Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

19 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

a un anno esatto dalla vostra precedente assemblea, lasciatemi dapprima ribadire la riconoscenza del Governo per quanto avete fatto anche in questi 12 impegnativi mesi. Un meritatissimo apprezzamento a 360 gradi che concerne il lavoro che avete svolto nelle vostre Società di salvataggio, attraverso i vostri volontari, nell’ambito dei soccorsi, della formazione e della sensibilizzazione.

Riferendomi a quest’ultimo tema, e dunque alla prevenzione, ricordo che il mio Dipartimento, in collaborazione con l’omonima Commissione consultiva del Consiglio di Stato presieduta proprio dal presidente della Società svizzera di salvataggio Regione Sud, Boris Donda, nel 2018 ha riproposto con convinzione il programma “Acque sicure”.
Nato nel 2016, ma attivato de facto diversi anni prima sotto il nome di “Fiumi sicuri”, mira ad informare residenti e turisti sui rischi che si nascondono nelle acque della nostra regione. Acque trasparenti ed accattivanti, meravigliose attrazioni turistiche e luogo ideale per lo svago e la pratica sportiva che, però, se non affrontate nel modo dovuto, possono rivelarsi molto pericolose.
Da qui l’accento posto sulla sicurezza che passa giocoforza dalla prevenzione: il vecchio adagio che recita “Meglio prevenire che curare” resta quanto mai attuale!

Il bilancio relativo all’estate 2018, e inerente il numero degli incidenti nei fiumi e nei laghi del nostro Cantone, è sostanzialmente positivo: si sono purtroppo verificati tre incidenti mortali (due in contesti fluviali, uno nel Ceresio), ma le azioni preventive sono state generalmente ben recepite, cosa che mi rende oltremodo soddisfatto e che conferma – semmai ce ne fosse ancora bisogno – che la strada da percorrere è questa.

Il numero dei decessi è in costante diminuzione, e questo a dispetto del fatto che i nostri laghi e i nostri fiumi siano sempre più presi d’assalto specialmente da turisti confederati e italiani che, generalmente, ne conoscono solo in modo sommario la pericolosità: ciò che rappresenta di per sé un forte rischio. Occorre dunque informare, informare e ancora informare.
Come ormai consuetudine, non siamo stati a guardare e durante tutta la stagione estiva abbiamo riproposto la campagna generale di informazione e sensibilizzazione denominata “Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”.

L’iniziativa è stata sviluppata soprattutto attraverso cartelloni pubblicitari tradotti in quattro lingue e posizionati nei principali luoghi d’interesse del nostro Cantone e nelle maggiori stazioni ferroviarie.
In hotel, campeggi e presso gli enti turistici locali sono stati distribuiti efficaci opuscoli informativi che pongono l’accento sui rischi nei fiumi e sulle regole da rispettare quando ci si avventura nei laghi; sono inoltre stati installati manifesti sui bus che percorrono le tratte di valle e nei centri turistici.
Infine, per veicolare in modo ancor più capillare questo importante messaggio, sono stati distribuiti migliaia di sottopiatti e bustine di zucchero in centinaia di esercizi pubblici ubicati in tutto il Cantone.

La campagna multilingue, che tornerà anche nella prossima stagione estiva, ha posto l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici; il rischio è infatti sempre dietro l’angolo ed è fortemente legato al nostro comportamento.

Va da sé che spesso, al di là dell’efficacia di ogni e qualunque campagna preventiva, a fare la differenza è appunto l’atteggiamento adottato dal singolo: i nostri corsi d’acqua e i nostri laghi rappresentano un eccezionale attrattore ma, appunto, non sono dei parchi-gioco privi di pericoli e dove al massimo si cade e ci si sbuccia un ginocchio. Il pericolo c’è sempre e non va mai sottovalutato.

Accanto alla prevenzione attiva, il mio Dipartimento ha poi proseguito nell’altrettanto importante lavoro di formazione per aumentare le competenze di soccorso in caso di bisogno, di sorveglianza e pattugliamento nelle zone o nei luoghi ritenuti a rischio.
Anche qui i risultati sono molto interessanti.
Tra le novità di quest’anno, segnalo infatti l’attività proposta alla spiaggia del Meriggio a Losone: alla confluenza dei fiumi Maggia e Melezza, in una delle zone più frequentate del Locarnese durante la stagione calda, durante i fine settimana dei mesi di luglio e di agosto è stata organizzata la presenza dei pattugliatori, che hanno fornito informazioni ai bagnanti circa i comportamenti corretti da assumere per godersi le meraviglie del Cantone in tutta sicurezza.
È la conferma che la presenza capillare sul territorio paga, così come ha dato buoni frutti la paziente reiterazione dei messaggi preventivi. Sarebbe però uno sbaglio enorme riposare sugli allori.
Anzi: i successi ottenuti ci spronano a insistere, estendendo e perfezionando le misure di prevenzione e informazione, così come era capitato a suo tempo quando allargammo l’orientamento generale passando da “Fiumi sicuri” ad “Acque sicure”.

Tutto questo lo possiamo fare soprattutto per merito dei nostri partner che offrono la loro competenza e le loro conoscenze in modo da garantire l’indispensabile sicurezza nell’approccio con l’elemento acquatico. E se penso ai partner, be’ non posso che citare con particolare riconoscenza le varie sezioni della Società Svizzera di Salvataggio qui rappresentate.

Grazie anche a nome di chi già conosce e ama il Ticino e di chi – presto o tardi – ne scoprirà bellezza e fascino!

