Gobbi e i panettieri: ‘È un colpo al cuore’

Gobbi e i panettieri: ‘È un colpo al cuore’

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 de La Regione

Il presidente Norman Gobbi sul posto
Sono le prime ore della mattina di ieri. Il presidente del governo ticinese arriva a passo sostenuto sul luogo dell’incendio che nella notte ha devastato il Mulino di Maroggia. Il capo del Dipartimento delle istituzioni.
Norman Gobbi guarda quanto resta dell’edificio fra fumo e continui getti d’acqua, interrogando i pompieri e scrutando la desolazione dall’alto della lunga scala su cui l’hanno fatto salire per una ricognizione ad alta quota.
Noi lo avviciniamo carpendogli una dichiarazione frutto di sentimento e dispiacere: «Il Mulino di Maroggia era un luogo e soprattutto un elemento architettonico importante di questo paese posto in una posizione magnifica sul lago Ceresio. Evidentemente cadendo questo simbolo cade un pezzo di storia importante ma anche di identità di un paese che con l’evoluzione è stato un po’ stravolto dalle infrastrutture, la ferrovia prima e poi l’autostrada, ma che vuole comunque ritrovare una rinascita grazie anche, in particolar modo, al progetto aggregativo accolto dalla popolazione di Maroggia, Melano e Rovio». Gobbi ascolta soprattutto la preoccupazione, in queste ultime ore, di coloro che sono impegnati da lunedì pomeriggio nell’incendio; attenzione che si è centralizzata sulla stabilità dell’edificio: «Evidentemente dopo un incendio di questo tipo la stabilità è messa in discussione. Si attendono le macchine per poter demolire e riaprire la ferrovia da ieri sera bloccata con tutti gli inconvenienti che sappiamo. Ogni ora costa diverse migliaia di franchi… Se è da ieri sera e rischia di esserlo fino a stasera il danno per le Ffs è importante ma anche per il trasporto pubblico». Quale messaggio di conforto il presidente ticinese può trasmettere alla famiglia Fontana che da ormai cinque generazioni gestiva il mulino impegnandosi nel suo continuo aggiornamento? «È un colpo al cuore anche per il sottoscritto e la nostra famiglia – ricorda l’attività che fu dei suoi genitori Gobbi –. Perché quali panettieri di Piotta compravamo la farina da loro. Evidentemente questo danno economico per loro è un danno importante, di una realtà importante del nostro territorio, perché la farina del Mulino di Maroggia era una farina presente in tutte le case e soprattutto con gli ultimi anni quando era rimasto l’unico centro di distribuzione del Ticino. Grande vicinanza dunque del Consiglio di Stato alla famiglia Fontana e soprattutto l’incoraggiamento a non voler mollare in questo momento di difficoltà».

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Promessi più aiuti economici agli ambienti toccati dalla pandemia.
“Aspettiamo le decisioni delle Camere”

