Mettiamo in moto la sicurezza!

Mettiamo in moto la sicurezza!

Comunicato stampa

La bella stagione è alle porte e come tradizione il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure, in collaborazione con la Polizia cantonale e le Polizie comunali, torna a sensibilizzare i motociclisti nell’ottica di aumentare la sicurezza stradale. Quest’anno, vista la situazione legata alla pandemia daCOVID-19, oltre a ricordare la necessaria prudenza alla guida e il porto di abbigliamento protettivo, si rinnova l’invito a prestare attenzione, specialmente durante le soste, al rispetto del distanziamento sociale e delle regole di igiene accresciuta.  

Viaggiare in moto rappresenta per molti una sensazione di libertà. Tuttavia, i rischi che si corrono sulle due ruote sono statisticamente superiori a quelli di quando si viaggia in auto; in Svizzera, fra tutti gli utenti della strada, sono infatti i motociclisti a incorrere nel maggior numero di incidenti gravi. Per quanto riguarda i dati relativi agli incidenti stradali che vedono coinvolti motociclisti, nel nostro Paese si è assistito ad un aumento dei centauri deceduti, passati da 30 nel 2019 a 52 nel 2020. In aumento, anche se più contenuto, il dato sui feriti gravi, da 990 nel 2019 si è passati a 998 nello scorso anno. In Ticino le cifre indicano invece una certa stabilità: a fronte di 343 incidenti, nel 2020 vi sono stati 3 decessi, che raggiungono il numero del 2019. I feriti gravi invece sono diminuiti, raggiugendo quota 65 (92 nel 2019).

Strade sicure in particolare ricorda di prestare attenzione al percorso che si vuole affrontare: in alcune strade, ad esempio nelle valli, ancora nel mese d’aprile si possono incontrare tratti gelati o comunque sdrucciolevoli. Altro importante aspetto da considerare è la forma fisica. Dopo un inverno sedentario un lungo giro può mettere alla prova il nostro fisico e contribuire ad aumentare il rischio di errori di guida e quindi di incidenti.

Per mettere in moto la nostra sicurezza si consiglia di:

  • Indossare sempre l’equipaggiamento protettivo, anche con alte temperature;
  • Proteggersi dalla testa ai piedi: casco, giacca, guanti, pantaloni e stivali idonei;
  • Scegliere capi d’abbigliamento della taglia giusta, di comoda vestibilità e ben visibili;
  • Anche in scooter proteggersi con materiali resistenti all’abrasione.

Questi consigli sono da applicare sempre, anche per brevi tratti di strada.  

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Comunicato stampa

Il lockdown del 2020 non ha scoraggiato le attività criminali di trafficati e spacciatori. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2020 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner ha permesso di intercettare 245.9 chili di hashish (3.8 nel 2019), 78.7 chili di marijuana (22.6), 16 chili di cocaina (28.5 nel 2019), 11.8 chili di eroina (4.6), 761 grammi di anfetamina, 398 pezzi di Lsd, 77 grammi e 44 pezzi di ecstasy nonché 957 piante di canapa (937). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a poco meno di 92’000 franchi e a circa 235’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’482 (1’773 nel 2019), di cui 270 minorenni (311). Gli arresti hanno raggiunto quota 84 (115). Le morti per overdose sono state 7 (11). 

A livello mondiale la canapa e i suoi derivati sono le sostanze maggiormente consumate. A questo risultato contribuisce la sua facilità di coltivazione in qualsiasi periodo dell’anno grazie al sistema indoor, che eleva anche il tenore del suo principio attivo. Anche la disponibilità di cocaina, in gran parte prodotta in Colombia, non cessa di aumentare, favorendo prezzi al dettaglio sempre più bassi. Il consumo di oppioidi, compresi i suoi derivati farmacologici, ha causato, secondo alcune stime, i due terzi dei decessi mondiali collegati all’uso di droghe. Altro fenomeno in crescita è quello riferito all’assunzione di droghe sintetiche, soprattutto tra i più giovani, e nuove sostanze psicoattive, sostituti delle classiche droghe che possono comportare analoghe minacce per la salute. In Ticino la situazione è sostanzialmente speculare a quella del resto della Svizzera. Il mercato è dominato dalla marijuana, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sostanza quest’ultima il cui consumo si riteneva in diminuzione. Alle nostre latitudini non si è ancora assistito al forte incremento dell’utilizzo di farmaci, in particolare gli oppioidi, siano essi regolarmente prescritti oppure reperiti sul mercato illegale. Alcuni timidi segnali inducono a ritenere che, trattandosi di sostanze relativamente facili da reperire e dai costi inferiori rispetto alle altre droghe, potrebbe aumentare il numero di consumatori. Una pratica estremamente pericolosa è quella legata all’assunzione simultanea di bevande alcoliche e di sostanze stupefacenti. Fenomeno questo riscontrabile soprattutto tra i giovani che ricercano sempre nuovi modi per raggiungere il massimo dello sballo. Nonostante il lockdown, sia il traffico sia il consumo illecito di sostanze stupefacenti non si sono mai interrotti del tutto. Nel nostro Cantone non vi è mai stata penuria di droga. Si può ipoteticamente ritenere che si sia dato fondo alle scorte già presenti e che nel contempo i canali d’importazione siano stati momentaneamente modificati sia nella rotta, prediligendo l’asse nord – sud, sia nei vettori o nei canali di approvvigionamento, ad esempio il dark web. Le modalità di vendita e di consumo sono rimaste immutate. Salvo rare eccezioni, in Ticino persiste l’assenza della
cosiddetta scena aperta, sia per quanto riguarda lo spaccio sia per il consumo personale. È sempre costante la presenza di spacciatori di origini albanesi che soggiornano illegalmente sull’intero territorio cantonale grazie alla compiacenza di consumatori locali i quali, in cambio di piccole dosi o di una partecipazione alle spese dell’affitto, li ospitano nelle loro abitazioni. Nonostante le inchieste svolte durante l’anno abbiano inferto duri colpi a queste organizzazioni, le stesse hanno regolarmente rimpiazzato gli spacciatori arrestati. Altra presenza costante, specie nel Luganese e nel Locarnese, è quella dei trafficanti di origini dominicane, attivi soprattutto nello spaccio della cocaina. I sequestri effettuati sia dalla Polizia sia dall’Amministrazione federale delle dogane hanno subìto alcune fluttuazioni che comunque non trovano riscontro con una recrudescenza o una diminuzione dell’attività criminosa. La differenza maggiore è data dai sequestri di hashish (246 chili). Un quantitativo più che raddoppiato rispetto al 2019 grazie a un importante sequestro avvenuto alla frontiera con l’Italia. Un’inchiesta coordinata dal Ministero Pubblico della Confederazione ha portato al sequestro di 10 chili di cocaina rinvenuta all’interno di una cassa di banane presso la filiale di un supermercato nel Mendrisiotto. Analoghi riscontri
vi sono stati in diversi altri cantoni. Importante sottolineare che, essendo il Ticino ubicato lungo la principale rotta nord – sud e viceversa, spesso lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali non è destinato al mercato svizzero bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Nel corso del 2020 il Ticino si è allineato alla procedura che permette di non punire il solo possesso di canapa e derivati ai fini del consumo e per un quantitativo massimo di 10 grammi. La conseguenza è stata una diminuzione delle multe disciplinari canapa, passate dalle 903 del 2019 alle 241 del 2020. 

