“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

La campagna di vaccinazione, i ritardi e la diminuzione dei morti

La situazione epidemiologica è stabile: i contagi per ora sono sotto controllo e la diminuzione delle persone ospedalizzate nelle ultime 5-6 settimane è stata importante. “Ma soprattutto – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi – il numero delle persone che purtroppo perdono la vita a causa del virus è di molto diminuito. È il risultato più importante già raggiunto dalla campagna di vaccinazioni avviata in Ticino, che ha visto prima di tutto completata la vaccinazione nelle case anziani, così da proteggere proprie le persone più vulnerabili. Anche le vaccinazioni per gli over85 e over80 sono a buon punto con la seconda dose (osservo però che chi non avesse ancora voluto vaccinarsi e ha più di 80 anni lo può fare sempre) e che abbiamo aperto la possibilità di prenotare l’appuntamento per il vaccino agli over75”.

Ma c’è chi dice che abbiamo fatto troppo poco in queste prime settimane di vaccinazioni… “Comprendo queste critiche, però bisogna essere chiari. Il problema sta nel numero di dosi vaccinali che la Confederazione può mettere a disposizione dei Cantoni. La macchina in Ticino funziona molta bene. Se però manca la benzina si ferma. Ma appena arriva il carburante la macchina va a pieno regime. Ci sono stati ritardi di consegna del vaccino Pfizer alla Svizzera e di riflesso i Cantoni non hanno potuto continuare a vaccinare a ritmo sostenuto. Però, ripeto, l’organizzazione funziona molto bene e di questo occorre dare merito a molte persone e organizzazioni che si impegnano su questo fronte: i medici, i sanitari dei servizi ambulanze, i Comuni, la protezione civile, la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Una vera e propria squadra che si mette al servizio della gente”.

Quali sono ora i prossimi passi di questa campagna? “Proprio nel corso di questa settimana il Governo ha presentato le varie fasi della campagna di vaccinazione, con l’apertura il prossimo mercoledì 3 marzo di un grande centro cantonale a Giubiasco. Entriamo nella fase tre, e possono prenotare la vaccinazione le persone dai 75 anni in su. Si tratta di un gruppo di 17mila persone. Poi nella fase 4 saranno vaccinati i malati cronici (circa 25mila persone) e in seguito gli over 65, una fascia di popolazione di 35mila persone. La vaccinazione fa parte dei quattro pilastri che il Governo ha posto per uscire da questa crisi: Limitare, Testare, Proteggere, Vaccinare. Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora bene quanto sia vicino. Per questo è importante rimanere vigili e prudenti”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

Norman Gobbi, il Governo ticinese è soddisfatto della nuova tabella di marcia del Consiglio federale per l’uscita dal semi-confinamento?
«È sicuramente positivo il fatto che sia stata rivista la posizione iniziale che prevedeva la seconda tappa delle riaperture il 1. aprile. Il Consiglio federale ha deciso di anticiparla al 22 marzo, ma serviranno reali misure di riapertura se la situazione pandemica lo consentirà. La Pasqua, un periodo cruciale per il turismo, è alle porte e la popolazione ha la necessità di riappropriarsi delle proprie libertà».

Le decisioni di Berna non fanno l’unanimità. Lei concorda con il presidente dell’UDC Marco Chiesa, il quale in un’intervista alle testate di Tamedia ha parlato di «dittatura del Consiglio federale»?
«Si tratta di una questione che riguarda il partito nazionale. Il Consiglio di Stato ha fatto presente a Berna le difficoltà del cantone. C’è però una differenza tra sentire e ascoltare: siamo stati capiti, questo sì, ma non compresi. Il timore è che la popolazione non possa più seguire le autorità».

Temete un aumento dell’esasperazione da parte dei cittadini?
«Sì, esasperazione e stanchezza psicofisica. Domani (oggi per chi legge, ndr) sono dodici mesi che il nuovo coronavirus accompagna le nostre vite. Ci sono dei settori che hanno dovuto chiudere, tra prima e seconda ondata, per cinque mesi. È una situazione difficile, e non solo economicamente. Gli aiuti di Stato non sostituiranno mai i guadagni ed è una situazione che diventa psicologicamente difficile da affrontare: qualcuno potrebbe arrivare a mollare tutto, creando un importante danno socioeconomico».

Come sono cambiati i rapporti con il Consiglio federale dalla prima alla seconda ondata? Lo scorso anno, dopo alcune reticenze iniziali, Berna aveva accolto le richieste del Ticino, in prima linea nella lotta alla pandemia.
«I rapporti sono meno intensi, nelle fasi iniziali della prima ondata eravamo solo noi al fronte. Oggi lo è tutto il Paese. Gli occhi che prima erano puntati sul Ticino oggi lo sono sul Consiglio federale, che ha un suo approccio. I Cantoni possono dire la loro, ma è Berna che decide. Dopo che una decisione è stata presa è importante lavorare insieme. A noi spetta il compito di far capire le difficoltà dei diversi settori economici e della popolazione».

Tra i settori più colpiti, economicamente e nel morale, c’è la ristorazione. Il Consiglio federale valuterà una riapertura delle terrazze dei ristoranti già a partire dal 22 marzo e non ha neppure escluso di estendere questa possibilità agli spazi interni.
«Il Consiglio di Stato auspica che si possa arrivare a una riapertura. Consentirla alle sole terrazze, però, è discriminatorio. È preferibile una riapertura generale con il rispetto di un rigoroso piano di protezione. I ristoratori hanno perso la Pasqua e il Natale dello scorso anno oltre a San Silvestro e il Carnevale 2021. Dovesse saltare anche la Pasqua, per molte attività sarà difficile poter riaprire».