 

I° Simposio sulle relazioni tra Cantoni e Comuni

I° Simposio sulle relazioni tra Cantoni e Comuni

“Quali compiti per quali Comuni”

Per rafforzare il dialogo tra i due livelli di governo, il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato il primo Simposio sulle relazioni Cantone-Comune: lo stesso si terrà giovedì 14 febbraio 2019 dalle 15.30, presso la Sala eventica di Castione. Si tratterà di un momento di dialogo privilegiato verso la costruzione di una visione condivisa dell’Ente locale di domani, cui parteciperanno personalità rappresentative di entrambe le istituzioni.

Negli ultimi decenni l’evoluzione della società ha comportato una modifica lenta e progressiva dei rapporti tra Cantone e Comune. Anche il quadro normativo è divenuto sempre più ricco e complesso. A fronte di questa evoluzione sorgono spontanee alcune domande: siamo confrontati con un processo reversibile o irreversibile? Qual è il ruolo che il Comune di domani dovrà assumere per rispondere alle aspettative dei cittadini? Si può immaginare un “federalismo asimmetrico”, in cui a comuni con caratteristiche e capacità diverse siano anche attribuiti compiti e regole di funzionamento diverse? Quali competenze sono richieste ai funzionari delle amministrazioni locali e come dovrà evolvere il loro ruolo e statuto nei prossimi anni?

La prima parte del Simposio si concentrerà sull’amministrazione comunale. Partendo dall’esperienza di funzionari, segretari, tecnici e docenti comunali e confrontandola con il punto di vista di sindaci e funzionari cantonali, vuole provare a tracciare le possibili linee evolutive delle amministrazioni comunali di domani. Quali compiti saranno chiamate a svolgere? Quali soluzioni organizzative saranno attivate? Quali competenze professionali saranno necessarie?

Nella seconda parte si discuterà invece il ruolo stesso del Comune nel sistema istituzionale cantonale. Facendo un bilancio della politica delle aggregazioni, ma anche immaginando nuovi possibili ambiti di competenza che incontrino le aspettative dei cittadini, si proveranno a mettere a fuoco le caratteristiche imprescindibili del Comune di domani.

Il Simposio è indirizzato in primo luogo ai membri del Gran Consiglio, ai municipali, ai consiglieri comunali e ai funzionari delle amministrazioni locali e cantonale.

La partecipazione è gratuita. Per motivi organizzativi, si invita chiunque fosse interessato ad annunciarsi utilizzando il formulario on-line disponibile al link www.ti.ch/eventisel entro lunedì 11 febbraio 2019.

 

Medico del Traffico, l’istituzionalizzazione si fa più concreta

Medico del Traffico, l’istituzionalizzazione si fa più concreta

Da www.ticinonews.ch

A confermarlo è il direttore del DI Norman Gobbi: “Con un istituto semi pubblico si potranno ridurre le prestazioni”

In Ticino sono bastate poche righe per scatenare la polemica. Parliamo ovviamente della convocazione alla visita presso il Medico del traffico per stabilire l’idoneità alla guida e delle numerosissime proteste via social che ne sono scaturite.

Ora, però, il Dipartimento delle istituzioni assicura. L’utente chiamato a sottoporsi ad una perizia del medico del traffico potrà anche ottenere una lista dettagliata senza oneri aggiuntivi delle prestazioni: l’esame x costa y; quello alpha, beta; e via dicendo. La strada è tracciata e lunedì scorso è stata discussa con la diretta interessata, la dottoressa Mariangela De Cesare. “L’abbiamo invitata a formulare meglio le proprie comunicazioni nei confronti degli utenti e per rendere più trasparenti le fatture. Si tratta di un tema in cui l’autorità manda i cittadini a cui è stata revocata la patente per gravi motivi. Si tratta di un rapporto in cui deve esserci fiducia tra cittadino e Stato”, ha spiegato a TeleTicino il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Fiducia che a giudicare dalle reazioni alla lettera, postata dall’avvocato Tuto Rossi, non è data per scontata. Pur riconoscendo la formazione della dottoressa De Cesare, dure critiche si sono sollevate anche dal Fronte Automobilisti Ticino (FAT) e dall’Ordine dei medici (OMCT). In particolare, secondo il presidente OMCT Franco Denti, le perizie del medico del traffico non andrebbero calcolate in base al Tarmed, semplicemente perché non vengono rimborsate dalle casse malati. “Fino ad ora è stato calcolato così. La tariffa del Canton Ticino è di 200-500 franchi in meno rispetto ad altri cantoni. Un dato oggettivo”, spiega il direttore del DI.

Un dato di fatto contenuto anche nella risposta che ieri il Consiglio di Stato ha dato all’interrogazione del deputato Cleto Ferrari. L’occasione per fare chiarezza anche su altri punti controversi. Non è vero, ha spiegato il Governo, che la De Cesare esercita un monopolio. Semplicemente è l’unica formata in Ticino per questo compito. E chi lo vuole è libero di rivolgersi ad un medico di un altro Cantone. Ma proprio perché il problema è riconosciuto, l’istituzionalizzazione della sua figura si fa sempre più concreta. “Con un istituto semi pubblico si potranno ridurre le prestazioni, ma gli esami devono comunque essere fatti”, ha concluso Gobbi.

