Elezioni comunali: “C’è bisogno di una forte partecipazione”

Elezioni comunali: “C’è bisogno di una forte partecipazione”

In una situazione straordinaria, una risposta straordinaria

Stiamo entrando nell’ultima settimana utile per l’allestimento delle liste elettorali in vista del rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali. “È un momento importante – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Dopo il rinvio forzato dell’appuntamento elettorale di un anno fa i Comuni hanno continuato nel loro impegno a favore dei cittadini. In questi ultimi 12 mesi segnati dalla lotta al coronavirus gli enti locali sono entrati ancora più in contatto con la popolazione, in quel lavoro di prossimità che li contraddistingue. Assicurare i servizi essenziali anche durante il lockdown è stato impegnativo, ma tutti sono riusciti nell’intento. Immaginare sostegni tangibili e agevolazioni per venire in aiuto a chi è stato messo in difficoltà dal virus ha rappresentato lo sforzo principale nella seconda parte di questa crisi. Proprio in questi mesi abbiamo compreso ancora meglio quanto sia essenziale l’attività dei Comuni, che – per rimanere nel contesto di questa crisi – adesso si manifesta nella campagna di vaccinazione che stiamo portando avanti”.

Ma che campagna elettorale sarà questa che non ci permetterà di avere i contatti personali e di gruppo ai quali eravamo abituati in passato? “Prima di tutto vorrei ringraziare tutte le candidate e tutti i candidati che hanno deciso di mettersi in lista. E a coloro che sono ancora indecisi vorrei dire che l’attività politica a livello comunale può dare grandi soddisfazioni, perché quanto viene pensato può trovare un’applicazione e conseguentemente un risultato quasi immediati. Abbiamo bisogno di persone che – attraverso nuove idee – possano far crescere il nostro Cantone. E sappiamo bene che questa crescita passa in primo luogo dai Comuni. Per ritornare alla domanda: a situazioni straordinarie occorre saper dare risposte straordinarie. Sarà così anche per le candidate e i candidati che dovranno trovare sistemi nuovi per farsi conoscere meglio. Sono sicuro che i cittadini comprendono molto bene il contesto che stiamo vivendo e che sapranno avere un occhio di riguardo per le sollecitazioni – mi auspico sempre positive – che giungeranno dai candidati. Non bisogna mai sottovalutare la capacità della gente di volersi informare per poi esprimere un voto a questo o a quel candidata/o”.

Non è ancora il momento di parlare della macchina organizzativa che caratterizzerà lo spoglio e la lettura dei risultati. Avremo modo di ritornarci. Per lei, in qualità di responsabile del Dipartimento che più da vicino si occupa dei Comuni e soprattutto quest’anno in cui è pure presidente del Governo che cosa rappresenta l’appuntamento con le urne del prossimo 18 aprile? “Per il nostro sistema istituzionale i Comuni sono linfa vitale. Sono l’organizzazione democratica su cui è retto il federalismo. La nostra storia ce lo insegna. Per questo ogni appuntamento elettorale a livello comunale è importante. Lo è ancora di più oggi proprio in considerazione di questo particolare momento. La mia speranza è che tali fattori portino tanta gente a esprimere il loro voto. Ne abbiamo bisogno, dopo aver messo in stand-by – per forza di cose – questo importante diritto democratico”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

 

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 gennaio 2021 de La Regione

Ieri a Berna si è parlato anche di economia, soprattutto di aiuti alle aziende. «È senz’altro positivo – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – l’aumento della dotazione di risorse finanziarie per i casi di rigore, segno che anche in Consiglio federale vi è la consapevolezza delle difficoltà in cui si trovano non poche attività economiche, soprattutto quelle che sono state chiuse o che hanno subìto una forte contrazione della cifra d’affari a seguito delle chiusure. Da considerare positivamente è anche la possibilità data alle autorità cantonali di infliggere multe disciplinari, sanzioni che avranno un effetto deterrente potendo essere decise e applicate subito, una volta constatata la violazione delle disposizioni anti-Covid. Quanto ai controlli per chi entra ed esce dal nostro territorio il Consiglio federale ha invece compiuto un timido passo, che non risponde completamente alle richieste che come governo cantonale avevamo formulato a più riprese, ritenuto che un’elevata mobilità transfrontaliera è comunque uno degli elementi che contribuiscono alla diffusione del virus. Evidentemente la preoccupazione rimane». Prosegue Gobbi: «Come mi ha riferito nel pomeriggio (di ieri, ndr) il segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, l’autorità federale guarda anche come si muovono le cose a livello europeo e in particolare all’interno dello spazio Schengen: se la situazione dovesse peggiorare, potrebbero essere predisposti controlli alle frontiere come quelli attuati la scorsa primavera».

