«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 17 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi risponde alle critiche che gli sono state rivolte dopo aver pronunciato una frase sopra le righe nei confronti degli italiani e smentisce che in Governo ci sia del nervosismo sulle misure di contenimento da adottare.

Lei è finito nell’occhio del ciclone mediatico e politico per una poco elegante frase nei confronti degli italiani. Concorda sul fatto che sia stata una caduta di stile?
«Quando il ciclone mediatico e politico viene creato su una errata comprensione di una frase “rubata” in un fuori onda televisivo c’è poco da fare. Non ci si può nemmeno scusare. Ciò che è stato riportato (ad arte da alcuni avversari politici) non è ciò che ho detto. Quindi il fatto non esiste. Potremmo star qui ore a disquisire sul bon ton. La realtà è un’altra: questa pandemia necessita di interventi appropriati sia di qua sia di là dal confine e ognuno è chiamato a fare il suo. Unicuique suum: se lo dico in latino va meglio?».

In questa seconda ondata le si rimprovera di avere alzato eccessivamente i toni come presidente del Governo. Concorda o contesta?
«In questa seconda ondata il presidente del Governo si è fatto – come nella prima ondata – portavoce dell’intero Governo. Non sono i toni a essere eccessivi, sono le misure da adottare a essere impegnative, per taluni pesanti e per altri sempre troppo blande. I miei toni sono sempre stati improntati a far passare un messaggio chiaro».

C’è poi la fuga in avanti e la ritrattazione delle misure presentate domenica scorsa in fretta e furia. Un errore di percorso o il segno del nervosismo che inizia a farsi strada anche al vostro interno?
«Il Governo ha voluto e dovuto lanciare domenica scorsa un ultimo appello alla popolazione per evitare di dover ricorre a misure più drastiche. E i numeri degli ultimi giorni sembrano confermare che la popolazione ha recepito l’appello e capito la gravità della situazione. Il fatto che il giorno successivo abbiamo dovuto precisare alcune questioni (sostanzialmente per il mondo dello spettacolo: cinema, teatri e concerti) non mi sembra una tragedia. Il Governo è unito e la conduzione di questa crisi ci sta rafforzando».

È curioso che per spiegare il dietrofront sia stato mandato al fronte il cancelliere Arnoldo Coduri. Tutti i consiglieri di Stato avevano impegni improrogabili al punto da evitare il confronto e la spiegazione ai cittadini?
«Erano spiegazioni di natura tecnica, non politica (da 5 persone si passa per gli spettacoli a 30, come era già stato previsto per le funzioni religiose). Il messaggio politico era: agiamo tutti insieme ora per evitare limitazioni peggiori in un secondo momento. Ricordo inoltre che uno dei compiti del cancelliere è rappresentare il Governo verso l’esterno e infatti la comunicazione e l’informazione sulla crisi attualmente è stata centralizzata, come ho comunicato proprio nel corso della conferenza stampa di domenica scorsa, al SIC (Servizio dell’informazione e della comunicazione del Governo) di cui il cancelliere è responsabile. In tutta franchezza, mi sembra quindi una polemica sterile. Ora è importante guardare avanti perché i prossimi mesi saranno altrettanto impegnativi».

Premesso che sbagliare è umano e nessuno qui vuole infierire, il rischio è che la cittadinanza guardi più alla forma che alla sostanza, perdendo di vista l’obiettivo primario, la salute e la lotta alla pandemia. Cosa ne pensa?
«Ai fiumi di parole noi preferiamo i fatti. Come tutti i ticinesi alla forma preferiamo la sostanza. E in questa crisi le chiacchiere sono dannose. Anzi: fanno sbagliare. Credo che abbiamo ripetuto centinaia di volte qual è l’obiettivo principale di tutte le misure di fronte alla crisi: la salute dei concittadini; e non solo per chi, purtroppo, si ammala di COVID-19, ma anche per coloro che devono affrontare tutte le altre patologie che non si fermano davanti al coronavirus. Quindi: evitare la pressione sulle strutture sanitarie attraverso misure appropriate che non portino alla chiusura di ogni attività. Pena un collasso economico e sociale».

Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Intervista a Marzio Della Santa (capo della Sezione degli enti locali) pubblicata nell’edizione di sabato 14 novembre 2020 de La Regione

Una riforma che tocca tre assi strategici: la dimensione, i compiti e il funzionamento

Nell’arco degli anni il ruolo dei Comuni nella società è cambiato più volte. Il funzionamento, i compiti e le dimensioni si sono evolute con il passare del tempo e la riforma Ticino 2020 mira a tenere in considerazione questi cambiamenti, adattando la suddivisione dei doveri (in particolare finanziari) tra Cantone e Comuni al periodo storico attuale. 

Inizialmente il ruolo dei comuni era «di sussistenza», spiega a ‘laRegione’ Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali e membro della direzione del progetto Ticino 2020. Un comune «agricolo», insomma, che «alle nostre latitudini conosciamo con il termine di Vicinia. Il compito era quello di garantire ai membri della comunità un accesso alle terre comuni, tale da permettere a ognuno di sopravvivere, di sussistere». Questa forma di comunità era caratteristica del Medioevo e in seguito è stata ereditata dai patriziati. All’inizio del 20° secolo si è poi passati a un comune di servizi. «Servizi che servivano a garantire una vita in salute». Si garantiva ad esempio «l’evacuazione delle acque luride o l’acqua potabile».

Il concetto di servizi si è in seguito evoluto «con l’aumento della complessità della società, sempre più ricca ed esigente». Vengono così offerti anche «servizi educativi, come la scuola, maggiore sicurezza nell’approvvigionamento, ma pure verso minacce esterne (che potevano anche essere eventi naturali). Questa forma si è quindi evoluta fino alla fine degli anni 80-inizio anni 90, quando «si è iniziato a parlare di Comune economico». Un trentina di anni fa si concepiva quindi il Comune come «partner del Cantone e della Confederazione nello sviluppo economico del territorio: la pianificazione doveva essere armonizzata con la visione di sviluppo del Cantone. In realtà, essendo attori economici, i Comuni hanno sviluppato le zone industriali e quelle artigianali secondo il proprio interesse. Questo era il prezzo da pagare a causa del prelievo da parte dei Comuni dell’imposta sulle persone giuridiche».

