Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Il presidente del Governo: “L’autogestione è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico. Inaccettabili questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità e della popolazione”

“La situazione attuale è sempre meno sostenibile”. Così si è espresso il presidente del Governo e direttore del Dipartimento Istituzioni, Norman Gobbi, ieri sera a Matrioska. La prima parte del dibattito è stata dedicata agli scontri avvenuti lunedì sera alla stazione di Lugano tra polizia e manifestanti, alcuni dei quali riconducibili al Centro Sociale il Molino. L’autogestione, ha detto Gobbi, “è un tema che riguarda soprattutto la Città, e il Cantone in via secondaria”.
Infatti sarà proprio il Municipio di Lugano, domani, giovedì, a decidere la linea da intraprendere. Dopo la manifestazione non autorizzata di lunedì e gli scontri con le forze dell’ordine, il sindaco, Marco Borradori, è stato chiaro: “La misura è colma. Giovedì chiederò al Municipio una decisione sullo sgombero del Molino. E io voterò a favore”. Sulla stessa linea il vicesindaco Michele Bertini, e ancora più risoluto il municipale Lorenzo Quadri.

Ma torniamo alle dichiarazioni di Gobbi: “La soluzione attuale – ha detto – è stata condivisa tra Lugano e Cantone a suo tempo per trovare una soluzione all’autogestione, che però nel frattempo è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico, come abbiamo visto lunedì sera. E con questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità ma anche della popolazione che fa degli sforzi, e ha espresso democraticamente un’opinione, la situazione attuale diventa sempre meno sostenibile”.

Al ministro ha replicato il presidente della sezione socialista di Lugano, Raoul Ghisletta, collegato via Skype: “Occorre un dialogo, occorre individuare una figura che faccia da mediatore. Non credo sia contestabile l’esigenza di uno spazio autogestito in una realtà urbana come Lugano. L’autogestione non va confusa con una trentina di persone che hanno fatto un pasticcio. Non siamo in uno stato forcaiolo dove si fa la giustizia a spron battuto. Esiste una convenzione che regola la gestione di questo spazio e un impegno a trovare una soluzione alternativa nel caso in cui il Molino non sia più utilizzabile. Si tratta di avere sangue freddo e di non cedere alla provocazione di pochi, perché sono centinaia le persone che frequentano gli spazi dell’autogestione. Bisogna essere razionali e seguire le regole della democrazia e che lo stato di diritto prevede quando succedono pasticci come questo. Come è successo alla Valascia e con i tifosi dello Zurigo in centro città. Certe cose finiscono male, ma ognuno come individuo si assume le proprie responsabilità che andranno accertate dalla Magistratura”.

Ma Gobbi ha ribattuto: “In questo caso c’è chi critica l’intervento della polizia in reazione all’attacco, e abbiamo visto alcuni manifestanti che hanno raccolto sassi dalla massicciata della ferrovia lanciandoli contro gli agenti. Credo che tollerare ancora una situazione in cui queste persone, che sono ospitate dalla Città di Lugano, che beneficiano di finanziamenti pubblici, perché il Cantone copre una parte dei costi che la presenza del Centro autogestito genera, non sia più possibile. Anche nei confronti dei contribuenti e dei cittadini che rispettano le leggi. Le istituzioni riconoscono il diritto all’autogestione a scopo culturale, divulgativo e ricreativo, ma se c’è un abuso di questo diritto si rompe quel patto che è stato siglato a suo tempo e che secondo me ha raggiunto i suoi limiti”.

A favore di una ricerca di dialogo si è espresso anche l’ex consigliere comunale del PPD Lorenzo Jelmini, pure ospite a Matrioska: “Quello che è successo lunedì sera è assurdo, la manifestazione è degenerata e i fatti sono condannabili. Mi rendo conto che è difficile, che da parte degli autogestiti manca la volontà di dialogare: ma se si vuole continuare questa esperienza importante, la premessa è accettare il dialogo con le autorità comunali e cantonali”.

Da www.liberatv.ch

Al via la scuola di polizia

Al via la scuola di polizia

Cocchi: “Positivo l’aumento delle donne. Gestione dello stress, saper comunicare e risolvere i problemi, ecco come si diventa un buon agente”
Il Comandante Matteo Cocchi a tutto tondo: “È cambiata la scuola di polizia, ma non la sua missione. In gioco vi sono ben 81 aspiranti. Incrementare le quote di aspiranti femminili è un nostro obiettivo”

Esattamente una settimana fa ha preso il via a Giubiasco la Scuola di polizia del V circondario d’esame, mentre martedì scorso è stato pubblicato il bando di concorso per la SCP 2022 (www.polizia.ti.ch).. Gli aspiranti poliziotti (21 in totale, di cui 5 donne) hanno quindi iniziato il percorso che conduce all’Esame professionale dopo due anni. Dell’importanza dei corsi di formazione, del ‘fascino della divisa’ e di molto altro ancora ne abbiamo parlato con il Comandante Matteo Cocchi.

