“Nuove misure se sarà necessario”

“Nuove misure se sarà necessario”

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi commenta l’invito di Alain Berset ai Cantoni a introdurre nuove misure
Alain Berset lo ha ripetuto molte volte in conferenza stampa: i cantoni che hanno numeri critici devono introdurre nuove misure e correggere la rotta, in caso contrario dovrà intervenire la Confederazione. Il Ticino attualmente è il Cantone con i numeri peggiori e per questo a sud delle Alpi ci si è sentiti chiamati in causa.

Lunedì si riunirà il Governo
Norman Gobbi, intervenuto al Tg di Teleticino, ha però sottolineato come “nelle ultime settimane abbiamo riscontrato una diminuzione, prima marcata e ora più lieve dei contagi” e come le “il Ticino oggi abbia misure più restrittive rispetto ad altri Cantoni”. Un esempio è la Svizzera orientale, dove la mancanza di misure, se non quelle federali, ha portato a un aumento dei casi. Il Consiglio di Stato, ha però aggiunto Gobbi, ritiene la situazione sempre “preoccupante” e per questo si è riunito due volte questa settimana e lo farà ancora lunedì. “Siamo pronti a prendere nuove misure se fosse necessario, proprio per correggere questa curva e permettere a tutti di vivere un Natale diverso ma un po’ più normale”, ha spiegato il presidente, che però ha ripetuto: “Ma se sarà necessario”.

“Si rispettino i piani, o pagano tutti”
Parlando poi di stazioni sciistiche, Gobbi ha spiegato che a gestire le autorizzazioni sarà il Gruppo grandi eventi, che sarà chiamato a valutare i piani di protezione. Piani che, però, sarà importante soprattutto rispettare. Sugli impianti, sulle piste, ma anche nell’ambito della gastronomia. “Qui il richiamo che faccio, proprio perché abbiamo visto alcune disattenzioni anche nell’ambito di esercizi pubblici, è di fare attenzione”, ha sottolineato il consigliere di Stato. “Proprio perché il comportamento sbagliato di taluni, siano essi i gerenti oppure la clientela, poi magari potrebbe comportare strette sulle misure che non toccano solo quell’individuo o quel locale ma toccheranno tutta la collettività”.

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Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Evoluzione-dei-casi-da-monitorare-13656676.html

Evoluzione dei casi da monitorare
Norman Gobbi: le autorità ticinesi analizzeranno i dati e decideranno settimana prossima se imporre nuove restrizioni

Le autorità ticinesi terranno sott’occhio l’evoluzione dei contagi prima di prendere decisioni su nuove limitazioni per frenare la diffusione del coronavirus. Lo ha detto Norman Gobbi dopo le nuove misure e raccomandazioni annunciate da Berna, sottolineando come nel cantone sono già in vigore misure più restrittive di quelle imposte dalla Confederazione.
In caso di uno stallo o un aumento dei nuovi contagi sarà necessario prendere delle misure restrittive in modo da poter godere di un Natale diverso ma più vivibile, ha sottolineato il consigliere di Stato.
Gobbi ha poi rinnovato l’appello a rispettare le norme in vigore per frenare il numero dei casi, perché le nuove misure andrebbero a pesare su tutti.

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Da www.cdt.ch

Gobbi: «Se necessario pronti ad agire»

Il presidente del Consiglio di Stato commenta le esortazioni giunte da Berna: «Lunedì ci riaggiorneremo alla luce dei nuovi contagi, ma non vogliamo farci travolgere dagli eventi»
Alain Berset non ha fatto nomi. L’esortazione del consigliere federale, rivolta a quei Cantoni dove il numero dei contagi non vuole calare (e anzi cresce), sembra tuttavia chiamare in causa il Ticino. «Effettivamente siamo gli ultimi in classifica in termini di incidenza del coronavirus, ma viviamo comunque una fase di discesa» precisa il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Una discesa che è stata marcata nelle scorse settimane, mentre negli ultimi giorni si è assistito a uno stallo. Altri cantoni stanno invece conoscendo un aumento dei casi: penso alla Svizzera orientale e ad esempio a San Gallo, dove ci si è sempre adeguati alle direttive della Confederazione senza adottare restrizioni aggiuntive di competenza cantonale».
A livello ticinese, ricorda quindi Gobbi, l’approccio è stato diverso. «Con misure più severe sul piano degli incontri privati e degli eventi pubblici, per i quali ricordo valgono i limiti di 5 e 30 persone a fronte delle 10 e 50 fatte valere dal Consiglio federale».

«Quanto attivismo…»
La situazione, tuttavia, non lascia tranquilla né Berna né Bellinzona. «Perciò come Consiglio di Stato manteniamo alta la guardia: la protezione del nostro sistema sanitario resta prioritaria» ribadisce Gobbi. Per poi chiarire: «Se a breve termine si dovesse assistere a una stagnazione dei contagi a livelli eccessivi siamo pronti ad agire con nuove misure. E ciò anche in vista di un Natale sì diverso ma che puntiamo a rendere il più normale possibile rispetto al quadro attuale. Non vogliamo ad ogni modo farci travolgere dagli eventi, preferendo analizzare giorno per giorno la situazione. Per questa ragione lunedì ci riaggiorneremo e se del caso pianificheremo ulteriori interventi». Una considerazione, questa, che il presidente del Governo ticinese avanza al netto dell’«attivismo federale» palesato ieri e che – aggiunge Gobbi – «sarebbe stato altrettanto gradito nella prima fase della pandemia, la scorsa primavera».

«Vocazioni diverse»
E a proposito del pressing da parte del Consiglio federale. Nelle parole di Berset è parso di cogliere un plauso all’azione radicale intrapresa dai Grigioni, dove bar e ristoranti sono stati chiusi per due settimane. «Questo Cantone vuole salvare Natale e Capodanno, conscio della sua vocazione per il turismo invernale» indica Gobbi: «Un discorso che non vale per il Ticino, che in questo periodo – soprattutto nelle città – non fa così affidamento sul comparto in questione. Di qui la necessità di un approccio differenziato».

