I partiti fanno quadrato per la polizia unica

I partiti fanno quadrato per la polizia unica

 

Articolo pubblicato nell’edizione dl mercoledì 16 dicembre 2020 del Corriere del Ticino

La proposta è stata rilanciata in un’iniziativa parlamentare generica e interpartitica che propone una riorganizzazione basata sul sistema neocastellano.
Norman Gobbi non esclude la possibilità di lasciare più autonomia alle grandi città.

In Ticino si torna a parlare di polizia unica. Su questo annoso tema si sono nuovamente chinati i deputati Raoul Ghisletta (PS), Massimiliano Ay (PC), Giorgio Galusero (PLR), Michele Guerra (Lega), Claudio Isabella (PPD) e Tamara Merlo (Più Donne), i quali hanno inoltrato un’iniziativa parlamentare generica che propone «una migliore organizzazione della polizia in Ticino». Nell’atto parlamentare, sottoscritto anche da diversi altri colleghi deputati, gli iniziativisti propongono di basarsi sul modello neocastaellano, caratterizzato da una polizia cantonale, da organi cantonali e regionali per orientare l’attività della polizia cantonale (consiglio cantonale di pilotaggio della sicurezza pubblica e consigli regionali di sicurezza pubblica) e agenti di sicurezza comunali non armati con compiti locali specifici. In estrema sintesi, l’iniziativa chiede «di accettare questi tre principi cardine, che consentiranno di varare una riforma volta a raggiungere maggiore razionalità nell’organizzazione della polizia in Ticino».

Lunghe discussioni
Quello della polizia unica è un tema discusso da tempo. Sono infatti passati oltre cinque anni da quando, spiazzando il Parlamento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e costruito insieme ai corpi comunali e regionali».
Ma a che punto siamo su questo dossier ora? Lo abbiamo chiesto direttamente a Norman Gobbi: «Il gruppo di lavoro ‘‘Polizia ticinese’’ deve valutare diversi nuovi scenari, tra i quali inseriremo naturalmente anche questa nuova iniziativa parlamentare. Già in passato il Gran Consiglio aveva corretto le proposte del Governo. E quando fu proposta ed implementata la regionalizzazione della Polizia si è creato un problema: una maggiore frammentazione delle forze di Polizia presenti sul terreno. Nel frattempo sono stati adottati alcuni correttivi. Dopo alcuni anni di applicazione della Legge sulla collaborazione di Polizia qualche problema esiste, riconosciuto a più livelli istituzionali e di polizia. Ad esempio, diversi Comuni hanno espresso le loro perplessità, in particolare sulla possibilità di gestire in autonomia piccoli corpi di polizia. In questo senso, la figura di assistente di polizia risponderebbe a quei compiti di controllo e sicurezza locale cui molti Municipi anelano e potrebbe essere una variante da approfondire». Per Gobbi un altro possibile scenario da approfondire riguarda la revisione della struttura attuale, con tanti piccoli corpi frammentati e pochi corpi cittadini più solidi. «Il Cantone potrebbe occuparsi di tutte le attività al di fuori dei più importanti centri urbani del Ticino. Nelle zone prettamente urbane le polizie comunali dovrebbero implementare maggiormente l’attività di prossimità, già più volte dichiarata come fondamentale dalle stesse, a scapito degli interventi di urgenza e doppioni con la Gendarmeria». Ancora Gobbi: «I centri hanno delle dinamiche differenti rispetto alle zone periferiche. È anche vero che alcune città hanno pure la cosiddetta collina, come succede a Lugano. Però, appunto, nei centri urbani si dovrebbe ragionare sempre di più su un servizio di prossimità sulle 24 ore, in particolare in settori sensibili come le stazioni e i luoghi di assembramento». A livello di tempistiche il gruppo di lavoro non si è ancora espresso. «Finalmente abbiamo tutti i nomi dei rappresentanti comunali, purtroppo ci abbiamo messo un po’ a trovarli», ha aggiunto Gobbi. «Ora dunque si potrà approfondire meglio alcuni scenari indicati dal legislativo». Come ha rilevato il sindacato VPOD, una spinta al progetto della Polizia unica sarebbe arrivata grazie anche alla pandemia e all’instaurazione dello Stato maggiore di Polizia integrato nello SMCC. «Lo Stato maggiore di Polizia ha funzionato bene, soprattutto dal punto di vista dell’ottimizzazione delle risorse e nella definizione degli obiettivi », ha concluso Gobbi. «In un periodo in cui le risorse finanziarie saranno maggiormente scarse è giusto pensare a un sistema più efficiente ed efficace. La riorganizzazione dovrà tenere conto della qualità del servizio, ma con una riduzione generale dei costi del Cantone e dei Comuni. È una sfida alla quale dobbiamo rispondere».

