Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 aprile 2019 de La Regione

Un procuratore in più, segretari giudiziari con competenze decisionali su delega dei pp, il quinto giudice penale: dal Dipartimento proposte e tempi

Non uno, ma più messaggi governativi a dipendenza del numero delle autorità giudiziarie toccate. Più progetti di messaggio. Uno di questi riguarderà il Ministero pubblico e proporrà – oltre all’aumento dell’organico dell’ufficio con un procuratore in più – l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari nell’ambito del cosiddetto penale minore. Sui rinforzi destinati alla magistratura ticinese, ai quali il Consiglio di Stato lo scorso dicembre ha espresso un’adesione di principio con nota a protocollo, il Dipartimento istituzioni ha stabilito una tabella di marcia. La ‘roadmap’ è stata fissata l’altro ieri dal direttore Norman Gobbi e da Frida Andreotti, responsabile, all’interno del Dipartimento, della Divisione giustizia.
«Intorno alla metà del mese prossimo – spiega Andreotti, da noi interpellata – contiamo di sottoporre per consultazione al Ministero pubblico la bozza di messaggio che lo concerne e che stiamo redigendo. Suggeriremo di portare i pp dagli attuali ventuno (procuratore generale compreso) a ventidue, con l’assegnazione all’ufficio di un procuratore da attribuire al gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari». Dunque un procuratore pubblico non straordinario, come ventilato in un primo tempo, bensì «ordinario», come peraltro anticipato da Gobbi in occasione di un ‘Dibattito in soffitta’, il ciclo di incontri promosso dalla ‘Regione’ in vista delle elezioni cantonali. Ma non è tutto.

‘Deciderà il magistrato se delegare’
Nel medesimo progetto di messaggio, riprende la titolare della Divisione giustizia, «prospetteremo una modifica delle competenze dei segretari giudiziari, cioè degli stretti collaboratori dei procuratori, rifacendoci al modello adottato dal Canton San Gallo». Concretamente? «In caso di multa, pena pecuniaria o pena detentiva fino a un massimo di sei mesi, il segretario giudiziario potrà condurre le indagini, emanare i decreti d’accusa o di non luogo a procedere, sospendere il procedimento». Non sarà però un automatismo, precisa Andreotti. «Deciderà il procuratore pubblico – dice – se delegare, in relazione a quel dato procedimento, queste competenze al proprio segretario giudiziario». Come Dipartimento «abbiamo inoltre deciso di proporre lo stesso modello per la Magistratura dei minorenni».
Se la bozza di messaggio sulla Procura è in via di allestimento, quella inerente al Tribunale d’appello, di cui anche il Tribunale penale cantonale fa parte, «è stata già mandata in visione all’autorità giudiziaria direttamente interessata dal potenziamento», fa sapere Andreotti: «In questo caso proponiamo l’aumento da quattro a cinque del numero di giudici del Tribunale penale». Quest’ultimo, sostiene il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini, «è oggi confrontato con un carico di arretrati importante: il quinto giudice, che spero possa arrivare nel corso dell’anno, è necessario per evitare prescrizioni e il conseguente rischio di una demotivazione anche in chi conduce le inchieste, ossia procuratori e poliziotti».
Gobbi si augura di sottoporre i due progetti di messaggio ai colleghi di governo «agli inizi di giugno». Una volta licenziati, toccherà al Gran Consiglio pronunciarsi: per concretizzare i rinforzi occorrerà infatti intervenire sulla relativa base legale, la Legge sull’organizzazione giudiziaria, cambiandola.
Il Ministero pubblico, il Tribunale penale. E l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi? «Affronteremo il tema del suo potenziamento – ricorda la direttrice della Divisione giustizia – nel quadro dell’annunciata riorganizzazione del settore esecuzione pene e misure, a cui stiamo lavorando avvalendoci anche della collaborazione di una società di consulenza. Non solo. Bisognerà considerare pure – rileva Andreotti – le competenze assegnate ai giudici dei provvedimenti coercitivi dalla nuova Legge sulla polizia, impugnata però di recente davanti al Tribunale federale».

Rete integrata Svizzera:  “Sicurezza a livello nazionale”

Rete integrata Svizzera: “Sicurezza a livello nazionale”

Intervista a Norman Gobbi, presidente della Piattaforma elvetica

Nelle ultime settimane è stato presentato il bilancio 2018 sull’attività della Polizia cantonale. In generale in Ticino la lotta contro la criminalità ha dato buoni risultati, così come le campagne che mirano a ridurre gli incidenti della circolazione, tanto che i Ticinesi avvertono un maggior senso di sicurezza, sostenuto – appunto – da dati oggettivi.

