Difesa: partenze a sorpresa nell’esercito

Difesa: partenze a sorpresa nell’esercito

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 5 aprile 2019 del Corriere del Ticino

Il capo Philippe Rebord lascia la carica per motivi di salute – Emerge anche una donna fra i possibili candidati.
Con lui se ne va il responsabile dell’istruzione Baumgartner – Gobbi: «Peccato succeda ora, a riforma iniziata»

Due vertici dell’esercito abbandonano la loro funzione. Il timing non è dei più propizi. Philippe Rebord, capo dell’esercito, ha dato le dimissioni. Lascerà a fine 2019. La sua scelta giunge a sorpresa. La ragione: problemi di salute. Dopo una trombosi a inizio anno, dovrà infatti subire un’operazione all’anca a dicembre. Il 61.enne vallesano aveva ottenuto l’incarico nel 2017 e il suo contratto era stato prorogato oltre il suo pensionamento, fino a fine 2020, per garantire la riorganizzazione dell’esercito (il nome del programma è «Ulteriore sviluppo dell’esercito»), attualmente in corso.
Il fatto che Rebord mantenga la sua posizione ancora fino al 31 dicembre dà la possibilità di scegliere il suo successore in tutta calma, ha affermato la consigliera federale Viola Amherd davanti ai media a Berna. Ora toccherà alla commissione responsabile della scelta del sostituto selezionare possibili candidati. E dovrà trovarli in fretta. Il nuovo e l’uscente capo dell’esercito, ha affermato la titolare del Dipartimento della difesa, dovrebbero già lavorare assieme a partire dall’autunno, in modo da potersi organizzare in un passaggio di testimone senza strappi. I requisiti per la ricerca del sostituto non sono di tipo politico, ha affermato Amherd. Più importanti saranno le cosiddette «soft skills», come ad esempio la capacità di lavorare in team. Competenze che, a detta di Amherd, a Rebord non mancano.

«Ragioni personali»
Amherd ha ringraziato Rebord della buona collaborazione e del lavoro svolto avviando la riforma dell’esercito. La notizia della partenza era stata anticipata giovedì dai giornali dei gruppi editoriali Tamedia e CH Media. A inizio mattinata il Dipartimento della difesa ha poi invitato i giornalisti alla conferenza stampa in cui l’informazione è stata infine confermata.

Di sicuro il successore di Rebord non sarà Daniel Baumgartner, comandante di corpo e capo dell’istruzione. «Per ragioni personali» di cui la consigliera federale ha preferito non dire di più, Baumgartner ha chiesto di ottenere un’altra funzione. Secondo il «Tages-Anzeiger» il quadro sarebbe interessato a un posto di addetto alla difesa a Washington.

Baumgartner era stato coinvolto nello scandalo delle «spese allegre» pagate con il budget dell’esercito nell’ambito di seminari per quadri e che hanno incluso cene costose e voli in elicottero per le compagne dei militari. Per l’accaduto il capo dell’istruzione si era scusato pubblicamente. L’affare avrebbe però macchiato la sua carriera.

Possibili candidati ticinesi?
Da noi contattato, il consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente della Conferenza governativa dei direttori cantonali del militare, della protezione civile e dei pompieri, nonché membro della commissione che aveva selezionato Philippe Rebord, trova «peccato che ad andarsene, proprio durante la fase di implementazione della riforma dell’esercito, siano sia il capo dell’esercito sia il capo dell’istruzione». È importante, aggiunge, che il successore di Rebord, che era stato «scelto appositamente per condurre questa delicata fase», mostri di avere «le stesse sensibilità», in particolare «le stesse attenzioni verso i bisogni delle nuove generazioni», in primis per riuscire a far combaciare meglio formazione e servizio militare. Fino a qui, dice Gobbi, la riforma (che mira a incrementare la prontezza dell’esercito, a migliorare l’istruzione e l’equipaggiamento e a rafforzare il radicamento delle forze armate a livello regionale) è avanzata positivamente, senza i tipici «mali d’infanzia» che spesso si osservano nelle prime fasi delle ristrutturazioni di questo tipo.
Ora, con la disdetta di due vertici, si aprono delle possibilità per possibili candidati ticinesi. Il membro del Governo ticinese non vuole fare nomi, ma – afferma – nel nostro cantone «la qualità c’è».
Per i vertici dell’esercito le sfide nei prossimi anni non mancano. Gli effettivi dell’esercito non aumentano, anzi. E sono previste grosse spese per i futuri acquisti di armamenti.