Una visione che si è protratta fino all’inizio degli anni 2000: oggi sono il Cantone e la Confederazione che fanno promozione economica, mentre i Comuni hanno adottato sempre più un ruolo «comunitario, reso evidente dall’attuale pandemia». Si tratta di un Comune «attento alla qualità di vita residenziale dei cittadini e delle aziende che risiedono sul suo territorio», precisa Della Santa.
Ma cosa determina la qualità di vita residenziale?
«Diversi fattori, come ad esempio gli aspetti sanitari, sociali, territoriali, educazione, ma anche la tranquillità, il fatto di poter uscire e relazionarsi con altre persone, la bellezza e la pulizia degli spazi pubblici, un territorio ordinato». Da un sondaggio del 2019 è infatti emerso che l’aspetto principale che tiene in considerazione una persona se dovesse cambiare Comune «è il costo dell’abitazione, la tranquillità e la qualità del paesaggio. Secondario è il moltiplicatore, mentre l’offerta di svago i servizi sociosanitari, la vicinanza delle scuole, la qualità degli spazi pubblici, l’amministrazione pubblica, si trovano in fondo alla classifica perché sono aspetti ormai acquisiti e diffusi uniformemente sul territorio».

‘Recidere le aderenze’
Perché i rapporti istituzionali si sviluppino in un clima costruttivo, il ruolo del Comune deve essere complementare a quello del Cantone e della Confederazione. Ticino 2020 mira quindi «essenzialmente a recidere le aderenze che si sono create nel corso degli anni tra Cantoni e Comuni in un contesto molto eterogeneo a livello comunale», sottolinea ancora Della Santa. La riforma che il Dipartimento delle istituzioni sta promuovendo va così a toccare tre «assi strategici a livello comunale: la dimensione, i compiti e il funzionamento». Un aspetto importante che riguarda la dimensione di un Comune è rappresentato dalle aggregazioni che «hanno prodotto effetti positivi, ma anche alcune criticità: complice l’evoluzione sociale, negli ultimi decenni si è assistito a un degrado della funzione comunitaria (sentimento di appartenenza) con ripercussioni anche sulla funzione democratica: se un cittadino si sente parte di una comunità, parteciperà attivamente anche alla vita politica. Oggi abbiamo più sentimenti di appartenenza invece che uno definito, legato a una determinata comunità». Laddove la cittadinanza è passiva, «le politiche attuate soddisfano i bisogni di pochi e sono quindi inefficaci». Inoltre, in passato le aggregazioni sono state realizzate per «necessità, perché andavano a rispondere a difficoltà di erogare beni e servizi appropriati e perché non vi erano persone disponibili a ricoprire cariche pubbliche». Oggi, invece, «ci muoviamo nella dimensione dell’opportunità: una comunità si riconosce appartenente a un territorio, rendendosi conto che può sviluppare politiche territoriali molto più efficienti». In generale, il ruolo che attualmente un Comune dovrebbe svolgere è quello «di garantire certi servizi, ma anche di avere un occhio di riguardo sulla comunità». E in questo senso vi è una «discrepanza tra Comuni grandi e piccoli». È infatti stato notato che quelli grandi riscontrano maggiori difficoltà «a livello di funzione comunitaria. E, rendendosi conto di ciò, i centri urbani stanno cercando di sviluppare politiche comunitarie che vanno a recuperare questo vuoto».

Ticino 2020 mira poi «a rivedere la ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni», afferma Della Santa, precisando che «un obiettivo è quello di restituire ai Comuni competenze che sono state loro sottratte a causa di una dimensione insufficiente: molti Comuni in passato hanno infatti chiesto al Cantone di occuparsi di certi servizi. Questi compiti potrebbero essere restituiti ai Comuni in chiave moderna, pensando a un Cantone che mantiene saldamente in mano la politica settoriale (ad esempio, nell’ambito della scuola, questo si traduce nella definizione del piano di studio e degli obiettivi pedagogici che un bambino deve raggiungere), ma che dà più autonomia esecutiva ai Comuni». Infine, la riforma è anche volta a «garantire al Comune delle regole di funzionamento appropriate». In questo senso, «si inizierà prossimamente a riflettere su modelli organizzativi e gestionali del Comune, capaci di renderne l’azione istituzionale e di servizio più efficace ed efficiente».
Pandemia permettendo, ad aprile 2021 dovrebbe essere consegnato il progetto definitivo di riforma al Consiglio di Stato. Progetto che dovrebbe poi essere trattato dal Gran Consiglio nel 2022.

Marzio Della Santa, concretamente quali compiti tornerebbero ai Comuni con Ticino 2020?
Principalmente saranno quelli legati agli anziani e alla scuola comunale. Al Cantone sarebbero affidati i compiti relativi alla Comunità tariffale, alla Federazione cantonale ticinese servizio autoambulanze, alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali. Dall’analisi dell’offerta è chiaramente emerso che si tratta di compiti che i Comuni (anche quelli più grandi) non sono più in grado di assicurare. Essendo però noi chiamati a rispettare l’equilibrio finanziario (sia i Comuni, sia il Cantone devono continuare a spendere nella stessa misura di oggi), il finanziamento delle prestazioni complementari Avs/Ai sarebbe affidato ai Comuni, anche se in questo ambito le decisioni e il controllo continueranno ad essere gestiti dal Cantone e dalla Confederazione. Per quanto riguarda l’assistenza sociale, si tratta di un bene di interesse cantonale: è nell’interesse di tutti che queste persone (che si spostano sul territorio) non vengano lasciate a loro stesse. Attualmente stiamo chiarendo i compiti che i Comuni dovrebbero comunque ancora svolgere nella gestione dell’assistito. Nell’ambito della scuola, il Cantone manterrebbe una responsabilità politica e il Comune dovrebbe recuperare autonomia esecutiva nell’erogazione della prestazione. A queste condizioni la responsabilità finanziaria sarebbe affidata ai Comuni.