Per una Svizzera che gradualmente riapre c’è un’Italia che pian piano richiude, con “zone rosse” a macchia di leopardo a seconda dell’esplosione di nuovi focolai. Uno scenario che preoccupa il Governo?
«Seguiamo con attenzione la situazione al di là del confine. I focolai vanno gestiti correttamente in modo da spegnerli sul nascere. Ci auguriamo che la strategia italiana funzioni così come ha funzionato quella messa in atto dal Ticino per contenere il focolaio legato alla variante inglese a Morbio».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 25 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il focolaio al confine preoccupa il Governo

Il focolaio al confine preoccupa il Governo

A Viggiù, a una manciata di chilometri dalla dogana momò, l’intero paese è risprofondato nel lockdown: scuole chiuse e spostamenti limitati, ma non per i frontalieri
Norman Gobbi: «I test di massa non sono sufficienti, bisogna anche collaborare e controllare la circolazione tra i due Stati»

Scuole chiuse e blocco totale degli spostamenti, ma non per chi si muove per motivi professionali. È quanto prevede il dispositivo scattato mercoledì a Viggiù, il piccolo comune a due passi dal confine con il Mendrisiotto tornato in zona rossa dopo le che autorità cittadine hanno identificato un focolaio in una scuola. Da un’analisi a tappeto, effettuata all’interno dell’istituto su docenti e allievi, sono emersi 14 casi di variante scozzese e un caso di variante inglese. Un numero considerevole che ha spinto le autorità a decretare il lockdown introducendo una serie di limitazioni importanti come, per l’appunto, il blocco totale degli spostamenti. Regole a cui tuttavia sfuggono i lavoratori frontalieri che muniti di autocertificazione possono transitare oltre confine. Al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, da sempre critico sull’apertura dei valichi minori in periodo di pandemia, abbiamo chiesto che impatto potrebbe avere sul nostro territorio questa decisione.

«Mobilità troppo elevata»
La situazione che si è creata a Viggiù, a una manciata di chilometri dai confini con il Mendrisiotto, preoccupa il Governo cantonale, ci conferma Gobbi. «Prendiamo atto con preoccupazione della nascita di focolai di variante scozzese a pochi chilometri dal confine, soprattutto tenendo in considerazione la mobilità estremamente elevata tra le vicine Province italiane e il Ticino – continua il presidente del CdS – , dovuta in particolare al considerevole numero di lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente si recano nel nostro Cantone. Non per niente il Consiglio di Stato ticinese si è più volte rivolto al Consiglio federale chiedendo il rafforzamento dei controlli alla frontiera in coordinazione con le competenti autorità italiane».

Analisi a tappeto ma non solo
Con l’introduzione degli allentamenti in Lombardia a partire dal 1. febbraio, il Cantone ha infatti mandato una richiesta scritta a Berna chiedendo, in aggiunta al divieto di recarsi all’estero per andare al ristorante o a fare la spesa, anche di introdurre l’obbligatorietà di test rapidi alla frontiera per chi entra in Svizzera. Richiesta rimasta però inascoltata. Le analisi a tappeto sono però una delle misure attuate a Viggiù per controllare il propagarsi del virus, ma secondo Gobbi non bastano. «I test di massa sono uno strumento importante e forse decisivo per controllare e limitare lo sviluppo della pandemia. Tuttavia allo stato attuale la limitazione della mobilità delle persone, anche transfrontaliera, rimane uno strumento fondamentale nella gestione della crisi», spiega il consigliere di Stato.

Varianti e pericoli derivanti
Quel che serve ora, sostiene Norman Gobbi, è maggiore omogeneità nella lotta alla COVID dai due lati del confine. «Questi focolai di pandemia con la presenza delle nuove varianti e il confinamento di interi territori mettono ulteriormente in evidenza la necessità di un maggiore coordinamento transfrontaliero tra le competenti autorità sanitarie, volte anche a ridurre l’asimmetria delle misure ai due lati del confine».

In merito all’eventualità di introdurre anche in Ticino test a tappeto, per arginare il pericolo che si creino situazioni simili, il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi si mostra possibilista. «In caso di necessità i test a tappeto sono già stati utilizzati. Ricordo, per esempio, la situazione alla scuola media di Morbio Inferiore alcuni giorni dopo i casi verificatisi nella casa anziani di Balerna. In condizioni particolari, quindi, potremmo ancora ricorrere a test a tappeto. La speranza ovviamente è che ciò non avvenga».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 19 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

Norman Gobbi e Raffaele De Rosa commentano le decisioni di Berna

Un allentamento graduale, a tappe e senza deroghe ai Cantoni. La via scelta da Berna per uscire dal confinamento passa, o meglio, inizia il 1. marzo con una serie di riaperture alla quale seguirà una seconda tappa il 1. aprile. Una scelta che il Ticino, cantone che proprio la scorsa settimana aveva inviato una lettera a Berna chiedendo di tener conto delle necessità e delle peculiarità regionali – ha accolto non senza qualche criticità. «Da un lato è un approccio molto prudente ma dall’altro non tiene conto di quanto avviene oltreconfine, in particolare nella vicina Penisola», osserva il presidente del Governo Norman Gobbi. «È evidente che se in Lombardia vigono più libertà per la popolazione ticinese diventa più difficile accettare delle misure così restrittive». Per il presidente dell’Esecutivo è «positivo che ci saranno più libertà in ambito commerciale e di tempo libero», mentre per quanto riguarda il settore della ristorazione c’è appunto «una grossa dicotomia con la realtà lombarda». Questo settore dovrà in ogni caso tirare la cinghia almeno fino al 1. aprile, data a patire dalla quale verranno valutati eventuali altri allentamenti. Delle eccezioni – leggasi aperture di bar e ristoranti – non verranno concesse sulla base della situazione epidemiologica dei singoli cantoni. Una decisione – ha specificato Berset – che è stata presa per non creare situazioni di disparità di trattamento tra cantoni. «Dal punto di vista della condotta è ammissibile, ma da quella epidemiologica bisogna tenere presente che il Ticino viaggia a una velocità diversa, con un’evoluzione molto positiva negli ultimi tre giorni. Ciò significa che le varianti non sembrano incidere sulla casistica. In fase di consultazione – spiega Gobbi – , esprimeremo il nostro punto di vista». Un altro aspetto che il Governo affronterà nella sua risposta al Consiglio federale è quello della tempistica. Come detto, si parla di quasi cinque settimane tra la prima e la seconda valutazione sugli allentamenti. Un lasso di tempo che il Consiglio di Stato rivedrebbe anche al ribasso: «Lo faremo presente a Berna», conferma Gobbi. «Va tenuto presente che a marzo la Germania valuterà delle riaperture e per la Svizzera diventerebbe ancora più difficile mantenere delle regole più ferree». Tornando in Ticino, aprile è sinonimo di ripresa della stagione turistica e a questo proposito il presidente del Governo conferma che l’obiettivo «è dare il via a una serie di test per il personale delle strutture ricettive in modo da poter tornare in sicurezza in alberghi e ristoranti almeno per Pasqua».