La pandemia e i nuovi compiti assunti dalla Polizia hanno modificato l’impostazione dei corsi di formazione?
“Come per altri settori vi è grande attenzione per quelle che sono le raccomandazioni che valgono per tutta la popolazione. In particolare l’uso delle mascherine, l’igiene delle mani e la distanza sociale a cui si aggiungono tutti i piani di protezione, sia per quanto riguarda la formazione in aula sia per quanto riguarda quella erogata all’esterno. Inoltre, la pandemia ha ridotto al minimo la formazione sia sul piano federale che cantonale, spingendoci così ad effettuare solo corsi di formazione strettamente necessari e non procrastinabili”.

Cosa spinge secondo lei, oggi, giovani uomini e donne a intraprendere una carriera nelle forze dell’ordine? Nel senso, quando conta la speranza in un lavoro sicuro in un momento incerto che non promette nulla di buono per il futuro, e quanto, invece, i valori connessi a queste professioni? O quello che una volta veniva definito “il fascino della divisa”?
“Ritengo che lo “spirito di servizio”, inteso come il mettersi a disposizione della popolazione per garantirle la miglior sicurezza possibile, nonché aiuto in caso di difficoltà, permanga la motivazione principale che spinge un giovane o una giovane ad intraprendere una carriera nelle forze dell’ordine. In assenza di questa caratteristica principale, l’attività di gendarme e di ispettore risulterebbe estremamente difficile da sopportare. Sicuramente le difficoltà nel trovare lavoro, che si sono acuite con la pandemia, giocheranno anch’esse un ruolo nel processo di decisione che poi porta a candidarsi alla Scuola di polizia”.

Come sono cambiati, se sono cambiati, i criteri di selezione degli aspiranti? E quali sono i principali motivi di inidoneità?
“L’età massima è stata aumentata di un anno. Infatti, per i futuri aspiranti agenti è stata fissata a 35 anni al momento dell’inizio della formazione. Nella valutazione delle attitudini fisiche si è deciso di essere meno selettivi, considerato che si tratta di un ambito che può essere in linea di principio migliorato con l’allenamento e che sarà parte integrante nel corso della formazione di base. Anche nell’ambito della valutazione psicologica sono stati apportati ulteriori affinamenti a complemento dell’attuale iter, che negli anni ha già dato buone indicazioni per il reclutamento dei futuri agenti di polizia ticinesi”.

Cosa significa, secondo lei, oggi, essere un agente di polizia? Quali dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali per un buon poliziotto? Non solo dal profilo tecnico e fisico ma anche da quello umano…
“L’agente di polizia e chi si candiderà a vestire la divisa in futuro deve primariamente condividere gli obiettivi e i valori della Polizia cantonale e dello Stato di diritto. I precedenti e la condotta personale devono quindi essere privi di macchia. Ritengo inoltre che per un buon poliziotto il sapere gestire lo stress, l’avere buone doti di comunicazione, una buona capacità di analisi e di risoluzione dei problemi nonché la capacità di lavorare in team e a turni (365 giorni all’anno sull’arco delle 24 ore) siano dei requisiti basilari. Elementi questi che, uniti alla consapevolezza che a volte la vita privata deve essere messa in secondo piano, ben sintetizzano la difficoltà di svolgere una professione importante e fondamentale per il buon funzionamento della nostra società”.

Dallo scorso anno la formazione alla Scuola di polizia non è più di un anno bensì di due. Che valore aggiunto porta un anno in più alla formazione?
“Il valore aggiunto principale della formazione biennale è legato al fatto che il candidato nel corso del secondo anno di formazione ha maggiori possibilità di lavorare “sul terreno”, toccando con mano quella che sarà la sua futura funzione. Questo attraverso diversi e differenziati stage con il fondamentale apporto e accompagnamento formativo degli agenti già in attività da anni. In questo modo viene concretizzato in maniera formale e a livello nazionale quanto da noi anticipato con lungimiranza negli scorsi anni”.

Quanti sono in totale gli aspiranti agenti che attualmente prendono parte alla formazione? E quante le donne?
“Attualmente con l’inizio della SCP 2021 lo scorso 1° marzo e con la SCP 2020, entrata nel secondo anno pratico di formazione, avremo per la prima volta due curricoli formativi presso il Centro di formazione nonché presso i vari Corpi di appartenenza. In gioco vi sono dunque ben 81 aspiranti. Dal 2001 a oggi la percentuale di donne che si sono candidate alla Scuola oscilla tra il 10% e il 24% del totale dei candidati. Negli ultimi quattro anni constato che la quota di aspiranti femminili che la frequentano è in aumento. Questo è un aspetto estremamente positivo, in linea con gli obiettivi a livello di personale che ci siamo prefissati”.