Sono settimane difficili nella lotta al contenimento dei contagi al nuovo coronavirus. Ma le misure introdotte del Consiglio di Stato, accanto a quelle volute dell’autorità federale, negli ultimi giorni hanno dimostrato di essere efficaci per stoppare la curva ascendente. “Durante questa settimana un altro aspetto si è rivelato molto positivo – afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi. Sto parlando del riconoscimento da parte del Consiglio federale di quanto il Ticino assieme agli altri Cantoni ha chiesto, ossia un maggior sostegno economico alle attività che soffrono di questa situazione. Occorre però ancora aspettare l’approvazione delle Camere e dunque bisogna essere prudenti. Tra le misure avanzate dal Consiglio federale sottolineo in particolare non solo agli aiuti aumentati di cui potranno beneficiare i lavoratori del mondo culturale e dello sport professionistico e semiprofessionistico, ma anche al sostegno potenziato per altre realtà economiche – definite “di rigore” – che fanno fatica a superare questi mesi difficili. La Confederazione porterebbe a 1 miliardo di franchi (mille milioni di franchi come ha sottolineato Ueli Maurer) questo aiuto e si accolla i ¾ della spesa (l’altro terzo rimane ai Cantoni). Sono gli interventi che avevamo chiesto. Ciò conferma che se si agisce uniti i Cantoni hanno una elevata forza contrattuale. E soprattutto dimostra quanto sia importante il nostro sistema federalista”.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi sviluppa altri due temi. Sentiamolo: “Berna, attraverso le parole del Consigliere federale Alain Berset giunto giovedì a Lugano, ha lodato l’impegno del Ticino sia nella prima fase della crisi in primavera sia per quanto sta facendo ora. L’esperienza ticinese è stata determinante per tutta la Svizzera, anche se nell’adeguamento del sistema sanitario il Ticino ha saputo far tesoro di ciò che era capitato in marzo e aprile, un po’ meno – mi pare di constatare – è avvenuto in altri Cantoni. Vuol dire anche che la determinazione dimostrata in primavera dal Governo ticinese per ottenere da Berna una finestra speciale di crisi legata alla situazione a sud delle Alpi era più che giustificata”.

Il secondo argomento tocca invece le questioni delle multe per chi trasgredisce agli obblighi voluti per diminuire i contagi, in particolare si pensa al mancato uso della mascherina dove invece è obbligatoria: “Sottolineo subito che per me intervenire con una multa rappresenta l’ultima ratio, nel senso che più importante è riuscire a convincere i cittadini sulla necessità di seguire determinate misure, perché ne va del bene di tutti. Detto questo, è chiaro che se quanto viene richiesto non trova accoglimento positivo allora bisogna giungere a una sanzione, sempre proporzionata comunque al caso. Finora non si può dare una multa come avviene, per esempio, per chi non si allaccia la cintura di sicurezza o parcheggia in zona vietata. Bisogna seguire una procedura detta “ordinaria”, ossia aprire un’inchiesta di polizia che viene valutata dalla Magistratura per giungere quindi a un eventuale decreto d’accusa. Procedura lunga che toglie l’effetto dissuasivo su coloro che hanno intenzione di non seguire le norme. Non sarà più così. Lo avevamo chiesto come Governo cantonale e come Direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Anche in questo caso – per fortuna – siamo stati ascoltati dal Consiglio federale. L’ultima parola anche qui però spetta al Parlamento, che ne dovrebbe discutere nell’ormai imminente sessione invernale”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

Greta Gysin attacca Gobbi ma fa un buco nell’acqua, “in Ticino solo espulsioni regolari”

Greta Gysin attacca Gobbi ma fa un buco nell’acqua, “in Ticino solo espulsioni regolari”

La consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi) è rimasta con il cerino in mano. La sua interpellanza sulle revoche di permessi per stranieri in Ticino, da lei ritenute illegali, è stata letteralmente spazzata via dal Consiglio federale nella sua risposta divulgata ieri. 
La Gysin aveva interpellato il Consiglio federale lo scorso 24 settembre, alla luce del “famoso” servizio di Falò, ponendo in particolare la seguente domanda: “Come si pone il Consiglio federale di fronte all’agire del Consiglio di Stato ticinese, che ha (sic!) detta del Ministro delle istituzioni intenzionalmente ignora la legge e la giurisprudenza in materia di rinnovo e rilascio dei permessi di soggiorno?”
Ma il Consiglio federale non le ha dato soddisfazione. “Il Consiglio federale non è a conoscenza di decisioni pronunciate dalla sezione della migrazione del Canton Ticino che ignorerebbero le disposizioni legali vigenti e la pertinente giurisprudenza – si legge nella risposta all’interpellanza della Gysin -. Le autorità cantonali decidono in merito al rilascio, al rinnovo o alla proroga dei permessi nel quadro delle disposizioni legali e dei trattati con l’estero. Dispongono di un potere di apprezzamento cui possono avvalersi in conformità alle prescrizioni legali vigenti”. 
Il Consiglio federale ha confermato pure la legalità delle perquisizioni domiciliari, messa in dubbio dalla Gysin. “Per emanare la sua decisione – scrive il Consiglio federale – l’autorità si fonda sui documenti e sugli atti a sua disposizione. All’occorrenza, può effettuare accertamenti o sollecitare lo straniero a completare la sua domanda”.