Dal canto suo, anche il direttore del DSS Raffaele De Rosa sottolinea che gli allentamenti «seguono l’orientamento voluto dal Consiglio di Stato, ossia quello di un’uscita a tappe che tenga conto dell’evoluzione epidemiologica». Nonostante ciò, «possiamo anche dire che la prospettiva tra la prima e la seconda tappa è piuttosto timida e lunga nei tempi perché già dopo 14 giorni si possono vedere gli effetti delle misure». In questo senso, spiega De Rosa, «lasciare un mese di tempo tra una tappa e l’altra appare un po’ eccessivo». Inoltre, anche sui «contenuti degli allentamenti nella seconda tappa c’è stata molta cautela, in particolare per il settore della ristorazione». Ad ogni modo «questa cautela da parte di Berna può essere compresa a fronte dei rischi presenti in questo momento, in particolare riguardo alla diffusione delle nuove varianti, che in Ticino oggi rappresentano il 40% dei nuovi casi, con picchi del 60%. È necessario evitare una terza ondata che potrebbe avere conseguenze nefaste». Riguardo agli allentamenti per le fasce più giovani della popolazione, De Rosa afferma che si «tratta di un passo nella giusta direzione. Questa sensibilità verso i giovani è benvenuta e assolutamente necessaria».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

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Da Berna una strategia che non scalda il TicinoGobbi: “Non si risponde alle criticità  emerse”.

Le novità  giunte ieri da Berna non scaldano particolarmente il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Raggiunto dalla “Regione” per un commento, afferma infatti che «da un lato é stata data un’indicazione, ma dall’altro non si risponde alle criticità emerse durante la riunione recente dei governi cantonali. Il Ticino e altri Cantoni si sono espressi criticamente su questa politica molto prudente vista l’evoluzione epidemiologica. Se é vero che questa non é uguale su tutto il territorio, é però vero che c’è una generale volontà  di tornare alla normalità  ritenuto come, anche tenendo conto dei cantoni che hanno un’evoluzione negativa, dal punto di vista sanitario e delle ospedalizzazioni non ci sono ricadute negative. Grazie anche alle vaccinazioni che tutelano le persone maggiormente a rischio». L’aspetto positivo, riprende Gobbi, «é un allentamento nei commerci, per lo sport all’aperto soprattutto a beneficio dei giovani, ma per il cittadino comune e per chi ha un’attività economica gli aiuti di Stato aumentati non andranno mai a sostituire la mancata attività». Resta aperta, ad ogni modo, la questione dei controlli alle frontiere più volte chiesti dal Ticino alla Confederazione ma che per ora restano fermi al palo. «La Svizzera é l’unico Paese che con Italia e Germania non chiede determinati controlli – risponde il direttore del Dipartimento istituzioni -. Chiederemo presto, e ancora, alla Confederazione di essere parte attiva perché é sua competenza tutelarci anche da un eventuale spostamento di traffico dal Brennero al Gottardo, cosa che, non solo dal punto di vista sanitario ma anche ambientale, ci preoccupa».

De Rosa: ‘Tempistica di un mese eccessiva’
Per il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa «le proposte che vengono messe in consultazione vanno nella direzione di quanto auspicava il Consiglio di Stato, cioè avere una strategia di graduale ritorno alla normalità con un piano di azione a tappe, ponendo un accento particolare verso chi è toccato particolarmente da questa situazione come i giovani». Per De Rosa gli allentamenti proposti «danno una prospettiva», ma a titolo personale afferma che «quella del Consiglio federale è una prospettiva lunga nei tempi, perché la seconda tappa è prevista un mese dopo la prima annunciata per il 1° marzo. Sappiamo che l’efficacia di una misura può già essere valutata dopo due settimane e in questo senso – prosegue il direttore del Dss – la tempistica di un mese mi sembra eccessivamente lunga, oltre che timida nelle proposte».
Nel senso che, specifica, «tenuto conto della situazione epidemiologica attuale, si poteva sperare in qualcosa in più a livello di allentamenti». Detto questo, per De Rosa quanto deciso a Berna «si può però comprendere. È usare prudenza dopo che il Consiglio federale stesso aveva dichiarato apertamente di aver sottovalutato, la scorsa estate, il rischio di una seconda ondata. Fare tutto il possibile per evitare una terza ondata, soprattutto davanti al pericolo delle varianti, è importante». Anche perché la preoccupazione per queste varianti del virus è sempre più marcata. «È una situazione molto difficile e fluida – rileva De Rosa –. Non bisogna né eccedere con la cautela né con l’apertura, c’è il rischio di compromettere quanto di buono abbiamo fatto e i risultati ottenuti a prezzo di notevoli sacrifici da parte della popolazione e dell’economia». Sulle nuove varianti e il loro pericolo De Rosa snocciola i numeri: «A oggi in Ticino abbiamo avuto, in totale, 370 casi di varianti. Mediamente, rappresentano il 40% del totale con picchi che hanno raggiunto anche il 60%. Si diffondono rapidamente, e dobbiamo ricordarci che ciò sta avvenendo con le misure restrittive in vigore. Bisognerà tenere conto di questo rischio, e bisognerà essere pronti a reagire rapidamente».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 de La Regione

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«Se le misure devono essere supportabili e sopportabili, abbiamo un problema»
Il presidente del Governo si esprime sulle decisioni del Consiglio federale e i “timidi” allentamenti previsti in marzo
«La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante. Così è meno comprensibile».

«Se pensiamo alle richieste della società e di alcuni settori, ci sono andati leggeri sugli allentamenti». È questo il commento a caldo del consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine della conferenza stampa del consiglio federale. Se le decisioni sono positive per i commerci e per i giovani, «per la vita sociale e gli esercenti diventa più difficile sostenere una situazione di questo tipo, a fronte di un’evoluzione positiva a livello di contagi e ospedalizzazioni». 
Le proposte di Berna per gli allentamenti di marzo resteranno in consultazione fino al 24 febbraio. Ma stando al presidente del Consiglio di Stato, i cantoni sono allineati nella loro visione della situazione. «Venerdì scorso abbiamo avuto la riunione del Comitato direttivo della Conferenza dei governi cantonali, da cui sono emerse voci critiche nei confronti di questo approccio molto prudente, considerata l’evoluzione epidemiologica e la campagna di vaccinazione che ha consentito di mettere al sicuro i più fragili». E se il Governo si fa portavoce della voce della sua popolazione, «dal punto di vista del cittadino è meno comprensibile un prolungamento delle limitazioni alla libertà».
Ma Alain Berset ha già indicato oggi che non è previsto un approccio differenziato per cantoni, perché le varianti del Covid-19 interessano l’intero territorio e anche per «evitare che poi ci si sposti nelle regioni in cui c’è più liberta». Cosa rispondere, allora, alla consultazione di Berna? «Chiederemo di considerare questa evoluzione favorevole della situazione epidemiologica e una differenza di realtà lungo il confine – aggiunge Gobbi -. La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante». Stessa situazione, eppure maggiore libertà a pochi chilometri da noi. «Se le misure devono essere supportabili e sopportabili da parte del cittadino, in Ticino in questo momento abbiamo un problema».
Il Governo ticinese a inizio febbraio aveva chiesto a Berna di introdurre limitazioni alla frontiera per contenere la mobilità non essenziale da e per l’Italia, in particolare per fare la spesa o per andare al ristorante. «La nostra lettera è ancora senza risposta – conclude il presidente del Consiglio di Stato -. Ed è evidente che andare dall’altra parte del confine non può essere fatto senza le premunizioni necessarie. Inoltre, tenendo conto di quanto fanno i nostri vicini sui controlli del traffico di transito, segnaleremo all’autorità federale una necessità di intervento per allinearsi con i nostri colleghi austriaci».
 