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Sta per iniziare il periodo delle vacanze di Pasqua. Nelle strutture alberghiere ticinesi le prenotazioni da parte di ospiti della Svizzera interna sono già numerose. E c’è chi esprime preoccupazione per la presenza dei turisti a sud delle Alpi, che potrebbero causare un aumento del numero dei contagi. Qual è il pensiero del presidente del Governo Norman Gobbi? Sentiamolo: “In primo luogo non possiamo impedire alle svizzere e agli svizzeri di raggiungere il Ticino. Rispetto a un anno fa, quando avevo invitato gli amici confederati a non raggiungere il Ticino, le cose sono notevolmente cambiate. Allora stavamo seguendo un regime ferreo di chiusure; il Ticino era il Cantone più colpito dal virus; i morti erano numerosi e i ricoveri negli ospedali altrettanto. Oggi, a distanza di 12 mesi, stiamo vivendo un’altra situazione. Situazione che chiede comunque prudenza e attenzione”.

Quindi lei non si sente tranquillo a pochi giorni dalla Pasqua? “Sono cosciente che dobbiamo coinvolgere gli ospiti che raggiungeranno il Ticino. In questo senso, assieme a HotellerieSuisse Ticino e all’Associazione ticinese dei campeggi, abbiamo lanciato un’azione di sensibilizzazione con il titolo «Benvenuti in Ticino. Distanti e responsabili sempre». Ogni turista che soggiorna nei nostri alberghi o nei camping riceverà un flyer informativo, con il quale si chiede di rispettare le regole basilari: l’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto dove viene prescritto; il rispetto della distanza fisica; l’igiene accresciuto per le mani e l’obbligo di non creare assembramenti all’esterno superiori a 15 persone. La stessa campagna viene proposta anche dai Comuni, ai quali abbiamo chiesto di fare avere ai residenti di case secondarie tale documentazione”, sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“D’altronde per il turismo la Pasqua rappresenta un momento molto importante e poter contare su un buon afflusso di ospiti permette agli alberghi e ai campeggi di iniziare bene la stagione. Detto questo, spero che gli amici confederati che soggiorneranno in Ticino siano responsabili e rispettosi delle regole di comportamento che si devono tenere in tutte le parti della Svizzera, non solo qui da noi!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

 

Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria

Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria

Nel 2020 sono calati furti e rapine, ma sono aumentate liti e risse. La Centrale d’allarme è stata subissata di chiamate: ne sono giunte 372 000, il 44% in più rispetto al 2019. Dal punto di vista dei reati, il
2020 è stato un anno anomalo. Col lockdown della scorsa primavera, in Ticino si è fermato tutto. Anche la criminalità. Lo mostrano le statistiche 2020 della polizia cantonale, che parlando di una diminuzione di furti (-27%) e rapine (-32%). Un calo che interessa anche gli incidenti della circolazione (-14%), con un aumento però di quelli mortali (sono stati 16, con 17 vittime). Dati, questi, da ricondurre alla chiusura delle attività e anche delle frontiere, come ha spiegato il capo gendarmeria Marco Zambetti in un incontro con la stampa. Ma la pandemia non ha fermato gli episodi di violenza. Nel periodo post-lockdown si è infatti assistito «a un sensibile rialzo di liti e risse, un fenomeno che per tutta l’estate è rimasto di poco superiore alla media » ha spiegato ancora Zambetti, parlando anche della violenza giovanile: sono infatti stati molti gli interventi per risse tra bande di giovani e giovanissimi. «Il fenomeno va monitorato». Mentre al contrario di quanto ci si aspettava, è Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria aumentato solo di poco il numero degli episodi di violenza domestica: con 1 105 casi, +9 rispetto al 2019.
L’anno della pandemia ha comunque dimostrato – lo ha detto Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore delle Istituzioni – che «la polizia cantonale è un punto di riferimento per la popolazione ». I cittadini si sono infatti rivolti alle autorità con «un impressionante numero di chiamate». Alla Centrale comune di allarme (Cecale) ne sono giunte 372 000 (+44%). «Anche per domande che non erano prettamente legate all’attività di polizia» ha spiegato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. Eppure la polizia, punto di riferimento e al servizio della popolazione, finisce nel mirino dei cittadini, ha osservato con rammarico Gobbi: «Quando gli agenti intervengono per proteggere la popolazione, subiscono insulti e prendono bottiglie in testa. Poi anche loro diventano oggetto di lunghe e logoranti procedure penali». Procedure che «pesano sul morale della truppa». L’emergenza sanitaria ha inoltre permesso di sfruttare appieno i vantaggi della Cecal. Una struttura che è stata «una manna» per l’attività dello Stato maggiore cantonale di condotta: «Permette di coordinare in maniera centralizzata situazioni come questa» ha sottolineato Cocchi. Ora la Cecal si prepara a crescere: dal prossimo 1. aprile sarà ancora più completa con l’integrazione nella centrale del 144.

https://epaper.20minuti.ch

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“Bilancio della polizia ticinese

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13926157

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 22 marzo 2021 de Il Quotidiano

