Più agenti e ulteriore diminuzione dei furti

Più agenti e ulteriore diminuzione dei furti

Decisiva la regionalizzazione della Gendarmeria

In Ticino i furti continuano a diminuire. La tendenza al ribasso è confermata dalla Polizia cantonale, in attesa della pubblicazione della statistica federale sulla criminalità prevista per la seconda metà del mese di marzo. Pure la recente operazione “Prevena 17”, effettuata in collaborazione tra la Polizia cantonale, le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e le Guardie di confine per garantire nel periodo natalizio una maggiore presenza di pattuglie nel momento di forte affluenza nei negozi e nei centri commerciali, ha evidenziato una riduzione concreta dei furti con scasso, dei borseggi e dei taccheggi. Sull’arco di una ventina di giorni sono state controllate oltre 1’200 persone e quasi 800 veicoli. I fermi per inchiesta sono stati 12 e 3 persone sono state arrestate.

L’utilità delle campagne di sensibilizzazione
Un trend positivo che ha avuto inizio nel 2014 e che ingloba indistintamente tutte le regioni del Cantone, compreso il Mendrisiotto, in passato colpito ripetutamente da questo tipo di reato. A livello statistico, tutte le categorie di furti sono sensibilmente in calo nell’anno appena terminato: quelli con scasso, quelli senza scasso e quelli commessi nei veicoli.

Per me si tratta di una significativa conferma della qualità del lavoro svolto dal mio Dipartimento, e segnatamente dalla Polizia cantonale, nell’attività quotidiana di prevenzione e repressione e con la realizzazione di convincenti campagne di sensibilizzazione contro i furti (oltre alla giornata sul tema promossa a livello nazionale) e operazioni dissuasive come quella indicata in precedenza. Soprattutto i messaggi trasmessi nelle varie campagne hanno contribuito a rendere consapevole del problema buona parte della popolazione, che ha poi deciso di applicare alcuni semplici accorgimenti, rendendo la propria abitazione più sicura o correggendo dei comportamenti personali a rischio. Una serie di provvedimenti che, con un minimo sforzo, contribuiscono a ridurre notevolmente la minaccia di violazione della propria intimità casalinga e allo stesso tempo diminuiscono la percezione soggettiva del pericolo.

Sono sempre stato un promotore della collaborazione tra le varie forze dell’ordine. Posso affermare con orgoglio che la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol), entrata in vigore nel mese di settembre del 2015 con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra i due Corpi, ha contribuito in modo rilevante al raggiungimento dei brillanti risultati degli ultimi anni, anche grazie alla  proficua collaborazione con le Guardie di confine.

Un migliore impiego delle risorse sul territorio
Il calo dei furti è riconducibile alle varie misure attuate sul piano organizzativo all’interno del sistema sicurezza cantonale, dove ognuno ricopre una specifica funzione che permette di rispondere alle molteplici sollecitazioni. In particolare, la regionalizzazione della Gendarmeria che, sfruttando le sinergie fra le diverse forze di polizia, consente di impiegare al meglio le risorse nell’interesse di una presenza più capillare e tempestiva sul territorio.

Per quanto riguarda il Mendrisiotto, la riduzione dei furti è stata favorita dalla chiusura notturna a titolo sperimentale per sei mesi di tre valichi, nel frattempo riaperti dal Consiglio federale senza però dare seguito alla richiesta di potenziamento del personale delle Guardie di confine. Una soluzione scaturita da una mozione della collega Roberta Pantani, che ha saputo interpretare la volontà della popolazione e che ha accresciuto il senso di sicurezza nella zona di confine. Proprio per questo motivo vi garantisco il mio impegno nel voler ripristinare quanto prima la situazione favorevole.

