scopo, la collaborazione con le autorità italiane prosegue in modo regolare, in particolare con i contatti fra il Ministero pubblico della Confederazione e la Procura di Milano. Il Procuratore generale ha inoltre informato in merito all’attuale richiesta – rivolta ufficialmente al Dipartimento federale di giustizia e polizia – di inasprire le sanzioni previste dal Codice penale svizzero per questo genere di reati.

In materia di contrasto alle attività terroristiche sul suolo elvetico, l’attenzione del Ministero pubblico della Confederazione si sta al momento concentrando sulla propaganda fondamentalista. È stato sottolineato come i Cantoni siano chiamati ad assicurare il controllo del territorio e a vigilare in particolare sul proprio sistema penitenziario, evitando che diventi luogo d’elezione per la diffusione del radicalismo.
Il Consiglio di Stato ha espresso la propria gratitudine per l’occasione di incontro e confronto, e riaffermato la volontà di collaborare strettamente con il Ministero pubblico della Confederazione, a tutela della sicurezza sul territorio svizzero e ticinese.

Casellario, avanti comunque

Casellario, avanti comunque

Da laRegione | Il governo chiede a Berna di ‘sostenere’ le iniziative cantonali. Gobbi: in caso di no? Continuiamo – La parola alla commissione degli Stati. Agustoni: speriamo che ora decida, alla luce anche dei nuovi dati.

Il governo invita la commissione degli Stati a sostenere le iniziative ticinesi per dare anche agli altri Cantoni la possibilità di chiedere la fedina penale. Gobbi: noi andiamo avanti comunque.

«Non ci facciamo grandi illusioni». E in ogni caso si andrà avanti su questa strada. Ma per il Consiglio di Stato e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi valeva e vale la pena ribadirlo: numeri alla mano, l’obbligo di presentare il casellario giudiziale per i cittadini italiani che richiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso B (dimora) o G (frontalieri) ha dato “risultati positivi”. Perciò il governo cantonale ha scritto a Berna, ovvero alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati che in questi giorni dovrebbe entrare nel merito del dossier, invitandola a “sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese” con le quali si propone per l’appunto “di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri” – distaccati compresi – “provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera”. «Non ci facciamo grandi illusioni, poiché – spiega Gobbi alla ‘Regione’ – siamo consci del fatto che la nostra realtà e le nostre esigenze non sono paragonabili a quelle di altre regioni svizzere. È tuttavia importante marcare il territorio, ricordando anche che il Gran Consiglio ha votato a larghissima maggioranza (era il settembre 2015, ndr) a favore della misura. Una misura che, a nostro parere, ha dato dei risultati». Risultati resi noti ieri. Da circa un anno e mezzo vige l’obbligo di produrre il casellario: ebbene, la Sezione della popolazione ha esaminato 30’689 richieste di permessi Be G e per 263 casi (0,86 per cento) sono emersi “elementi rilevanti di natura penale” che hanno comportato approfondimenti. Al termine dei quali si è deciso di non concedere il permesso a 53 persone (0,17 per cento). Non proprio numeri da far girare la testa. «Ma è importante considerare – ribatte il capo del Di – la qualità oltre che la quantità. Perché grazie a questa misura straordinaria si è evitato che venissero a lavorare o a risiedere sul nostro territorio rapinatori, estorsori, sequestratori e via dicendo. Persone poco raccomandabili che si è riusciti a tenere lontane».

‘Misura da istituzionalizzare’

