Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Una vettura elettrica in prova per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Negli ultimi decenni l’impatto ambientale delle attività umane è oggetto di particolare attenzione. In quest’ambito anche la Polizia cantonale è chiamata a dare il proprio contributo. Per questo motivo viene testata in prova la prima vettura di pattuglia completamente elettrica. L’auto è stata presentata oggi a Bellinzona presso il Comando del Corpo, alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, del Consigliere di Stato Claudio Zali, direttore del Dipartimento del Territorio, e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

La mobilità del futuro entra a far parte del nostro sistema di sicurezza ed è possibile definirla un’ottima soluzione, efficiente e a emissioni zero, per una società ticinese sempre più mobile e urbanizzata. A livello svizzero il 4,2% delle auto nuove vendute nel 2019 erano elettriche. In questo settore la nostra Nazione si colloca al quinto posto nella classifica dei paesi europei con la più alta percentuale di veicoli elettrici. Sul podio si trovano invece la Norvegia (42,4%), i Paesi Bassi (13,9%) e l’Islanda (7,8%). Il futuro riserva quindi a livello tecnologico novità e cambiamenti con una sempre maggiore attenzione ad ambiente e risorse rinnovabili. Proprio in quest’ottica deve essere inteso l’utilizzo in prova del nuovo veicolo. Una sfida per la Polizia cantonale, orientata a “rimanere al passo con i tempi” e performante in seno alla nostra società moderna.

La vettura scelta, messa a disposizione dall’Ufficio degli automezzi e delle macchine dello Stato (UAMS), viene utilizzata per il servizio di pattugliamento stradale. In quest’ambito i veicoli della Polizia cantonale percorrono annualmente oltre 4 milioni di chilometri. Alla dotazione di serie si aggiunge un particolare allestimento che ha equipaggiato il veicolo di alcune funzioni ad hoc. Tra queste, il rilevatore della velocità di inseguimento, collegato direttamente al monitor originale dell’auto, e un impianto di segnalazione a LED aerodinamico per non inficiare le prestazioni. Nel bagagliaio, invece, è stato realizzato un apposito sistema di cassetti per contenere e stoccare il materiale che viene abitualmente usato dagli agenti di pattuglia.  

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Da www.ticinonews.ch

Pubblicati i risultati del sondaggio promosso tra la popolazione ticinese sulla percezione della comunicazione da parte delle autorità.
Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”

https://www.ticinonews.ch/ticino/pieni-voti-al-governo-nella-prima-ondata-GA3460080

In primavera abbiamo vissuto una situazione senza precedenti, scandita da nuove misure e allentamenti del Governo, comunicati nelle famose conferenze stampa da Bellinzona e da Berna. Si poteva fare meglio o di più? A inizio estate lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta ha promosso un sondaggio online per raccogliere informazioni tra i cittadini ticinesi riguardo la loro percezione della comunicazione delle autorità durante la prima ondata. Sondaggio a cui hanno partecipato 2’856 persone, che hanno espresso giudici e formulato osservazioni sull’operato del Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il risultato è chiarissimo: i giudizi raccolti sulla qualità, l’entità e le modalità della comunicazione sono molto positivi. “La gente si è sentita informata e rassicurata” commenta l’autore dello studio Mauro Stanga dell’Ufficio di statistica ai microfoni di Teleticino. “Si cercava quasi protezione e sostegno da parte delle autorità. Nel complesso le valutazioni sono positive. Ma c’è una maggiore attitudine alla critica tra i più giovani e i più formati (che si manifesta comunque nell’ambito di valutazioni globalmente positive). C’è invece un bisogno di sostegno maggiore delle autorità da parte delle fasce più vulnerabili, come gli anziani e le persone con un livello di istruzione più basso”.

La chiarezza delle informazioni
Per quanto riguarda la chiarezza e la comprensibilità delle informazioni fornite, tre aspetti su cinque (le misure di prevenzione, gli aggiornamenti sull’evoluzione dell’epidemia, come comportarsi in caso di sintomi) sono risultati molto chiari. Raggiunge invece una discreta valutazione media la percezione della chiarezza e della comprensibilità delle informazioni relative alle riaperture delle attività (fasi di allentamento: riapertura scuole, dei bar e dei ristoranti, dell’Amministrazione cantonale, ecc.)”. Anche le informazioni riguardo all’utilizzo della mascherina hanno lasciato qualche incertezza.

