Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Marzio Della Santa (Sezione enti locali): una campagna di sensibilizzazione per favorire la cittadinanza attiva in vista delle elezioni comunali del 2024

Tre risoluzioni indirizzate al Consiglio di Stato. Dovrebbero uscire dal terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni in programma per dopodomani, giovedì, a Bellinzona (Auditorium della Scuola cantonale di commercio, inizio alle 14.30) e organizzato dal Dipartimento istituzioni per il tramite della Sel, la Sezione enti locali. Una delle tre è denominata ‘Democrazia sicura’: se approvata costituirà il primo passo verso la campagna di informazione che la Sel intende lanciare per (ri)accendere nei cittadini l’interesse per la cosa pubblica. Ovvero per incrementare la partecipazione al voto e indurre più persone a candidarsi. «L’obiettivo sono le elezioni comunali del 2024: la risoluzione chiede al governo di costituire un gruppo di lavoro che abbia il compito di approfondire il tema e di elaborare, definendo una serie di azioni di sensibilizzazione, una strategia cantonale di promozione della cosiddetta cittadinanza attiva», spiega il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa. La ‘Regione’ lo ha intervistato.
In gennaio l’Osservatorio della vita politica regionale (Università di Losanna) ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019, le ultime ‘cantonali’ in ordine di tempo. “Fra gli aspetti che più fanno riflettere in vista delle prossime tornate elettorali vi è l’importanza crescente dell’astensionismo”, annota fra l’altro l’Osservatorio. La vostra impresa si preannuncia piuttosto impegnativa…
Ne siamo consapevoli e non sappiamo se la campagna produrrà risultati concreti già in occasione del prossimo rinnovo dei poteri locali. Sono d’accordo, l’impresa non è facile: tuttavia come Sezione degli enti locali ci sottrarremmo alle nostre responsabilità se non cercassimo, nell’ambito ovviamente delle nostre competenze, di invertire una tendenza, quella dell’astensionismo, che ci preoccupa parecchio. Questo crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della propria comunità dovrebbe però preoccupare l’intera società. Un disinteresse che si traduce non solo nelle basse percentuali di votanti ma anche nella scarsa disponibilità a candidarsi, il che impedisce in diversi comuni il ricambio negli organi esecutivi e legislativi. Un ricambio di persone che è salutare per garantire, in prospettiva, progettualità.

A cosa è dovuto questo disinteresse?
A più fattori. Se ci riferiamo alle realtà comunali, penso per esempio al venir meno del senso di appartenenza alla collettività, soprattutto in coloro che risiedono in un comune ma lavorano in un altro. Penso al calo di attrattiva delle cariche elettive in generale, alla mancanza di tempo o al clima litigioso in quel determinato comune, con conseguente rinuncia a candidarsi a una carica politica. È la cittadinanza passiva: il cittadino diventa così soltanto un consumatore dei servizi erogati dal proprio Comune.

Il sistema di milizia è in crisi?
Cominciamo col ricordare e sottolineare che questo sistema è un elemento cardine della democrazia svizzera, soprattutto a livello comunale. Favorisce infatti la coesione sociale e promuove la fiducia nelle istituzioni, poiché accorcia la distanza fra classe politica e popolazione. Se nei Comuni avessimo dei soli politici professionisti, al di là dei costi elevati di un simile sistema, ci sarebbero solo degli organi esecutivi composti da élite che svolgerebbero pure una funzione legislativa. Semmai credo che anche nei comuni il sistema di milizia vada rivitalizzato. Sensibilizzando la popolazione sull’importanza della cittadinanza attiva e dunque sull’importanza della partecipazione al voto e del mettersi a disposizione per ricoprire una carica elettiva, non per difendere interessi personali ma per il bene della comunità. I partiti potrebbero fare di più in quest’opera di sensibilizzazione. La sfida è in particolare nei grandi comuni urbani, derivanti da processi aggregativi: vanno valorizzati i quartieri e pure le associazioni presenti sul territorio. Si tratta insomma di favorire lo sviluppo della cittadinanza attiva invogliando i cittadini e le cittadine a impegnarsi nella società civile e nella sfera pubblica, a mostrare solidarietà e interesse per il bene comune, per la propria comunità, per il proprio territorio.