Da www.tio.ch
 
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“Ci aspettavamo qualcosa in più”
Così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a margine delle decisioni del Consiglio federale. “Riapertura immediata ma graduale anche per i ristoranti”
Il Consiglio federale ha svelato le sue carte. Ora i Cantoni sono chiamati a dire la loro. Il Governo ticinese aveva già scritto negli scorsi giorni a Berna per chiedere di attuare degli allentamenti a causa della troppa stanchezza da parte della popolazione. Ad oggi, però, come ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ai colleghi di Teleticino il Ticino non ha ricevuto delle risposte completamente soddisfacenti. “È una risposta parziale, da un lato ai giovani viene dato un feedback positivo ma in generale ci aspettavamo di più soprattutto per la ristorazione”.
Per il presidente Norman Gobbi, bar e ristoranti andavano riaperti “in maniera graduale”. “Non avremmo mai salutato un’apertura senza condizioni. Già prima di Natale avevamo previsto una regolamentazione differenziata”, aggiunge. “Percepiamo la volontà della popolazione di avere un approccio differenziato, capiamo la voglia di tornare a lavorare degli esercenti così come la voglia della popolazione di tornare al ristorante a mangiare. La Pasqua sembra il nuovo termine temporale per la Confederazione, ma ci aspettavamo sicuramente che si facesse qualcosa di più prima”, ha sottolineato.Ora quindi, si attende la consultazione coi Cantoni e la prossima conferenza stampa in programma per mercoledì. “La maggioranza dei cantoni mi sembra di aver percepito che siano critici nei confronti di questo approccio sulle riaperture. Se i grandi cantoni esprimono un parere critico, si potrà avrà avere un’apertura più accelerata ma sempre graduale come prevedeva anche l’approccio ticinese”.
Da www.ticinonews.ch
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Riapriranno negozi, musei e zoo

Il Consiglio federale propone le prime riaperture dal 1° marzo, ristorazione esclusa – Decisione definitiva fra una settimana dopo consultazione

Negozi, musei e zoo potranno aprire i battenti a partire dal 1° marzo, ma non bar e ristoranti: è quanto discusso oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, che in conferenza stampa ha esposto le riaperture messe in consultazione fra i cantoni. Una decisione definitiva su questa prima tappa degli allentamenti sarà presa la prossima settimana.
Contagi, ospedalizzazioni e decessi sono in calo, ma, ha avvertito Alain Berset, potrebbero tornare a crescere per effetto delle mutazioni diffuse sul territorio elvetico e “si è vuole evitare un effetto yo-yo, con riaperture seguite da nuove chiusure”. Si è deciso di autorizzare attività dove il rischio di infezione è minore, un “rischio calcolato” ha precisato il ministro dell’interno: nei commerci, nei musei, nelle sale di lettura delle biblioteche e nei giardini zoologici e botanici sarà dunque obbligatoria la mascherina e il numero di persone ammesse sarà limitato per garantire il rispetto delle distanze.
All’esterno sarà nuovamente possibile incontrarsi in gruppi fino a 15 persone. Le istallazioni sportive all’esterno, come campi da calcio, piste del ghiaccio e campi da tennis, saranno pure riaperte, ma per gruppi di cinque persone al massimo alla volta e anche in questo caso con la mascherina. Le competizioni fra adulti restano vietate, tranne quelle professionistiche come finora. E come finora, i giovani potranno approfittare di facilitazioni in ambito culturale e sportivo: l’età massima per usufruirne sarà portata da 16 a 18 anni.
“So che in molti si aspettavano di più e capiamo l’impazienza di commercianti, operatori culturali, sportivi e ristoratori”, ha detto il presidente della Confederazione Guy Parmelin, ma si è optato per un allentamento graduale per non “rendere vani i progressi fatti finora”. Togliere tutte le misure sin da subito “sarebbe stato irrealistico”.
Quello che non cambia: rimane in vigore l’obbligo di lavorare da casa dove possibile e soprattutto resteranno chiusi ristoranti e bar, dove i contatti sono più prolungati. Un ulteriore allentamento sarà poi possibile da aprile se la situazione epidemiologica lo permetterà e se la campagna di vaccinazione che – ha ammesso Berset – avanza più lentamente di quanto si vorrebbe. Si potrebbe allora pensare anche di permettere eventi sportivi o culturali con pubblico limitato e alle terrazze dei ristoranti. Il Consiglio federale non ha voluto stabilire automatismi, ma ha dato alcune indicazioni: ulteriori aperture dipenderanno da un tasso di positività al di sotto del 5%, meno del 25% dei posti in cure intense occupati da pazienti COVID-19 e un tasso di riproduzione inferiore a 1 sull’arco di una settimana. Inoltre, l’incidenza dei contagi su 14 giorni in base alla popolazione dovrà essere, il 24 marzo, inferiore a quella del 1° marzo.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Riapriranno-negozi-musei-e-zoo-13836991.html

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Governo Norman Gobbi: “È importante la prudenza, ma anche evitare situazioni di stop & go”

Il Consiglio di Stato ticinese ha scritto nuovamente a Berna, segnalando che la popolazione ticinese comincia a essere stanca delle restrizioni e ha chiesto una strategia di uscita dalla crisi. “Questa stanchezza si percepisce su più fronti”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi, intervenuto al Tg di Teleticino. “Nell’ambito del programma che metteranno in consultazione settimana prossima presso i Cantoni abbiamo chiesto all’autorità federale di considerare questa stanchezza. Il pensiero vai ai giovani, che hanno bisogno di valvole di sfogo (sport, tempo libero, cultura), ma anche a quelle attività che potranno essere riammesse visto che in Svizzera c’è un’evoluzione favorevole, anche se non in tutti i Cantoni. Per questo abbiamo chiesto di considerare anche l’aspetto regionale”.

