Malumori sul medico del traffico

Malumori sul medico del traffico

Da www.rsi.ch/news

Il Dipartimento delle Istituzioni sta pensando all’inserimento della figura in un nuovo istituto di medicina legale

Affidare gli esami dei casi gravi di guida in stato di inattitudine ad un privato, la dottoressa Mariangela De Cesare, l’unico medico del traffico con questo tipo di formazione, è un sistema che non piace al direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi, che sta valutando la creazione di un Istituto di medicina legale in cui collocare anche il medico del traffico. Alla base della decisione, anticipata da La Regione, ci sarebbe anche la mancanza di trasparenza del metodo adottato finora.

La dottoressa De Cesare è l’unica in Ticino ad avere una formazione di livello 4, necessaria per la presa a carico dei casi gravi di guida in stato di inattitudine. Gli altri medici, con livelli di formazione 1 e 2, possono invece pronunciarsi sull’idoneità alla guida di anziani e autisti professionisti.

A far storcere il naso a diversi utenti sono però le fatture emesse dalla dottoressa che, per chi le ha ricevute, risulterebbero salate e prive di dettagli. Per Norman Gobbi è però soprattutto un problema di approccio: “Mi sono più volte confrontato con la dottoressa, poiché in un sistema come quello svizzero c’è un rapporto di fiducia tra l’autorità e il cittadino, e talvolta l’approccio proposto non è in linea con questo sistema di riferimento: non si può mettere una cifra tout court senza spiegare a cosa si riferisce”, spiega ai nostri microfoni.

Integrare il servizio in un nuovo istituto autonomo potrebbe allora garantire più trasparenza e controllo sulle fatture. Fatture che oggi vengono calcolate sulla base del Tarmed. Un sistema tariffale utilizzato dai medici in cui a ogni prestazione effettuata, come ad esempio un esame della vista, vengono attribuiti dei punti da moltiplicare poi per un coefficiente che varia da cantone a cantone. Essendo il coefficiente più alto in Ticino che in altri cantoni, spiega il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti, ecco che le fatture risultano più alte. Il problema maggiore, aggiunge però Denti, è che il Tarmed non ha senso se usato in questi casi: “Non posso farmi rimborsare dalla cassa malati la visita dal medico del traffico, quindi non si può usare un tariffario concordato dai medici con le casse malati per una cosa che non ha niente a che vedere con la LaMal”. Altre soluzioni potrebbero dunque essere applicate, continua Denti, come per esempio un forfait a visita.

La dottoressa Mariangela de Cesare, da noi contattata, prima di esprimersi preferisce attendere la risposta all’atto parlamentare ancora pendente in merito a queste polemiche.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Malumori-sul-medico-del-traffico-11294475.html

Automatismi e ‘digital’ a favore di utenza.

Automatismi e ‘digital’ a favore di utenza.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 gennaio 2018 de La Regione

Da inizio anno è stato introdotto il rilascio automatico della licenza illimitata, quella che si stacca dopo i tre anni di licenza di condurre in prova. In pratica, svolti i corsi necessari e decorsi i tempi di legge, il sistema invia tramite posta direttamente a domicilio la patente definitiva, senza necessità di doverla chiedere.
In via automatica viene pure inviato il secondo sollecito a chi detiene la patente in prova a svolgere i citati corsi, prima di ritrovarsi con l’amara constatazione di dover ricominciare… tutto daccapo.
Dal 2 gennaio è poi online il nuovo sito web, in versione più snella e intuitiva. “Era già un ottimo portale, con tantissime informazioni. Probabilmente troppe – constata Cristiano Canova, capo Sezione circolazione –. L’obiettivo della revisione era quello di mettere a disposizione dell’utente le informazioni che sta cercando, rinunciando a mettere in evidenza quello che la Sezione vuole comunicare”. Il risultato è una ‘homepage’ in cui fanno bella mostra di sé i servizi più utilizzati.
Da lì si accede direttamente alle procedure, che permettono il più delle volte di evitare le colonne a Camorino.
Fra queste, utilizzata per ora da un numero contenuto di utenti, anche la possibilità di pagare online le fatture delle multe. Una piccola comodità in mezzo alla scocciatura.

Ridotti (di molto) i tempi di attesa a Camorino.

Ridotti (di molto) i tempi di attesa a Camorino.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 gennaio 2019 de La Regione