Stazioni di risalita sotto esame
Di impianti di risalita ne sono ad ogni modo presenti diversi anche a sud delle Alpi. Un po’ come successo a ottobre con i grandi eventi sportivi, spetterà ai Cantoni dare o meno il via libera a queste attività. Oggi, Norman Gobbi autorizzerebbe le stazioni ticinesi ad aprire? «Da un lato – spiega il nostro interlocutore – andranno valutati i piani di protezione delle singole realtà. Dall’altro farà stato l’evoluzione epidemiologica sul nostro territorio. Come sono rilasciate, queste autorizzazioni ad operare possono infatti essere revocate alla luce di dati negativi. Insomma, di scolpito nella pietra non c’è nulla, serviranno flessibilità e analisi puntuali. Sono però certo della professionalità degli operatori del settore».

La Lombardia e la zona gialla
In continuo divenire non è solamente la situazione entro i confini nazionali. Per dire: in Italia la Lombardia dovrebbe diventare presto zona gialla. Con tutte le conseguenze del caso per chi vi risiede e magari lavora in Ticino. «Con questo scenario oltre frontiera si godrà indubbiamente di una maggiore libertà» rileva Gobbi: «Questo potrebbe per certi versi essere fonte di preoccupazione. Allo stesso tempo però è risaputo che sotto Natale tornerà un regime alquanto restrittivo. Detto ciò, credo che l’obiettivo comune, nostro e della regione lombarda, sia di promuovere atteggiamenti prudenti sul piano degli spostamenti e nonostante il prospetto “liberi tutti” dall’11 al 21 dicembre».

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Da www.laregione.ch

Norman Gobbi: ‘Non sarà una carta bianca’
Il Gruppo grandi eventi si occuperà delle autorizzazioni per gli impianti di risalita.
Ma l’aspetto preponderante saranno i piani di protezione

«Il consiglio di Stato ha l’obiettivo strategico di permettere un Natale diverso sì, ma più normale rispetto alla situazione attuale. Quindi la prossima settimana agiremo in questa direzione anche perché occorre trovare delle soluzioni anche a situazioni particolari». Così il presidente del governo Norman Gobbi sulle direttive emanate del Consiglio federale sull’apertura degli impianti di risalita. «L’autorità federale ha richiamato l’attenzione dei cantoni sulle misure anti-Covid». «Misure – continua Gobbi – che in Ticino sono più restrittive. Pensiamo agli assembramenti pubblici e privati: 5 contro i 10 previsti dalla Confederazione o i 30 per gli eventi, contro i 50». Il consiglio di Stato, spiega ancora Gobbi, monitora regolarmente la situazione qualora questa situazione dovesse peggiorare. 
Per quanto riguarda invece gli impianti di risalita nei comprensori sciistici, «l’apertura fatta dalla Confederazione è un’apertura che va gestita in maniera corretta». Dovranno essere rilasciate delle autorizzazioni e l’organo che se ne occuperà sarà il Gruppo grandi eventi. «Questa autorizzazione non sarà una carta bianca. Per gli impianti di risalita, come in generale per qualsiasi attività economica, l’impegno principale è il rispetto dei piani di protezione. E vigileremo su questo», aggiunge Gobbi facendo intendere che non si tollereranno errori. «Insomma, il comportamento sbagliato di un gestore, di un esercente, ma anche di  singoli individui rischia di pesare su tutti», conclude Gobbi.
Prevena 2020

Prevena 2020

Comunicato stampa

Il Natale si avvicina e la corsa ai regali nei negozi è già iniziata. Anche quest’anno la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e le Guardie di confine, organizza, durante tutto il periodo dell’Avvento e fino al 24 dicembre, l’operazione PREVENA 2020. L’obiettivo è quello di garantire alla popolazione ancor più sicurezza grazie a un accresciuto presidio del territorio e dei luoghi di grande affluenza. Come sempre il consiglio è quello di evitare distrazioni e di mantenere alta l’attenzione, per non incorrere in spiacevoli sorprese, poiché i malviventi approfittano della disattenzione e dell’imbrunire per compiere furti e  borseggi. Oltre ai consigli di prevenzione legati ai furti, quest’anno rammentiamo pure di rispettare le disposizioni sanitarie ufficiali. Cogliamo l’occasione per fornire nuovamente alcuni utili consigli per prevenire i furti con scasso nelle abitazioni:

– chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, eccetera;
– depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca;
– evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere;
– simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

Inoltre per prevenire sgradite sorprese durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli:
– evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti e usare preferibilmente le carte di credito;
– custodire il portamonete nelle tasche anteriori dei pantaloni o in quelle interne della giacca;
– portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa);
– mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto;
– prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori);
– non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni sospette che possono sfociare in reati contro il patrimonio.

Cdm e Ministero pubblico, la lettera del governo

Cdm e Ministero pubblico, la lettera del governo

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 de La Regione

Procedura preavvisi del Consiglio della magistratura per le nomine e riforma della Procura

Procedura preavvisi, l’Esecutivo scrive al parlamento: propone ‘un’ampia riflessione’ sul Consiglio della magistratura. E chiede di essere coinvolto nella riforma della Procura.
“Quanto all’auspicio della Commissione giustizia e diritti circa la procedura di allestimento dei preavvisi del Consiglio della magistratura indicato nel rapporto 30 novembre 2020, il governo intende promuovere nel corso del mese di gennaio 2021 con il potere legislativo e il potere giudiziario una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura. Una riflessione che dovrà tra l’altro ritenere quale solido spunto di raffronto la specifica raccomandazione del Consiglio d’Europa sui giudici concernente l’indipendenza, l’efficacia e la responsabilità”. Si conclude così, con parole cariche di significato, la lettera del Consiglio di Stato all’indirizzo del Gran Consiglio dopo che la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ ha parzialmente sconfessato l’agire del Cdm, il Consiglio della magistratura, nella tormentatissima procedura di rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico.
La lettera è stata discussa e approvata ieri in governo alla luce dei due documenti usciti lunedì dalla riunione della ‘Giustizia e diritti’. Il primo è il rapporto con il quale la maggioranza della commissione propone al plenum del Gran Consiglio, in vista della sessione del 14, la nomina dei diciannove procuratori pubblici uscenti, inclusi quindi (ed è il motivo per cui il Plr non ha firmato) i cinque ‘bocciati’ dal Consiglio della magistratura, che sollecitano un ulteriore mandato decennale e degli otto aspiranti pp giudicati idonei dal gruppo di esperti, nonché la rielezione del procuratore generale in carica. Rapporto nel quale la ‘Giustizia e diritti’, presieduta dal popolare democratico Luca Pagani, spiega pure le ragioni del ripescaggio dei procuratori la cui rielezione è stata preavvisata negativamente dal Cdm con valutazioni, anche sul piano personale, dai toni insolitamente duri (la commissione parlamentare scrive di “non” aver riscontrato “elementi sufficientemente solidi a sostegno di una non rielezione, vista in particolare l’assenza di precedenti avvertimenti formali o sanzioni disciplinari, ritenuto altresì che i dati statistici forniti non appaiono particolarmente dirimenti”) e nel quale auspica che la procedura per l’allestimento dei preavvisi da parte del Consiglio della magistratura “sia regolamentata in modo più dettagliato”. Del resto le polemiche non sono mancate, come quelle innescate dalla decisione del Cdm di rifiutare ai cinque pp l’accesso agli atti su cui si sarebbero basati i preavvisi negativi (li ha trasmessi solo in seguito al parere giuridico dell’ex presidente del Tribunale federale Claude Rouiller, interpellato dalla ‘Giustizia e diritti’) o dalla non verbalizzazione delle audizioni davanti al Consiglio della magistratura. C’è di più. Nel medesimo rapporto la ‘Giustizia e diritti’ considera necessaria “l’introduzione di riforme a livello di Ministero pubblico, in particolare per un più efficace controllo interno”.
Da qui, e siamo al secondo documento varato l’altro ieri, la risoluzione elaborata dalla commissione e sottoposta all’approvazione del Gran Consiglio, nella quale la ‘Giustizia e diritti’ chiede di poter approfondire, con l’eventuale consulenza di uno o più periti ‘indipendenti’, la situazione e suggerire correttivi organizzativi e normativi.