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Un anno fatto di liti e risse
Ma in generale nel 2020 in Ticino i reati sono diminuiti: i furti sono calati del 27%, le rapine del 32%
Gobbi: «La pandemia ha dimostrato che la polizia è un punto di riferimento, ma allo stesso tempo è bersaglio di violenza»

Dal punto di vista dei reati, il 2020 è stato un anno eccezionale. Anzi, anomalo. Con il lockdown della scorsa primavera, in Ticino si è fermato praticamente tutto. Anche la criminalità.
Lo mostrano le statistiche 2020 della polizia cantonale, che parlano di una sensibile diminuzione dei furti (-27%) e delle rapine (-32%). Un calo che interessa anche gli incidenti della circolazione (-14%), con un aumento però di quelli mortali (sono stati sedici, con diciassette vittime). Dati, questi, da ricondurre alla chiusura delle attività e anche delle frontiere, come ha spiegato il capo gendarmeria Marco Zambetti, in un odierno incontro con la stampa.
Dopo il lockdown, liti e risse – Ma la pandemia non ha fermato gli episodi di violenza. Nel periodo post-lockdown si è infatti assistito «a un sensibile rialzo di liti e risse, un fenomeno che per tutta l’estate è rimasto di poco superiore alla media» ha spiegato ancora Zambetti, parlando anche della violenza giovanile: sono infatti stati molti, su tutto il territorio cantonale, gli interventi per risse tra bande di giovani e giovanissimi. «Il fenomeno va monitorato». Mentre al contrario di quanto ci si aspettava, è aumentato soltanto di poco il numero degli episodi di violenza domestica: con 1’105 casi, +9 rispetto al 2019.
La polizia come bersaglio – L’anno della pandemia ha comunque dimostrato – lo ha detto Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore delle Istituzioni – che «la polizia cantonale è un punto di riferimento per le necessità e i timori della popolazione». I cittadini si sono infatti rivolti alle autorità con «un impressionante numero di chiamate». Durante tutto il 2020, alla Centrale comune di allarme (CECAL) sono infatti giunte 372’000 chiamate (+44%). «Soprattutto durante la fase acuta dell’emergenza, la CECAL è stata subissata di richieste, anche per domande che non erano prettamente legate all’attività di polizia» ha spiegato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi.
Eppure, la polizia punto di riferimento e al servizio della popolazione, finisce nel mirino dei cittadini, ha osservato con rammarico Gobbi: «Quando gli agenti intervengono per proteggere la popolazione, subiscono insulti e prendono bottiglie in testa. Poi anche loro diventano oggetto di lunghe e logoranti procedure penali». Procedure che, lo ha sottolineato sempre il presidente del Consiglio di Stato, «pesano sul morale della truppa, bloccano gli avanzamenti di carriera e le ambizioni personali».
La CECAL, il «cervello» dell’attività – L’emergenza sanitaria he inoltre permesso di sfruttare appieno i vantaggi della CECAL, come spiegato durante l’odierna conferenza stampa. Lo scorso 23 febbraio in Ticino è infatti scattata la creazione dello Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC), che durante la fase acuta della pandemia ha coordinato l’attività dei vari enti sul territorio. «La CECAL è stata una manna, poiché permette di coordinare in maniera centralizzata situazioni come queste» ha sottolineato il comandante Cocchi. «In questo luogo – ha aggiunto Gobbi – si è creato il cervello per la capacità di organizzazione e intervento sul territorio».
In arrivo il 144 – Un cervello che a partire dal prossimo 1. aprile sarà ancora più completo. Negli spazi di recente liberati dall’Amministrazione federale delle dogane, entrerà infatti la centrale del 144. In questo modo tutti i numeri di emergenza (117, 118 e 144) si troveranno sotto lo stesso tetto. Nel 2020 è inoltre stata attivata la nuova sede operativa a Mendrisio. Mentre nel 2022 sarà terminata l’edificazione del centro di controllo per veicoli pesanti a Giornico, che comporterà cinquanta nuove unità nell’organigramma della polizia cantonale.
Boccata d’ossigeno per lo sport – A seguito della ridotta attività nell’ambito delle manifestazioni sportive che a causa della pandemia avvengono senza pubblico, è inoltre prevista una boccata d’ossigeno per i club. Senza pubblico, diminuiscono anche gli interventi per il mantenimento dell’ordine, pertanto viene condonata la relativa tassa per le stagioni 2019-2020 e 2020-2021. «Si tratta di un sostegno ai club sportivi» ha concluso Gobbi.

Da www.tio.ch

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Rapine e furti giù, effetto pandemia
L’attività della Polizia cantonale nel 2020. ‘Il lockdown ha ridotto la circolazione delle persone’. Ma preoccupano risse, scontri e violenza domestica

Meno furti e rapine, e di riflesso meno interventi delle forze dell’ordine, lo scorso anno in Ticino: è uno degli effetti collaterali, questo senz’altro positivo, della pandemia. Il calo è da ricondurre al lockdown della scorsa primavera, con la chiusura di esercizi pubblici, altri commerci e frontiere, provvedimenti decisi dalle autorità che si sono tradotti (anche) in una minor mobilità sul territorio delle persone, comprese quelle malintenzionate. «Le cifre risentono fortemente di una situazione del tutto eccezionale e andranno quindi considerate un’anomalia in ogni futura analisi storica di lungo periodo», ha premesso il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, intervenendo stamattina – insieme con il comandante Matteo Cocchi e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – alla presentazione dell’attività svolta nel 2020 dalla Polizia cantonale. Ecco le cifre. Rispetto all’anno precedente, i furti constatati hanno registrato una «forte diminuzione»: il 27 per cento in meno. Più marcata la flessione del numero di rapine: meno 32 per cento. Peraltro, ha rilevato Zambetti, nessuna di quelle messe a segno ha coinvolto banche o uffici postali.
Sono scesi anche gli interventi della polizia per incidenti della circolazione stradale: un «nuovo» calo. Interventi che l’anno scorso hanno subìto una riduzione del 14 per cento.  Non sono purtroppo mancati gli incidenti gravi. E non sono stati pochi. Sedici infatti I mortali. Hanno cagionato diciassette vittime: undici automobilisti, tre motociclisti, due ciclisti in sella a e-bike e un pedone, ha dettagliato il responsabile della Gendarmeria.
La statistica 2020 della Cantonale parla inoltre di 568 controlli legati al mercato del lavoro, in particolare per verificare l’impiego regolare di manodopera estera. Oltre duemila le persone finite sotto la lente, per la precisione 2’367. Di queste, ha indicato Zambetti, quarantadue sono risultate non in regola (permessi ecc.). Le verifiche sono sfociate nella denuncia anche di «quindici datori di lavoro».