Insomma, il Ticino promuove (di nuovo) a pieni voti il casellario. E se Berna con la sua Commissione dovesse bocciare le iniziative ticinesi? «Si continua», assicura Gobbi. Tuttavia il provvedimento rimane di natura straordinaria e il governo dovrà sbrogliare la matassa, trovando un’alternativa peraltro compatibile con la libera circolazione delle persone. «Il nostro obiettivo – conferma Gobbi – è di istituzionalizzare questa misura che, ribadisco, ha dato risultati positivi. Il nostro territorio è più esposto rispetto ad altri all’arrivo di persone poco raccomandabili, vista la prossimità con l’Italia e i suoi problemi di ordine pubblico spesso legati alla presenza di criminalità organizzata». La commissione degli Stati aveva sentito agli inizi di maggio i granconsiglieri Amanda Rückert (Lega) e Maurizio Agustoni (Ppd). Terminate audizione e discussione, i commissari avevano deciso di congelare la trattazione delle iniziative cantonali. “Mancano ancora degli elementi per potersi pronunciare”, aveva spiegato Fabio Abate, membro Plr della Commissione istituzioni politiche. «Spero che ora i commissari si pronuncino, alla luce sia dei nuovi dati forniti dal Consiglio di Stato, che confermano la necessità della misura, sia di recenti votazioni popolari, come ‘Prima i nostri’, da cui scaturisce una sensibilità particolare del Ticino nei confronti della frontiera, anche per l’aspetto sicurezza», rileva Agustoni, autore in Gran Consiglio del rapporto su una delle iniziative cantonali. «La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale – aggiunge – è del resto il minimo sindacale: se si volesse essere veramente incisivi, disponendo di un ulteriore elemento di valutazione, bisognerebbe tornare a chiedere pure il certificato dei carichi pendenti, che informa dell’esistenza di eventuali procedimenti penali in corso». Quanto alla compatibilità con il diritto internazionale della misura concernente il casellario giudiziale, l’accordo sulla libera circolazione «andrà comunque ridiscusso dopo il voto del 9 febbraio 2014».

Altolà ad altri 20 stranieri

Altolà ad altri 20 stranieri

Dal Corriere del Ticino | Nuove decisioni negative sui permessi: sono 53 le persone con precedenti bloccate Lettera del Governo alla Commissione degli Stati per applicare la misura in Svizzera

«Negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio». Questo il bilancio aggiornato dal Dipartimento delle istituzioni relativo alla richiesta di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Una misura straordinaria che, lo ricordiamo, il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva introdotto nell’aprile dell’anno scorso con lo scopo di tutelare la sicurezza del territorio. In sostanza si tratta di bloccare chi ha alle spalle precedenti penali gravi. Il bilancio del Governo a fine marzo contemplava 33 decisioni negative: la misura aveva impedito l’entrata in Ticino di una persona condannata per omicidio continuato e distruzione di cadavere e persone che avevano commesso reati quali la detenzione illegale di armi e munizioni e rapina continuata. La richiesta di presentazione del casellario si avvicina però a un bivio: all’inizio del 2017 il Dipartimento, su incarico del Governo, sarà tenuto a presentare una variante sostitutiva della misura per sbloccare il dossier fiscale pendente tra Svizzera e Italia. Nella nota stampa Gobbi ha inoltre evidenziato che «il Consiglio di Stato ha scritto oggi (ndr. ieri per chi legge) alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale». In questi giorni si stanno tenendo le riunioni della Commissione, che all’ordine del giorno presenta la discussione sulle due iniziative depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese: «All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera», ha sottolineato Gobbi. Con la lettera inviata alla Commissione, il Consiglio di Stato intende esprimere «il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)», ha proseguito Gobbi. Per il rilascio o rinnovo dei permessi B e G, le Istituzioni fanno sapere che dall’introduzione della misura straordinaria su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0,86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste, come detto, sono in seguito giunte decisioni negative. «Il Consiglio di Stato ha rammentato ai commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali», ha concluso Gobbi.

Casellario giudiziale – Il Governo aggiorna i dati e scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati

Casellario giudiziale – Il Governo aggiorna i dati e scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha scritto oggi alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il Governo ha inoltre colto l’occasione per aggiornare i dati che riguardano la misura straordinaria introdotta dal Dipartimento delle istituzioni nell’aprile 2015; negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio.

Durante le sedute previste il 7 e l’8 novembre, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati discuterà le due iniziative popolari depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese. All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera.

Con una lettera inviata oggi alla Commissione, il Consiglio di Stato esprime il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri).