È un lavoro che ha contraddistinto il Consigliere di Stato della Lega Norman Gobbi in questi 8 anni alla testa del Dipartimento delle istituzioni. Pochi però sanno che tale impegno viene svolto da Gobbi anche a livello nazionale. “In quanto membro e quest’anno presidente della piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) porto le riflessioni e i problemi che toccano da vicino i Cantoni, coordinando l’attività degli organismi dedicati alla sicurezza a livello nazionale per giungere a mettere in campo gli interventi più opportuni”.

Su quali aspetti si focalizza oggi l’attività della Piattaforma? “Gli ambiti d’intervento sono numerosi. Per una Nazione che si regge sul federalismo, avere una Piattaforma che coordini i progetti e gli interventi, facendo dialogare al meglio tra loro il contesto federale con quello rappresentato dai 26 Cantoni, è essenziale e in questo contesto si inserisce il ruolo politico della Rete nazionale Svizzera per la sicurezza. Per quanto riguarda invece l’operatività posso citare almeno quattro ambiti: quello della lotta contro la radicalizzazione, per la quale abbiamo messo in atto un piano nazionale in cui tutti i Cantoni sono coinvolti; il contrasto alla cyber criminalità, che è diventato un dossier sempre aperto sul nostro tavolo di lavoro e, terzo, l’organizzazione della seconda esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS). Il quarto aspetto riguarda invece la verifica degli strumenti di supporto in caso di crisi, come una rete di comunicazione funzionante e performante, oppure la disponibilità di sufficienti risorse sul personale di sicurezza, sia esso pubblico o privato”.

Può anticipare qualcosa sull’esercitazione della RSS? Quando si terrà? “I più attenti – ci dice Norman Gobbi – si ricorderanno della prima grande esercitazione nazionale, che si è tenuta nel 2014. La prossima ci sarà nel corso del mese di novembre di quest’anno. L’ERSS 2019 sarà incentrata sul terrorismo, ossia su uno scenario che riguarda principalmente la sicurezza interna. Si tratta di verificare l’interazione tra polizia ed esercito nella gestione di situazioni di minaccia. L’esercito svolge infatti un ruolo cruciale a supporto dei partner della protezione della popolazione (polizia, pompieri, sanità pubblica, servizi tecnici, protezione civile) nell’ambito degli impieghi sussidiari di sicurezza, ad esempio per la protezione di infrastrutture critiche. Ancora una volta anche il Ticino sarà coinvolto da questa esercitazione. Verrà simulato un processo con terroristi al Tribunale penale federale di Bellinzona, con tutte le misure da mettere in atto in questi casi nel campo della sicurezza. Le esercitazioni di questo tipo forniscono un contributo essenziale alla condotta operativa nelle situazioni di crisi”.

Vi è poi tutto l’aspetto delle agenzie private di sicurezza. “Proprio su questo tema, tenuto conto delle varie reazione che suscita nell’opinione pubblica, a livello nazionale vi è un forte dibattito sulla necessità di legiferare. E sarà uno degli argomenti principali che discuteremo nell’ambito della 4° Conferenza della RSS che si terrà il 16 maggio a Losanna”.

“Come Ticinese sento di avere una responsabilità ancora più grande nel trovare soluzioni comuni, che possano aumentare la sicurezza delle svizzere e degli svizzeri”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Comunicato stampa

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’752 incidenti (-3% rispetto al 2017), di cui 772 con conseguenze per le persone (-2%), per un totale di 722 feriti leggeri (-3), 206 feriti gravi (-14) e 15 morti (+6) in altrettanti incidenti (di cui 3 in autostrada o semi-autostrada). Due incidenti su tre avvengono all’interno delle località, quelli più gravi si registrano tuttavia fuori località. Il coinvolgimento di pedoni è relativamente stabile da alcuni anni, con un centinaio di incidenti e altrettanti ferimenti, un terzo dei quali in modo grave. Dopo le modifiche alla Legge federale sulla circolazione stradale degli ultimi anni, la verifica delle tratte critiche della rete cantonale è svolta annualmente in collaborazione con il Dipartimento del Territorio, con la proposta di interventi mirati anche di carattere strutturale.