“I Patriziati sono un ponte tra le nostre radici e il futuro”

“I Patriziati sono un ponte tra le nostre radici e il futuro”

Istituito un nuovo servizio all’interno della Sezione degli enti locali

Novità all’interno della Sezione degli enti locali (SEL) del Dipartimento delle istituzioni. Infatti è stato deciso di instituire il settore Patriziati, un nuovo servizio operativo dal settembre scorso. “Si è trattato di un ulteriore riconoscimento dell’importanza dei Patriziati come istituzione vicina ai cittadini e che opera nella gestione e nella valorizzazione del territorio”, afferma di Consigliere di Stato e direttore del DI Norman Gobbi. “I 200 enti patriziali dovranno affrontare numerose sfide nei prossimi anni. Da qui la necessità di essere – come Amministrazione cantonale – ancora più a loro disposizione per sostenerli e incoraggiarli. Anche perché riteniamo essenziale il loro apporto soprattutto in quelle realtà territoriali in cui vi è stata un’aggregazione comunale. Il Patriziato deve mantenere le proprie caratteristiche (che sono tradizionalmente quelle della cura del territorio e della salvaguardia delle nostre radici), ma anche poter sviluppare nuove competenze, come la promozione economica nelle regioni periferiche e rafforzare lo spirito comunitario, in modo particolare, come detto, nei comuni aggregati”.

Ma di che cosa si occupa il nuovo servizio? “In primo luogo sottolineo che il nuovo servizio non comporterà spese supplementari per il Cantone. Il tutto rientra in una nuova strutturazione della SEL. Per tornare alla domanda: oltre a quanto già ricordato – precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi – questo servizio si occupa di evadere le istanze per l’ottenimento dei sussidi finanziari stanziati dal Fondo di aiuto patriziale e dal Fondo per la gestione del territorio. Nel corso del 2019 sono aumentati notevolmente (47 nuove istanze, a fronte delle 17 dell’anno precedente); questo elemento testimonia il dinamismo che caratterizza diversi enti patriziali. Questi due fondi ammontano complessivamente nel 2020 a un milione di franchi, di cui 350mila a carico dei Patriziati stessi. Inoltre, il neo settore offre consulenza e garantisce la vigilanza su tutti i Patriziati, nonché coordina e supporta i Patriziati nel caso in cui non possano gestire dal profilo amministrativo i propri enti. In questo caso il Consiglio di Stato attribuisce al locale Municipio il mandato di occuparsi dell’amministrazione del Patriziato (nel 2019 e nel 2020 si sono verificati due casi di gerenza). I Patriziati –  conclude il Presidente del Governo – restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione.

Incontro con i rappresentanti delle stazioni sciistiche

Incontro con i rappresentanti delle stazioni sciistiche

Comunicato stampa

Mercoledì pomeriggio il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato i responsabili delle stazioni sciistiche cantonali nell’imminenza dell’apertura degli impianti. È stata l’occasione per fare il punto della situazione sull’implementazione dei piani di protezione voluti dal Consiglio federale e vincolanti all’ottenimento dell’autorizzazione all’apertura accordata dal Gruppo di lavoro Grandi manifestazioni istituito dal Consiglio di Stato.

Il prossimo fine settimana in Ticino partirà la stagione sciistica. Alcune stazioni apriranno gli impianti e saranno così pronte ad accogliere i primi sciatori.
Proprio alla vigilia di questa data, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, assieme al presidente del Gruppo di lavoro Luca Filippini, ha voluto incontrare gli operatori del settore unitamente all’Unione trasporti pubblici e turistici Ticino (UTPT).
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di dare un segnale di supporto a chi lavora in questo contesto in un momento certamente non facile e caratterizzato da grande incertezza. Da entrambe le parti ci si è dichiarati pronti a dare il meglio in modo costruttivo e propositivo per cercare, nell’interesse comune, di sostenere l’attività anche in un periodo del tutto particolare come quello che stiamo vivendo.
Si è discusso e sono state fornite risposte puntuali sull’implementazione dei piani di protezione obbligatori, indispensabili per ottenere l’autorizzazione per l’apertura delle infrastrutture da parte del Cantone, attraverso il Gruppo Grandi manifestazioni. Piani di protezione che dovranno inevitabilmente essere adattati a seconda dell’evoluzione della crisi sanitaria.
Nelle prossime settimane, a seconda delle necessità, potranno essere convocate altre riunioni.       

 

Un nuovo settore per i patriziati

Un nuovo settore per i patriziati

Comunicato stampa

In seguito agli approfondimenti emersi dallo studio strategico dei patriziati, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di istituire il settore Patriziati all’interno della Sezione degli enti locali. Coordinato da Fausto Fornera, già ispettore dei patriziati, il nuovo servizio è operativo da inizio settembre 2020 e ha il compito di gestire le attività ordinarie nonché le numerose sfide che i 200 enti patriziali dovranno affrontare nei prossimi anni.

