Lo studio di #CELAPOSSOFARE è pronto ad accogliere il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il video della puntata del 5 dicembre: http://www.rsi.ch/g/8343937
Lo studio di #CELAPOSSOFARE è pronto ad accogliere il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il video della puntata del 5 dicembre: http://www.rsi.ch/g/8343937
Da Blick.ch | Dass die SVP gegen einen Ausbau des Grenzwachtkorps ist, kommt in der Südschweiz schlecht an. Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi, selbst SVP-Mitglied, kritisiert den Entscheid.
Die SVP will das Grenzwachtkorps (GWK) nicht mit mehr Personal ausstatten (BLICK berichtete). Das GWK sei bereits 2016 um 48 Stellen aufgestockt worden, begründet Vize-Fraktionschef Thomas Aeschi den Entscheid. Statt der Grenze will die SVP lieber die Finanzen schützen und die 2,5 Millionen Franken, die die zusätzlichen Grenzwächter kosten würden, sparen.
«Werden wir von Buchhaltern regiert?»
Aus dem Tessin hagelt es Kritik an dieser Kehrtwende. «Ich bin enttäuscht von der Bundespolitik», macht Norman Gobbi, Lega-Staatsrat und vor einem Jahr noch SVP-Bundesratskandidat, seinem Ärger Luft.
Dass die mehrfach bestätigte Aufstockung des GWK in Frage gestellt werde, ist für ihn «unverständlich». Die Bundespolitiker müssten wissen, dass ihre Entscheide Folgekosten hätten. «Werden wir von Buchhaltern regiert oder von Politikern?», fragt er.
Dreimal mehr Migranten als 2015
Für Gobbi ist klar, dass es mehr Grenzwächter braucht: Die Lage im Tessin sei weiterhin angespannt. Die illegale Einwanderung habe nicht abgenommen, im Gegenteil. Im Vergleich zu 2015 seien dieses Jahr dreimal so viele illegale Migranten über die Grenze gekommen. «Das heisst: Wir müssen die Südgrenze weiter gut schützen», sagt Gobbi.
Und das gehe nicht ohne mehr Personal. Derzeit könne die Südschweiz auf die Unterstützung aus anderen Grenzwachtregionen zählen. «Doch wie lange noch?», fragt sich Gobbi. Die ausgeliehenen Grenzwächter würden an ihren eigenen Grenzabschnitten gebraucht.
Armee nur in Ausnahmefällen sinnvoll
«Was, wenn der Migrationsdruck nochmals zunimmt?», fragt der Tessiner Sicherheitsdirektor. Er fürchtet, dass das GWK dann nicht vorbereitet sei. Denn neue Grenzwächter auszubilden, dauere mindestens drei Jahre.
In einem solchen Fall vorübergehend auf die Armee zu setzen, wie SVP-Nationalrat Aeschi vorschlägt, ist für den Tessiner nicht zielführend. «Ein Einsatz der Armee ist nur für Notlagen sinnvoll», sagt Gobbi. «Doch wir brauchen mehr Grenzpersonal im Alltag.»
Tessiner SVP-ler will Grenze statt Finanzen schützen
Auch der Tessiner SVP-Nationalrat Marco Chiesa sagt auf Anfrage: «Im Kanton Tessin sind die Probleme an der Grenze weiterhin akut. Grenzgänger und illegale Migration beschäftigen die Grenzwächter sehr.»
Für ihn ist klar: «Wir brauchen mehr von ihnen.» Dennoch gibt er sich diplomatisch und sagt, er könne den Entscheid der Fraktion zwar nachvollziehen. Allerdings macht er klar, dass er künfitg «im Zweifelsfall lieber die Grenzen statt die Finanzen beschützen» werde.
Die beste Variante für ihn wäre ohnehin, die Schweizer Soldaten aus dem Kosovo «sofort nach Hause zu holen und an die Grenze zu stellen.» So könne man viel Geld sparen.
Intervista del Direttore Marco Tepoorten al Consigliere di Stato Norman Gobbi |
I camion devono poter circolare già dalle 04:00 di mattina in modo da ridurre i conflitti con il traffico pendolare individuale negli agglomerati”. Lei cosa ne pensa di questa decisione del Consiglio Nazionale?