Da una media di 40 minuti di attesa a fine 2017 si è scesi a 6/7 minuti a fine 2018. Un risultato che per chi si è già trovato alla Sezione della circolazione di Camorino, ticket alla mano, ad aspettare lo sportello libero, ha (quasi) dell’incredibile.
“Sono dati oggettivi, forniti dal nostro sistema di ticketing, e quindi attendibili”, garantisce il capo Sezione Cristiano Canova mentre illustra alla stampa le novità introdotte su tutto il “campus”, come lo chiama chi ci lavora.
Da 40 anni sede di uno dei servizi dell’Amministrazione cantonale più sollecitati dall’utenza, le infrastrutture di Camorino hanno tentato di tenere il passo con l’aumento costante del parco veicoli ticinese.
Con le ultime novità ora la Sezione è 4.0. “Il nostro obiettivo è quello di rendere più rapida e soddisfacente l’interazione tra il cittadino e i servizi del Dipartimento – commenta il direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi –. La Sezione della circolazione è stata in tal senso un cantiere importante, con diversi progetti di riorganizzazione riusciti grazie allo sforzo di tutti. Anche di chi è dovuto uscire dalla propria ‘zona comfort’ per cambiare metodo e abitudini di lavoro”.
Il tutto per puntare a un miglioramento qualitativo che ambisce, nel 2019, alla certificazione Iso dell’Ufficio tecnico.
I ritardi nei collaudi e la struttura vecchia sono ormai un ricordo, assicura Canova. Grazie, fra l’altro, all’estensione delle deleghe ai partner esterni.
Primi fra tutti i garage. Con Upsa, l’associazione di categoria, è stata sottoscritta una convenzione che permette di “saltare” la seconda visita dopo il collaudo a Camorino. La conferma della riparazione, con l’adeguamento del mezzo agli standard di legge, la garantisce il garagista. «Un bell’esempio di collaborazione tra economia privata e Stato – annota il direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Gabriele Lazzaroni –. Così evitiamo all’utenza inutili spostamenti verso Camorino».
Torniamo ai tempi d’attesa del Servizio immatricolazioni. «Era il problema principale da risolvere – ricorda Canova –.
Lo abbiamo affrontato con tre interventi. Il primo sul fronte logistico, con un miglioramento e un potenziamento delle postazioni. Il secondo organizzativo, con un sistema di ticketing più performante e orari di apertura estesi sul mezzogiorno. E non da ultimo con potenziamenti transitori del personale». Ciò che ha reso nettamente più fluido il succedersi degli utenti agli sportelli.
“La struttura ha resistito anche il 27 dicembre, giornata da ben 1’300 pratiche. Nonostante il picco il tempo medio d’attesa è stato di un quarto d’ora. Buon segno – conclude il capo Sezione –. I tempi di attesa medi da 40 minuti erano inaccettabili: trovo invece che, a fronte del numero di pratiche trattate, quelli attuali siano più che sostenibili”.

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 8 gennaio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11290485

 

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Auto: agli stranieri piace pagare le multe online
La Sezione della circolazione presenta i risultati del restyling, tra procedure snellite e digitalizzazione

Con l’inizio del nuovo anno, la Sezione della circolazione ha scelto di presentare le novità introdotte a Camorino per migliorare le prestazioni offerte agli utenti.
Si tratta di un vero e proprio restyling, che passa dal rendere più snelle le procedure burocratiche, riducendo anche i tempi di attesa agli sportelli, dall’ottimizzazione della struttura e dell’organizzazione interna, fino al miglioramento delle prestazioni e dei servizi online offerti.
E il tutto viene festeggiato proprio a distanza di 40 anni dal trasferimento da Bellinzona a Camorino della sede della Sezione della circolazione.
“Il nostro obiettivo è quello di rendere più rapida e soddisfacente l’interazione tra il cittadino e i servizi del Dipartimento” indica il direttore delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi.
Le novità più importanti introdotte hanno interessato in particolare il servizio delle immatricolazioni, definito dal capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova “il cuore della Sezione”. La mole di lavoro e i conseguenti importanti tempi di attesa per evadere le pratiche “rappresentava il problema principale – prosegue – Dai 40 minuti necessari a fine 2017, a lavori implementati siamo riusciti ad arrivare a 6-7 minuti a fine 2018. Un tempo che ora si dimostra sostenibile”. Dalle statistiche del DI emerge come la Sezione della circolazione sia uno dei servizi più sollecitati, con 575.000 pratiche evase nel 2018. Grazie a un sito web più intuitivo e al processo di ottimizzazione delle procedure, oggi è altresì possibile pagare le contravvenzioni online, un servizio che mira per lo meno “ad agevolare un compito già poco gradito ai cittadini” osserva Gobbi.
Una modalità di pagamento, questa, utilizzata “in particolare dagli stranieri, – indica Canova – i quali più difficilmente sono nella condizione di utilizzare le polizze di versamento”. Tuttavia, il DI sottolinea come “la digitalizzazione migliora le prestazioni, ma non va a scapito del contatto umano”.
“Il veicolo deve sempre essere portato da qualcuno a Camorino per la verifica degli esperti e l’interazione rimane” osserva a questo riguardo Gobbi.
Inoltre nuovo è il rilascio automatico della licenza definitiva, dopo i 3 anni di licenza in prova e dopo aver sostenuto l’esame.
La Sezione della circolazione ha quindi evoluto le proprie prestazioni per dare una risposta più mirata alle aspettative dei cittadini e dei partner di riferimento. E proprio a questo proposito è intervenuto il direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Gabriele Lazzaroni: «Siamo soddisfatti per le novità introdotte, un esempio su tutti riguarda la riparazione post collaudo. Ora non è più necessario tornare a Camorino, si può riparare l’auto anche nel garage vicino a casa». Lazzaroni poi rimarca: “La collaborazione tra lo Stato e l’economia privata è più che ottima, un vantaggio per noi che nel complesso rappresentiamo il primo utente per la Sezione della circolazione”.
E proprio la qualità è l’obiettivo del DI che, oltre a promuovere l’ottenimento dell’attestato di qualità «ISO» per l’Ufficio tecnico, ha deciso di dare avvio al progetto «cinque stelle» volto a migliorare ancora il rapporto tra gli utenti e i servizi delle Istituzioni. Il progetto nel suo insieme è costato 1,8 milioni di franchi.