Targhe, ecco quanto paghi

Targhe, ecco quanto paghi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 gennaio 2019 de La Regione

Imposte di circolazione, si cambia. Dal 2020 il calcolo terrà conto al 70% delle emissioni, al 30% del peso
Norman Gobbi: ‘Sistema più stabile e ci allinea alla media nazionale’

Il progetto inviato in consultazione dal Dipartimento istituzioni a partiti e associazioni

Addio al sistema bonus/malus per calcolare le imposte di circolazione. A partire dal 2020, è questa la formula inviata ieri in consultazione dal Dipartimento delle istituzioni, si terrà conto al 70% delle emissioni di CO2 del veicolo, e per il 30% del suo peso.
Su www.laregione.ch/nuovocalcolo è possibile determinare la futura imposta. Gli obiettivi erano tre, rileva da noi raggiunto Norman Gobbi, direttore del DI.
Il primo “allineare le imposte di circolazione prelevate in Ticino alla media nazionale. Il secondo era quello di offrire un sistema più stabile, perché il sistema bonus/malus era completamente instabile e ogni volta richiedeva degli adeguamenti”. E il terzo? “Renderlo più prevedibile, il fatto che gli importi sono fissati anche dal parlamento fornisce ai proprietari di veicoli molta più stabilità rispetto a una delega al Consiglio di Stato”.
Questi tre elementi sono al centro delle novità in vigore dall’anno prossimo, quindi. Ma – continua Gobbi – si è puntato molto “a una semplificazione del calcolo che passa attraverso la massa e l’emissione di CO2. Non dobbiamo dimenticarci che l’aspetto ambientale è un elemento importante la cui cura, ricordo, è stata già avviata con l’attuale imposta di circolazione”. Ed è un Gobbi allo stesso tempo soddisfatto e fiducioso. Soddisfatto, “perché allinearci alla media nazionale è un fatto positivo, come lo è il riconoscere come dopo dieci anni di vita il sistema attuale ha ormai raggiunto e palesato tutti i suoi limiti”. Fiducioso perché, “posto che tutto dipenderà da come verrà recepita”, questa novità va incontro anche alle due iniziative popolari lanciate dal Ppd: “Gli automobilisti non sono bancomat” e “Per un’imposta di circolazione più giusta”. Oltre alla diminuzione dell’importo globale, chiedevano di semplificare ulteriormente la formula di calcolo, basandola esclusivamente sulle emissioni di CO2, in modo da non penalizzare chi acquista, e sono soprattutto le famiglie, veicoli più grandi e quindi più pesanti. Se il Ppd chiede il ristorno dei quasi 30 milioni di imposte di circolazione incassati in più negli ultimi anni, Gobbi replica che “il governo ha agito in due step: il primo con un ristorno di 5 milioni già da quest’anno, con il taglio del 5 per cento lineare per tutti i veicoli immatricolati dopo il 1° gennaio 2009”. Il secondo step è nel nuovo sistema che “in maniera naturale e automatica andrà a ridurre progressivamente il prelievo, migliorando il parco veicoli e l’emissione di CO2”. È un discorso di prospettiva, “evidentemente far uscire 30 milioni significava doverli compensare altrove a livello di finanze statali. Col nuovo sistema di calcolo, è questo l’auspicio, si andrà a mettere fuori circolazione i vecchi veicoli proprio perché non performanti ambientalmente, a favore di nuovi veicoli che costeranno meno dal punto di vista delle imposte di circolazione. Raggiunto dalla ‘Regione’ per un commento a caldo, il vicepresidente del Ppd e primo firmatario delle due iniziative di cui sopra Marco Passalia precisa che “si tratta di un progetto in consultazione, stiamo ancora aspettando il messaggio che arriverà sui banchi del parlamento. Le nostre due iniziative fino all’ultimo minuto rimarranno ovviamente sul tavolo, e non cambierà assolutamente nulla”. Ad ogni modo, “va detto che per quanto riguarda il cambiamento del metodo di calcolo, che per noi deve necessariamente essere più semplice, giusto e adeguato ai tempi, dobbiamo fare ancora un lavoro di analisi”. Quello che per Passalia si può definire da subito “insoddisfacente” è il fatto che “ora si vuole dare un contentino di cinque milioni di sconto, dimenticandosi che nel 2017 rispetto all’anno precedente c’è stato un prelievo su più di 130mila automobilisti di oltre 9 milioni di franchi. E se andiamo a prendere gli ultimi nove anni, c’è stato un incremento complessivo di oltre 27 milioni se rapportato all’aumento annuo di veicoli”. La consultazione terminerà il 15 febbraio.

***

Nel 2019 si pagheranno quasi 133 milioni. 3,4 in meno rispetto al 2018

Novità che entreranno in vigore a partire dal 2020. Per l’anno appena iniziato, si applica ancora il calcolo basato sul sistema degli ecoincentivi, con la conferma della riduzione complessiva del gettito di cinque milioni di franchi annunciata nel luglio 2018. Per il 2019, annota da noi interpellato Aldo Barboni, capo della Sezione della circolazione, “l’importo totale fatturato è di 132,8 milioni di franchi, di 3,4 milioni inferiore rispetto al 2018”. Nel totale, lo ricordiamo, figurano tutti i generi di veicoli, immatricolati prima e dopo il 2009. Al 31 dicembre 2018, continua Barboni, “le automobili in circolazione erano 159mila immatricolate a partire dal 1° gennaio 2009, e 69’500 prima del 1° gennaio 2009”. Il fatto interessante è che “rispetto all’anno scorso il parco veicoli sia migliorato di 10mila auto, e rispettivamente sono diminuite di 10mila unità le immatricolazioni precedenti al 2009. C’è stato questo travaso, che conferma un trend ormai consolidato e ci fa molto piacere. Con la nuova tassazione l’abbiamo visto ripetersi ed è motivo di soddisfazione, soprattutto per la questione ambientale”. Ma le novità per quanto concerne le targhe non si fermano al nuovo sistema di calcolo. Innanzitutto gli sportelli della Sezione della circolazione a Camorino, dal 1° febbraio, vedranno 15 minuti di apertura in più. “L’orario continuato – informa Barboni – è garantito a partire dalle 7.30 di mattina fino alle 16.15. Abbiamo sperimentato questo cambiamento nei mesi scorsi e abbiamo notato come, complice anche l’introduzione del ticket, i tempi di attesa si siano drasticamente ridotti”. Tempi di attesa che si ridurranno ancora di più, perché “sul sito internet www.ti.ch/circolazione è possibile trovare tutti i formulari che fino a poco tempo fa andavano richiesti a Camorino e, sempre online, è possibile modificare la data del collaudo, il proprio indirizzo, fissare l’appuntamento per l’esame pratico di guida e procedere al pagamento delle e-fatture”. L’invito della Sezione della circolazione è semplice, quindi: “Usare e sfruttare tutte le potenzialità offerte dal nostro sito internet accorcia i tempi di attesa e aumenta l’efficienza”.
Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gli-automobilisti-risparmiano-11323863.html