‘Riorganizzazione del Ministero pubblico, ma con il coinvolgimento dei tre poteri’
Nella missiva al parlamento il Consiglio di Stato afferma di condividere la necessità di riorganizzare il Ministero pubblico. Ricorda così il messaggio che ha licenziato lo scorso settembre in cui propone fra l’altro di attribuire all’autorità giudiziaria un procuratore ordinario in più e competenze decisionali ai segretari giudiziari nei procedimenti contravvenzionali. Il messaggio è tuttora pendente in commissione ‘Giustizia e diritti’, dove a un certo punto i liberali radicali hanno suggerito, con un’iniziativa, l’assegnazione al Ministero pubblico di quattro sostituti pp.
Il governo esprime dunque “piena condivisione dell’obiettivo della proposta di risoluzione commissionale”: chiede tuttavia che “all’auspicata riforma del Ministero pubblico partecipino i tre poteri dello Stato”. Aggiunge: “Ritenendo la genesi del processo riorganizzativo, l’Esecutivo cantonale, per il tramite del preposto Dipartimento (quello delle Istituzioni, ndr.), è a disposizione per coordinare la riorganizzazione, che potrà certo essere avvalorata anche dalla consulenza di esperti”. Peraltro nel 2015 il gruppo di lavoro designato dal Consiglio di Stato per la riforma dell’intero sistema giudiziario ‘Giustizia 2018’, coordinato dall’allora procuratore generale John Noseda e composto fra gli altri dall’attuale direttrice della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) Frida Andreotti e dall’avvocato Renzo Galfetti, aveva prospettato alcune modifiche legislative per rafforzare la vigilanza del pg sull’attività dei procuratori.
Riguardo poi alla richiesta della commissione di una chiara regolamentazione della procedura di redazione dei preavvisi del Cdm, il governo, come scritto, intende promuovere con il coinvolgimento del Gran Consiglio e del potere giudiziario “una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura”.

Gobbi: necessario un lavoro di squadra per uscire dalle difficoltà
Il governo, insomma, non intende restare alla finestra. «Solo con un lavoro di squadra nell’interesse delle istituzioni, si può uscire dalle difficoltà, individuando gli opportuni rimedi sia in ambito organizzativo sia in quello normativo – dice alla ‘Regione’ il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni –. Il potere giudiziario deve godere della massima credibilità e autorevolezza. Solo così può avere l’indispensabile fiducia delle cittadine e dei cittadini».

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 de Il Quotidiano
Magistrati, la lettera del Governo
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13650715

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la quarta seduta ordinaria del 2020 – la 56. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

I membri della Piattaforma si sono anzitutto confrontati sulla crisi sanitaria legata al coronavirus, concentrandosi sulla risposta delle istituzioni alle conseguenze economiche e sociali della pandemia. Sono state discusse brevemente le proposte emerse dai gruppi di lavoro Cantone-Comuni, istituiti alla fine della fase di «lockdown» della scorsa primavera, e la Piattaforma ha preso in esame le attività intraprese durante la fase autunnale della crisi sanitaria.
In merito alle elezioni comunali del 18 aprile 2021, il Consiglio di Stato ha precisato che l’obiettivo è di incentivare il voto per corrispondenza, in modo da ridurre il rischio di contagio. Anche le operazioni di spoglio saranno adattate per rispettare pienamente le norme di sicurezza sanitaria, ed è stato anticipato che la comunicazione dei risultati potrebbe avvenire in ritardo rispetto al passato.
L’Associazione dei Comuni ticinesi ha inoltre chiesto di verificare se sia necessario creare una base legale per raccogliere alcuni dati personali della popolazione (numeri di telefono e indirizzi e-mail), vista l’esigenza di comunicare rapidamente emersa durante la pandemia.
Per quanto riguarda la riforma istituzionale «Ticino 2020», i gruppi di lavoro stanno rispettando il proprio programma di sedute, proseguite in questi mesi con la formula della videoconferenza. È stato anticipato che le discussioni sui settori «anziani» e «scuole comunali» entreranno nel vivo presumibilmente all’inizio del prossimo anno. Il termine per la consegna dello studio di fattibilità rimane per ora fissato al 18 aprile 2021.
La Cancelleria dello Stato ha poi informato la Piattaforma sul progetto di un’offerta di supporto ai Comuni da parte del Centro di competenza in materia di commesse pubbliche. Un sondaggio, svolto nel mese di ottobre, ha indicato che fra gli enti locali esiste un bisogno di consulenze puntuali, specialmente per le Amministrazioni che non dispongono di un servizio giuridico interno. Le analisi si concentreranno ora sulla fattibilità di un progetto strutturato per creare un servizio di consulenza a disposizione di Comuni, Patriziati e altri enti che sottostanno alla LCPub.
In merito alla riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento delle istituzioni ha confermato che il messaggio del Consiglio di Stato sarà posto in consultazione esterna entro la fine dell’anno.
La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 3 marzo 2021.