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Contro ogni violenza sulle donne: modificato il programma delle iniziative cantonali

Comunicato stampa 
Nelle scorse settimane sono state presentate due iniziative promosse dal Cantone nell’ambito della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), il cui programma è stato ora modificato.
A seguito dell’evoluzione della situazione epidemiologica e dell’aggiornamento delle normative in vigore, la passeggiata urbana delle donne prevista per martedì 24 novembre 2020 a Lugano è rinviata a data da definire.
È invece confermato l’incontro in programma il giorno successivo, mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18.00 presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona. La presenza è limitata a 30 partecipanti con iscrizione obbligatoria all’indirizzo mail: bcb-segr.sbt@ti.ch. 
L’evento sarà l’occasione per discutere del volume “Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale”, in cui è analizzato il rapporto tra la violenza contro le donne e alcuni dei vettori culturali più incisivi.
La serata sarà aperta dal Presidente del Governo e Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà una delle autrici dello studio, Sveva Magaraggia, professore associato nell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e due interlocutrici attente alla realtà locale, la storica e formatrice Lisa Fornara e la giornalista Francesca Mandelli.
Alla pagina www.ti.ch/violenza, nella rubrica “Agenda”, è possibile trovare il calendario delle iniziative promosse da diverse realtà territoriali per la Giornata internazionale del 25 novembre e segnalate all’indirizzo mail violenzadomestica@ti.ch. Al medesimo indirizzo possono riferirsi in ogni momento enti, associazioni e collettivi per segnalare eventi, incontri, manifestazioni da inserire nell’apposita pagina web.

Legge di applicazione alla legge federale sui giochi in denaro

Legge di applicazione alla legge federale sui giochi in denaro

Comunicato stampa

Nella seduta di mercoledì il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio concernente l’adeguamento della legislazione cantonale in ambito di giochi in denaro dopo l’entrata in vigore della nuova Legge federale sui giochi in denaro (LGD).  

Il 1. Gennaio 2019 è entrata in vigore la Legge federale sui giochi in denaro, dopo che il popolo nel 2012 aveva accettato il controprogetto del Consiglio federale diretto all’iniziativa popolare “Per giochi in denaro al servizio del bene comune”.
Questa nuova legge integra diverse novità materiali che, oltre a conferire alla Confederazione maggiori competenze normative rispetto al passato, hanno imposto l’adattamento delle legislazioni cantonali e degli accordi intercantonali in materia di giochi in denaro.
Uno specifico Gruppo di lavoro ha così elaborato un nuovo progetto di legge che tenesse conto delle modifiche introdotte a livello federale e delle peculiarità già presenti sul nostro territorio. L’obiettivo della nuova legge cantonale è quello di tutelare la popolazione dal gioco eccessivo e di ridurre gli abusi emersi negli ultimi anni. In essa si trovano le disposizioni concernenti l’ammissibilità, lo svolgimento, la sorveglianza, le misure di protezione e l’imposizione delle case da gioco.
La revisione della normativa sancisce, nel rispetto del margine di manovra concesso ai Cantoni, il divieto sul suolo cantonale di organizzare piccoli tornei di poker e scommesse sportive locali poiché il Governo ritiene che una loro ammissione comporterebbe più svantaggi che vantaggi, in particolar modo a livello sociale. Va inoltre sottolineata l’introduzione, a determinate condizioni, dell’esenzione dell’obbligo di richiedere un’autorizzazione per l’organizzazione di piccole lotterie qualora esse siano proposte direttamente da associazioni a carattere locale (sportive, culturali, religiose, ecc.).
Contestualmente, per quanto riguarda gli accordi intercantonali, il Governo è intenzionato a ratificare la convenzione sui giochi in denaro sul piano nazionale del 20 maggio 2019 (CGD) e pure l’accordo intercantonale sull’organizzazione in comune di giochi in denaro del 20 maggio 2019 (AIGD).
Il Canton Ticino può accettare o rifiutare queste convenzioni soltanto nel loro complesso. Una ratifica risulta fondamentale poiché tali accordi, che riprendono i testi precedenti con alcune correzioni, sono necessari per assicurare un corretto e trasparente svolgimento dei giochi in denaro e per tutelare la popolazione dai pericoli insiti in questi giochi.   

Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Negli ultimi decenni l’impatto ambientale delle attività umane è oggetto di particolare attenzione. In quest’ambito anche la Polizia cantonale è chiamata a dare il proprio contributo. Per questo motivo viene testata in prova la prima vettura di pattuglia completamente elettrica. L’auto è stata presentata oggi a Bellinzona presso il Comando del Corpo, alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, del Consigliere di Stato Claudio Zali, direttore del Dipartimento del Territorio, e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

La mobilità del futuro entra a far parte del nostro sistema di sicurezza ed è possibile definirla un’ottima soluzione, efficiente e a emissioni zero, per una società ticinese sempre più mobile e urbanizzata. A livello svizzero il 4,2% delle auto nuove vendute nel 2019 erano elettriche. In questo settore la nostra Nazione si colloca al quinto posto nella classifica dei paesi europei con la più alta percentuale di veicoli elettrici. Sul podio si trovano invece la Norvegia (42,4%), i Paesi Bassi (13,9%) e l’Islanda (7,8%). Il futuro riserva quindi a livello tecnologico novità e cambiamenti con una sempre maggiore attenzione ad ambiente e risorse rinnovabili. Proprio in quest’ottica deve essere inteso l’utilizzo in prova del nuovo veicolo. Una sfida per la Polizia cantonale, orientata a “rimanere al passo con i tempi” e performante in seno alla nostra società moderna.

La vettura scelta, messa a disposizione dall’Ufficio degli automezzi e delle macchine dello Stato (UAMS), viene utilizzata per il servizio di pattugliamento stradale. In quest’ambito i veicoli della Polizia cantonale percorrono annualmente oltre 4 milioni di chilometri. Alla dotazione di serie si aggiunge un particolare allestimento che ha equipaggiato il veicolo di alcune funzioni ad hoc. Tra queste, il rilevatore della velocità di inseguimento, collegato direttamente al monitor originale dell’auto, e un impianto di segnalazione a LED aerodinamico per non inficiare le prestazioni. Nel bagagliaio, invece, è stato realizzato un apposito sistema di cassetti per contenere e stoccare il materiale che viene abitualmente usato dagli agenti di pattuglia.  

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Da www.ticinonews.ch

Pubblicati i risultati del sondaggio promosso tra la popolazione ticinese sulla percezione della comunicazione da parte delle autorità.
Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”

https://www.ticinonews.ch/ticino/pieni-voti-al-governo-nella-prima-ondata-GA3460080

In primavera abbiamo vissuto una situazione senza precedenti, scandita da nuove misure e allentamenti del Governo, comunicati nelle famose conferenze stampa da Bellinzona e da Berna. Si poteva fare meglio o di più? A inizio estate lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta ha promosso un sondaggio online per raccogliere informazioni tra i cittadini ticinesi riguardo la loro percezione della comunicazione delle autorità durante la prima ondata. Sondaggio a cui hanno partecipato 2’856 persone, che hanno espresso giudici e formulato osservazioni sull’operato del Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il risultato è chiarissimo: i giudizi raccolti sulla qualità, l’entità e le modalità della comunicazione sono molto positivi. “La gente si è sentita informata e rassicurata” commenta l’autore dello studio Mauro Stanga dell’Ufficio di statistica ai microfoni di Teleticino. “Si cercava quasi protezione e sostegno da parte delle autorità. Nel complesso le valutazioni sono positive. Ma c’è una maggiore attitudine alla critica tra i più giovani e i più formati (che si manifesta comunque nell’ambito di valutazioni globalmente positive). C’è invece un bisogno di sostegno maggiore delle autorità da parte delle fasce più vulnerabili, come gli anziani e le persone con un livello di istruzione più basso”.