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Strade: lo sconto aspettando il nuovo sistema

Imposta di circolazione più leggera del 5% per i proprietari di un’automobile immatricolata dopo il 2009
Ecco quanto si pagherà nel 2020 con la formula rivista – Ad incidere saranno le emissioni e il peso del veicolo

Nelle bucalettere dei ticinesi è in arrivo l’imposta di circolazione e, per molti automobilisti, la fattura sarà meno dolorosa che in passato. Sì perché dopo il rincaro giunto a sorpresa nel 2017 e che aveva sollevato non pochi malumori, lo scorso luglio il Consiglio di Stato ha deciso di ricalibrare il calcolo, applicando uno sconto del 5% per tutti i veicoli immatricolati dopo il 2009. Ovvero 158.935 automobili sulle 228.361 in circolazione con la targa «TI».
Sconto che, in termini assoluti, comporterà “una riduzione complessiva del gettito di 5 milioni di franchi”, precisa l’Esecutivo evidenziando come “il risparmio medio per ogni proprietario si attesterà al 5% rispetto all’imposta 2018”. Per dirla in soldoni, il fatturato medio passerà così dai 478,32 franchi del 2018 a quota 460,43. Importo questo che – ad eccezione del 2016 quando si erano toccati i 451,30 franchi – risulta il più basso dal 2012. Per contro, nelle casse del Cantone entreranno “132,8 milioni, pari a un calo di 3,4 milioni rispetto all’anno scorso, ai quali si aggiungono 3,6 milioni per le imposte di circolazione”.
Ma ad essere state inviate non sono solo le cedole di pagamento.
Il Dipartimento delle istituzioni ha infatti posto in consultazione il nuovo sistema di calcolo che, salvo colpi di scena, andrà a sostituire l’attuale modello basato sui bonus/malus, divenuto ormai non più sostenibile visto il progressivo aumento sulle strade di automobili efficienti. In tal senso, la nuova formula “è stata allestita tenendo conto dell’impatto che le automobili hanno sull’ambiente – per incentivare l’acquisto di vetture ecologiche – e dell’usura che ogni veicolo causa all’infrastruttura stradale».
In sintesi, se passerà l’esame del Gran Consiglio il futuro calcolo dell’imposta di circolazione si baserà “nella misura del 70% sulle emissioni di CO2 e per il restante 30% sulla massa a vuoto del veicolo”. Un cambio di paradigma dall’attuale sistema di bonus/malus che non solo “permetterà di favorire le vetture meno inquinanti e più leggere”, ma altresì di “allineare l’imposta di circolazione ticinese alla media nazionale, riducendo in particolare l’imposta in quei casi ove la differenza con gli altri Cantoni era importante”. Sì perché negli scorsi anni non erano mancate le polemiche e i malumori dovuti al maggior onere che i ticinesi sono chiamati a sostenere rispetto ai confederati. Tanto che nel 2017 il PPD aveva lanciato due iniziative popolari denominate “Gli automobilisti non sono bancomat” e “Per un’imposta di circolazione più equa” – che avevano raccolto 23.116 sottoscrizioni – chiedono non solo la restituzione dell’aumento deciso dal Governo per il 2017, ma anche di instaurare un’imposta di circolazione “più semplice ed equa”. A mente del Governo, la proposta posta in consultazione “rappresenta un deciso miglioramento rispetto all’attuale sistema di ecoincentivi, centrando tutti gli obiettivi nonché il raggiungimento totale o parziale di quanto chiesto dalle iniziative pendenti”. A titolo di esempio, i proprietari di una Skoda Octavia C 4×4 che oggi pagano un’imposta di circolazione di 619 franchi nel 2020 si vedranno recapitare una fattura più dolce, di 414,7 franchi. Pari a un calo del 33%.

Parola al Gran Consiglio
Ma il nuovo modello di calcolo non è l’unica novità prevista dal Governo. “Tenendo però in considerazione che l’ente pubblico deve poter contare su risorse a sua disposizione per assolvere i compiti assegnati, si ritiene opportuno introdurre un coefficiente di adeguamento del gettito, la cui applicazione sia di competenza del Parlamento e che permetta – in caso di necessità – di ottenere il gettito stabilito”, aggiunge il Consiglio di Stato. In quest’ottica, il Gran Consiglio “potrà decidere se e in quale misura il citato coefficiente, analogamente alla procedura per la definizione del moltiplicatore comunale d’imposta, dovrà generare un aumento o una diminuzione del gettito risultante dall’imposta di circolazione”. Una soluzione che l’Esecutivo definisce “semplice e pratica”, nonché “proporzionata su tutto il parco automobili dato che l’eventuale modifica dell’imposta risulterebbe molto limitata nel singolo caso, rispondendo soprattutto alla generalizzata esigenza di assegnare questa competenza al Parlamento. Sarà quindi compito del Gran Consiglio adeguare o meno il gettito, intervenendo sul coefficiente”.