A dieci anni dalla prima edizione, il Dipartimento delle istituzioni ha voluto aggiornare lo studio strategico sul mondo dei patriziati ticinesi. Dall’analisi svolta, sono emerse una serie di riflessioni che sono ora in fase di approfondimento. Una delle misure già attuate è stata la costituzione, dal mese di settembre, del nuovo settore dei patriziati all’interno della Sezione degli enti locali. L’obiettivo è quello di avere un’organizzazione strutturata per far fronte alle numerose attività che coinvolgono i Patriziati ticinesi.
Il servizio gestito da Fausto Fornera, infatti, si occupa anche di evadere le istanze per l’ottenimento dei sussidi finanziari stanziati dal Fondo di aiuto patriziale e dal Fondo per la gestione del territorio, i quali nel corso del 2019 sono aumentati notevolmente (47 nuove istanze, a fronte delle 17 dell’anno precedente); questo elemento testimonia il dinamismo che caratterizza diversi enti patriziali. Inoltre, il neo settore offre consulenza e garantisce la vigilanza su tutti i Patriziati, nonché coordina e supporta i Patriziati nel caso in cui non possano gestire dal profilo amministrativo i propri enti. In questo caso il Consiglio di Stato attribuisce al locale Municipio il mandato di occuparsi dell’amministrazione del Patriziato (nel 2019 e nel 2020 si sono verificati due casi di gerenza).
I Patriziati restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione. In quest’ottica il nuovo assetto organizzativo permetterà alla Sezione degli enti locali di far fronte alle nuove sfide che gli enti patriziali dovranno raccogliere nei prossimi anni. In particolare, dovranno, oltre alla gestione e alla valorizzazione del territorio, sostenere la promozione economica nelle regioni periferiche e rafforzare lo spirito comunitario, in modo particolare nei comuni aggregati.

 

Lösung im Streit um Bahnverkehr mit Italien

Lösung im Streit um Bahnverkehr mit Italien

Da www.nzz.ch

Aufgrund italienischen Auflagen wollten die SBB kurzerhand alle Züge nach Italien einstellen. Verkehrsministerin Simonetta Sommaruga hat sich bei ihrer Amtskollegin für eine rasche Lösung eingesetzt. Bereits am Abend verkünden die SBB eine neue Regelung.

Eine Medienmitteilung der SBB vom Dienstag sorgte für grosse Aufregung. SBB und Trenitalia stellen am Donnerstag alle grenzüberschreitenden Verbindungen zwischen der Schweiz und Italien auf unbestimmte Zeit ein. Sowohl der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi als auch der Präsident der Region Lombardei Attilio Fontana kritisierten die Einschränkung auf der Schiene scharf. Sie stören sich vor allem daran, dass damit den italienischen Grenzgängern die Ein- und Ausreise in die und aus der Schweiz erschwert wird.
Inzwischen wurde eine Lösung gefunden, wie die SBB am Mittwochabend auf Anfrage der Nachrichtenagentur Keystone-SDA mitteilten. Eurocity-Züge verkehren weiterhin zwischen der Schweiz und Italien, allerdings in reduzierter Zahl. Im Regionalverkehr mit den Tilozügen wird das Reisen komplizierter. Grenzgänger, die zum Arbeiten ins Tessin reisen, müssen in Chiasso umsteigen. Darauf haben sich die beiden Länder und ihre Bahnbetriebe geeinigt.
Am Mittwoch hatte Bundespräsidentin Simonetta Sommaruga mit der italienischen Transportministerin Paola De Micheli über die Situation im grenzüberschreitenden Bahnverkehr gesprochen. Beide Seiten seien an einer raschen Lösung interessiert, teilte Sommaruga nach dem Gespräch über Twitter mit.
Auslöser für die Unterbrechung der Bahn ist ein Dekret der italienischen Regierung. Dieses enthält neben Reiserestriktionen strenge Auflagen für die Transportunternehmen. So muss bei jedem Reisenden vor dem Grenzübertritt die Körpertemperatur durch das Bahnpersonal gemessen werden. Bei Fieber muss das Zugspersonal dem Passagier die Weiterfahrt verweigern. Ebenfalls müssen die Reisenden einen negativen Corona-Test vorweisen, der innert 48 Stunden vor der Einreise erfolgt ist, sowie ein Formular, in welchem der Zugpassagier den Reisezweck deklariert. Beide Papiere müssen die Bahnunternehmen an die italienischen Behörden weitergeben. Schliesslich müssen die SBB ihre Auslastung um 50 Prozent reduzieren.

SBB: «Kontrollen auf kurzen Strecken kaum möglich»

Die SBB sehen sich nicht in der Lage, diese Auflagen zu erfüllen. «Unser Personal ist nicht ausgebildet für Temperaturmessungen», sagt die Sprecherin Ottavia Masserini. «Auch können wir nicht jedes einzelne Formular der Zugpassagiere überprüfen und mit den italienischen Behörden abgleichen.» In Italien, wo der Zugang zu den Perrons meist kanalisierter ist als in der Schweiz, dürften solche Kontrollen einfacher zu handhaben sein. Wie die ausgehandelte Lösung aussieht, ist nicht im Detail bekannt.
Laut den SBB müsste das Personal die Kontrollen auf der Strecke vom Grenzübergang Chiasso bis zum ersten Bahnhof in Italien vollziehen und Passagiere, welche die Auflagen der italienischen Behörden nicht erfüllen, dort aus dem Zug weisen. «Das ist auf solchen kurzen Strecken kaum möglich», sagt Masserini. Sie betont, dass es sich bei der Einstellung der grenzüberschreitenden Verbindungen nicht um einen Alleingang der SBB handle. Man sei stets in Kontakt mit den italienischen Partnern gestanden. Dem Vernehmen nach wurde der Entscheid der SBB auch im Einvernehmen mit Trenitalia getroffen.