E per quanto riguarda i compiti legati agli anziani?
La politica legata agli anziani consiste essenzialmente in due azioni: definire quali sono gli strumenti possibili da attuare e pianificare. Stiamo essenzialmente parlando di case per anziani, assistenza a domicilio e servizi di appoggio. Si tratta innanzitutto di distribuire la risposta sul territorio: se molte persone vanno in casa per anziani, vi sarà meno bisogno di assistenza a domicilio e servizi d’appoggio, e viceversa. Compito, questo, assunto dal Cantone che oltre alla pianificazione integrata del settore anziani fissa anche le regole di accesso sul piano finanziario (le tariffe). Con Ticino 2020 i Comuni diventerebbero responsabili dell’erogazione delle prestazioni. Oggi il passaggio dal domicilio alla casa per anziani può risultare molto difficoltoso, perché ogni struttura decide autonomamente se accogliere un anziano oppure no. Ma questo non vuol dire che rispondano ai bisogni della cittadinanza. Tramite il progetto i Comuni promuovono delle regioni sanitarie integrate. Un concetto che conoscono già altri Cantoni come Grigioni e Friburgo e che viene caldeggiato a livello federale da diverse organizzazioni settoriali. Ridando autonomia esecutiva ai Comuni, Ticino 2020 dà la possibilità all’anziano di trovare la soluzione migliore per i suoi bisogni, distinguendo, ad esempio, tra le zone periferiche (dove forse si preferisce l’assistenza a domicilio) e i centri urbani (dove chi abita in una palazzina magari non ha nulla in contrario a risiedere in una casa per anziani).

Cambierebbe qualcosa anche per le Autorità regionali di protezione (Arp)?
Sono un bell’esempio di un compito che in passato era esclusivamente locale e che poi col tempo è cambiato. Quelle che oggi conosciamo come Arp originariamente erano chiamate commissioni tutorie: erano i membri della comunità che accoglievano chi si trovava in una situazione difficile, prestando loro le cure necessarie. In seguito sono però evoluti i bisogni, così come la società e quindi la risposta che veniva data localmente (che dipendeva anche dalle risorse disponibili) non era più sufficiente. Questo servizio è così divenuto sovracomunale, dapprima con le tutorie regionali e poi le Arp. Ancora oggi vi sono differenze tra le decisioni prese dalle varie Arp, perché dipendono dalle risorse che i Comuni mettono loro a disposizione. Con Ticino 2020 le Arp diventeranno cantonali. Così facendo il cittadino avrà maggiori garanzie sull’equità di trattamento e sul rispetto dei suoi diritti, come stabilito a livello federale.

Ma il cittadino cosa ci guadagnerebbe con questa riforma?
Il cittadino ci guadagnerà sull’insieme di queste prestazioni, perché in questo modo (seguendo il principio di ‘chi beneficia, decide e paga’) le scelte politiche a vari livelli saranno più razionali e responsabili, evitando così prestazioni inappropriate o non necessarie. Volendo semplificare, si può concludere che con l’approvazione della riforma, per le famiglie giovani e per le persone più in là con gli anni vi sarà una maggiore soddisfazione rispetto ai loro bisogni. Il cittadino guadagna poi da un altro punto di vista, ovvero da quello dell’impasse politica: con le aderenze attuali si ingessa il sistema politico, sia a livello comunale, sia cantonale. La conflittualità evidenziata dalla recenti iniziative legislative dei Comuni potrebbe assumere un’ampiezza maggiore frenando coloro che vogliono promuovere nuove politiche o adeguare quelle esistenti.

Servizio di protezione civile – obbligo invariato fino a 40 anni

Servizio di protezione civile – obbligo invariato fino a 40 anni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, Sezione del militare e della protezione della popolazione, prende atto positivamente che nella seduta del 09 novembre 2020 il Gran Consiglio ha approvato l’introduzione di un nuovo articolo (art. 14a) nella Legge cantonale sulla protezione civile (LPCi), concernente la durata del servizio per un periodo transitorio dal 01.01.2021 al 31.12.2025. La modifica ha permesso di posticipare l’applicazione delle disposizioni federali in termini di durata di servizio, permettendo quindi un rinnovamento organizzativo progressivo e dimensionato degli effettivi.

Le nuove disposizioni federali (Legge sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile e Ordinanza sulla protezione civile), che entreranno in vigore il 01 gennaio 2021, prevedono una diminuzione della durata dell’obbligo di prestare servizio. Infatti, si passa da un obbligo che inizia nell’anno in cui il milite compie i 20 anni e dura fino alla fine dell’anno in cui compie i 40 anni, ad un sistema in cui l’obbligo si estende su 14 anni dall’assolvimento dell’istruzione di base.
Tale cambiamento avrebbe portato ad un proscioglimento di un numero importante di militi e quadri. Situazione che alla luce dei molteplici compiti affidati alla protezione civile – si pensi solo a quelli legati all’attuale emergenza sanitaria – avrebbe di fatto messo in difficoltà l’efficienza operativa della protezione civile sul territorio cantonale. Da ciò la necessità dell’introduzione del nuovo art. 14a LPCi.

Disposizione cantonale (art. 14a LPCi)
Avvalendosi della possibilità concessa ai cantoni dall’art. 99 cpv. 3 nLPPC, il Gran Consiglio, su proposta del Dipartimento delle istituzioni ha accettato di introdurre una norma transitoria nel quadro legislativo cantonale volta a ridurre l’impatto generato dalla diminuzione degli effetti. La disposizione entra in vigore con decorrenza 01.01.2021 salvo eventuale referendum.

Effetti
Militi e quadri della protezione civile, incorporati nelle Organizzazioni regionali di protezione civile operanti sul territorio cantonale, che sono soggetti all’obbligo di prestare servizio di protezione civile dal 01.01.2021 al 31.12.2025, hanno l’obbligo di prestare servizio sino alla fine dell’anno in cui compiono i 40 anni.

Ulteriori informazioni
A tutti i militi ed ai quadri incorporati nelle Organizzazioni regionali di protezione civile verrà prossimamente trasmesso per iscritto un documento informativo.   