Ticinesi più critici verso Berna e il Gran Consiglio
Durante la crisi sanitaria le istituzioni cantonali hanno potuto contare su un elevato grado di fiducia da parte della popolazione. Ma chi ha partecipato allo studio ha manifestato meno fiducia nei confronti delle autorità federali (Ufficio federale della sanità pubblica e Consiglio federale) e del Gran Consiglio. In particolare tra la popolazione ticinese hanno avuto forte risonanza alcune incomprensioni tra le istituzioni federali e quelle cantonali. “Nell’immaginario collettivo si è alimentata ed esacerbata una sorta di contrapposizione (in buona parte preesistente) tra determinate istanze e necessità specifiche del nostro cantone e una pretesa mancanza di attenzione a queste specificità da parte delle autorità federali, ciò che spiega in parte la minor fiducia qui attribuita a queste ultime” si legge nello studio.
Per quanto riguarda il Gran consiglio, nei commenti sono stati espressi con una certa frequenza delle riserve circa le critiche formulate da parte di alcuni deputati su aspetti della gestione della crisi. “Il fatto che ci siano stati dei granconsiglieri che hanno espresso critiche sull’operato del governo è stato percepito negativamente da molte persone che hanno compilato il questionario” spiega ancora Stanga dello studio, che cita per esempio il rinvio delle sedute parlamentari previste a inizio maggio.

Le conferenze stampa, appuntamento quotidiano in tv
Il canale più utilizzato dai ticinesi per tenersi aggiornati sulla situazione è stato la televisione (46,5%), seguita dai canali informativi ufficiali delle autorità cantonali e federali (25,4%), i giornali cartacei e i portali online (16,85). Altri canali, tra cui i social media e la radio, vengono menzionati come fonte principale di informazione da meno del 10% dei partecipanti. Per Stanga la scelta della televisione come canale principale di informazione è un “ritorno al passato”, con le autorità che sono di nuovo entrate nelle case delle persone.

Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”
Dalla prima ondata tante cose sono cambiate anche dal punto di vista della comunicazione. Oggi il Governo riceverebbe gli stessi voti? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Il risultato positivo della prima ondata è da leggere anche nell’ambito di un derby tra Ticino-Berna” spiega il consigliere di Stato. “In questa seconda ondata di derby non ne abbiamo fortunatamente avuti. Siamo riusciti a gestire la situazione con limitazioni che hanno permesso comunque delle aperture e di andare avanti, raggiungendo gli obiettivi prefissati”. Ma ora i rapporti tra Bellinzona e Berna sono migliorati? Per Gobbi sì, ma non sono ancora del tutto allineati.

Criminalità informatica e pedocriminalità: rafforzamento degli sforzi cantonali

Criminalità informatica e pedocriminalità: rafforzamento degli sforzi cantonali

Comunicato stampa

I Cantoni intendono coordinare meglio la lotta contro la criminalità informatica e unire i loro sforzi in questo settore. Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella riunione autunnale del 12 novembre 2020 la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP) ha approvato i termini di un accordo amministrativo stipulato con la Conferenza dei comandanti cantonali di polizia (CCPCS). Tale accordo, la cui entrata in vigore è prevista il 1° gennaio 2021, disciplina l’organizzazione e il finanziamento di una rete di supporto digitale alle indagini sulla criminalità informatica (NEDIK).

La rete NEDIK, fondata nel 2018 dalla CCPCS, mira a concentrare le risorse specializzate affinché la lotta contro la criminalità informatica possa essere condotta in modo coordinato ed efficiente. L’accordo amministrativo appena concluso regola l’organizzazione e il finanziamento delle prestazioni dei singoli Corpi di polizia cantonali nell’ambito di NEDIK a favore di tutti i Corpi di polizia in Svizzera. 
NEDIK ha il compito, tra le altre cose, di garantire il reciproco trasferimento di conoscenze, di redigere una panoramica nazionale dei casi e di permettere la classificazione dei casi intercantonali. La rete NEDIK contribuisce inoltre alla prevenzione, collaborando con la Prevenzione svizzera della criminalità e con il Centro nazionale per la sicurezza informatica (NCSC).
Per il CDCGP e il CCPCS questo accordo costituisce un passo importante nella lotta contro la criminalità informatica. Attraverso NEDIK si assicura infatti la presenza di un organismo che promuove e coordina la cooperazione tra i Cantoni e tra i Cantoni e la Confederazione in questo particolare campo, segnatamente per quanto riguarda il fenomeno della pedocriminalità.

Coordinamento della cooperazione nazionale e internazionale nella lotta alla pedocriminalità
Per combattere la criminalità informatica NEDIK utilizzerà strumenti analitici specifici e gestirà un database centralizzato delle conoscenze.
La gestione della lotta contro la pedocriminalità, che sarà una delle priorità di NEDIK, sarà assunta dalla Polizia cantonale di Berna a partire dal 1° gennaio 2021. La stessa coordinerà la sorveglianza « peer-to-peer », nonché le indagini segrete in assenza di sospetti condotte dai Cantoni nel campo digitale.
Il presidente del CCSPA Mark Burkhard, ha sottolineato l’importanza delle indagini preventive, in particolare nella lotta contro la pedocriminalità: «Oggi in tutta la Svizzera sono occupati a tempo pieno quasi 18 posti – circa tre volte di più rispetto a prima della creazione di NEDIK – per indagini in assenza di sospetti, con particolare attenzione all’ambito della pedocriminalità».

