Revisione della legge sulla ristorazione

Revisione della legge sulla ristorazione

Intervento nell’edizione di lunedì 12 febbraio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 13 febbraio 2018 de La Regione

Nel testo governativo, da ieri in consultazione, si permette ai locali che vendono cibi d’asporto la possibilità della consumazione in loco.

Consumare il kebab, come il trancio di pizza piuttosto che il sushi, direttamente là dove si acquista presto sarà realtà.
Almeno negli intenti del Consiglio di Stato che ieri ha messo in consultazione la seconda parte della revisione legislativa sugli esercizi alberghieri e ristorazione (la Lear). La pentola è da tempo sul fuoco, ci sia concessa la metafora, ed è giunto il momento di servirne il contenuto che prevede una miglior regolamentazione dei ‘take-away’, ovvero dei punti di ristoro che forniscono l’altrimenti detto “cibo di strada”. Attività oggi considerate alla stregua di una negozio alimentare o poco più. Nella revisione legislativa posta in consultazione (c’è tempo sino al prossimo 16 marzo) si concede dunque anche alle “strutture che offrono cibi e bevande d’asporto” la possibilità di offrire il consumo sul posto, a patto che vi sia esplicita richiesta perché altrimenti non cambierà niente. Ovviamente anche per i ‘take-away’ sarà obbligatorio il rispetto di alcune regole che, di fatto, pongono precisi paletti. In particolare all’articolo 32 si precisa che “possono essere posizionati solamente tavoli alti, fino a un massimo di 3” e “il numero dei posti è limitato ad un massimo di 12”. Vietato il servizio ai tavoli. Non solo. Chi intende far mangiare i propri clienti sul posto dovrà altresì garantire l’accessibilità a una toilette diversa da quella assegnata al personale. Fra le novità della riforma, vi è anche una maggiore flessibilità sulla presenza fisica del gerente. Obbligatoria sino ad oggi, la revisione permette al responsabile diretto del ristorante di gestire più di un esercizio pubblico, o anche un’altra attività. In ogni caso, si precisa, il gerente non potrà essere impegnato professionalmente oltre il cento per cento del tempo, vale a dire oltre le 40 ore settimanali.

Giro di vite contro la vendita di bevande alcoliche ai minorenni
Altro capitolo della revisione in consultazione, la lotta contro l’abuso di sostanze alcoliche. Si alza il tiro, in poche parole, contro gli abusi e in particolare la vendita di bevande alcoliche ai minorenni; l’autorità competente ne potrà vietare la vendita, temporanea o anche definitiva, nel caso in cui si constati una violazione ripetuta delle norme relative a questi prodotti. Con la revisione legislativa si fa anche un po’ di chiarezza sulla definizione dei diversi locali pubblici dove si beve, si mangia e magari anche si dorme. Per ‘esercizi di ristorazione’, ad esempio, si precisa che s’intendono locali dove sono serviti pasti freddi a qualsiasi ora e “caldi almeno negli orari usuali”. A seconda del tipo di servizio “concretamente offerto” si possono declinare le seguenti definizioni: ristorante, snack-bar, osteria, trattoria, birreria, pizzeria e mense aziendali. Ogni esercente è libero di scegliere la definizione che crede e sarà poi il mercato – precisa il governo – a fare giustizia sui termini. Con un’eccezione: i grotti e canvetti, che meritano un articolo legislativo a parte perché “componente unica e tipica della realtà turistica ticinese e pertanto, come tale, va conservata”. Il “grotto” è dunque una categoria a sé stante dove cibi e bevande tipici ticinesi “devono essere serviti in maniera preponderante”.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 13 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

Locali Niente birra dove si sgarra
Proposto il divieto di vendita di alcolici negli esercizi che violano ripetutamente le regole Le nuove misure del Governo per bar e ristoranti – Gobbi: «La legge va ammodernata»

Dopo un primo pacchetto di modifiche alla legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear), entrate in vigore lo scorso 15 giugno, il Governo ha presentato ieri la seconda parte del progetto, finalizzato a considerare gli sviluppi e i cambiamenti che hanno interessato il settore negli ultimi anni. «Si vuole ammodernare una legge, adeguandola all’evoluzione degli usi e costumi del settore e, allo stesso tempo, alleggerire una normativa che tenga conto di questa evoluzione» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, da noi raggiunto per commentare la revisione legislativa posta in consultazione fino al 16 marzo.