Secondo lei, per diventare un buon poliziotto, è ancora necessario seguire la trafila della scuola di base? Nel senso, al di là di alcuni ufficiali (o ispettori, per esempio nel settore dei reati finanziari) che sono arrivati da professioni diverse, non sarebbe immaginabile una sorta di accademia che fornisca formazioni approfondite su temi complessi (criminalità economica e digitale, profili criminali, criminalità organizzata di vario livello, terrorismo, eccetera)?
“A livello di formazione siamo sempre stati attenti all’evolvere della criminalità e all’emergere di nuove minacce alla sicurezza pubblica. Questo integrandole nel curriculum formativo dei futuri agenti. Faccio in particolare riferimento alle tematiche dell’interculturalità e all’analisi e alla discussione in classe di casi pratici legati alla violenza giovanile e domestica. Inoltre, per quanto riguarda la cybercriminalità, la materia è già stata introdotta ed è parte integrante pure della formazione continua. Nonostante le specializzazioni siano molto importanti nel contrasto delle nuove sfide a livello di reati, non bisogna comunque dimenticare che la “spina dorsale” della professione rimane quella dei generalisti. L’attività di questi ultimi non si traduce unicamente nell’azione preventiva o repressiva, ma una parte importante della loro attività è legata a interventi di supporto e sostegno ai cittadini che richiedono il nostro aiuto e intervento”.

State pensando a una formazione para universitaria e multidisciplinare per chi aspira a una carriera in Polizia, con percorsi pianificati e diversificati in base agli obiettivi?
“Per quanto riguarda la formazione di base è una possibilità che al momento non è prevista. In relazione invece alla formazione dei quadri, a livello nazionale e sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia, sono in corso una serie di progetti che integrano nella stessa anche corsi a livelli scolastici superiori e interdisciplinari. Questo con l’obiettivo di armonizzare pure questo tipo di formazione come già fatto per quella di base”.

Premesso che esiste una Polizia federale, competente per una serie di reati ben definiti, le sembra normale che in un mondo complesso e in continua evoluzione come quello in cui viviamo, gli inquirenti (anche a livello di Ministero pubblico) siano ancora suddivisi in reati economici e reati comuni?
“Ritengo di sì poiché il mondo sempre più complesso richiede una sempre maggiore specializzazione. Specializzazione che si rispecchia anche nella lotta ai reati comuni per rimanere al passo con i tempi. Per quanto riguarda i reati economico-finanziari in futuro, vista la loro complessità e continua evoluzione, il loro perseguimento richiederà ulteriori sforzi di collaborazione, già oggi positiva, da parte di chi in Svizzera è competente in materia”.

Quanto conta oggi per un poliziotto saper usare il cervello e la parola rispetto al manganello e alla pistola?
“L’attenzione per il dialogo con la popolazione è da tempo una parte importante del percorso formativo dei futuri agenti. In questo settore trova spazio anche l’aspetto della polizia di prossimità per rispondere al meglio alle preoccupazioni della cittadinanza. Inoltre, gli aspiranti effettuano uno stage presso le diverse polizie comunali proprio con l’obiettivo formativo di dare risposta ai bisogni della popolazione nell’ambito dei compiti di polizia di prossimità. Come da sempre e più volte ribadito, l’agire dell’agente di polizia deve essere contraddistinto in ogni momento dalla proporzionalità, che si basa sull’analisi della situazione e la messa in atto delle misure più opportune, anche a livello coercitivo”.

Da www.liberatv.ch

Presentato il bilancio del primo anno di attività della campagna «Cyber sicuro»

Presentato il bilancio del primo anno di attività della campagna «Cyber sicuro»

Il pompiere digitale ma non solo per contrastare gli attacchi informatici
Il tema della sicurezza informatica è tornato d’attualità anche e soprattutto durante il lockdown, un periodo durante il quale l’utilizzo di piattaforme online è stato ulteriormente incentivato. Basti pensare al ricorso al telelavoro, alle piattaforme per le videoconferenze e per la didattica a distanza e agli acquisti via web. Di conseguenze, dunque, anche le attività illecite sui canali informatici sono aumentate. Ed è proprio in questo contesto di sicurezza informatica che il Gruppo di lavoro strategico “Cyber sicuro” è diventato il punto di riferimento e di contatto cantonale effettuando attività di analisi, informazione e prevenzione. Nel presentare il bilancio dell’omonima campagna di prevenzione, lanciata il 21 febbraio 2020, il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha posto l’accento sulla «necessità di una maggiore sicurezza in ambito digitale, da raggiungere attraverso la sensibilizzazione e l’accrescimento della consapevolezza da parte degli utenti». Il tema – ha ricordato il segretario generale del DI Luca Filippini – è di grande attualità e lo dimostra il fatto che nel nostro cantone, i soli 20 casi di abusi segnalati hanno creato danni (anche di reputazione, evidenziando cioè la fragilità di un’azienda) ad aziende e privati per oltre tre milioni di franchi.