Negli anni la criminalità è divenuta sempre più transnazionale. Aspetto quest’ultimo di particolare valenza per la criminalità informatica e la pedocriminalità. In quest’ambito le inchieste possono essere condotte con successo unicamente attraverso l’intensa collaborazione tra i Cantoni e con la Confederazione. Quest’ultima gioca poi l’importante ruolo di gestire i rapporti con le autorità estere. In seno al NEDIK, fedpol assume dunque il ruolo di coordinatrice sovracantonale e transnazionale, in particolare con i partner Europol e Interpol. In base al mandato NEDIK, fedpol si occupa inoltre di analizzare e indirizzare le segnalazioni delle autorità estere, ad esempio quelle relative a transazioni sospette in ambito di pedocriminalità, note come NCMEC, da parte delle autorità statunitensi. Questo a favore delle magistrature cantonali che in questo modo possono istruire i procedimenti, non appena un sospetto viene confermato. Fedpol elabora pure i rapporti di analisi e rappresenta la Svizzera in seno a gruppi di esperti internazionali.

Attualmente le forze di polizia cantonali e fedpol impiegano circa 300 persone che si occupano esclusivamente di lotta contro la criminalità informatica.

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, che in votazione consultiva hanno accolto il progetto aggregativo, senza includere il Comune di Arogno, dove avevano invece prevalso i voti negativi. I sostegni cantonali verranno adattati di conseguenza.

Lo scorso 18 ottobre 2020 la cittadinanza di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio si è espressa in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i loro comuni, accolto con chiare maggioranze in tre comuni (Melano 67% di sì, Maroggia e Rovio 63%) e respinto ad Arogno (53% di no), con una maggioranza favorevole complessiva nei quattro comuni del 59%. L’abbandono dell’intero progetto, non entrando in considerazione con tale esito, rimanevano le ipotesi di proseguire l’aggregazione limitatamente ai tre comuni favorevoli o in alternativa l’attuazione completa, con l’inclusione di Arogno in via coatta.

Nei giorni successivi la votazione, la Sezione degli enti locali ha discusso i risultati e le conseguenze della consultazione con i sindaci dei quattro comuni coinvolti (nonché membri della Commissione di studio che ha elaborato il progetto) e, separatamente, con il Municipio di Arogno. Nel complesso è in sostanza emerso che, a determinate condizioni, entrambe le strade sono ritenute percorribili dai rappresentanti dei comuni favorevoli, posto in particolare che la costituzione del nuovo Comune non si protragga oltremisura. Il Municipio di Arogno, prendendo atto del voto ma facendo anche un bilancio complessivo della situazione e delle prospettive, continua a ritenere che lo studio di aggregazione proposto dalla Commissione sia un progetto da realizzare.

In linea con la politica aggregativa cantonale proposta nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e ritenuto che per Arogno l’aggregazione costituisce al momento più un’opportunità che una necessità, il Governo ha deciso di orientare la propria proposta verso l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, con l’esclusione di Arogno, nel nuovo Comune di “Val Mara”, denominazione che ha raccolto maggiori preferenze rispetto all’alternativa di “Basso Ceresio”.

Questa aggregazione a tre comuni risulta conforme alle condizioni poste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in quanto manifestamente coerente dal profilo territoriale, nonché in grado di rispondere alle aspettative presentate alla popolazione prima della votazione. Inoltre, non risente di alcun pregiudizio finanziario dall’assenza di Arogno e potrebbe avviarsi in un clima verosimilmente meno laborioso che con un’inclusione forzata, auspicata da una parte ma che la maggioranza non sembra ritenere al momento interessante.

Come a suo tempo anticipato, in caso di aggregazione ridotta i sostegni cantonali vengono rivisti, adattandoli alla nuova situazione. Riguardo gli aiuti finanziari all’aggregazione di Val Mara limitatamente a Maroggia, Melano e Rovio, il Consiglio di Stato proporrà 0,3 milioni di franchi per aiuti alla riorganizzazione amministrativa (per l’aggregazione completa erano previsti 0,4 mio) e 1,2 milioni per sostenere investimenti di sviluppo (1,6 mio erano stati proposti per l’aggregazione completa).

Il relativo messaggio governativo verrà licenziato nelle prossime settimane.

Ripresa del reclutamento per il servizio militare e della Protezione civile a partire dal 23 novembre 2020

Ripresa del reclutamento per il servizio militare e della Protezione civile a partire dal 23 novembre 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, Sezione del militare e della protezione della popolazione, conferma la ripresa delle giornate di reclutamento militare e della Protezione civile.