Infine, rinnovo a tutti voi l’invito a continuare a svolgere il prezioso ruolo di sentinella sul terreno. Sempre più cittadini informano con precise segnalazioni su situazioni anomale o comportamenti sospetti, agevolando e rendendo spesso più incisivo il lavoro della polizia nell’azione di contrasto e nella prevenzione. E questo, lo ricordo, nell’interesse della collettività.

 

Divisione della giustizia: conduzione ad interim dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri

Divisione della giustizia: conduzione ad interim dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri

A contare dal 1. febbraio 2018, l’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri, che comprende gli Uffici di Locarno e Valli e di Bellinzona e Valli, sarà diretto ad interim dal lic. iur. Silvio Bottegal, attuale Supplente ufficiale presso l’Ufficio dei fallimenti di Lugano. Accanto a quest’ultima funzione, egli garantirà la conduzione dell’Ufficio dopo la partenza dell’attuale responsabile, in attesa che il Parlamento si determini sulla riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare.

Con effetto al 1° febbraio 2018, l’attuale Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, avv. Patrick Bianco, lascerà l’Amministrazione cantonale per una nuova sfida professionale. In quest’ottica, il Dipartimento delle istituzioni, e per esso la Divisione della giustizia, si è adoperata alfine di continuare ad assicurare la conduzione dell’Ufficio, in particolare in attesa che il Gran Consiglio si determini sulla riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare oggetto di uno specifico Messaggio governativo
(cfr. Messaggio n. 7371 dell’11 luglio 2017). Una riorganizzazione che prevede il riordino strutturale dell’intero settore, segnatamente con la creazione della Sezione esecuzione e fallimenti volta ad accrescere l’efficienza e l’efficacia organizzativa.

Questa decisione, unitamente ad altri potenziamenti puntuali effettuati di recente negli Uffici dei fallimenti di Mendrisio e Locarno – facendo capo a risorse interne e intensificando la collaborazione tra l’Ufficio dei fallimenti e l’Ufficio di esecuzione –, mirano a rafforzare il settore fallimentare garantendo una presenza costante dello Stato sul territorio cantonale. Una presenza che si rivela fondamentale anche a livello delle segnalazioni alle competenti Autorità giudiziarie, di situazioni o comportamenti potenzialmente illeciti registrati in questo ambito delicato e sensibile. Un’attività che il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia ritengono prioritaria, fermo restando la necessaria partecipazione attiva da parte di tutti gli attori coinvolti, quali il Ministero pubblico e altri uffici dell’Amministrazione cantonale. Un’attività essenziale per salvaguardare il tessuto sociale ed economico del nostro Cantone, che continuerà ad essere assicurata nell’avvenire dai collaboratori dell’Ufficio dei fallimenti.

Il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia ringraziano l’avv. Patrick Bianco per l’impegno profuso durante la sua esperienza pluriennale presso l’Amministrazione cantonale e il Supplente Ufficiale dei fallimenti lic. iur. Silvio Bottegal per la disponibilità ad assumere questo ulteriore compito, augurandogli buon lavoro.

Aggregazione dei Comuni della Verzasca – Fissata la data della votazione consultiva

Aggregazione dei Comuni della Verzasca – Fissata la data della votazione consultiva

Il Consiglio di Stato ha approvato oggi la proposta per la creazione di un nuovo Comune denominato «Verzasca», frutto dell’aggregazione fra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori vallerani di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo. Il Governo ha inoltre fissato la data della votazione consultiva: il 10 giugno 2018, in concomitanza con le votazioni federali.

Lo scorso 12 gennaio i Municipi dei sette Comuni coinvolti – con l’approvazione dei rispettivi Consigli comunali – hanno sottoscritto i propri preavvisi favorevoli e trasmesso al Governo il rapporto finale sull’istituzione del nuovo Comune di Verzasca. In caso di esito positivo della votazione consultiva – prevista per il 10 giugno prossimo – l’entrata in funzione della nuova entità comunale dovrebbe avvenire con le prossime elezioni comunali, nella primavera del 2020.