I controlli preventivi restano una delle principali attività del V° Reparto Gendarmeria stradale, affiancati da numerosi impieghi sul fronte della coordinazione (segnaletica, manifestazioni), dell’autorizzazione alla circolazione e della formazione all’utenza. Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e permangono legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno delle località, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni.

Le verifiche sui veicoli pesanti hanno raggiunto le 13’036 ore superando per il secondo anno il mandato dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nello specifico settore del rispetto dell’Ordinanza lavoro e riposo sono stati esaminati 1’341 conducenti (di 889 autocarri, 238 minibus e 95 torpedoni).

I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 419 (334 nel 2017), di cui 264 in abitato, 82 fuori abitato e 73 in autostrada. Su 285’548 veicoli controllati il 4,82% era in infrazione (con 466 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi e semi-stazionari hanno controllato 17,6 milioni di veicoli di cui lo 0.95% in infrazione (con 2’603 revoche). Con l’obiettivo di rendere più sicure le aree di cantiere posizionate sull’autostrada sono stati effettuati diversi controlli che hanno confermato come i conducenti non percepiscano il potenziale pericolo e non adeguano la velocità. Nei 117 giorni di attività sono stati denunciati al Ministero pubblico 345 conducenti di cui 14 pirati della strada. Quest’ultima categoria, per l’intero anno, ha fatto registrare 27 denunce, 16 in più rispetto al 2017.

Le verifiche sull’abuso di alcol al volante, dopo il picco dello scorso anno (9’736 nel 2017) conseguente all’introduzione dell’etilometro probatorio, sono state 8’105 (1’609 a seguito di un incidente, 301 su autisti professionisti), ma con un’efficacia cresciuta dal 8.8% al 10.6% (858 casi positivi). È invece in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive, fra cui la canapa light.

Nel corso del 2018 sono stati 35 gli interventi del Gruppo incidenti per sinistri gravi con in totale 9 persone decedute e 21 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Riflessioni d’inizio quadriennio

Riflessioni d’inizio quadriennio

Dell’apprezzato discorso del presidente del Tribunale d’Appello Mauro Mini durante la cerimonia d’insediamento del Governo per la legislatura 2019-2023 mi ha colpito in modo particolare una parola, un concetto, ripreso più volte: semplificazione. Mini ha voluto individuare una linea direttrice – la semplicità -, chiedendo a noi cinque “governanti” di applicarla nel lavoro che siamo chiamati a svolgere a favore dei cittadini assieme all’amministrazione cantonale.
Faccio pienamente mio questo auspicio, perché sono convinto che mai come oggi (ma il discorso valeva ieri e varrà domani) i Ticinesi si aspettano di ricevere dai servizi dello Stato una mano sicura, ferma, che non tradisce e che garantisce quel che promette. Una mano che in primo luogo dia a tutti la possibilità di avere gli strumenti migliori per lavorare, per crearsi una famiglia, per beneficiare del nostro territorio, rispettandolo. Quelle “condizioni quadro” che sostengono la responsabilità individuale del “fare”. È un obiettivo prioritario e che può essere raggiunto se in primis l’amministrazione cantonale saprà andare “verso” i cittadini e non “contro” i cittadini. Dovrebbe essere una cosa normale e vi garantisco che l’amministrazione agisce con questa finalità. Ma nello stesso tempo sono cosciente che non sempre quanto viene fatto o richiesto è percepito positivamente dai Ticinesi. Non per nulla Mini ha voluto fare questo richiamo. La parola “semplificazione”, che deve venir declinata con la parola “efficacia”, aiuta subito a togliere molti paletti. In questo senso il collegio governativo dovrà operare a partire dalla definizione delle Linee direttive che caratterizzeranno il lavoro del Consiglio di Stato durante tutta la legislatura.