Tra le modifiche più significative, si trova l’abolizione del divieto per un gerente di svolgere un’altra attività, così da permettere agli esercenti di gestire più di un esercizio pubblico o di cimentarsi in altre occupazioni. Il gerente sarà però chiamato a garantire una presenza fisica di 20 ore settimanali, pari a un 50%. Sarà possibile dunque fare richiesta di una seconda autorizzazione e, nel caso due esercizi fossero situati nello stesso stabile, anche di una terza. Modifica, questa, in grado di agevolare quelle società intenzionate a offrire un servizio di ristorazione unitamente a un negozio commerciale. «Oltre a essere già presente in diversi paesi, potrebbe rappresentare un’innovazione in linea con l’obiettivo di promovimento del settore» precisa il rapporto sul quale potranno ora esprimersi enti e associazioni. L’articolo di legge che regola la doppia attività in un locale, si precisa, sarà introdotto solo in concomitanza con l’entrata in vigore della nuova legge sulla prostituzione, per evitare altrimenti possibili abusi. Riguardo invece ai recenti sospetti di infiltrazioni mafiose nel settore (vedi il Corriere del Ticino del 7 febbraio) Gobbi ha escluso che una modifica in tal senso vada a facilitare questo genere di ingerenze: «Sono semmai le società a monte a dover essere monitorate, non le singole persone. È importante dire però che non sono per nulla tutte malavitose le società che operano nella ristorazione».

“Un’ultima ratio”
Ma tra gli adeguamenti previsti non si faranno solo maggiori concessioni. A essere messo sul tavolo è anche un importante giro di vite per contrastare l’abuso di bevande alcoliche. Sì perché l’autorità cantonale competente potrà anche vietare la vendita, temporanea o addirittura in modo definitivo, di alcolici in quegli esercizi pubblici dove si violano ripetutamente le regole. E per questo motivo anche le multe verranno inasprite. «Serve un sistema di sanzioni commisurato a infrazioni ripetute di vendita di alcol a minori. Un’ultima ratio, insomma, per chi non si attiene a quanto previsto dalla legge» ha commentato Gobbi. Per poi non nascondere: «Se fosse già in vigore, il provvedimento avrebbe sicuramente interessato qualche esercizio».

Seduti anche nei take-away
Un’altra modifica rilevante andrà poi a toccare la realtà dei take-away e dei food truck, attualmente assoggettati alla legge sul commercio «più limitativa per alcuni aspetti, ma che nel contempo permette loro di sfuggire ai paletti imposti invece agli esercizi pubblici del settore» ha ricordato Gobbi. Con la revisione della Lear, in futuro take away e cucine itineranti potranno offrire il consumo di cibo sul posto ai propri clienti, ma a patto di ottenerne l’autorizzazione e di rispettare condizioni igieniche, di posti a sedere e relative al divieto di vendita di alcolici. A detta di Gobbi, i ristoratori non dovrebbero storcere il naso perché «è condivisa l’opinione che sia un’offerta integrativa, quella proposta da queste cucine. Sono due modi completamente diversi di concepire la ristorazione».

Grotti da conservare
La revisione della Lear va anche nella direzione della semplificazione delle diverse denominazioni, permettendo agli esercenti una maggior libertà nella scelta dell’etichetta da attribuire alla propria attività. E al proposito il rapporto sottolinea: «Vi è la convinzione che il mercato provvederà automaticamente a fare una selezione di coloro che abuseranno di questa libertà». C’è tuttavia un terreno che il progetto mira a tutelare maggiormente. «Si ritiene che la categoria grotto sia una componente unica e tipica della realtà turistica ticinese e pertanto, come tale, va conservata» si legge nel documento. L’idea è quella di presentare il grotto come categoria a sé stante, dimostrando però di servire «in maniera preponderante» cibi e bevande tipici ticinesi.

Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione.

Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione.

