Per le scienze forensi un Ufficio ad hoc

Per le scienze forensi un Ufficio ad hoc

Sede a Bellinzona, operativo dal 1°ottobre. Il pg Pagani: in Ticino dai due ai quattro suicidi al mese, dato preoccupante e su cui riflettere.

«Oggi in Ticino ci sono fra i due e i quattro suicidi al mese. In un cantone di circa 350mila abitanti questo dato deve preoccuparci e interrogarci, non solo come autorità inquirenti, ma anche e soprattutto come cittadini». Parole pronunciate dal procuratore generale Andrea Pagani intervenendo ieri mattina all’incontro con la stampa indetto dal Dipartimento istituzioni sull’imminente apertura (1° ottobre) a Bellinzona dell’Ufficio delle scienze forensi, chiamato a collaborare in particolare con il Ministero pubblico. Per sopralluoghi, autopsie, esami, consulenze… Un Ufficio delle scienze forensi quale primo passo verso la realizzazione di «un Istituto di medicina legale del Canton Ticino», ha evidenziato il direttore del Dipartimento Norman Gobbi, segnalando che «approfondimenti sono in corso con l’Università della Svizzera italiana».

‘Liberare la salma oppure ordinare accertamenti’
Purtroppo, ha aggiunto il procuratore generale, rispondendo a una domanda della ‘Regione’, «sembrerebbe esserci quest’anno una tendenza all’aumento dei casi» di persone che si tolgono la vita. «Come autorità e cittadini – ha ribadito Pagani – dovremmo chiederci come stia la società» in questo difficile, complesso periodo storico. Tema delicato, quello dei suicidi, eppure drammaticamente d’attualità in Ticino, e non solo in Ticino. «Informato di un caso di suicidio, il procuratore pubblico – ha spiegato il pg – decide se, come si dice in gergo, liberare la salma o se ordinare degli accertamenti perché si sospetta l’intervento di terzi, perché si sospetta che dietro a quella morte ci sia la mano di qualcuno o di qualcuna». L’età di chi decide di porre fine alla propria esistenza? «Un po’ tutte, vi è infatti anche qualche anziano».

Organico e compiti
Se si sospetta l’intervento di terzi, il magistrato inquirente dispone dunque ulteriori accertamenti. E fra questi figurano le autopsie. Gli esami autoptici in generale rientreranno nel novero di attività dell’Ufficio delle scienze forensi, che si appresta a entrare in funzione. E che rappresenterà un ulteriore sviluppo nel campo delle prestazioni di medicina forense a favore della giustizia. Nella capitale del Cantone la sede del nuovo servizio, in uno stabile amministrativo. Formalmente istituito dal Consiglio di Stato con decreto pubblicato la scorsa settimana, l’Ufficio ha in organico tre specialisti. A dirigerlo sarà la dottoressa Rosa Maria Martinez, la quale, indica il Dipartimento istituzioni, “vanta una solida esperienza in qualità di medico legale maturata all’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo”. Sarà affiancata da altri due medici legali: la dottoressa Luisa Andrello, che “da anni collabora con le autorità di perseguimento penale cantonali” e il dottor Matteo Moretti, il quale “ha avviato la propria collaborazione con il Canton Ticino all’inizio di quest’anno”. Reperibilità ventiquattro ore su ventiquattro, 365 giorni all’anno. Reperibilità continua “per consulti di medicina forense e per gli interventi diretti” – segnatamente “quelli urgenti (sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita oppure l’integrità della persona)” – e “programmati” (autopsie, esami ecc.). Un’attività, quella delle autopsie, “in marcato aumento”. Tant’è che il loro numero, rileva il Dipartimento, “è passato dalle 46 effettuate nel 2015 alle 110 svolte nel 2021”. Continueranno a essere eseguite a Locarno, all’Istituto cantonale di patologia. «Come Ministero pubblico – ha ancora ricordato il pg Pagani – ordiniamo un’autopsia quando abbiamo il sospetto che non si tratti di morte naturale».
L’Ufficio delle scienze forensi, ha illustrato Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia in seno al Dipartimento istituzioni, «raggrupperà i periti ufficiali ai sensi del Codice di procedura penale, tra cui quelli che già oggi operano su mandato del Ministero pubblico». È stato quindi confermato “il supporto dei medici, specializzati in ispezioni legali, tramite la Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze, e di medici in formazione specialistica dall’Università di Pavia”. La gestione, unicamente amministrativa, dell’Ufficio è stata attribuita alla Divisione.

‘Un ruolo fondamentale’
La medicina forense, ha sottolineato il procuratore generale, svolge «un ruolo fondamentale a beneficio degli inquirenti e dei giudici per il raggiungimento della cosiddetta verità materiale». Le conoscenze medico legali, annota a sua volta il Dipartimento, “supportano la magistratura nel fornire risposte oggettive per accertare i fatti, raccogliere elementi probatori e verificare l’attendibilità della situazione dal punto di vista medico”. E puntualizza: l’istituzione dell’Ufficio delle scienze forensi “non comporta nuovi oneri finanziari a carico dello Stato”.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 settembre 2022 de La Regione

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Medicina legale, un nuovo ufficio indipendente
Garantirà le prestazioni di scienze forensi, come le autopsie, fino a oggi assicurate su mandato