Una nuova legge
Per limitare al massimo queste intrusioni – ha rimarcato il responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI Alessandro Trivilini – «bisogna assumere la figura del pompiere digitale». Allo scopo di evitare questo tipo di intrusione con conseguente furto di dati sensibili, il consiglio resta quello di verificare se la rete aziendale, spesso ampliata nel corso degli anni, è sicura. La Svizzera, dal canto suo, ha elaborato la nuova Legge sulla protezione dei dati, approvata lo scorso 25 settembre dal Parlamento, che fungerà da elemento chiave per dare avvio alla costruzione delle nuove regolamentazioni e linee guida per la gestione della cybersicurezza all’interno del perimetro nazionale e cantonale. Con l’entrata in vigore di questa legge, occorrerà prendere provvedimenti tecnici e organizzativi appropriati e proporzionali per garantire che la sicurezza dei dati personali sia adeguata al rischio. Insomma, ha ricordato Trivilini, non più strumenti come semplici antivirus ma una gestione ad hoc dei processi produttivi che trattano dati sensibili. In attesa del nuovo testo legislativo, la Confederazione ha elaborato standard minimo per rafforzare la resilienza informatica. Questa sorta di «check-list» si ispira al Framework del NIST (National Institute of Standards and Technology, USA), riconosciuto a livello internazionale, ed è compatibile con altri standard di cybersicurezza.

L’agenda 2021
Nel corso del 2021, il Gruppo di lavoro organizzerà quattro webinar per informare sull’impatto che la Legge sulla protezione dei dati avrà in altrettanti settori specifici (economia, sanità, formazione, enti pubblici), mentre in autunno verrà organizzata una conferenza per illustrare lo stato dell’arte a livello cantonale. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 marzo 2021 del Corriere del Ticino

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https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13880854?startTime=3

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 5 marzo 2021 de Il Quotidiano

Cyber sicuro: un primo anno ricco di sfide

Cyber sicuro: un primo anno ricco di sfide

Comunicato stampa

Il Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro ha stilato il bilancio del primo anno di attività dell’omonima campagna di prevenzione, presentata e avviata ufficialmente il 21 febbraio 2020. E il Gruppo di lavoro ha subito dovuto confrontarsi con sfide inedite, adattandosi con rapidità ed efficacia a un contesto mutevole di interazioni professionali, formative e private sempre più digitali.

È stata in particolare la crisi legata al Coronavirus a influenzare la campagna di prevenzione, sottolineando ulteriormente quanto la sicurezza nella sfera digitale acquisisca sempre maggiore importanza, soprattutto a seguito dell’incremento del telelavoro e delle nuove modalità di didattica a distanza, rispettivamente per la diffusione di nuovi strumenti di lavoro e comunicazione quali le videoconferenze.
La quarta campagna di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni – dopo Strade sicure, Montagne sicure e Acque sicure – ha saputo raccogliere queste sfide effettuando attività di analisi, informazione e prevenzione puntuale per cittadini e aziende, organizzando inoltre webinar concernenti temi d’attualità senza tuttavia rinunciare – quando possibile – all’organizzazione di conferenze (in presenza) di alto profilo con relatori d’eccezione a livello nazionale, tra cui il Delegato federale alla cybersicurezza Florian Schütz (giunto per la prima volta in Ticino) e il Delegato della Confederazione e dei Cantoni per la Rete integrata Svizzera per la sicurezza André Duvillard.
L’anno attualmente in corso non sarà meno ricco di sfide per il Gruppo di lavoro strategico, con particolare riferimento alla Legge federale sulla protezione dei dati (LPD) a proposito della quale verranno organizzati diversi eventi (sia online che in presenza) per informare sull’impatto che la stessa avrà per la popolazione e per diversi settori professionali; d’altro canto proseguirà il monitoraggio dell’evoluzione delle tendenze in ambito di cybercriminalità e cybersicurezza, coinvolgendo infine sempre maggiormente gli enti locali per sensibilizzarli sull’importanza di questo settore.     

«Una Scuola da sempre attenta alle nuove minacce alla sicurezza»

«Una Scuola da sempre attenta alle nuove minacce alla sicurezza»

Intervista ad Andrea Pronzini, responsabile del Centro formazione di Polizia
Si è aperto martedì 2 marzo il nuovo concorso per aspiranti agenti di Polizia in Ticino. Facciamo il punto della situazione con il responsabile del Centro di formazione Andrea Pronzini.

Nel corso dell’ultimo anno gli agenti di Polizia si sono trovati ad affrontare una situazione nuova per tutti: la pandemia. Spesso le autorità hanno messo l’accento sull’importanza del dialogo con la popolazione. In questo senso anche la formazione dei nuovi agenti cambierà in qualche modo? Più in generale, che influenza avrà questa crisi sulla formazione delle nuove leve?
«L’attenzione per il dialogo con la popolazione è da tempo una parte importante nel percorso formativo dei futuri agenti. Il nuovo Piano di formazione di polizia introdotto lo scorso anno e che stabilisce un quadro comune per lo sviluppo dei piani di studio e di formazione a livello svizzero, dà il giusto spazio alla polizia di prossimità e all’acquisizione di competenze comunicative e sociali che devono tradursi in un agire il più possibile vicino ai cittadini e capace di rispondere alle preoccupazioni della popolazione. Inoltre, gli aspiranti effettuano uno stage presso le diverse polizie comunali proprio con l’obiettivo formativo di dare risposta ai bisogni della popolazione nell’ambito dei compiti di polizia di prossimità».