Ordine pubblico: niente tassa per le società sportive
Si diceva di tensioni sociali. Tensioni dovute anche alle restrizioni alla libertà di movimento per contenere la diffusione del virus e delle sue varianti, da ricondurre alla crisi economica innescata dalla pandemia e alle fosche prospettive per lavoro e occupazione. È una situazione che non può essere gestita unicamente in termini repressivi, ha sottolineato Norman Gobbi, ribadendo quanto dichiarato in questi giorni a proposito degli scontri a Lugano tra giovani e forze dell’ordine. Serve allora uno sforzo comune, a più livelli e con la partecipazione di più attori, ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni, evidenziando pure «il grande impegno degli agenti, uomini e donne, cui va il mio ringraziamento, per mantenere l’ordine pubblico». Un’attività nella quale chi indossa una divisa si espone al rischio anche di denunce per presunto abuso di autorità. «I procedimenti penali, nella fattispecie innescati da una querela, sono non di rado – ha detto Gobbi – lunghi e logoranti, bloccano temporaneamente promozioni e carriere e in alcuni casi hanno portato alle dimissioni di poliziotti, nonostante siano poi stati scagionati o risultati estranei ai fatti contestati».
Restando al mantenimento dell’ordine pubblico, non sono state praticamente necessarie operazioni di polizia nei dopo incontri sportivi. Il motivo è semplice: l’assenza di pubblico per via delle misure anti-virus. Per questo «abbiamo deciso di non prelevare presso le società sportive la relativa tassa sia per la stagione 2019-2020 sia per quella 2020-2021: un gesto per non penalizzare ulteriormente i sodalizi», ha fatto sapere il consigliere di Stato e presidente del governo.

‘372mila chiamate’
Ma la pandemia è stata un banco di prova anche per l’organizzazione cantonale che viene attivata per gestire emergenze ed eventi straordinari. E che vede la Polizia cantonale, ha ricordato Gobbi, giocare un ruolo centrale e di coordinamento nello Stato maggiore cantonale di condotta («Quarantasei riunioni, con la partecipazione di più enti»). È stata così fra l’altro «intensificata», ha sostenuto a sua volta il comandante Matteo Cocchi, la collaborazione con i vari partner, quali le polizie comunali. Ma anche, sempre lo scorso anno, con la polizia federale (fedpol) per monitorare e contrastare determinate forme di criminalità nel nostro cantone.

Il bilancio dell’attività 2020 della Polizia cantonale non si ferma qui. Con «l’integrazione» progressiva di enti di primo intervento nella Cecal, la Centrale comune di allarme, «possiamo essere ancor più coordinati e celeri nel rispondere concretamente alle richieste di aiuto che giungono dalla popolazione», ha assicurato Cocchi. E a proposito di richieste dei cittadini, richieste di vario genere, quelle pervenute lo scorso anno sono state ben «372mila», il 44 per cento in più rispetto al 2019.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 23 marzo 2021 de La Regione

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L’anno anomalo della polizia: meno reati, ma più violenza

Presentato il bilancio d’attività 2020 – Gobbi: «Le forze dell’ordine hanno avuto un ruolo centrale nella lotta pandemica» – Cocchi: «La centrale CECAL è stata subissata di chiamate» – Zambetti: «Giovani sotto la lente»
Raccontare il 2020 della Polizia cantonale senza un riferimento alla pandemia non è possibile, anche perché – citiamo il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – «l’attività del 2020 è stata fortemente contraddistinta dalla lotta contro il coronavirus attraverso lo Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) diretto dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi». Il 2020 ha dimostrato come la polizia cantonale e più in generale le forze dell’ordine siano un punto di riferimento imprescindibile per la popolazione, ha detto Gobbi. Basterà citare come esempio il numero delle chiamate registrate dalla centrale d’allarme CECAL con sede a Bellinzona. Nel 2020 sono aumentate del 44% a 372.000 unità. «Una chiamata ogni 85 secondi», ha chiosato Gobbi.

Meno furti e rapine
«Dal profilo degli interventi, il 2020 andrà archiviato come un’anomalia». Le parole sono quelle del capo della Gendarmeria della Polizia cantonale Marco Zambetti. I furti sono diminuiti del 27%, le rapine del 32%, le richieste di intervento per incidenti stradali del 14%. «Le cifre del 2020 risentono della situazione sanitaria eccezionale, ha chiosato Zambetti. Per diversi mesi i valichi doganali sono rimasti chiusi e le attività sul territorio sono state sospese». La conclusione per Zambetti è semplice: «L’andamento dei reati è legato alla mobilità delle persone, rimaste a lungo confinate nelle proprie abitazioni e nel proprio territorio». Per questo motivo, ha aggiunto il capo della gendarmeria Zambetti, «il 2020 entrerà nelle statistiche ma chiaramente non potrà fare testo nelle analisi storiche per gli anni a venire».

Risse e liti in aumento
Eppure, nelle statistiche, ci sono alcuni dati che vanno analizzati con attenzione, partendo da quelli legati a risse, aggressioni e liti: «Finita la fase di confinamento abbiamo registrato un incremento sensibile». Pressoché stabili invece gli interventi per violenza domestica (1.105, +9). Zambetti ha poi concluso il suo intervento aprendo una parentesi sulla violenza giovanile: «Gli interventi per rissa sono stati numerosi, sebbene in linea con gli altri anni. In più di un’occasione erano coinvolte bande (piuttosto strutturate) di giovani e giovanissimi. Episodi simili si sono verificati in tutto il cantone e fortunatamente si sono risolti senza conseguenze irrimediabili». La recrudescenza, la brutalità e l’impiego occasionale di armi, tuttavia, obbligano il comando a considerare il fenomeno con la dovuta attenzione, ha concluso Zambetti. Anche perché, gli ha fatto eco il direttore del DI Norman Gobbi, «inevitabilmente la questione finisce per ripercuotersi anche sul corpo di polizia. Non solo perché gli agenti intervenendo si trovano a dover far fronte a questa violenza, ma anche perché capita sempre più spesso che gli agenti, a loro volta, diventino oggetto di una procedura penale».