Dal 1. ottobre prossimo anche il Ticino avrà il «suo» ufficio cantonale interamente dedicato alle scienze forensi. Concretamente, il nuovo Ufficio delle scienze forensi garantirà (tramite i medici legali che vi operano) le prestazioni di medicina forense fino a oggi assicurate su mandato, in particolare in favore del Ministero pubblico. Una misura decisa dal Consiglio di Stato per consolidare e meglio organizzare una struttura già presente, a beneficio della Giustizia e senza comportare nuovi oneri finanziari a carico dello Stato.
Con la creazione del nuovo Ufficio, ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in conferenza stampa, si vuole quindi «consolidare la risposta dello Stato nell’ambito della medicina forense», e questo anche alla luce della «tendenza generale all’aumento della violenza ». Già, perché cifre alla mano, le autopsie in questi anni sono passate da 46 nel 2015 a 110 nel 2021.
Si tratta dunque di « un rafforzamento in favore della Giustizia», poiché «le conoscenze medico legali supportano la Magistratura penale nel fornire delle risposte oggettive per accertare i fatti, raccogliere elementi probatori e verificare l’attendibilità della situazione, dal punto di vista medico», ha poi aggiunto il consigliere di Stato.
Il nuovo Ufficio, ha poi sottolineato la direttrice della Divisione della Giustizia Frida Andreotti, sarà un «organo autonomo, che assicura le prestazioni richieste in favore delle autorità giudiziarie, attribuito amministrativamente al DI », ma allo stesso tempo completamente indipendente dall’Esecutivo.
Dal canto suo, il procuratore generale Andrea Pagani ha tenuto a evidenziare che «la creazione di questo Ufficio non è uno sfizio del Dipartimento o del Ministero pubblico, bensì una necessità in base a quanto prescritto dal Codice di procedura penale federale ». « Il ruolo dell’Ufficio – ha proseguito Pagani – non è solo importante, ma fondamentale: tutto ciò a beneficio degli inquirenti (il Ministero pubblico e la Polizia), ma pure dei giudici e dei tribunali poi chiamati a decidere sulla colpevolezza o meno di una persona ». Con l’obiettivo, ovviamente, «di essere il più vicini possibile al raggiungimento della verità materiale » in un processo.

Tre professionisti
L’Ufficio avrà sede a Bellinzona nello stabile ex archivio cantonale e sarà diretto dalla dottoressa Rosa Maria Martinez, che vanta una solida esperienza in qualità di medico legale maturata all’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo. Si avvarrà inoltre della collaborazione di due medici legali: della dottoressa Luisa Andrello, che da anni collabora con le autorità cantonali, e del dottor Matteo Moretti. Tra le prestazioni garantite dall’Ufficio figurano ( 24 ore su 24, 365 giorni all’anno) gli interventi diretti e i consulti di medicina forense, in particolare quelli di natura urgente (sopralluoghi sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita o l’integrità della persona) e di natura programmata (come le autopsie).

Va infine detto, come ribadito più volte durante la conferenza stampa, che la creazione dell’Ufficio costituisce un primo tassello nella riorganizzazione del settore della medicina legale, per il quale è in corso un progetto che vorrebbe concretizzare un Istituto di medicina legale del Canton Ticino, nel merito del quale il Consiglio di Stato ha incaricato il DI di proseguire con i relativi approfondimenti a livello universitario.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 settembre 2022 del Corriere del Ticino

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A Bellinzona aprirà l’Ufficio di scienze forensi
Il settore della medicina legale in Ticino si riorganizza. Il 1° ottobre, presso l’Amministrazione cantonale, aprirà a Bellinzona l’Ufficio di scienze forensi, lo ha decretato il Consiglio di Stato. L’organo, che sarà autonomo e indipendente, garantirà al Ministero pubblico reperibilità continua, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
L’Ufficio sarà diretto dalla Dottoressa Rosa Maria Martinez, che ha maturato una solida esperienza in qualità di Medico legale presso l’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo e si avvarrà della collaborazione di due Medici legali: la Dottoressa Luisa Andrello, che da anni collabora con le preposte Autorità di perseguimento penali cantonali, e il Dottor Matteo Moretti, che ha avviato la propria collaborazione all’inizio del 2022.
La creazione dell’Ufficio delle scienze forensi, che non comporta nuovi oneri finanziari a carico dello Stato, s’inserisce nella riorganizzazione generale del settore della medicina legale del Canton Ticino tuttora in corso. La misura, decisa dal Consiglio di Stato d’intesa con il Procuratore generale del Ministero pubblico, è volta a consolidare l’organizzazione del servizio di medicina forense e assicurare gli interventi di natura urgente (sopralluoghi sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita o l’integrità della persona) e di natura programmata (autopsie, ecc.).