La Sezione del militare e della protezione della popolazione, Comando di circondario e Servizio della Protezione civile, a seguito delle decisioni delle autorità federali, conferma che il reclutamento per il servizio militare e per la Protezione civile riprenderà a partire da lunedì 23 novembre 2020 nel rispetto delle disposizioni sanitarie e sociali in vigore.
Verranno pertanto convocati nelle prossime settimane tutti coloro che hanno previsto di iniziare la scuola reclute a gennaio 2021.
Le persone in possesso di un ordine di marcia e che non hanno ricevuto una conferma scritta di annullamento dovranno entrare in servizio come previsto.
A causa dell’estrema volatilità della situazione sono sempre possibili cambiamenti o annullamenti comunicati con un breve preavviso.  

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

«Un ciclone da una frase “rubata”, non ci si può neppure scusare»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 17 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi risponde alle critiche che gli sono state rivolte dopo aver pronunciato una frase sopra le righe nei confronti degli italiani e smentisce che in Governo ci sia del nervosismo sulle misure di contenimento da adottare.

Lei è finito nell’occhio del ciclone mediatico e politico per una poco elegante frase nei confronti degli italiani. Concorda sul fatto che sia stata una caduta di stile?
«Quando il ciclone mediatico e politico viene creato su una errata comprensione di una frase “rubata” in un fuori onda televisivo c’è poco da fare. Non ci si può nemmeno scusare. Ciò che è stato riportato (ad arte da alcuni avversari politici) non è ciò che ho detto. Quindi il fatto non esiste. Potremmo star qui ore a disquisire sul bon ton. La realtà è un’altra: questa pandemia necessita di interventi appropriati sia di qua sia di là dal confine e ognuno è chiamato a fare il suo. Unicuique suum: se lo dico in latino va meglio?».

In questa seconda ondata le si rimprovera di avere alzato eccessivamente i toni come presidente del Governo. Concorda o contesta?
«In questa seconda ondata il presidente del Governo si è fatto – come nella prima ondata – portavoce dell’intero Governo. Non sono i toni a essere eccessivi, sono le misure da adottare a essere impegnative, per taluni pesanti e per altri sempre troppo blande. I miei toni sono sempre stati improntati a far passare un messaggio chiaro».

C’è poi la fuga in avanti e la ritrattazione delle misure presentate domenica scorsa in fretta e furia. Un errore di percorso o il segno del nervosismo che inizia a farsi strada anche al vostro interno?
«Il Governo ha voluto e dovuto lanciare domenica scorsa un ultimo appello alla popolazione per evitare di dover ricorre a misure più drastiche. E i numeri degli ultimi giorni sembrano confermare che la popolazione ha recepito l’appello e capito la gravità della situazione. Il fatto che il giorno successivo abbiamo dovuto precisare alcune questioni (sostanzialmente per il mondo dello spettacolo: cinema, teatri e concerti) non mi sembra una tragedia. Il Governo è unito e la conduzione di questa crisi ci sta rafforzando».

È curioso che per spiegare il dietrofront sia stato mandato al fronte il cancelliere Arnoldo Coduri. Tutti i consiglieri di Stato avevano impegni improrogabili al punto da evitare il confronto e la spiegazione ai cittadini?
«Erano spiegazioni di natura tecnica, non politica (da 5 persone si passa per gli spettacoli a 30, come era già stato previsto per le funzioni religiose). Il messaggio politico era: agiamo tutti insieme ora per evitare limitazioni peggiori in un secondo momento. Ricordo inoltre che uno dei compiti del cancelliere è rappresentare il Governo verso l’esterno e infatti la comunicazione e l’informazione sulla crisi attualmente è stata centralizzata, come ho comunicato proprio nel corso della conferenza stampa di domenica scorsa, al SIC (Servizio dell’informazione e della comunicazione del Governo) di cui il cancelliere è responsabile. In tutta franchezza, mi sembra quindi una polemica sterile. Ora è importante guardare avanti perché i prossimi mesi saranno altrettanto impegnativi».

Premesso che sbagliare è umano e nessuno qui vuole infierire, il rischio è che la cittadinanza guardi più alla forma che alla sostanza, perdendo di vista l’obiettivo primario, la salute e la lotta alla pandemia. Cosa ne pensa?
«Ai fiumi di parole noi preferiamo i fatti. Come tutti i ticinesi alla forma preferiamo la sostanza. E in questa crisi le chiacchiere sono dannose. Anzi: fanno sbagliare. Credo che abbiamo ripetuto centinaia di volte qual è l’obiettivo principale di tutte le misure di fronte alla crisi: la salute dei concittadini; e non solo per chi, purtroppo, si ammala di COVID-19, ma anche per coloro che devono affrontare tutte le altre patologie che non si fermano davanti al coronavirus. Quindi: evitare la pressione sulle strutture sanitarie attraverso misure appropriate che non portino alla chiusura di ogni attività. Pena un collasso economico e sociale».

Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Ticino 2020 così disegnerà il Comune del 21° secolo

Intervista a Marzio Della Santa (capo della Sezione degli enti locali) pubblicata nell’edizione di sabato 14 novembre 2020 de La Regione

Una riforma che tocca tre assi strategici: la dimensione, i compiti e il funzionamento

Nell’arco degli anni il ruolo dei Comuni nella società è cambiato più volte. Il funzionamento, i compiti e le dimensioni si sono evolute con il passare del tempo e la riforma Ticino 2020 mira a tenere in considerazione questi cambiamenti, adattando la suddivisione dei doveri (in particolare finanziari) tra Cantone e Comuni al periodo storico attuale. 

Inizialmente il ruolo dei comuni era «di sussistenza», spiega a ‘laRegione’ Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali e membro della direzione del progetto Ticino 2020. Un comune «agricolo», insomma, che «alle nostre latitudini conosciamo con il termine di Vicinia. Il compito era quello di garantire ai membri della comunità un accesso alle terre comuni, tale da permettere a ognuno di sopravvivere, di sussistere». Questa forma di comunità era caratteristica del Medioevo e in seguito è stata ereditata dai patriziati. All’inizio del 20° secolo si è poi passati a un comune di servizi. «Servizi che servivano a garantire una vita in salute». Si garantiva ad esempio «l’evacuazione delle acque luride o l’acqua potabile».

Il concetto di servizi si è in seguito evoluto «con l’aumento della complessità della società, sempre più ricca ed esigente». Vengono così offerti anche «servizi educativi, come la scuola, maggiore sicurezza nell’approvvigionamento, ma pure verso minacce esterne (che potevano anche essere eventi naturali). Questa forma si è quindi evoluta fino alla fine degli anni 80-inizio anni 90, quando «si è iniziato a parlare di Comune economico». Un trentina di anni fa si concepiva quindi il Comune come «partner del Cantone e della Confederazione nello sviluppo economico del territorio: la pianificazione doveva essere armonizzata con la visione di sviluppo del Cantone. In realtà, essendo attori economici, i Comuni hanno sviluppato le zone industriali e quelle artigianali secondo il proprio interesse. Questo era il prezzo da pagare a causa del prelievo da parte dei Comuni dell’imposta sulle persone giuridiche».

Una visione che si è protratta fino all’inizio degli anni 2000: oggi sono il Cantone e la Confederazione che fanno promozione economica, mentre i Comuni hanno adottato sempre più un ruolo «comunitario, reso evidente dall’attuale pandemia». Si tratta di un Comune «attento alla qualità di vita residenziale dei cittadini e delle aziende che risiedono sul suo territorio», precisa Della Santa.
Ma cosa determina la qualità di vita residenziale?
«Diversi fattori, come ad esempio gli aspetti sanitari, sociali, territoriali, educazione, ma anche la tranquillità, il fatto di poter uscire e relazionarsi con altre persone, la bellezza e la pulizia degli spazi pubblici, un territorio ordinato». Da un sondaggio del 2019 è infatti emerso che l’aspetto principale che tiene in considerazione una persona se dovesse cambiare Comune «è il costo dell’abitazione, la tranquillità e la qualità del paesaggio. Secondario è il moltiplicatore, mentre l’offerta di svago i servizi sociosanitari, la vicinanza delle scuole, la qualità degli spazi pubblici, l’amministrazione pubblica, si trovano in fondo alla classifica perché sono aspetti ormai acquisiti e diffusi uniformemente sul territorio».

‘Recidere le aderenze’
Perché i rapporti istituzionali si sviluppino in un clima costruttivo, il ruolo del Comune deve essere complementare a quello del Cantone e della Confederazione. Ticino 2020 mira quindi «essenzialmente a recidere le aderenze che si sono create nel corso degli anni tra Cantoni e Comuni in un contesto molto eterogeneo a livello comunale», sottolinea ancora Della Santa. La riforma che il Dipartimento delle istituzioni sta promuovendo va così a toccare tre «assi strategici a livello comunale: la dimensione, i compiti e il funzionamento». Un aspetto importante che riguarda la dimensione di un Comune è rappresentato dalle aggregazioni che «hanno prodotto effetti positivi, ma anche alcune criticità: complice l’evoluzione sociale, negli ultimi decenni si è assistito a un degrado della funzione comunitaria (sentimento di appartenenza) con ripercussioni anche sulla funzione democratica: se un cittadino si sente parte di una comunità, parteciperà attivamente anche alla vita politica. Oggi abbiamo più sentimenti di appartenenza invece che uno definito, legato a una determinata comunità». Laddove la cittadinanza è passiva, «le politiche attuate soddisfano i bisogni di pochi e sono quindi inefficaci». Inoltre, in passato le aggregazioni sono state realizzate per «necessità, perché andavano a rispondere a difficoltà di erogare beni e servizi appropriati e perché non vi erano persone disponibili a ricoprire cariche pubbliche». Oggi, invece, «ci muoviamo nella dimensione dell’opportunità: una comunità si riconosce appartenente a un territorio, rendendosi conto che può sviluppare politiche territoriali molto più efficienti». In generale, il ruolo che attualmente un Comune dovrebbe svolgere è quello «di garantire certi servizi, ma anche di avere un occhio di riguardo sulla comunità». E in questo senso vi è una «discrepanza tra Comuni grandi e piccoli». È infatti stato notato che quelli grandi riscontrano maggiori difficoltà «a livello di funzione comunitaria. E, rendendosi conto di ciò, i centri urbani stanno cercando di sviluppare politiche comunitarie che vanno a recuperare questo vuoto».