Al via la procedura di consultazione per la seconda fase di modifiche

Dopo il primo pacchetto di modifiche alla Legge cantonale sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear), entrato in vigore lo scorso anno, il Consiglio di Stato ha deciso di dare avvio a una procedura di consultazione concernente la seconda parte del progetto di revisione normativa.
Con l’approvazione del primo pacchetto di modifiche della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione entrate in vigore il 15 giugno 2017, il Consiglio di Stato aveva deciso di suddividere in due tappe distinte la revisione parziale della legge. Attraverso il secondo pacchetto di modifiche il Governo intende procedere a un alleggerimento normativo che tenga conto dei numerosi sviluppi e cambiamenti che hanno toccato il settore alberghiero e della ristorazione negli ultimi anni.
La revisione della normativa introduce una serie di novità sostanziali, come ad esempio la possibilità per take-away e food truck di offrire alla propria clientela il consumo di cibi e bevande in loco, a condizione che determinate condizioni vengano rispettate. Un’altra modifica di rilievo riguarda la presenza fisica obbligatoria del gerente: in questo senso si intende attenuare l’impostazione dando al gerente la possibilità di gestire più di un esercizio pubblico o un’altra attività.
Tra gli adeguamenti sarà anche introdotta una nuova misura che mira a contrastare l’abuso di bevande alcoliche. In questo senso l’Autorità cantonale competente potrà vietare la vendita, temporanea o addirittura in modo definitivo, di bevande alcoliche nel caso in cui un determinato esercizio pubblico violi ripetutamente le norme riguardanti questo genere di prodotti.
Infine, il Consiglio di Stato intende procedere con una semplificazione delle categorie di esercizi pubblici, allo scopo di apportare maggior chiarezza nell’applicazione della legge e consentire al contempo agli esercenti di godere di maggior libertà nella scelta della denominazione del tipo di esercizio.
Consapevole che le modifiche ipotizzate potrebbero avere effetti significativi su diverse cerchie della società, il Governo ha ritenuto fondamentale procedere a consultazione formale che, sulla base dei pareri raccolti, permetta di verificare il livello di gradimento del progetto tra gli enti e le associazioni che dovranno poi nel concreto applicare tali norme e di adottare eventuali correzioni. Il termine per inoltrate le osservazioni è fissato per il 16 marzo 2018.

“Verzasca”: un comune unico che valorizza un’intera valle

“Verzasca”: un comune unico che valorizza un’intera valle

Lo scorso 31 gennaio il Consiglio di Stato ha approvato la proposta per la creazione del nuovo Comune denominato “Verzasca”, derivante dall’aggregazione fra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori di Valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo. Il Governo ha fissato per il prossimo 10 giugno la data della votazione consultiva: in caso di esito favorevole, il nuovo Comune sarà operativo in concomitanza con le Elezioni cantonali della primavera 2020.

Le aggregazioni nelle Valli 
Le esperienze finora maturate con le aggregazioni nelle Valli risultano molto positive: ecco quindi finalmente giunto il momento per i cittadini Verzaschesi di dotarsi di un nuovo Comune, solido nella sua struttura e nella fornitura di servizi, in un territorio esteso e fragile come in altre zone periferiche.
Le piccole realtà comunali sono sempre più confrontate con la difficoltà di trovare le persone disposte ad occuparsi di politica locale e di disporre delle risorse necessarie per assolvere i compiti loro attribuiti, con il rischio di indebolire ulteriormente una situazione di per sé già precaria invece di poter fornire impulsi utili e proattivi nell’interesse dell’intera regione.
L’aggregazione del comparto limitato alla sola Valle risponde agli obiettivi cantonali in materia di riforma dei Comuni, permettendo di costituire un’unica entità istituzionale con una popolazione complessiva comunque di soli 850 abitanti, ma contraddistinta da caratteristiche territoriali e funzionali omogenee sull’intero comprensorio.
Il nuovo Comune dovrà inoltre avere la forza di assumere un ruolo trainante coinvolgendo tutti gli attori presenti sul territorio, sia pubblici che privati.

Le risorse quali ricchezza
La sfida sarà quella di impiegare le risorse per concretizzare tutte quelle iniziative utili a rafforzare l’attitudine del comprensorio, basata sulla qualità di vita, l’attrattività residenziale e turistica, valorizzandone il paesaggio e la storia e promuovendone i progetti di sviluppo territoriale con ricadute a favore dell’economia locale.
Il nuovo Comune dovrà quindi rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni della popolazione .
Per la nascita del Comune “Verzasca”, il Consiglio di Stato ha confermato la volontà di sottoporre al Gran Consiglio un messaggio che prevede contributi finanziari complessivi per 18 milioni di franchi, di cui circa 1,3 milioni quale indennizzo a favore del futuro Comune di Lavertezzo rispettivamente 0,5 milioni di quello di Cugnasco-Gerra. A Lavertezzo è inoltre previsto un ulteriore contributo di 2,6 milioni di franchi quale risanamento della frazione del Piano.