Al di là della pandemia, le forze di Polizia in questi ultimi anni si stanno adattando a tanti altri nuovi fenomeni sempre più complessi: si pensi alla cybercriminalità, ai reati finanziari, ai flussi migratori e alla violenza giovanile. Come è cambiata in questo senso la formazione?
«In verità da sempre la Scuola di Polizia del V circondario è stata attenta all’evolvere dei crimini e dei delitti e più in generale all’emergere di nuove minacce alla sicurezza pubblica, integrando nel curriculum formativo dei futuri agenti le tematiche alle quali di volta in volta si rende necessario dare spazio. Penso ad esempio all’attenzione dedicata da anni al tema dell’interculturalità e all’analisi e alla discussione in classe di casi pratici legati alla violenza giovanile. Riguardo al problema della cybercriminalità, a livello di formazione di base da alcuni anni è stata introdotta questa materia, prestando particolare attenzione alla creazione di sinergie con altri centri formativi e alle indicazioni fornite dall’Istituto svizzero di polizia».

Vista la complessità di questi fenomeni, al di là della formazione di base, anche la professione di agente di Polizia sta diventando sempre più specialistica?
«La scuola di Polizia del V circondario è integrata nel Centro Formazione di Polizia (CFP). Il Centro si occupa di erogare la formazione di base ed è a sua volta parte della Sezione della formazione che si occupa anche di formazione continua e di formazione esterna; dallo scorso anno è stata integrata nella sezione anche la formazione legata al mantenimento d’ordine. La Polizia cantonale ticinese è dunque dotata di una struttura formativa che consente sia una formazione di base di qualità (la scuola di polizia e le formazioni di base per gli assistenti di sicurezza pubblica, per la Guardia svizzera pontificia e i moduli specifici per gli agenti di sicurezza privata) coordinata dal Centro di formazione, sia formazioni specialistiche. Non va però dimenticato che al di là di una maggiore necessità di specializzazioni che rispondono a nuove sfide, la “spina dorsale” della professione rimane la funzione di gendarme. Proprio pensando alla gendarmeria va anche ricordato che l’attività dell’agente non si esaurisce nell’azione preventiva o repressiva, bensì è pure caratterizzata da interventi di supporto e sostegno alla popolazione, come ad esempio per soccorrere con i defibrillatori una persona in arresto cardiaco».

Dallo scorso anno la formazione alla Scuola di polizia non è più di un anno bensì di due. È già possibile tracciare un primo bilancio di questo cambiamento?
«Un vero bilancio sarà possibile solo dopo aver concluso la prima formazione biennale che porta al conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia, dunque solo nella primavera del prossimo anno. Va comunque ricordato che in Ticino già dal 2014, dopo il conseguimento dell’attestato federale, gli agenti fanno un anno di pratica presso i diversi posti di Polizia. Il nuovo piano di formazione, valido a livello nazionale e che prescrive una formazione della durata di due anni, costituisce dunque per certi aspetti la continuazione di un discorso iniziato da più di un lustro».

Quanti sono in totale gli aspiranti agenti che attualmente prendono parte alla formazione? E quante sono le donne che hanno scelto questo percorso?
«Con l’inizio della SCP 2021 e con la scuola 2020 che entra nel secondo anno di formazione avremo per la prima volta due Scuole di polizia presso il Centro di formazione (anche se la formazione degli agenti nel secondo anno si svolgerà prevalentemente presso i posti di polizia, la SCP rimane un punto di riferimento sia per la preparazione e l’organizzazione dell’esame professionale, sia per interventi formativi puntuali e mirati). In totale avremo dunque 81 aspiranti. Dal 2001 a oggi la percentuale di donne che si sono candidate alla Scuola oscilla tra il 10% e il 24% del totale dei candidati. La quota di donne che hanno effettivamente frequentato la scuola è in aumento negli ultimi quattro anni. Negli ultimi due anni le donne sono poco meno di un quarto del totale degli aspiranti».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 4 marzo 2021 del Corriere del Ticino

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Pretorio di Bellinzona: presentati i lavori

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua ultima seduta ha approvato il messaggio con il quale chiede al Gran Consiglio un credito di 43 milioni e 420 mila franchi per la ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona. L’edificio, che sorge a fianco del Tribunale penale federale (TPF), potrà così soddisfare le nuove esigenze del TPF e ospitare la Pretura civile del distretto di Bellinzona, la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Prosegue e si rafforza la collaborazione istituzionale tra l’autorità federale e l’autorità ticinese nell’ambito della presenza del Tribunale penale federale a Bellinzona.
La sfida lanciata nell’ormai lontano 2002 dal Canton Ticino – assieme ai Grigioni, alla deputazione ticinese alle Camere e al Comune di Bellinzona a nome di tutta la Svizzera italiana – di poter ospitare la sede del TPF oggi si completa con il progetto attraverso il quale la sede dell’ex Pretorio di Bellinzona accoglierà nuovi spazi del TPF a seguito dell’istituzione della Corte d’Appello indipendente, voluta dalle Camere federali nel marzo del 2017 per consolidare la tutela giurisdizionale nella procedura penale federale.