Medicina legale di Stato

Medicina legale di Stato

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 9 gennaio 2019 de La Regione

Gobbi pensa a un Istituto cantonale che includa anche il dottore del traffico
Incontro settimana prossima con la dottoressa che si occupa delle analisi su chi compie infrazioni gravi, così come previsto da ‘Via Sicura’

“Stiamo valutando la possibilità di creare un Istituto di medicina legale”. È questa la soluzione che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi intende concretizzare in futuro, con l’obiettivo di dare un assetto migliore al settore, comprensivo pure della discussa figura del medico del traffico.
Prospettiva su cui si sta ragionando in seno al Dipartimento, e che sta prendendo ancor più forza in seguito alle critiche e alle lamentele emerse proprio attorno alla figura del medico del traffico.
Sono soprattutto le fatture salate che hanno fatto arrabbiare più di un conducente, costretto secondo le norme federali introdotte con ‘Via Sicura’ a svolgere analisi dettagliate a seguito di un’infrazione stradale grave. Sta al medico del traffico, sulla base di perizie e accertamenti, giudicare la futura idoneità alla guida del conducente.
In Ticino questa figura lavora su mandato del Cantone e ad avere le competenze richieste per svolgere la funzione è soltanto una persona, la dottoressa Mariangela De Cesare: il motivo è da ricercare nel fatto che è necessaria un’abilitazione specifica, su criteri imposti dalla Confederazione, che richiede due anni di formazione. Realtà dal 1° luglio 2015, nel corso degli anni la figura del medico del traffico ha catalizzato una serie di critiche, formulate anche tramite atti parlamentari (l’ultimo in ordine di tempo quello del democentrista Cleto Ferrari, che indicava fatture ben oltre i mille franchi).
Di lunedì la presa di posizione del Fronte automobilisti Ticino, che giudicando “inutile e costoso” il servizio promette di sottoporre la questione alla Deputazione ticinese alle Camere affinché si modifichino le disposizioni di ‘Via Sicura’ al riguardo.
Alla luce delle polemiche, il Dipartimento intende muoversi? “Sì. Settimana prossima avremo un incontro con la dottoressa”, risponde Gobbi a margine della conferenza stampa sulle novità alla Sezione della circolazione. Visto però quanto impone “Via Sicura”, non ci sembra – facciamo presente al consigliere di Stato – che ci siano grandi margini di manovra da discutere con l’unica persona che in Ticino può svolgere queste analisi…
Perché – chiediamo allora – non ipotizzare di statalizzare il servizio, così da avere voce in capitolo sui costi fatturati o quanto meno un controllo diretto? “La prospettiva è questa, ma si inserisce comunque in una riorganizzazione più ad ampio raggio – anticipa il direttore del Di –. L’idea è quella di creare un Istituto di medicina legale di cui faccia parte sì il medico del traffico, ma anche i medici legali attivi sul nostro territorio”.

Le novità introdotte alla Sezione della circolazione

Le novità introdotte alla Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Ancor più qualità nel servizio offerto all’utenza: è questo l’obiettivo che vuole raggiungere la Sezione della circolazione che con 575’000 pratiche evase nel 2018 è uno dei servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. Oltre all’ottenimento della certificazione di qualità “ISO” per l’Ufficio tecnico prenderà avvio il progetto “cinque stelle” che mira a migliorare il rapporto tra gli utenti e i servizi del Dipartimento delle istituzioni.

“Il servizio al cittadino è la nostra priorità” ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa che ha avuto luogo oggi a Camorino, nella sede della Sezione della circolazione che fu inaugurata l’11 febbraio del 1979.
Accompagnato dal Capo Sezione Cristiano Canova e dal Direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Gabriele Lazzaroni, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha presentato le novità che sono state introdotte a Camorino per migliorare le prestazioni offerte agli utenti.
Come ricordato dal Capo Sezione Cristiano Canova una serie di piccoli progetti sono stati realizzati nel corso dell’ultimo anno con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente il servizio offerto all’utenza. Canova ha quindi passato in rassegna i risultati ottenuti: la riduzione dei tempi di attesa agli sportelli, l’ottimizzazione della struttura, delle procedure e dell’organizzazione interna, il miglioramento dei tempi di risposta e della raggiungibilità degli operatori nonché delle prestazioni e dei servizi online offerti.
Infine il capo Dipartimento ha ribadito che nelle ultime due legislature il Dipartimento delle istituzioni si è impegnato nello snellire le procedure burocratiche, così da rendere più rapida e soddisfacente l’interazione fra la cittadinanza e l’autorità cantonale.
La Sezione della circolazione ha quindi evoluto le proprie prestazioni per dare una risposta sempre più mirata alle aspettative dei cittadini e dei partner di riferimento.
Nei prossimi mesi con l’avvio del servizio denominato “5 stelle” si intende proseguire con quanto avviato dando ancora più risalto alle esigenze degli utenti che saranno anche interpellati per meglio comprendere i loro bisogni. Dopo una fase di studio e analisi si introdurranno una serie di misure comunicative e organizzative.

Team di agenti speciali per i giovani criminali

Team di agenti speciali per i giovani criminali

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Aumentano i minori vittime di abusi o che commettono un reato
Marco Mombelli: «È in arrivo una task force della polizia cantonale»

In Ticino sempre più bambini sono autori di crimini e reati. Allo stesso tempo non passa settimana senza che la cronaca riporti di un nuovo caso di abusi sui minori. In questo contesto, la polizia cantonale ha deciso di mettere in campo una speciale task force di inquirenti che – sotto il nome di Gruppo minori – si occuperà dei casi che vedono coinvolti i più giovani. Siano essi vittime o autori di reati. E proprio in questi mesi gli agenti stanno seguendo la formazione per poi essere operativi da aprile. Ne abbiamo parlato con Marco Mombelli, commissario della Sezione reati contro l’integrità delle persone.

Da dove nasce il bisogno di creare questa task force?
“Il Codice di procedura penale impone una preparazione specifica degli inquirenti che si occupano di interrogare i minori vittime di reato, tramite audizioni videoregistrate. Gli inquirenti formati in questo ambito operano presso la Sezione dei reati contro l’integrità delle persone. Non esistono, per contro, leggi che prescrivano una formazione specialistica degli agenti che si occupano di minori autori di reato, ma la questione è oggetto di varie raccomandazioni a livello internazionale”.