Una subentrante?
Intanto a Berna ci si azzarda già a fare alcuni nomi di possibili candidati. Tra questi figura quello di Germaine Seewer. Tra i 53 alti ufficiali superiori Seewer (brigadiere al comando della brigata d’aiuto alla condotta) è l’unica donna. Sarebbe la prima a diventare capo dell’esercito svizzero.
Fra gli altri nomi figura quello di Claude Meier, capo dello Stato maggiore dell’esercito, esperto di jet militari (altro tema del momento) e con buoni contatti in Parlamento.
Gli altri nomi sono quelli di Daniel Keller (comandante dell’istruzione superiore dei quadri dell’esercito, capo di Stato maggiore dell’istruzione operativa e sostituto capo comando istruzione), Thomas Süssli (capo della base d’aiuto alla condotta dell’esercito, responsabile per la cyber defence), Melchior Albrecht Stoller (consulente di politica militare di Amherd) , Aldo C. Schellenberg (capo comando operazioni e sostituto capo dell’esercito ed ex comandante delle forze aeree) e Hans-Peter Walser (comandante della divisione territoriale 2).

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Comunicato stampa

Anche lo scorso anno gli incidenti stradali provocati dalla disattenzione sono risultati in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo del telefonino durante la guida.
In questo senso, nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure”, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e tutte le Polizie comunali, nel mese di aprile protrarranno l’azione della campagna «Distratti mai!».
A seguito delle due precedenti campagne, promosse rispettivamente nel 2017 e nel 2018 e rivolte principalmente all’uso degli smartphone alla guida, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di avviare un nuovo sforzo di prevenzione durante il mese di aprile, al fine di sensibilizzare e responsabilizzare tutte le categorie di utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete viaria cantonale, nell’intento di prevenire e ridurre il numero di incidenti.
Si ricorda che utilizzando il telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, i tempi di reazione si allungano. Infatti dare un’occhiata allo smartphone alla velocità di 100 km/h equivale a percorrere 400 metri al buio, a 50 km/h equivale a percorrerne 98. Inoltre nel 2018 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’752 incidenti della circolazione; di questi, la disattenzione al volante è una delle maggiori cause rilevate, nella misura del 10% in incidenti con soli danni e del 20% in quelli con ferimento. Molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto del telefonino. Anche le statistiche della Polizia cantonale mostrano come questi comportamenti rappresentino una delle principali cause di violazione del codice stradale con 3’289 infrazioni nel 2018, rispettivamente 4’041 nel 2017. La campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» si concentra in particolare sui giovani tra i 18 e i 24 anni, fascia che registra un tasso superiore alla media di infrazioni legate alla disattenzione.
«Distratti mai!» intende quindi coinvolgere tutti gli utenti della strada: automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni, i quali saranno sensibilizzati sui pericoli legati all’utilizzo del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade.
Il materiale informativo è disponibile sul sito internet www.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/.

 

“Rifletti” ad Autonassa

“Rifletti” ad Autonassa

Comunicato stampa

Da questa sera, giovedì 4 aprile, e sino a domenica 7 aprile la campagna di sensibilizzazione «Rifletti» sarà presente al Salone dell’auto di Lugano “Autonassa” con la sua postazione informativa.
La sicurezza sulle nostre strade sarà così promossa con informazioni utili, giochi a premi e la distribuzione di numerosi gadget.

La campagna «Rifletti» – promossa dal Dipartimento delle istituzioni, con la Commissione consultiva «Strade sicure» – ha l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli utenti delle strade ticinesi sull’importanza di essere vigili nel traffico e di rendersi ben visibili. Il motto scelto per la campagna unisce, in un’unica parola, l’invito ad assumere un comportamento responsabile, riflessivo, e quello a indossare materiali in grado di riflettere la luce. Con questa campagna, premiata e interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, il Dipartimento delle istituzioni intende arricchire ulteriormente le attività che mirano a ridurre il numero di incidenti sulle nostre strade.

