Il Direttore del DI alla Conferenza RSS a Losanna

Il Direttore del DI alla Conferenza RSS a Losanna

Comunicato stampa

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parteciperà domani, giovedì 16 maggio, a Losanna alla 4a Conferenza della Rete Integrata Svizzera per la Sicurezza (RSS) nella sua funzione di presidente. Tema centrale della giornata sarà il ruolo del settore privato nell’ambito della sicurezza, la collaborazione tra pubblico e privato, nonché la necessità di un partenariato pubblicato-privato in caso di crisi.
La Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) comprende tutti gli strumenti in materia di politica di sicurezza della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. Essa è stata creata all’indomani del rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza Svizzera 2010. I suoi organismi (piattaforma operativa e piattaforma politica) servono alla consultazione e al coordinamento in merito a decisioni, mezzi e misure della Confederazione e dei Cantoni riguardo a sfide comuni in materia di politica di sicurezza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è presidente della piattaforma politica della RSS per l’anno 2018-2019, e in questa veste domani a Losanna terrà la relazione finale. Nel forum politico della RSS è presente anche la capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, la Consigliere federale Karin Keller-Sutter, che interverrà sul tema: “Quali necessità sussistono di legiferare a livello federale?” nell’ambito del settore della sicurezza privata. Diversi relatori, responsabili a livello nazionale, cantonale e comunale parleranno del rapporto di collaborazione oggi in essere tra le agenzie di sicurezza privata e gli organi di Polizia, la Protezione civile e l’Esercito.
Norman Gobbi al termine dei lavori si soffermerà brevemente anche sulla 2a Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS19) agendata per il prossimo novembre. Come si ricorderà, la prima esercitazione di questo genere venne organizzata in Svizzera nel 2014, con il Ticino protagonista in diverse attività, che permisero di tastare il polso sulla capacità di intervento coordinato in caso di una grave penuria di energia elettrica e di una pandemia influenzale. L’esercitazione nel prossimo novembre metterà alla prova le strutture, l’organizzazione e le procedure in caso di minaccia terroristica.

 

Aggregazioni: Vico e Morcote avanti da sole

Aggregazioni: Vico e Morcote avanti da sole

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 maggio 2019 del Corriere del Ticino

I Municipi dei due Comuni hanno chiesto al Consiglio di Stato l’autorizzazione a effettuare uno studio
Scartata l’ipotesi della fusione a tre con Melide – Il sindaco Angelo Geninazzi: «Mancano i presupposti»

Morcote e Vico Morcote corrono da sole verso l’ipotesi dell’aggregazione. Lunedì i due Municipi si sono incontrati per firmare un’istanza che chiede al Consiglio di Stato l’autorizzazione ad eseguire uno studio per la fusione. Ora è attesa la risposta del Governo, che potrebbe arrivare già tra una decina di giorni. Dopo la serata che ha avuto luogo lo scorso 30 aprile a Melide, alla presenza dei sindaci dei tre Comuni e del capo della Sezione Enti Locali Marzio Della Santa, sembra quindi scartata l’ipotesi di un’aggregazione a tre con il Comune del sindaco Angelo Geninazzi. «Vedo meglio le collaborazioni intercomunali – aveva detto in quell’occasione Geninazzi – in particolare con Bissone. L’aggregazione ci farebbe perdere identità e non porterebbe vantaggi concreti». La serata era stata organizzata dal gruppo di lavoro coordinato da Abbondio Adobati e nato per approfondire lo scenario ipotizzato dal Cantone. Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) vedeva piuttosto una fusione a tre.