Torniamo alla campagna di informazione e sensibilizzazione che la Sel intende promuovere.
Il gruppo di lavoro che il Consiglio di Stato dovrebbe istituire sarà formato tra gli altri da collaboratori della Sezione degli enti locali, fra cui Simona Corecco che da sempre segue da vicino il dossier delle aggregazioni comunali e che ha accuratamente approfondito il tema della cittadinanza attiva, da collaboratori del Servizio dei diritti politici della Cancelleria dello Stato, da collaboratori del Servizio informazione e comunicazione del governo, da un politologo, dalla delegata cantonale per le pari opportunità e da uno psicologo. Una composizione precisa però non c’è ancora. Questo gruppo dovrà studiare delle azioni di sensibilizzazione e di informazione, per esempio sul ruolo del consigliere comunale e su quello del municipale. Il tutto per motivare il cittadino. A votare e magari a candidarsi. La campagna si svolgerà sui canali informativi che il gruppo di lavoro riterrà adatti allo scopo. Faccio intanto presente che uno dei temi al centro giovedì del terzo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni saranno le cariche politiche comunali, e cioè come renderle attrattive. Relatore sarà il politologo e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale Oscar Mazzoleni. A breve potremmo quindi avere delle indicazioni utili.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 15 marzo 2022 de La Regione

Crisi umanitaria in Ucraina: la PCi risponde “presente”

Crisi umanitaria in Ucraina: la PCi risponde “presente”

Norman Gobbi: “Comuni e Regioni di Protezioni civile si sono già attivati”

Ancora una volta nel giro di pochi mesi la Protezione civile (PCi) dimostra tutta la sua utilità. Prima con la pandemia e la parallela grande campagna di vaccinazione, oggi – sommandosi alle esigenze sanitarie ancora aperte per far fronte al coronavirus – con la crisi innescata dalla guerra in Ucraina. “La PCi è l’importante riserva di risorse umane e di mezzi a disposizione delle autorità per la protezione della popolazione. In Ticino, le Regioni della PCi, emanazione diretta dei Comuni, assumono anche nella crisi attuale un ruolo decisivo” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Confederazione e Cantone hanno già chiesto la scorsa settimana l’attivazione dei vari dispositivi nei confronti dei Comuni e quindi delle organizzazioni regionali di PCi. Si tratta di affrontare due differenti impegni: da un lato quello legato all’arrivo di cittadini ucraini che fuggono dalla guerra nel loro Paese. Dall’altro – in una prospettiva che mai vorremmo si attuasse – quello di accogliere nei rifugi tutti i residenti nel caso il conflitto avesse ripercussioni, in una maniera o in un’altra, anche sulla Svizzera. Dico subito, per non generare inutili paure e preoccupazioni su questo ultimo aspetto, che attualmente una simile eventualità appare lontana”, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “È però importante che già oggi si sia attivato tutto il dispositivo per essere in prontezza. In questo senso stanno dunque operando le Regioni di Protezione civile, per rendere agibili tutti i rifugi, così come da disposizioni fatte avere ai Comuni”.
Ritorniamo allora al tema dell’arrivo dei profughi ucraini. “Si presume che a partire da domani, lunedì, la Segreteria della migrazione (SEM) potrà iniziare ad assegnare ai Cantoni un certo numero di profughi. Persone, in particolare donne, bambini e anziani, che nel frattempo sono giunte in Svizzera”, sottolinea Norman Gobbi. “A livello cantonale abbiamo predisposto un centro di prima accoglienza a Cadenazzo, utilizzando una struttura di protezione civile che viene gestita dal Cantone e che recentemente è stata ammodernata. Qui le persone sono però destinate a rimanere pochissimo tempo, al massimo tre giorni. Poi verranno accolte in altre strutture, appartamenti o altri alloggi collettivi che nel frattempo sono stati individuati. Anche in questo caso ci vorrà una buona coordinazione e collaborazione affinché il flusso sia gestito con puntualità e in modo efficace”, si auspica in conclusione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio per la modifica della Legge organica comunale (LOC). È un ulteriore passo nel processo di costante aggiornamento di questa legge e di arricchimento degli strumenti a disposizione dei Comuni, pur con un approccio prudente che evita di toccare meccanismi assodati e funzionanti.
Insieme a qualche adeguamento di entità minore, il messaggio propone la facoltà di tenere ordinariamente sedute municipali e delle Commissioni dei Legislativi in videoconferenza, un aggiornamento delle tempistiche d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali, infine la possibilità di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali.  Lo spunto della revisione è il consolidamento nella LOC di una modalità operativa sperimentata negli ultimi 2 anni in base al Decreto concernente il funzionamento delle Autorità comunali, consortili e patriziali in tempo di emergenza epidemiologica da COVID-19 del 20 marzo 2020: la facoltà di tenere sedute in videoconferenza per il Municipio e le Commissioni del Legislativo. In parallelo, si coglie l’occasione per ritoccare le norme della LOC sulla tempistica d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali. Si codifica inoltre la possibilità da parte del Comune, a determinate condizioni, di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali. Infine, si procede a sistemare taluni disposti della LOC, la cui applicazione pratica ha evidenziato esigenze di precisazione/correzione.
Non si tratta ancora di una revisione di grande portata della Legge organica comunale del 10 marzo 1987. Sono stati avviati in questi mesi gli approfondimenti – nell’ambito di un Cantiere di riforma condotto dalla Sezione degli enti locali denominato Cantiere F – per sondare e inquadrare esigenze e aspettative di cambiamento nell’assetto del funzionamento istituzionale del Comune. Nel corso del corrente anno e del 2023 saranno coinvolti i diversi attori a livello comunale e cantonale. L’obiettivo è quello di possibilmente convogliare gli indirizzi che ne scaturiranno in un progetto di vera e propria integrale riforma della LOC. L’orizzonte temporale potrebbe essere la messa in vigore di una “nuova LOC” nella seconda metà del decennio 2020-2030 in sostituzione di quella del 1987.