Un lavoro di coordinamento
«È stato un anno anomalo», gli ha fatto eco il comandante Matteo Cocchi. Il numero degli interventi è sì diminuito, ma non per questo è stato un anno meno intenso. «Si è lavorato molto, attingendo anche a soluzioni innovative. La pandemia, tuttavia, non ha cancellato l’attività di polizia. La nostra missione è proseguita». Il Comandante Cocchi è poi tornato con la mente all’inizio di questo lungo anno pandemico. Il 23 febbraio il Cantone si stava preparando a gestire i possibili casi di coronavirus sul territorio. In quel momento in Svizzera non si erano ancora verificati contagi e in Ticino non risultavano né casi sospetti né persone poste in quarantena. Quel giorno alla CECAL di Bellinzona si era tenuta una primissima riunione strategica per riflettere sui possibili scenari. «Lo Stato maggiore di condotta è stato pensato per dare delle risposte limitate nel tempo. In questo caso, invece, l’attività è dovuta proseguire per mesi». Di conseguenza, anche la Polizia cantonale si è dovuta riorganizzare. È stato quindi creato lo Stato maggiore di Polizia sotto la condotta del sostituto comandante, il tenente colonnello Lorenzo Hutter. «L’attività di polizia ha assunto un ruolo diretto nella lotta alla pandemia, ha spiegato Cocchi, prima attraverso un’azione di sensibilizzazione sulle misure COVID decise a livello federale e cantonale, poi anche a livello di repressione».

«L’efficienza dello Stato maggiore cantonale di condotta non s’improvvisa», ha commentato dal canto suo Gobbi. È frutto di un allenamento preparato negli anni e di una visione politica di lungo termine, implementata grazie ad alcune decisioni strategiche». In questo gioco di coordinamento di livelli operativi, la CECAL ha rivestito un ruolo centrale: «È stata una manna», ha chiosato Cocchi. Il fatto di avere una struttura centralizzata dal profilo dei comandi ha permesso di coordinare in maniera efficace le operazioni di polizia». Cocchi ha poi commentato il dato impressionante delle chiamate registrate dalla CECAL. «Gli operatori, attivi 24 ore su 24, sono stati subissati di domande che non erano sempre legate all’attività di polizia». E questo, a riprova della centralità assunta dalla polizia nella gestione della crisi. «Un traguardo reso possibile anche da una rete di collaborazioni cantonali e intercantonali», ha aggiunto Cocchi. Il comandante ha poi chiuso il suo intervento ricordando le novità introdotte nel 2020: dall’attivazione del 118 sotto il tetto della CECAL (accanto al 117 e al 144) alla nuova sede operativa di Mendrisio per la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 23 marzo 2021 del Corriere del Ticino

 

 

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Il Presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’appello agli altri Cantoni: “Seguite l’esempio del Ticino“
Il Presidente della Confederazione si è recato in Ticino per far visita al nuovo Campus Est a Lugano di Usi e Supsi. Dopo la visita al nuovo stabile a Viganello, Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. A margine dell’incontro è stata organizzata una conferenza stampa nella Sala del Consiglio comunale di Lugano. Quasi un anno fa, il 2 maggio 2020, Simonetta Sommaruga veniva in Ticino elogiando il Cantone per come aveva gestito la pandemia di coronavirus. La situazione del Consiglio federale e del Consiglio di Stato rimane comunque tesa, soprattutto per quanto riguarda le misure anti-Covid e i controlli alle dogane che il Ticino chiede a gran voce ormai da qualche mese. Presente anche il sindaco di Lugano Marco Borradori.
 
 
Da www.ticinonews.ch
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Ticino, un “cantone ottimista”
Il disagio della popolazione – giovane ma non solo – fra i temi dell’incontro ticinese di Guy Parmelin

“Le giovani generazioni sono penalizzate a più livelli”, ha ammesso Guy Parmelin, sollecitato sul tema del disagio giovanile a Lugano, teatro nel fine settimana degli scontri alla Foce del Cassarate. Il presidente della Confederazione ha sottolineato però come in Svizzera, perlomeno, “siamo riusciti a tenere le scuole aperte”.

Il Consiglio federale ha allentato le condizioni per gli assembramenti – da oggi, lunedì, si sono possono riunire fino a 10 persone all’interno – “diminuendo una forte restrizione delle libertà individuali”, ma è convinto che le misure in vigore costituiscano la strada migliore per uscire rapidamente dalla pandemia. Certo, ha detto, bisognerà evitare discriminazioni e fintanto che tutti coloro che lo desiderano non avranno avuto la possibilità di vaccinarsi, “sarebbe ingiusto” raccontare a un giovane che non può assistere a uno spettacolo perché non immunizzato.

“È difficile dire alla popolazione che deve reggere ancora alcune settimane”, ha ammesso Parmelin, che, in Ticino per inaugurare il campus USI/SUPSI di Viganello, ha detto comunque di aver trovato un cantone “ottimista” e di cui anche il resto della Svizzera dovrebbe seguire l’esempio per quanto riguarda la campagna vaccinale, la via da percorrere per arrivare all’uscita dal tunnel.

Quello del disagio della popolazione è stato un tema più volte evocato nella conferenza stampa a Palazzo Civico. “Speriamo che la primavera lasci dietro di sé non solo l’inverno, ma anche un po’ alla volta la situazione che tristemente conosciamo”, aveva detto il sindaco Marco Borradori, invocando “una nuova stagione” anche per il futuro dei nostri giovani “confrontati con una situazione particolarmente destabilizzante”. 

Nell’incontro con Parmelin “abbiamo avuto modo di esprimere il disagio della popolazione – non solo quella giovane – di fronte a un periodo lungo di chiusure”, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Un disagio emerso anche nel resto del paese. “C’è bisogno di risposte e prospettive”, ha detto Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-un-cantone-ottimista-13924492.html

Da www.rsi.ch/news

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Guy Parmelin ai ticinesi: “È dura, ma chiediamo pazienza. I motivi per ben sperare ci sono”
Il presidente della Confederazione in visita al Ticino: “Tutti i Cantoni devono seguire il vostro esempio in materia di vaccinazioni”

LUGANO – Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha reso visita al Ticino. In mattinata ha visitato il nuovo campus USI/SUPSI a Lugano. Lì ha pure incontrato il presidente del Governo Ticinese Norman Gobbi per poi parlare alla popolazione da Palazzo Civico.