Ticino 2020 mira poi «a rivedere la ripartizione dei compiti tra Cantone e Comuni», afferma Della Santa, precisando che «un obiettivo è quello di restituire ai Comuni competenze che sono state loro sottratte a causa di una dimensione insufficiente: molti Comuni in passato hanno infatti chiesto al Cantone di occuparsi di certi servizi. Questi compiti potrebbero essere restituiti ai Comuni in chiave moderna, pensando a un Cantone che mantiene saldamente in mano la politica settoriale (ad esempio, nell’ambito della scuola, questo si traduce nella definizione del piano di studio e degli obiettivi pedagogici che un bambino deve raggiungere), ma che dà più autonomia esecutiva ai Comuni». Infine, la riforma è anche volta a «garantire al Comune delle regole di funzionamento appropriate». In questo senso, «si inizierà prossimamente a riflettere su modelli organizzativi e gestionali del Comune, capaci di renderne l’azione istituzionale e di servizio più efficace ed efficiente».
Pandemia permettendo, ad aprile 2021 dovrebbe essere consegnato il progetto definitivo di riforma al Consiglio di Stato. Progetto che dovrebbe poi essere trattato dal Gran Consiglio nel 2022.

Marzio Della Santa, concretamente quali compiti tornerebbero ai Comuni con Ticino 2020?
Principalmente saranno quelli legati agli anziani e alla scuola comunale. Al Cantone sarebbero affidati i compiti relativi alla Comunità tariffale, alla Federazione cantonale ticinese servizio autoambulanze, alla promozione delle famiglie, alla protezione dei minori, all’assistenza sociale e alle assicurazioni sociali. Dall’analisi dell’offerta è chiaramente emerso che si tratta di compiti che i Comuni (anche quelli più grandi) non sono più in grado di assicurare. Essendo però noi chiamati a rispettare l’equilibrio finanziario (sia i Comuni, sia il Cantone devono continuare a spendere nella stessa misura di oggi), il finanziamento delle prestazioni complementari Avs/Ai sarebbe affidato ai Comuni, anche se in questo ambito le decisioni e il controllo continueranno ad essere gestiti dal Cantone e dalla Confederazione. Per quanto riguarda l’assistenza sociale, si tratta di un bene di interesse cantonale: è nell’interesse di tutti che queste persone (che si spostano sul territorio) non vengano lasciate a loro stesse. Attualmente stiamo chiarendo i compiti che i Comuni dovrebbero comunque ancora svolgere nella gestione dell’assistito. Nell’ambito della scuola, il Cantone manterrebbe una responsabilità politica e il Comune dovrebbe recuperare autonomia esecutiva nell’erogazione della prestazione. A queste condizioni la responsabilità finanziaria sarebbe affidata ai Comuni.

E per quanto riguarda i compiti legati agli anziani?
La politica legata agli anziani consiste essenzialmente in due azioni: definire quali sono gli strumenti possibili da attuare e pianificare. Stiamo essenzialmente parlando di case per anziani, assistenza a domicilio e servizi di appoggio. Si tratta innanzitutto di distribuire la risposta sul territorio: se molte persone vanno in casa per anziani, vi sarà meno bisogno di assistenza a domicilio e servizi d’appoggio, e viceversa. Compito, questo, assunto dal Cantone che oltre alla pianificazione integrata del settore anziani fissa anche le regole di accesso sul piano finanziario (le tariffe). Con Ticino 2020 i Comuni diventerebbero responsabili dell’erogazione delle prestazioni. Oggi il passaggio dal domicilio alla casa per anziani può risultare molto difficoltoso, perché ogni struttura decide autonomamente se accogliere un anziano oppure no. Ma questo non vuol dire che rispondano ai bisogni della cittadinanza. Tramite il progetto i Comuni promuovono delle regioni sanitarie integrate. Un concetto che conoscono già altri Cantoni come Grigioni e Friburgo e che viene caldeggiato a livello federale da diverse organizzazioni settoriali. Ridando autonomia esecutiva ai Comuni, Ticino 2020 dà la possibilità all’anziano di trovare la soluzione migliore per i suoi bisogni, distinguendo, ad esempio, tra le zone periferiche (dove forse si preferisce l’assistenza a domicilio) e i centri urbani (dove chi abita in una palazzina magari non ha nulla in contrario a risiedere in una casa per anziani).