«Abbiamo molte similitudini»
Con Melide fuori dai giochi, gli altri Comuni non ci hanno pensato due volte: nel corso delle riunioni dei due Esecutivi, che hanno avuto luogo la scorsa settimana, tutti i municipali si sono detti d’accordo a commissionare lo studio.
«Siamo molto simili, – spiega il sindaco di Vico Giona Pifferi – perché quindi non valutare se c’è l’opportunità di crescere insieme con investimenti mirati? Con uno studio avremo delle indicazioni precise su pregi e difetti di una fusione: solo i numeri oggettivi sapranno dirci come andrebbe».
«Questa fusione – spiega dal canto suo il sindaco di Morcote Nicola Brivio – è già quasi una realtà, perché abbiamo diverse cose in comune, come la scuola dell’infanzia e le elementari. Siamo già molto uniti, basti pensare che per raggiungere dei piccoli quartieri di Morcote sono raggiungibili solo passando da Vico».
«Le persone che abitano a Vico – continua Pifferi – vivono molto anche Morcote, abbiamo un coefficiente finanziario simile (Morcote 169 e Vico 178) e siamo due comuni residenziali».
«Era emersa una chiusura da parte loro – gli fa eco Brivio – una non volontà di entrare in materia, mentre tra noi ci sono più similitudini».

E chi resta fuori?
Nessun rimpianto da parte del sindaco di Melide, anzi. «Il Municipio è diretto all’unanimità in un’altra direzione. – commenta Angelo Geninazzi – Non siamo contro la fusione in modo dogmatico, ma mai come oggi il Comune è lontano da quelli che sono i presupposti del Piano cantonale delle aggregazioni». Geninazzi, che ha ribadito l’apertura a collaborazioni intercomunali, sottolinea inoltre come «negli ultimi sei anni il Comune ha investito il doppio rispetto a quanto fatto negli ultimi sedici». «Negli ultimi anni – continua – abbiamo ampliato i servizi alla popolazione, creando sale per anziani, mense, doposcuola e altro. Inoltre, parlando di operatività finanziaria, mai nella storia di Melide come oggi il capitale proprio, il gettito finanziario e i ricavi sono stati così alti». Infine, «la partecipazione politica è in crescita».

La procedura sarà lunga
L’istanza inviata a Bellinzona per analizzare l’aggregazione tra Vico e Morcote è solo la prima fase di una lunga procedura. Dopo un eventuale rapporto di studio sulla fusione, toccherà ai Legislativi e ai Municipi dare i propri preavvisi e, nel caso di un’approvazione dello studio, sarà la popolazione a decidere se vorrà o meno questo «matrimonio».

(Foto: www.vicomorcote.ch)

“La prossimità alle polcom”

“La prossimità alle polcom”

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 maggio 2019 de La Regione

L’Associazione delle polizie comunali: no a compiti che ci fanno perdere il contatto con i cittadini
Bossalini: strutturate ed effettivi, stiamo valutando un modello alternativo