Significa che il numero di minori che commette reati o che ne è vittima è in aumento?
“In effetti vi è un certo aumento nelle statistiche di minori che commettono reati. Vi è anche un aumento di segnalazioni di situazioni che coinvolgono minori quali vittime di reato (abusi sessuali e maltrattamenti in particolare), ma quest’ultimo incremento è da imputare ad una maggiore consapevolezza e sensibilità, che portano a segnalare queste situazioni con qualche difficoltà in meno”.

La domanda sorge spontanea: fino ad ora la presa a carico di questi giovani era lacunosa?
“È fondamentale sottolineare che i minori vittime di reato sono presi a carico da personale specializzato da anni. Ciò che cambierà, a breve, è che anche i minori autori di reato (in particolare quelli che hanno meno di 14 anni e quelli che commettono reati di una certa gravità) saranno indagati da agenti specializzati. Fino ad oggi ogni agente di polizia poteva occuparsi di queste situazioni. Non risultano particolari lacune nella presa a carico di minori autori di reato, anche se la formazione di agenti specializzati mira ad ottimizzare questa parte di lavoro sensibile”.

Quanto ha inciso il caso del ragazzo che voleva compiere una strage alla Commercio di Bellinzona nella decisione di creare questo gruppo d’intervento?
“La storia della creazione del Gruppo minori è iniziata molto prima di quanto avvenuto alla Commercio. Certo è che il disagio giovanile è palpabile in determinati contesti anche se, va ricordato, la grande maggioranza dei nostri ragazzi non crea alcun tipo di problema e cresce bene, senza fare notizia».

In Ticino, questo gruppo operativo rappresenta una prima. Ma come siamo messi in un confronto con gli altri cantoni?
“Diversi cantoni hanno gruppi simili; quelli con città importanti si sono dotati di questo genere di gruppi già da anni”.

Il gruppo sarà operativo da aprile e in questi mesi gli agenti stanno seguendo la formazione. Quanti saranno le persone in azione? E in cosa consisterà il loro lavoro?
“Il Gruppo minori, che sarà inserito nell’attuale Sezione dei reati contro l’integrità delle persone che già si occupa, tra le altre cose, di minori vittime di reato, sarà composto inizialmente da cinque inquirenti e un responsabile. La loro attività consisterà nell’indagare situazioni che vedono coinvolti minori quali imputati (come detto in particolare quelli che hanno meno di 14 anni e quelli che commettono reati di una certa gravità), in stretta collaborazione anche con altri servizi della polizia cantonale. Si sta pure vagliando la possibilità di collaborazione attiva del Gruppo minori con la polizia comunale”.

Quali sono i fattori ai quali occorre prestare particolarmente attenzione quando si svolgono delle indagini dove sono coinvolti dei minori?
“Il diritto penale minorile nel nostro Paese prevede due concetti: quello della pena, ma anche quello delle misure, che hanno lo scopo di proteggere, educare ed evitare il rischio di recidiva. Spesso, per il minore autore di reato, il primo contatto con lo Stato e la giustizia passa attraverso la polizia. Da qui l’importanza di avere agenti che siano in grado di mirare agli obiettivi del procedimento penale. Va sottolineato inoltre come sia fondamentale un’adeguata presa a carico anche dei genitori. Queste situazioni possono mettere a dura prova il sistema familiare”.

Quali sono i reati che vedono maggiormente coinvolti i minori?
“Nel 2017 la Magistratura dei minorenni ha aperto 1.222 incarti, ovvero 348 in più rispetto al 2016. Il 28% dei reati è stato commesso in urto al Codice penale, il 20% nell’ambito della circolazione stradale, il 36% nel contesto della Legge federale sugli stupefacenti. Le statistiche della Magistratura dei minorenni segnalano un aumento di decisioni per reati contro l’integrità personale (60 decisioni) e per reati contro il patrimonio, furto e danneggiamento (214
rispetto alle 168 del 2016)”.

Lei è attivo nel ramo da anni. C’è un caso particolare che le è rimasto impresso?
“È una domanda difficile da rispondere perché scegliere un caso significherebbe metterne da parte molti altri. E quando sono coinvolti dei bambini non è facile. È chiaro che, nel corso degli anni, vi sono delle vicende che lasciano il segno più di altre. Basta pensare ai maltrattamenti subiti da quattro bimbi nel Mendrisiotto che giornalmente venivano picchiati dalla madre sotto gli occhi complici del padre e del nonno. Di fronte a storie così pesanti si resta toccati nel profondo. Ma parlare di un caso più degli altri non sarebbe corretto nei confronti di questi bambini: per loro che lo vivono sulla propria pelle, ogni storia è la più pesante”.

Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Formazione degli aspiranti agenti, è stato aperto il concorso – La scuola inizierà a marzo 2020 e durerà un anno in più Ma i responsabili non temono un calo delle candidature: «In Ticino c’è interesse» – Aumentano le donne in divisa

Poliziotti si può nascere (perché comunque è uno di quei mestieri che richiede una certa predisposizione naturale) ma, soprattutto, poliziotti si diventa. Negli scorsi giorni è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso per partecipare alla scuola di polizia (i candidati hanno tempo di farsi avanti fino al 4 febbraio). E ci saranno parecchie novità. La più grande riguarda probabilmente il fatto che – almeno formalmente – la scuola durerà un anno in più. Ne abbiamo parlato con Manuela Romanelli-Nicoli, responsabile del centro formazione di polizia, e il capitano Cristiano Nenzi, capo della Sezione formazione della Cantonale.