(…)

“Se continua così chiederemo allentamenti”

“Se continua così chiederemo allentamenti”

Da www.ticinonews.ch
Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Il passo del montanaro sta funzionando”
 
Il Canton Ticino, si parla di quasi un anno fa, fu tra i primi a chiudere. Perché a sud delle Alpi il virus aveva colpito più duro, molto più duro. Oggi, invece, i bollettini quotidiani del Covid-19 sembrano premiare il nostro Cantone, che sta registrando meno casi, meno ricoveri e meno decessi. Numeri che anche in Consiglio di Stato sono presi in considerazione pensando alle prossime mosse. A confermarlo è il presidente del Consiglio di Stato ai microfoni di Teleticino. Norman Gobbi, ricordando che “bisogna guardare in avanti facendo attenzione”, ha spiegato come in governo si sia già messo sul tavolo il discorso: “Abbiamo discusso per capire, se questi dati rimarranno bassi anche nelle prossime settimane, se non chiedere alla Confederazione comunque degli allentamenti”.
 
“C’è un’evoluzione regionale che è differenziata”, spiega Gobbi. “Il Canton Ticino è sempre stato tra i cantoni, nella prima fase, maggiormente colpiti. In questa fase ci stiamo comportando meglio. Chi veniva premiato come Ginevra, oggi ha un tasso di riproduzione di 1,07, noi abbiamo 0,7. Significa che si sta lavorando bene e il passo del montanaro sta funzionando”. Per questo il Ticino continuerà a leggere con attenzione i bollettini: “Se l’evoluzione dovesse essere positiva e le mutazioni non dovessero avere quell’impatto che ci si poteva attendere, evidentemente degli alleggerimenti sulle misure possono essere pensabili”.
 
Chi guida non beve: sensibilizzazione a tutto campo  

Chi guida non beve: sensibilizzazione a tutto campo  

Comunicato stampa

Sono oltre 600 le persone sensibilizzate e circa 130 i controlli effettuati dalla Polizia cantonale allo scopo di mettere in guardia sui gravi rischi in cui può incorrere chi guida dopo aver sorbito sostanze alcoliche. Un dispositivo che, tra l’inizio di dicembre e la metà di gennaio, ha impegnato numerose pattuglie nell’ambito del progetto “Strade Sicure”.  

“GUIDO IO? GUIDI TU?”: era questo il titolo della campagna di sensibilizzazione promossa dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto “Strade Sicure” patrocinato dal Dipartimento delle istituzioni. Obiettivo: prevenire i rischi legati all’abuso di alcol alla guida con una particolare attenzione al periodo delle festività.

Il dispositivo ha impegnato per un mese e mezzo (tra l’inizio di dicembre e la metà del mese di gennaio) numerose pattuglie della Polizia cantonale chiamate a rendere attenti gli automobilisti sulla necessità di non bere quando si guida. Dati alla mano, nel contesto di circa 130 controlli effettuati su tutta la rete viaria cantonale, sono state oltre 600 le persone sensibilizzate. Gli agenti impiegati nel servizio hanno in particolare provveduto a distribuire del materiale informativo con allegato un gadget: un portachiavi con una moneta da usare per sorteggiare chi si sarebbe assunto il ruolo di “safe-driver” impegnandosi a non consumare alcolici.