Sì a nuovi compiti, no però a quelli che potrebbero sottrarre tempo e risorse alla missione principale delle forze dell’ordine locali, cioè la sicurezza di prossimità, che passa pure «dal contatto quotidiano con i cittadini». Ok alla formula quindici agenti più il comandante affinché una polizia comunale possa definirsi strutturata, anche se «al nostro interno stiamo valutando uno scenario che garantirebbe la copertura delle 24 ore con le ‘strutturate’ attuali», incluse quindi quelle con cinque agenti più il responsabile, il numero minimo riconosciuto dalla legge odierna. No alla possibilità per i Comuni di stipulare convenzioni con il Cantone, anziché con altre polizie comunali, poiché questo aprirebbe le porte «alla polizia unica». L’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) prende posizione sulle proposte del Dipartimento istituzioni di modifica della LcPol, la Legge sulla collaborazione tra Polizia cantonale e comunali. Lo ha fatto ieri, con le parole del suo presidente Dimitri Bossalini, in occasione dell’assemblea tenutasi nella sede della Polcom di Chiasso. Il progetto di revisione della LcPol, normativa votata dal Gran Consiglio nel 2011, in vigore dal 2012 e implementata nel corso dei successivi tre anni, è stato messo a punto dal gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ costituito dal Consiglio di Stato nel dicembre 2016. Una riforma che il Dipartimento vorrebbe sottoporre a governo e Gran Consiglio entro fine anno, come ha annunciato un paio di mesi fa. Sui prospettati cambiamenti normativi si pronuncia intanto l’Associazione delle polcom. E non a tutti dà luce verde. È d’accordo con l’assunzione da parte delle Comunali di nuovi compiti. Ma «siamo scettici», ha puntualizzato Bossalini, sull’attribuzione ai corpi locali «di competenze anche in materia di incidenti con ferimento, furti, danneggiamenti e di legge sugli stranieri». Il motivo? «Indagini» e «burocrazia» derivanti dall’adempimento di queste mansioni «ci costringerebbero a ridimensionare la nostra attività di polizia di prossimità, a diretto contatto con il cittadino». Nessuna obiezione, per citare ancora il presidente dell’Apcti, al mantenimento dei «sette poli», ovvero delle attuali regioni di polizia comunali facenti capo ad altrettanti Comuni polo (Chiasso, Mendrisio, Lugano, Locarno, Ascona, Bellinzona e Biasca). Neppure alla riduzione in un secondo momento, come ventilato dal Dipartimento istituzioni, da sette a cinque regioni di polizia, con un solo polo per il Mendrisiotto e uno solo per il Locarnese. «Sarà comunque necessario il consenso delle parti interessate», ha rilevato Bossalini, ricordando che l’associazione «già a suo tempo riteneva ottimale la soluzione a cinque». Capitolo effettivi. La proposta del Dipartimento di elevare il numero minimo di poliziotti perché una polcomunale venga considerata strutturata è condivisa parzialmente dall’Apcti: va bene l’ipotesi quindici agenti più il comandante, che però non deve essere il primo passo verso ‘strutturate’ formate da almeno venti agenti più il capo. Ad ogni modo, ha fatto sapere Bossalini, «l’associazione sta studiando un modello alternativo, che vedrebbe nelle regioni un’accresciuta collaborazione fra le attuali ‘strutturate’, comprese pertanto le Comunali con cinque agenti più il comandante, per garantire l’attività sulle ventiquattro ore». L’Apcti boccia poi le modifiche di legge che permetterebbero di dar vita a posti di polizia misti, composti di agenti della Cantonale e di agenti delle polcom, e agli enti locali di stringere convenzioni con il Cantone invece che con polizie strutturate di altri Comuni. Queste alcune delle proposte dipartimentali su cui si è soffermato il presidente dell’associazione.

Ma ieri a Chiasso c’è pure chi ha invitato l’Apcti «a guardare anche al futuro». L’invito è di Roberto Torrente, alla testa della polizia della Città di Lugano e vicepresidente della stessa associazione: «Anche occupandoci di furti semplici e di danneggiamenti creiamo un rapporto di fiducia con la popolazione». Senza dimenticare, ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, quello che è l’obiettivo delle forze dell’ordine: «Garantire un contesto sicuro ai cittadini e alle aziende presenti sul territorio», per renderlo attrattivo.


Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Polizie comunali: «Non toglieteci la prossimità»

Il progetto di «Polizia ticinese», promosso dal Dipartimento delle istituzioni e in fase di consultazione, ha tenuto banco all’assemblea dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi. Quest’ultima ha preso posizione sulle 8 proposte di nuovi compiti messe sul tavolo dallo speciale gruppo di lavoro dipartimentali per allinearli con la riforma Ticino 2020. «In linea di massima quanto previsto ci soddisfa» precisa il presidente Dimitri Bossalini, confermato alla guida. Nell’ambito della revisione della legge per la collaborazione tra Polizia cantonale e comunali c’è però un aspetto su cui l’associazione intende battersi. «Siamo contrari al concetto di posti misti e vogliamo evitare d’inserire nella legge la possibilità per i Comuni di convenzionarsi con il Cantone» ci spiega Bossalini. Il motivo? «Le attività della Polizia cantonale e dei corpi comunali, per quanto complementari, sono diverse tra loro. Non vogliamo che delle inchieste che generano una marea di burocrazia ci impediscano d’assolvere al meglio il compito di prossimità, che è la nostra peculiarità». Per quanto riguarda l’aumento graduale degli effettivi delle polizie strutturate, l’APCTi ha auspicato che il concetto 15 agenti +1 comandante possa essere concretizzato a tendere entro il 2025 e non entro il 2020 come previsto. «Ho inoltre avanzato una controproposta: permettere alle polizie strutturate di mantenere l’organico minimo 5+1 a condizione di una fattiva collaborazione nella copertura del territorio sulle 24 ore» indica Bossalini. Intervenuto all’assemblea, il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha precisato: «È necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun corpo di polizia, in modo da consentire un ulteriore miglioramento in termini di sicurezza».