BLS-Strecke Brig–Domodossola nicht betroffen

Vorerst nicht betroffen von den hohen Auflagen der italienischen Regierung für den grenzüberschreitenden Verkehr bleibt die Strecke von Brig nach Domodossola. «Wir haben keine Signale von den piemontesischen Behörden erhalten, dass wir zusätzliche Auflagen erfüllen oder unser Angebot einschränken müssen», sagt Stefan Dauner, Sprecher des Bahnunternehmens BLS, welches die Regionallinie betreibt. Man stehe aber in täglichem Kontakt mit der zuständigen Agenzia della mobilità piemontese (AMP). Die Behörde erachte die Strecke von Brig nach Domodossola als wichtigen Service public für die italienischen Grenzgänger, die in der Schweiz einer Arbeit nachgingen.
Offensichtlich legen nicht alle Regionen das Dekret der italienischen Regierung gleich aus. Dem Vernehmen nach sind solche Dekrete, die teilweise in kurzer Zeit aufgesetzt werden, nicht immer bis ins letzte Detail präzis, was Spielraum für Interpretationen lässt.

Coronavirus – Personale dell’Esercito a supporto del sistema sanitario ticinese

Coronavirus – Personale dell’Esercito a supporto del sistema sanitario ticinese

09Comunicato stampa

Come avvenuto durante la fase primaverile della pandemia, il Consiglio di Stato ha richiesto e ottenuto un ulteriore supporto di personale dell’Esercito per il sistema sanitario ticinese, visto che l’attuale situazione di forte pressione potrebbe protrarsi per diversi mesi.

Se durante la prima ondata il numero di persone ospedalizzate in Ticino – dopo il picco, giunto a fine marzo – è diminuito quasi con la stessa rapidità con cui era aumentato, la situazione attuale è caratterizzata da una stabilizzazione dei ricoveri a livelli però molto elevati, pari a circa l’85% del livello massimo raggiunto a primavera. La seconda ondata pandemica sta dunque comportando una pressione elevata e prolungata sul sistema sanitario del nostro Cantone, con un aumento notevole del carico di lavoro per il personale di cura.

Alla luce di queste tendenze, il Consiglio di Stato ha considerato una serie di misure per alleviare il sistema sanitario ticinese. Il Governo si è tra l’altro rivolto all’Ufficio federale della protezione della popolazione, chiedendo che – come avvenuto nella scorsa primavera – il Ticino possa beneficiare di un ulteriore supporto dell’Esercito e dei suoi militi, in particolare per i due ospedali acuti di riferimento COVID ticinesi, la Clinica Luganese Moncucco e l’Ospedale Regionale di Locarno.

Ieri è giunta conferma che la richiesta è stata accolta nella misura di un contingente di 18 militi, che si aggiungeranno agli attuali 12 già attivi presso l’Ospedale Regionale di Locarno, per una durata di 30 giorni. Questo sostegno permetterà, in particolare, di alleviare parzialmente i turni e il carico di lavoro del personale sanitario, confrontato anche con le assenze di operatori posti in isolamento o in quarantena.

Bar chiusi alle 19, ristoranti alle 22

Bar chiusi alle 19, ristoranti alle 22

Da www.rsi.ch/news
 

In Ticino nuova stretta da mercoledì: anche per locali notturni ed erotici, casinò, bowling, tombole. Prorogate tutte le altre misure
Il Governo ticinese ha deciso di inasprire le misure per combattere la diffusione del coronavirus. A partire da mercoledì 9 dicembre tutti i bar dovranno chiudere alle 19.00, tutti i ristoranti (take away compresi) alle 22.00. Sempre alle 22.00 dovranno chiudere anche le case da gioco e gli altri locali notturni (bowling, locali erotici, tombole…). L’obiettivo è quello di ridurre i contatti nel periodo prenatalizio.

Il presidente del Governo, Norman Gobbi, ha poi confermato che le attuali misure (limite assembramento a 5 persone, divieto di attività sportive di gruppo con più di 5 partecipanti, limite di 30 persone per celebrazioni religiose, eventi culturali e sport professionistico) rimarranno in vigore.

La situazione in Ticino resta preoccupante
“La situazione pandemica in Ticino è e resta preoccupante: i contagi non diminuiscono e il numero di ospedalizzati rimane elevato.” ha sottolineato Norman Gobbi durante la conferenza stampa a Bellinzona.

