Velocità e prevenzione sulle nostre strade. A Gobbi la parola

Velocità e prevenzione sulle nostre strade. A Gobbi la parola

Dal Mattino della domenica | La Polizia cantonale sta valutando come dare seguito alla decisione del Parlamento di segnalare i radar mobili

Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è tenuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha approvato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulteriori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei controlli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare seguito alla volontà parlamentare. Abbiamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segnalare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno segnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità.
Il test ha mostrano come gli automobilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già raggiunto i 150 km/h.
Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sensibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preventivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richieste, per come sono state formulate. Intendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Polizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali saranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automobilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di velocità in tutto il Cantone, per individuare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta!
Inoltre dovremo rafforzare il coordinamento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrapposizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci permetterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.
Sarà ancora più importante posizionare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consultiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti politici in materia di sicurezza per i comuni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addirittura – in un momento di disattenzione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è immune, neanche il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’importanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Dal Corriere del Ticino | Norman Gobbi ritiene controproducente annunciare i dispositivi mobili 200 metri prima della loro ubicazione Sarà impossibile rispettare la volontà del Parlamento, ma si studiano alternative – Le simulazioni della polizia

«Così come formulata, non sarà possibile tradurre la richiesta del Gran Consiglio». Norman Gobbi esce allo scoperto e, a esattamente 5 mesi dalla decisione favorevole della maggioranza parlamentare, si esprime negativamente circa la possibilità di segnalare i radar mobili tramite la posa di un cartello 200 metri prima della loro ubicazione. Un’indicazione, questa, che era scaturita dal dibattito su due mozioni del 2014 targate Fiorenzo Dadò (PPD) e dall’allora deputato Marco Chiesa (UDC), volte a incentivare l’aspetto qualitativo e non quantitativo e finanziario dei controlli. «Dopo il voto in aula – spiega il direttore delle Istituzioni – è stata fatta una valutazione strategica per capire in che modo dare seguito alla volontà del Parlamento».

E la riflessione ha avuto molteplici declinazioni, in primis pratiche. «Abbiamo ordinato al reparto Gendarmeria stradale della Polizia cantonale di effettuare tre tipologie di controlli su un determinato tratto di percorrenza» indica Gobbi. Per poi precisare: «Si è trattato di un controllo radar normale, di uno segnalato e infine sempre di uno segnalato ma seguito, 300 metri dopo, da un radar amico, destinato a riverificare la velocità precedentemente accertata». Ebbene, dalla speciale operazione sono emersi dei risultati piuttosto chiari, che verranno inseriti nel rapporto dipartimentale.

«Come avviene con i radar fissi – evidenzia Gobbi – anche per i dispositivi mobili è stato riscontrato che l’automobilista frena all’altezza del controllo, ma subito dopo torna a schiacciare il gas». E a smascherare questa tendenza è stato per l’appunto il radar amico, attivo in seconda battuta. «Parliamo oltretutto di superamenti importanti della velocità, come nel caso più eclatante che ha visto un conducente rispettare il primo radar segnalato e con esso il limite di 100 chilometri all’ora, per poi però essere pizzicato a 150 all’ora 300 metri dopo».

Più probabile un avviso generico

Da qui, dunque, la constatazione che una segnalazione visiva prima dei dispositivi non risponde «allo scopo educativo e di prevenzione perseguito con i controlli radar» rileva Gobbi. E quindi, la richiesta del Parlamento rischia di restare lettera morta? chiediamo al consigliere di Stato: «Stiamo esaminando altre possibilità – afferma –, come potrebbe essere per esempio la segnalazione generica all’automobilista delle aree o delle regioni nelle quali saranno effettuati dei controlli stradali».

Alla ricerca di trappole

Il lavoro delle Istituzioni non si è ad ogni modo limitato a un tentativo di applicazione concreta della richiesta del Gran Consiglio. Sì perché, oltre alla segnalazione visiva dei controlli, dal dibattito in aula era altresì emersa la volontà di porre un freno a quei controlli radar definiti come «trappole per far cassetta», in quanto eseguiti magari in tratti stradali in leggera discesa o in zone discoste, fuori abitato.