La pianificazione logistica per la Giustizia in Ticino
Prima di conoscere le nuove esigenze del TPF, la pianificazione della Giustizia in Ticino prevedeva di portare al Pretorio di Bellinzona le sedi della Pretura penale, del Tribunale penale cantonale oltre che della Pretura civile del distretto bellinzonese.
Le necessità del TPF hanno obbligato il Consiglio di Stato a un cambiamento di strategia, centralizzando così a Lugano le sedi del Tribunale d’appello cantonale, del Ministero pubblico unificato, della Corte di appello e di revisione penale, della Pretura penale e del Tribunale penale cantonale, attraverso il prospettato acquisto dell’ex Banca del Gottardo e la ristrutturazione completa dell’attuale Palazzo di Giustizia di via Bossi (il relativo messaggio governativo del 27 novembre 2019 è all’esame della commissione Gestione e finanze del Gran Consiglio).

Il progetto
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio di Bellinzona comporteranno un investimento da parte del Cantone di 43 milioni e 420 mila franchi (più 3 milioni di franchi assicurati dalla Confederazione per esigenze particolari specifiche). Il progetto – per il quale il Gran Consiglio ha già stanziato il credito di progettazione per un importo di 3 milioni e 830 mila franchi – si inserisce in un concetto urbano che fa di Viale Stefano Franscini un elemento essenziale nella trasformazione della città medievale in capitale permanente della Repubblica e Cantone Ticino.
Gli stabili del TPF e del Pretorio rivestono un’importanza strategica per l’assetto del viale, che si relaziona in modo diretto e ben percepibile con il quartiere governativo, con il Castelgrande e con il nucleo. Gli edifici del Pretorio e del TPF (sede in origine della prima scuola cantonale di commercio) sono strettamente legati alla storia e alla memoria collettiva della città e sono considerati beni culturali d’importanza comunale. Per questo i volumi principali, i corpi di testa a carattere rappresentativo che si affacciano su Viale Stefano Franscini saranno integralmente conservati, ciò che ben s’inserisce nella strategia, legata ai beni storici, del Cantone e della Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE). La superficie totale che sarà ricavata è di 3’648 metri quadrati, così suddivisi: 1’456 saranno riservati al Tribunale penale federale; 1’511 verranno utilizzati dalla Polizia cantonale (sede della Gendarmeria, della polizia giudiziaria e per altri servizi, tra cui le celle di fermo). Infine 611 metri quadrati saranno destinati alla Pretura civile di Bellinzona.
Secondo il programma previsto nel messaggio la consegna dell’edificio dovrebbe avvenire nel novembre del 2025.

L’importanza dell’intervento dello Stato in materia edilizia
La ristrutturazione e l’ampliamento del Pretorio prevedono investimenti importanti che, in un periodo come quello attuale, rappresentano un sostegno al settore dell’edilizia cantonale, confrontato con le ripercussioni negative originate dalla pandemia da Coronavirus. Gli investimenti previsti contribuiranno infatti ad aumentare gli investimenti pubblici in modo anticiclico, anche in previsione di un possibile rallentamento nel campo dell’edilizia privata e dei settori ad essa collegati.
Un passo in questa direzione è inoltre stato compiuto anche a fine gennaio, quando il Gran Consiglio ha approvato un credito di 100 milioni di franchi, per il periodo 2020-2027, destinato a interventi volti a risanare il patrimonio immobiliare dello Stato, prolungandone la durata di vita e il valore.
I contenuti del messaggio governativo sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa, che ha visto la partecipazione del presidente del Governo e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta, del capo della Sezione della logistica cantonale Giovanni Realini e dell’architetto Pia Durisch dello studio Durisch + Nolli.