Guido io? Guidi tu? Per la sicurezza di tutti: chi guida non beve

Guido io? Guidi tu? Per la sicurezza di tutti: chi guida non beve

Comunicato stampa

Si avvicinano le feste del periodo natalizio che quest’anno richiederanno da un lato di rispettare le disposizioni e le raccomandazioni legate alla crisi sanitaria, dall’altro di rispettare comunque sempre la regola di non bere quando si guida per evitare incidenti che potrebbero trasformarsi in tragedia. Anche quest’anno, in base al motto “chi guida non beve”, il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, torna a sensibilizzare la popolazione su questo delicato tema.  

L’alcol al volante continua ad essere uno dei maggiori problemi riscontrati in ambito di circolazione stradale, in quanto una parte consistente degli incidenti è legata all’abuso di alcol. La soluzione per evitare di cagionare danni a sé stessi e agli altri utenti della strada permane sempre la stessa: “chi guida non beve”.
In Svizzera nel 2019, in base alle statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), si sono verificati 3’870 incidenti, la cui causa principale è attribuibile all’alcol. Di questi, circa 2’400 si sono conclusi con dei danni materiali, mentre in oltre 1’400 casi vi sono state delle conseguenze per le persone con esiti che vanno dal ferimento lieve fino alla perdita della vita.
In Ticino vi sono stati circa 290 incidenti riconducibili all’abuso di alcol, di questi 212 si sono conclusi con danni materiali mentre hanno cagionato ferimenti o decessi in 85 casi.
A questi numeri si aggiungono quelli relativi alle revoche delle licenze di condurre per chi guida in stato di inattitudine: sempre in Svizzera nel 2019 sono state ritirate 13’128 patenti di guida, mentre in Ticino sono state 951.
Numeri importanti che non possono che rafforzare il messaggio preventivo di non bere quando ci si mette alla guida. Nel caso in cui si sia ecceduto con l’alcol, le migliori soluzioni per il rientro al domicilio sono di utilizzare i mezzi pubblici, il taxi o comunque di farsi riaccompagnare da chi non ha bevuto. Un’altra buona regola è quella di stabilire in anticipo chi guida. È fondamentale in questo caso definire il “safe-driver” il quale si impegnerà a non consumare alcolici e a garantire un rientro sicuro al domicilio. In occasione della campagna di prevenzione sarà distribuito un portachiavi che custodisce una moneta che riporta da un lato la scritta “guidi tu” e dall’altro la scritta “guido io”. Un piccolo sacrificio e una scelta responsabile possono infatti fare la differenza per il conducente e per tutti gli altri utenti della strada. 

‘Elezioni comunali, confermato il 18 aprile’

‘Elezioni comunali, confermato il 18 aprile’

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 27 novembre de La Regione

La Sezione enti locali scrive ai municipi. Della Santa: stiamo studiando le necessarie misure per garantire il regolare e corretto esercizio del voto

Nessun cambiamento per il momento: l’appuntamento del 18 aprile con le urne rimane. Lo ha comunicato l’altro ieri ai Comuni la Sezione enti locali: “Il Consiglio di Stato tiene inoltre a informare tutti i Comuni che non sono previste ulteriori proroghe per le prossime elezioni comunali, che si terranno dunque nel mese di aprile 2021, con una legislatura di 3 anni”. Vale a dire un anno in meno della legislatura regolare. L’accenno al rinnovo dei poteri locali è contenuto nella newsletter che dal Dipartimento istituzioni la Sel ha indirizzato a sindaci, municipali, segretarie e segretari comunali nel giorno in cui il governo ha annunciato l’estensione al 18 dicembre dei provvedimenti in vigore per contenere in Ticino la diffusione del coronavirus. A proposito quindi delle comunali, scrive ancora la Sezione, “fa pertanto sempre stato quanto indicato nel relativo Decreto esecutivo del 18 marzo 2020”. Decreto varato durante la prima ondata pandemica e nel quale il Consiglio di Stato segnalava che “le elezioni per il rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali per il periodo 2020-2024, previste domenica 5 aprile 2020, sono annullate e rinviate a domenica 18 aprile 2021”, poiché “la situazione di emergenza e il rispetto delle norme sanitarie adottate dalle autorità federali e cantonali non permetterebbero di eseguire regolarmente le operazioni di voto e di spoglio delle schede” e “le operazioni di spoglio necessiterebbero di tempi ben più estesi o dovrebbero essere differite”.
«So di alcuni Comuni che sollecitano una riflessione sulla data del prossimo 18 aprile, invitando a valutare l’ipotesi di un ulteriore rinvio delle comunali ad autunno: finora però non ci è giunta alcuna richiesta formale in tal senso – afferma, interpellato dalla ’Regione’, il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa -. In ogni caso, come abbiamo appena scritto ai Comuni, il governo conferma la data del 18 aprile 2021, non intravedendo sinora ragioni per rimandare nuovamente il rinnovo degli esecutivi e dei legislativi locali». Contrario a un possibile rinvio si dichiara intanto il Comitato della Conferenza dei sindaci del Malcantone, “convinto che rimandando per la seconda volta il diritto di voto, si toglie alla popolazione lo strumento più importante a favore della democrazia”, si legge in una nota firmata dal presidente, il sindaco di Vernate Giovanni Cossi.