Sempre più verdi
Avviata la consultazione, associazioni di categoria, partiti e enti interessati avranno tempo fino al 15 febbraio per far pervenire le proprie osservazioni. Nell’attesa, la Sezione della circolazione osserva come “il parco veicoli in Ticino sta diventando sempre più verde e questa è sicuramente una buona notizia” rileva Aldo Barboni, aggiunto e sostituto caposezione. “Assistiamo a un netto calo dei veicoli più inquinanti che sono passati da 4.750 unità nel 2017 a quota 1.155 l’anno scorso. Significa che gli sforzi messi in campo fino ad oggi per incentivare i cittadini a scegliere delle vetture meno inquinanti sono stati ripagati”.

Discorso pronunciato in occasione del Rapporto di Corpo 2019/Polizia dei trasporti FFS

Discorso pronunciato in occasione del Rapporto di Corpo 2019/Polizia dei trasporti FFS

17 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Vi porto il saluto e il benvenuto in Ticino a nome del Consiglio di Stato.

Il tema della sicurezza, declinato in ognuna delle sue molteplici sfaccettature, ha assunto negli anni una connotazione sempre più marcata e oggi è un argomento di centralità assoluta.
Chi – come me e come voi – mira alla salvaguardia del benessere del cittadino, chi ambisce a costruire una società migliore, ne ha fatto un cavallo di battaglia, un quotidiano obiettivo.
“Sicurezza” non è per noi una semplice parola né tantomeno un banale slogan, da sbandierare alla bisogna svuotandolo, di fatto, del suo peso specifico.

Per noi “sicurezza” significa impegno, dedizione, cura del dettaglio, preparazione e trasmissione di un messaggio elettivo.

Per “sentirsi” più sicuri e, soprattutto, “essere” più sicuri, in un contesto vieppiù complesso e ricco di incognite come il nostro, occorre che il territorio sia presidiato da chi è stato espressamente incaricato di svolgere questo compito.
“Esserci” sempre e ovunque (in una piazza, su una strada, in una stazione), nella totale consapevolezza del proprio ruolo, è quindi prioritario.

Mi riferisco ovviamente ai Corpi di polizia di ogni livello istituzionale e di ogni genere, compreso il vostro: la loro puntuale presenza sul “campo”, una formazione tecnica e umana al top, la capacità di reagire in modo oculato e proporzionale alle sollecitazioni, sono una garanzia assoluta di cui il cittadino può e deve approfittare.

Il vostro prezioso lavoro, la missione che portate avanti con competenza e professionalità nelle stazioni svizzere e sui treni, sono altamente apprezzati dal cittadino e dalle autorità.

Se alle nostre latitudini dormiamo sonni sostanzialmente tranquilli, lo dobbiamo in buona parte proprio al lavoro svolto ogni giorno da centinaia, migliaia di persone che – in un modo o nell’altro – ricoprono incarichi di elevata responsabilità e che perseguono il benessere generale.

“Benessere” è una bella parola, con un bel suono. Evoca positività.
Le va però conferito un significato concreto altrimenti perde tutto il suo valore.
“Benessere” vuol dire “stare bene”: si può star bene perché si ha la fortuna di avere una meravigliosa famiglia, perché attraverso i sacrifici ci siamo costruiti una bella casa oppure perché svolgiamo un lavoro che ci appaga appieno. Tutto giusto e tutto comprensibile: vale anche per me!
Ma il “benessere” passa anche dalla percezione che abbiamo della società in cui viviamo, dove lavoriamo e che condividiamo con la famiglia e gli amici.
Come ci sentiremmo in un mondo senza regole? Come ci sentiremmo in un mondo che non può contare su chi si preoccupa che queste regole vengano rispettate?
La risposta è facile: male, in perenne disagio.

Oggi siamo qui a manifestarvi la nostra riconoscenza: vi ringraziamo per il fatto che vi occupate della nostra sicurezza, con discrezione e un elevato grado di professionalità.

Nel giuramento che andrete a leggere emergono concetti e termini di estrema rilevanza: lealtà, dovere, coscienza, rispetto, legalità, proporzionalità…
Siano per voi costanti punti di riferimento, dategli sempre l’importanza che meritano, trasmettetene il significato a chi incontrerete sul vostro cammino.
Siano una ricchezza, un valore aggiunto.

Avete una delicata responsabilità da gestire. Esercitate la vostra professione in modo chiaro e inequivocabile, mettendo in preventivo soddisfazioni e critiche.
Godetevi il grande privilegio di servire il prossimo.
Ponderate con acume ogni scelta che sarete chiamati a compiere nel corso di una carriera che, ne sono certo, sarà brillante e foriera di “benessere”!
Vi ringrazio.

Imposte di circolazione 2019

Imposte di circolazione 2019

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta ha avviato una fase di consultazione per definire il nuovo sistema di calcolo dei tributi a carico degli automobilisti ticinesi. La procedura coinvolgerà partiti politici e associazioni di categoria, le cui osservazioni sono attese entro il 15 febbraio; alla luce delle risposte ricevute, il Consiglio di Stato elaborerà in seguito il messaggio definitivo da sottoporre al Parlamento. Nei prossimi giorni gli automobilisti riceveranno invece la fattura per l’imposta di circolazione del 2019 che prevede un incasso totale per tutti i generi di veicoli di 132,8 milioni di franchi.