Il quadriennio che si è appena inaugurato vedrà in Parlamento la presenza di un maggior numero di deputati rappresentanti di formazioni politiche d’opposizione. È senz’altro un bene che il Legislativo svolga anche il suo ruolo di pungolo nei confronti dell’azione del Consiglio di Stato, oltre a quello di avanzare proposte e di controllare che la macchina statale funzioni correttamente. Sarà “semplice” che ciò avvenga? No, se da una parte (Legislativo) e dall’altra (Esecutivo) interpreteranno i propri differenti ruoli in un’ottica fine a se stessa, magari con uno spirito da campagna elettorale permanente, e non invece per affrontare gli aspetti e i problemi che davvero coinvolgono le cittadine e i cittadini del nostro Cantone. Che sono poi legati, per esempio, alla creazione e alla difesa di posti di lavoro per i residenti, al contenimento delle spese per la cassa malati, a creare comunità locali (i Comuni) in grado di assicurare nella prossimità i servizi ai propri cittadini al miglior costo, o a mettere a disposizione un sistema scolastico di qualità per far crescere i nostri figli, dando loro le migliori opportunità, senza dimenticare la politica fiscale che tocca direttamente le nostre tasche. 

Si apre per Governo e Parlamento una stagione nuova, rispetto a quanto abbiamo dovuto affrontare a inizio legislatura nel 2011 e nel 2015: si partirà con una situazione finanziaria decisamente migliore. Anche in questo caso mi auguro che possa davvero essere più “semplice” fare politica. Ma lo sarà solo nella misura in cui sia in Consiglio di Stato, sia nei partiti e quindi in Parlamento, si riescano a definire priorità condivise da una larga maggioranza, e soprattutto con idee chiare e progetti forti. Non dovessimo riuscire ad approfittare di questa buona congiuntura avremmo davvero buttato alle ortiche una grande occasione. Di tutto questo sono pienamente cosciente ed è per questo che porterò – semplicemente – il mio impegno per cogliere ogni opportunità.

 

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato

Un 2018 impegnativo per la Sezione reati economico finanziari

Un 2018 impegnativo per la Sezione reati economico finanziari

Comunicato stampa

L’attività d’indagine della Sezione reati economico finanziari (REF), che si occupa degli incarti più complessi in materia, anche nel 2018 ha toccato gran parte delle attività presenti in Ticino dei settori economici terziario e secondario. Lo scorso anno la sezione ha proceduto a 17 arresti (14 nel 2017) mentre a fine anno le inchieste ancora aperte ammontavano a 252 (-8%). Sono state inoltre effettuate 177 perquisizioni, sia domiciliari sia presso uffici di varia natura, nonché 444 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali. Le nuove inchieste affidate alla REF sono invece state 146.

In Svizzera i reati economici e finanziari noti all’autorità di perseguimento penale sono valutabili al 15% di quelli realmente commessi sul territorio. Per questo motivo non è possibile azzardare un’analisi circa la loro evoluzione. I reati maggiormente denunciati rimangono la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro, spesso combinati fra loro.

Tutte le principali attività del settore economico terziario presenti in Ticino (bancario, fiduciario, assicurativo privato e pubblico, commerciale, servizi sanitari, amministrazione pubblica e assicurazioni sociali) sono state oggetto di inchieste. Anche il settore economico secondario, in particolare quello dell’edilizia, ha comportato denunce per illeciti in particolare per tutta una serie di gravi violazioni nella gestione di società e per abusi nei confronti dei lavoratori. Nell’ambito dei reati fallimentari, grazie all’attenzione posta già a partire dal 2015, si constatano sempre più segnalazioni, anche da parte di privati. La maggior parte delle inchieste ha una connotazione transfrontaliera, sia perché il Ticino è una piazza finanziaria di primaria importanza a livello nazionale e internazionale, sia per il forte legame geografico col polo metropolitano lombardo. Si riscontrano numerosi abusi commessi attraverso società di capitali svizzere (SA o Sagl), in particolare la non osservanza delle norme imposte dal Codice delle obbligazioni. Spesso queste irregolarità iniziano già dal giorno della loro costituzione e si protraggono sull’arco di tutta l’esistenza della persona giuridica fino al suo scioglimento, sovente causato dal fallimento. Fra le violazioni si rileva frequentemente la fittizia capitalizzazione della società e la connessa cessione di mantelli giuridici, gravi lacune nella sua organizzazione (quali l’assenza del consiglio d’amministrazione o di un valido domicilio legale), gravi violazioni nella tenuta o addirittura l’inesistenza di una vera e propria contabilità, violazioni nelle norme sul diritto del lavoro in particolare nelle coperture assicurative ai dipendenti (AVS, assicurazione contro gli infortuni, assegni familiari, assicurazione maternità, ecc.), al pagamento di un salario usuale secondo i parametri svizzeri, il non riversamento delle trattenute salariali e dell’imposta alla fonte. Molti illeciti sono attuati con l’intento di sottrarsi al pagamento delle imposte e delle tasse: infatti si assiste spesso alla presenza di conti annuali falsi con l’omessa registrazione di parte dei ricavi o la creazione di finti costi. Questo causa i reati di frode fiscale e di truffa in materia di tasse che, nei casi più gravi, costituisce pure il reato preliminare al riciclaggio di denaro. Gli autori di questi illeciti variano da semplici sprovveduti che non conoscono le basi del diritto svizzero fino a scaltri personaggi che agiscono intenzionalmente per proprio tornaconto. Nel settore assicurativo si possono annoverare alcune inchieste nei confronti di dipendenti di case per anziani che per anni si sono appropriati illecitamente di denaro. Queste strutture presentano somme di bilancio e di conto economico importanti, al pari di una media azienda, e possono celare una serie di illeciti sventabili solo attraverso regolari e rigorosi controlli di plausibilità.