’Agevolare il voto per corrispondenza e rendere sicure le operazioni di spoglio’
Riprende Della Santa: «Cancelleria dello Stato, Centro sistemi informativi e Sezione enti locali hanno fondamentalmente due obiettivi, che tengono conto del persistere della pandemia». Quello «di garantire lo svolgimento delle operazioni di spoglio nella massima sicurezza sanitaria per le persone che partecipano a questa fase, cosa che potrebbe comportare tempi un po’ più lunghi del normale per conoscere i risultati». E quello, continua il capo della Sel, «di agevolare il voto per corrispondenza, sostenendo per questo in maniera adeguata i Comuni». Concretamente? «Per esempio invitandoli a mettere l’affrancatura sulle buste per evitare che elettrici ed elettori debbano recarsi negli uffici postali per acquistare il francobollo. Stiamo comunque elaborando – aggiunge Della Santa – alcune proposte che verranno discusse con i Comuni e, se del caso, con la Posta. Come Sezione enti locali intendiamo inoltre, d’intesa con la Cancelleria, raccomandare alle formazioni politiche l’utilizzo, durante la campagna elettorale, di videoconferenze, social e altri canali per tenere i contatti con i propri affiliati». Insomma «stiamo ragionando su queste e altre misure che, anche in un ipotetico lockdown il prossimo aprile, consentano stavolta il regolare e corretto svolgimento delle elezioni comunali. Misure anche innovative che potrebbero accendere o riaccendere nei cittadini l’interesse per le istituzioni e la politica».
È intanto a tutt’oggi pendente al Tribunale federale il ricorso con il quale gli avvocati Fiorenzo Cotti, Annie Griessen Cotti e Pierluigi Zanchi hanno contestato in marzo la decisione governativa di annullamento e rinvio delle comunali programmate per lo scorso 5 aprile. Venticinque le pagine inoltrate a Mon Repos. “Siamo coscienti – scrivono fra l’altro i tre locarnesi – della delicata situazione in cui versano il Ticino e l’intera Confederazione (…), il presente ricorso va letto, soprattutto dal lettore esterno, dal pubblico, dal cittadino, come strumento per capire quali sono i limiti da porre al governo nell’utilizzo dello Stato di necessità”, che l’Esecutivo aveva dichiarato su tutto il territorio cantonale con la risoluzione dell’11 marzo. Si è in attesa del verdetto dei giudici di Losanna. E in particolare di conoscerne le motivazioni.

L’Udc chiede una sessione straordinaria

L’Udc chiede una sessione straordinaria

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione

Mentre i contorni del grave fatto di sangue avvenuto ieri a Lugano sono tutti ancora da definire, l’Unione democratica di centro (Udc) si porta avanti. Il partito infatti ha già chiesto di indire una sessione straordinaria del Consiglio nazionale incentrata sul terrorismo islamico a margine della sessione invernale di dicembre. Fra i temi che si vorrebbero affrontare, ha fatto sapere il capo del gruppo parlamentare democentrista Thomas Aeschi, vi è la revoca del passaporto ai cittadini con doppia nazionalità sospettati di jihadismo e il divieto per gli svizzeri radicalizzati di tornare in Patria.
La richiesta dovrà essere ora discussa e, eventualmente, approvata dall’Ufficio del Nazionale. In genere le sessioni straordinarie sono programmate il mercoledì dell’ultima settimana di sessione ordinaria, che a dicembre cadrebbe il 16, quando però è già prevista un’altra sessione straordinaria sul tema dell’accordo quadro con l’Unione europea. Anche questa chiesta dall’Udc.

Gobbi: ‘Più strumenti preventivi’
Dal canto suo, il presidente del governo ticinese Norman Gobbi si è rammaricato ieri al radiogiornale della Rts del fatto che il sistema legislativo non permetta di mettere determinati soggetti sotto controllo o in stato di fermo a titolo precauzionale. Secondo Gobbi, i direttori cantonali della Giustizia hanno già chiesto di rafforzare le leggi federali in questo senso, “in quanto si devono avere anche gli strumenti per intervenire nella prevenzione”.

Consiglio federale costernato
Intanto sull’accaduto si è espresso anche il Consiglio federale, che si è dichiarato costernato e ha espresso il proprio sostegno al Ticino. Lo ha dichiarato ieri il portavoce dell’esecutivo. André Simonazzi ha aggiunto che il governo si augura un pronto ristabilimento delle persone ferite. Già martedì in serata la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha contattato Gobbi per esprimergli solidarietà e sostegno. E proprio ieri si è tenuta online la seconda edizione del convegno organizzato dalla Rete integrata Svizzera per la sicurezza nel quadro dell’attuazione del Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento.

Covid, restrizioni almeno fino a prima di Natale

Covid, restrizioni almeno fino a prima di Natale

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione
Misure prolungate e più posti acuti negli ospedali 

Le restrizioni in atto in Ticino per contrastare la diffusione dell’epidemia da coronavirus sono state prolungate fino al prossimo 18 dicembre. Manifestazioni pubbliche e private continueranno ad avere limiti riguardo agli assembramenti: non più di 5 persone nello spazio pubblico. Numero di persone che sale a 30 per matrimoni, celebrazioni religiose, eventi culturali (cinema e teatri) e sport professionistico. Nulla di nuovo, quindi, rispetto a quanto viviamo quotidianamente da settimane. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, durante un breve incontro con la stampa, ha ribadito che l’obiettivo del governo è quello di evitare un lockdown. «Si tratta di conciliare l’esigenza di preservare il sistema sanitario con quella dell’economia», ha affermato Gobbi invitando i centri commerciali, in vista del periodo natalizio, a rispettare i protocolli di sicurezza (distanza e disinfettante, ndr). In occasione degli acquisti natalizi, in particolare il Black Friday, verrà potenziato «il dispositivo di controllo di polizia riguardo il rispetto dei piani di protezione all’interno delle attività commerciali». Al riguardo Gobbi ha dichiarato che «in caso di mancato rispetto dei protocolli, verranno prese decisioni anche gravi».
Per rimanere alle conseguenze economiche negative del coronavirus, la prossima settimana il Consiglio di Stato approverà il messaggio per recepire nell’ordinamento ticinese la legislazione federale sui cosiddetti casi di rigore. Si tratta di misure di sostegno a favore di imprese e persone che hanno subito gravi perdite a seguito della situazione sanitaria. «Il messaggio verrà allestito dal Dipartimento delle finanze e dell’economia e darà una risposta a settori come quello congressuale o delle agenzie di viaggio», ha affermato Gobbi che ha comunque ricordato che gli aiuti (un terzo da parte del Cantone e due terzi della Confederazione) non saranno immediati. Si parla di marzo aprile del prossimo anno. Il limite inferiore di reddito per avere accesso agli aiuti, inoltre, è stato portato da 50mila a 100mila franchi. Un’asticella più severa che di fatto esclude piccoli imprenditori e lavoratori indipendenti.