Quello del traffico è un problema molto sentito in Ticino, soprattutto nel Sottoceneri. Anche al nord delle Alpi il problema non è indifferente, soprattutto a Lucerna e a Berna, allo snodo A1/A2, da Zurigo verso San Gallo. Questa situazione necessita una revisione, non solo della mobilità dei veicoli pesanti, ma anche dell’organizzazione del lavoro nei magazzini, nei centri di produzione e di spedizione. La possibilità di circolare già dalle 04:00 creerebbe maggiori costi, anche in virtù della legge Federale sul lavoro: iniziare la giornata alle 04:00 comporterebbe del lavoro notturno che dovrebbe essere recuperato oppure compensato con un aumento di salario per gli straordinari. E purtroppo siamo già poco competitivi dal punto di vista del costo del lavoro rispetto al panorama internazionale.
Il Consigliere Federale Ueli Maurer ha affermato che il divieto notturno per i camion andrebbe allentato, perlomeno sugli assi di transito. Che vantaggio porterebbe ai trasportatori?
Attualmente il transito notturno è già consentito ad alcuni trasporti speciali, ad esempio per i trasporti di merci deperibili o per le spedizioni postali. Allentare il divieto notturno per i camion potrebbe generare maggior traffico sulle autostrade nelle zone densamente popolate e, di conseguenza, aumenterebbe il rumore notturno. Se sull’altopiano questa soluzione non darebbe troppo fastidio per l’assenza di rifrazione delle pareti rocciose, in Ticino sarebbe una perdita di qualità di vita.
Alcune settimane fa l’ASTAG ha denunciato il forte aumento di camionisti stranieri sulle nostre strade: “Oltre il 50% dei camion non è in regola e guidano anche per venti ore di fila”. Secondo lei è realistica una simile denuncia?
I dati rilevati nei controlli sul traffico pesante effettuati regolarmente in Ticino su mandato dell’USTRA, e il riscontro dal centro di controllo del traffico pesante di Erstfeld, confermano proprio questa tendenza. In passato c’erano tanti piccoli trasportatori e padroncini nell’area del Piemonte, nel Lombardo-Veneto e in Ticino. Oggi invece sono sempre più presenti grandi aziende di trasporto che utilizzano trattori a sella immatricolati nel Paese di origine degli autisti, in particolare Romania e Lettonia. L’approccio al lavoro in questi paesi è certamente differente dal nostro e i trasportatori sono meno tutelati rispetto ai loro colleghi svizzeri o italiani. Una situazione come quella attuale dev’essere contrastata con i controlli. La sorveglianza e i centri di controllo del traffico pesante sono fondamentali: fermando i camion è possibile obbligare il ripristino delle condizioni di legalità, di messa in sicurezza del veicolo e il rispetto delle ore di guida, obbligando l’azienda a sostituire l’autista che ha già superato il limite di ore di lavoro o non ha rispettato le ore di riposo.
Migliorare i controlli dei mezzi pesanti è una delle mie priorità nella sicurezza stradale. Per questo motivo mi sto adoperando per mettere al più presto in funzione l’area TIR di Bodio-Giornico, che permetterà di verificare l’idoneità di migliaia di veicoli in transito ogni giorno e permetterà un controllo ancora più accurato di tutti i veicoli pesanti, grazie alle istallazioni tecniche a disposizione della Polizia cantonale.
Sono tanti i casi che si riscontrano?
La Polizia cantonale entra in contatto abbastanza regolarmente con casi di illegalità. Quello che ci preoccupa di più di quanto riscontrato sono i mezzi non conformi e le competenze insufficienti degli autisti che viaggiano sulle Alpi, ad esempio la non conoscenza dei sistemi innovativi di frenata. Chi è abituato a usare solo il pedale del freno, perché di norma viaggia su tratti pianeggianti, corre gravi rischi sulle nostre strade.
Le mostro una delle tante offerte che ci è pervenuta da un trasportatore lituano per dei trasporti da Zurigo per Milano. Consideri che la somma non basta per pagare il carburante e la tassa traffico pesante. Queste aziende, che distano 2000 km da noi, effettuano una prestazione professionale per la maggior parte su territorio svizzero. Non le sembra di assistere a una sorta di concorrenza sleale e sicuramente dumping autorizzato?
È evidente che un’offerta di 350 euro per la tratta Zurigo-Milano non è sufficiente a coprire i costi, nemmeno a pagare la tassa per il traffico pesante. Questo può essere causato da una mancata conoscenza di questa tassa interna, ma anche se fosse tale, quella somma non basterebbe comunque a coprire i costi del personale, del carburante e l’ammortamento del veicolo. In questo caso sarebbe importante una maggior vigilanza da parte della SECO di questo settore che, nell’ambito dei servizi, a volte non è sufficientemente considerato. Il mondo dei trasporti e degli sdoganamenti è messo sotto pressione dalla concorrenza delle aziende dei nuovi Paesi entrati nell’UE, che hanno la possibilità di applicare certe tariffe, magari anche grazie ad agevolazioni fiscali che hanno nel loro Paese.