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Comunicato stampa

Nel corso del 2021 l’attività del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è stata essenzialmente incentrata su azioni divulgative concernenti la nuova Legge sulla protezione dei dati (nLPD). Nello specifico, oltre a 4 webinar organizzati con l’obiettivo di presentare la nuova legge a 4 specifici settori (sanitario, economico, formativo e degli Enti pubblici), si è in particolare tenuta a ottobre una conferenza dedicata a questo tema con la presenza, tra gli altri, di un rappresentante dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT).

Quello stilato per l’anno 2021 da parte del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è un bilancio positivo, in particolare in ragione della cospicua adesione di partecipanti riscontrata sia tramite i webinar che in occasione della conferenza tenutasi in presenza il 14 ottobre – intitolata «La nuova Legge federale sulla protezione dei dati (nLPD): genesi, sfide e opportunità» – alla quale hanno partecipato oltre un centinaio di persone.
A causa dei numerosi e sempre più frequenti attacchi informatici ai danni delle amministrazioni pubbliche, nel corso del 2022 le attività si focalizzeranno invece sugli enti locali, con l’obiettivo – tramite un seminario in presenza – di illustrare cosa occorre fare per gestire in maniera ottimale la propria sicurezza informatica, nonché come agire correttamente in caso di attacco, fornendo loro degli strumenti tramite i quali possano valutare il proprio grado di preparazione ad un attacco informatico rispettivamente di allestire un piano di risposta strutturato, simulando pure dei casi realistici. Queste tipologie di informazioni, in forma più concisa, verranno pure divulgate a specifici settori in occasione di alcuni webinar, ricalcando la strategia dello scorso anno.
Anche il 2022 si preannuncia quindi un anno ricco di sfide che il Gruppo Cyber sicuro monitorerà intervenendo laddove necessario con delle attività informative e di prevenzione: si pensi in particolare alla crescente diffusione delle criptovalute, al sempre costante fenomeno del «phishing» come pure alla futura penuria di figure professionali attive nel settore della sicurezza informatica.

«Una formazione che si adatta alle richieste della società civile»

«Una formazione che si adatta alle richieste della società civile»

Dal 2020 la Scuola di Polizia ticinese ha vissuto un importante cambiamento. Da allora i futuri agenti vengono formati sull’arco di due anni, invece di uno. Ne parliamo con Andrea Pronzini, direttore della Scuola.