Con questa iniziativa si è voluto ancora una volta ribadire come una scelta responsabile possa fare la differenza per il conducente e per gli altri utenti della strada. L’alcol al volante resta infatti uno dei maggiori problemi in ambito di circolazione stradale. E a tal riferimento, le statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) parlano chiaro: nel 2019 si sono verificati in Svizzera 3’870 incidenti la cui causa principale è attribuibile all’alcol. Di questi, circa 2’400 si sono conclusi con dei danni materiali, mentre in oltre 1’400 casi vi sono state delle conseguenze per le persone con esiti che vanno dal ferimento lieve al decesso.

Numeri importanti che rafforzano il messaggio preventivo: chi guida non beve.

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Comunicato stampa

Il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato informano che mercoledì 20 gennaio 2021, presso la Sala del Gran Consiglio a Bellinzona, si è tenuta la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte del neoeletto Giudice del Tribunale di appello avv. Siro Quadri, della neoeletta Procuratrice pubblica del Ministero pubblico avv. Francesca Nicora e dei neo-designati Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Vallemaggia avv. Gabriele Fossati e avv. Leopoldo Franscini.

Davanti al Presidente del Gran Consiglio Daniele Caverzasio, l’avv. Siro Quadri e l’avv. Francesca Nicora hanno dichiarato fedeltà alla Costituzioni e alle Leggi ed entreranno in carica quali Magistrati rispettivamente presso il Tribunale di appello e il Ministero pubblico.
L’elezione del già Pretore del Distretto di Vallemaggia avv. Siro Quadri quale nuovo Giudice presso il Tribunale penale cantonale e la necessità di una sua celere entrata in funzione ha richiesto l’intervento del Consiglio di Stato, giusta l’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, in modo da garantire il funzionamento e l’operatività della Pretura del Distretto di Vallemaggia e quindi della Pretura penale, in attesa dell’elezione da parte del Parlamento del futuro Pretore.
In quest’ottica, l’avv. Gabriele Fossati, Segretario assessore presso la Pretura del Distretto di Blenio, e l’avv. Leopoldo Franscini, Pretore aggiunto presso la Pretura della Giurisdizione di Locarno Campagna, assumeranno temporaneamente la carica di Pretore supplente del Distretto di Vallemaggia nella misura del 50% ciascuno, suddividendo le rispettive incombenze a livello del diritto civile e del diritto penale.
La dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi è stata fatta dai due neo Pretori supplenti della Pretura del Distretto di Vallemaggia davanti al Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Dipartimento delle istituzioni: nuove regole per l’accesso agli sportelli

Dipartimento delle istituzioni: nuove regole per l’accesso agli sportelli

Comunicato stampa 

Il Dipartimento delle istituzioni, tenuto conto della situazione epidemiologica particolare e della necessità di garantire una migliore lotta alla diffusione del virus nonché una maggiore tutela della salute pubblica, informa che a partire da mercoledì 20 gennaio 2021 tutti gli sportelli accessibili all’utenza che fanno riferimento al DI continueranno a essere aperti, ma solo su appuntamento. La misura resterà in vigore almeno sino al 5 febbraio 2021.  

In particolare, analogamente a quanto già predisposto per gli sportelli della Sezione della circolazione di Camorino, l’apertura su appuntamento riguarda gli uffici dei registri, l’ufficio del registro fondiario federale, l’ufficio del registro di commercio, l’autorità di prima istanza LAFE, gli uffici di esecuzione, gli uffici dei fallimenti e l’ufficio dell’incasso e delle pene alternative. I servizi online già in essere sono garantiti (estratti in generale, documenti giustificativi, ecc.) come pure le pratiche evase per posta (istanze, richieste, ecc). Non sarà possibile la consegna di documenti brevi manu, senza appuntamento.  
Pure gli sportelli dell’Ufficio dello stato civile della Sezione della popolazione sono accessibili unicamente su appuntamento. Si rammenta anche in questo caso la possibilità di evadere le procedure tramite i servizi online. Le informazioni all’utente saranno fornite esclusivamente via e-mail, tramite il servizio di posta tradizionale oppure telefonicamente.    

Violenza da brivido, giovani molto tesi

Violenza da brivido, giovani molto tesi

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 gennaio 2021 de La Regione

Tre interventi al giorno della polizia solo la punta dell’iceberg.
Le strategie del Cantone.