Per quanto riguarda la messa in circolazione di moneta falsa i casi trattati hanno raggiunto quota 32 per un totale di 252 banconote/monete di cui 33 relative a euro mentre 219 a franchi. In relazione alla falsificazione dei franchi la moneta più colpita è stata quella da CHF 5 con un sequestro di 195 pezzi. Per quanto riguarda la moneta europea la banconota maggiormente falsificata è quella da 50 euro, con 17 banconote sequestrate. In particolare la falsificazione degli euro è generalmente di buona fattura poiché effettuata da tipografie ben attrezzate e riconducibili a organizzazioni criminali. Per contro la qualità della falsificazione dei franchi è generalmente scarsa, trattandosi quasi sempre di fotocopie a colori di banconote.

A slowUP anche «Strade Sicure» e «Rifletti»

A slowUP anche «Strade Sicure» e «Rifletti»

Comunicato stampa

Anche quest’anno il Dipartimento delle istituzioni sarà presente alla manifestazione SlowUP Ticino che avrà luogo domenica 14 aprile nel Sopraceneri. Lo stand informativo delle campagne di prevenzione «Strade Sicure», curata dalla Polizia cantonale, e del progetto «Rifletti» sarà situato nel punto di ritrovo del Centro Migros di Sant’Antonino.

Anche questa edizione di slowUP Ticino si svolgerà su un percorso di 50 chilometri tra i due poli principali di Bellinzona e Locarno. Si tratta di un tracciato chiuso al traffico motorizzato, che i partecipanti potranno percorrere gratuitamente in bicicletta, sui pattini, a piedi o con qualsiasi altro mezzo rigorosamente privo di motore.
La presenza della Polizia cantonale e del progetto «Strade Sicure» nonché della campagna «Rifletti» è prevista nello stand informativo collocato nel piazzale del Centro Migros a Sant’Antonino; sarà proposta un’attività ludica e di agilità con le biciclette, che permetterà ai bambini di migliorare la padronanza dei loro mezzi a due ruote. Personale esperto sarà inoltre a disposizione di grandi e piccini, per fornire consigli di prevenzione. Inoltre sarà pure possibile partecipare al gioco di realtà virtuale della campagna “Made visible” e alcune hostess intratterranno i partecipanti con giochi e gadget ideati per ricordare agli utenti della strada di essere sempre ben visibili.
La sicurezza stradale è da sempre uno degli obiettivi strategici portati avanti dal Dipartimento delle istituzioni e la prevenzione è lo strumento prioritario per ridurre gli incidenti stradali e per migliorare la sicurezza. In quest’ottica la presenza sul territorio a manifestazioni di portata cantonale come slowUP con le campagne informative è fondamentale per raggiungere il maggior numero di persone.
Ulteriori informazioni possono essere ottenute consultando il sito www.slowup.ch.