Un Ticino competitivo per le sfide future
Con il mio Dipartimento e con questo approccio, intendo consolidare il Ticino moderno in modo da garantire un assetto istituzionale vieppiù al passo con i tempi.
Questa visione diventerà realtà solo se fondata su Comuni solidi e soprattutto autonomi. Non possiamo più permetterci un Ticino frazionato, litigioso e legato a ormai superati campanilismi.
Le aggregazioni comunali non annullano le ricchezze date dalle piccole peculiarità (che al contrario vengono maggiormente valorizzate) e non  cancellano le realtà locali, ma servono a rendere più consistenti e strutturati i comuni nel loro ruolo di motori dello sviluppo cantonale.
Il Cantone, per affrontare le sfide future nel contesto federale e transfrontaliero deve essere ben strutturato.
Dobbiamo portare avanti il progetto del Ticino di domani, così come si prevede nel Piano cantonale delle aggregazioni.
Un Cantone equilibrato, in grado di rafforzare le proprie realtà urbane e periferiche, le sue particolarità e le sue ricchezze storiche, culturali e naturalistiche.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni sono convinto che il Comune “Verzasca” saprà fornire servizi di qualità alla gente, promuovere progetti e idee che diano un nuovo valore aggiunto all’intera Valle.
I Verzaschesi, con la caparbietà e la tenacia che li contraddistingue, questa volta sapranno cogliere – ne sono certo – l’importante opportunità.

Rifugio pubblico collettivo nella Nuova Valascia

Rifugio pubblico collettivo nella Nuova Valascia

Il Dipartimento delle istituzioni comunica di avere sottoscritto una convenzione con i Comuni di Quinto e Prato Leventina e con la società Valascia immobiliare SA. L’accordo definisce i termini in base ai quali – sotto la futura pista di ghiaccio – sarà realizzato un rifugio pubblico collettivo con oltre 700 posti protetti. Questo ulteriore passo verso la realizzazione del progetto di nuovo stadio dell’HC Ambrì Piotta, permetterà ai Comuni di inserirsi in una struttura moderna e attrezzata nel migliore dei modi in caso di necessità particolari (per esempio evacuazione di persone), razionalizzando le risorse finanziarie disponibili.

La convenzione sottoscritta dal Dipartimento delle istituzioni, a nome del Consiglio di Stato, concretizza gli impegni assunti nel corso delle trattative in vista della creazione della Nuova Valascia. In particolare, nel marzo 2016 le autorità cantonali avevano autorizzato la progettazione definitiva di un rifugio pubblico collettivo da 717 posti protetti, a disposizione della popolazione dei Comuni di Quinto (317 posti) e Prato Leventina (400).
L’accordo prevede ora che la Valascia immobiliare SA integri nel progetto definitivo anche la struttura di protezione della popolazione. Il finanziamento di quest’opera sarà possibile grazie ai contributi del fondo vincolato che la legislazione federale impone al Cantone di riservare per la costruzione di questo genere di opere, secondo il fabbisogno dei Comuni.
In tempo di pace, il rifugio pubblico collettivo potrà essere utilizzato dalla Valascia immobiliare SA come struttura di appoggio alle esigenze logistiche della pista di ghiaccio. La società dovrà inoltre assicurare – a proprie spese – la manutenzione corrente e straordinaria della struttura, secondo le prescrizioni di legge.
La convenzione è già stata approvata dai Consigli comunali di Quinto e Prato Leventina.

Sicurezza: sempre più poliziotti

Sicurezza: sempre più poliziotti

Fra Cantone e Comuni, in Ticino ci sono 1.067 agenti – In Svizzera 18.700

I corpi di polizia in Svizzera continuano ad aumentare gli effettivi.
Annualmente vengono creati in media 200 nuovi impieghi e a livello nazionale si contano circa 18.700 poliziotti.

Tre quarti degli agenti sono alle dipendenze dei Cantoni e un quinto a quelle dei Comuni. A inizio 2018 queste due categorie raggiungevano un totale di 18.200 unità, 1.100 in più rispetto a cinque anni fa. A queste si aggiungono 460 posti a tempo pieno dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol). Nel 2017 gli effettivi cantonali e comunali sono cresciuti di 205 unità, si evince dai nuovi dati forniti dalla Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali.

Secondo questa statistica, oltre la metà dell’incremento va attribuito al Canton Ticino, che può contare su 1.067 posti, contro i 944 dell’anno scorso. Un aumento di 123 agenti in un anno comunque è poco verosimile.
Anche lo stesso direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è perplesso. «Ogni anno formiamo 40 nuovi agenti. Non vedo come sia possibile un incremento tre volte superiore. Immagino che le polizie comunali non abbiano aggiornato regolarmente i dati sui loro effettivi, per cui da un anno all’altro risulta uno scarto molto ampio. In Ticino c’è stato un aumento degli effettivi delle comunali anche in seguito alla Legge sulla collaborazione fra le polizie, che obbliga i Comuni a disporre di un servizio di polizia locale o condiviso».

Aumenti si sono registrati anche a Ginevra (+31), Uri (+17) e Vaud (+16). Con oltre 4.000 effettivi Zurigo rimane ad ogni modo il Cantone che può contare sul corpo di polizia più grande. Seguono Berna e Vaud, poi Ginevra, Ticino e Argovia. Poiché la crescita di agenti è andata grosso modo di pari passo con quella della popolazione, la densità della presenza di polizia è rimasta stabile. Secondo la CDCGP, è presente un poliziotto ogni 453 abitanti.