“La riforma della formazione di base – ci spiegano – è un progetto nazionale diretto dall’Istituto svizzero di polizia che sarà implementato in Ticino da marzo 2020 e il recente concorso per l’assunzione di futuri aspiranti della polizia cantonale (ma anche di numerose polizie comunali e per la polizia dei trasporti FFS) già riassume le maggiori novità procedurali dell’innovazione. Il loro percorso si svilupperà con un anno di scuola intervallato da periodi di stage e certificato da esami finali, il cui superamento garantirà l’accesso a un anno di pratica, posto sotto la responsabilità dei rispettivi corpi di appartenenza e che si concluderà con gli esami federali e l’ottenimento dell’attestato professionale federale”.

Ma cosa significherà, per gli aspiranti agenti, avere a disposizione un anno in più di formazione? “Dal 2014 – ci spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – gli aspiranti già beneficiano di un percorso formativo in qualche modo simile: attualmente, concluso l’anno di scuola con lo statuto di aspiranti e superati gli esami federali, i neo agenti assumono uno statuto di agenti in formazione e, durante un intero anno si rapportano con un diario di apprendimento che obbliga a una riflessione relativa alla propria azione da poliziotto, considerandone a posteriori gli aspetti giuridici, etici, emotivo-relazionali e procedurali, sotto l’attento sguardo di referenti. Solo al termine di questo anno pratico, connotato da rotazioni in diversi posti di polizia e intercalato da regolari valutazioni strutturate, i giovani agenti vengono formalmente nominati alla funzione”. Le maggiori differenze rispetto al modello che già si applica riguardano dunque una maggiore armonizzazione del percorso e degli esami del primo anno, che garantiranno l’acquisizione delle competenze operative per poter accedere all’anno di pratica, dove gli agenti in formazione, sotto la responsabilità di referenti e mentori, potranno consolidare la loro professionalità, confrontandosi con la complessità e le dinamiche reali del lavoro, elaborando nel contempo un bagaglio di competenze. Ma in termine di stipendio questo percorso cosa comporterà? “Almeno per quanto attiene la Cantonale e le Comunali nulla cambia rispetto alle prestazioni odierne. In termini di statuto, durante il primo anno le persone in formazione sono ancora definite aspiranti, e anche durante il secondo mantengono il ruolo di gendarme in formazione in Cantonale e agente in formazione nelle Comunali”.

Le nuove sfide della sicurezza
Un anno in più di formazione significa anche poter approfondire maggiormente contesti relativamente nuovi (per esempio il terrorismo, la cibercriminalità e i reati finanziari, le tematiche relative ai flussi migratori e alla tratta di esseri umani)? “La formazione scolastica – ci viene spegato – sarà mirata a un profilo di competenze e a un relativo programma quadro di formazione i cui contenuti integrano alcuni dei temi citati. Va però ricordato che l’aggiornamento di specifici contenuti formativi avviene non solo in funzione di riforme straordinarie, come questa che coinvolgerà tutta la Svizzera nel 2020, ma anche e soprattutto in funzione dell’evolversi della minaccia e dei conseguenti bisogni di sicurezza della società in cui la polizia si trova ad operare”.


Declinato al femminile

Mentre i 44 aspiranti della scuola di polizia 2018 (di cui sei donne) sono attualmente in stage e preparano gli esami federali di fine febbraio, in marzo come detto prenderà avvio la scuola 2019, che conterà una cinquantina di aspiranti, comprensivi di undici donne. “La presenza femminile – confermano Romanelli-Nicoli e Nenzi – è in evidente rialzo con questa scuola, confermando in modo deciso un trend che già sembrava si stesse profilando”.

C’è ancora la vocazione
In passato si è più volte parlato di “mancanza di vocazione” spiegando le difficoltà nel reclutare nuovi agenti. Il trend è cambiato? E il fatto di portare a 24 mesi la formazione non rischia di rendere meno attrattivo questo mestiere? Sembrerebbe di no, perlomeno alle nostre latitudini. “A differenza magari di altre realtà – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – nel nostro cantone abbiamo sempre avuto un’ottima rispondenza. Di regola si contano circa 250 candidature l’anno, per un numero di aspiranti infine assunti che negli ultimi periodi si aggira su una media di 45-50 agenti. In ragione delle passate esperienze con una formazione di polizia che nel nostro contesto già era, seppur in modo meno formale, su due anni, non riteniamo un deterrente il nuovo modello nazionale. Anzi. Speriamo che l’informazione che accompagna il concorso aiuti il nostro pubblico a capirne l’opportunità di crescita, in un contesto maggiormente protetto e a pari condizioni salariali”. Con la pubblicazione nel 2017 del Regolamento sulla Scuola di polizia, si è voluto poi formalmente sottolineare la valenza della struttura sul piano nazionale e della formazione di tutti gli agenti di lingua italiana. Fra le persone in formazione infatti si contano con una certa regolarità anche alcuni aspiranti sia della polizia cantonale grigionese, sia di quella militare e dei trasporti.

Da sapere
Serve anche umiltà
Quali sono le principali caratteristiche necessarie per accedere alla scuola? Il bando di concorso e le direttive d’esame ben descrivono i requisiti necessari. La formazione è impegnativa sia sul piano fisico sia su quello cognitivo e psichico. Gli aspiranti devono infatti anche consolidare competenze personali: disciplina, umiltà e tenacia (così da dimostrarsi in grado di reggere lo stress e le fatiche a cui la professione li sottoporrà). “Fra i requisiti principali – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – c’è la cittadinanza svizzera, un titolo formativo minimo (pari ad un attestato federale di capacità), un’altezza minima di 160 centimetri per le donne e di 170 per gli uomini, il casellario giudiziario e condotta e stato di salute idonei alla funzione”. Durante la selezione vengono valutate la condizione fisica, la cultura generale, la condotta dei candidati con un’indagine di polizia e il profilo psicologico (assessment, test cognitivi e di integrità morale). Infine un confronto con i superiori permette di rilevare anche la motivazione e l’idoneità al ruolo secondo la gerarchia.