«Su nostro impulso – annuncia Gobbi – e in collaborazione con il Dipartimento del territorio censiremo i limiti di velocità presenti su tutto il territorio, strade cantonali in primis, al fine di individuare quei casi di conflitto, percepiti un po’ come trabocchetti, dove sono per esempio presenti tre segnaletiche differenti nel giro di 500 metri». Ma non solo: anche dove il limite segnalato, visto l’assenza di abitato e di immissioni di traffico importanti, è da considerarsi non corretto. Un esempio? «A differenza di quanto riportato nelle scorse settimane, sul tratto stradale che da Paradiso porta all’entrata autostradale di Lugano Sud non è nostra intenzione posare un radar fisso ma adeguare il limite di velocità da 60 a 80 chilometri orari, con la possibilità – in caso di code – di un adeguamento verso il basso tramite dei cartelli modulabili».

Più in generale – conclude Gobbi – «vogliamo rafforzare il coordinamento tra Cantonale e polizie comunali, con queste ultime che saranno obbligate a segnalare su una piattaforma interna i luoghi e i momenti in cui faranno i controlli, così da evitare sovrapposizioni e al contempo permettere un’analisi della qualità delle verifiche stradali».

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quarta seduta ordinaria del 2016 – la 41. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi. La riunione ha consentito in particolare di verificare lo stato di avanzamento del progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020».

Nella riunione odierna la Piattaforma è stata informata riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020». È stato comunicato l’avvio secondo il programma dei lavori da parte dei sette gruppi paritetici, incaricati di analizzare altrettante aree tematiche: previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e perequazione. La Direzione di progetto si è detta fiduciosa che i tempi vengano rispettati e ha presentato in anteprima la nuova pagina internet dedicata alla riforma, che potrà essere consultata a partire dalla fine del mese di settembre.
In vista della discussione parlamentare sulla manovra di risanamento delle finanze cantonali, la Piattaforma ha preso atto delle proposte di modifica formulate dalla maggioranza della Commissione gestione e finanze del Parlamento.
I rappresentanti dei Comuni hanno poi presentato una serie di osservazioni in merito alla revisione della Legge cantonale sui territori soggetti a pericoli naturali. Il progetto elaborato dal Dipartimento del territorio è considerato una buona base; durante la fase di allestimento del messaggio governativo, andrà ora verificata la coerenza della nuova normativa con i principi della riforma «Ticino 2020», in particolare riguardo alla ripartizione delle responsabilità fra Cantone e Comuni.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine anticipato che saranno prossimamente forniti i dettagli su un nuovo incentivo previsto dalla Legge cantonale sul sostegno alla cultura; i Comuni che sussidiano l’iscrizione dei giovani ad attività organizzate dalle scuole di musica riconosciute potranno, in futuro, beneficiare di un rimborso.
La Piattaforma è stata informata anche su alcune proposte di modifica alla Legge organica comunale, che saranno prossimamente contenute in un messaggio sottoposto al Gran Consiglio; fra i temi affrontati figurano l’applicazione delle multe di competenza comunale, il ruolo degli organi di quartiere e i rapporti con i dipendenti.
In apertura di riunione, è stata ratificata la designazione dei membri che – fino alla fine dell’attuale Legislatura – rappresenteranno i Comuni ticinesi all’interno della Piattaforma. La prossima seduta è prevista per mercoledì 23 novembre.

Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale

Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni, 31 agosto 2016 | Il Consiglio di Stato ha posto in consultazione a partire da oggi il messaggio relativo alla revisione della legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale dell’8 novembre 1994, che mira a renderla compatibile con il nuovo diritto federale. La procedura, che si estende a tutti i Comuni, all’Associazione dei Comuni ticinesi, ai Partiti politici e a diverse Autorità amministrative e giudiziarie, si concluderà il 30 settembre.

Oltre a dare la possibilità ai destinatari della consultazione di formulare osservazioni puntuali, la procedura si concentrerà sull’approccio generale del messaggio del Consiglio di Stato, sulla competenza e le modalità di organizzazione dei corsi di lingua italiana e cittadinanza e, infine, sull’iter decisionale a livello comunale e cantonale.

Sullo sfondo delle modifiche normative cantonali vi sono le trasformazioni che, a livello federale, hanno interessato questo ambito della vita civica. Il 20 giugno 2014 l’Assemblea federale ha infatti adottato la riveduta Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera. Nello scorso mese di giugno il Consiglio federale ha poi adottato l’ordinanza sulla cittadinanza svizzera e stabilito che la riveduta legge e la relativa ordinanza di esecuzione entreranno in vigore il 1° gennaio 2018.