La chiarezza delle informazioni
Per quanto riguarda la chiarezza e la comprensibilità delle informazioni fornite, tre aspetti su cinque (le misure di prevenzione, gli aggiornamenti sull’evoluzione dell’epidemia, come comportarsi in caso di sintomi) sono risultati molto chiari. Raggiunge invece una discreta valutazione media la percezione della chiarezza e della comprensibilità delle informazioni relative alle riaperture delle attività (fasi di allentamento: riapertura scuole, dei bar e dei ristoranti, dell’Amministrazione cantonale, ecc.)”. Anche le informazioni riguardo all’utilizzo della mascherina hanno lasciato qualche incertezza.

Ticinesi più critici verso Berna e il Gran Consiglio
Durante la crisi sanitaria le istituzioni cantonali hanno potuto contare su un elevato grado di fiducia da parte della popolazione. Ma chi ha partecipato allo studio ha manifestato meno fiducia nei confronti delle autorità federali (Ufficio federale della sanità pubblica e Consiglio federale) e del Gran Consiglio. In particolare tra la popolazione ticinese hanno avuto forte risonanza alcune incomprensioni tra le istituzioni federali e quelle cantonali. “Nell’immaginario collettivo si è alimentata ed esacerbata una sorta di contrapposizione (in buona parte preesistente) tra determinate istanze e necessità specifiche del nostro cantone e una pretesa mancanza di attenzione a queste specificità da parte delle autorità federali, ciò che spiega in parte la minor fiducia qui attribuita a queste ultime” si legge nello studio.
Per quanto riguarda il Gran consiglio, nei commenti sono stati espressi con una certa frequenza delle riserve circa le critiche formulate da parte di alcuni deputati su aspetti della gestione della crisi. “Il fatto che ci siano stati dei granconsiglieri che hanno espresso critiche sull’operato del governo è stato percepito negativamente da molte persone che hanno compilato il questionario” spiega ancora Stanga dello studio, che cita per esempio il rinvio delle sedute parlamentari previste a inizio maggio.

Le conferenze stampa, appuntamento quotidiano in tv
Il canale più utilizzato dai ticinesi per tenersi aggiornati sulla situazione è stato la televisione (46,5%), seguita dai canali informativi ufficiali delle autorità cantonali e federali (25,4%), i giornali cartacei e i portali online (16,85). Altri canali, tra cui i social media e la radio, vengono menzionati come fonte principale di informazione da meno del 10% dei partecipanti. Per Stanga la scelta della televisione come canale principale di informazione è un “ritorno al passato”, con le autorità che sono di nuovo entrate nelle case delle persone.

Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”
Dalla prima ondata tante cose sono cambiate anche dal punto di vista della comunicazione. Oggi il Governo riceverebbe gli stessi voti? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Il risultato positivo della prima ondata è da leggere anche nell’ambito di un derby tra Ticino-Berna” spiega il consigliere di Stato. “In questa seconda ondata di derby non ne abbiamo fortunatamente avuti. Siamo riusciti a gestire la situazione con limitazioni che hanno permesso comunque delle aperture e di andare avanti, raggiungendo gli obiettivi prefissati”. Ma ora i rapporti tra Bellinzona e Berna sono migliorati? Per Gobbi sì, ma non sono ancora del tutto allineati.