Il paragone con l’Italia
Gobbi ha poi paragonato la situazione ticinese con quella della vicina Italia: “Lombardia e Piemonte hanno una situazione epidemiologica simile a quella del Ticino, ma godono di maggiore libertà, con bar, ristoranti e negozi aperti”, ha rimarcato Gobbi. “È la prima volta che si riscontra questa differenza a favore delle province italiane”.

Berna risponde o no?
Non è la prima volta che il Consiglio di Stato scrive a Berna. Ma l’autorità federale risponde agli appelli ticinesi o restano lettera morta? “Spesso si fa orecchie da mercante. Uno degli elementi evidenti è che ci sono barriere linguistiche e geografiche. Purtroppo abbiamo più relazioni a sud che a nord. Questo impone comunque di guardare una relazione e una situazione che deve essere confortata. Se i ticinesi hanno fatto bene dal punto di vista dei contagi, alla fine gli sforzi devono essere premiati”.

La preoccupazione delle varianti
Gli esperti della Confederazione sono prudenti e hanno messo in guardia sugli allentamenti. C’è infatti preoccupazione per le varianti. La scelta è politica di fronte a queste previsioni? Bisogna dare retta ai medici o rischiare? “È importante la prudenza” risponde il consigliere di Stato. “Non possiamo permetterci di richiudere dopo eventuali allentamenti. Quello che abbiamo segnalato anche alla Confederazione è che dobbiamo evitare una situazione di “stop & go”, che sono logoranti. Se le misure non sono più supportate e sopportate dalla popolazione diventa difficile applicarle”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-ticino-scrive-di-nuovo-a-berna-c-e-stanchezza-DY3809306 

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

Da www.liberatv.ch

Per il leghista ormai le misure sono “mal sopportate dalla popolazione” che non “capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà. Noi penalizzati”

 Il Consiglio Federale non ha consultato i Cantoni prima di dire in conferenza stampa che probabilmente non ci saranno allentamenti nemmeno ai primi di marzo rispetto alle misure anti Covid. E questo fa sentire quelli che vivono una situazione migliore, come il Ticino, un po’ dimenticati (come a marzo, quando il nostro Cantone chiedeva misure più severe trovandosi con molti più contagi rispetto al resto del Paese).
Norman Gobbi ha espresso il suo malcontento e le sue perplessità ai microfoni di RadioTicino. La migliore delle ipotesi è a suo dire una consultazione coi Cantoni sulle riaperture, altrimenti “scriveremo ancora al Consiglio federale una presa di posizione per far capire dalla base come le misure per essere attuate e rispettate debbano essere supportate e sopportate dalla popolazione”.

Che cosa pensi il Ticino è evidente. “Da un lato il supporto comincia a mancare perché non si capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà”, spiega il Consigliere di Stato, che fa notare come “le misure cominciano a essere anche meno sopportate dalla popolazione” e che “se non c’è il supporto e non c’è più la sopportazione diventa difficile fare rispettare queste regole”.
“C’è una volontà, e lo si percepisce soprattutto da parte di chi lavora al fronte, albergatori, ristoratori, esercenti, commercianti, di voler tornare a una normalità che però potrà essere data in maniera graduale, sappiamo che non ci possono essere allentamenti totali da zero a mille perché porterebbero a dei dérapage dal punto di vista della curva epidemiologica”, ha aggiunto come in questo momento da Berna “non viene dimenticato tutto il Ticino, ma tutti i territori che hanno andamenti positivi e hanno la necessità di tornare a un centro livello di normalità”.
A proposito di allentamenti, ipotizza che ci possa essere qualcosa in relazione alle attività all’aperto, come lo sci, in vista delle vacanze di Carnevale. 

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 4 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale frena su una possibile riapertura alla fine di febbraio
Le varianti preoccupano Alain Berset: «Siamo in una pandemia dentro la pandemia»
Berna non risponde al Ticino sui controlli ai confini – Norman Gobbi: «Torneremo alla carica»

Allentare le misure prima della fine di febbraio è «irrealistico». Anzi, non è escluso che alcuni provvedimenti vengano prorogati. Il Consiglio federale si è riunito ieri per fare il punto della situazione e, per dirla con le parole di Alain Berset, «ci troviamo di fronte a un dilemma». Da un lato, il tasso di positività e il numero di nuove infezioni giornaliere sono in calo. Dall’altro, «siamo confrontati con una pandemia nella pandemia», ha spiegato Berset riferendosi alle nuove varianti del coronavirus. «Attualmente – ha detto – siamo in una situazione simile a quella di inizio ottobre, con la differenza che le mutazioni inglese e sudafricana sono del 40-50% più contagiose». Il tasso di riproduzione ha in effetti già superato l’1 in una decina di cantoni, e questo malgrado il lockdown.

In questo contesto, ha spiegato il consigliere federale, «non è realistico» pensare a un allentamento delle misure restrittive prima del 28 febbraio, ma l’Esecutivo tornerà a discuterne tra due settimane. «Vogliamo scongiurare una terza ondata. Dobbiamo osservare quanto sta avvenendo ed essere cauti», ha sottolineato il capo del Dipartimento dell’interno. Ma se un alleggerimento delle misure è per il momento da escludere, dal 1. marzo non bisogna attendersi un’apertura totale. «C’è una luce alla fine del tunnel, ma ci vuole tempo».

Fra accelerazioni e prudenza
D’accordo con la posizione di Berset si dice il dottor Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici: «I casi stanno scendendo, sì, ma le nuove varianti avanzano rapidamente. Il Consiglio federale è stato lungimirante. Anche perché ci troviamo nelle condizioni ottimali per vaccinare “a manetta”: meno virus c’è in circolazione, minore è la possibilità di avere varianti nuove sul territorio». Per Marco Chiesa, presidente dell’UDC, è giunta invece l’ora di riaprire le attività economiche. «A mio parere si sta pesantemente sottovalutando l’impatto che il lockdown sta avendo sulla popolazione» spiega. «Al di là del grave danno economico che impatta direttamente sui posti di lavoro, gli apprendistati e le vite professionali di ognuno di noi, il Consiglio federale sta perdendo di vista, in particolare, l’aspetto sociale e psichico che questo confinamento produce su adulti e bambini. La gente, alla luce dei positivi dati epidemiologici che si registrano oramai da settimane, non ne può più di rimanere chiusa in casa. C’è tanto bisogno di tornare a una normalità ‘‘sicura’’, grazie alle misure che più di tutte si sono rivelate efficaci: mascherine, igiene delle mani, distanziamento. Non possiamo più aspettare: la popolazione ha bisogno di certezze, di una strategia chiara, di risposte. Ha bisogno di tornare a vivere».