L’accordo bilaterale concluso con l’UE sui trasporti terrestri non liberalizza il cosiddetto cabotaggio, quindi i trasporti interni da parte di un trasportatore straniero. In Ticino chi effettua i controlli per il rispetto di questa legge? Come viene effettuato il controllo, con che mezzi?
Se ne occupa la Polizia cantonale e ci si avvale soprattutto delle segnalazioni. Collaboriamo con ASTAG Ticino e abbiamo invitato chi gestisce le discariche degli inerti e i centri di riciclaggio rifiuti a segnalarci casi sospetti. È necessario vigilare su questo fenomeno – fortunatamente ancora marginale – e collaborare, professionisti e Polizia: se qualcuno dovesse venire a conoscenza di fatti di cabotaggio, lo segnali. È importante inoltre sensibilizzare la popolazione riguardo al tema, poiché ci capita di ricevere delle segnalazioni riguardo al trasporto di persone: spesso chi si affida ad aziende estere non sa di commettere un reato. Bisogna ricordare inoltre che scegliere una ditta locale ha delle ricadute positive sul nostro territorio.
Negli ultimi anni si ha quasi l’impressione, mi perdoni il termine, che vi sia una volontà politica per intralciare il traffico: cantieri mal programmati, lavori effettuati di giorno anziché di notte…
Io ho una diversa lettura del problema: abbiamo una rete d’infrastrutture – strade cantonali e autostrade – che sostanzialmente è la stessa di trent’anni fa, quando nel nostro Cantone la popolazione era un terzo in meno. Il Ticino contava circa 200.000 abitanti, mentre oggi ha raggiunto i 350.000. Siamo il Cantone con la densità di veicoli per abitante più alta – 2 veicoli immatricolati ogni 3 abitanti -, senza contare i mezzi pesanti: siamo statisticamente il distretto d’Europa con la maggiore densità di mezzi per abitante. Aggiungiamo un forte traffico transfrontaliero e di transito, e le code sono inevitabili. Le infrastrutture si usurano più velocemente e i cantieri diventano indispensabili per mantenere la sicurezza e la qualità delle strade. È vero, la durata dei cantieri è rilevante. Appena chiuso, un cantiere se ne apre un altro. Ed è un problema che riguarda tutte le infrastrutture elvetiche, adatte a sostenere il transito di 6 milioni di abitanti, mentre oggi in Svizzera siamo 8 milioni e mezzo. È quindi importante che siano potenziate e adeguate alle esigenze attuali.
Dal programma di stabilizzazione è prevista una forte e ulteriore riduzione nell’AFD, con il rischio di chiusura di ben 12 uffici doganali commerciali in tutta la Svizzera. Se queste misure dovessero essere confermate, in Ticino è ipotizzabile la chiusura della dogana commerciale di Ponte Tresa. Non le sembra un’assurdità chiudere una dogana dove operano 4 case di spedizione, con 23 persone impiegate e un’entrata di tasse importante per risparmiare il costo di una persona e mezza?
La scelta dell’AFD è stata di ridurre il personale civile doganale e non il Corpo delle guardie di confine, riconoscendo che questi ultimi hanno anche altri compiti oltre a quelli doganali, soprattutto a sud del Paese. Questo crea chiaramente dei problemi alle case di spedizione e alle attività commerciali, ed è necessario in questo caso riorientare i flussi di lavoro. Tutto ciò potrebbe portare a delle complicazioni nel vostro quotidiano e in generale nelle attività economiche a ridosso della frontiera.
Peraltro alla fine del programma di stabilizzazione è scritto che le misure dell’AFD relativamente agli uffici doganali comportano la trasmissione di informazioni alla Commissione europea e alle amministrazioni doganali dei paesi confinanti. Con la Regio Insubrica si è già discusso di questo tema?
Non abbiamo ancora affrontato questo tema, ma lo porterò sul tavolo di lavoro. Anche se al momento oltre confine non è percepito come in Ticino, è una problematica che ha un effetto anche dalla parte italiana. Non è infatti facile trovare delle soluzioni alternative per i traffici in alcune aree del Varesotto o del Comasco, senza peggiorare ulteriormente la viabilità.