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 14 maggio 2019 del TG di Teleticino

http://teleticino.ch/il-tg/polizie-comunali-cosi-perdiamo-la-prossimita-DY1199432

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

14 maggio 2018 – Chiasso

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,
Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa vostra assemblea annuale.
Non vi nascondo che per me incontrare tutti i responsabili delle Polizie comunali delle sette Regioni rappresenta un momento importante. Prima di tutto per esprimervi il ringraziamento per il lavoro che portate avanti quotidianamente. I cambiamenti di quest’ultimo decennio – che hanno toccato la nostra società, il nostro tessuto economico e concretamente la vita dei Ticinesi – hanno spinto ad apportare altrettanti conseguenti cambiamenti nella costruzione e nella definizione del nostro “sistema sicurezza”. In questo senso, è fondamentale che ogni elemento della catena operi secondo le proprie competenze, in modo coordinato e armonico, con la finalità di trovare le opportune contromisure in ogni situazione. Questo processo passa inevitabilmente attraverso il compimento di adeguate soluzioni organizzative.
Voi conoscete l’impegno personale che investo nel mio ruolo di capo del Dipartimento delle istituzioni proprio sul fattore sicurezza. Sono convinto – e con me sicuramente lo siete anche voi – che il benessere del nostro Cantone passi anche, se non soprattutto, dalla possibilità di dare ai cittadini la garanzia di vivere in un contesto sicuro. Ciò comporta da parte delle autorità cantonali, una visione globale volta a trovare soluzioni locali e puntuali, adeguate e proporzionate a ogni singola realtà. Anche nei prossimi anni, questo impegno costante permetterà inoltre di ottimizzare ulteriormente l’impiego delle risorse. Risorse che in ogni ambito e in ogni settore sono per definizione limitate. Pertanto una sovrapposizione d’investimenti dei diversi Corpi di Polizia può rivelarsi insidiosa e già oggi è tema di discussione a livello politico.

In questi anni gli sforzi sono stati incentrati sul consolidamento dell’assetto legato alla legge del 2011, che ha generato molteplici aspetti positivi, ma che racchiude in sé ancora diversi limiti e criticità. Ora però è necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun Corpo di Polizia, in modo da consentire un ulteriore miglioramento.

Le Polizie comunali sempre di più dovranno privilegiare la loro azione nell’ambito della prossimità. Ciò significa anche intervenire puntualmente in caso d’incidenti, di liti o problemi di vicinato come pure in molteplici altri ambiti prettamente locali. Un aspetto rilevante delle vostre competenze consiste quindi nell’intensificare il contatto con la popolazione, che deve garantire il compito demandato ai Comuni del controllo abitanti. Tale vicinanza consentirà di segnalare tempestivamente situazioni potenzialmente problematiche.

È fondamentale che il tutto avvenga attraverso un coordinamento della Polizia cantonale, in modo da consentire lo sviluppo di attività specializzate e strutturate di contrasto alla criminalità. Solo in questo modo sarà possibile far fronte a fenomeni che travalicano i confini comunali e quindi rientrano nelle competenze cantonali.

Da sempre ho ritenuto fondamentale un concetto chiave nell’ambito della sicurezza: la collaborazione. Infatti, laddove questa è consolidata e rispettosa dei ruoli, i risultati sono lì ad attestarne la validità. È una strada obbligatoria e dalla quale non si può deviare. Infatti la rete “della sicurezza”, che comprende molteplici attori sia a livello comunale sia a livello cantonale, come pure sul piano nazionale e internazionale, funziona grazie alla condivisione e al coordinamento delle informazioni. I successi di operazioni di Polizia ottenuti negli ultimi anni indicano come la collaborazione sia la chiave del successo.
Il nostro Cantone può fregiarsi attualmente della più moderna centrale d’allarme a livello nazionale. Infatti la CECAL dispone dei moderni sistemi informatici che permettono, rispetto al passato, di fornire una più celere risposta al cittadino e garantire un coordinamento cantonale delle forze in campo relative al primo intervento.
Nell’ambito del grande cantiere legato a Ticino 2020, Cantone e Comuni stanno portando avanti una serie di riflessioni sui flussi di competenze e sui flussi finanziari. Insomma: chi fa che cosa e chi paga. La sicurezza è ovviamente un tema centrale nelle discussioni. Tali riflessioni sono portate avanti dal gruppo di lavoro “Polizia ticinese”.