Bando di concorso aspiranti 2022

Bando di concorso aspiranti 2022

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti ispettori/trici di Polizia giudiziaria per la Polizia cantonale, di nuovi aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale e di nuovi aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio e Muralto. I candidati seguiranno la Scuola di Polizia a partire dal 1. marzo 2022. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di agente in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, attraverso un processo di selezione verrà verificata l’idoneità dei candidati a seguire la formazione biennale di agente di polizia. La decisione sull’assunzione degli aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi dall’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 02.04.2021. Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo www.polizia.ti.ch

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

‘Più degli aiuti conta la visione di sviluppo’

Norman Gobbi commenta la situazione di pareggio (2 sì e 2 no) scaturita dai quattro Cc

Due a due e palla al centro. La ‘partita’ in corso per la creazione del nuovo Comune della Bassa Leventina aggregando Giornico, Bodio, Pollegio e Personico riparte dal pareggio scaturito il 22 febbraio dalle votazioni dei rispettivi Consigli comunali (positive nei primi due casi, negative negli altri due). Ora la commissione di studio e i quattro Municipi dovranno inviare al Consiglio di Stato i rispettivi preavvisi includendo quelli dei Legislativi. Poi sarà avviata la procedura che porterà alla votazione consultiva popolare prevista il prossimo autunno. Il cui esito farà da base alla valutazione governativa all’indirizzo del Gran Consiglio (varare o abbandonare l’aggregazione ed eventualmente con quanti Comuni). Decisione parlamentare che sarà impugnabile con referendum e ricorsi. Di fronte al recente pareggio che getta un’ombra d’incertezza in più sul progetto, pareggio che molto probabilmente rispecchia anche il ‘sentire’ della popolazione, abbiamo raccolto l’opinione del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni e ‘padre’ del Piano cantonale delle aggregazioni.

Anzitutto l’esito delle votazioni nei quattro Cc. Cosa pensa dello scetticismo emerso guardando al medio e lungo termine tra riforma Ticino 2020 e nuova perequazione?
Questo progetto aggregativo ha preso avvio nel lontano 2013. Otto anni di gestazione per un’iniziativa che non fu promossa dai locali Municipi, come avviene d’abitudine, ma da un gruppo di cittadini determinati nel dare al comprensorio un nuovo assetto istituzionale, capace di meglio affrontare le sfide sociali ed economiche che caratterizzano la regione. Per due dei Comuni interessati si tratta di un’aggregazione che per certi versi potremmo definire quasi di necessità, mentre per gli altri due di un’aggregazione – in questo momento – di opportunità. E sappiamo benissimo che è più facile rassegnarsi di fronte alla necessità che cogliere un’opportunità. Il progetto di riforma Ticino 2020, sia per le ipotesi di diversa ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni, sia per la revisione del sistema perequativo, poggia su Comuni capaci di assumere i nuovi spazi di autonomia responsabilmente sul piano politico e amministrativo. I Comuni che non avranno questa capacità non potranno verosimilmente trarre tutti i vantaggi prospettati con la riforma istituzionale in corso.

Un segnale chiaro, quindi, rivolto agli scettici e ai contrari e che il sindaco di Personico, Emilio Cristina, ha rimarcato su queste colonne subito dopo le quattro votazioni. Ma a suo giudizio, cosa potrebbe far cambiare loro idea? Forse la garanzia di un aiuto finanziario cantonale più elevato?
Gli aiuti finanziari concessi dal Cantone non sono frutto di un mercanteggio. Il mio Dipartimento è chiamato ad assicurare le basi della possibile promozione dello sviluppo del comprensorio interessato, per esempio sostenendo i progetti di sviluppo socio-economico che le Commissioni di studio prospettano (le decisioni attuative spetteranno alla futura comunità), ma anche un’equità di trattamento tra un progetto e l’altro. Equità stabilita in base a criteri uniformi, che tengono in particolare conto della situazione finanziaria di partenza dei Comuni che vogliono aggregarsi, calibrando l’aiuto cantonale in modo che il nuovo Comune possa, con una gestione attenta, realizzare quanto previsto mantenendo un equilibrio finanziario autonomo e sostenibile anche a lungo termine. Le aggregazioni di opportunità conclusesi con successo negli ultimi anni dimostrano che non è stato tanto l’ammontare degli aiuti finanziari promessi dal Cantone a far pendere l’ago della bilancia a favore del nuovo Comune, quanto piuttosto la visione di sviluppo socio-economico che la Commissione è riuscita a elaborare e comunicare alla popolazione. Se così non fosse, non si spiegherebbero i consensi espressi dai cittadini dei Comuni che con l’aggregazione si sono visti aumentare il moltiplicatore d’imposta.

A proposito di visione, a Pollegio il rapporto di maggioranza della Commissione della Gestione in Cc ritiene il progetto a quattro riduttivo e vecchio ed evidenzia la mancata riflessione sul possibile coinvolgimento di Biasca. Ragionare su questo punto non sarebbe forse opportuno?
Ricordo che la popolazione di Pollegio nel 2011 aveva bocciato l’idea di un’aggregazione con Biasca. Quanto espresso dalla Commissione della Gestione, se non è stato detto per opporsi anche a questo progetto aggregativo, evidenzia un interessante cambiamento di attitudine, riferito però a un progetto che neppure esiste. In questo momento l’unico progetto avviato in conformità alla Legge sulle aggregazioni riguarda il comprensorio dei quattro Comuni della Bassa Leventina. Mentre l’ipotesi di estenderlo a Biasca – che nel caso dovrebbe raccogliere l’adesione di tutti i cinque Comuni e dei promotori della petizione e implicherebbe l’allestimento di uno studio completamente nuovo – non è stata formalizzata nel corso degli anni.