Appello ai commercianti: “Troppa gente, troppe infrazioni alle regole”
“Durante il weekend abbiamo svolto diversi controlli anche nelle attività commerciali, molto sollecitate in questo periodo. La Confederazione ha ulteriormente limitato l’accesso ai negozi, ma purtroppo già questo fine settimana abbiamo riscontrato infrazioni per le superfici commerciali. Per questo faccio appello nuovamente ai commercianti affinché si impegnino in questo senso, così come fanno altri ambiti, ad esempio la ristorazione”.

Aumentano i controlli della polizia
Gobbi ha pure sottolineato che verranno aumentati i controlli: “È stato dato mandato alla polizia di verificare attentamente i piani di protezione in tutti gli ambiti economici”.

“Un Natale diverso”, vademecum per le feste
Nell’ambito della campagna di prevenzione e in vista delle vacanze di Natale, il Consiglio di Stato ha inoltre deciso di diffondere alcune indicazioni sui comportamenti corretti da tenere. Li ha illustrati il direttore del DSS Raffaele De Rosa. In particolare il “Governo invita le cittadine e i cittadini a pianificare con attenzione le proprie attività sociali nelle prossime settimane. La priorità sarà di ridurre il numero di contatti personali, e la loro frequenza, a una cerchia stretta di amici e famigliari. Sarà importante riflettere sulle modalità di incontro e se possibile trovare metodi alternativi per festeggiare a distanza: una passeggiata anziché incontri al chiuso, un brindisi all’aperto o un aperitivo natalizio virtuale. Questo permetterà di non esporre i nostri familiari, gli anziani e le persone vulnerabili, a un possibile contagio e di trascorrere in serenità il periodo natalizio. Anche per gli acquisti natalizi, l’indicazione delle autorità è di programmare con cura i propri spostamenti e di evitare i momenti di maggiore affollamento”.

Merlani: “RT di nuovo sopra 1 e contagi in crescita. Testatevi ai primi sintomi”
Il medico cantonale ticinese Giorgio Merlani dopo aver tracciato il quadro epidemiologico con le cifre relative a contagi, decessi e ospedalizzazioni, ha nuovamente invitato i cittadini a testarsi senza esitazioni, anche in presenza di sintomi blandi. “Non voglio più sentire frasi come ‘ho fatto la febbre solo un giorno, vediamo come va’, è davvero fondamentale fare l’esame a qualsiasi sintomo, anche singolo, riconducibile al coronavirus.” Merlani ha pure spiegato che l’ultimo indice di trasmissione RT calcolato ha di nuovo superato il valore di 1, “quindi siamo di nuovo in una situazione di crescita dei contagi”.

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Da www.ticinonews.ch

Bar chiusi alle 19, ristoranti alle 22

Il Consiglio di Stato ha deciso: i bar aperti fino alle 19, mentre i ristoranti fino alle 22, così come gli altri locali notturni
Bar chiusi alle 19. Ristoranti, casinò, locali erotici e altri locali notturni dovranno chiudere alle 22. Inoltre le altre misure già in vigore sono state prolungate fino al 23 dicembre, è questa in sintesi quanto presentato oggi dal Consiglio di Stato . La decisione è stata presa dopo che venerdì Alain Berset ha chiesto ai Cantoni di intervenire nel caso i numeri della pandemia non stiano scendendo.
Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, ha spiegato che ora “vie di mezzo non ce ne sono più”. Se il governo dovesse imporre nuove misure sarebbe la chiusura generalizzata. “Questo è l’antidoto alla chiusura totale”.
Il medico cantonale, invece, ha spiegato come i numeri attualmente mostrano una stabilizzazione, se non già una risalita. L’indice di trasmissione Rt, infatti, è risalito sopra l’1.


LE MISURE NEL DETTAGLIO

Bar
Da mercoledì 9 dicembre, le strutture che non offrono servizio di cucina (inclusi i caffè, i tea-room e i pub ai sensi dell’art. 7 punto 2 RLear), sono tenuti a chiudere alle 19.00. La regola si applica anche a quelli annessi alle panetterie-pasticcerie, alle stazioni di servizio e ferroviarie, alle case e sale da gioco, ai locali erotici, ai campeggi e sulle piste nei comprensori sciistici.

Ristoranti
I ristoranti, cioè le strutture che servono pasti cucinati in proprio da personale dedicato (inclusi gli snack-bar, le osterie, i grotti, i canvetti, le trattorie, le birrerie ai sensi dell’art. 7 punto 1 RLear), possono invece rimanere aperti fino alle 22. Dalle 19 possono servire bevande esclusivamente in accompagnamento ai pasti.

Alle 22 chiudono anche:

take away, kebab, drive in e tutte le strutture che servono cibo d’asporto. Casinò, case da gioco (incluse sale da bowling, bigliardo, tombola e da gioco in generale) i locali erotici e altri locali notturni. Tra le 22 e le 6 è vietato pure l’esercizio della prostituzione a domicilio e nelle camere d’hotel.