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

Da www.ticinonews.ch

Così Norman Gobbi sui mormorii relativi a una nuova stretta. E sui malumori in Ticino: “Li comprendo – spiega – ma il nostro agire è nell’interesse di tutti”

Situazione straordinaria? Confinamento nazionale? Nuove restrizioni localizzate? Sono tante le domande alle quali oggi potrebbe rispondere il Consiglio federale (una conferenza stampa è attesa per le 14.30 con Alain Berset). Da un lato l’appello dei Cantoni, dall’altro quello di una parte della componente economica: il comune denominatore è uno solo. Berna deve far sentire la sua voce. Nell’attesa Radio 3i ne ha parlato con il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, partendo proprio dalla richiesta del Ticino della situazione particolare. “Non penso che la Confederazione voglia andare in questa direzione” spiega Gobbi. “Questa situazione però pone qualche difficoltà al Cantone, che è chiamato a vigilare sul rispetto delle norme federali e cantonali. Non c’è la base legale per poter sanzionare immediatamente con pene pecuniarie, che è prevista solo nell’ambito di una situazione straordinaria”. Una questione, quella delle multe disciplinari, che è stata sottoposta anche all’attenzione di Berna perché aggirare la questione, spiega Gobbi, è difficile. “Ci hanno provato i ginevrini, che sono stati richiamati sul fatto che non dispongono delle basi legali conformi. Abbiamo fatto verifiche anche noi. Purtroppo, con questa situazione, per i Cantoni diventa difficile e vanifica un po’ tutti gli sforzi”.

Le richieste di parte dell’economia
Parte dell’economia ha chiesto a gran voce una sorta di lockdown nazionale al posto di misure restrittive localizzate. In mancanza di una presa di posizione di Berna, potrebbe essere questo il prossimo passo? “Saranno temi da discutere e sui quale dovrà essere data una risposta, ma garantendo una visione d’insieme che deve essere sostenibile, sopportabile e supportabile” precisa il consigliere di Stato.

I malumori in Ticino
In queste ore in Ticino c’è un po’ di malumore per il parziale dietrofront sulle misure, in particolare per quel che riguarda le limitazioni a cinema, teatri e impianti sportivi. “Ci sono degli ambiti in cui un contagio è più evidente, dove c’è una maggiore o minore attenzione delle regole. È soprattutto questo uno dei motivi che ci ha spinto a chiarire in quale situazione dovevano essere ripristinati determinati valori e corretti degli altri”. Ma non era forse più giusto chiudere del tutto queste attività? “È una misura che potremo sempre prendere qualora la curva non dovesse appiattirsi o abbassarsi”.

Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

“In Ticino la Protezione civile è a disposizione della sanità pubblica”

La situazione sul fronte coronavirus è delicata. In molti Cantoni, in particolare quelli romandi, l’aumento dei contagi e di conseguenza la crescita del numero delle ospedalizzazioni sta creando molta pressione sui nosocomi. Sia sulle strutture, in quanto a disponibilità di posti letto nelle cure intense, sia sul personale medico e infermieristico, confrontato con un carico di lavoro straordinario. “È una situazione che in Ticino abbiamo vissuto in marzo e aprile, afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Conosciamo bene le problematiche che queste condizioni creano. Oggi in Ticino nonostante il preoccupante aumento del numero di contagi su questo fronte siamo per il momento un po’ più tranquilli, anche grazie – appunto – all’esperienza vissuta in primavera”.

Proprio a sostegno di chi deve affrontare questa crisi, ecco che l’Esercito si è messo in prontezza e a disposizione. “La Consigliere federale Viola Amherd ha annunciato questa settimana che l’Esercito – analogamente a quanto era avvenuto nella prima fase della pandemia – è pronto a intervenire a supporto del settore sanitario. Si tratta di un massimo di 2’500 soldati (uomini e donne) che da subito sono pronti a sostenere l’impegno di questo importante settore. Come è stato fatto dal Ticino, saranno i Cantoni a dover richiedere all’autorità federale un eventuale intervento. Quando c’è bisogno l’esercito risponde presente”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Un ruolo importante nella gestione dell’emergenza in Ticino l’ha sostenuto la Protezione civile. “E sarà così anche in futuro. Lunedì scorso abbiamo deciso di sospendere, sino al 31 dicembre, tutti i corsi di formazione e gli interventi previsti presso il Centro cantonale d’istruzione di Rivera e presso le Organizzazioni regionali. Ciò permetterà a tutto il personale astretto al servizio di Protezione civile di essere impiegato a favore della sanità pubblica, rispettivamente necessari a garantire un supporto nell’ambito dell’attuale emergenza epidemiologica. Ovviamente vengono garantiti gli interventi d’urgenza a favore della popolazione, la prontezza operativa delle singole organizzazioni e il picchetto cantonale. La PCi – conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – si conferma essere la preziosa riserva strategica dei Governi cantonali a fronte di situazioni particolari o straordinarie”.

 

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Spesa vietata in Italia”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie”
Il presidente del Governo: “Stringiamo i denti”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie fino a Natale”. Merlani: “Di questo passo…”

I contagi da coronavirus in Ticino aumentano di giorno in giorno. In Ticino, per il momento, non sono previste nuove misure. Ma le autorità cantonali fanno oggi il punto della situazione per aggiornare la popolazione. All’incontro informativo hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il Medico Cantonale Giorgio Merlani e il direttore del DECS Manuele Bertoli.