 

 

 

Concorso aspiranti gendarmi/agenti di polizia da formare nel 2020-2022

Concorso aspiranti gendarmi/agenti di polizia da formare nel 2020-2022

Comunicato stampa

Nel corso del 2019 avranno luogo gli esami selettivi per l’assunzione di aspiranti gendarmi della Polizia cantonale, aspiranti agenti delle polizie comunali (Ascona, Bellinzona, Chiasso, Locarno, Losone, Lugano, Mendrisio, Minusio, Muralto e Stabio) e aspiranti agenti della Polizia dei trasporti, ammissibili alla formazione di base per agenti di polizia che inizierà il 2 marzo 2020 e si concluderà con gli esami federali di professione nel febbraio 2022.
Il relativo bando è stato pubblicato oggi sul Foglio ufficiale.
La formazione di polizia, vista la recente riforma nazionale, richiede ora un percorso formativo e certificativo di base su due anni: il primo presso una scuola di polizia riconosciuta (per il Ticino la Scuola di Polizia del V circondario) e un secondo anno di formazione pratica presso il Corpo di appartenenza.
Gli esami federali di professione sono previsti al termine del secondo anno. Come di consueto, l’idoneità dei candidati sarà verificata mediante prove fisiche, mediche, di cultura generale e psicologiche. La decisione sull’ammissione dei singoli candidati alla Scuola di Polizia del V circondario giungerà entro tre mesi dall’inizio della formazione.
Le candidature vanno inoltrate entro il 4 febbraio 2019.
Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo https://www4.ti.ch/index.php?id=50198.
Inoltre, è in programma un incontro informativo il 18.01.2019, dalle 19, presso il Centro d’istruzione della Protezione civile in via Ravello a Rivera.

 

Finanze: e ora i Comuni picchiano i pugni

Finanze: e ora i Comuni picchiano i pugni

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 gennaio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11273805

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 4 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

L’iniziativa legislativa che chiede di stralciare 25 milioni dai contributi versati al Cantone incassa il sì di 64 enti locali
Cossi: «Non è una guerra, serve autonomia» – Vitta: «Conti, l’equilibrio è fragile» – Gobbi: «Ritocchi controproducenti»

Le finanze del Cantone sono tornate in salute ed è quindi giunto il momento di sgravare i Comuni. Ne sono convinti i 64 Enti locali che hanno sottoscritto l’iniziativa legislativa «Per Comuni forti e vicini al cittadino», lanciata in autunno da Canobbio, Melide e Vernate. Forte del sostegno di tutte le città ad eccezione di Bellinzona il testo – che per riuscire necessitava del sostegno di almeno 23 Comuni – chiede di stralciare 25 milioni di franchi dal contributo che gli Enti locali versano allo Stato dal 2014, passando da 38,13 a 13,13 milioni. «Non è nostra intenzione fare una guerra al Cantone – ha esordito il sindaco di Vernate Giovanni Cossi – al contrario: con la nostra iniziativa intendiamo difendere i diritti dei Comuni nei confronti di un’autorità superiore sempre più avida e invadente che, se da un lato continua a delegare compiti agli enti locali, dall’altro toglie loro le risorse per farlo». «Negli ultimi 5 anni – si legge nel testo dell’iniziativa – ai Comuni ticinesi è stato imposto di contribuire al risanamento del bilancio cantonale versando quasi 150 milioni di franchi. Questo è ingiusto perché si tratta di risorse destinate a finanziare compiti comunali e non disavanzi del Cantone, sui quali i Comuni non hanno alcuna possibilità di intervenire. Ciò è antidemocratico e contrario al principio secondo cui chi decide paga».

«Così non si può continuare»
In tal senso, i promotori ritengono che i Comuni debbano poter gestire con maggior autonomia le proprie risorse. «Se nel 2014 quando è entrato in vigore il decreto di legge i conti del Cantone navigavano in acque burrascose oggi la situazione è ben diversa», ha precisato il sindaco di Canobbio Roberto Lurati. Per poi aggiungere come «allora nell’ambito della piattaforma di dialogo Cantone-Comuni avevamo detto sì ad un aiuto finanziario per una fase transitoria. Ma in Gran Consiglio è giunto un decreto legislativo per un contributo stabile nel tempo che, alla fine, ha impoverito i Comuni. Così non si può andare avanti. I 25 milioni erano destinati unicamente a tappare i buchi dei conti cantonali che ora sono tornati in salute». E le cifre lo dimostrano: dopo l’avanzo d’esercizio di 80,4 milioni di franchi registrato nel Consuntivo 2017, anche il Preventivo 2019 è segnato da cielo sereno con un avanzo stimato di 15 milioni. «È vero che oggi le finanze del Cantone stanno meglio – rileva il direttore del DFE Christian Vitta – ma l’equilibrio raggiunto è ancora fragile. Inoltre, di fronte al consolidamento dei conti sono diverse le richieste che giungono al Cantone. Non solo da parte dei Comuni. Occorre quindi discuterne in maniera costruttiva e lo faremo nell’ambito della Piattaforma Cantone-Comuni. Non bisogna poi dimenticare che nell’ambito della riforma fiscale è ipotizzato un riversamento dallo Stato agli enti locali di circa 10 milioni di franchi». Ma tra i motivi che hanno spinto i tre Comuni a lanciare l’iniziativa legislativa vi è altresì la proposta di abbassare il moltiplicatore d’imposta di 5 punti percentuali. «Il Cantone sta riflettendo su un possibile abbassamento del moltiplicatore cantonale – ha sottolineato Angelo Geninazzi, sindaco di Melide – e per noi è stata una sorta di affronto. Siamo tutti favorevoli a degli sgravi, ma vogliamo poterlo fare con i nostri soldi. Occorre essere coscienti che quest’iniziativa non risolverà come per magia tutti i problemi dei Comuni, ma rappresenta sicuramente un chiaro segnale nei confronti del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio: vogliamo poterci autodeterminare, non siamo uno sportello del Cantone».