In aumento il grado di purezza della cocaina

In aumento il grado di purezza della cocaina

Comunicato stampa

Anche il Ticino è confrontato con un grado di purezza sempre più elevato della cocaina spacciata. I campioni analizzati, relativi ai sequestri avvenuti nel nostro Cantone e in gran parte di quelli romandi, hanno infatti evidenziato un aumento della sua purezza con una percentuale media del 60%. Quella dell’eroina resta invece stabile a circa il 25%. Per quanto riguarda i sequestri di droga, in gran parte riconducibili a stupefacenti in transito, nel 2018 la collaborazione tra la Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale e i suoi partner ha permesso di intercettare 90 chili di marijuana (75 nel 2017), 4.5 chili di cocaina (26), 28 chili di eroina (14), 109 chili di hashish (38) e 3’000 piante di canapa (2’369). Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’723 (1’880 nel 2017), di cui 286 minorenni (347). Gli arresti hanno raggiunto quota 111 (138). Le morti per overdose sono state 6 (5).

A livello internazionale si rileva che il commercio di stupefacenti è in continua crescita, sia per quanto riguarda i quantitativi sia in relazione alla varietà di nuove sostanze. Nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite viene segnalato un aumento del 65% della produzione mondiale di oppio, che ha raggiunto le 10’500 tonnellate, e livelli mai registrati per quella della cocaina, stimata in poco più di 1’400 tonnellate. In Ticino gli importanti risultati ottenuti nell’ambito del contrasto al traffico di stupefacenti sono il frutto dell’attiva collaborazione con i principali partner della SAD ossia le polizie comunali, le Guardie di confine, la Polizia dei trasporti e la fedpol. Nel 2018 non vi sono stati cambiamenti degni di nota nelle modalità dello spaccio e del consumo. Permane costante la presenza di spacciatori albanesi, attivi soprattutto nella vendita di eroina che, approfittando dello stato di bisogno e della connivenza dei tossicodipendenti locali, vengono da loro ospitati in cambio di sostanza stupefacente. Nonostante i numerosi arresti e le consistenti quantità di droga sequestrate, si è purtroppo constatato che le organizzazioni al vertice del traffico hanno proseguito imperterrite e in maniera costante la loro illecita attività, continuando ad inviare nel nostro Cantone persone, in gran parte giovani nullafacenti e indigenti, con l’obiettivo di rimpiazzare gli spacciatori arrestati. Anche la presenza sul territorio cantonale di trafficanti dominicani, attivi soprattutto nello spaccio di cocaina, è pressoché costante, con spacciatori pronti a prendere il posto di quelli posti fuori circolazione dalle inchieste. In relazione ai consumi, la situazione è sostanzialmente stabile. A farla da padrone è sempre la canapa con i suoi derivati, seguita dalla cocaina. Stabile anche il consumo di eroina. Sempre attuale la presenza di politossicodipendenti, dediti al consumo di più sostanze stupefacenti contemporaneamente; in particolare cocaina ed eroina.

Tra le indagini più significative che hanno contraddistinto il 2018 evidenziamo un’inchiesta riguardante un traffico di cocaina nel Mendrisiotto nel corso della quale sono stati arrestati due cittadini albanesi, attivi nello spaccio nella regione e nelle discoteche di Lugano. L’attività investigativa ha permesso di ricostruire una vendita di almeno un chilo di cocaina e di sequestrarne all’incirca 300 grammi. Un’indagine relativa a cittadini albanesi e tossicodipendenti residenti nel Luganese che li ospitavano nei loro appartamenti ha permesso di identificare e arrestare un cittadino albanese residente in Ticino, che si occupava di trovare gli alloggi ai suoi connazionali dediti all’illecita attività. In totale sono state arrestate oltre 10 persone ed è stato ricostruito un traffico di almeno 1,2 chili di eroina, sostanza prevalentemente spacciata nella regione. Sempre per spaccio nel distretto, un’altra indagine ha permesso di arrestare un cittadino albanese trovato in possesso di 460 grammi di eroina. Nel Locarnese è stata condotta un’inchiesta che ha portato all’arresto di 6 persone residenti nella regione e nel Bellinzonese che, agendo in correità, hanno trafficato oltre un chilo di cocaina. In primavera in un rustico in Valle di Blenio sono stati sequestrati oltre 100 chili di hashish, 200 grammi di cocaina, 10 chili di marijuana e 285 piante di canapa. A giugno, in due distinte circostanze, sono state fermate a Chiasso dalle Guardie di confine un’auto con targhe confederate che stava trasportando circa 12 chili di eroina, e una con targhe albanesi con occultati circa 11 chili di eroina, verosimilmente destinati al mercato germanico. Da segnalare pure un’inchiesta che ha permesso di appurare l’emissione di diverse centinaia di schede SIM intestate a persone fittizie, in parte anche utilizzate per compiere reati. Questo grazie alla complicità di alcuni dipendenti addetti alla loro vendita, effettuata prevalentemente per strada. Nel corso dell’anno sono stati sequestrati circa 160’000 franchi e circa 160’000 euro. Si tratta di denaro in parte rinvenuto in occasione di perquisizioni operate dalla Sezione antidroga e in parte grazie ai controlli delle Guardie di confine ai valichi doganali.