A un anno e mezzo dall’adozione del provvedimento, su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0.86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste sono in seguito giunte decisioni negative. A questo proposito va ricordato che i dati di fine marzo 2016, presentati dal Governo in una conferenza stampa, contemplavano 33 decisioni negative.

Il Consiglio di Stato ha rammentato ai Commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali.

La comunità Svizzera a Firenze: ieri e oggi (VIDEO)

La comunità Svizzera a Firenze: ieri e oggi (VIDEO)

LA COMUNITA’ SVIZZERA A FIRENZE: IERI E OGGI Seminario organizzato dal Circolo Svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e il Gabinetto Vieusseux – INTERVENTO DI NORMAN GOBBI Consigliere di Stato Direttore del Dipartimento delle Istituzioni della Repubblica e Cantone Ticino – 27 ottobre 2016 – Firenze, Palazzo Strozzi, Sala Ferri.

Modifica LOC: quartieri e frazioni, attori attivi nei nuovi Comuni

Modifica LOC: quartieri e frazioni, attori attivi nei nuovi Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella scorsa seduta il Consiglio di Stato ha approvato una revisione della Legge organica comunale (LOC) che – insieme a vari adeguamenti di entità minore – prevede di rafforzare il ruolo degli organi di quartieri e frazioni nella vita dei Comuni ticinesi.

La proposta di messaggio approvata negli scorsi giorni dal Consiglio di Stato prende spunto dalla decisione con la quale il Gran Consiglio – lo scorso 10 maggio – ha aderito alla mozione di Gianrico Corti «Aggregazioni e mantenimento della vitalità negli ex Comuni divenuti quartieri o frazioni», presentata nel giugno 2015. Attenendosi alle indicazioni della Commissione della legislazione, il Governo ha predisposto un adeguamento dell’articolo 4 della Legge organica comunale, secondo il quale:

• gli organi dei quartieri (o frazioni) hanno un ruolo anche propositivo, pur non potendo intervenire in modo vincolante nei processi decisionali del Comune;
• i Comuni possono modificare il proprio Regolamento comunale per dotare gli organi dei quartieri (o frazioni) di un budget di spesa.

Il progetto di revisione della LOC approvato prevede anche vari adeguamenti minori, che rispondono alle richieste emerse durante le riunioni della Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni. In particolare, le regole sui rapporti di lavoro nelle amministrazioni comunali potranno essere maggiormente allineate al sistema previsto dall’ordinamento cantonale, e i Municipi avranno la facoltà di delegare ai propri servizi la gestione delle contravvenzioni di competenza locale, fino a un importo di 100 franchi. In questo senso il Dipartimento delle istituzioni ha recepito celermente la richiesta avanzata da alcuni Comuni medio-grandi alfine di facilitare e favorire il lavoro degli enti locali.

Oltre ad approvare queste modifiche puntuali, il Governo ha confermato che la Legge organica comunale sarà a breve termine oggetto di una modifica di più ampia portata, verosimilmente già durante il prossimo anno. Ciò avverrà in concomitanza con la revisione della Legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici del 12 dicembre 1907, che negli scorsi mesi è stata sottoposta a consultazione.

La Comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi

La Comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi

Intervento pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione del seminario «La Comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi» del Circolo svizzero di Firenze |

Signor Ambasciatore d’Italia presso la Confederazione,
Signor Ambasciatore di Svizzera presso la Repubblica italiana,
Signor Presidente del Consiglio Regionale per le festività di Firenze capitale,
Signora Presidente del Consiglio Comunale,
Signor Console Onorario,
Signora Direttrice del Gabinetto Vieusseux,
Signor Presidente della Fondazione Spadolini Nuova Antologia,
Signora Presidente del Circolo Svizzero di Firenze,
Signora Presidente della Chiesa Riformata Svizzera di Firenze,
Signore e signori,
Care e cari amici,

è un onore e un piacere particolare per me, quale rappresentante della Repubblica e Cantone Ticino, uno dei 26 Cantoni della Confederazione elvetica e l’unico interamente di lingua madre italiana, essere presente oggi tra di voi ed avere l’opportunità di pronunciare le parole introduttive di questo seminario, organizzato dal Circolo svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e il Gabinetto Vieussieux. A loro va il mio ringraziamento per questo apprezzato invito, che onora il Ticino e la mia persona.