Ripartire in moto in tutta sicurezza

Ripartire in moto in tutta sicurezza

Comunicato stampa

Prudenza e padronanza del proprio mezzo sono alla base di una guida sicura, in particolare quando si circola con scooter e motociclette, complice il ritorno della bella stagione. Al fine di sensibilizzare gli utenti delle due ruote motorizzate, il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure sostiene i corsi post-formazione destinati ai motociclisti.
Passata l’ultima nevicata, è tempo di rimettersi in sella alla propria moto. Ad inizio stagione la Polizia cantonale consiglia di eseguire sempre un controllo, sia del veicolo sia dell’equipaggiamento. Anche chi usa lo scooter per tragitti prevalentemente cittadini è opportuno che si attenga a delle semplici regole per non rischiare di iniziare la stagione con un incidente.
Eseguire un controllo del veicolo: verificare lo stato dei freni e degli pneumatici e assicurarsi che la catena sia correttamente in tensione e lubrificata permette di partire in tutta sicurezza.
Occhi aperti e buon senso: applicare i concetti di guida difensiva e di prudenza, guidando nel pieno rispetto delle regole.
Essere ben visibili: indossare sempre un abbigliamento ben visibile, verificare che il vestiario sia pulito e che i catarifrangenti sulle protezioni non siano coperti, sporchi o molto usurati. Per poter essere subito riconoscibili poi, è importante mantenere sempre accese le luci anabbaglianti. Inoltre un casco pulito e in perfetto stato è essenziale per la sicurezza del conducente.
Attenzione anche nel traffico cittadino: manovre brusche, sorpassi non consentiti e il mancato rispetto delle regole aumentano il rischio d’incidenti e… non accorciano la strada!
Il progetto Strade sicure invita quindi tutti i motociclisti e scooteristi a rimettersi in discussione e ad aggiornarsi. Al fine di consolidare queste capacità e le tecniche di guida si consiglia di seguire dei corsi post-formazione appositamente pensati per gli utenti delle due ruote motorizzate. Un elenco dei corsi è disponibile sul sito internet del Consiglio svizzero della sicurezza stradale (CSS): https://www.vsr.ch/it/organizzatori-di-corsi.html.

«Dipartimento poco simpatico, ma ci resto»

«Dipartimento poco simpatico, ma ci resto»

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 8 aprile 2019 del Corriere del Ticino

«Io il più votato? Un riconoscimento per il lavoro svolto negli ultimi otto anni»

Quattro anni fa aveva dovuto attendere fino all’ultimo per sapere se avrebbe conservato il seggio, e il collegato Claudio Zali l’aveva staccato di diecimila voti. Questa tornata elettorale,invece, per Norman Gobbi si è rivelata essere quasi l’esatto opposto. Una rielezione tranquilla e più preferenziali del collega, il quale forse deve ringraziarlo per essere stato riconfermato. Infatti Gobbi è stato tra i principali fautori dell’unione delle liste con l’UDC per la corsa in Governo, una scelta che ha concesso ai due una rielezione tranquilla.

Dopo Claudio Zali e Marco Borradori, c’è una nuova locomotiva nella Lega?
«Nella Lega tutti sono motrici, più che locomotive. Perché la Lega è uno stato di emozioni di momenti. Evidentemente ci sono momenti in cui va più un tema, o una personalità».

È soddisfatto della sua votazione?
«Mi sono impegnato fortemente in prima persona in questa campagna e i risultati personali li abbiamo lì da vedere. Questo perché credevo fortemente nella congiuzione di liste per il Consiglio di Stato con l’UDC e in questo senso sarebbe stato poco corretto fare una campagna elettorale sottotono, limitandosi a dare per scontata la rielezione. Con l’impegno sono riuscito a raccogliere sostegni dal profondo sud dal Ticino al profondo nord. Credo anche che sia un riconoscimento per il lavoro fatto negli ultimi otto anni sul territorio, malgrado guidi un Dipartimento (ndr. quello delle istituzioni) percepito come poco simpatico, visto che non eroghiamo molti crediti, diamo multe e togliamo permessi. Dall’altra parte però diamo anche un senso di sicurezza e di ordine, e penso che questo elemento sia stato recepito».

Al netto del buon risultato personale, la Lega ha però vissuto un netto calo rispetto a quattro anni fa.
«Nonostante Giuliano Bignasca sia scomparso ormai sei anni fa, la Lega continua continua a essere una forza importante. Magari oggi ha più difficoltà che in passato a trovare il suo modo di essere, che non è più quello di vent’anni fa, né quello di dieci. Ma questo è nello stato delle cose: dobbiamo trovare la nostra forma,e una via è proprio l’alleanza con l’UDC. Mi dispiace comunque un po’ per il risultato di squadra, visto che abbiamo subito una flessione. Flessione marcata da un lato dalla minor partecipazione, e dall’altro dal non aver avuto un vero avversario da combattere per il seggio in Governo. i liberali hanno detto che puntavano al seggio dei socialisti, e per il PS era di conseguenza una battaglia di esistenza. Per il PPD era invece una battaglia interna per cambiare il cavallerizzo che correva per loro. Tutto ciò sommato credo che questo sia stato un po’ un handicap per noi in questa battaglia, visto che sia la rielezione di Claudio che la mia erano date quasi per assodate fin dall’inzione».