A introdurre l’ospite speciale è stato il padrone di casa Marco Borradori. “Grazie di essere qui. È un bel segnale di unità da parte di Confederazione e Cantone. C’è la volontà, nonostante le divergenze, di uscire insieme da questa crisi. Siamo vicini a vedere la luce in fondo al tunnel. Bisogna avere fiducia e pazienza. Vale la pena aspettare”.

“Il dialogo – commenta Gobbi – è continuo. Abbiamo segnalato a Berna anche i disagi della popolazione. Ci sono attività chiuse da oltre cento giorni. Ci chiedono di tenere duro. E la vaccinazione sarà uno strumento importante per uscire dalla crisi. Vogliamo tornare in possesso delle nostre libertà. Dobbiamo agire insieme a favore del Paese”.

Parmelin ha ringraziato il Ticino per la calorosa accoglienza. “È importante – sottolinea – avere fiducia. Tutti gli altri Cantoni devono seguire l’esempio del Ticino in materia di vaccinazioni. Sappiamo che è dura. La popolazione è stanca e tutti vogliamo uscirne, ma siamo a un crocevia. I motivi per ben sperare ci sono…”.

Da www.liberatv.ch
 
“Ai giovani vanno fornite altre risposte”

“Ai giovani vanno fornite altre risposte”

Qual è il suo commento su questi fatti incresciosi? «La polizia è intervenuta a seguito di una rissa scoppiata fra alcuni giovani – risponde Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni –. Il mancato rispetto delle norme anti-Covid-19 è stato eclatante nella notte alla Foce dove si sono riuniti giovani in numero impressionante. La Polizia avrebbe comunque dovuto intervenire». Lei, venerdì dopo la conferenza stampa di Berna, ha evocato il rischio che col passare del tempo le limitazioni potessero generare insofferenza. Quanto capitato alla Foce, potrebbe rientrare in questa interpretazione? «Le potenziali aperture annunciate dieci giorni fa dal Consiglio federale, poi smentite venerdì scorso, aumentano ancora di più quella carica d’insoddisfazione, di rabbia e si possono generare fenomeni che sono poi da gestire e da affrontare sul territorio. Quindi vale la pena fare una riflessione su quale sia la maniera migliore per gestire questa crescente insofferenza da parte soprattutto dei giovani, che sono in giro anche se gli spazi e i locali pubblici sono o vengono chiusi. Questo scenario è potenzialmente esplosivo – osserva Gobbi –. La categoria dei giovani è forse quella meno abituata a resistere. Probabilmente servono altre risposte. Le risposte da parte dei giovani, però, non possono essere quelle deprecabili che abbiamo visto nei filmati, in cui si prende di mira la pattuglia e le forze di primo intervento, ambulanza compresa, che è arrivata sul posto per prestare soccorso. Il rispetto chiede rispetto. La situazione di pandemia pone limitazioni ma queste si potrebbero affrontare cercando di conquistarsi alcune libertà. Però libertà non significa prendere di mira in maniera intollerabile le forze dell’ordine intervenute a ripristinare il quieto vivere e la civile convivenza fra le persone. Le autorità sono confrontate a un fenomeno che va affrontato anche con altre misure non solo quelle di polizia. Per il disagio che si manifesta come necessità di ritrovare momenti aggregativi occorre una strategia su più fronti. Una risposta di comunità che parte dalle famiglie, tra genitori e figli, per investire anche la scuola, dove i docenti devono continuare a tenere un dialogo con gli studenti per portarli a condannare la violenza e a trovare altre forme di aggregazione. Servono altri strumenti oltre a quello repressivo. La polizia si sta riorganizzando per avere una visione d’insieme. Diverse centinaia di giovani che vogliono stare assieme vanno comunque gestiti anche in un’ottica preventiva». Cosa ne pensa di una nuova chiusura della Foce? «La questione, come accennavo, va affrontata su più fronti, proprio perché assistiamo a manifestazioni che esprimono un’insofferenza della popolazione che vive male queste limitazioni sia a sud delle Alpi che nel resto della Svizzera».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 marzo 2021 de La Regione 

Due procuratori in più

Due procuratori in più

Il potenziamento del ministero pubblico ticinese è stato approvato dal Parlamento

Il ministero pubblico ticinese sarà rinvigorito dall’arrivo dei due procuratori supplementari che palazzo di giustizia aveva chiesto di ottenere nel 2017. Lo ha deciso lunedì quasi all’unanimità il Gran Consiglio, tornato a riunirsi a Bellinzona, dopo le sedute tenute a Mendrisio a causa delle restrizioni legate alla pandemia. La misura comporta una maggiore spesa di circa mezzo milione di franchi.

La modifica sull’organizzazione giudiziaria adottata prevede che in futuro il procuratore generale non sia più affiancato da 20 colleghi come finora, ma da 22 con competenza su tutto il territorio cantonale. Il potenziamento dovrà, in particolare, permettere di gestire con più celerità gli incarti riguardanti i reati in ambito finanziario che continuano ad accumularsi anche a causa della loro complessità. Tant’è che, da una verifica interna, era emerso che uno dei magistrati impegnati su tale fronte ne sta gestendo contemporaneamente oltre 500 mentre idealmente nessuno dovrebbe seguire più di 150-180 procedimenti penali all’anno.