Cambierebbe qualcosa anche per le Autorità regionali di protezione (Arp)?
Sono un bell’esempio di un compito che in passato era esclusivamente locale e che poi col tempo è cambiato. Quelle che oggi conosciamo come Arp originariamente erano chiamate commissioni tutorie: erano i membri della comunità che accoglievano chi si trovava in una situazione difficile, prestando loro le cure necessarie. In seguito sono però evoluti i bisogni, così come la società e quindi la risposta che veniva data localmente (che dipendeva anche dalle risorse disponibili) non era più sufficiente. Questo servizio è così divenuto sovracomunale, dapprima con le tutorie regionali e poi le Arp. Ancora oggi vi sono differenze tra le decisioni prese dalle varie Arp, perché dipendono dalle risorse che i Comuni mettono loro a disposizione. Con Ticino 2020 le Arp diventeranno cantonali. Così facendo il cittadino avrà maggiori garanzie sull’equità di trattamento e sul rispetto dei suoi diritti, come stabilito a livello federale.

Ma il cittadino cosa ci guadagnerebbe con questa riforma?
Il cittadino ci guadagnerà sull’insieme di queste prestazioni, perché in questo modo (seguendo il principio di ‘chi beneficia, decide e paga’) le scelte politiche a vari livelli saranno più razionali e responsabili, evitando così prestazioni inappropriate o non necessarie. Volendo semplificare, si può concludere che con l’approvazione della riforma, per le famiglie giovani e per le persone più in là con gli anni vi sarà una maggiore soddisfazione rispetto ai loro bisogni. Il cittadino guadagna poi da un altro punto di vista, ovvero da quello dell’impasse politica: con le aderenze attuali si ingessa il sistema politico, sia a livello comunale, sia cantonale. La conflittualità evidenziata dalla recenti iniziative legislative dei Comuni potrebbe assumere un’ampiezza maggiore frenando coloro che vogliono promuovere nuove politiche o adeguare quelle esistenti.

Servizio di protezione civile – obbligo invariato fino a 40 anni

Servizio di protezione civile – obbligo invariato fino a 40 anni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, Sezione del militare e della protezione della popolazione, prende atto positivamente che nella seduta del 09 novembre 2020 il Gran Consiglio ha approvato l’introduzione di un nuovo articolo (art. 14a) nella Legge cantonale sulla protezione civile (LPCi), concernente la durata del servizio per un periodo transitorio dal 01.01.2021 al 31.12.2025. La modifica ha permesso di posticipare l’applicazione delle disposizioni federali in termini di durata di servizio, permettendo quindi un rinnovamento organizzativo progressivo e dimensionato degli effettivi.

Le nuove disposizioni federali (Legge sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile e Ordinanza sulla protezione civile), che entreranno in vigore il 01 gennaio 2021, prevedono una diminuzione della durata dell’obbligo di prestare servizio. Infatti, si passa da un obbligo che inizia nell’anno in cui il milite compie i 20 anni e dura fino alla fine dell’anno in cui compie i 40 anni, ad un sistema in cui l’obbligo si estende su 14 anni dall’assolvimento dell’istruzione di base.
Tale cambiamento avrebbe portato ad un proscioglimento di un numero importante di militi e quadri. Situazione che alla luce dei molteplici compiti affidati alla protezione civile – si pensi solo a quelli legati all’attuale emergenza sanitaria – avrebbe di fatto messo in difficoltà l’efficienza operativa della protezione civile sul territorio cantonale. Da ciò la necessità dell’introduzione del nuovo art. 14a LPCi.

Disposizione cantonale (art. 14a LPCi)
Avvalendosi della possibilità concessa ai cantoni dall’art. 99 cpv. 3 nLPPC, il Gran Consiglio, su proposta del Dipartimento delle istituzioni ha accettato di introdurre una norma transitoria nel quadro legislativo cantonale volta a ridurre l’impatto generato dalla diminuzione degli effetti. La disposizione entra in vigore con decorrenza 01.01.2021 salvo eventuale referendum.

Effetti
Militi e quadri della protezione civile, incorporati nelle Organizzazioni regionali di protezione civile operanti sul territorio cantonale, che sono soggetti all’obbligo di prestare servizio di protezione civile dal 01.01.2021 al 31.12.2025, hanno l’obbligo di prestare servizio sino alla fine dell’anno in cui compiono i 40 anni.

Ulteriori informazioni
A tutti i militi ed ai quadri incorporati nelle Organizzazioni regionali di protezione civile verrà prossimamente trasmesso per iscritto un documento informativo.   