Da www.tio.ch

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“Un passo per raggiungere la verità”
Il procuratore generale Andrea Pagani spiega l’importanza del nuovo Ufficio di scienze forensi nell’ambito delle inchieste

“Un passo in avanti, non per condannare una persona, ma per raggiungere la verità”. Il progresso, di cui parla il procuratore generale Andrea Pagani, è la nascita dell’Ufficio delle scienze forensi, che è stato presentato giovedì a Bellinzona, presente il consigliere di Stato Norman Gobbi.
A testimoniare l’importanza sempre maggiore dei medici legali nelle inchieste di polizia sono, tra gli altri aspetti, i numeri delle autopsie in Ticino che nel 2021 sono state 110, quasi una ogni tre giorni, contro le sole 46 nel 2015. Finora il Cantone attribuiva ad alcuni medici dei mandati permanenti.
Dal 1. ottobre la gestione del settore passerà sotto questo nuovo organo, indipendente ed autonomo, che avrà sede nello stabile dell’ex Archivio cantonale. A dirigerlo è stata chiamata la Dr. Med Rosa Maria Martinez, che così si presenta ai microfoni della RSI: “Ho lavorato per 13 anni all’Istituto di Medicina legale dell’Università di Zurigo come medico legale superiore e in particolare come responsabile del reparto di medicina legale clinica”.
Prima dei mandati ad hoc degli ultimi due anni, ci si appoggiava sul professor Osculati, che era il responsabile incaricato. Da quando è venuto a mancare, ci si è trovati in difficoltà, come spiega Frida Andreotti, direttrice della Divisione della Giustizia: “Siamo stati posti a confronto con la difficoltà nel reperire medici legali. Abbiamo così intrapreso dei mandati ad hoc, ma era difficile garantire la reperibilità puntuale e completa”.
Un problema che non dovrebbe sussistere con l’Ufficio delle scienze forensi che garantirà una copertura 24 ore su 24, per gli interventi diretti, in particolare quelli di natura urgente (sopralluoghi sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita o l’integrità della persona). Ad affiancare la direttrice, come collaboratori, ci saranno la dottoressa Luisa Andrello e il dottor Matteo Moretti.
L’Ufficio delle scienze forensi, si diceva, è sempre più parte integrante del lavoro degli inquirenti: “Quando non c’è la confessione del potenziale autore – sottolinea ancora Andrea Pagani –, tocca alla pubblica accusa portare dei fatti incontrovertibili. Riusciamo a farlo nella maniera più precisa possibile, se siamo aiutati in campi che sfuggono alla nostra competenza. Quale è appunto la medicina attraverso delle figure di spessore”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Un-passo-per-raggiungere-la-verit%C3%A0-15613726.html

Da www.rsi.ch/news

Riorganizzazione del settore della medicina legale: creazione dell’Ufficio delle scienze forensi

Riorganizzazione del settore della medicina legale: creazione dell’Ufficio delle scienze forensi

Comunicato stampa

A partire dal 1. ottobre 2022 sarà operativo l’Ufficio delle scienze forensi quale organo indipendente e autonomo presso l’Amministrazione cantonale. L’Ufficio, con sede a Bellinzona, garantirà per il tramite dei medici legali ivi operanti le prestazioni di medicina forense fino a oggi assicurate su mandato, in particolare in favore del Ministero pubblico. Una misura decisa dal Governo allo scopo di consolidare una struttura riconosciuta nell’ambito della medicina forense a beneficio della Giustizia, senza comportare nuovi oneri finanziari a carico dello Stato.

Oggi a Bellinzona in conferenza stampa, il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Procuratore generale del Ministero pubblico Andrea Pagani e la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno presentato la creazione dell’Ufficio delle scienze forensi, organo indipendente e autonomo presso l’Amministrazione cantonale. All’interno dell’Ufficio delle scienze forensi, attribuito amministrativamente al Dipartimento delle istituzioni/Divisione della giustizia, opereranno i medici legali che fungono da periti ufficiali ai sensi del Codice di procedura penale, garantendo le prestazioni finora assicurate tramite mandati puntuali, in particolare in favore del Ministero pubblico.
La misura organizzativa è stata decisa dal Governo per consolidare una struttura in ambito di medicina forense e non comporta nuovi oneri finanziari a carico dello Stato. Essa costituisce un rafforzamento a beneficio della Giustizia, visto che le conoscenze medico legali supportano la Magistratura nel fornire risposte oggettive per accertare i fatti, raccogliere elementi probatori e verificare l’attendibilità della situazione dal punto di vista medico.
L’Ufficio avrà sede e Bellinzona nello stabile ex Archivio cantonale e sarà diretto dalla Dr. med Rosa Maria Martinez, che vanta una solida esperienza in qualità di Medico legale maturata all’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo. Si avvarrà della collaborazione di Medici legali nelle persone della Dottoressa Luisa Andrello, che da anni collabora con le Autorità di perseguimento penale cantonali, e del Dottor Matteo Moretti, che ha avviato la propria collaborazione all’inizio del 2022. Tra le prestazioni garantite dall’Ufficio figurano a titolo principale la reperibilità continua 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, per gli interventi diretti e i consulti di medicina forense, in particolare quelli di natura urgente (sopralluoghi sul luogo di ritrovamento di cadaveri o di reati contro la vita o l’integrità della persona) e di natura programmata (autopsie, ecc.). Un’attività in marcato aumento, visto che il numero di autopsie è passato dalle 46 effettuate nel 2015 alle 110 svolte nel 2021.  
La creazione dell’Ufficio delle scienze forensi costituisce un primo tassello nella riorganizzazione del settore della medicina legale, per il quale è in corso un progetto che vorrebbe concretizzare un Istituto di medicina legale del Canton Ticino, nel merito del quale il Consiglio di Stato ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di proseguire con i relativi approfondimenti a livello universitario.  