Fra un cantone e l’altro esistono però notevoli differenze. In Ticino si trova un agente ogni 287 e 332 abitanti, ad Argovia e Turgovia ce n’è uno ogni 700 persone. In alcuni cantoni bisogna tener conto dei maggiori compiti legati alla criminalità dovuta alla vicinanza con le frontiere.

“Strade sicure” e Nez Rouge presenti a Carnevale

“Strade sicure” e Nez Rouge presenti a Carnevale

Il Dipartimento delle istituzioni informa che per l’imminente edizione del Carnevale Rabadan di Bellinzona proseguirà la collaborazione con Nez Rouge. Nell’ambito del programma cantonale di prevenzione “Strade sicure”, l’offerta per coloro che desiderano vivere le serate di carnevale senza l’ansia di dover condurre il proprio veicolo al rientro, verrà intensificata. Nelle serate di giovedì 8, venerdì 9, sabato 10 e martedì 13 febbraio – dalle ore 23.30 alle 06.00 – sono state confermate le due postazioni in partenza dalla Città del Carnevale e dalla Stazione FFS di Lugano.

Ormai da numerose edizioni, la Società Rabadan concede a tutti i partecipanti alla manifestazione la possibilità di raggiungere Bellinzona e di rincasare in sicurezza con i mezzi pubblici. I pass e il braccialetto Rabadan sono validi quali titolo di trasporto su treni e bus in tutto il perimetro di validità dell’abbonamento Arcobaleno secondo le indicazione contenute nei vari supporti informativi.

In questo contesto si inserisce l’apprezzata collaborazione con Nez Rouge nell’ambito del programma di promozione della sicurezza stradale. Con questa proposta, coloro che non se la sentono di rientrare a casa al volante, possono decidere di farsi accompagnare da un volontario dell’associazione partendo da Bellinzona o da Lugano (zona “Park and Rail”) dopo una prima parte di viaggio in treno.

Per godere di questo servizio proposto con la massima discrezione, è necessario scaricare l’”App” gratuita o semplicemente chiamare lo 0800 802 208. Per tutte le sere è opportuno calcolare circa 20-30 minuti di attesa prima del rientro, che da quest’anno sarà possibile già a partire dalle ore 23.30.

Oltre a “Strade sicure”, lo scorso dicembre è stata lanciata una campagna di prevenzione stradale supplementare con uno slogan assai eloquente: “Se bevi non guidi!”. Nel periodo dei carnevali si nota un aumento del consumo di alcolici e le statistiche sugli incidenti mostrano un significativo incremento della proporzione di incidenti legati all’alcool proprio in coincidenza dei differenti carnevali. Per ricondurre questo fenomeno, il Dipartimento delle istituzioni invita i partecipanti ad un atteggiamento più responsabile, con la designazione di una persona che rinuncerà all’alcool per guidare al rientro o affidandosi al servizio accompagnato di Nez Rouge o utilizzando i mezzi pubblici.

Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale ricordano infine che non è consentito di mettersi alla guida con vestiti di carnevale che possono compromettere la visuale e l’udito e non consentono di allacciare la cintura di sicurezza. La padronanza del veicolo deve sempre essere assicurata; chi infrange queste regole può essere sanzionato con una multa o, nei casi più gravi, il ritiro della patente.

Il servizio di Nez Rouge sarà pure presente alla Stranociada di Locarno venerdì 9 febbraio e durante il Carnevale Orpenagin di Tesserete le sere di venerdì 16 e sabato 17 febbraio.

Ticino: se dietro al bancone siede la mafia

Ticino: se dietro al bancone siede la mafia

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 7 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

L’operazione «Stige» ha riportato sotto i riflettori i sospetti legami tra la ristorazione di casa nostra e la ’ndrangheta Suter: «Ci si chiede come certi locali riescano a sopravvivere» – Gobbi: «Ma chi parla di omertà è parte del problema»