Nel 2019 il totale dell’importo fatturato dal Cantone per l’imposta di circolazione si attesta a 132,8 milioni di franchi – con un calo di 3,4 milioni rispetto all’anno scorso – ai quali si aggiungono circa 3,6 milioni per le imposte di navigazione. Con riferimento unicamente alle automobili, l’importo fatturato è di 105,1 milioni di franchi. Per quanto riguarda le circa 160 mila automobili immatricolate dopo il 1. gennaio 2009, comprese quelle che entreranno in circolazione quest’anno, il Consiglio di Stato ha confermato la riduzione complessiva del gettito di 5 milioni di franchi annunciata nel luglio 2018. Il risparmio medio per ogni proprietario si attesterà così al 5%, rispetto all’imposta 2018. Per quanto riguarda il futuro dell’imposta di circolazione, la nuova formula posta in consultazione dal Governo è stata allestita tenendo conto dell’impatto che le automobili hanno sull’ambiente – per incentivare l’acquisto di vetture ecologiche – e dell’usura che ogni veicolo causa all’infrastruttura stradale. Il calcolo si basa dunque nella misura del 70% sulle emissioni di CO2, e per il restante 30% sulla massa a vuoto del veicolo; questo permette di favorire le vetture meno inquinanti e più leggere. L’applicazione di questa formula alle vetture più vendute in Svizzera in ogni categoria mostra che, rispetto al passato, l’imposta risulta allineata alla media nazionale. In questo modo la modifica di legge posta in consultazione risponde in larga parte anche alle richieste delle due iniziative popolari legislative generiche presentate nel corso del 2017 e tuttora pendenti.

Si rammenta che è possibile calcolare l’ammontare della propria imposta di circolazione utilizzando il calcolatore online attivo sul sito web del Cantone, dove la Sezione della circolazione offre numerosi servizi grazie alla sua rinnovata pagina consultabile all’indirizzo www.ti.ch/circolazione. Va infine segnalato che, insieme alla fattura cartacea dell’imposta di circolazione, ai conducenti ticinesi sarà recapitato un volantino informativo della campagna di sensibilizzazione «Rifletti – In strada la responsabilità è di tutti», con un messaggio del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Dissimulazione del volto,il Governo approva le modifiche di legge

Dissimulazione del volto,il Governo approva le modifiche di legge

Comunicato stampa
Il Consiglio di Stato ha approvato una modifica alla Legge cantonale sull’ordine pubblico e alla Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, allineandosi alle indicazioni del Tribunale federale.
I due testi di legge prevedono ora un elenco più completo di eccezioni al divieto di coprirsi il viso in pubblico, una pratica che deve essere ammessa in particolare nel caso di manifestazioni di carattere politico o per motivi commerciali o pubblicitari.
Lo scorso 20 settembre il Tribunale federale aveva accolto parzialmente due ricorsi, limitatamente al tema delle eccezioni al principio del divieto di coprirsi il viso in pubblico, invitando il Cantone Ticino a completare le proprie norme. Per rendere compatibile la legislazione cantonale con i diritti costituzionali delle libertà di riunione e opinione e della libertà economica, il Tribunale federale ha giudicato necessario ampliare l’elenco delle eccezioni. Il Tribunale federale è dell’opinione che le norme vigenti non conferiscono alle autorità un margine sufficiente nella loro applicazione e ha pertanto chiesto – anche per ragioni di sicurezza giuridica – di completare e precisare l’elenco di eccezioni.
Alla luce di queste indicazioni, il Consiglio di Stato ha completato l’elenco delle eccezioni contenuto nelle due leggi, in modo da evitare un divieto troppo rigido e difficile da attuare e che talvolta potrebbe sfociare in una restrizione inammissibile delle libertà di riunione e opinione e della libertà economica. È stato così incluso nel testo normativo, in modo esplicito, il permesso di coprirsi il volto durante manifestazioni politiche o per motivi commerciali o pubblicitari, quando non sono messi in pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici.
Con questa modifica il Cantone fornisce ai Comuni un testo chiaro, più semplice da applicare nella realtà quotidiana. Il Governo ritiene inoltre di avere risposto adeguatamente ai dubbi contenuti nei ricorsi, redigendo un nuovo testo legale sufficientemente completo e non soggetto a equivoci.
“Misure anti-hooligan? Alla fine i club dovranno fare il passo”

“Misure anti-hooligan? Alla fine i club dovranno fare il passo”

Da www.cdt.ch

A un anno dagli scontri alla Valascia Norman Gobbi fa il punto sui nuovi sistemi di controllo richiesti entro fine stagione – «L’alternativa è una maggiore partecipazione ai costi di sicurezza assunti dal Cantone»

È passato un anno dagli scontri tra tifosi andati in scena alla Valascia. Era domenica 14 gennaio e, prima e dopo il match pomeridiano tra Ambrì Piotta e Losanna, i rispettivi supporter avevano dato vita a violenti tafferugli all’interno e all’esterno della pista. Il tutto sotto gli occhi di diversi genitori presenti alla partita con i propri bambini.