Per la nascita del nuovo Comune, il Consiglio di Stato ha confermato la volontà di sottoporre al Gran Consiglio un messaggio che prevede contributi finanziari complessivi per 18 milioni di franchi, cosi suddivisi:

11 milioni di franchi quale contributo di risanamento che comprende gli indennizzi per i territori vallerani dei Comuni di Lavertezzo e Cugnasco-Gerra

2,4 milioni di franchi quale contributo massimo per la costruzione di una nuova palestra nel centro scolastico di Brione Verzasca

2 milioni di franchi quale sostegno finanziario a investimenti di valenza regionale per lo sviluppo socioeconomico e territoriale

2,6 milioni di franchi quale contributo per il risanamento definitivo del bilancio del Comune di Lavertezzo

Come noto, un progetto aggregativo analogo era già stato accolto dalla maggioranza dei cittadini il 14 aprile 2013, ma una sentenza del Tribunale federale – pronunciata il 25 agosto 2015 – aveva annullato il decreto legislativo che istituiva la nuova entità comunale. La decisione era stata motivata dall’assenza – nella Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr) – di una base legale che permettesse la separazione coatta di parti di territorio da un Comune. In seguito alla sentenza, d’intesa con i Comuni coinvolti, il Dipartimento delle istituzioni ha valutato diversi scenari, riattivando la Commissione di studio e aggiornando il rapporto sul progetto, poi sottoscritto da tutti i partecipanti il 26 luglio dello scorso anno.

 

Da Il Quotidiano di mercoledì 31 gennaio 2018
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Rimborsiamo l’imposta

Rimborsiamo l’imposta

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 31 gennaio 2018 de La Regione

Targhe auto, i ricorsi accolti fanno saltare i calcoli. Saranno ristornati in totale 8 milioni di franchi Gobbi: ‘Il tribunale ci ha messo dei paletti. L’attuale legge ha palesato i suoi limiti’. Riforma attesa per l’estate.

La “mazzata” del 2017 non era legale. Il Consiglio di Stato non poteva azzerare di punto in bianco il bonus agli automobilisti, raddoppiandogli l’importo da versare. Poteva al massimo aumentare del 10% il prelievo, non di più. Dunque il governo correrà ai ripari, prima che una valanga di ricorsi (sulle fatture del 2018, appena recapitate ai conducenti) blocchi del tutto l’ingranaggio.
Lo farà ristornando circa otto milioni di franchi a chi, nel 2017, si è visto aumentare la tassa di circolazione (poi sostanzialmente confermata nel 2018). Questo l’effetto della decisione della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello, di cui ‘La Regione’ ha riferito ieri. I giudici hanno dato (parzialmente) ragione a quattro cittadini che, grazie al sostegno del Fronte degli automobilisti ticinesi (Fat), avevano contestato l’aumento (vedi sotto). L’indomani il Dipartimento delle istituzioni ha fatto sapere di “prendere atto” della decisione, ma soprattutto “considerato l’impatto del provvedimento” di voler proporre all’Esecutivo di “restituire l’importo versato in eccesso a tutti i cittadini ticinesi che hanno avuto un aumento delle imposte di circolazione 2017”, ricalibrando “allo stesso modo” anche le imposte 2018. I colleghi hanno già dato un via libera di principio all’operazione, ci spiega il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Ma, chiediamo, cosa non ha funzionato nel sistema? L’adeguamento dei bonus e dei malus si era reso necessario per garantire la neutralità finanziaria degli ecoincentivi, così come prevede la legge. «L’errore a mio avviso sta nel manico – risponde il ministro –: il fondo vincolato alla neutralità finanziaria e la rapida evoluzione del parco veicoli hanno palesato tutti i limiti dell’attuale base legale. L’adeguamento delle imposte, lo ricordo, è stato attuato per rispondere al principio della neutralità finanziaria sancito dalla legge vigente, un principio sul quale oggi il Tribunale ci dice che possiamo anche soprassedere: devi garantire la neutralità tra bonus e malus, ma hai anche delle limitazioni sui correttivi da porre – sintetizza Gobbi –. Abbiamo voluto correggere il prima possibile il disavanzo tra bonus e malus che stava diventando importante, ma alla fine dell’operazione ci troveremo con una perdita a bilancio di circa otto milioni». E che “penalizzerà il raggiungimento degli obiettivi della manovra di risanamento delle finanze cantonali”, come si legge nella nota del Di. Questo perché, come detto, non ci si limiterà a versare il dovuto (circa tremila franchi) solo ai ricorrenti. «Ritengo che politicamente non si possa applicare la decisione solo a coloro che hanno fatto ricorso – spiega Gobbi –, ma sia equo e corretto dare la possibilità di rimborso a tutti coloro che hanno avuto un peggioramento dell’imposta oltre il limite del 10% fissato dal Tribunale. Il margine di apprezzamento del governo è un elemento importante della sentenza». La fattura del 2018 va pagata comunque? «Sì perché è stata emessa. Non sapevamo che la decisione sui ricorsi sarebbe giunta proprio in questi giorni…». Il ristorno verrà versato in seguito, secondo modi e tempistiche ancora da definire e sulle quali ci vorrà l’avallo dell’Esecutivo. «Dovremo trovare le modalità d’attuazione, garantendo che l’onere amministrativo sia ponderato alla necessità». Semmai ci fosse bisogno di dirlo, tutto il “pasticcio” giustifica ancor di più l’annunciato cambio del calcolo. Il Dipartimento vuole trovare una soluzione entro l’estate, in modo da poterla già applicare nel 2019. «Il gruppo di lavoro sta testando le simulazione del sistema di calcolo, ponderando tutti gli elementi. L’obiettivo è di trovare un calcolo che si più stabile e meno complesso di quello attuale».