Di corse a ostacoli e chirurgia
Un appello questo che ha fatto breccia tra numerose realtà comunali «nonostante i diversi ostacoli che abbiamo incontrato nel lancio dell’iniziativa», ha rimarcato Cossi citando «l’intrusione della Sezione degli enti locali come pure la reazione del Governo che, in una lettera di metà novembre, comunicava ai Municipi che non sussiste alcun obbligo legislativo a sottoporre l’iniziativa ai Consigli comunali. È vero, la legge non lo impone. Ma quella del Consiglio di Stato è stata un’intrusione discutibile se non un’entrata a gamba tesa nel processo democratico». Una missiva questa, nella quale il Governo invitava i Municipi a «non dar seguito all’iniziativa» in quanto «rappresenta una chiara forzatura dei rapporti fra i due livelli istituzionali». Ma non solo. Nel suo scritto, il Governo ribadiva come un sì massiccio al testo avrebbe «creato ulteriore instabilità e confusione, portando pregiudizio sia all’interesse cantonale che a quello comunale», fomentando «pregiudizi al progetto di riforma istituzionale in corso Ticino 2020». «Tutto questo è semplicemente ridicolo – ha commentato Cossi – i Comuni non sono sportelli del Cantone e noi chiediamo che – se il dossier Ticino 2020 non si sblocca in tempi celeri – entro quest’autunno il Gran Consiglio si pronunci sull’iniziativa. È necessario fare chiarezza prima che vi sia il rinnovo dei poteri comunali». «Al momento stiamo attendendo la presa di posizione dei Comuni», replica il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi per poi ribadire come «quando si tratta di modificare un intero apparato legislativo occorre essere coscienti che i tempi non sono brevi». Sollecitato invece sul fallimento della piattaforma Cantone-Comuni di fronte alle due iniziative legislative lanciate (vedi scheda a lato), il consigliere di Stato rilancia: «Piuttosto, direi che è un fallimento della capacità di rappresentanza dei Comuni nella Piattaforma. Quando abbiamo preso posizione come Consiglio di Stato abbiamo precisato come le due iniziative andassero contestualizzate in una visione più ampia. Altrimenti, il rischio è che si vada a cantonalizzare tutto lasciando ai Comuni i compiti minori. Ma non è questo l’obiettivo». Al contrario, il direttore delle Istituzioni ricorda come «la riforma Ticino 2020 è sì stata voluta da ambo le parti, ma richiesta soprattutto dai Comuni. Se ora i Municipi vogliono cominciare a fare microchirurgia su alcuni aspetti occorre rendersi conto che può poi diventare difficile portare il paziente intero in sala operatoria. In ogni modo discuteremo delle due iniziative con i dipartimenti competenti, ma ritengo che sia controproducente andare oggi a ritoccare alcuni flussi senza avere una visione d’insieme». Consegnate le firme alla Cancelleria dello Stato, salvo colpi di scena il dossier passerà ora al Gran Consiglio.

Verdeckte Ermittlungen für die Verbrechensprävention

Verdeckte Ermittlungen für die Verbrechensprävention

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 dicembre 2018 della Neue Zuercher Zeitung

Mit seinem neuen Polizeigesetz reagiert das Tessin auf das schweizweit wachsende Bedürfnis, Straftaten zu verhindern

Kürzlich hat der Tessiner Grosse Rat das kantonale Polizeigesetz um dringend geforderte Elemente erweitert. Dem Beschluss gingen lange Diskussionen im Zusammenhang mit Persönlichkeitsrechten voraus. Doch am Ende entschied das Tessiner Kantonsparlament aufgrund aktueller Entwicklungen bei der Verbrechensbekämpfung, einige Lücken im Gesetz von 1989 zu schliessen. Unter den neuen Befugnissen für die kantonale Polizei stechen präventive Ermittlungsformen wie Observation sowie verdeckte Fahndung und Ermittlung ins Auge. Dazu kommt die Möglichkeit des Polizeigewahrsams von 24 Stunden, der auch für Minderjährige gilt.

Verfolgung mit GPS 
Auf Anfrage betont Staatsrat Norman Gobbi, Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements, die Polizei habe nebst der Strafverfolgung auch die grundlegende Aufgabe, die Sicherheit zu gewährleisten – und Verbrechensprävention zu betreiben. Die Zeitung «Corriere del Ticino» zitiert Gobbi mit den Worten, das Schweizer Stimmvolk habe am 25. November den Versicherungsdetektiven potenziell mehr Handlungsmöglichkeiten zugesprochen, als der Tessiner Kantonspolizei bis dato zur Verfügung gestanden hätten. Umso notwendiger erscheine die aktuelle Gesetzeserweiterung im Kanton.