Eliminare alcune dogane di confine, riducendo i controlli fisici a favore delle dogane interne o presso le ditte, sembra quasi come mettere in pratica palesemente una sorta di “libera circolazione delle merci” con l’UE. Cosa ne pensa?
Attualmente la situazione è già tale per i privati: chiunque passi la dogana può compilare e lasciare il formulario, e se non trova nessuno a controllarlo può portare illecitamente nel nostro territorio quello che vuole. Dal punto di vista delle attività commerciali l’eliminazione delle dogane potrebbe migliorare la fluidità delle spedizioni nei pressi del confine, perché il controllo viene fatto già prima della partenza. Alla base ci deve essere un rapporto di fiducia tra l’Amministrazione delle dogane e lo spedizioniere, cosa fattibile in Svizzera perché i partner sono consolidati storicamente. Essendoci poche nuove aziende nel mercato il rapporto fiduciario esistente tra autorità pubblica e azienda privata è solido e radicato.
Incontro con Papa Francesco, anzitutto complimenti… Posso chiederle se le ha fatto qualche raccomandazione, magari contraria al suo credo politico?
Mi ha commosso al termine dell’incontro, quando ha chiesto di pregare per Lui: questo è un segno di grande umiltà, ma anche di grande consapevolezza del peso del ruolo che deve svolgere per la Chiesa Cattolica e a livello internazionale e delle responsabilità che gravano sul suo mandato.
In ultimo, ho letto che ha la patente e sa guidare il camion. Le propongo di venire al lavoro salendo a bordo di uno dei nostri mezzi, magari quando nevica…
Si ho la C1. Accetto volentieri, sarà sicuramente più facile e comodo che guidare un mezzo militare!
Da Ticinonews.ch | Ad Airolo si registrano già alcuni centimetri. Domani qualche fiocco potrebbe raggiungere il Sottoceneri
Come previsto da Locarno Monti, la neve è tornata a fare visita al nostro Cantone.
I fiocchi, provenienti dal Nord delle Alpi, hanno iniziato a cadere durante la notte appena trascorsa sul Ticino settentrionale, come immortalato dal consigliere di Stato Norman Gobbi in un video postato su Twitter (clicca qui). Ad Airolo si registrano al momento alcuni centrimetri di neve, ma le zone maggiormente colpite, come ci spiega il meteorologo di Locarno Monti Guido Della Bruna, sono al momento la Valle Bedretto e l’Alta Vallemaggia. Alcuni fiocchi sono giunti anche in Valle di Blenio, fin sul fondovalle.
Il limite delle nevicate è quindi sceso fin verso i 500-600 metri, nell’Alto Ticino. Più a sud il tempo è al momento migliore, ma MeteoSvizzera non esclude che le nuove precipitazioni previste per la prossima notte possano raggiungere in parte anche il Sottoceneri, fin verso i 600-1000 metri di quota.
Si tratterà in ogni caso di neve proveniente dal Nord delle Alpi, per cui la sua diffusione dipenderà dalla forza del vento.
In ogni caso le precipitazioni termineranno al più tardi domani, per lasciare spazio a un sabato in prevalenza soleggiato in tutto il Cantone.
Rescue Media ha scattato alcune immagini della nevicata in Leventina. Non si registrano, per il momento, disagi particolari alla circolazione.
LA COMUNITA’ SVIZZERA A FIRENZE: IERI E OGGI Seminario organizzato dal Circolo Svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e il Gabinetto Vieusseux – INTERVENTO DI NORMAN GOBBI Consigliere di Stato Direttore del Dipartimento delle Istituzioni della Repubblica e Cantone Ticino – 27 ottobre 2016 – Firenze, Palazzo Strozzi, Sala Ferri.
Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni comunica che oggi, 27 ottobre 2016, Norman Gobbi sarà ospite a Firenze su invito del locale Circolo svizzero. Il Consigliere di Stato introdurrà – quale rappresentante istituzionale della Confederazione – il seminario intitolato «La comunità svizzera a Firenze: ieri e oggi», e coglierà l’occasione per partecipare ad alcuni incontri istituzionali.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato per l’occasione dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini, terrà il discorso introduttivo del seminario, organizzato dal Circolo svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini “Nuova Antologia” e il Gabinetto Vieussieux. L’evento sarà seguito da incontri istituzionali con varie personalità del capoluogo toscano, fra cui il Presidente dell’Istituto Universitario Europeo prof. Renaud Dehausse, la Vice-sindaco Cristina Giachi, l’Ambasciatore d’Italia presso la Confederazione Marco Del Panta e alcuni rappresentanti del mondo economico e culturale.