Per la maggioranza dei Cantoni svizzeri la politica estera è un compito più straordinario che ordinario. Il Ticino appartiene però al gruppo minoritario delle regioni di frontiera, e ai suoi 5 Consiglieri di Stato, i membri del Governo collegiale, capita più spesso di occuparsi delle relazioni internazionali. L’incontro di oggi, tuttavia, non celebra tanto la vicinanza geografica fra due territori, quanto piuttosto quella spirituale; una vicinanza che si è costruita attraverso i secoli, soprattutto grazie alla fortunata e mutevolmente proficua integrazione di molte famiglie svizzere, e ticinesi, che nel corso dei secoli hanno lasciato un contributo, una traccia visibile, nella vostra bellissima città di Firenze. I discendenti di alcune di queste prestigiose famiglie sono qui oggi presenti e a loro rivolgo il mio saluto.
Se mi permettete il paragone un po’ ardito, questa vicinanza spirituale nasce prima di tutto dal ruolo dei nostri territori nel mosaico linguistico dei rispettivi Paesi. Se il Ticino è infatti il baluardo della lingua italiana in Svizzera, sappiamo benissimo che Firenze della lingua italiana è la culla. Potremmo allora pensare a un legame che si concretizza nei nostri fiumi. Per voi l’Arno, nel quale tutti sappiamo come il Manzoni sia venuto a sciacquare i propri panni per dare vita all’italiano contemporaneo. Per noi il Ticino, fonte di vita che sgorga dalle Alpi per poi viaggiare verso l’Italia e il mare. E allora, sarebbe bello che proprio sulla lingua italiana, in futuro, potessimo trovare nuove forme di collaborazione: di certo il nuovo ambasciatore italiano a Berna, da fiorentino DOC, sarà sensibile all’argomento.
Chi parlerà dopo di me avrà l’onere e certamente il piacere di raccontarvi i dettagli delle relazioni che nella Storia hanno legato i destini della Svizzera e di Firenze; per questo io cercherò di concentrarmi su alcune vicende legate alla mia terra, il Ticino – anche se dovrete concedermi una digressione, legata a una delle mie più grandi passioni: la storia, e quella militare particolarmente.
Un volume davvero ponderoso pubblicato nel 2010 – Arte & Storia “Svizzeri a Firenze” ha ripercorso la storia delle relazioni fra Firenze e la Svizzera, e fa risalire l’inizio di queste relazioni al Cinquecento. In quegli anni, quando gli svizzeri emigravano principalmente quali eccellenti soldati presso le Corti nobiliari e le Repubbliche di mezz’Europa, molti uomini della regione di Locarno giunsero a Firenze per operare quali facchini, ovvero trasportatori di merci per la dogana. Erano originari di Brissago, delle Centovalli e delle Terre di Pedemonte, e negli anni costituirono un vero e proprio monopolio nel settore del trasporto delle merci, destinato a durare per più di tre secoli. Un piccolo segno di questa presenza si è conservato fino a oggi sul lato nord di Palazzo Vecchio, dove la dogana aveva la propria sede e dove ancora si trova una Porta con questo nome.
Nel Seicento e nel Settecento è stata la volta degli stuccatori e dei pittori ticinesi, per esempio quelli appartenenti alle famiglie Ciseri e Molinari; persone che hanno fatto dell’arte una missione da tramandare di padre in figlio. Non possiamo ignorare il contributo ticinese al patrimonio storico e artistico della Città di Firenze, tanto importante da spingere qualcuno a parlare di «tre grandi fiori candidi», che il nostro Cantone ha regalato alla vostra Città: la Sala Bianca in Palazzo Pitti, la Sala della Niòbe nella Galleria degli Uffizi e il Salone delle feste nella Villa del Poggio imperiale. Tre spazi che risalgono alla fine del Settecento e devono la loro bellezza al lavoro di decoratori ticinesi, in particolare i fratelli malcantonesi Giocondo e Grato Albertolli.