Imposte di circolazione 2017

Imposte di circolazione 2017

In seguito alla decisione della Camera di diritto tributario del Tribunale di appello di accettare il ricorso di quattro cittadini ticinesi sulla modifica dell’imposta di circolazione 2017, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi intende proporre al Governo di riversare ai cittadini ticinesi circa 8 milioni di franchi pagati in eccesso con le imposte di circolazione nel 2017 e nel 2018.

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della decisione della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello su quattro ricorsi inoltrati da cittadini ticinesi contro la decisione concernente l’aumento delle imposte di circolazione per l’anno 2017.
Una decisione dell’Esecutivo cantonale per garantire il rispetto del principio della neutralità finanziaria sancito dalla legge sulle imposte di circolazione del 2009 – e approvata dal Gran Consiglio – correggendo gli importi dei bonus e dei malus applicati.

L’Autorità giudiziaria ha parzialmente accolto il ricorso inoltrato dai cittadini. In particolare è stato ritenuto troppo alto il margine di apprezzamento che la norma legale lascia al Governo. In questo senso il Tribunale ha quantificato in una variazione massima del 10% lo spazio di manovra accettabile. Pertanto la Sezione della circolazione dovrà emettere una nuova fattura che tenga conto della riduzione del bonus applicato per l’anno 2017 e per il 2018 unicamente ai quattro cittadini che avevano inoltrato formalmente reclamo, come emerge da una valutazione giuridica del Consiglio di Stato. Nel concreto si tratta di versare un importo totale di circa 3’000 franchi per il 2017 e il 2018.