Ai banconi e ai tavoli dei ristoranti ticinesi siede anche la mafia? L’interrogativo è tornato di stretta attualità, dopo che negli scorsi giorni il quotidiano «Le Temps» aveva riferito dell’operazione antimafia denominata «Stige» e – alla luce delle indagini condotte dalla Procura di Catanzaro – degli interessi della malavita anche per la ristorazione a sud delle Alpi. Con il titolo «l’ombra della mafia nei bar ticinesi» sullo sfondo, si parlava in effetti di un milione di bottiglie di vino vendute in Svizzera e in particolare a locali di Lugano e Chiasso. Locali, questi, che sarebbero legati a doppio filo alla cosca della ‘ndrangheta Farao-Marincola. E a riferirne, sabato sul Corriere del Ticino, era stato anche l’editoriale di Giovanni Mariconda. «Sono preoccupato come tutti, perché la consapevolezza che il fenomeno sia più ampio di quanto percepito c’è ed è reale» sottolinea da parte sua il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, da noi contattato. In tal senso, conferma il consigliere di Stato, «le antenne di polizia e magistratura restano alzate su tutto il territorio». Detto questo, trattandosi nella maggior parte di riciclaggio di denaro estero, «si dà soprattutto seguito a segnalazioni che, per competenza, spettano alla Confederazione e vanno quindi sottoposte a procedure più strutturate». Per Gobbi la questione va però affrontata «senza fare troppi allarmismi. Parliamo di anomalie e investimenti sospetti in qualche modo circoscrivibili e per i quali c’è un’attenzione accresciuta».

Pareri a confronto
A non usare tanti giri di parole è per contro il presidente di GastroTicino Massimo Suter. «Una certa preoccupazione – riconosce – non va celata. Così come non dobbiamo nasconderci dietro un dito, sapendo che la ristorazione o il commercio al dettaglio sono portati a essere presi di mira da loschi individui. E il perché è presto detto: in questi settori gira velocemente molto contante e non sempre in modo trasparente». Detto altrimenti, prosegue Suter, «la tentazione di sfruttare un ristorante per ripulire il denaro è presente e sarebbe da ipocriti negarlo. Certi articoli o indagini che menzionano il Ticino non mi fanno insomma sobbalzare più di tanto dalla sedia». Dato il contesto, stando al nostro interlocutore le scarse informazioni e la riservatezza su determinate operazioni sospette non devono a loro volta sorprendere. «Che tra il personale di bar e ristoranti regni una certa omertà lo trovo quasi logico, non essendo quella mafiosa la migliore delle compagnie con le quali avere a che fare» afferma Suter. Un atteggiamento, questo, che fa però storcere il naso a Gobbi, chiaro nel replicare a Suter: «Se qualcuno denuncia dell’omertà è parte del problema. E ciò poiché, in qualità di presidente di GastroTicino, dovrebbe essere in prima linea nel combattere determinati fenomeni. Come avvenuto ad esempio nel settore dell’edilizia servono un’assunzione di responsabilità e maggiore senso civico».

Campanelli d’allarme
Il presidente di GastroTicino torna invece sui possibili campanelli d’allarme. «Gli addetti ai lavori – spiega – sanno benissimo come funziona un’azienda nel ramo della ristorazione e di conseguenza quali sono i potenziali margini di guadagno». A fronte di determinate spese e di un’utenza circoscritta, rileva al proposito Suter, «ci si chiede in effetti come alcuni locali riescano a sopravvivere. E il collegamento con la malavita è una spiegazione che non viene esclusa da chi è pratico del mestiere e sa fare due calcoli. Far emergere delle prove concrete, ammette comunque Suter, «non è evidente. Anche perché “in dubio pro reo” e un sentore, per quanto ricorrente, non basta. Dal dubbio alla certezza il confine resta piuttosto ampio». L’appello di Suter a chi opera nella ristorazione è dunque quello «di mantenere gli occhi aperti» e di non esitare a denunciare fattispecie equivoche.
In questo quadro in Ticino l’occhio è puntato sul Sottoceneri, anche perché – rileva il presidente di GastroTicino – «la vocazione finanziaria della regione la espone maggiormente a situazioni di un certo genere». A questo si aggiungono poi le maglie forse troppo larghe della legge. «La facilità con la quale molte società, che si nascondono dietro l’anonimato, posso aprire un locale, fallire, e riaprire poche settimane più tardi è un meccanismo malsano che non aiuta. Un problema che la politca, forse più a livello federale che cantonale, dovrebbe affrontare al più presto. Questi individui, in effetti, non devono poter essere protetti in modo così vistoso. Anche perché a rimetterci alla fine è l’immagine del settore ma soprattutto l’anello debole della catena, ovvero i fornitori locali».

Il Governo concretizza la decisione parlamentare concernente i giudici supplenti del Tribunale di appello

Il Governo concretizza la decisione parlamentare concernente i giudici supplenti del Tribunale di appello

Il Consiglio di Stato ha approvato stamane il messaggio che modifica la Legge sull’organizzazione giudiziaria concernente l’abolizione dei giudici supplenti in materia civile e amministrativa presso il Tribunale di appello, concretizzando in tal modo la decisione concernente i giudici supplenti del Tribunale di appello resa dal Gran Consiglio il 23 gennaio scorso. La modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria prevede quindi, come da decisione parlamentare, il mantenimento di 16 giudici supplenti attivi presso il Tribunale penale cantonale e la Corte di appello e di revisione penale e la conseguente abolizione della figura del giudice supplente in ambito civile e amministrativo presso il Tribunale di appello.