Più avanti nel tempo, saranno poi gli arrotini a scendere dal Ticino a Firenze: nel 1820 da Losone giunsero sull’Arno i Bianda, maestri nei ferri taglienti, che ancora oggi possiedono uno dei negozi più caratteristici della Piazza Grande di Locarno. E da alcuni decenni a questa parte non si può parlare di Piazza Grande senza accennare al Festival internazionale del film di Locarno e a uno dei suoi padri, Raimondo Rezzonico; un uomo di cultura e slanci visionari che negli anni Cinquanta-Sessanta divise la sua passione fra il cinema e l’arte. E la sua collezione di autoritratti di artisti del XX secolo, nel dicembre 2005 è stata ceduta proprio alla vostra Galleria degli Uffizi, suggellando l’antico patto di unione fra ticinesi e fiorentini.
Non voglio poi dimenticare il legame della lavorazione della paglia, che fra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento vide costituirsi una vera e propria tradizione svizzero-fiorentina, e anche un fiorente mercato. A questo proposito mi rallegra sapere che nella nostra valle Onsernone questo materiale tradizionale ha vissuto negli ultimi anni una piccola rinascita – e chissà che non possano fiorire anche nuove relazioni commerciali con il vecchio amico fiorentino…
Con il rischio di mescolare sacro e profano, concludo questa carrellata parlando anche di sport: i legami fra il Ticino e Firenze sono infatti stati rinsaldati, in anni recentissimi, grazie alla passione per il calcio. La vostra Fiorentina, che vanta un club di tifosissimi sul versante ticinese del Lago Maggiore, ha stretto da alcune stagioni un’alleanza con il FC Ascona; l’obiettivo è di formare giovani talenti, e chissà che non capiti di vedere presto un giocatore ticinese in maglia viola.
Fin qui ho parlato delle relazioni privilegiate fra il nostro Cantone e la vostra città, ma – come vi ho anticipato – c’è anche, tra molti e rimarchevoli cittadini elvetici, uno svizzero-tedesco illustre che ha legato il proprio nome alla vostra città e che voglio ricordare. Si tratta di Carlo Steinhauslin, di famiglia elvetica, ma nato e cresciuto in città, che fu console svizzero a Firenze; a partire dal 28 luglio del 1944, nella città occupata dalle forze naziste, si trovò a essere l’unica autorità cittadina che parlava tedesco. Come rappresentante di una Nazione neutrale, si occupò pertanto di dialogare con il comandante militare della città, il colonnello Fuchs. Steinhauslin si impegnò personalmente, non senza rischi, in uno sforzo di mediazione che gli permise di salvare molti abitanti della città e anche molti dei suoi tesori monumentali. Convinse l’alto ufficiale del Reich a non fare esplodere una costruzione, salvando così l’erogazione di acqua potabile, e più volte cercò di rendere Fuchs più sensibile alle sofferenze dei civili. Per questi suoi sforzi, che ne fanno un vero eroe dei nostri tempi, l’arcivescovo di Firenze gli donò una pergamena che lo definiva «fedele interprete delle alte concezioni svizzere, sempre improntate a nobili sensi di lealtà, di umanità e di giustizia».
Se però siamo qui oggi, in questo magnifico luogo carico di storia, è per rievocare un altro tassello, di particolare splendore, del mosaico di legami fra Svizzera e Firenze.
Preparandomi per questo incontro ho cercato di conoscere meglio la storia del Gabinetto Vieusseux, e mi ha profondamente colpito scoprire quale fosse l’intento del suo fondatore, nel 1820; questo luogo era infatti pensato come un centro di lettura e propagazione di periodici e di libri stranieri, all’epoca poco diffusi in Italia. L’idea era di portare nuova linfa alla cultura del Paese, attraverso la contaminazione con il meglio della produzione straniera, proprio nel bel mezzo di quel periodo storico definito della restaurazione, quando l’Europa e con essa l’Italia, dopo i moti della Rivoluzione francese e le campagne napoleoniche, era entrata in una fase, almeno dal punto di vista politico, di chiusura conservatrice. Si tratta di una missione che