L’incontro si inserisce nella politica di relazioni esterne del Cantone, in particolare tra la Svizzera e le sue comunità estere.
Da laRegione | Nessuna intenzione, almeno per ora, di rivedere l’obbligo per i permessi B e G
Dopo un anno di protagonismo mediatico assoluto, all’improvviso è sparito dalla circolazione. Abbandonato al suo destino nel maggio scorso, di tanto in tanto, negli ultimi mesi, ha fatto capolino fra le righe di qualche articolo, rotolando tuttalpiù in mezzo alle parole di qualche nostalgico, ma senza troppo successo. Che fine ha fatto il casellario giudiziale? A che punto sono i lavori al Dipartimento delle istituzioni? A maggio 2016, ricordiamo, il governo, sull’onda di mesi di polemiche, aveva dato mandato al Di di presentare un’alternativa “compatibile con il diritto internazionale” prima dell’entrata in vigore degli Accordi Svizzera-Italia. Lo aveva fatto dopo aver sospeso (nel novembre 2015) la richiesta dei carichi pendenti, ma mantenendo in vigore la misura “straordinaria” concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i permessi B e G. Ebbene, a più di 5 mesi da quella decisione si è mosso qualcosa, o s’intende farlo a breve? La risposta è no. Stando a RadioFiumeTicino il Dipartimento delle istituzioni non si sarebbe infatti ancora messo in moto per dare seguito alle richieste del governo, stabilizzandosi su un atteggiamento sostanzialmente attendista. Insomma, i tempi stringono (a febbraio scade il termine d’applicazione del voto sul 9 febbraio, che potrebbe sbloccare gli accordi con l’Italia), ma sul piatto non sembrano ancora esserci alternative – né concrete, né almeno ipotizzate o abbozzate. Un atteggiamento dettato da semplice noncuranza o frutto di una precisa strategia politica? «Il nostro territorio – ha spiegato ai microfoni di RadioFiumeTicino il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – deve potersi preservare dalla presenza di persone non desiderate che hanno già commesso dei reati gravi all’estero. Giovedì, a Berna, ho ribadito al presidente della Confederazione Johann Schneider Ammann e ai Segretari di Stato de Wattewille e Gattiker che negli ultimi due anni e mezzo sulle 200mila e passa decisioni prese dall’Ufficio della migrazione del Canton Ticino solo l’1% è stato negativo: la metà per motivi economici e l’altra metà per motivi di ordine pubblico. Quindi si tratta di discutere sullo 0,5% delle decisioni che grazie a questa misura riusciamo a depistare. Altrimenti avremmo molta più difficoltà a farlo». Nessuna fretta dunque. Eppure, come noto, il nodo sul casellario è una delle pietre d’inciampo per l’Italia nella ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri, un accordo già firmato da parte Svizzera ma bloccato a Roma alla Camera dei deputati in attesa che il nostro Paese definisca le proprie posizioni in materia d’immigrazione. «È notorio che gli italiani hanno ottenuto su altri banchi quello che a loro premeva di più» precisa Gobbi a Rft. E su questa linea, a quanto pare, c’è l’intero governo.
Dal Corriere del Ticino | La lotta alla tratta di esseri umani è al centro della 4. Conferenza globale Interpol, per la prima volta in Svizzera Norman Gobbi: «Non servono azioni improvvisate» – Simonetta Sommaruga: «Le soluzioni siano internazionali»
Nascosto e silenzioso. Ma anche globale e affamato di uomini, donne e bambini vulnerabili. Così è stato dipinto il fenomeno della tratta di esseri umani, ieri sera al Grand hotel Eden di Paradiso nell’ambito della 4. Conferenza globale Interpol organizzata per la prima volta in Svizzera. Al centro dei lavori, sino a questo pomeriggio, la lotta alle organizzazioni criminali attive in ambito migratorio, ma altresì nel promovimento della prostituzione o nell’usura. Attività illegali, queste, che anche il nostro cantone conosce da vicino e combatte in prima linea. «Sì, il Ticino rappresenta un hotspot – un punto caldo – per quanto concerne la tratta di essere umani e per questo motivo non è stato a guardare» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Il nostro – ha dichiarato davanti a un centinaio di addetti ai lavori giunti da tutto il mondo – è un contesto particolare non solo per il bel panorama, ma in quanto la scorsa estate è stato confrontato con una pressione migratoria senza precedenti. Un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali».