Si è da poco concluso il primo ciclo di formazione biennale. Qual è il vostro bilancio?
«Va premesso che siamo stati i primi in Svizzera a proporre questa novità. E va pure detto che, per quanto riguarda il primo anno di formazione, non ci sono stati grandi cambiamenti. Ma la vera novità riguarda, appunto, il secondo anno di formazione degli aspiranti agenti, il quale si svolge quasi esclusivamente presso il relativo Corpo di appartenenza e ha un carattere prevalentemente pratico. Da questo punto vista la qualità c’era prima e c’è adesso. Ma è chiaro che ora durante il secondo anno di formazione dedicato alle attività presso i Corpi di appartenenza ci sono più tempo da dedicare alla pratica e maggiore sistematicità nel sostenere i gendarmi in formazione. Infine, va aggiunto che durante il secondo anno di formazione si forgia la capacità di analisi e riflessione del gendarme in formazione».

Come è cambiata la formazione dei futuri agenti in questi anni?
«La formazione si è man mano adeguata alle richieste della società civile: cambiano le minacce e la tipologia di reati ai quali si deve far fronte, ma mutano pure le esigenze a livello di sicurezza e ordine pubblico. Ad esempio, lo scorso anno è stato integrato nel programma della Scuola un corso finalizzato a mettere i futuri gendarmi nella condizione di poter rilevare tempestivamente segnali di radicalizzazione ed estremismo e di agiredi conseguenza. Quest’anno questo percorso formativo, adattato alle esigenze specifiche, sarà esteso anche al resto del Corpo. Da anni si dà ampio spazio e si continua a perfezionare la formazione inerente al tema della violenza domestica. Inoltre, negli ultimi due anni anche a causa della pandemia c’è stata una forte spinta sul fronte della digitalizzazione, con l’informatica quale strumento di sostegno alla didattica. Digitalizzazione che, nei prossimi anni, assumerà un ruolo sempre più importante. Ad esempio, a livello svizzero, si sta discutendo molto delle opportunità offerte dalla realtà virtuale».

Un importante cambiamento di questo ultimo decennio riguarda l’utilizzo massiccio dei social network. Sensibilizzate gli aspiranti su questi aspetti?
«L’aspirante agente è sensibilizzato sin da subito, a prescindere dai social media, sul fatto che deve fungere da ‘‘modello’’, poiché rappresenta le istituzioni e quindi il suo comportamento deve essere esemplare. In questo contesto, ovviamente, rientra pure il comportamento corretto su queste piattaforme. D’altro canto, è pure vero che la stessa Polizia è maggiormente ‘‘osservata’’ rispetto al passato, perché le informazioni sui social media corrono velocemente. Quindi si sensibilizza sul fatto che tutto ciò che si fa è costantemente sotto l’occhio dell’opinione pubblica. Ma va precisato che questo fenomeno è un aiuto a qualcosa che noi diamo per assodato a prescindere dai social network, ossia il comportamento corretto da parte dell’aspirante».

Riguardo al tema «digitale», un’altra importante evoluzione concerne i reati informatici. Cosa si fa su questo fronte dal punto di vista della formazione?
«A livello di Scuola abbiamo un corso specifico sul “cybercrime”, ma va sottolineato che si tratta di una formazione di base. La specializzazione è possibile, in un secondo tempo, una volta terminata la Scuola e, dopo aver maturato la necessaria pratica entrando nel percorso formativo specifico della Polizia giudiziaria».

Le opportunità di carriera, quindi, non mancano?
«Certamente. Ci sono diverse specializzazioni ed opportunità. Penso, ad esempio, al Reparto interventi speciali (RIS) e alla cinofila o alla lacuale, oppure alla possibilità di diventare istruttore. Da questo punto di vista non si tratta di una professione statica, bensì molto dinamica. E non va dimenticato che si tratta di una scuola che porta al conseguimento di un attestato professionale federale. Insomma, una formazione di livello terziario molto impegnativa, ma anche molto appagante. E che, appunto, fornisce pure al giovane molteplici opportunità di carriera».