Sempre in materia di sviluppo, la zona industriale di Bodio e Giornico dal 2019 è riconosciuta dal Cantone come Polo di sviluppo economico (Pse). Uno sviluppo che non si capisce come possa concretizzarsi, se già la vicina Zona industriale d’interesse cantonale (Ziic) di Biasca da decenni fatica a raggiungere i livelli auspicati. Cosa si sta facendo per rafforzare il Pse, rispondendo così ai timori dei contrari all’aggregazione?
La capacità di sviluppo economico di una regione dipende da diversi fattori quali la disponibilità di terreni, l’accesso a vie di traffico veloci o a forza lavoro qualificata, ma anche dalla qualità di vita residenziale per chi vuole andarvi a lavorare o a creare impresa, o dalla capacità dell’ente locale di disporre di un’amministrazione capace, di Piani regolatori adeguati e di dotare il comprensorio delle necessarie infrastrutture pubbliche. In questo senso ogni realtà ha le proprie specificità e le proprie chance. Quello che è certo è che tutto questo ha molte più probabilità di concretizzarsi sotto l’azione di un solo Comune.

Fondamentale sarà la capacità di convincere la popolazione. Tuttavia con due Legislativi contrari su quattro la missione sembra quasi impossibile. Quale messaggio forte sarà portato avanti per cercare di costruire il necessario consenso?
Il Cantone tramite i servizi del mio Dipartimento promuove le aggregazioni che nascono dal basso. La Sezione degli enti locali, in questo senso, offre il proprio supporto, affiancando la Commissione di studio e il consulente scelto dai Comuni, per imbastire un’informazione che contenga tutti gli argomenti utili alla creazione di un consenso. Questa opportunità non viene sempre colta dai Comuni o non lo viene in tempo utile; ma a prescindere da ciò spetta ai membri della Commissione di studio, che vivono e conoscono la realtà del nuovo Comune, elaborare una visione e progetti di sviluppo socioeconomico capaci di rispondere ai bisogni e alle aspettative sentiti dalla popolazione. Quando questo non avviene, spesso l’esito è negativo.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 2 marzo 2021 de La Regione

(Foto: www.bodio.ch)

La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

Comunicato stampa

Importante nuovo tassello nel progetto di riorganizzazione del V° Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale. Nell’ottica di un costante miglioramento della gestione dei problemi legati alla viabilità, ma anche al fine di ulteriormente migliorare la capacità di reazione in un contesto viario fortemente sollecitato, a partire da oggi – 1. marzo 2021 – è infatti attiva la nuova sede operativa di Mendrisio (negli spazi dell’ex Pretorio), che andrà ad aggiungersi a quella di Camorino. L’obiettivo è quello di garantire un’accresciuta presenza assicurando un rapido intervento delle pattuglie in occasione di qualsiasi avvenimento previsto o imprevisto a sud del ponte-diga di Melide. Volontà già implementata con l’insediamento del Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto presso il nuovo Centro di Pronto Intervento (CPI) e che completa la presenza di agenti della Cantonale specificatamente formati in un comparto geografico che vive quotidianamente e in continua evoluzione tutta una serie di problematiche legate al traffico, soprattutto sull’importante asse della A2.

La novità è stata segnata nel corso della giornata odierna da un breve incontro a cui hanno preso parte il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo area della Gendarmeria, maggiore Marco Zambetti, e il responsabile del V° Reparto di Gendarmeria Stradale, capitano Marco Guscio. 

La scelta di disporre di una sede operativa a Mendrisio si inserisce nel solco di una serie di adattamenti finalizzati all’istituzione di un vero e proprio centro di competenza del traffico della Polizia cantonale. A questo scopo, già dal 1. aprile 2020, il V° Reparto ha ripreso tutte le attività relative all’interventistica sull’asse autostradale nella fascia oraria 06.00-22.00, mentre, dal 1. novembre 2020, la Centrale del Traffico è stata subordinata al Reparto al fine di migliorare la gestione della viabilità. Il progetto avrà ulteriori tappe future e si svilupperà con la progressiva assunzione del personale necessario alla gestione, nel 2023, del costruendo Centro di Controllo dei Veicoli Pesanti (CCVP) di Giornico.

Scuola di polizia 2021

Scuola di polizia 2021

Comunicato stampa

Oggi alle 8.30 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2021). Il Capo della Sezione formazione, capitano Cristiano Nenzi, e il direttore della Scuola, Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi aspiranti con un discorso ufficiale. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 21 nuovi aspiranti gendarmi (di cui 5 donne) e un aspirante ispettore di Polizia giudiziaria. Oltre agli aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 8 aspiranti (di cui 2 donne) delle Polizie comunali, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti nonché 2 aspiranti della Polizia militare. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di agente in formazione presso i Corpi di appartenenza.