La cronaca della conferenza

“Niente più spesa in Italia”
Gobbi: “Verranno annunciati alcuni adeguamenti che riguardano il mondo della scuola. Comprendiamo la stanchezza della popolazione, ma dobbiamo restare uniti. Il Governo ha mantenuto un approccio equilibrato e coerente. Continueremo ad agire con misure tempestive e graduali tenendo conto di tutti gli aspetti. È uno sforzo per tutti. La situazione in Ticino rimane seria ma sotto controllo. Tra qualche giorno potremo farci un’idea dei risultati dopo le ultime misure. Il Ticino è pronto a fare la sua parte per sostenere gli altri Cantoni. Il Governo ha preso atto del Decreto italiano. Come sapete, la penisola sarà divisa in zone. Sapete anche che, da domani, Lombardia e Piemonte sono considerate zone rosse. Un fatto che avrà conseguenze anche per il nostro Cantone. Non sarà possibile recarsi lì per fare la spesa e incontrare familiari. Chi trasgredirà le regole sono previste pesanti sanzioni. È nostra intenzione introdurre un sistema di controllo coordinato con l’italia. Il Consiglio di Stato ha segnalato alla Confederazione la delicata situazione delle persone che intrattengono contatti stretti al di là del confine. Stringiamo i denti. Vi chiediamo di fare il possibile per sostenere le persone vulnerabili attorno a voi. Seguire le raccomandazioni è fondamentale per noi e per il prossimo”.

Obbligo di mascherina alle Medie fino a Natale
Bertoli: “I piani di protezione sono andati bene. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un aumento di quarantene di classe. È in questo senso che il Governo ha deciso di introdurre l’obbligo di mascherina alle scuole Medie fino alle vacanze natalizie. Una misura in più per cercare di evitare un blocco del sistema. Le mascherine verranno fornite dalla scuola. L’obbligo vale sia all’esterno del sedime sia all’interno. Il nostro obiettivo è quello di continuare con la scuola in presenza. È l’unica scuola che può funzionare. Il periodo prima di Natale è fondamentale per l’anno scolastico. Dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo e fare in modo che le cose funzionino. Faccio appello alla responsabilità individuale di tutti”.

Decessi ‘fotocopia’ della prima ondata
Merlani: “Abbiamo toccato i limiti di capacità dei laboratori federali. I decessi sono in aumento e sono quasi una fotocopia della prima ondata. Il concact tracing è sotto controllo dopo un periodo difficile. La Svizzera è uno dei Paesi più colpiti duramente in Europa. Il numero di isolamenti è importante. Ogni caso di isolamento equivale a un caso di quarantena. Alcuni Cantoni informano il caso indice di informare i contatti stretti”.

Nuovo record di contagi Ticino
Merlani: “In Ticino abbiamo un nuovo record con 452 nuovi casi. Parliamo di persone già infettate e che potrebbero presentare complicazioni. Circa il 5% degli infettati possono avere bisogno di un ricovero. Su 450 casi, in media, 25 persone avranno bisogno di assistenza medica. I nuovi ricoveri sono 29 e 9 i dimessi. In terapia intensiva ci sono 18 persone. A marzo, durante il picco, abbiamo raggiunto 350 ospedalizzazioni. Se la crescita è questa rischiamo di arrivare vicini alla soglia del dolore del sistema ospedaliero. Non dobbiamo aspettare di trasferire il problema sul sistema sanitario. Dobbiamo abbassare la curva”.

Bambini non a rischio
Merlani: “I bambini non sono a rischio, però hanno molti contatti e la nostra attenzione è quindi rivolta anche sulla scuola. È opportuno anche a livello di Scuole Media introdurre misure igieniche maggiori, come l’obbligo di mascherina. Come singoli cittadini abbiamo l’occasione di influenzare l’andamento della curva”.

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Da www.ticinonews.ch
 
Mascherina obbligatoria anche alle medie
La misura entra in vigore il 9 novembre fino alle vacanze natalizie. Il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna controlli in entrata e in uscita dall’Italia

Il Consiglio di Stato ha indetto una nuova conferenza stampa per aggiornare sulla situazione epidemiologica in Ticino. Nessuna misure restrittiva in più, come aveva preannunciato Norman Gobbi. Il Governo ha però deciso di introdurre l’obbligo della mascherina anche alle scuole medie. La misura che entrerà in vigore al rientro dalle vacanze (il 9 novembre) “è tesa a contenere il numero dei contagi generati dalla pandemia, aumentando la sicurezza degli allievi per garantire a quest’ultimi la scuola in presenza”, spiegano in una nota.

Per quanto riguarda invece il nuovo Dpcm italiano Norman Gobbi ha spiegato che il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna ulteriori controlli per l’entrata e l’uscita dall’Italia. Non sarà possibile fare acquisti e incontrare parenti o amici nelle zone rosse, in questo caso Lombardia e Piemonte, ma sarà possibile transitare (senza però sostare) dalle regioni munendosi di autocertificazione. In caso contrario, le multe potrebbero variare dai 400 ai mille euro. L’appello, in ogni caso, è sempre lo stesso: limitare i contatti ed evitare spostamenti inutili.
 
«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

Da www.tio.ch
Gobbi a tutto tondo sul tema coronavirus: «Varchiamo il confine solo se strettamente necessario».
Quindi un barlume di ottimismo: «Sempre più persone in cure acute, ma fortunatamente i più vengono dimessi»

Cerca di stemperare un po’ le polemiche degli ultimi giorni Norman Gobbi, interpellato sulla decisione di tenere aperti i bordelli quando gli altri locali devono chiudere i battenti. «Il fenomeno della prostituzione non è limitato ai postriboli e ai locali erotici – spiega ai microfoni di Radio Ticino -, ma viene anche praticato in appartamenti da professionisti e professioniste in maniera indipendente. Credo che questo sia un aspetto da considerare».
Il presidente del Governo ticinese non manca di esprimere un’opinione personale sull’argomento, sostenendo che chi frequenta questi posti «dovrebbe preoccuparsi di altre malattie e non solo del covid».
Uno spiraglio di ottimismo – Non nasconde quindi un certo ottimismo guardando alle cifre degli ultimi giorni: «Aldilà dei casi positivi, leggermente in calo forse anche grazie alle misure prese nelle ultime settimane, bisogna tenere conto delle prese a carico, quindi dei posti disponibili sia in cure acute che intense. Questo è il termometro che dobbiamo guardare per capire se stiamo andando verso un “full booking”, che porterebbe di riflesso a ulteriori misure restrittive». Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni fa notare che, se è vero che aumentano le prese a carico, «assistiamo anche a un numero di dimessi che è regolare. Quindi la gente entra in cure acute, ma ne riesce a uscire».
Gli anziani – Non manca un cenno agli anziani, categoria a rischio e che quindi occorre tutelare: «Già in primavera avevamo preso misure a loro tutela – aggiunge -. Se ce ne sarà bisogno lo faremo di nuovo».
«In Italia solo se necessario» – Sull’Italia e l’atteso DPCM di Conte, Gobbi non esclude ripercussioni anche per i ticinesi: «La svolta restrittiva potrebbe esserci, ma non come accaduto in maggio. Prevedo qualche restrizioni in più per Milano, oggi la zona maggiormente colpita assieme al basso varesotto. Potrebbe cambiare qualcosa anche per noi. Io invito comunque alla prudenza: se quelle sono inserite come regioni ad alto rischio, forse è il caso di varcare il confine solo se strettamente necessario».
“L’acquisto della Saleggina è la soluzione vincente”