Dispositivo sanitario, più letti e prestito di personale
Riguardo all’indice di riproduzione del virus comunicato dalla task-force federale, e che si attesta a 0,78, il Ticino, ha dichiarato il direttore del Dss Raffaele De Rosa, «avrà bisogno di più tempo per ridurre il numero dei contagi, tempo da concedere riguardo la strategia della responsabilità individuale e l’adesione a tale strategia da parte dei cittadini».
Potenziato, intanto, il dispositivo ospedaliero, con il numero di letti che passa da 600 a 630, e viene rimodellato il meccanismo di prestito di personale fra strutture sanitarie in caso di necessità. Perché la clinica Moncucco possa aumentare i letti in reparto acute e cure intense, è stato definito un supporto da parte delle cliniche Ars Medica e Sant’Anna e dalla clinica Santa Chiara di Locarno integrata anche nel dispositivo di accoglienza fino a una trentina di pazienti. Il colore della campagna di prevenzione rimane ‘rosso’. L’invito di De Rosa è quello di continuare nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. Infine un pensiero sulle imminenti festività natalizie (manca un mese esatto). Il prossimo 16 dicembre il Consiglio federale emanerà le disposizioni per le feste di fine anno. Non si sa se saranno più leggere rispetto alle attuali. Ad ogni modo «sarà un Natale particolare che inviterà a farci riflettere maggiormente sui valori della vita», ha commentato De Rosa che ha invitato i ticinesi, per le strenne di fine anno, a privilegiare prodotti della filiera corta. Un modo per sostenere l’economia locale.

 

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Nessun cambio di rotta Ma si pensa già al Natale
Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre, potenziati i posti letto e personale sanitario in prestito
Norman Gobbi: «Stiamo evitando un secondo lockdown» – Raffaele De Rosa: «Rafforzato il dispositivo ospedaliero»

Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre e un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero. Sono queste le principali novità comunicate ieri durante la conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino, e a cui hanno presenziato il presidente del Governo Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. Ma vediamole nel dettaglio.

Tendenze contrastanti
A esattamente nove mesi di distanza dal primo caso di COVID-19 registrato nel nostro cantone, Norman Gobbi ha rilevato che la situazione attuale è contraddistinta da un leggero rallentamento dei contagi. Questa tendenza, però, non si riflette sul numero delle ospedalizzazioni e dei decessi, motivo per cui il Consiglio di Stato ha deciso di prolungare fino al 18 dicembre le misure attualmente in vigore. «Rimaniamo vigili – ha rimarcato – la situazione rimane seria e non è il momento di abbassare la guardia, ma grazie alla collaborazione di tutti stiamo evitando un secondo lockdown».
Toccato anche il tema caldo della sperimentazione dei vari vaccini che continua a tenere banco. Un argomento «da accogliere con il dovuto equilibrio» secondo Gobbi, dando eco alle parole pronunciate dal consigliere federale Alain Berset in visita a Lugano settimana scorsa, il quale aveva rilevato «l’impossibilità di mettere in campo una distribuzione di massa non prima della fine dell’inverno». Volgendo lo sguardo alle prossime settimane, è stato inevitabile per Gobbi non riservare un pensiero alla vicinanza con le festività natalizie (il Consiglio federale prenderà decisioni in merito il prossimo 16 dicembre), invitando la popolazione a organizzarsi per tempo nell’acquisto dei regali per evitare assembramenti nei negozi e di tendere la mano ai commerci locali e ai piccoli esercenti.

Cliniche private in soccorso
Dal canto suo, Raffaele De Rosa ha illustrato il nuovo adeguamento del dispositivo ospedaliero. Nel dettaglio, la modifica riguarda in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private – come la clinica Santa Chiara di Locarno, l’Ars Medica e la clinica Sant’Anna – alla Clinica Luganese Moncucco nel caso in cui questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i posti letto disponibili, sia nel reparto acuto che in quello di cure intense. Questo potenziamento «ha permesso di passare da 600 a 630 posti letto», ha spiegato De Rosa.