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

Da www.ticinonews.ch

Così Norman Gobbi sui mormorii relativi a una nuova stretta. E sui malumori in Ticino: “Li comprendo – spiega – ma il nostro agire è nell’interesse di tutti”

Situazione straordinaria? Confinamento nazionale? Nuove restrizioni localizzate? Sono tante le domande alle quali oggi potrebbe rispondere il Consiglio federale (una conferenza stampa è attesa per le 14.30 con Alain Berset). Da un lato l’appello dei Cantoni, dall’altro quello di una parte della componente economica: il comune denominatore è uno solo. Berna deve far sentire la sua voce. Nell’attesa Radio 3i ne ha parlato con il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, partendo proprio dalla richiesta del Ticino della situazione particolare. “Non penso che la Confederazione voglia andare in questa direzione” spiega Gobbi. “Questa situazione però pone qualche difficoltà al Cantone, che è chiamato a vigilare sul rispetto delle norme federali e cantonali. Non c’è la base legale per poter sanzionare immediatamente con pene pecuniarie, che è prevista solo nell’ambito di una situazione straordinaria”. Una questione, quella delle multe disciplinari, che è stata sottoposta anche all’attenzione di Berna perché aggirare la questione, spiega Gobbi, è difficile. “Ci hanno provato i ginevrini, che sono stati richiamati sul fatto che non dispongono delle basi legali conformi. Abbiamo fatto verifiche anche noi. Purtroppo, con questa situazione, per i Cantoni diventa difficile e vanifica un po’ tutti gli sforzi”.

Le richieste di parte dell’economia
Parte dell’economia ha chiesto a gran voce una sorta di lockdown nazionale al posto di misure restrittive localizzate. In mancanza di una presa di posizione di Berna, potrebbe essere questo il prossimo passo? “Saranno temi da discutere e sui quale dovrà essere data una risposta, ma garantendo una visione d’insieme che deve essere sostenibile, sopportabile e supportabile” precisa il consigliere di Stato.

I malumori in Ticino
In queste ore in Ticino c’è un po’ di malumore per il parziale dietrofront sulle misure, in particolare per quel che riguarda le limitazioni a cinema, teatri e impianti sportivi. “Ci sono degli ambiti in cui un contagio è più evidente, dove c’è una maggiore o minore attenzione delle regole. È soprattutto questo uno dei motivi che ci ha spinto a chiarire in quale situazione dovevano essere ripristinati determinati valori e corretti degli altri”. Ma non era forse più giusto chiudere del tutto queste attività? “È una misura che potremo sempre prendere qualora la curva non dovesse appiattirsi o abbassarsi”.

Crisi coronavirus: esercito e PCi rispondono presente

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“In Ticino la Protezione civile è a disposizione della sanità pubblica”

La situazione sul fronte coronavirus è delicata. In molti Cantoni, in particolare quelli romandi, l’aumento dei contagi e di conseguenza la crescita del numero delle ospedalizzazioni sta creando molta pressione sui nosocomi. Sia sulle strutture, in quanto a disponibilità di posti letto nelle cure intense, sia sul personale medico e infermieristico, confrontato con un carico di lavoro straordinario. “È una situazione che in Ticino abbiamo vissuto in marzo e aprile, afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Conosciamo bene le problematiche che queste condizioni creano. Oggi in Ticino nonostante il preoccupante aumento del numero di contagi su questo fronte siamo per il momento un po’ più tranquilli, anche grazie – appunto – all’esperienza vissuta in primavera”.

Proprio a sostegno di chi deve affrontare questa crisi, ecco che l’Esercito si è messo in prontezza e a disposizione. “La Consigliere federale Viola Amherd ha annunciato questa settimana che l’Esercito – analogamente a quanto era avvenuto nella prima fase della pandemia – è pronto a intervenire a supporto del settore sanitario. Si tratta di un massimo di 2’500 soldati (uomini e donne) che da subito sono pronti a sostenere l’impegno di questo importante settore. Come è stato fatto dal Ticino, saranno i Cantoni a dover richiedere all’autorità federale un eventuale intervento. Quando c’è bisogno l’esercito risponde presente”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Un ruolo importante nella gestione dell’emergenza in Ticino l’ha sostenuto la Protezione civile. “E sarà così anche in futuro. Lunedì scorso abbiamo deciso di sospendere, sino al 31 dicembre, tutti i corsi di formazione e gli interventi previsti presso il Centro cantonale d’istruzione di Rivera e presso le Organizzazioni regionali. Ciò permetterà a tutto il personale astretto al servizio di Protezione civile di essere impiegato a favore della sanità pubblica, rispettivamente necessari a garantire un supporto nell’ambito dell’attuale emergenza epidemiologica. Ovviamente vengono garantiti gli interventi d’urgenza a favore della popolazione, la prontezza operativa delle singole organizzazioni e il picchetto cantonale. La PCi – conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – si conferma essere la preziosa riserva strategica dei Governi cantonali a fronte di situazioni particolari o straordinarie”.