“L’acquisto della Saleggina è la soluzione vincente”

16 milioni per creare la base a tre progetti strategici di Confederazione, Cantone e Città

Il Consiglio di Stato nella settimana appena conclusa ha approvato un credito di 16 milioni di franchi che servirà, tra l’altro, per acquistare i terreni oggi di proprietà dell’esercito ai Saleggi di Bellinzona (più di 200mila metri quadrati). Un’operazione che dà il là all’avvio della pianificazione del futuro Ospedale regionale di Bellinzona, ma che permetterà di raggiungere altri due importanti obiettivi: la rinaturalizzazione del Fiume Ticino, che consentirà alla popolazione di Bellinzona proprio ai Saleggi di riappropriarsi di uno spazio che permette di accedere al fiume, e il salvataggio dalla demolizione dell’Infocentro di Pollegio. “Abbiamo compiuto un passo decisivo per sviluppare tre iniziative a favore delle cittadine e dei cittadini, in particolare di Bellinzona, ma non solo”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che si è speso in prima persona per riuscire a mettere d’accordo, come vedremo, molti portatori d’interesse. E aggiunge: “Come avevo già avuto modo di sottolineare a fine agosto da queste colonne, anche in questo periodo difficile, in cui stiamo affrontando tutti assieme la seconda ondata dei contagi legati al COVID-19, si può, anzi si deve, guardare avanti, e continuare a fare politica a favore della gente e mettere le basi anche per progetti a lungo termine”.

Il Cantone entrerà in possesso del vasto terreno ai Saleggi di Bellinzona oggi di proprietà della Confederazione. “Si tratta di una superficie di oltre 214mila metri quadrati – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – in una posizione molto centrale e facilmente fruibile, soprattutto quando sarà realizzato il semisvincolo di via Tatti. L’unico terreno che l’ente ospedaliero cantonale aveva individuato per poter pianificare il futuro Ospedale Regionale di Bellinzona, tenuto conto che il San Giovanni tra 10/15 anni non sarà più in grado di rispondere al meglio a tutte le funzioni a cui un ospedale acuto è chiamato. Oggi quest’area è di proprietà della Confederazione e per essa armasuisse. E l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio per le truppe sanitarie di Airolo e per altre attività, mettendola inoltre a disposizione dell’agricoltura. Si trattava quindi di trovare un’area sostitutiva per garantire l’attività del nostro esercito. Una minuziosa trattativa portata avanti dal mio Dipartimento – in particolare dal capo della Sezione militare e protezione della popolazione Ryan Pedevilla – ha permesso, dopo aver individuato l’area a Pollegio che ha ospitato il cantiere per la costruzione di AlpTransit e su cui sorge anche l’Infocentro, di far combaciare i diversi interessi. Con questo “scambio” l’Esercito proseguirà la sua attività a Pollegio e il Cantone entrerà in possesso dello stabile dell’Infocentro, che AlpTransit aveva intenzione di demolire, ma che politici e cittadini chiedevano a gran voce (e con la raccolta di firme) di mantenere in vita”.

C’è poi un altro progetto che sarà reso possibile dall’acquisto dei terreni ai Saleggi. “Esatto, ed è quello della sistemazione idraulica e della rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino a opera del Consorzio correzione Fiume Ticino. Un altro attore che entra in questa interessante combinazione di protagonisti e che darà alla città un parco e un’accessibilità al fiume sinora sconosciute. Aumentando così la qualità dei residenti della città e del futuro inserimento dell’ospedale. Questi 16 milioni approvati dal Governo – a cui mi auguro il Parlamento possa dare precedenza – rappresentano davvero la chiave per realizzazioni importanti. Sinora vi è stata una collaborazione ottimale tra Cantone (con diversi dipartimenti coinvolti: DI, DT, DSS e DFE), Comuni (Bellinzona e Pollegio), Confederazione (con il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport) e altri enti (EOC, Consorzio correzione fiume Ticino, AlpTransit Gottardo AG)”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 de La Regione

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Soddisfazione è stata la parola più utilizzata durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio licenziato dal Consiglio di Stato: parlamento permettendo, segna infatti un passo decisivo per tre importanti progetti delle regioni del Bellinzonese e dell’Alto Ticino. Ovvero la realizzazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, l’acquisizione del Cantone dell’ex Infocentro di Pollegio e la progettazione dei lavori riguardanti la rivitalizzazione del fiume Ticino nell’ambito del Parco fluviale Boschetti-Saleggi. Il governo mette sul piatto 16,06 milioni di franchi. L’operazione, un Tetris sull’asse Bellinzona-Pollegio-Berna, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo acquisto del Cantone dell’ex Infocentro per servizi di pubblica utilità.
Partendo dai progetti che riguardano il Comune di Bellinzona, il Cantone intende acquisire dall’Esercito (al prezzo di 13,7 milioni) i 214’246 metri quadri del comparto della Saleggina affacciato sul fiume Ticino tra Bellinzona e Giubiasco. Ciò che consentirà di avviare l’iter di progettazione del nuovo ospedale, previsto su una parte del terreno (circa 130mila m2) che da decenni viene utilizzato come stand di tiro, sede di accampamenti militari ma soprattutto per il pascolo (204mila m2).
I terreni della Saleggina rappresentano l’unico comparto ritenuto adeguato dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc): superficie ampia, pianeggiante e ben collegata. Lo sviluppo della rete ferroviaria e la realizzazione del futuro semisvincolo accorceranno ancora di più i tempi di raggiungimento del nuovo ospedale, ponendo importanti presupposti per un buon funzionamento della struttura. Il 15 settembre scorso il Cda dell’Eoc ha confermato al Cantone l’interesse ad acquisire (modalità favorita) o utilizzare sulla base di un diritto di superficie circa 130mila metri quadri. Il futuro nosocomio rientra nel concetto di Ospedale cantonale multisito, inteso come una moderna rete ospedaliera che sul fronte delle cure somaticoacute prevede due ospedali di riferimento: Lugano e Bellinzona. La missione dell’Eoc è inoltre quella di rafforzare i settori della ricerca e dell’insegnamento. Si stima che la prima fase dei lavori, prevista indicativamente a partire dal 2028, richiederà 12 anni, con termine di realizzazione ipotizzato nel 2046. Nel frattempo per l’attuale ospedale San Giovanni – considerato troppo vetusto per essere ristrutturato in maniera efficace e duratura – sono previsti investimenti milionari lungo i prossimi 15 anni, direttamente proporzionali ai tempi di attesa per il nuovo edificio.