Considerato l’impatto del provvedimento, nelle prossime sedute il Consigliere di Stato Norman Gobbi porterà sul tavolo del Governo la proposta di restituire l’importo versato in eccesso a tutti i cittadini ticinesi che hanno avuto un aumento delle imposte di circolazione per il 2017. Allo stesso modo anche le imposte del 2018 saranno ricalibrate di conseguenza. Si tratterebbe di una somma di circa 4 milioni per il 2017 su un totale di quasi 111 milioni di incassi (3,6 %) e circa 4 milioni per il 2018 su una somma di poco superiore ai 109 milioni. Questo provvedimento, se accolto dall’Esecutivo, impedirà però di dar seguito al principio della neutralità finanziaria del sistema di calcolo imposta dalla legge e penalizzerà il raggiungimento degli obiettivi della manovra di risanamento delle finanze cantonali (tema quest’ultimo peraltro già trattato anche in occasione dell’approvazione del Preventivo per il 2018).

 

Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Il ministro della sicurezza ha presentato il primo bilancio della riorganizzazione

All’inizio della scorsa settimana, insieme al Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e al Capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari, ho presentato in conferenza stampa il primo bilancio della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, uno dei servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. Le cifre parlano d’altra parte chiaro: sono oltre 140’000 le pratiche registrate nel 2017, circa 178’000 i permessi attivi in Ticino e sono ben 58’000 in più rispetto a una quindicina di anni fa quando fu introdotta la libera circolazione delle persone.

La riorganizzazione, una delle misure del pacchetto di risanamento delle finanze voluta dal Consiglio di Stato, è il frutto di un ottimo lavoro di squadra portato avanti – in modo coordinato e nel rispetto delle competenze – dai servizi del mio Dipartimento, nello specifico l’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, la Segreteria generale e la Polizia cantonale, con lo scopo di introdurre una serie di misure utili a ottimizzare i processi di lavoro e a snellire l’iter burocratico. Infatti, dallo scorso dicembre tutte le domande per ottenere, rinnovare o modificare ogni genere di permesso devono essere presentate facendo capo alla nuova procedura guidata disponibile sul sito internet della sezione all’indirizzo web www.ti.ch/migrazione.

Le procedure guidate online
Il nuovo flusso comprende una serie di procedure guidate, gestite in modo dinamico, per agevolare l’utente nella preparazione della richiesta. La gestione della pratica è dunque favorita dal nuovo approccio e il servizio all’utente decisamente più preciso e tempestivo, ma soprattutto abbiamo detto addio alle lunghe code che si formavano agli sportelli dei nostri servizi. In quest’ottica il mio Dipartimento è particolarmente attento alla digitalizzazione dei servizi con l’obiettivo di semplificare le relazioni tra lo Stato e i cittadini e offrire all’utenza prestazioni al passo con i tempi.

Un filtro per le chiamate in entrata
Ma la riorganizzazione avviata lo scorso anno non è l’unica misura che ho introdotto. Infatti, oltre alla presenza online, dal 2015 è a disposizione dell’utenza anche il Contact center (quasi 136’000 contatti telefonici lo scorso anno). Si tratta di un’evoluzione del più noto “centralino” ed è un vero e proprio filtro ma anche un unico punto di contatto dove gli utenti possono ottenere tutte le informazioni di cui necessitano.

Maggior approfondimento delle pratiche
E poi rammento anche che, con l’obiettivo di rendere i servizi più performanti, tra le misure introdotte negli anni passati, abbiamo creato il Settore giuridico, che riceve le segnalazioni (quasi 16’000 nel 2017) – tra gli altri – dai Comuni, dalla Polizia, dalle Autorità giudiziarie e dai privati e accompagna le procedure interne di diritto amministrativo, integrando la collaborazione tra gli uffici in modo da combattere gli abusi. 

La misura sul casellario giudiziale
E da ultimo – ma non per importanza – tra i provvedimenti presi spicca la misura sul casellario giudiziale. Una misura di sicurezza introdotta nel 2015 con l’obiettivo di impedire a cittadini stranieri che si erano macchiati in passato di crimini – anche piuttosto efferati – di entrare a soggiornare o lavorare nel nostro Paese. Una misura che – non mi stancherò mai di ribadire – ha raccolto l’approvazione dei cittadini, del Parlamento e contro la quale nessun utente ha mai reclamato. E tengo a sottolineare che al momento è ancora in vigore e lo sarà fino alla ratifica dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.