«Non mi sorprende che il Consiglio federale voglia andarci con i piedi di piombo e, complici anche le varianti in circolazione, non riaprire prima del previsto. Ce lo attendevamo ed eravamo pronti», commenta invece Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio. «Mi stupisce invece – prosegue – che si dica già adesso che a marzo cambierà poco. Trovo esagerato mettere già le mani avanti. In generale, credo ci sia un po’ di confusione e non vorrei fosse il preludio di una nuova chiusura che, senza aver fatto analisi particolari, possa colpire indistintamente le diverse attività».

Ticino «penalizzato»
«Se prima di Natale il Ticino era uno dei cantoni messi peggio, oggi l’evoluzione epidemiologica da noi è positiva. Paghiamo quindi un po’ il fatto che negli altri cantoni la situazione dei contagi sia peggiore» dice da parte sua il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Gli esperti ci esortano alla prudenza, legata alla presenza delle varianti del virus anche in Ticino. Ma i dati di queste ultime settimane sono positivi. E le attività economiche oggi costrette alla chiusura vorrebbero poter tornare al più presto a lavorare», ha aggiunto. «C’è poi un’altra “aggravante”: l’alleggerimento delle misure in Italia e in Austria stride ancora di più con il regime di restrizioni in vigore in Ticino, cantone che sta conoscendo, come detto, un’evoluzione positiva rispetto al resto della Svizzera. Dovremo tornare ad affrontare la questione, visto che il mese di febbraio è appena iniziato e la stanchezza della popolazione si fa sentire».

Nessuna risposta sui confini
Da Berna, per il momento, non è infatti arrivata alcuna risposta alle richieste presentate dal Governo ticinese per un maggiore controllo ai confini. L’Esecutivo, annuncia Gobbi, tornerà quindi alla carica. «Solleciteremo ancora il Consiglio federale per avere una risposta. Le misure messe in atto hanno permesso al Ticino di far calare i contagi, ma le persone iniziano a far fatica a rispettare le norme».

Anche i frontalieri della sanità
Ieri il Consiglio federale ha anche annunciato alcune misure per estendere la cerchia delle persone che possono farsi vaccinare gratuitamente. Berna assumerà i costi anche per chi vive in Svizzera ma non è soggetto all’assicurazione malattie obbligatoria, come il personale diplomatico e i dipendenti di organizzazioni internazionali. Potranno farsi vaccinare gratuitamente nella Confederazione anche i frontalieri che lavorano nelle strutture sanitarie elvetiche. Secondo le stime, il nuovo disciplinamento interessa circa 150.000 persone. Le spese sono stimate in 3,5 milioni di franchi.

L’ARP diventerà cantonale

L’ARP diventerà cantonale

Da www.rsi.ch/news

Presentato il messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione in Ticino
Il Dipartimento delle istituzioni ha dato avvio lunedì alla consultazione sulla riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione (ARP). Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle ARP, che sono 16, quindi sul passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai comuni al cantone. Il messaggio prevede l’istituzione di una nuova autorità giudiziaria, specializzata nel diritto di protezione, le nuove Preture di protezione.
Una proposta – si legge nella nota – che “permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico”.
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se approvate da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare.
La nuova autorità sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno presenti in varie sedi collocate sul territorio. L’onere supplementare a carico del cantone è stimato in 13,4 milioni di franchi. Si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/LARP-diventer%C3%A0-cantonale-13794253.html

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Da www.rsi.ch/ilquotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13797868 La riforma delle autorità di protezione

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Da www.ticinonews.ch

Dalle ARP a nuove Preture di protezione
Il DI avvia oggi la consultazione sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione, che prevede il passaggio delle competenze dai Comuni al Cantone

Il Consiglio di Stato ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a porre in consultazione il Messaggio di aggiornamento relativo alla riorganizzazione delle Autorità di protezione (ARP), il quale prevede l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione: le nuove Preture di protezione. Questa riorganizzazione rappresenta un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale. La procedura di consultazione, interamente in forma digitale, sarà aperta fino al 31 marzo 2021 e coinvolgerà circa 200 attori interessati dalla riorganizzazione (partiti, gruppi e movimenti politici presenti in Gran Consiglio, Comuni, Autorità giudiziarie, Autorità amministrative, Ordini, Associazioni ed enti, ecc.).

Cosa prevede il nuovo modello organizzativo
In Ticino vi sono attualmente 16 Autorità regionali di protezione presenti sul territorio – evoluzione delle Delegazioni tutorie comunali e delle Commissioni tutorie regionali – di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. La riorganizzazione oggetto del progetto prevede come detto l’istituzione di nuove Preture di protezione. Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova Autorità giudiziaria. L’indirizzo proposto, si legge nella nota stampa del DI, “permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’Autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’Autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico”. La riorganizzazione proposta mira quindi a “migliorare il funzionamento dell’Autorità chiamata a giudicare in questo settore sensibile e delicato della nostra società”.

Se c’è l’ok del Parlamento, la parola passa ai cittadini
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se la riforma troverà l’approvazione da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare.

Un onere supplementare per il Cantone di 13,4 milioni
In termini di risorse umane, la nuova Autorità giudiziaria sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno, presenti in varie sedi e sottosedi collocate sul territorio, di modo da garantire la prossimità. Dal punto di vista finanziario, l’onere netto supplementare a carico del Cantone è stimato in 13.4 milioni di franchi. L’importo è contemplato nella riforma “Ticino 2020”, nell’ottica della sua neutralizzazione nel computo globale dell’onere finanziario tra i due livelli istituzionali.