“Non sono necessari provvedimenti speciali”

“Non sono necessari provvedimenti speciali”

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi è stato ospite questa sera a Ticinonews per chiarire come comportarsi in un momento di incertezza e preoccupazione come questo, rassicurando che al momento “non c’è una reale minaccia per la popolazione svizzera”
Nonostante l’attacco avvenuto questa notte alla centrale nucleare di Zaporizhzhya, nel sud dell’Ucraina, non abbia causato danni o fuoriuscite di scorie nucleari, c’è sempre più preoccupazione e la gente inizia a porsi delle domande, sia su questo intervento militare sia sulle possibili conseguenze che ci possono essere sulla nostra vita quotidiana. Per capire cosa accadrebbe al nostro Cantone se la minaccia nucleare dovesse diventare una realtà, questa sera a Ticinonews c’era come ospite il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.

“Possiamo parlare di diversi livelli di minaccia”
“La Svizzera già dal 2014 ha rivisto l’ordinanza che chiede di avere scorte sufficienti per rifornire la popolazione di queste famose ‘tablette’ di iodio” commenta Gobbi, aggiungendo che in particolare, queste “tablette” “erano già pensate per coloro che abitano a ridosso di centrali nucleari in Svizzera”, ma restano ovviamente a disposizione di tutta la popolazione. “Il Canton Ticino ha rivisto regolarmente questo dispositivo, d’intesa con il farmacista cantonale e la sezione del militare protezione popolazione, l’ultima volta del 2019”. Un piano di approvvigionamento di questi medicamenti c’è per tutta la popolazione, rassicura Gobbi, aggiungendo che ovviamente servono a evitare danni per la salute in caso di minaccia nucleare.

“La Confederazione ha bloccato la fornitura alle farmacie private”
In queste ultime ore, al fine di garantire le scorte a tutta la popolazione elvetica “la Confederazione ha bloccato la fornitura di questi farmaci alle farmacie private” per garantire le scorte a favore del Paese in caso di necessità. “Come con qualsiasi medicamento, anche con questi non bisogna scherzare, soprattutto in caso di un attacco o di un rischio per la salute”. La situazione viene costantemente monitorata per controllare le particelle presenti sia nell’aria che nel suolo, anche in coordinamento con i Paesi confinanti, commenta Gobbi.

“Non sono necessari provvedimenti speciali”
“In Svizzera siamo ben messi perché c’è una capacità di accoglienza per circa 9 milioni di persone e anche in Ticino la copertura è garantita per tutti, sia in quelli pubblici sia quelli costruiti all’interno di abitazioni private”. È importante sottolineare che è necessario avere un ordine delle autorità “non è che la gente può andare nel rifugio perché ha paura” aggiungendo che “al momento, nonostante se ne parli molto, non c’è una reale minaccia per la popolazione elvetica e quindi non bisogna prendere misure o provvedimenti speciali”.

Scorte di emergenza: “è un richiamo”
Ieri la Confederazione ha suggerito di fare delle scorte d’emergenza, ma è solo un richiamo in quanto “teoricamente e in maniera preventiva da buoni svizzeri dovremmo sempre avere delle scorte in casa perché possono succedere degli imprevisti, è quindi giusto avere sempre in casa circa 9l di acqua a testa per una settimana, rispettivamente pasta e riso e scatolame, ma solo come misura preventiva. Una volta era normale averlo”. Oggi però sono sempre più le persone che vivono sole e che fanno la spesa per la giornata, senza quindi avere delle scorte; “questi momenti dovrebbero farci riflettere su come le emergenze e le crisi possano arrivare in qualsiasi momento e non solo in caso di conflitto armato” conclude Gobbi.