In questi dodici mesi, e alla luce dell’episodio d’inizio 2018, il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato di petto la questione del tifo violento. In particolar modo elaborando una serie di misure anti-hooligan – definite durante l’estate – che i club sportivi sono stati chiamati a implementare entro la fine della corrente stagione. Se all’FC Lugano è stato domandato di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio, ad HC Lugano e HC Ambrì Piotta è stato richiesto di attrezzare la Cornèr Arena e la Valascia di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti.
A che punto siamo? Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi è chiaro: “La disponibilità dei club c’è e in ogni caso alla fine le società dovranno compiere questo passo. Anche perché o ci si adegua o altrimenti dovremo chiedere una maggior partecipazione ai costi che il Cantone sostiene per il mantenimento dell’ordine”.
A inizio dicembre Gobbi aveva scritto ad HCL e HCAP, richiamandoli all’ordine per non aver compiuto “alcun progresso” rispetto ai provvedimenti richiesti per arginare il fenomeno del tifo violento. Alla missiva le due società non hanno però ancora dato seguito. “Siamo ancora in una fase interlocutoria” ci fa sapere il presidente dell’HCAP Filippo Lombardi. Entro fine mese dovrebbe invece essere agendato un vertice tra l’HCL e i servizi della polizia cantonale che gestiscono il dossier. In più d’un occasione le dirigenze non avevano comunque nascosto un certo malumore, sottolineando la portata pratica e finanziaria degli investimenti richiesti. “Ma non si tratta di cifre insostenibili. Abbiamo fatto delle verifiche e per l’installazione di questi dispositivi sono necessarie alcune centinaia di migliaia di franchi”. Per Gobbi si tratta di una misura win-win, perché “permetterebbe di ridurre in generale i costi della sicurezza, a favore dell’autorità cantonale chiamata a gestire l’ordine all’esterno degli stadi ma pure delle società stesse che vedrebbero da parte loro ridursi i costi previsti per la sicurezza interna”.
A livello pratico ora i club dovranno prendere contatto con gli specialisti della polizia cantonale che si sono occupati di analizzare la messa in pratica dei sistemi di controllo richiesti. Ma le discussioni – anche per quanto riguarda l’FC Lugano – si stanno svolgendo pure su un altro piano. “Quest’anno – annuncia Gobbi – la Conferenza dei direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia valuterà l’efficacia delle modifiche al concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive decise nel 2012”. In particolare, indica il direttore delle Istituzioni, sentiti i Cantoni, le Città e le federazioni “andrà tenuta in considerazione la possibilità di eliminare alcuni degli scalini che attualmente precedono l’obbligo di presentarsi in un posto di polizia durante un evento sportivo. A oggi si fa fatica a giungere a questa misura a carico dei tifosi violenti, poiché prima vi sono la diffida, il divieto d’accesso e quello d’area. Ma facilitarne l’applicazione potrebbe rendere meno difficili e onerosi i controlli all’esterno degli stadi sia per i club sia per i corpi di polizia”.
Questa sarà musica del futuro, ma intanto tiene a sottolineare Gobbi “importanti risultati sono già stati raggiunti. Penso ai primi cinque derby cantonali che si sono svolti senza particolari problemi sul fronte dell’ordine pubblico”. Non solo, il consigliere di Stato pone l’accento anche su un altro aspetto: “L’inchiesta giudiziaria a seguito dei fatti della Valascia ha dato un forte segnale. Non è solo Norman Gobbi a non tollerare certi comportamenti, ma anche la giustizia penale». Sì perché il sostituto procuratore generale Nicola Respini ha di recente emesso 39 decreti d’accusa a carico di altrettanti tifosi (ticinesi, vodesi, sei di altri cantoni e due tedeschi) per le ipotesi di reato di sommossa, violenza contro i funzionari, danneggiamento e dissimulazione del volto. Quindici tifosi ticinesi hanno deciso di opporsi ai decreti e presto compariranno in Pretura penale o di fronte a una Corte delle Assise correzionali. “Il nemico comune – afferma Gobbi – sono forse io, ma quello che sto portando avanti non è perché ce l’ho con i tifosi ma in quanto ritengo che un evento sportivo debba potersi svolgere senza l’impiego imponente di uomini e di donne equipaggiati per il mantenimento dell’ordine. E questo – considerata la preparazione, la mobilitazione, l’operato sul posto e la smobilitazione – per praticamente un’intera giornata. Parliamo del ricorso magari a 100 uomini, che alla lunga diventa insostenibile dal punto di vista finanziario”.
Discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 70° del Consiglio comunale di Canobbio

Discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 70° del Consiglio comunale di Canobbio

13 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato, che oggi, in questa occasione di festa, mi pregio di rappresentare.

Prima di tutto… Buon compleanno! Spegnere 70 candeline vuol dire tagliare un traguardo importante e anche ricordare nel modo opportuno le centinaia di persone che in questo periodo si sono messe a disposizione della collettività di Canobbio. Ringrazio quindi i consiglieri comunali di oggi e rivolgo un pensiero di grande gratitudine anche a chi ha svolto con dedizione questo compito in un passato più o meno recente.

Cosa significa essere “consigliere comunale”? Tante cose. Prima di tutto, personalmente lo considero un atto di vera e propria generosità nei confronti dei propri concittadini, ai quali si consacrano tempo ed energia nell’ottica di garantire una crescita armonica e coerente del Comune di appartenenza. Lo è ancora di più in un’epoca come la nostra, caratterizzata da una certa disaffezione alla cosa pubblica e dalla tendenza a non partecipare attivamente alla vita politica locale. Il consigliere comunale ha quindi tutta la mia stima: la vitalità, l’intraprendenza e il dinamismo di un Comune dipendono anche moltissimo da lui. In ogni angolo del nostro Cantone ci sono ovviamente delle belle eccezioni, ma la realtà ci mostra quotidianamente quanto non sia affatto semplice trovare persone disposte a mettersi in gioco e ad esprimere pubblicamente opinioni, progettualità, critiche e idee. Essere “consigliere comunale” sottintende pertanto una profonda passione (spesso ereditata da un famigliare), un elevato entusiasmo e la volontà di attivarsi per gli altri e, di riflesso, per il proprio Comune. Con la carica di consigliere ci si prende a carico una grande responsabilità: si diventa infatti il rappresentante dei cittadini nell’organo legislativo comunale, si assume un delicato ruolo a nome di chi ha avuto fiducia in te, votandoti, ma anche di chi ha scelto altri candidati. Si rappresenta un partito o un movimento, certo, ma soprattutto si entra a far parte del “meccanismo comunale”.