Lugano, l’ombra del terrorismo

Lugano, l’ombra del terrorismo

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre de La Regione

L’autrice dell’aggressione alla Manor era nota alla polizia. Gli inquirenti indagano su eventuali legami con l’estremismo islamico.
L’autrice del doppio accoltellamento di ieri, che ha seminato il panico al quinto piano della Manor in piazza Dante a Lugano, era nota ai Servizi della FedPol. Il suo nome appare in un’indagine di polizia relativa al terrorismo risalente al 2017. È quanto ha reso noto in serata in un tweet la stessa Polizia federale. Nel grande magazzino, verso le 14 di ieri, la giovane ha aggredito due donne, la prima afferrandola per il collo con le mani, e ferendo la seconda sempre al collo con un’arma da taglio. Dopodiché l’autrice è stata fermata da una coppia di clienti e infine arrestata dalle forze dell’ordine. In una nota diffusa intorno alle 17, la Polizia cantonale afferma di non escludere: “Motivazioni terroristiche” e di lavorare “in stretta collaborazione con l’Ufficio federale di polizia FedPol, la polizia Città di Lugano e altre autorità competenti”. In base a una prima valutazione medica, una delle vittime ha riportato ferite, non tali da metterne in pericolo la vita; sarebbe stata sfregiata in volto e colpita alle mani. L’altra vittima ha riportato ferite lievi. Secondo nostre informazioni, la donna di 28 anni fermata, è figlia di genitori svizzeri naturalizzati (il padre è di origini italiane) ed è nata e cresciuta in Ticino. Risiede nello stesso comune, del Luganese, in cui vivono i genitori. La donna, nata nell’ottobre del 1992, risulta ancora sposata con un cittadino, a quanto pare di origini mediorientali. Vive tuttavia da sola, pur avendo conservato il nome del marito, in un appartamento di una palazzina. È ricomparsa in paese un paio di anni fa dopo essersi trasferita a Lugano e dopo un periodo in cui avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Alle autorità comunali la giovane non avrebbe mai creato problemi. La donna sembra che non abbia un’occupazione. Ieri dopo il suo arresto sono scattati perquisizioni e interrogatori. Nell’appartamento della 28enne gli inquirenti avrebbero rinvenuto soldi e copie del Corano.
Il fatto di sangue con i presunti legami terroristici hanno indotto le autorità a convocare una conferenza stampa verso le 19 di ieri alla presenza della direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera FedPol Nicoletta Della Valle (in diretta streaming), del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Norman Gobbi: ‘Il dispositivo è stato attivato per la prima volta in Ticino’
«Non è la prima volta che capita un fatto di sangue in Ticino ma è la prima volta che a seguito di un tale atto venga attivato questo tipo di dispositivo – ha esordito Gobbi –. I fatti accaduti oggi a Lugano sono della massima gravità. Il dispositivo di sicurezza si è messo in moto immediatamente con il coinvolgimento della Polizia cantonale e federale. Ringrazio le vittime, le loro famiglie e i cittadini presenti intervenuti a fermare l’assalitrice. La Svizzera è un Paese di pace ma essere pacifici non significa essere inermi». L’aggressione non ha colto di sorpresa la direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera: «Questa aggressione non mi sorprende – ha affermato della Valle -. Lavoriamo mano a mano con la Polizia ticinese e questa collaborazione sta funzionando bene. Come annunciato, è stata aperta un’inchiesta federale perché si sospetta una matrice terroristica». In Svizzera, per il momento, «si sta indagando su possibili legami con il terroristico su solo un altro caso che riguarda l’accoltellamento di un 29enne portoghese avvenuto a metà settembre a Morges» ha ancora spiegato la direttrice. All’infopoint, è inoltre emerso che la donna fermata era un volto conosciuto dalle autorità per fatti che sono di competenza della Polizia giudiziaria, hanno annunciato sia Della Valle sia Cocchi, senza peraltro fornire informazioni supplementari per evitare interferenze con l’inchiesta penale condotta dal Ministero pubblico della Confederazione. Se la matrice terroristica sarà confermata, la Svizzera può dirsi non al riparo da questi generi di atti? «Questo è chiaro. Abbiamo ora la possibilità di mettere in campo, con l’approvazione del disegno di legge in parlamento, delle misure preventive. Tutta una serie di strumenti supplementari per la lotta al terrorismo. Negli ultimi anni in Svizzera abbiamo investito molto nella lotta al terrorismo. Questo progetto di legge è l’ultimo di una lunga serie, dal piano di azione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento all’adattamento del Codice di procedura penale, fino a queste ultime importanti misure di polizia. Ma, purtroppo, non possiamo mai dirci pronti!» ha spiegato a laRegione la portavoce della Polizia federale Catherine Maret. «Le forze dell’ordine sono sempre attive e presenti e, già dopo i gravi fatti di Vienna, la guardia è tornata alta. In vista delle festività la presenza verrà potenziata in particolare vicino ai negozi e nei luoghi affollati», ha rassicurato Cocchi rispondendo a una domanda di un collega giornalista. Avvicinato da laRegione, il comandante della polizia cantonale Cocchi ha inoltre dichiarato: “In eventi del genere è fondamentale intervenire rapidamente e ‘congelare’ subito la situazione. Ed è quello che si è fatto”. La donna ha colpito all’interno di un grande magazzino. A breve scatterà l’operazione ‘Prevena’, operazione gestita dalla Polizia cantonale, in collaborazione con altre forze dell’ordine attive sul territorio, per la prevenzione dei furti nei centri commerciali affollati più del normale in occasione delle festività, anche se quest’anno bisognerà attenersi alle misure anti-Covid. E comunque dopo quanto capitato ieri, gli agenti che prenderanno parte a ‘Prevena’, fa sapere il comandante della Cantonale, “riceveranno ulteriori direttive e sarà caratterizzata da una maggior presenza di polizia”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 del Corriere del Ticino

L’accoltellatrice era sotto controllo per jihadismo
La Polizia federale rompe gli indugi e parla di «presumibile terrorismo». La ventottenne che ha aggredito due donne a Lugano era già nei radar dell’intelligence elvetica e di altre agenzie europee – Resta da capire se è un lupo solitario o se ha dei complici.

«In un grande magazzino di Lugano si è verificato un attacco presumibilmente terroristico». Ieri sera alle 19.06, mentre un po’ tutti ancora predicavano prudenza e usavano le parole con il contagocce, è stata la Polizia federale, su Twitter, a lasciar da parte il condizionale e a indicare che la pista dell’estremismo islamico è la più battuta dagli inquirenti per spiegare quanto accaduto al quinto piano della Manor. Un tweet scritto mentre era in corso, a Bellinzona, una conferenza stampa con il presidente del Governo Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e la direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle. Conferenza stampa in cui non sono stati forniti, per ragioni d’inchiesta, dettagli o indicazioni particolari sull’accaduto e sui legami che l’autrice dell’accoltellamento – una cittadina svizzera di 28 anni – avrebbe con l’estremismo islamico.

Sotto controllo all’estero
Pochi i dettagli forniti, dicevamo. Stando ad una nostra fonte la donna, ticinese, di Vezia, sarebbe sposata con un cittadino iracheno. Il suo nome sarebbe finito nel radar di diverse agenzie d’intelligence europee, tra cui quella francese. E anche la Polizia cantonale e la Fedpol – questo è stato confermato tra le righe durante la conferenza stampa – avevano sottoposto la donna a dei controlli in passato. Non è chiaro – ma sarà di sicuro materia d’indagine – se avesse rapporti con le cellule che nel 2016 (vedasi la scheda a lato) erano state smantellate tra la Lombardia (Lecco e Varese in particolare) e il Ticino e che ruotavano attorno alla figura di Ümit Y, il reclutatore che lavorò per Argo 1.

Sotto indagine nel 2017
In serata la Fedpol ha confermato ufficialmente che la donna era finita sotto inchiesta nel 2017 durante un’indagine relativa al terrorismo jihadista.

L’ipotesi: si è convertita
Se le informazioni in nostro possesso sono corrette, dunque, la ventottenne si sarebbe prima convertita all’Islam e poi radicalizzata. Come detto però, al momento, di certezze non ce ne sono. Non siamo in grado di dirvi se a casa della donna, che ieri è stata perquisita, sia stato trovato materiale compromettente. Stando alla testimonianza di più di una persona, in ogni caso, la donna, durante l’accoltellamento alla Manor, avrebbe pronunciato frasi con chiari riferimenti al terrorismo.

Da chiarire
Gli inquirenti prediligono dunque la matrice terroristica. Restano comunque da chiarire alcuni aspetti dell’accaduto. Uno riguarda la premeditazione. Stando a quanto trapelato la donna avrebbe preso il coltello utilizzato per il presunto attentato direttamente al grande magazzino (non lo avrebbe cioè portato da casa sua) e poi sarebbe salita di uno o due piani – al reparto degli – dove avrebbe cominciato a colpire al collo i passanti (una donna è rimasta ferita gravemente, un’altra ha riportato ferite più leggere) prima di venir immobilizzata da due clienti.