Terapia obbligatoria e bracciale ai violenti
Ogni due settimane una donna viene uccisa in Svizzera tra le mura domestiche. Cifre allarmanti che purtroppo non rendono giustizia alla reale piaga della violenza domestica: la polizia interviene in Ticino in media ben tre volte al giorno. Gli agenti, nel 2019, hanno allontanato dal contesto familiare ben 183 uomini. In qualche raro caso ad alzare le mani sono le donne, ma di regola a subire botte, insulti, umiliazioni, minacce, violenze sessuali sono madri, mogli, compagne, sorelle. La violenza coniugale uccide più del tabacco e della strada. “Sono cifre elevate, eppure stiamo parlando solo della punta dell’iceberg di una violenza davvero molto più diffusa, a emergere attraverso i dati di polizia sono di regola circa un terzo dei casi effettivi”, spiega Chiara Orelli Vassere. Da poco meno di un anno è la coordinatrice istituzionale per la violenza domestica al Dipartimento delle istituzioni e sta lavorando a un piano di azione cantonale.

L’obiettivo è individuare un ventaglio di misure per prevenire, sensibilizzare e contrastare questa piaga sociale a più livelli, attraverso un lavoro collettivo, creando una rete coesa e funzionale che sappia dare risposte tempestive e adeguate. La prima fase di mappatura quantitativa e qualitativa della problematica è quasi terminata. C’è insomma una prima fotografia per definire reali bisogni ed effettive necessità di intervento. Molto è stato fatto, non si parte certo da zero, molto si deve ancora fare.

Più formazione per individuare le vittime
Emergono diverse piste, poi andranno fatte delle scelte: “La formazione specifica, ad esempio, è importante. Soprattutto i punti di primo contatto con le vittime, decisivi per l’individuazione del maltrattamento e la sua successiva sanzione (ad esempio in ambito sanitario, ma anche giudiziario) devono saper riconoscere i segnali di una violenza che non di rado è anche, o esclusivamente, psicologica; occorrerà verificare l’adeguatezza di protocolli di presa a carico, pensare a figure formate e di riferimento per la tematica all’interno delle strutture. Ne stiamo discutendo con un gruppo di esperti in cui ci sono rappresentati anche i medici di famiglia e dell’Ente ospedaliero cantonale e della composita realtà della giustizia”, precisa Orelli.

Più giovani sotto stress
Altro punto, le statistiche. “Sarà utile avere dati condivisi tra i vari attori, affiancando ai dati oggi disponibili quelli deducibili dall’importante lavoro svolto ad esempio dai consultori familiari, da Telefono amico, dal 147 di Pro Juventute, da ulteriori fonti”. “Anche i giovani saranno al centro della nostra attenzione”, aggiunge Orelli. Proprio i giovani, durante questa seconda ondata pandemica stanno mostrando una maggiore insofferenza. “Registriamo un aumento dei casi di conflittualità in famiglia che coinvolgono i giovani, sia tra genitori e figli, sia nelle giovani coppie, dove emergono situazioni di sopraffazione e prevaricazione. Gli osservatori territoriali segnalano con una certa frequenza situazioni di controllo ossessivo, ad esempio del cellulare e degli spostamenti del partner, che rischiano di degenerare ed esplodere in violenze. Per contrastare questa tendenza sarebbero opportune ad esempio azioni di sensibilizzazione a scuola su modelli di relazione senza violenza. Una sorta di contronarrazione da proporre a contrasto di modelli relazionali violenti spesso veicolati da vettori culturali diffusi tra i giovanissimi”.
Il focus ovviamente sarà anche sulle vittime, se la presa a carico in urgenza è spesso efficace, per Orelli, andrebbe rafforzato un percorso che continui nel tempo, una volta superata la prima fase emergenziale.

Il nuovo piano entro l’autunno
Insomma davvero tanta carne al fuoco. Un piano articolato sta prendendo corpo, un passo dovuto per attuare la Convenzione di Istanbul (dal 2018 Svizzera è in vigore la Convenzione del Consiglio d’Europa su prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne e violenza domestica). Gli obiettivi sono quattro: prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, avere politiche coordinate. “Per l’autunno contiamo di presentare al Governo un piano cantonale con misure concrete, sostenibili, condivise e in sintonia sul piano nazionale”, stima Frida Andreotti, responsabile della Divisione giustizia.