La Legge federale sugli stupefacenti prevede la procedura della multa disciplinare canapa. Nel 2018 ne sono state comminate 859 (969 nel 2017).

Infine, nel Sopraceneri vi è stato un aumento di coltivazioni di canapa con tenore di THC inferiore all’1%, nonché l’incremento in Ticino dei negozi dediti alla vendita di prodotti derivati che, in quanto conformi alla Legge federale sulle derrate alimentari, possono essere venduti senza autorizzazione. Il consumo di questo tipo di canapa, seppur legale, può determinare stati di inattitudine alla guida.

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Comunicato stampa

Dando seguito a quanto preannunciato lo scorso 6 febbraio, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio governativo che propone al Gran Consiglio la costituzione del nuovo Comune di Tresa formato da Croglio, Monteggio e Ponte Tresa, che in votazione consultiva avevano accolto il progetto aggregativo, senza includere Sessa, dove avevano prevalso i voti negativi. Il Governo ha preso atto della petizione promossa da 272 cittadini del Comune di Sessa confermando tuttavia lo scenario aggregativo che esclude l’ente locale; il Consiglio di Stato auspica che della petizione venga tenuto debitamente conto durante la discussione parlamentare.

Nella votazione consultiva del 25 novembre 2018 la cittadinanza di Croglio, Monteggio e Ponte Tresa ha sottoscritto l’aggregazione di Tresa (rispettivamente col 51,4%, 55,4% e 61,5% di sì), mentre quella di Sessa l’ha respinta (52,7% di no). Il voto complessivo del comprensorio è risultato favorevole all’aggregazione in ragione del 53,7%.
Dopo la votazione, il Dipartimento delle istituzioni ha incontrato dapprima la Commissione di studio, che ha espresso disponibilità a proseguire il progetto con tutti i comuni, valutando peraltro ipotizzabile un’aggregazione limitata ai soli favorevoli, e poi il Municipio di Sessa, che – a maggioranza – ha confermato il proprio sostegno all’aggregazione completa anche dopo il voto. In seguito è stata organizzata una serata pubblica destinata alla popolazione di Sessa dalla quale è emersa la sostanziale conferma delle posizioni, in particolare quella del fronte organizzato dei contrari.
Ponderati tutti gli elementi, a inizio febbraio 2019 il Consiglio di Stato ha annunciato che avrebbe proposto al Gran Consiglio l’aggregazione dei tre comuni che hanno approvato il progetto e l’abbandono per Sessa, considerata in particolare la volontà espressa dai cittadini di Sessa in formale votazione e ritenuto che l’aggregazione oggi rappresenta per questo comune piuttosto un’opportunità che una necessità.
La riduzione del comprensorio aggregativo da quattro a tre comuni proposta dal messaggio è conforme alle condizioni previste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in particolare in quanto è conforme al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), forma un’entità territoriale coerente e non si discosta in modo sostanziale dal progetto messo in votazione.
A fine febbraio un gruppo di cittadini di Sessa ha lanciato una petizione all’attenzione delle autorità cantonali che chiede l’inclusione di Sessa nel Comune di Tresa. Ritenuto l’esito negativo della votazione consultiva dello scorso novembre (165 sì – 184 no), la petizione sostiene quindi l’aggregazione di Sessa in via coatta. In una decina di giorni la petizione è stata sottoscritta da 272 cittadini aventi diritto di voto nel comune (firme vidimate dalla cancelleria) sui 495 iscritti in catalogo, ovvero la maggioranza assoluta delcorpo elettorale (55%), corrispondente a 88 unità in più rispetto ai voti negativi espressi in votazione consultiva.
Con la proposta di aggregazione limitata ai soli comuni che in votazione consultiva hanno espresso parere favorevole, il Consiglio di Stato mantiene una linea restrittiva in materia di aggregazioni coatte, il che non significa ancora che questa via sia del tutto improponibile o insostenibile rispetto alle condizioni di legge e alla giurisprudenza del Tribunale federale. Quest’ultimo riserva infatti un certo margine di apprezzamento sulle di aggregazioni in via coatta, lasciando uno spazio di giudizio prettamente politico all’Autorità cantonale competente per decretare le aggregazioni, ossia il Gran Consiglio.
Gli aiuti cantonali a suo tempo promessi per l’aggregazione completa sono stati adattati all’aggregazione ridotta e consistono in:

  • 1,4 milioni di franchi per contributi alla riorganizzazione amministrativa e/o investimenti di sviluppo (per l’aggregazione completa erano previsti 1,7 mio franchi);
  • Conferma del supporto alla realizzazione di nuovi servizi a carattere sociale, ad es. asilo nido e/o centro diurno per anziani, fino a 1,0 milione di franchi (riconoscimento dell’applicazione dei tassi massimi di sussidio), come per l’aggregazione completa;
  • Conferma degli impegni riguardo la pista ciclabile pedonale della Valle della Tresa e la nuova struttura per la gestione del territorio;
  • A seguito dell’assenza di Sessa, il contributo di livellamento del nuovo Comune risulta sostanzialmente equivalente a quello calcolato separatamente; viene quindi a cadere la necessità di mantenere il calcolo separato, come a suo tempo prospettato.
Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Nel 2018 in Ticino importante diminuzione delle rapine

Comunicato stampa

Nel 2018 vi è stata un’importante diminuzione delle rapine. Nel corso dell’anno ne sono state effettuate 33 (49 nel 2017). Si tratta di una forte riduzione anche rispetto alla media dell’ultimo decennio (66). In 2 casi su 3 è stata utilizzata la forza fisica e/o la minaccia, solo in uno su 10 un’arma da fuoco. La ripartizione sul territorio ticinese è stata omogenea e lineare, senza il manifestarsi di vere e proprie serie. Alcuni arresti effettuati in collaborazione con le autorità italiane hanno permesso di contrastare il fenomeno delle rapine in stazioni di servizio (un solo caso registrato), dopo l’impennata del 2017. Il tasso di chiarimento delle rapine è alto e si attesta al 67% con 56 autori materiali. Dei 42 identificati, 41 sono stati arrestati. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne conta uno (3).