‘Giudici di pace, non siamo stati a guardare’

‘Giudici di pace, non siamo stati a guardare’

Andreotti (Divisione giustizia): abbiamo posto l’accento sulla formazione, ma riprenderemo presto a lavorare sulla riorganizzazione delle giudicature

Chi l’ha vista? Ovvero: che fine ha fatto la riorganizzazione delle giudicature di pace, uno dei capitoli dell’ambiziosa riforma ‘Giustizia 2018’ voluta a suo tempo dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi per rendere, come aveva dichiarato nella conferenza stampa del 3 marzo 2015, “più efficace ed efficiente” l’azione della magistratura? La riduzione del numero delle giudicature, oggi trentotto, una per Circolo, è ancora fra le proposte? «Certo – annota dal Dipartimento la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti –. Più in generale la riorganizzazione di questa istituzione è sempre un tema attuale. Al momento però il focus è sulla formazione dei giudici di pace». Il giudice di pace, figura che in Ticino esiste da più di due secoli. Non necessariamente deve essere in possesso di una laurea in diritto. Si pronuncia, cercando di conciliare, sulle controversie patrimoniali fino a un valore di 5mila franchi. Oggi nel nostro cantone i giudici di pace sono gli unici magistrati eletti dal popolo.

Direttrice Andreotti, è comunque da un po’ di anni che si attende l’uscita del messaggio governativo sulla riorganizzazione delle giudicature di pace…
Vero. Nel frattempo però non siamo stati a guardare. Ci siamo concentrati e ci stiamo concentrando soprattutto sulla formazione, che è un aspetto centrale. Tuttavia come Dipartimento istituzioni intendiamo riprendere le riflessioni, e farne di nuove, per elaborare proposte riorganizzative delle giudicature. Torneremo su questo argomento il prossimo anno, dopo l’avvio dell’implementazione dell’importante e urgente riforma delle Autorità di protezione, e quindi del settore delle tutele e delle curatele, in caso di luce verde dei cittadini il prossimo 30 ottobre all’adozione del modello giudiziario. È dunque nostra intenzione riprendere i lavori sulla futura organizzazione delle giudicature con gli stessi magistrati popolari, per il tramite dell’Associazione dei giudici di pace, con la quale abbiamo un’ottima collaborazione, e con tutti gli enti interessati dal progetto: Preture, Tribunale di appello, avvocati, Comuni eccetera. L’obiettivo è di proporre, con un messaggio del Consiglio di Stato all’attenzione del parlamento, la riorganizzazione, nel rispetto dei diritti acquisiti, in tempo utile, cioè prima dell’inizio del nuovo periodo di nomina decennale – 2028-38 – dei giudici di pace.

Una riorganizzazione necessaria per quale o quali motivi?
La società cambia e questo impone alle istituzioni e a chi vi opera di adeguarsi ai nuovi bisogni dei cittadini, nell’ottica di migliorare le risposte che lo Stato deve dare. Anche nell’ambito della giustizia di pace. Riformare un istituto giuridico nato nel 1803 s’impone quindi giocoforza, come del resto abbiamo visto per le Autorità di protezione e come vedremo per altre istituzioni, allo scopo di adeguarlo appunto alle esigenze odierne.

Nel febbraio 2019 avete riferito dell’esito della perizia, affidata dal Dipartimento istituzioni ai professori François Bohnet e Pascal Mahon dell’Università di Neuchâtel, sulla compatibilità della figura del giudice di pace con la Costituzione federale e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Come vi siete mossi alla luce di quel parere giuridico?
La perizia, nell’attesa della quale avevamo congelato i lavori per la riorganizzazione delle giudicature, ci ha permesso di apportare da subito i correttivi necessari con riferimento sia all’operatività dei giudici di pace sia alla loro formazione. Abbiamo infatti incrementato il numero e la frequenza dei corsi di formazione giuridica tenuti da specialisti, che hanno quale riferimento un manuale dedicato ai giudici di pace elaborato nel 2019 dalla Divisione giustizia. I giudici di pace hanno capito subito l’importanza della formazione e vi partecipano con assiduità. Oggi è organizzata dalla Divisione, dal prossimo anno se ne occuperà la Supsi, con la quale stiamo discutendo la concretizzazione di una formazione ad hoc per giudici di pace.

Oltre alla formazione, quali altri aspetti legati all’attività dei giudici di pace sono finiti sotto la lente del Dipartimento in questi ultimi anni?
Siamo anche intervenuti per supportare al meglio i nuovi giudici di pace nell’avvio della loro attività operativa, per esempio nella conoscenza all’uso del programma informatico per la gestione degli incarti. D’intesa anche con i Comuni, abbiamo dotato i giudici dei necessari mezzi informatici e delle necessarie infrastrutture logistiche affinché possano svolgere al meglio la loro attività. Dando pure seguito alle richieste dell’Associazione dei giudici di pace, abbiamo inoltre predisposto quanto necessario a livello di cassa pensione e assicurazioni.