Da www.ticinonews.ch

“Con agenti 2.0 migliora la nostra sicurezza”

“Con agenti 2.0 migliora la nostra sicurezza”

Norman Gobbi commenta il potenziamento delle capacità digitali della Polizia cantonale

“Nella “Visione 2025” della Polizia cantonale l’obiettivo viene posto sull’efficienza e sull’efficacia dell’azione di contrasto al crimine e del mantenimento dell’ordine. Per la nostra sicurezza e per quella dei nostri beni, la Polizia cantonale è chiamata ad evolvere costantemente. Uno sviluppo che porta grandi benefici nel concetto dell’efficienza e dell’efficacia è quello legato alla digitalizzazione”. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi non ha dubbi: “Più gli agenti saranno sostenuti da efficienti mezzi informatici nello svolgimento del loro lavoro quotidiano, più saranno in grado di essere efficaci nei loro interventi, aumentando anche la “produttività” (brutto termine da usare per il lavoro della Polizia, che rende però l’idea)”.
A inizio febbraio – e la notizia è di questa settimana –  è stata avviata la prima fase del progetto GEPOL (Gestionale di polizia). Un progetto che convoglia le novità legate alle possibilità date dalla digitalizzazione. “In questa prima fase – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbiè stato introdotto un nuovo sistema informatico grazie al quale si riuscirà a ottimizzare gli interventi, legati per esempio agli incidenti, agli infortuni, ai furti, alle rapine o agli incendi. È un cambiamento sostanziale per la nostra Polizia cantonale, che ora può appoggiarsi su un mezzo moderno per raccogliere, per gestire e per archiviare i dati. Ciò permetterà pure una più facile condivisione di tutte le attività svolte dagli agenti, aumentando così anche il grado di analisi e migliorando le capacità di inchiesta. Al termine del progetto, il nuovo sistema permetterà di gestire in modo più efficiente i flussi operativi delle pratiche. Questo sistema darà pure modo agli agenti di gestire più facilmente un evento tramite applicativo mobile, garantendo così una maggiore mobilità alle pattuglie”.
Il tutto è finalizzato alla nostra sicurezza. “Il Ticino, essendo Cantone di frontiera, è più esposto a problematiche di criminalità internazionale; senza pensare poi anche al grande traffico veicolare sulle nostre strade, creato in gran parte nei momenti di punta dai 74mila frontalieri che lavorano da noi, oppure dal traffico dei turisti, che dal Nord delle Alpi raggiungono l’Italia e anche dal transito dei veicoli pensanti. Le sfide legate alla sicurezza sono tante. Poter contare su sistemi di lavoro performanti da mettere nelle mani degli agenti è un passo indispensabile”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

«Per farcela nel 2024, bisogna ripartire subito»

«Per farcela nel 2024, bisogna ripartire subito»

Dopo la caduta in votazione dell’aggregazione a quattro, la Sezione degli enti locali ha spiegato ai Municipi di Bodio e Giornico gli scenari per l’eventuale proseguimento del progetto a due – Se l’obiettivo sarà quello di essere pronti per le prossime elezioni comunali occorrerà accelerare: è una questione di scadenze da rispettare, mentre una proroga della legislatura potrebbe non essere possibile «Se l’obiettivo dei due Municipi consiste nell’essere pronti per le elezioni comunali del 2024, con la nomina degli organi e la nascita ufficiale del nuovo Comune, allora bisogna ripartire immediatamente, ovvero già nei prossimi giorni o al massimo nello spazio di poche settimane, perché c’è una serie di scadenze e di step che vanno rispettati». Il capo della Sezione degli enti locali (SEL) del Dipartimento delle istituzioni Marzio Della Santa si esprime così sull’eventuale proseguimento a due dell’aggregazione in Bassa Leventina, tra Bodio e Giornico, dopo che nella votazione del 13 febbraio la maggioranza dei cittadini di Personico e Pollegio si è chiamata nettamente fuori. «Se invece si aspetteranno mesi – prosegue – potrebbe essere necessario il rinnovo completo degli organi politici due due Comuni, separatamente, in occasione delle elezioni del 2024. Questo perché non è detto che legalmente si possa sfruttare la possibilità di richiedere una proroga della legislatura». È quanto la SEL, nel primo incontro che ha seguito l’inequivocabile verdetto delle urne, ha spiegato mercoledì ai due Municipi rimasti in ballo.

I vantaggi di andare avanti
È pure stato espresso l’auspicio che i due Municipi rimasti, Bodio e Giornico, non lascino cadere il dossier, «anche perché i rispettivi corpi elettorali hanno manifestato un significativo sostegno alla fusione». Il vantaggio di proseguire in questa direzione, secondo il capo della SEL, sarebbe duplice: quello di trovarsi poi con servizi equivalenti o migliori a minor costo; ma soprattutto, politicamente, quello di poter gestire con un Comune unico un dossier ritenuto centrale per lo sviluppo della regione, quello relativo alla zona industriale.