Nel 2018 l’operazione più complessa, che ha visto coinvolti numerosi partner (Polizie cantonali, Polizie comunali, Guardie di confine e Polizie estere), è stata quella che ha portato al fermo, poco prima che entrassero in azione, di importanti esponenti della nota banda internazionale dei Pink Panther, pronta a colpire una gioielleria nel centro di Lugano. I quattro autori, provenienti dai Balcani, erano già noti per rapine commesse non solo in Europa. Si segnala pure che è stato risolto un vecchio caso, risalente al 2007, relativo a una rapina in abitazione a Minusio dove l’autore, vistosi scoperto, aveva infierito ripetutamente sulle anziane vittime con un coltello. Il responsabile, un cittadino rumeno in detenzione per furto in Germania, è stato identificato, estradato in Ticino e quindi condannato grazie all’analisi di una traccia di DNA, resa possibile da nuovi progressi tecnico-scientifici.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono ulteriormente diminuiti (1’666,-5%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’048,-4%), e delle minacce (523,-7%). Anche i reati gravi sono diminuiti da 72 a 55 (-24%). Fra questi figurano gli omicidi (15,-46%, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (33,+18%) e le violenze carnali (7,-53%). Lo scorso anno si è registrato un solo omicidio: a Caslano, nel mese di luglio, l’anziana proprietaria di un’abitazione è stata uccisa con diversi colpi inferti al capo e il cadavere è poi stato bruciato, con della benzina, simulando un incendio. Nelle ore successive è stato arrestato un nipote. In maggio una segnalazione proveniente da un istituto scolastico del Bellinzonese ha portato al fermo presso la sua abitazione di uno studente 19enne e al rinvenimento di diverse armi da fuoco (fucili e pistole) e munizioni. Il giovane progettava di compiere una strage a scuola. La maggior parte dei tentati omicidi si è consumata in gran parte in ambito famigliare. Fa eccezione l’episodio occorso in gennaio sull’autostrada A2 in territorio di Gorduno. Gli occupanti di due veicoli, dopo varie manovre azzardate, si sono fermati sulla corsia di emergenza dove è scoppiato un violento alterco, terminato con il ferimento a colpi di forbice di due uomini. Nel corso dell’anno un uomo si è costituito, accusandosi dell’assassinio della ex moglie rinvenuta cadavere nel luglio 2016 nel proprio appartamento di Monte Carasso. Anche l’attuale moglie è stata arrestata in relazione a quanto avvenuto.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2018 si sono annunciate per l’esercizio della prostituzione sono state 295. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (56%), italiana (32%) e spagnola (3%). Quelle attive giornalmente sono stimate in circa 320. Nel corso dei controlli di polizia, effettuati sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti situati su tutto il territorio cantonale, in particolare nel Sottoceneri, è stata verificata la posizione di 278 persone, di cui 9 denunciate per esercizio illecito della prostituzione per aver omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale o per aver praticato la prostituzione in luoghi non autorizzati, e 12 per infrazione alla Legge sugli stranieri. Le verifiche e i regolari contatti con le persone attive in questo ambiente hanno permesso di individuare alcune potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In un caso dagli accertamenti è stato possibile avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. In altre due circostanze la vittima non ha voluto procedere con la denuncia e pertanto, in collaborazione con gli enti cantonali e la Croce Rossa, è stata avviata la procedura per l’aiuto al rientro. I locali autorizzati dalle autorità comunali alla prostituzione sono saliti a 8. Il numero degli appartamenti attivi, a disposizione delle professioniste del sesso, è stabile e stimabile in 95 unità. Inoltre sono presenti 10 saloni di massaggio erotico, dove lavorano circa 30 persone.

È proseguita l’attività d’inchiesta contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro (“caporalato”). La Polizia cantonale ha collaborato con il Ministero Pubblico, i sindacati, le commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro nell’analisi delle informazioni e nel perseguimento penale. Per reati quali l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e le infrazioni alla Legge sugli stranieri, sono state arrestate 2 persone mentre altre 8 sono state denunciate a piede libero. Sono una quarantina invece le vittime identificate.

Infine, il lavoro del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP) è proseguito per quanto concerne il monitoraggio del fenomeno dello sfruttamento dei flussi di migranti clandestini e dei richiedenti l’asilo politico. A seguito delle misure messe in atto da parte dell’Unione Europea, il numero di fermi e di controlli nonché delle indagini condotte ha subito una notevole riduzione. Sono state denunciate 21 persone per infrazioni alla Legge sugli stranieri e meglio per aiuto all’entrata e al soggiorno illegale, 18 delle quali arrestate. Le indagini hanno inoltre permesso di denunciare 9 persone anche per il reato di usura.

 

Domande ai candidati al Consiglio di Stato

Domande ai candidati al Consiglio di Stato

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 1 aprile 2019 de La Regione

1. Salario minimo: sotto quale importo orario non bisogna scendere?
Il CdS propone un salario minimo differenziato per settore economico (da 18,75 a 19,25 franchi all’ora), in modo da garantire a tutti un importo minimo dignitoso e non ledere il principio della libertà economica. Non vanno poi dimenticate le peculiarità dei vari contratti collettivi e normali.