Gobbi ha quindi menzionato gli strumenti di lavoro e la rete di contatti fatti propri a sud delle Alpi. In primis la task force Gruppo interforze repressione passatori – composta da Polizia cantonale, FedPol e Guardie di confine – sviluppata nel settembre del 2015 e che «nel suo primo anno di attività ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino alla Germania». Ma in precedenza, nel 2005, il Ticino si era dotato pure della TESEU, la sezione ad hoc della Cantonale votata alla lotta della tratta e dello sfruttamento degli essere umani. Su questo tema Gobbi ha quindi precisato: «Sia che si parli di tratta di essere umani che di tratta di migranti, non cambia il nocciolo della questione. Le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore delle loro vittime». Al proposito il consigliere di Stato ha voluto lanciare una frecciatina, riferendosi all’inchiesta in corso contro la deputata del PS Lisa Bosia Mirra. «Un migliore controllo del nostro territorio e della fascia di confine può essere raggiunto solo con nuove collaborazioni e con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti». E ancora: «Così i migranti diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto sostegno ai migranti a tutti i costi hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico».
«Una situazione intollerabile»
«Ma in Svizzera tutti sono d’accordo nel voler sconfiggere il fenomeno; non ci sono differenze politiche» ha da parte sua notato al termine dell’incontro la consigliera federale e ministra della giustizia Simonetta Sommaruga. Quest’ultima nel suo intervento ha posto l’accento sulla necessità – per contrastare la tratta di essere umani – di «soluzioni internazionali, mentre spesso l’orientamento politico privilegia strategie nazionali che rischiano di favorire questo mercato criminale». Sommaruga ha quindi evidenziato l’importanza, oltre alla lotta ai passatori, della tutela delle vittime. «Persone – ha detto – sovente invisibili, ma che subiscono una situazione intollerabile». E secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in ben 812 casi, con il registro del Centro d’assistenza per le migranti e le vittime di tratta delle donne che invece ha registrato 905 interventi.
La consigliera federale ha in tal senso ricordato il piano d’azione contro la tratta di esseri umani varato dalla Confederazione due anni fa, «mentre ora stiamo lavorando a un secondo pacchetto di misure». Perché, ha concluso, «non dobbiamo deludere chi si aspetta una chiara risposta da parte nostra. Ecco perché questa conferenza è preziosa e potrà fornirci nuove soluzioni».
Da en.mvd.ru | Today, Deputy Minister of Internal Affairs of Russia Igor Zubov held a working meeting with the delegation of the Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation who wished to learn about the structure, key functions and tasks of the Russian MIA. Chief of the International Law Administration of the Treaty and Law Department of the Russian MIA Vitaly Yakovlev and Chief of the 3rd Division of the National Central Bureau of Interpol of the Russian MIA Ilya Sevostyanov also took part in the event on the Russian part.
The Swiss delegation was led by President of the Government Conference Norman Gobbi.
Igor Zubov told the foreign partners about the specifics of the structure and the organization of the service of the Russian police agency.
In particular, he noted that the Russian Ministry of Internal Affairs was currently the largest and multifunctional part in the country’s law enforcement system. The main criterion for assessing its work is public opinion which is stipulated in the legislation.
“In recent years, we have managed to significantly increase the level of people’s trust. However, this effect cannot be permanent as it depends on multiple factors,” added the Deputy Minister.
He also spoke about issues related to the migration policy both in Russia and in EU countries, having noted that many challenges in that area were common and should be tackled in collaboration.
“We place a great emphasis on international cooperation, including with the Swiss Confederation,” noted Igor Zubov.
The participants in the meeting spoke about positive examples of the cooperation of the National Central Bureau of Interpol and the Investigation Department of the Russian MIA with the law enforcement bodies of Switzerland, especially in the area of search and identification of persons, as well as fight against crime perpetrated using computer technologies.
The Deputy Minister of Internal Affairs of the Russian Federation expressed his hope that negotiations, international events and conferences, including those focusing on fight against crime would help to establish and enhance the collaboration between the two countries in future.
For reference
The Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation is the second most important structure within the state security system of Switzerland uniting members of governments responsible for defense, protection of civilians, and fire safety of the Cantons of Switzerland and the Principality of Liechtenstein. The bodies of the Government Conference include the plenum, the board, the General Secretariat, and the audit commission. The headquarters of the Government Conference are located in Bern.