Torniamo alla prospettata riforma.
Ci sono più aspetti che dovremo valutare nell’ottica della riforma. Fra questi: lo statuto del giudice di pace – compresi gli aspetti remunerativi oggi superati, assicurativi eccetera, ricordo che il giudice di pace è un magistrato per la Legge ticinese sull’organizzazione giudiziaria, ma non a tutti gli effetti per rapporto ai magistrati ordinari –, la ridefinizione delle competenze dei giudici di pace, una diversa ripartizione sul territorio delle sedi delle giudicature di pace affinché vi sia un’equa ripartizione del carico di lavoro, la formalizzazione di consulenti giuristi di giudici laici, un coordinamento organizzativo delle giudicature di pace. Nel quadro delle riflessioni che riprenderemo a fare nei prossimi mesi, la perizia dei professori Mahon e Bohnet resterà un riferimento importante. La terremo sicuramente in considerazione, come abbiamo d’altronde fatto puntando subito sulla formazione dei giudici di pace.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 7 settembre 2022 de La Regione

Firmato oggi a Chiasso il nuovo Protocollo d’intesa in caso di catastrofe tra Canton Ticino e Provincia di Como

Firmato oggi a Chiasso il nuovo Protocollo d’intesa in caso di catastrofe tra Canton Ticino e Provincia di Como

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Prefetto di Como Andrea Polichetti hanno sottoscritto questo pomeriggio a Chiasso il nuovo Protocollo d’intesa sulle attività di gestione di emergenze di protezione civile causate da eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo di carattere transfrontaliero. Tale protocollo rinnova l’accordo già in atto sulla scorta dell’esperienza comune sviluppata negli ultimi sei anni ed è valido per i prossimi tre anni.

Il Centro comune di cooperazione di polizia e doganale tra Svizzera e Italia (CCPD) di Chiasso ha accolto le delegazioni ticinese e lombarda per la firma del nuovo Protocollo d’intesa. A rappresentare il Canton Ticino, assieme al Consigliere di Stato Norman Gobbi, erano presenti il capo della Sezione del militare e della Protezione della Popolazione, Ryan Pedevilla, il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, il Delegato per le relazioni esterne del Consiglio di Stato, Francesco Quattrini, e Christophe Cerinotti responsabile CCPD. La delegazione italiana era composta, oltre che dal Prefetto Andrea Polichetti, da Alessandro Fermi, Presidente del Consiglio Regionale Lombardia, Fiorenzo Bongiasca, Presidente della Provincia di Como, Claudio Giacalone, Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Como, Leonardo Biagioli, Questore di Como, Giuseppe Colizzi, Comandante Provinciale dei Carabinieri e Michele Rucci, rappresentante della Guardia di Finanza.

Sia il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sia il Prefetto Andrea Polichetti hanno ricordato come tra il Ticino e la Provincia di Como i rapporti di collaborazione transfrontaliera in caso di catastrofe siano già buoni. In particolare, grazie alla prima esercitazione Odescalchi del 2016 sviluppatasi tra Chiasso e Como e dopo la seconda esercitazione andata in scena nel giugno di quest’anno le forze di primo intervento hanno potuto affinare le modalità di intervento. In un contesto transfrontaliero dove l’urbanizzazione è fortemente accentuata, dove il traffico transfrontaliero e il traffico internazionale sia su gomma sia su rotaia sono molto intensi e dove la presenza di attività economiche è molto sviluppata i rischi di catastrofe non possono essere esclusi. Per questo motivo per eventi emergenziali di protezione civile che possano interessare il territorio a confine tra la Provincia di Como e il Canton Ticino, il reciproco concorso tra le squadre d’intervento italiane e svizzere può rappresentare un utile supporto alla gestione dell’emergenza.

La firma odierna segue quella avvenuta a Pollegio il 17 giugno scorso con l’intesa tra Canton Ticino e Provincia di Varese e precede – nelle intenzioni – quella che il Ticino siglerà con la Provincia di Verbano-Cusio-Ossola.

97esima Conferenza nazionale del settore esecutivo e fallimentare in Ticino  

97esima Conferenza nazionale del settore esecutivo e fallimentare in Ticino  

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia comunica che venerdì 9 e sabato 10 settembre 2022 si svolgerà a Locarno la 97esima edizione dell’Assemblea generale della Conferenza degli ufficiali di esecuzione e fallimenti della Svizzera.

Dopo vent’anni, l’Assemblea annuale della Conferenza svizzera del settore esecutivo e fallimentare  torna in Ticino per la sua 97esima edizione. A fare da padrona di casa sarà la soleggiata Locarno, città da sempre sinonimo di cultura e turismo, che accoglierà oltre 300 ospiti tra giudici del Tribunale federale e del Tribunale di appello, Autorità di vigilanza cantonali, rappresentanti dell’Ufficio federale di giustizia, referenti politici cantonali e collaboratrici e collaboratori del settore esecuzione e fallimentare di tutta la Svizzera.  
Questo evento nazionale di rilievo – per il quale la Consigliera federale Karin Keller-Sutter porterà il suo saluto in videoconferenza – sarà l’occasione per evidenziare l’importante attività garantita dal settore esecutivo e fallimentare per il buon funzionamento della nostra economia. Un lavoro difficile, quello svolto dalle collaboratrici e dai collaboratori degli uffici in tutta la Svizzera, in un contesto delicato, che richiede conoscenza della materia, ma anche spiccate attitudini relazionali nei contatti con le persone. In conclusione dei lavori assembleari è previsto un intervento da parte del Presidente del Festival del film di Locarno, Signor Marco Solari, che sarà intervistato dai Signori Michele Fazioli e Peter Jankovsky.  
L’Assemblea annuale costituirà una piattaforma di scambio privilegiata per rafforzare la rete di conoscenze tra colleghi e rappresentanti delle autorità di vigilanza, dei tribunali e della politica. Sarà altresì l’occasione per il Canton Ticino di mostrare le bellezze del nostro territorio ai numerosi partecipanti così come lo spirito di ospitalità che contraddistingue la nostra regione.  
Durante la due giorni in Ticino, sono previsti gli interventi del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Sindaco di Locarno Alain Scherrer e del Sindaco di Ascona Luca Pissoglio.
Maggiori informazioni sono disponibili all’indirizzo www.ti.ch/assembleauef.
Il Comitato di organizzazione è disponibile per raccogliere le esigenze da parte dei media.   