Secondo le nuove disposizioni federali, la naturalizzazione presuppone il permesso di domicilio, almeno dieci anni di soggiorno in Svizzera e un’integrazione riuscita nel nostro Paese. I criteri per definire se una persona sia integrata in Svizzera sono l’osservanza della sicurezza e dell’ordine pubblico, il rispetto dei valori della Costituzione federale, le conoscenze di una lingua nazionale, la partecipazione alla vita economica o l’acquisizione di una formazione, la promozione e il sostegno dell’integrazione dei familiari e la familiarità con le condizioni di vita svizzere. Chi ambisce alla naturalizzazione non deve peraltro esporre a pericolo la sicurezza interna o esterna della Svizzera.

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Bellinzona il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock, accompagnato dal Comandante della Regione IV delle Guardie di confine Mauro Antonini. La riunione ha permesso di discutere l’evoluzione dei fenomeni migratori che interessano l’area transfrontaliera, ribadendo la completa unità di vedute fra Cantone e Confederazione.

Il Governo ha ricevuto in Ticino il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane per un primo incontro ufficiale dopo il suo insediamento, cogliendo l’opportunità anche per discutere alcuni temi d’attualità, legati soprattutto al forte afflusso di migranti che ha interessato nelle ultime settimane l’area transfrontaliera.

L’Amministrazione federale delle dogane ha anzitutto rassicurato il Consiglio di Stato in merito al pieno supporto delle autorità federali nei confronti del Ticino, ribadendo che il Consiglio federale è costantemente informato sulla situazione alla frontiera sud della Confederazione. Il Direttore generale ha inoltre ringraziato le autorità ticinesi per la collaborazione esemplare prestata fin qui nella gestione di una situazione straordinaria, anche dal punto di vista emotivo. È stata ricordata la portata delle sollecitazioni che toccano il Mendrisiotto, regione che si trova in prima linea nell’affrontare la situazione, con flussi migratori che dallo scorso mese di giugno hanno vissuto profonde trasformazioni. La soluzione organizzativa adottata per assicurare l’accoglienza temporanea dei migranti in Ticino, in vista della riammissione in Italia, è condivisa dalle autorità federali e ritenuta soddisfacente, anche dal punto di vista del suo finanziamento.

L’Amministrazione federale delle dogane e le Guardie di confine hanno infine colto l’occasione per fare chiarezza su alcune notizie fuorvianti, incomplete o semplicemente scorrette pubblicate negli ultimi giorni da alcuni mezzi di informazione. È stata ribadita l’ottima collaborazione fra Svizzera e Italia per un’applicazione coscienziosa delle normative internazionali; le procedure di identificazione e accoglienza sono condotte nel rispetto dei diritti di ogni persona, in particolare i migranti minorenni non accompagnati, la cui presa a carico è assicurata anche in Italia. Problemi puntuali non possono essere esclusi, data la portata del fenomeno che occorre affrontare, ma il sistema viene costantemente migliorato – e ogni segnalazione riguardo a eventi problematici è considerata con serietà e trasparenza.

“Grazie Ticino per aver vietato il burqa e aver dato un segnale all’Europa e all’Occidente”

Da Liberatv.ch l  L’editorialista della Sonntagszeitung elogia la scelta popolare: “Una scelta coraggiosa e all’avanguardia. Pensiamo a come sarebbe se anche gli altri Paesi facessero lo stesso” Bettina Weber: “Invece di descrivere il Ticino come un cantone intollerante o addirittura razzista, bisogna congratularsi con i ticinesi per il loro coraggio”

L’editorialista della Sonntagszeitung Bettina Weber ha scritto oggi sul domenicale un elogio dl divieto del burqa che non passerà inosservato. E che si allinea del resto con la posizione espressa nel suo discorso ufficiale dal presidente del Festival del film Marco Solari. Basta con ‘ste accuse di xenofobia a una popolazione che ha deciso di vietare la dissimulazione del volto.
Ecco i passaggi più significativi dell’editoriale di Bettina Weber.