LA DIRETTA

17:27 – La conferenza stampa è conclusa

17:17 – Negli ultimi mesi ci sono stati oltre 200 decessi, significa che il virus è più aggressivo?
“Abbiamo avuto 350 decessi durante la prima ondata, circa 250 attualmente. L’impressione dai dati è che il tasso di mortalità sia un po’ più basso, per due aspetti: si testa molto di più, soprattutto nelle case anziani. A livello ospedaliero, non esiste una terapia specifica, ma c’è più esperienza con i farmaci che si possono usare. Quindi l‘impressione è che la mortalità sia un po’ scesa”.

17:17 – Chiudendo i bar alle 19 non c’è il rischio di trasferire le feste nelle case private?
“Sappiamo che esiste un fenomeno di sostituzione, ma la riflessione è che non il 100% di chi avrebbe fatto festa si troverà comunque a fare festa. Rispettivamente all’interno delle case, dove è impossibile controllare in maniera incisiva, i numeri dovrebbero essere un po’ più contenuti. Quindi ci sono dei pro e dei contro, questa è una delle preoccupazioni, ma ci aspettiamo più benefici che non rischi”.

17:14 – Non valeva la pena seguire i Cantoni romandi che hanno scelto la linea dura un mese fa?
“Questo paragone viene sempre fatto, proprio perché la discesa dei Cantoni romandi è stata importante come lo fu quella del Ticino nella prima ondata”, ha risposto Norman Gobbi. Ma i numeri dei Cantoni romandi, un mese fa erano molto diversi, ha aggiunto. “Siamo in una decrescita troppo lenta, ma prima non c‘è stato un aumento esponenziale come quello che c’è stato in Romandia”.
 
17:11 – Il contact tracing ha rilevato un maggior numero di contatti per le persone positive?

“Il contact tracing ha una relativa stabilità, ma qualche episodio che avrei preferito non vedere, di festicciole e quant’altro, esistono e ci sono. Temo che nei prossimi giorni ci saranno di più. Ho l’impressione che ci sia una tendenza a sottoporsi meno al test. Soprattutto tra giovani che osservano meno le regole e questo porta a un rischio maggiore”.

17:10 – “Dottor Merlani si aspettava che si scendesse più in fretta?
“Da un lato non scende come vorremmo. Invece di continuare a scendere abbiamo un’inversione di tendenza e di crescita. Sono preoccupato, avrei preferito essere qui oggi per dire che forse avremmo potuto fare delle aperture per Natale. Questo non è possibile, i dati sono questi. Il Canton Ticino è ancora sotto monitoraggio, non possiamo permetterci adesso di abbassare la guardia”.

17:10 – Le domande
17:08 – Norman Gobbi: “Vie di mezzo non ce ne sono più”
“È la prima volta in cui la Svizzera si trova in una situazione in cui non si scende ma si stabilizza il numero dei contagi”, ha detto riprendendo la parola Norman Gobbi. “Queste misure sono l’antidoto alla chiusura totale. Perché di vie di mezzo non ce ne sono più”.

17:05 – Fate i test
“Non voglio più sentire ho fatto la febbre solo oggi, vediamo domani come va. Io ho avuto febbre per meno di 24 ore quando sono stato positivo, se non avessi fatto il test avrei anche potuto infettare il Consiglio di Stato”, ha spiegato Merlani. “La febbre è un sintomo per fare un test, la tosse, il raffreddore, il mal di testa. Vi sono tutta una serie di sintomi che portano a sottoporsi al test, il più rapidamente possibile”.

17:04 – Attenzione ai piani di protezione
“Non si esclude che se la situazione non dovesse andare meglio, si dovrebbero mettere in atto misure più restrittive”. Merlani si è poi concentrato sui piani di protezione: “Ci sono dei segnali che non sono stati seguiti come dovrebbero. O si seguono alla lettera i piani di protezione o sarà necessario reagire con misure più incisive”.

17:00 – Parla il medico cantonale
Giorgio Merlani ha spiegato come i numeri di oggi siano probabilmente “falsamente bassi”, perché il lunedì sono comunque sempre bassi, inoltre la neve può aver diminuito il numero di test fatti. Sul lungo termine “l’impressione è che siamo di nuovo in crescita”, ha spiegato Merlani. “Sappiamo che la crescita quando parte rischia di essere esponenziale. L’Rt ha di nuovo superato l’1, quindi siamo di nuovo in fase di crescita. È necessario mettere in atto delle misure, sperando che siano sufficienti”.

16:58 – “Scegliamo chi vedere”
Il periodo natalizio, ha spiegato De Rosa, ha ricordato come il Natale sia un momento di intensi scambi sociali. Abitudine che sono da cambiare. “Scegliamo chi vedere”, ha detto. Per questo ha invitato anche a scegliere metodi alternativi di incontro, virtuale o all’aperto.

16:57 – Impossibile contenere un’eventuale nuova ondata
“Non dobbiamo dimenticare che con questi numeri così elevati non vi sono i margini per assorbire un’eventuale nuova ondata”, ha aggiunto De Rosa. “Siamo consapevoli che la pandemia ha cambiato le nostre vite e che tutti sentiamo la stanchezza e magari anche la rabbia per questa situazione. Ma è importante tenere duro per non compromettere ciò che è stato fatto fino a ora”.