In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

Solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione. «Colpa anche della lingua». Le cifre del Dipartimento delle istituzioni
Alberghi, ristoranti e aziende informatiche sono i principali datori di lavoro
Sarà il mercato del lavoro, più piccolo e meno florido che altrove. Sarà una questione linguistica. Fatto sta che in Ticino i rifugiati ucraini fanno più fatica a trovare impiego, rispetto al resto della Svizzera. Lo dicono i dati forniti a tio.ch/20minuti dal Dipartimento delle istituzioni (DI).
Su 2897 titolari di permesso S nel nostro cantone, a oggi, solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione lavorativa: meno del 4 per cento. A livello svizzero la quota è più del doppio, circa l’11 per cento, ha comunicato martedì il Dipartimento di giustizia e polizia.
Il gap rispetto a oltre Gottardo pesa ancora di più a stagione turistica ancora in corso: la maggior parte dei rifugiati ucraini lavorano nel settore alberghiero e della ristorazione (circa il 30 per cento). Seguono l’informatica e la consulenza, l’insegnamento, l’agricoltura.
Uno dei motivi della differenza con il resto della Svizzera, spiegano da Bellinzona, sta nel fatto che «in Ticino la lingua rappresenta un ostacolo maggiore rispetto ad altri cantoni». L’inglese apre molte più porte in Svizzera tedesca, mentre a sud delle Alpi «sono prioritarie le conoscenze di italiano e tedesco» sottolinea il DI.   

Da www.tio.ch

ated ICT TicinoCyber Security: il punto in Ticino

ated ICT TicinoCyber Security: il punto in Ticino

Abbiamo avuto il piacere di avere presente per un saluto l’Onorevole Norman Gobbi, “padrino” del Corso di formazione per la preparazione all’esame federale di Cyber Security Specialist, promosso da ated-ICT Ticino e Formati Academy. Si è trattato di un suo intervento in cui il tema delle minacce informatiche è stato al centro della chiacchierata informale con gli studenti e i docenti del percorso di formazione. La considerazione generale è partita accennando ai continui rischi che non solo il mondo delle imprese, ma sempre più anche quello delle istituzioni, si trova a dover quotidianamente fronteggiare. Infatti, se a inizio anno persino la Croce Rossa ha subito un attacco con violazione di dati sensibili, relativi a profughi e rifugiati, è continuo l’allarme e i proclami che sedicenti gruppi di hacker dettano attraverso i canali e media più vari. E spesso si ha la sensazione di trovarsi in affanno in una sorta di tempesta perfetta. Anche perché siamo ormai costretti a usare moltissima tecnologia per lavorare e vivere, ma spesso non sappiamo difenderci con l’accortezza necessaria.

Onorevole Gobbi, lei è molto impegnato sul tema della cyber security, in quanto la campagna di prevenzione Cyber Sicuro e il relativo Gruppo di lavoro strategico è gestito dal Dipartimento che dirige. Quali sono stati ad oggi i risultati più interessanti di cui può parlarci in questo ambito?
«Il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato Cyber Sicuro è stato costituito nel 2019 in quanto vi era l’esigenza di creare un punto di riferimento a livello cantonale – ufficiale e autorevole – per tutte le questioni legate al tema della sicurezza informatica. Di questo Gruppo di lavoro fanno parte funzionari chiave dell’Amministrazione cantonale, compreso personale di Polizia, come pure esperti esterni. Questo assicura un rapido scambio di informazioni in caso di necessità tra le persone che ne fanno parte, le quali essendo attive in ambiti diversi garantiscono l’apporto di conoscenze variegate all’interno del gruppo, sia a livello tecnico che operativo. Infatti, l’attività principale e più nota del Gruppo di lavoro è sicuramente quella legata all’omonima campagna di prevenzione: la scelta degli ambiti verso i quali orientare le attività di prevenzione vengono decisi anche sulla base dei riscontri e degli spunti che i membri del Gruppo osservano nella loro quotidianità professionale.

A oltre due anni dal suo debutto posso ritenermi soddisfatto dell’attività sin qui svolta da Cyber sicuro, in particolare perché ha saputo indirizzare le sue attività in maniera dinamica e flessibile in base alle necessità e alle situazioni venutesi a creare, penso per esempio alla pandemia da COVID-19 o al fatto che molti momenti informativi vengono svolti in maniera digitale nella forma del webinar. Tra i momenti di maggiore spicco sicuramente le due conferenze organizzate nell’autunno del 2020 e del 2021, in occasione della quale abbiamo potuto accogliere in Ticino quale relatore il Delegato federale alla cibersicurezza, Dr. Florian Schütz, rispettivamente un funzionario dell’Ufficio dell’incaricato federale per la protezione dei dati in vista dell’introduzione della nuova Legge federale sulla protezione dei dati (nLPD)».