rimane senz’altro attuale anche oggi, malgrado la globalizzazione dell’informazione e la diffusione planetaria dei mezzi di comunicazione di massa, e alla quale dovremmo forse dedicarci con più impegno; nonostante l’oceano sconfinato di informazione che oggi è a nostra disposizione in ogni istante – o forse proprio per questa ragione -, capita spesso di cedere alla pigrizia e finire ripiegati in una dimensione ultra-locale. La prima lezione che voglio tenere a mente, quindi, riguarda l’importanza dello slancio verso l’esplorazione culturale, approfittando del fatto che questa impresa per noi comporta molte meno difficoltà tecniche che per i contemporanei di Giovan Pietro Vieusseux.
C’è poi una seconda lezione che ho imparato dagli approfondimenti sul Gabinetto Viesseux e sulla rivista Nuova Antologia. Ad aiutarmi è stato l’amico Salvatore Maria Fares, anima del Circolo Nuova Antologia di Lugano, che mi ha permesso di avvicinarmi alla figura di Giovanni Spadolini: un fiorentino purosangue che ha intrattenuto rapporti stretti e cordialissimi con la Svizzera e con il Ticino. Uno dei massimi statisti italiani del XX secolo che, di certo, è una fonte d’ispirazione anche per chi cerca di fare bene il mestiere della politica nel nuovo Millennio.
Europeista ma federalista, Spadolini guardava alla Svizzera come a un modello, perfetta sintesi dello stato nazionale multilingue e consociativo: laica e repubblicana, conglomerato di fedi diverse liberamente professate nella tolleranza e nel rispetto. Spadolini vedeva nella Confederazione il Paese del rigore, delle sovranità popolari, dal livello del Comune fino a quello della Confederazione.
Quanto forte fosse l’ammirazione di Spadolini per la Svizzera si capisce dalle sue stesse parole; in un’intervista del 1982 descriveva il suo sogno di «un’altra Italia, quella che noi stiamo cercando di far vivere oggi». Descrivendo questo sogno, parlava di un Paese «delle autonomie, dove c’è uno spazio per il pluralismo sociale e culturale».
Noi svizzeri amiamo dire che abitiamo nel Paese del compromesso. Il Cantone che insieme ai miei quattro colleghi ho il privilegio di contribuire a governare ne è un buon esempio, e fa da specchio anche per la realtà federale. Con un potere Esecutivo che vede coinvolti quattro partiti da destra a sinistra, il dialogo e il compromesso sono l’unica strada alternativa alle secche della paralisi e dell’impossibilità di rispondere alla richieste dei cittadini. Questo ovviamente rende ogni decisione più lenta e laboriosa, rispetto a sistemi «a colore unico»: eppure, il lavoro di consolidamento delle soluzioni svolto dietro le quinte permette alla fine di rappresentare tutti gli interessi, e fare in modo che nessuna voce che si leva dalla comunità rimanga inascoltata.
Dopo avervi parlato delle lezioni che ho imparato preparando questo mio intervento, è forse questa la lezione che posso permettermi di condividere con voi. Una lezione che riassume il modo svizzero di fare politica, e dice che nessuno può pensare seriamente di amministrare lo Stato semplicemente conquistando il potere e ignorando le rivendicazioni di una parte dello spettro politico.
Concludo qui questo mio intervento, non senza una certa fretta di lasciare la parola e di rientrare nei miei panni di politico; di rimettermi, cioè, in una posizione di ascolto e massima attenzione. In questo mio sentimento sono confortato proprio da una frase di Giovanni Spadolini, che mi ha molto colpito e che credo porterò per molto tempo con me: «L’intellettuale deve cercare le verità, il politico si deve impegnare nell’azione. Essenziale è far sì che l’azione non contraddica la verità. Alla fine il politico che conta è quello che più ha contribuito alla causa della verità e della libertà».
Grazie per l’attenzione.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ospite a Firenze