Quello studio ancora fresco
Se dunque Bodio e Giornico decideranno di proseguire in tempi brevi, anzi brevissimi, questione di giorni o settimane – spiega Marzio Della Santa – avranno l’opportunità di basarsi in gran parte sul lavoro già fatto per il progetto portato alle urne. Tecnicamente, se non si dovesse partire subito, sottolinea ancora il capo della SEL, il Cantone potrebbe infatti trovarsi nella condizione di rifare tutti i calcoli sulla base della nuova situazione dei due Comuni, che evolve di anno in anno, soprattutto in materia di finanze. «Se la partenza avvenisse in tempo utile il nuovo rapporto di studio potrebbe infatti basarsi su dati già acquisiti, che rimarrebbero invariati». Questo modus operandi permetterà di risparmiare un bel po’ di tempo. Consentendo appunto di rifare tutta l’indispensabile trafila democratica, con tanto di serate pubbliche e votazione popolare, ma in maniera relativamente veloce. Non sussistendo i requisiti imposti dalla Legge sulle aggregazioni per un ridimensionamento del progetto a quattro appena votato, la SEL chiederà nel frattempo al Consiglio di Stato di elaborare un messaggio per l’abbandono dello stesso, auspicando che da parte loro i «superstiti» presentino una nuova istanza aggregativa a due. La palla passa quindi ai due Esecutivi leventinesi.
Scuola di polizia 2022

Scuola di polizia 2022

Scuola di polizia 2022

Martedì 01.03.2022 alle 07.30 prenderà avvio a Giubiasco la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2022). Nel pomeriggio vi sarà la consegna del materiale ai nuovi e alle nuove aspiranti.
La Polizia cantonale comunica di aver assunto 35 nuovi/e aspiranti gendarmi (25 uomini e 10 donne) e 6 aspiranti ispettori e ispettrici di Polizia giudiziaria (3 uomini e 3 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 14 aspiranti delle Polizie comunali (10 uomini e 4 donne), 3 aspiranti della Polizia militare (3 uomini), nonché 2 aspiranti agenti della Polizia cantonale dei Grigioni (1 uomo e 1 donna).

Arriva la targa rossa per i portabici

Arriva la targa rossa per i portabici

Una terza targa, di colore rosso, per i cosiddetti ‘portabici’ o ‘portatutto’. Una novità che sarà introdotta dal prossimo 1° marzo in Svizzera e potrà essere richiesta alla Sezione della circolazione di Camorino. Tecnicamente è chiamata ‘targa per sistemi di trasporto’ e si può già ordinare al costo di 20 franchi ‘una tantum’ nel suo formato lungo (50 cm x 11 cm). Le prime consegne dovrebbero arrivare a fine marzo. Ustra sottolinea che risponde alle esigenze di praticità espresse dagli utenti della strada, “ma dovrebbe al contempo incoraggiare gli stessi a smontare il sistema di trasporto quando non viene utilizzato, alleggerendo il peso del veicolo, favorendone l’aerodinamica e riducendo di conseguenza i consumi e le emissioni di CO2”.
“I Paesi confinanti con la Svizzera hanno già confermato il riconoscimento della nuova targa e questa potrà quindi essere utilizzata senza problema alcuno nel Principato del Liechtenstein, in Austria, in Francia, in Germania, in Italia, oltre che in Estonia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna e Gran Bretagna”, si legge in un comunicato dell’Ufficio della circolazione diretto da Aldo Barboni. «Si tratta di una targa che non avrà valore giuridico a sé stante e dovrà infatti essere utilizzata solo in combinazione con le regolari targhe di controllo bianche», ci spiega Barboni. Di conseguenza, continua, questa targa potrà essere rilasciata solo a chi già possiede un veicolo immatricolato. Non è però obbligatoria. «Gli utenti della strada che già oggi montano un portabici e spostano regolarmente la propria targa posteriore potranno continuare a farlo», commenta Barboni.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 23 febbraio 2022 de La Regione

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 22 febbraio 2022 de Il Quotidiano