Per chi è attivamente interessato alla vita del proprio Comune, si tratta del primo passo nella politica attiva: un passo che potrebbe anticiparne altri e che potrebbe condurre a livelli politici superiori. Essere “consigliere comunale” significa quindi anche intraprendere un corso formativo, una sorta di apprendistato, una “carriera”: da qui la necessità di essere persone aperte, propositive, collaborative, ma anche informate, proattive e interessate a ciò che le circonda. Buoni consiglieri comunali costruiscono, assieme a buoni municipali, un Comune altrettanto buono, dinamico e moderno. I buoni consiglieri comunali sono sempre anche dei buoni cittadini, il che garantisce un valore aggiunto significativo e di qualità all’intera comunità.

Il Consiglio comunale è la palestra ideale del dibattito politico: qui – in uno dei tre livelli costituzionali della nostra Confederazione – si apprende il confronto con gli altri, la difesa delle proprie idee e il sostegno delle proprie tesi. Si impara l’arte e la bellezza del dialogo. Si apprende il valore della collaborazione, tanto con il Municipio, quanto con i colleghi, le autorità cantonali, i cittadini, i Patriziati, le Associazioni e via dicendo. Il tutto secondo regole stabilite che, nel caso specifico, si basano – come ben sapete – sulla Legge organica comunale.

Negli anni il Comune ticinese ha mutato radicalmente volto. Focalizziamo la nostra attenzione su quanto è accaduto soltanto negli ultimi 20-25 anni: in questo lasso di tempo relativamente breve, la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che ha quale perno centrale la rivitalizzazione e l’attribuzione al Comune di maggiore autonomia. Stiamo assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e in un futuro non lontano il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Cambiamenti macroscopici che stanno interessando tutto il nostro Cantone e ai quali assisteremo anche in futuro, così come indicato nel Piano comunale delle aggregazioni (PCA). Confermo anche in questa sede che niente verrà imposto dall’alto e che ogni e qualunque progetto dovrà giocoforza partire “dal basso”, quindi dalla volontà politica locale. Il che garantirà la creazione di Comuni forti e di un Ticino ancora più performante, a tutto vantaggio – se vogliamo ulteriormente ampliare il discorso – del nostro amato Federalismo, la cui struttura è retta proprio da una solida tradizione ancorata alla popolazione.

Insomma, molto è cambiato. Ma le caratteristiche elettive del consigliere comunale o, più in generale, dell’uomo politico, non hanno per nulla perso il loro significato originario: senza passione, generosità ed entusiasmo non si andava molto lontano 70 anni fa come non si va da nessuna parte ai nostri giorni. Aggiungo un’ultima parola: orgoglio. Siate sempre orgogliosi di quanto fate! Difendete con convinzione e coraggio le vostre idee, ma siate anche pronti a modificare la vostra opinione, aprendovi – se del caso – a soluzioni alternative.

Agenti specializzati per i minori

Agenti specializzati per i minori

“aumentano i reati e gli abusi che coinvolgono i bambini”

In Ticino sempre più bambini sono autori oppure vittime di crimini e reati: è questo l’assunto da cui prende spunto un interessante articolo pubblicato qualche giorno fa sul Corriere del Ticino.

Si tratta, quasi inutile sottolinearlo, di un problema serio, di certo non specifico del nostro Cantone ma quantomeno preoccupante. Qualche cifra per inquadrare meglio il tema: nel 2017 i nuovi incarti che sono arrivati sul tavolo dell’Ufficio della magistratura dei minorenni sono stati 1.222, ovvero 348 in più rispetto all’anno precedente; significativi anche i numeri concernenti gli incarti chiusi che hanno raggiunto quota 1.188 (821 nel 2016). Sull’altro versante, la cronaca evidenzia regolarmente casi di abusi sui minori: delle 28 persone arrestate nel 2017 per reati sessuali, 13 sono da ricondurre a reati di abusi sessuali su minori; le inchieste condotte per atti sessuali con fanciulli sono passati in un anno da 46 a 54; nel medesimo arco temporale (2016-2017) il numero di inchieste inerenti maltrattamenti fisici e psicologici nei confronti di bambini sono saliti da 41 a 72.

Insomma, le statistiche ci invitano a proseguire, anzi a intensificare il nostro lavoro di prevenzione e di controllo. Proprio in quest’ottica, è nato il Gruppo Minori. È una task force di inquirenti, decisa dalla Polizia cantonale, che si occuperà di gestire i casi che vedono implicati i più giovani, vittime o autori di reati che siano. Va specificato che, da anni, nel nostro Cantone i minori vittime di reato sono presi a carico da personale specializzato: ciò che cambierà nel prossimo futuro è che anche i minori autori di reato (in particolare quelli che hanno meno di 14 anni e quelli che commettono reati di una certa gravità) saranno indagati da agenti specializzati. Si tratta di un passo affatto secondario e che illustra in modo chiarissimo la nostra attenzione nei riguardi di una fascia della popolazione che spesso cade in errore o è presa di mira a causa della sua fragilità. Stiamo dimostrando sensibilità e proattività.

Va poi affrontato anche il discorso relativo alle famiglie. In questo contesto prendo a prestito le parole del commissario della Sezione reati contro l’integrità delle persone, Marco Mombelli: “Spesso, per il minore autore di reato, il primo contatto con lo Stato e la giustizia passa attraverso la Polizia. Da qui l’importanza di avere agenti che siano in grado di mirare agli obiettivi del procedimento penale, Va sottolineato come sia fondamentale un’adeguata presa a carico dei genitori: queste situazioni possono infatti mettere a dura prova il sistema familiare”. Dietro a un minore che delinque o a un giovanissimo che subisce un reato c’è sempre una famiglia, con la sua forza ma anche con le sue debolezze. Chi opera in questo ambito, deve giocoforza tenere conto del fatto che un reato (perpetrato o patito) rappresenta sempre un elemento destabilizzante destinato ad alterare a lungo equilibri che, magari, si ritenevano granitici.