Il 23 gennaio 2018 il Gran Consiglio ha approvato le conclusioni del rapporto di maggioranza della Commissione speciale per la procedura di elezione dei magistrati, parzialmente favorevoli all’iniziativa parlamentare generica del 13 ottobre 2014 di Michela Delcò Petralli e cofirmatari per garantire una giustizia indipendente e imparziale (modifica della LOG).

Tramite il presente messaggio è disposta la conseguente modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria del 10 maggio 2006 (LOG) che prevede il mantenimento di 16 giudici supplenti del Tribunale di appello da destinare in equa misura al Tribunale penale cantonale e alla Corte di appello e di revisione penale (art. 42 cpv. 1 e 5 LOG), abolendo quindi, come richiesto dal Parlamento, la figura del giudice supplente in seno al Tribunale di appello in ambito civile e amministrativo.

Il messaggio è stato oggetto di una rapida consultazione con i Presidenti del Tribunale di appello, della Corte di appello e di revisione penale, del Tribunale penale cantonale, del Consiglio della Magistratura nonché dell’Ordine degli avvocati.

L’urgenza della presentazione del messaggio s’impone visto che i mandati degli attuali giudici supplenti verranno a scadenza al 31 maggio prossimo. Da qui la necessità della trattazione sollecita per garantire dal 1° giugno 2018 la continuità presso il Tribunale penale cantonale e la Corte di appello e di revisione penale.

 

Da Il Quotidiano di martedì 6 febbraio 2018:
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Carceri: il Ticino in controtendenza

Carceri: il Ticino in controtendenza

Articolo apparso sull’edizione di martedì 6 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

Rispetto al resto della Svizzera si registra un sovraffollamento di detenuti

I cantoni latini ospitano nelle loro strutture un totale di 2.756 detenuti, con un esubero di 187 carcerati. Un dato preoccupante e in controtendenza con quanto riscontrato invece nel resto del paese. Dagli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica (UST), in Svizzera il tasso di occupazione carcerario è infatti leggermente calato, attestandosi al 92,5% nel 2017. Si discosta il Ticino che, insieme alla Romandia, ha registrato un tasso di occupazione degli istituti di pena del 107%, registrando la quota più alta tra le regioni svizzere e l’unica che mostra un sovraffollamento. Per far fronte a questa situazione, il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, ai microfoni della RSI, ha precisato che «a giugno nel carcere penale della Stampa verranno ripristinate 15 celle, a seguito di lavori di ristrutturazione. A medio termine, il Consiglio di Stato ha inoltre approvato l’indirizzo di un masterplan che prevede l’edificazione di due ulteriori sezioni presso la Stampa».

Ampliando di nuovo lo sguardo e se si osservano i dati a livello svizzero, emerge che dal 2013 al 2017 il tasso ha rallentato la sua corsa, scendendo dell’8% . «Ma in alcune prigioni i detenuti sono sempre troppi» ha sottolineato l’UST, con evidente riferimento al Ticino e alla Romandia. La prima della classe è la Svizzera orientale, che può esibire una quota dell’80%, ma anche la parte germanofona ha fatto bene i compiti, fermandosi a un 88%.


Da Il Quotidiano di lunedì 5 febbraio 2018
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Da Tio.ch di lunedì 5 febbraio 2018

Un mese in lista d’attesa, per entrare in carcere

Il direttore delle carceri Stefano Laffranchini conferma il problema del sovraffollamento alla Stampa.
L’anno scorso un nuovo record.

In Ticino il numero dei detenuti è sproporzionato alle capacità ricettive dei penitenziari. Lo dicono i dati dell’Ufficio federale di statistica, che parlano di un’occupazione del 107%. E lo conferma il direttore delle strutture carcerarie. «Abbiamo un problema innegabile» ammette Stefano Laffranchini, contattato da tio.ch/20minuti: «Negli ultimi anni l’aumento è stato costante e ha raggiunto un nuovo picco l’anno scorso».

Lista d’attesa di un mese – I numeri parlano chiaro: se nel 2016 in Ticino le giornate di incarcerazione sono state 82mila in totale, nel 2017 sono salite a 87mila. L’occupazione media tra Stampa, Farera e Stampino è di 238 detenuti al giorno, con picchi eccezionali (261 il massimo nel 2017) che mettono in difficoltà il personale delle carceri. «Tutto diventa più difficile in questa situazione, si creano più convivenze forzate e quindi più tensione tra i detenuti. Ne consegue un aumento esponenziale del carico di lavoro per le guardie carcerarie» osserva Laffranchini.