Avremo modo di confrontarci quindi nel prossimo futuro su questi aspetti. Attendiamo i risultati del citato gruppo di lavoro e poi affrontiamo la discussione, così auspico, con spirito di apertura al fine di essere pronti anche a intraprende cambiamenti, sempre orientati però al fine ultimo: la sicurezza dei Ticinesi.

Sempre più pressione su Lauber

Sempre più pressione su Lauber

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 maggio 2019 de La Regione
Le reazioni in Ticino

(…)

Il Ticino è sede di una delle antenne del Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) presenti sul territorio nazionale. «In questi anni la collaborazione del nostro Cantone con Lauber e con la Procura federale in generale è stata sempre buona, se non ottima – premette il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, da noi interpellato –. Mi dispiace della situazione venutasi a creare e in ogni caso bisognerà dimostrare che ciò che si rimprovera a Lauber sia qualcosa di effettivamente problematico. Ora, il primo che può fare chiarezza è lo stesso Lauber, il quale ha comunque sempre riservato una certa attenzione al Ticino. La recente promozione di una ticinese, la procuratrice federale capo Dounia Rezzonico, a responsabile della Divisione criminalità economica del Ministero pubblico della Confederazione ne è una dimostrazione».

Detto questo, prosegue Gobbi, «occorrerebbe semmai riflettere sull’intero sistema di perseguimento penale federale, sulla sua organizzazione. Se guardiamo all’attività, alla produttività del Ministero pubblico della Confederazione, qualche domanda è senz’altro lecito porsela». Non sono certo tanti i casi di competenza della Procura federale che finiscono sotto la lente dei giudici, quantomeno in tempi ragionevolmente brevi. «A conti fatti – riprende Gobbi –, non sarebbe stato meglio quando si trattò di riformare il Ministero pubblico della Confederazione fissare un accordo quadro con i Cantoni per rendere più incisivo il perseguimento di determinati reati?».

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Alcune considerazioni del Consigliere di Stato Norman Gobbi dopo la visita a Roma
Recarsi a Roma, visitare il Vaticano, partecipare alle funzioni religiose rappresenta per ogni cattolico un momento particolare. “ Sì, è il sentimento che ho provato lo scorso fine settimana – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Questa volta, però, c’erano due fattori ulteriori che hanno creato un ambiente ancora più toccante: il giuramento delle Guardie Svizzere del Papa e il fatto con il Canton Ticino per la prima volta fosse l’invitato d’onore a questa cerimonia”.  Gobbi faceva parte della delegazione ticinese. “Il programma allestito in tale circostanza ha permesso davvero di entrare meglio in contatto con una realtà, quella delle Guardie Svizzere, che suscita sempre ammirazione. La dedizione totale di questi giovani svizzeri alla causa del Papa è encomiabile. Tra coloro che hanno prestato quest’anno il giuramento il 6 maggio c’erano anche tre ticinesi. Da qui la presenza a Roma di tante persone giunte dal Ticino con le quali si è potuto scambiare opinioni, ma soprattutto emozioni”. La delegazione ticinese, oltre ai rappresentati del Governo, era formata anche da deputati in Gran Consiglio, come il vice presidente Daniele Caverzasio, da parlamentari a Berna, come la consigliera nazionale Roberta Pantani, dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e da autorità militari.
Il rapporto tra il Corpo delle Guardie Svizzere e il nostro Cantone è diventato ancora più stretto da quando una parte della formazioni dei giovani alabardieri viene svolta presso la Scuola cantonale di Polizia. “Si tratta di quattro settimane molte intensive – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni – nelle quali le guardie svizzere affinano e rafforzano la loro formazione, così da essere meglio preparati nei compiti che dovranno svolgere in Vaticano a protezione del Papa. Durante gli incontri ufficiali, il comandante del Corpo delle Guardie Svizzere ha sottolineato la professionalità dei corsi e i benefici di tale formazione, ringraziando per la collaborazione e le competenze che il Ticino ha saputo mettere in campo. Personalmente ritengo che questo tipo di collaborazione abbia rafforzato le capacità organizzative in ambito formativo della nostra Polizia cantonale, portando quindi benefici anche al nostro Corpo. Per questo, oltre ad aver favorito tale soluzione, sosterrò con convinzione anche in futuro i rapporti con il comando delle Guardie Svizzere” .
Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto: pubblicato un concorso pubblico per una nuova funzione