Se approvate, le Preture di protezione potranno vedere la luce nel 2024
Riguardo alle tempistiche di entrata in funzione della nuova Autorità giudiziaria, tenuto conto del superamento delle varie tappe istituzionali e dell’ampia portata della riforma, si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.

https://www.ticinonews.ch/ticino/dalle-arp-a-nuove-preture-di-protezione-BD3764928

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Da www.tio.ch

Una “rivoluzione” per le ARP
La riorganizzazione passa dalla “cantonalizzazione” e dalla “giudiziarizzazione”
Il Governo ticinese ha avviato la consultazione per il relativo progetto

Le autorità regionali di protezione (ARP) si preparano a cambiare. Il Governo cantonale ha infatti avviato la consultazione sul messaggio riguardante la loro riorganizzazione. Una riorganizzazione che si inserisce nella più ampia riforma della giustizia cantonale. «Una giustizia che sarà al passo coi tempi» ha ricordato oggi Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni.
«Il tassello delle ARP è un tassello centrale di questa riforma della giustizia cantonale» ha detto ancora Gobbi. «I bisogni non riguardano più l’orfano o l’anziano, ma questioni più fragili e complesse». Si tratta di un’autorità che prende 11’000 decisioni all’anno, ha spiegato Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia. E ha annunciato che la riorganizzazione passa dalla «cantonalizzazione», dalla «giudiziarizzazione», dalla «specializzazione» e dalla creazione del sistema «Preture di famiglia».
Tra gli obiettivi si conta un miglioramento nella trattazione dei casi da parte di specialisti e in tempi adeguati. E un’uniformazione dell’organizzazione, delle procedure e delle prassi, mantenendo la presenza sul territorio. «Le autorità saranno efficienti, efficaci e moderne» come ha detto Andreotti.
La riorganizzazione – In Ticino sono attualmente presenti sedici autorità regionali di protezione, di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. La riorganizzazione prevede l’istituzione di una nuova autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le nuove preture di protezione.
Il nuovo modello organizzativo si basa quindi principalmente sulla “cantonalizzazione” delle autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova autorità giudiziaria. «La via giudiziaria è la naturale evoluzione di questo settore» ha sottolineato Andreotti, spiegando che si tratta di un’autorità giudiziaria «disgiunta dalle preture».
La “giudiziarizzazione” è considerata particolarmente importante, in quanto nel nostro cantone le autorità sono confrontate anche con molte situazioni transfrontaliere. «Le autorità si confrontano quindi con tribunali al di là del confine» ha spiegato Gobbi.
Per quanto riguarda il sistema “Preture di famiglia”, si tratta di un sistema astratto di modalità di organizzazione. «Il diritto di famiglia – ha spiegato la direttrice della Divisione della giustizia – viene deciso non solo nell’ambito dell’operato delle ARP ma anche dalle preture, questo sistema farà dialogare ARP e preture nel contesto della presa di decisione».
Novanta posti di lavoro – In termini di risorse umane, la nuova autorità giudiziaria sarà composta da circa novanta unità di lavoro a tempo pieno (oggi sono un’ottantina), presenti in varie sedi e sottosedi collocate sul territorio, di modo da garantire la prossimità. Dal punto di vista finanziario, l’onere netto supplementare a carico del Cantone è stimato in 13,4 milioni di franchi. L’importo è contemplato nella riforma “Ticino 2020”, nell’ottica della sua neutralizzazione nel computo globale dell’onere finanziario tra i due livelli istituzionali.
L’istituzione di questo modello è sancito nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Se la riforma troverà l’approvazione da parte del Gran Consiglio, dovrà quindi poi essere avallata in votazione popolare.
Si stima che le preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024. Nel frattempo la procedura di consultazione – che avviene interamente in forma digitale – parte oggi e termina il 31 marzo 2021, e coinvolge circa 200 attori interessati dalla riorganizzazione.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1490051/autorita-preture-riorganizzazione-protezione-arp-cantone-organizzazione-giudiziarizzazione

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Verso le Preture di famiglia
Il Dipartimento delle istituzioni ha posto in consultazione il progetto di riforma delle Autorità regionali di protezione L’intenzione è di cantonalizzare le ARP e renderle delle vere e proprie autorità giudiziarie – L’approvazione del progetto passerà dal voto popolare

Dopo anni di lunghe discussioni il Dipartimento delle istituzioni (DI) ha posto in consultazione il messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione. Stiamo parlando delle ARP, ovvero le autorità regionali di protezione, che nel sistema attuale sono di natura amministrativa e hanno un’organizzazione di tipo comunale o intercomunale. Il nuovo progetto di riforma, presentato ieri dal direttore del DI Norman Gobbi e dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, è ambizioso e molto articolato, ma volendo riassumerne al massimo il contenuto esso presenta tre novità. Innanzitutto la «cantonalizzazione» delle autorità di protezione, la cui competenza passerebbe quindi dai Comuni al Cantone. In secondo luogo, il progetto prevede la «giudiziarizzazione» del sistema, con la creazione delle Preture di protezione: le ARP, che come detto oggi sono di natura amministrativa, diverrebbero così delle vere e proprie autorità giudiziarie cantonali. Infine, l’altra novità riguarda la «specializzazione» delle autorità di protezione, che nel nuovo sistema avrebbero un collegio giudicante composto da tre persone: il pretore di protezione (o il pretore di protezione aggiunto) che funge da presidente del collegio, affiancato da due specialisti; di principio uno formato in ambito psicologico o pedagogico e l’altro in ambito di lavoro sociale. Tutti i membri del collegio dovrebbero essere eletti dal Gran Consiglio. Secondo il nuovo assetto organizzativo, le nuove Preture di protezione, assieme (ma in maniera completamente indipendente) alle ‘‘normali’’ Preture, andrebbero così a creare quello che è stato definito il «sistema delle Preture di famiglia».

Criticità e motivazioni
Il tema in questione, come detto, ha spesso fatto discutere in passato. Non a caso, sia Gobbi sia Andreotti hanno entrambi enfatizzato la delicatezza del dossier, in particolare poiché le misure di protezione prese dalle ARP «rappresentano un intervento importante nella sfera dei diritti e delle libertà della persona». Anche nel progetto di riforma il DI non ha voluto nascondere le criticità emerse negli ultimi anni. Tra queste, dal documento viene citato in particolare il fatto che le 16 ARP adempiono al loro vincolo di specializzazione «in maniera dissimile e con un differente grado di specializzazione» sul territorio ticinese. Quindi, come affermato da Gobbi, la «cantonalizzazione» del sistema farà sì che le misure prese dalle nuove Preture di protezione siano omogenee da Chiasso ad Airolo. Ma non solo. Tra le criticità citate nel documento viene pure indicata la «contenuta autorevolezza delle autorità di protezione derivante dalla loro natura amministrativa di tipo comunale o intercomunale». Anche in questo caso, a mente del DI, la «cantonalizzazione» e la «giudiziarizzazione» delle ARP permetterebbero di ovviare a questa problematica. Infine, sempre riguardo alle criticità, viene citato il numero («ritenuto eccessivo») di autorità presenti sul territorio, che come detto attualmente sono sedici. Per questo motivo, nella riorganizzazione sono previste quattro Preture di protezione, tre delle quali formate da più sezioni: la Pretura di protezione del distretto del Mendrisiotto, quelle del distretto di Lugano (con tre sezioni), di Bellinzona (con due sezioni) e di Locarno (anch’essa con due sezioni). A conti fatti, quindi, le entità presenti sul territorio sarebbero otto, la metà di quelle attuali. In totale, nella proposta del DI le nuove Preture di protezione avrebbero a disposizione 90 unità di lavoro a tempo pieno: 4 pretori, 12 pretori aggiunti, 16 membri specialisti, 8 unità per il servizio giuridico e 16 per il servizio rendiconti e infine 32 per il servizio amministrativo. Dal punto di vista finanziario la riorganizzazione avrà un costo maggiore per il Cantone di 13,4 milioni di franchi.