Criminalità informatica e pedocriminalità: rafforzamento degli sforzi cantonali

Criminalità informatica e pedocriminalità: rafforzamento degli sforzi cantonali

Comunicato stampa

I Cantoni intendono coordinare meglio la lotta contro la criminalità informatica e unire i loro sforzi in questo settore. Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella riunione autunnale del 12 novembre 2020 la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP) ha approvato i termini di un accordo amministrativo stipulato con la Conferenza dei comandanti cantonali di polizia (CCPCS). Tale accordo, la cui entrata in vigore è prevista il 1° gennaio 2021, disciplina l’organizzazione e il finanziamento di una rete di supporto digitale alle indagini sulla criminalità informatica (NEDIK).

La rete NEDIK, fondata nel 2018 dalla CCPCS, mira a concentrare le risorse specializzate affinché la lotta contro la criminalità informatica possa essere condotta in modo coordinato ed efficiente. L’accordo amministrativo appena concluso regola l’organizzazione e il finanziamento delle prestazioni dei singoli Corpi di polizia cantonali nell’ambito di NEDIK a favore di tutti i Corpi di polizia in Svizzera. 
NEDIK ha il compito, tra le altre cose, di garantire il reciproco trasferimento di conoscenze, di redigere una panoramica nazionale dei casi e di permettere la classificazione dei casi intercantonali. La rete NEDIK contribuisce inoltre alla prevenzione, collaborando con la Prevenzione svizzera della criminalità e con il Centro nazionale per la sicurezza informatica (NCSC).
Per il CDCGP e il CCPCS questo accordo costituisce un passo importante nella lotta contro la criminalità informatica. Attraverso NEDIK si assicura infatti la presenza di un organismo che promuove e coordina la cooperazione tra i Cantoni e tra i Cantoni e la Confederazione in questo particolare campo, segnatamente per quanto riguarda il fenomeno della pedocriminalità.

Coordinamento della cooperazione nazionale e internazionale nella lotta alla pedocriminalità
Per combattere la criminalità informatica NEDIK utilizzerà strumenti analitici specifici e gestirà un database centralizzato delle conoscenze.
La gestione della lotta contro la pedocriminalità, che sarà una delle priorità di NEDIK, sarà assunta dalla Polizia cantonale di Berna a partire dal 1° gennaio 2021. La stessa coordinerà la sorveglianza « peer-to-peer », nonché le indagini segrete in assenza di sospetti condotte dai Cantoni nel campo digitale.
Il presidente del CCSPA Mark Burkhard, ha sottolineato l’importanza delle indagini preventive, in particolare nella lotta contro la pedocriminalità: «Oggi in tutta la Svizzera sono occupati a tempo pieno quasi 18 posti – circa tre volte di più rispetto a prima della creazione di NEDIK – per indagini in assenza di sospetti, con particolare attenzione all’ambito della pedocriminalità».

Negli anni la criminalità è divenuta sempre più transnazionale. Aspetto quest’ultimo di particolare valenza per la criminalità informatica e la pedocriminalità. In quest’ambito le inchieste possono essere condotte con successo unicamente attraverso l’intensa collaborazione tra i Cantoni e con la Confederazione. Quest’ultima gioca poi l’importante ruolo di gestire i rapporti con le autorità estere. In seno al NEDIK, fedpol assume dunque il ruolo di coordinatrice sovracantonale e transnazionale, in particolare con i partner Europol e Interpol. In base al mandato NEDIK, fedpol si occupa inoltre di analizzare e indirizzare le segnalazioni delle autorità estere, ad esempio quelle relative a transazioni sospette in ambito di pedocriminalità, note come NCMEC, da parte delle autorità statunitensi. Questo a favore delle magistrature cantonali che in questo modo possono istruire i procedimenti, non appena un sospetto viene confermato. Fedpol elabora pure i rapporti di analisi e rappresenta la Svizzera in seno a gruppi di esperti internazionali.

Attualmente le forze di polizia cantonali e fedpol impiegano circa 300 persone che si occupano esclusivamente di lotta contro la criminalità informatica.

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, che in votazione consultiva hanno accolto il progetto aggregativo, senza includere il Comune di Arogno, dove avevano invece prevalso i voti negativi. I sostegni cantonali verranno adattati di conseguenza.