Quella decisa lunedì non è l’attesa riorganizzazione del ministero pubblico, auspicata da molti. Questa sarà affrontata in seno alla commissione giustizia e diritti che ha già avviato le proprie riflessioni che riguardano anche la possibile reintroduzione della figura dei sostituti procuratori pubblici e una maggiore attribuzione di maggiori competenze ai segretari giudiziari.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Due-procuratori-in-pi%C3%B9-13905826.html

Da www.rsi.ch/news

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

Norman Gobbi a poco più di un mese dal rinnovo di Municipi e Consigli comunali

Manca poco più di un mese alle elezioni comunali. In questo contesto di pandemia, tra chiusure e aperture, la situazione risulta confusa. “Una certezza c’è: quest’anno le elezioni si terranno!, afferma il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Si tratta di un segnale forte – in una situazione così pesante per tutti noi – della volontà di tornare a vivere la normalità. Le istituzioni rivendicano a gran voce il loro ruolo, anche e soprattutto davanti a questa crisi. Per affermare che le difficoltà, quando ci sono, devono essere affrontate e superate. Un anno fa eravamo in una situazione del tutto inedita, che aveva colpito il mondo intero. Allora era giusto che si procrastinasse il voto, perché nell’opinione pubblica c’era preoccupazione e molta paura. Da quella esperienza abbiamo imparato molte cose. Inoltre, a distanza di 12 mesi abbiamo i vaccini, che da subito hanno protetto la fascia più a rischio, ossia gli anziani, diminuendo in modo sensibile il numero di morti legati al coronavirus”.

Quella scelta del Consiglio di Stato fu molto criticata… “Lo so e comprendo chi l’ha criticata. Però sono convinto che fu la decisione giusta. Abbiamo chiesto ai municipali e ai consiglieri comunali in carica – in particolare a coloro che avevano deciso di non più ricandidarsi – uno sforzo supplementare per il bene dei loro concittadini. Per questo li ringrazio”, sottolinea il presidente del Governo Norman Gobbi.

“La voglia di normalità in un contesto che richiede ancora prudenza e il rispetto delle norme contro il contagio – prosegue il nostro interlocutore – la si può vedere nelle innumerevoli iniziative che i candidati, i partiti e i movimenti stanno mettendo in campo. Sfruttando in particolare i contatti… digitali. La crisi legata al coronavirus ha accelerato dinamiche di comunicazione e di rapporti differenti rispetto al passato”. Ma a lei non mancano… il buon vecchio aperitivo organizzato da questo o quel candidato, la risottata della Lega e altri incontri del genere? “Certo che mi mancano! La limitazione dei rapporti umani rappresenta una delle criticità più importanti di questa pandemia. Lo vediamo a più livelli. Però la ricerca di occasioni di contatto diverse permetterà di raggiungere potenziali elettori diversi. E qui penso anche ai più giovani. Senza dimenticare che i tradizionali volantini continueranno ad arrivare nelle nostre bucalettere. Anche in questo contesto occorre quindi fare di necessità virtù. È uno degli insegnamenti che il coronavirus ci lascerà in eredità”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

 

Tra poco più di un mese in Ticino tornano le elezioni comunali. Dopo l’edizione annullata nel 2020 a causa della pandemia, oggi la macchina organizzativa è praticamente pronta per l’appuntamento elettorale. Tuttavia il 18 aprile per avere i primi risultati occorrerà avere un po’ più di pazienza del solito. Ne parliamo con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Alle elezioni comunali del 18 aprile mancano 39 giorni. A che punto è la macchina organizzativa?
«La “macchina” organizzativa – come mi informa il servizio preposto coordinato dal cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri – è a buon punto. È stato necessario ripensarla tenendo conto delle disposizioni federali e cantonali per limitare la diffusione del coronavirus. L’obiettivo principale è quello di garantire la correttezza dei lavori di spoglio nel pieno rispetto della sicurezza delle persone chiamate a svolgere queste operazioni tanto delicate quanto importanti».

Un anno fa, a metà marzo, arrivò una doccia gelata sulla democrazia rappresentativa con il rinvio di un anno dell’appuntamento elettorale che era agendato per il 5 aprile 2020. Oggi possiamo dire con certezza che non si assisterà ad altri rinvii?
«Mai dire mai, però quest’anno posso assicurare che le elezioni comunali si terranno».

Quella decisione non fu capita da tutti. A un anno di distanza, e con il virus sempre presente, come valuta la mossa del Consiglio di Stato?
«Nel momento in cui abbiamo dovuto prendere la decisione eravamo ancora in un regime di confinamento molto stretto. Soprattutto la gente era assorbita da ben altre preoccupazioni che le elezioni comunali. Ne abbiamo discusso parecchio, anche perché la decisione di stop andava a toccare uno dei diritti fondamentali della democrazia: il voto. E in un ambito essenziale, quello dei Comuni. Ha prevalso il sentimento secondo il quale – proprio per rispetto della democrazia – non si poteva ignorare il sentire comune delle e dei ticinesi. Scelta istituzionalmente dolorosa, ma necessaria».

La campagna è partita in sordina, l’impressione è che di queste elezioni importi davvero poco. È dello stesso avviso?
«No, non sono dello stesso avviso. A parte il fatto che se andiamo a rileggere editoriali, commenti e articoli degli ultimi 20 anni in occasione di campagne elettorali si dice spesso che “stiamo vivendo una campagna fiacca”, “non ci sono grandi temi”, “la gente non partecipa agli incontri organizzati dai partiti” ecc. ecc. Comunque, sebbene in forme diverse vedo che le persone coinvolte e i gruppi politici si stanno impegnando. È evidente che il momento è del tutto nuovo ed eccezionale, però è anche vero che dopo una legislatura durata ben 5 anni ora c’è voglia di voto. Sicuramente più di un anno fa. Anche il ruolo dei media è importante in questo frangente».

Il Governo come intende farsi parte attiva nelle prossime settimane per fare in modo che i cittadini partecipino al voto? Perché sarebbe davvero un peccato se ad eleggere gli amministratori comunali fosse una minoranza dell’elettorato.
«Come Cantone abbiamo preparato una piccola campagna informativa che mira anzitutto a invitare le cittadine e i cittadini a esprimere il proprio voto. In tempo di crisi è ancora più importante che la cittadinanza esprima il proprio voto e decida le persone che li rappresenteranno per i prossimi anni. Nella campagna raccomanderemo inoltre di privilegiare il voto per corrispondenza che è semplice ma soprattutto sicuro».

Intanto le liste sono ormai definitive da qualche settimana; il materiale di voto è già in stampa o magari confezionato?
«La preparazione del materiale è di competenza dei Comuni e, a quanto ci risulta, i lavori di preparazione sono in fase avanzata. Da parte nostra verifichiamo che l’impaginazione delle schede elettorali sia compatibile con i nostri lettori di schede (scanner) in modo che non ci siano problemi durante i lavori di spoglio».