2. A scuola smartphone sì o smartphone no?
Lo smartphone fa parte della nostra quotidianità e i più giovani non fanno eccezione. Ovviamente, in aula lo smartphone deve restare rigorosamente spento. Ai tempi del Liceo sono stato uno dei primi ad avere un telefonino. Ero un arbitro e dovevo essere rintracciabile. Problemi? Mai.

3. Rotonde o semafori per fluidificare il traffico?
Non si può rispondere in modo categorico. Ogni caso va valutato con attenzione, soppesando aspetti positivi e negativi di una e dell’altra soluzione. Non va mai perso di vista l’obiettivo finale: garantire all’utente il massimo della sicurezza (magari evitando la formazione di colonne).

4. La popolazione invecchia: più case per anziani o più cure a domicilio (Sacd/Spitex)?
Auguro a tutti di poter trascorrere la maggior parte della propria vita in famiglia e a casa. A volte, bisogna però fare i conti con vicissitudini che non lo permettono: le case per anziani, con il loro adeguato servizio, sono senz’altro un’alternativa accettabile.

5. Condivide lo scenario di un Ticino a 27 Comuni? Perché sì? Perché no?
Il mio Dipartimento ha dettagliatamente descritto questo scenario attraverso il Piano comunale delle aggregazioni, che ovviamente sostengo al 100%. Non ci saranno imposizioni dall’alto, ma è evidente a tutti che un Ticino con Comuni più grandi, solidi e strutturati è un Ticino migliore.

6. Se eletto, e potesse scegliere, quale Dipartimento vorrebbe e perché?
In questi 8 anni abbiamo fatto un buon lavoro: cito, ad esempio, i risultati ottenuti in ambito di sicurezza, aggregazioni, digitalizzazione e delocalizzazione. C’è però ancora molto da fare. Vorrei restare al Dipartimento delle istituzioni per mettere la mia esperienza al servizio del cittadino.

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

Obiettivi raggiunti. Ma c’è ancora molto da fare
Diciamolo: oggi i ticinesi, dopo due legislature in cui in Governo lavora il Consigliere di Stato Norman Gobbi, si sentono più sicuri! È un fatto, avvalorato da cifre e dati statistici incontrovertibili, presentati proprio nel corso di questa settimana dalla Polizia cantonale. Meno incidenti sulle nostre strade, meno reati, maggior prevenzione e nello stesso tempo maggior repressione contro chi si comporta in modo non conforme alle regole del nostro Cantone. “È un impegno quotidiano portato avanti in primis dalla Polizia cantonale, in collaborazione però con gli agenti delle Polizie comunali e con le guardie di confine”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Sappiamo che non possiamo abbassare la guardia, ma le cifre sono confortanti. Anche perché il Ticino, pur essendo Cantone di frontiera con tutti i rischi e pericoli connessi a questa condizione geografica, si situa nel confronto intercantonale sotto la media nazionale praticamente per ogni tipo di reato”.

Una nuova legge per una Polizia più efficace

La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dai cittadini. “Garantire la sicurezza nel nostro Cantone significa creare condizioni di vita migliori per i ticinesi” e per la crescita della nostra economia, dunque del benessere in senso lato – prosegue Norman Gobbi –. Un paese sicuro non rappresenta sola una valida opportunità per imprenditori stranieri di investire o vivere da noi, ma permette anche a noi ticinesi di lavorare con più certezze. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Da qui la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientrano tutta una serie di misure adottate dal mio Dipartimento, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla Polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al Corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno”, specifica il Consigliere di Stato Gobbi.