Purtroppo si sa che violenza chiama violenza. I danni sono esponenziali. Quanti minori assistono impotenti e rischiano di assorbire una cultura della violenza che li segnerà per la vita, trasformandoli, magari, in adulti che menano le mani. Gli effetti a cascata sono enormi. Infatti Confederazione e Cantoni sono corsi ai ripari con una serie di interventi.

Sul piano federale si profila ad esempio una misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Scatterà dal 1° gennaio 2022. “Si valuteranno con i partner della rete, in primis l’Autorità che dovrà prendere le decisioni, i criteri sia per una sorveglianza attiva con la possibilità di intervento immediato in caso di urgenza, sia passiva, con verifiche posticipate, del rispetto delle interdizioni imposte, ritenuto che l’applicazione della sorveglianza elettronica va adeguatamente preparata sia con la vittime che con l’autore”, spiega Siva Steiner, responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che dal 2011 assicura sostegno e consulenza in materia di violenza domestica e dal 2014 gestisce camere d’emergenza per chi, dopo aver agito con violenza, viene allontanato dal proprio domicilio dalla polizia.

Le novità in ambito giuridico non sono finite. Da luglio scorso, grazie a nuove disposizioni del Codice penale svizzero la decisione sulla prosecuzione del procedimento non dipende più esclusivamente dalla volontà della vittima, come era in precedenza. Altra importante novità. Sempre da luglio scorso, il procuratore pubblico può ordinare – sospendendo il procedimento per 6 mesi – la partecipazione dell’imputato (in caso di lesioni semplici, minacce) a un programma di prevenzione alla violenza. “Fino ad ora dal Ministero pubblico non abbiamo ancora ricevuto nessun mandato, tenuto conto che va prevista una procedura che prende del tempo dall’apertura del procedimento”, precisa Steiner. Il suo servizio è pronto e ben rodato: nel 2019, ha preso contatto con 106 persone segnalate dalla polizia; dopo il primo colloquio ne ha seguite 91. “L’obbligo è un buon strumento per garantire un contatto con la persona sotto procedimento. La sfida è trasformare questa costrizione in opportunità per riconoscere e possibilmente modificare comportamenti violenti”. Sei mesi non sono certo tanti per cambiare atteggiamenti radicati magari da decenni.

C’è chi ce la fa e chi ci ricasca
“Sono però sufficienti per porre le basi di un cambiamento, proponendo sostegni e strumenti per rinunciare alla violenza”. Concretamente vengono proposti quattro programmi, di cui uno con un approccio cognitivo comportamentale: “Sono 12 incontri di gruppo, a frequenza quindicinale, spalmati su sei mesi, dove si discute di violenza domestica da vari punti di vista, dalle sue cause alle sue conseguenze, affrontando dinamiche, aspetti sociali e culturali, aiutando le persone a gestire le emozioni, la rabbia. Alla fine del percorso è prevista una valutazione per il Ministero pubblico. Vediamo situazioni davvero molto diverse e usiamo strategie differenziate in collaborazione con altri partner. Chi riconosce di avere un problema e vuole cambiare può seguire ad esempio un percorso terapeutico con uno specialista esterno. Altri necessitano aiuti specializzati per risolvere situazioni di dipendenza o problematiche sociali”. L’esperto non vuole parlare di profili, ma di fattori di rischio personali (tendenza all’impulsività, disturbi psichici, dipendenze … ) e/o ambientali (problemi economici, relazionali, familiari, sociali…) che inducono le persone a scegliere la violenza come risposta ai conflitti in famiglia. La sfida è motivare le persone a cambiare, trovando nuovi strumenti. Ma quanto sono efficaci questi approcci, si evitano le recidive? Steiner precisa che non ci sono statistiche in Ticino. Per alcuni il sostegno funziona e mostrano via via comportamenti differenti, altri invece vengono risegnalati dalla polizia al suo servizio: “Soprattutto in momenti di crisi, vecchi schemi di comportamento possono riapparire”, conclude Steiner.