Entro quando giungerà al domicilio di ogni cittadino iscritto in catalogo?
«Il materiale di voto giungerà al domicilio delle cittadine e dei cittadini tra il 22 e il 27 marzo 2021».

Veniamo al voto. Da parte del Consiglio di Stato giungerà un appello per fare in modo che il voto per corrispondenza (già molto elevato) sia la regola e andare personalmente al seggio l’eccezione. O sarebbe un’ingerenza eccessiva in questi termini?
«Non diremo certo di recarsi tutti ai seggi elettorali. A parte gli scherzi: l’invito a votare per corrispondenza – che, come detto, sarà inserito anche nella nostra campagna informativa – oggi assume un valore più elevato, in quanto può proteggere maggiormente chi vota e chi svolge le sue mansioni ai seggi elettorali».

Per legge il seggio dovrà essere garantito o c’è una scappatoia per fare di questa elezione (in tempi di coronavirus) un appuntamento esclusivamente per corrispondenza?
«Il voto “in presenza” – per usare un termine ormai entrato nel nostro lessico – è garantito per legge ed è importante che sia così. È però vero che il voto per corrispondenza è già oggi ampiamente utilizzato e speriamo possa esserlo in maniera ancora maggiore vista la situazione sanitaria».

E veniamo all’atto finale, lo spoglio di domenica 18 aprile. In passato in quella giornata giungevano i risultati con eletti e subentranti ai Municipi, mentre il lunedì era il turno del Consiglio comunale. Quest’anno dovremo avere più pazienza?
«Bisognerà senz’altro avere più pazienza. Il virus ha imposto dei radicali cambiamenti alle nostre vite e anche i lavori di spoglio non faranno eccezione. I Comuni, oltre alle disposizioni sanitarie che rallenteranno le operazioni, non potranno per legge aprire e timbrare le schede di voto prima di domenica mattina. Questi due fattori ritarderanno la consegna delle “cassette” a Bellinzona. Anche il Cantone non potrà impiegare contemporaneamente lo stesso numero di persone per non creare assembramenti e per rispettare le norme di distanziamento e igiene. Abbiamo previsto tempi di lavoro più lunghi e lavori a turni, ma in ogni caso la macchina risulterà rallentata. Inizieremo dapprima con i Municipi e successivamente procederemo con i Consigli comunali. Domenica pomeriggio s’inizierà dai Municipi dei Comuni medio-piccoli in base all’ordine di arrivo delle cassette elettorali. I lavori andranno avanti almeno fino alle 23, ma verosimilmente i risultati dei Municipi delle Città arriveranno solo nella giornata di lunedì. Entro lunedì sera termineremo lo spoglio dei Municipi, in modo da rispettare le scadenze per l’elezione dei sindaci, e nelle giornate di martedì e mercoledì termineremo lo spoglio dei Consigli comunali. Abbiamo riservato anche la giornata di giovedì ma speriamo di poter terminare i lavori già nella giornata precedente».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 10 marzo 2021 del Corriere del Ticino

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Aggregazione nel Medio Malcantone: costituita la Commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione formulata dai municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio, estendendo d’ufficio il comprensorio al Comune di Astano, e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i cinque comuni.

Lo scorso 3 febbraio 2021 i municipi di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio hanno sottoscritto un’istanza congiunta per l’avvio di una procedura aggregativa nel loro comprensorio, aderendo all’eventualità che venga coinvolto anche il limitrofo Comune di Astano.
Quest’ultimo, dopo le dimissioni dell’allora Municipio e la ripetuta mancata disponibilità di candidati alla carica di municipale, da agosto 2020 è in gerenza a seguito di un provvedimento dell’Autorità di vigilanza, in attesa che si costituisse un municipio con le prossime elezioni comunali. Tuttavia, ad Astano non è stata depositata alcuna candidatura entro il termine ordinario (8 febbraio 2021) e neppure entro il secondo termine fissato dal Consiglio di Stato (1° marzo 2021) per un’eventuale elezione prorogata. Il Comune si trova quindi nuovamente nell’impossibilità di costituire un municipio con legittimazione popolare. Questo elemento rafforza ulteriormente la necessità di una soluzione aggregativa, che era e rimane una priorità collegata anche al supporto finanziario cantonale straordinario di cui Astano ha potuto beneficiare in vista, per l’appunto, di un’aggregazione.
L’istanza di Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio aperta all’inclusione di Astano, rende ora attuale e concreta una prospettiva aggregativa per Astano nel comprensorio del Medio Malcantone, mentre l’eventualità di un’entrata in materia con Tresa – a suo tempo unica ipotesi aggregativa concretamente ipotizzabile e promossa dall’allora Municipio con l’accordo dell’Assemblea comunale – si protrae ulteriormente e non è possibile valutare una tempistica, il Comune di Tresa non essendo ancora costituito.
Il Consiglio di Stato ha pertanto stabilito di inserire d’ufficio il Comune di Astano nello studio che sta per essere avviato nel Medio Malcantone, scenario riguardo al quale il precedente Municipio di Astano aveva formalizzato la propria apertura a entrare se del caso in materia.
I comuni di Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio sono confinanti e appartengono, come peraltro Tresa, allo scenario “Malcantone Ovest” del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato dal Consiglio di Stato e all’esame del Gran Consiglio, che prevede la possibilità di realizzare gli scenari in tappe successive. Il comprensorio è quindi in linea con gli orientamenti della politica cantonale in tema di aggregazioni.

La Commissione di studio, su proposta dei rispettivi municipi, è composta da:

  • Bedigliora: Nicoletta Ferretti-Gianella, Municipale (sostituto: Tiziano Belloni, Sindaco)
  • Curio: Gianni Nava, Sindaco (sostituta: Franca Ponti, Municipale)
  • Miglieglia: Marco Marcozzi, Sindaco (sostituta: Fabia Orlando, Municipale)
  • Novaggio: Paolo Romani, Sindaco (sostituto: Igor Negri, Segretario comunale)

Il Gerente di Astano è invitato a trasmettere al Consiglio di Stato le proposte di nominativi in rappresentanza del Comune entro la fine del mese di aprile 2021. Fino alla designazione, o in caso di mancata disponibilità di persone a far parte della Commissione, in quest’ultima il Comune di Astano sarà rappresentato dal Gerente.
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Foto: www.novaggio.ch)