Minacce globali, risposte locali
Occorre però guardare al futuro, perché i pericoli – dalla criminalità internazionale, al rischio di infiltrazioni mafiose, sino ad arrivare ai reati più comuni – richiedono un’adeguata risposta. “Dovremo essere in grado – precisa Gobbi – di affrontare le nuove minacce globali declinate a livello locale. Per questo le capacità di analisi e di strategia dalla nostra Polizia devono essere sempre più profilate e adattate. In tal senso la collaborazione con le forze dell’ordine italiane è andata sempre più migliorando e porterà a ottenere risultati sempre migliori. Perché sappiamo che il crimine non conosce confini, anzi approfitta di tale situazione”.
Quali saranno i settori su cui si intende maggiormente lavorare nell’immediato futuro? “La criminalità finanziaria ci preoccupa. Vogliamo che il nostro tessuto economico fatto non solo di banche possa mantenersi “sano”. Vogliamo quindi combattere il pericolo delle infiltrazioni mafiose; vogliamo arginare i rischi legati alla cyber-criminalità a cui un mondo sempre più digitalizzato può andare in contro. Si continuerà ad agire per snidare eventuali personaggi attratti dalla radicalizzazione islamista e dall’estremismo violento. Tutto questo senza dimenticare che uno dei principali strumenti che abbiamo tra le mani è quello della prevenzione, della sensibilizzazione. E qui non mi riferisco solo ai temi appena citati, ma anche a tutto il lavoro che portiamo avanti per limitare il più possibile gli incidenti sulle nostre strade, oppure quelli che possono capitare quando i ticinesi passano il tempo libero frequentando le nostre montagne o i nostri fiumi e laghi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Polizia 2018: alcune cifre (box bene in evidenza)
13’558 reati contro il codice penale (-4% rispetto al 2017)
3’439 reati contro la legge sugli stupefacenti (-9%)
857 reati contro la legge sugli stranieri (-17%)
3’752 incidenti (-3%)
857 arresti (-7,7%)
1’681 interventi per furto (+1.6%)

L’importanza del lavoro in carcere

L’importanza del lavoro in carcere

I positivi risultati della collaborazione con la Swissminiatur

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur, qualche giorno fa sono stati presentati i contenuti di una particolare collaborazione tra il Parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri. La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri l’accordo è stato confermato, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D. L’importanza del lavoro in carcere, al netto del fatto che al primo posto rimane l’espiazione della pena, è un dato ormai oggettivo: in vista del futuro reinserimento sociale, esso assume un ruolo centrale. Ciò che del resto è sancito anche dal Codice penale svizzero. Per l’occasione, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ne ha evidenziato la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

 

Tiratori ticinesi in assemblea

Tiratori ticinesi in assemblea

Da www.ticinonews.ch

All’evento hanno partecipato anche il Consigliere di Stato Norman Gobbi e vari deputati al Gran Consiglio

Si è tenuta sabato 30 marzo a Prato Sornico l’annuale assemblea ordinaria dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro (FTST). Le assise erano dirette dal presidente FederativoDoriano Junghi.
I tiratori ticinesi hanno passato in rassegna la stagione trascorsa e gettato le basi per quella entrante. Hanno seguito con molto interesse e preoccupazione la presentazione sulla votazione del 19 maggio 2019 con cui il popolo dovrà decidere se accettare le ulteriori restrizioni alla nostra legge sulle armi volute dall’UE. I tiratori sono chiaramente per un NO!
La Federazione cantonale, fondata nel 1902, conta circa 3’000 tiratori affiliati nelle più di 60 società sparse sul territorio. I circa 150 presenti hanno ratificato i conti e i rapporti di attività della stagione 2018 e applaudito i molti risultati di rilievo ottenuti a livello nazionale e internazionale. Su tutti spicca la medaglia di bronzo agli Youth Olympic Games a Buenos Aires della giovane promessa Jason Solari di Malvaglia.Vari gli ospiti presenti che hanno onorato l’assise. Su tutti il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ha portato il saluto del Governo e spiegato lo stato dei lavori in vista della realizzazione del poligono regionale del Monte Ceneri. Ha inoltre parlato della legge sulle armi che non porterà alcun miglioramento né servirà a combattere il terrorismo ma unicamente servirà a trasformare il diritto svizzero di possedere armi in un privilegio poiché proibisce de facto il possesso dei fucili semiautomatici molto utilizzati nello sport del tiro. Il tema è stato approfondito da Luca Filippini, presidente nazionale: oltre a proibire i fucili maggiormente utilizzati nel nostro sport, la legge contiene un automatismo nelle restrizioni e dunque non è che il primo passo verso il disarmo dei cittadini. Viene abolito un diritto che assieme alla libertà di espressione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini! Con questa legge un cittadino ligio alla legge e degno di prendere regolarmente alle urne decisioni politiche importanti non è degno di possedere un’arma: si mette in discussione la maturità del cittadino! Inaccettabile.