Un po’ di strada da fare
Prima di entrare in vigore, però, il progetto dovrà superare ancora diverse tappe istituzionali. La proposta di riorganizzazione è infatti ora stata posta in consultazione a circa 200 attori interessati dalla riforma, i quali avranno tempo fino alla fine del mese di marzo per inviare le proprie osservazioni al DI. Dopodiché sarà ovviamente necessaria l’approvazione della riforma da parte del Gran Consiglio. Ma non solo, visto che andrà a modificare la Costituzione cantonale, il progetto sarà pure posto in votazione popolare. Non va infine dimenticato, e non si tratta di un dettaglio, che come scritto nel documento posto in consultazione la riforma in questione è pure condizionata, «a livello del suo finanziamento, dall’approvazione da parte del Parlamento della riforma “Ticino 2020” e, in via subordinata qualora ciò non dovesse verificarsi, dal perseguimento di una puntuale soluzione» sulla «ripartizione degli oneri tra Cantone e Comuni».

Se tutto andrà liscio, a livello di tempistiche secondo quando riferito da Gobbi l’intenzione è di poter far entrare in funzione le nuove preture di protezione nella seconda metà del 2024.

Quarantena dietro le sbarre

Quarantena dietro le sbarre

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 di 20 Minuti

Solo due casi positivi finora nelle carceri ticinesi. Il direttore Laffranchini: «Regole ferree, ma i detenuti dimostrano responsabilità». Anche i positivi finiscono in carcere. Nello scorso mese è capitato due volte: persone arrestate, sottoposte a tampone e risultate infette. Che fare? L’epidemia non blocca la giustizia. Condotti alla Farera, i due malviventi sono stati isolati. La diffusione del virus dietro le sbarre – un rischio da non sottovalutare, come si vede in Italia – finora è stata sventata. «Dall’inizio della pandemia abbiamo adottato protocolli ferrei e questi sono i primi casi» spiega il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. Non male, su oltre 220 detenuti. Nella vicina Lombardia, a metà gennaio erano 228 i positivi nelle carceri: un record in Italia. Non sono mancati gli appelli a vaccinare i detenuti il prima possibile. Che anche in Ticino le carceri siano un ambiente a rischio, è innegabile secondo Laffranchini. «Parliamo di molte persone che condividono uno spazio chiuso, con un Quarantena dietro le sbarre potenziale di diffusione esponenziale». Gli over 60 e con
malattie pregresse sono «decine» tra Stampa, Farera a Stampino, ricorda il direttore. «Non possiamo permetterci di lasciare entrare il virus». Di qui una serie di misure in uscita – i congedi allo Stampino sono stati sospesi – e in entrata. Nel carcere giudiziario della Farera, i nuovi detenuti vengono isolati in gruppi ristretti – due o tre perone – per dieci giorni dopo l’arrivo. «Per mancanza di spazi non possiamo permetterci quarantene singole» spiega Laffranchini. «In questo modo comunque è possibile agire con interventi mirati se necessario». Tutto finora è andato bene. I due detenuti positivi hanno avuto «un decorso tranquillo» e sono nel frattempo guariti. I compagni di cella – per un totale di cinque – sono stati sottoposti a quarantena e non hanno sviluppato sintomi. «A oggi non sono avvenuti contagi all’interno del carcere» tiene a precisare Laffranchini. «I due detenuti in
questione sono stati contagiati all’esterno». La notizia – diffusasi velocemente – non ha generato scene di panico. «La popolazione carceraria è stata sensibilizzata sulle misure preventive, e sta dimostrando grande
autodisciplina e senso di responsabilità» conclude il direttore. «Anche se le limitazioni dovute al Covid pesano senz’altro sull’umore, in persone già private della libertà». 

Riforma della Giustizia cantonale: riorganizzazione delle Autorità di protezione – avvio della procedura di consultazione

Riforma della Giustizia cantonale: riorganizzazione delle Autorità di protezione – avvio della procedura di consultazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni avvierà nella giornata odierna la consultazione relativa al Messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione, che prevede in particolare l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione: le nuove Preture di protezione. La riorganizzazione rappresenta un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni.

In Ticino vi sono attualmente 16 Autorità regionali di protezione presenti sul territorio – evoluzione delle Delegazioni tutorie comunali e delle Commissioni tutorie regionali – di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. La riorganizzazione oggetto del progetto di Messaggio governativo in consultazione dal Dipartimento delle istituzioni prevede l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le nuove Preture di protezione.
Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova Autorità giudiziaria. L’indirizzo innovativo proposto permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’Autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’Autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico.  
La riorganizzazione proposta mira quindi a migliorare il funzionamento dell’Autorità chiamata a giudicare in questo settore sensibile e delicato della nostra società. Una riorganizzazione che rappresenta una priorità del Consiglio di Stato nonché un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni, proponendo elementi innovativi a livello organizzativo e procedurale che si intende valutare anche per altri settori della Giustizia cantonale.    
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se la riforma troverà l’approvazione da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare. In termini di risorse umane, la nuova Autorità giudiziaria sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno, presenti in varie sedi e sottosedi collocate sul territorio, di modo da garantire la prossimità. Dal punto di vista finanziario, l’onere netto supplementare a carico del Cantone è stimato in 13.4 milioni di franchi. L’importo è contemplato nella riforma “Ticino 2020”, nell’ottica della sua neutralizzazione nel computo globale dell’onere finanziario tra i due livelli istituzionali.
Riguardo alle tempistiche di entrata in funzione della nuova Autorità giudiziaria, tenuto conto del superamento delle varie tappe istituzionali e dell’ampia portata della riforma, si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.  
La procedura di consultazione – interamente in forma digitale – sarà aperta dal 1° febbraio al 31 marzo 2021 e coinvolgerà circa 200 attori interessati dalla riorganizzazione (Partiti, gruppi e movimenti politici presenti in Gran Consiglio, Comuni, Autorità giudiziarie, Autorità amministrative, Ordini, Associazioni ed enti, ecc.).