16:54 – Parla De Rosa
Il direttore del Dss, Raffaele De Rosa ha sottolineato come “ancora una volta siamo di fronte a una situazione difficile, a una situazione nuova”. Ora assistiamo a una stabilizzazione dei nuovi contagi. “Questa stabilizzazione porta con sé diversi aspetti problematici. Gli ospedalizzati oggi sono 352, esattamente come una settimana fa. Una pressione costante sul sistema sanitario che si aggiunge a ciò che gli ospedali si trovano già sempre a curare nel periodo invernale”.

16:53 – Il tampone non è invasivo
Norman Gobbi ha spiegato di aver fatto un tampone settimana scorsa dopo aver avuto dei contatti. “Il tampone non è invasivo. Se avete dei sintomi fatevi fare il tampone. È lo strumento migliore”.

16:51 – Un Natale diverso
“Un Natale diverso non significa peggiore”, ha detto Gobbi. Ma per questo è necessario trovare un senso di comunità. “Abbiamo già chiesto agli enti comunali e alle associazioni di riattivare servizi come quelli della consegna a casa degli acquisti. E il Consiglio di Stato invita tutti a seguire le regole per proteggere le fasce più deboli della popolazione”.

16:45 – Appello agli attori economici
Il Consiglio di Stato si rivolge agli attori economici. ”Durante questo weekend abbiamo svolto numerosi controlli nelle attività commerciali. Purtroppo già questo weekend abbiamo dovuto constatare una disattenzione sul numero di accessi per le attività commerciali. Per questo il Consiglio di Stato chiede il rispetto stretto di queste norme. Se chiediamo uno sforzo alla ristorazione, nell’ambito del commercio deve essere fatta la stessa cosa”. Alla Polizia cantonale e alle polizie comunali sarà dato mandato di controllare l’accesso ai centri commerciali, così come il rispetto dei piani di protezione.

16:41 – Orari di chiusura anticipato
“A partire da mercoledì, i bar e i servizi di bar dovranno chiudere alle 19. Per ridurre occasioni di incontro non strutturato”, ha spiegato Gobbi. “Le strutture della ristorazione dovranno chiudere alle 22 anziché alle 23 come finora”. Misura che vale anche per l’asporto, la consegna a domicilio, così come tutte le strutture ricreative: casinò, boowling, biliardi, locali erotici.

16:38 – Ciò richiede un intervento
“Vogliamo agire in maniera mirata e ponderata”, ha aggiunto Gobbi. “Sappiamo come dobbiamo comportarci, in questo senso: si confermano le misure già oggi in vigore, che sono già più restrittive di quelle federali”. A questo si sommano orari di chiusura anticipati per i bar, alle 19, e per i ristoranti, alle 22.

16:37 – Situazione di stallo
“I numeri non stanno più calando, ci troviamo in una situazione di stallo e per noi non è soddisfacente”, ha spiegato Norman Gobbi.

16:34 – Parla Norman Gobbi
“Il Consiglio di Stato ticinese si è riunito venerdì, mentre sabato ha parlato con Simonetta Sommaruga e Alain Berset”, spiega Gobbi. “È stata richiamata la responsabilità dei Cantoni nel gestire l’emergenza. Oggi alcuni Cantoni hanno reagito, altri hanno risposto picche”.
 
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Da www.liberatv.ch
Coronavirus, chiusura anticipata per ristoranti e bar.
Gobbi: “Situazione preoccupante”. Merlani: “Fate il tampone”
Il presidente del Governo: “La situazione di stallo è pericolosa. Testarvi è importantissimo”. De Rosa: “Scegliamo chi vedere”

Le autorità cantonali sono tornate a informare la popolazione in merito alle nuove misure anti-Covid in Ticino. Al momento informativo organizzato a Palazzo delle Orsoline hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il Medico cantonale Giorgio Merlani e il direttore del DSS Raffaele De Rosa.
 

La cronaca della conferenza:

“Situazione preoccupante”
Gobbi: “La situazione in Ticino è preoccupante. Ci troviamo in una fase di stallo in cui ricoveri e contagi non diminuiscono. Significa che la pressione sul sistema sanitario rimane. Il Governo si è riunito venerdì e sabato ha incontrato Berset e Simonetta Sommaruga. È stata richiamata la responsabilità dei Cantoni. Alcuni Cantoni hanno reagito e altri hanno risposto picche. La percezione è quindi differente. Sabato, è stato riconosciuto al Ticino il ruolo di Cantone più esperto nella gestione della pandemia”.