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto: pubblicato un concorso pubblico per una nuova funzione

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che venerdì 3 maggio 2019 è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per la posizione di Collaboratore/trice scientifico/a incaricato/a presso la Direzione della Divisione della giustizia, con il compito di coadiuvare quest’ultima nell’ambito del progetto di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto.
Proseguono i lavori della Divisione della giustizia contestualmente al progetto di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto. In quest’ottica, è in corso la mappatura dei costi e dei ricavi finanziari delle attuali sedici Autorità regionali di protezione, demandata dal Consiglio di Stato a una società di revisione esterna, mentre ad inizio anno il Governo ha istituito il Gruppo di progetto con il compito di approfondire la “cantonalizzazione” amministrativa delle Autorità regionali di protezione, il cui funzionamento è oggi di competenza comunale, all’interno dell’Amministrazione cantonale. Parimenti, continuano gli incontri della Divisione della giustizia, unitamente alla Camera di protezione del Tribunale di appello, Autorità di vigilanza del settore, con i Comuni sede delle Autorità regionali di protezione a seguito delle ispezioni congiunte terminate nel corso del 2018, tesi infine a rafforzare a corto termine l’operatività delle Autorità regionali di protezione.
La Direzione di questo importante progetto di riorganizzazione è di spettanza della Divisione della giustizia, che potrà avvalersi in tal senso di una risorsa dedicata per la quale il 3 maggio 2019 è stato aperto un bando di concorso pubblico nella funzione di Collaboratore/trice scientifico/a incaricato/a sino al 31 dicembre 2020. Questa nuova figura avrà il compito di coordinare e coadiuvare, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, il progetto di “cantonalizzazione” delle Autorità regionali di protezione e del riordino del settore della protezione del minore e dell’adulto. La medesima coordinerà e fungerà in particolare da punto di riferimento per l’attività dei Sottogruppi di progetto tematici e/o Gruppi di lavoro che verranno costituiti su impulso del Gruppo di progetto principale. Inoltre, fungerà altresì da punto di riferimento per quanto attiene al settore della protezione del minore e dell’adulto – con riguardo ai molteplici attori interessati da questo settore sensibile –, anche nell’ambito dell’attività corrente della Divisione della giustizia.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa rilasciata da un’università svizzera, preferibilmente in economia aziendale, diritto, informatica o ingegneria gestionale, che disponga di esperienza nella gestione di progetti. Capacità analitica e orientata al risultato, attitudine all’ascolto e alla mediazione, affidabilità e spirito di iniziativa, come pure ottime capacità redazionali, sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 17 maggio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

Vaticano a tinte rosse e blu

Vaticano a tinte rosse e blu

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino ospite d’onore della cerimonia di giuramento delle 23 nuove guardie svizzere pontificie

Il Vaticano si è tinto di rosso e blu, lunedì mattina, in occasione della cerimonia di giuramento delle 23 nuove guardie svizzere pontificie. Per l’occasione, era presente una delegazione guidata dal presidente del Consiglio di Stato ticinese, Christian Vitta.
Presenti, tra gli altri, anche i Cantori della Turrita, che hanno accompagnato la funzione all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro.
Il giuramento delle nuove guardie svizzere si svolgerà nel tardo pomeriggio nel cortile di San Damaso, per commemorare la morte dei 147 soldati elvetici caduti in difesa del Papa Clemente VII nel Sacco di Roma (1527) proprio nel cortile del Palazzo Apostolico.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vaticano-a-tinte-rosse-e-blu-11730863.html