Die Verhinderung von Straftaten wird immer wichtiger. Dies betrifft nicht nur organisierte Kriminalität und Terrorismus, sondern auch Gewalt bei Sportanlässen, Drogen- und Verkehrsdelikte sowie Pädophilie. In diesem Zusammenhang kann die Tessiner Kantonspolizei künftig – und bereits seit einiger Zeit die Kapo der meisten anderen Kantone – Observation und Prävention rechtlich klar abgestützt betreiben. Die Beobachtung von Personen und Sachen im öffentlichen Raum, zu dem natürlich auch das Internet gehört, wird mittels Abhörgeräten, Videoaufnahmen und weiterer Registriermassnahmen durchgeführt. Dank der Möglichkeit, Personen und Autos mithilfe von versteckt platzierten GPS-Geräten beobachten zu können, fallen beispielsweise aufwendige Verfolgungsaktionen auf der Strasse weg.

Noch wirkungsvoller als die Observation ist die verdeckte Ermittlung. Diese entspricht in der ganzen Schweiz einem aktuellen Bedürfnis und darf dann zum Einsatz kommen, wenn die bisherigen Untersuchungen erfolglos geblieben sind oder andere Ermittlungsmassnahmen nicht zum Erfolg führen würden. Laut dem Bundesamt für Polizei (Fedpol) zeigt die Erfahrung, dass die Polizei gerade im virtuellen Raum und bei schweren Delikten unerkannt ermitteln können muss, um kriminellen Machenschaften frühzeitig auf die Spur zu kommen.

Der Einsatz von verdeckten Polizeibeamten ohne «Legende», d. h. ohne Tarnidentitäten, sei auf Bundesebene als verdeckte Fahndung bekannt, erklärt Fedpol-Sprecherin Lulzana Musliu. Mit Tarnidentitäten handle es sich um eine verdeckte Ermittlung. Und gemäss der Schweizerischen Strafprozessordnung darf die wahre Identität der Legenden-Träger auch dann nicht preisgegeben werden, wenn sie in einem Gerichtsverfahren als Auskunftspersonen oder Zeugen auftreten.

Eines leuchtet schnell ein: Eine verdeckte Ermittlung spielt besonders bei der Bekämpfung der pädophilen Kriminalität auf Internet-Plattformen eine wichtige Rolle. So muss beispielsweise gemäss dem revidierten Polizeigesetz des Kantons Bern die Kapo die Möglichkeit haben, potenzielle Täter im Netz aufzuspüren und sie zu kontaktieren, bevor es zu einem Delikt kommt. Dabei sollen die ermittelnden Polizeibeamten oder andere Spezialisten gerade in diesem Umfeld mit einer Legende versehen agieren können. Auf solchen Plattformen sind Phantasienamen bzw. Nicknames nämlich die Regel.

Die präventiven polizeilichen Massnahmen müssen separat in jedem Kanton gesetzlich geregelt sein. Denn sie gehen über den Anwendungsrahmen der 2011 in Kraft getretenen Schweizerischen Strafprozessordnung (StPO) hinaus, wie der Tessiner Staatsrat Gobbi erklärt. Laut der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren (KKJPD) wurde mit der Einführung der StPO das frühere Bundesgesetz über verdeckte Ermittlungen aufgehoben, das für die Kantone die Rechtsgrundlage in Sachen Tarnidentitäten gebildet hatte. Daher entstand die Notwendigkeit, in den kantonalen Polizeigesetzen entsprechende Regelungen dazu zu erlassen.

Gericht muss Tarnung erlauben
Damals habe die KKJPD einhellig empfohlen, eine Regelung zur präventiven verdeckten Fahndung zu erlassen, sagt Generalsekretär Roger Schneeberger. Gemäss seinen Worten waren sich aber die Konferenzmitglieder uneins, ob auch verdeckte präventive Ermittlungen erlaubt sein sollten. So überliess es die KKJPD den Kantonen, ob sie Ermittlungen mit Tarnidentität zulassen wollten. Falls ja, empfahl die KKJPD, den Deliktskatalog der Schweizerischen Strafprozessordnung anzuwenden und eine richterliche Überprüfung vorzusehen. Als Muster diente die Regelung des Kantons Bern.

Nach Schneebergers Wissensstand haben inzwischen viele Kantone Bestimmungen zur verdeckten Ermittlung in ihre Polizeigesetze aufgenommen. Gemäss einer Liste, die das Tessiner Justiz- und Polizeidepartement führt, sehen lediglich die beiden Appenzell, Baselland und die Waadt weiterhin keine verdeckte Ermittlung bzw. keine verdeckte Vorermittlung vor. Im Tessin hielt man sich mit der Einführung der Tarnidentitäten so lange zurück, weil man einige Klärungen des Bundesgerichts zu den Polizeigesetzen Zürichs und Genfs abwarten wollte. Die präventive verdeckte Ermittlung sei lediglich mit dem Einverständnis des kantonalen Zwangsmassnahmengerichts möglich – so wie es im Übrigen das Bundesgericht verlangt habe, betont Staatsrat Gobbi in diesem Zusammenhang.

Und wie sieht es auf Bundesebene aus? Das Agieren mit Tarnidentitäten ist laut Fedpol-Sprecherin Musliu nur gestützt auf die Schweizerische Strafprozessordnung (StPO) zulässig, die eine gerichtliche Zustimmung verlangt. Bei verdeckten Fahndungen hingegen genügt eine Anordnung der Staatsanwaltschaft oder gar der Polizei selber. Gemäss Muslius Worten soll die Bundespolizei aber künftig ebenfalls verdeckte Fahnder im Internet und in elektronischen Medien im Vorfeld eines Strafverfahrens – das heisst ausserhalb der StPO – einsetzen können. Dies steht im Zusammenhang mit dem Vorschlag für ein Bundesgesetz über polizeiliche Massnahmen zur Bekämpfung von Terrorismus. Das Ziel bleibt stets, Verbrechen und schwere Vergehen im Vorfeld ihrer Realisierung erkennen zu können.