Gobbi: «Massima gravità»
«A nome del Consiglio di Stato – ha sottolineato Norman Gobbi – esprimo la vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a chi era presente. E ringrazio i cittadini che hanno immobilizzato la donna». Il presidente del Governo ha ricordato che, se confermato, questo sarà il primo attentato compiuto su suolo ticinese. Un attentato – ha fatto notare Nicoletta della Valle – che per certi versi ricorda quello avvenuto in settembre a Morges, quando un ventinovenne portoghese perse la vita dopo essere stato accoltellato.

Cocchi: «Minaccia presente»
Il comandante Cocchi ha ricordato che in Svizzera e in Ticino non si è mai abbassata la guardia. «E quanto accaduto ultimamente in nazioni a noi vicine (in Francia e in Austria, ndr) dimostra che il terrorismo è sempre una minaccia presente». Basti pensare che dopo l’attentato di Vienna sono emersi legami con cellule presenti in Svizzera tedesca, soprattutto nell’area di Zurigo. Il comandante ha poi voluto rassicurare la popolazione sulla capacità di reazione delle nostre forze dell’ordine. «Importante è anche la collaborazione tra polizie, che funziona sempre molto bene». Collaborazione a livello nazionale, ma anche internazionale.

«Non mi sorprende»
Secondo la direttrice della Fedpol è presto per collegare il caso di Lugano ad altri. «Posso però dire – ha sottolineato Della Valle – che quanto accaduto non mi sorprende».

Lupo solitario?
Norman Gobbi ha parlato di «lupo solitario». Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti cantonali e federali hanno comunque lavorato per tentare di capire se effettivamente la donna abbia agito da sola oppure se sul territorio ci siano dei complici. Aggiornamenti in questo senso potrebbero arrivare già oggi.

Il rischio
Ieri potrebbe dunque essere successo ciò che gli esperti d’intelligence temevano da tempo. La Svizzera, è sempre stato detto, non rappresenta per gli estremisti islamici un obiettivo principale. Ma singole cellule o lupi solitari, anche semplicemente per spirito di emulazione, potrebbero colpire sul nostro territorio. Anche perché il reclutamento avviene spesso in modo «casuale» (sovente attraverso i social network, o in moschea) e in modo altrettanto casuale, poi, può venir scelto l’obiettivo da colpire.

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Da www.liberatv.ch
Accoltellamento alla Manor, il cancelliere austriaco: “Attacco di matrice islamica. Siamo vicini alla Svizzera”
Il portavoce di Manor: “Colpiti dalla violenta aggressione. Siamo al fianco delle famiglie e persone coinvolte”

Il presidente del Governo Norman Gobbi ha parlato di “fatti di massima gravità” parlando in conferenza stampa dell’accoltellamento avvenuto oggi alla Manor di Lugano. La polizia non ha escluso che dietro al grave fatto di sangue ci siano moventi terroristici. Dubbi che la conferenza non ha spazzato via, anche se tra le righe il messaggio lanciato dalle autorità è piuttosto chiaro: il Ticino potrebbe trovarsi di fronte al primo attacco terroristico.
“È la prima volta che il Ticino attiva un dispositivo simile coinvolgendo il Ministero pubblico della Confederazione e la Fedpol”, ha detto Gobbi. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione, anche se “è troppo presto per dire che questo caso sia collegato ad altri”.
Il portavoce di Manor Fabian Hildbrand si è detto scioccato: “Siamo colpiti dalla violenta aggressione e ci rammarichiamo per l’incidente. Siamo vicini alle famiglie e alle persone coinvolte”.
Anche dall’estero arrivano le prime reazioni al grave fatto di sangue di Lugano. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha scritto su Twitter che “condanno fermamente l’attacco terroristico di matrice islamica di oggi a Lugano. I miei pensieri vanno alle vittime. Siamo vicini alla Svizzera in queste difficili ore”.

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/autrice-gia-conosciuta-per-terrorismo-AL3481233

“Autrice già conosciuta per terrorismo”
Le autorità hanno aperto un’inchiesta per far luce su quanto accaduto alla Manor di Lugano. La FedPol ha appena precisato che l’autrice appare in un’indagine di polizia del 2017 per terrorismo jihadista. Kurz in Austria twitta: “Condanno pienamente l’attacco terroristico”

La stessa Fedpol pochi minuti fa ha precisato via Twitter che l’autrice risulta essere già conosciuta dalle autorità perché appare in un’indagine di polizia del 2017 relativa al terrorismo jihadista. Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato l’importante legame che si è subito attivato dal momento dell’atto a Lugano con le autorità federali. E proprio il fatto che la Confederazione si sia attivata da subito fa supporre che effettivamente possa esserci la matrice terroristica: “Non è un evento normale di violenza urbana ma un atto violento radicato. L’attivazione della Fedpol è fondamentale proprio in tal senso”. Ma, come sottolineato più volte, “i dettagli verranno confermati dall’inchiesta aperta”. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ha detto: “I fatti sono della massima gravità”.

Le interviste a Cocchi e Gobbi
“La situazione non è quotidiana, ecco perché la Confederazione è entrata in atto. È per questo che è stato corretto dare informazioni in tal senso”. La donna è stata detto in conferenza stampa era conosciuta: “Il fatto di aver allertato in breve tempo le autorità competenti della Confederazione portano al fatto che le attenzioni sono in direzione del terrorismo”, ha spiegato il Comandante Cocchi. “I dettagli di quanto capitato sono adesso l’elemento fondamentale dell’inchiesta, il coraggio civico dei cittadini ha permesso di congelare la situazione fino all’arrivo delle forze dell’ordine e questo è importante”.

“Il fatto che abbia colpito da sola, però non vuol dire che non possa far parte di un branco”, ha sottolineato Gobbi. “È la prima volta che vengono attivate le autorità della Confederazione sottolinea che sia un atto di violenza motivata, il fatto che ci siano delle motivazioni è un reale segnale”, spiega. “Il problema di chi compie questi atti violenti motivati da determinati estremismi lo fa in maniera individuale ed è difficile anticipare l’atto, soprattutto quando è fatto con un coltello come a Morges”.

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Da www.rsi.ch/news

“Una scena atroce”
Una testimone racconta quanto accaduto alla Manor di Lugano; Fedpol: “l’autrice dell’aggressione già coinvolta in un’indagine del 2017”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-scena-atroce-13628914.html

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de Il Quotidiano
http://www.rsi.ch/play/tv/programma/il-quotidiano?id=2009705

(Dal minuto 32.15)