Saleggi: tappa fulcro del Parco fluviale
La parte della Saleggina che si affaccia direttamente sul fiume Ticino sarà invece utilizzata per ultimare il progetto e iniziare i lavori della tappa fulcro della rinaturazione di alcuni punti del fiume da Bellinzona (già iniziati i lavori in zona Torretta) a Gudo. L’intera operazione del progetto denominato Parco fluviale (80 milioni di franchi in massima parte sussidiati da Confederazione e Cantone) ha quali scopi la messa in sicurezza degli argini, la sua rivitalizzazione ambientale e una migliore fruizione di un comparto già oggi molto frequentato da famiglie, sportivi ed escursionisti. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha affermato il sindaco Mario Branda, ricordando come fino al 1’500 l’allora ospedale si trovasse già nei pressi di un corso d’acqua, ovvero il riale Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene. Convivenza e sinergia tra fiume e ospedale che saranno invece garantite in futuro.

Attività militari dirottate in Leventina
Ma dove compensare la perdita delle attività militari attualmente presenti alla Saleggina? Dopo il parere positivo della Confederazione sull’eventualità di rinunciare alle truppe a Bellinzona (ma con conseguente esigenza di trovare una soluzione alternativa), nel 2017 il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha avviato le trattative facendo da tramite tra Confederazione e AlpTransit Gottardo Sa, proprietaria dell’ex Infocentro di Pollegio ubicato sui 124’200 metri quadri utilizzati per la fase di cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Un accordo di massima sulla fattibilità dell’operazione è stato raggiunto nel 2019. Il Cantone occuperà i 2’756 metri quadri su cui sorge l’ex Infocentro, mentre saranno 7’244 i metri quadri dove Armasuisse potrà costruire un edificio modulare (caserma) al servizio delle attività militari. L’operazione, iniziata già nel 2015 e definita complessa dal capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, ha permesso di scongiurare la demolizione dell’ex Infocentro ventilata da AlpTransit in quanto obbligata a restituire terreni verdi al Comune di Pollegio. La struttura – costruita per una funzione informativa e rappresentativa nell’ambito della costruzione del traforo – passerà inizialmente nelle mani di Armasuisse, con successivo passaggio al Cantone. Sarà il Di che procederà poi ad adattarla a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. L’investimento per acquisto e sistemazione dell’edificio ammonta a 1,15 milioni di franchi.

Riconversione dei terreni Sac Compresi nei 16 milioni, anche 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri quadri del terreno della Saleggina in zona agricola Sac (superfici per l’avvicendamento delle colture), ovvero la stessa superficie che in Leventina sarà convertita in zone per attrezzature ed edifici pubblici (Ap/Ep). Per questa procedura servirà una variante del Piano regolatore dei Comuni di Bellinzona e Pollegio (saranno chiamati a esprimersi i rispettivi Consigli comunali).
‘Operazione Win-Win’ Norman Gobbi, direttore del Di, parlando di un’operazione «Win-Win» ha espresso grande soddisfazione per esseri riusciti a fare convergere gli interessi degli attori coinvolti, che ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi», ha aggiunto. Sarà il voto del Gran Consiglio – indicativamente previsto a febbraio 2021– a definire l’inizio o meno dell’iter che prevede la firma del contratto di compravendita per la Saleggina, il risanamento dei terreni Sac, la firma del diritto di superficie con Armasuisse relativo al comparto di Pollegio e lo svolgimento dei necessari interventi infrastrutturali.