L’alleanza con l’UDC ha quindi messo in cassaforte il secondo seggio?
«A mio modo di vedere sì, anche se non abbiamo ancora la controprova numerica. Ma sono convinto che senza questa congiunzione avremmo avuto molte difficoltà in più a ottenere entrambe le riconferme. Congiunzione che per me è naturale, perché l’UDC e la Lega rappresentano un’area politica simile – pur con delle sfumature differenti – e sui temi cari ai ticinesi siamo veramente allineati».

Ci sarà un volto nuovo in Governo all’insediamento di mercoledì: cosa si attende da Raffaele De Rosa?
«Conosco Raffaele ormai da diversi anni. Giocavamo assieme nella squadra di calcio del Gran Consiglio, e siamo parte dello stesso club enogastronomico, che adesso diventerà il più potente del Ticino (ride, ndr.)! Ma alla fine a prevalere sarà la capacità mettersi al tavolo e affrontare temi e problemi per quel che sono, con l’obiettivo di trovare soluzioni nell’interesse del Ticino e dei ticinesi».

Con De Rosa crescono i rappresentati del Sopraceneri in Governo.
«Se guardo i risultati di De Rosa e i miei posso vedere come la barriera del Ceneri – che è una barriera psicologica – pian pianino si sta alzando. Si alzerà completamente con l’apertura del tunnel ferroviario nel 2020 che metterà a un quarto d’ora di distanza il centro di Lugano da quello di Bellinzona. Sono dati che dimostrano come i ticinesi ormai scelgono i loro rappresentanti indipendentemente dal territorio di provenienza. Credo che sia un cambio di mentalità importante per il nostro Cantone».

Nel suo futuro c’è ancora il Dipartimento delle istituzioni o ha voglia di cambiare?
Qualora venissi eletto come più votato del Consiglio di Stato e malgrado, come detto, quello delle istituzioni sia il Dipartimento meno simpatico, chiederei di tenerlo. Fare altrimenti sarebbe ingiusto soprattutto nei confronti dell’elettorato. Ma anche nei confronti dei miei collaboratori, che mi hanno sostenuto in questi ultimi otto anni».

“Basta ricorsi, li archiviamo tutti”

“Basta ricorsi, li archiviamo tutti”

Da www.ticinonews.ch

Il TF ha nuovamente dato torto a due cittadine italiane cui erano stati negati dei permessi B

Ricordate la lunga e intricata vicenda giudiziaria di due cittadine italiane di 50 e 34 anni, madre e figlia, che negli scorsi mesi avevano hanno chiesto la ricusa del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Consiglio di Stato, del Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) e del giudice del Tribunale federale (TF) Hans Georg Seiler dopo la decisione, confermata in ultima istanza, di revocare i loro rispettivi permessi di dimora e di non concederne degli altri?
Ebbene, negli scorsi giorni i supremi giudici losannesi si sono nuovamente chinati sulla questione. Più precisamente su un’istanza di revisione delle sentenze del TF del 25 febbraio 2019 fondate sulla mancata ricusazione del Giudice federale Seiler. Le ricorrenti domandano che, pronunciata la sua ricusa e designato un Giudice istruttore in sua sostituzione, siano annullate e revisionate le ultime due sentenze con cui erano loro stati negati i permessi di dimora richiesti.
Anche in questo caso, però, la Corte federale ha dato loro torto respingendone in toto le argomentazioni. “Come già spiegato alle istanti, l’inoltro di un’istanza di revisione non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è chiesta la revisione rispettivamente di rimetterne in discussione la valutazione giuridica – si legge nella sentenza dello scorso 21 marzo – Va poi osservato che, contrariamente a quanto esse ritengono, dalla partecipazione del Giudice federale Seiler a decisioni terminate con un esito a loro sfavorevole non può essere dedotta alcuna prevenzione” in quanto “le loro impressioni (sono) puramente soggettive”.

Il TF ha quindi ritenuto inammissibile la domanda di ricusa e infondata quella di revisione e si riserva il diritto di archiviare senza risposta nuovi scritti concernenti le sentenze del 25 febbraio scorso. Le ricorrenti dovranno nuovamente pagare 800 franchi di spese giudiziarie.