“Invece di descrivere il Ticino come un cantone intollerante o addirittura razzista, bisogna congratularsi con i ticinesi per il loro coraggio. Si può anche dire che sono all’avanguardia. E pensare a come sarebbe se tutta l’Europa seguisse l’esempio del Ticino, e come sarebbe se tutti i paesi occidentali lo facessero. Se i loro governi dicessero, educatamente ma con fermezza, ai turisti e ai residenti arabi: noi non tolleriamo che le donne siano spersonalizzate, non tolleriamo che camminino come fantasmi neri, senza un volto riconoscibile, per le nostre strade. Perché questo è in contrasto con i nostri valori. Il mondo occidentale dovrebbe dunque dire: consideriamo la vostra apartheid nei confronti delle donne altrettanto intollerabile e inaccettabile come la segregazione razziale in Sud Africa. Non possiamo vietare alle donne di portare il burqa nel vostro paese ma possiamo vietarlo quando venite da noi. Sarebbe un potente segnale importante. Un segnale di umanità e di solidarietà. Un segnale a tutte le donne. Il piccolo Ticino ha dato questo segnale. Grazie”.

http://www.liberatv.ch/it/article/33125/grazie-ticino-per-aver-vietato-il-burqa-e-aver-dato-un-segnale-all-europa-e-all-occidente-l-editorialista-della-sonntagszeitung-elogia-la-scelta-popolare-una-scelta-coraggiosa-e-all-avanguardia-pensiamo-a-come-sarebbe-se-anche-gli-altri-paesi-facessero-lo-stesso

Gobbi: “Il PPD vuole inventare l’acqua calda, ma noi stiamo già lavorando da anni sulla sicurezza”

Gobbi: “Il PPD vuole inventare l’acqua calda, ma noi stiamo già lavorando da anni sulla sicurezza”

Da Mattinonline.ch l

Norman Gobbi, cosa ne pensa delle misure proposte dal PPD in materia di sicurezza?

Mi sembra che si voglia inventare l’acqua calda. Sia ben chiaro, le loro preoccupazioni sono sacrosante. Ma non accetto l’impostazione per la quale sembra che il sottoscritto, la Polizia cantonale e la Sezione della popolazione in questi anni non abbiano fatto nulla. Citare i casi dell’espulsione del marocchino Oussama Kachia dal Ticino e l’arresto in Italia di Moutaharrik Abderrahi è sufficiente per rimettere il campanile al centro del villaggio. Non sono successi dati dalla fortuna, ma sono il risultato di intensi lavori di intelligence e di inchiesta, frutto di intenso lavoro e preparazione dei nostri collaboratori. Per quanto riguarda le verifiche dei richiedenti i permessi, ricordo che quando il sottoscritto ha deciso la richiesta del casellario giudiziale lo si è accusato di aver preso un provvedimento elettorale. Dopo più di un anno il provvedimento, per decisione del Consiglio di Stato, è ancora in vigore e ha dimostrato la sua efficacia. Sia ben chiaro, non bisogna abbassare la guardia e non lo faremo! Visto il contenuto del comunicato del PPD, sono sicuro che li avrò come alleati quando proporremo future misure per aumentare la sicurezza dei ticinesi.

Il Dipartimento si era quindi già mosso in merito?

Non solo il Dipartimento si è già mosso, ma è una delle preoccupazioni quotidiane dei miei collaboratori, lavorare affinché il Ticino sia una terra sicura e accogliente per chi vi vive.

C’è un rischio terrorismo in Ticino?

Al momento non vi sono delle indicazioni che ci dicono che in Ticino la minaccia sia aumentata. Ciononostante, come detto, non abbasseremo la guardia! La Polizia Cantonale ha dimostrato di poter far fronte a situazioni particolari. Un esempio su tutti è stata l’inaugurazione della Galleria di base del San Gottardo, quando abbiamo garantito la sicurezza dei Capi di Stato europei e poi di migliaia di persone con efficienza e discrezione.

Quali sono le maggiori preoccupazioni?

I recenti gravissimi casi di violenza capitati in Europa, che non ho paura di chiamare terrorismo, hanno dimostrato quanto esso sia subdolo. Esula dalle regole alle quali, anche se sembra un paradosso, sottostanno gli eserciti nelle guerre tradizionali. Colpiscono senza scrupolo chiunque: anziani, donne e bambini. La mia preoccupazione è quella che il mondo della politica, che è quello che mi dà gli strumenti per lottare contro il terrorismo, non abbia l’ardore di prendere decisioni coraggiose. Ricordo che, anche dopo Parigi, anche dopo Bruxelles, anche dopo Nizza, anche dopo Monaco, solo per fare degli esempi, c’è chi in Svizzera si oppone alla nuova legge che darà ai servizi d’informazione nazionali gli strumenti per poter far fronte alle minacce attuali.