I controlli della Polizia
Come ha evidenziato il Comandante della Polizia cantonale il ruolo della Gendarmeria nel nuovo processo consente di effettuare una serie di controlli supplementari a tutti coloro che intendono venire a lavorare nel nostro Paese. Il risultato? L’obbligo di dover sottoporre dei documenti direttamente alla polizia genera un evidente effetto dissuasivo. Ma con questa attività non siamo andati a gravare sul mandato del nostro corpo. Infatti, gli agenti rimangono sul territorio, e questo nuovo compito viene assolto dai collaboratori che già svolgevano delle incombenze più amministrative.

Con la riorganizzazione, ho dato seguito alla volontà del Popolo che a più riprese in votazione popolare ha chiesto un maggior controllo dell’immigrazione sul nostro territorio, una realtà unica rispetto al resto della Svizzera. Più controllo quindi e più sicurezza perché non vogliamo che alle nostre latitudini giungano per vivere o lavorare persone indesiderate o potenzialmente pericolose. Per la nostra sicurezza e la nostra libertà!

Migranti: Rancate prima e dopo

Migranti: Rancate prima e dopo

Presentato un Rapporto sul primo anno e mezzo di attività del Centro temporaneo di accoglienza di Rancate – Norman Gobbi: «Problemi non ce ne sono stati».

Sino alla fine del 2018 il Centro per migranti resterà a Rancate. Anche perché il fenomeno delle persone decise a dirigere a nord, e non a chiedere asilo alla Svizzera, non si esaurirà a breve, sebbene il numero delle presenze fluttui (la notte di mercoledì, ad esempio, ne sono stati ospitati 5). E dal gennaio 2019 cosa succederà? Le opzioni logistiche sono ancora aperte. Una cosa è certa, soprattutto a mente di Norman Gobbi: la struttura non sarà più in un capannone, ma semmai modulabile sulle esigenze del momento (e della pressione migratoria), e soprattutto dovrà situarsi nelle vicinanze della frontiera. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni per ora non si sbilancia più di tanto: i prossimi mesi serviranno, del resto, ai servizi cantonali per trovare una soluzione adeguata, di concerto con l’autorità federale, che dal 2017 si è fatta carico dei costi per la sicurezza. E qui viene naturale pensare in particolare allo stabile della Confederazione in via Motta a Chiasso, l’attuale Centro di registrazione e procedura per richiedenti l’asilo destinato a ‘traslocare’ in località Pasture, fra Balerna e Novazzano. «Via Motta potrebbe essere una possibilità – ammette il consigliere di Stato -, inserendovi però tutti gli altri punti di triage che al momento utilizzano già sia la Sem (la Segreteria di Stato della migrazione, ndr) che le Guardie di confine. E questo per ‘liberare spazi’ in stazione o nelle altre superfici private attorno all’infrastruttura ferroviaria adibite a queste operazioni. È lì, peraltro, che si trova il fulcro. Vi devono essere, comunque, altre varianti da valutare». Sono già state individuate? «Non ancora. È una discussione – conferma Gobbi – che dovremo fare con la Confederazione, visto che ha partecipato e partecipa al finanziamento dell’operatività della struttura, con l’intento appunto di identificare soluzioni definitive – che non siano in affitto in un capannone industriale come oggi – anche alla luce del nuovo assetto pianificato dalla Sem». L’ubicazione, però, è un tema sensibile per Chiasso, Balerna e Novazzano, che in una lettera al governo hanno esternato i loro sentimenti: il Centro d’asilo a Pasture basta e avanza, quindi si suggerisce di guardare oltre il ponte diga di Melide (cfr. ‘laRegione’ del 4 dicembre). «Di fatto è un controsenso, parlando di riammissioni verso l’Italia – risponde a distanza il capo del Di -. Da qui la bontà della scelta di Rancate, dove in questo anno e mezzo di problemi, d’altro canto, non ce ne sono stati. La prossimità al confine deve essere data, dovendo collaborare con la Polizia di frontiera italiana. C’è una necessità e sussiste un vincolo che non deve generare maggiori costi operativi di quelli che potrebbero essere, invece, ridotti in una nuova struttura: distanze più lunghe comportano più trasporti, con quello che ne consegue». Restando sulle spese sostenute: grazie a un accordo stretto con l’Amministrazione federale delle dogane, gli oneri 2017, come detto, saranno coperti da Berna. Non solo, il Consiglio di Stato attende di conoscere l’esito della mozione presentata dal consigliere agli Stati Fabio Abate su possibili aiuti finanziari ai Cantoni che gestiscono centri simili a quello di Rancate: la disponibilità del Consiglio federale e della Camera alta sono state dichiarate, ora tocca al Nazionale. Potrebbe modificare i termini della convenzione? «Di fatto fisserebbe una base legale formale a maggiore sostegno di quanto la Confederazione già fa adesso – spiega ancora Gobbi -. Non a caso abbiamo cercato, nel comune interesse, di ridurre le risorse investite nella gestione, al fine di ottimizzare i costi e rivedere determinate procedure, senza venire meno alla tutela dei diritti di chi è coinvolto. In tal senso si è rivisto il dispositivo e faremo meno appoggio a enti esterni». In altre parole, più agenti di polizia e guardie di confine e meno sicurezza privata, da modulare sulle presenze giornaliere. I dati sono tutti in un ‘Rapporto informativo’ vergato dal governo che sarà consegnato al parlamento. Un bilancio che fra le righe ribadisce i buoni rapporti con i vicini – «chi reclama non ha per nulla ragione: sono parte molto diligente» – e fa emergere la dignità della soluzione, riconosciuta anche dalla Commissione nazionale della tortura.