Sezione della circolazione: sportelli aperti ma solo su appuntamento

Sezione della circolazione: sportelli aperti ma solo su appuntamento

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione della circolazione, informa gli utenti che, considerata la particolare situazione legata al coronavirus, gli sportelli di Camorino rimarranno aperti, ma solo su appuntamento. La misura entra in vigore a partire da mercoledì 20 gennaio 2021 e rimarrà attiva almeno sino a venerdì 5 febbraio 2021 (compresi).
Durante questo periodo è normalmente garantita l’evasione delle pratiche che giungeranno tramite posta, depositate nell’apposita bucalettere collocata all’esterno della sede di Camorino o online. Inoltre per casi di comprovata necessità sarà possibile fissare l’appuntamento per evadere la pratica allo sportello (da richiedere per e-mail o telefonicamente allo 091/814 97 00).
Gli esami di guida e i collaudi si svolgeranno regolarmente.

Sul sito www.ti.ch/circolazione è disponibile lo sportello online con informazioni su pratiche e formulari. Ulteriori cambiamenti dovuti a eventuali provvedimenti restrittivi decisi dalle autorità verranno puntualmente comunicati.

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Val Mara

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio che propone al Gran Consiglio la costituzione del nuovo Comune di Val Mara formato da Maroggia, Melano e Rovio, che in votazione consultiva avevano accolto a larga maggioranza il progetto aggregativo, con l’esclusione di Arogno, dove a prevalere furono i voti negativi.

Lo scorso 18 ottobre 2020 la cittadinanza di Maroggia, Melano e Rovio ha accolto in votazione consultiva l’aggregazione di Val Mara, con adesioni comprese tra il 63% e il 67%, mentre quella di Arogno l’ha respinta con il 53% di no. Dopo aver ponderato tutti gli elementi sul seguito da dare al progetto e aver sentito gli attori interessati, il 18 novembre 2020 il Consiglio di Stato ha deciso e comunicato che avrebbe proposto al Gran Consiglio l’aggregazione dei tre comuni favorevoli e il conseguente abbandono per Arogno. Questo considerando in particolare la volontà dei cittadini espressa in formale votazione e valutato che per Arogno l’aggregazione costituisce in questo momento ancora prevalentemente un’opportunità piuttosto che una necessità.
Come già fu il caso a Sessa in circostanze per certi versi analoghe, dopo la comunicazione dell’orientamento governativo di escludere Arogno dall’aggregazione, su iniziativa di alcuni cittadini è stata avviata una petizione che chiede di includere Arogno nel Comune di Val Mara. La petizione – che ha raccolto 309 firme – è stata consegnata di recente ed è stata trasmessa al Gran Consiglio.
Con la proposta di aggregazione limitata ai soli comuni che hanno espresso parere favorevole, il Consiglio di Stato mantiene una linea restrittiva in materia di aggregazioni coatte, il che non significa ancora che questa via sia del tutto improponibile o insostenibile nel concreto caso rispetto alle condizioni di legge e alla giurisprudenza del Tribunale federale. Quest’ultimo riserva infatti un certo margine di apprezzamento sulle aggregazioni in via coatta, lasciando uno spazio di giudizio prettamente politico all’Autorità cantonale competente per decretare le aggregazioni, ossia il Gran Consiglio.
Quanto alla tempistica, a Maroggia, Melano e Rovio non si svolgeranno le elezioni previste il prossimo aprile e resteranno in carica gli attuali municipi e consigli comunali, essendo già stato deciso il differimento. Il 18 aprile 2021 andranno invece regolarmente a votare i cittadini di Arogno, comune nel quale la legge non permette il differimento delle elezioni indipendentemente dalle decisioni del Gran Consiglio sul progetto aggregativo.
L’entrata in funzione del nuovo Comune di Val Mara, con l’elezione del Municipio e del Consiglio comunale, avverrà dopo la crescita in giudicato della decisione del Gran Consiglio, entro un anno dalle elezioni generali, riservati eventuali ricorsi. La data delle elezioni verrà stabilita in seguito dal Consiglio di Stato.