Lo scorso 18 ottobre 2020 la cittadinanza di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio si è espressa in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i loro comuni, accolto con chiare maggioranze in tre comuni (Melano 67% di sì, Maroggia e Rovio 63%) e respinto ad Arogno (53% di no), con una maggioranza favorevole complessiva nei quattro comuni del 59%. L’abbandono dell’intero progetto, non entrando in considerazione con tale esito, rimanevano le ipotesi di proseguire l’aggregazione limitatamente ai tre comuni favorevoli o in alternativa l’attuazione completa, con l’inclusione di Arogno in via coatta.

Nei giorni successivi la votazione, la Sezione degli enti locali ha discusso i risultati e le conseguenze della consultazione con i sindaci dei quattro comuni coinvolti (nonché membri della Commissione di studio che ha elaborato il progetto) e, separatamente, con il Municipio di Arogno. Nel complesso è in sostanza emerso che, a determinate condizioni, entrambe le strade sono ritenute percorribili dai rappresentanti dei comuni favorevoli, posto in particolare che la costituzione del nuovo Comune non si protragga oltremisura. Il Municipio di Arogno, prendendo atto del voto ma facendo anche un bilancio complessivo della situazione e delle prospettive, continua a ritenere che lo studio di aggregazione proposto dalla Commissione sia un progetto da realizzare.

In linea con la politica aggregativa cantonale proposta nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e ritenuto che per Arogno l’aggregazione costituisce al momento più un’opportunità che una necessità, il Governo ha deciso di orientare la propria proposta verso l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, con l’esclusione di Arogno, nel nuovo Comune di “Val Mara”, denominazione che ha raccolto maggiori preferenze rispetto all’alternativa di “Basso Ceresio”.

Questa aggregazione a tre comuni risulta conforme alle condizioni poste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in quanto manifestamente coerente dal profilo territoriale, nonché in grado di rispondere alle aspettative presentate alla popolazione prima della votazione. Inoltre, non risente di alcun pregiudizio finanziario dall’assenza di Arogno e potrebbe avviarsi in un clima verosimilmente meno laborioso che con un’inclusione forzata, auspicata da una parte ma che la maggioranza non sembra ritenere al momento interessante.

Come a suo tempo anticipato, in caso di aggregazione ridotta i sostegni cantonali vengono rivisti, adattandoli alla nuova situazione. Riguardo gli aiuti finanziari all’aggregazione di Val Mara limitatamente a Maroggia, Melano e Rovio, il Consiglio di Stato proporrà 0,3 milioni di franchi per aiuti alla riorganizzazione amministrativa (per l’aggregazione completa erano previsti 0,4 mio) e 1,2 milioni per sostenere investimenti di sviluppo (1,6 mio erano stati proposti per l’aggregazione completa).

Il relativo messaggio governativo verrà licenziato nelle prossime settimane.

Ripresa del reclutamento per il servizio militare e della Protezione civile a partire dal 23 novembre 2020

Ripresa del reclutamento per il servizio militare e della Protezione civile a partire dal 23 novembre 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, Sezione del militare e della protezione della popolazione, conferma la ripresa delle giornate di reclutamento militare e della Protezione civile.

La Sezione del militare e della protezione della popolazione, Comando di circondario e Servizio della Protezione civile, a seguito delle decisioni delle autorità federali, conferma che il reclutamento per il servizio militare e per la Protezione civile riprenderà a partire da lunedì 23 novembre 2020 nel rispetto delle disposizioni sanitarie e sociali in vigore.
Verranno pertanto convocati nelle prossime settimane tutti coloro che hanno previsto di iniziare la scuola reclute a gennaio 2021.
Le persone in possesso di un ordine di marcia e che non hanno ricevuto una conferma scritta di annullamento dovranno entrare in servizio come previsto.
A causa dell’estrema volatilità della situazione sono sempre possibili cambiamenti o annullamenti comunicati con un breve preavviso.