Quali le future misure per rafforzare la sicurezza?

Un esempio su tutti sono gli accresciuti controlli alle frontiere e la diminuzione dei reati (furti soprattutto) in Ticino, che dimostrano le scelte lungimiranti fatte dal Dipartimento e dal Comando della Polizia cantonale, in collaborazione con i vari partner della sicurezza (Guardie di confine, Polizie comunali, Polizia dei trasporti, Esercito). Ricordo come qualche anno fa, sotto direzione PPD del Dipartimento, si rinunciò ai tiratori scelti, esternalizzandoli a Ginevra… Abbiamo riportato in casa questa importante competenza in caso di AMOK (sparatori folli) e di terrorismo, ed anzi: il Comandante Cocchi è il direttore dei corsi per i Gruppi speciali dei Corpi di polizia cantonali a livello svizzero e in tale funzione rappresenta il nostro Paese nell’Organizzazione Atlas che riunisce tutte le forze speciali di polizia d’Europa. Insomma, come Ticino siamo ai vertici della lotta anti-terroristica e ciò dimostra l’attenzione che poniamo a questo tema.

MS

Più sicurezza? Gobbi: «Quando c’era il PPD in dipartimento si rinunciò ai tiratori scelti»

Più sicurezza? Gobbi: «Quando c’era il PPD in dipartimento si rinunciò ai tiratori scelti»

Da Ticinonline l Misure di sicurezza straordinarie durante le manifestazioni pubbliche rilevanti, controlli sistematici alle frontiere, verifica ad ampio raggio sui rischi di radicalizzazione islamista in Ticino, maggiori controlli per il rilascio dei permessi B, mappatura tra tutti i richiedenti asilo presenti sul territorio, più verifiche durante le procedure riguardanti la concessione della cittadinanza cantonale. Sono queste le richieste del Gruppo PPD in Gran Consiglio avanzate oggi al Consiglio di Stato. 

«Nostre preoccupazioni uguali da almeno 18 mesi» – Gli attacchi terroristici che stanno segnando l’estate del 2016 destano preoccupazione e il PPD chiama in causa, inevitabilmente, Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, contattato oggi, risponde al PPD, precisando che le sue preoccupazioni «sono le stesse del Dipartimento da almeno 18 mesi». 

Interventi per la sicurezza al Festival di Locarno top secret – A pochi giorni dall’inizio del Festival del film di Locarno, le autorità cantonali preposte alla sicurezza sono pronte, ma Gobbi non svela quali saranno gli interventi previsti: «rivelarli – afferma il direttore del DT – significherebbe renderli completamente o in parte vani, poiché favorirebbero la parte avversa». 

Tiratori scelti? «Quando quando c’era il PPD al DI si rinunciò a loro» – Tra i punti di forza che può annoverare la polizia cantonale figurano tiratori scelti che, ricorda Gobbi rispondendo indirettamente al Gruppo popolare democratico in Parlamento, «sotto la guida del PPD si scelse di rinunciare a loro, sottoscrivendo un accordo con Ginevra». Da alcuni anni la competenza è di nuovo «tornata in casa» e vede come uomo di punta «il comandante Matteo Cocchi, rappresentante elvetico nell’Organizzazione Atlas, che riunisce dei corpi speciali di polizia a livello europeo, in quanto direttore dei corsi dei gruppi speciali dell’Istituto svizzero di Polizia».

Per quanto riguarda il lavoro d’intelligence e i dispositivi di sicurezza, assicura Gobbi, «da diversi mesi sono in atto misure di polizia, costantemente aggiornate a seconda del grado di minaccia». 

«Antenne di controllo accese da tempo» – Ed infine il pericolo radicalizzazione in Ticino. Il PPD chiede al Consiglio un lavoro di monitoraggio per studiare i potenziali rischi. Gobbi ricorda l’espulsione del marocchino Oussama Kachia dal Ticino e l’arresto di Moutharrik Abderrahi in Italia e assicura che «le antenne di controllo sono accese da tempo».
http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1098156/Piu-sicurezza-Gobbi–Quando-c-era-il-PPD-in-dipartimento-si-rinuncio-ai-tiratori-scelti-/

Gobbi: “Ticinesi, non rovinatevi l’estate. Attenzione ai fiumi e sulla strada…”

Gobbi: “Ticinesi, non rovinatevi l’estate. Attenzione ai fiumi e sulla strada…”