Stand di tiro sul Monte Ceneri
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina per il quale è previsto lo smantellamento. All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Tetris completo per l’ospedale
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni al Parlamento per acquistare dalla Confederazione i terreni alla Saleggina necessari alla costruzione della nuova struttura sanitaria, effettuare la relativa bonifica e rilevare l’Infocentro di Pollegio nei cui pressi si sposteranno le attività militari.
Per il nuovo ospedale di Bellinzona il tetris è compiuto, almeno sulla carta. Dopo anni di valutazioni, studi, contatti e trattative, un mattoncino fondamentale è stato posato mercoledì dal Consiglio di Stato con la firma del messaggio contenente la richiesta al Gran Consiglio di un credito di 16 milioni necessario principalmente all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona, ritenuti ideali per ospitare la struttura sanitaria che nei prossimi decenni, con avvio della costruzione stimato nel 2028, dovrà sostituire il vecchio San Giovanni. Mentre quest’ultimo non è più adeguato per la sua situazione collinare e l’impossibilità di un ampliamento ulteriore, la zona individuata al confine tra la città ed il quartiere di Giubiasco è considerata appropriata in quanto ampia, pianeggiante, ben collegata e attrezzata per poter essere edificata e messa a disposizione per scopi di carattere pubblico. L’acquisizione, fatta salva l’approvazione del Parlamento cantonale prevista indicativamente per febbraio 2021, aprirà la strada alla procedura di progettazione. Ma il tetris – come è stato definito ieri nella presentazione alla stampa da parte del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – non si ferma qui. Il credito permetterà infatti non solo l’acquisto di questi terreni ma anche il compimento di altri due obiettivi: la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale dell’area tramite il progetto del Parco fluviale (che proprio nel comparto avrà il suo cuore) e il rilevamento da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio, i cui vicini terreni passeranno all’Esercito per spostare le attività militari ora svolte proprio alla Saleggina. Si tratta quindi di un’operazione su tre fronti, che parte appunto dall’acquisizione di cinque particelle nella capitale per un totale di oltre 214.000 metri quadrati, che per altro andranno in parte bonificati a causa dell’inquinamento determinato dall’attività dello stand di tiro, che da parte sua come sostituto avrà dal 2026-27 il futuro poligono del Monte Ceneri (con un ulteriore investimento di 60 milioni). La superficie è l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale nell’ottica di un nuovo ospedale regionale. Ma è ancora oggi di proprietà della Confederazione, ed utilizzata dall’Esercito quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Già cinque anni fa il Dipartimento delle istituzioni – con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla in prima linea – aveva quindi avviato le trattative con il Dipartimento federale della difesa per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dei militari. Scartate le ipotesi di Gorduno, Gudo e Quartino, la soluzione è poi stata individuata nel terreno di Pollegio. Di 124.200 metri quadrati e appartenente ad AlpTransit Gottardo SA, vi sorge l’Infocentro che tra l’altro grazie a questo mosaico potrà essere mantenuto in piedi e destinato a scopi sociali di cui diremo.

Demolizione scongiurata
La mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni, come ricordato dal direttore Norman Gobbi, ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – della citata sistemazione completa del corso d’acqua. Ciò permetterà la messa in sicurezza del territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. «Con il nuovo ospedale e il Parco fluviale centriamo così due obiettivi strategici del progetto aggregativo» ha ricordato allo stesso infopoint sul posto il sindaco di Bellinzona Mario Branda. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Le cifre dell’operazione
Il costo per l’acquisizione delle cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214.246 metri quadrati ammonta a 13 milioni e 582.702 franchi. I costi per rilevare l’Infocentro (135.000 franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1,152 milioni. Altri 1,220 milioni (di cui circa la metà solo per lo smaltimento del materiale inquinato) andranno per la riqualifica di 10.000 metri quadrati di terreno, così da compensare il «sacrificio» dei terreni agricoli a Pollegio.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 30 ottobre 2020 de Il Quotidiano

Il Cantone compra i Saleggi
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13561057

Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Da www.laregione.ch
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni per acquistare i terreni in città e riorientare l’ex Infocentro di AlpTransit nella Bassa Leventina

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio.  

Il Consiglio di Stato, nella sua ultima seduta, ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dall’Esercito dei terreni della Saleggina a Bellinzona, da decenni usati come stand di tiro e sede di accampamenti militari, oltre che per il pascolo di mucche. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, di sistemazione idraulica e di rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino con l’inserimento del previsto parco fluviale. La richiesta di credito che il Governo cantonale ha sottoposto al Gran Consiglio consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio. Il costo per l’acquisizione di cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri in zona agricola qualità Sac (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità Sac).    L’operazione, una sorte di Tetris presentato ufficialmente questa mattina alla stampa, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo passaggio dell’Infocentro dall’Esercito al Cantone per servizi di pubblica utilità.

I terreni alla Saleggina – l’unico comparto ritenuto adeguato per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale in ottica nuovo ospedale regionale – appartengono oggi al Dipartimento difesa, protezione della popolazione e sport. Attualmente l’Esercito li usa quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo Sa (Atg) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Parlamento cantonale approverà il messaggio – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’Eoc per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività. 

L’Infocentro verso una seconda vita
La mediazione svolta dal Di ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione col Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – del previsto parco fluviale nei comparti Saleggina e Boschetti (Sementina). Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Atg a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. 

Questa mattina, durante la presentazione del messaggio governativo, il direttore del Di Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per esseri riusciti a mettere insieme gli interessi di tutti gli attori coinvolti, i quali ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi dal parlamento», ha aggiunto Gobbi, ricordando il lungo ma accurato iter osservato negli ultimi 5 anni.

Mario Branda, sindaco di Bellinzona, ha evidenziato l’appagamento a nome di tutto il Municipio in un giorno che segna un passo decisivo per entrambi i progetti che riguardano la Città. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha detto il sindaco, ricordando come fino al 1’500 l’ospedale San Giovanni si trovasse presso il viale del Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene del riale Dragonato. Una prossimità tra ospedale e fiume che sarà invece garantita in futuro, grazie appunto al Parco fluviale che andrà ad offrire alla popolazione maggiori opportunità per fruire del fiume e della natura circostante. 

Stand di tiro sul Monte Ceneri 
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina (che sarà smantellato). All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026. 

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Da www.cdt.ch

Il Governo pensa al futuro dell’ospedale di Bellinzona
Con un credito di oltre 16 milioni di franchi il Consiglio di Stato ha acquisito i terreni in zona Saleggina per la progettazione del nuovo comparto del nosocomio e la sistemazione del fiume Ticino – Questo passo consentirà anche l’acquisto dell’Infocentro a Pollegio

Il Consiglio di Stato ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo comparto dell’Ospedale regionale di Bellinzona e la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino. Il credito accolto dal Governo consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio.

Si tratta di un’operazione su tre fronti che parte dall’acquisizione di 5 particelle alla Saleggina in territorio di Bellinzona per un totale di oltre 214mila metri quadrati. Una superficie – l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) in ottica nuovo ospedale regionale – oggi di proprietà della Confederazione (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport). Attualmente l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo SA (ATG) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Gran Consiglio approverà il messaggio adottato dal Consiglio di Stato – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’EOC per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività.

Ma la mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni ha permesso di raggiungere altri qualificanti obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del Territorio – della sistemazione del Fiume Ticino, Parco fluviale Saleggina e Boschetti. Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di ATG a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Il costo per l’acquisizione delle 5 particelle per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 m2 in zona agricola, qualità SAC (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità SAC).