Quali sono le sfide in tema di sicurezza informatica che come istituzione state raccogliendo e su cui state lavorando?
«La sicurezza informatica è un ambito che al giorno d’oggi coinvolge tutti, dalle aziende alle amministrazioni pubbliche passando per i singoli cittadini. L’attività risulta dunque essere trasversale e molto variegata: posso citare in questo senso l’esigenza che tutte le amministrazioni pubbliche siano sufficientemente tutelate dagli attacchi informatici e sappiano come reagire nel caso in cui ne siano vittima, la necessità di informare la popolazione a proposito delle varie truffe informatiche, l’utilità dell’avere personale correttamente formato così da prevenire inutili rischi, come pure altri aspetti che si fanno sempre più evidenti quali la futura carenza di professionisti nel settore della sicurezza informatica. In questo senso, proposte formative come quella proposta da ated-ICT Ticino per la preparazione all’esame federale di Cyber Security Specialist sono da salutare favorevolmente, in quanto permettono di colmare questa importante lacuna, con la speranza che queste risorse formate restino attive sul nostro territorio».

Il nostro territorio come si sta attrezzando nella protezione e difesa dalle incursioni cyber che spesso osserviamo in Paesi a noi vicini?
«Proprio in questo ambito le attività di Cyber Sicuro hanno un significato importante: aumentare la consapevolezza di tutti (cittadini, economia privata, enti pubblici, e via dicendo) sui rischi cyber è il primo passo da fare: un cittadino consapevole è automaticamente anche un collaboratore, un imprenditore, o un docente consapevole: la conoscenza diffusa è la chiave di volta per la sicurezza di tutto il Paese in tutte le sue componenti pubbliche e private. Acquisita questa consapevolezza, vi sono poi molti attori che già oggi offrono servizi e prestazioni nel settore della cibersicurezza. Sul piano istituzionale nazionale il Centro Nazionale per la cibersicurezza (NCSC) funge da osservatorio e si occupa di allertare le infrastrutture critiche, o se necessario specifici settori economici oppure anche la popolazione, se ritiene che una minaccia osservata all’estero possa ripercuotersi o propagarsi nella rete svizzera. Inoltre, il mercato ha autonomamente sviluppato un ecosistema di fornitori che indirizzano le loro offerte ai singoli cittadini, agli enti pubblici e all’economia privata: non vi è che l’imbarazzo della scelta. A questo proposito è importante sottolineare il ruolo svolto dall’offerta formativa oggi disponibile (sia privata che pubblica) per avere personale qualificato sul territorio anche se, duole dirlo, vi è una marcata carenza di queste figure professionali, in Ticino ma anche nel resto del nostro Paese».

Quali sono le minacce che dal suo punto di vista sembrano più pericolose e a cui dobbiamo prepararci sia come persone, sia come aziende e istituzioni?
«Mi piace sempre ricordare che la protezione dell’infrastruttura informatica non è che uno degli aspetti che compongono la vasta rete della sicurezza in ambito cyber. Infatti, avere del personale sufficientemente formato o dei cittadini che utilizzano le tecnologie digitali in maniera cosciente permette già di ridurre notevolmente il rischio di subire un attacco; si pensi in particolare al “classico” link o allegato inviato per e-mail da uno sconosciuto che, se aperto per sbaglio, potrebbe criptare i dati del nostro dispositivo e restituirceli solo dietro il pagamento di un riscatto. D’altro canto, e qui penso in particolare alle aziende, alle amministrazioni pubbliche e alle organizzazioni di varia natura, ancora non è sufficientemente diffusa la consapevolezza su come occorra agire nel caso in cui si sia vittima di un attacco informatico. Dotarsi di un Piano di risposta agli incidenti (PRI) risulta infatti essenziale per contenere i danni, ripristinare l’operatività il prima possibile e – soprattutto – definire in maniera chiara chi fa cosa. Questo acquisisce ancora ulteriore importanza se pensiamo che, al giorno d’oggi, chiunque può essere potenzialmente un obiettivo per un attacco informatico. Nessuno escluso».

In pochi “a guardia” delle celle: «Professione stereotipata»

In pochi “a guardia” delle celle: «Professione stereotipata»

C’è carenza di agenti di custodia. Norman Gobbi: «Un lavoro stimolante e di responsabilità che va rivalutato»
È recente la pubblicazione del bando di assunzione di nuovi agenti presso le Strutture carcerarie. Il direttore del DI spiega i requisiti necessari per accedervi

Che non si voglia stare dietro le sbarre è plausibile, ma sembra che ultimamente si stia faticando a trovare anche qualcuno da mettere “a guardia” della cella, in Ticino come nel resto della Svizzera. Che vi sia penuria di questa figura, d’altra parte, lo dimostra la recente pubblicazione del bando di assunzione di nuovi agenti di custodia presso le Strutture carcerarie cantonali. È davvero così poco apprezzata questa professione? Lo abbiamo chiesto direttamente al direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Corrisponde al vero che ultimamente è diventato più difficile reperire agenti di custodia?
«È certamente diventato più difficile non tanto in termini assoluti, quanto piuttosto relativamente alle possibilità di reperire candidati con le necessarie competenze e la giusta predisposizione. Il lavoro di agente di custodia infatti è, contrariamente a quanto si immagina, estremamente complesso in quanto coniuga tre aspetti principali: quello della cura, della custodia e del controllo. È dunque necessaria una certa predisposizione agli aspetti normativi e coercitivi del contesto, accompagnata però da una capacità relazionale ed empatica, indispensabile nella relazione con la popolazione carceraria».