Ecco le nuove misure
Gobbi: “La situazione di stallo è pericolosa perché se dovesse ripartire la curva si ripartirà dall’alto. Se dovesse impattarsi a livello di ricoveri rischia di vanificare l’obiettivo di non mandare in default il sistema ospedaliero. Sabato abbiamo ribadito la volontà di agire in maniera graduale e ponderata. Il Ticino ha già vissuto dei momenti difficili, ma in questa fase dobbiamo ricordarci come dobbiamo comportarci. Ecco il motivo delle nuove misure. Ribadiamo la conferma della misure in vigore attualmente fino al 23 dicembre. Inoltre, avverrà un maggiorato e più severo controllo dei piani di protezione. Sarà mandato alla polizia Cantonale e comunale di far rispettare i piani di protezione nei ristoranti ed esercizi pubblici. In aggiunta, abbiamo chiesto di poter attuare nuove misure. Da mercoledì 9 dicembre, i bar e i servizi dovranno chiudere alle 19:00. I ristoranti dovranno chiudere alle 22:00 anziché alle 23:00. Questo orario varrà anche per tutte le strutture ricreative, compresi i locali erotici”. 

Le regole per i negozi
Gobbi: “Il Governo ricorda che per il settore del commercio mercoledì entreranno in vigore anche le nuove disposizioni decise dal Consiglio federale, in particolare per quanto concerne il numero massimo di clienti. In questo ambito, il Consiglio di Stato ribadisce l’obbligo di rispettare le prescrizioni relative ai piani di protezione, segnatamente i limiti di capienza, l’uso della mascherina e l’offerta alla clientela di disinfettante per le mani”.

“Fate il tampone”
Gobbi: “Fate il tampone è fondamentale. Per la vostra sicurezza e per quella di chi vi sta vicini. Ve lo dico con il cuore: se avete dei sintomi, fatevi fare il tampone!”.

“Scegliamo chi vedere”
De Rosa: “L’analisi dei numeri dei prossimi giorni sarà molto importante. La stabilizzazione dei dati è problematico. Penso al numero di ospedalizzati con una pressione costante sul sistema sanitario. Questa fase di stress sul sistema ospedaliero sarà lunga e dobbiamo impegnarci tutti per aiutare e sostenere infermieri e medici. Non dobbiamo dimenticare che con numeri così elevati non ci sono margini per assorbire un’eventuale nuova ondata. Il Governo ha richiesto il supporto dell’Esercito a sostegno della rete ospedaliera. Siamo consapevoli che la pandemia ha cambiato le nostre vite, ma è importante tenere duro ora per non compromettere tutto. Sappiamo come comportarci. In questi giorni prima di Natale è fondamentale il comportamento di tutti. Queste, di solito, sono settimane molto frenetiche. Scegliamo chi vedere, limitiamo i contatti a una ristretta cerchia di persone. Immaginiamo nuove forme di incontro per non esporre i nuovi familiari a un rischio di contagio”.

“Siamo di nuovo in crescita”
Merlani: “I numeri del lunedì, di solito, sono i più bassi della settimana. L’impressione è che siamo di nuovo in crescita. È necessario mettere in atto delle contromisure rapidamente per avere un impatto determinante sul numero dei nuovi contagi. Se così non sarà, non possiamo escludere ulteriori misure più restrittive. Come ha ribadito il presidente, è fondamentale sottoporsi al test. È davvero importante, non sappiamo più come ripeterlo”. 

Nuove misure previste in Ticino

Nuove misure previste in Ticino

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 dicembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13660642

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Da www.liberatv.ch

Da domani nuove misure anche in Ticino, lo ha annunciato Gobbi
Il nostro Cantone raccoglie il monito di Berset: “Perché la situazione è preoccupante sia a livello nazionale che ticinese, anche se spaventare maggiormente Berna sono i cantoni della Svizzera tedesca”

Il Ticino fa parte del novero dei Cantoni rimproverati da Berset e Sommaruga di non fare abbastanza per combattere il Covid. “O fate qualcosa o interveniamo noi”, sarebbe stato il monito. E a Bellinzona sono pronti a muoversi, come svela Norman Gobbi alla RSI. “Il Ticino comunque non resta a guardare. Siamo pronti per prendere, da domani, nuove misure. Perché la situazione è preoccupante sia a livello nazionale che ticinese”, ha detto. Anche se ha sottolineato che le maggiori preoccupazioni di Berna sono per i Cantoni svizzero tedeschi dove i contagi salgono, mentre da noi si vive una fase di stallo.

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Da www.cdt.ch

In vista nuove misure per il Ticino?

Oggi si riunisce il Consiglio di Stato e non è un mistero che da questa riunione potrebbero scaturire ulteriori strette

Le parole di Gobbi
A questo proposito, oggi il Consiglio di Stato ticinese si riunirà in seduta a Bellinzona. Non è un mistero che – da questa riunione – potrebbero scaturire ulteriori strette alle misure già in atto in Ticino. Sabato, infatti, Norman Gobbi aveva dichiarato al nostro giornale che «come Consiglio di Stato manteniamo alta la guardia: la protezione del nostro sistema sanitario resta prioritaria». Il presidente del Governo aveva poi aggiunto: «Se a breve termine si dovesse assistere a una stagnazione dei contagi a livelli eccessivi siamo pronti ad agire con nuove misure. E ciò anche in vista di un Natale sì diverso ma che puntiamo a rendere il più normale possibile rispetto al quadro attuale. Non vogliamo ad ogni modo farci travolgere dagli eventi, preferendo analizzare giorno per giorno la situazione».