Rancate: tra bilanci e previsioni per il centro migranti

Rancate: tra bilanci e previsioni per il centro migranti

Articolo apparso nell’edizione di venerdì 26 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Sono state 10.830, con tendenza al calo, le persone che dal 1. settembre 2016 al 31 dicembre 2017 hanno pernottato al centro temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata con sede a Rancate. I dati sono stati resi noti ieri dal Dipartimento delle istituzioni; la nota diffusa conferma inoltre l’approvazione da parte del Consiglio di Stato del Rapporto informativo 2017 sulla gestione del centro.

Il Dipartimento è però già attivo nel valutare opzioni alternative a questa struttura: «Il centro è nato per essere provvisorio, – ci ha detto il capo Dipartimento Norman Gobbi – è un capannone industriale adattato in modo da svolgere al meglio il proprio compito». È naturale quindi che vengano considerate opzioni papabili per continuare a fornire il servizio, ha spiegato Gobbi. Il Cantone ha messo a disposizione degli ospiti di Rancate spazi consoni anche ai migranti bisognosi di attenzioni particolari. L’adeguatezza della struttura è stata riconosciuta anche dalla Commissione nazionale per la tortura che ha espresso una valutazione positiva, si ricorda nella nota del Cantone. Il Dipartimento, come detto, sta quindi ancora valutando dove spostare il servizio offerto attualmente dalla struttura. Ancora non si sa se i migranti accolti a Rancate verranno in futuro ospitati in un centro a Balerna: «È un opzione tuttora in esame», ha precisato Gobbi, per poi aggiungere che la lettera mandata dai Comuni della zona in opposizione alla costruzione di questa struttura è stata presa in considerazione. «Sarà la Confederazione a valutare in ultima istanza e, in base alla soluzione trovata, si conosceranno anche le tempistiche della chiusura di Rancate», ha concluso il ministro.