Mi conferma che esiste una certa ritrosia verso questo mestiere?
«La professione di agente di custodia è di elevata responsabilità e contempla, come detto, sia aspetti di gestione della sicurezza che aspetti più relazionali. Il lavoro è stimolante e variato, contemplando attività di sorveglianza, mantenimento dell’ordine ed accompagnamento e sostegno nel quotidiano. Tutti questi aspetti non sono ancora abbastanza conosciuti e nell’immaginario collettivo la figura dell’agente è ancora connotata da stereotipi. In questo ambito stiamo facendo un importante sforzo comunicativo volto a far realmente comprendere il valore della professione, con la sua complessità e polivalenza, le diverse possibilità d’impiego nei vari settori (Centrale operativa, Carcere giudiziario, Carcere penale, Sezione aperta del Carcere penale) nonché l’aspetto formativo della formazione di base e continua a livello cantonale e federale».

Cosa serve per occupare questa posizione?
«Vi sono dei requisiti formali quali ad esempio l’età, la formazione e la cittadinanza. Oltre a ciò i candidati non devono avere precedenti penali né procedure esecutive giustificate in corso. Dal profilo personale i futuri agenti devono avere un buon equilibrio emotivo e una maturità relazionale che permetta loro di mantenere la giusta distanza per far rispettare il regolamento, pur permettendo loro una vicinanza alle persone detenute, che consenta loro di guidarle e accompagnarle lungo il loro percorso di risocializzazione».

Chi, invece, non può sperare di accedere al ruolo?
«Candidati sprovvisti dei suddetti requisiti formali così come coloro che hanno pregiudizi o una visione netta delle cose, che precluda loro di vedere al di là delle apparenze. Il detenuto è e deve rimanere, in qualsiasi caso, una persona degna del massimo rispetto».

Com’è cambiata la professione negli anni?
«Il ruolo dell’agente di custodia è cambiato profondamente negli anni, passando da una professione che aveva il focus unicamente sugli aspetti legati alla sicurezza, gestita attraverso il controllo delle barriere fisiche, ad una professione di relazione dove la componente umana, empatica e la sospensione del giudizio hanno assunto un ruolo sempre più predominante. Oltre a ciò la tecnologia ha permesso di sviluppare sofisticati meccanismi e procedure all’interno delle Strutture carcerarie, per la cui gestione anche l’agente di custodia necessita di essere sempre aggiornato».

Il concorso è aperto da pochi giorni, si hanno già dei feedback in merito alle adesioni?
«Sono già pervenute delle candidature e siamo in attesa di riceverne ulteriori, considerato che il concorso scadrà il 31 agosto e che il 20 luglio si è svolta la presentazione della professione alla quale hanno partecipato diversi interessati. La registrazione video della serata è disponibile sul canale YouTube “Repubblica e Cantone Ticino”, a disposizione degli eventuali altri candidati».

Da Tio.ch

Gobbi a Mendrisio per il Primo agosto

Gobbi a Mendrisio per il Primo agosto

Terrà un’orazione ai festeggiamenti per il Natale della Patria

Anche quest’anno la Città di Mendrisio, assieme alla Società Benefica Risotto Urano, invita la popolazione a riunirsi il primo agosto per celebrare la Festa nazionale svizzera. Si tratta, in effetti, di un momento rievocativo che permette alle persone di radunarsi e riscoprire la solidarietà e la vicinanza che le caratterizza. Ospite della manifestazione sarà il consigliere di Stato Norman Gobbi, che alle 20.45 terrà un’orazione commemorativa. I festeggiamenti inizieranno alle 19 con una cena alla griglia, che sarà seguita a partire dalle 21 dal concerto della Civica Filarmonica di Mendrisio. La serata si concluderà con musica e ballo accompagnati dalla Saverio Masolini Band. Da segnare in agenda anche le date del 30 e 31 luglio, perché il divertimento non mancherà pure in queste due occasioni: il 30 luglio, a partire dalle 20, si potrà assistere a un DJ set con Maxi B e godere di una ricca buvette e panini caldi, mentre la sera successiva si terrà la Country Night, dove si avrà l’occasione di passare una serata in compagnia degli Acusticom e della Country Street Dancers mangiando polletto e patatine country a partire dalle 19.

Presentazione della professione di Agente di custodia

Presentazione della professione di Agente di custodia

Una professione di cura, custodia e controllo.

Serata di presentazione per conoscere la professione e il percorso formativo e professionale di Agente di custodia APF, per il concorso che scade il 31 agosto 2022.
L’Agente di custodia è una professione stimolante, interessante e variata, che offre diverse possibilità di impiego e differenti specializzazioni.
Il Direttore delle strutture carcerarie, dopo il saluto del Responsabile della Città dei Mestieri, illustrerà nel dettaglio gli aspetti salienti della professione di Agente di custodia.

Mercoledì 20 luglio 2022 dalle ore 20.00 alle 21.30 circa
Centro di istruzione della Protezione civile, Rivera
oppure in streaming* al link www.ti.ch/multimedia

Iscrizioni e info www.cittadeimestieri.ch/lagenda

Informazioni sul concorso e candidature www.ti.ch/concorsi