Effetto “cono di bottiglia” – Il problema maggiore è alla Stampa. Qui il numero limitato di posti fa sì che «si crea un effetto “collo di bottiglia” con tempi di attesa di un mese circa, alla Farera, per i detenuti che devono passare dal carcere giudiziario al regime di esecuzione pena anticipata» continua il direttore.

 

 

 

 

Le guardie carcerarie vanno a lezione di islam

Le guardie carcerarie vanno a lezione di islam

Articolo apparso sull’edizione di lunedì 5 febbraio 2018 del Giornale del Popolo

Un corso ad hoc per scorgere i segnali di radicalizzazione tra i detenuti e prevenirla. È quanto avviene nelle nostre carceri, dove dall’anno scorso gli agenti penitenziari sono chiamati a seguire una lezione in cui vengono illustrati i principi cardine del mondo islamico. L’importanza degli imam, le cause della radicalizzazione, ma anche il contesto da cui si sono originati gli attentati di Parigi, Nizza, Londra e Barcellona. «Il progetto è nato due anni fa e dall’anno scorso ha preso avvio l’istruzione delle guardie carcerarie. A differenza di altre Nazioni –in special modo Italia e Francia – al momento non stiamo vivendo il fenomeno della radicalizzazione in Ticino. A fini preventivi, coerentemente al Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento, abbiamo intrapreso questa formazione specifica», spiega il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. «Da noi su 250-260 detenuti, gli islamici praticanti sono 15-20 persone. Pur non essendo pochi la nostra situazione è molto diversa dagli istituti penitenziari del resto d’Europa, dove i detenuti sono migliaia, e dove diventa molto più complicato intercettare fenomeni di radicalizzazione», prosegue.

Come si struttura il progetto?
Ci siamo organizzati in una prima fase con il Centro svizzero di formazione del personale penitenziario, e da quest’anno con la collaborazione della Facoltà di Teologia dell’Università della Svizzera italiana (USI), per fornire una formazione continua di carattere molto pratico, che possa permettere al personale di comprendere la diversità di chi ha di fronte. La gestione ottimale dei detenuti passa innanzitutto dalla comprensione della cultura islamica in generale, non solo di come si svolge un processo di radicalizzazione.

Come funziona nello specifico?
Il corso dura una giornata, durante la quale un docente esterno trasmette alcune nozioni di storia e di cultura islamica, le tradizioni di cui si compone, ma pure i segnali che indicano una possibile radicalizzazione. Dal profilo logistico abbiamo la possibilità di impedire l’estremizzazione, separando gli individui e inserendoli in altri contesti culturali, ma per poterlo fare dobbiamo prima saper leggere i segnali giusti. E questo lo può fare l’agente del penitenziario che lavora a stretto contatto con i detenuti. Per i quadri e i dirigenti esiste invece una formazione impartita dal Centro svizzero di formazione del personale penitenziario.

Come sta andando? Cosa ne pensano gli agenti?
La formazione è stata recepita in maniera molto positiva, i nostri agenti trovano il corso interessante. È chiaro che il fatto che per il momento il Ticino e la Svizzera siano in qualche modo risparmiati dal fenomeno della radicalizzazione in carcere non ci permette di tracciare un bilancio sulla reale efficacia del corso impartito. Evidentemente non possiamo ancora cogliere i frutti tangibili di questa formazione specifica, non essendo confrontati con il problema.

Come vi comportate con i detenuti praticanti? Quanta libertà lasciate?
Noi garantiamo la piena libertà di praticare il culto, purché il loro comportamento sia compatibile con il modello sociale del nostro Paese. Questo significa che se il detenuto vuole digiunare in periodo di Ramadan ha tutto il diritto di poterlo fare, ma il mattino è tenuto a presentarsi sul posto di lavoro come tutti gli altri detenuti. L’esercizio della libertà confessionale deve insomma inserirsi nel contesto sociale in cui ci troviamo.

Teme che in futuro la radicalizzazione interesserà anche le sue strutture?
Il mio timore è che possa avvenire in modo sommerso. Proprio per questa ragione ci stiamo muovendo in maniera preventiva, con questi corsi. Dobbiamo poterci rendere immediatamente conto se insorgono fenomeni di radicalizzazione. Una volta colti i segnali abbiamo gli strumenti necessari per intervenire. Il problema è proprio riuscire a riconoscerli precocemente, non trascurando alcun segno.