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ospite a Firenze

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni comunica che oggi, 27 ottobre 2016, Norman Gobbi sarà ospite a Firenze su invito del locale Circolo svizzero. Il Consigliere di Stato introdurrà – quale rappresentante istituzionale della Confederazione – il seminario intitolato «La comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi», e coglierà l’occasione per partecipare ad alcuni incontri istituzionali.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato per l’occasione dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini, terrà il discorso introduttivo del seminario, organizzato dal Circolo svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini “Nuova Antologia” e il Gabinetto Vieussieux. L’evento sarà seguito da incontri istituzionali con varie personalità del capoluogo toscano, fra cui il Presidente dell’Istituto Universitario Europeo prof. Renaud Dehausse, la Vice-sindaco Cristina Giachi, l’Ambasciatore d’Italia presso la Confederazione Marco Del Panta e alcuni rappresentanti del mondo economico e culturale.

L’incontro si inserisce nella politica di relazioni esterne del Cantone, in particolare tra la Svizzera e le sue comunità estere.

Casellario giudiziale, il governo non cambia

Da laRegione | Nessuna intenzione, almeno per ora, di rivedere l’obbligo per i permessi B e G

Dopo un anno di protagonismo mediatico assoluto, all’improvviso è sparito dalla circolazione. Abbandonato al suo destino nel maggio scorso, di tanto in tanto, negli ultimi mesi, ha fatto capolino fra le righe di qualche articolo, rotolando tuttalpiù in mezzo alle parole di qualche nostalgico, ma senza troppo successo. Che fine ha fatto il casellario giudiziale? A che punto sono i lavori al Dipartimento delle istituzioni? A maggio 2016, ricordiamo, il governo, sull’onda di mesi di polemiche, aveva dato mandato al Di di presentare un’alternativa “compatibile con il diritto internazionale” prima dell’entrata in vigore degli Accordi Svizzera-Italia. Lo aveva fatto dopo aver sospeso (nel novembre 2015) la richiesta dei carichi pendenti, ma mantenendo in vigore la misura “straordinaria” concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i permessi B e G. Ebbene, a più di 5 mesi da quella decisione si è mosso qualcosa, o s’intende farlo a breve? La risposta è no. Stando a RadioFiumeTicino il Dipartimento delle istituzioni non si sarebbe infatti ancora messo in moto per dare seguito alle richieste del governo, stabilizzandosi su un atteggiamento sostanzialmente attendista. Insomma, i tempi stringono (a febbraio scade il termine d’applicazione del voto sul 9 febbraio, che potrebbe sbloccare gli accordi con l’Italia), ma sul piatto non sembrano ancora esserci alternative – né concrete, né almeno ipotizzate o abbozzate. Un atteggiamento dettato da semplice noncuranza o frutto di una precisa strategia politica? «Il nostro territorio – ha spiegato ai microfoni di RadioFiumeTicino il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – deve potersi preservare dalla presenza di persone non desiderate che hanno già commesso dei reati gravi all’estero. Giovedì, a Berna, ho ribadito al presidente della Confederazione Johann Schneider Ammann e ai Segretari di Stato de Wattewille e Gattiker che negli ultimi due anni e mezzo sulle 200mila e passa decisioni prese dall’Ufficio della migrazione del Canton Ticino solo l’1% è stato negativo: la metà per motivi economici e l’altra metà per motivi di ordine pubblico. Quindi si tratta di discutere sullo 0,5% delle decisioni che grazie a questa misura riusciamo a depistare. Altrimenti avremmo molta più difficoltà a farlo». Nessuna fretta dunque. Eppure, come noto, il nodo sul casellario è una delle pietre d’inciampo per l’Italia nella ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri, un accordo già firmato da parte Svizzera ma bloccato a Roma alla Camera dei deputati in attesa che il nostro Paese definisca le proprie posizioni in materia d’immigrazione. «È notorio che gli italiani hanno ottenuto su altri banchi quello che a loro premeva di più» precisa Gobbi a Rft. E su questa linea, a quanto pare, c’è l’intero governo.

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Da Ticinonews.ch | Nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza focus su forze dell’ordine, dissimulazione del volto e radar

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha inoltre informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 7 aprile 2017.