Dal Mattino della domenica l L’estate è finalmente arrivata! Ce ne siamo accorti soprattutto frequen­tando gli affollati lidi, i corsi d’acqua e i laghi nelle calde giornate di queste settimane. Splendide località balneari del nostro Cantone che attirano oltre a noi ticinesi anche numerosi turisti. Luoghi ideali per rinfrescarsi e sva­garsi durante la stagione estiva. In posti con suggestivi scenari a fare da cornice ai corsi d’acqua è facile a volte dimenticarsi dei rischi che si ce­lano nelle acque del nostro territorio! Dobbiamo sempre ricordare che un attimo di disattenzione può purtroppo diventare fatale, come ci mostrano sfortunatamente alcuni fatti di cro­naca recenti. È in questi momenti che la preven­zione diventa essenziale, ed è pro­prio per questo che è parte integrante della sicurezza di ogni cittadino. È compito dello Stato, infatti, garantire che la sicurezza, questo bene pre­zioso, sia tutelato in qualsiasi am­bito. La nostra sicurezza che passa anche attraverso azioni preventive messe in atto pere garantire il benes­sere dei ticinesi (e dei turisti) nei luoghi di svago e di relax ma anche sulle nostre strade.

Infatti, con l’arrivo delle giornate calde e assolate e le condizioni mete­reologiche favorevoli, molti di noi automobilisti scelgono di lasciare la propria auto parcheggiata in garage e di scegliere la moto o lo scooter per muoversi, soprattutto per evitare il traffico che attanaglia le nostre strade. Anche con le alte temperature e il pensiero delle vacanze nella mente non dobbiamo dimenticarci di pre­stare attenzione agli altri utenti della strada. Sulle due ruote, il rischio di essere coinvolti in un incidente grave o mortale diventa 50 volte superiore rispetto agli occupanti di un’auto.

La promozione della sicurezza e la prevenzione di incidenti in acqua e sulle strade è uno dei temi di cui si occupa il mio Dipartimento. Per mia volontà in questi anni è stata data più attenzione a queste tematiche. A que­sto proposito nell’ambito del rinnovo delle Commissioni consultive del Consiglio di Stato per il quadriennio 2016-2019, il Governo ha esteso que­st’anno la prevenzione nelle anche ai laghi, costituendo la nuova commis­sione “Acque sicure”, in sostituzione della Commissione cantonale “Fiumi ticinesi sicuri” e ha creato la Com­missione per promuovere la sicurezza stradale “Strade Sicure”. A inizio estate è quindi partita la campagna per ricordare a residenti e turisti di prestare particolare attenzione ai corsi d’acqua e ai laghi. Sulle strade sono promosse una serie di campagne di prevenzione nel corso di tutto l’anno. In questo senso nelle scorse settimane sono stati promossi momenti di sen­sibilizzazione e di informazione sui principali passi stradali frequentati dagli utenti di veicoli a due ruote.

La sicurezza è un bene primario per ogni ticinese ed è il cuore della mis­sione del mio Dipartimento. Va quindi difesa con ogni mezzo, anche con la prevenzione. Rendere attenti i ticinesi, rammentare i comportamenti adatti in determinate situazioni, può salvare delle vite! E ricordiamoci: la sicurezza dipende soprattutto dal buon senso e dalla responsabilità di ognuno.

NORMAN GOBBI
CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Il “30” cambia comandante

Il “30” cambia comandante

Il battaglione fanteria montagna 30 ha un nuovo comandante. Al tenente colonnello Giovanni Ortelli, di Sagno, alla guida del battaglione composto di militi ticinesi dal 1° ottobre 2013, subentra il maggiore Maurizio Padè, di Giubiasco. Il passaggio delle consegne nel corso di una cerimonia tenutasi a Bellinzona. Il comandante della brigata fanteria montagna 9, il brigadiere Maurizio Dattrino, ha ringraziato il comandante uscente “per il lavoro svolto e l’impegno profuso e ha augurato al nuovo comandante tante soddisfazioni alla testa del bat fant mont 30”, battaglione che continuerà a esistere anche nell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, integrato nella futura Divisione territoriale 3. Fra i presenti alla cerimonia il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, autorità militari e famigliari. Il battaglione sarà presente l’anno prossimo in un corso di ripetizione in Ticino e sarà impegnato in numerose attività ed esercitazioni sul territorio.